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domenica 6 giugno 2010

In piazza per i palestinesi

Dato il cattivo tempo, non è stato possibile fare il sit-in che era previsto venerdì 4 u.s., per tanto è stato riprogrammato per lunedì 7 giugno dalle ore 18,00 in piazza della Vittoria, con all'o.d.g.: Solidarietà con i pacifisti della Freedom flotillia attaccati in acque internazionali, di cui 9 trucidati, oltre 700 sequestrati e inprigionati; con i Palestinesi segregati sul loro territorio; cacciare gli israeliani dalla Striscia di Gaza.

mercoledì 2 giugno 2010

Facciamo sentire la nostra indignazione!

COMUNICATO STAMPA
Una rete di organizzazioni hanno indetto una mobilitazione contro l'azione criminale messa in atto dal governo israeliano, in acque internazionali, contro la "FREE FLOTILLA".

Il Governo di Telaviv, forte delle coperture internazionali, innanzitutto del sinistro Obama, ma non mancano quelle del governo italiano, detta con le armi la sua legge, che è fatta di stragi continue(basta ricordare l'operazione "Piombo fuso" del dicembre 2008), e ora l'arrembaggio ai pacifisti colpevoli solo di tentare di rompere l'assedio a Gaza di un milione e mezzo di palestinesi. Dopo aver fatto strage di persone inermi, ha costretto le navi che trasportavano prodotti alimentari, farmaci e altro materiale di sopravvivenza a seguirli nel porto di Ashdod, sottoponendo equipaggi e passeggeri a un vero sequestro.
Facciamo appello a tutti coloro che hanno a cuore la causa palestinese, di mobilitarsi mettendo da parte ogni differenza e pensare che oggi ciò che conta è far vincere il popolo palestinese contro qualsiasi atto di guerra che il governo sionista d'Israele mette in atto!

VENERDI' 4 GIUGNO ORE 18,00, PIAZZA DELLA VITTORIA, TARANTO

Per richiedere:
- L’IMMEDIATO RILASCIO DEGLI ATTIVISTI INTERNAZIONALI DELLA FREEDOM FLOTILLA SEQUESTRATI NELLE CARCERI ISRAELIANE
- L’IMMEDIATA INTERRUZIONE DEGLI ACCORDI DI COOPERAZIONE FRA ITALIA E ISRAELE
- BOICOTTAGGIO, DISINVESTIMENTO E SANZIONI CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA ISRAELIANA
- LA FINE DEL BLOCCO DI GAZA

martedì 1 giugno 2010

Solidarietà ai portatori di pace

19 morti e diverse decine di feriti: il risultato dell'aggressione perpetrata dalla marina israeliana nei confronti della Freedom Flotilla. La flotta di navi che trasportava aiuti umanitari nella striscia di gaza è stata letterealmente arrembata e gli operatori internazionali che la popolavano barbaramente uccisi.
Il convoglio di navi portava generi alimentari, farmaci, sedie a rotelle,cemento ed altri svariati beni di prima necessità che a causa dell'embargo israeliano a Gaza, nella striscia scarseggiano. L'attacco è avvenuto a danno di civili in acque internazionali a dispetto di ogni trattato in vigore. Israele si macchia, senza paura di condanna, di un crimine di inaudita ferocia in linea con i tanti precedenti ma con un oggettivo salto di qualità. STOP AI CRIMINI ISRAElIANI-SOLIDARIETA' AL POPOPLO PALESTINESE, VIA SUBITO L'EMBARGO DALLA STRISCIA DI GAZA.

Assemblea Permanente Per la Palestina Taranto
martedì 1 giugno 2010, h. 17.30 presso l'IPERMERCATO IPERCOOP Località Torre Rossa - Quartiere Paolo VI - TARANTO

Venerdì 4 giugno alle ore 18:00, concentramento e SIT-IN piazza della Vittoria in solidarietà con la FREEDOM FLOTILLA.

lunedì 31 maggio 2010

ISRAELIANI ASSASSINI!


"La Flotilla si trova in linea retta a 145 chilometri da Gaza". E' l'ultimo aggiornamento su Twitter 1 del Free Gaza Movement, prima dell'attacco israeliano alla "Freedom Flotilla", il convoglio di navi in missione umanitaria. Pochi minuti dopo questo tweet - sono passate le 4 di mattina - inizia, da parte degli attivisti della Ong che si batte per "rompere l'assedio a Gaza", la cronaca dell'assalto del commando inviato da Israele. Una cronaca che è anche la denuncia di un attacco contro civili disarmati, alcuni dei quali colpiti da proiettili mentre stavano dormendo.

"Gli israeliani stanno sparando contro civili disarmati", recita uno status sul sito di microblogging, mentre pochi minuti dopo viene fornito un link per seguire in streaming 2 i feriti presenti su una delle navi. Lo streaming continuerà a funzionare anche dopo che gli israeliani avranno preso controllo dell'imbarcazione turca. "I commando dell'esercito israeliano stanno sbarcando da un elicottero sulla barca turca - continuano gli attivisti di Free Gaza Movement - La barca è circondata da navi. Sulla barca hanno iniziato a sparare contro civili disarmati". Sempre su Twitter viene subito smentita la versione degli israeliani, secondo la quale i soldati avrebbero risposto al fuoco partito dalle navi del convoglio diretto a Gaza: "E' una bugia. Un video dimostra che i soldati sbarcano in coperta e iniziano a sparare. Non c'è stato nessun fuoco da parte nostra. Gli israeliani hanno sparato contro dei civili che stavano dormendo". Sempre su Twitter si racconta che molte ore prima dell'attacco, gli israeliani avevano già stabilito alcuni contatti, sia via radio che visivamente, con la Flotilla: "Due navi israeliane stanno venendo verso di noi. Ci hanno chiesto chi fossimo, e poi sono sparite".
Poco dopo l'attacco, sul blog Tales to Tell 3, scritto da un'attivista australiana, compare il primo post: "Sono disarmati e si trovano in acque internazionali - scrive intorno alle quattro di mattina, riferendosi al convoglio umanitario - Sto pensando a cosa potrei fare. Sono le quattro e non posso neanche prendere un treno. Per favore, guardate, parlate e agite, adesso". Poche ore dopo, pubblica un video 4 attraverso Youtube, nel quale si vede la bandiera bianca fatta sventolare dagli attivisti su una delle navi: "Nonostante ciò, Israele continua a sparare". Nell'homepage di Witness Gaza 5 un video messaggio denuncia: "Il governo israeliano sta violando diversi articoli della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare", mentre nei commenti viene rilanciato l'appello delle Ong alla comunità internazionale, perché Israele "interrompa il suo attacco brutale contro i civili intenti a consegnare aiuti umanitari ai palestinesi imprigionati a Gaza". Su una mappa viene anche riportata una richiesta di aiuto lanciata da una delle navi attaccate dagli israeliani.

Il blog Window Into Palestine 6 pubblica un video-messaggio che era stato registrato, in via cautelativa, prima dell'attacco degli israeliani, da parte della volontaria Caoimhe Butterly: "Se state vedendo questo video, significa che la Flotilla è stata attaccata oppure bloccata in mare. Se questo è accaduto, abbiamo bisogno del vostro aiuto per una mobilitazione che traduca la solidarietà emotiva in azioni concrete". Il blog "Live From occupied Palestine" 7 lascia intendere, già prima della partenza della Freedom Flotilla, che le intenzioni degli israeliani non sono delle migliori: "Israele - si legge in un post datato sabato 29 maggio - ha annunciato che bloccherà le navi, e ha avviato un blitz di propaganda, per sottolineare che gli aiuti non sono necessari, visto che a Gaza non c'è nessuna crisi umanitaria". Il blog dell'italiano Stefano Arrigoni è fermo alla partenza del convoglio umanitario. In un pezzo scritto per Peace Reporter, dal titolo "In riva al mare, mentre le navi della solidarietà provano a salpare verso la Striscia", Arrigoni ricorda i precedenti attacchi degli israeliani contro gli attivisti che volevano portare aiuti a Gaza. "Nient'affatto arresi, quegli attivisti ci riprovano in questi giorni uniti in una coalizione internazionale denominata Freedom Flottila: 9 navi, tonnellate di aiuti umanitari necessari per una popolazione ridotta allo stremo, circa 800 passeggeri". Nei commenti al post c'è chi, appresa la notizia da Helsinki, sottolinea la necessità di azioni concrete: "Troviamoci con le bandiere e il sangue di bue di fronte alle ambasciate israeliane di tutto il mondo. Questa strage non verrà mai dimenticata". Una mobilitazione che corre anche sulla pagina italiana di Free Gaza 8, sulla quale vengono già riportate le varie manifestazioni organizzate in Italia a partire da queste ore. (La Repubblica)

martedì 24 marzo 2009

Continua il nostro sostegno per Gaza

Ecco due comunicazioni riguardanti le attività che a livello di cittadini e associazioni si stanno promuovendo in Italia per dare aiuto alle popolazioni oppresse di Gaza.

Dopo un breve periodo di rodaggio, finalmente siamo riusciti a mettere a regime il blog di Urgenza Sanitaria Gaza. Sara’ tenuto in costante aggiornamento da Marcello Sordo, attualmente impegnato con l’associazione all’ospedale Al Awda di Jabaliya, a nord di Gaza City.
Se siete alla ricerca di testimonianze dirette sulla situazione quotidiana nella Striscia, iscrivetevi come lettori fissi a www.usg2009.blogspot.com


Appello per una presenza permanente e internazionale a Rafah
Non lasciamo morire Gaza

Dopo il massacro della popolazione di Gaza da parte dell’esercito israeliano, iniziato il 27 dicembre 2008, il mondo si è commosso per la sorte dei Palestinesi. Ma il territorio resta chiuso, quasi ermeticamente, i convogli umanitari si accumulano alle frontiere ed un’infima parte è autorizzata ad entrare. Ugualmente, cittadini di diversi Paesi, compresi numerosi Palestinesi, sono bloccati in Egitto.
Noi, cittadini del mondo, ci opponiamo a questo blocco illegale ed assassino, tollerato, per non dire incoraggiato, dalla maggioranza dei governi. Ancora una volta, sembra che solo la società civile sia capace di mobilitarsi per esigere l’applicazione del diritto internazionale ed il rispetto della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ( 10 dicembre1948).*
Per questi motivi, facciamo appello ad ogni individuo o gruppo (associazione, organizzazione,partito, ecc.) affinchè partecipi, nella misura dei suoi mezzi, a stabilire una presenza permanente e internazionale sul posto di frontiera di Rafah, per fare pressione sul governo egiziano, ma anche sulla «comunità internazionale», fino all’apertura definitiva della frontiera fra Gaza e l’Egitto, ermettendo la libera circolazione delle merci e delle persone.
PER LIBERARE GAZA, PER ROMPERE L’ASSEDIO, PER LA LIBERA CIRCOLAZIONE
* Articolo 13 : 1. Ogni persona ha il diritto di circolare liberamente e di scegliere la propria residenza all’interno di uno Stato.
2. Ogni persona ha il diritto di lasciare ogni Paese, compreso il proprio, e di tornare nel suo Paese.

E' importante che l'appello raccolga il maggior numero possibile di firme, di organizzazioni o di personalità. L'indirizzo a cui mandare le adesioni è assediamolassedio@libero.it e l'elenco verrà aggiornato sul sito del Forum Palestina.

martedì 27 gennaio 2009

Giornata della memoria corta...

"La mia famiglia distrutta dal fosforo" i superstiti raccontano le armi proibite ALBERTO STABILE per La Repubblica

Un caccia israeliano su Gaza
GAZA - A piedi nudi e a capo coperto, con le lunghe vesti che lambiscono l'acqua, le donne della famiglia Abu Halima cercano di cancellare i segni della devastazione che si è abbattuta sulla loro casa di Beit Lahiya. Ogni centimetro di pavimento, ogni palmo di parete vengono puliti con scope, spazzole e chili di detersivo, ma quell'odore che pervade le stanze resiste anche al vento che irrompe dalle finestre senza infissi. L'odore nauseante, dicono gli esperti, del fosforo bianco.
Sull'uso di questa sostanza, non vietato se adoperata in campo aperto, ma illegale se usata contro le persone o in ambienti densamente abitati, l'esercito ha annunciato l'apertura di un'inchiesta, affermando, tuttavia, di aver sempre agito nell'ambito della legalità. Amnesty international, invece, ha dichiarato di essere in possesso di "prove indiscutibili" che Tsahal abbia utilizzato ordigni al fosforo in modo indiscriminato. Da qui l'accusa di aver commesso "crimini di guerra".

Il governo israeliano ha subito reagito e, dopo aver imposto la censura sui nomi di soldati e ufficiali coinvolti nell'operazione, ieri ha annunciato di aver approvato uno scudo legale protettivo a favore dei militari israeliani nel caso dovessero essere chiamati a rispondere d'aver commesso violazioni dei diritti umani da qualche tribunale straniero. "Israele - ha detto Olmert - darà pieno sostegno ai comandanti e ai soldati che sono stati mandati a Gaza, così come loro hanno protetto noi con i loro corpi durante l'operazione". Il Guardasigilli e il ministro della Difesa, oltre ad un gruppo di legali, faranno parte di questo "ombrello" protettivo.
Omar Abu Halima, 18 anni, uno degli figli di Sabah e Sadallah Abu Halima, racconta quel pomeriggio d'inferno. I carri armati israeliani erano a un centinaio di metri dalla palazzina di famiglia di tre piani che sorge, allineata ad altre quattro o cinque case delle stesse dimensioni, nella zona chiamata Atara, dove finisce l'abitato di Beit Lahiya e cominciano le serre e i campi coltivati. Zona di fragole e agrumi, ma anche, qua e là, data la vicinanza al confine israeliano, di lanci di Qassam.
"Ero nella casa accanto, da un mio zio, quando abbiamo sentito tre o quattro esplosioni, una dietro l'altra. Mi sono precipitato. La nostra casa era avvolta da un fumo denso e bianco che non faceva respirare e dalle fiamme. Sono salito al secondo piano e ho visto mia madre avvolta nel fuoco. Nel corridoio c'erano i miei fratelli Abed di 14 anni, Said di 10, Hamza di 8 abbracciati a mio padre Sadallah, che di anni ne aveva 45. Bruciavano. Hamza diceva: voglio pregare, voglio pregare, ma subito dopo morì. Gli altri erano già morti. Mio padre non aveva più la testa". Nel reparto ustioni dell'ospedale Shifa, dove è ricoverata Sabah Abu Halima, la madre, anche lei di 45 anni, il primario Nafez al Shaban, laureato a Glasgow, specializzato negli Stati Uniti, è certo che a provocare le ustioni subite dalla donna e da altri feriti sia stato il fosforo. Racconta di essersi trovato per la prima volta nella sua carriera di fronte a piaghe che continuavano a bruciare, anche dopo ore, emanavano un odore insopportabile e soprattutto resistevano al normale trattamento di chirurgia plastica. "Tanto che - dice - su suggerimento di colleghi giordani ed egiziani che avevano avuto esperienze simili in Libano, abbiamo dovuto amputare".
Una tragedia nella tragedia è rappresentata dalla mancanza di soccorsi, sia nel caso degli Abu Halima, che in quello della famiglia Abd Rabbo, nel villaggio di Jabaliya (vicino all'omonimo campo profughi). Per dirla in breve, morti e feriti della famiglia Abu Halima sono stati messi su due macchine e su un trattore. La macchina con i morti, secondo il racconto dei sopravvissuti, bloccata al primo posto di blocco israeliano, è stata capovolta da un caterpillar militare. I cadaveri sono rimasti per giorni sull'asfalto. Sabah Abu Halima, la madre ferita, ha potuto raggiungere l'ospedale su un carro trainato da un asino.
Inutile chiedere se in zona ci fossero miliziani di Hamas. "Qui siamo tutti al Fatah - dice Osam, un vicino che era inquadrato nell'Autorità palestinese e continua a prendere lo stipendio da Ramallah -. Se ci fosse stato qualcosa ce ne saremmo andati". Anche se la domanda: "Andati dove?", resta senza risposta.
A Gaza, in questi giorni, non si parla soltanto di armi proibite, ma anche di armi sconosciute, come il missile che ha ucciso otto ragazzi, tre femmine e cinque maschi davanti alla Educational School dell'Unrwa, in pieno centro. Un ordigno che diffonde una pioggia di schegge piccolissime, taglienti come rasoi, di forma quadrata, dal lato di due o tre millimetri come quelle che brillano controluce, nella radiografia del braccio e del ginocchio di Adib al Rais, che si è salvato perché era all'interno del negozio. Il missile, all'impatto, ha provocato un buco sull'asfalto largo dieci centimetri e profondo trenta. Ma sul muro distante tre metri, sulle porte di ferro del piccolo supermercato e sui corpi delle vittime hanno infierito le schegge, grandi come coriandoli.

martedì 20 gennaio 2009

(anche) per questo parliamo di Gaza....

Carico d'armi Usa sulla nave fantasma
***a cura di Peter Danssaert, Sergio Finardi, Pavlos Nerantzis, Carlo Tombola e il contributo di Mike Lewis della Omega Foundation

È in corso un’iniziativa di «contrabbando» di armi che ha sostenuto l’offensiv a militare d’Israele. E non è finita con la «tregua».

1. Il 6 Dicembre 2008 un contratto dello US Military Sealift Command, l’entità logistica della Marina Usa, viene vinto dalla compagnia marittima tedesca Oskar Wehr che gestisce una trentina di navi, perlopiù portacontainers di media dimensione. Il contratto (N00033-09-R-5505, N00033-09-C-5505, per 635.000 dollari richiede il trasporto di 989 containers dalla base navale di Sunny Point (North Carolina, poco a sud del porto di Southport, sulla costa orientale statunitense) al porto israeliano di Ashdod, 39 km a nord di Gaza City. La destinazione di questo carico è il deposito statunitense «War Reserve Stockpile for Allies (WRSA-I)» in Israele e il caricamento, dice il contratto, deve iniziare il 13 dicembre.
Poco dopo (31 dicembre), lo stesso Sealift Command fa un’offerta per altri due contratti (N00033-09-R-5205; N00033-09-R-5205), per il trasporto di 157 e 168 container rispettivamente, con destinazione ancora Ashdod e origine il porto di Navipe-Astakos - sulla costa ionica greca, poco a Nord dell’isola di Cefalonia. Il caricamento va effettuato a partire dal 15 gennaio.
Ashdod non è nuova come destinazione di armi e munizioni Usa - sia dirette alle forze armate israeliane, sia al deposito statunitense in Israele. Contratti di tale tipo sono stati assegnati dal Military Sealift Command in varie occasioni negli anni recenti (dal 2002 al 2008) con trasporti da Livorno (Camp Darby) e da vari porti greci e statunitensi ad Israele. Esempi recenti sono due contratti del 17 agosto 2007 assegnati all’ italiana «Enrico Bonistalli» di Livorno (247.500 dollari per il trasporto di 125 containers di munizioni) e alla statunitense TransAtlantic Lines LLC (449.000 dollari per 125 containers di munizioni) e un contratto del 28 agosto 2007 alla statunitense Sealift Inc. (745.000 dollari per 125 containers di munizioni), quest’ultimo proprio dal porto di Navipe-Astakos ad Ashdod (1.535 km di viaggio).
Alcuni ricercatori che seguono di routine i contratti e i trasporti militari s’accorgono che i contratti del dicembre 2008, oltre ad avere come destinazione Ashdod in questo momento, includono menzione del tipo di carico da trasportare: una vasta gamma sia di esplosivi ad alto potenziale (816 tonnellate nel primo contratto) che di esplosivi inclusi nella categoria H delle merci pericolose, ovvero fosforo bianco (secondo e terzo contratto), oltre ad altro munizionamento e ordigni esplosivi (da testate per missili a munizioni di vario tipo e bombe anti-bunker).

[...]

A Gaza l’assalto israeliano ha provocato la morte di 1.400 persone (la più parte civili) e il ferimento grave di altre 5.100. Tutto è ora appeso a una fragilissima tregua unilaterale annunciata da Israele e anche da Hamas, rispetto alle quali buon ultima è arrivata l’Unione europea che non ha posto termini al ririto israeliano e che, fin qui, è stata immobile se non complice delle scelte della leadership israeliana. Con l’Onu in macerie, fra l’altro almeno tre volte bersaglio dei raid israeliani. Unico obiettivo dichiarato è quello di «fermare il contrabbadno di armi», naturalmente solo quello illegale per Hamas. Ma se l’offensiva dovesse riprendere e allargarsi, l’enorme e letale carico della Wehr Elbe non resterebbe certo nei depositi statunitensi ma verrebbe probabilmente «trasferito al governo di Israele in una emergenza, previo rimborso». Se Wehr Elbe è davvero attraccata a Taranto vi è la possibilità che essa abbia trasferito il suo carico su una veloce portacontainer che ha lasciato proprio Taranto il 15/1 ed è arrivata ad Ashdot sabato 17. Fermiamo il «contrabbando» di questi carichi di morte prima che sia troppo tardi.
[...]
Dove sono finiti quei 325 container di munizioni che avrebbero dovuto essere caricati ad Astakos? Al porto di Astakos stanno arrivando gruppi dello «Stop the War» greco e forse potrebbero dirci qualcosa in proposito, ma dove sta andando la Wehr Elbe con i suoi 989 containers originali e le 816 tonnellate di esplosivi ad alto potenziale? Senza poter escludere l’approdo in due vicini porti albanesi e montenegrini, la rotta sembrerebbe indicare come possibili destinazioni Brindisi o Taranto. Soprattutto in quest’ultimo la Us Navy e la Nato godono di diritti di approdo esclusivi nell’area portuale e di attrezzature adeguate ad accogliere quella bomba natante. Nessuno, tranne il Sealift Command e certo qualche autorità italiana, sa dove sia attualmente la nave. Forse è già arrivata da qualche parte e aspetta, letteralmente, che si calmino le acque.

Leggi l'articolo integrale

lunedì 19 gennaio 2009

DOMENICA 25 GENNAIO 2009 - GRANDE MOBILITAZIONE

Marrmi metta katundj jonni
Riprendiamoci il Paese
tdiel pess m di tiet


Tutti a San Marzano di San Giuseppe
Contro le discariche, contro le piattaforme, contro gli inceneritori

Ore 9 manifestazione
Inaugurazione della sede
Pomeriggio di festa – estemporanea d’arte sulla Palestina - proiezioni video
Riprendiamoci la nostra terra con ogni mezzo necessario

I colpi bassi arrivano da tutte le parti ma non ci sfiorano neppure.
Denunce, querele, intimidazioni, campagne stampa denigratorie: qui, come altrove, chi gestisce un potere istituzionale sempre più legato all’imprenditoria dei rifiuti non tollera che il proprio operato sia messo in discussione. Perciò, corre ai ripari. E lo fa con la prepotenza e con le menzogne, con le intimidazioni e con le carte bollate.
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mercoledì 14 gennaio 2009

MANIFESTAZIONE A ROMA


Sullo scandalo metallico
di armi in uso e in disuso
a guidare la colonna
di dolore e di fumo
che lascia le infinite battaglie al calar della sera
la maggioranza sta la maggioranza sta
recitando un rosario
di ambizioni meschine
di millenarie paure
di inesauribili astuzie

Da Smisurata Preghiera di Fabrizio De André

Per chi non ci crede...

Il Comitato ha inoltrato la petizione contro il massacro di Gaza a moltissimi contatti presenti nelle rubriche degli aderenti ricevendo apprezzamenti e qualche critica.
Le critiche sottolineano il diritto di Israele alla repressione dei terroristi.
Personalmente non ritengo condivisibile l'idea preistorica (peraltro tristemente più volte tornata in auge nel corso del XX secolo) di sterminare un popolo per eliminare dei presunti terroristi democraticamente eletti (non perché non li voglia considerare tali per preconcetto, ma perché secondo la convenzione dei diritti umani nessuno può condannare un uomo senza giusto processo).

Anche se in mezzo a quelle persone ci fossero dei veri assassini, ciò non autorizzerebbe gli israeliani a colpire scuole, moschee, ospedali e tantomento le loro stesse residenze ove dimorano anche bambini che hanno la sola colpa di vivere in quel posto.

Mi rattrista profondamente rilevare che, come accadde nella metà del secolo scorso, un popolo stimatissimo per civiltà e cultura possa, facendo leva su panegirici politici e apparentemente razionali argomentazioni, arrivare a giustificare e fomentare la discriminazione, la segregazione e l'eccidio etnico.

Tutto il resto può essere condiviso o meno, ma resta la sostanza di una gabbia di pochi chilometri quadrati, contenente un milione e mezzo di persone, in massima parte innocenti, pesantemente sottoposta a bombardamenti e distruzioni. Resteranno, ancora una volta, le anime dei morti senza giustizia, trasportati dal vento fino nelle nostre coscienze.

Se le avessi, vorrei inviare a tutti coloro che considerano giusto questo massacro le foto degli oltre 900 morti per guardare uno ad uno i loro volti martoriati e riflettere su chi, in questo momento, sia il vero terrorista.

Cerchiamo di tenere saldi, in questa gravissima situazione, i nostri valori di umanità e dialogo. Con la speranza di una riflessione profonda.

Il Comitato per Taranto

Fermiamo il massacro a Gaza: una petizione di Avaaz


Lo spargimento di sangue a Gaza sta crescendo--le fatalita` si aggirano intorno alle 800 persone di cui quasi la meta` cibvili e piu` di 250 bambini. Gli Israeliano grazie a areoplani e artiglieria bombardano aree urbane densamente popolate, scuole delle Nazioni Unite incluse, migliaia i feriti a piu` di 1.5 milioni di civili terrorizzati non hanno via di scampo da questo territorio prigione -- i confini sono stati sigillati. Hamas continua a combattere e a lanciare razzi su Israele: 11 Israeliani sono morti, anche da fuochi amici.

La nostra chiamata mondiale per un cessate il fuoco internazionalmente garantito sta iniziando a farsi sentire chiara e forte, guadagnandosi il supporto dei leaders d`Europa, del Medio Oriente e senza dubbio: le fondamenta per un accordo stanno diventando chiare. Ma israele continua a rifiutare la via della tregua, e l`ex presidente Bush sta bloccando un cessate il fuoco negoziato dalle Nazioni Unite , cercando invece di imporre un alternativa incline al renedere legittima da parte di Israele il soffocamento e isolamento di Gaza.

Quel che e` troppo e` troppo. Non possiamo permettere che Bush & Co. blocchino un giusto cessate il fuoco. 250,000 hanno firmato la petizione per il cessate il fuoco, arriviamo a mezzo milione--lo pubblicheremo con un duro-colpo avviso sul Washington Post e lo consegneremo ai membri Consiglio della Sicurezza delle Nazioni Unite durante riunioni -- segui il link sotto per vedere l`avviso, firma la petizione, e inoltra questo messaggio a tutti i tuoi amici e familiari:

http://www.avaaz.org/it/gaza_time_for_peace/

mercoledì 7 gennaio 2009

Cosa succede in Palestina?

Vista la gravità del massacro condotto dagli israeliani nei confronti di un popolo inerme tenuto in condizioni di denutrizione e povertà e ora anche pesantemente bombardato, il Comitato per Taranto ha deciso di esprimere tutta la sua solidarietà verso un popolo sottoposto a quella che in altre circostanze è stata definita Pulizia Etnica o Soluzione Finale.

Per questa ragione, nonostante l'apparente distanza dalle tematiche socioambientali locali, l'aggiornamento del blog conterrà anche informazioni sulle vicende in corso nella Striscia di Gaza e sulle possibili iniziative e campagne di sensibilizzazione che ogni persona che abbia a cuore la vita e la dignità dell'uomo dovrà sostenere.

Siamo in un momento in cui è messa in dubbio la stessa idea di democrazia e di diritto civile. In questi giorni si scrive una nuova pagina nera dell'umanità che antepone la politica, l'economia alla stessa vita umana con la persuasione della retorica che sa invece di razzismo, di odio, di istinti malvagi e devastanti ma anche (e soprattutto) di grave complicità universale.
Se non facciamo qualcosa (qualsiasi cosa!) saremo colpevoli come quelli che stanno bombardando gli ospedali, le scuole, le moschee, che impediscono agli aiuti umanitari di giungere a destinazione, che sparano sulle ambulanze, che rifiutano gli osservatori ONU, che bloccano le frontiere costringendo la popolazione a farsi bersagliare con bombe al fosforo e uranio impoverito.

Ogni ora muoiono dieci bambini che hanno la sola colpa di essere nati!

E' questo l'uomo?

sabato 3 gennaio 2009

Se questa è guerra...

Piccoli i nostri problemi nella tragedia dell'umanità che uccide sè stessa.
Grande è il male di non riconoscere noi negli altri.
Peggio, forse, tacere o lavarsene le mani.
Ieri eravamo ebrei nei campi di sterminio.
Oggi siamo palestinesi nel macello di Gaza.
Domani vorremmo avere la dignità e l'orgoglio di essere noi stessi.

Assemblea domenica 4 Gennaio, alle ore 18, presso la sede del Comitato di Quartiere "Città Vecchia".



Migliaia di persone in tutta Europa hanno manifestato oggi per protestare contro i bombardamenti israeliani a Gaza. Cortei si sono svolti anche in Italia, a Roma, Torino, Vicenza, Milano.

E intanto a Gaza dopo otto giorni di bombardamenti aerei e uno di martellamento con l'artiglieria pesante che ha causato nuove stragi di civili, l'operazione "Piombo fuso" passa alla seconda fase. Intorno alle 20 (ora locale) è iniziato l'attacco di terra. I carri armati di Israele hanno varcato il confine e sono penetrati nella Striscia da due località a nord, nei pressi di Beit Lahiya: proprio dove nel pomeriggio è stata colpita una moschea piena di fedeli, con 16 morti e molti feriti. In serata, nei combattimenti a terra i morti tra i palestinesi sono già decine mentre l'aviazione ebraica continua a bombardare, come pure l'artiglieria e le navi da guerra israeliane schierate al largo delle coste palestinesi.