venerdì 28 febbraio 2014

Padroni inesemplari

Amianto killer all’Ilva, chiesti 4 anni per Emilio Riva, il figlio ed ex direttore

Quattro anni e sei mesi di reclusione. È la nuova richiesta di condanna formulata dal pubblico ministero Raffaele Graziano nei confronti di Emilio Riva, 87enne ex patron dell’Ilva di Taranto, del figlio Fabio e dell’ex direttore della fabbrica Luigi Capogrosso. Disastro e omicidio colposo sono i reati contestati dalla procura di Taranto ai tre soggetti già travolti dall’inchiesta “ambiente svenduto” e ad altri 26 imputati (per i quali sono state chieste condanne tra i 2 e i 9 anni di reclusione), tutti ai vertici dello stabilimento siderurgico di Taranto dal 1975 al 1995, cioè dalla gestione statale come Italsider fino a quella privata in mano alla famiglia lombarda. La richiesta più alta è a nove anni di reclusione e riguarda i dirigenti dell'Italsider di Stato Sergio Noce, Giambattista Spallanzani e Attilio Angelini. A rischiare la condanna anche Giorgio Zappa, direttore generale dell’ex Italsider poi passato a Finmeccanica, Francesco Chindemi attuale amministratore delegato della Lucchini.
La sentenza del processo, prevista per il 23 maggio prossimo, dovrà fare luce sulla morte di 21 operai deceduti tra il 2004 e il 2010 per mesotelioma pleurico dovuto, secondo l’accusa, all’ingente presenza di  fibre d’amianto presenti all’interno della fabbrica. Per la procura di Taranto, gli imputati omettevano “di adottare cautele che secondo l’esperienza e la tecnica sarebbero state necessarie a tutelare l’integrità fisica” dei dipendenti oltre “ad altre adeguate misure di prevenzione ambientali e personali” per ridurre la diffusione di polveri dannose. Gli operai, quindi, sarebbero stati “ripetutamente esposti ad amianto durante lo svolgimento di attività lavorative” tanto, secondo l’accusa, da ammalarsi mortalmente.
“Questo lungo dibattimento – ha spiegato il pm Graziano durante la sua requiesitoria – rappresenta uno spaccato della vita della comunità tarantina. È una vicenda che mostra le gravi violazioni avvenute in fabbrica in materia di  sicurezza in fabbrica”. Il magistrato ha ricordato gli esiti delle maxi perizie dell’inchiesta “ambiente svenduto” che hanno certificato la situazione “allarmante” vissuta da operai e cittadini. Le indagini dell’Arpa secondo il pubblico ministero hanno dimostrato la “sostanziale compromissione della salute operai” ed evidenziato come tra nei primi anni ’90 nel capoluogo ionico vi fosse già un tasso di mortalità per mesotelioma pleurico nettamente maggiore rispetto al resto della Puglia. “È possibile pertanto ritenere – si legge nelle conclusioni di un documento a firma di Lucia Bisceglia, dirigente dell’Arpa Puglia – che i soggetti che hanno prestato servizio presso lo stabilimento siderurgico di Taranto e che risultano registrati nell’archivio Inps nel periodo 1974-1997 mostrano un rischio di morire per mesotelioma pleurico pari a più del doppio rispetto a soggetti confrontabili per sesso, classe quinquennali di calendario e di età della regione Puglia”.
In aula anche il procuratore capo Franco Sebastio che nella sua breve discussione ha mostrato la prima sentenza di condanna dell’Italsider datata 1982. “È un ciclo che si ripete – ha spiegato Sebastio –, ma a differenza di allora, oggi sento parlare di ‘tenere insieme salute e lavoro’, ma ancora no ho trovato nessuno in grado di spiegare come si fa. La speranza – ha concluso il capo della procura – è che questa sentenza possa rappresentare una risposta a questo interrogativo”. (FQ)

Non solo le leggi, ma anche il tempo, per l'Ilva, scorre diversamente!

Ilva, il verde Bonelli tuona: «Il piano ambientale è scomparso» 

«Il 14 marzo scorso il Consiglio dei ministri, con due settimane di ritardo dal termine di legge previsto per la presentazione, ha approvato il piano delle misure ambientali dell'Ilva, ma ad oggi nessuno conosce i contenuti di questo piano. Non è stato pubblicato in nessun sito istituzionale (ministero Ambiente, governo o Regione). Un vero mistero».
Lo sottolinea in una nota il coportavoce nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, secondo il quale «la spiegazione sta tutta nei commi 5 e 6 dell'art.1 del decreto Ilva 61/2013. Si rallenta la pubblicazione del piano ambientale - denuncia Bonelli - per dare più tempo alla presentazione del piano industriale su cui Bondi ha problemi per la questione del prestito ponte e del possibile intervento della Cassa depositi e prestiti su cui il governo sta lavorando».
Il comma 6, aggiunge il leader ecologista, «dice che il piano industriale va presentato entro 30 giorni dalla pubblicazione del piano ambientale. Bondi non è ancora pronto e quindi non pubblicano il decreto del piano ambientale perchè se no scatterebbero i 30 giorni. Il governo insieme a Bondi sta valutando l'ipotesi di inserire nel piano industriale che sarà anche quello approvato con decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, il prestito ponte per Ilva per consentire di attuare l'80% delle misure ambientali previste».
Ma cosi, conclude Bonelli, «stanno violando le direttive europee in materia ambientale e la convenzione di Aarhus che prevede trasparenza e partecipazione nell'adottare provvedimenti di questo genere».(Quotidiano)

giovedì 27 febbraio 2014

Torna a casa, Fabio!

Ilva, disposta consegna di Fabio Riva all’Italia da autorità giudiziaria UK

Le autorità britanniche hanno disposto la consegna all’Italia di Fabio Riva, figlio del patron dell’Ilva di Taranto coinvolto nell’inchiesta per disastro ambientale. La comunicazione, secondo l’agenzia Ansa, sarà ufficializzata a breve e non corrisponde necessariamente al rientro di Riva, visto che quest’ultimo può fare appello.
Il 15 gennaio scorso si era conclusa presso la Westminster Magistrates Court di Londra, l’udienza, durata in tutto quattro giorni, sulla richiesta di estradizione da parte della magistratura italiana nei confronti di Fabio Riva, vice presidente di Riva Fire, indagato nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dell’Ilva di Taranto e destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Taranto Patrizia Todisco.
I legali di Fabio Riva faranno appello. Secondo l’ avvocato Nerio Diodà, “al momento non cambia nulla” e Fabio Riva potrà restare a Londra fino a che i magistrati britannici “non si pronunceranno sull’appello” della difesa. Il sì all’estradizione riguarda il mandato d’arresto europeo emesso dai magistrati di Taranto in relazione all’inchiesta per disastro ambientale sull’Ilva.
Il 18 febbraio scorso il tribunale del Riesame di Milano aveva confermato le ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip Fabrizio d’Arcangelo ed eseguite lo scorso 22 gennaio nell’ambito di un filone dell’inchiesta dei pm di Milano, Stefano Civardi e Mauro Clerici, nella quale si ipotizzano i reati di associazione per delinquere e truffa a carico di Fabio Riva e altre quattro persone.
Secondo l’indagine, con al centro una presunta truffa sull’erogazione di contributi pubblici a sostegno delle esportazioni, l’Ilva avrebbe ottenuto indebitamente fondi per 100 milioni di euro. I provvedimenti di arresto riguardano Agostino Alberti, dirigente di Riva Fire, Alfredo Lomonaco e Barbara Lomonaco di Ilva Sa (società svizzera del gruppo Ilva), Adriana Lamsweerde di Eufintrade e anche Fabio Riva. Nei confronti del figlio del patron dell’Ilva è stata chiesta l’estradizione in quanto vive da qualche tempo a Londra. Il 22 gennaio era stato emesso un mandato d’arresto europeo dall’autorità giudiziaria di Milano. (FQ)

mercoledì 26 febbraio 2014

Quale legalità per l'Ilva?

Programma del Seminario "L'ILVA DOPO I DECRETI"  organizzato da Legambiente Taranto Venerdì 28 febbraio, alle ore 17.30, presso la Sala Dibattiti della Parrocchia S. Antonio (via Regina Elena 126, dopo l'Auditorium, 1° piano)

Relazioni:
MASSIMO MORETTI, avvocato: I DECRETI SULL'ILVA
ROBERTO GIUA, Arpa Puglia: LA QUALITA' DELL'ARIA A TARANTO, I DATI DEL MONITORAGGIO
ELIGIO CURCI, avvocato: L'INTRECCIO TRA DECRETI E PROCEDIMENTI GIUDIZIARI

Coordina:
LUNETTA FRANCO, Presidente Legambiente Taranto

martedì 25 febbraio 2014

In due sotto la sottana ovvero "Il vescovo, L'Orlando e il biscotto"


Ecco l'ultima "notiziona" dal ministero dell'ambiente che ieri è passato dalle inoperose mani dell'Orlando Curioso al noto biscotto del mattino, con un notevole cambiamento percepito di peso sul sedile posteriore dell'auto blu (ovviamente non ecologica):



"Questo pomeriggio al Senato il neo ministro Gian Luca Galletti ha incontrato l'arcivescovo monsignor Filippo Santoro, insieme all'ex ministro Andrea Orlando, attuale Guardasigilli. Al centro del colloquio l'interesse e l'impegno con cui monsignor Santoro ha in questi mesi seguito e incoraggiato il lavoro svolto dal governo sullo stabilimento Ilva, per cercare di coniugare la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto insieme alla tutela dell'ambiente e la salvaguardia dei posti di lavoro." (Minambiente)

Ed ecco come i giornalai amici dei Riva hanno stirato il panetto per confezionare una pizza fumante di propaganda popolare.
L'arcivescovo indossa l'armatura (quale?) per diventare un mitico templare che combatte (contro chi) per Taranto (o per l'Ilva? non si capisce).
Chissà a dirlo ai crociati nel medioevo che partivano per risolvere il "caso Terrasanta" che cosa gli avrebbero risposto.
Crociati o incrociati, di sicuro possiamo dire, senza bisogno di comunicati ufficiali che si saranno detti un sacco di paroloni vuoti e promesse che puzzano tanto di quei peccati mortali, già premeditati prima ancora di compierli.
Più che una crociata, sembra di rivivere qualche passo del Tasso: Il vescovo, L'Orlando e il biscotto

La crociata dell'arcivescovo di Taranto per risolvere il "caso Ilva"

Non ha perso affatto tempo l'arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, per sottolineare al nuovo Governo l'urgenza (e la complessitá) del caso Ilva e la necessitá di avviare il risanamento ambientale. Ieri, proprio mentre il premier Matteo Renzi e i ministri erano al Senato per il primo dei due voti di fiducia, Santoro, che era a Roma, ha colto l'occasione per incontrare a Palazzo Madama il nuovo ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, presente anche il Guardasigilli, Andrea Orlando, che la delega all'Ambiente aveva nell'esecutivo Letta. Dell'incontro, con relativa pubblicazione di foto, é stata data notizia dal ministero dell'Ambiente sul sito istituzionale. "Al centro del colloquio - fa sapere il ministero - l'interesse e l'impegno con cui monsignor Santoro ha in questi mesi seguito e incoraggiato il lavoro svolto dal governo sullo stabilimento Ilva per cercare di coniugare la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto insieme alla tutela dell'ambiente e la salvaguardia dei posti di lavoro".Consapevole della crisi che attraversa Taranto, ma anche delle forti divisioni che il tema difesa del lavoro-tutela della salute provoca in cittá, ovvero tra chi pensa che l'acciaieria vada chiusa e chi, invece, no, non é la prima volta che l'arcivescovo cerca e ottiene il confronto col Governo. In diverse occasioni, infatti, ha incontrato Corrado Clini, ministro dell'Ambiente nel Governo Monti; a novembre, poi, ha fatto venire a Taranto, per un convegno dell'Arcidiocesi, i ministri Orlando e Lorenzin; ieri, infine, ha avuto un primo incontro con Galletti presente lo stesso Orlando. Il quale, proprio nel convegno di novembre, piú volte disse di essere d'accordo con la posizione del vescovo sull'ambiente e sull'Ilva. E di Taranto, Santoro ha parlato anche a Papa Francesco invitandolo per una visita. Il Papa gli ha risposto: "Voglio venire a Taranto".
Non tocca alla Chiesa risolvere il problema di Taranto - ha sottolineato in questi mesi Santoro -. Tocca alla Chiesa favorire il confronto, la condivisione di un percorso possibile, il superamento delle divisioni, sapendo che dobbiamo certo rivendicare un ambiente salubre e la difesa della salute dei tarantini, ma al tempo stesso non distruggere il lavoro". L'arcivescovo, di origini pugliesi ma venuto poco piú di due anni fa a Taranto dal Brasile, si é quindi dato questa "missione". Dialogo, attivismo, presenza sui problemi, sono la cifra del suo modo di agire. Cosí come al Governo ricorda che il risanamento ambientale della cittá non puó attendere, allo stesso tempo dice al commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, e al sub commissario, Edo Ronchi - che ha incontrato -, che solo l'avvio effettivo delle coperture dei parchi minerali del siderurgico puó dare fiducia ai tarantini e rendere manifesto e concreto il cambiamento. E quando si fa osservare al vescovo che spesso sembra voler supplire alle assenze delle istituzioni locali con il suo pressing continuo, lui sorride. Non gli sfugge certo che sia il sindaco di Taranto, Ezio Stefáno, che il governatore della Puglia, Nichi Vendola, sull'Ilva sono molto contestati - nonché alle prese con due avvisi di garanzia nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria -, "ma il mio compito - sottolinea - é solo quello di dar voce al dramma di questa cittá facendola ascoltare a chi puó e deve intervenire" (Sole24h)

A proposito di galletti.. Oltre al danno, col nuovo ministro, secondo il Fatto Quotidiano, c'è da aspettarsi pure la beffa, Nucleare!

Ambiente: brutte nuove dal nuovo governo

Il nuovo governo. Un governo peggiore di altri. Almeno dal punto di vista dell’ambiente. Che poi è ciò che più conta. Vediamo perché. Nello specifico, all’Ambiente, un casiniano favorevole al nucleare. Questa di mettere al dicastero ambientale un personaggio che, anziché favorevole, sia contrario alla difesa dell’ambiente, è oramai una peculiarità tutta italiana. Da Matteoli, favorevole alle grandi opere ed alla caccia, a Clini, favorevole anch’egli al nucleare e distintosi nella vicenda dell’Ilva di Taranto, a questo Gian Luca Galletti, appunto dichiaratamente a favore dell’atomo. Al Ministero dei Beni Culturali non aveva operato male Massimo Bray, per quel poco che gli hanno lasciato fare. Segato. Al suo posto il sempiterno Franceschini cui bisognava pur trovare una poltrona. Chi si illudeva poi che ci potesse essere maggiore attenzione al nostro dissestato territorio, penso si possa mettere il cuore in pace. Con Giuliano Poletti, presidente di Legacoop al Ministero del Lavoro, siamo certi che le grandi opere continueranno ad essere viste per quelle che sono. Non già un disastro, ma un’occasione di lavoro. Maurizio Lupi alle Infrastrutture garantisce continuità sul fronte Tav, Orte – Mestre e chissà cos’altro, se questi qui (Dio ce ne scampi) rimarranno davvero al governo fino al 2018. La Guidi – formatasi in Confindustria – allo Sviluppo Economico sembra essere in perfetta sintonia. La Pinotti alla Difesa, già favorevole alle nostre “missioni di pace” ed all’acquisto degli F35, completa il quadro a tinte fosche. Non c’entra nulla, ma c’è qualcosa di più demagogico delle quote rosa? (FQ)

Dopo la registrazione e l'elaborazione, la seduzione

CORRENTI SEDUTTIVE è un progetto di arte sonora nello spazio urbano di Taranto, che vede impegnati un gruppo di rinomati artisti internazionali residenti a Berlino: il field recordist e pioniere del "giornalismo sonoro" Peter Cusack; il produttore, curatore e artista visivo Wendelin Büchler; l'artista del suono, cantante e performer di origini tarantine Alessandra Eramo; il compositore, artista visivo e del suono Georg Klein; l'artista del suono, performer e video artista Steffi Weismann. Nell'autunno del 2013 gli artisti hanno partecipato, su invito del Goethe-Institut e del Comune di Taranto, a una residenza di tre settimane presso il Castello Aragonese nell'isola di Taranto Vecchia, immergendosi da "stranieri" nel territorio di Taranto, da narratori del proprio presente, traendo ispirazioni e impressioni per costruire un'antropologia sonora di Taranto.
Dall'1 al 4 Marzo 2014 i cinque artisti berlinesi presentano per la prima volta a Taranto installazioni sonore, opere audiovisive interattive e performances, tematizzando la dicotomia Bellezza/Pericolo della città dei due mari.
Dopo Taranto, le opere sono in mostra dal 27 al 29 giugno 2014 presso il "Centro per l'Arte e l'Urbanistica" di Berlino.
Ad arricchire il programma, lunedì 3 marzo 2014 si svolge il Simposio "Risonanze Taranto/Berlino. Quali interazioni, quali conseguenze" presso l'Università degli Studi di Bari "Aldo Moro" - sede di Taranto - che intende proporre una riflessione sul rapporto degli artisti coi suoni dei luoghi industriali e sulle interazioni degli artisti con le associazioni culturali presenti sul territorio cittadino.
Ideazione e cura: Alessandra Eramo
Organizzazione e relazioni col pubblico: Silvia Naccarati

Con il sostegno di: Goethe Institut Napoli / Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Federale di Germania - Programma di Promozione Culturale IfA. Istituto per le Relazioni Internazionali - Programma di Promozione Mostre Internazionali Senato di Berlino - Dipartimento degli Affari Culturali - Programma di Scambio Culturale Internazionale

Con il patrocinio di: Comune di Taranto, Assessorato alla Cultura

Con la cooperazione di: Associazione Le Sciaje. Centro studi, documentazione e ricerca Taranto Università degli Studi di Bari "Aldo Moro" B&B Le Colonne Taranto ZKU. Centro per l'Arte e l'Urbanistica Berlino Mondo Libro. Libreria italiana Berlino General Public Berlino Fluctuating Images Media Art Berlino Corvo Records. Vinyl & Sound Art Production Berlino

Ulteriori Informazioni, ufficio stampa: correnti.seduttive@gmail.com www.correnti-seduttive.com

Buono lo "sputo" del sindaco! (In faccia agli abitanti della Città Vecchia)

Corsi e ricorsi storici.
Finiti i soldi di stato e quelli europei da spartirsi, restano le carcasse delle case su cui aprire alla speculazione edilizia.
Un nuovo patto scellerato tra pubblico, imprenditori senza scrupoli e palazzinari per cancellare quello che resta di vivo nella Città Vecchia e aprire alla gentrificazione definitiva.
A garanzia di questa nuova annunciata deportazione c'è la citazione di chi (ormai malridotto ma ancora attivo) da oltre quarantanni rappresenta lo pseudo intellettualismo complice dei poteri forti: Franco Blandino.
C'è da aspettarsi il peggio.

"SOCIETÀ DI SCOPO PER CITTÀ VECCHIA, BUONO LO SPUNTO DEL SINDACO"

Le Officine Taranto accolgono con favore ed ottimismo il dichiarato intento del sindaco di Taranto di porre la Città Vecchia al centro di una nuova stagione di azione amministrativa. "Riteniamo che il modello-Napoli, incentrato sulla costituzione di una societa? di scopo composta da Comune, costruttori edili di Confindustria e Regione possa essere la strada giusta per una città che, come la nostra, deve far fronte ad una duplice emergenza: quella di un centro storico a rischio estinzione e quella della contenuta disponibilità economica delle casse del Civico Ente", spiega in una nota stampa Fabrizio Iurlano, presidente dell'incubatore di idee che proprio nel Borgo Antico ha scelto di collocare il suo quartier generale. "Ci accodiamo pertanto al plauso del presidente dell'ANCE, Antonio Marinaro, auspicando che l'Iter che porti alla costituzione della società di scopo possa essere il più breve possibile, considerata anche l'estrema urgenza di un intervento nell'Isola". "Al contempo - prosegue Iurlano - ci pare giusto evidenziare come il lavoro di rigenerazione di cui la Città Vecchia ha bisogno non è di natura squisitamente edile. Alle pietre che si sgretolano in Città Vecchia va data una risposta forte. Ma i volti, le storie, le scuciture del tessuto sociale nell'Isola meritano pari attenzione: auspichiamo che l'Amministrazione comunale possa rilanciare da subito anche su tutti gli altri grandi temi che riguardano il vissuto quotidiano degli abitanti dell'Isola, dall'assenza di acqua corrente nelle ore pomeridiane alla necessità di spazi associativi, dall'emergenza lavoro alle questioni relative alla sicurezza pubblica, dal decoro urbano ai servizi, convinti che dal rilancio dell'antica madre passi il futuro di tutta la città. Parimenti, come confermato da Franco Blandino in un recente incontro con Officine Taranto, ripensare Città Vecchia significa pensare all'Isola come ad un binomio indissolubile con il Mar Piccolo. Da questo punto di vista guardiamo con fiducia a quanto messo in campo in questi giorni dall'assessore regionale, Fabrizio Nardoni". "Chiunque decida di rimboccarsi le maniche per l'Isola - conclude Iurlano - troverà presso di noi collaborazione e voglia di riboccarsi le maniche. Abbiamo già avanzato al Sindaco di Taranto una richiesta ufficiale per l'istituzione di una Giornata del Ricordo in concomitanza dell'anniversario del crollo di Vico Reale. Proseguiremo intanto nel difficile lavoro di ricognizione delle istanze del quartiere e dei progetti per il suo rilancio per poter nel più breve tempo possibile presentare agli amministratori come all'Ance un Manifesto che possa fungere da manifesto per la nuova Città Vecchia". (Segnourbano)

domenica 23 febbraio 2014

"Lu Salentu" tra due fuochi?

Ambiente, c’è un dossier contro Ilva e Cerano



Trenta giorni di tempo. Poi partiranno le carte bollate. La Provincia di Lecce, assistita dall’avvocato Francesca Conte, tenta il tutto per tutto per arginare danno ambientale e incidenza dei tumori sul territorio. Nelle ultime ore sono partite diffide e more per stoppare l’attività mortifera degli stabilimenti industriali di Cerano e Taranto. Palazzo dei Celestini ha scritto a Regione, Ares (agenzia per la sanità), Arpa (agenzia per l’ambiente), Enel e Ministero dell’Ambiente. Senza adeguati interventi, tra un mese il dossier preparato dal legale arriverà al tavolo dei giudici amministrativi.
«E non solo su quelli», scrive l’avvocato.
A Regione, Ares e Arpa, Antonio Gabellone (che ha controfirmato i documenti) chiede, se non di realizzare, quanto meno di muoversi per arrivare prima possibile a: redigere e pubblicare uno studio epidemiologico specifico, che metta in correlazione l’insorgenza delle malattie nella popolazione con le condizioni ed i fattori che le determinano; aggiornare il Registro tumori, fermo al triennio 2003-06; valutare il rischio sanitario attribuibile alle emissioni provenienti dal polo industriale di Brindisi.
Ad Enel si chiede, entro trenta giorni, di adottare misure per arginare le nefaste conseguenze della sua attività sulla salute dei cittadini leccesi. Al Ministero si chiede l’applicazione dell’articolo 309 del Testo unico ambientale: considerato il danno che colpisce la provincia di Lecce, il dicastero intervenga per limitare le emissioni inquinanti della centrale a carbone e dell’acciaieria con misure di prevenzione, ripristino o risarcimento.
Il dossier preparato dallo studio legale Conte cita ricerche e consulenze richieste in passato da Regione e Provincia. Già nel 2006 l’Arpa aveva stabilito come il territorio leccese fosse interessato dalla ricaduta degli inquinanti emessi dal polo industriale di Brindisi: la popolazione della provincia di Lecce risultò addirittura la più colpita nella regione dalle malattie dell’apparato respiratorio e da neoplasie.
La Provincia, sulla scorta di quei dati chiese alla ricercatrice del Cnr, Cristina Mangia, di realizzare uno studio che rispondesse a tre quesiti: quali sostanze inquinanti sono emesse in aria e acqua dagli insediamenti di industriali di Cerano e Taranto? Questi elementi cadono sul territorio leccese? Con quali conseguenze sulla salute? Le conclusioni della ricercatrice fanno rabbrividire. Non solo in acqua e aria finisce di tutto (monossido di carbonio e tra gli altri anche arsenico, mercurio, nickel, rame, benzene) e in quantità spropositate, ma è indubbia la ricaduta in provincia di Lecce dei contaminanti emessi dagli impianti di Taranto e Brindisi e la loro pericolosità (indipendentemente dai livelli-soglia) per la salute umana.
Dalla documentazione inviata nelle scorse ore a Regione, agenzie, ministero ed Enel emerge l’assenza di adeguati e approfonditi studi sull’impatto di tali inquinanti sulla salute dei cittadini leccesi. Servirebbe un monitoraggio costante e di lungo periodo sulla caduta degli inquinanti. Quanto alle conseguenze sulla salute, a Lecce è stato istituito un registro provinciale dei tumori nel 1996: sono stati accertati 1.813 casi di tumore. Attualmente risulta appena avviata la registrazione dei casi relativi al triennio 2007-09, mentre non esiste una valutazione del danno sanitario per quanto riguarda lo stabilimento Enel.

Taranto: la miniera d'oro delle inchieste!

A Lecce con il cuore e la mente a Taranto. La serata conclusiva del Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta – indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti – ha annullato le distanze tra realtà parallele che talvolta intrecciano le loro storie e i loro percorsi. Il tutto avviene proprio all’interno della Manifatture Knos, spazio originalmente destinato ad un esperimento culturale e sociale in continuo divenire. Nate dal progetto di riqualificazione di una vecchia scuola di formazione per operai metalmeccanici abbandonata da anni, le Manifatture Knos vedono il coinvolgimento spontaneo di cittadini, artisti e professionisti, che hanno assunto l’impegno di restituire alla città un bene comune.
Lo spazio è di proprietà della Provincia di Lecce che lo ha affidato all’associazione culturale Sud Est nel dicembre 2006, sulla base di un progetto culturale condiviso. Qui si è dato vita a un centro internazionale di ricerca, formazione e produzione culturale basato sull’autonomia artistica e organizzativa. Come non pensare, allora, alle Officine Tarantine e ai sogni (ad occhi aperti) dei ragazzi che hanno occupato gli ex Baraccamenti Cattolica, animati dalla stessa volontà di recuperare spazi abbandonati per dare respiro – in termini culturali e sociali – ad una realtà offuscata da fumi e veleni e dall’ottusità di un classe politica incapace di volgere lo sguardo oltre l’acciaio e gli interessi dei soliti noti?
E’ una serata dedicata alla riflessione. Si parla del ruolo del giornalismo, soprattutto quello d’inchiesta, ed inevitabilmente si finisce per parlare di una città martoriata dalla grande industria inquinante, finita improvvisamente sotto i riflettori dei media nazionali, dopo decenni di silenzio talvolta complice. Non è un caso, infatti, che molti dei lavori presentati al premio Michele Frascaro (animatore della rivista L’impaziente, scomparso prematuramente a 37 anni nel 2010) abbiano puntato sul contraddittorio rapporto tra Taranto e Ilva.

Tra gli over 35, la giuria ha valutato ex aequo come migliori inchieste quelle di Girolamo De Michele, autore di cinque articoli su Taranto e l’Ilva, e Ornella Bellucci, autrice del lavoro radiofonico trasmesso da Radio3 – Rai che indaga quanto e come la presenza dell’Ilva incide sull’ambiente, l’economia e la società tarantine. Non manca, però, l’eccezione alla regola. E’ il caso del premio dei lettori, attribuito in base al voto on line, andato a Gianmario Leone con la sua inchiesta su “Tempa Rossa”, un giacimento scoperto nel 1989 in Basilicata, il cui petrolio sarà trasportato tramite una condotta interrata fino a Taranto.
Ed è proprio Leone, giovane collega tarantino, collaboratore del TarantoOggi e del Manifesto, i cui articoli vengono pubblicati anche su InchiostroVerde, a spiegare la sua scelta controcorrente: «Io credo che l’inchiesta giornalistica debba arrivare sempre prima dell’intervento della magistratura. Taranto è una città profondamente disinformata. Paga un mondo giornalistico quasi del tutto assente. Soltanto dal 26 luglio 2012 (data del sequestro dell’area a caldo dell’Ilva, disposto dal gip Patrizia Todisco), quando tutta Italia ha scoperto il problema, la stragrande maggioranza dei giornalisti tarantini si è svegliata. Dire che l’Ilva inquina e che Riva è un delinquente dopo che è intervenuta la magistratura è una cosa che sanno fare tutti. Dirlo prima, come abbiamo fatto noi col TarantoOggi, era molto più difficile”.
D’altronde, in una realtà come quella ionica, dove gli spot e le campagne pubblicitarie dell’Ilva garantivano a gran parte delle tv e dei giornali locali di “campare” o, comunque, di avere introiti preziosi per tirare avanti, era inevitabile che si mettessero in moto meccanismi perversi, a tutto vantaggio dei padroni dell’acciaio. E la cosa più grave, come sottolineato dal collega Leone, è che molti dei protagonisti del giornalismo “complice”, finiti anche nelle intercettazioni raccolte dalla Procura, sono rimasti al loro posto o sono riusciti a riciclarsi, facendosi forti di una ritrovata quanto miracolosa verginità (così come accaduto per politici e sindacalisti ritrovatisi nella medesima situazione). Il tutto, in attesa, che prima o poi l’Ordine dei Giornalisti si esprima sulla loro condotta.

La serata salentina si è conclusa con la la proiezione del video vincitore del premio in denaro: Maracash di Emiliano Carico e Giuseppe dell’Atti, un filmato di 40 minuti che ricostruisce la storia degli appartamenti di proprietà del travestito “Mara”, nel cuore del centro storico leccese, per anni affittati ai migranti. Un’inchiesta che mette a nudo le contraddizioni all’interno delle politiche sociali della città di Lecce. Perché è proprio tra le pieghe delle contraddizioni che il giornalismo d’inchiesta trova terreno fertile. Quando, davvero, le va a cercare.

Alessandra Congedo

sabato 22 febbraio 2014

A che punto siamo?

Bonifiche Taranto, i lavori procedono – Ritardi su porto e San Brunone
 
Eppur si muove: è proprio il caso di dirlo. Parliamo della Cabina di Regia istituita dal Protocollo d’intesa “per interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto firmato a Roma il 26 luglio 2012”, che ieri si è riunita per la terza volta dall’inizio dell’anno. Incontro servito per fare un aggiornamento sulle attività in corso rispettivamente agli interventi previsti per l’area PIP del Comune di Statte, il rione Tamburi, il Mar Piccolo e il porto.
Per quanto riguarda le attività inerente l’area industriale di Statte, la Cabina di regia ha comunicato che nella giornata di giovedì è stata completata l’aggiudicazione della progettazione preliminare per l’intervento di bonifica. Non è stato però reso noto quale sarà la procedura che sarà seguita per la bonifica dell’intera area, né il nome dell’azienda scelta. L’attività di bonifica potrà avvenire in seguito all’avvenuta attività di caratterizzazione della falda profonda dell’area. A tal proposito abbiamo chiesto lumi sui risultati di quest’ultima operazione. Ci è stato risposto che i risultati hanno confermato il superamento della soglia di concentrazione massima di tutti gli inquinanti trovati.

In mancanza di ulteriori dati e chiarimenti, ciò vuol dire che negli ultimi 20 anni è cambiato poco o nulla. Le imprese presenti nell’area in questione (alle quali la Cabina di regia ha inviato la messa in mora) obbligate a fare la caratterizzazione, effettuarono i sondaggi anni addietro e quando arrivarono in falda trovarono un metro di olio pieno di PCB. Caratterizzazioni effettuate prima tra il ’95 e il ’98, e poi nel 2010: al termine di quest’ultima (il cui piano fu approvato con prescrizioni in sede di conferenza dei servizi presso il Ministero dell’Ambiente tra il gennaio 2008 ed il marzo 2010) i risultati furono che “numerosi sono i composti per i quali si è verificato il superamento dei valori limite; in particolare, spiccano superamenti elevatissimi dei valori limite previsti per alcuni metalli, IPA, idrocarburi pesanti, diossine e PCB”.

Non solo: già all’epoca si evidenziava come “data l’entità della contaminazione rilevata in falda, è evidente la necessità di attuare una messa in sicurezza di emergenza per rimuovere il prodotto libero”. In esito alla conferenza dei servizi ministeriale del 13/12/2010, la Direzione Generale TRI (Tutela delle Risorse Idriche), prendendo atto dei risultati della caratterizzazione, prescriveva “di avviare entro i minimi tempi tecnici necessari le necessarie attività di bonifica o di messa in sicurezza permanente dell’area”.

Nel settembre del 2011, al chiuso delle stanze della Regione, per la sola operazione di bonifica della cava e della falda profonda che si trova nel terreno sul quale è sorta nel 2003 la San Marco Metalmeccanica (all’interno di quella cava uno studio della Regione dell’ottobre 2011 accertava la presenza di materiale di risulta di provenienza dell’ex Italsider) si ipotizzava un intervento di almeno 200 milioni di euro. In questa prima fase di interventi, l’intera dotazione finanziaria impegnata e disponibile è di 37 milioni di euro.

Sul fronte degli interventi per il quartiere Tamburi, il commissario Alfio Pini ha dichiarato che entro il primo semestre del 2015 si dovrebbero concludere i lavori relativi ai cinque progetti di riqualificazione che riguardano i terreni delle scuole del quartiere (De Carolis, Deledda ed ex D’Aquino per un importo previsto 165mila euro già disponibile): i lavori dovrebbero partire al termine dell’anno scolastico in corso. Nei prossimi giorni sarà pronto il bando per la realizzazione degli interventi. La cui assegnazione avverrà, secondo quanto dichiarato ieri, in base alle garanzie che le aziende forniranno a tutela della salute e dell’incolumità degli alunni e del personale scolastico durante i lavori. Non è stata ancora avviata, invece, la caratterizzazione dell’area del cimitero “San Brunone” (importo previsto di 385 mila euro già disponibile), in quanto pare che siano state registrare “offerte anomale” sulle quali la Cabina di Regia vuol vederci chiaro.

Sono state invece confermate le criticità relativamente alle attività che riguardano il porto di Taranto, ed in particolare quelle relative alla riqualificazione ed ammodernamento della banchina del molo polisettoriale che faranno slittare di alcuni mesi il programma a causa di contenzioni amministrativi tra le società che hanno partecipato alla gara per l’assegnazione dei lavori: il 5 marzo infatti, si svolgerà l’udienza presso il TAR di Lecce.

Interessante invece, l’illustrazione delle opportunità offerte da due bandi rivolti alle imprese: il primo, recentemente emesso dal Ministero dello Sviluppo economico, prevede una dotazione finanziaria di 30 milioni di euro destinati alle imprese di Taranto nell’ambito del PON “Ricerca e competitività” così come sottoscritto nel luglio 2012 nel protocollo d’intesa. I fondi sono destinati, in particolare, ad opere che permettano di coniugare uno stato ambientale sostenibile con lo sviluppo delle potenzialità economiche del territorio. Un’altra opportunità è quella, invece, prevista dal bando Smart&Start, con uno stanziamento totale di 190 milioni di euro su Campania, Calabria, Sardegna, Sicilia, Basilicata e Puglia, in ordine al quale la Regione Puglia svolgerà un importante ruolo di sensibilizzazione del tessuto economico con particolare attenzione a quello tarantino e alle imprese che in esso vorranno investire in percorsi finalizzati al miglioramento della matrice ambientale.

Discorso a parte invece, merita il Mar Piccolo. “Stiamo aspettando di avere da ARPA le notizie complete rispetto al lavoro svolto – ha spiegato il commissario Pini – per affrontare il problema dell’inquinamento del mar Piccolo nella sede opportuna, ovvero nella sede della comunità scientifica mondiale perché non abbiamo ancora idea di cosa significhi affrontare il problema dell’inquinamento del Mar Piccolo”.
Lo studio di ARPA Puglia, in collaborazione col CNR, sullo stato reale in cui versa il bacino del I seno del Mar Piccolo, ha già completato la prima fase: quella sulla “Predisposizione del modello di circolazione e risospensione dei sedimenti”. La seconda invece, che riguarda l’individuazione delle fonti ancora attive e le dimensioni del loro inquinamento, si concluderà entro il 31 marzo prossimo. Lo studio fornirà un modello concettuale sito-specifico del sito e una stima del “rischio” ambientale associata alle varie opzioni di intervento ed indicherà le superfici del Mar Piccolo (in ettari) oggetto del/degli interventi di bonifica e/o MISE (messa in sicurezza d’emergenza). Ieri il direttore scientifico di ARPA Puglia, Massimo Blonda, si è limitato a dichiarare, come peraltro avvenuto in tutte le riunioni precedenti, che il lavoro prosegue e terminerà nei tempi previsti. Ma su questo argomento torneremo a breve. Ancora una volta.

Gianmario Leone (TarantoOggi, 22.02.2014)

Galletti per Taranto?


Dietro una scelta di Ministro, c'è sempre un'idea forte.
Soprattutto se viene dall'enfant prodige della politica italiana.
In questo caso, non è stato difficile strappare dal duetto Napolitano/Renzi la rivoluzionaria strategia di governo per la questione Ilva di Taranto.
I nuovi filtri a prova di latte alla diossina!

La sottoponiamo ai lettori del Blog in anteprima!

PS: Indovinate cosa ha votato Galetti sul Salva Ilva?


Gianluca Galletti, un commercialista ministro dell’ambiente

Il nuovo ministro dell’ambiente del primo governo Renzi è Gianluca Galletti, 53 anni, laurea in economia e commercio e commercialista, un uomo di Pierferdinando Casini, eletto nelle lista montiane/Udc in Emilia Romagna ed ora deputato dell’Unione di Centro per il Terzo Polo. Sostituisce Andrea Orlando che va alla giustizia.
Dalla biografia politica di Galletti, e deputato Udc tra 2006 e 2008 e tra 2008-2013, non si intravede nessuna vera competenza in campo ambientale: sottosegretario uscente all’istruzione la sua carriera parlamentare è stata quella di vicepresidente della Commissione bilancio della Camera nel 2009/2010 e poi è rimasto nella Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione, mentre nel 2013 ha fatto parte delle Commissioni finanze delle Commissioni Parlamentari per l’attuazione del Federalismo Fiscale e di vigilanza sulla Cassa Depositi e Prestiti. Dal 1999 al 2004 Galletti è stato assessore al bilancio della prima ed unica giunta di centro-destra del Comune di Bologna, quella del sindaco Giorgio Guazzaloca. E’ stato consigliere comunale a Bologna dal 1990 al 2009; componente dell’Alta commissione di studio, organo ministeriale per la riforma della finanza pubblica dal maggio 2003 all’aprile 2005; consigliere regionale dal 2005 al 2006.
L’impressione è che la casella del ministero dell’ambiente sia una delle ultime occupata, come tappabuchi da manuale Cencelli, durante le due ore e mezzo che il neo-premier Matteo Renzi ha passato nelle stanze del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a “limare” la squadra di governo. Alla fine i casiniani, anche per la diminuzione dei ministri, si sono probabilmente accontentati della promozione del loro ex sottosegretario.
Questo però la dice lunga sull’importanza che sembra si sia data ad un ministero che in altri Paesi europei è ritenuto vitale, tanto che in Germania sia la cancelliera Angela Merkel che il vicencancelliere socialdemocratico Sigmar Gabriel sono stati ministri dell’ambiente. Speriamo che Galletti sorprenda positivamente come ha fatto in gran parte Orlando nella sua breve permanenza al ministero dell’ambiente pur non essendosi praticamente mai occupato prima di questioni ambientali, che però alla fine è andato ad occuparsi di quel che si occupava nel PD: la giustizia. (Greenreport).


Sulle sue discusse doti circola una lettera bufala satirica (che si può leggere qui) a noi basta la scheda di parlamentare:

Scheda di parlamentare di Gian Luca Galletti, dal sito della Camera dei Deputati
 
GALLETTI Gian Luca - UDCPTP

Nato a

BOLOGNA, il 15 luglio 1961
Laurea in economia e commercio; Commercialista

Eletto nella circoscrizione

XI (EMILIA-ROMAGNA)

Lista di elezione

UNIONE DI CENTRO

venerdì 21 febbraio 2014

Via col porto!

Porto, ecco la VIA per i dragaggi

È arrivata anche l’ultima firma in calce al decreto di Valutazione di impatto ambientale (VIA) relativo “all’intervento di dragaggio di 2,3 milioni di metri cubi di sedimenti in area Molo Polisettoriale e connessa cassa di colmata finalizzata all’ampliamento del quinto sporgente”: quella dell’uscente ministro dei Beni culturali, Massimo Bray.
Proprio l’assenza di questa firma aveva finora impedito al decreto di continuare il suo iter. Adesso si attende soltanto il decreto del ministero dell’Ambiente che concluderà il percorso approvativo dell’intervento e che renderà possibile avviare le procedure di appalto per l’esecuzione dell’opera. Decreto che l’Autorità portuale attende a breve: il testo è già pronto. Questi ultimi due passaggi porteranno via almeno altri cinque-sei mesi.
Il costo dell’intervento previsto dall’accordo del 2012, è di 83 milioni di euro così ripartiti: 7,6 milioni arriveranno dal ministero dell’Ambiente, 17,1 milioni dalla Regione Puglia attraverso la delibera C.I.P.E. n.87, 40,1 milioni dall’Autorità Portuale (Fondi Propri + PON Reti e Mobilità 2007/2013) e 18 milioni (Fondi Propri rif. nota 9559 del 7.10.2013). Al termine dei lavori, i fondali avranno una profondità di 16,50 metri per un tratto di 1,2 chilometri di banchina che consentirà l’attracco delle portacontainer da 14mila TEU. L’obiettivo è terminarli entro il 31 dicembre del 2015.
C’è dunque voluto oltre un anno intero per completare l’iter di VIA per i dragaggi. Il 18 gennaio 2013 infatti, fu presentata al ministero dell’Ambiente l’istanza per l’avvio della procedura. Pochi giorni dopo, il 31 gennaio, fu approvato il progetto di “dragaggio relativo all’ampliamento del IV sporgente e sua darsena ad Ovest e connessa vasca di contenimento dei fanghi di dragaggio”. Conseguenza del fatto che una settimana prima, il 24, la società concessionaria Taranto Logistica SpA, per il tramite del Contraente Generale ACI Scpa, procedette alla consegna dei lavori di costruzione della “Vasca di colmata” presso l’ex yard Belleli, destinata ad accogliere i materiali del dragaggio.
Lo scorso agosto invece, l’Autorità portuale ottenne dalla direzione generale del ministero delle Infrastrutture e Trasporti il decreto di approvazione del progetto definitivo: atto che poi fu trasmesso al Consiglio superiore dei lavori pubblici. Poi però, lo scorso novembre, ARPA Puglia e Regione chiesero un ulteriore documento per i dragaggi, propedeutico all’avvio dei lavori: uno studio correntometrico, finalizzato alla definizione delle caratteristiche idrodinamiche del sito che consente, attraverso l’implementazione di un modello di dispersione, di individuare l’areale di distribuzione e d’impatto nel caso si verifichi un fenomeno di diffusione accidentale di sostanze inquinanti, e contribuisce alla definizione della vulnerabilità del sito da un punto di vista idrodinamico. Uno strumento necessario anche alla definizione di un corretto disegno di campionamento delle matrici ambientali. Studio che ha dato risultati positivi, visto che alla vigilia di Natale la Regione espresse parere favorevole alla conclusione della procedura di VIA.
Il soggetto attuatore dell’intervento sarà la Sogesid SpA, come indicato nell’accordo del 20 giugno 2012 a Roma. Gli interventi del progetto di dragaggio della Darsena Polisettoriale, avranno anche e soprattutto valenza di bonifica ambientale mediante la rimozione dei sedimenti contaminati al di sopra dei limiti di intervento (presenti fino ad una quota media di 15,50m); mentre la realizzazione del primo stralcio di cassa di colmata funzionale all’ampliamento del V sporgente, avrà invece finalità di recupero/riutilizzo dei sedimenti marini dragati e finalità portuali di incremento aree a terra da dedicare ai container.
In particolare, dal punto di vista ambientale, si è deciso di trattare in modo diverso i sedimenti non contaminati e quelli non caratterizzati, da quelli contaminati e, all’interno di questi ultimi, di trattare con maggiore cautela quelli pericolosi. Nell’ambito della caratterizzazione dei sedimenti, sono state riscontrate infatti due aree con presenza di sedimento pericoloso, da rimuovere preventivamente prima dell’avvio di qualsiasi altra attività lavorativa, mediante l’utilizzo di macchine e procedure che minimizzino il rischio di dispersione nell’ambiente di tali sedimenti.
I volumi dei sedimenti pericolosi sono pari a 1.987 metri cubi nella darsena del polisettoriale, alla progressiva 1.000 metri dalla radice, e pari a 7.390 metri cubi a circa 330 metri dalla costa ed in asse con il marginamento della cassa di colmata. I lavori però, saranno tutt’altro che semplici e brevi. Già nella richiesta inviata al ministero il 18 gennaio 2013 infatti, si sosteneva come dei 2,3 milioni di metri cubi di sedimenti da dragare, parte sono “contaminati” (circa 420.000 mc). L’intera area portuale infatti, rientra nel SIN (sito di interesse nazionale) di Taranto e Statte.
A proposito della vasca di colmata, durante la Cabina di Regia del 9 gennaio scorso, fu ufficializzato un nuovo reperimento dei fondi necessari per le attività relative al porto: la Regione confermò di aver individuato 15 milioni di euro di risorse che unite ai 20 milioni su cui il ministero per lo Sviluppo Economico si è impegnato per i lavori della realizzazione cassa di colmata, permetteranno di passare “alla fase pratica”. Durante quella riunione la Sogesid si impegnò alla firma del contratto per l’affidamento dei lavori entro gennaio, per avviare poi gli stessi entro il 30 giugno prossimo.
Non è un caso infatti se il 25 febbraio, presso il ministero della Coesione territoriale che ha istituito anche un “Tavolo Taranto” per seguire il rispetto dell’accordo, si svolgerà una riunione per valutare se e quali fanghi dei dragaggi potranno essere collocati nella vasca di colmata della piattaforma logistica. Ma c’è anche la questione lavoro da tenere d’occhio: a fine maggio scade la cassa integrazione straordinaria a zero ore e a rotazione per 500 dei 560 addetti del terminal container iniziata un anno fa. Si proverà a chiederne la proroga a fine 2015.
G. Leone (TarantoOggi, 21.02.2014)

mercoledì 19 febbraio 2014

Al di là del muro

Immagini dalla città che aspetta i cittadini diffuse dal Comitato dei Cittadini e lavoratori liberi e pensanti.








martedì 18 febbraio 2014

Una boccata d'aria culturale

OSSIGENARSI A TARANTO
Ossigenarsi. Perché la questione Taranto ha generato, nella sua drammaticità, una produzione artistica senza precedenti: videomaker, registi di cinema e teatro, attori, fotografi, danzatori, scrittori e cantanti hanno preso Taranto e l’hanno messa al centro della propria ricerca artistica. Giovani, a volte giovanissimi, artisti si sono calati nella realtà, l’hanno elaborata, trasformata o semplicemente raccontata. Ed è così che la città dei due mari, nella fase più critica della sua storia recente, ha generato un’energia creatrice di cui il Crest vuole dare testimonianza con questo progetto.



corti

venerdì 21 febbraio 2014_ore 21:00
Alle corde di Andrea Simonetti (24′)
Cosimo ha 30 anni. Vive a Taranto assieme al padre Giuseppe, un ex pescatore di 70 anni, che, col vizio del gioco, si è indebitato fino al collo, perdendo anche il suo peschereccio. I due vivono in una vecchia casa al quartiere Tamburi. Cosimo è un pugile talentuoso che aspetta di fare il salto nei professionisti, i pesi medi della federazione nazionale italiana. Lavora all’Ilva per mantenere sé e il padre e, non di meno, per coprire mensilmente i debiti di Giuseppe. Il suo desiderio di riscatto è fortissimo. Vuole arrivare tra i professionisti, e riprendersi la sua vita. Ma vuole anche ricomprare il peschereccio al padre, per restituirgli la libertà e il mare. Vince due incontri molto importanti e davanti a lui si prospetta il match decisivo, quello del famoso “salto”…

E se domani… di Gabriele Papa (22′)
Il falso casting e il timido Luca. E se domani nasce come un’avventura dall’esito incerto tra frammenti di racconti, desideri e aspirazioni dei ragazzi di Taranto inconsapevoli protagonisti di un finto casting e Rinata, il piccolo e ostinato sogno di Luca. “Nulla è impossibile”, “e se domani potessi viaggiare, vorrei poter conoscere nuove culture, popolazioni” “ se domani tutto il paese in cui vivo iniziasse ad appassionarsi al teatro e la musica…”. “Accocciare un sacco di soldi e andare in giro con la moto”. E Rinata? Luca, l’unico che non è riuscito a raccontare il proprio sogno, riuscirà a realizzarlo?

Storie di Taranto di Paolo Pisanelli (20′)
Un viaggio attraverso le tensioni e le passioni di una città immersa in una nuvola di smog. Le rabbie e i sogni dei suoi abitanti sono accompagnati dalla cronaca di una radio nomade e intermittente, un cine-occhio digitale che scandisce il ritmo del film e insegue gli eventi che accadono ai confini della realtà, tra rumori alienanti, odori irrespirabili e improvvise rivelazioni delle bellezze del territorio. Quella di Taranto è una storia che riguarda tutti: è lo specchio del degrado di un’Italia in crisi esistenziale che dopo aver puntato sul processo di industrializzazione di un Mezzogiorno prevalentemente rurale, ora si trova incagliata nei conflitti aperti tra industria e ambiente, tra identità e alienazione, tra salute e lavoro.
biglietto serata 3 euro

teatro

sabato 22 febbraio 2014_ore 21:00
Instabili Vaganti
L’EREMITA CONTEMPORANEO – MADE IN ILVA 
regia Anna Dora Dorno | con Nicola Pianzola | canti originali e voce dal vivo Anna Dora Dorno | musiche Andrea Vanzo | oggetti di scena Nicoletta Casali | scene e disegno luci Anna Dora Dorno | video Nicola Pianzola | con il sostegno di Spazio OFF di Trento | durata 50′ 
La composizione drammaturgica trae ispirazione dal diario di un operaio dell’Ilva di Taranto e dalle testimonianze di alcuni operai, intervistati dalla compagnia che lavorano nella stessa fabbrica, l’acciaieria più grande d’Europa, per incontrare i testi poetici di Luigi di Ruscio e Peter Shneider.

Isabella Mongelli, PDB
MY PERSONAL TARÀNTO
di Isabella Mongelli | con Isabella Mongelli e Valentino Ligorio | scene, costumi e oggetti scenici Isabella Mongelli | luci Valentino Ligorio | sound design Alessandro Altavilla | attrezzeria M A R I O R O S S I | con il sostegno di ExFadda | durata 50′ 
In scena una donna/ragazza e un uomo/ragazzo, non hanno nomi, l’ambientazione è distopica, i colori intermedi, tanto fumo, sedie di plastica e cose che volano. Una terza persona ogni tanto entra e ruba qualcosa dalla scena. Taranto dal punto di vista di una persona anagraficamente appartenente alla città ma che se ne distanzia, la guarda da fuori, la vive come un turista o uno straniero con carta di identità a breve scadenza.
biglietto singolo spettacolo 10 euro; serata 15 euro

fotografia

sabato 15 febbraio 2014_inaugurazione mostra ore 20:00
 21PerCento di Francesca Amoruso e Fabio Duma
La percentuale di ossigeno contenuto nell’atmosfera è del 21%. Qui a Taranto sembra di meno. “Ma Taranto è bella, ha il mare, una storia secolare. Nessuno ha una città così bella.  Sì, ma è invivibile, è inquinata, la gente muore”.  Contraddizioni. Quello che è la nostra città, una contraddizione. Se questa è Taranto, allora anche quest’altra lo è. La mostra fotografica vuole essere un momento di riflessione su ciò che ci rende unici, in positivo e in negativo. Inoltre, non tralascia di raccontare l’esperienza di progettazione e di sviluppo della stessa, perché rappresentativa della realtà in cui ci siamo trovati ad operare.
 ingresso libero

Al sicuro!

Ilva, Riesame Milano conferma carcere per Fabio Riva e altri 4


Il Tribunale del Riesame di Milano ha confermato le ordinanze di custodia cautelare emesse il mese scorso nei confronti di Fabio Riva e di altre quattro persone nell'ambito di un filone d'inchiesta su una presunta truffa ai danni dello Stato che vede indagata anche Riva Fire, holding che controlla l'Ilva.
Il 22 gennaio, oltre al figlio dell'ex presidente dell'Ilva, latitante a Londra e per il quale i pm hanno chiesto l'estradizione, l'ordinanza d'arresto era stata spiccata anche per Agostino Alberti, dirigente di Riva Fire, Alfredo Lomonaco e Barbara Lomonaco di Ilva Sa e Adriana Lamsweerde di Eufintrade.
Riva, a cui viene contestata una truffa ai danni dello Stato da 100 milioni di euro, è accusato anche di associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata al fine di ricevere erogazioni pubbliche.
Riva Fire risulta indagata nell'inchiesta per la legge 231 del 2001 sulle responsabilità dell'azienda per l'operato dei propri dipendenti.
Secondo gli inquirenti, Fabio Riva avrebbe creato insieme ad altri una società vuota con sede in Svizzera per aggirare una normativa che prevede stanziamenti pubblici in presenza di determinate condizioni.
Non è stato possibile raggiungere gli interessati per un commento. (Reuters)

Ilva's underground

Ilva, tornano in libertà i due lavoratori accusati di estorsione

Il gip di Taranto Patrizia Todisco non ha convalidato le misure cautelari per estorsione a carico di due dipendenti della società Taranto Energia (controllata Ilva), accusati di estorsione ai danni della ditta dell'appalto Castiglia. Sono tornati in libertà il tecnico 39enne Oreste Minelli (che era stato sottoposto a fermo), e l'impiegato 50enne Cosimo Farilla (arrestato in flagranza secondo l'accusa).
"Non è stata riscontrata alcuna minaccia e alcuna richiesta estorsiva" dice l'avvocato Fausto Soggia, che insieme all'avvocato Claudio Petrone assiste i due lavoratori. "Dovremo andare a fondo a questa vicenda - aggiunge - perché la ditta Castiglia ha presentato la denuncia, dopo essere stata informata dai carabinieri, solo venerdì scorso. Questa è una vicenda molto strana".
La 'Taranto Energia' è la società controllata da Ilva spa che gestisce la centrale elettrica all'interno dello stabilimento siderurgico di Taranto, garantendone l'approvvigionamento

energetico. I due indagati, secondo l'accusa, avrebbero preteso denaro dai titolari di una ditta esterna per consentire loro di aggiudicarsi altri appalti. Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, avrebbero ammesso solo di aver richiesto un 'regalo' per l'appalto, ma senza alcuna forzatura. (RepBA)

16 febbraio

L’inquinamento o gli infortuni non centrano e l’Ilva, questa volta, è vittima di un sistema di controllo sugli appalti gestito dal basso. Un meccanismo, non si sa quanto diffuso, che ha consentito a due dipendenti di una società controllata dall’Ilva Spa, di estorcere denaro ad un’impresa dell’indotto in cambio dell’aggiudicazione di futuri appalti. I lavoratori infedeli, un tecnico ed un impiegato della società «Taranto Energia» che gestisce la centrale elettrica situata all’interno dello stabilimento siderurgico, sono stati sottoposti a fermo di indiziato di delitto a disposizione del pubblico ministero di turno, Remo Epifani e devono rispondere di estorsione in concorso. I due, Lorenzo Minelli di 39 anni e Cosimo Farilla di 50, il primo di Faggiano il secondo di Taranto, sono caduti in un tranello organizzato dai carabinieri del nucleo investigativo di Taranto con l’aiuto della security dell’Ilva e la complicità dell’imprenditore che aveva ricevuto la richiesta estorsiva.
Tutto ha avuto inizio a novembre dello scorso anno quando la ditta esterna in questione aveva ottenuto due commesse per la manutenzione degli impianti della centrale elettrica. Qualche giorno dopo l’inizio dei lavori il capo cantiere dell’impresa è stato avvicinato dal tecnico di Taranto Energia il quale gli ha chiesto dei soldi in cambio di futuri appalti e millantando meriti anche per l’aggiudicazione dei lavori in corso. Il responsabile della ditta dell’indotto ha detto che avrebbe riferito al proprio datore di lavoro e così ha fatto. Dopo due settimane di silenzi, lo stesso caposquadra è stato contattato dall’impiegato della centrale che a sua volta ribadiva la richiesta facendo intendere che se avesse pagato la sua ditta avrebbe potuto operare in futuro all’interno del siderurgico. Questa volta è stato presentato anche il conto da pagare: cinquemila euro in buoni benzina. Nel frattempo la proprietà dell’impresa aveva segnalato l’episodio al servizio di sicurezza dell’Ilva che a sua volta aveva denunciato tutto ai carabinieri del comando provinciale. Le indagini avviate subito si sono concluse l’altro ieri sera quando i due indagati sono caduti nel tranello. La trappola è scattata quando l’imprenditore si è presentato all’appuntamento fissato dall’impiegato di Taranto Energia per la consegna della mazzetta di buoni carburante. Dopo lo scambio avvenuto all’interno dell’acciaieria, il presunto estorsore è stato fermato dai carabinieri che si erano appostati nelle vicinanze i quali lo hanno perquisito trovandolo con i buoni in tasca. Subito dopo gli investigatori hanno prelevato da casa il suo complice ed entrambi sono stati sottoposti a fermo. I due sono poi stati condotti nella casa circondariale di Taranto in attesa di essere interrogati dal gip per l’eventuale convalida del fermo. (Nazareno Dinoi sul Corriere del Mezzogiorno - VoceManduria)

domenica 16 febbraio 2014

Inquinati per legge

L'acciaio non avvelena solo i pozzi
I decreti Salva Ilva fanno degli abitanti di Taranto cittadini di serie B almeno fino al 2 agosto 2016, con conseguenze per decenni
 
Per Taranto, dopo l'estate 2012, sono arrivate leggi speciali.
Quando la magistratura penale indaga, può adottare provvedimenti urgenti (cautelari) per interrompere comportamenti pericolosi e fermare persone e attività. I provvedimenti cautelari, anzi, li adottano anche i giudici civili e i Tar (giudici amministrativi). E’ indubbio che quello che si può fare anche quando non c'è alcuna indagine penale – ad esempio nel caso di una lite patrimoniale o commerciale o di un licenziamento – è sacrosanto quando ci sono parti vittime di reato, tanto più se occorre evitare conseguenze dannose addirittura per l’incolumità di esseri umani. Nel caso della gestione dell'Ilva, i reati sono molto gravi (tra gli altri, disastro doloso, omissione di misure di sicurezza, avvelenamento di alimenti, corruzione). Il 26 luglio 2012 la magistratura di Taranto, riscontrandone le condizioni con atti confermati in II grado e poi dalla Corte di Cassazione, dispose quindi il sequestro cautelare degli impianti più pericolosi.
E le leggi speciali?
Le leggi speciali avrebbero potuto rafforzare le tutele e le garanzie per le vittime. Una di esse  invece (il decreto-legge 207 del 12 dicembre 2012, convertito in legge 231/2012) ha bloccato i provvedimenti giudiziari. E' servita a "modificare" proprio la tutela che viene garantita normalmente alle vittime di reato, già prima di accertare responsabilità e pene. 
DIRITTI SOSPESI Non si è osato annullare gli atti dei Giudici. La normativa introdotta ne ha posto nel nulla “gli effetti”. La sostanza non cambia. Mimetizzare un’interferenza così grande e uno scontro in atto– dopo aver già parlato di talebanismo giudiziario, come fatto dall’ex ministro Prestigiacomo nei giorni del sequestro - non rende diverse e meno gravi le conseguenze di quel decreto; soprattutto la sospensione dei diritti per i cittadini (incredibilmente non più protetti, in una parte del loro paese, dalle attività dannose di un'impresa o addirittura in continuità con le sue precedenti attività criminali).
Se l’importanza di un evento dipende dalla sua relazione con la vita delle persone, quest’operazione risulta impressionante: una condizione da stato di guerra che crea un’inaccettabile differenza tra cittadini. Ben pochi avrebbero remore a considerarla tale se l’avesse adottata un paese straniero.  Quel primo decreto è stato responsabile dello stravolgimento di un sistema di regole che ora non ha più pace. In sintesi, se il Governo lo decide con legge, può stabilire che per un periodo circoscritto i propri atti amministrativi (l’Autorizzazione Integrata Ambientale e quanto previsto per farne rispettare le prescrizioni) siano considerati equivalenti a un sequestro giudiziario, garantendo quel livello di tutela dei diritti in pericolo – in questo caso la salute - voluto dalla Costituzione.
Per ora - solo per ora, in base ai Salva Ilva adottati - sarà così fino al 2 agosto 2016 (cfr. NOTE).
LA SENTENZA DELLA CORTE COSTITUZIONALE OGGI
La Corte Costituzionale, con una sentenza faticosa (n. 85 del 9 aprile 2013), ha difeso il decreto-legge 207 (legge 231), considerando salvaguardato il livello di tutela dei diritti in pericolo. I Giudici dissero che quella legge non prevedeva immunità penali per chi avrebbe gestito l'Ilva nei 36 mesi di durata del programma di risanamento; dissero che erano previsti vari controlli - anche in continuo - e che era possibile sospendere l'attività e revocare l'Autorizzazione in caso di inosservanza delle prescrizioni (applicandosi l'art. 29-decies del Codice dell’ambiente). Dissero che il quadro normativo era mutato e che tutto doveva essere riconsiderato alla luce del nuovo sistema, anche l'adeguatezza della tutela della salute.  
Difesero la legge fermandosi anche su alcune novità, ad esempio sulla figura del Garante per l'attuazione dell'Autorizzazione (anch’esso parte del sistema di tutele che avrebbe dovuto equivalere, per i cittadini, agli strumenti cautelari del giudice) - cfr. NOTE. 

Le ripartenze..

Ilva: a Taranto ripartono tubifici dopo stop di quindici giorni
 
Dopo uno stop di 15 giorni dovuto all’assenza di ordini di lavoro, ripartono nella prossima settimana i tubifici 1 e 2 dell’Ilva di Taranto. E riprendono in un contesto lievemente migliorato rispetto al periodo della fermata: e’ infatti arrivata una commessa di 9mila tubi, da sottoporre anche a rivestimento, che alimentera’ l’attivita’ dei due impianti a partire dalle prossime settimane e sino a giugno-luglio prossimi. Lo si apprende da fonti sindacali. 
La crisi del mercato dell’acciaio si fa sentire in modo forte anche nella produzione dei tubi per gasdotti e oleodotti. Non essendoci infatti ordini, nei giorni scorsi l’Ilva ha fermato i tubifici 1 e 2 dello stabilimento di Taranto per 15 giorni. La fermata temporanea e’ ora terminata. Nella prossima settimana gli impianti ripartono ma con un passo di marcia ridotto: solo cinque turni alla settimana. Un turno al giorno, 7-15, per cinque giorni per un’area dello stabilimento che occupa circa 400 addetti. La nuova commessa da 9mila tubi non ribalta la situazione degli ordini, ma almeno la migliora un poco. Per i sindacati metalmeccanici se sino a qualche tempo fa l’Ilva una commessa di piccola quantita’ l’avrebbe anche lasciata andare perche’ preferiva puntare su commesse piu’ ingenti e soprattutto pluriennali, oggi la crisi di settore, il venir meno dei contratti pluriennali all’estero e la necessita’ di dover reperire risorse finanziarie per la gestione, spinge l’azienda ad accettare tutto cio’ che il mercato offre.
Domani, inoltre, non si terra’ piu’, come inizialmente previsto, l’incontro tra Ilva e sindacati per firmare l’accordo sul rinnovo dei contratti di solidarieta’ per il 2014 nello stabilimento di Taranto. I relativi numeri sono stati concordati lo scorso 30 gennaio, adesso si tratta di formalizzare l’accordo. L’intesa e’ accettata da Fim Cisl e Uilm Uil ma non dalla Fiom Cgil, che chiede invece, oltre al piano industriale dell’azienda, anche un’analisi degli ordini di lavoro in modo da poter meglio calibrare lo stesso ricorso alla solidarieta’. I contratti di solidarieta’ interesseranno 3.579 addetti delle varie aree del siderurgico, quasi 200 in meno rispetto ai 3.763 che azienda e rsu avevano individuato in un primo confronto. Il ricorso alla solidarieta’ e’ stato sfoltito per le aree manutenzioni e servizi e vedra’ 400 lavoratori interessati nell’area ghisa, 642 nelle acciaierie 1 e 2, 680 nella laminazione a caldo, 428 nella laminazione a freddo, 476 nei tubifici, 428 nelle manutenzioni centrali e 514 tra servizi, logistica e piazzali. L’anno scorso i contratti di solidarieta’ sono stati sottoscritti per circa 3.600 unita’ ma utilizzati per poco piu’ di un migliaio. Nel 2014 e’ invece previsto un maggiore uso poiche’ diversi impianti si fermeranno per i lavori di risanamento ambientale. Sui nuovi contratti, infine, pesa il taglio del 10 per cento a seguito del dimezzamento della copertura dello Stato con la legge di stabilita’. I sindacati avevano chiesto che la Regione Puglia coprisse il 10 per cento mancante ma la risposta non e’ stata positiva.(PaeseNuovo)

sabato 15 febbraio 2014

La nuova legge Ilva/Terra dei fuochi

Ilva sfida Bruxelles
 
La legge n.6 del 6 febbraio 2014, cosiddetta “legge ILVA/Terra dei Fuochi”, approvata in Senato qualche giorno fa, é una norma che fa storia nella giurisprudenza italiana ed europea perché rappresenta un attacco al bilanciamento dei poteri sancito dalla Costituzione ed una contrapposizione netta al diritto comunitario europeo.
I risvolti di questa recente sanatoria sono molteplici, con importanti conseguenze a livello nazionale ed europeo, che vanno ben al di là della realtà locale di Taranto.
Il primo punto che desta preoccupazione riguarda la flagrante violazione della direttiva europea IPPC (Riduzione e Prevenzione Integrate dell’Inquinamento) e la sua applicazione nel diritto italiano perché, se la direttiva obbliga il governo alla messa a norma degli impianti inquinanti di Taranto attraverso il rispetto dell’AIA (autorizzazione intergrata ambientale), tuttavia con la legge n. 6 si autorizza l’ILVA a non attuare il 20% delle prescrizioni dell’AIA stessa e quindi della direttiva IPPC.
Il comma d dell’articolo 7 sancisce, infatti, che gli stabilimenti di Taranto potranno continuare a produrre anche solo avendo avviato l’adozione dell’80% del numero complessivo delle prescrizioni. In quel 20% di prescrizioni esentate a priori, l’ILVA ed il governo – che controlla e dirige ILVA attaverso la struttura di commissariamento- potranno includervi prescrizioni importanti quali la copertura del parco minerali o la riduzione delle emissioni non controllate della cokeria, che hanno degli effetti potenzialmente molto pericolosi sulla salute della popolazione, dimostrati negli studi scientifici e nelle perizie del Tribunale di Taranto.
Il governo ha deciso quindi di porsi al di là del rispetto della legge e della direttiva europea IPPC e di andare anche contro la sentenza della Corte Costituzionale di maggio scorso (n.85/20) che, nel sancire la persistenza del vincolo cautelare sulle aree ed impianti dello stabilimento ILVA posto sotto sequestro il 25 luglio 2012, ha riaffermato che “l’attività produttiva è ritenuta lecita alle condizioni previste dall’AIA riesaminata. … la cui inosservanza deve ritenersi illecita e quindi perseguibile ai sensi delle leggi vigenti”. ...

Officine dentro la città!

 
Questa mattina le Officine Tarantine, composte da diverse realtà territoriali, stanche della situazione che colpisce indistintamente il territorio tarantino, hanno indetto una mobilitazione che nasce dall'esigenza di costruire un futuro diverso per tutti i cittadini di questa città.
La mobilitazione è partita da via Di Palma presso il parcheggio AMAT ed è culminata in Piazza della Vittoria con un breve dibattito tra cittadini ed esponenti delle associazioni che sostengono questa manifestazione.
LE OFFICINE TARANTINE VANNO TUTELATE  E NON SGOMBERATE!
Ecco alcune foto dell'evento, verso il quale va il sostegno del Comitato per Taranto.

















Per saperne di più sullo sgombero dei giorni scorsi:

OfficineTarantine. Quando la radice selvaggia è sana. (F. Rana - Sblocnotes)
 
Insistentemente, mi stanno chiedendo, chi emigrato all’estero, chi a Taranto impegnato nelle sue attività: Ma qual è la vera storia di “Officine Tarantine”? “Come è iniziata?”. Nelle cronache di questi giorni, ci è finito solo il delirio del tentativo di sgomberare e molti hanno scoperto di non sapere nulla di questa storia di occupazione e di provocazione culturale civile. 
Io l’avevo raccontata, nei miei articoli pubblicati su Nuovo Quotidiano di Puglia, la storia di questi ragazzi. L’avevo fatto: nelle edizioni del 4 novembre 2013, dopo l’occupazione degli ex Baraccamenti Cattolica di Taranto, area della Marina ceduta al Demanio e poi in custodia provvisoria al Comune di Taranto; tre mesi dopo l’occupazione, il 2 febbraio 2014; il 6 febbraio 2014 in occasione della presentazione dei risultati sull’assenza di amianto nel teatro dei baraccamenti occupati; ed infine il 13 febbraio 2014 raccontando il tentativo di sgombero gestito da Prefettura/Questura come caso di ordine pubblico. 
Nella zona dei baraccamenti, i primi di novembre, c’eravamo io ed Alessio Mattiuzzo ed altri del gruppo, in maniche corte, a chiacchierare. Via via, l’attenzione verso questo luogo, grazie ai social network è aumentata, fino poi alla frenetica giornata vissuta raccontando lo sgombero, annullato, e la scelta delle forze dell’ordine di cambiare strategia e non eseguire l’ordinanza sindacale del 22 Novembre 2013...

Giù le mani dalle Officine!

Si è svolta questa mattina, accompagnata dallo slogan urlato e cantato "giù le mani dalle officine", la mobilitazione organizzata dai giovani che si battono contro lo sgombero imposto dal Comune di Taranto della sede degli ex Baraccamenti Cattolica.


Il corteo partito da via di Palma, esattamente dagli edifici occupati, ha visto la partecipazione del mondo dell'associazionismo e dei comitati di Taranto. Ma non solo. C'erano anche i cittadini che con la loro presenza hanno mostrato di sostenere non solo la protesta ma soprattutto il percorso intrapreso dalle Officine Tarantine.

Quello volto a "costruire un futuro diverso per tutti i cittadini" di Taranto.E' questo che hanno chiesto, urlato e cantato. Ad alta voce durante la manifestazione i/le manifestanti hanno ribadito la loro volontà a resistere.


Nate con l'intento di aprire degli spazi abbandonati, riqualificarli e metterli a disposizione della collettività, le Officine Tarantine si sono distinte fin da subito per essere un centro pulsante di aggregazione di tante realtà, e cittadini/e che in quei "luoghi" si sono ritrovati/e. 

Le Officine Tarantine hanno colmato un vuoto culturale e sociale creato da una cattiva gestione delle strutture pubbliche esistenti ma abbandonate, e dall'assenza di politiche sane per il territorio. 

Non si ricorda nella storia di Taranto una manifestazione del genere volta a chiedere all'Amministrazione Comunale degli spazi sociali  da aprire alla collettività: luoghi "dove i cittadini possano respirare cultura e collaborare per riappropriarsi del futuro".

Forse è questa la prima volta.  Una svolta.
Una rivolta, ma anche una presa di coscienza nuova.