Visualizzazione post con etichetta mobilità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mobilità. Mostra tutti i post

martedì 6 maggio 2014

Grandi intese...

All'Ilva di Taranto nuova intesa sulla solidarietà

Ilva e sindacati metalmeccanici hanno sottoscritto stasera a Taranto un accordo che "spalma" su un maggior numero di lavoratori i contratti di solidarietà e introduce la riduzione delle ore di lavoro su base settimanale. In pratica, ogni settimana nello stabilimento dovranno essere lavorate 136.280 ore in meno. Inoltre, mentre prima la solidarietà riguardava un tetto di circa 3.500 lavoratori su una platea di 8.800, adesso il tetto è stato ribassato a 3.407 ma coinvolge 10.278 lavoratori, pari al 33,15 per cento. Rispetto ai dipendenti totali del siderurgico, i 10.278 sono appena un migliaio di meno.
Ma ecco la mappa della solidarietà che è stata ricalcolata per aree di produzione mentre prima era per impianti: tubifici, 470 esuberi su 650, pari al 77%, 18.800 ore in meno alla settimana; officine, 385 su 1.809, 21%, 15.400 ore in meno; energia, 50 su 396, 16%, 2.000 ore in meno; staff, 65 su 453, 14%, 2.600 ore in meno; servizi, 498 su 1.341, 37%, 19.920 ore in meno; acciaieria, 550 su 1.890, 29%, taglio di 22.000 ore di lavoro alla settimana; area ghisa, 389 su 1.795, 22%, 15.560 ore lavorate in meno; laminazione a caldo, 580 su 1.239, 47%, 23.200 ore; infine, laminazione a freddo, 420 su 745, 56%, meno 16.800 ore.
La nuova formulazione
Il diverso calcolo della solidarietà è stato introdotto all'inizio di questa settimana quando per circa 2.500 addetti a officine, servizi e staff, tutti impegnati nel primo turno, sindacati e azienda hanno concordato un'ora di lavoro in meno a fine turno, con uscita alle 15 anziché alle 16, e l'ultima ora pagata in parte dalla solidarietà anziché dall'azienda. A questi 2.500 se ne aggiungeranno altrettanti da giugno. Rispetto all'andamento che i contratti di solidarietà hanno avuto all'Ilva nel 2013 e nei primi mesi del 2014, quando hanno interessato poche centinaia di unità, adesso c'è un'accelerazione in conseguenza di due motivi: la crisi di liquidità dell'azienda, tant'è che si paventano rischi per gli stipendi in scadenza il 12 maggio, e la mancanza di ordini di lavoro. Non a caso laminazione a freddo e tubifici sono le aree in cui sono stati dichiarati più esuberi rispetto alla forza occupata. La nuova formulazione della solidarietà è stata accettata da Uilm Uil, Fim Cisl e Usb ma non dalla Fiom Cgil. La Fim Cisl evidenzia che il calcolo settimanale non va oltre il tetto che, anzi, è stato anche ribassato. Il punto vero, osserva ancora la Fim, è che, rispetto ai mesi scorsi, la solidarietà adesso viene ripartita su più lavoratori com'è nello spirito di quest'ammortizzatore sociale.
La mobilità
Sempre oggi, inoltre, Ilva e sindacati hanno concordato la riapertura della mobilità su base volontaria. Interesserà 200 lavoratori sino a fine 2015 e già da domani l'azienda spedirà le lettere agli interessati. I sindacati precisano che possono beneficiare dell'esodo agevolato e anticipato coloro che vogliono spontaneamente interrompere il rapporto di lavoro con l'Ilva, oppure coloro a cui mancano pochi anni per il normale pensionamento. In questo caso la mobilità sarebbe un accompagnamento alla pensione. Hanno detto sì al ripristino della mobilità volontaria Uilm Uil e Fim Cisl, mentre l'Usb si è riservata e la Fiom Cgil non ha firmato. I sindacati hanno anche ottenuto che l'azienda, in aggiunta all'assegno di mobilità che percepirà ciascun lavoratore, corrisponda un bonus, rivalutato in 480 euro lordi mensili contro i 450 corrisposti nella precedente fase di esodo volontario conclusasi prima dell'estate scorsa.
Domani alle 16, intanto, il commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, e il sub commissario, Edo Ronchi, incontreranno di nuovo il Governo (presidenza del Consiglio e ministeri dello Sviluppo economico e dell'Ambiente) a poca giorni di distanza dall'ultima riunione. Inizialmente le parti si sarebbero dovute incontrare venerdì, poi si è deciso di anticipare il vertice a domani per accelerare sul piano industriale dell'azienda dopo che la Corte dei Conti ha registrato il Dpcm sul piano ambientale. (Sole24h)

mercoledì 5 marzo 2014

Ordinario sopruso

Ilva, avvio mobilità per circa 50 vigilanti
 
Procedura di mobilità per un numero di vigilanti che dovrebbe essere compreso tra 50 e 56 unità. I sindacati dello stabilimento hanno comunicato l'annuncio della società che denuncia le difficoltà nel portare avanti la trattativa sulla riorganizzazione del servizio di vigilanza a causa dell'opposizione manifestata da una delle sigle sindacali presenti in fabbrica, l'Usb, l'Unione sindacale di base.
Separare gli addetti alla sicurezza e alla custodia del patrimonio aziendale da quelli che guidano i bus interni, con i quali i lavoratori vengono prelevati dalle portinerie e dagli impianti a ogni cambio turno. Questa la riorganizzazione prefigurata dall'Ilva di Taranto per i 180 vigilanti in forza allo stabilimento siderurgico, tutti dipendenti e provvisti del titolo di guardia giurata. Oggi le due mansioni in molti casi si sovrappongono, mentre in futuro sarebbero una sessantina quelli da indirizzare solo alla conduzione dei mezzi aziendali. A loro, si affiancherebbero altri 40 autisti che l'azienda assumerebbe da una società di lavoro interinale impiegandoli da 24 a 32 ore settimanali.
Ma l'Usb - sindacato risultato terzo alle elezioni di novembre delle Rsu - si oppone a questa riorganizzazione condivisa invece da Fim, Fiom e Uilm. I sindacati sono a conoscenza, in quanto l'azienda glielo ha anticipato nei giorni scorsi, che oggi sarà avviata la procedura di mobilità per una parte dei vigilanti, e auspicano che i giorni previsti dalla procedura, prima che la mobilità diventi effettiva, possano essere utilizzati per individuare la soluzione migliore e trovare quindi un accordo.
I sindacati mettono in evidenza che, prima dell'avvento della gestione privata, con l'azienda pubblica il personale della vigilanza era appunto distinto in due funzioni così come vuole fare adesso l'Ilva dei commissari; che una ristrutturazione del servizio porterebbe anche a nuove assunzioni di autisti anche se col lavoro interinale
- in tal senso sarebbe stata contattata Manpower - e che attualmente esiste la necessità di rafforzare il servizio di trasporto interno, quello che preleva i lavoratori a ogni cambio turno dagli impianti e dalle portinerie, considerati i disagi che ci sono stati nelle scorse settimane. (RepBa)

 

venerdì 31 gennaio 2014

Riva non vuole pagare, ma lo Stato, lo Stato...

Ilva, 3579 lavoratori ancora in solidarietà ma i sindacati non firmano

Sono circa 3.579 i dipendenti dell’Ilva per i quali dovrebbe essere rinnovato il contratto di solidarietà che scade a marzo, ma nonostante la riduzione di 150 unità rispetto ai primi calcoli, i sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm hanno deciso di non firmare l’accordo con l'azienda fino a quando non avranno risposte dalla Regione Puglia sull'integrazione salariale. E' quanto emerso dall’incontro tra i dirigenti dell’azienda Domenico Liurgo ed Enrico Martino e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che si è svolto questo pomeriggio.
Restano le perplessità sulla copertura finanziaria degli ammortizzatori sociali. Con la legge di stabilità l’integrazione salariale da parte dello Stato è stata ridotta, passando dal 20% al 10% per i lavoratori con contratto di solidarietà a cui è riconosciuta una retribuzione pari al 60% dello stipendio. Per questo, nei giorni scorsi, la Fim Cisl di Taranto-Brindisi ha chiesto alla Regione Puglia di promuovere, così come stanno facendo altre Regioni italiane, una legge tale da consentire il recupero del taglio del 10%. Ora sarà presentata una richiesta unitaria da parte di tutti i sindacati.
“Abbiamo contenuto i numeri dei contratti di solidarietà soprattutto nelle aree Manutenzioni e servizi dell’Ilva. L’intesa con l’azienda c'è, ma ora attendiamo risposte dal presidente della Regione Vendola e dall’assessore al Lavoro Caroli per l’integrazione salariale”, ha spiegato il segretario generale della Fim Cisl di Taranto Mimmo Panarelli, che ha partecipato, insieme ai segretari di Fiom (Donato Stefanelli) e Uilm (Antonio Talò) e al coordinatore dell’Usb (Francesco Rizzo), all’incontro con l’azienda per discutere del rinnovo dei contratti di solidarietà (che scade a metà marzo) per i dipendenti dello stabilimento tarantino. E' stato trovato un accordo per il coinvolgimento di un numero massimo di 3579 lavoratori.
“Ma si tratta – aggiunge Panarelli – della peggiore delle ipotesi. Sono numeri, tra virgolette, gonfiati, proprio perchè non vogliamo avere altre sorprese. Voglio ricordare che nel 2013 era stato indicato il numero di 3749 dipendenti, ma contemporaneamente sono stati interessati 1100 lavoratori nel numero massimo. Meglio avere la coperta un pò più larga”. Il segretario della Fim Cisl fa presente, a proposito dei dipendenti dell’area a caldo inseriti nei contratti di solidarietà, che “comunque l’Afo 5 si fermerà a settembre e l'Acciaeria 1 a luglio e c'è l’intenzione di tenere attiva una linea dell’impianto”.
«L'azienda non intende integrare» - E' il governo che «deve farsi carico» dell’integrazione salariale al contratto di solidarietà, ridotta del 10% con la recente Legge di Stabilità restituendo «ciò che ha tolto» attraverso il «rifinanziamento integrale». Lo sottolinea il segretario provinciale di Taranto della Fiom Cgil Donato Stefanelli riferendosi al rinnovo dei contratti di solidarietà, che scadono a metà marzo, per i lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto.
Nel corso dell’incontro di ieri tra azienda e sindacati è stato fissato in 3579 il numero massimo di lavoratori coinvolti, ma non è stato firmato alcun accordo. Quanto all’integrazione salariale, il segretario della Fiom fa presente che «la Direzione Aziendale, in proposito, ha dichiarato che non intende farsene carico per la mancanza di soldi, tacendo su quanto accaduto in Ilva a Taranto dove recentemente, sebbene in gestione commissariale, sono stati discrezionalmente erogati i premi di fine anno spendendo centinaia di migliaia di euro, in continuità con una delle peggiori pratiche del passato».
I sindacati metalmeccanici hanno chiesto alla Regione Puglia di intervenire per garantire l’integrazione del 10% eliminata dalla legge di stabilità. (GdM)

lunedì 27 gennaio 2014

E' l'ora dello scambio delle figurine

L’Ilva e i conti della serva – Giovedì incontro azienda-sindacati su esuberi

“Ricordo che nel 2014 dovremo rinegoziare la cassa integrazione e la solidarietà per diversi stabilimenti, non solo per Taranto. A Genova si tratta di 700 lavoratori e a Taranto di 2.400 persone in solidarietà: ma servono ammortizzatori anche per altri interventi minori”. Dopo che il commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi pronunciò questa frase durante l’audizione in commissione Ambiente alla Camera lo scorso 27 dicembre, non ci furono grandi reazioni tra i sindacati metalmeccanici. Poi, lo scorso 20 gennaio, nella sede di Confindustria a Genova si svolse un incontro programmato tra RSU e azienda per verificare l’esistenza di strumenti alternativi al fine di compensare l’integrazione salariale che con l’ultimo dispositivo di legge scende dall’ 80 al 70%. Le RSU chiesero nell’occasione ai dirigenti Ilva una integrazione salariale o un incremento delle giornate lavorative (almeno di una settimana) per garantire la continuità salariale prevista dall’Accordo di Programma sottoscritto ad ottobre del 2005, a Villa Bombrini, con l’allora ministro Claudio Scajola.
Ma per tutta risposta, l’azienda comunicò alle RSU l’impossibilità di rispettare quanto previsto dall’Accordo di Programma, in merito alla totale garanzia occupazionale del sito produttivo di Genova. Immediato scatto l’allarme tra i lavoratori pronti a scendere di nuovo in strada. Poi, venerdì scorso, si è svolto un incontro in Prefettura, con il Prefetto che ha convocato per martedì 4 febbraio il Collegio di Vigilanza Ilva, al quale parteciperà anche il Commissario Straordinario Enrico Bondi, per la verifica dello stato di attuazione dell’accordo di Programma e lo stato del sito produttivo di Genova prima che la situazione occupazionale precipiti nuovamente.
Probabilmente quel giorno, a seconda di ciò che dirà Bondi, capiremo qualcosa in più anche sul futuro prossimo del siderurgico tarantino. Proprio la scorsa settimana infatti, Ilva e sindacati hanno iniziato a ricalcolare il numero dei potenziali lavoratori in esubero in fabbrica, procedendo reparto per reparto. Venerdì scorso, dopo la radiografia delle officine centrali, il conto è arrivato a 1679. Comprende l’acciaieria, con 795, l’area ghisa, con 400, e le officine dove sono 484. Oggi invece, sarà effettuata la ricognizione sull’area laminazione, domani su Energia e staff e poi saranno tirate le somme. Giovedì 30 infatti è in programma l’incontro tra i dirigenti dell’azienda e i rappresentanti delle segreterie territoriali di Fim, Fiom, Uilm e Usb per trovare un accordo sui dati definitivi.
Ricordiamo che a metà marzo scadrà la prima intesa, siglata a Roma l’anno scorso, sui contratti di solidarietà applicati nello stabilimento tarantino per evitare la cassa integrazione straordinaria che fu annunciata e poi ritirata dall’azienda per 6.500 lavoratori. Gli addetti coinvolti in quell’accordo furono formalmente 3749, ma in realtà a finire in solidarietà furono molti di meno. Quest’anno bisognerà vedere cosa accadrà: ma le premesse non sono delle migliori.
Dodici mesi fa furono scelti i contratti di solidarietà con il taglio medio del salario del 20% con una riduzione media dell’orario di lavoro prossima al 35%. Ma dal 1 gennaio di quest’anno, le buste paga degli operai in contratto di solidarietà sono purtroppo diventare più leggere: la Legge di Stabilità approvata dal governo ha infatti stabilito che l’integrazione salariale da parte dello Stato venisse ridotta dal 20% al 10%. Ai lavoratori in Cds è sempre stata riconosciuta una retribuzione pari al 60% dello stipendio. Grazie all’integrazione statale, fino al 2013 pari al 20%, si riusciva a salvare di fatto l’80% dello stipendio; ora, per effetto del provvedimento governativo, si raggiungerà il 70%. Una decurtazione importante che nel tempo inciderà non poco sulla vita degli operai e delle loro famiglie.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 27.01.2014)

venerdì 4 ottobre 2013

I lavoratori sospesi nel limbo

Vestas, governo ottiene sospensione della procedura di mobilità

Si è svolto presso il ministero dello Sviluppo Economico l’incontro sulla crisi Vestas Nacelles Italia al quale hanno partecipato, oltre ad alcuni rappresentanti della multinazionale danese, l’Assessore al lavoro della Regione Puglia Leo Caroli, il sindaco di Taranto Ippazio Stefano, nonché le organizzazioni nazionali e territoriali di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. Lo comunica una nota. Nel corso dell’incontro, la società ha illustrato le motivazioni alla base della decisione di cessare la propria attività presso il sito produttivo di Taranto. Il Governo e le istituzioni hanno preso atto di quanto riferito nonché della conferma da parte dei rappresentanti di Vestas dell’avvio della procedura di mobilità per la totalità dei 250 dipendenti e hanno espresso forte preoccupazione per le conseguenze produttive e occupazionali che verrebbero a determinarsi in un territorio già fortemente colpito da crisi economica. L’esecutivo, condividendo le richieste avanzate dai sindacati e dalle istituzioni, ha pertanto richiesto formalmente alla società di sospendere la procedura di mobilità e di differire i termini della citata procedura fino alla ripresa del confronto previsto per il prossimo 11 ottobre presso il Mise. Dopo ampia discussione, la richiesta di moratoria avanzata dal governo è stata accolta.(Ilvelino)

sabato 23 febbraio 2013

Speriamo non resusciti!

Cancellato il progetto del parcheggio sotto la Rotonda del Lungomare

Cancellato il Parcheggio sotto la Rotonda di Lungomare dal piano triennale delle opere pubbliche. Una buona notizia per  Legambiente che ha sempre contrastato il progetto ritenendolo un'idea vecchia, sbagliata e dannosa.
Non solo. Si trattava di una scelta in palese contraddizione con quella  relativa alla costruzione di due aree di parcheggio di interscambio, poste ai margini della città, in località Cimino e Croce, destinate  nelle intenzioni  a ridurre i flussi di traffico veicolare privato e a rilanciare quello pubblico. Quanti automobilisti le avrebbero utilizzate sapendo che avrebbero potuto arrivare direttamente in auto in pieno centro dove avrebbero trovato ad attenderli un megaparcheggio alla Rotonda? 
Come dimostra l’esperienza di tante città italiane ed europee, la costruzione di nuovi parcheggi nel centro delle città  produce un automatico incremento del traffico automobilistico privato. La conseguenza è un maggior inquinamento atmosferico. Non è di questo che Taranto  ha bisogno, ma del suo esatto contrario: minor traffico e minor inquinamento.
Senza andare lontano, a Bari, soli 90 km di distanza dalla nostra città si è sperimentato con successo un  piano urbano della mobilità con ampi parcheggi ai margini del centro cittadino (non all’interno !) ed un servizio efficiente di mezzi pubblici di superficie, con corsie preferenziali per i bus urbani, navette veloci verso il centro e piste ciclabili con il sistema del bike&ride.
Al Comune di Taranto chiediamo di continuare sulla strada giusta: la strada di una mobilità urbana che privilegi il mezzo pubblico, la ciclabilità e la pedonalità. (Legambiente)

domenica 1 maggio 2011

Arriva “Ciclofficine in piazza”.

Il 2 maggio, h. 16.30 a Taranto l'associazione Ra-Dici presenta il progetto “Ciclofficine in piazza”

Usare la bicicletta, imparare a conoscere il mezzo e creare una rete regionale di tutte le realtà che si occupano di mobilità ciclabile nel territorio.
Questa l'idea dell'associazione Ra-Dici (CicloMurgia.com) che, sostenuta dal programma ”Crea-attiva-mente”, promosso dall'Assessorato regionale alle Infrastrutture Strategiche e Mobilità che, il prossimo 2 maggio sarà a Taranto
Il pomeriggio dalle 16.30, in piazza della Vittoria i meccanici dell'associazione monteranno una Ciclofficina mobile e, gratuitamente, aiuteranno i cittadini a riparare le proprie bici, mentre i più piccoli potranno giocare a Ciclopoli, un avvincente gioco sulla mobilità ciclabile e partecipare a tutte le altre attività proposte dalle altre associazioni del territorio.
La giornata si concluderà con una tavola rotonda aperta a tutti per elaborare progetti e strategie a sostegno dell'uso della bici.

Il comune di Taranto ha patrocinato l’iniziativa.

Per informazioni Filippo Tito 3389881731 – associazione Ra-Dici
Facebook: gruppo “ciclofficine in piazza”

venerdì 30 aprile 2010

Sindaco: basta ignoranti, assumi qualcuno capace!

COMUNICATO STAMPA
PARCHEGGI ALLA ROTONDA DEL LUNGOMARE?

NO GRAZIE ! E’ UN’IDEA VECCHIA.

E SBAGLIATA.

Apprendiamo dalla stampa che il Comune di Taranto ha rispolverato un progetto, vecchio di oltre 20 anni, con il quale si prevede di realizzare un parcheggio sotterraneo per circa 700 posti auto all’interno della Rotonda del Lungomare. Il progetto fa parte, attualmente, del pacchetto con il quale il Comune intende mettere a bando di gara, con procedura di project financing, la ristrutturazione del teatro-cinema Fusco. Il soggetto privato che si aggiudicherà la gara avrà quindi la possibilità di realizzare e gestire una struttura culturale polivalente, ma soprattutto trarre profitto dalla gestione diretta di un parcheggio multipiano interrato con ben 700 posti auto.

Ora, se la ristrutturazione del teatro Fusco avrà certamente il merito di restituire alla città intera un contenitore culturale chiuso da ormai troppi anni, la realizzazione del parcheggio multipiano risulta essere – con estrema evidenza - una iniziativa assolutamente da evitare.

Un parcheggio di tali dimensioni, nella localizzazione indicata – infatti - potrà costituire solo un ulteriore elemento di congestionamento del traffico cittadino e di incremento dell’inquinamento: entrambi elementi di cui la nostra città non ha affatto bisogno.

A livello europeo l’idea che si è ormai consolidata è quella che vede il centro cittadino più o meno interdetto al traffico veicolare. A Taranto, invece, chissà perché, si procederebbe in senso contrario, in assoluta controtendenza.

A soli 90 km di distanza dalla nostra città, nel capoluogo regionale, si è sperimentato con successo il nuovo piano urbano della mobilità che prevede ampi parcheggi ai margini del centro cittadino, (non all’interno del centro!) ed un servizio efficiente di mezzi pubblici di superficie, con corsie preferenziali per i bus urbani, navette veloci verso il centro e piste ciclabili con il sistema del bike&ride. A Taranto, invece, chissà perché, si vuole far arrivare nel Borgo un numero ancora maggiore di automobili e l’esperienza delle piste ciclabili è stata tristemente abbandonata dopo pochissimi anni ed enormi quantità di denaro pubblico spese inutilmente.

Il sistema della mobilità cittadina tarantina sembra non essere il frutto di uno studio attento e lungimirante, quanto piuttosto il risultato di suggestioni momentanee. Che fine ha fatto il Piano Urbano della Mobilità redatto qualche anno fa?

Siamo noi che ricordiamo male o devono essere realizzati due grandi terminal ad est e ad ovest della città per intercettare il traffico veicolare diretto a Taranto e convogliarlo sul trasporto pubblico?

La stridente contraddizione tra la loro realizzazione e quella di un parcheggio da 700 posti auto in pieno centro non è chiara a tutti? E’ evidente, infatti, che sono progetti che rispondono a due idee di città opposte, tra loro incompatibili.

Un’idea di città moderna ed ecologica – la nostra idea di città - non è quella per cui si continua ad attirare sempre più auto in centro. Né è quella per cui, pur di aumentare di qualche unità i posti auto, si continua a ridurre indiscriminatamente la larghezza dei marciapiedi (come attualmente in via Pitagora, dove i lavori in corso stanno sacrificando alla cosiddetta “necessità” di reperire nuovi parcheggi la possibilità per i pedoni di camminare in tranquillità).

All’Amministrazione Comunale chiediamo di procedere nella ricostruzione non solo morale e finanziaria, ma anche ambientale di Taranto, a partire dalle cose su cui può fare la differenza, dalle cose che dipendono solo da lei. La nostra città, stante il peso dell’inquinamento provocato dalle grande industria, ne ha estremo bisogno.

Per questo chiediamo che il progetto sia rivisto cancellando la realizzazione di un assurdo ed incredibile parcheggio da 700 posti auto nella Rotonda del Lungomare.

Taranto merita altro.
(Legambiente Taranto)

lunedì 26 aprile 2010

Critical mass blocca il Sindaco!

COMUNICATO STAMPA: La Liberazione in bicicletta per una città da pedalare e partecipare

Il 25 aprile si è svolta l'azione di critical mass in bicicletta, programmata nell'ambito di una serie di iniziative di cittadini, comitati e associazioni per la celebrazione della Festa della Liberazione.
La critical mass è un raduno di biciclette che, sfruttando la forza del numero, invadono le strade normalmente usate dal traffico automobilistico. Se la massa è sufficiente (ovverosia critica), il traffico non ciclistico viene bloccato anche su strade di grande comunicazione, come viali a più corsie.
L'azione si è svolta nel pomeriggio dalle 15.30 alle 17.30, con raduno-partenza presso i Giardini Virgilio ed arrivo in piazza Garibaldi, dove il raggruppamento ha partecipato alla raccolta firme per il referendum per l'acqua pubblica ed alle altre iniziative culturali.
L'intento è stato quello di sensibilizzare la cittadinanza sulle questioni legate alla mobilità sostenibile, ovvero alla progettazione attenta e lungimirante del sistema di infrastrutture e trasporti urbano che stimoli la pedonalità e l'uso di veicoli non inquinanti, che riduca il traffico e la congestione delle automobili, che migliori la raggiungibilità delle varie zone.
Una città a portata di pedoni e di biciclette è una città più vivibile, più sana, più economica per i suoi cittadini!
Durante il tragitto, nei pressi dell'ospedale SS. Annunziata, il folto gruppo ha incrociato il sindaco di Taranto. Prontamente fermato, gli ha esposto le ragioni dell'azione e gli ha sottoposto una serie di questioni che riguardano i dubbi della cittadinanza sulle scelte ambientali dell'Amministrazione comunale:
• sulla scellerata decisione di riaprire l'inceneritore di rifiuti, il sindaco ha dimostrato di tenere poco in conto alla trasparenza ed al coinvolgimento della cittadinanza, sostenendo ciò che è in assoluto contrasto con la strategia virtuosa del recupero dei rifiuti: prima si incenerisce e poi si recupera! Nel suo consueto stile "rivelatorio", ha poi anticipato, per l'ennesima volta, che tra pochi mesi partirà la raccolta differenziata porta a porta;
• sulla privatizzazione della sanità con l'ospedale San Raffaele del Mediterraneo il sindaco, nel ricordare la competenza regionale sulle questioni sanitarie, ha comunque appoggiato le riserve dei cittadini ed ha dichiarato che, insieme con le associazioni, si batterà per salvaguardare le strutture esistenti;
• sui campionamenti in continuo previsti per l'Ilva dalla legge diossina, il sindaco ha detto di aver sollecitato l'Arpa ad avviare il campionamento sperimentale nelle aree circostanti le grandi industrie;
• Sull'ENI, il sindaco ha dichiarato la sua contrarietà al raddoppio ed alle prospezioni.
Nel corso di tutta l'azione il gruppo ha suscitato la curiosità di molti abitanti ed ha riscosso molti gesti di approvazione, persino tra gli automobilisti "rallentati" dalla massa di biciclette.
I cittadini, i comitati e le associazioni auspicano che a partire da questa giornata di Liberazione Nazionale, possano avviarsi dei processi di partecipazione su queste ed altre importanti tematiche e che si vada verso una pianificazione consapevole della mobilità, ancora drammaticamente carente nella nostra città.

Promotori:
Amici di Beppe Grillo Taranto, Cittadinanza Attiva Palagianello, Cobas Confederazione, Cobas Scuola, Comitati di quartiere, Comitato per Taranto, Liberamente Glbt , Onda Viola Taranto , Il Popolo Viola Bari e Trash Boardclothes.



lunedì 11 gennaio 2010

Mobility manager? A Taranto un posto libero per un altro raccomandato inetto

Capofila nella mobilità sostenibile sono le città settentrionali di Parma e Brescia, sul fronte dei Comuni, ed Emilia Romagna e Piemonte come Regioni

Crescono in Italia i mobility manager, gli esperti della mobilità sostenibile che, nelle aziende e nelle pubbliche amministrazioni, studiano come gestire gli spostamenti di cittadini e merci con un occhio ben attento alle esigenze di clima e ambiente. Secondo dati Euromobility, infatti, nel 2009 i mobility manager delle nostre aziende sono arrivati a 850, mentre l'incremento di uffici d'area di mobility management nella P.A., dal 2003 ad oggi, è stato pari al 55,8%. Fra Comuni e Province, più un'area industriale, infatti, in sei anni gli uffici sono passati da 43 a 67.
«Il Mobility Management nel panorama nazionale -afferma il direttore scientifico di Euromobility, Lorenzo Bertuccio - è costantemente cresciuto in Italia ed ha dimostrato di poter essere una valida risposta alle emergenze ambientali che le aree urbane si trovano ad affrontare».
«Nel nostro paese - continua Bertuccio - la trasformazione della struttura urbana e metropolitana degli ultimi 50 anni ha creato un imponente cambiamento che ha fatto acquisire al mezzo privato un ruolo di primo piano, sia in termini di status symbol sia come strumento per rispondere alle nuove esigenze di spostamento. È da qui che nasce, sempre più prepotentemente, l'esigenza di intervenire con un Mobility manager per dare contemporaneamente risposta - prosegue il direttore scientifico di Euromobility - sia al diritto alla mobilità dei cittadini, sia al diritto di vivere in un territorio di qualità».
Secondo il Terzo Rapporto sulla Mobilità Sostenibile in 50 città italiane firmato da Lorenzo Bertuccio, che ha guidato il gruppo di lavoro composto da Emanuela Cafarelli, Aldo Berardino e Federica Parmagnani, i mobility manager italiani sono attualmente presenti in 41 città. Ma la crescita è a due velocità. Nel Centro-Sud, infatti, ci sono intere aree urbane in cui manca questa figura professionale, come a Campobasso, Cagliari, Catanzaro, L'Aquila, Latina, Pescara, Livorno, Sassari e Taranto dove non si conta nemmeno un mobility manager che gestisca la sostenibilità degli spostamenti di persone o merci.
Mentre ci sono amministrazioni del Nord del Paese leader per best practices. Capofila nella mobilità sostenibile sono infatti le città settentrionali di Parma e Brescia, sul fronte dei Comuni, ed Emilia Romagna e Piemonte come Regioni. Si tratta di aree in cui sono state messe in campo politiche forti per convincere i propri cittadini a lasciare a casa l'auto privata.
«Ci vuole un interesse reale dell'Amministrazione locale per far funzionare bene il mobility management in mancanza di un serio input normativo a livello nazionale» conclude Bertuccio. Che però non tralascia di ricordare che è al Centro-Nord «la più alta concentrazione di imprese e istituzioni». Così come è a Nord «che si registra uno tra i più alti tassi di inquinamento europei». Come dire che, forse, di necessità virtù. (Villaggio Globale)

lunedì 21 dicembre 2009

Dove si parla di sostenibilità siamo sempre ultimi!

Presentato il terzo rapporto di Euromobility sulla mobilità sostenibile in 50 città
Bologna sale sul podio per eco-mobilità
Seguono Firenze e Parma. Milano balza al quinto posto e batte Roma che arretra al diciottesimo. Al nono
posto, ma in discesa, arriva Bari, unica città del sud nella top ten. Quattro città emiliane fra le prime dieci.
Le più insostenibili? Taranto,Sassari e Catania. Nell’ultimo anno boom delle bici e delle auto a gas.

Classifica Mobilità sostenibile 50città09

mercoledì 17 dicembre 2008

Taranto ultima per mobilità sostenibile

(Asca) E' Parma la citta' piu' ''eco-mobile'' d'Italia. La citta' emiliana, che ha scalzato dal primo posto dello scorso anno Bologna, ha un trasporto pubblico che funziona, ha avviato importanti innovazioni nella gestione della mobilita', ha una quota significativa di auto a basso impatto ambientale, pianifica il traffico e tiene lo smog sotto controllo. Nella ''top ten'', che vede sul podio ben quattro citta' emiliane, seguono Bologna, Firenze e Venezia a pari merito, quinta Padova; al sesto posto si trova Torino e al settimo Bari (unica citta' del sud che e' anche migliorata rispetto all' undicesimo posto dello scorso anno); segue Modena all'ottavo posto e quindi Ferrara nona e Genova decima. Fanalini di coda nella classifica della mobilita' sostenibile, Taranto, L' Aquila e Campobasso.

La graduatoria e' contenuta nel secondo rapporto ''Mobilita' sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 citta''', elaborato da Euromobility e Kyoto Club, in collaborazione con Assogasliquidi e Consorzio Ecogas, con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente.

Gli indicatori di cui si e' tenuto conto per stilare la classifica sono stati in particolare le innovazioni introdotte per la gestione della mobilita' (car sharing, bike sharing, taxi collettivi, piattaforme logistiche per le merci, mobility manager, car pooling ecc) e la loro efficacia; lo stato di salute delle citta' in relazione alla presenza di auto di nuova generazione o alimentate a combustibili alternativi (Gpl, metano); l' offerta di trasporto pubblico, le piste ciclabili, le ZTL, le corsie preferenziali e l' adozione di strumenti di gestione e di pianificazione del traffico.

Scarica il rapporto completo o visualizzalo qui sotto: