martedì 30 settembre 2008

Workshop ambientale a Bari: IL CASO TARANTO


“Il caso Taranto: tra sanita’ e ambiente”. E’ il tema del workshop che si terra’ venerdi’ 3 ottobre, alle 13, presso la Sala Olmo nel Padiglione 10 della Fiera del Levante, nell’ambito del 43^ Congresso Nazionale della Societa’ Italiana di Igiene, Medicina Preventiva e Sanita’ Pubblica (Siti), in programma dal 1 al 4 ottobre. L’incontro, organizzato da Arpa Puglia e Asl di Taranto, sara’ articolato da una serie di relazioni incentrate sull’inquinamento nella citta’ ionica, l’accordo di programma per l’area industriale e la formazione degli operatori dell’ambiente. Per l’Arpa, Roberto Primerano relazionera’ su “I dati ambientali di Taranto e l’Accordo di programma per l’Area industriale di Taranto e Statte”, Aldo Minerba dell’Asl di Taranto parlera’ su “L’impatto sulla salute dell’inquinamento ambientale”, il punto su “La formazione degli operatori dell’ambiente e della sanita’: il corso di laurea in TPA” sara’ affidato a Marina Musti dell’Universita’ degli Studi di Bari. Le conclusioni saranno curate dal direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato. Introdurra’ il workshop, Massimo Blonda, direttore scientifico dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale, che inoltre moderera’ l’incontro con Michele Conversano, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl di Taranto. (AGI)

Fotovoltaico tra la Spagna e Lizzano...


Gamesa Solar, una delle prime aziende spagnole nel settore dell'energia solare, annuncia la sua presenza al prossimo PV Rome Mediterranean 2008, la fiera sulle Energie Rinnovabili in programma dall'1 al 4 ottobre a Roma, con nuove importanti realizzazioni.
In Italia investimenti per 600 milioni di euro annunciati per i prossimi quattro anni, con l'obiettivo di realizzare 400 MW di impianti fotovoltaici, dei quali due terzi saranno forniture chiavi in mano e un terzo di proprietà del gruppo. Una parte importante dell'investimento, circa 400 milioni di euro, coinvolgerà il sud Italia. Cresce infatti l'interesse del Gruppo per il nostro Paese e per la Puglia in particolare, dove stanno iniziando i lavori di costruzione dei due impianti Masseria Rossa, nel comune di Lizzano, in provincia di Taranto.
Si tratta di impianti a terra con strutture fisse che non necessitano di plinti di fondazione, riducendo così al minimo l'impatto sul terreno. Gli impianti sono realizzati con moduli fotovoltaici in silicio policristallino e svilupperanno rispettivamente 1000kWp e 650 kWp di potenza nominale. In uno dei due impianti Masseria Rossa, 100 kW saranno realizzati attraverso l'utilizzo di moduli in amorfo, tecnologia sulla quale il Gruppo prevede di investire per le prossime installazioni.

Puglia. Gara di raccolta differenziata della carta


Per un mese, a partire dal primo ottobre, le città pugliesi capoluogo di provincia saranno in competizione nella raccolta differenziata della carta. L'iniziativa è organizzata da Comieco (Consorzio Nazionale per il recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica) e dalla Regione Puglia con lo scopo di sensibilizzare i cittadini alla raccolta differenziata di carta e cartone.

L'iniziativa è stata presentata in un incontro con i giornalisti dal presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, dall’assessore regionale all’ecologia, Michele Losappio, da Roberto Dimolfetta per Comieco e da alcuni assessori dei Comuni che parteciperanno alla gara.

La Puglia nel 2007 con una raccolta media procapite di 25,3 kg è stata la migliore regione del Sud “ma c'è ancora molto da fare – è stato detto – per raggiungere la media nazionale di 44,7 kg per abitante”.

L’incremento delle quantità raccolte e riciclate nel mese di gara porterà premi in denaro: 25.000 euro per il primo classificato da destinare all’attuazione di iniziative riguardanti la produzione dei rifiuti. Il secondo e il terzo classificato vinceranno rispettivamente 5.000 euro e 300 salvacarta.

Nel 2007 Bari ha raccolto 54,9 kg/ab., Foggia 33,6 kg/ab, Lecce 41,8 kg/ab, e Taranto 21,0 kg/ab.

“Occorre - ha detto Vendola - una grande capacità di corresponsabilizzazione: solo mettendo insieme tutti gli attori politico-amministrativi, il sistema delle imprese, i cittadini, quella dei rifiuti è una battaglia che si può vincere”.
“Io – ha detto Losappio – farò il tifo per Taranto, essendo una città così malmessa in questo settore, se riuscisse a vincere questa gara sarebbe una grande cosa”.

“La Puglia – è stato detto dai rappresentanti di Comieco – detiene il primato della raccolta di carta e cartone al Sud, però rispetto allo scorso anno il trend non cresce perchè si registra un decremento nelle province di Brindisi e di Lecce”.

All’incontro erano presenti, tra gli altri, gli assessori all’Ambiente del Comune di Lecce, Gianni Garrisi, e del Comune di Bari, Maria Maugeri.
Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Rassegna


Ecco la verità che già avevamo denunciato sulle "agevolazioni" agli stabilimenti balneari. Addio alle spiagge! Grazie agli inciuci di giunta Vendola ha cancellato il futuro delle poche coste ancora intatte!








Fonti rinnovabili e rinnovo delle fonti mafiose









Telenovela Rigassificatore di Brindisi. Altro episodio. Antonino si è sbagliato!
(qualcuno disse che se Raul Gardini avesse atteso il processo prima di spararsi... oggi vivrebbe felice e spensierato in Yacht o al Parlamento...)









A proposito di Grande Salento...

Adotta Tarantino!

E se cominciassimo a farci adottare anche noi...?



Adottamy di Parmadaily.it in collaborazione con Amicicani.com per fare adottare i cani di Parma e gli animali bisognosi in generale.

Razza: Meticcia
Colore: Bianco, Marrone e Nero
Taglia: Media
Sesso: Maschio
Età: 5 mesi

Tarantino ha fatto tanta strada. E' uno dei cani provenienti da taranto, 900 km per arrivare in un piccolo box dimenticato dal mondo.
Eh sì, ora in canile ci sono anche gli sfortunati cani di Taranto... ma non so fino a che punto stiano meglio in questo canile... Tarantino è un cucciolotto di circa 5 mesi di taglia media. Spaventato... come tutti.
Ho la sensazione che se nessuno poserà gli occhi su di lui marcirà in canile per il resto dei suoi anni.
Ha ancora tutta la vita davanti a sè, non sa niente della vita, fino ad ora ha provato solo la reclusione.
Ha bisogno urgente di una adozione.

lunedì 29 settembre 2008

Apprezzamento per l'ARPA

Un gruppo di Professori Universitari e Ricercatori italiani ha pubblicamente espresso apprezzamento e solidarietà al Direttore dell'ARPA Prof. Assennatoper la sua opera di analisi e denuncia delle criticità dell'area tarantina.
Ecco il testo integrale della lettera.

PS. Non vedo la firma dell'esimio prof. Federico Pirro... Chissà...

A:
Prof. Giorgio Assennato
Direttore Generale ARPA Puglia
E p.c.
On. Dott.ssa Stefania Prestigiacomo
Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del
Mare.
Ing. Bruno Agricola
Direttore Generale della Salvaguardia Ambientale del
MATTM
A chi di interesse

Oggetto: lettera aperta al D.G: Arpa Puglia su AIA Taranto Statte

Egr. Prof. Assennato,
Come ricercatori pubblici impegnati per i valori della tutela dell'ambiente e della salute, vogliamo comunicarle il nostro vivo apprezzamento per la posizione da lei assunta con la nota del 16.09.2008, pubblicata sul sito di ARPA Puglia.
In questa nota vediamo infatti come il lavoro suo e dei suoi collaboratori sia chiaramente finalizzato a ripristinare a Taranto condizioni di sicurezza e legalità in questo campo.
Siamo stupiti per la censura da voi ricevuta in merito all'impegno nel programma di stesura delle AIA per l'area industriale di Statte e Taranto.
E' evidente che hanno fatto comodo gli "storici ritardi" nella realizzazione di un'Agenzia di Prevenzione e Protezione dell'Ambiente; ritardi che hanno provocato danni evidenti per la salute delle persone. Attualmente, invece, l’agenzia appare capace di "indicare" e non solo di eseguire.
Ci auguriamo che le pervengano altre espressioni di solidarietà a sostegno delle capacità dell'agenzia di modificare questi ritardi non più sopportabili.

Cordiali saluti
25 settembre 2008
Marco Cervino, ricercatore CNR-ISAC, Bologna
Nicola Armaroli, ricercatore CNR-ISOF Bologna
Marco Bittelli, ricercatore Università di Bologna
Maurizio Caselli, professore ordinario Università di Bari
Gianluigi de Gennaro, ricercatore Università di Bari
Luca Gasperini, ricercatore CNR-ISMAR, Bologna
Emilio A.L. Gianicolo, ricercatore CNR-IFC, Lecce
Cristina Mangia, ricercatrice CNR-ISAC, Lecce
Pierluigi Musarò, ricercatore Università di Bologna
Maurizio Portaluri, primario ospedaliero di radioterapia, Brindisi

Moria di pesci nel fiume Patemisco presso Taranto

Lo sappiamo soltanto oggi...
Queste sono le garanzie di informazione e sicurezza per i cittadini!

Nei giorni scorsi gli uomini del Corpo Forestale dello Stato appartenenti alla Postazione Fissa di Ginosa Bis a seguito di una segnalazione di un cittadino hanno rilevato la presenza di numerosi pesci morti che galleggiavano nelle acque del fiume Patemisco nelle campagne di Massafra.
La Forestale con l’ausilio dei medici veterinari della ASL di Mottola ha provveduto al prelevamento di alcuni esemplari di pesci morti e di alcuni campioni di acqua. I campioni sono stati prontamente inviati all’ARPA di Taranto per procedere alle analisi chimiche e batteriologiche del caso.
Nei prossimi giorni saranno portati a conoscenza gli esiti degli esami chimici effettuati alle acque del fiume Patemisco.
Si tratta per la gran parte di esemplari appartenenti alla specie dei muggini (cefali).
Il fiume e’ spesso meta di pescatori occasionali che piu’ o meno ignari dello stato di inquinamento delle acque in cui nuotano i pesci possono sicuramente mettere a repentaglio la loro salute e quella dei consumatori del loro pescato. (AGI)

Siamo sempre nella lista radioattiva. Per non dimenticare

Ogni tanto, nella stampa nazionale, compare un altro primato tarentino... Insieme a Palermo siamo la DISCARICA DI RIFIUTI RADIOATTIVI DI TUTTO IL CENTROSUD ITALIA!
Da qualche parte si stanno dando da fare ad affrontare e risolvere il problema. Qui... ci pensa Nino D'Angelo!

La Regione Molise, la Protezione civile e il ministero dell’Ambiente si sono attivati infine per rimuovere i fusti radioattivi presenti a Castelmauro in provincia di Campobasso. Si sta dunque per scrivere la parola fine ad una vicenda che si protrae dal 1979 e che riguarda il deposito di 1833 fusti contenenti rifiuti radioattivi solidi e liquidi di provenienza ospedaliera e solo in piccola parte derivanti da impieghi industriali. Fusti sopravvissuti alla persona incaricata della loro sorveglianza e cioè l’ex titolare del Centro applicazioni nucleari e controlli (Canrc) deceduto un anno fa. I materiali sono oggi depositati nell’edificio di via Palazzo n. 6 e in altri tre locali satelliti adiacenti in pieno centro abitato a Castelmauro. La vicenda come detto si protrae da decenni anche se un anno fa si era arrivati vicini alla soluzione dopo che una conferenza di servizi aveva addirittura individuato tre società abilitate e disposte ad eseguire le operazioni (Campoverde srl, Protex Italia Spa e Nucleco). Poi il silenzio e più nulla. Di qui la denuncia del congiunto dell’ex titolare del Canrc. Il caso di Castelmauro è forse il più drammatico rispetto alla questione della gestione dei rifiuti radioattivi. Secondo quanto riferiva al Parlamento nel 2004 l’allora ministro dell’Ambiente Altero Matteoli sarebbero 120 i depositi temporanei sul territorio nazionale, circa 25 mila metri cubi di rifiuti già accumulati e che crescono al ritmo di 500 tonnellate l’anno provenienti da ospedali, industrie e laboratori di ricerca: rifiuti radioattivi sono presenti per esempio a Palermo (deposito Sicurad e reattore Agn), Taranto (Cemerad), Forlì (Protex), Bologna (Reattore Rb3), Padova (reattore Sm-1), Udine (deposito Crad), Pavia (deposito Controlsinic e reattore Lena), Milano (deposito Campoverde e reattore Cesnef), Como (deposito Gammaton e Gammadiagnostic), Varese (centro di ricerca di Ispra che comprende due reattori, due depositi e due laboratori nucleari). A San Pietro a Grado (Pisa) un’area di 470 ettari è stata adibita dalle forze armate fin dagli anni ’50 alla sperimentazione di tecnologie nucleari: recentemente il ministero della Difesa ha pubblicato in Gazzetta ufficiale un bando per il “decommissioning” di questo impianto ma i rifiuti nucleari sono stati stoccati all’interno di fusti di cemento depositati all’aperto in attesa della costruzione di un nuovo capannone. La stessa soluzione, sempre a causa della mancanza di un deposito unico in cui far confluire le scorie nucleari prodotte sul suolo nazionale, venne adottata in passato anche all’ex Enichem di Porto Marghera e all’Alfa Acciai di Brescia. Anche per le acciaierie Beltrame di Vicenza, colpite dall’incidente del 13 gennaio 2004 in cui finirono nel ciclo di lavorazione alcuni bidoni di cesio, il piano di bonifica predisposto dalla Nucleco, la società incaricata dall’azienda di verificare il livello di contaminazione prodotto dall’allarme scattato all’interno delle acciaierie, prevede infatti la costruzione sul posto di un capannone destinato ad accogliere, in mancanza di un deposito nucleare di rilievo nazionale, il residuo delle polveri contaminate a seguito dell’incidente.
Fonte: L'Opinione.it

POTERI OCCULTI E ILVA!

Scuole al veleno, spariti i video

Crotone, erano nel fascicolo del pm

C'è un giallo nell'indagine sulle scuole costruite con veleni a Crotone: sono spariti i video che documentavano lo smaltimento delle scorie tossiche della Pertusola utilizzate per costruire anche strutture pubbliche. Gli inquirenti sostengono che una delle due videocassette è sparita dagli archivi, mentre l'altra è stata cancellata e mostra solo fotogrammi bianchi. "Ho aperto un fascicolo sulla sparizione", ha detto il titolare dell'inchiesta.

Il pm Pierpaolo Bruni spiega, in un'intervista al Corriere della Sera, che le immagini mostrano come gli operai delle imprese Crotonscavi e Ciampà miscelavano i rifiuti tossici sotterrandoli poi nei cantieri. L'attenzione dei Nisa (Nucleo investigativo sanità e ambiente) già nel 1999 si era soffermata su un materiale scuro e granuloso che nulla aveva a che fare con la malta cementizia. Si trattava di cubilot, scarto della Pertusola, e loppa d'altoforno provenienti dalla Ilva di Taranto.

Sostanze simili sono state trovate dai periti della Procura nei 18 siti sequestrati (scuole, porto, ville e strade) tutti realizzati dalle due imprese finite sotto inchiesta. Secondo gli inquirenti le scorie potrebbero essere state gettate anche in mare.

Fonte: TGcom

E' nato il collettivo studentesco a Taranto


dal sito Collettivo Studentesco LiberaMente

Il Collettivo Studentesco LiberaMente è un movimento formato da studenti e studentesse di Taranto e provincia provenienti dai diversi istituti superiori della città.
Questa esperienza nasce dall'esigenza di riappropriarci dei nostri spazi di confronto, socialità e aggregazione e di liberare le nostre idee, partendo dall'interno delle scuole. Siamo stanchi di essere solo spettatori di tutto ciò che avviene nella nostra società e in particolar modo in una città difficile e problematica come la nostra.
Il nostro obiettivo è quello di organizzarci per creare un movimento studentesco che ci liberi dall'apatia che caratterizza la nostra generazione e per rispondere ad una società che ci crede e ci vuole dormienti ed omologati.
Il collettivo non ha nessun riferimento partitico ma si riconosce nei valori dell'uguaglianza sociale, dell'antirazzismo e della partecipazione.
In un periodo come quello attuale, in cui la scuola è in difficoltà, a causa anche della nuova riforma Gelmini che appare più che mai anacronistica e volta allo smantellamento della pubblica istruzione in favore delle scuole private e dei suoi interessi prettamente economici, ci sembra fondamentale iniziare un percorso nuovo, condiviso e forte per ribadire e sostenere quei diritti fondamentali che la scuola dovrebbe riconoscere a tutti noi studenti e alle nostre famiglie.

Per tutti gli studenti e studentesse che volessero partecipare, il collettivo si riunisce ogni sabato al Cloro Rosso dalle 17.00.

domenica 28 settembre 2008

Degrado e inquinamento a prova di ciak!

«Mare piccolo» di Alessandro di Robilant è un racconto di dolore, amore e speranza nella città «dei due mari»: Taranto


ROMA – Partono domani a Taranto, le riprese di Mare piccolo di Alessandro di Robilant, un racconto di dolore amore e speranza nella città «dei due mari»: Taranto. Prodotto da Marco Donati per Overlook Production e Rai Cinema, con la partecipazione di Apulia Film Commission, Provincia di Taranto, Comune di Taranto, Taranto Film Commission e scritto da Andrea Cotti e Leonardo Fasoli, a partire dal libro «Stupido» scritto dallo stesso Cotti, il film è interamente ambientato a Taranto (sei le settimane di lavorazione), nel quartiere Paolo VI, zona sud della città, stretto tra la sagoma velenosa dell’Ilva e il profilo del Mare Piccolo.

Strade dissestate, bus che non passano mai, case prefabbricate. Inutile cercare librerie, farmacie, centri commerciali, negozi: non c'è niente, e quel poco che c'è – bar, alimentari, officine meccaniche – è abusivo e illegale. Qui, in questo quartiere al limite, vive Tiziano (l'esordiente Giulio Beranek). Anche lui è un ragazzino al limite. A scuola ci va poco e male, ha una famiglia piena di problemi, fa lavoretti per il boss locale Tonio (il tarantino Michele Riondino, tra gli interpreti de Il passato è una terra straniera di Daniele Vicari, che sarà presentato al Festival Internazionale del Film di Roma), e sogna soltanto di andarsene via. Per lui il futuro sembra segnato, ancora di più quando finisce al carcere minorile. Ma Tiziano non è solo: ci sono la guardia carceraria (Giorgio Colangeli, David per L’aria salata), la professoressa d’italiano (Valentina Carnelutti, Caos Calmo e Tutta la vita davanti), la sua ragazza (Selenia Orzella), Lucia, la sua sorellina e sua madre (Anna Ferruzzo). Nessuno, neanche il padre Franco apparentemente lontano e ostile (Nicola Rignanese), è disposto a rinunciare, tutti vogliono credere che Tiziano abbia una possibilità. questa umanità dolente, buffa e contraddittoria che cercherà di salvarlo.

Per Alessandro di Robilant (già in concorso a Locarno con Il nodo alla cravatta e premiato poi alla Berlinale per Il giudice ragazzino), Mare piccolo è il ritorno al cinema a cinque anni da 'Per semprè e dopo il tv-movie 'L'uomo della carità – Don Luigi di Liegro': «Ho scelto di fare questo film perchè ho a cuore le storie a sfondo sociale, che si occupano dei dimenticati», spiega il regista, «e Taranto è una città dimenticata, profondamente ferita, con una realtà lavorativa drammatica: l’unica possibilità d’impiego sono le acciaierie dell’Ilva , da cui si esce quasi sempre gravemente malati. Ciò nonostante ho trovato nel quartiere Paolo VI un’umanità inaspettatamente piena di vita e di solidarietà, e ho incontrato una gioventù che, se solo gli fosse data una possibilità, potrebbe eccellere in qualsiasi campo. Ho trovato educatori che malgrado le enormi difficoltà in cui si trovano ad operare, dovendo sostituirsi a famiglia e società, non lascerebbero quel quartiere per nulla al mondo. Con questo film cerco di rendere giustizia alla qualità della gente che vive una realtà in cui è necessaria una volontà di ferro per mantenere viva la speranza di una vita migliore, di un futuro dignitoso».

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno

Datato ma attualissimo!


La mela di Biancaneve

Piombo, arsenico, mercurio, rame... Panorama ha fatto la spesa in quattro negozi e quattro supermercati. Scoprendo in laboratorio che frutta e verdura, spesso, sono inquinate.
di Giorgio Sturlese Tosi, Panorama 6/8/2005


Insalata mista con arsenico e piombo oppure una macedonia di frutta al mercurio, rame e cadmio? Può anche succedere se è vero, come Panorama ha potuto riscontrare, che in alcuni punti vendita di Milano frutta e verdura sono inquinate.
L'indagine è stata effettuata in quattro negozi di altrettante zone della città e ripetuta, a distanza di due anni, negli stessi esercizi e in altrettanti supermercati. In tutte e due le fasi, dal laboratorio di analisi a cui Panorama si è rivolto dopo aver fatto la spesa è arrivata la stessa risposta: dare un morso a una mela matura può farci ingerire sostanze tossiche. Anche se sull'etichetta c'è il simbolo «bio», che per tutti suona come sinonimo di sano e naturale.

Arsenico, mercurio, cadmio, piombo, rame, zinco sono stati trovati sulla superficie della frutta, dei pomodori e sull'insalata, spesso in quantità superiori a quelle che gli esperti definiscono tollerabili per l'organismo umano. Per alcune di queste sostanze non esistono limiti di legge ufficiali perché non è mai stata svolta una ricerca del genere sui prodotti ortofrutticoli destinati al consumo domestico. Poche regole e controlli efficaci basterebbero a tranquillizzare il consumatore, ma su questo fronte in Italia c'è un vuoto normativo.

Continua

Da Chiaiano

Rifiuti, riesplode la tensione a Chiaiano

"Siamo stati aggrediti"
. Sulla strada i cassonetti della spazzatura sono stati rovesciati e dati alle fiamme. Tutta la zona intorno alle ex cave è blindata da un nugolo di agenti in abbigliamento antisommossa. "Siamo stati aggrediti", hanno denunciato i manifestanti. "Il nostro tentativo di entrare nel sito era un gesto simbolico per riaffermare il nostro no alla discarica", ma il commissario straordinario per i rifiuti Guido Bertolaso non lo ha permesso: "E' un'area di interesse nazionale presidiata dall'Esercito. Non può essere visitata".

"La lotta continuerà". Dopo una lunga assemblea spontanea davanti ai cancelli della discarica, i manifestanti hanno abbandonato la strada ma "la lotta continuerà. Nei prossimi giorni - hanno minacciato i leader della protesta - faremo di tutto per impedire l'ingresso dei camion carichi di immondizia".

Migliaia in corteo. In quattromila - c'è chi dice anche cinquemila - hanno raggiunto la futura discarica attraversando il paese scandendo slogan e mostrando cartelli di protesta: "Basta discariche e inceneritori", era scritto su un manifesto. "Bassolino, Bertolaso, Berlusconi: stop alle stragi di innocenti".

"E' una giornata di lutto". Alla manifestazione, denominata Jatevenne Day hanno partecipato anche donne, bambini, anziani accanto ai politici locali e a rappresentanti del movimento No Dal Molin. Il sindaco di Marano Salvatore Perrotta ha sfilato in corteo trascinando in segno di lutto una croce di legno legata ad un drappo nero: "E' un segno di lutto. Con la discarica, la comunità subirà un grave danno allo sviluppo economico".

"La discarica troppo vicina alle case". I comitati cittadini si sono sempre opposti alla discarica che ospiterà 700 mila tonnellate di rifiuti. "Troppo vicina alle case e all'ospedale", denunciano. "Vogliamo tutelare la salute" e difendere la Campania da un piano che prevede oltre dieci discariche e quattro inceneritori. "Questo piano - ripetono da tempo - serve solo ad arricchire il connubio di speculatori, burocrati, ecomafie".
(27 settembre 2008)

Da Repubblica.it

sabato 27 settembre 2008

Funziona?

Una nuova tecnologia canadese, la plasmogasificazione, promette di trasformare i rifiuti solidi urbani in energia elettrica, materiale da costruzione, metalli riciclabili, acqua e fertilizzanti. Il tutto con emissioni zero in atmosfera e solo lo 0,1 % di scarti (in termini di peso) contenente metalli pesanti da destinare in discariche speciali.
Sarà vero?

Certo non è lo zero waste che auspichiamo ma arrivare allo 0,1% di ciò che ora buttiamo in discarica è già un enorme passo avanti rispetto alle tecnologie antidiluviane (gli inceneritori) che i nostri miopi amministratori vogliono costruire in Italia e resuscitare a Taranto.
Guardate il sito della società che ha brevettato questa tecnologia e che sta esportando già in diversi paesi del mondo:


http://www.plascoenergygroup.com/?Technology_Overview

venerdì 26 settembre 2008

La città vecchia è viva!


Processione di S. Cosimo e Damiano. 26 settembre 2008


Dedicata ai nostri concittadini che con la loro tenacia tengono viva la storia autentica e il colore di questa città.

Fai sentire la tua voce per Taranto!





FIRMA L'APPELLO PER TARANTO

È online sul sito dell'AIL di Taranto
(Associazione contro le Leucemie, i Linfomi e il Mieloma)
l'appello rivolto alle Istituzioni locali e nazionali
volto a sensibilizzare le stesse sull'emergenza ambientale che la Città sta vivendo.

NON LASCIAMO MORIRE TARANTO DI CANCRO

Firma e fai firmare l'Appello per Taranto!

AIL sezione TARANTO
Copyright © 2008 - Tutti i diritti riservati
Via De Cesare 3, 74100 Taranto | tel 099.4533289 / fax 099.4528821
email ail.taranto@ail.it | obiettivosalute@ail.taranto.it
credits

Memoria corta e lingua lunga...

A proposito di doroteismo ovvero la politica lontana dai cittadini che pensa a se' stessa (...e ai propri cari)

Vi ricordate la richiesta congiunta dei deputati Ludovico Vico (PD) e Pietro Franzoso (FI) in cui chiedevano al governo italiano di far ottenere all’ ILVA di Taranto una deroga agli impegni stabiliti con il Protocollo di Kyoto e quindi un aumento delle emissioni in aria delle quote di CO2?
Era il lontanissimo gennaio del 2007!
E oggi il PD manda a dire che Kyoto è sacra e che il governo non deve presentare alla Comunità Europea LA STESSA RICHIESTA fatta poco più di un anno fa dal suo deputato Ludovico Vico, con la sola differenza che il bene di Emilio Riva questa volta viene "spalmato" su tutti gli industriali italiani... (la CO2 invece viene comunque spalmata, insieme con tutti gli inquinanti annessi, su tutto il mondo!)
Ma PD sta per Partito Democratico o Doroteo? (si veda l'articolo riportato su questo Blog).
Vico, se ci sei, batti un colpo..
.



Un pò di Sales in zucca...

Negli ultimi giorni si è aperto un dibattito politico molto acceso che ha preso le mosse da un intervento di Isaia Sales, ex-consigliere economico di Bassolino, che ha tirato le somme del Bassolinismo al tramonto e ha disegnato uno scenario della politica italiana, soprattutto meridionale, che noi sottolineiamo da tempo.

L'ex consigliere economico del governatore: «È inutile negarlo, in quindici anni il centrosinistra non ha cambiato Napoli e la Regione»

Ed ecco un paio di interventi che hanno esteso le riflessioni di Sales alla realtà nostrana, tra analogie e differenze.
Invitiamo tutti a leggere queste righe perché riprendono, da un punto di vista autorevole e chiaro, tutte le critiche al comportamento generale dei politici che
vengono mosse da cittadini e associazioni.
Il doroteismo: la logica di potere, la partitocrazia, il clientelismo, il distacco profondo e insensibile dalla realtà territoriale...




Riparte l'Alitalia: grazie anche a tanti capitani coraggiosi che noi qui in Puglia conosciamo bene

Parola di Marco Travaglio, ieri al programma di Santoro. Ascoltate bene, molto bene, fino alla fine. Sono tante le sorprese!

"E Riva" - dichiara Travaglio - "per grazia ricevuta è entrato anche lui nella CAI"


Ma lasciamo lo spazio a Travaglio. Povera Italia e Alitalia!




Ma il Ministro Stefania Prestigiacomo subito risponde... Non sono il "Ministro della Diossina": speriamo non lo diventi!

L'articolo lo trovate on line nella gazzetta del Mezzogiorno: Alitalia, il caso Ilva secondo Travaglio.

Quel cockail esplosivo di scorie tossiche per costruire le scuole

L'operazione chiamata Black Mountain è partita grazie alla squadra mobile di Crotone, sotto le direttive della Procura di Crotone.
Dall'indagine emerge un quadro incredibilmente inquietante: per la realizzazione di alcune scuole sarebbe stato utilizzato una miscela di arsenico, zinco, piombo, indio, mercurio: una miscela di sostanze altamente nocive, ad alta incidenza tumori.
Gli istituti scolastici posti sotto sequestro, due scuole medie ed una elementare, fanno parte delle 18 aeree site tra i comuni di Crotone, Isola Capo Rizzuto e Cutro. Tra le persone iscritte nel registro degli indagati il legale rappresentante della Pertusola Sud, società del gruppo Eni.

Le scorie tossiche che avrebbero dovuto esserte stoccate in discarica speciale e controllata - secondo le indagini ancora in corso - sono state invece impiegate per la costruzione non solo di scuole, ma anche di strade, centri commerciali e abitazioni.

Il materiale proverebbe da una società la Pertusola Sud, del gruppo Eni, e sarebbe stato mescolato con polveri dell'Ilva di Taranto da imprese di costruzioni.

L'intenzione della Provincia di Crotone è quella ora di costiuitursi parte civile contro l'Eni.


La domanda quindi sorge spontanea: le nostrane imprese edili avranno anch'esse usato la stessa miscela esplosiva per costruire le nostre case, scuole, strade, edifici commerciali....?

E c'è da chiedersi: fino a dove possa spingersi la mente umana al fine di trarre solo e unicamente, cattivo e squallido profitto?

Se volete sapere di più, cliccate qui sotto:

Crotone, case e scuole costruite con rifiuti tossici: sette ...
Il Messaggero - 13 ore fa

CROTONE (25 settembre) - Scorie industriali altamente tossiche per 350mila tonnellate "riciclate" come materiale da costruzione: è il quadro da disastro ...
Crotone, scorie pericolose sotto piazzali scuole ANSA

CROTONE: OLIVERIO (PD), SITUAZIONE VERAMENTE ALLARMANTE ASCA - Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale

Crotone, scuole e abitazioni costruite con i rifiuti tossici: 7 ... La Stampa

La Repubblica - Agenzia Giornalistica Italia
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Iniziativa del Comune di Taranto

Perchè Statte, sappiate, non è solo Ilva e diossina. Statte è anche storia, natura e cultura.


Giornate del Patrimonio

L’Assessore alla Cultura e al Turismo, prof.ssa Angela Mignogna, rende noto che per le Giornate Europee del Patrimonio, 27 e 28 settembre 2008, il Comune di Taranto, in collaborazione con l’APT e con il CTP organizza “In viaggio con Janet Ross”:

Ore 15,30 – Raduno in Piazza Fontana per raggiungere l’area archeologica di Statte con servizio autobus CTP e visita guidata a cura del Gruppo Speleo e della Pro Loco di Statte.

Itinerario: Dolmen di Leucaspide – Necropoli Amastuola – Acquedotto del Triglio.

Ore 17,30 rientro a Taranto. Visita guidata alla Sezione Preistorica del Museo Nazionale Archeologico di Taranto, sita a Palazzo Pantaleo, a cura di esperti della Soprintendenza. Videoproiezioni.

Il Museo Etnofrafico “Alfredo Majorano”, sito presso il primo piano di Palazzo Galeota, via Duomo n. 234, rimarrà aperto, sabato 27 e domenica 28 settembre, dalle ore 9,00 alle ore 13,00.

Legge Seveso?

Sono passati più di trent'anni dal disastro di Seveso e a Taranto non esiste ancora un piano di emergenza in caso di incidente rilevante...
Il piano dev'essere prodotto da tutte le realtà insistenti nell'area industriale e a loro, per legge, spetta l'obbligo di informare tempestivamente la cittadinanza e le autorià locali in caso di pericolo.

Ma perché il sindaco Stefàno se l'è presa con l'ARPA, invece di sanzionare il comportamento negligente che l'ENI ha avuto nei riguardi di tutto il territorio che la ospita in occasione dell'ultima fuga di idrocarburi, fumi e fiamme, come ha fatto l'assessore provinciale Conserva?

E intanto alla Regione si fa dietrologia.

Taranto. La società liquida si lascia suicidare

Inquinamento da emissioni industriali: Regione contro Governo. E i tarantini? A braccia conserte, o quasi.

Da La Voce del Popolo, n.2, 2008
Antonuccio Silvestri

E’ conoscenza diffusa e accettata, quindi scienza,che il rapporto tra l’uomo e l’ambiente è uno dei determinanti fondamentali dello stato di salute della popolazione.
Da qui la gravità del rischio sanitario correlato alle matrici ambientali.Ne deriva la necessità di valutare i problemi sia dal punto di vista dello stato di salute che della qualità dell’ambiente.
In generale,la prevenzione-o la lotta nei casi già gravemente compromessi- delle malattie che si originano dalla qualità dei fattori ambientali richiede un vasto sforzo combinato che va dalle azioni sui comportamenti e gli stili di vita alle tecniche produttive industriali e alle misure istituzionali che consentono di garantire la sicurezza delle popolazioni esposte ai rischi ambientali.
Tale esigenza assume un particolare rilievo per Taranto,Statte, Crispiano, Massafra e Montemesola ghettizzati in “area ad elevato rischio di crisi ambientale”:gli studi epidemiologici evidenziano una espansione dello stato di morbilità ed una crescita degli indici di mortalità correlati al grado di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo con registrazione di tutti i tipi di tumore e,in particolare,di tumori al polmone e della pleura, della vescica, del sistema emolinfopoietico e della pelle, nonché di patologie non neoplastiche dell’apparato respiratorio e cardiovascolare.
Tutto questo nonostante i numerosi piani di disinquinamento, la creazione del registro tumori dell’area jonico-salentina,eccetera.
E gli effetti sono “vissuti”(si fa per dire) e sofferti sulla propria pelle, i propri organi, la propria salute e la propria vita.A Taranto,si sa, si vive una realtà in cui l’intera comunità condivide una condizione di fragilità e di vulnerabilità che giunge a modificare il profilo identitario e, in modo anche importante, la qualità della vita.
Le contromosse. Prendiamo l’accordo di programma con Ilva per la bonifica dell’area industriale di Taranto in discussione tra Governo,Regione, enti locali e industriali.Valore del’investimento: 200 milioni di euro di cui un terzo a carico della Regione e il resto a carico del governo che può rivalersi sugli imprenditori inadempienti.Cosa prevede: la caratterizzazione e l’eliminazione dei fattori inquinanti al fine di realizzare la riqualificazione ambientale dell’area interessata dall’industria siderurgica.
Bene, la Regione con i suoi organismi tecnici (Arpa) e i suoi organi politici (presidente e assessore all’ecologia) richiede un abbattimento della concentrazione di diossina al di sotto di un nanogrammo rispetto ai 3.5 ritenuti compatibili dall’azienda siderurgica.Sappiamo che l’apparato tecnico del Ministero dell’Ambiente ha contestato i dati dell’agenzia regionale e che in difesa della posizione pro-aziendale è sceso in campo lo stesso Ministro Stefania Prestigiacomo (niente considerazioni sulla sensibilità umana e politica).
Ora, se nel Friuli hanno imposto un limite di 0.4 nanogrammi alla diossina vuol dire che è tecnologicamente possibile.E’ solo questione di soldi, o meglio di aver voglia di investire una fetta superiore degli utili che Ilva si ritaglia su Taranto, per far vivere meglio i tarantini.
In questa città, però,le barricate non le fa nessuno.
E bisogna accontentarsi dell’azione, incisiva ma purtroppo non vincolante, delle associazioni ambientaliste.
La settimana scorsa sono andate a protestare anche sotto i cancelli dello stabilimento siderurgico durante l’ispezione effettuata dai rappresentanti degli enti locali.

Il Comitato per Taranto (un pungolo continuo la sua azione incessante) ha, se non altro, alzato il livello di sensibilità al problema e fornito informazioni spesso sconosciute a chi va poi a sedersi ai tavoli in cui sono prese le decisioni.
Una nuova coscienza sta formando l’associazione “Bambini contro l’inquinamento” creata dal pediatra Giuseppe Merico che porta sotto le sue insegne centinaia di ragazzini e sfila nelle strade del quartiere Tamburi, il più esposto alle polveri dell’Ilva.
I tarantini, però, pretendono azioni e atteggiamenti più netti anche dai propri amministratori.
Comune e Provincia sembrano più accomodanti anche se esibiscono chiusure drastiche di fronte ai tentennamenti aziendali , ai suoi ritardi, ai suoi silenzi.
Ma c’è da capire gli enti locali: il legame tra sviluppo, occupazione e ambiente li strangola.
La Regione, che sta a Bari, mostra la faccia feroce e ha detto chiaro e tondo che non rilascerà l’autorizzazione integrata ambientale se la diossina non si abbasserà al livello di un nanogrammo.
Che resta un valore simbolico, ma sarebbe meglio se arrivasse a 0.5. E Taranto? Mancano alla classe politico.dirigenziale, generalmente intesa-anche nei tempi operativi, visto che la questione Ilva e simili non nasce certo con patron Riva- volontà e forza identitarie.
Tutto ciò ha un nome: il sociologo polacco-britannico Zygmunt Barman, quando esamina e definisce, la condizione attuale delle comunità, usa l’immagine di “società liquida”, non in grado cioè di indignarsi, di ridefinirsi, di consolidarsi.

Un resoconto dal Parlamento Europeo

Riduzione emissioni CO2 prodotte da automobili

Cari tutti,vi ringrazio per le numerosissime mail ricevute sull'argomento in oggetto. Sono felice di vedere tanti cittadini mobilitarsi per salvaguardare l'ambiente che ci circonda e, quindi, migliorare la qualità della nostra vita.
Ormai da qualche anno mi occupo, insieme ad altri parlamentari europei, di ambiente, della sua tutela e delle stategie che promuovono lo sviluppo sostenibile.
Proprio questa mattina, la commissione Ambiente del Parlamento europeo ha approvato il rapporto sulla riduzione delle emissioni di CO2 prodotte dalle auto, al termine di una lunga e complessa trattativa che ha visto i gruppi Popolare e Socialista presentarsi alla votazione con un pacchetto di emendamenti di compromesso decisamente "morbidi" nei confronti dell'industria automobilistica. Alla vigilia del voto, che appariva ormai confermare l'accordo raggiunto dai gruppi maggiori, è venuto meno l'appoggio dei Liberali, che ne lamentavano la scarsa ambizione in termini di obiettivi e scadenze ed un'eccessiva accondiscendenza con le potenti lobby automobilistiche nazionali.
Nel corso della votazione di stamattina, le previsioni sono state infine ribaltate, grazie allo schieramento compatto dei gruppi della Sinistra Unitaria e dei Liberali, ma anche di una parte dei deputati socialisti partecipanti al voto, che non si sono allineati al compromesso originario.
In questo modo, è prevalsa una linea molto più restrittiva verso le case automobilistiche, a cui il testo approvato non fa concessioni: obiettivi chiari di riduzione delle emissioni di CO2 delle auto, scadenze precise e certezza delle sanzioni per chi non si adeguerà al regolamento ne sono i punti chiave.
La Commissione Ambiente del Parlamento europeo ha infatti respinto la proposta di introdurre gradualmente i nuovi limiti alle emissioni di Co2 per le auto (130 grammi per chilometro, contro l'attuale media europea di 158 grammi) dal 2012 al 2015, invece di imporli in un solo colpo nel 2012. Il testo di compromesso, che avrebbe quindi dato più tempo all'industria automobilistica per adattarsi alle nuove norme, è stato bocciato con 46 voti contrari e 19 favorevoli. I costruttori che non rispetteranno le nuove norme subiranno multe pesanti: la Commissione Ambiente ha infatti respinto anche la richiesta di ridurre le multe contro i costruttori inadempienti.
Quella di oggi è stata una netta presa di posizione in favore della lotta al cambiamento climatico, alla quale d'ora in avanti tutti, industria inclusa, dovranno prendere parte senza se e senza ma. Siamo soddisfatti e incoraggiati dal risultato raggiunto, che auspichiamo sia condiviso e preso ad esempio da parte di tutti gli Stati Membri, e dal governo italiano in particolare, spesso attento a salvaguardare con più forza gli interessi dell'industria che non quelli dell'ambiente.
Tra alcune settimane, il Parlamento europeo, riunito in sessione plenaria, dovrà definitivamente approvare il regolamento. Nei pochi giorni che mancano, dobbiamo intensificare gli sforzi affinché i buoni risultati raggiunti in Commissione Ambiente non vengano sviliti. Vi terrò aggiornati sull'esito del voto finale.
Noi continueremo a fare il nostro lavoro, con il massimo impegno e dedizione. Lotteremo con grande passione, propria di chi ha a cuore le sorti del Paese, consapevoli di rappresentare in Europa un popolo che ha voglia di cambiare e che si impegna per costruire un futuro migliore.
Un caro saluto,Umberto Guidoni

www.umbertoguidoni.eu www.unirelasinistra.net

giovedì 25 settembre 2008

Fiamme e fumo all'Agip

Black out all’Agip di Taranto.
Le fiamme scatenano la paura
TARANTO - Un guasto ad alcuni impianti, secondo alcuni un black-out elettrico, sarebbe la causa dell’incidente verificatosi ieri pomeriggio nella raffineria Eni. Secondo le procedure di sicurezza, non appena scattato l’allarme, gli impianti hanno scaricato e fatto bruciare in torcia il prodotto non lavorato provocando alte fiamme visibili anche in lontananza. Comprensibile la preoccupazione tra la popolazione.

L’allarme - ha successivamente detto il direttore di stabilimento al direttore del dipartimento dell’Arpa, Gioacchino Di Natale - è durato una ventina di minuti.

Il guasto non ha causato danni a persone o cose. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco. Oggi Di Natale verrà messo al corrente dei dettagli. «Mi preme intanto non creare allarmismi - commenta - in quanto, secondo quanto mi è stato detto, il guasto è stato di breve durata. Inoltre, i prodotti utilizzati in Eni, bruciando in torcia, non creano rischi rilevanti per la popolazione se non quelli derivanti da un localizzato inquinamento di idrocarburi».

Fonte La Gazzetta del Mezzogiorno

Rassegna diossina, lavoro e acqua

La diossina è di moda ultimamente...

I numeri del contributo pugliese alle tristi statistiche nazionali

...qualcosa non va con la formazione


Mentre si proclama l'emergenza dissalatori, si scopre che i depuratori non funionano e le industrie lavorano con l'acqua potabile...

Quel petrolio che non porta ricchezza

In Val D'Agri si estrae l'80% della produzione italiana. Nei 47 pozzi 500 milioni di barili

La Basilicata e l'«oro nero»: aumenta l'inquinamento, ma non i benefici. Pochi i lucani assunti nel comparto

Fonte: Corriere della Sera
VAL D'AGRI (Potenza) — Texas o Lucania Saudita, ormai i luoghi comuni si sprecano, per la Basilicata che galleggia sul più grande giacimento di petrolio dell'Europa continentale e sul gas. Qui, nel parco nazionale della Val d'Agri, dove non c'è la sabbia del deserto ma il verde degli orti e dei boschi, tutto è di primissima qualità: olio, vino, carne, fagioli, miele, nocciole. E anche il petrolio, che si estrae da quindici anni, è di ottima qualità. I 47 pozzi del giacimento della Val d'Agri custodiscono, dicono le stime ufficiali, circa 465 milioni di barili (finora ne sono stati estratti quasi 11 milioni), che al valore corrente di 90-100 dollari al barile formano un tesoro da quasi 50 miliardi di dollari.

Ma la Basilicata, che produce l'ottanta per cento del petrolio estratto in Italia, non si fermerà a quello della Val d'Agri, estratto dall'Eni. Dal 2011 comincerà a sfruttare — con Total, Esso e Shell — i giacimenti di Tempa Rossa, poco più a nord: altri 480 milioni di barili, altri 50 miliardi di dollari. Ed è pronta a far trivellare anche Monte Grosso, proprio a due passi da Potenza, dove c'è altro petrolio per 100 milioni di barili. E poi farà scavare nel Mare Jonio, nelle acque di Metaponto e di Scanzano, dove dai templi greci si vedranno spuntare piattaforme petrolifere come nel Mare del Nord.
Nessuno, ancora fino a qualche anno fa, e nonostante i giacimenti della Val d'Agri, avrebbe scommesso che nel sottosuolo lucano e nei fondali jonici fosse nascosta tutta questa ricchezza. Dopo l'intuizione di Enrico Mattei, che tra gli anni 50 e 60 venne qui a cercare petrolio e trovò «soltanto» gas, l'idea che la Basilicata potesse davvero essere un enorme serbatoio di petrolio era per lo più giudicata un volo della fantasia.

Invece i sondaggi e le trivelle si sono spinti fino nelle viscere della terra, a tre-quattromila
metri di profondità, e hanno trovato il mare nero che cercavano. Come non essere contenti? Sembrava l'annuncio dell'inizio di una nuova era, per la Basilicata e per il Mezzogiorno d'Italia, per la questione meridionale e per il federalismo fiscale, per il lavoro ai giovani e per la fine dell'emigrazione.
E infatti, all'inizio, tutti erano contenti.

Dicevano: «Pagheremo meno la benzina, come in Valle d'Aosta, dove costa la metà senza che si produca una goccia di petrolio. E pagheremo meno anche le bollette della luce e del gas». Dicevano: «Con le royalties del petrolio avremo strade e ferrovie, che qui sono ancora quelle di un secolo fa». Dicevano: «Finalmente non saremo più costretti a emigrare, avremo il lavoro a casa nostra». Dicevano: «Si metterà in moto un meccanismo virtuoso, da cui tutti trarremo vantaggi. Il petrolio è la nostra grande occasione». Dicevano tutte queste cose, i lucani. Che oggi non dicono più. La delusione ha frantumato i sogni, lo scetticismo ha svuotato la speranza. E il petrolio, da grande risorsa per la grande occasione, sta diventando sempre di più una maledizione.

E infatti. Il lavoro manca come prima. Le opere infrastrutturali nessuno le ha ancora viste. Mancano i fondi per i prestiti agevolati agli imprenditori, anche stranieri, che volessero investire in Basilicata. Il costo della benzina non ha subìto sconti. Il risparmio sulla bolletta del gas è solo apparente. La gente, soprattutto i più giovani, continua a emigrare: negli ultimi quindici anni a Grumento Nova, 2.500 abitanti, la popolazione è diminuita di un quarto, mentre da tutta la regione — che ha poco più di 570 mila abitanti — si continua a emigrare al ritmo di quattromila persone all'anno. E l'aria, l'acqua e persino il rinomato miele della Val d'Agri sono sempre più a rischio perché sempre più «ricchi» di idrocarburi.

Il petrolio puzza, e in tutta l'area del Centro olii di Viggiano l'odore è forte e si sente: è normale, sono gli idrocarburi policiclici aromatici e l'idrogeno solforato dovuti alla produzione e al trasporto del petrolio (che però adesso avviene attraverso un oleodotto di oltre cento chilometri che porta il greggio alle raffinerie di Taranto). Ciò che non è normale è che in Italia i limiti di emissione di idrogeno solforato siano diecimila volte superiori a quelli degli Stati Uniti e che il monitoraggio di queste sostanze in Val d'Agri avvenga solo due o tre volte l'anno. Ciò che non è normale è il valore altissimo delle «fragranze pericolose per l'uomo» (benzeni e alcoli) trovate nel miele prodotto dalle api della Val d'Agri, come sostiene una ricerca dell'università della Basilicata pubblicata dall'International
Journal of Food Science and Technology. Ciò che non è normale è che all'Arpab, l'Agenzia regionale di protezione ambientale, non crede più nessuno, tanto che c'è chi ha deciso di fare da solo. Come il Comune di Corleto Perticara, che l'anno scorso ha ceduto a Total per 99 anni, e per 1,4 milioni di euro, il diritto di superficie su un'area di 555 mila metri quadrati in cui realizzare il Centro olii, ma che si è dotato (finora unico comune fra i 30 interessati all'estrazione di petrolio) di un proprio sistema di monitoraggio ambientale.


L'accordo tra Eni e Basilicata prevede ben 11 progetti «compensativi», del valore di 180 milioni di euro, per la sostenibilità ambientale, la formazione e lo sviluppo culturale. E il vicedirettore generale dell'Eni, Claudio De Scalzi, vanta i seguenti risultati: «Royalties per 500 milioni di euro già versati, con un potenziale di 2 miliardi per i prossimi anni se si riuscirà ad arrivare a uno sviluppo completo dei campi della Vald'Agri. Centotrenta tecnici lucani assunti e altre 30 assunzioni in corso. Trecento ditte lucane dell'indotto in rapporto con l'Eni, di queste 60 lavorano in modo continuativo con la società».
Ma a guardare bene i numeri si fa presto a capire che si tratta di «piccoli numeri». A cominciare dalle royalties, il 7% (il 4% se il petrolio è estratto in mare), tra le più basse del mondo. Quando già nel 1958 Enrico Mattei considerava «un insulto» il 15% che le Sette Sorelle versavano ai Paesi produttori e parlava di «reminiscenze imperialistiche e colonialistiche della politica energetica». Tanto è vero che oggi — in Venezuela, Bolivia, Ecuador — i contratti vengono rinegoziati per portare le royalties oltre il 50%.
Più «vantaggioso», almeno in apparenza, l'accordo stipulato nel 2006 dalla Regione Basilicata con Total, Esso e Shell per i giacimenti di Tempa Rossa, che, tra le altre cose, dovrebbe consentire alla Regione di dotarsi di un sistema di monitoraggio ambientale da 33 milioni di euro (a riprova che finora su questo fronte non s'è fatto nulla) e di fornire gratuitamente tutto il gas naturale estratto (con un minimo garantito di 750 milioni di metri cubi) alla Società energetica lucana, interamente a capitale regionale. L'effetto immediato sarà una bolletta del gas meno cara, almeno di un buon 10%. Ma non per tutti lucani. Ne beneficeranno solo i pochi allacciati alla rete del metano. Già, perché il gas c'è, ma dove va se non ci sono le condotte?

Gas serra, l'Italia frena l'Europa "Quei tagli ci costano troppo"

Offensiva del ministro Ronchi per ridurre gli obblighi del Protocollo di Kyoto
"Spenderemo 20 miliardi l'anno, le nostre industrie sono a rischio"

Insorgono gli ambientalisti: "Basta con gli sconti sul pacchetto energia dell'Unione"
di ALBERTO D'ARGENIO
La Repubblica

BRUXELLES -
Il governo Berlusconi scatena l'offensiva contro il pacchetto climatico dell'Unione europea chiamato a contrastare il riscaldamento planetario e ad assicurare al Vecchio Continente la leadership mondiale nella tecnologia pulita. Per il Belpaese costa troppo alle industrie italiane, ha spiegato ieri a Bruxelles il ministro per le Politiche comunitarie, Andrea Ronchi, chiedendo l'appoggio degli europarlamentari italiani.

L'iniziativa - che culminerà in un intervento del Cavaliere al vertice Ue del 15 ottobre - è stata però bocciata dall'opposizione e dalle associazioni ambientaliste: 'La vera priorità - hanno ripetuto in coro - è quella di ammodernare l'industria nazionale rendendola competitiva'. Intanto il tempo stringe, visto che la Francia, presidente di turno dell'Unione, vuole chiudere il dossier entro dicembre in modo da arrivare con una strategia comune al 2009, anno in cui partirà il negoziato globale sulla nuova versione di Kyoto.

Oggetto del contendere è la strategia nata nella primavera del 2007 su decisione dei premier Ue (e attualmente in via di finalizzazione) che prevede l'abbattimento a livello continentale del 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020, l'aumento medio del 20% delle energie pulite e un uguale miglioramento dell'efficienza energetica. Per Ronchi l'Italia non mette in discussione questi obiettivi, ma chiede una modifica delle modalità per il loro raggiungimento.

Gli investimenti richiesti, ha osservato, mineranno la competitività delle nostre aziende sul mercato globale (i paesi emergenti non pagano i costi ambientali) e faranno aumentare i prezzi al consumatore. Innanzitutto il governo vuole cancellare la promessa europea di portare il taglio di gas serra al 30% in caso di accordo globale sul nuovo Kyoto. Roma mette poi in discussione l'analisi d'impatto di Bruxelles, sostenendo che per l'Italia il prezzo annuo per la realizzazione della strategia è di 20 miliardi di euro.


'Secondo i nuovi studi - ha indicato Ronchi - c'è un aggravio degli oneri a carico delle aziende e delle finanze pubbliche italiane', ancor più pressante se si considera 'il rallentamento delle economie occidentali, l'aumento dei prezzi di cibo ed energia e la crisi finanziaria'. Nel mirino anche il sistema secondo cui ogni azienda dovrà pagare per inquinare: l'Italia chiede l'esclusione delle piccole imprese dalle quote di CO2 e l'estensione dei permessi gratuiti per quelle più grandi, di fare sconti sulla produzione di energia elettrica e di premiare chi ha già investito in tecnologia pulita.

Oltretutto Roma intende legare il dossier sul clima a quello sulla riduzione delle emissioni inquinanti delle auto, entrambi al vaglio dell'Europarlamento: in sostanza cercherà una compensazione in favore dell'industria automobilistica italiana per gli sforzi pretesi dagli altri settori (o viceversa).

Una partita difficile visto che il tempo stringe e che dopo gli emendamenti di Strasburgo i pacchetti torneranno al tavolo dei governi, chiamati a decidere a maggioranza. Insomma, l'Italia non disporrà del diritto di veto ed eventuali modifiche potranno essere apportate solo in caso di alleanze con altre capitali. E di possibili sodali, al momento, non se ne vedono molti.

mercoledì 24 settembre 2008

...e per chi arriva a Taranto?

... ecco cosa l'attende una volta raggiunta la città dall'autostrada.
La puzza terribile però non si può rappresentare, ma è nella memoria olfattiva di tutti i tarantini!

Dedicato alla memoria di Daniele Serra che seppe raccontarci quest'arrivo tra risate e rabbia.

Mini rassegna: inceneritori, eolico e cinematografia



Pagliacci comunali

dal blog del Presidio Permanente NO Discariche:

Comunicato Stampa : "Non ci sono parole"

Non ci sono parole. E’ scandaloso. Eppure questo Consiglio comunale torna a parlare del terzo lotto della discarica Ecolevante. Ma con quale faccia? In questa sede, si parli degli effetti di questo ecomostro. I principali colpevoli parlino delle nubi tossiche, delle intossicazioni, della brucellosi di animali abbattuti con ordinanze del sindaco Bagnardi. Si parli degli intrecci di interessi che legano la politica locale, maggioranza ed opposizione, e la società Ecolevante.

La delibera 5 del 13 febbraio 2004 del Consiglio comunale ha autorizzato questa ulteriore distruzione della nostra terra. Ma questa bomba ecologica è stata autorizzata anche con le menzogne, con le criminalizzazioni dei cittadini antidiscarica, con le intimidazioni, con la creazione mediatica di un clima di allarme sociale. Tutto questo serve a sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dalle gravi omissioni che viziano le autorizzazioni a questo terzo lotto.

Vincoli paesaggistici, idrogeologici, archeologici, condotte di acqua potabile, centri di terapia per diversamente abili: qui sono cose ignorate, nascoste, cancellate dalle autorizzazioni. Altrove, discariche e inceneritori, in condizioni simili, vengono chiuse, poste sotto sequestro senza se e senza ma. Si veda, ad esempio, ciò che è accaduto a Modugno per l’inceneritore, sequestrato per violazione proprio di vincoli paesaggistici ed idrogeologici.

Perciò pretendiamo la chiusura immediata ed irrevocabile di questa nuova discarica in contrada La Torre-Caprarica, dove già le altre due provocano ancora dei danni enormi. E’ necessaria una bonifica urgente di questa terra.

Basta pagliacciate. Basta agli affari tra politicanti ed imprenditori. No al Terzo lotto.

martedì 23 settembre 2008

L'addio a Taranto

Un video che fissa il paesaggio abbandonato e pestilenziale che stritola e (purtroppo) rende "unica" la città di Taranto.

Inceneritori, dissalatori ed energia. Rassegna

Onore al merito di Repubblica che chiama le cose con il loro nome. Quello di Modugno è un inceneritore di rifiuti che costa caro e produce sostanze tossiche, non un termovalorizzatore (che è un termine falso e igannevole proibito dalla Comunità Europea: NON ESISTONO TERMOVALORIZZATORI MA SOLO INCENERITORI!) e men che meno una centrale per la produzione di energie rinnovabili come sostiene il Corriere del Mezzogiorno (...qualche occhiolino all'amica Marcegaglia?)















Grazie Regione Puglia per questa "sensibilità" ambientale e per il rispetto della cittadinanza!
A che servono i vincoli se si cancellano quando si vogliono fare le schifezze?
Ecco un buon esempio per tutti gli abusivi locali!




Le proposte sensate vengono dal Nord.

lunedì 22 settembre 2008

INCENERITI!

Bari, 22 set. - (Adnkronos) - I carabinieri del Noe di Bari hanno eseguito il decreto di sequestro preventivo d'urgenza, emesso dal Tribunale di Bari, dell'area interessata dai lavori di realizzazione del termovalorizzatore, in via Fiordalisi a Modugno, nella zona industriale del capoluogo pugliese. Il sequestro rientra nell'ambito delle indagini condotte in relazione alla realizzazione di una centrale di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.

La misura cautelare e' scaturita da una complessa ed articolata attivita' investigativa, tuttora in corso, diretta dalla Procura della Repubblica di Bari, nel corso della quale si e' accertato che i lavori in questione, realizzati in zona sottoposta a vincolo paesaggistico ed idrogeologico, sono stati effettuati in assenza della prescritta autorizzazione edilizia e della valutazione di impatto ambientale, poiche' illegittime quelle rilasciate dal Comune di Modugno e dalla Regione Puglia; inoltre mancano il parere dell'autorita' di bacino, poiche' area sottoposta a vincolo idrogeologico e il nulla osta paesaggistico. Infine manca il nulla osta dell'Enac poiche' le opere supererebbero in altezza il limite consentito nel raggio di 3 km dal locale aeroporto di Bari - Palese.

Le indagini hanno permesso poi di accertare vizi formali e sostanziali rilasciati dal settore ecologia della Regione Puglia, in particolare e' stato accertato che l'impianto in corso di realizzazione non utilizza le migliori tecnologie possibili. Il provvedimento di sequestro e' stato notificato al responsabile della societa' esecutrice dei lavori, ai progettisti e ad un funzionario regionale, ritenuto responsabile di aver rilasciato parere favorevole nella valutazione impatto ambientale del costruendo termovalorizzatore, senza che ne ricorressero i presupposti.

Grottaglie - Fame Festival


Dal 20 settembre, una mostra da non perdere!




FAME
bisogno molesto di mangiare, carestia, grande miseria, grande desiderio


FAME
the state or quality of being widely honored and acclaimed, favorable public reputation

Per evitare le capriole retoriche del caso, Studiocromie è lieta di annunciare FAME festival per quello che è: l’incontro di una dozzina di artisti internazionali in un piccolo centro pugliese, Grottaglie, già famoso per la sua antica tradizione ceramica.

Un intero quartiere del paese è impegnato esclusivamente nella produzione figulina.
Mentre le istituzioni locali si popolano di assessori, sindaci e burocrati intenzionati solo a pensare ai propri interessi, FAME vuole essere un punto di vista inedito per il paese intero ed il suo originalissimo assetto artistico, storico e urbanistico.

Il nome dell’evento, FAME, rimanda all’ironica differenza di significato della parola stessa fra l’italiano e l’inglese. Se in italiano è FAME, in inglese sarà FAMA, intesa come status di onore e successo, cose di cui in italia e, nello specifico, in un paese cosi piccolo come Grottaglie, si può soltanto avere, appunto, un grande appetito.

più in generale FAME sta per fame di idee e vuole fare luce sull’impossibilità di sviluppare le poche che ci sono data la situazione in cui Grottaglie riversa.

L’idea è quella di ospitare gli artisti per periodi di lunghezza variabile (da una a 5 settimane) e di offrire loro la collaborazione degli artigiani locali per la produzione di opere in ceramica e stampe in tiratura limitata. Gli artisti inoltre avranno a disposizione dei muri da dipingere in giro per la città al fine di riqualificarne alcune zone esteticamente depresse. Al termine della loro permanenza quanto è stato creato sarà esposto in una delle più antiche botteghe ceramiche del quartiere in una mostra collettiva organizzata da Studiocromie (ultima settimana di agosto / terza settimana di settembre).

Gli artisti arriveranno a Grottaglie in periodi diversi da Giugno a Settembre, dipingeranno muri in giro per la città e in fine esporranno quanto avranno creato durante la loro permanenza in una mostra collettiva che avrà luogo nel bel mezzo del quartiere delle ceramiche.
Studiocromie Gallery è locata in una delle più antiche botteghe ceramiche del quartiere, la bottega, oramai in disuso è stata riadattata per ospitare mostre ed eventi culturali, oltre ad essere un vero e proprio museo della produzione ceramica artigianale del posto.

FAME festival non ha niente a che fare con nessun organo istituzionale. l’evento è organizzato e finanziato interamente da Studiocromie.

Gli artisti invitati sono:

CONOR HARRINGTON (IRLANDA) www.conorharrington.com
DAVE KINSEY (USA) www.kinseyvisual.com
BLU (ITALIA) www.blublu.org


CLHOE EARLY (IRLANDA)
ETHOS (BRASILE)
JR (FRANCIA) www.jr-art.net
EINE (INGHILTERRA) www.einesigns.co.uk
ABOVE (USA) www.goabove.com
ERICA IL CANE (ITALIA) www.ericailcane.org
MANTIS (INGHILTERRA) www.themantisproject.co.uk
MICROBO (ITALY) www.microbo.com
BO130 (ITALIA) www.bo130.com
LUCY MCLAUCHLAN (INGHILTERRA) www.beat13.co.uk

STUDIOCROMIE invece nasce nel 2007 come laboratorio di stampa artigianale auto-costruito con materiali di fortuna. Lo studio ha collaborato e sta attualmente collaborando con i più noti street-artist italiani e del mondo invitandoli a produrre delle tirature limitate di poster e libri stampati artigianalmente in serigrafia.

Cartella stampa (con foto delle opere e biografie degli artisti):
scrivere a studiocromie@gmail.com

Contatti:
Angelo Milano
t./ +39 389 9794986
studiocromie@gmail.com
www.studiocromie.org/fame

domenica 21 settembre 2008

Riva alla sbarra. Rassegna

Per il comunicato stampa integrale di Peacelink clicca qui


Piccola guida al consumo critico dell'acqua


Dal rubinetto alle minerali, vademecum per l'uso responsabile di un bene comune. Maddalena Parolin su peacelink

"Dalla parte del rubinetto". La guida pubblicata da Altreconomia illustra ai cittadini/consumatori fatti e verità dell'acqua del rubinetto e del mercato dell'acqua minerale in Italia.

Come leggere le etichette, un reale confronto tra l'acqua "pubblica" e quella in vendita, le pubblicità ingannevoli, le schede delle aziende imbottigliatrici italiane e le buone pratiche di tanti enti locali italiani.
Dal rubinetto del 96 per cento degli italiani esce acqua potabile. Eppure siamo i maggiori consumatori al mondo di "minerale" in bottiglia. Questa guida spiega perché l'acqua degli acquedotti è buona, sicura e comoda, ma è surclassata a colpi di spot dall'acqua in bottiglia, cara per le nostre tasche e poco sostenibile per l'ambiente. Scheda per scheda, l'analisi delle aziende imbottigliatrici che si spartiscono un mercato da oltre 3 miliardi di euro. Mentre nelle casse dello Stato arrivano solo le briciole.

"La piccola guida che avete fra le mani è frutto di una testardaggine. La nostra, uguale a quella di migliaia di cittadini, che continua a farci pensare all'acqua come a un diritto, e non a una merce. Il mercato vuole invece farci credere che l'acqua sia come la Coca Cola. Noi pensiamo invece che l'acqua non sia una bevanda, esattamente come l'aria che respiriamo non è un profumo. L'acqua è indispensabile alla vita, quindi è un diritto, un bene comune da tutelare. Punto."

Dall' introduzione di Pietro Raitano, direttore di Altreconomia

...METTIAMOLA FUORI LEGGE...

La pubblicità, non l'acqua in bottiglia.
Per difendere l'acqua degli acquedotti (buona, controllata, comoda e poco costosa) e garantirle un futuro forse è necessario limitare l'invadenza pubblicitaria delle acque minerali.
Un appello di Altreconomia

Note:

Luca Martinelli è redattore della rivista Altreconomia.
Per rimanere aggiornati: "http://www.altreconomia.it/acqua"

Piccola guida al consumo critico dell'acqua, 2,00 euro, 56 pagine
In vendita nelle botteghe del commercio equo che vendono AE e sul sito di Altreconomia

Economia dei rifiuti

A chi non conviene la raccolta differenziata?

Intervista di Matteo Incerti all'ingegner Paolo Rabitti, consulente tecnico delle procure in innumerevoli casi, dal Petrolchimico di Marghera, per conto del Pm Felice Casson, al processo Enel di Porto Tolle; dal Petrolchimico di Brindisi alla causa per l'inquinamento da DDT nell Lago Maggiore. Le sue relazioni tecniche per la Procura di Napoli sono un fulcro dell'accusa nel processo al presidente della Regione Campania e ai vertici di Impregilo. E' autore del libro 'Ecoballe' che racconta tutti i segreti dell'emergenza rifiuti in Campania.