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mercoledì 4 novembre 2015

Genova zinca zinca!

Ilva, i commissari confermano gli investimenti nel 2016 

A Genova i commissari confermano gli investimenti per lo stabilimento Ilva di Cornigliano. E se ieri Piero Gnudi, insieme agli altri commissari Enrico Laghi e Corrado Carrubba, ha partecipato ad un vertice in prefettura nel capoluogo ligure, oggi lo stesso commissario sarà a Bari per partecipare ad un dibattito sull’Ilva. Da Nord a Sud si conferma la volontà dell’amministrazione straordinaria di non gettare la spugna sul gruppo siderurgico anzi di rilanciare la produzione nei due stabilimenti di punta: Taranto e Genova.
Un investimento di circa 6-8 milioni di euro entro il 2016 per l’adeguamento della linea 4 della zincatura che dovrebbe portare al riassorbimento di 80-100 lavoratori dell'Ilva di Cornigliano dei 750 oggi in solidarietà è l’impegno che il commissario straordinario Laghi ha preso ieri nell'ambito del collegio di vigilanza sull'accordo Ilva. L'incontro era stato convocato dal prefetto genovese Fiamma Spena sul futuro dello stabilimento e vi hanno partecipato, appunto, anche Gnudi e Carrubba.
«Riteniamo che Genova sia strategica per Ilva e che quindi possono essere attivati una serie di investimenti compatibilmente con le risorse a disposizione che diano sempre maggiore centralità allo stabilimento di Cornigliano» ha detto Laghi.
L’incontro durato circa due ore ha visto la partecipazione delle istituzioni locali e della Regione Liguria . Sull'altro investimento importante chiesto dai sindacati e dalle istituzioni locali, quello relativo alla banda stagnata e che vale circa 120 milioni di euro, Laghi ha detto che si tratta di un investimento che «si sta studiando ma il volume di investimenti necessario per tutto il gruppo è molto ingente, quindi occorre muoversi con gradualità a partire dalle risorse a disposizione». Abbastanza soddisfatti i sindacati. «Solo la ripartenza della zincatura - spiega il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro - potrebbe far rientrare 80-100 persone. È sicuramente un passo avanti ed è un messaggio positivo il fatto che a Genova siano venuti tutti e tre i commissari dell'Ilva e i responsabili dell'azienda».
E se i commissari presto incontreranno i sindacati in un vertice che sarà convocato a breve, non si spengono le polemiche sul loro operato, arrivate dal presidente nazionale di Confindustria Giorgio Squinzi, ancora l’altro ieri. Sul tema interviene Forza Italia: «Confindustria oggi boccia i commissari dello stabilimento siderurgico Ilva, ma si tratta di una circostanza ormai assodata e condivisa. C’è un dato che, però, non possiamo non stigmatizzare ed è il silenzio del governo nazionale. Non sappiamo se nell’agenda di Renzi ci sia una visione per non disperdere un valore straordinario rappresentato dalla siderurgia italiana nè se ci sia la previsione di interventi seri per rilanciare il connubio salute-lavoro. È evidente che qualcuno abbia deciso di non decidere, lasciando che il polo tarantino navighi senza un comandante al timone», afferma in una nota Luigi Vitali, coordinatore regionale del partito.
«Per questo - aggiunge - abbiamo organizzato un incontro sul tema con i rappresentanti pugliesi di Confindustria, Michele Emiliano e mondo universitario il 30 ottobre scorso. Lo abbiamo fatto perché quando si parla di una realtà che costituisce il 4% del Pil regionale bisogna tenere l'attenzione ai massimi livelli. I commissari sono inadeguati e l'Ilva perde 59 milioni di euro l'anno». «È il momento - conclude Vitali- dopo anni di giri a vuoto, di mettere il governo nazionale all'angolo: Renzi deve dire cosa intende fare ai cittadini. Lo deve a migliaia di lavoratori e ad un'intera Regione che, come la Puglia, ha veramente troppo da perdere».
Anche il segretario nazionale dell'Italia dei Valori Ignazio Messina è tornato sul caso siderurgico. L’occasione è stata una conferenza stampa organizzata a Bari. «Diciamo convintamente sì a una newco per il rilancio dell’Ilva di Taranto, ipotesi che peraltro coincide con la proposta sulla quale da tempo insiste l’Italia dei Valori. Occorre poi fare il più presto possibile per giungere ad un serio risanamento ambientale - ha precisato il leader dell'Idv - e nel contempo è prioritario utilizzare i soldi dei Riva, pari a un miliardo e cento milioni di euro, necessari per la complessiva riqualificazione dell'impianto. Non vorremmo che i cittadini siano beffardamente obbligati a pagare due volte: la prima perché sono stati danneggiati e la seconda perché costretti a pagare di tasca propria il risanamento». (Quot)

domenica 1 novembre 2015

Emiliano fa il moralizzatore a casa di Forza Italia: è il pulpito giusto per una predica tutta da verificare?

Emiliano: «L’Arpa dirà se l’Ilva può proseguire»

Sull’Ilva la Regione Puglia adotterà la «stessa logica che utilizza la Magistratura. Non si può chiudere la fabbrica, ma c’è un organo ispettivo, l’Arpa Puglia, che è in grado di comunicare al Governo se può proseguire o no. Gli otto decreti varati finora sul siderurgico sono una cosa sconvolgente dal punto di vista giuridico». E poi i commissari dell’Ilva che sì, «sono supermanager, ma che c’entrano con l’acciaio?», «l’operazione verità» da fare dentro la fabbrica, la conferma che «non sono i magistrati a dover salvare l’Ilva», l’idea di una produzione industriale «con tecniche diverse».
Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, del Pd, interviene a tutto campo sulla vicenda del siderurgico ospite del convegno «Ilva e sistema impresa in Puglia» organizzato a Bari da Forza italia. All’incontro sono intervenuti, come relatori, anche Francesca Franzoso consigliere regionale, Vincenzo Cesareo, presidente di Confindustria Taranto, Valerio Elia, docente di Ingegneria economica dell’Università del Salento, e Luigi Vitali commissario regionale del partito di Berlusconi. Ha moderato l’incontro il giornalista della «Gazzetta», Franco Giuliano.
«Al momento - dichiara Emiliano - non abbiamo notizie chiare di ciò che avviene dentro l’Ilva. Il presidente della Regione non sa dove andare a parare in una vicenda così complessa. Quando avremo cognizione esatta di ciò che è accaduto, quando applicheremo alla nuova fabbrica i sensori e sapremo che la pericolosità è cessata, potremo rispondere alla domanda sul futuro dell’Ilva. Se dovessimo cominciare a controllare in modo severo, così come faremo tra poco ho impressione che, allora, il re è nudo» aggiunge Emiliano, che annuncia anche le nuove nomine al vertice dell’Arpa Puglia (il mandato del dg Giorgio Assennato è in scadenza dopo dieci anni).
«L’Ilva, dal punto di vista imprenditoriale - spiega il governatore - si sta spegnendo visto che con la gestione commissariale perde 50 milioni al mese. Quando ho detto che l’azienda va subito riconsegnata a professionisti dell’acciaio è chiaro che ho fatto arrabbiare qualcuno».
Insomma, la questione è complessa ecco perché - va avanti Emiliano - bisogna «provare a fare un’operazione verità che aiuti il Governo. Ci sono dati epidemilogici pesanti e rischi che vengono dall’Unione Europea per le infrazioni ambientali. E se ci si dovesse accorgere che il miliardo e 200 milioni, quelli sequestrati ai Riva e oggi in Svizzera, non possono essere utilizzati perché sarebbero aiuti di Stato? E’ evidente che bisogna fare attenzione».
Poi Emiliano va ancora a raffica sui commissari: «Sono supermanager, ma cosa hanno a vedere con un settore strategico come l’acciaio?». «Bisogna spiegare ai commissari - incalza il governatore della Regione Puglia - che non si possono prendere gli ex direttori dei giornali e metterli a capo del personale. Mica si possono buttare dentro le persone come si buttavano dentro l’Amtab di Bari».
Quindi sul lavoro della Magistratura: «Non si può chiedere di adeguare l’azione penale all’economia. Su questo ci hanno fatto la settimana scorsa un convegno qui a Bari. Non sono i magistrati a dover salvare l’Ilva. Il loro compito è neutro. Sarebbe mostruosa una magistratura politicamente orientata».
E infine, sulla possibilità in futuro di produrre con tecniche nuove, passando al preridotto del minerale di ferro al posto del coke, Emiliano afferma: «Potrebbe essere un’idea e, a quanto mi risulta, è nella testa del Governo». Un’ipotesi di riconversione, questa, avanzata dalla Franzoso a cui Emiliano dice: «Condivido dalla prima all’ultima parola il discorso della consigliera. E so che dicendolo non ti faccio un favore».
Franzoso, nel suo intervento, richiama gli studi sul ciclo produttivo introdotti dall’ex commissario Enrico Bondi «capaci di modificare la struttura produttiva, in grado di mantenere inalterata la produzione e abbattere in modo incisivo e definitivo le emissioni industriali ben al di sotto del limiti di legge, introducendo il preridotto del minerale di ferro nel processo fusorio di altoforno e acciaieria».
«Serve subito - aggiunge Franzoso - una soluzione per il recupero dei 2 miliardi e mezzo di debiti lasciati dai commissari senza i quali molte aziende collaterali a ilva non avranno futuro».
Franzoso quindi definisce l’Ilva di oggi un «gigante senza testa» ed infine aggiunge che «è necessario che nella cabina di regia della crisi ci siano persone competenti a determinare gli obiettivi definiti dal Governo. Non supermanager prestati temporaneamente alla politica, ma persone di comprovata esperienza. Obiettivi chiari e funzionali alla salvaguardia dell’impresa pienamente ecocompatibile, così da trasferirli in un piano industriale che trovi il consenso di tutte le parti istituzionali e sociali coinvolte». (GdM)

domenica 28 settembre 2014

Il presidente degli inceneritori e non solo...

 
Grazie ad un plateale inciucio di Michele Pelillo, Michele Mazzarano e Donato Pentassuglia e dei loro compagni di merende PD, il sindaco che più si è distinto nel riempire il suo comune (Massafra) di discariche ed inceneritori, è oggi il nuovo presidente di una delle province più tossiche d'Italia.
Giustamente ci voleva un esperto...
In bocca al lupo e... complimenti per la scelta!

Martino Tamburrano, sindaco berlusconiano del comune di Massafra, è il nuovo presidente della provincia di Taranto. Un’elezione già preannunciata e sostenuta anche da buona parte del Partito Democratico ionico. Non è bastato, quindi, lo “stop” imposto dal segretario regionale Michele Emiliano per bloccare le “larghe intese” tra democratici e forzisti. Nella provincia dell’Ilva, evidentemente, non è stato un deterrente nemmeno il fatto che su Martino Tamburrano penda una richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio. E’ stato il sostituto procuratore Remo Epifani, infatti, a chiedere il processo per il primo cittadino di Massafra e altri 28 imputati, tra i quali i dirigenti comunali e imprenditori. L’accusa di aver favorito un’associazione temporanea di imprese alla quale era stata affidata in project financing la realizzazione di un silos parcheggio. Nell’avviso di conclusione delle indagini, il pm Epifani ha specificato che gli amministratori avrebbero intenzionalmente procurato un “ingiusto vantaggio patrimoniale alla società Inedil srl capogruppo mandataria dell’associazione temporanea di imprese” attraverso l’affidamento in concessione ai tre imprenditori della realizzazione di un silos parcheggio con annesso centro commerciale e direzionale.
Non solo. All’immobile, secondo quanto emerso dalle indagini sarebbe stato “pretestuosamente attribuito il carattere di opera pubblica” e soprattutto del centro direzionale in costruzione sarebbe stato garantito agli imprenditori “anche il diritto di proprietà”. Del resto, a sottoscrivere l’accordo per alcune parti del Partito democratico con il sindaco forzista, sono stati il parlamentare Michele Pelillo, il consigliere regionale Michele Mazzarano e l’assessore regionale Donato Pentassuglia. A eccezione di Pelillo, quindi, i due nomi rimanenti sono noti alle cronache: Mazzarano, infatti, è stato rinviato a giudizio per illecito finanziamento ai partiti e millantato credito; Pentassuglia, invece, è accusato dalla Procura di Taranto – che ne ha chiesto il rinvio a giudizio – di favoreggiamento nei confronti dell’ex dirigente Ilva Girolamo Archinà nell’inchiesta “Ambiente svenduto”
All’esito delle votazioni, Tamburrano è stato eletto con il 63,8% di preferenze contro il 36,2% di Gianfranco Lopane, sindaco di Laterza e candidato (renziano) dagli esponenti del Pd contro la delibera della direzione provinciale che a maggioranza aveva deciso di “verificare le condizioni per la più ampia convergenza di forze politiche disponibili e per il più qualificato ruolo protagonista del Pd ionico”. Una frase che, nei fatti, prevedeva addirittura la “grande coalizione” con Forza Italia attraverso un listone unico. La polemica dei giorni successivi e l’intervento di Emiliano, però, hanno bloccato l’operazione, ma solo in apparenza. Già, perché nel segreto delle urne i democratici hanno comunque scelto Tamburrano. Il “tradimento” è provato dai numeri: i candidati consiglieri nelle due liste a sostegno di Lopane hanno ottenuto oltre 52mila voti ponderati, mentre quelli dell’unica lista per Tamburrano si sono fermati a quota 43mila. Insomma il candidato democratico Lopane avrebbe potuto vincere, ma evidentemente le “larghe intese” piacciono troppo ai consiglieri comunali di centrosinistra, che hanno optato per il voto disgiunto.
Piacciono talmente tanto da aver dimenticato che nella lista di centrodestra compariva il nome di Cito, figlio dell’eterno rivale Giancarlo – ex sindaco ed ex parlamentare condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa – che pochi mesi fa ha scelto di far confluire la sua “At6 – Lega d’Azione Meridionale” nelle fila berlusconiane. Per Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale dei Verdi e consigliere comunale di Taranto, è “l’inciucio peggiore di quelli che venivano fatti nella Prima Repubblica. Non è solo un voto di larghe intese tra PD-NCD-FI e la lista di Cito, ma di larghi interessi. Che cosa farà – ha chiesto Bonelli – il presidente del Pd pugliese Michele Emiliano? Prenderà provvedimenti contro questo vergognoso inciucio che ha visto i consiglieri comunali del PD votare un esponente di Forza Italia su cui pende una richiesta di rinvio a giudizio?”. (FQ)

A Taranto il Pd elegge il candidato di Forza Italia. Caos in Puglia in vista delle elezioni regionali

Non solo il clamoroso calo d’affluenza alle primarie in Emilia-Romagna. C’è un altro voto che agita le acque in casa Pd: in Puglia, a Taranto, nel weekend si sceglieva il nuovo presidente della provincia. Ha vinto Martino Tamburrano, candidato di Forza Italia (su cui tra l’altro pende una richiesta di rinvio a giudizio per abuso d’ufficio). Ma la notizia è che a rendere possibile l’elezione sono stati anche e soprattutto i voti dei delegati del Partito Democratico. Un ribaltone che si spiega con quanto accaduto nelle scorse settimane: i vertici locali del partito volevano le larghe intese col partito di Berlusconi. E dopo l’intervento del direttivo regionale, che ha imposto la presentazione di Gianfranco Lopano come candidato della coalizione di centrosinistra, tanti hanno indicato come nuovo presidente l’esponente del centrodestra.