Quei fumi che non soffocano l’orgoglio di Taranto
Crisi, matrimoni in calo, malattie: ma in città cova il cambiamento
Resistere a Taranto, al fondo dell’Italia. Dove un caffè al bar
costa 50 centesimi, altrimenti non si vende. Dove per tre grandi panini
imbottiti spendi 2 euro e 80. Dove sono arrivati i soldi per pagare gli
stipendi agli operai dell’Ilva fino a febbraio, e poi chissà. I
matrimoni sono in calo del 40%. L’acciaieria brucia capitale (-2,5
miliardi in due anni), nel frattempo continua a riservare sorprese.
Mercoledì 10 dicembre c’è stato l’ultimo blitz dei carabinieri: hanno
scoperto sversamenti di catrame, olii e sostanze chimiche nel terreno
dell’impianto numero 1. Una discarica abusiva interna. Sette indagati.
Il prof minacciato
Taranto è colpita al cuore, ma è ancora viva. Taranto è bellissima,
anche se in pochi lo sanno. Andare in giro con il professore di
educazione fisica Fabio Matacchiera, ambientalista per passione, apre
gli occhi e rende inquieti. Da quando ha denunciato il livello di
diossina che avvelena persino le cozze del Mar Piccolo, controlla ogni
ombra. «Una sera, mentre stavo scendendo in garage, mi hanno avvicinato
in due. Uno mi ha puntato la pistola al costato. Ha detto: “O la pianti o
ti ammazziamo e ti buttiamo a mare!”». Ha avuto la scorta sotto casa
per un anno e mezzo. È stato querelato 12 volte, 12 volte ha vinto.
Continua a muoversi circospetto, e come non capirlo, del resto... Fabio
Matacchiera si ostina a girare video notturni per controllare i fumi che
escono dalle ciminiere: «Sappiamo pochissimo di quanto è stato fatto
per mettere in sicurezza gli impianti. Siamo a metà dei tre anni di Aia,
l’amministrazione integrata ambientale . Del miliardo e 200 milioni di
investimenti previsti, ne sarebbero stati spesi un terzo. Mancano ancora
le coperture dei parchi minerari e dell’area gestione rottami ferrosi».
Ogni auto che passa, un batticuore. Non si può filmare l’acciaieria,
neppure a distanza. «Io amo questa città - dice Matacchiera - mia madre
mi ha insegnato il rispetto. Dobbiamo guarire. Dobbiamo inventarci
un’altra Taranto». Di sera il quartiere Tamburi, quello delle polveri
rosse, è spettrale. Neanche i cani randagi vanno in giro per strada.
La pediatra infuriata
Taranto è la capitale italiana della guerra fra poveri. Operai,
ammalati, disoccupati, pescatori: tutti costretti a scegliere ogni
giorno fra lavoro e salute. «Me lo dicono in tanti», spiega la pediatra
Anna Maria Moschetti. «Morire giovani è messo in conto. La gente vede
uscire il fumo da sempre. Ha perso la speranza». Non lei, non la
dottoressa dei bambini. Lavorava a Torino, ma è tornata per combattere:
«Perché è difficile non provare nostalgia per un posto bello come
questo». Gira come presidente della commissione ambientale dell’ordine
dei medici di Taranto. Vuole portare alla luce alcuni dati che sarebbero
sotto gli occhi di tutti, se solo volessimo prestarci attenzione.
«L’Arpa Puglia ha fatto uno studio approfondito per capire cosa
succederà nel 2016, se davvero saranno eseguiti tutti i lavori di
ammodernamento dell’acciaieria». Ed ecco il migliore dei mondi
possibili. «Il rischio di inquinamento ritenuto “non accettabile”
riguarderà 12 mila persone invece che 22.500. Ha senso? Spendere
moltissimi soldi per lavori che non salveranno tutti?».
Orgoglio e nuove idee
Vanno in giro, l’ambientalista e la pediatra. Incontrano i ragazzi di
«
Ammazza che piazza», specializzati nel recupero di pezzi abbandonati
di città. Uno di loro si chiama Alessandro, 25 anni. È nato in un
palazzo di via Federico di Palma, nel centro di Taranto. «Il mio balcone
era quello là - dice - da anni vedevo questo enorme spazio in disgrazia
totale. Era il dopolavoro della Marina, con il teatro». Ora è un centro
sociale, si chiama «
Officine Tarantine». Hanno costruito quattro
laboratori: studio, sartoria, riparazione-biciclette, forno. Molti
ragazzi lavorano qui. «Il 2012 per me è stato l’anno dei 14 funerali -
spiega Alessandro - parenti, genitori di amici, amici. Insieme ad altri,
abbiamo deciso che dovevamo fare qualcosa». A Taranto ci si deve
ingegnare. Nascono idee. Marco De Bartolomeo lavora per un gemellaggio
con la città greca di Sparta: «Indietro nel futuro». Sogna che Taranto
diventi una città di combattenti, ritrovi l’orgoglio. Chi guarda il
mare, vede tutte queste prospettive. Ma dietro, c’è la città vecchia che
sta agonizzando. Alle spalle, il gigante dell’acciaio. Il processo, con
52 imputati e Fabio Riva ancora latitante, chiarirà quello che è stato.
Uno scatto di emozioni
Francesco Schiavone è un fotografo di matrimoni. Il suo slogan è:
«Niente pose». Sottotitolo: «Le storie d’amore non dovrebbero mai
iniziare fingendo». È una metafora perfetta. Guardarsi in faccia.
Riconoscersi. Volersi bene. «È un Natale duro - dice - di crisi
fortissima. I matrimoni sono in calo da quattro anni, l’incertezza non
porta sogni. Dobbiamo trovare un modo per salvaguardare il lavoro e
l’ambiente». Le sue foto ritraggono donne splendide ed emozionate, padri
commossi, mariti sudati. Pierpaolo Pasolini, dopo essere venuto a
Taranto, nel 1959 aveva scritto: «Viverci è come vivere all’interno di
un’ostrica aperta. Qui Taranto nuova, lì, gremita, Taranto vecchia,
intorno i due mari, e i lungomari». Poteva essere una perla, che ne sarà
di Taranto?
(LaStampa)
Sono orgogliosa di vivere a Taranto
Nei giorni scorsi si è tenuta a
Taranto, a palazzo Pantaleo, nei pressi della città vecchia, il primo workshop della
Resto al Sud Academy, progetto che offre gratuitamente la possibilità a sei ragazzi (
Maria Alagni, Irene Sapienza, Andrea Saluti, Alice Strano, Daniele D’Innocenzo e
Marina Finaldi) provenienti dai quartieri del sud Italia, quali (
Tamburi Taranto; Librino Catania; Zen Palermo; Sulcis Carbonia; progetto c.a.s.e. L’aquila e Scampia Napoli) di contribuire a far “rinascere” i loro territori attraverso i Social Media.
A dare inizio alle lezioni è stato Mirko Pallera co-founder della
Ninja Marketing, con una lezione sulla Digital strategy, per aiutare i
ragazzi a muovere i primi passi nel mondo digitale.
Il giorno seguente è salito in cattedra Marco Agosti esecutive
Producer di Tiscali, con una lezione sulla realizzazione di un’impresa
digitale.
A coordinare l’Academy è Roberto Zarriello, docente di Social media e coach dei ragazzi.
Nella seconda giornata del workshop è intervenuto
Francesco Pugliese amministratore delegato di Conad, principale partner del progetto, grazie al cui sostegno è stato resa possibile l’iniziativa.
Ad intervenire per dare il loro augurio ai giovani protagonisti, sono
stati anche Michele Emiliano magistrato e segretario regionale del
partito democratico; Francesco Cosa assessore alle politiche giovanili;
mentre il ministro agli affari regionali,
Maria Carmela Lanzetta, attraverso una lettera pubblicata sul sito restoalsud.it, ha mandato un messaggio di auguri ai ragazzi.
Credo che il fatto di aver scelto Taranto come prima tappa
dell’academy ha reso onore a questa città; ha dato modo ai partecipanti
di notare e rendersi conto che, anche essendo la “città dell’Ilva”, ha
molto altro da offrire; per esempio il fantastico panorama sul mare,
l’arte di prestigiosi palazzi d’epoca, i monumenti, le stupende chiese
nell’antico borgo.
Personalmente ho imparato tanto in questi due giorni; ma ascoltare
gli apprezzamenti fatti sulla mia città, senza fare i soliti riferimenti
all’inquinamento dell’
Ilva, alle morti, e alla
situazione lavorativa non buona, mi ha resa orgogliosa di essere
tarantina e mi ha convinta ancor più che voglio restare qui al sud.
Mi ha spinta verso l’obiettivo prefissato, a cui fa riferimento la
resto al sud Academy, quello di far riscattare le nostre bellissime
città senza dover scappare via, senza aver paura di fare un passo, e
senza rischiare la propria vita.
(restoalsud)