La macchina del fango made in Ilva. Gli articoli? "Scritti direttamente dall'azienda"
I
fili dell’Ilva partivano dal siderurgico per infilarsi nelle redazioni
dela stampa locale. Una rete di carta (e antenne) che aveva lo scopo di
condizionare l’opinione pubblica. E’ lo scenario che emerge
dall’ordinanza del gip di Taranto. Che scrive: “Per raggiungere i suoi
obiettivi, l'addetto alle relazioni esterne del gruppo Girolamo Archinà
veniva supportato da Pietrangelo Putzolu, direttore della sede tarantina
del Nuovo Quotidiano di Puglia e Michele Mascellaro, direttore di Taranto Sera.
Putzolu è arrivato a ospitare una rubrica firmata da tale Angelo
Battista, fantomatico "esperto ambientale". Dietro quella firma si
nascondeva lo stesso Archinà. Con la benedizione della famiglia Riva
Putzolu (poi rimosso dal suo incarico) è arrivato a ospitare una rubrica firmata da tale Angelo Battista, fantomatico “esperto ambientale”, inventato di sana pianta da Archinà, che in realtà scriveva gli articoli di proprio pugno.
Nel luglio 2010, un’analisi dell’Arpa certifica la presenza di berillio sui terreni del rione Tamburi. Il sindaco di Taranto, Ippazio Stèfano emana un’ordinanza che vieta ai bambini del quartiere di frequentare le aree contaminate. Ma il direttore dell’Agenzia, Giorgio Assennato, descrive il provvedimento eccessivo perché non ci sono studi che accertano una relazione tra danni alla salute e presenza di berillio. Per l’Ilva è un occasione imperdibile per screditare Stefàno e Assennato, principali ostacoli all’ingranaggio del siderurgico.
Archinà, scrive il gip, “appresa la notizia” di una contraddizione tra l’Arpa e il suo direttore generale “s’ingegna per sfruttarla al meglio e insinuare dubbi sulle precedenti analisi ambientali”. Allo stesso tempo è un’occasione per “attaccare il sindaco di Taranto”. L’arma per colpire quei bersagli è la stampa.
CONTINUA...