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domenica 2 maggio 2010

Lavoro bracciantile in tour


C'è un mondo invisibile e sotterraneo che vuol far riemergere i propri diritti. Dibattito e riflessioni nonchè la proiezione del docu-film interamente girato in provincia di Taranto da Maristella Bagiolini e Vittorio De Mitri, sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti pugliesi e stranieri in transito o residenti nella provincia jonica.
Visualizza il trailer su Youtube
Il tour di incontri e proiezioni è voluto ed organizzato dalla FLAI-CGIL di Taranto.
Prime Tappe:

- lunedì 3 maggio ore 18.30 - Castello Episcopio - Grottaglie

- Martedì 11 Maggio - Castellaneta - ore 18.00 - Ristorante "Il Cigno" - Via Pirandello - coordina: Michele Tursi (Corriere del Giorno);

- Mercoledì 12 Maggio - San Marzano di San Giuseppe - ore 18.00 - Centro Polifunzionale Anziani - Via Manduria - coordina: Mimmo Mazza (Gazzetta del Mezzogiorno);

- Giovedì 13 Maggio - Massafra - ore 17.30 - Centro per l'Impiego - Viale Marconi, 248 - coordina Fulvio Colucci (Gazzetta del Mezzogiorno)

- Martedì 18 Maggio - Carosino - ore 18.00 - Centro Polivalente Anziani.

giovedì 18 febbraio 2010

Una nuova "via crucis" tarantina

Da Siderlandia
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Il casermone dove i giovani africani sono stipati, ubicato in contrada “Croce”, è una struttura messa in piedi nell'ambito di un programma nazionale di “prima accoglienza, integrazione e tutela” dei richiedenti asilo politico, finanziato dal Fondo Sociale Europeo. La gestione del centro è stata appaltata alla Caritas diocesana e alla società “Programma sviluppo” (specializzata nel settore della formazione professionale) che, secondo contratto, si sono impegnate a fornire ai suoi ospiti tutta una serie di servizi. Questi dovrebbero spaziare dall'insegnamento della lingua a corsi di avviamento al lavoro, includendo l'assistenza nel disbrigo delle pratiche amministrative necessarie all'integrazione (ottenimento della carta sanitaria, iscrizione al collocamento e all'elenco anagrafico comunale, rinnovo del permesso di soggiorno, apertura di conti per il deposito dei risparmi individuali...). Ma in realtà quello era ed è rimasto un dormitorio per “senza tetto”. Nessuno dei servizi che abbiamo elencato è mai stato erogato. Il funzionamento della struttura non è cambiato di una virgola nel passaggio alla nuova destinazione: alle sei del mattino tutti i suoi ospiti devono lasciare il centro e possono rientrarvi solo a partire dalle otto di sera e fino a mezzanotte.
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mercoledì 10 febbraio 2010

Sono questi gli "imprenditori-modello" locali?

Patròn Riva da l'esempio... e i tarantini copiano. Conviene!

Taranto, scatta il maxi-sequestro al patron D'Addario: azienda senza autorizzazioni
Dopo un sopralluogo da parte di polizia e tecnici dell’Asl chiuso un centro auto del presidente del Taranto Calcio

TARANTO — Un lungo elenco di violazioni, dall’amministrativo al penale, ha fatto scattare il sequestro ieri pomeriggio del deposito di autovetture appartenente alla società D’Addario di Taranto. L’opificio dove avviene la preparazione delle autovetture destinate alla vendita nello showroom di Talsano, è situato nella zona industriale di San Giorgio Jonico. E’ lì che nella tarda mattinata di ieri, martedì, si sono presentati gli agenti della questura di Taranto, della polizia provinciale, dell’Ispettorato provinciale del lavoro e del Servizio Spesal del Dipartimento di prevenzione della Asl. Un blitz in piena regola che ha messo la lente d’ingrandimento su tutta la documentazione amministrativa della società leader in Italia nella commercializzazione di auto nuove e semestrali e con punti vendita anche a Milano. Il risultato delle verifiche ha fatto emergere più di un’anomalia che ha costretto il personale ispettivo a redigere un lungo verbale concluso con la proposta di sequestro dell’intera area industriale di circa quarantamila metri quadrati adibita ad officina, carrozzeria e lavaggio autovetture con all’interno circa trecento veicoli.
L'ACCERTAMENTO - «Dalla verifica - si legge nel rapporto finale della polizia - si accertava la completa mancanza di ogni autorizzazione amministrativa, ambientale, urbanistica, d’igiene e sicurezza sui posti di lavoro e del certificato di prevenzione incendi». La società D’Addario in totale ha settanta dipendenti tra tecnici, impiegati e dirigenti. In particolare sono state riscontrate violazioni in materia di gestione dei rifiuti speciali delle acque meteoriche e dei reflui del processo produttivo, nonché del lavaggio delle autovetture con inevitabile commistione tra le due attività industriali e il conseguente sversamento nel terreno di elementi inquinanti. Non solo. Gli ispettori del Servizio di prevenzione e controllo dei luoghi di lavoro hanno accertato la mancanza del documento di valutazione dei rischi e del certificato di prevenzione incendi.
ULTERIORI VERIFICHE - Gli accertamenti sulla società del patron del Taranto Calcio, Enzo D’Addario, non finirebbero qui perché l’ispettorato provinciale del lavoro sta lavorando sui «riscontri documentali ai fini della giusta qualificazione del rapporto di lavoro degli operai risultati assunti». Per tutto quanto emerso, è stato disposto il sequestro preventivo dell’intero opificio e conseguente denuncia penale all’autorità giudiziaria del legale rappresentante della società proprietaria dell’area in questione. Oggi la magistratura dovrebbe confermare o annullare il provvedimento di chiusura scattata soprattutto per i presunti reati di natura penale legati alla mancanza di impianti di smaltimento delle acque industriali. L’attività di D’Addario comprende anche un efficientissimo sistema di vendita on-line mediante un portale internet.
N. Dinoi (CdM)

martedì 9 febbraio 2010

Campagna matrigna

Mimma e Annibale. Le storie dell'ultima frontiera nel lavoro dei campi

Il film-documentario realizzato da Maristella Bagiolini e da Vittorio de Mitri sulla condizione di chi ancora oggi va in campagna a lavorare, sarà presentato in anteprima alla stampa mercoledì 10 febbraio alle 10.30 nel saloncino conferenze della CGIL o venerdì 12 febbraio a partire dalle 9.00 al Ristorante Al Paradiso di Grottaglie.
La prima visione è per il 12 febbraio al Convegno provinciale del sindacato braccianti della CGIL.

Sono storie da non crederci! Difficili per me da raccontare!
C'è ancora violenza, c'è ancora il caporale, c'è ancora chi si ammala e non lo sa! E soprattutto c'è ancora una organizzazione para-malavitosa che ogni anno nel tempo del raccolto compie la grande truffa: ai danni dello Stato (per evasione fiscale e contributiva) e hai danni dei lavoratori.

Ludovico Vico a caccia di voti...

Certe "presenze" ritornano periodicamente... (e poi spariscono di nuovo!)

sabato 6 febbraio 2010

Una voce di giustizia da Taranto!


“Primo Marzo 2010 Sciopero degli stranieri” Stranieri non tanto dal punto di vista anagrafico, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l'Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà. La battaglia di gennaio a Rosa...rno non è stata un semplice episodio ma l’ epilogo di una situazione conosciuta da anni e che è stata volutamente ignorata dalle autorità politiche e dalle forze dell’ordine. Una condizione di vita inumana che ha fatto comodo ai proprietari terrieri e alla malavita organizzata che ha ottenuto la sua parte di profitto. Già da dieci anni si era a conoscenza che i lavoratori stranieri, nelle campagne di Rosarno, venivano presi di mira da squadre di giovani delinquenti armati di fucili ad aria compressa, e già si erano verificati episodi più gravi sfociati in attentati e ferimenti con armi da fuoco. Nel caso di Rosarno, così come nelle campagne della Puglia e della Campania, non si può nemmeno parlare di sfruttamento del lavoro: è necessario dire apertamente che si è passati alla riduzione in schiavitù dei lavoratori stranieri in stato di bisogno. Questo stato di cose non è neppure una novità: già nel 1989 veniva assassinato Jerry Masslo in una baracca di Villa Literno, colpevole, insieme ad altre centinaia di lavoratori stranieri, di cercare di sottrarsi allo sfruttamento della camorra che, per prima, ha visto la enorme possibilità di arricchimento sulla pelle dei più poveri. Proprio a Villa Literno, oltre venti anni fa, si organizzava la “caccia al nero” per le strade del paese e si distribuivano volantini che incitavano all’odio razziale e alla violenza. I liternesi, sempre vent’anni fa, battezzarono la piazza in cui si raccoglievano i braccianti stranieri in attesa dei caporali ”Piazza degli schiavi”. Negli anni, di fronte al fenomeno migratorio di massa verso i paesi ricchi, a seguito del moltiplicarsi delle guerre e dell’accresciuta disparità della distribuzione della ricchezza, si è ancor di più radicato il sentimento razzista in tutta Italia, così come nel resto delle società opulente. Si moltiplicano gli episodi di razzismo, aumentano gli omicidi degli stranieri per mano di balordi o di padroni che non vogliono pagare il dovuto, aumentano gli infortuni sul lavoro a carico di stranieri mandati sui cantieri senza alcuna misura di sicurezza. Prima ancora di Rosarno si deve ricordare la rivolta degli stranieri a Castel Volturno in seguito alla strage camorristica di sei lavoratori africani. No: Rosarno non è stato un episodio isolato, ha soltanto messo sotto gli occhi di tutti un rodato sistema di nuova schiavitù a cui dobbiamo opporci per riconquistare la nostra civiltà e umanità.
Per questo motivo le comunità migranti di Taranto, insieme ad associazioni e organizzazioni locali, aderiscono alla giornata di mobilitazione nazionale del 1 marzo 2010. Il Comitato propone, inoltre, come obbiettivo minimo, di dare continuità alla mobilitazione perseguendo la modifica dell’art. 18 del testo unico sull’ immigrazione, adeguandolo alla direttiva 2009/52/CE, che prevede l’obbligo del rilascio del permesso di soggiorno per ricerca di lavoro alle persone straniere non in regola con i documenti, le quali denunciano condizioni di sfruttamento e caporalato.

giovedì 31 dicembre 2009

Un felice anno a chi viaggia...

Buon 2010!

Storie degli «altri» che sono tra noi


KARID UNA VITA IN FUGA
Karid ha 18 anni e fugge dall'Afghanistan. Una fuga dura. Disperata. Un viaggio del quale è difficile parlare. E non soltanto per la difficoltà della lingua. Per poter scappare da quei luoghi di guerre e di sterminii ha dovuto pagare i trafficanti di uomini...

DALL'INDIA PER SEGUIRE IL PAPA' A BRINDISI DI MONTAGNA
Sono due fratellini Lovepreet, 14 anni, e sua sorella Sandeep, di 13. Vengono dal Lakhimpur in India. Sono arrivati in Basilicata da sette mesi e con il papà vivono a Brindisi di Montagna. Loro padre ha ripreso anche qui il suo vecchio mestiere di agricoltore...

LAUREATA LE NEGANO CONCORSO
Iulia ha 25 anni e viene dall'Ucraina. Ha raggiunto sua madre che lavora a Potenza ormai da 7 anni. È arrivata l'anno scorso e, con la mamma, vive a Picerno. È un anno che studia la lingua, ma per Iulia lo studio non è una novità...

SPOSA UNA POTENTINA CHE GLI DARA' UN FIGLIO
Zouhair ha 29 anni, viene da Casablanca (Marocco), e vive a Potenza da un anno e 9 mesi. Prima ha vissuto e ha lavorato a Parigi, per tre anni...

RAGGIUNGE LA MADRE DALLA MOLDAVIA
Maria ha occhi spauriti, 19 anni, e viene dalla Moldavia. Tre mesi fa ha raggiunto sua madre che era a Potenza da 5 anni dove lavora come badante o donna delle pulizie....

UN VIAGGIO PER SCOPRIRE IL SUO FUTURO
Karim ha 44 anni e ha raggiunto, sette mesi fa, sua moglie che da cinque anni lavorava a Potenza come badante. Anche lui viene dal Marocco. È partito da Casablanca, con un diploma in tasca, un biglietto d'aereo e un po' di speranza nel viaggio che aveva di fronte....

martedì 17 febbraio 2009

NONDISOLOLAVORO

Luoghi, identità ed esistenze in mutazione nella società multiculturale

Discutere di immigrazione nel nostro paese significa discutere di lavoro: da un certo versante perché l’immigrato è considerato solo come forza-lavoro, da un altro versante perché il lavoro non solo nobilita l’uomo ma ne consente anche l’esistenza stessa.

Eppure basta guardarsi intorno per rendersi conto che l’immigrazione è un fenomeno le cui ripercussioni vanno ben oltre la sola sfera lavorativa. Le persone immigrate, le famiglie di immigrati, vivono la loro vita in tutte le sue sfere, materiali e immateriali: dalla scuola alla religione, dall’estetica all’arte in senso stretto, dalla cultura all’affettività. In numerosi contesti l’esistenza di giovani e anziani immigrati manifesta la sua complessità, convive e si ridefinisce con le altre complessità, contribuendo a variazioni sociali e culturali di ampia portata. Una complessità che è anche ricchezza ma della quale le vite degli immigrati rischiano di spogliarsi ai nostri occhi omologanti e stigmatizzanti.

Ad alcuni intellettuali, ricercatori, “conoscitori” – appunto – italiani abbiamo chiesto di mettere insieme le loro visioni, i loro tasselli. L’idea è assemblare, con sguardi dall’interno, un mosaico della mutazione, una sorta di ritratto della nostra ontologica e salutare impermanenza.

Indice del libro

- Prefazione di Felice Di Lernia

- Trasformazioni urbane: comunità e metropoli tra accoglienza e identità di Francesco indovina

- Amori possibili. La via della mixité sentimentale alla comunicazione tra culture di Gaia Peruzzi

- Identità e mercato del lavoro. Due dispositivi di una stessa trappola mortale di Augusto Ponzio

Ciccando qui è possibile scaricare la versione pdf del volume.

Sfoglialo qui:

Quaderno 3 Nondisololavoro Web



giovedì 22 gennaio 2009

Uno scrittore tarantino e un problema meridionale


Il libro racconta con attenzione e sentimento la storia dei “nuovi schiavi delle campagne del sud”, ovvero di tutti quei polacchi che tra il 2004 ed il 2007 sono stati liberati dalla segregazione nelle campagne del Tavoliere foggiano grazie all’indagine Terra Promessa, contro il caporalato e lo schiavismo. Leogrande segue la vicenda ripercorrendone tutti i tratti salienti, approfondendo con interviste ed incontri con i protagonisti (dal console di Polonia Domenico Centrone ai primi ragazzi coraggiosi che hanno denunciato i caporali, dal procuratore Lorenzo Lerario ai parenti dei braccianti scomparsi), e ripercorrendo la lunghissima storia del caporalato in Puglia: una storia che affonda le radici nei primi anni del ‘900, quando i contadini venivano sfruttati e le rivolte erano sedate con le armi.

Leogrande, di origini pugliesi (Taranto, 1977), ha voluto lasciare testimonianza di questa nuova mafia, una mafia che non coinvolge più i clan del posto, ma crea un nuovo movimento transeuropeo che vede nella riduzione a schiavitù la fonte di guadagni. Decine e decine di polacchi sono morti sui campi e molti di essi sono rimasti seppelliti “senza nome”, altri sono scappati dalla schiavitù facendo perdere le loro tracce, altri hanno subito per anni i maltrattamenti, senza speranza. Con una paga di 3 euro a cassone (non ad ora, ma a cassone che sono diversi quintali) di pomodori raccolti, un affitto da pagare per una casa comune senza igiene e senza acqua, cibo razionato e pagato il triplo, e poi quei caporali violenti e senza scrupoli, pronti a picchiare fino ad uccidere, che hanno agito per anni senza intralci, fino a quando due giovanissimi studenti polacchi hanno deciso di denunciare la situazione.