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giovedì 13 giugno 2013

E mo beccatevi sto MinCulPop!

Lu sole lu mare e... Operation Smile Italia... sulla Cavour, una nave da GUERRA! Mentre in tutta Italia tagliano i fondi alla sanità...
La televisione di Stato è sempre pronta per il MinCulPop, ligia a lavare la conscienza di chi ripaga morti e inquinamento con decreti salvaladri e spese militari... Cosa c'è di bello in questa ennesima pagliacciata?
I (potenziali) turisti non se la bevono, sto programma va bene solo per quei  tarantini provinciali che si sentono cagati sul mainstream nazionale!
La Taranto che "vuole ricominciare" è quella frustrata e umiliata dall'alleanza tra speculazione, poteri forti e infedeli servitori dello Stato, che poi buttano due spiccioli mandando qualche giornalista a far gite in barca con gli sfondi finti!

Lineablu: Nella Taranto che vuole ricominciare
In onda sabato 15 giugno 2013 alle 14.00

 
Nella Taranto marina che vuole ripartire tentando di riprendersi dalle criticità provocate dalla situazione dell’Ilva, si svolge sabato 15 giugno alle 14:00 su Rai 1 la seconda puntata della ventesima edizione di Lineablu, la trasmissione dedicata all’infinito mondo marino. Donatella Bianchi esordirà illustrando con immagini inedite e riprese tutte particolari, le caratteristiche storiche e naturali di una città che vuole riproporsi come centro metropolitano di eccellenza storica che si candida a Capitale europea della Cultura per l’anno 2019. Si parlerà inoltre di attività consolidate come la miticoltura e dei rapporti storici con la presenza della Marina Militare e il suo arsenale. A bordo della portaerei Cavour ancorata a Taranto si svolgerà l’attività di Operation Smile Italia, una importante iniziativa della Marina Militare in collaborazione con il Ministero della Difesa e la Protezione Civile. Sulla nave si realizzeranno interventi operatori chirurgici di laparotomia in simultanea con sale operatorie di Istanbul, New York, Londra su bambini di tutto il mondo colpiti da drammatici eventi naturali. Fabio Gallo, 28 anni, volto giovane di Unomattina che partecipa alla trasmissione accanto alla Bianchi, anticiperà da Imperia con il professor Corrado Piccinetti alcuni argomenti enogastronomici e nutrizionali della manifestazione genovese “Sapori da sfogliare”. In chiusura di puntata, Fabio Gallo con il professor Giorgio Calabrese illustrerà le proprietà e le caratteristiche del pregiato olio ligure. Il programma in occasione dei vent’anni è trasmesso interamente in alta definizione. Risalteranno così ancora di piu’ le bellezze, i colori, i contrasti del Mediterraneo di cui Taranto rappresenta un visibile, suggestivo esempio. - (RAI)

giovedì 7 marzo 2013

Tutti al tavolo: l'incidente è servito!

ILVA TARANTO: P. CHIGI, AREE DEMANIO MILITARE AD ABITAZIONI

Per potenziare i flussi informativi tra tutti i soggetti coinvolti e favorire il massimo coordinamento degli interventi - prosegue la nota - sono stati invitati a partecipare al Tavolo interistituzionale anche il Garante per il monitoraggio dell'esecuzione delle prescrizioni contenute nell'autorizzazione integrata ambientale per l'ILVA Pres.
  Vitaliano Esposito, il Commissario straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto Alfio Pini, il Commissario straordinario per il porto di Taranto, Sergio Prete. I tre Commissari straordinari hanno manifestato particolare interesse al loro diretto coinvolgimento al Tavolo per una piu' ampia ed efficace sinergia degli interventi da realizzare sul territorio a cura di tutte le amministrazioni locali e centrali coinvolte.
  Le Autorita' locali hanno espresso la loro soddisfazione per il sostegno e la collaborazione di tutti i soggetti istituzionali partecipanti per dare risposte concrete alle numerose e gravi problematiche della citta' di Taranto e dell'area Jonica. Il sindaco di Taranto, Stefano Ippazio, ha manifestato il suo apprezzamento per la disponibilita' offerta dal Ministero della Difesa, nonche' per l'avvio, da parte del Ministero dell'Ambiente e della locale Capitaneria di Porto, di una indagine a vasto raggio per individuare tutti gli scarichi che riversano nel Mar Piccolo; e per l'attivazione, a cura del Ministero della Salute, di un Osservatorio per il monitoraggio dei danni ambientali e sanitari derivanti dall'attivita' dell'ILVA di Taranto. (AGI)

Nuovo incidente sul lavoro all’Ilva di Taranto, la denuncia dal sindacato di base Usb

Oggi all’Ilva di Taranto si è verificato un nuovo incidente sul lavoro. A renderlo noto è il sindacato di base Usb.
L’infortunio si è verificato presso la zona fossa dell’acciaieria 2. Secondo la ricostruzione dell’organizzazione sindacale, “un carroacciaio ha investito un carrello elevatore in transito, il cui operatore è rimasto ferito”.
L’Usb invita quindi l’azienda, la direzione provinciale del Lavoro e lo Spesal dell’Asl ad “intervenire urgentemente sull’accaduto tenendo conto che stiamo assistendo ad una catena inarrestabile di infortuni sul lavoro sempre nella stessa azienda”.
L’Usb inoltre invita la direzione dell’Ilva “a riferire in merito a quest’ultimo increscioso episodio di disattenzione verso la sicurezza dei propri dipendenti che continuano ad essere vittime della consueta carenza di misure preventive per la tutela dei lavoratori”.(Paesenuovo)

 


domenica 18 dicembre 2011

Anche i militari respirano!

Disastro ambientale e sanitario a Taranto: alta l’attenzione degli Stati maggiori militari

«È oramai noto a tutti la profonda tragedia ambientale e sanitaria che vivono i cittadini di Taranto. Oltre il 90% delle diossine emesse in Italia, e circa il 9% di quella emessa in Europa, proviene da Taranto». Così afferma il maresciallo Antonello Ciavarelli, delegato Cocer della Marina militare. «Tutto ciò non poteva lasciare indifferente e preoccupata la numerosissima comunità dei Militari e delle Forze di Polizia presenti in città. Dopo le delibere del Consiglio di base della Guardia di Finanza, anche i Cocer di Guardia Costiera e della Marina Militare hanno chiesto ai vertici militari corrispondenti azioni di prevenzione e tutela della salute».
Il Comandante generale della Guardia Costiera risponde: “in riscontro alla richiesta afferente l’effettuazione di monitoraggi ambientali per l’accertamento di eventuali agenti inquinanti nell’ambito portuale di Taranto, si rappresenta che è stato all’uopo interessata la Capitaneria di Porto di Taranto che ha prontamente provveduto ad investire della problematica la competente Azienda Sanitaria locale e l’Autorità portuale di Taranto per l’effettuazione dei monitoraggi/campionamenti ambientali. In merito l’Autorità portuale ha fatto conoscere che intende proseguire l’attività di monitoraggio dell’aria, ampliando anche alla matrice acqua, avendo in corso apposita attività istruttoria per la stipula di una convenzione con l’ARPA Puglia, i cui dati rilevati saranno resi pubblici per la più ampia conoscenza possibile anche attraverso il sito della citata agenzia per l’ambiente”

A sua volta il Capo di Stato Maggiore della Marina ha dichiarato: “Nel prendere atto, di quanto segnalato con la delibera in parola, intendo dare ampia assicurazione che la Forza Armata è molto sensibile alle problematiche correlate alla tutela dell’ambiente nei luoghi di lavoro, e in generale alla salute del personale dipendente. In tale contesto ho disposto che gli Alti Comandi competenti per territorio, prendano contatto con le autorità locali, al fine di valutare a cura delle citate competenti autorità, l’effettuazione di appositi monitoraggio/campionamenti ambientali nei pressi delle strutture militari. Per quanto afferente agli aspetti ambientali ad oggi non risulta un protocollo di screening finalizzato ad una diagnosi precoce di patologie correlate con le sostanze inquinanti in questione. Al momento, comunque non si ha evidenza, tra il personale militare, di patologie correlate con le sostanze citate nella delibera. Ad ogni buon conto, ho dato disposizione agli organi sanitari di prestare la massima attenzione al fine di verificare se nell’ambito dei previsti controlli periodici o in qualsiasi altro momento dell’attività lavorativa del personale dipendente, dovessero sorgere indizi di patologie correlabili all’ambiente di lavoro”.

«Tutto ciò è sicuramente di grande conforto per i rappresentanti militari – sottolinea Ciavarelli. Come si può dedurre, i vertici, per primi, hanno interpretato come costruttive le richieste dei consigli di rappresentanza ed hanno mostrato sensibilità verso le questioni ambientali e sanitarie del proprio personale e della comunità nella quale i militari vivono. I recentissimi successi normativi in materia di amianto, sono un esempio di tale sensibilità all’interno della Marina, in particolare».

«L’aspetto più rilevante delle azioni dei vertici Marina Militare e Guardia Costiera, oltre che delle rappresentanze Militari, è sicuramente quello pedagogico nei confronti delle Istituzioni locali e dei cittadini. Infatti, un controllo più puntuale in varie zone della città e soprattutto nel porto, di cui si spera un potenziamento, porterà ad una maggiore presa di coscienza fra i cittadini della reale situazione ambientale/sanitaria. Per le industrie, le centraline che monitorizzano h24 soprattutto nella zona industriale del porto, saranno la prova del nove per poter dimostrare il rispetto delle norme e quindi delle salute dei cittadini che convivono con la stessa industria. Viceversa, potrà essere l’occasione per migliorare la condotta e diminuire l’inquinamento». «Come rappresentanti del personale – conclude Ciavarelli – possiamo vantare sentimenti condivisi con l’amministrazione di appartenenza. Sentimenti che esprimono sensibilità alla tutela della salute dei nostri lavoratori, con lo scopo profondo di meglio adoperarsi per il bene del prossimo. La consapevolezza è che se vi è rispetto per se stessi (in questo caso di militari e cittadini), ci può essere rispetto per il prossimo. Solo così si può migliorare la qualità della vita, ed arrivare alla ricchezza morale e di conseguenza anche quella economica»
Fonte: GRnet

domenica 27 giugno 2010

Beni demaniali ai comuni, come andrà a finire?

Beni dello Stato «donati» ai Comuni

I cinque milioni dell’area di Salina grande a Taranto costituiscono la quotazione più alta, da inventario del ministero delle Finanze, tra le oltre 1.400 voci (ma molte sono ripetute) catalogate nell’elenco di terreni e fabbricati dello Stato (tecnicamente, di proprietà del Demanio) destinati a passare di mano entro quest’anno per entrare nel patrimonio dei Comuni della Puglia nei cui territori ricadono. Tra gli altri ci sono anche l’ex convento di San Francesco della Scarpa (3 milioni e 800mila euro) e la sede del museo civico (4 milioni 695mila euro) a Bari e poi il campo militare Paradiso 82 milioni 106mila euro) a Brindisi, il palazzo della dogana delle pecore (3 milioni e 500mila euro) a Foggia e l’acquedotto di San Damiano (1 milione e mezzo di euro) a Gallipoli, in provincia di Lecce.
Il trasferimento di beni vendibili (seguiranno un altro elenco contenente invece i beni invendibili) è solo il primo passaggio di quel processo di trasformazione dello Stato italiano in senso federalista. Un processo che sembra proprio aver imboccato una china inarrestabile lungo quale le forze politiche, di centrodestra e di centrosinistra, pare abbiano trovato un motivo di collaborazione.

Francesco Boccia, deputato del Partito democratico, già assessore al Bilancio della prima giunta di Bari a guida Emiliano nel 2004, nonché capo del dipartimento per lo Sviluppo delle economie territoriali della presidenza del Consiglio dei ministri durante il governo Prodi, è componente della commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale. Il tema del federalismo demaniale gli sta particolarmente a cuore. «Perché - dice - significa che la partita del federalismo è cominciata e credo che la Puglia sia in grado di giocarsela fino in fondo. Ha tutte le carte in regola».
Onorevole Boccia, non c’è il rischio che la vendita dei beni pubblici si trasformi un’altra occasione di speculazione?

«Io credo che costituiscano un’occasione e sta alle autonomie locali fare in modo di valorizzare questi beni ricevuti in dote. Certo, il Pd ha chiesto e ottenuto, con proposte di modifica ed emendamenti, di fissare alcuni paletti alla possibilità di fare cassa con i beni sdemanializzati».
Leggi l'articolo completo su GDM

mercoledì 23 giugno 2010

DL 85 del 2010 per Grottaglie! E Taranto dorme?

Comunicato stampa di Rinascita civica


Il Comune di Grottaglie deve chiedere e ottenere la cessione gratuita dei beni
del demanio aeronautico che si trovano a Grottaglie!


L’inettitudine, l’incapacità, l’indifferenza, l’insolenza, la presunzione ecc. di chi abbiamo voluto che ci governasse in tutti questi lunghissimi venti anni al Comune di Grottaglie, rischia di diventare un fardello davvero troppo pesante nelle attuali condizioni economiche.
E’ stato recentemente approvato dal Governo il decreto legislativo n. 85 del 28 maggio 2010 sul cosiddetto “Federalismo demaniale”.
Con questo decreto viene prevista la possibilità, per gli enti locali che ne facciano richiesta e in possesso di una serie di requisiti previsti dal medesimo decreto, di ottenere la cessione gratuita, e sottolineiamo “gratuita”, di beni facenti parte del demanio statale.
Tra i beni del demanio statale astrattamente suscettibili di cessione gratuita agli enti locali, sono compresi anche quelli del demanio aeronautico.
Sappiamo tutti molto bene che l’aeroporto di Grottaglie è stato stretto in una “morsa”, tra gli interessi dell’aeroporto di Bari e di quello di Brindisi, creata ad arte per impedire l’apertura del nostro aeroporto ai voli civili. Sappiamo anche che questa “strategia” prevede ogni tanto la possibilità di lanciare qualche “illusione” di riapertura dello scalo di Grottaglie, con il solidissimo, irremovibile retropensiero che nulla potrà e soprattutto nulla dovrà mai determinarne davvero la riapertura.
E’ dunque assolutamente indispensabile sottrarsi a questo “giogo” ed emanciparsi dalla schiavitù barese e brindisina.
Per fare questo l’occasione – astrattamente – c’è. Questa occasione è data proprio dal recente decreto legislativo n. 85 del 28 maggio 2010, e dalla possibilità di chiedere e ottenere la cessione gratuita dei beni del demanio aeronautico che si trovano a Grottaglie.
Ma guardate in faccia coloro che ci amministrano, guardate cosa hanno fatto e cosa non hanno fatto, guardate in faccia anche le seconde file, i supporters del sindaco, del vice sindaco, degli assessori, dei consiglieri comunali; ma secondo voi, questi soggetti sono in grado di sfruttare un’occasione del genere visto che non si sono nemmeno degnati di andarsi a leggere questo decreto legislativo?

lunedì 1 febbraio 2010

Per non finanziare le bombe assassine

Solidarietà a Tito Anzolin, obiettore di coscienza alle spese militari

Tito Anzolin è un obiettore di coscienza alle spese militari di Palagiano (Taranto). Nel 2000 ha “obiettato” per 100 mila lire, dopo aver comunque to allo Stato (essendo un professore di scuola secondaria) ben 13.734.000 lire di imposte e inoltre anche 1.142.000 lire per Irpef a saldo.
Che cosa è l’obiezione di coscienza alle spese militari?
E’ un gesto simbolico per cui l’”obiettore fiscale” versa la propria quota corrispondente all’acquisto di armi in un fondo di pace. Esiste una campagna nazionale di obiezione alle spese militari e nel 2000 gli obiettori fiscali versavano sul fondo nazionale del Servizio Civile.
In altri termini Tito Anzolin, non ha versato la quota di imposte destinata ad armamenti (100 mila lire) destinandola invece al Servizio Civile Nazionale, da cui è stato tra l’altro ringraziato con questa lettera del 30 luglio 2001 da Guido Bertolaso, che ne era il Direttore Generale:

“Gentile Signore,
Le esprimo un sentito ringraziamento per la sensibilità dimostrata nei confronti del Servizio Civile, mediante il versamento di un contributo al Fondo Nazionale, di cui all’art.11 della legge 6 marzo 2001 n.64, volto a finanziare la partecipazione di uomini e donne in servizio civile in interventi di pacificazione e cooperazione fra i popoli (art.9 comma 1 legge 64/01) e a missioni umanitarie al di fuori del territorio nazionale”.


Quindi Tito Anzolin non è un evasore fiscale ma, obbedendo alla propria coscienza, ha deciso di versare ciò che avrebbe pagato per armamenti per uno scopo ben più nobile: missioni umanitarie e interventi di pacificazione e cooperazione fra i popoli.
Ciò nonostante a Tito Anzolin nel 2005 è arrivata la cartella esattoriale in cui lo Stato intimava il pagamento di euro 280 (nel frattempo le 100 mila lire erano infatti “aumentate”). Ma tale cartella è stata impugnata di fronte alla commissione tributaria provinciale di primo grado.
Nel frattempo il procedimento è andato avanti e in data 18/11/2009 a Tito Anzolin è stato intimato il pagamento entro 20 giorni di “quanto dovuto”, che nel frattempo era lievitato a 311 euro. Gli veniva preannunciato, in assenza del pagamento, il fermo amministrativo dell’auto.
Tito Anzolin ha chiesto di soprassedere in attesa della discussione del ricorso a suo tempo presentato davanti alla commissione tributaria provinciale di primo grado.
Nel frattempo è partita una campagna di solidarietà.
Esprimiamo anche noi a Tito Anzolin il nostro sostegno.
Il 4 febbraio, alle ore 10, in via Minniti 25/a a Taranto si terrà alla Commissione tributaria la pubblica udienza per la discussione del ricorso di Tito Anzolin. Si invitano i cittadini a manifestare la loro solidarietà.


Annamaria Bonifazi (Libera)
Pio Castagna (Pax Christi)
Loredana Flore (Associazione per la Pace)
Alessandro Marescotti (PeaceLink)
Etta Ragusa (Casa per la Pace, Grottaglie)

martedì 12 gennaio 2010

Amianto militare, il processo

Alla sbarra otto alti ufficiali della Marina.
Padova, 12 gen. - Avrebbe dovuto aprirsi oggi a Padova il processo per la morte dei militari a bordo delle navi da guerra italiane imbottite d'amianto che, secondo l'accusa, avrebbe causato numerosi decessi. Sotto processo otto alti ufficiali. L'udienza è però stata rinviata per un cosiddetto inconveniente formale, ossia l'incompatibilità del giudice. Casualmente è lo stesso che aveva già avuto parte nel procedimento come giudice delle udienze preliminari. Sono stati 500 negli ultimi dieci anni le morti accertate per cancro o mesotelioma tra il personale di bordo della marina militare italiana per non ipotizzare una relazione con l'amianto usato anche nella costruzione di navi da guerra fino al 1992 quando in Italia fu messo fuorilegge. I magistrati di Padova, i pm Maurizio Block e Sergio Dini hanno ottenuto il rinvio a giudizio di otto alti ufficiali: due ammiragli, sei generali. Le accuse sono di omicidio colposo e amianto-marinainosservanza delle norme sicurezza negli ambienti di lavoro. Il procedimento si svolge a nni Padova perché qui che colpiti da tumore hanno finito di vivere il maresciallo Giovanni Baglivo a 50 anni e il comandante Giuseppe Calabrò a 61. E' un progetto pilota per il coinvolgimento delle Forze Armate. A Padova la Cassazione ha concentrato tutti i casi di malattia e morte di marinai riconducibili all'avvelenamento contenuto nelle fibre di amianto: dalla base navale di Taranto a quella di La Spezia e Monfalcone. Nel frattempo la Marina militare ha risarcito le famiglie di Vaglivo e Calabrò, rispettivamente con 800mila e 850mila euro. (Apcom)

mercoledì 23 dicembre 2009

Chi ha ucciso le “balene” nel mare Adriatico



Mare Adriatico che accarezza il Gargano quando infuria il Maestrale. “Il 9 dicembre sono stati avvistati 10 capodogli in difficoltà” rivela una elevata fonte militare italiana. Strano. Ma allora come mai la notizia è stata fatta trapelare agli organi di informazione soltanto il 10 dicembre? Che cosa è accaduto nel frattempo? Cosa ha causato lo spiaggiamento di ben 7 cetacei e la loro morte sull’istmo di Varano? Inquinamento chimico e radioattivo, o inquinamento sonoro? Che fine hanno fatto gli altri esemplari? Tutte le “balene” potevano essere salvate? Qualcuna si è per caso riversata sul litorale di Vieste? Forse, era in corso un esperimento bellico? C’è un nesso con il recente ritrovamento nelle acque dell’omonimo e adiacente lago costiero (comunicante con il mare attraverso due canali), di tracce consistenti del radionuclide artificiale cesio 137? Chi ha abbandonato scorie nucleari in quell’area “protetta”? Esiste un legame con la presenza a poche miglia dal luogo dell’insabbiamento dei cetacei di numerose navi imbottite di veleni chimici, affondate nell’ultimo trentennio (Et Suyo Maru e Panayota senza citarle tutte)?
...
Leggi l'articolo completo pubblicato su Terranostra da Gianni Lannes (a cui lo Stato ha appena assegnato la scorta in seguito alle minacce per la sua scomoda attività giornalistica)

mercoledì 3 giugno 2009

Taranto ai tarantini?

Innovativa sentenza del Tar Lecce: si può rimuovere la servitù militare

Un nuovo indirizzo giurisprudenziale capace di liberare i terreni da vincoli decennali ed invasivi. La pronuncia, emessa in aprile e depositata nei giorni scorsi (n. 995/2009), riguarda l’annullamento di una proroga di una servitù militare apposta dal Ministero della Difesa nel Comune di Mesagne, in contrada Epifani. In particolare, il Ministero aveva imposto, dal 1978 e fino ad oggi, servitù militari su parte di un fondo (di circa 16 ettari) a protezione di un suo Deposito Munizioni. Dal ’78 fino ad oggi, per ogni quinquennio (per oltre trent’anni, quindi), tale vincolo era stato automaticamente prorogato
Il Ministero della Difesa, a protezione delle proprie attrezzature e degli stabilimenti, istituisce, nelle aree limitrofe alle zone militari, apposite servitù. Questo tipo di servitù viene ritenuto, almeno dai proprietari dei terreni interessati, assai invasivo per i fondi, in quanto è vietata la coltivazione dei campi, la costruzione di strade ed altre opere indispensabili per l’agricoltura (muretti, fossi eccetera). Il vincolo delle servitù, secondo questa tesi, in sostanza svuota di qualsiasi contenuto il diritto di proprietà (dal momento che è impedito di poter goder liberamente del bene). Tali vincoli spesso rimangono inalterati per decenni. Dopo il primo decreto di apposizione, infatti, il provvedimento di servitù viene prorogato ogni cinque anni.
Più volte, fino ad oggi, sono stati sollevati dubbi circa l’illegittimità del procedimento amministrativo seguito dal Ministero nel mantenere e prorogare questi vincoli. Tuttavia, la giurisprudenza amministrativa, ha sempre respinto tutti i rilievi giuridici fondati sulla violazione delle norme sul procedimento amministrativo e, in particolare, degli articoli 1, 3 e 7 della legge n. 241 del 1990. Vista la giurisprudenza consolidata, insomma, la sentenza n. 995 pronunciata dai giudici amministrativi di Lecce è destinata a creare un precedente importante.
Certo, qualora il Ministero proponesse appello, la parola passerebbe al Consiglio di Stato (grado d’appello rispetto alle decisioni del Tar). Il verdetto definitivo sulla vicenda, in altre parole, potrebbe cambiare il senso della sentenza, ma, nel frattempo, il Tribunale amministrativo di Lecce ha in ogni caso cambiato indirizzo. Nel ricorso si contestava tra le altre cose, «la mancata comunicazione di avvio del procedimento», la «violazione del principio del contraddittorio», l’«eccesso di potere per disparità di trattamento».
Secondo il giudice amministrativo della Prima sezione (che ha accolto le tesi della proprietaria del fondo, rappresentata e difesa dall’avvocato Giandomenico Daniele) i principi previsti per l’art. 7 della l. 241/1990 (comunicazione avvio procedimento, partecipazione dei privati al medesimo) sono stati recepiti dal D.M. 8 agosto 1996 n. 680 («Regolamento recante disposizioni di attuazione degli articoli 2 e 4 della legge 7 agosto 1990 n. 241, nell’ambito degli enti, dei distaccamenti, dei reaparti dell’Esercito, della Marina, dell’Aeronautica nonché di quelli a carattere interforze). Ciò in quanto – secondo il Tar - l’articolo 5 del Decreto 680 ha riportato il testo dell’art. 7 della l. 241 del 1990. Ne consegue, pertanto che «anche per il procedimento di apposizione o di proroga di servitù militari sia necessaria la comunicazione dell’avvio del procedimento (…). La rilevata mancanza di comunicazione dell’avvio del procedimento si riflette, dunque, sulla legittimità dell’impugnato provvedimento, che, pertanto, va caducato». Si tratta di un cambiamento di indirizzo importante, specie per tutti i proprietari di fondi su cui gravano vincoli militari e che sono sottoposti a proroghe quinquennale. Un nuovo indirizzo giurisprudenziale capace di liberare i terreni da vincoli decennali ed invasivi. (La Gazzetta del Mezzogiorno)

mercoledì 29 aprile 2009

Un'idea sulla cultura della guerra

Baghdad città murata

“Distruzione creativa è il nostro soprannome, sia nella nostra società che nelle altre nazioni. Noi distruggiamo quotidianamente l'ordine esistente, dagli affari alla scienza alla letteratura all'arte all'architettura al cinema alla politica e alla legge.”
Questo ha scritto il neoconservatore Michael Ledeen in un suo libro, in cui propugnava i principi di conquista e i predominio sul mondo che Cheney i Rumsfeld avrebbero cercato di mettere in atto, dal 2001 in poi, con le loro guerre di invasione in Afghanistan e Iraq.
“Da sempre i nostri nemici detestano questo vortice di energia e creatività, che minaccia le loro tradizioni, qualunque esse siano, e che li umilia per la loro incapacità di tenere il passo. Vedendo l'America che smantella le società tradizionali, essi ci temono perché non vogliono essere smantellati. Essi devono attaccarci per sopravvivere, esattamente come noi dobbiamo distruggere loro, per portare avanti la nostra storica missione”.
Se queste erano le intenzioni, bisogna riconoscere che la guerra in Iraq è stata un successo totale.

Massimo Mazzucco

Visita il sito: http://luogocomune.net

Per vedere il filmato clicca qui!

venerdì 26 dicembre 2008

Dopo vent'anni...

Finalmente lo Stato Italiano riconosce ufficialmente gli effetti mortali dell'uranio impoverito e delle nanopolveri inalate dai militari.
Dopo anni di negazionismo e di perizie tecniche "di parte" viene confermato l'effetto cancerogeno delle armi attuali.

«Uranio impoverito», la strage di pugliesi per le vittime finalmente c'è un Fondo

L’altro giorno, in Puglia, moltissime persone hanno fatto un sorriso triste. Dopo anni di «viaggi della speranza», funerali e battaglie legali per veder riconosciuto il nesso causa-effetto tra la malattia e la morte dei loro cari, finalmente (nelle pieghe della legge di rifinanziamento delle missioni militari all’estero), il governo ha approvato un fondo di 30 milioni di euro, da spalmare in 3 anni, interamente dedicato ai militari chi si ammalano e muoiono a causa del cosiddetto «uranio impoverito». Non si tratta di molti soldi ma, almeno, è il segnale che la Difesa ha smesso di nascondersi dietro il dito di tesi «negazioniste», prediligendo la linea d’una fattiva sensibilità istituzionale.
Resta un sorriso amaro per chi è stato lasciato solo a lottare contro neoplasie e leucemie (per non parlare dei casi di infertilità e progenie deforme). In Puglia, soprattutto. Una delle regioni in cui si conta il maggior numero di morti e malati tra i reduci. Quanti? Non è possibile avere un elenco completo. A livello nazionale si parla di circa 200 ragazzoni finiti al cimitero e duecentomila ammalati (sono le cifre riferite dal presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia Edouard Ballaman, tra i politici più impegnati sul fronte «uranio impoverito»).
LA STRAGE DI PUGLIESI
Il metallo pesante (radioattivo e tossico) è ancora oggi presente nel munizionamento Usa e GB e, quando i dardi esplodono, ha la caratteristica di frammentarsi in particelle minuscole e volatili. È stato impiegato sempre, dalla Guerra del Golfo della «Operation Desert Storm», in poi. Era il 1991. Cinque anni dopo moriva quello che oggi viene ricordato come uno tra i primi militari pugliesi che hanno perso la vita stramaledicendo l’«uranio impoverito».
...
LOTTA PER LA VITA
Ancora più difficile stilare un elenco completo dei malati. Sia per il loro numero, sia per evidenti motivi di ritrosia degli interessati. Il loro silenzio merita rispetto ma bisogna sottolineare che è anche grazie alla testimonianza dei militari che non hanno taciuto se oggi esiste un Fondo a tutela dei malati con le «stellette».
Il ministro Ignazio Larussa, commentando il nuovo provvedimento di legge ha detto che è un «regolamento sui termini e le modalità di riconoscimento delle cause di servizio per il personale impiegato nelle missioni all’estero, nei conflitti e nelle basi militari nazionali: in pratica stiamo parlando delle vittime dell’uranio impoverito e delle nano-particelle».
MARISA INGROSSO su La Gazzetta del Mezzogiorno (leggi l'articolo completo)

venerdì 11 luglio 2008

Succede a Napoli....

Una torre di controllo dei marines per monitorare miasmi e diossina

Da La Repubblica

Tra due settimane partono i test dei militari americani sull´aria e il rischio inquinamento da rifiuti
di Valentino di Giacomo


Una torre di controllo costruita appositamente per rilevare l´inquinamento dell´aria nelle zone comprese fra Napoli e Caserta. A costruirla sono stati i marines statunitensi che dopo le rilevazioni compiute in alcune abitazioni di militari americani sono sempre più preoccupati delle possibili conseguenze che l´emergenza rifiuti potrebbe causare in Campania.

La torre, che comincerà i primi test dell´aria entro due settimane, è stata predisposta nella base americana di Capodichino. La "Met Tower" (così denominata) avrà inoltre le normali funzioni di una stazione meteorologica e controllerà quindi velocità e direzione del vento, temperatura, radiazione solare e pressione barometrica.

Per compiere i test dell´aria la "Met Tower" sarà invece collegata con nove stazioni di monitoraggio dislocate sul territorio a nord di Napoli. Il meccanismo messo in funzione ha la capacità di rilevare la quantità nell´atmosfera di diossina, mercurio, policlorati bifenili e altre sostanze tossiche quali monossido di carbonio e ossido di nitrogeno. Insomma, si tratta di uno strumento in più di cui gli americani si sono voluti dotare in questo momento particolarmente difficile per via di una crisi, quella dei rifiuti, che in particolare da fine dicembre ad oggi si è fatta grave e di cui ancora non si vede la soluzione.

Intanto proseguono le rilevazioni dell´acqua che esce dai rubinetti nelle abitazioni dei militari ai quali è stato consegnato un questionario. Solo compilando il questionario i marines possono essere scelti per ricevere in seguito i tecnici nelle proprie case poiché i test vengono effettuati solamente su un campione di abitazioni e non a tappeto.

Sono già quattrocento i militari che hanno effettuato la richiesta per far analizzare l´acqua della propria abitazione.
Anche se molti poi evitano di consegnare il questionario poiché, qualora venissero trovate sostanze tossiche nell´acqua di rubinetto, sarebbero obbligati ad abbandonare la propria residenza. Così, pur di evitare di doversi allontanare dalla dimora che abitano da diversi mesi, molte famiglie di militari stanno usando l´acqua minerale in bottiglia anche per cucinare. Sul fronte del controllo dell´aria, invece, i funzionari della Us Navy fanno sapere che renderanno noti i risultati dei test non appena la torre comincerà a compiere i primi rilevamenti, tra circa 14 giorni.
(10 luglio 2008)

Proposta: perchè non proporre anche da queste parti ai militari americani presenti nel nostro territorio, di effettuare gli stessi rilevamenti? Diossina e mercurio, infatti qui non mancano!!!!