Visualizzazione post con etichetta crollo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta crollo. Mostra tutti i post

sabato 20 settembre 2014

Another one bites the dust

Taranto. Crolla la città vecchia

Ennesimo crollo nella città vecchia di Taranto. Migliaia di euro sarebbero dovute servire per i lavori di ripristino. Indagate 9 persone.
Fonte: Oltremedianews
Taranto, una città “stuprata” dalla gestione sull’Ilva, è una città stupenda. Una doppia città, da una parte quella vecchia e una volta superato il ponte si entra in Taranto nuova. Due spaccati diversi, un’urbanizzazione differente. Oggi ci ritroviamo nuovamente a parlare di un crollo avvenuto nella città vecchia. La soletta del balcone di uno stabile disabitato di via Duomo 59, nella città vecchia di Taranto, è oggi crollata. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno provveduto a mettere in sicurezza l’area e la struttura.
Nel borgo antico il Comune ha avviato un’attività di monitoraggio per catalogare gli immobili a rischio crollo, dopo i ripetuti casi delle scorse settimane, che necessitano di ristrutturazione. Alcuni edifici sono stati sequestrati su disposizione della magistratura nell’ambito di un’inchiesta su lavori-fantasma. Sono nove gli indagati tra imprenditori, ex dirigenti e funzionari comunali.
Nel luglio scorso 20 famiglie si ritrovarono senza casa da un giorno all’altro; c’è stato un sequestrato d’urgenza della guardia di finanza perché progettisti, costruttori, collaudatori e responsabili non hanno messo in sicurezza gli immobili, ritenuti ad alto rischio crollo. Non sono state messe in sicurezza neanche le fondamenta dei palazzi, nonostante i fondi regionali erogati ad hoc, nei quali il Comune ha alloggiato le famiglie bisognose di una casa.
Si parla di una cifra che si aggira intorno ai 725mila euro, soldi che sarebbe dovuti servire per i lavori di mantentimento degli stabili. Nicola Gesualdo (TdP)

mercoledì 23 luglio 2014

La tela di Penelope si ingarbuglia in Procura

Diversi immobili a rischio crollo della città vecchia di Taranto sono stati posti sotto sequestro preventivo d’urgenza da militari del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza, nell’ambito di una indagine condotta dal sostituto procuratore Enrico Bruschi su appalti assegnati per eseguire lavori di ristrutturazione.
Sarebbero nove le persone indagate tra imprenditori, dirigenti e funzionari comunali per ipotesi di reato di omissione di lavori su edifici a rischio crollo e truffa aggravata. Le famiglie che occupavano gli immobili - una ventina in tutto - sono state fatte sgomberare. Il Comune sta procedendo a trovare loro una sistemazione alternativa. A quanto si è saputo, una perizia disposta dal magistrato inquirente avrebbe appurato che diversi lavori di consolidamento risultavano solo sulla carta ma non erano stati mai realizzati. I finanzieri, guidati dal tenente colonnello Giuseppe Micelli, hanno anche proceduto al sequestro per equivalente di beni per 700mila euro. L’indagine nasce da una attività mirata a verificare la regolarità degli appalti per i lavori di ristrutturazione assegnati dal Comune, che ha usufruito di finanziamenti regionali. Si tratta del secondo filone di una indagine che era già sfociata nell’acquisizione di documentazione negli uffici delle imprese Volpe e Geoga, che si erano occupate, tra l’altro, della ristrutturazione del palazzo storico Pantaleo.

GLI IMMOBILI A RISCHIO E GLI INDAGATI - Sono quattro gli edifici ritenuti pericolanti della città vecchia di Taranto, in cui abitano una ventina di famiglie, sottoposti a sequestro preventivo d’urgenza Si tratta di Pietro Galiuto, titolare della ditta ‘Volpe Scavì, che si aggiudicò i lavori; Antonio Liscio (co-progettista), Marcello Traversa (direttore dei lavori), Mario Pepe (progettista), Antonio Mancini (responsabile unico del procedimento), Silvio Rufolo (dirigente Urbanistica), Angelo Catapano (responsabile unico del procedimento), Vincenzo Carbone (collaudatore tecnico-amministrativo) e Vincenzo La Gioia (dirigente pro tempore Ufficio Risanamento Città Vecchia). I finanzieri hanno proceduto al sequestro per equivalente di beni per oltre 700 mila euro riconducibili ad alcuni indagati. Gli edifici a rischio crollo si trovano in Vico Santi Medici.
LE CONNIVENZE - Secondo la procura, le persone coinvolte, avrebbero beneficiato di un ingiusto profitto quantificato in circa 725mila euro grazie all’attestazione di lavori in realtà mai effettuati per il consolidamento di diversi edifici della città vecchia di Taranto. È la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche uno dei reati contestati ad alcuni imprenditori tarantini, che rispondono in concorso con dirigenti e funzionari comunali anche del reato di omissione di lavoro in edifici a rischio crollo. Il procuratore in una nota stampa sottolinea che l’illecito profitto è stato conseguito dall’impresa aggiudicataria «anche grazie alla connivenza dei funzionari comunali che talvolta, hanno omesso ogni forma di controllo e, in altre circostanze, hanno collaudato opere mai realizzate. Tra gli aspetti tecnici emersi nel corso delle indagini e delle perizie tecniche è da segnalare quello relativo all’assenza di opere di sostegno dette fondazioni degli stabili oggetto dei lavori». In particolare, precisa il procuratore, «la ditta appaltatrice avrebbe dovuto supportare la statica degli edifici con pali radice a livello di circa sedici metri nel sottosuolo. In realtà l’imponente struttura architettonica riguardante aree per circa mille metri quadrati non sarebbe mai stata realizzata, così come altre opere di rilievo, tanto per l’equilibrio statico e dinamico delle costruzioni quanto per la salubrità e qualità della vita delle persone che hanno ricevuto in assegnazione gli immobili dopo la loro presunta riqualificazione». Le indagini hanno riguardato i lavori di ristrutturazione e consolidamento edilizio di alcuni stabili della città vecchia finanziati dalla Regione Puglia, con riferimento all’appalto denominato Vicolo 2-Lotto 3. (CdM)

sabato 10 maggio 2014

Il degrado quotidinano protocollato!

COMUNICATO STAMPA
10 maggio 2014
Conferenza stampa degli abitanti della città vecchia di Taranto.






Sono passati più di ottant’anni da quando, con un colpo di piccone, il regime fascista inaugurò la politica di distruzione del centro storico di Taranto, mascherandola con le esigenze del “risanamento”. La demolizione del pittaggio Turripenne, insieme al quale caddero a centinaia, case, slarghi, postierle, vicoli e chiese, rappresentò piuttosto l’esigenza di svuotare l’isola del suo contenuto umano e sociale più formato e combattivo, dove più forti erano il radicamento territoriale e la coscienza popolare. Politiche che anche nell’era democratica, purtroppo, non hanno mancato di sferrare i loro colpi mortali all’isola, con la diaspora degli abitanti della città vecchia costretti ad emigrare verso altri quartieri dormitorio in seguito ai crolli (tra tutti quelli di Vico Reale nel 1975 e, non ultimo, quello di vico Fanuzzi previsto ormai da anni in seguito ad una richiesta protocollata in data 15 ottobre 2012 – documento e foto in allegato - ) e l’abbandono coatto di pesca, tradizioni, socialità, memoria storica.

Questa operazione giunge sino ai giorni nostri con interventi di cosiddetto “restauro urbano”: dai Piani Urban alla cosiddetta “Rigenerazione Urbana” nulla, infatti, rimane dei roboanti proclami di recupero ambientale e socio culturale del centro storico e, nel mentre si continuano a sostenere scellerati progetti di ampliamento ad est (da Sircom al San Cataldo passando per Cimino - Auschan), la città vecchia continua a crollare pezzo dopo pezzo, i suoi vicoli ad essere murati, il suo enorme patrimonio storico artistico e culturale ad essere disperso o svenduto.

A causa dell’abbandono e del degrado delle condizioni urbanistiche e architettoniche dell’isola e a causa dell’interruzione di acqua pubblica per molte ore della giornata, gli abitanti della città vecchia denunciano le precarie condizioni igieniche nelle quali vivono -  peggiorate dalla presenza di animali e insetti - richiedendo attenzione su una situazione costretta a degenerare.

A nulla servirà il monumento bronzeo celebrativo al carabiniere, voluto da Sindaco e Giunta Comunale per riportare il senso dello Stato e della legalità tra i vicoli, interpretando i sentimenti di non si capisce quale popolazione. Soldi pubblici sprecati, in questo particolare momento storico ed in un quadro talmente emergenziale, per un’opera che appare tanto incomprensibile quanto inutile. La volontà popolare si esprime a sfavore della suddetta opera proponendo di reinvestire quei soldi in opere di riqualificazione, seppur minime, della piazza retrostante la chiesa di San Giuseppe laddove emerge la necessità di avere spazi di aggregazione di socialità ad oggi inesistenti o inutilizzati:  i campi da calcio della San Giuseppe e il teatro della chiesa potrebbero ritornare ad essere vissuti e gestiti dalla popolazione.
E’ volontà popolare che i campi di calcetto siano aperti per più ore durante la giornata e che l’accesso sia gratuito per i bambini che non hanno altri spazi per giocare. È volontà popolare riqualificare il teatro della chiesa utilizzandolo quotidianamente come luogo di socialità per tutte le età e nel quale poter realizzare attività ludiche e ricreative.

PER LA REALE RIGENERAZIONE DEL QUARTIERE I SOLDI PUBBLICI DEVONO ESSERE INVESTITI SECONDO LA VOLONTÀ POPOLARE.

I cittadini e le cittadine della città vecchia di Taranto contro l’abbandono e il degrado dell’isola.

domenica 9 marzo 2014

Tra il dire e il fare

Brucia palazzo abbandonato tra San Cataldo e vico Seminario (foto di Angelo Cannata - 9 marzo 2014)


Il crollo delle persone


Persone e mattoni di città vecchia si tengono assieme come parte dello stesso destino. Crollano i muri e «crollano le persone» ha detto l'arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, che ha deciso di ascoltare sabato mattina in Episcopio la gente del «borgo antico», i problemi che affronta, l'emergenza sociale che quotidianamente vive. Santoro ha risposto alle «richieste d'aiuto» dei cittadini invitando anche la politica ad ascoltare: così è nata l'assemblea pubblica che «vuole essere solo una premessa», perché per una rinascita della città vecchia non bastano i «progetti calati dall'alto». Uno dopo l'altro hanno preso la parola gli abitanti di quei vicoli stretti e umidi, senza nascondersi, vincendo la timidezza, portando al microfono un grido disperato rivolto a chi amministra la loro anima e anche la loro vita. C'era il sindaco Stefàno a incassare. «L'isola, perché noi la chiamiamo così – spiega una signora – non è un ghetto: siamo bravissimi cittadini, non di serie B ma cittadini di serie AAA, come i frigoriferi». Manca il lavoro: «Il pescatore è come un disoccupato che ogni giorno fa i conti con la miseria». Mancano i giochi per i bambini, una edicola, il poliambulatorio. «Si sono portati via addirittura una fontana». Il tessuto sociale si sfalda e in quelle crepe ci finisce nascosta la droga. Lo spaccio e l'illegalità non sono però il comune denominatore per chi abita la città vecchia, perché lì ci sono persone che lavorano e sanno come «guadagnarsi qualcosa» onestamente. C'è chi conserva la dignità anche quando deve chiedere un sostegno per il figlio che ha bisogno di cure fuori dall'Italia e poi si allontana tra le lacrime per un dolore che non riesce a sopportare. Ci sono due alunne della scuola Galilei che raccontano le difficoltà di quella struttura: «Facciamo palestra in classe, con una palla di carta».

Parlano anche le associazioni, parla Angelo Cannata delle Sciaje: «Rappresentiamo una parte di città che non vuole tacere ma che si sta mettendo in gioco restando a Taranto. Non basta soltanto ascoltare la voce di città vecchia, occorre fare rete. Non si possono risolvere i problemi andando a chiedere un favore al politico di turno, è una ingiustizia: quello che viene chiamato favore è un diritto». L'ultimo a intervenire è Stefàno: «I problemi di competenza dell'Amministrazione comunale avranno una risposta: i giochi per i bambini e la fontana». Soluzioni minime a portata di mano, che sanno di promesse ma che risolvono poco e nulla, mentre crollano i muri e crollano le persone. (progettoalchimie)

giovedì 13 febbraio 2014

Palermo è vicina?

Centro storico a pezzi: fra i 1.300 indagati Comune, Curia e Iacp

Per il degrado del centro storico di Palermo la procura indaga su 1.264 persone. Sono i proprietari di 106 immobili che fra il 2012 e il 2013 sono stati sequestrati d'urgenza per evitare l'ennesimo crollo. È più di un maxiprocesso quello che adesso stanno gestendo il procuratore aggiunto Leonardo Agueci e il sostituto Daniele Paci: 1.264 indagati per "omissione di lavori in edifici che minacciano rovina", in cento fascicoli d'inchiesta che stanno cercando di sbloccare una situazione diventata ormai drammatica. Sotto accusa ci sono anche funzionari del Comune, della Curia e dell'Istituto autonomo case popolari, enti che risultano proprietari di alcuni immobili.
"Il nostro obiettivo  -  spiega Agueci  -  è far rimuovere le situazioni di pericolo e avviare le ristrutturazioni dei palazzi".

Chi dimostra buona volontà, può uscirsene con un'ammenda e nessuna menzione nel casellario giudiziale. Diversamente, si aprono le porte di un processo. (Rep)

domenica 6 ottobre 2013

Ilva+Comune: una coppia funesta!

Voragine ai Tamburi per i lavori fatti male alle condotte Ilva

Lavori realizzati male e totale assenza di manutenzione. Sono queste, secondo l’architetto Salvatore Favale, le cause già individuabili per risalire alle responsabilità della voragine che si è aperta al mercato del quartiere Tamburi il 12 febbraio 2012 e che ha inghiottito un furgone con all’interno tre persone rimaste, fortunatamente, lievemente ferite. Nelle 84 pagine che compongono la relazione, il perito nominato dal giudice per le indagini preliminari Giuseppe Tommassino, pur premettendo che sarebbero necessari ulteriori accertamenti «per potere affermare con adeguata affidabilità» le cause dell’evento, ha comunque indicato chiaramente che esiste un nesso tra i lavori per la realizzazione dell’area mercatale terminati nel 2005 e le condotte sotterranee dell’Ilva – una delle quali si trova esattamente a qualche metro di profondità rispetto alla voragine – con le quali la fabbrica porta le acque del Mar Piccolo in fabbrica per raffreddare gli impianti.
In particolare, per il perito, vi sono due elementi evidenti: «la prima direttrice va dalle caditoie che perdevano acqua verso la galleria Ilva n. 2, la cui struttura entrava in crisi rompendosi; la seconda, dalla galleria rotta che, trascinando al suo interno tanto materiale, ormai sciolto, per circa 46 metri lineari, provocava in superficie una voragine». In sostanza, durante i sette anni tra i lavori del mercato e l’apertura della voragine, il mancato funzionamento del sistema di raccolta delle acque piovane avrebbe pian piano sciolto l’argilla – situato tra la galleria e la superficie – e generato lo svuotamento dello spazio sotto la superficie che quella mattina di febbraio avrebbe ceduto sotto il peso del furgone.
Eppure sfogliando la relazione dell’architetto Favale emerge con chiarezza che vi erano state diversi campanelli d’allarme. Il 25 gennaio 2012, ad esempio, quando la galleria numero 2 dell’Ilva è crollata. Oppure la presenza sul pavimento del piazzale del marcato, da tempo secondo il perito, di evidenti lesioni e macchie scure che, però, «nessuno ha notato».Il perito, infine, oltre a suggerire nuovi accertamenti per completare l’indagine e verificare lo stato di altre zone segnate da lesioni, punta il dito contro una serie di fattori: la totale assenza di manutenzione tra il 2005 e il 2012, la mancanza del «collaudo tecnico amministrativo» che il comune di Taranto avrebbe dovuto compiere entro qualche mese dalla fine dei lavori avvenuti a gennaio 2005 e, soprattutto, la condotta della fase progettuale e realizzativa dei lavori caratterizzata da «tante e tali leggerezze che hanno annullato il principio delle condizioni di sicurezza posta a base di ogni processo di questo genere». (GdM)

martedì 9 aprile 2013

L'Ilva cade a pezzi

Una pensilina in ferro di 30 x 10 metri è crollata all’interno dello stabilimento Ilva di Taranto.

Foto di C. Ranieri

Durante la notte ècrollata la pensilina antistante la palazzina del SIA e dei Laboratori Analisi.
Ancora incerte le cause del crollo, ma le ipotesi avanzate sono molte, prima fra tutte la destabilizzazione di molte strutture in seguito al tornado del 28 novembre scorso.
Il colpo di grazia sembra essere imputabile alle precipitazioni degli ultimi giorni: la pioggia avrebbe provocato delle infiltrazioni, che avrebbero ancora più indebolito la pensilina, portandola al cedimento.
Al momento del crollo fortunatamente nessuno era presente sul posto, i 
n quanto la struttura era utilizzata nel turno di mattina da circa 350 operai. La pensilina, fatta in ferro e cemento, si trovava vicino a una palazzina sede di laboratori, falegnamerie e vetrerie.
Se fosse successo di giorno, non sarebbe stato semplice assistere i feriti perche', proprio sotto il crollo, c'e' l'unico accesso alla palazzina. (Youreporter)

La palazzina in questione era già interdetta in alcune zone. Si sono verificate fuoriuscite di acqua fognaria e crolli di intonaco sulle teste dei lavoratori. La palazzina analizza le materie prime, senza tale controllo non si può garantire la produzione, non se ne può fare a meno. Ovviamente si è disposti a sacrificare qualche vita per garantire qualche altro migilaio di tonnellate di acciaio. Questa è l'ILVA (CR)

martedì 15 gennaio 2013

Degrado e finto zelo, i due volti del menefreghismo.



L'ennesima voragine ai Tamburi.
L'assessore fa finta di preoccuparsi (come fece già a suo tempo, inutilmente) e scrive a Stefano e all'Ilva.
Peccato che l'Ilva non abbia mai risposto se non ai giudici (e non sempre neanche a loro) e che Stefano sappia solo scrivere lettere a vuoto ma non sappia leggere quelle che gli arrivano..
Se Amati scriveva a Babbo Natale forse per la fine dell'anno prossimo avremmo avuto una risposta sicura!


Condotti Ilva sotto quartiere Tamburi? Assessore Amati dispone accertamenti 

“Dopo l’articolo comparso oggi nell’edizione nazionale del Corriere della Sera, ho richiesto al Presidente dell’Ilva Bruno Ferrante la trasmissione con estrema urgenza della documentazione necessaria all’accertamento dei fatti esposti, relativi alle condotte Ilva che attraverserebbero il rione Tamburi di Taranto, forse passando al di sotto di una scuola, al fine di comprendere le interferenze per i possibili rischi a carico dei ragazzi frequentanti l’edificio scolastico e dei cittadini del quartiere’’.
Lo dichiara l’assessore regionale alle Opere pubbliche e Protezione civile Fabiano Amati, che ha riunito questa mattina dirigenti e funzionali regionali competenti in materia di Protezione civile, Lavori pubblici e Rischio incidenti rilevanti.
“Ho inoltre sollecitato il Sindaco di Taranto Stefano affinché siano trasmesse al più presto all’Autorità di Bacino della Puglia le informazioni richieste sin dall’8.3.2012, ed ancora prive di riscontro nonostante il sollecito dell’11.1.2013, sul crollo di Piazza Tamburi avvenuto l’11.2.2012 – aggiunge Amati -  la documentazione e le informazioni richieste, comprese quelle sul crollo di Piazza Tamburi risultano necessarie al fine di valutare l’esposizione al rischio dei cittadini ed attivare eventualmente tutte le procedure di prevenzione.
Confido ovviamente nella collaborazione dell’Ilva e del Comune di Taranto nel dare immediato riscontro alla richiesta informativa e nel frattempo ho incaricato il Genio civile di svolgere tutte le indagini necessarie, comprese quelle in materia di autorizzazione per i prelievi delle acque marine, superficiali e sotterranee”. (QuotidianoItaliano)

giovedì 29 novembre 2012

Altre voci sul crollo

Il coro dei comunicati ha riempito l'etere web e qualche pagina di giornale il giorno dopo il crollo.
Una cosa però il Comitato per Taranto vuole sottolineare: questo crollo parziale non deve essere l'occasione per aprire alla banda dei palazzinari che preme e spesso impera sulle decisioni dell'amministrazione un altro lotto di conquista con affaccio sul mare! Il fronte cinquecentesto e la forma stessa del lotto sono ASSOLUTAMENTE da consolidare e preservare sia per il loro valore insostituibile nel paesaggio urbano e nello skyline della marina, sia per fugare ogni velleità di sostituzione affidata ai soliti "amici" ingegneri o parenti dell'ultim'ora (chi ha orecchie per intendere intenda) che costituisca precedente per ulteriori scempi nelle aree pericolanti.
Esiste ancora una Soprintendenza per i beni Architettonici Paesaggistici ecc... o è andata a contare le tartarughe virtuali da ricoverare?



L’Associazione Centro Studi Documentazione e Ricerca Le SCIAJE esprime sdegno e rabbia per l’ennesimo crollo in Città Vecchia. Un intero stabile di Via Garibaldi, adiacente alla chiesa di San Giuseppe, è andato perduto per sempre. Faceva parte del Pittaggio Ponte, che assieme al Torrepenna, caduto vittima nel ’34 del piccone fascista, costituiva lo storico affaccio su Mar Piccolo e la secolare casa dei pescatori tarantini.
Non basta il maltempo, però, a giustificare questa ulteriore devastazione: le colpe reali vanno attribuite all’abbandono ed all’incuria in cui l’intera città, il suo patrimonio storico e naturale sono stati lasciati colpevolmente sprofondare. Noi continueremo ad operare con coscienza, consapevolezza per mantere salde le nostre radici, la Città Vecchia e i Due Mari, scelleratamente sostituite da una becera cultura del profitto industriale a vantaggio di pochi ed a danno di tutti.
Chiediamo ancora alla cittadinanza di unirsi per salvare Taranto, il suo Ambiente, la sua Storia.

-----------------------------------------------------------------------



Crollo Palazzina Via Garibaldi con Piazzetta Vico Via Nuova.

Giovedì 29 novembre piazzetta Vico Via Nuova si presenta ai cittadini e agli abitanti, distrutta e sventrata, pietre e calcinacci disseminati lungo il selciato, transenne che impediscono l’accesso al piccolo passaggio che era ancora, prima del crollo, fruibile al transito delle persone e divieti che indicano il rischio di un possibile nuovo crollo lungo la scalinata della Via Nuova da cui si arriva in via Duomo.
Venerdì 2 novembre abbiamo avviato la raccolta firme, in calce alla petizione popolare, al fine di sollecitare il Comune di Taranto ad affrontare e risolvere lo stato di degrado fisico riguardante piazzetta Vico Via Nuova e ad intervenire per riqualificarla.  Chiedevamo, con il sostegno di 300 persone, di ristrutturare il Palazzo che si presentava gonfio all’esterno e sventrato al suo interno, intervenendo sulla proprietà privata - responsabile principale del degrado architettonico - al fine di riqualificare la struttura, qualora fosse economicamente sostenibile, e, in caso contrario, di procedere all’abbattimento, restituendo l’area pubblica ai cittadini. Il Sindaco era a conoscenza del nostro obiettivo e, soprattutto, era consapevole del problema in atto. Il tornado che si è abbattuto sulla comunità di Statte e sulla città di Taranto, provocando feriti, un disperso e tanta devastazione, in questo specifico ed unico caso, ha accelerato quanto sarebbe accaduto comunque con l’arrivo delle piogge che cadranno copiose nel tempo prossimo: i segnali del possibile crollo erano evidenti ad occhio nudo

Ora non è più il tempo delle parole. L’unico fatto che resta da compiere è risolvere il problema. Crediamo necessario ripulire l’area e provvedere all’abbattimento di quel che resta di un pezzo di storia che, come altri, va via per l’incuria pubblica e l’inciviltà privata. Per il resto occorre che facciate fagotto quanto prima possibile!

Il Comitato promotore rigeneriamo Piazzetta Vico Via Nuova.

 

mercoledì 28 novembre 2012

Un altro crollo annunciato in Città Vecchia

COMUNICATO STAMPA DEL COMITATO PER TARANTO
Un altro crollo annunciato in Città Vecchia
Taranto - ore 15.30
Mentre scriviamo la tromba d'aria, come un segno divino, ha già seminato distruzione nel porto e all'Ilva e la città è scossa da raffiche di vento spaventose.
Mentre scriviamo un ennesimo pezzo di storia della città sta per andarsene per sempre sotto quelle stesse raffiche di vento.
In Città Vecchia, accanto alla chiesa di San Giuseppe, al centro della marina, sta crollando il primo blocco di case del pittaggio Ponte, quello che da inizio al fronte di case a schiera sul mare che cinge via Garibaldi. Impostato sull'impianto bizantino e poi ridefinito nel Cinquecento, questo, nel corso dei mille anni della sua storia, era in parte sopravvissuto alle demolizioni fasciste e a quelle del risanamento. I sui peggiori nemici sono stati l'incuria e l'abbandono, figli della cronica mancanza di storia e di cultura di questa città e della sua amministrazione.
Già da decenni, quel lotto faceva da quinta allo squallore terremotato della via di Mezzo resa inaccessibile dalla rovina di tutti gli edifici in affaccio. Un vero emblema dell'ignoranza e dell'inadeguatezza di chi ha governato la città negli ultimi cinquant'anni. Da decenni minacciava di cadere e per decenni lo hanno fatto degradare trave dopo trave, pietra dopo pietra. Da qualche mese era stato recintato in malo modo, soffocando le attività commerciali della zona e perfino le processioni.
La proprietà era mista, privata e comunale. Ma la volontà di intervenire non ha mai sfiorato nessuna delle due parti. I soldi pubblici in Città Vecchia spuntano quando si devono realizzare inutili scempi come l'insensato ospedale delle tartarughe: oltre due milioni e mezzo di euro per un futuro edificio vuoto!
Ora siamo sotto quell'antico palazzo, che ha ancora i segni delle età d'oro di questa città, nello stemma sul fronte, nella sua forma e misura che sono quanto resta in tutta Italia di un'esperienza urbanistica unica e apprezzata. Contiamo i minuti prima del crollo.
Resterà un altro buco per decenni e migliaia di foto che scatteranno quei pochi turisti malcapitati. A chi le saprà leggere, racconteranno in tutto il mondo la vera piaga di questa città: la sua sudditanza verso l'esterno, il suo svendersi per pochi denari, l'ottusità colpevole e vigliacca.
Addio piccola parte di Taranto. Come le altre, la tua scomparsa non basterà a riempire di serietà il vuoto di idee e la corruzione che ti hanno condannata. Nessuno di chi deve si sentirà in colpa

mercoledì 9 marzo 2011

Mal Comune...

Ancora crolli nel borgo antico di Taranto. Dopo la chiesetta di San Paolo in via Pentite, questa è stata la volta di un solaio in via Porto nella Città Vecchia. Mancata manutenzione e incedere del tempo le cause dell'accaduto che ieri ha provocato paura e sgomento tra gli abitanti.
Subito lo stabile è stato posto sotto sequestro dalla Polizia Municipale che ha effettuato i primi sopralluoghi. «Abbiamo fatto un’ordinanza di sgombero dello stabile - racconta oggi Davide Nistri, assessore al Risanamento della Città vecchia - ora accerteremo la dinamica di quanto accaduto». Per fortuna non ci sono state vittime, ma la paura si è fatta sentire dopo il boato che ha sconvolto il vicinato.
Intanto Nistri si difende così «Sulla proprietà privata il Comune non può effettuare alcun tipo di controllo, possiamo intervenire solo nel caso in cui ci accorgiamo, grazie a qualche segnalazione, ad esempio di un balcone pericolante. In quel caso possiamo attivarci con un’ordinanza in danno al privato ma sinceramente il crollo di un solaio non può essere previsto». (infoggi)

martedì 26 gennaio 2010

Déjà vu

Copione consueto, classico, sempreverde e nero.
Misto marcio in salsa d'abbandono.
Puzza di macerie e muffa
sono l'humus grasso di interesse e speculazione.
Portate agli assassini la bacinella per lavarsi le mani.
Dedicate una strada qualsiasi in una periferia del niente.
Spargete l'incenso e congedate l'orchestra.

Chiuso il sipario,
si comincia a contare
per dividere i proventi dell'emergenza.
Meno posto al cimitero,
più posti a tavola.

Buon appetito!


Taranto 13 maggio 1975
Sono le 14.30 del 13 maggio 1975. Nella città vecchia di Taranto crolla una palazzina di tre piani in Vico Reale. L’ennesimo crollo di una lunga serie. Muoiono 6 persone di cui tre bambini: Ettore, Teresa e Maria Palumbo, rispettivamente di 3, 5, 6 anni. Sono stati trovati dai soccorritori abbracciati accanto al nonno materno, Ettore Camerino di 70 anni.
Nella stessa palazzina troveranno la morte anche Addolorata Midea di 73 anni e Cosimo Larice di 81 anni: “si erano messi da poco a letto per il riposo pomeridiano e sono passati dal sonno alla morte.” (dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 13 maggio 1975).
“Saranno state le 14.30. Tre meno venti precisa qualcuno. Vico Reale a quell’ora è più calma del solito: pioviggina e neppure i bambini hanno voglia di starsene nel largo a giocare…. Lì come in tanti altri luoghi della città vecchia è rimasto solo il dialetto, poche anime, tante case squassate e cadenti. sembra che la vita si svolga in una condizione di morte imminente. E infatti in Vico Reale a quell’ora sta per compiersi una tragedia autentica.
Il vico è raggiungibile da Via Garibaldi: t’infili in vico San Gaetano e dopo aver attraversato il largo omonimo, la minuscola strada con annessa piazzetta ti si presenta davanti agli occhi. Una reggia. O almeno ad una reggia fa pensare il nome che a quella stradicciola, hanno affibbiato. Alle 14.30 in quella reggia c’è il cambio della guardia. Dalla vita si passa alla morte.
”( dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 13 maggio 1975)
Al 14 maggio 1975 sono 210 gli appartamenti dichiarati pericolanti per altrettante famiglie pari a 1150 persone. Vico Reale ha sicuramente lasciato il segno a più di qualcuno.
Ma di questa tragedia passata, che ha lasciato tante ferite aperte, sofferenze e drammi irrisolti (dall’esodo degli abitanti di città vecchia a Paolo Sesto – alle case parcheggio – alle case della zona Bestat fino al problema del degrado socio-culturale della Città vecchia che vive ancor oggi in stato di abbandono…) cosa è rimasto nella memoria della città? (Labuat)

Crollo Favara, oggi i funerali delle bambine
Il sindaco: "L'amministrazione non ha colpe"
FAVARA (AGRIGENTO) - Si celebreranno questa mattina nella chiesa madre di Favara i funerali di Marianna e Chiara Bellavia, le due sorelline di 14 e 4 anni morte sabato nel crollo della loro abitazione. L'arcivescovo di Agrigento, Francesco Montenegro, ha fatto sapere che in segno di protesta non officerà le esequie: "sarò tra la gente a pregare - ha affermato il monsignore - ma non me la sento di parlare". Il suo malessere nasce dal fatto che considera quella di Favara una tragedia annunciata per via dell'assenza di interventi sulle case pericolanti e per la mancata assegnazione degli alloggi popolari.
Intanto stamattina è tornato a parlare, intervistato da "Mattino cinque", il sindaco del comune agrigentino, Domenico Russello: "Quelli di Favara - ha detto - sono problemi storici, analoghi a quelli di tutti i centri storici della Sicilia. Il problema non riguarda solo l'abitazione che è crollata. Negli ultimi due anni e mezzo, dal momento della mia elezione a oggi, ho fatto tutto quanto era nelle mie competenze. Abbiamo lavorato con il consiglio comunale per approvare lo schema di massima del Prg e abbiamo avviato il monitoraggio del centro storico. Non mi risultava un pericolo imminente di crollo - ha aggiunto Russello - né una segnalazione in tal senso. Se ci fosse stata l'ufficio tecnico comunale avrebbe ordinato lo sgombero e la demolizione".
E a chi parla di racket degli affitti, il primo cittadino risponde: "Si sta ingigantendo il problema, si stanno facendo speculazioni", inoltre "vorrei ricordare che si tratta sempre di un edificio privato, la cui diretta responsabilità e del proprietario non dell'amministrazione".
Ma la famiglia Bellavia aveva fatto domanda per un alloggio popolare? Il sindaco risponde: "L'aveva fatta nel 2003 ma è stata esclusa perché non ha fornito una serie di documenti che avevamo richiesto. Per quanto mi riguarda abbiamo fatto tutto quanto era di nostra competenza. Da quando sono stato eletto abbiamo completato la procedura per le graduatoria, individuando le 56 famiglie, sulle 390 che avevano fatto istanza, alle quali affidare l'alloggio". E ha concluso: "Il Comune è al limite del dissesto, non abbiamo nemmeno i soldi per pagare le bollette e l'ordinaria amministrazione" (La Repubblica).


La frana di Agrigento
Il 19 luglio del 1966, quarant´anni fa, l´Italia venne battuta uno a zero dalla Corea del Nord e fu eliminata dai mondiali di calcio. Una frana, titolarono i quotidiani sportivi. Lo stesso giorno un´altra frana avrebbe segnato in profondità l´Italia. Sconvolse Agrigento e solo per un accidente non provocò vittime, ma tanta paura e la diffusa impressione di quanto fragili fossero il territorio italiano e le basi su cui era fondata una crescita economica molto concentrata sul cemento. Nel novembre di quello stesso 1966 vennero le alluvioni di Firenze e di Venezia, e l´Italia, che pure aveva assistito alle tragedie del Polesine e del Vajont, iniziò ad abituarsi ai disastri che avevano solo in parte cause naturali.
Il direttore generale dell´Urbanistica, Michele Martuscelli, aiutato da Giovanni Astengo, consegnò l´8 ottobre la relazione definitiva, dopo appena due mesi di lavoro. Quel testo emana un´energia potente: «Gli uomini, in Agrigento, hanno errato, fortemente e pervicacemente, sotto il profilo della condotta amministrativa e delle prestazioni tecniche, nella veste di responsabili della cosa pubblica e come privati operatori. Il danno di questa condotta, intessuta di colpe coscientemente volute, di atti di prevaricazione compiuti e subiti, di arrogante esercizio del potere discrezionale, di spregio della condotta democratica, è incalcolabile per la città di Agrigento. Enorme nella sua stessa consistenza fisica e ben difficilmente valutabile in termini economici, diventa incommensurabile sotto l´aspetto sociale, civile ed umano».
Martuscelli tracciava la storia del dissesto urbano di Agrigento. Era latto daccusa contro un´intera classe dirigente locale.
La relazione si concludeva con un capitolo di proposte. Alcune riguardavano Agrigento, altre l´intero territorio nazionale, perché Agrigento era l´emblema del dissesto urbano in Italia. Martuscelli chiedeva che amministratori e costruttori della città siciliana rispondessero delle loro condotte (un processo si celebrò nel 1974, ma tutti gli imputati finirono assolti con formula piena).
L´allarme lanciato dall´estremo lembo siciliano spinse Mancini a far approvare, nell´estate del 1967, un disegno di legge che diventerà noto come "legge ponte".
limitava le possibilità di edificazione nei comuni che non si erano dotati di strumenti urbanistici (il 90 per cento, allora, dei comuni italiani) e cercava di incentivare la formazione dei piani. Per i comuni inadempienti era previsto l´intervento sostitutivo degli organi dello Stato. Un´altra delle innovazioni riguardava i cosiddetti standard urbanistici, cioè le quantità minime di spazio che ogni piano doveva riservare all´uso pubblico, stabilendo che ciascun cittadino aveva diritto a un minimo di 18 metri quadrati di spazio (per asili nido, scuole, attrezzature culturali, assistenziali, amministrative, religiose, sociali, sanitarie, parcheggi pubblici, verde, gioco e sport).
dibattito parlamentare fu approvato un emendamento dei liberali che fece slittare di un anno la sua entrata in vigore: e così dal 1° settembre 1967 al 31 agosto 1968 l´Italia fu invasa da licenze edilizie (in quei dodici mesi vennero rilasciate concessioni per 8 milioni e mezzo di vani, quasi il
triplo della media annuale). (Francesco Erbani, La Repubblica extra, 14 luglio 2006)

lunedì 16 novembre 2009

Grazie ai "risanatori"!

Crolla palazzo di Taranto vecchia

Parte di un edificio in via Garibaldi, nella città vecchia di Taranto, è crollata in serata sotto lo sguardo impaurito di automobilisti e pedoni. Il cedimento del palazzo, disabitato da anni, non ha provocato feriti, mentre si è reso necessario lo sgombero delle due famiglie che abitano nello stabile adiacente.
Sul posto sono intervenuti i vigili urbani, che hanno transennato l’immobile e messo in sicurezza la zona. (La gazzetta del mezzogiorno)

lunedì 26 ottobre 2009

Crolla la storia ma resta l'industria



riguardo al film The Fall of Redemption, nessuno si è ancora accorto di alcuni dettagli curiosi, e questo non vuol dire che sto svelando lo scoop del secolo ma che bisogna ritornare ad avere amore di verifica, ricerca, approfondimento, perchè se si impara un metodo torna utile sempre. Guardate un po' quanto Agrusti sia legato a questo tipo di storia. Nel 2005, la prima conferenza stampa dello sceneggiatore nostrano, Fernando Agrusti su "My Families" di Zoo Film e Parallel Pictures (alcuni esponenti della seconda si trovarono coinvolti in quel grottesco caso di armi giocattolo in Africa per girare un film, che però erano illegali lo stesso!!!). Doveva avere un cast che attingeva a personaggi dei reality e dei telefilm. Non se ne fece più niente nonostante l'arrivo a Taranto di Danny Quinn. Questo film molto presto nel 2006 prese un altro nome "Two Families", con una trama sostanzialmente uguale (http://www.victoriamedia.net/movie.html). Si scomodò Franco Nero. Ma Agrusti s'arrabbiò per motivi che finirono sotto indagine. Poi non se ne seppe più niente. Nè nessuno ha avuto il piacere o dispiacere di vedere o recensire questo film. In qualche sito internet compare il nome di Agrusti, in altri no. Ed infine, nel 2009, arriva The Fall Redemption, sempre Agrusti in primo piano, in compagnia dell'avvocato che lo segue dal 2005 come consulente. E se andate a guardare la trama, ci sono ancora tante somiglianze.
Solo una delle attrici già annunciate in My Families, Susie Amy (insieme ad Adrian Paul, l’Higlander del telefilm, Frank Finlay, Araba Dell’Utri, Joe Capalbo e Maurizio Mosetti, Danny Quinn che doveva fare il regista), fu contattata anche in Two Families. E, comunque, in ogni occasione, è stato sempre ripetuto l'auspicio di andare al Festival di Berlino.
Insomma, chissà se per Agrusti sarà la volta buona....siamo al terzo tentativo, chissà se questo film riuscirà a vederlo qualcuno!!!!! (F.R.)

mercoledì 13 maggio 2009

Ricordiamo i morti, ma ricordiamoli vivi

Sono le 14.30 del 13 maggio 1975. Nella città vecchia di Taranto crolla una palazzina di tre piani in Vico Reale.

L’ennesimo crollo di una lunga serie. Muoiono 6 persone di cui tre bambini: Ettore, Teresa e Maria Palumbo, rispettivamente di 3, 5, 6 anni. Sono stati trovati dai soccorritori abbracciati accanto al nonno materno, Ettore Camerino di 70 anni.
Nella stessa palazzina troveranno la morte anche Addolorata Midea di 73 anni e Cosimo Larice di 81 anni: “si erano messi da poco a letto per il riposo pomeridiano e sono passati dal sonno alla morte.” (dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 13 maggio 1975).
“Saranno state le 14.30. Tre meno venti precisa qualcuno. Vico Reale a quell’ora è più calma del solito: pioviggina e neppure i bambini hanno voglia di starsene nel largo a giocare…. Lì come in tanti altri luoghi della città vecchia è rimasto solo il dialetto, poche anime, tante case squassate e cadenti. sembra che la vita si svolga in una condizione di morte imminente. E infatti in Vico Reale a quell’ora sta per compiersi una tragedia autentica.
Il vico è raggiungibile da Via Garibaldi: t’infili in vico San Gaetano e dopo aver attraversato il largo omonimo, la minuscola strada con annessa piazzetta ti si presenta davanti agli occhi. Una reggia. O almeno ad una reggia fa pensare il nome che a quella stradicciola, hanno affibbiato. Alle 14.30 in quella reggia c’è il cambio della guardia. Dalla vita si passa alla morte.”( dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 13 maggio 1975)
Al 14 maggio 1975 sono 210 gli appartamenti dichiarati pericolanti per altrettante famiglie pari a 1150 persone.
Vico Reale ha sicuramente lasciato il segno a più di qualcuno.
Ma di questa tragedia passata, che ha lasciato tante ferite aperte, sofferenze e drammi irrisolti (dall’esodo degli abitanti di città vecchia a Paolo Sesto – alle case parcheggio – alle case della zona Bestat fino al problema del degrado socio-culturale della Città vecchia che vive ancor oggi in stato di abbandono…) cosa è rimasto nella memoria della città?
Antonietta Podda
Associazione LABuat_Laboratorio Urbano Architettura Taranto