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giovedì 15 ottobre 2015

Ma come, il problema di Massafra non era il traffico?

M5S chiede scioglimento Provincia di Taranto per infiltrazioni mafiose

“Questa mattina, insieme ai parlamentari Buccarella, Donno, De Lorenzis, Lezzi e all’europarlamentare D’Amato, abbiamo inviato una richiesta al Prefetto di Taranto per richiedere lo scioglimento del Consiglio Provinciale di Taranto e dei Consigli Comunali tarantini coinvolti, in particolare quelli di Massafra, Castellaneta, Monteiasi e Lizzano. Il 30 Luglio 2015 è stata adottata nei confronti della società Avvenire una informazione antimafia interdittiva, viste le relazioni della locale Direzione Investigativa Antimafia di aprile e giugno 2015, condivise dal Gruppo Ispettivo Antimafia in data 23 luglio, dalle quali emergerebbe un complessivo quadro di pericolosità in senso oggettivo circa l’esistenza di infiltrazioni mafiose e della sussistenza di un collegamento, o per lo meno di un condizionamento, dell’impresa in argomento Avvenire Srl con le organizzazioni mafiose. In data 16 Settembre 2015 il Direttore dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, Raffaele Cantone dichiarava: “I boss controllano la raccolta dei rifiuti in molte città”, tanto che a Massafra pare che un capo clan sia stato assunto dalla cooperativa “Avvenire” con ruoli di responsabilità; ciò gli ha addirittura permesso di salire sul palco di un’assemblea pubblica, con mezza amministrazione comunale al fianco, a parlare di raccolta rifiuti.
‘Dalle verifiche eseguite dalla prefettura’, si legge nell’atto notificato dallo stesso magistrato nelle scorse settimane, ‘risulta che Avvenire abbia in corso di esecuzione un rilevante numero di contratti presso molteplici enti locali’. ‘La ditta Avvenire’, si legge ancora, ‘gestisce il servizio in Enti locali pugliesi e locali non solo tarantini ed in particolare: Tursi, Laterza, Lizzano, Castellaneta, Monteiasi, Noci, Putignano, Grumo Appula, Zapponeta, Isole Tremiti e Montescaglioso’. Comuni in cui, sempre secondo Cantone, in nessuna maniera si può continuare a lavorare con il vecchio management, viste le infiltrazioni. E ‘casualmente’ sono proprio molti dei dirigenti dei comuni tarantini sopra citati che oggi ricoprono o hanno ricoperto incarichi di responsabilità all’interno dell’ARO 3/TA. Il Sindaco del Comune di Massafra, Martino Tamburrano è, infatti, attualmente Presidente della Provincia di Taranto ma è stato Presidente Ato e Presidente ARO 3/TA. Inoltre, vicepresidente dello stesso ARO 3/TA, di cui il Comune di Massafra è capofila, è il sindaco del Comune di Castellaneta Avv. Giovanni Gugliotti, mentre le posizione di Responsabile dell’Ufficio comune e di Segretario dello stesso ARO sono state rispettivamente occupate dall’arch. Aldo Caforio, dipendente del Comune di Castellaneta e dalla dott.ssa Lucia D’Arcangelo, segretario generale del Comune di Massafra.
Pertanto abbiamo questa mattina inoltrato una richiesta al Prefetto di Taranto per chiedere se non ci siano le condizioni per lo scioglimento del Consiglio Provinciale di Taranto e dei Consigli Comunali tarantini coinvolti, in particolare quelli di Massafra, Castellaneta, Monteiasi e Lizzano, così come prescritto dai co. 1 e 2 dell’art. 143 dello stesso D. Lgs. 267/2000. La situazione è ormai diventata insostenibile ed inaccettabile e vanno presi dei provvedimenti seri ed urgenti. Proprio qualche giorno fa abbiamo depositato la proposta di Legge per istituire una commissiona Antimafia, volta soprattutto a combattere il fenomeno eco mafioso. Vorremmo ricordare che la Regione Puglia è sul podio per reati ambientali, classificandosi così come la Regione più ecomafiosa d’Italia. E’ arrivata l’ora di contrastarla seriamente: il gioco degli appalti deve finire”. (Statoquotidiano)

sabato 1 febbraio 2014

La lista della spesa

Legambiente presenta il dossier “Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?". Per Taranto è necessario reperire risorse ulteriori

100 mila ettari inquinati in 39 siti di interesse nazionale e 6 mila aree di interesse regionale, in attesa di bonifica. Da Taranto a Crotone, da Gela e Priolo a Marghera, passando per la Terra dei fuochi: un business da 30 miliardi di euro tra ritardi, inchieste giudiziarie e commissariamenti.  La storia del risanamento in Italia sembra ferma a dieci anni fa nonostante i drammatici effetti sulla salute. Rischio ecomafie e criminalità in tutta Italia: dal 2002 concluse 19 indagini, emesse 150 ordinanze di custodia cautelare, denunciate 550 persone e coinvolte 105 aziende.
Legambiente presenta il dossier "Bonifiche dei siti inquinati: chimera o realtà?" (scaricabile dagli allegati)

In Italia le superfici, terrestri e marine, individuate negli ultimi 15 anni come siti contaminati sono davvero rilevanti. I risultati ottenuti fino ad oggi per il raggiungimento della bonifica di queste aree invece, non sono purtroppo altrettanto rilevanti. Secondo il Programma nazionale di bonifica curato dal Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, il totale delle aree perimetrate come siti di interesse nazionale (SIN) è arrivato negli anni a circa 180mila ettari di superficie, scesi oggi a 100mila ettari, solo grazie alla derubricazione dello scorso anno di 18 siti da nazionali a regionali (i SIN sono quindi passati da 57 a 39).
Solo in 11 SIN è stato presentato il 100% dei piani di caratterizzazione previsti (è il primo step del processo di risanamento che definisce il tipo e la diffusione dell'inquinamento presente e che porta alla successiva progettazione degli interventi). Anche sui progetti di bonifica presentati e approvati emerge un forte ritardo: solo in 3 SIN è stato approvato il 100% dei progetti di bonifica previsti. In totale, sono solo 254 i progetti di bonifica di suoli o falde con decreto di approvazione, su migliaia di elaborati presentati.
Le bonifiche vanno a rilento, ma non il giro d'affari del risanamento ambientale che si aggirerebbe intorno ai 30 miliardi di euro. Dal 2001 al 2012 sono stati messi in campo 3,6 miliardi di euro di investimenti, tra soldi pubblici (1,9 miliardi di euro, pari al 52,5% del totale) e progetti approvati di iniziativa privata (1,7 miliardi di euro, pari al 47,5% del totale), con risultati concreti davvero inesistenti.

In Puglia i siti di interesse nazionale (SIN) che necessitano di bonifiche sono stati individuati a Taranto, Manfredonia e Brindisi.
"In Puglia si deve accelerare il processo di risanamento ambientale risolvendo anche il problema delle risorse a partire da Taranto dove, a fronte di un'area SIN estremamente vasta, è necessario reperire ulteriori fondi." commenta Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia

Taranto

Nel territorio di Taranto insiste una notevole concentrazione di insediamenti industriali ad alto impatto ambientale: l'Ilva, la raffineria ENI con il suo deposito (riserve strategiche nazionali, 135 serbatoi fuori terra per una capacità di 2.000.000 m3), le due centrali termoelettriche ex Edison passate all'Ilva (circa 1100 MW), la centrale Enipower (87 MW), la Cementir (900mila tonnellate all'anno di cemento), due inceneritori, la discarica Italcave (complessivi 6 milioni di m3), le discariche dell'Ilva (tra cui una "2C"), la base navale militare tra le maggiori del Mediterraneo, l'arsenale militare ed altre piccole e medie aziende.

venerdì 17 settembre 2010

Altamarea e vigiliamo consultati sulle ecomafie

Il 14 settembre, sono stati ascoltati dalla Commissione d'inchiesta sulle Ecomafie l'ing. Biagio DE MARZO ALTAMAREA e l'avvocato Antonio LUPO di VIGILIAMO PER LA DISCARICA ed ALTAMAREA, ecco le interviste:
(Fonte: Tutto il resto è noia)

Ricordiamo che della commissione fa parte il parlamentare tarantino Pietro Franzoso...



venerdì 10 settembre 2010

ECOMAFIE!!!

Ecomafie, la commissione parlamentare indaga sulle aziende di Taranto e Brindisi Sopralluoghi su Ilva, Eni e Cementir di Taranto, sul termovalorizzatore di Massafra e l’Enichem di Brindisi dal 14 al 16 settembre

TARANTO - Arrivano a Taranto e Brindisi, dal 14 al 16 settembre prossimi i delegati della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti per un ciclo di audizioni e sopralluoghi per un approfondimento dell’inchiesta concernente la gestione dei rifiuti nella Regione Puglia. I sopralluoghi interesseranno gli stabilimenti Ilva, Eni e Cementir di Taranto, il termovalorizzatore di Massafra e l’Enichem di Brindisi.
La Commissione ascolterà a Taranto il prefetto e il questore del capoluogo jonico, il presidente della Regione Puglia e l’assessore regionale all’Ambiente, i vertici delle procure di Taranto e Lecce i responsabili delle forze dell’ordine e degli enti locali e delle associazioni ambientaliste. Saranno ascoltati anche i responsabili della discarica Vergine, dell’Ilva, della raffineria Eni e della Cementir. La mattina del 16 settembre, a conclusione della tre giorni di lavoro, la delegazione terrà una conferenza stampa presso la Prefettura di Taranto. (CdM)

venerdì 4 giugno 2010

Collezionisti di monnezza!

Rapporto Ecomafie, Puglia in vetta per ciclo illegale di rifiuti

Francesco Tarantini di Legambiente Puglia
Bari – SONO stati presentati questa mattina a Bari in conferenza stampa i dati pugliesi del Rapporto Ecomafia 2010, da Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia, alla presenza di Lorenzo Nicastro, Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia. Sul fronte del ciclo illegale dei rifiuti, la Puglia mantiene saldamente il secondo posto con 735 infrazioni accertate (il 14,1% del totale nazionale), 583 persone denunciate, 12 arrestate e 486 sequestri. Nella classifica del ciclo illegale dei rifiuti delle province pugliesi quelle più colpite sono Bari con 272 infrazioni accertate seguita da Lecce con 193 e Brindisi con 117. Inoltre, la Puglia rimane la porta d’ingresso o uscita per i traffici internazionali di rifiuti.
Quest’anno nel Rapporto è stato inserito un capitolo sulle “navi a perdere” ossia tutte quelle navi che sono affondate in modo sospetto e che potevano trasportare rifiuti tossici per le quali la Legambiente ha chiesto alla Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti di farsi promotrice di un’indagine conoscitiva. Nell’elenco delle “navi a perdere” per la Puglia è presente la Eden V che finì spiaggiata al largo del Gargano nel 1988 e la Alessandro I che affondò al largo di Molfetta nel 1991.
Nella classifica generale dell’illegalità ambientale 2009 in Italia, la Puglia si mantiene al quarto posto con 2.674 infrazioni accertate, 2.211 persone denunciate, 15 arrestate e 1.614 sequestri effettuati. Nella classifica provinciale nazionale dell’illegalità ambientale troviamo Bari al 5° posto con 902 infrazioni accertate, Foggia al 10° con 577, Lecce al 13° con 536, Taranto al 19° con 429 e Brindisi al 37° con 230. Rispetto al 2008, in Puglia, in generale, aumentano le infrazioni accertate e le persone denunciate mentre per il numero dei sequestri effettuati è la seconda regione in Italia.“I numeri confermano –dichiara Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia– la risposta sempre più efficace alle aggressioni ambientali data dalle forze dell’ordine e dalla magistratura contro chi pensa di lucrare a danno della salute dei cittadini e del territorio. A questo si aggiunge che la Puglia è l’unica regione in Italia che ha promosso un accordo di programma finalizzato a creare una sinergia fra le forze dell’ordine, ARPA e CNR per rafforzare e potenziare l’attività di controllo e monitoraggio del territorio attraverso mezzi tecnologicamente avanzati per contrastare la criminalità ambientale”.
Aumentano gli arresti (+ 43%, da 221 nel 2008 agli attuali 316) e gli illeciti accertati (28.576 oggi, 25.776 lo scorso anno) pari a 78 reati al giorno, cioè più di 3 l’ora. Aumentano del 33,4% le persone denunciate (da 21.336 a 28.472) e dell’11% i sequestri effettuati (da 9.676 a 10.737).
Nello specifico, si registra una decisa impennata di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti (da 3.911 nel 2008 a 5.217 nel 2009), e un leggero calo nel ciclo del cemento (da 7.499 a 7.463), crescono i reati contro la fauna (+58%) e i diversi reati contro l’ambiente marino e costiero.
In Puglia, dal 2002 ad oggi, ci sono state ben 30 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 19,6% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale.

Quello delle discariche abusive è un fenomeno ancora molto diffuso in Puglia, come dimostrano le numerose operazioni delle forze dell’ordine riportate nel Rapporto. La Puglia è oggetto anche di traffici interregionali di rifiuti come dimostrano le inchieste “Spiderman”, “Acciaio Sporco” e “Leucopetra” delle procure di Lanciano, Lamezia Terme e Reggio Calabria.
La Puglia non è immune neanche dalle agromafie un business che si traduce in 150 reati al giorno, che in Italia fatturano 50 miliardi di euro l’anno (dati CIA) e comprendono furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, abigeato, macellazioni clandestine e commercio di carni prive di controlli sanitari, caporalato, percezioni indebite di finanziamenti a danno della comunità Europea, danneggiamento alle colture, saccheggio del patrimonio boschivo.
Da segnalare l’operazione della Polizia di Stato del gennaio 2010, denominata “Count Down” che ha portato al sequestro di beni per un valore totale di circa 3 milioni di euro. In particolare, tra Tito e Venosa (PT) e Andria e Minervino Murge (BAT), sono stati sequestrati terreni, fabbricati, veicoli, mezzi agricoli, animali e diversi conti corrente.
Ci sono poi le inchieste legate alla diffusione delle rinnovabili sul territorio pugliese. Lo scorso 1 giugno, ad esempio, è stato sequestrato il parco fotovoltaico da 1 megawatt a Gioia del Colle. della società Silfab spa di Padova.
Lo ha disposto il sostituto procuratore della Repubblica Francesca Romana Pirrelli, che ha iscritto nel registro degli indagati quattro persone della società, per mancanza dell’autorizzazione paesaggistica, deturpamento, violazione della Zps (Zona a protezione speciale) e falso.
L’inchiesta rientra nella più ampia indagine della Procura di Bari, che punta ad accertare la natura del business milionario attorno alle rinnovabili. L’ufficio requirente di Bari, infatti, ha indagini per associazione mafiosa, reati contro la Pubblica amministrazione e di tipo ambientale.
“L’azione di contrasto messa in campo dalle Forze dell’ordine, dalla magistratura, dalla Regione Puglia -conclude Tarantini- deve essere sostenuta concretamente dal Governo attraverso l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice Penale e mantenendo l’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini sull’ecomafia”. (statoquotidiano)

martedì 13 ottobre 2009

Ecomafia a Taranto

RAPPORTO ECOMAFIA
venerdì 16 ottobre - ore 17.00
Biblioteca Civica Pietro Acclavio (Piazza Dante) – Taranto
Ingresso gratuito
Info nemesiteatro@gmail.com 3270054762
La rassegna Fuochi al cielo ospita la presentazione del libro in collaborazione con Legambiente e Libera

Venerdì 16 ottobre (ore 17.00 – ingresso gratuito) la Biblioteca Civica Pietro Acclavio di Taranto ospita una tappa dell’Ecomafia tour con la presentazione del rapporto Ecomafia in collaborazione con Legambiente e Libera. Interverranno Franco Sebastio (Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Taranto), Antonio Pergolizzi (Responsabile del rapporto per Legambiente) Lunetta Franco (Legambiente), Don Raffaele Bruno (Libera Puglia). A seguire letture di brani del libro.
25.776 ecoreati accertati, quasi 71 al giorno, 3 ogni ora. Circa metà dei quali (più del 48%) si è consumato nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia), il resto si spalma democraticamente su tutto il territorio nazionale. Il 2008 è l’anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi, ben 25, con un fatturato che supera i 7 miliardi di euro. Tutti soldi sporchi accumulati avvelenando l’ambiente e i cittadini. La montagna di scorie industriali gestite illegalmente dalla “Rifiuti Spa” in un solo anno ha raggiunto la vetta di 3.100 metri, quasi quanto l’Etna. Non è mai stata così alta. Anche l’abusivismo edilizio non conosce tregua: 28 mila nuove case illegali e un’infinità di reati urbanistici, soprattutto nelle aree di maggior pregio. E poi il saccheggio del patrimonio culturale, boschivo, idrico, agricolo e faunistico. Tutto per un totale di 20,5 miliardi di euro: questo l’incasso totale dell’ecomafia, di quei 258 clan censiti da Legambiente nell’ultimo anno (19 in più rispetto all’ultimo dossier presentato), che hanno continuato a fare affari e guadagnare enormi cifre alla faccia della crisi economica in atto. Questi gli impressionanti numeri dell’Italia sfregiata dal malaffare nella foto puntuale del rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente, presentato oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Sebastiano Venneri, responsabile Osservatorio Ambiente e Legalità Legambiente, il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, il vicepresidente della commissione Antimafia Fabio Granata, il presidente della commissione sul Ciclo dei rifiuti Gaetano Pecorella, il responsabile Ambiente del PD Ermete Realacci, Enrico Fontana del direttivo Legambiente, il presidente del Copasir Francesco Rutelli e Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente. Dal dossier, in positivo emerge la maggiore efficacia degli interventi repressivi da parte delle Forze dell’ordine. Aumentano gli arresti, passati dai 195 del 2007 ai 221 del 2008 (+13,3%) e i sequestri: dai 9.074 del 2007 ai 9.676 dello scorso anno (+6,6%), mentre diminuiscono il numero di reati ambientali (dai 30.124 del 2007 ai 25.766 del 2008), a causa, soprattutto della tendenza da parte delle Forze dell’ordine a concentrare le attività investigative sui reati di maggiore gravità, tali da determinare provvedimenti e interventi repressivi più severi, come l’arresto e il sequestro appunto.
“Il fatturato totale dell’ecomafia non è mai stato così alto ed è cresciuto a livelli record proprio nell’anno più nero per l’economia mondiale – ha dichiarato il responsabile dell’Osservatorio Ambiente e legalità di Legambiente, Sebastiano Venneri -. Segno che il business degli ecomafiosi non conosce congiunture sfavorevoli e che quindi è necessario mettere in campo tutti gli strumenti possibili per combattere chi lucra avvelenando l’ambiente e mettendo a rischio la salute dei cittadini. Speriamo quindi, vista la disponibilità mostrata da numerosi rappresentanti di entrambi gli schieramenti politici, che questo sia finalmente il momento giusto per inserire i reati contro l’ambiente nel codice penale e per confermare la possibilità, per le Forze dell’ordine, di utilizzare le intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini contro gli ecomafiosi. Tutte le operazioni raccontate in questo rapporto infatti, difficilmente avrebbero potuto concludersi con successo senza l’uso di questo insostituibile strumento d’indagine.”
L'appuntamento rientra nella rassegna Fuochi al cielo, cinque incontri per parlare di musica, teatro, inquinamento, criminalità. La rassegna, a cura dell’autore, attore e regista tarantino Alessandro Langiu, e organizzata da Associazione Culturale Nemesi e Comune di Taranto rientra nell’ambito del progetto Ottobre, piovono libri: i luoghi della lettura promosso dal Centro per il libro del Ministero per i Beni e le attività culturali in collaborazione con la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, l’Unione delle Province d’Italia e l’Associazione Nazionale Comuni Italiani.

venerdì 18 settembre 2009

15 passi tra libri ed ambiente... Da non perdere!

Ottobre Piovono Libri
Ass. culturale Nemesi e il Centro per il Libro e la Lettura del Mi.B.A.C. presentano il ciclo di incontri: FUOCHI AL CIELO, presso la Biblioteca Civica “Pietro Acclavio” Piazza Dante, 1-2 Taranto
ingresso libero


Programma degli incontri letterari:

Venerdì 25 settembre 2009 ore 17.00
“Il ritorno della taranta. Storia della rinascita della musica popolare salentina” di Vincenzo Santoro.
Presenta insieme all'autore Roberto Nistri.
A seguire concerto con Massimiliano Morabito Ensemble.


Venerdì 2 ottobre 2009 ore 17.00
“Senza Corpo” AA.VV. a cura di Debora Pietrobono.
Alessandro Langiu, presenta insieme all’autore Attilio Scarpellini (critico teatrale e letterario).
A seguire lo spettacolo “Venticinquemila Granelli di Sabbia”, di e con Alessandro Langiu.


Venerdì 16 ottobre 2009 ore 17.00
Tappa dell'Ecomafia Tour. Presentazione del rapporto Ecomafia.
In collaborazione con Legambiente e Libera.
Intervengono: Antonio Pergolizzi (responsabile del rapporto per Legambiente), Francesco Tarantini
(Presidente Legambiente Puglia), Don Raffaele Bruno (Libera Puglia).
A seguire letture di brani del libro.

Venerdì 21 ottobre 2009 ore 17.00
“Quindici passi” di Giuliano Foschini.
Presenta insieme all'autore: Mario Desiati (direttore Fandango Libri).
A seguire letture di brani del libro.


Venerdì 30 ottobre 2009 ore 17.00
“I riciclisti” di Andrea Satta.
A seguire concerto dei Têtes de Bois.

martedì 5 maggio 2009

Rapporto Ecomafie di Legambiente

Rapporto Ecomafia 2009 - Le storie e i numeri della criminalità ambientaleLa montagna di scorie industriali gestite illegalmente dalla ecomafia in Italia ha raggiunto la vetta di 3.100 metri con una base di 3 ettari, un'altezza quasi quanto quella dell'Etna. Non e' mai stata cosi' alta. Secondo il rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente, la montagna di rifiuti speciali spariti nel nulla ha movimentato lo scorso anno un giro di affari di circa 7 miliardi di euro, contro i 4,5 miliardi del 2007. Dal 2002, anno di entrata in vigore del delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti, sono 123 le operazioni giudiziarie portate a termine contro i "signori dei veleni", raggiunti da ben 798 ordinanze di custodia cautelare, con 2.328 persone denunciate e 564 aziende coinvolte. Un risultato straordinario che testimonia tutta l'efficacia di quello strumento normativo. Il lavoro per gli investigatori, del resto, non manca: per 31 milioni di tonnellate di rifiuti industriali e' certa la produzione ma assolutamente ignota la destinazione finale. Tra i casi che hanno fatto scalpore nell'ultimo anno, l'indagine che ha svelato gli affari illeciti di Mario Chiesa (ex tangentopoli) in combutta con i "colletti bianchi": dipendenti pubblici corrotti e imprenditori d'assalto; l'ingresso del Piemonte e della Lombardia tra le regioni piu' coinvolte dai traffici illeciti e il fenomeno dell'interramento dei rifiuti industriali a Milano (6 ettari di bosco compromessi), come nelle cave dei cantieri per l'alta velocita' ferroviaria nel Parco del Ticino e in Calabria, dove le scorie della ex Pertusola Sud miscelate alle polveri dell'Ilva sono state utilizzate per costruire un aeroporto, l'acquedotto, le strade, le scuole. In vetta alla classifica dell'illegalita' ambientale in questo settore si piazza saldamente la Campania, seconda la Puglia, terza la Calabria, quarto il Lazio...

venerdì 20 febbraio 2009

...sole, mare, vento e… monnezza

di Angelo Pagliaro 19/02/2009

"Dovremo imparare a non distogliere l'attenzione dai nostri veri nemici: Settani, Bagnardi & C. La misura della loro determinazione ad andare avanti: circa 150 € a metro cubo ciò che pagano le imprese alle discariche per seppellire i rifiuti pericolosi, da moltiplicare per i 2'200'000 metri cubi del terzo lotto, quelli dei primi due lotti, quelli di un futuro quarto lotto, più tutti gli ampliamenti che ci saranno, più eventuali "extra"derivanti all'impossibilità di controllare tutto ciò che di volta in volta viene sversato".
Il documento, di cui abbiamo citato solo un brano, redatto dalla comune libertaria salentina di Urupia dal titolo "Divide et impera", riassume l'intera vicenda del massacro culturale e del disastro territoriale che si sta perpetrando tra Grottaglie e S.Marzano di S.Giuseppe, in un'area che abbraccia due province: Brindisi e Taranto. I signori delle discariche, dei rifiuti tossici e nocivi, dell'arricchimento facile e senza scrupoli hanno dichiarato guerra a intere comunità pacifiche, al territorio e al futuro stesso di questa meravigliosa terra.

Anni ed anni di battaglie legali per evitare la proliferazione dei lotti da destinare a discarica, l'impegno contro le innumerevoli discariche abusive disseminate in tutta la Puglia (nei primi otto mesi del 2007 i militari hanno sequestrato addirittura un milione di metri quadri adibiti a discariche abusive, e denunciato 167 responsabili) non sono serviti a fermare i saccheggiatori del territorio. E allora l'unica strada che rimane è quella dell'interposizione pacifica delle popolazioni per evitare l'afflusso continuo di autotreni pieni di rifiuti non meglio identificati. Sembra di rivedere le stesse scene di Gaza dove i pacifisti cercano di difendersi dalle ruspe israeliane che avanzano per demolire case e campi coltivati. La polizia che strattona i manifestanti sdraiati per terra, qualcuno si sente male, arrivano le ambulanze e con esse le denunce, i fermi, le indagini, la persecuzione in nome di una legge che, alla fine, garantisce gli speculatori, gli avventurieri, i mestieranti della politica. La presenza di giornalisti e reporter ha fatto si che l'intera vicenda fosse continuamente documentata. Le televisioni locali hanno riservato grande attenzione alle manifestazioni ed alle azioni dei vari presidi, nati dal basso, e alcuni filmati sono stati postati su you tube.

Visualizzando alcuni di questi filmati si vedono festosi cortei accompagnati dalle musiche di bande musicali improvvisate e dalle performance degli artisti di strada che divertono bambini e ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado alla loro prima esperienza di lotta. Urlare il proprio no in una terra che vive di agricoltura e che da millenni è stata il crocevia di culture e di popoli (Normanni, Svevi, Aragonesi, Spagnoli) è un dovere morale a cui questi cittadini vogliono assolvere. Ma insieme ai video che riprendono cortei rumorosi, festosi e colorati ve ne sono altri in cui si vede la forza pubblica interviene per rimuovere gli "ostacoli umani" che si frappongono pacificamente all'ingresso del terzo lotto per evitare che altri carichi di veleni, trasportati da autotreni, possano avvelenare la loro terra, quella terra che ha garantito loro un lavoro libero e liberato e che costituisce l'unica fonte di reddito. Anziani, donne, uomini del Salento che si abbracciano formando una catena umana, sdraiati al suolo forti come Anteo grazie a questo contatto quotidiano con la madre terra. Prima che ogni speranza muoia, un appello ai giudici: concluse le indagini, conferite ai fermati, ai denunciati, ai vessati, il giusto riconoscimento per l'alto valore morale di questa resistenza pacifica, per il senso di responsabilità dimostrato nel difendere il territorio e quindi la salute dei loro e dei vostri figli!

venerdì 2 gennaio 2009

Cip cip cip6... come volano i rifiuti nell'aria! E come crescono le mafie!!!

Cip6 ecco il decreto del Mse sull'assegnazione per il 2009.
4.300 MW, di cui 20% al servizio di tutela e 80% al mercato libero.
Prezzo del primo trimestre a 78€/MWh
Sul sito internet del ministero dello Sviluppo economico è pubblicato il decreto ministeriale 25 novembre 2008 che determina le modalità di vendita sul mercato dell'energia Cip6 per il 2009. Il decreto, disponibile in allegato, è in corso di registrazione presso la Corte dei Conti.

Scarica il DM dal sito del Ministero

COS'E' IL CIP6?
(Wikipedia) Il CIP6 è un provvedimento del Comitato Interministeriale Prezzi, ed adottato il 29 aprile 1992 a seguito della legge n. 9 del 1991, con cui sono stabiliti prezzi incentivati per l'energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili ed "assimilate" (quest'ultima voce fu aggiunta alla previsione originaria in sede di approvazione del provvedimento). In conseguenza di esso chi produce energia elettrica da fonti rinnovabili o assimilate ha diritto a rivenderla ad un prezzo superiore a quello di mercato.
I costi di tale incentivo vengono finanziati mediante un sovrapprezzo del 6% del costo dell'energia elettrica, che viene addebitato direttamente ai consumatori finali nel conteggio di tutte le bollette.
Il valore dell'incentivo CIP6 viene aggiornato trimestralmente ed i valori (in €/MWh) sono pubblicati sul sito del GSE (Gestore Servizi Elettrici).

(Blogeko) In teoria i fondi Cip6 sono destinati alle energie rinnovabili. In pratica, gli inceneritori dei rifiuti avranno tempo fino al 31 dicembre 2009 per accedervi.
Così prevede un emendamento al disegno di legge 1441-ter per lo sviluppo e l'internazionalizzazione delle imprese. Lo ha presentato il ministro dell'Ambiente Prestigiacomo.
Lo stesso disegno di legge contiene la possibilità che il Governo imponga le centrali nucleari usando la forza pubblica.
Quelli del Cip6 sono soldi nostri, prelevati attraverso le bollette dell'elettricità. Una stortura tutta italiana vuole che essi vadano anche agli inceneritori, dato che essi, bruciando rifiuti, producono elettricità.
Ma bruciare la monnezza è un'operazione un po' diversa che ricavare energia dal vento e dal sole, le autentiche fonti rinnovabili.
Come disse Bertolaso, senza gli incentivi Cip6 gli inceneritori sono antieconomici. Il Governo che fa, percorre un'altra strada? Punta sulla raccolta differenziata e della riduzione dei rifiuti? Macchè.
Già alcuni mesi fa un inciucio Pd-Pdl aveva esteso i fondi Cip6 agli inceneritori della Campania. Un modo per uscire dall'emergenza rifiuti, si disse.
Ora è arrivato l'emendamento che prevede una proroga per concedere il Cip6 anche gli altri impianti costruiti, o in costruzione, delle zone a rischio emergenza rifiuti.
Pare che il provvedimento sia pensato soprattutto per gli inceneritori della Sicilia. Ma chissà quante emergenze potranno crearsi in futuro, visto che chi le gestirà accederà ai fondi Cip6...

(Qualenergia)Quanto costeranno gli incentivi che il nuovo decreto, se confermato, estenderà? Il GSE attende l’approvazione definitiva della legge per dare una cifra, ma qualche numero già gira. Secondo stime l’estensione ci costerà 2 miliardi in più: “un impegno ben più consistente di quello destinato alla tanto sbandierata social card”.
Soldi che finiranno soprattutto in Sicilia, regione in cui anziché a integrare, gli inceneritori andrebbero a sostituire, una raccolta differenziata che stenta a partire. Per la deputata Elisabetta Zamparini la Regione, caratterizzata da un “panorama di collusioni tra pubblici amministratori, anche apicali, e cosche mafiose, impegnate ad acquisire un sostanziale monopolio sull'erogazione di denaro pubblico nel settore dei rifiuti”, assorbirà “il 70% dei due miliardi di euro”.

(MIZ)Nel 2007 in Italia sono stati elargiti alle fonti fossili assimilate circa 3,7 miliardi di euro, mentre alle rinnovabili sono andati solo 847 milioni di euro. Al solare fotovoltaico finanziato con il conto energia, sono stati erogati appena 26 milioni di euro, meno dell'1% sul totale.
Il problema - fa notare - Greenpeace è che su 5,3 miliardi di euro di incentivi per l'energia pulita circa 4,4 miliardi sono stati erogati alle società che producono le assimilate (combustibili fossili di processo, residui di raffinazione, rifiuti). I restanti 932 milioni di euro sono andati ad incentivare le vere fonti rinnovabili. In sostanza gli incentivi per le rinnovabili vanno per la maggior parte verso le stesse aziende che producono energia da fonti non rinnovabili, in particolare verso le raffinerie.

(Qualenergia) Tutto ciò in netto contrasto con le indicazioni in materia dell'Unione Europea che nel 2005 aveva avviato una procedura d’infrazione proprio per questo motivo.
E di più: la proroga del meccanismo Cip6 contenuta nel decreto in fase di conversione fa sì che dell’incentivo possano continuare ad avvalersi anche altri impianti a fonti non proprio pulite, che peraltro sotto questo regime particolare non sono tenuti a rispettare le quote di emissioni previste dall’UE: il Cip6 in Italia va anche a vari tipi di impianti a fonti fossili (si pensi che in Sardegna lo si vuole concedere anche a una centrale a carbone).