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giovedì 24 luglio 2014

Tanto per dire...

Ilva, Arpa Puglia boccia dl del governo: “Va contro il lavoro degli ultimi anni”

Il nuovo decreto sull’Ilva di Taranto approvato dal Governo Renzi è in ‘antitesi’ con il Piano ambientale del comitato di esperti e con alcune disposizioni dei precedenti provvedimenti varati in questi due anni. E’ quanto ha sostenuto in una lettera inviata all’onorevole Alessandro Bratti, membro della commissione Ambiente della Camera, il direttore generale di Arpa Puglia Giorgio Assennato. Nella missiva di quattro pagine, infatti, il capo dell’agenzia ambientale pugliese ha bocciato una serie di aspetti del nuovo provvedimento che, dopo l’approvazione dell’esecutivo è diventato un emendamento al decreto sulla competitività e, nelle prossime ore, dopo le modifiche delle commissioni Ambiente e Industria del Senato, arriverà in aula con la questione d fiducia posta dal Governo.
Per Assennato, intanto, il nuovo decreto “mostra alcune criticità” causate “dall’introduzione di ulteriori genericità” rispetto al piano ambientale. Questo, infatti, “definiva le azioni e, soprattutto, i tempi necessari a garantire il rispetto delle prescrizioni impartite ad Ilva spa” dall’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata nell’ottobre 2012. Il nuovo provvedimento, invece, allunga i tempi di alcune misure che invece appaiono necessarie per ambientalizzare gli impianti dello stabilimento ionico. Come nel caso dell’Altoforno 5, il più importante della fabbrica. Fino a poco prima dell’approvazione dell’ultimo decreto la fermata di questo impianto doveva avvenire entro l’8 novembre prossimo, ma ora l’Afo5 “deve essere messo fuori produzione e le procedure per lo spegnimento” dovranno essere avviate entro il 30 giugno 2015. Ma in realtà lo spegnimento è subordinato al ripristino di un altro altoforno.
Un’opzione che secondo Arpa Puglia, come per alcuni impianti del reparto Cokeria, aprirebbe due scenari: il primo riguarda la possibilità che lo spegnimento non avvenga (proprio perché condizionato dall’efficienza di un altro impianto), il secondo, invece, prevedendo solo lo spegnimento dell’Afo5, non vincola l’Ilva a predisporre un “adeguato piano di dismissione, bonifica con deposito delle garanzie di fideiussione nel caso in cui non avvenga il riavvio”. In sostanza una serie di cavilli che potrebbero lasciare immutata la situazione costringendo i tarantini a convivere per anni con le emissioni nocive che ancora si diffondono dall’acciaieria. Non solo.
Il dg Assennato, nel dettaglio, ha spiegato che il nuovo decreto concede alla fabbrica anche la “piena autonomia” sull’80% di prescrizioni da realizzare entro il 31 luglio 2015, “non consentendo al legislatore – spiega il dg Arpa – di aver alcuna consapevolezza degli effetti della norma stessa che si va ad approvare, dato che non si conosce il 20% delle prescrizioni derogate”. Insomma chi controlla le decisioni dell’Ilva? Secondo Arpa Puglia, ancora, l’ultimo provvedimento concederebbe anche “troppa autonomia nel chiedere finanziamenti senza certezza che vengano impiegati per l’esclusivo fine dell’attuazione delle prescrizioni ambientali” e non conterrebbe indicazioni “alla quantificazione economica globale degli interventi e le relative fonti finanziarie”. Infine il dg Assennato ha sottolineato la mancanza di fondi stanziati dall’esecutivo che consentirebbero l’assunzione di nuove unità per garantire lo svolgimento del carico di lavoro sopportato quotidianamente dall’agenzia. Una bocciatura senza appello, quindi, di un decreto salva Ilva, il sesto in meno di 24 mesi, che potrebbe rivelarsi l’ennesimo regalo alla fabbrica a danno degli operai e dei cittadini. (FQ)

martedì 8 luglio 2014

Ma non avete ancora capito chi sono i Riva?

Riva fa ricorso contro Piano ambientale

La Riva Fire deposita al Tar del Lazio il ricorso contro il Piano ambientale dell'Ilva. Per i legali dello stabilimento ci sarebbero vizi di costituzionalità e sarebbe stato imposto all'impresa. Duro il commento del presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera, Ermete Realacci: "E' sconcertante questo ricorso.  Segno che la ‘famiglia dell’acciaio’ non ha proprio capito cosa è successo e cosa è necessario fare". Bonelli, (Verdi ): "Sconcertante è il ruolo del Governo nella vicenda Ilva"

Ennesima mossa non del tutto imprevedibile da parte della Riva Fire che ha depositato al Tar del Lazio, nell’ultimo giorno in scadenza, il ricorso contro il piano ambientale dell’Ilva. Nel ricorso sarebbero espressi dubbi sulla legittimità del piano, che secondo gli azionisti di Riva Fire, sarebbe stato imposto all’impresa, indicando tempi e modi di realizzazione nonché additandone le tecnologie. Nel piano ambientale sarebbe prevista inoltre la conversione degli impianti al preridotto, sul quale lo stesso Governo aveva palesato dubbi. Emergerebbero inoltre vizi di costituzionalità e contrasto alle norme del diritto comunitario. Impugnati anche gli atti relativi al piano ambientale e dunque le misure che hanno portato al commissariamento dello stabilimento. Il presunto gap risiederebbe dunque tra gli scopi prefissi all’interno del piano e le modalità con cui esso concretamente potrà realizzarsi. Oltre a ciò obiezioni sono state sollevate anche in merito alla libertà di iniziativa economica indicando obiettivi e metodi per il suo conseguimento.  
“Sconcertante il ricorso dei Riva contro il piano ambientale dell’Ilva.- ha commentato Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera,- Segno che la ‘famiglia dell’acciaio’ non ha proprio capito cosa è successo e cosa è necessario fare. E’ evidente, infatti, che il rilancio dell’acciaieria di Taranto non può che partire dal risanamento ambientale. Di più la piena attuazione del piano ambientale- prosegue- è strettamente connessa al rilancio produttivo dell’azienda. Come ho avuto modo di dire in altre occasioni non è pensabile alcuna soluzione di innovazione e futuro produttivo per l’Ilva se vengono disattesi gli impegni sul risanamento ambientale, condizione necessaria per dare un domani all’impianto: simul stabunt, simul cadent. In questo quadro- conclude Realacci- la conferma del sub-commissario Ronchi sarebbe un importante elemento di garanzia che si voglia procedere al risanamento ambientale dell’azienda”.
Anche il leader dei Verdi, Angelo Bonelli condanna la posizione del gruppo siderurgico, ma soprattutto stigmatizza il ruolo del Governo nella vicenda Ilva, Rispondendo alle affermazioni del presidente della Commissione Ambiente, Ermete Realacci spiega: "Nella decisione dei Riva di ricorrere conto il piano ambientale – spiega l’ambientalista- non c'è nulla di sconcertante è un'azione coerente con quello che hanno sempre fatto a Taranto con l'Ilva. Di sconcertante per me è stato il ruolo del parlamento che con ben 4 decreti salva Ilva ha fermato l'azione dell'autorità giudiziaria che non consiste solo nel perseguire i reati ma anche che questi vengano portati ad ulteriori conseguenze per impedire che la salute sia danneggiata.
"I Riva – prosegue Bonelli- sostengono che la libertà di iniziativa economica sia stata compressa, ma nessuno si è posto il problema di chi tutela il diritto alla vita che a Taranto è compromesso come confermano i drammatici dati sulla mortalità, specialmente tra i bambini. E mentre si parla di ilva sempre a Taranto il ministro Guidi sollecita approvazione progetto Tempa Rossa dell'ENI che porterà ad un aumento dell'inquinamento prodotto dalla raffineria del 12%.  La verità – conclude- è che si sta condannando Taranto ad un futuro carico sempre più di veleni mentre il governo non vuole prendere la strada della conversione di questo modello industriale  come accaduto a Bilbao, alla Ruhr o a Pittsburgh. (Cosmopolismedia)


«È scandaloso che i Riva tentino in tutti i modi e ancora una volta di opporsi al risanamento ambientale dello stabilimento siderurgico di Taranto. Ma soprattutto è vergognoso che si oppongano a una delle misure che consideravamo con più favore fra quelle contenute nel Piano Ambientale e cioè l'adozione del preridotto». È questo il commento di Stefano Ciafani, Francesco Tarantini e Lunetta Franco, rispettivamente vice presidente nazionale di Legambiente, presidente di Legambiente Puglia e presidente del Circolo Legambiente di Taranto, in seguito al ricorso della Riva Fire depositato al Tar del Lazio contro il Piano Ambientale dell'Ilva.
«I Riva - aggiungono Ciafani, Tarantini e Franco - contestano proprio quella misura che abbatterebbe in modo sostanziale le emissioni inquinanti, ostacolando la già precaria gestione commissariale che tenta di affrontare una situazione complicata per la quale non si riesce ancora a trovare una definitiva via di uscita. È da irresponsabili fare ricorso al Tar in un momento delicato come quello in corso. Ci auguriamo - concludono - che il Tar rigetti il ricorso dei Riva e riconfermi piuttosto il Piano Ambientale». (Alternativasostenibile) 

E il governo che fa?
Aiuta Riva e la sua combriccola a passarla ancora più liscia!



Siti inquinati, alzati per decreto i limiti delle sostanze pericolose
«Bisogna correre verso un’Italia più sicura e sostenibile sotto il profilo ambientale». Con la smania di cambiare verso all’Italia e dare un’accelerazione al Paese, sarà meglio fare attenzione che la corsa non porti verso il burrone dell’irreparabile. Nonostante l’ottimismo del ministro Gian Luca Galletti - che ha ribattezzato “Ambiente protetto” la parte di sua competenza del decreto Competitività - a spulciare fra le pieghe del provvedimento il nome scelto sembra infatti quanto meno eccessivo. Se non del tutto fuori luogo, come denunciano numerosi comitati e associazioni ecologiste.

SITI MILITARI
Il punto più controverso riguarda i siti militari (circa 50 mila ettari in tutta Italia), inquinati da metalli pesanti e a volte - come mostra il caso del poligono di Quirra in Sardegna, di cui l’Espresso si è occupato più volte - anche da sostanze radioattive come l’ uranio impoverito . Per risolvere il problema delle bonifiche, assai impegnative dal punto di vista economico, il decreto del governo pare aver escogitato un modo semplice e veloce: equiparare i valori consentiti a quelli delle aree industriali. In questo modo, pur interessando coste, boschi e zone di macchia mediterranea (come a Capo Teulada in Sardegna, o a Monte Romano nel Lazio) i livelli di inquinamento tollerati potranno essere notevolmente più alti rispetto ad aree verdi o residenziali.


Siti inquinati, alzati per decreto i limiti delle sostanze pericolose

Il decreto Competitività prevede la possibilità di aumentare gli scarichi in mare degli stabilimenti industriali e prevede nuove tabelle per la contaminazione delle aree militari. Alzando fino a 100 volte i limiti di alcune sostanze cancerogene o pericolose per la salute. «Un colpo di spugna vergognoso sulle bonifiche» denunciano le associazioni ecologiste

SILENZIO ASSENSO
Il decreto prevede anche una semplificazione per le bonifiche dei siti privati a opera dei proprietari, responsabili dell’inquinamento. Perno di questa procedura è il meccanismo del silenzio-assenso, introdotto in via sperimentale fino al 31 dicembre 2017. Chi vorrà bonificare un’area potrà autocertificare i dati di partenza - così da consentire allo Stato di non spendere denaro nello studio preliminare - e terminato l’intervento dovrà inviare all’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione ambientale) i risultati delle operazioni. Gli uffici avranno però solo 45 giorni di tempo per approvarli. “Decorso inutilmente il termine, il piano di caratterizzazione si intende approvato” recita il decreto.
Ovvero, se le Agenzie non faranno in tempo a rispondere (come può accadere a causa delle ampie dimensioni o solo dell’eccessiva mole di lavoro), la bonifica sarà comunque data per buona. E il sito potrà essere utilizzato in base alla nuova destinazione d’uso prevista.

lunedì 26 maggio 2014

Uno Stato sotto scacco della famiglia Riva (plurinquisita)


Siamo allo scambio di letterine di buoni propositi...
Miseria nazionale.


Ilva, Riva risponde a Bondi: disponibili ad esaminare piano per Taranto



Il gruppo Riva è disponibile ad esaminare e approfondire il piano industriale e ambientale per la riconversione dello stabilimento siderurgico di Taranto predisposto dal commissario straordinario, Enrico Bondi.
"Oggi, come già annunciato da Claudio Riva venerdì scorso, è stata inviata la lettera di risposta del gruppo in cui si sottolinea la disponibilità a proseguire nell'approfondimento e nell'analisi del piano", dice a Reuters una fonte vicina al gruppo.
Venerdì scorso, a Milano, si è svolto un incontro fra Claudio e il cugino Cesare Riva, passati alla guida del gruppo dopo la morte di Emilio Riva, con Bondi proprio per discutere di questo piano particolarmente complesso.
Al termine del faccia a faccia, Claudio Riva disse che: "Il futuro è sicuramente molto complicato. Spero che ci sia un futuro per l'Italia siderurgica. Senza Taranto, senza lo stabilimento, senza un futuro per l'Ilva penso che ci sia poco futuro per l'Italia".
Il piano di Bondi, in scadenza come commissario per l'Ilva di Taranto il prossimo 4 giugno, prevede di riconvertire lo stabilimento tarantino - al centro di un'inchiesta per disastro ambientale che nell'estate 2012 ha portato al sequestro dell'area a caldo dello stabilimento - alla produzione del preridotto, che comporta un maggiore utilizzo del gas naturale rispetto alle cokerie. Per portare avanti questo progetto occorre, però, un impegno finanziario di oltre 4 miliardi di euro.
Il piano - fortemente osteggiato dal presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, perché farebbe aumentare notevolmente i costi per il suo massiccio utilizzo del gas - per essere implementato ha bisogno di un aumento di capitale e questa potrebbe essere l'occasione affinché alcuni imprenditori siderurgici si facciano avanti. E i pretendenti sembrano non mancare: dal gruppo Arvedi, alla disponibilità già espressa da Marcegaglia e da Arcelor-Mittal.

venerdì 16 maggio 2014

Note verdi

Comunicato stampa di Legambiente

Ilva: aleatorio il Piano Ambientale. Decisivi il piano industriale e l’innovazione tecnologica

Lunetta Franco, presidente di Legambiente Taranto riassume così il giudizio dell'associazione: "Il Piano Ambientale per l'Ilva presenta un preoccupante quadro di incertezze nei tempi di attuazione, che risente della carenza di liquidità a disposizione del Commissario e che mal si concilia con l'esigenza prioritaria della tutela della salute di cittadini e lavoratori. Quanto alle prescrizioni, molte proposte che gli esperti nominati dal Ministro per l'Ambiente avevano formulato in sede di revisione della loro prima ipotesi di piano – a seguito delle osservazioni del pubblico interessato - non sembrano essere state prese in considerazione, a cominciare dal biomonitoraggio che riteniamo di particolare rilievo per valutare le effettive ricadute sull'ambiente e, di conseguenza, anche sulla salute, delle emissioni dell'impianto."

Il Piano, infatti, comporta un'ulteriore dilatazione nei tempi di realizzazione degli interventi previsti dall'A.I.A. Non solo; i tempi indicati nel piano non comprendono quelli necessari per il rilascio delle varie autorizzazioni: ne consegue che, incredibilmente, attraverso l'art. 3 venga affidato al Commissario il compito di precisarli con il Piano Industriale. In questo scenario la prevista scadenza di agosto 2016 per l'ultimazione degli interventi appare per Legambiente piuttosto aleatoria e clamorosamente smentita anche da alcune previsioni del piano stesso come l'installazione dei filtri a maniche in sostituzione degli elettrofiltri dell'agglomerato, prevista entro febbraio 2017. La tutela della salute di cittadini e lavoratori rimane affidata, di fatto, alla norma che subordina il riavvio di impianti non in esercizio o per i quali è prevista una fermata, alla valutazione dall'Autorità competente nell'ambito della verifica sull'adempimento delle prescrizioni.

Entrando nel merito delle misure previste, da un lato va segnalato positivamente che nel piano ambientale restano confermati interventi importanti come la copertura dei parchi primari e dei nastri trasportatori, l'adozione di limiti alle emissione molto più restrittivi rispetto alle norme di legge vigenti, il rispetto dei limiti tabellari dei reflui industriali prima del loro scarico nei canali.
Da rimarcare, inoltre, l'inserimento di prescrizioni riguardanti la cokeria osteggiate dall'azienda, come l'installazione di un sistema di captazione delle emissioni diffuse dopo lo sfornamento del coke e l'installazione dei filtri a maniche sui camini, fortemente "volute" da Legambiente e che il ministro Prestigiacomo e il TAR di Lecce avevano considerato "improponibili". Accolta anche la proposta di Legambiente di redazione di uno studio circa l'impatto prodotto dalle idrovore dell'Ilva nel Mar Piccolo e l'eventualità di spostare il prelievo delle acque marine in Mar Grande.

Ma a fronte di questi elementi positivi risultano discutibili o del tutto negative invece altre scelte come, ad esempio, l'adozione di sistemi di umidificazione dei materiali stoccati al'interno degli edifici in luogo dei sistemi di depolverazione automatica, gli elettrofiltri previsti per i camini dell'agglomerato in luogo dei filtri a tessuto, lo spegnimento ad umido invece che a secco del coke o lo scarico del minerale dalle navi con benne ecologiche invece che con sistemi di aspirazione come chiedeva Legambiente. Né sono state accolte altre nostre Osservazioni inizialmente recepite dagli esperti come la copertura dei campi di colata degli altiforni, l'adozione dei sistemi di captazione delle emissioni diffuse in corrispondenza dei punti di caduta dei nastri trasportatori oppure di cabine chiuse per le operazioni sul piano di carica delle batterie.
La stessa valutazione del danno sanitario, con cui la Regione ha il potere di chiedere il riesame dell'AIA, rimane confermata ma resta da effettuare secondo le modalità previste dalla legge nazionale, da noi più volte contestate, invece che da quelle, molto più severe, indicate dalla legge regionale pugliese.

Per Legambiente la partita si gioca soprattutto con il piano industriale e le decisioni riguardanti l'innovazione tecnologica.
Per rendere compatibile lo stabilimento con la città non basta intervenire sul risanamento degli impianti: occorre modificare il ciclo produttivo, eliminare o ridurre drasticamente l'apporto di cokeria ed agglomerato, sottoporre l'intera operazione a valutazione del danno sanitario ed ambientale. In mancanza continuiamo a ritenere indispensabile ridurre in modo consistente la produzione autorizzata di acciaio. Il vero limite del piano ambientale, per Legambiente, è prevedere il ricorso al ferro pre– ridotto o l'adozione dei sistemi Corex o Finex solo come raccomandazione e non come prescrizione.
Per Leo Corvace, del direttivo di Legambiente Taranto, infatti: "Occorre procedere da subito ed in maniera decisa verso l'innovazione tecnologica. In tal modo si eviterebbero spese di risanamento di impianti che potrebbero invece essere immediatamente chiusi. Le batterie 3-6 andrebbero dismesse definitivamente. La realtà è che questo piano ambientale avrebbe dovuto essere presentato 20 anni fa in luogo di quel piano di risanamento ambientale, prescritto con l'istituzione dell'area a rischio ambientale di Taranto, dai contenuti più che blandi per colpa di enti locali e Regione all'epoca troppo sensibili alle esigenze delle industrie e di una città ancora dormiente ad eccezione del quartiere Tamburi e di associazioni come la nostra".

giovedì 15 maggio 2014

Tutti insieme per la questua

Solito balletto di cifre da spendere e spese per la (finta) ambientalizzazione dal fronte Ilva e amici sindacati: 


Bondi: 4 mesi per l'iter, 4mld di investimento

TARANTO – Ci vorranno altri 3-4 mesi per completare l’iter formale e far partire il piano industriale dell’Ilva. E’ quanto ha riferito il commissario straordinario, Enrico Bondi, ai sindacati nazionali e locali dei metalmeccanici in un incontro che si è concluso stasera a Roma. Lo rendono noto il segretario nazionale della Fim Cisl, Marco Bentivogli e il segretario provinciale di Taranto, Mimmo Panarelli, secondo i quali “si è avviata la fase istruttoria con Mise e inizierà interlocuzione con azionisti che devono rispondere sull'aumento di capitale entro il 23 maggio”. Il commissario, entro 10 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale del decreto, deve trasmettere la relazione sul miglioramento della qualità dell’aria in zona esterna e sull'avvio di almeno l’80% delle prescrizioni Aia.

“Per i prossimi due mesi – aggiungono i sindacalisti – i tempi prescritti dovrebbero essere rispettati” anche se l’andamento aziendale del 2013 non è “risultato brillante” e il “recupero di redditività ancora non è soddisfacente. Piano di recupero costi”.
Il piano industriale è suddiviso in due fasi. “Il periodo 2013-2016 – informano Bentivogli e Panarelli – è di competenza della Gestione commissariale e prevede azioni per il miglioramento della sostenibilità e qualità ambientale e degli aspetti di salute e sicurezza”.
Per il 2017-2020 “si attendono nuove opportunità di leadership in Europa e il riequilibrio finanziario dopo gli investimenti Aia. L'obiettivo è quello di avere una 'nuova Ilvà sostenibile ambientalmente con diverse opportunità di crescita su mercati e segmenti a maggiore valore aggiunto e l’utilizzo su larga scala di tecnologie innovative”.

SERVIRANNO OLTRE 4 MILIARDI - Ammonta a 4,185 miliardi di euro fino al 2020 il programma di investimenti del piano industriale illustrato questo pomeriggio dal commissario straordinario dell’Ilva, Enrico Bondi, alle organizzazioni sindacali. La Fim Cisl precisa in una nota che occorrono per il periodo fino al 2016 1,8 miliardi per Aia, Rischi incidenti rilevanti, Efficentamento energetico, 635 milioni per interventi su Amianto, Adeguamento carri ponte, Biomonitoraggio lavoratori, prevenzione infortuni. Entro il 2020 sono previsti, invece, investimenti tecnici industriali (come ad esempio il rifacimento di Afo5, zincatura nello stabilimento di Genova, forno di pre-riduzione) di innovazione e qualità per 1,75 miliardi.

Il reperimento delle risorse, che resta il vero nodo da sciogliere, è rappresentato dall’aumento di capitale necessario, rispettivamente di 1,8 miliardi e 1,5 miliardi di finanziamento per le due fasi più le risorse interne.
Il piano si propone inoltre di ottenere “maggiore competitività e drastica riduzione degli inquinanti – aggiunge la Fim – grazie a una prima fase di acquisto di ferro pre-ridotto che successivamente sarà prodotto in azienda. Serve gas a giusto prezzo di mercato. Al verificarsi di queste previsioni vi sarà la tutela degli attuali assetti occupazionali”.
Per la Fim Cisl “il piano va sostenuto da tutto il sistema paese, perchè rappresenta il piano di industriale e ambientale più importante del nostro continente con investimenti per oltre 4 miliardi di euro”. (GdM)

Ilva: stiamo risanando prime spese per 580mln

Malgrado «le note difficoltà finanziarie e le ben immaginabili difficoltà tecniche» connesse alla realizzazione del piano ambientale, «anche i lavori relativi alle altre prescrizioni stanno procedendo secondo i programmi con l’obiettivo di rispettare le date previste». Lo sottolinea l’Ilva in una nota, precisando che «a oggi sono stati emessi ordini per 580 milioni di euro e numerosi cantieri sono in attività, anche se iniziano a manifestarsi rallentamenti da parte delle imprese, connessi con le difficoltà finanziarie».
L'Ilva è in attesa dell’autorizzazione del Comune di Taranto per l’installazione di cappe mobili, già costruite, da utilizzare «nel periodo transitorio – osserva l’azienda – in attesa della realizzazione dell’impianto definitivo per la granulazione delle scorie». Altri motivi di preoccupazione – conclude la nota della gestione commissariale – «derivano dai tempi per l’ottenimento delle autorizzazioni e dal fatto di non avere ancora disponibili le due discariche interne, pur previste da una norma di legge». (GdM)

venerdì 9 maggio 2014

Finalmente il Piano Ambientale Ilva in Gazzetta Ufficiale!

3 miliardi... Sarà un caso che viene pubblicato durante la festa di San Cataldo? Cercasi miracolo!


Il DPCM 14 marzo 2014 riporta non solo il Piano delle attività per lo stabilimento ILVA, ma anche la conclusione dei procedimenti di riesame e modifiche dell'AIA e raccomandazioni per la predisposizione del Piano industriale.
 In Gazzetta il DPCM 14 marzo 2014 che riporta (in allegato) il Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria previsto dal Decreto legge 4 giugno 2013, n. 61 (Decreto sul commissariamento dell'Ilva di Taranto), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89.

Si riporta nel Decreto l'esito dei procedimenti di riesame e modifiche dell'AIA del 26/10/2012 e si dispone che "le modalità di costruzione e di gestione delle discariche, nonché le modalità di gestione e smaltimento dei rifiuti del ciclo produttivo dell'ILVA S.p.A. saranno quindi individuate conformemente a quanto previsto dall'art. 12 del decreto legge 31 agosto 2013, n. 101, convertito con legge 30 ottobre 2013, n. 125. Il riesame per la parte inerente alla gestione delle acque e' da ritenersi concluso, mentre per le restanti aree ed attività dello stabilimento non considerate, non essendo presenti in merito le necessarie indicazioni nella proposta di piano del Comitato di esperti del 21/11/2013, l' ILVA dovrà presentare entro 12 mesi dall'entrata in vigore del decreto (entrato in vigore il giorno della pubblicazione - art.4) che approva il piano ambientale, una proposta organica di miglioramento ambientale. Tale proposta dovrà tenere conto anche delle modifiche di cui ai procedimenti ID 90/472 e ID 90/599 che sono da ritenersi conclusi.

L'Art. 3 contiene specifiche raccomandazioni per la predisposizione del Piano industriale: il Commissario straordinario dovrà considerare innovazioni tecnologiche tese all'eliminazione o comunque alla sostanziale riduzione della fase di produzione del coke tramite: uso di materia prima ferrosa costituita da ferro preridotto acquisito dall'esterno o anche della Direct Reduction, che comporta il trattamento del minerale di ferro con gas naturale; tecnologia di Smelting Reduction (Corex - Finex).
Inoltre, dovrà indicare la tempistica per la definizione dei progetti definitivi per gli interventi riportati nel piano ambientale nonché la puntuale previsione della ripartenza degli impianti; il riavvio di impianti non in esercizio o per i quali è prevista una fermata, dovrà essere valutato dall'Autorità competente sulla base di apposita richiesta da parte dell'Azienda.

Riferimenti normativi:
DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 14 marzo 2014
Approvazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, a norma dell'articolo 1, commi 5 e 7, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89.
(GU Serie Generale n.105 del 8-5-2014)




Il Piano ambientale Ilva: «Si elimini o riduca il carbon coke»

Eliminare o ridurre sostanzialmente la produzione del coke e l'uso dello stesso nell'attività dell'Ilva di Taranto. É una delle "raccomandazioni" per il piano industriale indirizzate al commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, e contenuta all'articolo 3 del Dpcm, firmato dal premier Matteo Renzi e controfirmato dal ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, col quale si approva il piano delle misure ambientali dell'Ilva.

giovedì 8 maggio 2014

Ilva allo sbando e Ronchi difende la Severino

Ronchi: incognita Ilva serve un investimento di 3 miliardi in 3 anni

Per il subcommissario dell’Ilva Edo Ronchi, "l'Ilva ora deve affrontare l’investimento del piano ambientale, un investimento misurato con grande precisione in 1,8 miliardi più investimenti per la sicurezza del lavoro che comprende diverse voci ed è stimabile in circa 600 milioni. Poi ovviamente c'è la parte degli investimenti tecnici, 1750 milioni, negli impianti e nella produzione". "In totale – ha detto – stiamo parlando di una necessità di investimenti di circa 3 miliardi e cento milioni per il 2014, 2015 e 2016 avendo però alle spalle dei risultati negativi del 2012 e del 2013 e quindi serve uno sforzo". Ronchi ne ha parlato nel corso di un convegno organizzato a Taranto dalla Uil.
"Questo – ha puntualizzato – dall’ottobre dell’anno scorso aveva portato i commissari a chiedere misure legislative nuove con un aumento di capitale, perchè con le risorse ordinarie della gestione dell’azienda era impossibile affrontare lo sforzo straordinario di investimento".
“L'aumento di capitale è previsto, ma ha un iter non brevissimo. Dopo il piano ambientale, che ha richiesto più tempo del previsto, serve il piano industriale, pubblicato anche quello. Per arrivare poi al concreto aumento di capitale serviranno quattro, cinque, sei mesi, e c'è un problema ponte da qualche mese fino a quando avverrà l’aumento di capitale”. E’ quanto ha sottolineato il subcommissario dell’Ilva Edo Ronchi a Taranto all’indomani dell’approvazione definitiva del piano ambientale.
"C'è una notevole difficoltà di liquidità – ha spiegato Ronchi – per realizzare il piano ambientale innanzitutto, ma anche gli altri investimenti. L’aumento di capitale è regolato dalle leggi vigenti: c'è prima una consultazione della proprietà che farà le sue osservazioni sulla proposta di piano industriale del commissario". "Quindi – ha proseguito – si pubblica con un nuovo Dpcm il piano industriale e si procede all’aumento di capitale o con la proprietà o con altri investitori, se disponibili. L’intervento dello Stato non è previsto, non è consentito dalle norme europee il diretto investimento in impianti industriali". "Lo Stato può contribuire con garanzie alle banche – ha affermato Ronchi – purchè si tratti di investimenti direttamente produttivi. L’ipotesi del prestito ponte può essere la classica buccia di banana su cui scivolare".
 "Che ci sia pericolo per gli stipendi dei dipendenti nell’immediato a me sembra di no, ma certo la situazione in prospettiva, se non si risolve questa condizione ponte, francamente è molto incerta, non saprei dire”, ha infine dichiarato il subcommissario dell’Ilva Edo Ronchi a margine di un convegno organizzato a Taranto nell’ambito del congresso provinciale della Uilm.
"I contratti di solidarietà – ha aggiunto – erano già previsti, adesso c'è una maggiore estensione in relazione alla maggior difficoltà di liquidità e al riassetto produttivo perchè stanno partendo diversi cantieri Aia". "I primi dati del primo trimestre 2014 – ha aggiunto Ronchi – indicano sicuramente un miglioramento sia di produzione che di spedizioni. Ci sono state alcune difficoltà dovute all’interruzione della centrale termoelettrica per carenze di manutenzione e gli interventi sono tuttora in corso. Però ci sono dei segnali di recupero".
«La presenza di ieri a Palazzo Chigi dell’ex ministro Severino era pienamente legittima. Fa parte dello staff dei commissari da tanto tempo, è un avvocato di prestigio e siccome ci sono questioni legali delicate è presente e affianca i commissari in questa fase: nulla da dire». Lo ha spiegato a Taranto il subcommissario dell’Ilva Edo Ronchi. «Il rapporto coi Riva è un’emerita sciocchezza, non so - ha concluso – chi l’abbia messa in giro, ma è assolutamente una stupidaggine». (GdM)

lunedì 5 maggio 2014

I Conti sottobanco

Ok Corte dei conti Piano ambientale Ilva «A breve operativo»

La Corte dei conti ha dato il via libera al Piano ambientale dell’Ilva. Lo dice il subcommissario Edo Ronchi, aggiungendo che ora è attesa a breve la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.
In questo modo il Piano, già approvato dal consiglio dei ministri oltre un mese e mezzo fa, sarà operativo. Dopo tocca al Piano industriale del commissario Enrico Bondi che, in base alla legge sulle emergenze ambientali ed industriali, è atteso entro 30 giorni dalla pubblicazione del Piano ambientale.
«Dalla Corte dei Conti c'è stato parere favorevole al Piano ambientale", afferma Ronchi che ricorda come adesso sia attesa a breve "la pubblicazione in Gazzetta ufficiale; così il Piano sarà operativo».
Dopo il Piano ambientale, tocca a quello industriale che Bondi dovrà presentare entro 30 giorni e che dovrebbe presentare un ampliamento del suo orizzonte di azione sia economico (superando la soglia dei 4 miliardi) sia temporale (arrivando fino al 2020).
Inoltre, tra le ipotesi al vaglio per il reperimento delle risorse – che sono state la scorsa settimana al centro di una riunione a Palazzo Chigi – c'è l’aumento di capitale, non è escluso un possibile intervento della Cassa depositi e prestiti.
IL MINISTRO: TARANTO E' PRONTA COME POLO INDUSTRIALE EUROPEO
Ora Taranto è pronta per essere un polo industriale a livello europeo. Lo dice il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti a margine dell’incontro con Segolene Royal nella sede del dicastero dell’Ambiente a Roma.
«Oggi ci sono tutte le condizioni – osserva Galletti - affinchè a Taranto ci possa essere un polo siderurgico sicuro a livello ambientale, competitivo a livello industriale, tecnologicamente avanzato a livello europeo».
Il 29 aprile, continua il ministro, è «stato registrato il Piano ambientale dell’Ilva; siamo soddisfatti perchè questo dà il via libera alla messa in sicurezza ambientale, così importante per Taranto». Inoltre «dà la possibilità ai commissari di elaborare il Piano industriale».
«L'approvazione del piano Ambientale dell’Ilva da parte della Corte dei Conti permette di guardare con maggiore fiducia al futuro di Taranto e dei suoi cittadini, del polo siderurgico e dei suoi lavoratori - aggiunge Galletti rilevando che - la messa in sicurezza dell’Ilva sotto il profilo ambientale è la base su cui edificare, attraverso il nuovo piano industriale, una realtà nuova e competitiva sul mercato internazionale, che produca puntando sui suoi lavoratori nell’assoluto rispetto della salute e del territorio. E’ questa la grande scommessa che il governo è determinato a vincere». (GdM)

lunedì 14 aprile 2014

Taranto, la città burattina e le leggi fantasma

Ilva, Bonelli: esposto in procura su ritardo del Piano ambientale

"Lo scandalo del Piano ambientale Ilva scomparso e sconosciuto continua". Questa la denuncia del leader dei Verdi, e consigliere comunale a Taranto, Angelo Bonelli, il quale ha presentato un esposto all’autorità giudiziare per verificare eventuali omissioni.
"A distanza di un mese dalla 'presuntà approvazione del Piano ambientale nel consiglio dei ministri del 14 marzo, con  due settimane di ritardo dal termine di legge previsto per la presentazione (28 febbraio) – spiega Bonelli – non si ha traccia del Piano e nessuno ad oggi ne conosce i contenuti: queste ragioni, dopo aver inviato un esposto all’Unione Europea ho ritenuto opportuno inviare un esposto all’autorità giudiziaria affinchè apra un’indagine per verificare se dietro questo ritardo ci sia una precisa strategia omissiva con lo scopo di mettere, ancora una volta in secondo, Piano ambiente e salute".
"Come è possibile che un documento così importante, un Piano che secondo il governo dovrebbe ridurre l’inquinamento e ridurre l'impatto sanitario – osserva il leader del Sole che ride – non sia stato reso noto o dimenticato? Il ministro dell’Ambiente dice che il Piano è all’esame degli organi di controllo. Possibile che si impieghi tanto tempo nel controllarlo mentre si è stati tanto celeri ad approvare decreti Salva Ilva che violano le leggi in materia di inquinamento e salute e tanto lenti, anzi lentissimi quando si devono applicare misure ambientali?".
"Temo – conclude Bonelli – che la spiegazione di questa vergogna" che "rallenta la pubblicazione del Piano ambientale" serva "per dare più tempo alla presentazione del Piano industriale sul quale Bondi ha problemi per la questione del prestito ponte e del possibile intervento della Cassa depositi e prestiti su cui il governo sta lavorando"; infatti, "il Piano industriale va presentato entro 30 giorni dalla pubblicazione del Piano ambientale". (GdM)

sabato 12 aprile 2014

Magia: il Piano c'è, ma non si vede!

Piano Ambientale Ilva: siamo alla farsa?


Il 14 marzo gli organi di informazione hanno dato notizia che il Consiglio dei Ministri aveva approvato il "Piano delle misure e delle attivita' di tutela ambientale e sanitaria" per l'Ilva di Taranto, fissando così le azioni e i tempi necessari per garantire il rispetto delle prescrizioni di legge e dell'A.I.A. rilasciata nel 2012.
Una approvazione avvenuta a ben due settimane dal termine previsto del 28 febbraio introdotto dall' ultimo decreto sull'Ilva convertito in legge il 6 febbraio 2014.
Siamo arrivati quasi a metà aprile e non c'è notizia della pubblicazione del Piano nella Gazzetta Ufficiale. In altri casi, anche riguardanti l'Ilva di Taranto, la pubblicazione e – quindi - la vigenza dei provvedimenti adottati è avvenuta in tempi brevissimi. In questo siamo arrivati a un mese e ancora non ce n'è traccia.
E' uno scandalo!
Anche perché il termine del 28 febbraio, non si può dimenticarlo, a sua volta risultava già prorogato -senza alcuna motivazione- di oltre tre mesi rispetto a quello originariamente previsto.
Senza Piano Ambientale non può esserci il Piano Industriale da cui, in concreto, dipende la possibilità di porre mano alla piena attuazione dell'AIA, da un lato, e alle più volte annunciate modifiche del ciclo produttivo dall'altro con il ridimensionamento dell'area a caldo e l'utilizzo di altre tecnologie produttive,'utilizzo del metano e del ferro preridotto, più rispettose per la salute e l'ambiente. Piano Industriale che dovrebbe (a questo punto il condizionale è d'obbligo!) essere adottato entro 30 giorni dalla pubblicazione del Piano Ambientale.
La versione del Piano Ambientale che abbiamo avuto modo di esaminare ci era sembrata di grande interesse; essa conteneva l'accoglimento, di fatto, di molte delle Osservazioni presentate da Legambiente e risultava di gran lunga migliorativa rispetto alla bozza presentata nel 2013. Volevamo – e vogliamo- verificare il testo definitivo per avere conferma che non ci siano state modifiche o stravolgimenti.
Ci chiediamo il perché di questo ingiustificabile ritardo nella effettiva adozione.
Quella di Taranto è una tragedia. A nessuno sia consentito trasformarla in farsa.(Legambiente)

venerdì 4 aprile 2014

Grandi scenari in attesa di soldi

Ilva, 4,3 miliardi costi previsti nel nuovo piano industriale

Nel nuovo piano industriale che la gestione commissariale dell’Ilva si accinge a presentare ci sarebbero due novità: la previsione dei costi sale da 3 a 4,3 miliardi di euro e l’ambito temporale nel quale il piano si colloca non va più sino al 2016 ma arriva al 2020.
A far aumentare i costi sarebbero nuovi investimenti. Il piano industriale, si apprende da fonti aziendali, è sostanzialmente pronto ma non può essere ancora reso noto, stando all’ultima legge Ilva-Terra dei Fuochi (la n.6 del 6 febbraio), se prima non viene ufficializzato il piano ambientale, che precede quello industriale. Approvato con Dpcm una decina di giorni fa il piano ambientale attende che la Corte dei Conti ne completi l’esame per essere pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale”.
Nel piano industriale dell’Ilva di prossima presentazione da parte del commissario Enrico Bondi la parte attinente agli investimenti dell’Aia (l’Autorizzazione integrata ambientale) è rimasta sostanzialmente stabile con una previsione costi di 1,8 miliardi. Ciò che invece sarebbe aumentata, portando gli oneri complessivi da 3 a 4,3 miliardi, sono gli investimenti nella sicurezza sul lavoro, valutati in circa 700 milioni di euro, e la possibilità di produrre a Taranto il preridotto di ferro che oggi invece l’Ilva acquista dall’estero.
Un discorso, quest’ultimo, che è collocato nella prospettiva post 2016. In sostanza, l’Ilva effettuerebbe gli investimenti del risanamento ambientale – peraltro già avviati con circa 500 milioni tra spesa e impegni sino a gennaio scorso – entro la metà del 2016, anche perchè due leggi, la n. 6 del 2014 su Ilva-Terra dei Fuochi e la n. 89 del 2013 sul commissariamento dell’azienda in quanto attività strategica, fissano 36 mesi di tempo, da agosto 2013, per la cosiddetta ambientalizzazione e l’adozione delle prescrizioni dell’Aia rilasciata dal ministero a ottobre 2012.
Si sposterebbe invece nella seconda parte del piano industriale il consolidamento a Taranto della nuova tecnologia di produzione. L’uso del preridotto di ferro e del gas al posto, rispettivamente, dell’agglomerato di minerali e del carbon coke fu annunciato dal sub commissario dell’Ilva, Edo Ronchi, nell’incontro con la commissione Ambiente del Comune di Taranto sul finire dello scorso autunno. Da allora, è partita nel siderurgico una sperimentazione che è progressivamente andata avanti e che ha interessato le acciaierie e in seguito gli altiforni, compreso il 5 che e’ il più grande d’Europa.
Il ricorso al preridotto di ferro è stato poi presentato dall’azienda sia negli incontri con i sindacati metalmeccanici, che in un convegno svoltosi ai primi di novembre a Taranto con i ministri Andrea Orlando (Ambiente) e Beatrice Lorenzin (Salute). Le prove fatte dall’Ilva hanno dato riscontro positivo e sino a tutto il 2015 è previsto che si proceda con la sperimentazione del preridotto. L’Ilva si è data un obiettivo: produrre con questo sistema 2,5 milioni di tonnellate sugli 8 milioni che costituiscono la quota massima di produzione assegnata dall’Aia allo stabilimento tarantino. Il punto, adesso, è che fare dopo la sperimentazione.
Già in un documento consegnato ai sindacati mesi fa, l’Ilva affermava che a partire dal 2017 avrebbe esaminato la possibilità di produrre a Taranto, o in altra area competitiva per i costi, il preridotto oggi acquistato all’estero. Ora, nel piano industriale, si pone appunto questo problema nella seconda parte temporale dello stesso piano. Ma usare il preridotto di ferro in forma strutturale richiede che si affrontino anche i nodi della fornitura di gas al siderurgico e dell’impatto sulle attuali attività di stabilimento. Stando ai documenti aziendali e ai modelli già seguiti da altre siderurgie europee, se il preridotto riduce l’uso dell’agglomerato di minerali, c’e’ bisogno anche di gas per ridurre l’utilizzo di carbon coke e oggi l’Ilva non dispone di forniture di gas correlate a questa necessità. Solo unendo preridotto e gas, infatti, si hanno vantaggi sul piano gestionale e soprattutto la riduzione delle emissioni inquinanti che è la chiave di volta che spinge l’Ilva a fare l’investimento.
Inoltre, aumentando la quota di preridotto e usando il gas, si riduce il peso, nelle attività di stabilimento, sia dell’agglomerato, dove appunto avviene la preparazione dei minerali da caricare negli altiforni, che delle cokerie che “sfornano” il carbon coke usato sempre negli altiforni. E se agglomerato e cokerie sono impianti inquinanti, è anche vero che qui lavorano centinaia di addetti la cui ricollocazione bisognerà pure discutere.
Il piano industriale dell’Ilva fa salire i costi complessivi di oltre un miliardo, da 3 a 4,3, sia pure allargandosi al 2020, e pone ovviamente l’interrogativo di chi finanzierà la spesa. E’ più che evidente, infatti, che l’Ilva oggi non ha assolutamente le risorse per affrontare un’operazione del genere. Prova ne sono le difficoltà che stanno attraversando le imprese appaltatrici, che operano all’interno del siderurgico, o dell’indotto, che sono all’esterno.
Entrambe lamentano ritardi nei pagamenti che a loro volta, denunciano i sindacati, si ripercuotono automaticamente sulla corresponsione degli spettanze ai dipendenti. Diviene allora sempre più stringente l’aumento di capitale dell’azienda che l’ultima legge finalizza al risanamento ambientale.
“Dobbiamo partire al più presto con l’aumento di capitale – afferma il sub commissario Edo Ronchi – i tempi sono diventati stretti per cui presentazione del piano industriale e avvio dell’aumento di capitale saranno praticamente in sequenza”. Resta sempre in campo l’ipotesi del prestito ponte da 500 milioni, ma i commissari dell’azienda sarebbero orientati a porre subito il problema del futuro dell’azienda, consapevoli del fatto che se la proprietà dei Riva non dovesse partecipare all’aumento di capitale, ci sono già altre manifestazioni di interesse, nazionali ed estere, verso l’Ilva. “Ce ne sono diverse” precisa Ronchi.
Ed è indicativo il fatto che qualche giorno fa l’ad del gruppo Marcegaglia, Antonio Marcegaglia, abbia posto il tema dell’Ilva indicando la necessita di salvare e rilanciare la siderurgia nazionale ma anche la filiera dell’acciaio essendo lo stesso Marcegaglia un utilizzatore del prodotto. Quasi un appello, quello di Marcegaglia – così almeno viene interpretato – perchè gli industriali italiani del settore, in cordata tra loro, siano della partita. Ma ci vogliono troppi soldi per l’Ilva? Sicuramente 4,3 miliardi sono un costo rilevante, ma è anche vero che giorni fa proprio a Taranto un ex ministro ed ex banchiere come Corrado Passera ha detto: “Se il piano industriale dell’Ilva è credibile e rende l’azienda sostenibile anche dal punto di vista ambientale e sanitario, i soldi si trovano”. (Agi)

giovedì 20 marzo 2014

Quattro mosse per... lo scacco matto!

Che buontemponi gli amici stampatori di confindustria!
Sempre "maledettamente" ottimisti!

All'Ilva un piano in quattro mosse per il rilancio industriale. Il governo studia una norma per favorire l'accesso al credito

Il Dpcm che recepirà e ufficializzerà il nuovo piano industriale dell'Ilva potrebbe contenere una norma che favorisce l'apertura di linee di credito verso l'azienda chiamata a far fronte agli impegni dell'Aia e del rilancio industriale. È ipotesi che Palazzo Chigi sta approfondendo. Se ne è parlato nell'incontro che il commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, il sub commissario, Edo Ronchi, hanno avuto l'altra sera con il sottosegretario alla presidenza, Graziano Delrio.
La necessità di tenere insieme nel Dpcm accesso ai finanziamenti e piano industriale nasce dal fatto che l'Ilva è in una situazione molto pesante sotto il profilo della liquidità. Gli stipendi ultimi agli 11mila diretti di Taranto sono stati saldati, ma non ci sono i soldi per pagare l'indotto – tant'è che oltre una decina di imprese, segnalano i sindacati, non stanno a loro volta pagando gli stipendi – e, soprattutto, i diversi cantieri dell'Autorizzazione integrata ambientale ormai pronti a partire.
Nella relazione ottobre-dicembre 2013, resa nota all'inizio del mese, Bondi ha annunciato in questo primo trimestre investimenti per altri 300 milioni, di cui 170 solo per le opere di risanamento ambientale. Trecento milioni di euro che si aggiungono ai 506 di consuntivo, tra spesi e impegnati, di cui 356 riferiti alla gestione dei commissari cominciata a giugno scorso. Questi soldi che ora necessitano dovrebbero venire dall'aumento di capitale, stando al disposto della legge 6 del 6 febbraio scorso, Ilva-Terra dei Fuochi, ma l'aumento di capitale in primo luogo non può partire se non è ufficiale il piano industriale, e poi ha bisogno di alcuni mesi per poter essere effettuato. La legge, infatti, prevede che il commissario chieda prima alla proprietà dei Riva di sottoscrivere l'aumento di capitale, poi, in caso di loro rifiuto, a investitori terzi, e infine lo sblocco del miliardo e 900 milioni di euro sequestrato ai Riva dalla Magistratura di Milano se le prime due strade si rivelassero impraticabili.
Si tratta di un meccanismo complesso che non si concilia con l'esigenza di liquidità immediata dell'Ilva. Ecco perciò l'ipotesi del prestito ponte da 500 milioni da garantire all'Ilva con garanzia pubblica di Cassa Depositi e Prestiti o Sace, a cui adesso un ulteriore «aiuto» verrebbe col Dpcm che dà il via libera al piano industriale (in pratica, la stessa procedura del piano ambientale). Sul fronte industriale l'Ilva è già al lavoro, il piano sarà strutturato sostanzialmente in quattro parti: Aia, innovazione, assetto di marcia dello stabilimento con i cantieri in attività, piano finanziario. I grandi numeri restano sostanzialmente confermati, ovvero 3 miliardi di euro, di cui 1,8 per Aia e 1,2 per innovazione, così come restano confermati l'uso progressivo del preridotto di ferro e del gas in alternativa, nelle acciaierie e negli altiforni, all'agglomerato di minerali e al carbon coke, il recupero delle quote di mercato perse, il miglioramento della qualità dei prodotti, l'eliminazione di tutti gli inconvenienti, frutto di scarsa manutenzione del passato, che oggi incidono sulla piena efficienza degli impianti.
Sulle opere ambientali, infine, il ministero ha deciso di unificare la conferenza di servizi ai fini della Valutazione di impatto ambientale sulla copertura del parco minerali e del parco carbone. Mentre per il parco minerali la procedura è già cominciata, per il parco carbone, invece, il relativo progetto è stato presentato nei giorni scorsi dopo che sono stati sciolti i nodi relativi al pericolo di autocombustione. Nel parco carbone si useranno infatti delle nuove macchine e lo stesso materiale sarà disposto diversamente in modo da consentire l'accesso dei mezzi anticendio in caso di emergenza. (sole24h)

sabato 15 marzo 2014

Tesoro di chi?

L’Ilva e il fattore tempo – E’ partita la caccia al tesoro per finanziare il piano ambientale
 
Più passa il tempo e più abbiamo l’impressione di vivere in una realtà allucinata, dove ognuno dice la sua senza tenere minimamente conto di come stiano effettivamente le cose nella realtà. Invece ci si diverte passando i giorni nel proporre soluzioni inattuabili o a dipingere scenari che non poggiano su alcuna logica. Eppure, basterebbe poco. Chiedere ad esempio al commissario straordinario dell’Ilva Enrico Bondi di presentare quanto prima il piano industriale 2014-2020, è una pretesa inutile, visto che l’ultima legge sull’Ilva approvato lo scorso 6 febbraio, parla chiaro in termini di tempo nel quale Bondi può recuperare le risorse necessarie al piano.
Al comma 11-quinques si legge il passaggio “reperire le risorse necessarie per l’attuazione del piano industriale in tempi compatibili con le esigenze dell’impresa soggetta a commissariamento, e comunque non oltre l’anno 2014”. Dunque, non c’è scritto da nessuna parte che Bondi sia obbligato a presentare nell’immediato il piano industriale: anzi, nella legge vi è stabilito l’esatto contrario. Del resto, la tempistica non è casuale (come riportammo tempo addietro): anche a Roma infatti sapevano e sanno molto bene che l’Ilva Spa non possiede le risorse finanziarie per attuare il piano ambientale approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso venerdì. Non è un caso se nell’ultima legge sia stata prevista la possibilità di attuare un aumento di capitale, facendo ricorso agli attuali soci di minoranza e all’acquisto da parte di investitori terzi di azioni societarie, come paventato da tempo dal commissario Bondi.
E siccome la questione principale è quella di reperire risorse immediatamente spendibili, non è sempre un caso se nella legge al comma 11 punto b vi è scritto che “le azioni di nuova emissione possono essere liberate esclusivamente mediante conferimenti in denaro”. Comma 11-ter che per logica prevede che “il soggetto o i soggetti che intendono sottoscrivere le azioni offerte in opzione e quelli individuati per il collocamento dell’aumento di capitale presso terzi devono, prima di dare corso all’operazione, impegnarsi, nei confronti dell’impresa soggetta a commissariamento nonché del Ministero dello sviluppo economico e del Ministero dell’ambiente, a far sì che le risorse finanziarie rivenienti dall’aumento di capitale siano messe a disposizione dell’impresa soggetta a commissariamento ai fini dell’attuazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale  e  sanitaria e del piano industriale”.
Dunque, le risorse non ci sono. E di investitori terzi non se ne vedono all’orizzonte. Per questo, il tutto è al momento fermo. Non è chiaro dunque a chi si rivolgono i tanti che invocano l’immediata attuazione del piano ambientale, di cui al momento conosciamo soltanto “la proposta” redatta dai tre esperti nominati dall’ex ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, pubblicata lo scorso 11 ottobre, visto che la versione definitiva deve ancora essere pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale. Le banche, tra l’altro, per ora restano in attesa. A loro infatti compete l’eventuale copertura finanziaria del piano industriale, di cui hanno potuto prendere visone soltanto della bozza lo scorso 16 gennaio a Milano. Ma è chiaro che non tireranno fuori un euro nel caso in cui non si dovessero trovare le risorse per l’attuazione del piano ambientale. Del resto, essendo esposte per crediti per quasi 1 miliardo di euro, non hanno alcun motivo per esporsi ulteriormente nei confronti dell’Ilva Spa.
L’unica cosa vera è che l’azienda ha immediatamente bisogno di qualcosa come 500 milioni di euro per pagare gli ordini emessi ed avviare la maggior parte dei cantieri. Non fosse altro perché in questo modo soddisferebbe quanto previsto dalla legge approvata lo scorso 6 febbraio, secondo cui l’AIA si ritiene in fase di applicazione se sono in corso l’80% dei lavori previsti dalle prescrizioni. E ciò consentirebbe di evitare un nuovo intervento della magistratura, autorizzata dalla sentenza della Corte Costituzione dello scorso aprile, a fermare gli impianti qualora l’AIA non venga attuata. Il peggio deve ancora venire. Gianmario Leone (TarantoOggi, 17.03.2014)

Solo questione di scartoffie?

Ilva, finalmente approvato il Piano Ambientale. Legambiente: lo verificheremo con le Osservazioni presentate a novembre; ora il Piano Industriale, senza perdere altro tempo!

Finalmente, dopo due settimane dal termine previsto del 28 febbraio, il Consiglio dei Ministri ha approvato  il "Piano delle misure e delle attivita' di tutela ambientale e sanitaria" per l'Ilva di Taranto, fissando così  le azioni e i tempi necessari per garantire il rispetto delle prescrizioni di legge e dell'A.I.A. rilasciata nel 2012. E' bene ricordare che si trattava di un termine - già prorogato rispetto a quello originariamente previsto-  stabilito dal recentissimo ultimo decreto sull'Ilva (il quarto) convertito in legge il 6 febbraio 2014.
Entro 30 giorni dovrà ora essere adottato - ci auguriamo senza rinvii e ulteriori perdite di tempo - il Piano Industriale da cui, in concreto, dipende la possibilità di porre davvero fine ad una storia infinita di danno alla salute e inquinamento ambientale, attraverso il risanamento dello stabilimento siderurgico. Il Piano Industriale, infatti,  non potrà  non dire parole chiare sul nodo  con cui ci si scontra fin dal primo momento: l'entità delle risorse necessarie per attuare l'AIA e modificare il ciclo produttivo.  Le voci e le ipotesi su un diverso assetto produttivo dell'Ilva, con il ridimensionamento dell'area a caldo e l'utilizzo di altre tecnologie produttive, più rispettose per la salute e l'ambiente, dovranno così trovare conferma in ipotesi concrete ed uscire dal novero delle indiscrezioni e delle dichiarazioni d'intenti.
Non è un fatto marginale, ma il fulcro di qualunque ragionamento sul futuro dell'Ilva e, quindi, di Taranto. Abbiamo detto più volte che la produzione di 8 milioni di tonnellate annue, autorizzata dall'attuale AIA, non è compatibile con la piena e certa salvaguardia del diritto alla salute se realizzata sulla base esclusiva dell'attuale ciclo produttivo. L'utilizzo del metano e del ferro preridotto può consentire di mantenere quella capacità produttiva: in mancanza, continuiamo a ritenere necessario che essa venga ridotta entro limiti che garantiscano la compatibilità con la salute e con l'ambiente.
Rispetto al Piano Ambientale, confermato - purtroppo - l'allungamento al 2016 dei tempi concessi per il completamento degli interventi previsti dall'AIA  del 2012,  verificheremo le eventuali modifiche apportate rispetto alla Bozza  su cui, a novembre del 2013, Legambiente ha presentato ufficialmente numerose Osservazioni chiedendo in generale l'approvazione di prescrizioni volte a ridurre drasticamente e nei tempi più celeri le concentrazioni dei vari inquinanti immessi nell'ambiente, adottare le nuove MTD (Migliori Tecnologie Disponibili) approvate dalla Commissione Europea nel febbraio 2012, le migliori tecnologie in assoluto e limiti di emissione più  rigorosi di quelli previsti dalla legislazione nazionale e regionale, nonché il ricorso all'innovazione tecnologica nel processo produttivo.
Soprattutto verificheremo la presenza di prescrizioni su eventuali interventi, monitoraggi o precauzioni da porre in essere, in attesa del completamento delle opere previste dall'AIA, per ridurre i rischi sanitari e le conseguenze sull'ambiente, a partire dai Parchi Minerali (la cui copertura rimane la vera cartina di tornasole dell'effettivo avvio dei risanamento dello stabilimento). E, più in particolare, le risposte alle nostre richieste che riguardavano, ad esempio,  l'incapsulamento degli impianti responsabili delle emissioni diffuse e fuggitive, l'adozione generalizzata di filtri a tessuto alle varie fonti di emissione, il monitoraggio in continuo presso gli impianti maggiormente inquinanti, l'implementazione del sistema di video – sorveglianza, l'adozione per la Cokeria di innovazioni tecnologiche nel processo produttivo per eliminare o  ridurre l'utilizzo di coke o, in mancanza, la chiusura di almeno quattro delle batterie dal maggior impatto ambientale e dalla minore efficienza tecnologica,  prelievi  delle acque effettuati a "piede" di ogni impianto e  valori di concentrazione  rispettati non solo dai reflui scaricati a mare ma anche da quelli dei singoli impianti interessati prima della miscelazione con le acque affluenti nei  canaloni con particolare riguardo alla presenza di selenio nelle acque di cokeria, la razionalizzazione dell'utilizzo delle acque ad uso industriale con adozione di sistemi di massimo riutilizzo delle  acque di raffreddamento e di processo dell'azienda.  (Legambiente Taranto)

venerdì 14 marzo 2014

Piano piano

Piano delle misure di tutela ambientale e sanitaria per lo stabilimento dell’Ilva di Taranto
Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, Gian Luca Galletti, ha approvato il Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria riguardante lo stabilimento dell'ILVA di Taranto.

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI: Approvazione del piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, a norma dell'articolo 1, commi 5 e 7, del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 89.

Il Piano, con il relativo DPCM, è stato elaborato sulla base del lavoro del Comitato di tre esperti e delle osservazioni pervenute da parte della Regione Puglia e del Commissario straordinario dell'ILVA.
Il testo prevede le azioni e i tempi necessari per garantire il rispetto delle prescrizioni di legge e dell'Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).
Il Piano inoltre modifica l'AIA limitatamente alla modulazione dei tempi di attuazione delle relative prescrizioni, in modo da consentire il completamento degli adempimenti non oltre trentasei mesi dopo l'entrata in vigore della legge n. 61/2013 sul Commissariamento dell'Ilva, approvata il 3 agosto scorso. Il decreto di approvazione del piano, infine, conclude i procedimenti di riesame previsti dall'AIA e ne costituisce integrazione.
Dopo l'approvazione del Piano dovrà essere predisposto dal Commissario straordinario il piano industriale di conformazione delle attività produttive, che dovrà essere approvato dal Consiglio dei Ministri, in modo da consentire la prosecuzione dell'attività produttiva nel rispetto delle prescrizioni ambientali, sanitarie e di sicurezza contenute nel piano ambientale. (Palazzochigi)

sabato 8 marzo 2014

Ne vedremo delle belle

Con appena sette anni di ritardo sui termini dell'AIA...

Ilva: a Taranto piano ambientale in dirittura d'arrivo

In dirittura d'arrivo il piano ambientale dell'Ilva di Taranto. Al Decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Dpcm) sul piano, e' infatti arrivato anche il via libera del ministero della Salute. Questo parere si aggiunge a quelli gia' espressi dai dicasteri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico e completa la fase del cosiddetto "concerto" ministeriale. Adesso spettera' al Consiglio dei ministri approvare definitivamente il Dpcm in modo che possa essere pubblicato sulla "Gazzetta Ufficiale" e rendere cosi' operativo il piano stesso.
  In ambienti Ilva il definitivo via libera era gia' atteso nella seduta di ieri del Cdm, pero', secondo quanto si apprende dall'azienda, essendo l'ok del ministero guidato da Beatrice Lorenzin arrivato solo alcune ore prima della seduta, non si e' poi fatto in tempo ad inserire il Dpcm nell'ordine del giorno di ieri. L'ultima legge sull'Ilva, la numero 6 dello scorso 6 febbraio, fissa al 28 febbraio 2014 la data entro cui presentare il piano ambientale. Una scadenza pero' slittata a causa della crisi del Governo Letta sebbene l'ex ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando, avesse predisposto i provvedimenti di competenza, anche iscritti all'odg della seduta del Cdm di qualche settimana fa poi conclusasi con le dimissioni dell'esecutivo Letta. Il piano ambientale individua una serie di interventi di risanamento e bonifica da farsi nel siderurgico a partire dall'agosto scorso, data in cui e' entrata in vigore un'altra legge sull'Ilva, la numero 89 relativa al commissariamento della societa'. Il piano e' stato redatto da tre esperti nominati la scorsa estate dal ministero (Giuseppe Genon, Lucia Bisceglia e Marco Lupo), i quali lo hanno reso noto il 10 ottobre. Da allora, si sono aperti 30 giorni per il deposito delle osservazioni. Fra quelle presentate, ci sono anche Regione Puglia, Arpa Puglia e Comune di Taranto. Alla luce delle osservazioni formulate, il piano ambientale e' stato quindi rivisto ed ora e' pronto nella sua versione definitiva. In base a quanto stabiliscono le leggi 89 del 2013 e 6 del 2014, il piano ambientale equivale a modifica dell'Aia relativamente ai tempi. La prossima ufficializzazione del piano ambientale sblocchera' il piano industriale del commissario Enrico Bondi. Proprio le due leggi mettono infatti due piani in connessione stretta: prima quello ambientale, a seguire quello industriale che al piano ambientale si conformera'. (AGI).

venerdì 28 febbraio 2014

Non solo le leggi, ma anche il tempo, per l'Ilva, scorre diversamente!

Ilva, il verde Bonelli tuona: «Il piano ambientale è scomparso» 

«Il 14 marzo scorso il Consiglio dei ministri, con due settimane di ritardo dal termine di legge previsto per la presentazione, ha approvato il piano delle misure ambientali dell'Ilva, ma ad oggi nessuno conosce i contenuti di questo piano. Non è stato pubblicato in nessun sito istituzionale (ministero Ambiente, governo o Regione). Un vero mistero».
Lo sottolinea in una nota il coportavoce nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, secondo il quale «la spiegazione sta tutta nei commi 5 e 6 dell'art.1 del decreto Ilva 61/2013. Si rallenta la pubblicazione del piano ambientale - denuncia Bonelli - per dare più tempo alla presentazione del piano industriale su cui Bondi ha problemi per la questione del prestito ponte e del possibile intervento della Cassa depositi e prestiti su cui il governo sta lavorando».
Il comma 6, aggiunge il leader ecologista, «dice che il piano industriale va presentato entro 30 giorni dalla pubblicazione del piano ambientale. Bondi non è ancora pronto e quindi non pubblicano il decreto del piano ambientale perchè se no scatterebbero i 30 giorni. Il governo insieme a Bondi sta valutando l'ipotesi di inserire nel piano industriale che sarà anche quello approvato con decreto della presidenza del Consiglio dei ministri, il prestito ponte per Ilva per consentire di attuare l'80% delle misure ambientali previste».
Ma cosi, conclude Bonelli, «stanno violando le direttive europee in materia ambientale e la convenzione di Aarhus che prevede trasparenza e partecipazione nell'adottare provvedimenti di questo genere».(Quotidiano)

venerdì 10 gennaio 2014

Bla bla bla!


Ilva: piano ambientale da metà febbraio

Incontro riservato, oggi a Roma, dei sindacati dei metalmeccanici con il commissario straordinario dell'Ilva, Enrico Bondi. E' quanto si apprende da fonti sindacali, che sottolineano come l'incontro sia servito a fare il punto sull'azione di risanamento da un punto di vista ambientale dell'impianto pugliese.
''Le notizie apprese oggi dall'azienda rappresentano sui diversi fronti ancora un quadro che presenta alcune incertezze su cui Governo e istituzioni devono superare ogni ambiguità'' sottolinea in una nota il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli dopo l'incontro tra i vertici del Siderurgico e i sindacati metalmeccanici.
''L'aspetto positivo - aggiunge Bentivogli - è il lavoro che si sta facendo in parlamento perché il quadro normativo risolva le strozzature burocratiche che hanno rallentato le autorizzazioni e i loro iter per gli investimenti relativi agli adempimenti dell'Aia''. La Fim Cisl valuta ''positivamente il lavoro fin qui svolto dal commissario dell'Ilva Enrico Bondi, supportato dal prof. Edo Rochi''. Nel corso dell'incontro di oggi l'azienda ha fornito dati sulla questione sicurezza indicando ''un tasso di frequenza degli infortuni - spiega Bentivogli - in riduzione rispetto all'anno precedente, ma su cui intende lavorare per ridurlo ulteriormente. Infine abbiamo potuto apprezzare le previsioni di stima di riduzione di tutti gli inquinanti che scaturiranno dall'utilizzo del 'pre-ridotto', che però, per poter avvenire su vasta scala, necessiterà di un approvvigionamento di gas. Sul versante occupazionale - conclude il segretario della Fim - nei prossimi giorni sarà rinnovato il contratto si solidarietà''.
Secondo la Fim, il piano ambientale che riguarda lo stabilimento Ilva di Taranto non sarà disponibile prima della seconda metà di febbraio. Il piano ambientale, secondo quanto emerso dal vertice, precederà il piano industriale (atteso per la metà di marzo) e di rilancio aziendale. Su queste basi, fa rilevare la Cisl, l'azienda recupererà le risorse necessarie al piano ambientale e industriale a partire dagli azionisti, e in caso contrario da terzi a tali fonti, alla luce perdurante della possibilità di ottemperare alle Bat, le migliori tecnologie Ue sulla siderurgia precedentemente alla scadenza del 2016. Questo renderà possibile, sempre secondo l'organizzazione sindacale, l'ulteriore ricorso alle risorse messe a disposizione dalla Bei, la Banca europea per gli investimenti.
Bondi ha fatto il punto della situazione sullo stato dell'Autorizzazione integrata ambientale nello stabilimento di Taranto rappresentando, fa rilevare la Fim nazionale, ''un quadro in cui le necessità di manutenzione dell'impianto sono ancora molto rilevanti, in particolare per quello che riguarda i treni-nastri e la centrale termoelettrica. Ciò ha fatto lievitare i costi relativi alle manutenzioni. La mancata ripresa dei volumi per fine 2013 e inizi 2014 sta facendo registrare rilevanti sofferenze''. (ANSA)

"La Fiom, a fronte del fatto che a quindici mesi dal riesame dell'Aia e nonostante decreti e leggi specifiche il tema fondamentale del reperimento delle risorse finanziarie per il risanamento sia tuttora irrisolto, ribadisce che occorre adottare gli atti necessari per il rispetto degli articoli 41 e 43 della Costituzione italiana come previsto dalle leggi gia' in vigore". E' quanto si legge in un comunicato della Fiom. Il sindacato dei metalmeccanici chiede inoltre che il premier Enrico Letta "convochi rapidamente il tavolo nazionale per la siderurgia, considerata strategica per il futuro economico e industriale del paese, in cui focalizzare gli impegni e le politiche industriali per la salvaguardia dell'Ilva e dell'intera filiera della siderurgia italiana nel contesto europeo, come da impegni assunti con la Fiom nazionale nel corso dell'incontro del 12 dicembre scorso". La Fiom ricorda che oggi si e' svolto un incontro "fra la delegazione sindacale di Fim, Fiom e Uilm nazionali e il commissario straordinario Enrico Bondi sulla situazione dell'Ilva, in prossimita' della presentazione del Piano industriale. In contemporanea, sempre a Roma, promosso dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, il sub commissario Edo Ronchi ha presentato il "rapporto sui primi sei mesi della gestione commissariale dell'Ilva e sull'ipotesi di conversione delle produzioni siderurgiche brown verso produzioni sostenibili di una green economy", a cui la Fiom ha partecipato. In entrambe le circostanze, sui temi che riguardano il futuro dell'Ilva, sia Bondi che Ronchi hanno legato la realizzazione degli impegni annunciati, a partire dal Piano industriale, a tre condizioni: il reperimento delle risorse finanziarie per realizzare gli interventi previsti dall'Autorizzazione integrata ambientale (Aia), stimati in 3 miliardi di euro; la disponibilita' di procedure e tempi previsti dal Piano Ambientale compatibili con le esigenze della gestione commissariale; una piu' chiara definizione delle responsabilita' della gestione commissariale nell'attuale fase transitoria, fino all'approvazione definitiva del Piano ambientale redatto dai tre esperti" (CdS)

giovedì 14 novembre 2013

Spirito d'Osservazione!

Associazione Impatto Zero Onlus
Associazione Italia Nostra sezione di.Taranto Onlus

COMUNICATO
Invito al confronto.
Le associazioni “Impatto Zero” e “Italia Nostra”  hanno inviato al commissario straordinario Ilva e al ministro dell’ambiente 10 pagine di “Osservazioni” sulla “Proposta di piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria" redatta dal comitato di tre esperti nominati dal ministro dell’ambiente. Proposta ed osservazioni sono scaricabili dal sito http://www.italianostrataranto.it/  
Per un ampio confronto franco ed argomentato, proponiamo qui alcune di quelle osservazioni.

Sintesi del piano di tutela
I  tre esperti in poco tempo hanno inquadrato una realtà industriale immensa e complessa quale è l'Ilva di Taranto Respingiamo l’impostazione del loro piano perché in esso la "fattibilità tecnica e l'operatività dello stabilimento" prevalgono su ogni altra considerazione. Il caso Taranto non è scoppiato per ragioni economiche ed industriali ma per ragioni sanitarie.
Altrettanto criticabile è che venga elaborato un piano di tutela senza conoscere le prescrizioni relative ai comparti di acque, suolo, falda e bonifiche, non ancora stabilite a un anno dall’emissione dell’AIA.
Gli esperti non hanno rilevato che nel1’AIA la durata dell'autorizzazione è stata fissata in 6 anni invece di 5. Da anni ripetiamo che tale carattere premiale è illegittimo in quanto il Sistema di Gestione Ambientale, “procacciatore del premio”, escludeva l'area a caldo, proprio quella dove si produce la quasi totalità dell'inquinamento.

Oggetto, finalità del piano e metodo di lavoro
Gli esperti sottolineano la novità della tutela ambientale affiancata da quella sanitaria e ignorano che il Ministero dell’ambiente, con l’apporto del Ministero della salute, ha impedito che nelle prescrizioni dell’AIA fosse contemplato il contenimento degli impatti sanitari, invano richiesto dal “pubblico interessato”.
Mancano totalmente interventi relativi alle emissioni “fuggitive” ed alla manutenzione.

martedì 12 novembre 2013

Osservazioni al Piano Ilva: ARPA e Legambiente

Ilva: le osservazioni di Arpa e Legambiente al piano ambientale

Quasi alla scadenza dei 30 giorni previsti per la fase di consultazione e osservazione, arrivano le proposte al piano per le misure ambientali dell'Ilva di Taranto. A renderle note oggi sono l'Arpa Puglia, l'Agenzia regionale di protezione ambientale, e Legambiente. Il piano, previsto dalla legge 89 del 2013 che ha disposto il commissariamento dell'azienda, riprende tutte le prescrizioni dell'Aia rilasciata all'Ilva ad ottobre 2012 e fissa una nuova scaletta temporale a causa dei ritardi attuatuativi della proprieta' dell'Ilva. Ritardi che hanno appunto determinato la scelta di commissariare l'Ilva da parte del Governo e che ora hanno collocato i 36 mesi di attuazione dell'Aia nel periodo che va dal 3 agosto 2013 al 3 agosto 2016.
  "Le azioni proposte dal comitato, oltre a non comportare l'introduzione di migliorie tecniche, constano per alcuni casi nella frammentazione temporale degli interventi previsti con decreto di riesame ed in altri nell'accettazione di "modifiche non sostanziali" proposte dal gestore a cui l'autorita' competente non aveva dato ancora riscontro". E' uno dei giudizi espresso dall'Arpa Puglia sul piano delle misure ambientali dell'Ilva predisposto dai tre esperti nominati a meta' luglio dal ministro dell'Ambiente, Andrea Orlando. Le misure predisposte dai tre esperti sono state rese note il 10 ottobre scorso e nei 30 giorni successivi si e' aperta una fase di consultazione con la presentazione delle proposte da parte dei soggetti interessati. Entrando nel merito del piano, l'Arpa Puglia dice che "per la maggior parte delle prescrizioni sono state indicate esclusivamente le date di consegna dei relativi progetti, ove previsti, ed avvio lavori, tralasciando di indicare la data di ultimazione che si presuppone - dice l'Arpa Puglia citando disposizioni precedenti sull'Ilva di Taranto - debba essere "non oltre trentasei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto" ossia il 3 agosto 2016".
  Secondo Arpa Puglia, inoltre, le "proposte presentate dal comitato in merito agli interventi strutturali prescritti a Ilva con decreto di riesame Aia consistono in una mera dilazione dei termini temporali precedentemente esposti per la conclusione degli stessi". L'Arpa chiede infine che il piano delle misure ambientali definisca "limiti prescrittivi per le emissioni convogliate in atmosfera specifici per ciascun punto di emissione presente all'interno dello stabilimento siderurgico, invece di limiti riferiti alle diverse aree produttive sulla base del criterio di compensazione dei limiti emissivi", criterio che per l'Arpa non e' "applicabile per gli impianti produttivi dello stabilimento Ilva". Infine per cio' che concerne gli impianti, l'Arpa chiede per le cokerie che vi sia "una valutazione tecnica preliminare delle emissioni fuggitive" mentre per gli altiforni l'azienda viene invitata ad effettuare "una valutazione dei rischi connessi alla presenza di monossido di carbonio negli ambienti lavorativi al fine di determinare le aree con potenziale presenza di CO in atmosfera". Sono, invece, "oltre settanta le osservazioni presentate da Legambiente in un documento di sedici pagine" al piano delle misure ambientali dell'Ilva di Taranto. Per Legambiente, "ad un anno dall'approvazione del provvedimento di riesame dell'AIA, si registrano ritardi spesso del tutto intollerabili nell'attuazione delle prescrizioni ivi contenute.
  La revisione dei loro tempi di esecuzione - dice l'associazione - attribuisce al "piano ambientale" valenza di vera e propria sanatoria per quanto riguarda il comparto "aria".(AGI).

 ALLEGATO

 Si pubblicano le osservazioni di ARPA Puglia in riferimento alla proposta di Piano delle misure e delle attività di tutela ambientale e sanitaria, predisposto dal comitato di esperti (ex art. 1, comma 5 del DL 61/2013 convertito in Legge n.89 del 2013) per lo stabilimento siderurgico ILVA di Taranto. (ARPA)





Piano ambientale Ilva: oltre settanta le richieste di modifica presentate da Legambiente

Oltre settanta le Osservazioni al Piano ambientale Ilva prodotte da Legambiente in un documento di sedici pagine (la versione integrale è disponibile in allegato) articolato in cinque capitoli e redatto per l'associazione da Leo Corvace.