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giovedì 31 gennaio 2013

Ancora un libretto

L'Ilva sta diventando una vacca grassa.
Si pubblicano opinioni come verità rivelate.
I bagarini si accalcano per vendere i biglietti del Grande Circo Clini!

L’introduzione all’ebook L’acciaio tra gli ulivi

Fra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, l’Italsider aveva commissionato ad artisti e scrittori ritratti e descrizioni del paesaggio tarantino per spiegare i vantaggi che l’acciaio avrebbe portato fra gli ulivi. Questi fascicoli raccontavano la mutazione antropologica imminente e i cambiamenti del paesaggio, in termini di progresso. Scrittori e artisti dovevano spiegare le novità portate dall’industria. Acciaio fra gli ulivi era la descrizione del polo industriale di Taranto, secondo l’Italsider, nei primi anni Sessanta.
Uno slogan quasi futurista, che evoca insieme il retro delle foglie degli ulivi e il bagliore dei profilati in acciaio; alla brezza estiva, illuminati dal sole, gli ulivi hanno riflessi argentei e metallici. I riferimenti alla mitologia megalo-ellenica e alle divinità di fondazione della città non mancano. In qualche modo, lo slogan evoca un contrasto, ma anche una continuità. Il contrasto fra biologico e artificiale, e la continuità fra due elementi che resistono al tempo. Così, ritratti di contadini nodosi dalle mani gigantesche e sporche cedevano all’avanzare dell’uomo nuovo, dell’operaio tutto nervi, occhiali, tuta blu e saldatore stretto come un fucile. E un paesaggio fatto di creste di ulivi, anche questi nodosi, terragni, diventava un giardino intorno a torri giganti, e a volumi puri di lamiere grecate. Questo parallelo fra le facce e il paesaggio era il modo in cui l’industria si auto-rappresentava, ma anche con cui cercava di comunicare la sua impresa etica a favore della popolazione.
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