Porto, l’Authority a Taranto. Cambio di rotta: non più la sede a Bari. La conferma dal ministro Delrio
Autorità di sistema portuale unica, con sede a Taranto e comitati di
gestione aperti anche ai sindaci delle città portuali. È la linea
dettata dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano
Delrio: nell’incontro con i parlamentari del Partito Democratico è stato
illustrato il testo finale della riforma che sarà discussa
prossimamente al Consiglio dei ministri.
L’orientamento finale, e non era cosa scontata, pende dalla parte
jonica. L’ipotesi della doppia Autorità, con Manfredonia accorpata a
Bari e Brindisi a Taranto, perde invece quota. A meno di clamorosi
dietrofront, ce ne sarà solo una e sarà a Taranto. Sul totonomi per la
scelta del presidente c’è da aspettare. Quella sarà un’altra posta in
gioco molto alta ma intanto Taranto porta a casa un risultato pesante.
Pesante perché se inizialmente non c’erano molti dubbi sull’opzione
tarantina, nell’ultimo periodo si è scatenata una ridda di voci pro
Bari. A sciogliere incertezze e perplessità, però, sarà un criterio
oggettivo. È contenuto nel Regolamento dell’Unione europea 1315/2013 che
istituisce la nuova mappa delle Reti Transeuropee di trasporto (Reti
TEN-T).
Per l’Italia, il Regolamento indica 14 porti “core”: Genova, La Spezia,
Livorno, Napoli, Gioia Tauro, Taranto, Bari, Ancona, Ravenna, Venezia,
Trieste, Palermo, Cagliari, Augusta. Ebbene, tra i criteri definiti
dalla Commissione dell’Unione europea, uno in particolare affermava la
necessità di registrare un traffico complessivo (prendendo a base la
media del triennio più recente dei dati Eurostat) maggiore dell’1% del
totale Ue attraverso “una formula di interpolazione che prevede la somma
della movimentazione di infuse liquide e solide più merci varie e il
successivo confronto con i valori medi di riferimento”.
Soglia di traffico che non tutti i 14 porti superavano e per questo
furono aggiunti altri criteri per inglobare Napoli, Palermo, Ancona e
Bari. Più semplice ancora fare riferimento ai numeri. Nella classifica
nazionale che comprende il triennio di riferimento 2011/2013, Genova la
fa da padrone con un quoziente di 2,38. Subito dopo ci sono Trieste
(2,18), Cagliari (1,88), Gioia Tauro (1,87) e al quinto posto Taranto
con 1,72 frutto della somma del quoziente rinfuse 1,04 e merci varie
0,68. Bari risulta addirittura all’ultimo posto con 0,28 di quoziente
finale.
Questa mappa dovrebbe consegnare a Taranto la base della prossima
Authority anche se, attualmente, quei numeri non ci sono più per i
motivi ben noti (leggasi Ilva). D’altra parte, però, c’è un investimento
corposo dello Stato in diverse aree del porto tarantino e restano
comunque i numeri del traffico merci, seppur ridimensionato, della
grande industria.
Secondo capitolo, non meno importante. Nel testo originale si prevede
che il “Comitato di gestione sarà composto, oltre che dal presidente, da
ulteriori membri nominati uno ciascuno dalle Regioni interessate e, ove
presenti, dalle città Metropolitane”.
Le ultime indiscrezioni, invece, aprono i comitati ai sindaci delle
città portuali. Questo significherebbe che nella stanza dei bottoni
entrerebbe anche il primo cittadino di Taranto e non solo quello della
città Metropolitana. Una scelta più democratica che consentirebbe a
tutti i sindaci delle città pugliesi con un’Autorità portuale (e quindi
anche Brindisi) di partecipare.
Il quadro delineato, certamente, non farà piacere a tutti. Anzi. È
prevedibile una reazione da chi dava per scontato come minimo la doppia
opzione Taranto e Bari. Quando saranno ufficializzati i dettagli di
questa riforma, sarà poi il momento di giocarsi le carte per la
presidenza dell’Authority. Ma, quella, è una partita ancora da giocare.
(Quot)