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sabato 29 ottobre 2011

FOSSE VERO!!!

Uso di acqua potabile all'Ilva, tariffe quintuplicate per lo spreco
Scatta la linea dura dopo i tentativi falliti con l'acciaieria di Taranto per l'utilizzo di fonti di approvvigionamento alternative. Sconto per i contadini

Uso di acqua potabile all'Ilva tariffe quintuplicate per lo spreco Lo stabilimento Ilva di Taranto
Ilva con le spalle al muro. Sarà costretta a pagare di più, molto di più, per l'acqua potabile che da sempre continua a consumare perché l'acciaio sia raffreddato. La "revisione del modello tariffario" stabilita dall'assessore della giunta Vendola Fabiano Amati d'intesa col governatore della Basilicata Vito De Filippo, scatterà a partire dal 2012, quando l'aumento sarà del 250 per cento; per il 2013, del 400 per cento; il rialzo del 2014, toccherà quota 500 per cento. A conti fatti, la più grande azienda siderurgica d'Europa dovrà tirare fuori dalla tasca nei prossimi tre anni tra i 6 e i 12 milioni di euro. Come stanno le cose, invece, versa nelle casse lucane per il prelievo di 250 litri al secondo dall'invaso del Sinni, circa 2 milioni 500mila euro.
Amati spiega così il pugno di ferro: "La mia priorità è dare da bere ai pugliesi. Ecco perché recuperare 250 litri al secondo non è come svuotare il mare con un cucchiaio. Parliamo piuttosto, di una vera e propria valanga d'acqua che sarebbe custodita all'interno della diga Pappadai tirata su nel Tarantino e per la cui realizzazione abbiamo investito diversi miliardi, ma che rischia di diventare la classica cattedrale nel deserto". Sì, insomma, ancora non funziona perché il negoziato con il gruppo Riva segna il passo e, alla fine, si arena.
Era da un paio d'anni che Amati tentava di fare scendere a patti il colosso della siderurgia. Tutto inutile. Dal quartier generale dei Riva
a Taranto, avevano fatto sapere che si trattava di una buona idea. Ma niente di più. L'assessore racconta: "Avevamo proposto ad Ilva di utilizzare il GennariniBellavista, un depuratore che avremmo realizzato a spese della collettività nel capoluogo ionico e che sarebbe stato affidato alle cure di Acquedotto pugliese. La stessa Ilva tuttavia, si sarebbe fatta carico di provvedere ai costi di gestione dell'impianto adoperato per il "riciclo" dell'acqua. In questo caso avrebbero sostenuto un esborso di poco superiore al milione di euro".
Fra lettere formali e chiacchiericci, la trattativa va avanti dal mese di ottobre del 2010. Ieri, la spallata: il comitato di coordinamento per l'accordo PugliaBasilicata, a Potenza decide il giro di vite. Risultato: s'impenna alle stelle il prezzo dell'oro blu, ma solo quello destinato all'uso industriale; cala quello per l'uso agricolo, meno 25 per cento.
Amati non ha dubbi: "Andiamo verso un governo più sostenibile delle risorse idriche soprattutto attraverso azioni di riduzione degli sprechi e dei consumi, senza dimenticare le questioni legate al recupero e al riuso. Quanto alla componente industriale che appare penalizzata, speriamo che il ritocco di questo tributo stimoli il ricorso a fonti di approvvigionamento alternative quali il riutilizzo delle acque reflue affinate". (Repubblica Bari)

martedì 24 febbraio 2009

Giù le mani dalla nostra acqua!

Comunicato Stampa del Comitato Promotore Pugliese “Acqua Bene Comune”

In riferimento al punto terzo all’o.d.g del Consiglio regionale del 25 febbraio inerente il dibattito sull’informativa del Governo regionale sulla gestione dell’Acquedotto pugliese e la mozione Maniglio del 20/01/2009 “Ristrutturazione dell’attuale assetto proprietario” che, fra l’altro, contempla l’entrata di un socio privato e, in riferimento all’Ente Irrigazione, prevede un suo definitivo superamento in favore di una società partecipata dalle Regioni e dallo Stato.
Si fa presente al Consigliere Maniglio e alla cittadinanza che: ­ la forma della Società per Azioni, dovunque applicata, ha aumentato le tariffe e peggiorato il servizio; non ha garantito il risparmio idrico e condizioni di lavoro dignitose poiché, come tutte le imprese regolate dal diritto privato, ha come obiettivo il profitto. Non esiste alcuna impresa di diritto privato che non abbia avuto i comportamenti di cui sopra. Da qui consegue che nessuna impresa privata è in grado di garantire il diritto inalienabile all'acqua potabile.

Diverse amministrazioni fra cui anche quelle governate da giunte di centro sinistra e governate, dunque, dal PD (fra cui anche il Comune di Bari e il Sindaco Emiliano che del PD Puglia è segretario) hanno sottoscritto con delibera la legge di iniziativa popolare che prevede la RIPUBBLICIZZAZIONE DEI SERVIZI IDRICI, ovvero la TRASFORMAZIONE di tutte le SpA in Enti di Diritto Pubblico (Aziende Speciali,...) a partecipazione sociale. Senza contare le numerose e diverse giunte (fra cui anche quelle PD) che fanno parte del Coordinamento pugliese per la Ripubblicizzazione dei Servizi Idrici (che oggi comprende 41 Enti Locali, fra cui le Province di Bari e Lecce, i Comuni di Bari e Foggia).­
Non ha senso, neanche semantico, parlare (come fa il Consigliere Maniglio) della "tutela e valorizzazione dell'acqua come bene comune" e poi affidare la gestione a privati....Se l'ACQUA E' UN BENE COMUNE, questo significa che deve essere gestita da enti "COMUNI" (cioè pubblici, con partecipazione sociale), nell'interesse COMUNE e non PRIVATO...altrimenti è una contraddizione in termini, ovvero una presa in giro. Inoltre, una SPA non è considerata dal nostro ordinamento un "soggetto pubblico" (come lui sostiene) e pertanto non può garantire "il carattere pubblico e inalienabile della risorsa acqua".
­ Con specifico riferimento al secondo punto, al posto di impegnare "con ogni tempestività il Governo nazionale, di intesa con la Regione Basilicata, sulla necessità di provvedere al definitivo superamento dell'Ente Irrigazione - Ente pubblico statale in favore della società partecipata dalle Regioni" (ovvero SpA), e di "avviare un confronto con il governo nazionale in riferimento ai regolamenti di attuazione dell'art. 23 bis della L. 133/2008", si dovrebbe pensare, piuttosto, di chiedere l'IMPEGNO della Regione a presentare alla Corte Costituzionale un ricorso di incostituzionalità contro l'art. 23 bis della L. 133/2008 che definisce i servizi idrici, come tutti gli altri servizi pubblici locali, di rilevanza economica. Si ricorda che in questo senso hanno già agito tre regioni (Liguria, Piemonte ed Emilia Romagna).
Per approfondimento: Nel testo della mozione, il Consigliere Maniglio definisce gli aumenti di tariffa "IMPROPRI". A tale riguardo si evidenzia che tali aumenti sono determinati proprio dall'attuale forma giuridica dell'acquedotto, ovvero SpA. Infatti, alle società per azioni (e non agli enti di diritto pubblico) viene applicato il criterio del Full Recovery Cost (per quanto riguarda l'Italia, previsto dalla Legge "Galli") che prevede, per l'appunto, che sulla tariffa sia applicato oltre al costo dei servizi, anche quelli per gli investimenti e la remunerazione del capitale. Questo spiega, in parte, anche perché l'Ing. Monteforte (amministratore unico di AQP) abbia potuto minacciare di bloccare gli investimenti a fronte di un mancato aumento delle tariffe (anche se nell'ultima settimana, sembra abbia raggiunto un accordo con l'ATO)

lunedì 26 gennaio 2009

Rassegna stampa

Una lite infinita quella per il diritto all'acqua ed alla gestione di un bene primario che sia fatta nell'interesse esclusivo dei cittadini e non del profitto privato!
Un dubbio riguardo alle entusiastiche analisi dell'assessore Introna: quale dovrebbe essere questa presunta ricchezza che proviene dai rifiuti? e che c'entra con l'acqua?
Resta sempre aperta la questione rifiuti e cogliamo l'occasione per dare comunicazione di un interessante saggio sulla pubblica amministrazione e sul suo "servizio per il cittadino".





martedì 17 giugno 2008

Acqua alla romana

La Puglia annaspa per la siccità e a Roma si "affogano" le erbette dell'Ara Pacis con l'acqua potabile!