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venerdì 18 luglio 2014

L'avranno sistemata la centralina delle cokerie?

Perché altrimenti rischiamo di avere l'aria più pulita di Cortina d'Ampezzo!
E poi sono cavoli amari, anzi rossi di polvere (come quelli piantati illecitamente accanto alla discarica Mater Gratiae)!

ISPRA Report - Un appuntamento annuale con i dati ambientali

Saranno presentati giovedì 24 luglio, dalle ore 9, presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, in viale Castro Pretorio 105,  l’Annuario dei dati ambientali e il Rapporto Rifiuti, appuntamenti annuali che forniscono un quadro di informazioni oggettivo, puntuale ed aggiornato sulle condizioni ambientali del nostro Paese e sulla produzione e gestione dei rifiuti urbani in Italia.  L’ISPRA garantisce così che le conoscenze e le informazioni ambientali siano trasparenti e disponibili a tutti, ponendosi quale punto di riferimento per cittadini e decisori politici nel panorama degli strumenti informativi ambientali. Un incontro annuale, atteso dagli operatori del settore, dalle istituzioni, dai cittadini.
LINK: http://www.isprambiente.gov.it/it/events/ispra-report-un-appuntamento-annuale-con-i-dati
PROGRAMMA: http://www.isprambiente.gov.it/files/eventi/eventi-2014/annuario-rapporto-rifiuti/programma_ispra_report.pdf
 (Ispra)


lunedì 17 dicembre 2012

La vergogna delle promesse mai mantenute

COMUNI RICICLONI PUGLIA 2012

5^ edizione del rapporto regionale dedicato ai rifiuti ed allo stato della Raccolta Differenziata in Puglia
Decisamente negativo il trend per Taranto con solo il 8,9%
Monteparano (Ta) con il 73,2% di RD si aggiudica per la terza volta consecutiva il premio di Comune Riciclone in Puglia

Deludenti invece i risultati conseguiti dai Capoluoghi di Provincia nella raccolta differenziata: Andria è l’unico capoluogo ad avviare il sistema ‘porta a porta’, Brindisi al 1° posto della classifica ma solo con il 28,2% di RD mentre Foggia è fanalino di coda con un disastroso 2,9%

Legambiente:“ Andria in pochi mesi al 69% di differenziata, ma per il resto lo scenario resta desolante. Grave errore ipotizzare la proroga della nuova ecotassa regionale: lo smaltimento in discarica si combatte aumentandone i costi” (Legambiente)

mercoledì 15 luglio 2009

Raccolta differenziata: alla Puglia la maglia nera

Lo dicono i dati del Rapporto di Legambiente sui "Comuni ricicloni 2009": la Puglia non si distingue come regione virtuosa per raccolta differenziata.
Nessun comune pugliese ha infatti ancora avviato politiche di gestione efficienti, fatta eccezione per Manduria e Molfetta.
Le amministrazioni comunali sono dunque responsabili, insieme alla Regione Puglia, di ritardi gravissimi nell'attivazione della raccolta differenziata.


COMUNI RICICLONI 2009



1280 Comuni Ricicloni: sale ancora il numero dei comuni italiani che raggiungono l’obiettivo di legge del 45%



Maglia nera per la Puglia dove nessun Comune è Riciclone

Bene solo Molfetta (Ba) che riceve il premio di 2^ Categoria dal CIAL per la frazione dell’Alluminio e Manduria (Ta) che riceve la menzione speciale tra i Comuni “Emergenti nell’Emergenza”



Lontanissimi gli obiettivi di raccolta differenziata del Piano Regionale

Ancora una volta è il Nord Italia ha confermare il suo primato in materia di raccolta differenziata. Infatti, tutti del Nord sono i primi tre comuni premiati dall’edizione 2009 di Comuni Ricicloni che da più di 15 anni premia, oltre alla percentuale di raccolta differenziata, l'efficace sistema di gestione dei rifiuti. È Cessalto, comune trevigiano di circa 4.000 abitanti, il Comune Riciclone 2009, che oltre ad una percentuale di RD del 77,80%, raggiunge il punteggio record di 87,60% nell’indice di buona gestione dei rifiuti. Al secondo posto della top ten si piazza Ponte nelle Alpi, piccolo comune dolomitico, seguito da Carano (TN). Anche quest'anno si contendono il primato le regioni Veneto e Trentino Alto Adige entrambi con ben cinque comuni tra i primi dieci classificati. Quest'anno per entrare nella classifica i comuni hanno dovuto centrare l'obiettivo del 45% di raccolta differenziata nell’anno 2008. Ai comuni del Nord al di sotto dei 10.000 abitanti, invece, la giuria ha imposto il superamento della soglia del 55%.

Quest’anno i comuni che entrano nella graduatoria sono 1280, rispetto ai 1081 dello scorso anno, di cui 1112 al Nord, 41 al Centro e 127 al Sud. In valore assoluto si conferma la stessa classifica dello scorso anno: la Lombardia a farla da padrona con 389 comuni virtuosi, davanti al Veneto con 372 e al Piemonte con 235.

Con una percentuale del 64% sul totale dei comuni è il Veneto a svettare in cima alla classifica delle regioni in termini percentuali, seguito dalla Lombardia con il 25,2%, il Friuli Venezia Giulia con il 21,9% e il Piemonte con il 19,5%. Da sottolineare positivamente l’avanzata delle Marche, con le ottime performance di Potenza Picena e Montelupone entrambi in provincia di Macerata e della Sardegna che ottiene premi nelle singole filiere e un premio come Regione. Anche la Campania sta avanzando dopo un periodo buio relativo all’emergenza rifiuti e alla spazzatura accumulata per le strade, e lo dimostrano i 61 comuni ricicloni di quest’anno, rispetto ai 39 dello scorso. Maglia nera della classifica invece, per Puglia, Molise, Sicilia e Liguria, dove nessun comune raggiunge la soglia del 45%.

Stessa situazione per le grandi città. Nessuna infatti, ha superato la soglia stabilita per essere “riciclona”: Milano al palo con il 35,4% e Roma al 19,5% di RD.

Per quanto riguarda i capoluoghi di provincia, al nord vince Verbania (con il 72,8 % di r.d), seguita da Novara (70,9 %) e Asti (62,1%). Al Sud, Salerno vince gareggiando da sola, essendo l’unico capoluogo a superare la soglia del 45% con la straordinaria percentuale del 45,7% di RD.

I dati di questa edizione ancora una volta fotografano un’Italia a due velocità con il Nord all’avanguardia ed un sud fermo nella maggior parte a percentuali ad una cifra e sempre più schiacciato da politiche inefficaci ed inefficienti.

Le classifiche del rapporto, che si basano sui dati inviati direttamente dai comuni, tengono conto della qualità della gestione integrata dei rifiuti più che sulla sola percentuale di raccolta differenziata, valutando aspetti quali la riduzione della produzione, la percentuale destinata al recupero di materia, l'attivazione di un sistema tariffario al posto della tassa, l'introduzione del compostaggio domestico, gli acquisti verdi (GPP-Green Public Procurement) da parte delle amministrazioni pubbliche, la sicurezza dello smaltimento e l'efficacia generale del servizio. Una serie di parametri che, fissata la soglia d'ingresso in base alla percentuale va a comporre un ‘indice di gestione’ (che varia da 0 a 100) che decide vincitori e classifica.

“L’assenza della Puglia da questa edizione di Comuni Ricicloni - commenta Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia – dimostra, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il fortissimo ritardo delle amministrazioni comunali nell’attivare politiche di gestione efficienti. Nonostante lo sforzo pianificatorio compiuto dalla Regione Puglia e l’avvio di una stagione nuova con la fine del commissariamento, è del tutto evidente che i Comuni, ATO e Provincie, non sono stati all’altezza della situazione, affaccendandosi solo nel vicendevole scarica barile di competenze. La realtà oggettiva dei dati – continua Tarantini - documenta che siamo ancora lontanissimi dagli obiettivi di legge nazionali ma anche da quelli regionali che per il 2008 prevedevano l’obiettivo del 42% di RD. Peraltro la Puglia è in ritardo anche nei confronti delle altre regioni del Sud, vedi Sardegna e Campania. Questa situazione è figlia certamente di una politica miope ed irresponsabile che ha continuato a non affrontare con senso di responsabilità la situazione lasciandola incancrenire fino a raggiungere i livelli attuali. Del resto bastava solo dare compiuta attuazione a quello che è scritto nel Piano di Gestione dei Rifiuti n. 187/2005”..

Nessun comune pugliese, quindi, raggiunge il 45% di raccolta differenziata e solo due comuni sono menzionati nel rapporto. Il Comune di Molfetta (BA), è stato premiato da CiAl per la frazione dell’Alluminio per aver avviato un sistema di raccolta misto stradale e porta a porta di plastica e metalli. Le fasi di selezione vengono poi gestite direttamente dalla ASM in piattaforma e l’imballaggio di alluminio selezionato viene poi conferito al Consorzio CiAl che sceglie di premiare l’amministrazione di Molfetta per l’attenzione sviluppata, nel corso dell’ultimo anno, in un’organizzazione precisa e di buon esempio della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio.

Il Comune di Manduria (TA) riceve la menzione speciale nella categoria “Emergenti nell’Emergenza” per aver progettato un nuovo servizio di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani impiegando i fondi dell’ecotassa regionale e un cofinanziamento comunale. Il servizio, avviato nel gennaio 2009, prevede la raccolta porta a porta per circa 3.000 famiglie del rifiuto organico: plastica, vetro e metalli tre volte la settimana e carta con frequenza settimanale. Per altre 4.000 famiglie sono state realizzate circa 100 piccole isole ecologiche dove sono posizionati 4 contenitori da 240 litri per la raccolta delle stesse frazioni sopracitate. Per la raccolta dei residui di potatura sono stati collocati, nelle zone esterne della città, dei contenitori da 1100 litri . Un’accurata campagna di sensibilizzazione ha poi veicolato il messaggio attraverso scuole, parrocchie e associazioni. A completamento del progetto manca solo l’estensione del servizio a circa 4.000 famiglie.

“Di fronte a questi dati –conclude Tarantini- auspichiamo che finalmente funzioni la filiera istituzionale a partire dalla Regione Puglia, alla quale chiediamo di rinunciare al CIP6 e di completare al più presto l’impiantistica pianificata ponendo fine, così, alle tante situazioni di emergenza, alle ATO di svolgere davvero il ruolo di coordinamento, di pianificazione e di gestione delle politiche sui rifiuti, rappresentando efficacemente un punto di riferimento per le politiche dei Comuni. A questi ultimi, infine, chiediamo di prendersi davvero la responsabilità di fronte ai cittadini di avviare politiche efficaci ed efficienti investendo nella raccolta differenziata risorse adeguate.. Per fare il punto della situazione dei rifiuti in Puglia stiamo già lavorando alla II edizione di Comuni Ricicloni Puglia che sarà presentato nel mese di ottobre prossimo”.



Il dossier completo "Comuni Ricicloni 2009" è disponibile sul sito www.ecosportello.org

Comuni ricicloni:in Puglia si è lontani dagli obiettivi nazionali e regionali sulla raccolta differenziata» (Radio Popolare Salento)

L'intervista a Francesco Tarantini - Presidente Legambiente Puglia la trovi qui


venerdì 10 luglio 2009

Dal ritorno al nucleare al problema rifiuti nel tarantino... come siamo inguaiati

Sul nucleare:
ieri il DDL sullo sviluppo che prevede il ritorno al nucleare, è diventato LEGGE. Si è compiuto un passo indietro: un ritorno al passato, quello più triste, grigio.

Resta da chiedersi ora, quale saranno le zone, le regioni, i territori interessati ad "accogliere" le nuove centrali nucleari". Sarà sempre la fortunata e generosa Puglia? sembra di sì.
L'inchiesta di Sergio Ferraris pubblicata su La Nuova Ecologia, fa un breve resoconto della storia del nucleare in Italia, in particolare dell'individuzione dei siti adatti ad ospitare le centrali:

" Il Pen del 1975, di fatto, ratificava uno studio Enel che oltre all’alto Lazio e al Molise identifica come zone adatte all’installazione di una simile potenza (circa 60 reattori per almeno 30 centrali) l’arco alpino lombardo e piemontese, la costa ionica, quella del Tirreno, la Lombardia e il Piemonte orientali, le coste marchigiane-abruzzesi, l’Alto Adriatico, la Venezia Giulia e la Puglia, sia ionica che adriatica. Una localizzazione a pioggia, insomma, che non teneva alcun conto del Rapporto Rasmussen, all’epoca appena uscito, elaborato negli Usa, che richiedeva una fascia di sicurezza di 16 km intorno alle centrali nucleari.
Nel 1979 il Comitato nazionale per l’energia nucleare, poi diventato Enea, aggiusta il tiro pubblicando la Carta dei siti (vedi a pag.19) che teneva conto della densità abitativa, condizioni sismiche, idrografiche e scarsità d’acqua per il raffreddamento. Vennero così identificati circa quaranta siti, che coinvolgevano quasi tutte le regioni, comprese però Calabria (sismica al 100%) e Sardegna, che ancora oggi soffre una cronica carenza di collegamento elettrico. Le aree qualificate per il futuro nucleare dovrebbero però essere meno di quelle previste allora: in una recente audizione in commissione Ambiente del Senato, Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ha “limitato” l’installazione delle nuove centrali, sotto il profilo geologico e sismico, in Sardegna, Piemonte, Lombardia, nord Emilia Romagna e Puglia."

"La carta elaborata nel 1979 dal Comitato nazionale per l’energia nucleare comprende circa 40 zone che potrebbero accogliere (sulla base della densità abitativa, della disponibilità d’acqua e delle condizioni sismiche e idrografiche) una centrale nucleare da 2.000 MW. Su questa base si sta ragionando per individuare i siti dei quattro reattori Epr che il governo vuole costruire."


In "Puglia e Basilicata. un’area sul lago salso, vicino Manfredonia. Due fra Brindisi e otranto, una fra Gallipoli e Santa Maria di leuca. Tutte zone altamente popolate. Un’altra centrale potrebbe sorgere a Marina di Ginosa e in Basilicata lungo la costa metapontina, dove era già scoppiata nel 2003 la protesta contro il deposito unico delle scorie."

Per scaricare l'inchiesta clicca qui

Giorgio Nebbia, oltre a fornici delle conoscenze ed informazioni utili sulle centrali nucleari (tipologie) e sulle caratteristiche che un sito - individuato come adatto ad ospitare la centrale nucleare - dovrebbe avere, pone l'accento sulla gravità del dettato normativo che affida "al governo le decisioni, coperte dal segreto di stato, sulla localizzazione e costruzione di centrali e depositi di scorie radioattive. Le norme contenute nel testo legislativo prevedono inoltre "l’intervento dell’esercito per fermare eventuali proteste e compensi in denaro per chi accetta centrali o depositi nucleari, la tradizionale monetizzazione per i rischi di sicurezza e di salute..
Tentativo che si scontrerà con fattori di costi, difficoltà tecniche, con la constatazione che in Italia non esiste nessun posto accettabile per la localizzazione di centrali nucleari o di depositi di scorie radioattive.
Il governo ci prova: a noi resta, come cittadini, svegliarlo dai suoi sogni e far capire all’opinione pubblica che l’energia nucleare non è pulita, né economica, né sicura. A noi resta la protesta per evitare danni e costi e dolori futuri: “protest and survive”.Per andare all'articolo clicca qui


A noi non ci resta che .... piangere e sperare nell'autocostruzione, nell'energia pulita, e poi che più?






giovedì 26 marzo 2009

Rifiuti: penultimi!

Ambiente: citta' inquinate e indietro su rifiuti
I primi dati del V rapporto sulla qualità ambientale delle aree metropolitane


Sono stati anticipati alcuni dati contenuti nel “V Rapporto sulla Qualità ambientale nelle aree metropolitane” elaborato da Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), durante la presentazione di Ecopolis 2009 e dell’11a Conferenza nazionale delle Agenzie ambientali che si terranno dall’1 al 3 aprile a Roma negli spazi della Nuova Fiera.
Complessivamente l’ambiente delle città italiane non è idoneo per una buona qualità della vita dei suoi cittadini. I primi dati messi a disposizione rilevano una qualità dell’aria preoccupante per la salute dei nostri polmoni, e una raccolta differenziata che non decolla; lievi miglioramenti invece per quanto attiene il consumo idrico.
Su 33 città italiane soltanto 4 sono riuscite a contenere il numero di superamenti giornalieri nei 35 giorni previsti dalla legge per le polveri sottili. La raccolta differenziata è effettuato in modo troppo disomogeneo sul territorio. Al sud la situazione più critica: Palermo, Taranto e Messina sono le città con i livelli più bassi di raccolta differenziata, con percentuali rispettivamente pari al 6,2%, 4,5% e 2,3%.
In controtendenza Bari che, nel 2007, raccoglie in modo differenziato il 12,1% della produzione totale di rifiuti urbani a fronte di un valore pari al 18,3% osservato nel 2006. Meglio per quanto riguarda i consumi idrici con il passaggio da 67,04 a 65,5 metri cubi il consumo pro-capite medio annuo di acqua nelle aree esaminate. I dati sono frutto del lavoro delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente che si confronteranno sugli strumenti da mettere a disposizione di cittadini ed amministratori locali, per rendere le città realmente sostenibili.
«La Conferenza nazionale di quest’anno - ha dichiarato Vincenzo Grimaldi commissario dell’Ispra - sarà dedicata al tema dell’ambiente urbano, sia per gli aspetti caratterizzanti il suo stato di salute, in stretta relazione con la qualità della vita dei cittadini, sia per la pressione che esercita sugli ecosistemi circostanti. Non solo. Ampio spazio sarà dato anche alle possibili integrazioni tra le politiche ambientali e quelle per la salute dei cittadini, passando dall’epidemiologia all’illustrazione dei rischi sanitari emergenti a causa di fattori ambientali. Gestire il rischio sanitario dovuto a fattori ambientali è un’impresa complessa. Se da un lato è fondamentale assicurare un adeguato livello di conoscenza delle relazioni di causalità tra esposizione e patologie, dall’altro è necessario pianificare correttamente le azioni di vigilanza e di intervento» ha concluso Grimaldi.(Greenport)

lunedì 23 marzo 2009

A Maglie hanno capito che bruciare i rifiuti fa male!

E qui ci dicono che "fa bene"! (a chi?)

La drammatica conferma del ritrovamento di diossina nel latte raccolto nell'hinterland magliese convalida l'ipotesi che l'uso indiscriminato di Cdr (combustibile da rifiuti) negli inceneritori conduca inevitabilmente all'inquinamento del territorio circostante nel raggio di decine di km, con conseguenze negative sui prodotti ortofrutticoli, sul latte e sui suoi derivati e, naturalmente, sugli esseri viventi che si cibano di quei prodotti, siano essi uomini o animali.
Il segnale di arresto delle attività della Coopersalento di Maglie avanzato dalla Provincia di Lecce giunge dopo l'annuncio che, nell'aria, il valore accertato dall'Arpa, relativo alla presenza delle diossine, superava i limiti di legge. L'estate scorsa, era stato riscontrato che la tossicità delle diossine prodotte era 420 volte superiore ai parametri previsti dalla normativa e perciò era stato stabilito che l'azienda non avrebbe più utilizzato il combustibile da rifiuti. Ma evidentemente qualcosa non ha funzionato perché, malgrado ciò, in seguito all'effettuazione delle analisi, i valori accertati dall'Arpa, riguardante la presenza delle diossine nell'aria, qualche giorno fa, era otto volte superiore a quello massimo previsto.
Fin qui la cronaca, ma quali ulteriori pericoli possono nascondersi dietro questa drammatica scoperta? O meglio, considerato che la diossina viaggiando coi fumi si espande uniformemente su tutto il territorio, compresi gli alberi, l'erba e gli arbusti, non è logico ritenere che possa essere stata assorbita e filtrata dal terreno fino a raggiungere le falde acquifere sottostanti? Del resto, non sarebbe il primo caso. Nell'aprile del 2008, il quotidiano "La Repubblica " riportava in un articolo che, a Taranto, oltre al ritrovamento di diossina nel latte, era stata anche riscontrata diossina nell'acqua di un pozzo artesiano che successivamente venne chiuso. Nell'articolo, si avanzava l'ipotesi che la diossina potesse essere stata indirizzata nel pozzo dalle piogge; ciò giustificava estesi e ripetuti controlli e non impediva di considerare la gravità della situazione.
Ora, chi ci assicura che non sia avvenuto lo stesso anche nella zona di Maglie? Non si tratta di fare dell'allarmismo ingiustificato; il problema è se sia lecito o meno chiedere alle autorità di usare il necessario principio di cautela a cui si deve ispirare l'azione di qualsiasi amministratore pubblico o gestore di Enti importantissimi, come l'Acquedotto Pugliese, che in varie zone attinge acqua dai pozzi artesiani salentini. Per questo motivo, riteniamo che l'analisi delle acque profonde di falda in un'area di almeno 30 km di raggio, a partire da Maglie, sia da considerare un atto dovuto, sicuramente auspicabile.
Franco Candido, comitato "No-acquarossa", Melendugno

Cdr e diossina il salento li rifiuta! Il comune di Taranto assenteista per l'acqua!





venerdì 20 marzo 2009

Rapporto ISPRA sui rifiuti in Italia

Ogni singolo italiano produce meno rifiuti, aumenta la differenziata
di Emanuele Ticca

L’annuale Rapporto Rifiuti dell’Ispra, giunto alla sua undicesima edizione, ci fornisce un quadro di lento ma graduale miglioramento della situazione rifiuti in Italia.
I dati, riferiti al 2007, indicano in 32,5 milioni di tonnellate la produzione totale di rifiuti nel nostro Paese, in aumento di appena lo 0,1% rispetto al 2006. In calo, invece, la produzione pro-capite di rifiuti: 546 kg per abitante rispetto ai 550 del 2006, con un miglioramento netto soprattutto in Toscana (- 10 kg) e in Umbria (- 8 kg). Nonostante la virtuosità di queste due regioni, il Centro Italia si conferma pecora nera in questa speciale classifica: 630 kg prodotti a persona, ben distante dal Nord (539 kg) e dal Sud fermo a 508 kg.
Notizie positive sul fronte differenziata, che nel Paese ha raggiunto il 27,5% della produzione totale di rifiuti, in aumento dell’1,7% nel 2007. Rilevanti, anche in questo caso, le differenze tra le diverse zone d’Italia: il nord si attesta su un più che positivo 42,4 %, in costante aumento di 2-3 punti percentuale ogni anno, mentre Centro (20,8%) e Sud (11,6%) paiono ancora lontani dagli standard richiesti a livello legislativo (40%). Non può quindi sorprendere più di tanto che le 3 regioni più virtuose in tema di differenziazione dei rifiuti siano nel settentrione: il Trentino Alto Adige differenzia il 53,4% dei rifiuti che produce, il Veneto il 51,4%, mentre al terzo posto troviamo il Piemonte (44,8 %) appena davanti alla Lombardia (44,5).
Non mancano, comunque, progressi significativi anche nel Sud del Paese riguardo alla raccolta differenziata. La Sardegna, ad esempio, è passata in tre anni dal 9,9% del 2005 al 27,8% del 2007, mentre in Campania le province di Avellino e di Salerno presentano percentuali superiori al 25% e molti comuni sforano addirittura questa soglia. Si tratta di due chiari esempi su come, a seguito dell’attivazione di specifici sistemi di raccolta differenziata, soprattutto di tipo domiciliare, si possano ottenere risposte adeguate dalla cittadinanza.
Il 46,7 % delle 32 milioni di tonnellate di rifiuti prodotte in Italia nel 2007 sono state smaltite nelle discariche, che rimane quindi il sistema di gestione dei rifiuti più usato nel nostro Paese seppur in leggero calo rispetto al 2006 (- 2,4%). Sono quindi poche le regioni che seguono il percorso dello smaltimento alternativo alla discarica richiesto dall’Europa all’Italia: tra queste sicuramente la Lombardia, con appena il 10% dei rifiuti prodotti nella Regione che finiscono in discarica, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia che si attestano intorno al 28%. Nel recupero di materia ed energia (RD, Compostaggio ed incenerimento con recupero energetico), sono ancora le regioni del Nord le più virtuose, raggiungendo nell’insieme circa il 55%, il che vuol dire che oltre la metà dei rifiuti urbani prodotti sono gestiti ai fini del loro recupero in termini di materia ed energia.
Emerge, infine, dal Rapporto Rifiuti dell’Ispra, una crescita nella produzione di rifiuti speciali in Italia, che nel 2006 erano in totale oltre 134 milioni di tonnellate, di cui 73,4 milioni quelli non pericolosi, 9,2 milioni quelli pericolosi, e 52 milioni i rifiuti provenienti da attività di costruzione e demolizione. La maggior parte di questi rifiuti speciali viene recuperata in materia (circa 57,7 milioni di tonnellate), mentre 45,6 milioni di tonnellate sono i rifiuti destinati ad attività di smaltimento e 13,4 milioni di tonnellate quelli avviati ad impianti di stoccaggio. (Ideambiente)