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venerdì 18 dicembre 2015

Visite di cortesia

Ilva, blitz della Finanza

Guardia di Finanza nello stabilimento Ilva di Taranto, stamane. Secondo fonti interne all’azienda, da alcune ore i militari stanno eseguendo verifiche e controlli in Acciaieria.
Pare che l’intervento sia scaturito da un esposto della Usb – unione sindacale di base – firmato dal coordinatore Francesco Rizzo che denuncerebbe la presenza di  una discarica abusiva di oli , grassi e materiali di risulta nei pressi dell’impianto Colata Continua 5 dell’acciaieria 1. Questa la prima ipotesi. Sapremo di più nella prossime ore.
Aggiornamento ore 18: tutta l’area è ora sottoposta a sequestro dopo il riscontro effettivo del materiale abbandonato, nelle vasche in disuso e in contenitori a cielo aperto. Sul posto anche i responsabili ARPA che hanno effettuato i rilevamenti del caso; accertamenti ancora in corso. (laringhiera)
 

giovedì 1 ottobre 2015

Alti e bassi, bassi e alti

Taranto, Ilva rallenta la produzione: in solidarietà duemila operai

Attività ridotta nelle due acciaierie, meno produzione giornaliera, che scende da 16.500-17.000 tonnellate al giorno a 14.500, altro personale che va in esubero temporaneo e quindi viene assoggettato ai contratti di solidarietà, ma in compenso il quadro complessivo presenta elementi positivi. E' quanto si ricava dall'assetto di marcia per le prossime sei-sette settimane dell'Ilva di Taranto presentato oggi dall'azienda ai sindacati metalmeccanici. Infatti, accanto ai lavoratori che vanno in solidarietà, molti altri rientrano in produzione e alla fine il dato globale parla di circa 2000 lavoratori in solidarietà in tutto il siderurgico rispetto al picco del secondo trimestre del 2015, che ha visto in solidarietà e quindi fuori dalla fabbrica 3100 lavoratori.
A rallentare il passo saranno in particolare le due acciaierie. Di conseguenza 445 lavoratori complessivi saranno collocati in solidarietà. L'acciaieria 2 marcerà con due convertitori, due colate continue e due trattamenti. Delle colate continue la numero 4 sarà sempre in marcia. Questa riduzione comporterà un esubero di 63 addetti che saranno soggetti all'ammortizzatore sociale del contratto di solidarietà.
L'acciaieria 1 marcerà invece con un convertitore, una colata continua e un trattamento. Più massiccio in questo reparto il ricorso ai contratti di solidarietà che riguarderanno 160 unità. Coinvolte anche le manutenzioni delle due acciaierie con 132 esuberi, anch'essi in solidarietà. Per i servizi delle due acciaierie, annunciati oggi dall'Ilva ai sindacati 70 addetti in esubero al grf, gestione rottami ferrosi, 11 alle pulizie industriali dell'acciaieria 1 e 9 a quelle della per un totale di 90 unità. Il treno lamiere è riavviato da oggi con ritorno al lavolo di 200 unità. L'azienda ha parlato di visibilità produttiva, nel senso che ci sono ordini di lavoro da eseguire, per quattro settimane. Il tubificio 1 ripartirà ad ottobre con 10 turni settimanali con un ritorno al lavoro di 100 addetti.
Anche qui ci sono commesse per quattro settimane. Il treno nastri 1 riparte dal 13 ottobre a 21 turni settimanali, inizialmente con un forno e poi a due con un ritorno di addetti pari a 200 lavoratori. In funzione per tutto ottobre l'altro treno nastri, il 2, che però sarà fermato a novembre per un ciclo di manutenzione. Negli altri reparti dell'Ilva, il decapaggio 2 scende da oggi da 20 a 15 turni settimanali mentre il decatreno si ferma dalle 15 di oggi sino alle 15 del 3 ottobre. Si fermerà ancora quest'impianto dal 29 al 31 ottovre con 48 unità in esubero per qualche giorno. Il laboratorio ex Ilt passa infine da 5 a 10 turni alla settimana col ritorno al lavoro di 13 unità. (RepBa)

martedì 29 settembre 2015

Stop... and go (always)!


Ilva, in settimana lo stop per acciaieria e treno nastri 

Altri reparti si bloccano all’Ilva di Taranto. Dopo la fermata dei “Rivestimenti” dei giorni scorsi, questa settimana potrebbe toccare di nuovo all’area a caldo. Secondo indiscrezioni circolate ieri in fabbrica, nelle prossime ore si dovrebbero fermare infatti sia l’acciaieria 1 che il treno nastri 2. Un brusco calo di produzione dunque si profila in stabilimento, anche se né i tempi né le ragioni dello “stop” sono ancora stati comunicati ai rappresentanti sindacali.
Appare strano tuttavia che l’acciaieria 1 si fermi proprio a breve distanza di tempo dalla ripartenza degli impianti. A fine luglio infatti la linea era ripartita, dopo mesi di blocco totale. In quel periodo erano stati realizzati i lavori di manutenzione straordinaria previsti dall’Autorizzazione integrata ambientale. In particolare era stato montato un potente filtro per l’aspirazione delle polveri. Erano così tornati al lavoro da agosto, dopo aver usufruito dei contratti di solidarietà, circa 290 operai dell’acciaieria. Adesso per loro potrebbe riaprirsi un nuovo periodo di ammortizzatori sociali. E a quei numeri dovrebbero aggiungersi i lavoratori del treno nastri 2 che finora era stato sempre in marcia. Destino diverso dal treno nastri numero 1: quest’ultimo si era fermato e poi era ripartito anche se con turni ridotti.
Le voci che si rincorrono, la mancanza di informazioni certe, d’altra parte, aggiungono caos al caos. E la pazienza delle organizzazioni sindacali - che da un paio di settimane ufficialmente chiedono di essere ricevuti per fare il punto della situazione produttiva ed economica - pare ridursi ogni giorno di più. Soprattutto visto che nei reparti inizia a prendere corpo la voce che le difficoltà finanziarie dell’Ilva siano tali da mettere a rischio anche il pagamento degli stipendi del personale diretto. Nè conferme nè smentite arrivano dai vertici della gestione commissariale dell’Ilva in amministrazione straordinaria. Tuttavia le indiscrezioni lascerebbero presagire problemi di liquidità a breve, forse già dalla prossima retribuzione dei 14mila dipendenti dello stabilimento.
Stando a quanto si apprende da fonti aziendali, invece, non sarebbe del tutto persa la commessa per la produzione dei tubi per il consorzio Tap. L’esclusione dell’Ilva dalla “short list” di imprese scelte da Tap non sarebbe ancora definitiva, a differenza delle notizie circolate nei giorni scorsi. In ogni caso, nella possibile esclusione, non avrebbe pesato il fattore legato alla scarsa affidabilità di Ilva bensì una questione tecnico-produttiva legata al tipo di tubi richiesti. Un problema che Ilva starebbe cercando di superare per accedere alla prima scrematura di aziende candidate a realizzare il materiale per il gasdotto.
Ulteriori informazioni dovrebbero esserci tuttavia nella giornata di oggi con i rappresentanti sindacali di Fim-Fiom e Uilm che potrebbero incontrare, per un breve vertice, lo staff di direzione di stabilimento. Argomento: la programmazione delle fermate e ripartenze dei diversi reparti del siderurgico.  (Quot)

lunedì 27 luglio 2015

Bentornati!

Ilva, operai rientrano al lavoro per riattivare l'Acciaieria 1

Sono rientrati al lavoro 199 lavoratori dell’Ilva (che erano stati sottoposti a contratti di solidarietà) per rimettere in marcia l’Acciaieria 1, fermata da diversi mesi per lavori Aia e di manutenzione ordinaria e straordinaria. Altri operai rientreranno a breve per il riavvio dell’altoforno 1, interessato dai lavori di adeguamento alle prescrizioni Aia. Il fermo dell’Acciaieria 1 era stato disposto nel marzo scorso dopo la sospensione dell’attività dell’altoforno5. (GdM)

venerdì 8 maggio 2015

Ritorna la bestia nera. Sarà ancora nera?

Ilva annuncia la ripartenza dell’altoforno 1

L’1 agosto l’Ilva rimetterà in marcia l’altoforno 1, fermato a dicembre del 2012 per essere adeguato alle prescrizioni dell’Autorizzazione integrata ambientale. Contestualmente ripartirà l’acciaieria 1, fermata a marzo perché in eccesso rispetto a un assetto che attualmente vede solo due altiforni in funzione, il 2 e il 4, con una produzione di ghisa a livelli di minimo storico: 10mila tonnellate al giorno. In questo mese, inoltre, partiranno i lavori all’altoforno 5, il più grande d’Europa, spento quasi due mesi fa. E su tutti i nuovi affidamenti sarà sottoscritto un protocollo di legalità.
È il piano che ieri pomeriggio ha presentato a Taranto, in un incontro con i sindacati metalmeccanici, il nuovo direttore centrale del personale dell’Ilva, Cesare Ranieri, insediatosi da circa un mese. I sindacati parlano di «nuovo approccio» da parte dell’azienda con Ranieri che ha specificato che l’Ilva deve offrire «certezze» su quanto è in cantiere a Taranto. «Abbiamo notato un passo diverso rispetto ai precedenti incontri, una maggiore apertura e una più favorevole propensione al confronto con i sindacati» dichiara Vincenzo Castronuovo, segretario Fim Cisl Taranto. «Aver dato delle conferme e indicato scadenze è un fatto positivo» aggiunge Antonio Talò, segretario Uilm Taranto.
L’Ilva, riferiscono i sindacati, sta lavorando per centrare a fine luglio l’obiettivo dell’80% delle prescrizioni Aia attuate così come prevedono sia il piano ambientale di marzo 2014 che la legge numero 20 dello scorso 4 marzo. A luglio, quindi, l’azienda conta di completare la chiusura di 10 edifici (una misura finalizzata a evitare la dispersione di polveri), di ristrutturare, sempre con la chiusura, 120 torri su 130, e di coprire 35 chilometri di nastri trasportatori. Inoltre, per i filtri nell’area dell’agglomerato si attendono le autorizzazioni, mentre è stata completata l’installazione delle benne ecologiche al quarto sporgente. Per fine luglio l’acciaieria 1 avrà la copertura del tetto e l’impianto di depolverazione. Per la copertura dei parchi minerali, invece, c’è l’autorizzazione ministeriale per quelli grandi, mentre è stata completata la parte di ingegneria su quelli minori. In corso, invece, sul parco Omo.
Sugli impianti l’Ilva annuncia che tubificio 1, Rivestimenti 1, Decatreno e Zincature 1 e 2 riprenderanno a marciare con 10 turni di lavoro settimanali. «Ma laminazione e tubifici – commenta Castronuovo – sono comunque due aree critiche perché gli ordini di lavoro scarseggiano». A novembre 2015 il Treno nastri 2 subirà una fermata per manutenzione programmata e al suo posto entrerà in funzione l’1. Il ricorso ai contratti di solidarietà è intanto aumentato per effetto delle fermate: dai 930 di gennaio si è passati ai 1.150 di febbraio, che a marzo sono divenuti 1.600 e ad aprile saliti a 3.010. Stesso trend previsto anche per i prossimi mesi. Non ancora sciolto, infine, il nodo della copertura della solidarietà rimasta ferma al 60% anzichè tornare al 70 così come reintrodotta dal “Milleproroghe”. L’Ilva, comunque, attende a giorni una risposta dall’Inps, che deve emanare una circolare, e intanto anche lo stipendio di aprile sarà pagato decurtato il 12 maggio. (Sole24h)

venerdì 27 marzo 2015

Respiriamoooooo!!!

Taranto, all’Ilva si ferma anche l’Acciaieria 1

E’ stata fermata nelle scorse ore l’acciaieria 1 dell’Ilva. Si tratta di una fermata già programmata e che nei giorni scorsi l’azienda aveva annunciato ai sindacati metalmeccanici. Lo stop dell’acciaieria 1 segue quello dell’altoforno 5 avvenuto nei giorni precedenti. Di conseguenza, l’assetto operativo dell’Ilva è ora con due altiforni su quattro, il 2 e il 4, e con un’acciaieria su due, la 2.
Lo stop all’acciaieria 1 dell’Ilva risponde ad un duplice ordine di motivi: allineare l’assetto del siderurgico alla quantità di ghisa prodotta e intervenire con i previsti lavori di manutenzione. Con due altiforni su quattro in attività, il volume di ghisa prodotto giornalmente dall’Ilva si è infatti notevolmente abbassato. Attualmente è compreso tra le 10mila e le 11mila tonnellate giornaliere. Con questa produzione, l’attività di una sola acciaieria, la 2, che è quella che resta in attività, è più che sufficiente. E’ in quest’area dello stabilimento, infatti, che avviene la trasformazione in acciaio della ghisa colata dagli altiforni. Ma la fermata dell’acciaieria 1 sarà utilizzata dall’Ilva anche per migliorare l’efficienza e lo stato generale dell’impianto con una serie di azioni di «revamping». Proprio in previsione della doppia fermata, altoforno 5 e appunto acciaieria 1, l’Ilva ha comunicato nei giorni scorsi un incremento del personale che sarà collocato in contratto di solidarietà. Attualmente sono 2310 e tali resteranno sino al 31 marzo. Poi da aprile la solidarietà coinvolgerà 3131 addetti che diverranno infine 3128 a maggio e 3178 a giugno. L’Ilva resterà in produzione con due soli altiforni almeno sino ad agosto, quando dovrebbe ripartire l’altoforno 1 fermato per i lavori dell’Aia a dicembre 2012. Invece i lavori Aia sull’altoforno 5 non sono ancora cominciati, nè l’Ilva, dichiarano i sindacati, nell’incontro di qualche giorno fa ha fornito notizie in merito a costo, tipologia dell’intervento e imprese assegnatarie. Il riavvio dell’altoforno 5 è comunque previsto nel 2016.
Obiettivo della nuova squadra dirigenziale dell’Ilva, su imput dei commissari, è infatti quello di accelerare investimenti industriali e risanamento ambientale ora che il quadro delle risorse su cui si potrà contare comincia pian piano a chiarirsi. Già sbloccati infatti i primi 156 milioni: sono i soldi relativi all’accantonamento di Fintecna a fronte del contenzioso tra l’Iri e il gruppo Riva. (GdM)

lunedì 23 marzo 2015

Solidale a chi?

fonte
Ilva: a Taranto da oggi contratti di solidarietà per 2. 310

Parte da oggi la nuova fase di contratti di solidarieta' all'Ilva di Taranto. Da oggi e sino a fine mese saranno 2.310 i lavoratori interessati al contratto di solidarieta' che prevede meno ore di lavoro ed un taglio della retribuzione in parte compensato dall'Inps. E intanto dopo l'altoforno 5 fermato nei giorni scorsi per i lavori dell'Autorizzazione integrata ambientale, tra domani e giovedì è prevista la fermata dell'acciaieria 1 del siderurgico.
  Producendo meno ghisa, c'è meno attività a valle. E di conseguenza cresce anche il ricorso ai contratti di solidarietà, l'ammortizzatore sociale concordato tra azienda e sindacati per gestire questa particolare fase di ristrutturazione.
  Con l'aumento degli impianti fermi, aumentera' nell'Ilva anche il numero dei lavoratori soggetti ai contratti di solidarieta', dai 2.310 di questo periodo ad oltre 3mila tra aprile e giugno. Oltre 800 addetti in piu'. In particolare, ad aprile la solidarieta' tocchera' 3.131 lavoratori (di cui 2.222 tra altiforni, acciaierie, laminatoi e tubifici e 421 tra carpenteria e officine meccaniche ed elettriche) mentre l'inattivita' riguardera' 3.128 unita' a maggio e 3.178 a giugno. La sospensione prevista, rende noto l'Ilva, sara' quella della giornata intera di solidarieta' ma resta comunque la disponibilita' dei reparti ad adottare l'ora giornaliera. I numeri definiti oggi si rifanno all'accordo delle scorse settimane che ha previsto che a Taranto vada in solidarieta' un numero massimo di 4.074 addetti. Circa 500 in piu' rispetto ai circa 3.500 delle intese del 2014 e 2013. Questo, infatti, e' il terzo anno di solidarieta' all'Ilva. Con un particolare pero': nei due anni precedenti la solidarieta' non e' mai andata oltre i 1.500-1.600 addetti a fronte dei 3.500 individuati nelle intese, adesso, invece, c'e' maggiore corrispondenza tra numeri effettivi e quelli dell'accordo.
  Questo perche' sta aumentando il numero degli impianti soggetti a fermata produttiva. Nei prossimi giorni, a valle delle ultime fermate, l'Ilva sara', infatti, in attivita' con due altiforni su quattro e con un'acciaieria su due.(AGI).

venerdì 17 ottobre 2014

Registriamo

Ilva: infortunio a Taranto, ustionato operaio

Un operaio e' rimasto ustionato al volto in un incidente verificatosi nel primo pomeriggio nello stabilimento Ilva di Taranto. L'infortunio e' accaduto nell'acciaieria 1, mentre l'operaio era impegnato in un intervento di manutenzione. In una nota, l'azienda ha reso noto che da una tubazione in riparazione, contenente al suo interno calce, e' fuoriuscito un flusso di materiale che ha investito l'operaio, che ha riportato una ustione in prossimita' degli occhi. Sul posto e' prontamente intervenuto il personale del servizio sanitario di stabilimento, che ha provveduto al trasferimento presso l'ospedale Moscati di Taranto. (AGI)

sabato 11 ottobre 2014

Quisquilie...


Taranto, fuga di gas all'Ilva. Evacuata l'acciaieria 1, scatta il piano d'emergenza 

 
A causa di una fuga di gas nella condotta delle Acciaierie, verificatasi questa mattina durante le manovre per alimentare un convertitore, sono stati evacuati temporaneamente i lavoratori dell'Acciaieria 1 e della Colata continua dello stabilimento Ilva di Taranto. Lo si apprende da fonti sindacali. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento interno per mettere in sicurezza l'area. Sarebbero circa 250 i dipendenti che sono usciti a scopo cautelativo dalle rispettive zone di lavoro per rientrare dopo la fine dello stato di emergenza. Non ci sarebbe alcun ferito. I tecnici sono stati a lungo sul posto per accertare con esattezza le cause che hanno generato la fuga di gas.
«Il convertitore 1 resterà fermo, per volontà dell'azienda, fino all'esito finale dell'indagine sulle cause che hanno generato il non corretto funzionamento». È quanto comunica l'Ilva in una nota in cui viene fatto il punto sull'incidente, senza feriti, avvenuto stamani nell'Acciaieria 1. «Durante le manovre di avvio in produzione - spiega l'azienda - dell'impianto di recupero gas di processo dell'Acciaieria, asservito al convertitore 1 dell'Acciaieria 1, dopo l'attività di manutenzione di routine per rifacimento refrattario cui è stato sottoposto il convertitore 1, oggi alle 11.30 si è verificata una fuoriuscita di gas da una valvola posta sulla rete gas».
Gli addetti all'emergenza di reparto «hanno messo in atto le procedure interne, allertando tutto il personale operante in Acciaieria 1 e allontanandolo momentaneamente dall'area interessata all'evento». L'azienda fa presente ancore che «il personale di reparto, supportato dai vigili del fuoco di stabilimento, ha messo in sicurezza l'impianto. Dopo aver verificato l'assenza di ulteriori anomalie, è stata dichiarata cessata l'emergenza alle 12.20 circa e il personale è rientrato nelle postazioni di lavoro. Sono state allertate tutte le autorità competenti per la 'fase di attenzionè e sono intervenuti anche l'Arpa Puglia e il comando provinciale dei Vigili del Fuoco per acquisire informazioni e constatare l'evento che si è verificato» Il convertitore 2 e il convertitore 3, conclude l'Ilva, «marciano efficientemente e in sicurezza».(Quotidiano)

giovedì 4 settembre 2014

Addio, Angelo!

Ilva di Taranto, operaio muore travolto: “Stava riparando un binario”

Un operaio di 54 anni, Angelo Iodice, dipendente della ditta ‘Global Service’ dell’appalto Ilva, è morto questa mattina travolto sui binari da un mezzo meccanico in un incidente avvenuto all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto. A quanto si è appreso, il lavoratore era impegnato in alcune attività di manutenzione nell’area dell’Acciaieria 1 dove nei giorni scorsi si era verificato un grosso sversamento di ghisa, quando è stato travolto sui binari da un mezzo meccanico guidato da un altro operaio. Sul posto sono intervenuti personale del 118, i carabinieri e gli ispettori del lavoro. Sono in corso le indagini per accertare l’esatta dinamica dell’incidente ed eventuali responsabilità.
La Fim Cisl di Taranto ha proclamato, a partire dalle 15 di oggi, 24 ore di sciopero nello stabilimento. ”Dopo una serie troppo frequente di rischiosi incidenti e dopo mesi in cui continuiamo a sollecitare l’azienda affinché si ristabilisca una più forte azione di prevenzione, la morte di un lavoratore è ancor più inaccettabile”. Lo sottolineano in una nota congiunta i segretari nazionale e generale del sindacato Marco Bentivogli e Mimmo Panarelli.  ”Da mesi – aggiungono i rappresentanti sindacali – chiediamo una gestione industriale dello stabilimento che recuperi i ritardi sulla manutenzione, sulla sicurezza e sul funzionamento stesso dello stabilimento”. Bentivogli e Panarelli ricordano che “lo scorso 27 agosto, a tarda sera, in questo reparto è deragliato un carro siluro provocando la fuoriuscita di circa 200 tonnellate di ghisa. Il rovesciamento della ghisa incandescente, a 1600-1800 gradi di temperatura, aveva quindi fatto fondere i binari e reso impraticabile la zona. La Global Service stava ora lavorando proprio al ripristino di questi binari”. (FQ)

venerdì 29 agosto 2014

"Solo" duecento tonnellate di lava metallica!

Taranto, tragedia sfiorata: all'Ilva deraglia un 'carro siluro' con 200 tonnellate di ghisa

Tragedia sfiorata ieri sera a tarda ora all'Ilva di Taranto. Nella zona dell'Acciaieria 1, per cause ancora in fase di accertamento, è deragliato, rovesciandosi, un carro siluro (chiamato così per la forma allungata). Il mezzo trasportava circa 200 tonnellate di ghisa liquida ad altissima temperatura, destinate a essere trasformate in acciaio. Non ci sono stati danni alle persone presenti sul posto ma solo agli impianti.
Nessun ferito
Bloccata l'attività dell'Acciaieria 1 e anche, di conseguenza, dell'altoforno 4. "Accerteremo con l'Ilva stamattina come sono andate le cose all'Acciaieria 1. Da quello che sappiamo, il carro siluro che è deragliato ha trovato il binario ostruito da altri carri e di qui l'incidente". E' questa la ricostruzione che fa dell'accaduto Cosimo Panarelli, segretario della Fim Cisl di Taranto. "Per fortuna che non è accaduto nulla di grave soprattutto agli operai e a quanti erano sul posto di lavoro se consideriamo che il mezzo trasportava ben 200 tonnellate di ghisa", aggiunge Panarelli.
Tutta la zona era inagibile
Secondo la versione fornita dal sindacalista, sullo stesso binario sarebbero stati presenti in quel momento altri due carri siluro. Veri e propri convogli ferroviari che trasportano la ghisa dagli altiforni, da dove viene colata, alle acciaierie e trasformata in acciaio. "Il carro siluro funziona come un vero e proprio carro ferroviario, ha il locomotore e viene manovrato dall'addetto - spiega Panarelli - se, come pare, il binario era ostruito bisogna ora capire perchè il carro siluro pieno di ghisa non è stato fermato in attesa che il percorso venisse liberato. Bisogna capire cosa ha determinato la collisione. La ghisa, una volta fuoriuscita, è finita per terra, sui binari, e questo ha determinato l'inagibilità di tutta la zona. In nottata, poi, è stato fermato l'altoforno 4 la cui produzione di ghisa - aggiunge Panarelli - non poteva più essere mandata in acciaieria per la relativa trasformazione essendoci appunto un blocco".
Un altro incidente
Blocco che, secondo il sindacalista, persiste ancora "non essendo possibile ripristinare la piena funzionalità in poche ore". Prima dell'incidente in Acciaieria 1, all'Ilva c'era stato un altro incidente ma di natura diversa: delle emissioni dal Treno nastri 1. Era scattato quindi l'allarme e la comunicazione di quanto avvenuto alle autorità competenti tra cui Comune e Prefettura di Taranto e Arpa Puglia. L'azienda ha però precisato, relativamente a quest'episodio, che non ci sono state conseguenze nè per gli operatori, nè per l'ambiente. (Rainews)


Ed ecco il comunicato stampa "minimizzatore" dell'Ilva. 
Notare lo stile "tutto sotto controllo, quisquiglie!"

Sversamento di ghisa

Nessun danno alle persone o all'ambiente. Ripresa l'attività produttiva

Nella serata di ieri, alle ore 21.55, durante una manovra routinaria di trasferimento di due carri siluro - dagli altoforni verso l'acciaieria 1 - contenenti ghisa liquida, all'altezza di uno scambio ferroviario, si è verificato il deragliamento di uno dei due carri siluro trasportati. Ciò ha causato lo sversamento di ghisa liquida contenuta nel carro, provocando un principio di incendio prontamente domato dall'intervento dei Vigili del Fuoco.
L'evento ha generato la momentanea impossibilità di trasferimento dei carri siluro dall'area degli altoforni verso l'acciaieria 1. In conseguenza, è stata ridotta la produzione di ghisa negli altoforni e di acciaio in acciaieria 1.
Al momento (ovvero all'ora della diffusione di questa nota), la linea di collegamento ferroviario tra l'area altoforni e l'acciaieria 1 è stata parzialmente ripristinata, con conseguente ripresa dell'attività produttiva in acciaieria 1.
Quanto accaduto non ha comportato alcun danno a persone o all'ambiente, ed è stata data tempestiva comunicazione alle autorità competenti (Prefettura di Taranto, Regione Puglia, Comune di Taranto, Comune di Statte, Provincia di Taranto, Questura di Taranto, Comando provinciale Carabinieri di Taranto, Comando provinciale Vigili del Fuoco, Arpa Puglia, Arpa Taranto e 118.).
L'azienda si riserva di dare informazione sulle cause all'esito di una indagine prontamente avviata, avendo all’uopo costituito una commissione di esperti interni.

giovedì 24 aprile 2014

La notte porta.... fumi (normali per l'Ilva)

Abbiamo fissato tre momenti della quotidianità tarantina degli ultimi anni:

Ve li riassumiamo prima di postarli:
  1. Ripresa video notturna (come per molti cacciatori, a Taranto, si sa, la notte l'Ilva concede le migliori prede fotocinematografiche aprendo filtri e bocchettoni ai colori sfiammanti e sloppanti di combustioni e colate tossiche) diffusa in rete sui principali canali di informazione (e non perdiamo occasione di ringraziare le volenterose "sentinelle ambientali" che si inerpicano sui poggi e i palazzi del rione Tamburi/Croce per cogliere l'attimo, per niente fuggente purtroppo);
  2. Dal tempo della gestione commissariale, si registrano le reazioni della dirigenza Ilva che invia comunicati stampa per dare risposte e precisazioni tese a sminuire il fenomeno, a scaricare responsabilità, a sancirne la temporaneità in vista di favolosi (mitologici) miglioramenti tecnici (prima dell'Era dei Commissari l'Ilva preferiva elargire doni a giornalisti, prelati, professori per fare controinformazione e mettere a tacere il disappunto);
  3. Invio e diffusione di esposti alle forze dell'ordine da parte delle associazioni e dei cittadini a supporto delle denunce inviate ai media, consapevoli che ogni attimo di questo scempio vada fissato su carte ufficiali e cogenti.

Ed ora ecco l'opera in tre atti:

1. Ripresa video nella notte tra 21 e 22 aprile, realizzata da Fabio Matacchiera del Fondo Antidiossina Taranto



2. Comunicato stampa Ilva in risposta al video

 "In merito al video diffuso in rete dal Fondo Antidiossina, si precisa che:
  • Nella notte tra il 21 e il 22 aprile 2014 non si sono manifestati fenomeni di emissioni anomale dal tetto dell’Acciaieria 1. 
  • I bagliori visibili nel video sono collegati alle normali attività di svuotamento paiole dell’area Gestione Rottami Ferrosi (GFR).In merito a ciò si evidenzia che non sono stati ancora rilasciati dagli enti competenti i permessi per la realizzazione del sistema a cappe mobili previsto per tali attività. Questo sistema sarebbe utile nella gestione del periodo transitorio, necessario per la futura realizzazione di un nuovo sistema di granulazione automatico della scoria, per il quale ILVA ha inoltrato un’istanza di modifica al ministero per la prescrizione relativa al GRF. Una volta realizzati questi sistemi il fenomeno dei bagliori e delle emissioni dall’area GRF sarà sostanzialmente eliminato.
  • In merito alle accensioni delle torce dell’Acciaieria 1 si evidenzia che, nel periodo oggetto del video, non sono avvenuti fenomeni anomali di accensione ma si sono avute le normali accensioni per soffiaggi e prescorifiche.
Inoltre dalle prime visioni del filmato sembrerebbe che, durante le riprese, siano stati più volte modificati i parametri di ripresa. Come anche dichiarato dal Fondo Antidiossina nel video diffuso, la ripresa è stata effettuata modificando i parametri Guadagno e Luce (più propriamente si sarebbe dovuto parlare di esposizione). Ogni modifica dei parametri potrebbe essere quindi funzionale alla messa in risalto di alcuni elementi. Infine, il video è frutto di un montaggio di diversi spezzoni, ognuno dei quali caratterizzato da differenti esposizioni di ripresa." (Ilva)

3. Esposto alla Procura presentato da Peacelink pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 24 aprile 2014 
(l'esposto si riferisce ad altre segnalazioni, ma è funzionale e coordinato all'opera in tre atti!)





mercoledì 30 ottobre 2013

E intanto dentro si "fuma" di tutto!

Ilva, intossicati 15 operai
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Ilva, intossicati 15 operai
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Ilva, 15 operai intossicati nell'acciaieria“



Quindici operai dell'Ilva sono rimasti intossicati stamattina, intorno alle 7, dall'esalazione di alcuni fumi nel reparto Colata continua dell'acciaieria 1. E' quanto denuncia Francesco Rizzo dell'Unione sindacale di base."Cinque di loro - spiega Rizzo - erano rimasti intossicati anche la scorsa settimana".
L'incidente è avvenuto nel reparto Colata continua 1 dell'Acciaieria 1 dell'Ilva ed è il secondo in pochi giorni. "La sera del 19 ottobre scorso - come ricorda l'Usb - altri sei dipendenti del Siderurgico mentre erano al lavoro nell'area del CCO1 hanno avuto grosse difficoltà di respirazione in seguito all'inalazione di monossido di carbonio e chissà quali altre sostanze, sprigionate nel capannone senza che nessun tipo di allarme abbia avvertito le maestranze".
Gli operai, soccorsi nella infermeria, non avevano riportato gravi conseguenze. Il coordinatore provinciale dell'Usb Francesco Rizzo osserva che "l'Acciaieria e le Colate continue 1 e 5 necessitano di grandi e immediati interventi, partendo dalla salvaguardia della salute e sicurezza di chi ci lavora, che allo stato delle cose non viene garantita". (Today)
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domenica 20 ottobre 2013

Chiacchiere tossiche

Sei operai intossicati in acciaieria 1 all'Ilva 

Sei operai dell’Ilva sono rimasti intossicati sabato sera mentre lavoravano nel reparto CCO1 (Colata Continua) dell’Acciaieria 1 dello stabilimento di Taranto. Lo rende noto l’Usb (Unione sindacale di base) aggiungendo che l’intossicazione sarebbe dovuta all’inalazione "di monossido di carbonio e chissà quali altre sostanze, sprigionate nel capannone senza che nessun tipo di allarme abbia avvertito le maestranze".
Gli operai sono stati soccorsi nella infermeria e non hanno riportato gravi conseguenze. Secondo il sindacato di base è "certo che tali sostanze invece di finire in qualche cappa di aspirazione, sicuramente in avaria, sono finite nei polmoni dei lavoratori".


Il coordinatore provinciale dell’Usb Francesco Rizzo osserva in una nota che "l'Acciaieria le le Colate continue 1 e 5 necessitano di grandi e immediati interventi, partendo dalla salvaguardia della salute e sicurezza di chi ci lavora, che allo stato delle cose non viene garantita".
Il Sub-commissario Ronchi a giugno, in concomitanza della fermata di Acciaieria 1, precisa Rizzo, "aveva dichiarato che avrebbero approfittato della fermata di Acciaieria 1 per fare i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria. Noi – conclude il dirigente Usb rivolgendosi a Ronchi – approfittiamo per dire che nella fermata di Acciaieria 1 di ordinario e straordinario c'erano solo le sue chiacchiere". (GdM)

domenica 4 agosto 2013

Stop and go

Ilva, l'Acciaieria 1 da domani si ferma

Stop di un mese per l'acciaieria 1 dell'Ilva di Taranto. Avverrà da domani e durerà tutto agosto, periodo nel quale marcerà invece a pieno ritmo l'acciaieria 2.
La fermata sarà utilizzata per effettuare i lavori prescritti dall'Autorizzazione integrata ambientale. E' uno stop annunciato da settimane insieme a quello dell'altoforno 2, nel frattempo già fermato sempre per l'adeguamento all'Aia. La mancata produzione dell'acciaieria 1 comporterà l'inattività per i 296 addetti all'esercizio, per i quali scatteranno i contratti di solidarietà.
Regolarmente al lavoro, invece, gli addetti alla manutenzione e ai servizi dello stesso impianto. Non è da escludere, però, che il numero degli operai in solidarietà possa essere inferiore se ci saranno ferie pregresse da  smaltire. E' quanto si è già verificato con gli altri 2.200 lavoratori sospesi per fermata di altri impianti. Di questi, attualmente, solo 850 sono in solidarietà mentre tutti gli altri stanno "consumando" le ferie arretrate. Ai sindacati l'Ilva ha comunicato che qualora nell'acciaieria 2, che da domani marcerà con tre convertitori, dovessero verificarsi guasti o problemi tecnici, la fermata della 1 sarà temporaneamente rivista con l'attivazione di un convertitore e di una colata continua.(Rep)

mercoledì 19 giugno 2013

L'altra faccia dell'Ilvadipendenza

Ilva: Taranto, raggiunto accordo su esuberi tra azienda e sindacati

(Adnkronos) - Un accordo e' stato raggiunto questo pomeriggio nel corso di un incontro tra i sindacati dei metalmeccanici e l'Ilva di Taranto sui numeri relativi agli esuberi con ricorso ai contratti di solidarieta' determinati dalla crisi di mercato e dal conseguente fermo di alcuni reparti. In particolare si fermeranno dal 1° luglio per tre mesi il reparto Altoforno 2, le batterie 9-10 e per 15 giorni l'Acciaieria 1 che alla ripartenza avra' un solo convertitore.
Il numero complessivo di esuberi e' comunque leggermente piu' basso rispetto all'accordo raggiunto a marzo al Ministero dello Sviluppo Economico, anche se nei reparti che andranno in blocco, ci sara' un aumento dei contratti di solidarieta' e in particolare si passa da 307 a 464 unita' nell'area altoforno 2 mentre nell'acciaieria si passa da 473 a 600 unita'.
Negli altri reparti gli esuberi in base all'accordo diminuiscono: nella laminazione a caldo si passa da 709 a 684, nella laminazione a freddo da 648 a 495, nei tubifici da 534 a 462, nei Servizi da 561 a 486. Per le Manutenzioni centrali, (reparto ritenuto strategico nella mole dei lavori di adeguamento), dove l'azienda rappresentata oggi dal responsabile del Personale Enrico Martino e dal direttore dello stabilimento Antonio Lupoli, aveva previsto un aumento degli esuberi (12 in piu'), invece i sindacati sono riusciti a spuntare una diminuzione da 441 a 380 circa. Praticamente invariati gli esuberi per gli altri reparti Energia e Sas.
 ''Noi avevamo chiesto di rivisitare l'accordo sui contratti di solidarieta''', spiega all'Adnkronos il segretario generale della Fim Cisl di Taranto Mimmo Panarelli. ''Con l'accordo sottoscritto da un lato abbiamo 282 esuberi in piu' per via delle fermate di impianti ma dall'altro le riduzioni sono pari a circa 400. Complessivamente circa 110 unita' in meno. Abbiamo chiuso con 3640 esuberi rispetto all'accordo di marzo che ne prevedeva 3749 pur in presenza di ulteriori impianti che si fermano e che a marzo non erano previsti''. In genere, come precisa lo stesso Panarelli, si tratta di numeri di massima. Per esempio finora sono state 1300, massimo 1500, le unita' lavorative a utilizzare i contratti di solidarieta'. Naturalmente con le fermate di Afo2, di due batterie e dell'Acciaieria 1 i numeri effettivi aumenteranno. E' stato confermato durante l'incontro che il fermo di tre mesi dell'altoforno 2 verra' utilizzato dall'azienda per mettere a norma l'impianto sulla base di quanto previsto dall'autorizzazione integrata ambientale. Interventi che, secondo il programma, erano invece previsti per l'inizio del 2015. Quindi il fermo, determinato dalla stagnazione di mercato, verra' utilizzato per anticipare i lavori utili per rendere l'impianto compatibile dal punto di vista ambientale. ''E' un fatto importantissimo, nel senso che non sono tre mesi vuoti e persi ma finalizzati alla messa a norma'', conclude Panarelli.

giovedì 13 giugno 2013

All'Ilva di Taranto: stop all'altoforno 2 e all'acciaieria 1

 «Lo stabilimento in mano a un direttoreombra»"? La notizia sulla Gazzetta del Mezzogiorno: vedi sotto!

Sarà per la crisi del mercato, sarà per l'Aia, ma certo è che ai primi di luglio l'Ilva fermerà l'altoforno 2 e l'acciaieria 1.Riportiamo la notizia così come la ritroviamo nei vari giornali on line:

Domenico Palmiotti sul Sole24ore scrive:
Ai primi di luglio l'Ilva di Taranto avrà 2mila degli 11mila addetti complessivi fuori dal ciclo produttivo. Sono esuberi temporanei dovuti alla crisi di mercato dell'acciaio e al calo della domanda. Dopo che l'azienda, nei giorni scorsi, ha fermato di nuovo il Treno nastri 1 (250 unità), adesso si rende necessario bloccare anche l'altoforno 2, l'acciaieria 1, nonchè serie di attività collegate come l'agglomerato e i sottoprodotti. In totale, coinvolti altri settecento-ottocento dipendenti. In particolare l'altoforno 2 si fermerà per tre mesi. Non ci sarà cassa integrazione ma si utilizzeranno i contratti di solidarietà.
Èquesto, infatti, l'ammortizzatore sociale che Ilva e sindacati hanno scelto a marzo, con un accordo al ministero del Welfare, per gestire il delicato momento in cui il ridimensionamento degli ordini si incrocia temporalmente con i lavori di risanamento previsti dall'Autorizzazione integrata ambientale, lavori che appunto prevedono che si fermino gli impianti dell'area a caldo soggetti a rifacimento. E' già accaduto, ai primi di dicembre, per l'altoforno 1 e per un gruppo di batterie delle cokerie. L'altra fermata importante è prevista all'inizio dell'estate 2014 quando sarà spento, anche qui per lavori, il grande altoforno 5. Solo che ora lo stop dell'altoforno 2 cambia un po' il ruolino di marcia. L'Ilva ha detto ai sindacati metalmeccanici, incontrati stamattina, che approfitterà di questa fermata per anticipare i lavori dell'Aia che avrebbe dovuto fare più in là su quest'impianto. L'azienda spera che prima o poi il mercato riparta e si riprenda in modo da avere in quel momento uno stock di altiforni riammodernati e pronti a produrre. Si vedrà.
Dopo la discussione di oggi, Ilva e sindacati si sono aggiornati al 19 giugno ma non sembrano esserci complicazioni a proposito della nuova fermata. Oltretutto a metà marzo i contratti di solidarietà erano stati sottoscritti per 3749 unità nel 2013 ma sinora sono stati usati per poco più di un migliaio di addetti. Come dire che le parti già prefiguravano un più ampio utilizzo di quest'ammortizzatore sociale. Nel caso specifico, poi, nella "solidarietà" ruotano tutti gli 11mila addetti di Taranto e ciò consente di "spalmare" su più persone gli effetti della crisi. Inoltre, rispetto alla cassa integrazione straordinaria, che era la prima soluzione cui l'Ilva aveva pensato tant'è che l'aveva proposta per un massimo di 6400 unità nel 2014, i contratti di solidarietà si rivelano meno penalizzanti, sotto l'aspetto economico, per i lavoratori interessati.
E intanto oggi gli 11mila dipendenti del sito di Taranto hanno potuto riscuotere in banca lo stipendio di maggio. Già da qualche giorno, per la verità, era certo che gli stipendi sarebbero stati pagati e che non avrebbe creato ripercussioni il sequestro da 8 miliardi di euro sui beni e sui conti della capogruppo Riva Fire ordinato dal gip lo scorso 24 maggio per i danni ambientali provocati dall'inquinamento del siderurgico. Tuttavia, aver potuto materialmente ritirare i soldi della retribuzione per molti ha costituito quella certezza e quella garanzia che si aspettava.
Disinnescata la mina stipendi, lo scenario della fabbrica resta comunque denso di punti interrogativi. Ce ne sono almeno tre: che ne sarà del mercato, visto che la fermata annunciata oggi coinvolge una parte non irrilevante dello stabilimento; come e soprattutto con quali mezzi finanziari andranno avanti i costosi lavori di risanamento ambientale ordinati dall'Aia; infine, come evolveranno sia la battaglia giudiziaria contro il sequestro da 8 miliardi, sia il dibattito parlamentare per la conversione in legge del decreto 61, quello approvato il 4 giugno dal Governo che commissaria di fatto l'Ilva affidandola ad Enrico Bondi, già ad dell'azienda. Proprio contro l'ordinanza di sequestro del gip, domani a Taranto, davanti al Tribunale del Riesame, riprende il "duello" tra Procura e avvocati dell'azienda, tra i quali adesso c'è anche Franco Coppi, il penalista romano noto negli ultimi tempi per aver difeso, proprio a Taranto, Sabrina Misseri, accusata di aver ucciso insieme alla madre la quindicenne di Avetrana, Sarah Scazzi, e per questo condannata all'ergastolo in primo grado.

ed ancora Domenico Palmiotti, sempre sul sole24ore:
TARANTO. Dopo il Treno nastri 1, l'Ilva ferma altri impianti. Ai primi di luglio, e per un periodo di circa tre mesi, stop per l'altoforno 2, l'acciaieria 1, una parte dell'Agglomerato ed una parte dei sottoprodotti, più i servizi collegati. Era nell'aria già da qualche giorno questa fermata, dovuta alla crisi del mercato siderurgico, e ieri mattina il direttore delle relazioni industriali dell'Ilva, Enrico Martino, l'ha ufficializzata ai sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm. Sette-ottocento lavoratori diventano così esuberi temporanei. E aggiunti ai circa 1.100 che lo sono già, portano complessivamente a 2mila la forza lavoro inattiva. Sul piano produttivo, invece, è come se si fermasse quasi mezza Ilva: un'acciaieria su due, due altiforni su quattro. L'altoforno 1, infatti, era già stato fermato ai primi di dicembre per i lavori di risanamento Domenico Palmiotti - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/DnNme

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Mario Diliberto su Larepubblicadi bari.it

La crisi di mercato ferma un altoforno Ilva e un'acciaieria. Mentre a Roma il procuratore Franco Sebastio rilancia il tema del risanamento della grande fabbrica. L’azienda ha annunciato lo stop dell’altoforno numero 2 a partire da luglio nel corso di un incontro con i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm. A margine dell’incontro si è appresa anche l’intenzione dell’attuale commissario Enrico Bondi di azzerare il ruolo dei “fiduciari”, uomini della proprietà non alle dirette dipendenze del siderurgico sul cui ruolo sta indagando anche la Guardia di Finanza. La persistenza picchiata delle commesse, invece, ha convinto i manager della grande fabbrica ad anticipare la fermata dell’impianto.

Il blocco di Afo2 comporterà l’esubero di ottocento lavoratori che beneficeranno dei contratti di solidarietà. Così il numero delle tute blu tarantine fuori dal ciclo produttivo salirà in estate a duemila.  Oltre all’altoforno chiuderà a cascata l’acciaieria numero uno. Sull’Afo/2 saranno anticipati i lavori di ristrutturazione previsti dal cronoprogramma dell’autorizzazione integrata ambientale. E proprio sulla ristrutturazione dei reparti inquinanti si è soffermato nel pomeriggio il procuratore capo di Taranto Franco Sebastio nel corso della sua audizione dinanzi alla commissione industria del Senato. Il magistrato ha fatto riferimento al sequestro record scattato nell’ambito dell’inchiesta per disastro ambientale.

“La cifra di otto miliardi e cento milioni di euro sequestrati all’Ilva come equivalente per il risanamento  – ha detto – è una cifra al di sotto della realtà e che a malapena riuscirà a risanare. Solo per costruire le coperture dei parchi minerali – ha spiegato – occorrono svariati miliardi di euro. E questo solo per proteggere le prime abitazioni che sorgono a cento metri”. Il procuratore ha anche smentito che sia stata la città ad andare addosso alla fabbrica, durante il suo sviluppo, come aveva sostenuto anche l’ex premier Romano Prodi.

“Smettiamolo di dire che la città è cresciuta intorno all’Ilva. Il cimitero, ad esempio, – ha specificato – è lì da duecento anni”. Il magistrato ha anche parlato del recente decreto salva Ilva bis sostenendo che “tre anni per i lavori di risanamento sono un periodo troppo lungo” e  ha aggiunto che “in maniera indiretta il decreto rafforza la nostra iniziativa”. Infine ha confermato l’intenzione della procura di "definire l’indagine per disastro ambientale entro l’estate”.







«Lo stabilimento in mano a un direttoreombra»"

L'articolo completo lo trovate in edicola nel giornale. Al momento accontentatevi della versione parziale offerta dalla Gazzetta:
"TARANTO - Mentre l’Ispra, tramite l’ufficiale giudiziario, notifica all’Ilva, ai fini dell’applicazione della sanzione pecuniaria, l’accertamento di ben 11 violazioni all’Autorizzazione integrata ambientale, spunta dalle carte dell’inchiesta «Ambiente svenduto» addirittura un direttore ombra dello stabilimento. Nei trenta faldoni depositati martedì mattina dalla Procura al tribunale del Riesame, chiamato a valutare il ricorso presentato da Riva Fire e Ilva contro il decreto di sequestro preventivo firmato dal gip Patrizia Todisco, c’è una informativa del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza riguardante il ruolo dei fiduciari all’interno dello stabilimento siderurgico. Il tenente colonnello Giuseppe Micelli ricostruisce nelle sette pagine consegnate alla Procura il lavoro di indagine compiuto sinora tramite perquisizioni e sequestri a Milano, nelle sedi delle due società, e a Taranto, con decine di interrogatori, sostenendo che non solo l’organo di vigilanza ha omesso di assolvere alla funzione ad esso demandata, ovvero segnalando al consiglio di amministrazione le inadempienze dei dirigenti riguardo alla normativa in campo ambientale, tanto che non sono mai stati adottati provvedimenti disciplinari.

Ma c’è di più. Secondo i militari delle Fiamme Gialle, «l’organo di vigilanza dell’Ilva ha adottato senza soluzione di continuità il medesimo comportamento, che esteriormente poteva apparire garantista della posizione dei dipendenti, ma che nella pratica è servito indirettamente a tutelare la posizione dei soggetti posti in posizione apicale». D’altronde la legge 231 del 2001, la cui violazione è stata contestata sia all’Ilva che a Riva Fire, esclude la responsabilità delle società se sono stati adottati modelli organizzativi, di di gestione e di controllo idonei a prevenire reati e se è stato istituito un organismo di controllo interno e autonomo, dotato di poteri di vigilanza». ...