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mercoledì 29 ottobre 2014

Salina Grande: Fermate le ruspe!

Uno sconvolgimento di grandi proporzioni della "Salina Grande" è in corso in questi giorni. Varie ruspe, anche di notte, procedono al dissodamento e spianamento del terreno su tutto il fronte a nord del canale che separa i due lembi della zona, intaccandone le peculiarità ambientali e paesaggistiche. Probabilmente si tratta della più vasta opera di manomissione dell'area, purtroppo già nel passato insidiata da scarichi di rifiuti e fanghi di dragaggio e da progetti urbanistici.
Legambiente chiede che le ruspe siano immediatamente fermate.
"La Salina Grande è un'area umida inserita tra i SIC (Sito di Importanza Comunitaria con codice IT 913004) per il suo rilevante interesse naturalistico. L'intervento potrebbe aver distrutto parte del suo salicornieto, specie protetta dalla comunità europea" dichiara Leo Corvace del direttivo dell'associazione "L'area è di grande importanza anche da un punto di vista faunistico come tradizionale luogo di sosta di specie migratorie e stanziali di uccelli nei diversi laghetti che si formano sul terreno argilloso dopo piogge copiose. Anche questa funzione è messa a rischio dall'intervento in corso."
Del resto l'area è ad alto rischio idraulico come risulta dal PAI (Piano di Adeguamento Idrogeologico).
In quanto area protetta, sulla "Salina Grande" insistono vincoli a più livelli che ne dovrebbero garantire la piena tutela. Per essere Sito di Importanza Comunitaria ogni modificazione è infatti subordinata ad una valutazione di incidenza ed al rilascio di specifiche autorizzazioni.
L'area rientra nel regime di tutela paesaggistica previsto dal P.U.T.T. della Regione Puglia in via di superamento e dal nuovo Piano Paesaggistico adottato di recente. La variante generale al Piano Regolatore del comune di Taranto ne definisce la destinazione a parco naturale con divieto di edificazione e "di qualsiasi trasformazione dei luoghi e delle colture". La Salina Grande rientra anche nel SIN (Sito di Interesse Nazionale) per le bonifiche con i relativi obblighi e non risulta se sull'area, di interesse pubblico, sia stata operata la prevista caratterizzazione
I vincoli preesistenti non sono però bastati per salvaguardare l'integrità di questa area.
Il paradosso è che in questo territorio si respirano veleni e non si tutelano i beni ambientali e paesaggistici !
"Legambiente chiede agli organi preposti al controllo del territorio" – dichiara Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto – "se gli autori di questa grave manomissione della Salina Grande siano in possesso delle relative autorizzazioni, condannandone comunque fermamente gli eventuali rilasci, e se siano state rispettate tutte le procedure imposte dai vincoli preesistenti sull'area riservandosi comunque di adire le vie legali" (LegambienteTA)

venerdì 8 febbraio 2013

Ah, gli scherzi degli amici-compagni..

Comunicato stampa di Legambiente
 
Non chiamatelo Tartarugaio: il nome giusto è ECOMOSTRO!


Da alcuni mesi – nonostante  un coro di proteste - sta sorgendo, come un indesiderato e velenoso fungo, una nuova costruzione ai piedi della sky line della Città Vecchia, destinata a diventare una clinica per curare le tartarughe.
La vicenda è abbastanza nota ed è stata oggetto di diverse critiche - tra le altre quella della nostra Associazione – nonché di una indagine della magistratura seguita alla presentazione di uno specifico esposto.
Nel ribadire la nostra più assoluta contrarietà verso questo intervento sciagurato, e considerato che la Commissione Assetto del Territorio del Comune di Taranto dovrà tornare ad occuparsene nei prossimi giorni, vogliamo porre pubblicamente qualche interrogativo, che ci auguriamo non rimanga senza risposta.
Perché costruire un nuovo edificio in cemento armato in Città Vecchia, quando è universalmente riconosciuta la inderogabile necessità, invece, di restaurare il patrimonio edilizio pubblico abitativo e di interesse storico-artistico dell'Isola?
Perché, per non sprecare (se non ricordiamo male le dichiarazioni dell'ex assessore Lucio Pierri) 700.000 euro di soldi pubblici, se ne devono spendere 2.300.000, sempre pubblici, per un manufatto di cui non si avverte alcun necessità?
Perché si è deciso di modificare il “volto” dell'Isola senza ascoltare i cittadini, gli ordini professionali e tutti i portatori di interesse attraverso una procedura partecipata che dovrebbe guidare, inderogabilmente, scelte così impattanti?
Sono state interpellate le Soprintendenze Archeologica e ai Monumenti? Se ciò è avvenuto ci chiediamo in base a quali criteri abbiano dato il proprio benestare, tenuto conto che il faro di ogni intervento in Città Vecchia dovrebbe essere il Piano Blandino, che assolutamente esclude ogni e qualsivoglia nuova edificazione sull'Isola.
É come se accanto al Colosseo si desse l'autorizzazione ad edificare una casupola, in un ipotetico stile “romano” e si pretendesse di far digerire ai cittadini tale intervento come un utile ed importante orpello per valorizzare l'antico. Assurdo.
Al momento non sappiamo come andrà a finire questo pasticcio urbanistico. Passano i giorni e l'indigesta opera cresciuta in tutta fretta pare abbandonata, forse a causa dell'intervento della magistratura della cui indagine attendiamo l’esito.
Riteniamo però che l'Amministrazione Comunale abbia, a questo punto, il dovere di ripensare l’intervento, di consultare i cittadini, gli ordini professionali, tutti i portatori di interesse, discutere ed esibire pubblicamente l'intera documentazione attinente l'opera: pareri, progetti, consulenze, incarichi, studi sull'impatto e sulle ricadute dell'operazione.
Ci chiediamo, tra l’altro, con quali soldi si potrà far funzionare, nel tempo, questa ipotetica clinica per tartarughe. Vorremmo sbagliarci, ma temiamo che al danno  si aggiunga la beffa e che questo scempio si riveli  l'ennesimo contenitore vuoto e inutile, un ECOMOSTRO insomma,  per dirla con un termine coniato da Legambiente ormai molti anni fa.
E Taranto ha bisogno di bellezza, non dell’ennesimo ecomostro.

martedì 20 dicembre 2011

Buone intenzioni. Buonissime!

Ora però vedremo che cosa ne sarà di questa legge contro l'abusivismo al vaglio del Consiglio Regionale.

domenica 30 maggio 2010

E chi li mangerà?


Ecco le foto impressionanti di una "normale" frode alla tarantina.
Un pescatore con muta, maschera e pinne raccoglie frutti di mare o pesca sotto il Lungomare, a pochi metri dagli scarichi maldepurati del borgo e dell'ospedale! (clicca qui per vedere le foto degli scarichi)
Secondo voi sarà lui a mangiare queste "delizie", o finiranno sulla tavola di qualche buongustaio, attraverso la vendita abusiva?
Buon appetito!

martedì 9 marzo 2010

Vivano a Taranto purché mangino grano bulgaro o cinese!

E la mascherina non gliela facciamo mettere alle pecore?


Chiaramente, la memoria storica a Taranto non esiste!
Ma come si fa a farsi strumento di uno come Guadagnolo... di cui conosciamo l'operato come sindaco... e i suoi recenti sbandieramenti e incarichi nell'orbita di Forza Italia (quota Di Bello) e PDL o nostalgici craxiani, come autorevole voce per attaccare le giunte attuali? Misteri di Di Noi...
A proposito, solo Guadagnolo e Franzoso continuano a ripetere la baggianata dei 56 milioni e a fare finta che l'Ilva sia nata con Vendola e che il Ministero dell'Ambiente non esista! Da oggi, anche Di Noi!
...in attesa che si chiarisca meglio la sua visione...

Per necessaria chiarezza aggiungiamo che sosteniamo la proposta dell'avvocato Buttiglione mentre, così come non solleviamo i presidenti e sindaci attuali dalle gravi responsabilità nel garantire l'interesse della collettività, prendiamo le distanze dalla "comprensione" di Guadagnolo. Come in tutti questi anni, possiamo fare benissimo a meno del suo sostegno.
Chi ama Taranto lo fa gratuitamente e indipendentemente dalle giunte...

mercoledì 27 gennaio 2010

A proposito di sicurezza alimentare

Un caseificio abusivo e' stato scoperto e posto sotto sequestro dai militari della Guardia di Finanza di Taranto che hanno denunciato una persona e sequestrato 21 quintali di latte e prodotti derivati, un'autocisterna adibita al trasporto del latte e diversi macchinari in cattivo stato di manutenzione. I finanzieri hanno accertato che nel caseificio non veniva rispettata alcuna norma igienico sanitaria, e che conservati nella cella frigorifera, unitamente ai latticini, c'erano anche prodotti tossici.(AGI)

martedì 26 gennaio 2010

Déjà vu

Copione consueto, classico, sempreverde e nero.
Misto marcio in salsa d'abbandono.
Puzza di macerie e muffa
sono l'humus grasso di interesse e speculazione.
Portate agli assassini la bacinella per lavarsi le mani.
Dedicate una strada qualsiasi in una periferia del niente.
Spargete l'incenso e congedate l'orchestra.

Chiuso il sipario,
si comincia a contare
per dividere i proventi dell'emergenza.
Meno posto al cimitero,
più posti a tavola.

Buon appetito!


Taranto 13 maggio 1975
Sono le 14.30 del 13 maggio 1975. Nella città vecchia di Taranto crolla una palazzina di tre piani in Vico Reale. L’ennesimo crollo di una lunga serie. Muoiono 6 persone di cui tre bambini: Ettore, Teresa e Maria Palumbo, rispettivamente di 3, 5, 6 anni. Sono stati trovati dai soccorritori abbracciati accanto al nonno materno, Ettore Camerino di 70 anni.
Nella stessa palazzina troveranno la morte anche Addolorata Midea di 73 anni e Cosimo Larice di 81 anni: “si erano messi da poco a letto per il riposo pomeridiano e sono passati dal sonno alla morte.” (dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 13 maggio 1975).
“Saranno state le 14.30. Tre meno venti precisa qualcuno. Vico Reale a quell’ora è più calma del solito: pioviggina e neppure i bambini hanno voglia di starsene nel largo a giocare…. Lì come in tanti altri luoghi della città vecchia è rimasto solo il dialetto, poche anime, tante case squassate e cadenti. sembra che la vita si svolga in una condizione di morte imminente. E infatti in Vico Reale a quell’ora sta per compiersi una tragedia autentica.
Il vico è raggiungibile da Via Garibaldi: t’infili in vico San Gaetano e dopo aver attraversato il largo omonimo, la minuscola strada con annessa piazzetta ti si presenta davanti agli occhi. Una reggia. O almeno ad una reggia fa pensare il nome che a quella stradicciola, hanno affibbiato. Alle 14.30 in quella reggia c’è il cambio della guardia. Dalla vita si passa alla morte.
”( dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 13 maggio 1975)
Al 14 maggio 1975 sono 210 gli appartamenti dichiarati pericolanti per altrettante famiglie pari a 1150 persone. Vico Reale ha sicuramente lasciato il segno a più di qualcuno.
Ma di questa tragedia passata, che ha lasciato tante ferite aperte, sofferenze e drammi irrisolti (dall’esodo degli abitanti di città vecchia a Paolo Sesto – alle case parcheggio – alle case della zona Bestat fino al problema del degrado socio-culturale della Città vecchia che vive ancor oggi in stato di abbandono…) cosa è rimasto nella memoria della città? (Labuat)

Crollo Favara, oggi i funerali delle bambine
Il sindaco: "L'amministrazione non ha colpe"
FAVARA (AGRIGENTO) - Si celebreranno questa mattina nella chiesa madre di Favara i funerali di Marianna e Chiara Bellavia, le due sorelline di 14 e 4 anni morte sabato nel crollo della loro abitazione. L'arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, ha fatto sapere che in segno di protesta non officerà le esequie: "sarò tra la gente a pregare - ha affermato il monsignore - ma non me la sento di parlare". Il suo malessere nasce dal fatto che considera quella di Favara una tragedia annunciata per via dell'assenza di interventi sulle case pericolanti e per la mancata assegnazione degli alloggi popolari.
Intanto stamattina è tornato a parlare, intervistato da "Mattino cinque", il sindaco del comune agrigentino, Domenico Russello: "Quelli di Favara - ha detto - sono problemi storici, analoghi a quelli di tutti i centri storici della Sicilia. Il problema non riguarda solo l'abitazione che è crollata. Negli ultimi due anni e mezzo, dal momento della mia elezione a oggi, ho fatto tutto quanto era nelle mie competenze. Abbiamo lavorato con il consiglio comunale per approvare lo schema di massima del Prg e abbiamo avviato il monitoraggio del centro storico. Non mi risultava un pericolo imminente di crollo - ha aggiunto Russello - né una segnalazione in tal senso. Se ci fosse stata l'ufficio tecnico comunale avrebbe ordinato lo sgombero e la demolizione".
E a chi parla di racket degli affitti, il primo cittadino risponde: "Si sta ingigantendo il problema, si stanno facendo speculazioni", inoltre "vorrei ricordare che si tratta sempre di un edificio privato, la cui diretta responsabilità e del proprietario non dell'amministrazione".
Ma la famiglia Bellavia aveva fatto domanda per un alloggio popolare? Il sindaco risponde: "L'aveva fatta nel 2003 ma è stata esclusa perché non ha fornito una serie di documenti che avevamo richiesto. Per quanto mi riguarda abbiamo fatto tutto quanto era di nostra competenza. Da quando sono stato eletto abbiamo completato la procedura per le graduatoria, individuando le 56 famiglie, sulle 390 che avevano fatto istanza, alle quali affidare l'alloggio". E ha concluso: "Il Comune è al limite del dissesto, non abbiamo nemmeno i soldi per pagare le bollette e l'ordinaria amministrazione" (La Repubblica).


La frana di Agrigento
Il 19 luglio del 1966, quarant´anni fa, l´Italia venne battuta uno a zero dalla Corea del Nord e fu eliminata dai mondiali di calcio. Una frana, titolarono i quotidiani sportivi. Lo stesso giorno un´altra frana avrebbe segnato in profondità l´Italia. Sconvolse Agrigento e solo per un accidente non provocò vittime, ma tanta paura e la diffusa impressione di quanto fragili fossero il territorio italiano e le basi su cui era fondata una crescita economica molto concentrata sul cemento. Nel novembre di quello stesso 1966 vennero le alluvioni di Firenze e di Venezia, e l´Italia, che pure aveva assistito alle tragedie del Polesine e del Vajont, iniziò ad abituarsi ai disastri che avevano solo in parte cause naturali.
Il direttore generale dell´Urbanistica, Michele Martuscelli, aiutato da Giovanni Astengo, consegnò l´8 ottobre la relazione definitiva, dopo appena due mesi di lavoro. Quel testo emana un´energia potente: «Gli uomini, in Agrigento, hanno errato, fortemente e pervicacemente, sotto il profilo della condotta amministrativa e delle prestazioni tecniche, nella veste di responsabili della cosa pubblica e come privati operatori. Il danno di questa condotta, intessuta di colpe coscientemente volute, di atti di prevaricazione compiuti e subiti, di arrogante esercizio del potere discrezionale, di spregio della condotta democratica, è incalcolabile per la città di Agrigento. Enorme nella sua stessa consistenza fisica e ben difficilmente valutabile in termini economici, diventa incommensurabile sotto l´aspetto sociale, civile ed umano».
Martuscelli tracciava la storia del dissesto urbano di Agrigento. Era latto daccusa contro un´intera classe dirigente locale.
La relazione si concludeva con un capitolo di proposte. Alcune riguardavano Agrigento, altre l´intero territorio nazionale, perché Agrigento era l´emblema del dissesto urbano in Italia. Martuscelli chiedeva che amministratori e costruttori della città siciliana rispondessero delle loro condotte (un processo si celebrò nel 1974, ma tutti gli imputati finirono assolti con formula piena).
L´allarme lanciato dall´estremo lembo siciliano spinse Mancini a far approvare, nell´estate del 1967, un disegno di legge che diventerà noto come "legge ponte".
limitava le possibilità di edificazione nei comuni che non si erano dotati di strumenti urbanistici (il 90 per cento, allora, dei comuni italiani) e cercava di incentivare la formazione dei piani. Per i comuni inadempienti era previsto l´intervento sostitutivo degli organi dello Stato. Un´altra delle innovazioni riguardava i cosiddetti standard urbanistici, cioè le quantità minime di spazio che ogni piano doveva riservare all´uso pubblico, stabilendo che ciascun cittadino aveva diritto a un minimo di 18 metri quadrati di spazio (per asili nido, scuole, attrezzature culturali, assistenziali, amministrative, religiose, sociali, sanitarie, parcheggi pubblici, verde, gioco e sport).
dibattito parlamentare fu approvato un emendamento dei liberali che fece slittare di un anno la sua entrata in vigore: e così dal 1° settembre 1967 al 31 agosto 1968 l´Italia fu invasa da licenze edilizie (in quei dodici mesi vennero rilasciate concessioni per 8 milioni e mezzo di vani, quasi il
triplo della media annuale). (Francesco Erbani, La Repubblica extra, 14 luglio 2006)

lunedì 21 dicembre 2009

Basta con le baraccopoli dei geometri!

I diplomati non devono progettare più!
Perderemo, finalmente, i panorami squallidi di case/scatole di scarpe sparsi per le nostre periferie e coste?
...ma siamo sicuri che i "laureati" punteranno alla qualità progettuale?

Competenze professionali Architetti/Ingegneri e Geometri
Sentenza Corte di Cassazione n. 19292/2009
Basta con le baraccopoli dei geometri!

martedì 5 maggio 2009

Rapporto Ecomafie di Legambiente

Rapporto Ecomafia 2009 - Le storie e i numeri della criminalità ambientaleLa montagna di scorie industriali gestite illegalmente dalla ecomafia in Italia ha raggiunto la vetta di 3.100 metri con una base di 3 ettari, un'altezza quasi quanto quella dell'Etna. Non e' mai stata cosi' alta. Secondo il rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente, la montagna di rifiuti speciali spariti nel nulla ha movimentato lo scorso anno un giro di affari di circa 7 miliardi di euro, contro i 4,5 miliardi del 2007. Dal 2002, anno di entrata in vigore del delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, sono 123 le operazioni giudiziarie portate a termine contro i "signori dei veleni", raggiunti da ben 798 ordinanze di custodia cautelare, con 2.328 persone denunciate e 564 aziende coinvolte. Un risultato straordinario che testimonia tutta l'efficacia di quello strumento normativo. Il lavoro per gli investigatori, del resto, non manca: per 31 milioni di tonnellate di rifiuti industriali e' certa la produzione ma assolutamente ignota la destinazione finale. Tra i casi che hanno fatto scalpore nell'ultimo anno, l'indagine che ha svelato gli affari illeciti di Mario Chiesa (ex tangentopoli) in combutta con i "colletti bianchi": dipendenti pubblici corrotti e imprenditori d'assalto; l'ingresso del Piemonte e della Lombardia tra le regioni piu' coinvolte dai traffici illeciti e il fenomeno dell'interramento dei rifiuti industriali a Milano (6 ettari di bosco compromessi), come nelle cave dei cantieri per l'alta velocita' ferroviaria nel Parco del Ticino e in Calabria, dove le scorie della ex Pertusola Sud miscelate alle polveri dell'Ilva sono state utilizzate per costruire un aeroporto, l'acquedotto, le strade, le scuole. In vetta alla classifica dell'illegalita' ambientale in questo settore si piazza saldamente la Campania, seconda la Puglia, terza la Calabria, quarto il Lazio...

sabato 27 dicembre 2008

Regalo natalizio all'abusivismo

Morale della favola: costruite ecomostri e scempiate le coste perché c'è sempre una sanatoria o una scartoffia che ve la farà passare liscia...
...e grazie anche a quel giornalista che ha la faccia tosta di chiamare investimento il furto di un'area di altissimo interesse paesaggistico alla collettività!


martedì 30 settembre 2008

Rassegna


Ecco la verità che già avevamo denunciato sulle "agevolazioni" agli stabilimenti balneari. Addio alle spiagge! Grazie agli inciuci di giunta Vendola ha cancellato il futuro delle poche coste ancora intatte!








Fonti rinnovabili e rinnovo delle fonti mafiose









Telenovela Rigassificatore di Brindisi. Altro episodio. Antonino si è sbagliato!
(qualcuno disse che se Raul Gardini avesse atteso il processo prima di spararsi... oggi vivrebbe felice e spensierato in Yacht o al Parlamento...)









A proposito di Grande Salento...

lunedì 30 giugno 2008

Caccia all'abuso! difendi il tuo mare e la tua spiaggia!

(fonte:gceng)

MARE: SMS, MMS E NUMERI VERDI CONTRO ABUSI
  • Per segnalare situazioni di particolare criticita' ambientale invece basta inviare un messaggio di testo o un'immagine mms con la descrizione della zona fotografata al numero 3404399439.
  • Per ricevere informazioni sullo stato di salute del mare e delle spiagge basta inviare un sms indicando il nome della localita' al numero 3404399439.
Sono questi i numeri che Legambiente mette a disposizione dei cittadini grazie alla campagna Mare sicuro.

"Si parte con Goletta Verde, il monitoraggio di Legambiente, che anche quest'anno ha accanto Vodafone che da' la possibilita' a tutti i bagnanti di segnalare con un sms o con una foto scattata da cellulare gli eventuali abusi sui litorali. Proprio grazie a questo servizio la scorsa estate sono state inviate via sms o mms oltre 10.000 segnalazioni di abusi, che hanno dato luogo a diverse denunce di Legambiente alle autorita' competenti." (ansa.ambiente.it)

"
Inoltre e' possibile seguire in tempo reale il percorso di Goletta Verde e conoscere tutti i punti di prelievo delle acque di balneazione analizzate dai biologi di Legambiente sul sito www.golettaverde.vodafone.it.

Al via anche la 13/a edizione della campagna nazionale ''Diritti al mare, diritti del mare'' promossa dall'associazione ambientalista Verdi Ambiente e Societa' (Vas), realizzata in collaborazione con l'associazione nazionale attivita' natatorie e subacquee Nadd Europe, l'organizzazione internazionale di subacquea per disabili Hsa Italia e patrocinata dai ministeri dell'Ambiente e dei Trasporti, dal Comando Generale delle Capitanerie di Porto, dal Commissario Delegato per il superamento dell'Emergenza del bacino del Fiume Sarno." (ansa. ambiente.it)

  • Per segnalare un abuso ambientale o un guasto lungo tutte le coste nazionali puoi contattare il numero verde 800 86 61 58 (24 ore su 24).

"Il numero di allerta rapido contro i crimini ambientali perpetrati in mare e lungo le coste e i disservizi in totale ha raccolto oltre 23.000 segnalazioni, le quali principalmente hanno riguardato oltre 4000 casi di abusivismo edilizio di cui 1300 ostruzione ed accessi negati al mare; oltre 4000 i casi di inquinamento; oltre 3500 i casi di presenza di rifiuti in mare, sulla spiaggia e sui fondali; oltre 3200 i casi di disservizi e di carenza di segnaletica; oltre 2000 i casi di distanza di sicurezza non rispettati da imbarcazioni e natanti a motore; oltre 1000 casi di presenza di barriere architettoniche. Moltissime di queste segnalazioni raccolte, grazie al coinvolgimento ed alla collaborazione con le autorita' ed istituzioni locali sono state risolte o ridimensionate della loro azione negativa. Solo nel 2007 le segnalazioni raccolte da Vas sono state oltre 3.600 ed in particolare hanno riguardato: casi di mancanza delle distanze di sicurezza (589 segnalazioni) con imbarcazioni e moto d'acqua troppo vicine alla costa ed ai bagnanti; casi di inquinamento (543 segnalazioni) tra cui spiccano il cattivo funzionamento dei depuratori o addirittura la completa assenza di depurazione con centinaia di casi di scarichi abusivi direttamente riversi in corsi d'acqua ed in mare; casi di abusivismo edilizio (569 segnalazioni); disservizi di vario genere (369 segnalazioni); spiagge sporche (363 segnalazioni); assenza di segnaletica adeguata (182 segnalazioni); moria di pesci (79 segnalazioni) e altro. Le regioni piu' colpita si riconfermano quelle del centro-sud del paese con la Regione Campania con (678 segnalazioni), a seguire la Calabria con (609 segnalazioni) ed il Lazio con (563 segnalazioni)." (ansa.ambiente.it)