lunedì 7 maggio 2012
Diossine a noi, soldi alla Marcegaglia!
mercoledì 2 giugno 2010
Inceneritori letali: parola di esperto
mercoledì 12 maggio 2010
Nella sofferenza, la passione e l'unità!
La sottoponiamo a tutti perchè testimonia di un impegno sempre maggiore dei tarantini, anche quelli residenti fuori, verso la propria città.
Diamoci da fare!
Salve! Innanzitutto mi presento, sono un dottore in Scienze dell' Ambiente laureato a Taranto ormai qualche anno fa, attualmente insegno matematica e scienze in quel di Bologna e dirigo un quotidiano scientifico on-line www.meteoscienze.it. Naturalmente seguo ormai da tempo immemore tutte le vicende collegate al nostro cancro ambientale, e sono ormai giunto alla convinzione che sia divenuto intollerabile lasciare ancora indisturbati i responsabili del declino culturale-economico-sociale della nostra città. Come voi certamente sapete quello che una volta era considerato un vanto (l'acciaieria più grande d' Europa si diceva una volta per imbonire i cittadini offrendoli spiccioli di orgoglio da grande città industriale) è ormai diventato un neo intollerabile per un paese moderno, non per nulla le acciaierie a caldo sono ormai in quasi tutti gli stati moderni retaggi della obsoleta industrializzazione del secondo dopo guerra, e le ultime grandi acciaierie sono rimaste appunto nei paesi in via di sviluppo dove il probelma ambientale viene soffocato dalla disperata necessità di occupazione. Credo dunque sia arrivato il momento di chiudere la grande anomalia Taranto, senza remore e senza paura, in quanto non è solo in gioco il futuro occupazionale della nostra città, è in gioco ben di più: la stessa sopravvivenza di Taranto quale luogo di vita dignitosa per le future generazioni. Vi scrivo questa missiva all'indomani di una esperienza diretta che mi ha dimostrato l'assoluta ignoranza del dramma tarantino al di fuori dei confini pugliesi, nei giorni scorsi infatti visitando un termovalorizzatore nella periferia della città felsinea abbiamo intrapreso un discorso con il responsabile di questo progetto, sui termovalorizzatori in Italia, alla mia domanda se a Taranto ci fosse qualche progetto inerente la costruzione di termovalorizzatori, mi è stato risposto della impossibilità di una costruzione simile nella città più inquinata d' Europa, già di per sè sentire la propria città etichettata in questa maniera, tra l'altro a ragione, diventa sempre più insopportabile, ma ancora più insopportabile è constatare come per la totalità dei colleghi, insegnanti dunque quantomeno discretamente informati, il problema apparisse nuovo, insabbiato ad arte da chi vuole soffocare il grido di un intero popolo stanco di morire e ammalarsi ogni giorno di ILVA. Per questo motivo ho deciso di offrire uno spazio nel mio sito per pubblicizzare non solo la prossima manifestazione, ma qualunque altra iniziativa, articolo, intervista, che possa pubblicizzare questo tema. Mi permetto in fine di consigliare altri due imprescindibili interventi che sarebbe necessario attuare per rendere il più possibile ecocompatibile questo mostro:
Il parco minerali non deve più essere esposto all'aria come è attualmente, credo che in nessuna acciaieria a caldo moderna i minerali siano esposti alle intemperie come nell'acciaieria di Taranto, e secondo intervento collegato al primo, è l'assurdo trasporto dei minerali dal porto a chilometri di distanza verso il parco, sono mostri di pianificazione impiantistica che vanno assolutamente corretti.
Spero di poter essere utile alla causa e mi scuso per lo sfogo.
Cordialmente
martedì 13 aprile 2010
mercoledì 7 aprile 2010
Bruciare i rifiuti: ecco gli effetti
Presentato un sistema di sorveglianza ambientale e di valutazione epidemiologica nelle aree circostanti gli impianti di termovalorizzazione dei rifiuti in esercizio in regione Emilia-Romagna, che coinvolge gli Assessorati regionali all´Ambiente e alla Sanità e Arpa.
Il convegno "Polveri ultrafini e nanoparticelle", organizzato da Regione Emilia-Romagna, dall´Agenzia regionale prevenzione e ambiente (Arpa) e dall´Università di Ferrara, tenutosi il 14 novembre presso l´Ateneo ferrarese, ha fornito un quadro di sintesi sullo stato attuale delle conoscenze e sulle prospettive di ricerca e sviluppo in merito ai diversi aspetti del tema: le fonti di generazione, le modalità di diffusione nell´ambiente, le migliori tecnologie disponibili per ridurne l´emissione, le tecniche disponibili per monitorarle, gli effetti che producono sulla salute.
La sessione del mattino, incentrata sulle tecniche di monitoraggio e caratterizzazione chimico fisica delle polveri, ha visto la partecipazione, tra i relatori,di due esperti di fama internazionale:il prof. Kettrup dell´Università di Monaco di Baviera, e il prof. Mayer del TTM di Niederrudhorf, in Svizzera.
Le diverse relazioni hanno evidenziato la complessità del tema: per esempio, l´impossibilità di definire tecnologie che riducano contemporaneamente polveri fini e ultrafini (e dunque la necessità di bilanciare i rischi che derivano dalle diverse forme di combustione) e la relativa incertezza sulla misura degli impatti sanitari delle polveri.
Il convegno ha mostrato i risultati positivi che può fornire l´intreccio tra monitoraggio, ricerca, attività di prevenzione sanitaria. Di massima rilevanza è, dunque, la rete di collaborazioni tecnico scientifiche intessute negli anni tra enti di ricerca, servizi sanitari pubblici, università, enti di vigilanza e controllo.
La relazione del Direttore generale di Arpa, Alessando Bratti, ha mostrato la prossima organica ricaduta operativa di questo insieme di soggetti e di conoscenze su un caso particolare: l´organizzazione di un sistema di sorveglianza ambientale e di valutazione epidemiologica nelle aree circostanti gli impianti di incenerimento in esercizio in regione Emilia-Romagna.
Il progetto, che integra le competenze di Arpa con quelle degli Assessorati all´Ambiente e alla Sanità della Regione, si pone l´obiettivo di organizzare un Sistema di sorveglianza ambientale e sanitaria che consenta di valutare nel tempo sia le tendenze dell´inquinamento ambientale nelle aree circostanti gli inceneritori in esercizio, sia l´esposizione e i relativi effetti avversi sulla salute.
Dal 1° gennaio 2007 si avvieranno le fasi sperimentali di indagine, che prevedono il controllo delle emissioni in atmosfera riguardanti inceneritori diversi per tipologia e costruttiva e rifiuti trattati, con il conseguente sviluppo di metodologie d campionamento analoghe, e la definizione puntuale dei parametri da ricercare.
Già nella fase sperimentale saranno inoltre attivati gli strumenti, previsti dalle norme più recenti, di diffusione dei dati e di attuazione di piani comunicativi e di coinvolgimento delle popolazioni interessate alle emissioni.
L´assoggettamento degli inceneritori alla normativa europea Ippc, che prevede il rilascio di autorizzazione ambientale integrata per questo tipo di impianti - legata anche alla valutazione della adozione delle migliori tecniche disponibili per contenere gli effetti ambientali - salda la necessità di una forte evoluzione delle competenze del controllo con l´adozione di pratiche partecipative nell´elaborazione delle decisioni. (ARPA Emilia Romagna)
Polveri Ultrafini e Nanoparticelle1_3
Polveri Ultrafini e Nanoparticelle2_3
Polveri Ultrafini e Nanoparticelle3_3
lunedì 5 aprile 2010
Regalo di Pasqua del Sindaco: miseria e morte!
2) Bruciare i rifiuti vuol dire liberare nell'aria diossina, nanopolveri e altri veleni che inquinano e uccidono.
Grazie per il regalo e le bugie a Stefàno, all'AMIU e a tutta la giunta tarantina!

Ecco la scheda tecnica dal sito dell'AMIU
Inceneritore AMIU - Taranto - SCHEDA TECNICA
sabato 13 febbraio 2010
Inceneritori e mortalità infantile

Gran Bretagna, nuove prove sulla pericolosità dei termovalorizzatori
Uno studio rileva alti tassi di mortalità infantile nei pressi di un inceneritore nel nord-est dell'Inghilterra
Nuove prove dalla Gran Bretagna sulla pericolosità dei termovalorizzatori per la salute umana.Il sito della UK Health Research ha pubblicato uno studio sulla mortalità infantile nei distretti circostanti l'inceneritore di Kirklees, nella regione dello Yorkshire e Humber.Dagli esiti della ricerca, consultabile sulla mappa della zona, è emerso che nei distretti posti sottovento rispetto all'inceneritore il livello di mortalità infantile è anormalmente alto, pari al 9,6 per mille, mentre nei distretti sopravento il tasso è circa dell'uno per mille.Il termovalorizzatore di Kirklees produce energia dall'incenerimento di rifiuti solidi urbani.
domenica 27 dicembre 2009
Inceneritori? Ripassiamo un po'
Inceneritori
sabato 26 settembre 2009
Quando la Provincia meriterebbe l'abolizione
giovedì 25 giugno 2009
La moda del CDR-Q
Per sfatare questo mito basta informarsi velocemente ed in 3 minuti si viene a scoprire che:
- Non è vero che non inquina ma semplicemente inquina meno dal momento che è più selezionato. E' ovvio! Però inquina anche quello! sia in termini di emissioni sia in termini di smaltimento delle ceneri (ricordiamo che i rifiuti non scompaiono negli inceneritori ma diventano ceneri ovvero rifiuti speciali altamente inquinanti da smaltire nelle care vecchie e nuove discariche di cui è pieno il tarantino)
- Come combustibile ha un rendimento superiore al CDR ma notevolmente inferiore ai combustibili fossili per cui viene usato in co-combustione e la sua convenienza è derivata dall'assimilazione "illegale" a fonte rinnovabile che apre le porte (in Italia) ai finanziamenti da cip6 e altri aiuti di stato agli speculatori
- Dal momento che il 50% del CDR-Q viene da biomasse ed il resto da rifiuti misti, si tratta in ogni caso di un materiale che, se assimilato ad un combustibile industriale e sovvenzionato, sarà richiesto dalle aziende e avvallerà l'apertura di nuovi inceneritori con la scusa del minore impatto. Oltre agli effetti sulla salute, ciò comporterà un ostacolo fortissimo verso lo sviluppo di un sistema di raccolta differenziata efficace. In questo modo si brucia ricchezza che altrimenti ricadrebbe sulle classi meno abbienti a favore di industriali e speculatori.
- Visti i precendenti storici e l'attualità di quotidiane denunce di cittadini e aperture di inchieste, non è possibile, in un Paese dove i controlli sono semplicemente ridicoli e le sanzioni inesistenti, fidarsi dell'effettiva qualità e della composizione di questa miscela.
- l'uso del CDR-Q nei cementifici (che non sono soggetti ai limiti di emissioni e ai controlli degli inceneritori) apre la porta ad una pista d'oro per il riciclaggio di rifiuti tossici e l'incenerimento con grave danno per l'ambiente e la salute
- certo, bisogna fare attenzione perchè la monnezza e gli escrementi sono sicuramente "rinnovabili", dal momento che se ne producono continuamente, ma questo non centra niente con il concetto di fonte rinnovabile per la produzione energetica. La sentenza della corte di Giustizia Europea emessa il 22 dicembre 2008 a proposito della causa C‑283/07 (riportata sotto) e resa nota qualche giorno fa, chiarisce appunto che l’Italia non deve adeguare i rifiuti e il ferro a materie prime e che nel caso dei primi questi non sono da bruciare nei termovalorizzarori come fossero metano o carbone.
I rifiuti sono e restano tali e non vale “trasformarli” per legge in qualcosa che non sono, solo per destinarli ad un termovalorizzatore e la Corte ribadisce che:
Ebbene, il CDR‑Q, anche se corrisponde alle norme tecniche UNI 9903‑1, non possiede le stesse proprietà e caratteristiche dei combustibili primari. Come ammette la stessa Repubblica italiana, esso può sostituire solo in parte il carbone e il coke di petrolio. Peraltro, le misure di controllo e di precauzione relative al trasporto e alla ricezione del CDR‑Q negli impianti di combustione, nonché le modalità della sua combustione previste dal decreto ministeriale 2 maggio 2006, dimostrano che il CDR‑Q e la sua combustione presentano rischi e pericoli specifici per la salute umana e l’ambiente, che costituiscono una delle caratteristiche dei residui di consumo e non dei combustibili fossili.
Ancora una volta i cosiddetti termovalorizzatori non servono a produrre energia ma a bruciare rifiuti essendo nient'altro che pericolosissimi inceneritori. Comunque si voglia chiamarle, le balle che ci andranno a finire dentro sono solo un ammasso di rifiuti (e come tali andrebbero trattati) e non carburante!
Corte Europea_causa C 283 07
lunedì 25 maggio 2009
mercoledì 6 maggio 2009
mercoledì 29 aprile 2009
Rifiutiamo le bufale!
NONOSTANTE BERLUSCONI ( PREOCCUPATO) DICA CHE L’INCENERITORE “FUNZIONA BENISSIMO” I FATTI CONFERMANO L’INCENERITORE IN “STAND BY”
Berlusconi è allarmato per aver inaugurato un impianto che ora non funziona. Così è dovuto “scendere” a Napoli in Prefettura per “capire” la situazione visto che “dopo i clamori delle fanfare” della “improvvida” inaugurazione l’inceneritore non da’ grandi segni di vita. E NONOSTANTE IL SOLITO TG1 ABBIA ENFATIZZATO LA FRASE DEL PREMIER “ L’INCENERITORE VA BENISSIMO” NEL SERVIZIO SI CAPISCE BENE CHE NESSUNA LINEA DELL’IMPIANTO ( dotato di tre linee) HA ANCORA SUPERATA LA FASE DEI COLLAUDI. Anzi, stando alle quasi contemporanee parole dell’assessore regionale Ganapini pronunciate proprio nello stesso lunedì 27 in un convegno a Cava Dei Tirreni “l’inceneritore è fermo e molto probabilmente non partirà prima di dicembre”. Evidentemente l’impianto incontra qualche difficoltà tecnica. E qui oltre alla mistificazione mediatica che appare in tutta la sua “ miserevole luce” ( di solito si inaugura una scuola, un ospedale, un edificio quando iniziano davvero a svolgere la sua funzione, in questo caso si è evidentemente “messo il carro davanti ai buoi”dando per inaugurata una struttura che al massimo viene attualmente sottoposta a “prove di funzionamento” ) si capisce bene quale sia la “trasparenza” cara A Berlusconi! TUTTO DOVEVA “ESSERE TRASPARENTE” e non c’è da conoscere nemmeno in quale fase di collaudo stia l’impianto! Per quanto ci riguarda VOGLIAMO CONOSCERE LA VERITA ’ SULLO STATO DELL’IMPIANTO e insieme alle realtà campane la Rete Italiana Rifiuti Zero chiederà di svolgere un sopralluogo all’interno dell’inceneritore. Analoga richiesta verrà avanzata per “saggiare” lo stato della discarica di Chiaiano dove, in barba alle normative europee si continuano a scaricare i rifiuti.
Con questa visita torneremo anche a chiedere un incontro tra la DELEGAZIONE INTERNAZIONALE stabilita in occasione del meeting internazionale “zero waste” di Napoli, tenutosi a febbraio e i RESPONSABILI DELLE ISTITUZIONI AFFINCHÈ QUESTI ULTIMI ACCETTINO DI CONFRONTARSI CON LE PROPOSTE CONCRETE DI UNA STRATEGIA RIFIUTI ZERO APPLICATA AL CONTESTO CAMPANO. (Ambientefuturo)
lunedì 27 aprile 2009
venerdì 24 aprile 2009
Un articolo esaustivo per un problema attualissimo
Un inceneritore (o termovalorizzatore) è un impianto industriale di incenerimento, per combustione, dei rifiuti. E’ essenzialmente composto da un forno all’interno del quale vengono bruciati i rifiuti (CDR), a volte anche con l’ausilio di gas metano, che serve ad innalzare la temperatura di combustione nel caso il CDR non abbia sufficienti caratteristiche di potere calorifico; il calore prodotto porta a vaporizzazione l’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, e il vapore così generato aziona una turbina che trasforma l’energia termica in energia elettrica.
L’inceneritore o termovalorizzatore è quindi un impianto che utilizza come combustibile i rifiuti (CDR), con due obiettivi: eliminarli e produrre energia con il calore prodotto dalla loro combustione.
Il termine “termovalorizzatore” però, spesso utilizzato, è in realtà inappropriato, oltre che fuorviante, per il semplice motivo che il rendimento della cosiddetta valorizzazione del rifiuto, e cioè la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione dei rifiuti, è di molto inferiore al rendimento di qualsiasi centrale elettrica tradizionale, e perchè l’intero processo di incenerimento (dalla raccolta allo smaltimento delle ceneri di scarto) consuma molta più energia di quanta ne occorrerebbe valorizzando il rifiuto con il riusoLeggi l'articolo completo:
Inceneritori: da rifiuti urbani riciclabili a rifiuti speciali pericolosi
domenica 5 aprile 2009
Ecco come si opera quando si vuole tutelare i cittadini...

WWF NEL PROCEDIMENTO CONTRO LA COPERSALENTO
Il Wwf interviene nel procedimento penale a carico di Copersalento di Maglie. Nei prossimi giorni il legale Giuseppe Umberto Garrisi depositerà presso la Procura della Repubblica di Lecce, per conto dell’associazione Wwf Italia Ong-Onlus, un atto di significazione di parte offesa nel procedimento penale pendente a carico dell’azienda.
“Già la scorsa estate – si legge in una comunicato a firma congiunta, Antonio De Feo e Vittorio de Vitis, rispettivamente presidente Wwf Italia e presidente WWf Salento -, allorquando le analisi degli scarichi dell’impianto di coincenerimento di rifiuti fecero registrare valori di diossina 420 volte superiori al limite consentito dalla legge, il Wwf intervenne denunciando quanto i rischi per la salute della popolazione e dell’ambiente fossero estremamente elevati. A seguito di quei controlli la Copersalento ha abbandonato l’utilizzo del Cdr a favore delle sole biomasse vegetali. Nei mesi successivi – aggiungono - nonostante l’azienda abbia avuto la possibilità di presentare un piano di adeguamento degli impianti, non è stata in grado di metterli in condizione di funzionare secondo gli standard previsti dall’attuale normativa, molto probabilmente per problemi imputabili ai limiti tecnologici di una struttura che più che dell’ammodernamento necessita della dismissione”.
La nota continua soffermandosi poi sulla “gravità della situazione ambientale nell’area magliese deriva infatti dalle analisi eseguite dall’Arpa Puglia a gennaio, che hanno fatto registrare valori di diossina nei gas di combustione, ancora una volta, ben otto volte al di sopra dei limiti ammessi”.
“Soltanto pochi giorni fa, nonostante le preoccupazioni espresse dal Wwf già nell’ottobre scorso, è arrivata la conferma che nel territorio di Maglie la catena alimentare è stata contaminata. Il timore per una possibile contaminazione della popolazione è alto: un danno alla collettività ed all’ambiente, in cui si esplica l’ ‘essere’ di ognuno di noi, oltre che all’economia del territorio, di cui auspichiamo che la Magistratura stabilisca quanto prima le responsabilità”.
Con l’atto di significazione di parte offesa il Wwf intende quindi contribuire alle indagini in corso da parte delle autorità competenti e porre sin d’ora le condizioni per la costituzione di parte civile nell’eventuale procedimento penale che dovesse seguire al completamento ed alla chiusura delle indagini.
“La questione della diossina – dichiara Antonio de Feo, Presidente del WWF Italia – Sezione Regione Puglia – è una parentesi aperta che, in assenza di assunzione di determinazioni preventive, potrà solo continuare nei prossimi anni a far registrare emergenze come quella del magliese e, della più nota, acciaieria Ilva di Taranto. La diossina non può essere – ancora oggi – un’emergenza! Le scelte, tecnologiche e di politica economica in materia ambientale, devono definire in via anticipata gli indirizzi di sviluppo e di cammino verso società ambientalmente elitarie”.
Sulla questione interviene questa mattina Loredana Capone, vice presidente della Provincia di Lecce: “Il caso Copersalento – dice - pone problemi gravi destinati a lasciare il segno sulla città di Maglie, sui comuni vicini e sul Salento. E altri potrebbero derivarne dall’idea, lanciata su manifesti apparsi in questi giorni, di trasformare un impianto vecchio e inquinante in un termovalorizzatore.
E aggiunge: “Il problema più serio riguarda infatti la salute dei cittadini. Le aziende che non rispettano le regole danneggiano la nostra salute e, pur essendo una risorsa economica, possono rappresentare anche un danno per il territorio. L’esperienza dell’Ilva di Taranto e della Centrale di Cerano sono i casi più eclatanti, ma non dobbiamo dimenticare che ogni fabbrica, ogni discarica, ogni stabilimento che non rispetta le regole danneggia l’ambiente e la salute. Ora più che mai è indispensabile dare continuità ai controlli e all’ottimo lavoro svolto da questa Amministrazione Provinciale con l’Assessore Gianni Scognamillo e la Commissione Ambiente presieduta da Nicolino Sticchi. Del resto, quando l’azienda non è sicura, i problemi si riversano immediatamente sui lavoratori. È proprio il caso della Copersalento. In conseguenza della chiusura dovuta all’eccessiva produzione di diossina, i lavoratori sono in stato di agitazione e, in mancanza di adeguate risposte, minacciano l’occupazione del municipio di Maglie”.
“Altra questione fondamentale – continua Capone - è rappresentata dall’indotto economico che rischia il tracollo. Qualora i dati della presenza di diossina nei capi di bestiame fossero confermati ci troveremmo di fronte ad una crisi ulteriore per l’economia di quegli allevatori che già in difficoltà verrebbero stritolati dall’abbattimento dei capi infetti. Senza considerare il danno d’immagine per tutta una zona che produce prodotti agricoli e derivati dal bestiame”.
Ed anche la vice presidente della Provincia parla di impianto obsoleto: “Questi gravi problemi sono causati principalmente dall’utilizzo di tecnologie ormai obsolete. Per questo motivo è indispensabile sfruttare le opportunità che l’innovazione tecnologica oggi ci offre. Occorre mettere in campo conoscenza e competenza anche stimolando la collaborazione tra Università, ricerca ed aziende salentine”. (Lecceprima)
lunedì 23 marzo 2009
Qualche autorevole parere sugli inceneritori...
Riceviamo da un lettore e pubblichiamo volentieri questo intervento di Patrizia Gentilini sui grandissimi pericoli degli inceneritori con il suo commento:
A Taranto non è abbastanza imponente l'impronta ecologica della città...
Si parla anche di termovalorizzatori. Per chi è paziente e motivato può guardare l'intero video, altrimenti dal 40° minuto in poi ci si può rendere conto di quello
che sta vivendo la città...
Peccato che le pecore sono morte altrimenti anche loro sarebbero
state in grado di fare un' adeguata Valutazione di Impatto Ambientale.
lunedì 9 marzo 2009
Rifiuti, truffa all'impianto di Colleferro
I carabinieri del Noe hanno sequestrato due termovalorizzatori, 25 gli indagati Traffico illecito di materiali, anche pericolosi, che venivano smaltiti in violazione delle norme.Operai intimiditi e vessati per impedire che collaborassero con la magistratura.
Ai domiciliari sono finiti i dirigenti del consorzio che gestisce l'impianto di smaltimento alle porte di Roma e alcuni responsabili dell'Ama per il ciclo dei rifiuti.
Le indagini, durate circa un anno, si sono sviluppate con servizi di osservazione dei luoghi, ispezioni e controlli agli impianti, consulenze tecniche. Gli inquirenti hanno accertato che a Colleferro veniva smaltito ogni tipo di rifiuto violando "tutte le norme previste". Parte del materiale arrivava "di nascosto" dalla Campania e comprendeva anche rifiuti pericolosi che dopo essere stati trattati venivano commercializzati come cdr.
Significativo è l'episodio che riguarda la combustione di pneumatici all'interno del termodistruttore, nonostante le rimostrante e i dubbi posti da alcuni operai verso i responsabili dell'impianto. Il materiale non idoneo veniva annotato dagli operai sulla documentazione e sui registri di accettazione con diverse diciture quali "Munezza", "Pezzatura grossa" o "scadente". Le autorità debbono ora verificare se si siano prodotte pericolose immissioni di fumi nell'ambiente circostante, densamente popolato.
Nel mirino della magistratura anche "il condizionamento nei confronti di dipendenti ed operai, anche attraverso pretestuose contestazioni disciplinari e sospensioni lavorative, al fine di evitare la collaborazione degli stessi con l'autorità giudiziaria".
Il Gip ha autorizzato la prosecuzione delle attività di termovalorizzazione, che tuttavia dopo il sequestro dovranno avvenire sotto la vigilanza del personale del Noe di Roma.
(9 marzo 2009)
Da Repubblica.it
mercoledì 4 marzo 2009
Affari sporchi e "regali speciali"
SIGILLI AL TERMOVALORIZZATORE DI BRINDISI DA PARTE DEI CC DEL NOE, SEQUESTRO DI FUSTI DI SOSTANZE PERICOLOSE E ACQUISIZIONE DI MATERIALE AMMINISTRATIVO E TECNICO.
I CONTROLLI ALL'INTERNO DELLA STRUTTURA SONO STATI ESEGUITI A SEGUITO DI UN'INCHIESTA APERTA DALLA MAGISTRATURA SULLA STRUTTURA GESTITA DALLA MULTINAZIONALE FRANCESE VEOLIA.
IL BLITZ DEI CC MARTEDI MATTINA CON IL PM GIUSEPPE DE NOZZA .
ALL'IMPIANTO, UNO DEI POCHI IN ITALIA PER IL TRATTAMENTO E LO STOCCAGGIO DI RIFIUTI SPECIALI PERICOLOSI, LA PROVINCIA NEGò DUE ANNI FA L'AUTORIZZAZIONE PER UN AUMENTO DELLO STOCCAGGIO DECRETANDONE LA CHIUSURA E LA MESSA IN SICUREZZA, E OBBLIGANDO IL CONSORZIO ASI E IL GESTORE A VERSARE UNA FIDEIUSSIONE A GARANZIA DI 6 MILIONI DI EURO.E INVIANDO IN PROCURA DOCUMENTAZIONE SULLA VICINANZA DEL SITO ALLA FALDA E AD UN CANALE.POI UNA DECINA DI GIORNI FA UNA SEGNALAZIONE DA PARTE DELLA VEOLIA SULLA PRESENZA DI UNA 15INA DI FUSTI DI SOSTANZE TOSSICHE PERICOLOSE NELL'IMPIANTO. Telenorba
mercoledì 18 febbraio 2009
Zero Waste International Alliance '09
Ecco la locandina:

Per saperne di più:
ZWIA09
RIFIUTI ZERO CAMPANIA






