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sabato 21 settembre 2013

Odori, rumori, sapori, Riva non ci fa mancare nulla!

L’Assessore dimentica tra l'altro che i fog cannon dell'Ilva sono pure tarocchi! (clicca qui per saperne di più)

Taranto, disagio acustico nel quartiere Tamburi. Baio: «Sono i "fog cannon" anti polvere dell'Ilva»

L’Assessore all’Ambiente Vincenzo Baio si è rivolto direttamente al Commissario Straordinario dell’ILVA per fare chiarezza sullo stato dell'arte e su tutte le iniziative poste in essere dall’azienda nell'ambito delle proprie responsabilità.
L’Assessorato all’Ambiente - spiega Baio nella nota inviata a Bondi- è destinatario di segnalazioni e lamentele da parte dei cittadini del quartiere Tamburi che riferiscono il disagio acustico insopportabile che si avverte proprio quando sono attivi i cannoni appositamente installati per il contenimento delle polveri che si sprigionano dai parchi minerali dell’ILVA.
L’Assessore stesso, in prima persona, anche in qualità di medico che esercita nel quartiere Tamburi "ha potuto raccogliere testimonianze direttamente da cittadini che sono costretti a subire anche questo grave disagio acustico che in taluni casi supera nettamente la soglia fisiologica dell'apparato uditivo umano".
E ciò "nonostante la promessa di individuare e realizzare nel più breve tempo possibile misure e opere di insonorizzazione che consentano il contenimento delle emissioni acustiche dei fog cannon nella zona dei parchi primari, a tutt'oggi non è successo nulla".
A tal fine e in accordo con l’ARPA, l’Assessore Baio fa sapere che sono stati collocati sui terrazzi di alcune case del quartiere Tamburi degli apparecchi audiometrici per individuare, registrare e quindi documentare in maniera scientifica, questo presunto inquinamento acustico, più volte segnalato dai cittadini.
La nota dell’Assessore si chiude informando Bondi che il Dirigente di ARPA Puglia, dott. Martucci incaricato di seguire direttamente il monitoraggio di queste emissioni acustiche, comunicherà i risultati al suo Assessorato che di conseguenza agirà.(ecodallecittà)

venerdì 26 luglio 2013

Bambino o vecchio?

L'Ilva, un bambino che dice le bugie con le mani sporche di minerale difeso dai genitori complici al Governo
La gestione dei minerali Ilva fa acqua da tutte le parti: le prescrizioni AIA non rispettate, i fog cannon made in tarock, lo scarico del minerale dalle navi, i nastri trasportatori e il trattamento delle acque.
Il tempo delle bacchette sulle mani come punizione subita a scuola da un maestro autoritario è finito da molto, anche se non è una leggenda, rimane una storia vera raccontata ancora da molti genitori mentre oggi quando accade che una maestra precaria trascrive una nota sul registro di classe alle scuole medie si trova richiamata dalla preside che a sua volta ha subito le lamentele dei genitori dell'alunno discolo. La maestrina precaria, in bilico tra un affitto e il ritorno da bambocciona a casa dei genitori, viene rimproverata e per "tirare a campare" rimane senza strumenti per educare i suoi alunni che nel frattempo sono stati legittimati a comportarsi in maniera più arrogante e maleducata di quanto abbiano potuto imparare dai loro genitori.
Accade la stessa cosa a questo biricchino stabilimento Ilva di Taranto, tutte le volte che è stato richiamato dai cattivoni che volevano semplicemente fargli rispettare la Legge, con le mani sporche e le finte lacrime, è andato di corsa dai suoi genitori che abitano in un lussuoso feudo romano. Una famiglia allargata e numerosa con mamma e papà, zii e nonni pronti a difendere gli affari di famiglia. Il capo famiglia, un nonno oramai senza memoria, e se ce ne fosse andrebbe distrutta, assicura che tutto proceda per il verso giusto firmando carte e palesando l'illecito del bambino.
Ma è davvero così bugiardo e cattivo questo piccolo di nome Ilva che con le sue marachelle arricchisce la sua famiglia e gente di cui forse non conosciamo neanche il nome anche se questo profitto provoca un disastro ambientale in una terra dove la gente è destinata a morire in silenzio?
Si poteva scegliere un nome differente per questo bambino? Almeno si sarebbe evitato di accostare uno scenario apocalittico, quale è lo stabilimento tarantino, ad un'isola meravigliosa come l'isola d'Elba. Allora vediamo cosa succede.
In questi ultimi giorni si è parlato molto degli strumenti utilizzati nello stabilimento Ilva di Taranto per ottemperare alle prescrizioni AIA che obbligano l'azienda ad utilizzare, ed in alcuni casi migliorare ed intensificare, sistemi di bagnatura e filmatura nelle zone interessate dai cumuli di minerale. Prima di entrare nello specifico degli strumenti utilizzati, ed il modo in cui si utlizzano, ci soffermiamo su una domanda legata all'elemento principale che caratterizza queste operazioni e cioè l'elemento ACQUA
Dove vanno a finire le migliaia di litri di acqua utilizzati per la bagnatura nel parco minerali? In caso di pioggia, invece, come vengono trattate le acque?  
Nell'attesa di capire quale possa essere la giusta risposta e dopo aver inoltrato la domanda  per i canali istituzionali leggiamo quanto segue:
L’art. 113 del Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 n. 152 (titolo III, capo IV: Ulteriori misure per la tutela dei corpi idrici) afferma che
“ai fini della prevenzione di rischi idraulici ed ambientali, le Regioni, previo parere del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, disciplinano e attuano le forme di controllo degli scarichi di acque meteoriche di dilavamento provenienti da reti fognarie separate; i casi in cui può essere richiesto che le immissioni delle acque meteoriche di dilavamento, effettuate tramite altre condotte separate, siano sottoposte a particolari prescrizioni, ivi compresa l’eventuale autorizzazione”.
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giovedì 25 luglio 2013

Il rumore della verità

L’Ilva, i fog cannon e la Semat

Diciamo la verità: anche noi, udendo l’improvviso rumore nella notte tra domenica e lunedì, abbiamo associato l’evento al passaggio di un Boeing 787 in fase di atterraggio o di decollo dall’aeroporto di Grottaglie o ad un aereo militare proveniente dalla base militare di Gioia del Colle. Del resto, proprio nella giornata di lunedì, la Capitaneria di Porto associò un evento simile avvertito nel pomeriggio nella zona tra Castellaneta e Ginosa, al passaggio di aerei militari in grado di volare superando la barriera del suono. Mistero chiarito, dunque? Nemmeno per sogno. Perché lunedì mattina il comitato cittadino dei “liberi e pensanti” ha denunciato che il rumore avvertito era invece da addebitarsi all’accensione contemporanea dei famosi “fog cannon” dell’Ilva. Tesi che ha stranito i più, visto che il boato notturno è stato avvertito in diversi zone della città e non soltanto dai cittadini dei Tamburi, che da diverse settimane lamentano il rumore assordante proveniente dal siderurgico ad ogni ora del giorno e della notte, causato dall’utilizzo di queste “nuove” macchine.
La denuncia del comitato ha però sortito un effetto positivo. Perché nella tarda serata di martedì, la società Hi Tech International che produce in esclusiva il dispositivo brevettato “Fog cannon” usato per l’abbattimento delle polveri volatili e la società Ecology, che commercializza il prodotto, hanno diramato una nota ufficiale con la quale hanno dichiarato di non aver mai fornito all’Ilva “tali dispositivi che sono del tutto estranei all’incidente”. “Il dispositivo brevettato per l’abbattimento delle polveri volatili denominato con marchio registrato Fog Cannon -- riferiscono le due società in una nota -- è di esclusiva proprietà della società Hi Tech International che ne ha concesso la commercializzazione in via esclusiva in tutto il mondo alla società Ecology”.
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venerdì 17 febbraio 2012

Fog Cannon, il killer delle polveri sottili. L’Ilva intende adottare questa tecnologia?
TARANTO – E’ di pochi giorni fa la presentazione da parte dell’Ilva di un progetto mirato al contenimento delle polveri che si sprigionano dai parchi minerali: barriere frangivento lunghe un chilometro e 700 metri e alte 21 metri, con cui l’azienda conta di trattenere le emissioni dal 50 al 70%. E’ bene precisare che tale intervento, previsto dall’Autorizzazione Integrata Ambientale, interessa le polveri pesanti e non quelle sottili. Eppure, sono proprio quest’ultime, denominate PM10, a comportare i maggiori rischi per la salute perché si insinuano più facilmente nell’organismo umano.

Da più parti (Arpa Puglia e alcune associazioni ambientaliste) si è fatto presente che tale sistema è inadeguato e che la soluzione più efficace per fronteggiare l’emergenza polveri consiste nella copertura dei parchi minerali. Una posizione che emerge anche nella perizia elaborata dagli esperti incaricati dal gip Patrizia Todisco nell’ambito dell’inchiesta sull’inquinamento Ilva, che oggi prevede lo svolgimento di un’udienza. Nella stessa perizia si afferma che dai parchi minerali di disperdono in atmosfera 668 tonnellate di polveri all’anno, che si riversano soprattutto sul quartiere Tamburi. L’azienda, però, non ha mai ritenuto la copertura di tale area applicabile anche perché considerata troppo onerosa.

Va detto, però, che esiste anche un’altra opzione che sembrerebbe più efficace del semplice barrieramento: i Fog Cannon (Cannoni di nebbia) di ultima generazione. Si tratta di un sistema di abbattimento delle polveri nato per risolvere problemi in ambienti all’aria aperta come miniere, cave di grosse dimensioni e acciaierie, già brevettato in Italia e in Europa e collaudato nel resto del mondo (Australia, Cile, Oman).

Dalle schede tecniche si apprende che i Fog Cannon emettono “un potente getto di una miscela aria/acqua finemente nebulizzata che crea una nube di nebbia non tossica e non nociva in grado di abbattere velocemente le particelle in sospensione”. Questa tecnologia è stata adottata in vari impianti come la centrale termoelettrica Enel di Brindisi e due acciaierie situate in Gran Bretagna appartenenti al colosso siderurgico indiano Tata Steel. I tempi di consegna di tali impianti si limiterebbero a pochi mesi. Pertanto l’applicazione del sistema avverrebbe in tempi abbastanza rapidi.

Sarebbe interessante sapere se l’Ilva ritiene percorribile questa strada che potrebbe comportare un abbattimento delle polveri volatili di almeno il 70%, e in taluni casi anche oltre il 90%, in base agli ambiti di applicazione. Per quanto riguarda il PM 10 tale sistema garantirebbe un abbattimenhttp://www.blogger.com/img/blank.gifto del 50-70% delle emissioni. Pare che nei mesi scorsi ci siano stati dei contatti con un’azienda che distribuisce tale tecnologia in Italia e dei sopralluoghi presso impianti Enel e Tata Steel, dove i Fog Cannon vengono utilizzati. A questo punto, sarebbe utile conoscere l’esito delle valutazioni effettuate dal gruppo Riva, se tale tecnologia è stata accantonata e in caso affermativo, con quali motivazioni.
Alessandra Congedo (Inchiostroverde)