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lunedì 18 novembre 2013

La nuova narrazione di Vendola per Taranto

Ha riso tanto per lo "scatto felino" di Archinà definendo il giornalista Abbate "un provocatore". Vendola ora fa un passo indietro descrivendo il suo atto di chiusura nei confronti del cronista "un atto di superificialità". Mentre sullo 'scatto felino' dichiara che si tratta dell'"unico vero oggetto" della sua ilarità. 
La domanda: viene da ridere a veder un gorilla ammaestrato strappare un microfono evitando così che Emilio Riva risponda alle domande che Taranto si aspetta di ricevere, dal padrone della vecchia ferriera?
No, non c'è niente da ridere, ma dipende dai punti di vista. Non tutti evidentemente la pensano così.
A noi rimangono, oltre all'inquinamento industriale, tutte le domande sollevate dal giornalista Carlo Vulpio in questo post che abbiamo pubblicato qui sotto. E rimane irrisolto il quesito sul suo "mettersi a disposizione" dell'Ilva, a cui non ha ancora risposto. Si è limitato a dichiarare in un'intervista all'Unità che " Bisogna conoscere gli interlocutori di Ilva, molti sono bestie nere, specialisti del muro di gomma. Mentre Archina' si presentava come un interlocutore disponibile a fare pressioni sulla proprieta' per aprire alle questioni che noi ponevamo. E' stata una battuta che mi serviva per iniziare la telefonata con il responsabile istituzionale dell'Ilva, in un passaggio particolarmente delicato della vicenda". Non ci convince soprattutto riascoltando quella telefonata in cui dice che "il presidente non si è defilato".
 
Chissà cosa avrà allora da dire domani al Consiglio regionale dove si discuterà delle vicende relative a quella scottante intercettazione. La maggioranza che l'appoggia si dice compatta a difendere un Presidente che è stato ultimamente preso di mira...La minoranza, ma non solo,   ne chiede le dimissioni. E lui non solo non si dimette ma continua nella sua narrazione. Al Manifesto ha infatti detto  che " siamo davanti ad un atto delinquenziale, un' operazione costituita da una centrale di diffamazione e calunnie che ha le sue radici a Taranto e non solo. Agiro' in ogni sede legale. Mi difendero''
 
Farnetica il Presidente per evitare di confrontarsi con la realtà.


 

Vorrebbe “rompere la narrazione” di un Sud raccontato sempre come “parassita, criminale e arretrato”, così va dicendo in giro per convegni Nicola Vendola, da dieci anni “governatore” della Puglia. E poi lo senti ridere a telefono con il factotum dell’Ilva – quel risolino strano di uno che sembra essersi appena fatto una canna -, lo senti ridere sui malati di tumore di Taranto e su quel povero cronista di una tv locale che ha osato fare una domanda a Emilio Riva sui morti di cancro ed è stato stoppato dal factotum dell’Ilva “con uno scatto felino” (così lo definisce Vendola complimentandosi con il medesimo factotum Conversazione Vendola-Archinà, telefonata del 6 luglio 2010).
Ascolti tutto questo e dici: eccola lì la vera “narrazione” dell’Italia, del Sud, della Puglia: un presidente del governo regionale che dovrebbe rappresentare tutti i pugliesi (quattro milioni) e che si diverte a casa di amici a Roma, anzi “si piega in due dalle risate per un quarto d’ora”, mentre guarda un video in cui il factotutm plurindagato dell’Ilva, tale Girolamo Archinà, un ex operaio che ha fatto carriera fino al vertice dell’azienda, ha, “con un fantastico scatto felino”, impedito al cronista di Blustar Tv di rivolgere la più semplice e la più logica delle domande al padrone delle ferriere.
E insieme con chi si sta scompisciando dalle risate Vendola? Con il suo capo di gabinetto (già, proprio un gabinetto), tale Francesco Manna, uno che accanto al presidente si è fatto un nome. Non sufficiente tuttavia per evitare di essere sostituito dall’1 gennaio 2012 da un altro valoroso capo di gabinetto, tale Davide Pellegrino, ovvero il marito del presidente dell’Ordine dei giornalisti di Puglia, Paola Laforgia, cronista dell’Ansa. Quello stesso Ordine lesto ad archiviare la mia denuncia contro Vendola quando costui mi ha definito “diffamatore professionale” (a me, incensurato) davanti al magistrato che lo interrogava per le porcherie della Sanità e sulle discariche in Puglia (una a Spinazzola, sopra un prezioso sito neolitico e l’altra a Corigliano d’Otranto, proprio sopra il più grande bacino sotterraneo di acqua dolce della regione, che rifornisce l’acquedotto pugliese, e che è stata bocciata di recente dalla Unione europea come progetto folle). Quello stesso Ordine dei giornalisti di Puglia che si è comportato proprio come la magistratura di Bari– dove albergano gli altri amici di Vendola, quelli con cui egli va a pranzo e quelli con cui intrattiene cordialissimi rapporti di affetto e di amicizia -, quella magistratura cioè, che quando ho denunciato Vendola, prima ha tenuto le carte chiuse nei cassetti (la pm Pirrelli, moglie del presunto scrittore e pm Carofiglio) e poi, quando mi sono incazzato in carta da bollo, sui giornali e su questo blog, ha riconosciuto che effettivamente era Vendola a “diffamare gravemente” me, ma cosa volete, la sua posizione andava archiviata perché io sul Corriere della Sera avevo scritto articoli critici (mai querelati) su di lui.
Ecco la nuova “narrazione” del Sud, signori. Ecco il rispetto di questi maramaldi per il dirittto di critica e di cronaca garantito dalla Costituzione.
E’ vero, le intercettazioni del Ciarlatano Vendola sono molto gravi anche perché egli “si mette a disposizione”, come si dice nella narrazione vera del Sud, dell’Ilva, assicurando al factotum che lui, il presidente della Puglia, “non si è defilato”, e anzi pregando il factotum di riferire a Riva questo concetto, caso mai il padrone delle ferriere se ne fosse dimenticato.
Ma tutto questo lo sapevamo già. Lo abbiamo ben spiegato da tempo. Abbiamo sempre detto che, se davvero ci fosse un giudice a Berlino, e in Puglia, e in Italia, chiederebbe conto a Vendola non soltanto della tentata concussione di cui è imputato (le sue presunte pressioni sull’Arpa, l’Agenzia regionale di protezione ambientale, che, non ci stancheremo mai di ripeterlo, è tutt’al più uno strumento musicale), ma anche e soprattutto della legge-truffa sulle emissioni di diossina a Taranto. Una legge “ad aziendam”, poiché prevede controlli fasulli (non il campionamento 24 ore su 24, ma un blando monitoraggio a settimane e mesi alterni, di giorno sì, ma la notte no) e tuttavia è stata venduta dovunque dal Ciarlatano – maxime da Sant’Oro e da Fazio – come “la prima, vera legge per abbattere la diossina”.
A questo punto però, per il requisito di completezza dell’informazione, ci tocca fare, ma è solo una breve parentesi, un paio di piccole “rivelazioni”. La prima. Quando di queste cose si parlò in una puntata di Annozero, appositamente “cucita addosso” a Vendola da Sant’Oro, per agevolare la campagna elettorale del “narratore” di minchiate, io ebbi un duro battibecco con Marco Travaglio, poiché gli rimproverai di non aver fatto a Vendola nemmeno una domanda che fosse una su un argomento che Travaglio ben conosceva, visto che sosteneva di aver apprezzato il mio libro “La città delle nuvole”.
Marcolino però giocò a nascondino e mi rispose che non aveva chiesto nulla a Vendola perché la puntata organizzata dal suo boss Sant’Oro non era “sulla Puglia”. Un’argomentazione miserrima, poiché Travaglio, Sant’Oro e tutto il cucuzzaro sapevano bene già allora che l’Ilva è un problema europeo, mondiale, non “pugliese”.
In ogni caso, essendo la risposta offensiva per l’intelligenza di chiunque, provvidi immantinente a mandare al diavolo Travaglio, non prima di avergli ricordato che se per puro caso egli avesse azzardato una sola domanda appena appena valida sul caso Ilva, Sant’Oro gli avrebbe dato un calcio in culo e per punirlo in maniera esemplare lo avrebbe mandato a far le vacanze con me nei mari del Sud.
La seconda “rivelazione”, sempre in materia di Ilva, riguarda Grillo. Il quale, invitato da me, quando (ahimè) mi capitò di frequentarlo, a parlare di Ilva al Salone del Libro di Torino, declinò l’invito semplicemente perché in quel momento l’argomento non prometteva la stessa ricaduta mediatica di oggi.
Sottolineato dunque il concetto che a costoro, come a Vendola, di bambini leucemici, di salute di una intera popolazione, di abbattimento di migliaia di capi di bestiame e di inquinamento della terra e del mare non frega più di tanto, a meno che non “renda”, possiamo chiudere la parentesi e tornare al Ciarlatano e alla sua telefonata con il factotum dell’Ilva.
Nella conversazione tra i due – questa annotazione non va sottovalutata – si parla anche di “affari” che Vendola è andato a curare durante un suo viaggio in Cina (siamo nel 2010). Noi, che non siamo sospettosi, pensiamo che si tratti di affari in senso lato, come dire, affari pubblici, relazioni commerciali con ricaduta positiva sull’economia italiana e pugliese. Però, visto come si sbellicavano dalle risa Vendola e compagnia, visto che la Cina produce tanti ma tanti pannelli fotovoltaici (ah, il silicio!) e considerato che quelli sono stati gli anni del boom dell’eolico e del fotovoltaico industriali che hanno sfigurato il paesaggio della Puglia e hanno permesso arricchimenti da narcotraffico con i contributi pubblici elargiti a un’energia “alternativa” inesistente – e quindi inutile financo a diminuire di un pollice i consumi di combustibili fossili -, ebbene, vorremmo sapere dalla politica (bah!) e dalla magistratura (doppio bah!), se non ritengano di capire un po’ meglio a quali “affari” si riferiscano Vendola e Archinà quando se la ridono (sembra di risentire quei ceffi che ridevano a telefono subito dopo il terremoto dell’Aquila) per lo “scatto felino fantastico” che ha stoppato il cronista della tv tarantina.
Cronista che Vendola, questo bluff del niente, definisce anche “faccia da provocatore”. Lui, con quella faccia che si ritrova. Proprio lui – questo è il concorso che lanciamo qui tra i nostri lettori -che è un’autentica faccia di… (ognuno ci metta il complemento di specificazione che preferisce, democraticamente).

mercoledì 17 febbraio 2010

Patenti in crociera

Sequestrati a Taranto 24 container per la Cina zeppi di patenti italiane

Decine di migliaia di vecchie patenti di tela rosa, certificati medici e richieste per il rilascio dei documenti. I dati sensibili dei titolari dei permessi di guida della provincia di Matera ridotti in grosse balle di carta e imbarcati in 24 container in partenza per la Cina come rifiuti, sono stati sequestrati ieri mattina al porto di Taranto dalla Guardia di Finanza. La maggior parte della documentazione, ridotta a cartaccia da destinare al riciclo, proviene infatti dalla Motorizzazione civile di Matera.
Si tratta di scarti di archivio che vanno dal 2005 al 2008 ceduti dall’ente, come carta da riciclo, alla Croce Rossa italiana e, da questa, rivenduti a due ditte di Bari e Lecce per lo smaltimento.
Il comandante provinciale delle Fiamme Gialle, il colonnello Nicola Altiero, illustrando i dettagli dell’operazione, ieri mattina ha spiegato che la Motorizzazione e la Croce Rossa sono completamente al di sopra di ogni sospetto e che ogni responsabilità in ordine all’illecito smaltimento dei rifiuti è da attribuire unicamente ai due imprenditori che, per questo, sono stati denunciati.
A scoprire e bloccare il traffico illegale di rifiuti al porto di Taranto, sono stati proprio i militari della Guardia di Finanza in collaborazione con gli agenti della Dogana di Taranto. Durante i controlli sono state scoperte oltre 600 tonnellate di rifiuti speciali, costituiti in gran parte da materiale cartaceo non riciclabile per un valore di circa 52 mila euro. Erano stivati all’interno di 24 container destinati a far tappa nel porto di Rotterdam, in Olanda, prima di giungere alla meta finale in Cina.
I militari, in collaborazione con funzionari della Dogana, hanno accertato la falsa indicazione del codice identificativo della tipologia dei rifiuti, l’assenza dei trattamenti preliminari e la mancanza delle autorizzazioni necessarie all’esportazione. Secondo le norme per lo smaltimento dei rifiuti, come è stato spiegato dagli investigatori, in caso di esportazione, non è prevista come in questo caso, la triangolazione tra diversi Paesi. I rifiuti di Matera, dunque, dovevano giungere direttamente in Cina.
Ad insospettire le Fiamme Gialle è stata l’anomala sosta prevista a Rotterdam. L’operazione, denominata «Papiro», è stata illustrata nel dettaglio ieri mattina al comando della Finanza di Taranto dal colonnello Altiero e dal direttore della Dogana di Taranto, Cosimo Serafino, e dal suo vice, Gaetano Capodiferro. Presenti anche il comandante del Gruppo di Taranto delle Fiamme Gialle, il tenente colonnello Cosimo D’Elia e il responsabile dei finanzieri al porto, il maggiore Giuseppe Dell’Anna.
Dagli accertamenti è emerso che i container sono arrivati a Taranto accompagnati dalla documentazione che ne indicava la specie in «rifiuti di carta e cartoni da recupero imballaggi da macero». Questo tipo di materiale, per essere smaltito e recuperato, necessita di un trattamento di igienizzazione e di separazione dei vari componenti, per il quale lo Stato eroga un cospicuo contributo. Le indagini della Finanza ora viaggiano proprio in questa direzione.
Si vuole capire se siano già stati erogati contributi pubblici e a carico di chi. Negli ultimi dodici mesi, i finanzieri insieme con la Dogana, hanno sequestrato al porto di Taranto ben 61 container contenenti complessivamente rifiuti speciali destinati all’estero per circa 1.400 tonnellate. MARISTELLA MASSARI (GdM)

domenica 21 giugno 2009

Taranto crocevia di viaggi...

Dal momento che siamo al primo posto in Italia per l'ospitalità ai rifiuti stranieri, che c'è di male se da qualche tempo anche al porto si stanno organizzando pacchetti turistici per viaggi da e per la Cina? Ovviamente di rifiuti "speciali"!

Taranto, rifiuti diretti ad Hong Kong. Sequestrati 7 container

Il porto di Taranto si conferma crocevia di un traffico internazionale di rifiuti speciali.
I finanzieri del gruppo di Taranto, guidati dal tenento colonnello Cosimo D’Elia e del capitano Nicola D’Alessandro, in collaborazione con i funzionari della dogana, hanno sequestrato nelle ultime ore circa 155 tonnellate di rifiuti speciali costituiti da materiale plastico con destinazione finale Hong Kong.
Quattro persone sono state denunciate all'autorità giudiziaria. Si tratta di tre imprenditori pugliesi – un intermediario, uno spedizioniere e un esportatore – e un uomo d’affari cinese, già coinvolto in precedenti sequestri al pari di uno degli imprenditori finiti nel mirino dei finanzieri e dei funzionari della dogana.
I rifiuti speciali, provenienti dal settore agricolo, erano stivati all'interno di sette container provenienti da una società pugliese che opera nel settore ambientale.
I rifiuti non avevano ricevuto il previsto trattamento preliminare per il loro successivo recupero, non avevno le autorizzazioni prescritte dalla vigente normativa per l’esportazione di rifiuti speciali di plastica né, stando a quanto accertato dagli inquirenti, erano destinati ad un apposito impianto di riciclo.
La destinazione finale, infatti, era un anonimo ufficio ubicato in un business center di Hong Kong e dunque sicuramente avrebbero preso, una volta giunti nel porto di quella città, un’altra via: o la stessa Cina oppure qualche altra nazione orientale.
Il materiale sequestrato - prevalentemente teli di plastica utilizzati per coprire i tendoni di uva e altro materiale dello stesso tipo impiegato da alcune grosse aziende agricole pugliesi - doveva essere smaltito in discarica invece è divenuto, con una abile operazione documentale, merce da rivendere, in violazione delle norme ambientali.
Dall'inizio dell'anno, le Fiamme Gialle hanno sequestrato presso lo scalo marittimo di Taranto 20 container contenenti complessivamente 485 tonnellate di rifiuti speciali destinati all'estero.
Sul fenomeno, che va assumendo dimensioni sempre più rilevanti, si sono accesi i riflettori anche della magistratura tarantina che intende fare piena luce su quello che è diventato un business ormai planetario. (di MIMMO MAZZA per La Gazzetta del Mezzogiorno)

martedì 16 giugno 2009

Ma perchè spediscono i rifiuti pericolosi in Cina?

Ecco un esempio:

Marilena Colagiacomo Azienda del frusinate denunciata per traffico di rifiuti transfrontaliero a seguito del sequestro, nel porto di Taranto, di ben 43 tonnellate di rifiuti plastici altamente tossici. L'operazione, condotta dai carabinieri del Noe, nucleo operativo ecologico di Lecce in collaborazione con il personale dell'Ufficio Antifrode della locale agenzia delle Dogane è riuscita a smantellare, ieri mattina, un traffico che si protreava da tempo e a finire nella rete degli investigatori una impresa di demolizioni di auto del nostro territorio. I rifiuti plastici, costituiti da polimeri di materie plastiche frammisti a rottami metallici, contenevano sostanze oleose, provenienti da demolizioni di autoveicoli. Il carico era pronto per essere spedito in Cina, con documentazione che falsamente li classificava come rifiuti di imballaggi in plastica. Dopo aver bloccato la spedizione oltrefrontiera ed apposto i sigilli ai due container, i carabinieri hanno denunciato alla Procura di Taranto, per traffico transfrontaliero di rifiuti, il legale rappresentante della società di provenienza dei rifiuti, che ha sede nella nostra provincia. Inoltre è stato richiesto l'intervento dei tecnici dell'Agenzia Regionale Protezione Ambiente Puglia per procedere ad un campionamento dei rifiuti al fine di verificarne la pericolosità. I materiali, come quelli, sottoposti a sequestro dai militari dell'Arma, sono classificati come rifiuti speciali, da smaltire, perciò, con una procedura specifica ma sicuramente più onerosa per l'azienda che, invece, per risparmiare, preferisce spedire il carico in Cina per essere lavorato ed occultato. Nel Paese del Sol Levante, infatti, il materiale tossico viene triturato e utilizzato, in particolare, come «riempimento» di altri oggetti, come, ad esempio, i giocattoli che poi vengono venduti in Italia con il marchi «Made in Cina». Ma stavolta, i militari del Noe, rilevando - vista la destinazione - un quoziente di rischio del carico elevato, hanno passato i container allo scanner e hanno scoperto che quelli che dovevano essere dei semi lavorati in realtà erano rifiuti altamente tossici. Anche questa operazione si inquadra nel protocollo di intesa stipulato tra il Comando carabinieri per la tutela dell'ambiente e l'Agenzia delle Dogane con la finalità di monitorare e verificare il fenomeno della spedizione all'estero di rifiuti. (Il tempo)

lunedì 15 giugno 2009

Rifiuti: la Cina è vicina

Circa 43 tonnellate di rifiuti plastici costituiti da polimeri di materie plastiche frammisti a rottami metallici, provenienti da demolizioni di autoveicoli, sono state sequestrate nel porto di Taranto, presso il molo polisettoriale, dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico (Noe) di Lecce in collaborazione con funzionari dell'Ufficio Antifrode della locale agenzia delle Dogane. I rifiuti, contenenti sostanze oleose, erano in procinto di essere spediti in Cina. Dalle bolle di accompagnamento risultava una falsa attestazione che li classificava come rifiuti di imballaggi in plastica. I tecnici dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpa), su richiesta dei carabinieri, hanno eseguito un campionamento dei rifiuti per verificarne la pericolosita'. Dopo aver bloccato la spedizione oltre frontiera ed apposto i sigilli ai due container contenenti la merce, i carabinieri hanno segnalato alla procura della Repubblica di Taranto, per traffico transfrontaliero di rifiuti, il legale rappresentante della societa' di provenienza dei rifiuti, che ha sede nella provincia di Frosinone. (ANSA).