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sabato 4 luglio 2015

Contaminazione da decreti

Verdi: continua lotta contro chi vuole morte Taranto

"Noi continueremo a lottare e a ribellarci contro chi vuole la morte di Taranto" sulla questione Ilva siamo allo scontro tra le istituzioni. Il Governo ha tirato fuori dal cilindro l’ennesimo decreto per lasciare produrre in 'Santa Pacè l’AFO 2, l’altoforno assassino". Lo affermano in una nota i Verdi di Taranto in relazione all’ultimo decreto del governo sull'Ilva.
"La magistratura dopo avere disposto il sequestro senza facoltà d’uso – affermano i portavoce cittadino Ada le Noci e provinciali Vincenzo Fornaro e Annalisa Montanaro – si ritrova nuovamente di fronte ad un decreto che garantisce la produzione e non protegge le vite degli operai e dei cittadini. Lo stesso altoforno avrebbe dovuto fermarsi ben tre anni fa, ma un decreto lo salvò insieme tutta l’area a caldo". "Se la proprietà potesse parlare – affermano ancora – sarebbe enormemente riconoscente a tutti i governi che si sono succeduti in questi anni, a differenza dei cittadini di Taranto. Ormai in Italia si legifera solo tramite decreto legge, la democrazia non esiste più e la magistratura deve scontrarsi con l’esecutivo ogni volta che si parla di acciaio".
"Noi Verdi Taranto – concludono – ci ostiniamo a chiedere giustizia e verità per questa terra, ma ci rendiamo conto che il comportamento e la faziosità della politica nazionale e la mancanza di rispetto per gli abitanti e i lavoratori di questa città, ci impongono di continuare con ancora più impegno nell’opera di denuncia e resistenza rispetto a logiche produttive antieconomiche e insostenibili per questa città. Noi continueremo a lottare e a ribellarci contro chi vuole la morte di Taranto". (GdM)

lunedì 16 febbraio 2015

Quei gran geni degli assessori scelti da Stefano & co!



Ilva, «Pezzi di...», il fuorionda dell'assessore Baio a “La gabbia” scatena un putiferio. Pd e Verdi: «Si dimetta»

La segreteria cittadina del Pd e i Verdi di Taranto, in due note distinte, chiedono le dimissioni dell'assessore all'Ambiente del Comune di Taranto, Vincenzo Baio, per le dichiarazioni rilasciate a un inviato della trasmissione 'La Gabbia' di La 7 durante la conferenza stampa di presentazione dell'avvio delle bonifiche.
In un fuorionda mostrato ai telespettatori, Baio parla del decreto Ilva e dice: «Nonostante tutte le promesse e le passerelle ? è un decreto in cui non c'è niente?. che devo dire che sono una massa di pezzi di ... se lo potessi dire lo farei».
Per il Pd «chi non si sente adeguato ha il dovere di lasciare il campo a chi vuol fare qualcosa per questa città. Non possiamo perderci ancora dietro i se o i ma di chi ha dubbi. Crediamo che il sindaco abbia il dovere di richiamare il dottor Baio, chiedere chiarimenti ed all'assessore di spiegare le ragioni di quanto affermato, e se queste non convincono sollevarlo dall'incarico di fiducia dato a suo tempo».
I Verdi fanno rilevare «lo scollamento totale tra le considerazioni personali di Baio e la posizione ufficiale dell'amministrazione cittadina, che ripropone il tema 'Taranto' nel modo peggiore, relegando la discussione a mero gossip, lontanissimo dalla verità e dagli interessi della comunità».(Quot)

martedì 28 ottobre 2014

La più grande collezione di esposti d'Italia!

Presentato, questa mattina, un esposto in Procura da parte di Angelo Bonelli e dal gruppo dei Verdi-Taranto Respira.


 Ottobre 2014: la farsa di Taranto s’iscrive in questo lasso di tempo. Il suo epilogo è segnato dallo scorrere lento di due inutili anni. L’alfa e l’omega degli impegni disattesi, del tutto cambi perché nulla cambi. Il 26 luglio del 2012: una data spartiacque, si sperava. L’appuntamento con la storia a lungo atteso. L’avvio di una nuova era. I Riva e il sottobosco di un potere locale denudato, putrido e osceno tanto nelle sue fattezze quanto nei suoi propositi, messi con le spalle al muro. Gli impianti della grande industria posti sotto sequestro perché inconciliabili con un’idea moderna di vita. Il lavoro eroico e sobrio di un magistrato lontano dal narcisismo insopportabile di certe procure. Tutto sembrava volgere al meglio. E, invece, niente. La fabbrica dell’acciaio più scadente d’Europa continua a sputare veleni e a farsi beffa del diritto. Gioca a ridicolizzare la sofferenza umana. Semina morte e malattie con la complicità di uno Stato connivente. Senza alcun alibi, ormai. Trasferitosi alla Leopolda e appeso agli slogan di una politica che si nutre di avanspettacolo e siparietti kitsch. Nonostante 3 Governi, 2 commissari straordinari, 7 decreti salva-Ilva e una sentenza della Corte costituzionale, Taranto resta la pietra dello scandalo di un Paese fantozziano. Troppo brutto per essere vero o, forse, troppo vero per essere ascrivibile alle categorie del brutto.
L’esposto presentato questa mattina in Procura da Angelo Bonelli, e dal gruppo dei Verdi - Taranto Respira, è l’estremo tentativo di ricongiungere un barlume di verità con la storia recente di una città sempre più zona franca della decenza. Cinque i punti su cui si regge il dossier elaborato dalle forze ecologiste e consegnato agli organi inquirenti: mancata attuazione delle prescrizioni Aia; analisi aggiornata del progetto sanitario “Sentieri”; considerazioni sulla perdurante assenza di un Piano industriale elaborato dal Governo che seguisse quello ambientale; parere motivato da parte dell’Unione Europea sulle infrazioni ambientali compiute dallo Stato italiano in relazione alla vicenda Ilva; sentenza n° 85 della Corte costituzionale. I cinque angoli di un immaginario pentagono della vergogna e delle impunità diffuse. Il monitoraggio in continuo sulla qualità dell’aria respirata dai tarantini mai partito. Eppure, questa specifica attività, rappresentava uno dei punti qualificanti della nuova Aia. L’aumento del 54% delle patologie tumorali rispetto alla media pugliese nel biennio 2008-2010 che configura una chiara ed inequivocabile reiterazione del reato. La mancata attuazione del Piano industriale che, come previsto dal decreto 61 del 2013, seguisse dopo trenta giorni quello ambientale pena l’attribuzione di reati civili e penali in capo ai commissari straordinari (prima Bondi e dopo Gnudi). E, ancora: il procedimento d’infrazione, predisposto dalla Commissione europea contro l’Italia, corroborato da una condotta omicida seguita dall’azienda – e dalle istituzioni preposte - contro la popolazione inerme assieme alla non corrispondenza tra la sentenza della Consulta e i lavori di bonifica che sarebbero dovuti partire all’interno dello stabilimento siderurgico.
Non manca niente per gridare al colpo di Stato. C’è di tutto e di più in questa sporca vicenda di gattopardi e pregiudicati. Una sospensione silente della civiltà giuridica. Un vulnus democratico la cui violenza omertosa non ha eguali nel resto del Paese. Lo scivolamento di un'intera città nel cono d’ombra dell’indeterminatezza. L’alfa e l’omega di Taranto, per l’appunto: emblema di un’Italia data in subappalto a buffoni e ciarlatani.  (Cosmopolismedia)

giovedì 18 ottobre 2012

Cronache dal Circo Ministeriale

Ilva, al via tra le polemiche il vertice su Aia
Ferrante: "Per ora non lasciamo Taranto"

"Per il momento non è ipotizzabile lasciare Taranto": il presidente dell'Ilva, Bruno Ferrante, non esclude più l'opzione di chiudere il siderurgico nel capoluogo jonico se non dovesse andare in porto la nuova Aia, l'autorizzazione integrata ambientale. Ferrante lo ha detto lasciando il ministero dell'Ambiente, dove è in corso la conferenza di servizi per il rilascio del provvedimento. Una "maratona" cominciata tra le polemiche.
La bozza
Il provvedimento, che dovrà essere firmato dal ministro Corrado Clini, impone all'azienda siderurgica più grande d'Europa una serie di prescrizioni ambientali e di investimenti da fare nel giro di un triennio affinchè siano ridotte le emissioni inquinanti nell'aria, che a luglio scorso hanno portato la magistratura a sequestrare tutti gli impianti dell'area a caldo con l'accusa di disastro ambientale. Presenti al ministero, oltre a Ferrante, anche l'assessore all'Ambiente della Regione Puglia Lorenzo Nicastro, il direttore dello stabilimento Adolfo Buffo. Tra i rappresentanti degli enti locali è invece arrivato il sindaco di Statte Angelo Miccoli che ha ribadito la necessità di un rinvio di 90 giorni dell'approvazione dell'Aia così come l'inserimento nel documento del danno sanitario.
Gli ambientalisti
In mattinata al ministero una serie di associazioni ambientaliste hanno depositato le loro osservazioni
all'Aia. Tutte chiedono modifiche ampie e sostanziali. Peacelink, uno dei movimenti ambientalisti, chiede per esempio che il rilascio dell'Aia sia prorogato di 90 giorni, mentre il ministro dell'ambiente, Corrado Clini intende firmare il provvedimento a conclusione di questa fase istruttoria, ed evidenzia, altresì, come per una serie di inquinanti - Ipa, Pm10 e piombo - è solo prevista la loro misurazione ma non c'è un limite alle emissioni come nel caso della diossina.
Altamarea chiede invece che l'Ilva consegni alla pubblica amministrazione "una fideiussione bancaria per un importo non inferiore al costo stimato di tutti gli investimenti necessari per rispettare le prescrizioni inserite nell'Aia". Altri movimenti ambientalisti chiedono invece ai rappresentanti delle istituzioni locali di non firmare l'Aia denunciando quelle che ritengono essere carenze e omissioni. Contestato è anche il fatto che l'Aia si concentri solo sulle emissioni nell'aria, non è quindi un'autorizzazione integrata osservano gli ambientalisti, e rinvii a provvedimenti successivi - peraltro già scadenzati - i nodi relativi ad emissioni delle centrali, discariche, rifiuti e acque.
Gli enti locali
Alla conferenza odierna partecipano anche Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto e Comune di Statte. La Regione vuole che l'Aia inglobi gli obblighi della legge regionale sulla valutazione relativa al danno sanitario provocato dall'inquinamento oltre a un riesame dell'Aia a fronte di criticità che dovessero emergere.
L'azienda
L'Ilva fa presente come già l'attuale produzione minima del siderurgico di Taranto sia di 8,6 milioni di tonnellate di acciaio l'anno e non 8 milioni che rappresenta il tetto della nuova Aia. Inoltre, rileva l'Ilva, anticipare di un anno da luglio 2015 a luglio 2014 la fermata per rifacimento del grande altoforno 5 "avrebbe riflessi negativi sull'occupazione" perchè questi lavori all'impianto "richiedono congrui tempi di progettazione, fornitura e costruzione di componenti". Se l'altoforno 5 si dovesse fermare prima, sottolinea l'Ilva, non si escludono riflessi per l'occupazione, ma l'azienda dice anche che il fermo immediato e contestuale di quattro batterie delle cokerie - 3, 4, 5, e 6 - "non è compatibile con la marcia dei restanti altiforni in quanto verrebbe a non essere più disponibile il coke necessario". Più tempo poi l'Ilva chiede per progettare la copertura parziale o totale dei parchi minerali: sei mesi anzichè i due dell'Aia con ultimazione dei lavori a marzo del 2016. L'Aia ha lo scopo di 'mettere a norma' sotto il profilo ambientale l'Ilva di Taranto, imponendo un taglio all'inquinamento, ma è tutto da vedere quale sarà il giudizio che ne darà la Procura di Taranto, che sul tema si è infatti riservata, e soprattutto se questo sarà sufficiente a bloccare lo spegnimento immediato degli impianti chiesto e ribadito dalla stessa Procura.
Le proteste
Sul fronte del lavoro non si placa la proresta. "L'arma degli operai non è il sostegno a Riva e Governo ma quella della lotta. Noi vogliamo uno sciopero unitario e di massa contro Riva e Governo per una reale messa a norma". E' quanto propongono gli operai del siderurgico aderenti allo Slai Cobas per il sindacato di classe ai colleghi e alle organizzazioni sindacali presenti in fabbrica. I Cobas propongono lo stato di agitazione dal 19 ottobre.
"Noi - sostengono - consideriamo la nuova Aia ancora insufficiente per una vera messa a norma dello stabilimento, a tutela di salute e sicurezza. Ci sono tempi ancora troppo lunghi per fermo impianti e rifacimento, per la copertura parchi minerali, e i volumi produttivi previsti sono troppo alti". "Gli operai - osservano - devono far sentire la loro voce autonoma in tutte le forme possibili fuori dall'aziendalismo servile, ma anche da quell'ambientalismo che vuole solo la chiusura della fabbrica come soluzione. Siamo contrari a piani di fermata e cronoprogramma che non mettano al primo posto la tutela del lavoro e del salario per tutti gli operai Ilva-indotto, senza cassa integrazione straordinaria ed esuberi". (Repubblica)


Ilva Taranto. Parere favorevole al documento Aia. Nicastro soddisfatto

“Oggi abbiamo compiuto un altro passo in avanti. Gli enti locali dopo che la conferenza di servizi ha fatto proprie le prescrizioni della Regione hanno dato parere favorevole al documento di Aia. Come si ricorderà siamo arrivati in Conferenza con un documento con le nostre prescrizioni approvato dalla giunta in cui avevamo codificato la richiesta di inserire come prescrizione l'esame delle risultanze della prima valutazione del danno sanitario in corso di redazione e che, in caso di criticità rilevate, il Ministero dell'Ambiente si faccia carico di riesaminare l'Aia alla luce dei dati emersi. Questo vuol dire che l'Autorizzazione lungi dall'essere il punto di arrivo diventa un punto di partenza, un provvedimento amministrativo cui l'azienda si deve attenere in tempi certi e sotto un controllo stretto. Un provvedimento che, laddove dovessero emergere nuovi elementi, dovrà essere riaperto”. Così l'Assessore alla Qualità dell'Ambiente Lorenzo Nicastro al termine della Conferenza di Servizi presso il Ministero dell'Ambiente. “A questo punto – conclude Nicastro – credo che la questione sia una ed una soltanto: Ilva se non vuole lasciare Taranto ha come unica via quella degli investimenti congrui e correttamente finalizzati”. (Newspuglia)


Ilva: sindaco Taranto, ho firmato Aia ma con vincolo 3 mesi

"Ho firmato ma con un vincolo a tre mesi: cio' significa se entro il 31 gennaio prossimo non toccheremo con mano dei risultati concreti, ritireremo la nostra fiducia. La chiamo fiducia perche' vogliamo dare fiducia al Governo sugli impegni presi". E' quanto ha affermato il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano, uscendo dalla Conferenza dei servizi sull'Ilva di Taranto (AGI)

ILVA, l’Aia non piace a nessuno e potrebbe saltare

I Verdi, attivissimi in questo periodo, hanno annunciato una denuncia alla Procura di Roma contro il Governo in quanto, supportati dai pareri di Legambiente, Peacelink, Altamarea ed alcune associazioni di medici, ritengono non sufficienti i provvedimenti licenziati dal Ministero dell’Aia 2012, sono state rilevate criticità ed in sostanza questa autorizzazione non consente di risolvere il problema che sta alla base della questione, e cioè che i tarantini continuano a morire per i fumi dell’ILVA. Per salvare capre e cavoli infatti, si finirà con il continuare a far ammalare i cittadini, riducendo però gli utili dell’azienda che, con tutti gli interventi che dovrà sostenere, rischia forse persino il fallimento. Facendo morire la capra e facendo marcire i cavoli. (ecologiae)


Ilva:su Aia necessari supplemento d'istruttoria e integrazioni

 Il WWF Italia è intervenuto alla Conferenza dei Servizi convocata presso il Ministero dell'Ambiente per deliberare sull'Autorizzazione Integrale Ambientale (AIA) sull'ILVA di Taranto e ha chiesto un supplemento di istruttoria, indicando puntualmente gli ambiti di miglioramento del provvedimento.
Quattro i punti essenziali sollevati nel corso dell'incontro:
1.La riduzione complessiva degli inquinanti viene calcolata in termini virtuali e non effettivi. Le emissioni massime ammissibili vengono infatti stimate sulla base di una produzione di 8 milioni di tonnellate di acciaio pari al 30% in meno rispetto ad una produzione di oltre 11 milioni di tonnellate. Quest'ultimo dato però non trova riscontro poiché le produzioni dell'ILVA dell'ultimo decennio attestano il picco massimo di produzione nel 2006 con poco più di 10 milioni di tonnellate e un picco negativo di produzione nel 2009 con meno di 5 milioni di tonnellate. Poiché le produzioni attuali risultano essere di poco superiori agli 8 milioni di tonnellate sembrerebbe che i dati siano stati elaborati per essere 'vestiti' su misura sull'azienda.
2.Le sostanze inquinanti con effetti patogeni (ed in particolare cancerogeni) vengono considerati in funzione dei loro "parametri conoscitivi": è quindi difficile credere che possano costituire limiti rigidi e vincolanti, basati sull'applicazione del principio comunitario di precauzione. A tale proposito il WWF ha chiesto alla Commissione di assumere come riferimento gli studi dell'Istituto Superiore di Sanità.
3.Le interferenze delle attività produttive con le falde acquifere dev'essere altrimenti trattata. A tale proposito il WWF ha ricordato che l'AIA deve contenere tutte le valutazioni di dettaglio delle autorizzazioni specifiche che altrimenti si sarebbe dovuto richiedere, compresa quella sulle acque. Non è dunque condivisibile, sia da un punto di vista sostanziale che metodologico, il rinvio a valutazioni successive dell'analisi sulla cosiddetta "matrice acqua".
4.Tempi troppo lunghi. I termini di adeguamento alle prescrizioni in alcuni casi sono pluriennali mentre in realtà la gravità della situazione renderebbe necessari interventi più urgenti (adempio esempio sono previsti 3 anni per la copertura del parco geominerario, 6 mesi servirebbero per la realizzazione di 6 centraline ambientali per il monitoraggio in continuo, numero insufficiente secondo il WWF, tempo insufficiente secondo l'ILVA che chiede addirittura 10 mesi; considerati eccessivi i tempi anche per gli interventi agli apparati produttivi).
Il WWF ha inoltre evidenziato altri due problemi di carattere generale che nel testo in discussione trovano risposte solo parziali: il tema dei controlli sull'attuazione delle prescrizioni e quello di un maggiore coordinamento con le procedure di bonifica.
1. I controlli vengono rimessi a relazioni trimestrali dell'ILVA e a successivi controlli da parte delle Istituzioni preposte. A tale proposito il WWF ha ricordato che tutta la storia, prima dell'Italsider e poi dell'Ilva è costellata da ritardi e inadempienze. E' quindi opportuno non soltanto prevedere il meccanismo dei controlli ma anche le contromisure che devono essere assunte in caso che questi riscontrassero inadempienze o applicazioni scorrette.
2. Il coordinamento delle prescrizioni contenute nell'Autorizzazione Integrata Ambientale con le azioni e gli obblighi indicati negli accordi relativi alla bonifica secondo il WWF appare fondamentale proprio per meglio legare l'Autorizzazione all'attività della fabbrica ad un'azione di recupero a favore di tutto il territorio.
Nell'intervento il WWF ha sottolineato l'importanza del ruolo del Ministro dell'Ambiente che sin dal 1990 con un proprio decreto aveva dichiarato "Area ad elevato rischio ambientale" l'allora stabilimento Italsider con le zone contigue dei comuni di Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte. Questa dichiarazione imponeva un processo di riqualificazione e risanamento che in realtà non è mai avvenuto nonostante il Ministero abbia reiterato l'atto nel 1997 e nonostante l'ENEA abbia prodotto nel 1998 un piano d'intervento in gran parte recepito, sempre nel '98, da un decreto del Presidente della Repubblica denominato "Piano di disinquinamento del territorio nella provincia di Taranto". Il Ministero ha poi con proprio decreto del 2000 definito il territorio dell'ILVA e le aree immediatamente circostanti come Sito di bonifica di Interesse Nazionale e ha tal fine perimetrato 32 kmq di aree pubbliche e private, 73 kmq per aree a mare, 9,8 kmq a Salina Grande; il tutto per una linea di costa interessata per circa 17 km. Da questa dichiarazione sono scaturite decine di riunione e incontri, progetti, accordi e programmi e tutto ciò non ha portato ad una vera e propria azione di riqualificazione ambientale.
A titolo di mero esempio, il WWF ha ricordato che la prima condanna della Magistratura per inquinamento da polveri dell'allora stabilimento Italsider è stata messa nei confronti dell'allora direttore dello stabilimento a 15 giorni di reclusione nel 1982. Da allora il problema sembra essersi di gran lunga complicato e proprio perché il WWF ritiene che la permanenza dello stabilimento dipenda dal rigore con cui la questione ambientale e della salute pubblica viene affrontata e gestita, ha chiesto maggiori specifiche nel provvedimento AIA e quindi un supplemento d'istruttoria per necessari approfondimenti. (alternativasostenibile)


 
Aia per Ilva di Taranto. Legambiente: "Servono  modifiche all'AIA per voltare definitivamente pagina"

La chiusura dell’altoforno 5 non può essere rimandata di 20 mesi e manca la previsione di chiusura immediata di alcune batterie delle cokerie e di alcuni altiforni, in evidente e inaccettabile difformità con le prescrizioni della Magistratura. Tre anni per la copertura dei parchi minerali sono un tempo eccessivamente lungo, e la riduzione della produzione di acciaio è un imperativo necessario per limitare le emissioni inquinanti in atmosfera e nel mare. Serve quindi adeguare la nuova autorizzazione anche a tutte le prescrizioni che la magistratura ha imposto all'azienda con il sequestro dell'impianto di fine luglio, senza le quali l'Aia non sarebbe efficace per la riduzione delle rilevantissime emissioni in atmosfera.
Questi, in estrema sintesi, i punti contestati da Legambiente alla nuova Aia per gli stabilimenti dell’Ilva di Taranto, nelle osservazioni  presentate in Conferenza dei Servizi.
“Il riesame – ha dichiarato il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani presente alla Conferenza dei Servizi – avrebbe dovuto tenere maggiormente conto dell’attuale contesto e quindi delle legittime aspettative dei cittadini esasperati dalla situazione sanitaria e ambientale. Seppure crediamo che questa nuova Aia presenti alcuni passi avanti importanti rispetto al passato, non possiamo accettare la sua incompletezza e quindi il rimandare a momenti successivi la definizione delle soluzioni relative al problema dei rifiuti, alla depurazione delle acque e alla gestione delle discariche”.
Per Legambiente è necessaria quindi un’Aia maggiormente rigorosa, definita sulla base delle valutazioni del danno sanitario indotto dall’esercizio dello stabilimento; l’adozione delle migliori tecnologie in assoluto e la prescrizione all’azienda di una fidejussione di importo adeguato per eventuali futuri interventi di dismissione e bonifica.
la mappa delle osservazioni Legambiente all’Aia
https://maps.google.it/maps/ms?msid=213993048453995818548.0004cc19cc6772d2c4df2&msa=0&ll=40.511189,17.200985&spn=0.104539,0.247192

ASSEMBLEA PUBBLICA: LUCI ED  OMBRE DELLA  NUOVA  AIA PER L’ILVA DI TARANTO
lunedì 22 ottobre,  dalle ore 17.30 alle ore 20.30 sala conferenze Biblioteca Comunale Acclavio(Piazzale Bestat - Taranto), intervengono Leo Corvace  Legambiente Taranto  Giorgio Assennato Direttore Generale Arpa Puglia coordina Lunetta Franco Presidente Legambiente Taranto

venerdì 22 luglio 2011

Bonelli "espone" alla procura sull'Ilva

ILVA: TARANTO; BONELLI (VERDI), ESPOSTO ALLA PROCURA DI ROMA SU AIA
GRAVISSIMO CHE NON SIA STATA PRESA IN CONSIDERAZIONE NOTA DEL NOE
INVIATO ALLA COMMISSIONE IPCC IL GIORNO PRIMA DEL PARERE FAVOREVOLE ALL'AIA


"Ho presentato un esposto alla Procura di Roma affinché si verifichi se sono stati commessi reati di omissione in atti d'ufficio e falso nel rilascio dell'Aia (Autorizzazione Integrata ambientale) all'Ilva di Taranto". Lo dichiara il Presidente Nazionale dei Verdi Angelo Bonelli che ha deciso di rivolgersi alla magistratura dopo aver appreso che il giorno precedente alla riunione che ha dato il disco verde all'autorizzazione il Noe (Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri) aveva inviato una nota al ministero dell'Ambiente in cui si segnalavano gravi irregolarità riscontrate nel corso dei 40 giorni di indagini e appostamenti riguardanti lo stabilimento dell'Ilva che non sarebbe stata presa in considerazione.
"Il non aver preso in considerazione i rilievi del Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri ci preoccupa fortemente perché dimostra che si voleva concedere l'autorizzazione a prescindere da tutto, in questo caso anche dell'inquinamento e della salute dei cittadini di Taranto - conclude Bonelli -. Ci saremmo aspettati che la Commissione IPCC e la Conferenza di servizi rinviassero la decisione in base alle gravi contestazioni e informazioni contenute nella nota dai Carabinieri. Invece si è preferito chiudere il procedimento con un parere 'espresso' come se nulla fosse accaduto e per questa ragione noi Verdi abbiamo deciso di presentare un esposto a Giovanni Ferrara, capo della Procura di Roma alla Procura di Roma, affinché si accertino i fatti e si verifichi se ci sono stati reati".
"Quanto è accaduto con l'Autorizzazione integrata ambientale all'Ilva ha dell'incredibile - dichiara il presidente dei Verdi della provincia di Taranto Gregorio Mariggiò - Gli unici a pagare le conseguenze di quest'autorizzazione, che abbiamo contestato dal primo momento, sono i tarantini che da decenni devono fare i conti con l'inquinamento più alto d'Italia".

Comunicato stampa FEDERAZIONE NAZIONALE VERDI

martedì 1 marzo 2011

Matrimoni difficili... E grandi delusioni!

COMUNICATO STAMPA: LE POLITICHE AMBIENTALI IN PUGLIA UN FALLIMENTO. AVETE SPOSATO I POTERI FORTI.

Con troppa superficialità e supponenza, a nostro avviso, l’Assessore Nicastro risponde al comunicato stampa dei Verdi, a proposito della legge regionale sul benzo(a)pirene. I rapporti Stato –Regioni, in materia di ambiente, non sono poi così semplici e scontati come egli vorrebbe far credere. Infatti, mentre sembrerebbe superfluo ricordare l’articolo 117 della Costituzione italiana (“Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali”), consigliamo invece all’Assessore di rileggere la sentenza n°62 del 2005 della Corte Costituzionale, che attribuisce alla tutela ambientale la natura di “materia trasversale”, il che consente al governo di usarla come grimaldello sulle competenze regionali. La Corte, cioè, ha riconosciuto allo Stato il potere di fissare standard di tutela uniformi sul territorio nazionale. E’ stata questa sentenza che ha consentito la censura di alcune leggi regionali che dichiaravano il territorio regionale “denuclearizzato” e invadevano così la competenza esclusiva statale in materia di tutela dell’ambiente. E’ lecito dunque dubitare dell’efficacia della legge regionale testé approvata, come deterrente rispetto a quanto stabilito dal decreto 155/2010, non solo riguardo ai livelli di benzo(a)pirene, ma anche ai termini temporali: dire infatti ”nel più breve tempo possibile”, anche l’Assessore ammetterà, è abbastanza generico, trattandosi di un cancerogeno di classe “A” e non di borotalco! Al contrario, ci chiediamo ancora una volta perché la Regione Puglia non abbia sollevato la questione di legittimità, entro il 14 novembre 2010, rispetto al decreto 155/2010, in quanto non rispondente alla Direttiva europea 50 del 2008, come noi Verdi avevamo richiesto circa 6 mesi fa. Tra l’altro, è falso che il DLgs 155 abbia “spostato solo i limiti”! I limiti sono resi compatibili con i costi economici da sostenere per l’intervento tecnologico atto al rispetto degli standard di emissione e validi anche rispetto all’uso delle migliori tecnologie disponibili da applicare nel procedimento di AIA. L’Assessore Nicastro, sempre a nostro modesto avviso, dovrebbe esercitare il proprio senso critico anche verso la politica ambientale della Regione nell’ultimo decennio. Tra il 2002 e il 2007 la spesa consolidata nel settore ambientale è cresciuta di 3 euro ogni mille euro spesi nel 2002 (Istat 2009)! La raccolta differenziata è meno del 10% (Rapporto Ispra sui rifiuti), mentre la norma nazionale ne fissa il limite al 60% da raggiungere al 31 dicembre del 2011. I rifiuti smaltiti in discarica sono passati da 416 Kg per abitante nel 2002 a 480 Kg nel 2008. La regione smaltisce in discarica l’80% degli RSU. La Puglia si colloca al secondo posto, subito dopo la Lombardia, per emissioni di gas serra. Il primato italiano di emissioni da centrali termoelettriche è detenuto dalle centrali a carbone di Brindisi,con 13 milioni di tonnellate di CO2 (Brindisi sud) e 1,8 milioni (Brindisi nord)! La produzione di eolico è il 4,8 % della produzione elettrica totale, e quella del fotovoltaico è di 2 Kwh ogni 1000 complessivamente prodotti. Sarebbe interessante che l’Assessore fornisse i dati su quante Autorizzazioni Integrate Ambientali regionali ha concesso il suo ufficio, considerato che il dlgs 59 è del 2005. A Statte, infine, giacciono 30.000 fusti contenenti scorie radioattive che, stando ai sequestri disposti dalla magistratura, non sono proprio stoccate in sicurezza. Indirizzi, l’Assessore, i suoi strali verso chi ha responsabilità operative e competenze per tutti i problemi sopra evidenziati, invece di diffondersi in rassicurazioni infondate riguardo alla tutela della salute di cittadini di Puglia.

gregorio mariggiò - presidente dei verdi della provincia di Taranto.

domenica 16 maggio 2010

Le idiozie di Franzoso

«La colpa dei ritardi per il porto di Taranto sono dell’attuale governo»

«Nella conferenza stampa tenuta dai consiglieri provinciali del PD è emersa la condivisa esigenza di indirizzare l’azione politica verso il rilancio del porto di Taranto, visto come volano occupazionale e di riconversione produttiva. Nella conferenza è stata stigmatizzata anche la posizione dell’on. Franzoso, che scarica su Pecoraro Scanio le colpe dei ritardi accumulati nelle procedure di approvazione delle opere necessarie al rilancio del porto di Taranto.
L’on. Franzoso scarica sull’ex Ministro Pecoraro Scanio i ritardi, per mascherare la inadeguatezza del suo partito a rappresentare gli interessi di Taranto e dei suoi cittadini. Le opere del porto di Taranto furono inserite tra le opere strategiche nella delibera CIPE 121 del 21 dicembre 2001 come prima applicazione dell’ex Legge obiettivo (L 443/2001). Il progetto preliminare fu approvato con delibera CIPE n 74 del 2003. La concessionaria “Taranto logistica Spa” trasmise al Ministero dell’Ambiente il progetto definitivo, il 29 maggio 2007 e la pubblicazione dello studio d’impatto ambientale, previsto dalla normativa comunitaria, avvenne il 31 ottobre 2007.
La stessa normativa prevede che i soggetti interessati possono presentare osservazioni e la scadenza fu fissata per il 15 dicembre 2007. L’istruttoria tecnica da parte della Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente iniziò il 13 febbraio 2008 e il Governo dell’on. Franzoso al primo consiglio dei Ministri, svoltosi a Napoli nel giugno 2008, dichiarò decaduta la Commissione VIA. Le colpe pertanto sono tutte del Governo di centrodestra e della sua scarsa sensibilità verso le problematiche di questo territorio. Sono trascorsi, infatti, due anni dal giugno 2008 e il progetto definitivo è ancora da approvare presso la nuova Commissione VIA nominata dal Governo di centrodestra. Invitiamo l’on. Franzoso a consultare il sito del Ministero dell’Ambiente, Direzione VIA, per evitare di lanciare accuse infondate.
Gregorio Mariggiò, Presidente provinciale del Partito dei Verdi di Taranto (Manduriaoggi)

mercoledì 10 febbraio 2010

Altamarea non si tira per la giacchetta!

A proposito della dichiarata adesione dei Verdi di Taranto (vedi articolo sotto), il Comitato per Taranto ed i suoi membri che fanno parte del coordinamento di cittadini ed associazioni Altamarea vuole precisare che tale (ri)costituendo partito, in quanto tale, non può far parte di un gruppo vastissimo ed apartitico come Altamarea. Al limite può condividerne la piattaforma della manifestazione e tradurne le istanze nel suo agire politico.
Ma qui, il ruolo del Comitato, di informazione e memoria storica-ambientale della città, smentisce anche questa affermazione in quanto il rappresentante dei Verdi di Taranto, tale Roberto de Giorgi, "Garante dei Verdi" per la Provincia di Taranto, sostiene la riapertura del vecchio inceneritore dell'AMIU, che esalerà diossina e polveri sottili su tutto il territorio tarantino.
Non solo il no agli inceneritori è parte integrante della piattaforma condivisa di Altamarea, ma il De Giorgi, pagato dall'AMIU con una consulenza (pertanto in evidente conflitto di interessi) ha più volte accusato gli ambientalisti, che in Altamarea offrono volontariamente il loro lavoro per la città, di essere "oligofrenici", cioè idioti!
Pertanto, approfittiamo per ribadire, ai Verdi e - cosa per noi più rilevante - ai cittadini, che Altamarea non è disposta a diventare una medaglietta che i politici si applicano sulla giacchetta all'occorrenza senza che non ci siano garanzie reali e provate di condivisione totale di tutte le azioni intraprese per una città più sana e soprattutto onesta!

Tra l'altro, i Verdi tarantini si sono permessi di segnalare la presenza di Altamarea al proprio congresso senza chiedere al coordinamento alcuna autorizzazione. Pertanto il manifesto da loro distribuito, e qui riportato, è falso e mendace. Nessun membro di Altamarea ha presenziato all'assemblea in quanto delegato.

domenica 12 ottobre 2008

La regione democratica pugliese...


...sceglie di imporre ai manduriani le sue scelte tragicamente sbagliate!

Dissalatore del Chidro, Introna avverte:
O Manduria dice sì, o faremo una legge


di NANDO PERRONE

MANDURIA - Il dissalatore delle acque del Chidro s'ha da fare. L'assessore regionale ai Lavori Pubblici, Onofrio Introna, pare non voglia sentir ragione. «Cercheremo di convincere i cittadini di Manduria che si tratta di un’opera fondamentale per la Regione» ha dichiarato l’altro ieri Introna, pur consapevole che, in più circostanze, in passato, Manduria ha sempre manifestato un deciso e unanime rifiuto a questo progetto. «Ma se da Manduria non arriverà l’assenso» ha poi aggiunto Introna, «servirà una leggina di venti parole (attesa nel prossimo Consiglio Regionale), che ammorbidisce la tutela ambientale delle riserve naturali e, poi, l’opera si potrà appaltare».

Eppure fu proprio Introna, nel settembre del 2007, in piazza Garibaldi, a Manduria, durante la Festa dei Socialisti, a rassicurare la comunità manduriana e le associazioni ambientaliste. «Prendo atto del parere contrario espresso, all’unanimità, dal Consiglio Comunale di Manduria» affermò in quel contesto Introna. «Finchè ci sarà l’attuale Amministrazione Regionale a governare, i cittadini di Manduria possono stare tranquilli: rispetteremo la loro volontà». Nel giro di pochi mesi, evidentemente, il parere della città e del Consiglio Comunale non ha più questo valore, se la Regione spera di by passare i vincoli esistenti attraverso una leggina ad hoc.

«Mi risulta che nella modifica che si intende apportare alla legge si specifica che la sua valenza è condizionata al parere che l’Arpa dovrà esprimere sul provvedimento» fa notare il manduriano Gregorio Mariggiò, componente il coordinamento regionale dei Verdi. «Poi non mi sembra così scontato che il Consiglio Regionale licenzi quella modifica alla legge. Il presidente della Commissione Ambiente della Regione, Pietro Mita, ha pubblicamente affermato di voler ascoltare, prima di dare l’o.k. alla modifica della legge, i Verdi e il Comune di Manduria». I Verdi hanno posto in atto anche altre strategie per impedire la realizzazione del dissalatore. «Abbiamo inviato una petizione al Parlamento Europeo» ricorda Mariggiò. «Sappiamo con certezza che la Regione Puglia è sotto osservazione e che se saranno notate delle infrazioni (ad esempio il mancato rispetto della volontà popolare), il Parlamento Europeo interverrà immediatamente. Ho anche notizie che il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, ha assicurato che terrà conto dell’orientamento del Parlamento Europeo. La legge voluta da Introna, quindi, potrebbe pure passare. Ma dall’approvazione della legge alla realizzazione dell’impianto il passo non sarà così semplice come sembra. Vorrei poi sapere come si sta muovendo il centrosinistra, che a Manduria ha espresso parere negativo. Perché non fanno pressioni nei confronti dei loro referenti regionali, così come facciamo noi Verdi?»

9/10/2008

da La Gazzetta del Mezzogiorno online

giovedì 20 settembre 2007

La festa del sole a Manduria



Festa del Sole 21-22-23 Settembre 2007 a Manduria (TA) -
Piazza Garibaldi.
RIFLESSIONI E PROPOSTE PER UNA POLITICA ECOLOGISTA NEL NOSTRO TERRITORIO
(Dissalatore e risorse idriche, eolico,gestione dei rifiuti,
cittadinanza attiva, legalità)

Programma:

Venerdì 21 settembre 2007.
Ore 18,30 - Forum
Interverranno:
- Cecilia De Bartholomaeis (Presidente Verdi Manduria)
- Angelo Bonelli (Capogruppo Verdi alla Camera dei deputati)
- Ippazio Stefano (Sindaco di Taranto)

Ore 22,00 - Videoproiezioni: -"Un anno di Satira...... ..e non
solo" (vignette satiriche
di Paolo Piccione)
-"Beppe Grillo al V-Day di Bologna".

Sabato 22 settembre 2007.
Ore 18,30 - Forum
Interverranno:
- Leonardo Lecce (Prof.re ordinario Univ.Federico II -
Napoli)
- Roberto De Giorgi (Consulente ambientale)
- Antonio De Giorgi (Associazione Grande Salento)
- Mimmo Lomelo (Ass.re Regionale al Diritto allo Studio)

Ore 20,30 - Concerto:
- NAPO QUINTET
da Genova il più emozionante omaggio a Fabrizio De
Andrè.

Domenica 23 settembre 2007.
Ore 18,30 - Forum
Interverranno:
- Erasmo Venosi (Consulente Ministero dell'Ambiente)
- Giulio Farella (Comitato per Taranto)
- Magda Terrevoli (Presidente Regionale Verdi Puglia)

Ore 20,30 - Concerto:
- BandaAdriatica
Una fanfara scatenata tra Salento e Balcani: Melodie e ritmi
dalle due sponde dell'Adriatico.

In Piazza: Punti Ristoro, prodotti tipici, stands
espositivi, imprendoria ecosostenibile.
Saranno inoltre presenti le seguenti associazioni: COCHICO,
Amnesty International, Amici di Beppe Grillo.

per informazioni: www.verdimanduria. it - 3384711174
-3687305100.