"Non dubitate che un piccolo gruppo di cittadini coscienti e risoluti non possa cambiare il mondo. In fondo è cosi che è sempre andata ». (Margaret Mead)
Guardia di Finanza nello stabilimento Ilva di Taranto, stamane.
Secondo fonti interne all’azienda, da alcune ore i militari stanno
eseguendo verifiche e controlli in Acciaieria.
Pare
che l’intervento sia scaturito da un esposto della Usb – unione
sindacale di base – firmato dal coordinatore Francesco Rizzo che
denuncerebbe la presenza di una discarica abusiva di oli , grassi e
materiali di risulta nei pressi dell’impianto Colata Continua 5
dell’acciaieria 1. Questa la prima ipotesi. Sapremo di più nella
prossime ore.
Aggiornamento ore 18: tutta
l’area è ora sottoposta a sequestro dopo il riscontro effettivo del
materiale abbandonato, nelle vasche in disuso e in contenitori a cielo
aperto. Sul posto anche i responsabili ARPA che hanno effettuato i
rilevamenti del caso; accertamenti ancora in corso. (laringhiera)
Taranto, Ilva rallenta la produzione: in solidarietà duemila operai
Attività ridotta nelle due acciaierie, meno
produzione giornaliera, che scende da 16.500-17.000 tonnellate al
giorno a 14.500, altro personale che va in esubero temporaneo e quindi
viene assoggettato ai contratti di solidarietà, ma in compenso il quadro
complessivo presenta elementi positivi. E' quanto si ricava
dall'assetto di marcia per le prossime sei-sette settimane dell'Ilva di
Taranto presentato oggi dall'azienda ai sindacati metalmeccanici.
Infatti, accanto ai lavoratori che vanno in solidarietà, molti altri
rientrano in produzione e alla fine il dato globale parla di circa 2000
lavoratori in solidarietà in tutto il siderurgico rispetto al picco del
secondo trimestre del 2015, che ha visto in solidarietà e quindi fuori
dalla fabbrica 3100 lavoratori.
A rallentare il passo saranno in particolare le due acciaierie. Di
conseguenza 445 lavoratori complessivi saranno collocati in solidarietà.
L'acciaieria 2 marcerà con due convertitori, due colate continue e due
trattamenti. Delle colate continue la numero 4 sarà sempre in marcia.
Questa riduzione comporterà un esubero di 63 addetti che saranno
soggetti all'ammortizzatore sociale del contratto di solidarietà.
L'acciaieria 1 marcerà invece con un convertitore, una colata continua e
un trattamento. Più massiccio in questo reparto il ricorso ai contratti
di solidarietà che riguarderanno 160 unità. Coinvolte anche le
manutenzioni delle due acciaierie con 132 esuberi, anch'essi in
solidarietà. Per i servizi delle due acciaierie, annunciati oggi
dall'Ilva ai sindacati 70 addetti in esubero al grf, gestione rottami
ferrosi, 11 alle pulizie industriali dell'acciaieria 1 e 9 a quelle
della per un totale di 90 unità. Il treno lamiere è riavviato da oggi
con ritorno al lavolo di 200 unità. L'azienda ha parlato di visibilità
produttiva, nel senso che ci sono ordini di lavoro da eseguire, per
quattro settimane. Il tubificio 1 ripartirà ad ottobre con 10 turni
settimanali con un ritorno al lavoro di 100 addetti.
Anche qui ci sono commesse per quattro settimane. Il treno nastri 1
riparte dal 13 ottobre a 21 turni settimanali, inizialmente con un forno
e poi a due con un ritorno di addetti pari a 200 lavoratori. In
funzione per tutto ottobre l'altro treno nastri, il 2, che però sarà
fermato a novembre per un ciclo di manutenzione. Negli altri reparti
dell'Ilva, il decapaggio 2 scende da oggi da 20 a 15 turni settimanali
mentre il decatreno si ferma dalle 15 di oggi sino alle 15 del 3
ottobre. Si fermerà ancora quest'impianto dal 29 al 31 ottovre con 48
unità in esubero per qualche giorno. Il laboratorio ex Ilt passa infine
da 5 a 10 turni alla settimana col ritorno al lavoro di 13 unità. (RepBa)
Ilva, in settimana lo stop per acciaieria e treno nastri
Altri reparti si bloccano all’Ilva di Taranto. Dopo la fermata dei
“Rivestimenti” dei giorni scorsi, questa settimana potrebbe toccare di
nuovo all’area a caldo. Secondo indiscrezioni circolate ieri in
fabbrica, nelle prossime ore si dovrebbero fermare infatti sia
l’acciaieria 1 che il treno nastri 2. Un brusco calo di produzione
dunque si profila in stabilimento, anche se né i tempi né le ragioni
dello “stop” sono ancora stati comunicati ai rappresentanti sindacali.
Appare strano tuttavia che l’acciaieria 1 si fermi proprio a breve
distanza di tempo dalla ripartenza degli impianti. A fine luglio infatti
la linea era ripartita, dopo mesi di blocco totale. In quel periodo
erano stati realizzati i lavori di manutenzione straordinaria previsti
dall’Autorizzazione integrata ambientale. In particolare era stato
montato un potente filtro per l’aspirazione delle polveri. Erano così
tornati al lavoro da agosto, dopo aver usufruito dei contratti di
solidarietà, circa 290 operai dell’acciaieria. Adesso per loro potrebbe
riaprirsi un nuovo periodo di ammortizzatori sociali. E a quei numeri
dovrebbero aggiungersi i lavoratori del treno nastri 2 che finora era
stato sempre in marcia. Destino diverso dal treno nastri numero 1:
quest’ultimo si era fermato e poi era ripartito anche se con turni
ridotti.
Le voci che si rincorrono, la mancanza di informazioni certe, d’altra
parte, aggiungono caos al caos. E la pazienza delle organizzazioni
sindacali - che da un paio di settimane ufficialmente chiedono di essere
ricevuti per fare il punto della situazione produttiva ed economica -
pare ridursi ogni giorno di più. Soprattutto visto che nei reparti
inizia a prendere corpo la voce che le difficoltà finanziarie dell’Ilva
siano tali da mettere a rischio anche il pagamento degli stipendi del
personale diretto. Nè conferme nè smentite arrivano dai vertici della
gestione commissariale dell’Ilva in amministrazione straordinaria.
Tuttavia le indiscrezioni lascerebbero presagire problemi di liquidità a
breve, forse già dalla prossima retribuzione dei 14mila dipendenti
dello stabilimento.
Stando a quanto si apprende da fonti aziendali, invece, non sarebbe del
tutto persa la commessa per la produzione dei tubi per il consorzio Tap.
L’esclusione dell’Ilva dalla “short list” di imprese scelte da Tap non
sarebbe ancora definitiva, a differenza delle notizie circolate nei
giorni scorsi. In ogni caso, nella possibile esclusione, non avrebbe
pesato il fattore legato alla scarsa affidabilità di Ilva bensì una
questione tecnico-produttiva legata al tipo di tubi richiesti. Un
problema che Ilva starebbe cercando di superare per accedere alla prima
scrematura di aziende candidate a realizzare il materiale per il
gasdotto.
Ulteriori informazioni dovrebbero esserci tuttavia nella giornata di
oggi con i rappresentanti sindacali di Fim-Fiom e Uilm che potrebbero
incontrare, per un breve vertice, lo staff di direzione di stabilimento.
Argomento: la programmazione delle fermate e ripartenze dei diversi
reparti del siderurgico.
(Quot)
Ilva, operai rientrano al lavoro per riattivare l'Acciaieria 1
Sono rientrati al lavoro 199 lavoratori dell’Ilva (che erano stati
sottoposti a contratti di solidarietà) per rimettere in marcia
l’Acciaieria 1, fermata da diversi mesi per lavori Aia e di manutenzione
ordinaria e straordinaria. Altri operai rientreranno a breve per il
riavvio dell’altoforno 1, interessato dai lavori di adeguamento alle
prescrizioni Aia. Il fermo dell’Acciaieria 1 era stato disposto nel
marzo scorso dopo la sospensione dell’attività dell’altoforno5. (GdM)
L’1 agosto l’Ilva rimetterà in marcia l’altoforno 1, fermato a
dicembre del 2012 per essere adeguato alle prescrizioni
dell’Autorizzazione integrata ambientale. Contestualmente ripartirà
l’acciaieria 1, fermata a marzo perché in eccesso rispetto a un assetto
che attualmente vede solo due altiforni in funzione, il 2 e il 4, con
una produzione di ghisa a livelli di minimo storico: 10mila tonnellate
al giorno. In questo mese, inoltre, partiranno i lavori all’altoforno 5,
il più grande d’Europa, spento quasi due mesi fa. E su tutti i nuovi
affidamenti sarà sottoscritto un protocollo di legalità.
È il piano che ieri pomeriggio ha presentato a Taranto, in un
incontro con i sindacati metalmeccanici, il nuovo direttore centrale del
personale dell’Ilva, Cesare Ranieri, insediatosi da circa un mese. I
sindacati parlano di «nuovo approccio» da parte dell’azienda con Ranieri
che ha specificato che l’Ilva deve offrire «certezze» su quanto è in
cantiere a Taranto. «Abbiamo notato un passo diverso rispetto ai
precedenti incontri, una maggiore apertura e una più favorevole
propensione al confronto con i sindacati» dichiara Vincenzo Castronuovo,
segretario Fim Cisl Taranto. «Aver dato delle conferme e indicato
scadenze è un fatto positivo» aggiunge Antonio Talò, segretario Uilm
Taranto.
L’Ilva, riferiscono i sindacati, sta lavorando per centrare a fine
luglio l’obiettivo dell’80% delle prescrizioni Aia attuate così come
prevedono sia il piano ambientale di marzo 2014 che la legge numero 20
dello scorso 4 marzo. A luglio, quindi, l’azienda conta di completare la
chiusura di 10 edifici (una misura finalizzata a evitare la dispersione
di polveri), di ristrutturare, sempre con la chiusura, 120 torri su
130, e di coprire 35 chilometri di nastri trasportatori. Inoltre, per i
filtri nell’area dell’agglomerato si attendono le autorizzazioni, mentre
è stata completata l’installazione delle benne ecologiche al quarto
sporgente. Per fine luglio l’acciaieria 1 avrà la copertura del tetto e
l’impianto di depolverazione. Per la copertura dei parchi minerali,
invece, c’è l’autorizzazione ministeriale per quelli grandi, mentre è
stata completata la parte di ingegneria su quelli minori. In corso,
invece, sul parco Omo.
Sugli impianti l’Ilva annuncia che tubificio 1, Rivestimenti 1,
Decatreno e Zincature 1 e 2 riprenderanno a marciare con 10 turni di
lavoro settimanali. «Ma laminazione e tubifici – commenta Castronuovo –
sono comunque due aree critiche perché gli ordini di lavoro
scarseggiano». A novembre 2015 il Treno nastri 2 subirà una fermata per
manutenzione programmata e al suo posto entrerà in funzione l’1. Il
ricorso ai contratti di solidarietà è intanto aumentato per effetto
delle fermate: dai 930 di gennaio si è passati ai 1.150 di febbraio, che
a marzo sono divenuti 1.600 e ad aprile saliti a 3.010. Stesso trend
previsto anche per i prossimi mesi. Non ancora sciolto, infine, il nodo
della copertura della solidarietà rimasta ferma al 60% anzichè tornare
al 70 così come reintrodotta dal “Milleproroghe”. L’Ilva, comunque,
attende a giorni una risposta dall’Inps, che deve emanare una circolare,
e intanto anche lo stipendio di aprile sarà pagato decurtato il 12
maggio. (Sole24h)
E’ stata fermata nelle scorse ore l’acciaieria 1 dell’Ilva. Si tratta di
una fermata già programmata e che nei giorni scorsi l’azienda aveva
annunciato ai sindacati metalmeccanici. Lo stop dell’acciaieria 1 segue
quello dell’altoforno 5 avvenuto nei giorni precedenti. Di conseguenza,
l’assetto operativo dell’Ilva è ora con due altiforni su quattro, il 2 e
il 4, e con un’acciaieria su due, la 2.
Lo stop all’acciaieria 1 dell’Ilva risponde ad un duplice ordine di
motivi: allineare l’assetto del siderurgico alla quantità di ghisa
prodotta e intervenire con i previsti lavori di manutenzione. Con due
altiforni su quattro in attività, il volume di ghisa prodotto
giornalmente dall’Ilva si è infatti notevolmente abbassato. Attualmente è
compreso tra le 10mila e le 11mila tonnellate giornaliere. Con questa
produzione, l’attività di una sola acciaieria, la 2, che è quella che
resta in attività, è più che sufficiente. E’ in quest’area dello
stabilimento, infatti, che avviene la trasformazione in acciaio della
ghisa colata dagli altiforni. Ma la fermata dell’acciaieria 1 sarà
utilizzata dall’Ilva anche per migliorare l’efficienza e lo stato
generale dell’impianto con una serie di azioni di «revamping». Proprio
in previsione della doppia fermata, altoforno 5 e appunto acciaieria 1,
l’Ilva ha comunicato nei giorni scorsi un incremento del personale che
sarà collocato in contratto di solidarietà. Attualmente sono 2310 e tali
resteranno sino al 31 marzo. Poi da aprile la solidarietà coinvolgerà
3131 addetti che diverranno infine 3128 a maggio e 3178 a giugno. L’Ilva
resterà in produzione con due soli altiforni almeno sino ad agosto,
quando dovrebbe ripartire l’altoforno 1 fermato per i lavori dell’Aia a
dicembre 2012. Invece i lavori Aia sull’altoforno 5 non sono ancora
cominciati, nè l’Ilva, dichiarano i sindacati, nell’incontro di qualche
giorno fa ha fornito notizie in merito a costo, tipologia
dell’intervento e imprese assegnatarie. Il riavvio dell’altoforno 5 è
comunque previsto nel 2016.
Obiettivo della nuova squadra dirigenziale dell’Ilva, su imput dei
commissari, è infatti quello di accelerare investimenti industriali e
risanamento ambientale ora che il quadro delle risorse su cui si potrà
contare comincia pian piano a chiarirsi. Già sbloccati infatti i primi
156 milioni: sono i soldi relativi all’accantonamento di Fintecna a
fronte del contenzioso tra l’Iri e il gruppo Riva. (GdM)
Ilva: a Taranto da oggi contratti di solidarietà per 2. 310
Parte da oggi la nuova fase di
contratti di solidarieta' all'Ilva di Taranto. Da oggi e sino a
fine mese saranno 2.310 i lavoratori interessati al contratto
di solidarieta' che prevede meno ore di lavoro ed un taglio
della retribuzione in parte compensato dall'Inps. E intanto
dopo l'altoforno 5 fermato nei giorni scorsi per i lavori
dell'Autorizzazione integrata ambientale, tra domani e giovedì è prevista la fermata dell'acciaieria 1 del siderurgico.
Producendo meno ghisa, c'è meno attività a valle. E di
conseguenza cresce anche il ricorso ai contratti di
solidarietà, l'ammortizzatore sociale concordato tra azienda e
sindacati per gestire questa particolare fase di
ristrutturazione.
Con l'aumento degli impianti fermi, aumentera' nell'Ilva
anche il numero dei lavoratori soggetti ai contratti di
solidarieta', dai 2.310 di questo periodo ad oltre 3mila tra
aprile e giugno. Oltre 800 addetti in piu'. In particolare, ad
aprile la solidarieta' tocchera' 3.131 lavoratori (di cui 2.222
tra altiforni, acciaierie, laminatoi e tubifici e 421 tra
carpenteria e officine meccaniche ed elettriche) mentre
l'inattivita' riguardera' 3.128 unita' a maggio e 3.178 a
giugno. La sospensione prevista, rende noto l'Ilva, sara'
quella della giornata intera di solidarieta' ma resta comunque
la disponibilita' dei reparti ad adottare l'ora giornaliera. I
numeri definiti oggi si rifanno all'accordo delle scorse
settimane che ha previsto che a Taranto vada in solidarieta' un
numero massimo di 4.074 addetti. Circa 500 in piu' rispetto ai
circa 3.500 delle intese del 2014 e 2013. Questo, infatti, e'
il terzo anno di solidarieta' all'Ilva. Con un particolare
pero': nei due anni precedenti la solidarieta' non e' mai
andata oltre i 1.500-1.600 addetti a fronte dei 3.500
individuati nelle intese, adesso, invece, c'e' maggiore
corrispondenza tra numeri effettivi e quelli dell'accordo.
Questo perche' sta aumentando il numero degli impianti soggetti
a fermata produttiva. Nei prossimi giorni, a valle delle ultime
fermate, l'Ilva sara', infatti, in attivita' con due altiforni
su quattro e con un'acciaieria su due.(AGI).
Un operaio e' rimasto ustionato al
volto in un incidente verificatosi nel primo pomeriggio nello
stabilimento Ilva di Taranto. L'infortunio e' accaduto
nell'acciaieria 1, mentre l'operaio era impegnato in un
intervento di manutenzione. In una nota, l'azienda ha reso noto
che da una tubazione in riparazione, contenente al suo interno
calce, e' fuoriuscito un flusso di materiale che ha investito
l'operaio, che ha riportato una ustione in prossimita' degli
occhi. Sul posto e' prontamente intervenuto il personale del
servizio sanitario di stabilimento, che ha provveduto al
trasferimento presso l'ospedale Moscati di Taranto. (AGI)
Taranto, fuga di gas all'Ilva. Evacuata l'acciaieria 1, scatta il piano d'emergenza
A causa di una fuga di gas nella condotta delle Acciaierie, verificatasi
questa mattina durante le manovre per alimentare un convertitore, sono
stati evacuati temporaneamente i lavoratori dell'Acciaieria 1 e della
Colata continua dello stabilimento Ilva di Taranto. Lo si apprende da
fonti sindacali. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco del
distaccamento interno per mettere in sicurezza l'area. Sarebbero circa
250 i dipendenti che sono usciti a scopo cautelativo dalle rispettive
zone di lavoro per rientrare dopo la fine dello stato di emergenza. Non
ci sarebbe alcun ferito. I tecnici sono stati a lungo sul posto per
accertare con esattezza le cause che hanno generato la fuga di gas.
«Il convertitore 1 resterà fermo, per volontà dell'azienda, fino
all'esito finale dell'indagine sulle cause che hanno generato il non
corretto funzionamento». È quanto comunica l'Ilva in una nota in cui
viene fatto il punto sull'incidente, senza feriti, avvenuto stamani
nell'Acciaieria 1. «Durante le manovre di avvio in produzione - spiega
l'azienda - dell'impianto di recupero gas di processo dell'Acciaieria,
asservito al convertitore 1 dell'Acciaieria 1, dopo l'attività di
manutenzione di routine per rifacimento refrattario cui è stato
sottoposto il convertitore 1, oggi alle 11.30 si è verificata una
fuoriuscita di gas da una valvola posta sulla rete gas».
Gli addetti all'emergenza di reparto «hanno messo in atto le procedure
interne, allertando tutto il personale operante in Acciaieria 1 e
allontanandolo momentaneamente dall'area interessata all'evento».
L'azienda fa presente ancore che «il personale di reparto, supportato
dai vigili del fuoco di stabilimento, ha messo in sicurezza l'impianto.
Dopo aver verificato l'assenza di ulteriori anomalie, è stata dichiarata
cessata l'emergenza alle 12.20 circa e il personale è rientrato nelle
postazioni di lavoro. Sono state allertate tutte le autorità competenti
per la 'fase di attenzionè e sono intervenuti anche l'Arpa Puglia e il
comando provinciale dei Vigili del Fuoco per acquisire informazioni e
constatare l'evento che si è verificato» Il convertitore 2 e il
convertitore 3, conclude l'Ilva, «marciano efficientemente e in
sicurezza».(Quotidiano)
Ilva di Taranto, operaio muore travolto: “Stava riparando un binario”
Un operaio di 54 anni, Angelo Iodice, dipendente
della ditta ‘Global Service’ dell’appalto Ilva, è morto questa mattina
travolto sui binari da un mezzo meccanico in un incidente avvenuto
all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto. A quanto si è
appreso, il lavoratore era impegnato in alcune attività di manutenzione nell’area dell’Acciaieria 1
dove nei giorni scorsi si era verificato un grosso sversamento di
ghisa, quando è stato travolto sui binari da un mezzo meccanico guidato
da un altro operaio. Sul posto sono intervenuti personale del 118, i
carabinieri e gli ispettori del lavoro. Sono in corso le indagini per
accertare l’esatta dinamica dell’incidente ed eventuali responsabilità.
La Fim Cisl di Taranto
ha proclamato, a partire dalle 15 di oggi, 24 ore di sciopero nello
stabilimento. ”Dopo una serie troppo frequente di rischiosi incidenti e
dopo mesi in cui continuiamo a sollecitare l’azienda affinché si
ristabilisca una più forte azione di prevenzione, la morte di un
lavoratore è ancor più inaccettabile”. Lo sottolineano in una nota
congiunta i segretari nazionale e generale del sindacato Marco Bentivogli e Mimmo Panarelli. ”Da
mesi – aggiungono i rappresentanti sindacali – chiediamo una gestione
industriale dello stabilimento che recuperi i ritardi sulla
manutenzione, sulla sicurezza e sul funzionamento stesso dello
stabilimento”. Bentivogli e Panarelli ricordano che “lo scorso 27
agosto, a tarda sera, in questo reparto è deragliato un carro siluro
provocando la fuoriuscita di circa 200 tonnellate di ghisa. Il
rovesciamento della ghisa incandescente, a 1600-1800 gradi di
temperatura, aveva quindi fatto fondere i binari e reso impraticabile la
zona. La Global Service stava ora lavorando proprio al ripristino di questi binari”. (FQ)
Taranto, tragedia sfiorata: all'Ilva deraglia un 'carro siluro' con 200 tonnellate di ghisa
Tragedia sfiorata ieri sera a tarda ora all'Ilva di Taranto. Nella zona
dell'Acciaieria 1, per cause ancora in fase di accertamento, è
deragliato, rovesciandosi, un carro siluro (chiamato così per la forma
allungata). Il mezzo trasportava circa 200 tonnellate di ghisa liquida
ad altissima temperatura, destinate a essere trasformate in acciaio. Non
ci sono stati danni alle persone presenti sul posto ma solo agli
impianti. Nessun ferito
Bloccata l'attività dell'Acciaieria 1 e anche, di conseguenza,
dell'altoforno 4. "Accerteremo con l'Ilva stamattina come sono andate le
cose all'Acciaieria 1. Da quello che sappiamo, il carro siluro che è
deragliato ha trovato il binario ostruito da altri carri e di qui
l'incidente". E' questa la ricostruzione che fa dell'accaduto Cosimo
Panarelli, segretario della Fim Cisl di Taranto. "Per fortuna che non è
accaduto nulla di grave soprattutto agli operai e a quanti erano sul
posto di lavoro se consideriamo che il mezzo trasportava ben 200
tonnellate di ghisa", aggiunge Panarelli. Tutta la zona era inagibile
Secondo la versione fornita dal sindacalista, sullo stesso binario
sarebbero stati presenti in quel momento altri due carri siluro. Veri e
propri convogli ferroviari che trasportano la ghisa dagli altiforni, da
dove viene colata, alle acciaierie e trasformata in acciaio. "Il carro
siluro funziona come un vero e proprio carro ferroviario, ha il
locomotore e viene manovrato dall'addetto - spiega Panarelli - se, come
pare, il binario era ostruito bisogna ora capire perchè il carro siluro
pieno di ghisa non è stato fermato in attesa che il percorso venisse
liberato. Bisogna capire cosa ha determinato la collisione. La ghisa,
una volta fuoriuscita, è finita per terra, sui binari, e questo
ha determinato l'inagibilità di tutta la zona. In nottata, poi, è stato
fermato l'altoforno 4 la cui produzione di ghisa - aggiunge Panarelli -
non poteva più essere mandata in acciaieria per la relativa
trasformazione essendoci appunto un blocco". Un altro incidente
Blocco che, secondo il sindacalista, persiste ancora "non essendo
possibile ripristinare la piena funzionalità in poche ore". Prima
dell'incidente in Acciaieria 1, all'Ilva c'era stato un altro incidente
ma di natura diversa: delle emissioni dal Treno nastri 1. Era scattato
quindi l'allarme e la comunicazione di quanto avvenuto alle autorità
competenti tra cui Comune e Prefettura di Taranto e Arpa Puglia.
L'azienda ha però precisato, relativamente a quest'episodio, che non
ci sono state conseguenze nè per gli operatori, nè per l'ambiente. (Rainews)
Ed ecco il comunicato stampa "minimizzatore" dell'Ilva. Notare lo stile "tutto sotto controllo, quisquiglie!"
Sversamento di ghisa
Nessun danno alle persone o all'ambiente. Ripresa l'attività produttiva
Nella serata di ieri, alle ore 21.55, durante una manovra routinaria di trasferimento di due carri siluro - dagli altoforni verso l'acciaieria 1 - contenenti ghisa liquida, all'altezza di uno scambio ferroviario, si è verificato il deragliamento di uno dei due carri siluro trasportati. Ciò ha causato lo sversamento di ghisa liquida contenuta nel carro, provocando un principio di incendio prontamente domato dall'intervento dei Vigili del Fuoco.
L'evento ha generato la momentanea impossibilità di trasferimento dei carri siluro dall'area degli altoforni verso l'acciaieria 1. In conseguenza, è stata ridotta la produzione di ghisa negli altoforni e di acciaio in acciaieria 1.
Al momento (ovvero all'ora della diffusione di questa nota), la linea di collegamento ferroviario tra l'area altoforni e l'acciaieria 1 è stata parzialmente ripristinata, con conseguente ripresa dell'attività produttiva in acciaieria 1.
Quanto accaduto non ha comportato alcun danno a persone o all'ambiente, ed è stata data tempestiva comunicazione alle autorità competenti (Prefettura di Taranto, Regione Puglia, Comune di Taranto, Comune di Statte, Provincia di Taranto, Questura di Taranto, Comando provinciale Carabinieri di Taranto, Comando provinciale Vigili del Fuoco, Arpa Puglia, Arpa Taranto e 118.).
L'azienda si riserva di dare informazione sulle cause all'esito di una indagine prontamente avviata, avendo all’uopo costituito una commissione di esperti interni.
Abbiamo fissato tre momenti della quotidianità tarantina degli ultimi anni:
Ve li riassumiamo prima di postarli:
Ripresa video notturna (come per molti cacciatori, a Taranto, si sa, la notte l'Ilva concede le migliori prede fotocinematografiche aprendo filtri e bocchettoni ai colori sfiammanti e sloppanti di combustioni e colate tossiche) diffusa in rete sui principali canali di informazione (e non perdiamo occasione di ringraziare le volenterose "sentinelle ambientali" che si inerpicano sui poggi e i palazzi del rione Tamburi/Croce per cogliere l'attimo, per niente fuggente purtroppo);
Dal tempo della gestione commissariale, si registrano le reazioni della dirigenza Ilva che invia comunicati stampa per dare risposte e precisazioni tese a sminuire il fenomeno, a scaricare responsabilità, a sancirne la temporaneità in vista di favolosi (mitologici) miglioramenti tecnici (prima dell'Era dei Commissari l'Ilva preferiva elargire doni a giornalisti, prelati, professori per fare controinformazione e mettere a tacere il disappunto);
Invio e diffusione di esposti alle forze dell'ordine da parte delle associazioni e dei cittadini a supporto delle denunce inviate ai media, consapevoli che ogni attimo di questo scempio vada fissato su carte ufficiali e cogenti.
Ed ora ecco l'opera in tre atti:
1. Ripresa video nella notte tra 21 e 22 aprile, realizzata da Fabio Matacchiera del Fondo Antidiossina Taranto
2. Comunicato stampa Ilva in risposta al video
"In merito al video diffuso in rete dal Fondo Antidiossina, si
precisa che:
Nella notte tra il 21 e il 22 aprile 2014 non si sono
manifestati fenomeni di emissioni anomale dal tetto dell’Acciaieria 1.
I
bagliori visibili nel video sono collegati alle normali attività di
svuotamento paiole dell’area Gestione Rottami Ferrosi (GFR).In merito a ciò si evidenzia che non sono stati ancora rilasciati
dagli enti competenti i permessi per la realizzazione del sistema a
cappe mobili previsto per tali attività. Questo sistema sarebbe utile
nella gestione del periodo transitorio, necessario per la futura
realizzazione di un nuovo sistema di granulazione automatico della
scoria, per il quale ILVA ha inoltrato un’istanza di modifica al
ministero per la prescrizione relativa al GRF. Una volta realizzati
questi sistemi il fenomeno dei bagliori e delle emissioni dall’area GRF
sarà sostanzialmente eliminato.
In merito alle accensioni delle torce dell’Acciaieria 1 si evidenzia
che, nel periodo oggetto del video, non sono avvenuti fenomeni anomali
di accensione ma si sono avute le normali accensioni per soffiaggi e
prescorifiche.
Inoltre dalle prime visioni del filmato sembrerebbe che, durante le riprese,
siano stati più volte modificati i parametri di ripresa. Come anche
dichiarato dal Fondo Antidiossina nel video diffuso, la ripresa è stata
effettuata modificando i parametri Guadagno e Luce (più
propriamente si sarebbe dovuto parlare di esposizione). Ogni modifica
dei parametri potrebbe essere quindi funzionale alla messa in risalto di
alcuni elementi. Infine, il video è frutto di un montaggio di diversi
spezzoni, ognuno dei quali caratterizzato da differenti esposizioni di
ripresa." (Ilva)
3. Esposto alla Procura presentato da Peacelink pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 24 aprile 2014 (l'esposto si riferisce ad altre segnalazioni, ma è funzionale e coordinato all'opera in tre atti!)
Quindici operai dell'Ilva sono rimasti intossicati stamattina, intorno alle 7, dall'esalazione di alcuni fumi nel reparto Colata
continua dell'acciaieria 1. E' quanto denuncia Francesco Rizzo
dell'Unione sindacale di base."Cinque di loro - spiega Rizzo - erano
rimasti intossicati anche la scorsa settimana".
L'incidente è avvenuto nel reparto Colata continua 1 dell'Acciaieria 1 dell'Ilva ed è il secondo in pochi giorni.
"La sera del 19 ottobre scorso - come ricorda l'Usb - altri sei
dipendenti del Siderurgico mentre erano al lavoro nell'area del CCO1
hanno avuto grosse difficoltà di respirazione in seguito all'inalazione
di monossido di carbonio e chissà quali altre sostanze, sprigionate nel
capannone senza che nessun tipo di allarme abbia avvertito le
maestranze".
Gli operai, soccorsi nella infermeria, non avevano riportato gravi conseguenze.
Il coordinatore provinciale dell'Usb Francesco Rizzo osserva che
"l'Acciaieria e le Colate continue 1 e 5 necessitano di grandi e
immediati interventi, partendo dalla salvaguardia della salute e
sicurezza di chi ci lavora, che allo stato delle cose non viene
garantita". (Today) “
Sei operai dell’Ilva sono rimasti
intossicati sabato sera mentre lavoravano nel reparto CCO1 (Colata
Continua) dell’Acciaieria 1 dello stabilimento di Taranto. Lo rende noto
l’Usb (Unione sindacale di base) aggiungendo che l’intossicazione
sarebbe dovuta all’inalazione "di monossido di carbonio e chissà quali
altre sostanze, sprigionate nel capannone senza che nessun tipo di
allarme abbia avvertito le maestranze".
Gli operai sono stati soccorsi nella infermeria e non hanno riportato
gravi conseguenze. Secondo il sindacato di base è "certo che tali
sostanze invece di finire in qualche cappa di aspirazione, sicuramente
in avaria, sono finite nei polmoni dei lavoratori".
Il coordinatore provinciale dell’Usb Francesco Rizzo
osserva in una nota che "l'Acciaieria le le Colate continue 1 e 5
necessitano di grandi e immediati interventi, partendo dalla
salvaguardia della salute e sicurezza di chi ci lavora, che allo stato
delle cose non viene garantita".
Il Sub-commissario Ronchi a giugno, in concomitanza della fermata di
Acciaieria 1, precisa Rizzo, "aveva dichiarato che avrebbero
approfittato della fermata di Acciaieria 1 per fare i lavori di
manutenzione ordinaria e straordinaria. Noi – conclude il dirigente Usb
rivolgendosi a Ronchi – approfittiamo per dire che nella fermata di
Acciaieria 1 di ordinario e straordinario c'erano solo le sue
chiacchiere". (GdM)
Stop di un mese per l'acciaieria 1 dell'Ilva di Taranto. Avverrà da
domani e durerà tutto agosto, periodo nel quale marcerà invece a pieno
ritmo l'acciaieria 2. La fermata sarà utilizzata per effettuare i
lavori prescritti dall'Autorizzazione integrata ambientale. E' uno stop
annunciato da settimane insieme a quello dell'altoforno 2, nel
frattempo già fermato sempre per l'adeguamento all'Aia. La mancata
produzione dell'acciaieria 1 comporterà l'inattività per i 296 addetti
all'esercizio, per i quali scatteranno i contratti di solidarietà. Regolarmente
al lavoro, invece, gli addetti alla manutenzione e ai servizi dello
stesso impianto. Non è da escludere, però, che il numero degli operai in
solidarietà possa essere inferiore se ci saranno ferie pregresse da
smaltire. E' quanto si è già verificato con gli altri 2.200 lavoratori
sospesi per fermata di altri impianti. Di questi, attualmente, solo 850
sono in solidarietà mentre tutti gli altri stanno "consumando" le ferie
arretrate. Ai sindacati l'Ilva ha comunicato che qualora nell'acciaieria
2, che da domani marcerà con tre convertitori, dovessero verificarsi
guasti o problemi tecnici, la fermata della 1 sarà temporaneamente
rivista con l'attivazione di un convertitore e di una colata continua.(Rep)
Ilva: Taranto, raggiunto accordo su esuberi tra azienda e sindacati
(Adnkronos) - Un accordo e' stato raggiunto questo pomeriggio nel corso di un
incontro tra i sindacati dei metalmeccanici e l'Ilva di Taranto sui
numeri relativi agli esuberi con ricorso ai contratti di solidarieta'
determinati dalla crisi di mercato e dal conseguente fermo di alcuni
reparti. In particolare si fermeranno dal 1° luglio per tre mesi il
reparto Altoforno 2, le batterie 9-10 e per 15 giorni l'Acciaieria 1 che
alla ripartenza avra' un solo convertitore.
Il numero complessivo di esuberi e' comunque leggermente piu' basso
rispetto all'accordo raggiunto a marzo al Ministero dello Sviluppo
Economico, anche se nei reparti che andranno in blocco, ci sara' un
aumento dei contratti di solidarieta' e in particolare si passa da 307 a
464 unita' nell'area altoforno 2 mentre nell'acciaieria si passa da 473
a 600 unita'.
Negli altri reparti gli esuberi in base all'accordo diminuiscono:
nella laminazione a caldo si passa da 709 a 684, nella laminazione a
freddo da 648 a 495, nei tubifici da 534 a 462, nei Servizi da 561 a
486. Per le Manutenzioni centrali, (reparto ritenuto strategico nella
mole dei lavori di adeguamento), dove l'azienda rappresentata oggi dal
responsabile del Personale Enrico Martino e dal direttore dello
stabilimento Antonio Lupoli, aveva previsto un aumento degli esuberi (12
in piu'), invece i sindacati sono riusciti a spuntare una diminuzione
da 441 a 380 circa. Praticamente invariati gli esuberi per gli altri
reparti Energia e Sas.
''Noi avevamo chiesto di rivisitare l'accordo
sui contratti di solidarieta''', spiega all'Adnkronos il segretario
generale della Fim Cisl di Taranto Mimmo Panarelli. ''Con l'accordo
sottoscritto da un lato abbiamo 282 esuberi in piu' per via delle
fermate di impianti ma dall'altro le riduzioni sono pari a circa 400.
Complessivamente circa 110 unita' in meno. Abbiamo chiuso con 3640
esuberi rispetto all'accordo di marzo che ne prevedeva 3749 pur in
presenza di ulteriori impianti che si fermano e che a marzo non erano
previsti''. In genere, come precisa lo stesso Panarelli, si tratta di
numeri di massima. Per esempio finora sono state 1300, massimo 1500, le
unita' lavorative a utilizzare i contratti di solidarieta'. Naturalmente
con le fermate di Afo2, di due batterie e dell'Acciaieria 1 i numeri
effettivi aumenteranno. E' stato confermato durante l'incontro che il
fermo di tre mesi dell'altoforno 2 verra' utilizzato dall'azienda per
mettere a norma l'impianto sulla base di quanto previsto
dall'autorizzazione integrata ambientale. Interventi che, secondo il
programma, erano invece previsti per l'inizio del 2015. Quindi il fermo,
determinato dalla stagnazione di mercato, verra' utilizzato per
anticipare i lavori utili per rendere l'impianto compatibile dal punto
di vista ambientale. ''E' un fatto importantissimo, nel senso che non
sono tre mesi vuoti e persi ma finalizzati alla messa a norma'',
conclude Panarelli.
«Lo stabilimento in mano a un direttoreombra»"? La notizia sulla Gazzetta del Mezzogiorno: vedi sotto!
Sarà per la crisi del mercato, sarà per l'Aia, ma certo è che ai primi di luglio l'Ilva fermerà l'altoforno 2 e l'acciaieria 1.Riportiamo la notizia così come la ritroviamo nei vari giornali on line:
Domenico Palmiotti sul Sole24ore scrive:
Ai primi di luglio l'Ilva di Taranto avrà 2mila degli 11mila addetti
complessivi fuori dal ciclo produttivo. Sono esuberi temporanei dovuti
alla crisi di mercato dell'acciaio e al calo della domanda. Dopo che
l'azienda, nei giorni scorsi, ha fermato di nuovo il Treno nastri 1 (250
unità), adesso si rende necessario bloccare anche l'altoforno 2,
l'acciaieria 1, nonchè serie di attività collegate come l'agglomerato e i
sottoprodotti. In totale, coinvolti altri settecento-ottocento
dipendenti. In particolare l'altoforno 2 si fermerà per tre mesi. Non ci
sarà cassa integrazione ma si utilizzeranno i contratti di solidarietà.
Èquesto, infatti, l'ammortizzatore sociale che Ilva e sindacati hanno
scelto a marzo, con un accordo al ministero del Welfare, per gestire il
delicato momento in cui il ridimensionamento degli ordini si incrocia
temporalmente con i lavori di risanamento previsti dall'Autorizzazione
integrata ambientale, lavori che appunto prevedono che si fermino gli
impianti dell'area a caldo soggetti a rifacimento. E' già accaduto, ai
primi di dicembre, per l'altoforno 1 e per un gruppo di batterie delle
cokerie. L'altra fermata importante è prevista all'inizio dell'estate
2014 quando sarà spento, anche qui per lavori, il grande altoforno 5.
Solo che ora lo stop dell'altoforno 2 cambia un po' il ruolino di
marcia. L'Ilva ha detto ai sindacati metalmeccanici, incontrati
stamattina, che approfitterà di questa fermata per anticipare i lavori
dell'Aia che avrebbe dovuto fare più in là su quest'impianto. L'azienda
spera che prima o poi il mercato riparta e si riprenda in modo da avere
in quel momento uno stock di altiforni riammodernati e pronti a
produrre. Si vedrà.
Dopo la discussione di oggi, Ilva e sindacati si sono aggiornati al
19 giugno ma non sembrano esserci complicazioni a proposito della nuova
fermata. Oltretutto a metà marzo i contratti di solidarietà erano stati
sottoscritti per 3749 unità nel 2013 ma sinora sono stati usati per poco
più di un migliaio di addetti. Come dire che le parti già prefiguravano
un più ampio utilizzo di quest'ammortizzatore sociale. Nel caso
specifico, poi, nella "solidarietà" ruotano tutti gli 11mila addetti di
Taranto e ciò consente di "spalmare" su più persone gli effetti della
crisi. Inoltre, rispetto alla cassa integrazione straordinaria, che era
la prima soluzione cui l'Ilva aveva pensato tant'è che l'aveva proposta
per un massimo di 6400 unità nel 2014, i contratti di solidarietà si
rivelano meno penalizzanti, sotto l'aspetto economico, per i lavoratori
interessati.
E intanto oggi gli 11mila dipendenti del sito di Taranto hanno potuto
riscuotere in banca lo stipendio di maggio. Già da qualche giorno, per
la verità, era certo che gli stipendi sarebbero stati pagati e che non
avrebbe creato ripercussioni il sequestro da 8 miliardi di euro sui beni
e sui conti della capogruppo Riva Fire ordinato dal gip lo scorso 24
maggio per i danni ambientali provocati dall'inquinamento del
siderurgico. Tuttavia, aver potuto materialmente ritirare i soldi della
retribuzione per molti ha costituito quella certezza e quella garanzia
che si aspettava.
Disinnescata la mina stipendi, lo scenario della fabbrica resta
comunque denso di punti interrogativi. Ce ne sono almeno tre: che ne
sarà del mercato, visto che la fermata annunciata oggi coinvolge una
parte non irrilevante dello stabilimento; come e soprattutto con quali
mezzi finanziari andranno avanti i costosi lavori di risanamento
ambientale ordinati dall'Aia; infine, come evolveranno sia la battaglia
giudiziaria contro il sequestro da 8 miliardi, sia il dibattito
parlamentare per la conversione in legge del decreto 61, quello
approvato il 4 giugno dal Governo che commissaria di fatto l'Ilva
affidandola ad Enrico Bondi, già ad dell'azienda. Proprio contro
l'ordinanza di sequestro del gip, domani a Taranto, davanti al Tribunale
del Riesame, riprende il "duello" tra Procura e avvocati dell'azienda,
tra i quali adesso c'è anche Franco Coppi, il penalista romano noto
negli ultimi tempi per aver difeso, proprio a Taranto, Sabrina Misseri,
accusata di aver ucciso insieme alla madre la quindicenne di Avetrana,
Sarah Scazzi, e per questo condannata all'ergastolo in primo grado.
ed ancora Domenico Palmiotti, sempre sul sole24ore:
TARANTO.
Dopo il Treno nastri 1, l'Ilva ferma altri impianti. Ai primi di luglio, e per un periodo di circa tre mesi, stop per l'altoforno 2, l'acciaieria 1, una parte dell'Agglomerato ed una parte dei sottoprodotti, più i servizi collegati. Era nell'aria già da qualche giorno questa fermata, dovuta alla crisi del mercato siderurgico, e ieri mattina il direttore delle relazioni industriali dell'Ilva, Enrico Martino, l'ha ufficializzata ai sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm. Sette-ottocento lavoratori diventano così esuberi temporanei. E aggiunti ai circa 1.100 che lo sono già, portano complessivamente a 2mila la forza lavoro inattiva.
Sul piano produttivo, invece, è come se si fermasse quasi mezza Ilva: un'acciaieria su due, due altiforni su quattro. L'altoforno 1, infatti, era già stato fermato ai primi di dicembre per i lavori di risanamento
Domenico Palmiotti - Il Sole 24 Ore - leggi su http://24o.it/DnNme
La crisi di
mercato ferma un altoforno Ilva e un'acciaieria. Mentre a Roma il
procuratore Franco Sebastio rilancia il tema del risanamento della
grande fabbrica. L’azienda ha annunciato lo stop dell’altoforno numero 2
a partire da luglio nel corso di un incontro con i rappresentanti di
Fim, Fiom e Uilm. A margine dell’incontro si è appresa anche
l’intenzione dell’attuale commissario Enrico Bondi di azzerare il ruolo
dei “fiduciari”, uomini della proprietà non alle dirette dipendenze del
siderurgico sul cui ruolo sta indagando anche la Guardia di Finanza. La
persistenza picchiata delle commesse, invece, ha convinto i manager
della grande fabbrica ad anticipare la fermata dell’impianto.
Il
blocco di Afo2 comporterà l’esubero di ottocento lavoratori che
beneficeranno dei contratti di solidarietà. Così il numero delle tute
blu tarantine fuori dal ciclo produttivo salirà in estate a duemila.
Oltre all’altoforno chiuderà a cascata l’acciaieria numero uno.
Sull’Afo/2 saranno anticipati i lavori di ristrutturazione previsti dal
cronoprogramma dell’autorizzazione integrata ambientale. E proprio sulla
ristrutturazione dei reparti inquinanti si è soffermato nel pomeriggio
il procuratore capo di Taranto Franco Sebastio nel corso della sua
audizione dinanzi alla commissione industria del Senato. Il magistrato
ha fatto riferimento al sequestro record scattato nell’ambito
dell’inchiesta per disastro ambientale.
“La cifra di otto
miliardi e cento milioni di euro sequestrati all’Ilva come equivalente
per il risanamento – ha detto – è una cifra al di sotto della realtà e
che a malapena riuscirà a risanare. Solo per costruire le coperture dei
parchi minerali – ha spiegato – occorrono svariati miliardi di euro. E
questo solo per proteggere le prime abitazioni che sorgono a cento
metri”. Il procuratore ha anche smentito che sia stata la città ad
andare addosso alla fabbrica, durante il suo sviluppo, come aveva
sostenuto anche l’ex premier Romano Prodi.
“Smettiamolo di dire
che la città è cresciuta intorno all’Ilva. Il cimitero, ad esempio, – ha
specificato – è lì da duecento anni”. Il magistrato ha anche parlato
del recente decreto salva Ilva bis sostenendo che “tre anni per i lavori
di risanamento sono un periodo troppo lungo” e ha aggiunto che “in
maniera indiretta il decreto rafforza la nostra iniziativa”. Infine ha
confermato l’intenzione della procura di "definire l’indagine per
disastro ambientale entro l’estate”.
«Lo stabilimento in mano a un direttoreombra»"
L'articolo completo lo trovate in edicola nel giornale. Al momento accontentatevi della versione parziale offerta dalla Gazzetta:
"TARANTO - Mentre l’Ispra, tramite l’ufficiale
giudiziario, notifica all’Ilva, ai fini dell’applicazione della sanzione
pecuniaria, l’accertamento di ben 11 violazioni all’Autorizzazione
integrata ambientale, spunta dalle carte dell’inchiesta «Ambiente
svenduto» addirittura un direttore ombra dello stabilimento. Nei trenta
faldoni depositati martedì mattina dalla Procura al tribunale del
Riesame, chiamato a valutare il ricorso presentato da Riva Fire e Ilva
contro il decreto di sequestro preventivo firmato dal gip Patrizia
Todisco, c’è una informativa del Nucleo di polizia tributaria della
Guardia di Finanza riguardante il ruolo dei fiduciari all’interno dello
stabilimento siderurgico. Il tenente colonnello Giuseppe Micelli
ricostruisce nelle sette pagine consegnate alla Procura il lavoro di
indagine compiuto sinora tramite perquisizioni e sequestri a Milano,
nelle sedi delle due società, e a Taranto, con decine di interrogatori,
sostenendo che non solo l’organo di vigilanza ha omesso di assolvere
alla funzione ad esso demandata, ovvero segnalando al consiglio di
amministrazione le inadempienze dei dirigenti riguardo alla normativa in
campo ambientale, tanto che non sono mai stati adottati provvedimenti
disciplinari.
Ma c’è di più. Secondo i militari delle Fiamme Gialle, «l’organo di
vigilanza dell’Ilva ha adottato senza soluzione di continuità il
medesimo comportamento, che esteriormente poteva apparire garantista
della posizione dei dipendenti, ma che nella pratica è servito
indirettamente a tutelare la posizione dei soggetti posti in posizione
apicale». D’altronde la legge 231 del 2001, la cui violazione è stata
contestata sia all’Ilva che a Riva Fire, esclude la responsabilità delle
società se sono stati adottati modelli organizzativi, di di gestione e
di controllo idonei a prevenire reati e se è stato istituito un
organismo di controllo interno e autonomo, dotato di poteri di
vigilanza». ...