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giovedì 2 ottobre 2014

Memento europeo

Ilva, Forenza (Altra Europa/Gue) interroga il commissario UE Ambiente

Nella giornata di eri, Eleonora Forenza, capodelegazione della lista ‘L'Altra Europa con Tsipras’ al Parlamento Europeo, del gruppo della Sinistra Unitaria Europea (Gue/Ngl), è intervenuta in Commissione Ambiente e Salute rivolgendosi al Commissario Europeo designato, Vytenis Andriukaitis, per chiedere chiarimenti sulla vicenda dell'Ilva di Taranto. "Penso che parlare di tutela della salute - ha dichiarato Forenza - debba voler dire anche tutelare la salute e la vivibilità dei lavoratori dei grandi impianti industriali che devono applicare le norme di sicurezza per evitare danni sia ai lavoratori stessi e sia alle popolazioni dei territori circostanti”.
L'Ilva di Taranto, uno dei più grandi impianti in Europa per la produzione di acciaio, dove da 20 anni nessun investimento è stato sviluppato, soprattutto dopo la privatizzazione dell'impianto avvenuta nel 1995. Sono stati rilevati dati impressionanti: fra il 1999 e il 2010, 386 cittadini di Taranto (30 persone all'anno) sono morti per cause riconducibili alle emissioni inquinanti di Ilva. Questa situazione ha indotto nel 2012 la Commissione Europea ad aprire una procedura di infrazione contro lo Stato italiano, che dal 1995 non ha fatto niente.
“Chiedo - ha continuato la parlamentare - quali iniziative intenda assumere il commissario per rendere realmente esigibili politiche di tutela dell'ambiente e della salute. Se in particolare il commissario non intenda prevedere nuove procedure sanzionatorie ad hoc per imporre che siano i gestori stessi degli impianti - sia privati che pubblici - a pagare tali necessari adeguamenti per evitare danni permanenti alla salute dei cittadini e che non siano i cittadini stessi, attraverso gli Stati, a doverne pagare i danni". Secondo l'europarlamentare, infine, al termine dell'audizione, "la risposta del commissario, per oggi, è stata troppo vaga e nessun impegno concreto è stato preso. Ma continuerò a dar voce, in tutti i modi possibili, alle richieste dei cittadini e dei lavoratori di Taranto". (Cosmopolismedia)

mercoledì 27 marzo 2013

I petrolieri ringraziano Clini...

C'è qualcosa che disarticola l'omertà istituzionale quando una corrente intera di nuove leve venute dal basso della vita comune si incanala tra le stanze stantie del patto scellerato tra organi dello stato e poteri forti!
Prima questo ruolo era delegato al buon cuore di qualche parlamentare irrequieto o chiamato in causa dalle sue comunità di elettori. Ora, non sappiamo per quanto, il formicaio impazzito nelle stanze dei bottoni inizia a produrre e ad espellere le prime magagne...
E da chi si comincia?
Ma dal Circo Clini ovviamente!


COMUNICATO STAMPA Roma, 27 marzo 2013
Ieri 26 marzo noi cittadini – parlamentari Gianluca Vacca e Daniele del Grosso ci siamo recati al Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare per esercitare il nostro diritto di accesso agli atti del progetto Ombrina 2 della Società Medoilgas Italia SpA.
È necessario fare una premessa: l’istanza di coltivazione del giacimento Ombrina Mare risale al 9 dicembre 2009 mentre il permesso di ricerca degli idrocarburi risale al 5 maggio 2005 ed è stato accordato per una durata di 6 anni.
Il permesso di ricerca a favore della Società Medoilgas viene successivamente prorogato di 3 anni, nonostante il dlgs 128/2010 (che modificava il dlgs 152/2006) disponesse “Il divieto e' altresì stabilito nelle zone di mare poste entro dodici miglia marine dal perimetro esterno delle suddette aree marine e costiere protette, oltre che per i soli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l'intero perimetro costiero nazionale”,.
A questo punto interviene il Governo tecnico bocconiano a modificare l’art. 6 comma 17 del decreto legislativo 152/2006 con il decreto legge n. 83 del 22 giugno 2012, cosiddetto Decreto Sviluppo, (poi convertito in legge da tutti i gruppi parlamentari che sostenevano il Governo Monti) facendo un favore a tutti i petrolieri e lasciando inascoltate le istanze territoriali, delle associazioni, delle realtà produttive e i CITTADINI che si erano espressi pubblicamente e attraverso numerosissime osservazioni contro i progetti di petrolizzazione della costa abruzzese (e di quella italiana).

mercoledì 26 settembre 2012

Anno primo dell'era di Clini

La democrazia rappresentativa secondo Clini

Art. 1 Il Ministro non rispondono ai cittadini ma solo ai numeri.
Art. 1 Chi non sa leggere i numeri non può parlare con il Ministro
Art. 1 I numeri sbagliati sono quelli che non piacciono al Ministro
Art. 1 Chi usa numeri sbagliati è un cretino
Art. 1 Sono previste misure repressive per chi usa e diffonde numeri sbagliati
Art. 1 Il Ministro tutelano le fabbriche facendo in modo che producano, poi si pensa a dare i numeri giusti
Art. 1 Il Ministro hanno stabilito i numeri corretti per questi articoli





Interrogato oggi in parlamento il Ministro ha dato i numeri...

TESTI ALLEGATI ALL'ORDINE DEL GIORNOdella seduta n. 692 di Mercoledì 26 settembre 2012 INTERROGAZIONI A RISPOSTA IMMEDIATA
PISICCHIO. — Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. — Per sapere – premesso che:
la drammatica vicenda che ha coinvolto la città di Taranto, mettendo la popolazione di fronte all'inaccettabile alternativa, la disoccupazione o l'inquinamento venefico, è ben presente all'attenzione del Governo e della pubblica opinione;
in qualche modo l'Ilva rappresenta una sineddoche, un emblema della condizione del lavoro dipendente oggi nel nostro Paese, strangolato dallo spettro dei licenziamenti;
ma la sineddoche dell'Ilva coinvolge anche altri settori delle istituzioni: la magistratura, per esempio, che si è trovata a svolgere un ruolo «oggettivamente» surrogatorio rispetto alla politica e che continua ad effettuare interventi, che, pur nel perimetro della giurisdizione, mettono in allarme le maestranze a seguito della bocciatura da parte dei custodi giudiziari e del procuratore capo del piano di primi interventi da 400 milioni di euro –:
quali urgenti iniziative il Ministro intenda adottare per rassicurare i lavoratori e la popolazione di Taranto. 


giovedì 8 marzo 2012

Ilva: ma il Ministro lo sa? L'ARPA si!

Interpellanza urgente 2-01400
presentata da
ALESSANDRO BRATTI
martedì 6 marzo 2012, seduta n.598

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per sapere - premesso che:

in data 2 febbraio 2012 il procuratore della Repubblica presso il tribunale di Taranto, dottor Francesco Sebastio, ha inviato una lettera al Ministro interpellato, al presidente della regione Puglia, al presidente della provincia di Taranto, nonché al sindaco del comune di Taranto, allo scopo di segnalare i recenti sviluppi dell'indagine avviata nei confronti dei responsabili dell'impianto siderurgico di proprietà dell'ILVA s.p.a.;

l'indagine ha ad oggetto gravi ipotesi di reato in danno della comunità, quali il disastro doloso e/o colposo, l'avvelenamento di terreni e sostanze alimentari, il danneggiamento aggravato, nonché remissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, a cui si aggiungono numerose violazioni della normativa in materia di inquinamento atmosferico;

la comunicazione del procuratore Sebastio riporta che il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Taranto ha ammesso un importante incidente probatorio, disponendo una consulenza tecnica multidisciplinare, avente ad oggetto la ricostruzione dei fatti e le possibili conseguenze negative degli stessi sulla salute degli operai dello stabilimento e delle popolazioni che vivono nei centri abitati limitrofi;

in tale procedimento tutte le autorità destinatarie della lettera rivestono la qualifica di parti lese in senso tecnico e in quanto tali, hanno ricevuto notizia dell'indagine in corso e della possibilità di partecipare all'incidente probatorio mediante rituale costituzione;

come si apprende dalla predetta lettera, solo l'amministrazione provinciale ha provveduto in tale senso, mentre il sindaco di Taranto ha partecipato all'udienza stessa;

nell'ambito dell'incidente probatorio in corso, è stata depositata dal primo collegio peritale una rilevante relazione scritta relativa alla composizione e qualità delle emissioni all'interno e all'esterno dello stabilimento;

come confermato dal procuratore Sebastio in sede di audizione avanti alla Commissione d'inchiesta sugli illeciti connessi al ciclo dei rifiuti in data 21 febbraio 2012, verrà a breve depositata anche la relazione avente ad oggetto gli aspetti sanitari dell'inquinamento, la cui discussione è stata fissata dal giudice per le indagini preliminari per il 30 marzo 2012;

la comunicazione del procuratore Sebastio, indirizzata anche, come visto, al Ministro interrogato, rileva segnatamente che: «Dal contenuto della relazione tecnica già depositata si desumono elementi conoscitivi tali da destare particolare allarme, prescindendo, ovviamente, dalla definizione di una connotazione penalistica che rientra nella competenza di questo Ufficio e che dovrà essere verificata all'atto del completamento delle ulteriori verifiche ancora in itinere»; e che «sta di fatto, però, che gli clienti fin qui accertati possono e debbono essere valutati dagli enti diretti destinatari di questa comunicazione, i quali sono titolari di specifici «poteri-doveri» di intervento in materia di tutela dell'ambiente e, soprattutto, in materia di tutela della salute ed incolumità delle persone, da esercitare senza ritardi». «Nel quadro di una doverosa collaborazione istituzionale e nell'assoluto rispetto delle relative competenze, i cui limiti non possono e non debbono essere superati, ritengo opportuno e doveroso segnalare la situazione, sì da consentire agli organi legittimati di poter esercitare poteri che la normativa loro attribuisce»; si richiede, infine, in vista degli eventuali successivi sviluppi dell'indagine, di informare con la massima urgenza la procura delle iniziative che i soggetti destinatari della comunicazione riterranno di adottare -:

se il Ministro interpellato sia a conoscenza della lettera sopra citata e, in particolare, dei preoccupanti elementi emersi, in sede di incidente probatorio, in merito alle sostanze pericolose che compongono le emissioni dell'impianto ILVA di Taranto e delle comunicazioni del 14 febbraio e 2 marzo 2012 in cui il servizio rischi industriali della regione Puglia fa rilevare che la perizia chimica introduce elementi nuovi rispetto all'autorizzazione integrata ambientale esponendo successivamente uguali perplessità in merito all'indagine epidemiologica;

quali iniziative urgenti di competenza intenda assumere a seguito di queste segnalazioni, in doverosa collaborazione con l'autorità giudiziaria e gli enti territoriali, in qualità di ente preposto alla tutela dell'ambiente e della salubrità delle condizioni di vita e lavoro della popolazione e se alla luce di quanto esposto non ritenga opportuno riaprire i termini che nell'agosto del 2011 condussero il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare pro tempore a concedere allo stabilimento siderurgico tarantino la concessione dell'autorizzazione integrata ambientale.
(2-01400)
«Bratti, Pecorella, Vico, Franceschini, Mariani».
(dal sito della Camera)
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Ed ecco cosa ha aggiunto l'ARPA Puglia a questa richiesta:


martedì 11 ottobre 2011

Sindacati, Vico & co: svendiamo Taranto all'Enipower!

Ecco l'ennesima occasione di sviluppo!
ah, per fortuna che ci sono loro, i politici ed i sindacalisti a preoccuparsi da decenni del nostro futuro.
Ed infatti si vede come stiamo bene...
VERGOGNATEVI!!!



lunedì 10 ottobre 2011

Ennesima interrogazione parlamentare: rischio ENI

TARANTO: ZAZZERA (IDV) SU SICUREZZA ENI, CITTADINI PRIVI DI PIANO D'EMERGENZA

(AGENPARL) - Roma, 10 ott - Alla conferenza stampa organizzata oggi presso la Sala consiliare di Taranto, hanno partecipato Claudia Filomena Vitale, consigliere comunale IDV e componente della commissione Ambiente del Comune di Taranto, l’On. Orazio Schiavone, Capogruppo IDV Puglia, Vanni Ninni, portavoce del comitato Mille per Taranto, Federico Pirro, giornalista e l’On. Pierfelice Zazzera (IDV) primo firmatario dell’interrogazione sulla sicurezza dell’impianto Eni. “Durante l’incontro – dichiara Zazzera – abbiamo sollevato la questione del rispetto delle regole e della legge da parte delle aziende tarantine, in modo particolare dell’Eni che allo stato attuale non è conforme a quanto disposto dal d.lvo334/99. Ciò vuol dire che i cittadini tarantini sono privi di un piano di emergenza esterno che li protegga in caso di esplosioni o di nubi tossiche. Chiediamo quindi che l’azienda si attivi perché non ci si trovi davanti ad incidenti che si potevano prevenire semplicemente rispettando la normativa vigente. Ci attiveremo inoltre con i tecnici e con i membri del partito dell’Italia dei Valori – prosegue Zazzera – per una serie di iniziative finalizzate a dare adeguata informazione ai cittadini. La vicenda dell’Eni tuttavia porta a riflettere: queste aziende mettono sotto ricatto lavoratori, perché se queste non sono in regola mettono a repentaglio non solo la salute e la sicurezza ma anche i posti di lavoro. Dobbiamo garantire ai tarantini un futuro libero dai ricatti e con modelli di sviluppo innovativi, come la zona della Ruhr in Germania per esempio, che garantisce 30 mila posti di lavoro e oltre 23 milioni di visitatori. Questo è un modello virtuoso che dimostra che il rispetto della legge e della sicurezza non crea affatto disoccupazione”.

martedì 20 settembre 2011

ENI: bomba ad orologeria?

(AGENPARL) - Roma, 30 set - Pubblicata oggi l’interrogazione parlamentare a prima firma dell’On. Pierfelice Zazzera (IDV) – altri firmatari gli onorevoli Di Stanislao, Piffari e Palagiano– sullo stato di sicurezza della raffineria Eni di Taranto, che a quanto ci risulta non avrebbe adottato il piano di emergenza esterno come previsto dalla legge. In merito il deputato dipetrista precisa “Lo stabilimento dell’Eni è una polveriera alle porte di Taranto in quantoproduce prodotti petroliferi ed usa sostanze altamente infiammabili e tossiche. Secondo quanto prevede il decreto legislativo 334/99il gestore è tenuto a redigere il rapporto di sicurezza e a mettere a norma l’impianto. L’ENI peraltro è adiacente all’ILVA in cui sono stoccati 2750 tonnellate di Ossigeno altamente infiammabile. Insomma tra ENI e ILVA i tarantini oltre a subire gli effetti inquinanti siedono su una dinamite. Il Piano di Emergenza Esterno è finalizzato a proteggere la popolazione da eventuali emergenze industriali provocate da esplosioni o da agenti tossici. Ma la stessa prefettura di Taranto afferma che il Piano di Emergenza Esterno non è stato approvato perché l’ENI non è in regola. L’ENI ha già ricevuto diversi richiami dal Comitato Tecnico Regionale (CTR) al fine di adeguarsi alla normativa e pertanto di dotarsi di un rapporto di sicurezza attraverso delle prescrizioni che ancora oggi, scrive sempre il CTR nel rapporto del 14/07/2011, risultano inevase. Il CTR denuncia inoltre superficialità e carenza di documentazione. Il mancato ottemperamento alle prescrizioni di adeguamento alla normativa, che risalgono al 04/07/2009, come confermato dal CTR sarebbe un fatto gravissimo perché mette a rischio la stessa sicurezza dei cittadini di Taranto e dei lavoratori. Peraltro, - prosegue Zazzera – oltre all’ILVA nei pressi dello stabilimento ENI passa la ferrovia, ci sono strutture produttive ed un laboratorio ospedaliero della ASL. A quanto ci risulta, e da quanto denunciano le associazioni taratine, i cittadini sarebbero all’oscuro di tutto e oltre a non essere adeguatamente informati a Taranto non sono mai state fatte così’ come prevede la normativa esercitazioni in caso di possibile incidente industriale. Taranto, qualora dovesse essere tutto confermato, si troverebbe seduta sopra una polveriera neppure a norma. Ho chiesto quindi al Ministro di far luce sulla questione, chiarendo inoltre se al dicastero dell’Ambiente siano state comunicate le verifiche ispettive relative alle misure di controllo adottate, e se risultino provvedimenti di sospensione di attività come previsto in tali casi dall’art. 27 comma 4 del decreto legislativo 334/99. È fondamentale garantire la sicurezza dei cittadini e chi lavora presso l’ENI. Noi dell’IDV sollecitiamo l’ENI di Taranto a rispettare la Leggee a garantire la sicurezza, altrimenti si renderebbe responsabile anche della chiusura dell’impianto e quindi della perdita dei posti di lavoro”.

venerdì 5 febbraio 2010

Gli scheletri nell'armadio di Ludovico Vico

Ci è stata segnalata un'interessante pagina sulle interrogazioni in materia di ambiente (da un sito che fa monitoraggio parlamentare), clicca qui.
Se si fa una ricerca mirata su Taranto compare l' interrogazione riportata qui sotto, del 2007 a cura dell'on. Ludovico Vico che riguarda la bonifica di Taranto che è SIN (Sito di Interesse Nazionale) in quanto sito ad alto rischio di crisi ambientale. Se si ha la pazienza di arrivare alla fine, troviamo che l'on.Vico chiede "se il Ministro, sulla scorta dei dati sinora raccolti, intenda rivalutare ed eventualmente ridefinire la perimetrazione dell'intero SIN di Taranto escludendo le aree considerate non potenzialmente inquinate, ai fini di favorire nuovi insediamenti produttivi".
Traducendo dal politichese all'italiano, Ludovico Vico chiede al Governo: "Possiamo ridurre l'area da bonificare a Taranto ridefinendo il perimetro della bonifica? Facciamo una "minibonifica" invece della "maxibonifica"? Ci fate uno "sconto" sugli spazi da bonificare?"
Perché l'Onorevole vuole ridurre l'area da bonificare?
Perché se un'area "da bonificare" non viene bonificata non può ospitare un nuovo insediamento produttivo. E allora che fare? Escludiamo dalla perimetrazione alcune aree in modo da poterle sfruttare economicamente: lì non va fatta la bonifica e può ripartire l'economia tarantina. E come escludere la bonifica? Considerando le aree precedentemente perimetrate in quanto inquinate come "potenzialmente non inquinate". Praticamente: Taranto si sta autobonificando da sola: perché continuare a manterere una megaperimetrazione che non fa partire lo sviluppo?
E bravo l' "onorevole" Vico!
A.M.
Interrogazione Vico

domenica 4 ottobre 2009

E come la mettiamo con l'ENI "turbogas"?

Sforate le quote di CO2: interrogazione di Maniglio sulle emissioni di Cerano
Una nota del capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, Antonio Maniglio.

“In base alle indagini del Registro europeo e di ‘carbon market data’ lo stabilimento brindisino è al primo posto in Italia per quantità di emissioni di anidrite carbonica (Co2) con 14,9 milioni di tonnellate; un dato impressionante se si tiene conto che l’Ilva di Taranto, collocata al secondo posto, emette 10,8 tonnellate.
Ma mentre l’Ilva si mantiene al di sotto delle quote assegnate (13,3) la centrale di Cerano ne sfora i limiti (+ 3,9), con l’aggravante che a Brindisi operano due altre centrali (edipower ed enipower) che immettono altro gas serra (5,1 tonnellate).
In presenza di questo quadro è necessario che Enel riveda le sue modalità di produzione per attenersi anzitutto alle quote assegnate e per programmare già un ulteriore abbattimento delle emissioni.
Si tratta di una scelta non contrattabile, sia perché corrisponde agli interessi del Salento, e alla necessità di tutelare la salute dei cittadini e l’ambiente, ma anche perché è uno dei punti qualificanti del Pear (piano energetico ambientale regionale).
E’ ora, pertanto, che - come è accaduto con Taranto, attraverso l’approvazione di una legge regionale che ha costretto l’Ilva a ridurre le emissioni di diossina - anche per Brindisi si apra un confronto per approdare a una riduzione delle emissioni in tempi rapidi.
Questo, d’altronde, era e rimane un impegno del presidente Vendola e questa deve essere la priorità per gli enti locali di Brindisi e Lecce.
Ecco perché ho preparato un’interrogazione urgente al Presidente della giunta per sapere quali sono le iniziative della Regione in corso e come ci si intende rapportare con le altre istituzioni territoriali, e con Enel, per cancellare il poco invidiabile primato delle emissioni di Cerano”. (Brundusium)

venerdì 24 luglio 2009

Losappio rispose...

Risposta dell'ex assessore all'Ecologia per la Regione Puglia, Michele Losappio, all'interrogazione parlamentare del sen Caforio

interrogazione_22_giugno_2009

lunedì 29 giugno 2009

Domande retoriche? Speriamo di no...


L'eros e la politica ai tempi dell'Ennesima Repubblica

Tra i vari rinvenimenti dispersi nei siti istituzionali è spuntato questo reperto di sette mesi fa. Si tratta di un'interrogazione parlamentare su Taranto (riportata sotto), formulata dal Pdl a firma di Gabriella Carlucci (foto) il 13 novembre 2008, alla vigilia - guarda caso - della grande manifestazione di Altamarea del 29 novembre 2008. Si tratta del periodo in cui le trasmissioni televisive, sull'onda di Malpelo, facevano "lo struscio" per via d'Aquino alla ricerca di sopravviventi tarantini con il loro show di morti e mutilati da raccontare all'italia ignara e annoiata di fine autunno.
Un occasione imperdibile per chi ha "il fiuto dello spettacolo"...
Non sappiamo quali siano i rapporti tra le due "ammirabili" donne implicate (Carlucci-Prestigiacomo), di sicuro possiamo affermare che nulla ha prodotto, neanche il gossip giornalistico di un litigio tra vip-ladies.
Occasione persa per il grande reality tarantino all'ombra della morte.

Interrogazione Carlucci

martedì 23 giugno 2009

Legge diossina, ancora chiacchiere e l'Ilva continua...

Pagano (PdL): legge regionale della Puglia troppo restrittiva e ostacola Ilva Taranto

Una legge regionale della Puglia causa difficoltà operative al centro siderurgico di Taranto. Almeno secondo il deputato Alessandro Pagano (PdL) che ha posto un'interrogazione in merito ai limiti fissati dalla legge della Regione Puglia n. 44 del 2008 per le emissioni nell'aria di diossina e furani da parte di insediamenti industriali siderurgici che ostacola l'attività del centro siderurgico di Taranto. Secondo Pagano " il centro siderurgico di Taranto si stava dotando delle migliori tecnologie disponibili per mitigare il proprio impatto ambientale": quindi l'applicazione della legge regionale "produce l'effetto di porre il centro siderurgico in gravi difficoltà produttive ed occupazionali e nell'impossibilità di sostenere la concorrenza delle altre aziende siderurgiche europee e mondiali". Motivi, ad avviso del deputato, validi, ai sensi dell'articolo 127 della Costituzione, per sollevare la questione di legittimità Costituzionale della legge regionale della Puglia n. 44 del 2008, dinanzi alla Corte costituzionale.
All'interrogazione ha risposto il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto (nella foto). Pubblichiamo quì di seguito una sintesi della risposta.
La legge regionale della Puglia n. 44 del 2008 ha dettato norme, che, finalizzate alla tutela della salute, dell'ambiente e del territorio, pongono limiti alle emissioni in atmosfera di policlorodibenzodiossina e policlorodibenzofurani. Essa, in particolare, individua l'ambito di applicazione e dei valori limite di emissione nell'atmosfera per i gas di scarico e detta disposizioni in materia di vigilanza e controllo, imponendo ai gestori degli impianti, fonte di emissione di detti gas, di elaborare un piano per il campionamento dei gas di scarico e di presentano all'Agenzia regionale per la protezione ambientale della Puglia (ARPA). I limiti massimi di emissione delle specifiche sostanze inquinanti previsti dalla norma regionale sono apparsi sensibilmente più bassi (0,4 nanogrammi a metro cubo) rispetto a quanto stabilito dalla normativa nazionale contenuta nel codice dell'Ambiente di 10 nanogrammi. Sulla base di tali norme, a partire dal 1o aprile del 2009, gli stabilimenti in esercizio, come quello dell'Ilva di Taranto, avrebbero dovuto abbattere le emissioni dal livello attuale fino a 2,5 nanogrammi al metro cubo. Le previsioni regionali sono apparse particolarmente problematiche in considerazione del fatto che l'imposizione di limiti così restrittivi in tempi brevi avrebbe comportato la probabile chiusura di impianti e stabilimenti produttivi, con la inevitabile perdita di numerosi posti di lavoro e quindi con un forte impatto sul tessuto economico e sociale della zona. Per tali ragioni è pervenuto un articolato esposto da parte dell'Ilva di Taranto. Dopo numerosi incontri di mediazione si è pervenuti a un accordo che ha posto le basi per la modifica di alcune parti della legge regionale che consentono di calcolare il valore delle emissioni su base annuale attraverso una procedura basata su almeno tre campagne di misurazione annuale: il valore di emissione derivato da ciascuna campagna sarà ottenuto decurtandolo dell'incertezza pari al 35% del valore stesso. Entro la fine del 2009 l'Ilva, da una parte, ed il Ministero dell'Ambiente e l'Arpa regionale, dall'altra, produrranno uno studio di fattibilità congiunto sull'adeguamento del sito di Taranto ai valori d'emissione stabiliti dalla legge regionale.
Sulla base di detto Accordo, il Consiglio dei Ministri del 20 febbraio 2009 ha quindi deliberato la non impugnativa della legge regionale(Impresa mia).

sabato 28 febbraio 2009

Allo stremo gli allevatori del Tarantino: si attendono risposte urgenti dal governo

Questo che trovate qui sotto è il testo di un'interrogazione a risposta scritta indirizzata al Governo:

Allegato B

Seduta n. 112 del 12/1/2009

TESTO AGGIORNATO AL 15 GENNAIO 2009

Interrogazioni a risposta scritta:

FARINA COSCIONI, MAURIZIO TURCO, ZAMPARUTTI, BELTRANDI, BERNARDINI e MECACCI. -

Al Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro per i rapporti con le regioni. - Per sapere - premesso che:
il quotidiano Liberazione nella sua edizione del 2 gennaio 2009 ha pubblicato un lungo articolo della giornalista Angela Mauro, intitolato: «Diossina, abbattuti un migliaio di capi. Allo stremo gli allevatori del Tarantino.
Mattanza per l'inquinamento dell'Ilva, viaggio nella masseria della famiglia Fornaro: 504 tra pecore e capre finite al mattatoio»;
nel lungo articolo si riferisce che «i camini del gigante siderurgico dei Riva di Taranto diffondono da anni emissioni nocive "a ombrello": cioè su tutto il territorio circostante. Non solo morti sul lavoro, positivo ai controlli dell'Arpa il bestiame dell'area»;oltre al bestiame della famiglia Fornaro, «sono stati abbattuti altri 700 capi circa, individuati dalla procura di Taranto sulla base dei
test dell'ARPA sul latte e il grasso degli animali. È la prima volta che accade. E adesso i Fornaro e le altre due aziende più colpite (quelle dei Quaranta, 330 capi abbattuti, e quella degli Sperti, 130 capi) non sanno più che pesci prendere;
la famiglia Fornaro ha indirizzato al Ministro Fitto una lettera aperta nella quale si sostiene: «Vediamo un governo che prima contesta la realtà del problema relativizzando i dati raccolti dall'ARPA, poi si eclissa completamente, e oggi, usando il pretesto della crisi economica permette di porre in secondo piano la vita, la salute, il futuro e paradossalmente il lavoro, proprio quel lavoro che ci si vanta di preservare»
se quanto riferito nell'articolo corrisponda al vero;

in caso affermativo quali urgenti provvedimenti si intendano adottare;

che risposta intendano dare le istituzioni alla lettera aperta scritta dalla famiglia Fornaro qualche giorno prima di Natale.

(4-01995)

giovedì 12 febbraio 2009

Gli scheletri nell'armadio del PD

La Prestigiacomo attacca la Regione Puglia e difende l'Ilva. Ma non è sola! Dopo la "discesa" di Bersani, il leader PD finanziato dal Gruppo Riva, ecco un altro "scagnozzo" che appoggia il governo di centrodestra nella campagna di screditamento della Regione Puglia. Si tratta di Stefano Esposito, un torinese (anche se il nome lo collocherebbe più propriamente sotto le pendici del Vesuvio...) deputato del PD con un diploma magistrale. Da quanto apprendiamo sul suo conto in rete, appartiene all'ala affarista e industrialista del PD, che non risparmia attacchi ad una giunta regionale della quale il PD è parte sostanziale pur di guadagnare punti per sè e la sua "corrente" nei confronti delle lobby industriali. Sospendiamo il giudizio sulla serietà di un partito che contraddice e sbugiarda sè stesso e fa il gioco delle destre e vediamo chi è Stefano Esposito e cosa ha detto:

Nato a Moncalieri (TO) il 18/06/1969 , Grado di istruzione: Superiore (Magistrale) , Professione: Impiegato, Incarichi attuali: Deputato (Gruppo: PD); Consigliere Provincia Torino (Lista di elezione: PD); presidente C.d.A. SETA S.p.A.
(La Società SETA S.p.A. è stata costituita il 29 novembre 2002 per volontà dei Consorzi CATN e AISA facenti parte del Bacino 16, compresi nell'area di pianificazione Torino Sud-Est e dall'AMIAT S.p.A. SETA S.p.A. Rappresenta tra le aziende pubbliche del settore, una realtà aziendale consolidata, sia per fatturato che è stabilmente sui 36-38 milioni di €/anno, sia perchè il capitale investito netto ammonta a circa 37.000.000 di cui il 73%, ovvero 27.000.000 costituiti da immobilizzazioni...)

Esposito si è occupato anche di TAV:
Ciò che sta dietro il TAV assomiglia più agli affari di "Cosa nostra" che alla necessità di sviluppo di questo paese. In questa importante inchiesta di Gianni Barbacetto, pubblicata su Diario, si legge:
"A incassare, tanto per cominciare, sarà la Rocksoil della famiglia Lunardi, incaricata dei «sondaggi» (le prime trivellazioni) in Francia: così sarà ipocritamente aggirato il conflitto d’interessi del signor ministro delle Infrastrutture. In Italia incasserà la Cmc di Ravenna, già pronta a iniziare i «sondaggi» sul territorio nazionale. Con la Cmc, cooperativa rossa, la Grande Opera diventa bipartisan. Benedetta anche dai vertici dei Ds, da Piero Fassino in giù, fino all’uomo degli affari della Quercia a Torino, il molto attivo capogruppo alla Provincia Stefano Esposito. E benedetta malgrado la fiera opposizione dei diessini della Valsusa, sindaci compresi e con in testa Antonio Ferrentino, presidente della Comunità montana Bassa Valle di Susa. Ma, del resto, responsabile nazionale delle Infrastrutture per i Ds è quel Cesare De Piccoli che fu indagato e processato (e poi salvato dalla prescrizione) per aver incassato mazzette dalla Fiat, ai bei tempi di Tangentopoli, sui conti Accademia, Carassi, Linus..." (IMC Italia)

Si occupa di rifiuti, e nel periodo in cui c'era da individuare e localizzare il sito del termovalorizzatore zona nord è stato amministratore delegato di TRM (Trattamento Rifiuti Metropolitani). Attualmente è presidente di Seta S.p.a., società di gestione integrata dei rifiuti solidi urbani e assimilati, ed è impegnato nella localizzazione del secondo impianto della Provincia di Torino (wiki).

E cosa c'entra Esposito con Taranto? Lui lo sa, e noi lo sospettiamo... Ma ecco il suo contributo alla causa:

Fate presenti le vostre "legittime osservazioni" scrivendole a commento sul suo blog (http://www.stefanoesposito.net) o inviandole alla sua email (esposito_s@camera.it ) tramite Facebook (il nostro non esce sul motore di ricerca interno di Facebook, se volete trovarlo dovete cercare questo gruppo: SENATORE GHIGO NON DICA LE BUGIE!!, nella bacheca il quarto messaggio è stato scritto da lui!).

mercoledì 4 febbraio 2009

Il Governo fa orecchie da mercante...

In relazione all'interrogazione dell'on. Zazzera, ecco la risposta del Governo, passata in ocr.
Il Governo non fornisce i "rapporti di prova" delle analisi sulla diossina negli alimenti.
Tutte analisi che non hanno "trovato" diossina sopra i limiti di legge dal 2002 al 2007 negli alimenti di Taranto.
Il "giallo" rimane e si accresce in assenza della pubblicizzazione dei "rapporti di analisi" ossia dei certificati analitici con i dati sulla diossina. (A. Marescotti)

Risposta Scritta All'on. Zazzera

Comunicato stampa e interrogazione parlamentare

Alessandro Marescotti di Peacelink (e tutti noi con lui) si chiede come mai, a Taranto, le analisi sugli alimenti e i monitoraggi precedenti alle "scoperte" e "denunce" degli ambientalisti, erano sempre a posto? Mai un dato positivo, mai un allarme in 40 anni?
E oggi l'Onorevole Zazzera lo chiederà per noi al "ministro".
Interrogazione Zazzera

sabato 17 gennaio 2009

Vico fa un blitz per ingraziarsi gli operai?

Taranto - Il Governo risponde all’on. Vico: il presidio INAIL in ILVA viene confermato
(Puglialive) La risposta all’interrogazione presentata dall’onorevole Ludovico Vico da parte del Sottosegretario di Stato per il lavoro, la salute e le politiche sociali, Pasquale Viespoli, arriva solo in questi giorni.
Tema della domanda posta da VICO, assieme all’on. Bellanova, è relativo all'operatività del presidio sanitario all'interno dello stabilimento ILVA di Taranto, istituito per effetto della convenzione INAIL - impresa privata.
La struttura ambulatoriale che, dalla sua apertura ad oggi, ha permesso l'effettuazione di circa 7.500 visite, dice il sottosegretario Viespoli rispondendo a Vico, da subito si è caratterizzata quale utile strumento per decongestionare gli accertamenti medico-legali presso la Sede di Taranto.
L'ambulatorio ha garantito ad una popolazione complessiva di circa 18.000 lavoratori (fra Ilva e indotto), un'alternativa rispetto all'ambulatorio di primo soccorso di fabbrica con positivi effetti sotto il profilo della tutela della loro integrità fisica.
Aggiunge VICO che tale iniziativa, ha inciso senz'altro nel dare riscontri positivi sul fenomeno della riduzione degli eventi infortunistici all'interno dello stabilimento, ma sulla questione posta in merito alla attuale situazione di criticità in ordine al funzionamento dell'ambulatorio, posta dal parlamentare tarantino, il sottosegretario ha assicurato che la Direzione regionale dell'istituto, attraverso la rotazione presso l'ambulatorio INAIL dell'ILVA di personale infermieristico della propria Sede di Taranto, hanno consentito, a decorrere dal, 14 gennaio, la ripresa dell'operatività dell'ambulatorio stesso.
Ludovico VICO si dichiara totalmente soddisfatto della risposta del rappresentante del Governo. Ritiene, infatti, che le soluzioni organizzative predisposte dalla Direzione regionale dell'Inail siano idonee a garantire il rispetto della convenzione siglata tra Inail e Ilva Spa di Taranto, assicurando il mantenimento di un importante presidio sanitario sui luoghi di lavoro, nei termini previsti dal predetto accordo.