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mercoledì 17 marzo 2010

Assolti! Sono cittadini di diritto!

COMUNICATO STAMPA PROCESSO “NO GLOBAL”: TUTTI ASSOLTI!
Sabato 20 marzo tutti in piazza

Si è concluso quest'oggi (17/03/2010) il procedimento cosiddetto “No Global”, a carico di 19 militanti dei COBAS, dei Comitati di Quartiere e di altre strutture di base di questa città. La Corte d'Assise ha assolto con formula piena tutti gli imputati. Dunque oggi, ciò che da sempre è stato definito come un procedimento farsa riceve l'imprimatur anche da un punto di vista giudiziario.
E' stato riconosciuto, come in realtà è sempre stato, che le lotte condotte in tutti quegli anni, come quelle attuali hanno la piena legittimità di esistere ed il diritto-dovere di porre in essere, per cambiare in positivo questo territorio, questo Paese e per costruire un nuovo mondo possibile, fatto di uguaglianza e diritti. E' chiaro che la legittimità di queste lotte prima ancora dell'odierna assoluzione era data dalla grandissima solidarietà che gli imputati ricevettero dai lavoratori, dai precari, dagli ambientalisti, dalle associazioni di base e dai cittadini di questo territorio, compreso anche chi pur in una legittima diversità politica, riconosceva il valore e la giustezza di quelle lotte. Quest'assoluzione non ci esime però dal continuare a denunciare che questa città è ancora preda preferita di lobbies affaristico massonico mafiose che intendono prosegui re il “banchetto” sulla pelle dei cittadini di questa città, dalle quali ci si può liberare esclusivamente con il protagonismo attivo di tutti coloro ai quali vengono negati i diritti più elementari: un reddito e un lavoro sicuro e decoroso, un ambiente pulito, una decente abitazione, l'istruzione e la sanità pubbliche e garantite per tutti. Nel frattempo però appare proibito disturbare queste lobbies nelle loro luride manovre, tant'è vero che dobbiamo constatare che, negli ultimi anni soprattutto, qui come altrove, chi fa le lotte o rivendica un proprio diritto viene sistematicamente colpito da provvedimenti giudiziari.
Questo meccanismo dimostra che anche pezzi delle Istituzioni sono asservite a quelle lobbies, le cui porcherie vengono “scoperte” solo quando divengono palesi agli occhi di tutti, come la storia di questa città dimostra, almeno negli ultimi venti anni.
Infatti, mentre questa città veniva cannibalizzata dai vari primi cittadini e lobbies collegate, dagli anni ottanta ai duemila, in quello stesso periodo stranamente nasceva l'inchiesta, con i conseguenti arresti e processo. Ciò era finalizzato ad almeno tre obiettivi: spostare l'attenzione della città dalle sue vere problematiche; chiudere gli spazi di agibilità democratica; dare un segnale preventivo a tutti coloro i quali possano decidere di auto organizzarsi e lottare per i propri diritti.
Per tutto questi motivi, il nostro impegno non può che rivolgersi anche a tutti coloro i quali per le proprie idee, per le proprie lotte, per rivendicare diritti universali sono carcerati o sotto processo.
Per questo SABATO 20 MARZO, dalle ore 17.30 in poi, in Piazza Garibaldi, si terrà un presidio con un microfono aperto in difesa dell'agibilità politica di tutte le lotte. Si invitano tutte le organizzazioni, le associazioni e i singoli cittadini a partecipare al presidio portando il proprio contributo di idee, di tematiche e di proposte.
Taranto, 17 marzo 2010

lunedì 15 marzo 2010

Per il diritto di dissentire

GIORNATA IN FAVORE DELLE LOTTE.
INIZIATIVA SABATO 20 MARZO ALLE 17:30.
SIETE TUTT* INVITATI A PORTARE BANCHETTI INFORMATIVI SULLE VOSTRE LOTTE E SUI PERCORSI CHE STATE FACENDO

Nel mondo, oramai, si e' evidenziato maggiormente il divario tra
chi gestisce e si appropria delle risorse, per trarne i propri profitti e chi reclama a gran voce una società più giusta per essere protagonisti attivi nell'esercizio di un reale cambiamento.
Questa categoria sociale eterogenea ha dato vita a momenti come quelli di Seattle, di Genova, delle grandi mobilitazioni contro le guerre, per la salvaguardia dei territori e la difesa degli spazi di agibilità politica.
Proprio Genova, nelle giornate del luglio 2001 ha rappresentato un passaggio fondamentale dove la guerra non fu dichiarata dal movimento bensì dalle forze dell'ordine, e prima ancora da un potere sovranazionale tanto vuoto di positività da doversi blindare, recingere. Cariche violentissime
contro chiunque passasse per le vie della città, lacrimogeni
sparati ad altezza d'uomo, colpi di arma da fuoco, blindati
lanciati a tutta velocità contro la folla, un giovane manifestante ammazzato, il blitz sanguinoso alla scuola Diaz in notturna, la
tortura reintrodotta nelle caserme di Bolzaneto e Forte S.
Giuliano... Questo fu Genova: lo stato di diritto fatto a pezzi. Da quel luglio 2001 ad oggi, l'impressione che quella sia una data che abbia segnato uno spartiacque e' forte: da un lato l'esercizio della gente di affrontare collettivamente il bisogno comune,
(esperienze come No Tav, No Dal Molin,il Presidio contro le Discariche di Grottaglie o nelle tante mobilitazioni dei cittadini di Taranto e Provincia a difesa di salute, ambiente,a tutela del diritto al lavoro o contro la piaga endemica del precariato); dall'altro l'esercizio scientifico di rendere tutto plasmabile innescando paure e pregiudizi, polverizzando i diritti elementari, carcerando intere fette di società.
Per coprire delle enormi porcherie servono i capri espiatori da
mostrare in pubblica piazza; ciò funge da esempio e serve a
comprimere le liberta' individuali e collettive, svuotando di
contenuti proprio quelle enormi mobilitazioni che ci hanno visto in gran parte protagonisti.
Ed ecco che ciò si rende possibile attraverso "l'eccezione" che diventa una regola nelle aule dei tribunali, in quelle parlamentari e quotidianam ente per le strade.
Una storia che come si diceva iniziò alle soglie del 2000.
A Taranto le strutture di base denunciavano il malaffare della politica tarantina, il disastro ambiente e l'intreccio tra affaristi senza scrupoli e politici massoni. Cittadini che praticavano quotidianamente il cambiamento reale in questa città. No nei salotti bene, ma per le strade, nei posti di lavoro e nei quartieri.
La risposte sono state: vari arresti e un processo durato otto anni ternimatosi con l'assurda richiesta di condanna da parte del pubblico ministero Perrone per 18 Tarantini (per un totale di 44anni) per associazione sovversiva. Associazione che si “poggerebbe” su reati ridicoli come un lancio di uova, di slogan, scritte di contestazione, la partecipazione alle mobilitazioni di quegli anni tra le quali quelle di Napoli e Genova durante i vertici del Global Forum e del G8.
Da allora un movimento plurale ed eterogeneo viene colpevolizzato e portato nelle aule dei tribunali. Un vero e proprio schiacciamento dei diritti, anche di quelli più elementari, che incontrano sistematicamente una risposta violenta, negligente e collusiva: lavoratori picchiati, precettati e licenziati; immigrati espulsi, carcerati vessati in condizioni sempre più disumane, leggi ad personam, speculazioni sulle catastrofi naturali e privatizzazione dei beni pubblici. Muovendoci in questo quadro sarebbe stupido non accorgersi come questa categoria sociale repressa sia diventata così grande laddove l'applicazione sistematica, proprio di quella eccezione che diventa norma, trova la sua più diffusa estensione. È l'agibilità politica ad essere minata, compressa e osservata in maniera a ttenta e scrupolosa finalizzata a colpire le pratiche politiche "incompatibili”.
Per questo motivo chiamiamo tutte le forze che lottano quotidianamente sui nostri territori a partecipare a un momento di piazza dove tutti e tutte portino i loro percorsi di lotta.
Un microfono aperto dove ognuno possa parlare del clima repressivo che in questi anni è andato crescendo ogni giorno di più per riaffermare il valore delle lotte nel nostro territorio contro il restringimento degli spazi democratici.
Invitiamo tutt* quindi a partecipare al Presidio di Sabato prossimo 20 Marzo in Piazza Maria Immacolata alle ore 17.30

COMITATI DI QUARTIRE, COBAS CONFEDERAZIONE TARANTO
info e adesioni: processotaranto@yahoo.it, tel: 099 4716012

sabato 27 febbraio 2010

C'è chi può e chi non deve


Riceviamo e pubblichiamo volentieri:

AGGIORNAMENTI PROCESSO TARANTO

In merito al processo cosiddetto “no global” di Taranto la Confederazione Cobas e il Comitato di quartiere Città Vecchia esprimono la solidarietà ai propri militanti coinvolti ed a tutti gli imputati per le assurde richieste di condanna da parte della P.M..

Altrettanto assurdi appaiono i titoloni e il largo spazio dati su tali richieste, senza entrare nel merito di tutta la vicenda, quasi fosse un processo alla criminalità organizzata e non un processo smaccatamente politico, quale è in realtà.

Basti ricordare che le indagini nascono quando in questa città imperavano in sequenza Cito e la Di Bello, contro le cui politiche gli attuali imputati si battevano strenuamente ed alla luce del sole. A memoria degli smemorati, qui si vuole ricordare che, senza alcuna voglia giustizialista che non fa parte della cultura delle scriventi, nel caso di Cito c’è stata una condanna per il 416 bis, oltre a varie forme di corruttela e nel caso della Di Bello oltre a vari procedimenti penali in corso, Taranto ha subito il peggior dissesto finanziario d’Italia del dopoguerra, che i tarantini stanno pagando amaramente. In sostanza in quel periodo certamente questo territorio è stato dilaniato e sbranato da un sistema affaristico-massonico-mafioso che per troppo tempo ha goduto di varie connivenze anche di pezzi delle istituzioni. Altrimenti non si spiegherebbe come mai quei sistemi sono durati nel tempo (anche troppo) e solo quando non era più possibile nascondere tutte le porcherie perpetrate a danno di questa città, le stesse sono venute fuori.

Nel frattempo “ovviamente” si indagava (?) su coloro i quali, a viso aperto, denunciavano quel sistema, chiedendo spazi di libertà e di democrazia, diritti per chi se li vedeva negati, pulizia e trasparenza nella pubblica amministrazione. Ed è altrettanto “ovvio” che quei rompiscatole che scoprivano e denunciavano i vari altarini andavano colpiti con ogni mezzo necessario affinché fosse da monito a loro e a tutti coloro che sceglievano la lotta e il rivendicare i diritti negati. A dimostrazione di ciò una chicca su questo procedimento è che una delle accuse è “associazione sovversiva di stampo locale”: ovvero il tentativo degli imputati era forse costruire una repubblica autonoma tarantina? Ci sarebbe da ridere se le accuse non fossero così pesanti.

Inoltre questa indagine ha fatto in po’ da scuola in questo paese di come si devono colpire tutte le forme vere di opposizione politico-sindacale-sociale di questa nazione, che non ci stanno ad assistere passivamente alle progressive forme di diseguaglianza e di negazione di diritti, dove una casta sempre più ristretta è sempre più ricca e potente vive ai danni del resto dell’umanità. Un esempio per tutti è il famigerato processo di Cosenza, nel quale, peraltro, sono finiti gli atti del processo di Taranto e, inizialmente, buona parte dei suoi imputati (alla fine rimasti solo in due). Stesse accuse e stessi meccanismi,, anche se con un visibilità molto maggiore. Per la cronaca in quel processo sono stati tutti assolti con formula piena perché il fatto non sussiste, ovvero è stato riconosciuto il diritto ad esprimere liberamente una opposizione in questo paese (anche se non sappiamo fino a quando!).

Ma, tornando al processo di Taranto, sarebbe bastato leggersi gli atti e seguire le udienze per capire la insussistenza e talvolta il ridicolo delle accuse.

Infine, ma non per ultimo, per far ben comprendere la giustezza e la correttezza di quelle lotte, di quelle battaglie e di quelle rivendicazioni, qui vogliamo ricordare non solo l’enorme solidarietà di migliaia e migliaia di tarantini (oltre che da tutte le parti di Italia) che gli imputati ebbero all’atto degli arresti, ma anche che tutt’oggi parte di loro e le loro strutture continuano ad avere presso i lavoratori, i disoccupati, i precari, i giovani e le donne e tutti coloro che si battono per i diritti la stessa credibilità.

Questo rospo evidentemente non scende giù a quel sistema di potere che certamente non è sconfitto, e che vuole continuare a farla pagare in termini giudiziari.

Con l’auspicio che per correttezza di informazione questo comunicato stampa venga diffuso integralmente si porgono distinti saluti.

CONFEDERAZIONE COBAS

COMITATO DI QUARTIERE CITTA’ VECCHIA