"Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti non possa cambiare il mondo. In fondo è cosi che è sempre andata ». (Margaret Mead)
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La Riva Fire deposita al Tar del
Lazio il ricorso contro il Piano ambientale dell'Ilva. Per i legali
dello stabilimento ci sarebbero vizi di costituzionalità e sarebbe stato
imposto all'impresa. Duro il commento del presidente della Commissione
Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, Ermete Realacci: "E'
sconcertante questo ricorso. Segno che la ‘famiglia dell’acciaio’ non
ha proprio capito cosa è successo e cosa è necessario fare". Bonelli,
(Verdi ): "Sconcertante è il ruolo del Governo nella vicenda Ilva"
Ennesima mossa non del tutto
imprevedibile da parte della Riva Fire che ha depositato al Tar del
Lazio, nell’ultimo giorno in scadenza, il ricorso contro il piano
ambientale dell’Ilva. Nel ricorso sarebbero espressi dubbi sulla
legittimità del piano, che secondo gli azionisti di Riva Fire, sarebbe
stato imposto all’impresa, indicando tempi e modi di realizzazione
nonché additandone le tecnologie. Nel piano ambientale sarebbe prevista
inoltre la conversione degli impianti al preridotto, sul quale lo stesso
Governo aveva palesato dubbi. Emergerebbero inoltre vizi di
costituzionalità e contrasto alle norme del diritto comunitario.
Impugnati anche gli atti relativi al piano ambientale e dunque le misure
che hanno portato al commissariamento dello stabilimento. Il presunto
gap risiederebbe dunque tra gli scopi prefissi all’interno del piano e
le modalità con cui esso concretamente potrà realizzarsi. Oltre a ciò
obiezioni sono state sollevate anche in merito alla libertà di
iniziativa economica indicando obiettivi e metodi per il suo
conseguimento.
“Sconcertante il ricorso dei Riva contro
il piano ambientale dell’Ilva.- ha commentato Ermete Realacci,
presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della
Camera,- Segno che la ‘famiglia dell’acciaio’ non ha proprio capito
cosa è successo e cosa è necessario fare. E’ evidente, infatti, che il
rilancio dell’acciaieria di Taranto non può che partire dal risanamento
ambientale. Di più la piena attuazione del piano ambientale- prosegue- è
strettamente connessa al rilancio produttivo dell’azienda. Come ho
avuto modo di dire in altre occasioni non è pensabile alcuna soluzione
di innovazione e futuro produttivo per l’Ilva se vengono disattesi gli
impegni sul risanamento ambientale, condizione necessaria per dare un
domani all’impianto: simul stabunt, simul cadent. In questo quadro-
conclude Realacci- la conferma del sub-commissario Ronchi sarebbe un
importante elemento di garanzia che si voglia procedere al risanamento
ambientale dell’azienda”.
Anche
il leader dei Verdi, Angelo Bonelli condanna la posizione del gruppo
siderurgico, ma soprattutto stigmatizza il ruolo del Governo nella
vicenda Ilva, Rispondendo alle affermazioni del presidente della
Commissione Ambiente, Ermete Realacci spiega: "Nella decisione dei Riva
di ricorrere conto il piano ambientale – spiega l’ambientalista- non c'è
nulla di sconcertante è un'azione coerente con quello che hanno sempre
fatto a Taranto con l'Ilva. Di sconcertante per me è stato il ruolo del
parlamento che con ben 4 decreti salva Ilva ha fermato l'azione
dell'autorità giudiziaria che non consiste solo nel perseguire i reati
ma anche che questi vengano portati ad ulteriori conseguenze per
impedire che la salute sia danneggiata.
"I
Riva – prosegue Bonelli- sostengono che la libertà di iniziativa
economica sia stata compressa, ma nessuno si è posto il problema di chi
tutela il diritto alla vita che a Taranto è compromesso come confermano i
drammatici dati sulla mortalità, specialmente tra i bambini. E mentre
si parla di ilva sempre a Taranto il ministro Guidi sollecita
approvazione progetto Tempa Rossa dell'ENI che porterà ad un aumento
dell'inquinamento prodotto dalla raffineria del 12%. La verità –
conclude- è che si sta condannando Taranto ad un futuro carico sempre
più di veleni mentre il governo non vuole prendere la strada della
conversione di questo modello industriale come accaduto a Bilbao, alla
Ruhr o a Pittsburgh. (Cosmopolismedia)
«È scandaloso che i Riva tentino in tutti i modi e ancora una volta di opporsi al risanamento ambientale dello stabilimento siderurgico di Taranto. Ma soprattutto è vergognoso che si oppongano a una delle misure che consideravamo con più favore fra quelle contenute nel Piano Ambientale e cioè l'adozione del preridotto». È questo il commento di Stefano Ciafani, Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente
vice presidente nazionale di Legambiente, presidente di Legambiente
Puglia e presidente del Circolo Legambiente di Taranto, in seguito al
ricorso della Riva Fire depositato al Tar del Lazio contro il Piano
Ambientale dell'Ilva.
«I Riva - aggiungono Ciafani, Tarantini e Franco - contestano proprio quella misura che abbatterebbe in modo sostanziale le emissioni inquinanti,
ostacolando la già precaria gestione commissariale che tenta di
affrontare una situazione complicata per la quale non si riesce ancora a
trovare una definitiva via di uscita. È da irresponsabili fare ricorso
al Tar in un momento delicato come quello in corso. Ci auguriamo -
concludono - che il Tar rigetti il ricorso dei Riva e riconfermi
piuttosto il Piano Ambientale». (Alternativasostenibile)
E il governo che fa? Aiuta Riva e la sua combriccola a passarla ancora più liscia!
«Bisogna correre verso
un’Italia più sicura e sostenibile sotto il profilo ambientale». Con la
smania di cambiare verso all’Italia e dare un’accelerazione al Paese,
sarà meglio fare attenzione che la corsa non porti verso il burrone
dell’irreparabile. Nonostante l’ottimismo del ministro Gian Luca
Galletti - che ha ribattezzato “Ambiente protetto” la parte di sua
competenza del decreto Competitività - a spulciare fra
le pieghe del provvedimento il nome scelto sembra infatti quanto meno
eccessivo. Se non del tutto fuori luogo, come denunciano numerosi
comitati e associazioni ecologiste.
SITI MILITARI
Il punto più controverso riguarda i siti militari (circa 50 mila ettari
in tutta Italia), inquinati da metalli pesanti e a volte -
come mostra il caso del poligono di Quirra
in Sardegna, di cui
l’Espresso
si è occupato
più volte
- anche da sostanze radioattive come l’
uranio impoverito
.
Per risolvere il problema delle bonifiche, assai impegnative dal punto
di vista economico, il decreto del governo pare aver escogitato un modo
semplice e veloce: equiparare i valori consentiti a quelli delle aree
industriali. In questo modo, pur interessando coste, boschi e zone di
macchia mediterranea (come a Capo Teulada in Sardegna, o a Monte Romano
nel Lazio) i livelli di inquinamento tollerati potranno essere
notevolmente più alti rispetto ad aree verdi o residenziali.
Siti inquinati, alzati per decreto i limiti delle sostanze pericolose
Il decreto Competitività prevede la possibilità di aumentare gli
scarichi in mare degli stabilimenti industriali e prevede nuove tabelle
per la contaminazione delle aree militari. Alzando fino a 100 volte i
limiti di alcune sostanze cancerogene o pericolose per la salute. «Un
colpo di spugna vergognoso sulle bonifiche» denunciano le associazioni
ecologiste
SILENZIO ASSENSO
Il decreto prevede anche una semplificazione per le bonifiche dei siti
privati a opera dei proprietari, responsabili dell’inquinamento. Perno
di questa procedura è il meccanismo del silenzio-assenso, introdotto in
via sperimentale fino al 31 dicembre 2017. Chi vorrà bonificare un’area
potrà autocertificare i dati di partenza - così da consentire allo Stato
di non spendere denaro nello studio preliminare - e terminato
l’intervento dovrà inviare all’Arpa (l’Agenzia regionale per la
protezione ambientale) i risultati delle operazioni. Gli uffici avranno
però solo 45 giorni di tempo per approvarli. “Decorso inutilmente il
termine, il piano di caratterizzazione si intende approvato” recita il
decreto.
Ovvero, se le Agenzie non faranno in tempo a rispondere (come può
accadere a causa delle ampie dimensioni o solo dell’eccessiva mole di
lavoro), la bonifica sarà comunque data per buona. E il sito potrà
essere utilizzato in base alla nuova destinazione d’uso prevista.