Relazione ARPA: Taranto è fuori pericolo?
Risposta alla Relazione ARPA sui dati della qualita' dell'aria 2014 di Taranto e Statte
Alessandro Marescotti
1. Uno degli aspetti più evidenti è il calo delle polveri (PM10), che scendono a 27 microgrammi a metro cubo nella centralina di via Machiavelli, situata nel quartiere Tamburi di Taranto. Il limite di legge è 40. Siamo dunque al sicuro? Vorrei far notare a tutti che, per il PM10, i limiti suggeriti dall'Oms sono 20 microgrammi per metro cubo. Non solo. Le polveri di Taranto, ce lo spiega lo studio epidemiologico SENTIERI, hanno un impatto sulla salute 2,2 volte più alto rispetto alle polveri di Milano o Torino. E pertanto - moltiplicando i 27 microgrammi di via Machiavelli per 2,2 - otteniamo il valore preoccupante di 59,4 che è un numero che indica una pericolosità complessiva, associata alle polveri. E' un dato che ci spinge a dire che Taranto non è fuori pericolo. Questo significa che 59,4 microgrammi di Pm10 a metro cubo a Milano producono un impatto sulla salute paragonabile ai 27 microgrammi a metro cubo di Taranto Tamburi. Ma mentre a Milano 59,4 microgrammi a metro cubo di Pm10 fanno scattare l'allarme, 27 microgrammi a metro cubo a Taranto Tamburi fanno scattare paradossalmente una reazione di soddisfazione, come se non avessero alcun impatto sulla salute dato che non superano il limite di legge, mentre invece lo hanno, eccome. In altri termini non è solo la quantità delle polveri di Taranto che va valutata ma è anche la loro tossicità.
2. L'Arpa non fa la speciazione delle polveri, ossia l'analisi dettagliata e diversificata delle loro caratteristiche, creando un inventario delle polveri, disaggregando ad esempio la frazione più sottile e studiandone la pericolosità. Sarebbe importante capire cosa finisce nel sangue dei tarantini tramite la frazione più sottile delle polveri industriali. Il PM1 – dieci volte più intrusivo del PM10 – riesce ad arrivare fino in profondità negli alveoli polmonari e a oltrepassarli. Una volta oltrepassati gli alveoli, questo particolato finissimo entra in circolazione nel sangue. Questo particolato, tramite il flusso sanguigno, può arrivare nel fegato. Le nanoparticelle sono pericolosissime, arrivano persino nel cervello. Per cui pesare queste nanopolveri serve a poco, non pesano quasi nulla! Occorre invece la speciazione delle polveri. Le altissime temperature dei processi siderurgici (lo dimostrano gli studi fatti su nanoparticelle e su tessuti studiati al microscopio elettronico) possono produrre un particolato ultrasottile con potere di penetrazione nell'organismo, capace di oltrepassare le barriere biologiche.
3. Altra cosa che l'Arpa non fa è lo studio dei Nitro-Ipa. Gli Ipa sono gli idrocarburi policiclici aromatici, che calano soprattutto d'estate, e con essi anche il benzo(a)pirene. Tuttavia gli Ipa d'estate in realtà non spariscono ma si trasformano in Nitro-Ipa, che sono cancerogeni e mutageni non meno degli Ipa. Sarebbe auspicabile che l'Arpa studiasse anche questo aspetto che per ora rimane in ombra. E che lo studio del benzo(a)pirene fosse schermato dall'interferenza dell'ozono, come già chiedemmo.
4. In rapporto al 2010 la riduzione del PM10, si legge sulla relazione Arpa, è del 35%. Per il PM2,5 il calo è solo del 20%. Considerando che il PM2,5 può essere considerato un tracciante dell'inquinamento industriale, mi chiedo quali grandi risultati siano stati ottenuti, tenendo conto che la produzione dell'ILVA si è dimezzata.
5. Se con i dati 2010 i periti del Tribunale stimavano 30 decessi in più attribuibili all'inquinamento industriale, quanti decessi sarebbero correlabili a questi dati?