Autorizzazione per rifiuti radioattivi, è bufera a Taranto
Scoppia la polemica sull’autorizzazione data alla Cisa di Massafra per
il “confinamento temporaneo” di rifiuti radioattivi anche se nella sua
relazione, presentata all'atto della richiesta di Aia, la società
massafrese afferma che non ci sono rischi per gli abitanti. Intanto da
più parti si levano parole di protesta. L’assessore regionale Liviano,
si dice «lontanissimo da questi politici», con chiaro riferimento alla
Provincia presieduta da Tamburrano. Anche Sel e Verdi accusano
l’amministrazione provinciale. Ed è polemica anche sul presunto
conflitto di interessi che riguarda il dirigente della Provincia
Dilonardo.
Questi i fatti. La Provincia di Taranto ha rilasciato un'Autorizzazione
integrata ambientale (Aia) per una validità di sedici anni alla Cisa spa
di Massafra, il cui titolare è l’imprenditore Antonio Albanese, per il
«confinamento temporaneo» di materiali radioattivi o che comunque sono
stati a contatto con essi, tecnicamente definiti come «mezzi risultati
positivi ai rilievi radiometrici». Il provvedimento riguarda anche «lo
smantellamento dello scrubber», un depuratore di scarichi gassosi. A
fronte di queste concessioni il gestore deve versare una «garanzia
finanziaria» di 7 milioni di euro, cifra che sarà “impegnata” fino a due
anni dopo la validità del provvedimento. La determina è stata firmata
il 6 agosto scorso dal dirigente all’Ambiente, l’ingegner Martino
Dilonardo, ma è priva dei «pareri obbligatori non vincolanti» del
Comitato tecnico provinciale; e sono «esclusi i provvedimenti in materia
di Via, Vas e Aia».
Secondo quanto previsto dal Regolamento per il funzionamento del
Comitato, approvato con delibera di Consiglio Provinciale n.49 del 24
giugno 2010, esso «esprime pareri obbligatori non vincolanti sulle
istanze di autorizzazione e/o approvazione, ivi compreso la revoca delle
autorizzazioni rilasciate, sulle materie delegate ex Legge regionale
30/1986 e confermate con Legge regionale n.17 del 14 giugno 2007».
Secondo il legislatore, dunque, il dirigente potrebbe anche autorizzare
l’Aia nonostante il parere (consultivo) negativo del Comitato,
assumendosi eventualmente le proprie responsabilità in altre sedi, ma
obbliga lo stesso a registrare questo giudizio: si tratta di una conditio
sine qua non. Parere però che il dirigente non ha incassato perché fino
al 6 agosto, quando ha firmato l’atto, il Comitato che lui stesso ha la
facoltà di insediare non è stato «costituito».
Dilonardo, quindi, attraverso la determina ha dato il via libera all’Aia
per Cisa pur scrivendo: «Considerato che L.R.30/1986, all’art.5 comma 1
delega le Province per l’approvazione ed i progetti e per
l’autorizzazione all’esercizio degli impianti di gestione dei rifiuti
anche pericolosi, mentre l’art.5 comma 9 dispone che le Province si
avvalgono di appositi comitati tecnici nei quali deve essere comunque
garantita la presenza di esperti nei settori chimico, ingegneristico,
geologico e sanitario, con specifica competenza nella materia dello
smaltimento dei rifiuti».
L’attuale dirigente, dunque, ha ritenuto opportuno procedere al rilascio
dell’Aia nonostante il mancato parere del Comitato. Si era invece
rifiutato di approvare la richiesta il 3 ottobre scorso il suo
predecessore, l’architetto Roberto Di Giacinto, poi sostituito appunto
con Dilonardo dal presidente della Provincia e sindaco di Massafra
Martino Tamburrano (insediatosi in via Anfiteatro il 29 settembre
scorso). A ricordarlo è lo stesso Dilonardo nella sua determina
riprendendo la relazione del “responsabile del procedimento -
Funzionario tecnico”, ingegner Emiliano Morrone, figlio dell’ex
dirigente all’Ambiente della Provincia Ignazio (ora in pensione), in
quanto ha ritenuto l’istanza «improcedibile per incompetenza della
Provincia». Successivamente Cisa ha fornito le sue controdeduzioni
all’ufficio competente di Palazzo del Governo, documentazione che ha
completato il 6 febbraio scorso quando Dilonardo aveva già preso il
posto di Di Giacinto. Il dirigente ha quindi convocato varie conferenze
di servizi dove l’Arpa ha richiesto alcune integrazioni e ha dettato una
serie di prescrizioni. Cisa, quindi, ha trasmesso le sue
controdeduzioni richieste dall’agenzia diretta da Assennato e la
Provincia, senza ritenere opportuno di farle verificare ad Arpa stessa
che le aveva chieste, le ha ritenute idonee allegandole alla relazione
istruttoria.
Nella determina lo stesso dirigente ha rilevato che mancano i
provvedimenti in materia di Via, Vas e Aia da parte dei soggetti che
compongono la conferenza dei servizi, salvo poi scrivere al punto 5 che
«la realizzazione dell’area dedicata al confinamento temporaneo dei
mezzi risultati positivi ai rilievi radiometrici non costituisce
modifica sostanziale in ambito Via, trattandosi di un presidio
ambientale e che l’eventuale smantellamento dello scrubber è soggetto ad
istanza di valutazione di modifica sostanziale/non sostanziale in
ambito Via».
Secondo quanto scritto da Dilonardo al ventesimo punto della determina,
per il provvedimento da lui firmato «è ammesso, entro 60 giorni dalla
notifica, ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale, ovvero, in
alternativa, entro 120 giorni al Presidente della Repubblica». (Quot)