venerdì 31 ottobre 2008

Questa sera Ludovico Vico parlerà di ambiente ai Tamburi


Ma è per caso lo stesso Vico di cui si legge sotto a braccetto con Pietro Franzoso?

Il deputato tarantino Ludovico Vico è stato promotore di una interrogazione parlamentare nel 2007 al fine di ottenere per Riva una deroga al Protocollo di Kyoto. L'iniziativa è stata sposata anche dal parlamentare di Forza Italia Franzoso.
Ecco una lettera inviata da Alessandro Marescotti di PeaceLink al Quotidiano di Taranto.

Una solerte interrogazione parlamentare Leggo sulla pagina "Pensieri & Parole" del Quotidiano del 18 gennaio il testo un'interrogazione parlamentare relativa all'Ilva e al Protocollo di Kyoto che, come è noto, richiede una riduzione delle emissioni di "gas serra". Tale interrogazione al ministro Bersani è firmata dagli onorevoli Ludovico Vico e Andrea Lulli, entrambi dei Democratici di Sinistra. Ci si attendeva una interrogazione lungimirante, finalizzata all'adozione di soluzioni ecosostenibili e preoccupata della salvaguardia dell'ecosistema. E invece no. Si parla del Protocollo di Kyoto per gli "effetti profondamente deleteri sulle attività dello stabilimento di Taranto". Infatti gli onorevoli Vico e Lulli fanno proprie tutte le preoccupazioni del padrone dell'Ilva che negli scorsi giorni - come del resto hanno fatto in tutta Europa i padroni delle acciaierie con un tacito accordo - ha minacciato 4 mila licenziamenti se fosse stata applicata una riduzione dei "gas serra" a Taranto. L'interrogazione, se fosse stato possibile, l'avrebbe firmata volentieri anche Emilio Riva. In ogni caso è un'intervento sul governo che Riva gradisce sommamente e che gli onorevoli Vico e Lulli gli hanno fornito su un piatto d'argento. Ci si potrebbe aspettare per "par condicio" che gli onorevoli in questione si preoccupino, con un'interrogazione parlamentare ugualmente solerte, anche dei nostri polmoni, costretti ogni anno a respirare: - il 30% di tutta la diossina italiana (fra le sostanze cancerogene più letali), prodotta verosimilmente in ambito siderurgico; - 8.080.000 tonnellate di Anidride carbonica (CO2); - 405.000 tonnellate di Ossido di carbonio (CO); - 5.000 tonnellate di Ossido di azoto (NOx); - 38.000 tonnellate di Anidride solforosa (SOx); - 25,90 tonnellate di Idrocarburi policiclici aromatici (IPA, cancerogeni); - 2.000 tonnellate di polveri (7 chili per ogni tarantino). I dati sono dell'European Pollutant Emission Register 2002. E sono cresciuti nel 2005 tutti quanti. Tanto che la diossina è arrivata al 90% rispetto al totale nazionale. Ma - forse mi sbaglio? - l'ignavia nei confronti di tale emergenza sembra essere direttamente proporzionale alla solerzia nei confronti di padron Riva. Se veramente fosse un'angosciosa pena verso la sorte dei lavoratori, essi dovrebbero presentare almeno un'interrogazione alla settimana per tutto quello che avviene all'Ilva e dovrebbero fare almeno un'ispezione al mese per constatare e contestare le condizioni di lavoro in cui sono costretti ad operare. Quindi c'è qualcosa che non quadra in questa solerte interrogazione. Nonostante le proclamazioni di europeismo, alla fine dobbiamo constatare che spuntano atteggiamenti antieuropei quando l'Europa progetta un futuro sostenibile. Non solo. Emerge una "deleteria" (per usare lo stesso aggettivo dell'interrogazione di Vico e Lulli) incuria verso i diritti della future generazioni che si troveranno di fronte ad un mondo sconvolto da un clima impazzito, frutto dello scempio di una cultura miope e irresponsabile. Quando gli onorevoli Vico e Lulli saranno andati in pensione con l'ottimo trattamento riservato ai parlamentari, potranno mostrare ai propri nipoti il maestoso spettacolo dello scioglimento delle calotte polari e dire loro: anche io ho fatto la mia parte.
Fonte: Wikipedia

Malpelo: si replica al Cloro Rosso.



Lettera alla Prestigiacomo e a Vendola

Oltre alla diossina anche la Radioattività da Polonio 210 e Piombo 210 nel processo di sinterizzazione in ambito siderurgico.

Gentile Ministro Prestigiacomo,

gentile Governatore Vendola,

la recente polemica sulla questione della diossina non riteniamo che serva a risolvere la questione ambientale a Taranto. Se guardiamo infatti al passato, nessuno schieramento politico esce indenne da colpe. Potremmo fare un lungo e dettagliato elenco di gravi omissioni e ingiustificati ritardi dell'una e dell'altra parte.

Noi preferiamo pertanto guardare al futuro e giudicarvi per ciò che farete da oggi in poi.

Vi invitiamo a competere non nel lanciarvi accuse ma nella soluzione del problema.

Vi diciamo questo: chi risolverà il problema diossina a Taranto acquisirà un merito indiscusso e lascerà una traccia duratura. Ve n'è abbastanza per cambiare approccio: per mostrare le proprie virtù e la reale funzione di servizio ai cittadini. Vogliamo capire chi da ora in poi, con umiltà e senso di responsabilità, saprà ridurre le emissioni inquinanti, tutelare la salute pubblica e sanare le gravi omissioni che entrambi gli schieramenti politici hanno accumulato. Sia il governo Berlusconi sia il governo Prodi potevano abbassare il vergognoso limite di diossina di 10.000 nanogrammi a metro cubo, ma nessuno dei due governi ha mosso un dito. Questa è la verità che non dice nessuno e che noi possiamo dire a voce alta perché siamo al di fuori della competizione politica.

Oggi non ha senso trovare un colpevole perché colpevoli sono entrambi. Se ci avvitiamo nel botta-e-risposta della polemica politica non uscirà alcun vincitore ma avremo un solo perdente: la popolazione esposta alla diossina.

Ma la ragione per cui vi scriviamo va a toccare una questione inedita e a nostro avviso degna di seria considerazione.

Vogliamo sottoporre a verifica una ipotesi inquietante che, se confermata, aggiungerebbe una nuova ragione di preoccupazione ambientale e sanitaria: la radioattività di origine industriale.

Da scrupolose ricerche scientifiche condotte nel Regno Unito, emerge che dai "camini della diossina" può fuoriuscire anche radioattività.

Ne sarebbe responsabile il processo di sinterizzazione in un impianto di agglomerazione.

Il minerale di ferro trattato nell'impianto di agglomerazione contiene infatti tracce di uranio. Data l'enorme quantità di minerale di ferro trattata, l'uranio complessivo che entra in un impianto di agglomerazione acquisisce una significativa consistenza complessiva, tale da rilasciare isotopi radioattivi derivanti dal processo di sinterizzazione.

Nelle acciaierie del Regno Unito dove hanno verificato che dai "camini della diossina" può uscire una significativa quantità di Piombo 210 e Polonio 210, isotopi radioattivi derivanti dal decadimento dell'Uranio 238. Attorno agli impianti di agglomerazione britannici le misurazioni della radioattività hanno dato valori superiori alla soglia di rilevanza.

Gli impianti britannici di agglomerazione apparterrebbero alla stessa categoria ("sinter plant") in cui rientra anche l'impianto di agglomerazione dell'Ilva di Taranto. Il governo britannico è dovuto intervenire nell'AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) del 2002 con prescrizioni per ridurre al minimo le emissioni di radioattività. Il governo britannico si è preoccupato della salute dei cittadini sia per la diossina sia per la radioattività prescrivendo limiti che in Italia non sono mai entrati in vigore. Limiti che, per la radioattività, devono essere ancora verificati con rigorose misurazioni scientifiche.

Vi chiediamo pertanto di indagare per verificare a Taranto l'eventuale presenza di Piombo 210 e Polonio 210 nell'ambiente.

Controllate che anche a Taranto non vi sia questo pericolo radioattivo applicando il Principio di Precauzione che interviene quando in campo scientifico emerge un ragionevole dubbio. Vi chiediamo di attivare quei controlli che il governo britannico ha adottato precauzionalmente a tutela della salute dei suoi cittadini. Nel caso sia riscontrata la presenza di radioattività nell'ambiente sarà vostro compito prescrivere la migliore tecnologia per le riduzione delle polveri.

Facciamo presente che la sola aggiunta dell'urea per ridurre la diossina non abbatte le polveri dell'impianto di agglomerazione. Nell'ipotesi che le polveri dell'agglomerato fossero contaminate da Piombo 210 e Polonio 210, l'aggiunta di urea non ridurrebbe l'impatto sulla città di tali "polveri radioattive" in quanto il loro ammontare totale rimarrebbe invariato: Piombo 210 e Polonio 210 sono infatti veicolati dalle polveri.

Scriviamo questo non per procurare un ingiustificato allarme ma per avviare un'indagine che fughi ogni ragionevole dubbio, come è dovere della pubblica autorità.

Esistono oggi tecnologie capaci di tagliare di un decimo le emissioni di polveri dall'impianto di agglomerazione, di ridurre fino al 98% le emissioni di diossine e furani e di tagliare fino al 95% i metalli pesanti scaricati nell'atmosfera.

Tali tecnologie agirebbero anche sulle eventuali emissioni di radioattività.

Perché non applicarle subito anche in Italia?

Ci sembra che le cose da fare per il futuro siano tante e importantissime. A noi cittadini non interessa se la diossina la toglierà il centrodestra o il centrosinistra. A noi non interessa se il Polonio 210 lo cercherà il governatore Vendola o il ministro Prestigiacomo. Sappiamo solo che, chiunque lo farà, acquisirà un prestigio e un rispetto indiscusso, che sovrasta la competizione politica. Chi saprà salvare i bambini di oggi dai tumori futuri, acquisirà un merito storico enorme.

Giocatevi la carta della solidarietà umana.

Avvicinatevi alle mamme, ai malati, a chi teme per la propria salute.

Guardate negli occhi la gente e mettete da parte ogni intento competitivo che non sia quello di agire per aiutarla.

Attivatevi subito al massimo delle vostre capacità esercitando al meglio il vostro potere.

De Gasperi disse: "Il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alle future generazioni".

Vi chiediamo di essere statisti e di accantonare ogni altro fine che non sia quello della salvaguardia delle future generazioni.

Vi chiediamo: agite, agite subito! Non indugiate oltre! Garantiteci il diritto alla vita e al futuro!

Non acquisirà meriti chi lancerà la maggior colpa sull'avversario ma chi avrà dimostrato di aver agito meglio e subito. Chi agirà in spirito di servizio riceverà il nostro ringraziamento. Chi non bloccherà i veleni sarà detestato dall'intera comunità.

Paola D'Andria - AIL

Lea Cifarelli - Comitato per Taranto

Alessandro Marescotti - PeaceLink


*Fonte Immagine: Rodema

Rassegna al Polonio....






Lettera al Ministro Prestigiacomo e al Presidente Vendola

Gentile Ministro Prestigiacomo,
gentile Governatore Vendola,

la recente polemica sulla questione della diossina non riteniamo che serva a risolvere la questione ambientale a Taranto. Se guardiamo infatti al passato, nessuno schieramento politico esce indenne da colpe. Potremmo fare un lungo e dettagliato elenco di gravi omissioni e ingiustificati ritardi dell’una e dell’altra parte.

Noi preferiamo pertanto guardare al futuro e giudicarvi per ciò che farete da oggi in poi.

Vi invitiamo a competere non nel lanciarvi accuse ma nella soluzione del problema. Vi diciamo questo: chi risolverà il problema diossina a Taranto acquisirà un merito indiscusso e lascerà una traccia duratura. Ve n’è abbastanza per cambiare approccio: per mostrare le proprie virtù e la reale funzione di servizio ai cittadini.
Gli effetti del Polonio-210 su Aleksandr Litvinenko (nella foto). Il 23 novembre 2006 Litvinenko (ex agente KGB) è morto a causa di un avvelenamento da radiazioni da Polonio-210.
Vogliamo capire chi da ora in poi, con umiltà e senso di responsabilità, saprà ridurre le emissioni inquinanti, tutelare la salute pubblica e sanare le gravi omissioni che entrambi gli schieramenti politici hanno accumulato. Sia il governo Berlusconi sia il governo Prodi potevano abbassare il vergognoso limite di diossina di 10.000 nanogrammi a metro cubo, ma nessuno dei due governi ha mosso un dito. Questa è la verità che non dice nessuno e che noi possiamo dire a voce alta perché siamo al di fuori della competizione politica.

Oggi non ha senso trovare un colpevole perché colpevoli sono entrambi. Se ci avvitiamo nel botta-e-risposta della polemica politica non uscirà alcun vincitore ma avremo un solo perdente: la popolazione esposta alla diossina.

Ma la ragione per cui vi scriviamo va a toccare una questione inedita e a nostro avviso degna di seria considerazione.

Vogliamo sottoporre a verifica una ipotesi inquietante che, se confermata, aggiungerebbe una nuova ragione di preoccupazione ambientale e sanitaria: la radioattività di origine industriale.

Da scrupolose ricerche scientifiche condotte nel Regno Unito, emerge che dai “camini della diossina” può fuoriuscire anche radioattività. Ne sarebbe responsabile il processo di sinterizzazione in un impianto di agglomerazione. Il minerale di ferro trattato nell’impianto di agglomerazione contiene infatti tracce di uranio. Data l’enorme quantità di minerale di ferro trattata, l’uranio complessivo che entra in un impianto di agglomerazione acquisisce una significativa consistenza complessiva, tale da rilasciare isotopi radioattivi derivanti dal processo di sinterizzazione.

Nelle acciaierie del Regno Unito dove hanno verificato che dai “camini della diossina” può uscire una significativa quantità di Piombo 210 e Polonio 210, isotopi radioattivi derivanti dal decadimento dell’Uranio 238. Attorno agli impianti di agglomerazione britannici le misurazioni della radioattività hanno dato valori superiori alla soglia di rilevanza.

Gli impianti britannici di agglomerazione apparterrebbero alla stessa categoria (“sinter plant”) in cui rientra anche l’impianto di agglomerazione dell’Ilva di Taranto. Il governo britannico è dovuto intervenire nell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) del 2002 con prescrizioni per ridurre al minimo le emissioni di radioattività.

Il governo britannico si è preoccupato della salute dei cittadini sia per la diossina sia per la radioattività prescrivendo limiti che in Italia non sono mai entrati in vigore. Limiti che, per la radioattività, devono essere ancora verificati con rigorose misurazioni scientifiche.

Vi chiediamo pertanto di indagare per verificare a Taranto l’eventuale presenza di Piombo 210 e Polonio 210 nell’ambiente. Controllate che anche a Taranto non vi sia questo pericolo radioattivo applicando il Principio di Precauzione che interviene quando in campo scientifico emerge un ragionevole dubbio. Vi chiediamo di attivare quei controlli che il governo britannico ha adottato precauzionalmente a tutela della salute dei suoi cittadini.

Nel caso sia riscontrata la presenza di radioattività nell’ambiente sarà vostro compito prescrivere la migliore tecnologia per le riduzione delle polveri.

Facciamo presente che la sola aggiunta dell’urea per ridurre la diossina non abbatte le polveri dell’impianto di agglomerazione. Nell’ipotesi che le polveri dell’agglomerato fossero contaminate da Piombo 210 e Polonio 210, l’aggiunta di urea non ridurrebbe l’impatto sulla città di tali “polveri radioattive” in quanto il loro ammontare totale rimarrebbe invariato: Piombo 210 e Polonio 210 sono infatti veicolati dalle polveri.

Scriviamo questo non per procurare un ingiustificato allarme ma per avviare un’indagine che fughi ogni ragionevole dubbio, come è dovere della pubblica autorità.

Esistono oggi tecnologie capaci di tagliare di un decimo le emissioni di polveri dall’impianto di agglomerazione, di ridurre fino al 98% le emissioni di diossine e furani e di tagliare fino al 95% i metalli pesanti scaricati nell’atmosfera. Tali tecnologie agirebbero anche sulle eventuali emissioni di radioattività. Perché non applicarle subito anche in Italia?

Ci sembra che le cose da fare per il futuro siano tante e importantissime. A noi cittadini non interessa se la diossina la toglierà il centrodestra o il centrosinistra. A noi non interessa se il Polonio 210 lo cercherà il governatore Vendola o il ministro Prestigiacomo.

Sappiamo solo che, chiunque lo farà, acquisirà un prestigio e un rispetto indiscusso, che sovrasta la competizione politica. Chi saprà salvare i bambini di oggi dai tumori futuri, acquisirà un merito storico enorme.

Giocatevi la carta della solidarietà umana. Avvicinatevi alle mamme, ai malati, a chi teme per la propria salute. Guardate negli occhi la gente e mettete da parte ogni intento competitivo che non sia quello di agire per aiutarla. Attivatevi subito al massimo delle vostre capacità esercitando al meglio il vostro potere.

De Gasperi disse: "Il politico pensa alle prossime elezioni, lo statista alle future generazioni". Vi chiediamo di essere statisti e di accantonare ogni altro fine che non sia quello della salvaguardia delle future generazioni.

Vi chiediamo: agite, agite subito! Non indugiate oltre! Garantiteci il diritto alla vita e al futuro!

Non acquisirà meriti chi lancerà la maggior colpa sull’avversario ma chi avrà dimostrato di aver agito meglio e subito.

Chi agirà in spirito di servizio riceverà il nostro ringraziamento. Chi non bloccherà i veleni sarà detestato dall’intera comunità.

Paola D’Andria - AIL
Lea Cifarelli - Comitato per Taranto
Alessandro Marescotti - PeaceLink

giovedì 30 ottobre 2008

Intervistato l'enfant prodige nominato dalla Prestigiacomo a presiedere i super tecnici IPPC del Ministero dell'Ambiente

Fonte: Radio Popolare Salento

L’azzeramento della Commissione IPPC preposta al rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A.) dell’Ilva di Taranto è stata spiegata dal Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo con la motivazione della scarsa produttività dei vecchi tecnici.
Alla decisione ministeriale sono seguite le reazioni politiche, e le polemiche da parte del Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che denuncia la rimozione dei tecnici della Commissione IPPC, e annuncia la presentazione di una legge regionale per imporre all’Ilva,e a tutte le aziende del territorio, la riduzione delle emissioni di diossina.
Le preoccupazioni riguardano i tempi molto ristretti che la nuova commissione avrà a disposizione per lavorare alla corposa documentazione presentata dall’Ilva di Taranto al Ministero dell’Ambiente e per decidere se, e in quali modalità, rilasciare l’AIA alla azienda siderurgica.
Altra preoccupazione riguarda la nomina del nuovo Presidente della Commissione IPPC Dario Ticali, per la quale - secondo quanto scritto da Giuliano Foschini su La Repubblica di Bari in data 29 ottobre 2008, “si sarebbero arrabbiati in Puglia”.

Nell’intervista sorprende che, alla richiesta di quali siano le esperienze che giustificano la sua nomina, l’ingegnere Ticali si trinceri dietro la riservatezza.
Non meno stupefacente è la risposta alla domanda relativa alla straordinarietà del Caso Ilva di Taranto che potrebbe giustificare la non concessione dell’AIA: "il Presidente della Regione Puglia e gli enti locali hanno ritenuto di far funzionare l’Ilva anche nei precedenti tre anni, quando la direttiva Aia era stata già recepita a livello nazionale. Allora, questa domanda la farei agli enti locali, al Presidente della Regione Vendola, al Presidente della Provincia e non so chi se ne debba occupare”.
Per ascoltare l'intervista, clicca qui.

Operai o macchinari?

Mentre all'ENI la prefettura precetta contro scioperi e agitazioni, all'Ilva si cominciano a fare pulizie di fine anno:

La direzione dello stabilimento Ilva di Taranto ha comunicato a tutte le sigle sindacali la necessita’ di avviare a partire dal 1 dicembre prossimo un periodo di cassa integrazione ordinaria della durata di circa 13 settimane. La CIG interessera’ un numero massimo di dipendenti quantificabile in 2000 unita’ che operano presso lo stabilimento tarantino. Tale soluzione si e’ resa necessaria a causa della crisi di mercato che ha colpito la siderurgia nell’ambito del piu’ generale rallentamento dell’intera economia globale. (AGI)

Diciamolo una volta per tutte: i tarantini non sono cittadini come tutti gli altri, sono i macchinari umani che servono a far funzionare le industrie strategiche per la nazione...
Lavorate e morite per la patria!

E a Tarantosera che qualche settimana fa pubblicò le accuse all'Arpa Puglia di "condannare 3000 famiglie" , a causa del suo operato condotto con onestà e rigore, vorremmo far notare che 2000 operai andranno a casa dal 1° dicembre, mentre tutte le sostanze tossiche che affligono la città restano indisturbate.

La provincia di Collodi...pardòn, Taranto!


Si chiama Gianni Florido, è Presidente della Provincia di Taranto, è alfiere del Centro-sinistra ed è un inguaribile ottimista.
Crede infatti di aver tagliato le emissioni dell'Ilva con le sue dichiarazioni a Repubblica.
"Grazie agli atti di intesa - dice il Presidente della Provincia di Taranto - abbiamo imposto drastici abbattimenti delle emissioni".
Lo dichiara a Repubblica (cfr. http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/27593.html) ma non quantifica i "drastici abbattimenti".
Ma cliccate su http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/a/26188.html e scoprirete che è non è vero. Durante gli atti di intesa dal 2002 al 2005 si è verificato il trasferimento dell'area a caldo da Genova a Taranto e gli inquinanti non sono diminuiti ma aumentati, sulla base delle stime del registro INES:
Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) scaricati nell'aria: da kg 25913,9 a kg 31124,3 (+ 20,1%).
Gli IPA in mare sono passati da kg 2635 a kg 3070,9, (+ 16,5%).
Nel recente convegno del 9 maggio 2008 dell'Arpa Puglia "Taranto sotto la lente" è emerso un aggravamento dell'impatto inquinante della cokeria, la quale inquinerebbe oggi di più rispetto al periodo del suo sequestro e spegnimento (anni 2001 e 2002).
Il mercurio in mare sarebbe passato dai 118 chili del 2002 ai 665 chili stimati per il 2005.
Un file PDF con una ricerca di PeaceLink su "come siamo peggiorati" è qui www.tarantosociale.org/tarantosociale/docs/2656.pdf
Ci fermiamo qui e invitiamo solo i curiosi a spulciare i dati che sono disponibili sul registro INES (http://www.eper.sinanet.apat.it) per scoprire che quasi tutti gli inquinanti sono aumentati durante le trattative degli "atti di intesa".
In che cosa si siano intesi non è chiaro.
Ma comunque il Presidente della Provincia di Taranto merita un premio per il suo inguaribile ottimismo: merita il premio Pinocchio!

La Regione Puglia ignora le richieste via mail

Pubblichiamo una lettera inviata all'assessore alla Trasparenza della Regione Puglia, Minervini a cui nessuno ha ancora risposto... C'è qualcosa da nascondere, presidente Nichi???

Lettera alla Regione (22/10/08) a cui non è stata data ancora risposta.

Dal 2002 al 2007 sono state effettuate dal Ministero della Salute 72 analisi sulle diossine e i PCB in alcuni alimenti di Taranto nell'ambito del "Piano Nazionale per la ricerca dei Residui (PNR)".
Gli alimenti analizzati sono risultati sistematicamente "a norma" e in nessun caso è stata segnalata la presenza di pericoli per la salute.
Di questa vicenda ne è stata data informazione sulla seguente pagina web:
http://www.peacelink.it/editoriale/a/27232.html
Come si sa, dalle recenti indagini, effettuate dopo l'analisi del campione di formaggio commissionata da PeaceLink, è emersa la presenza di diossine e PCB in animali che hanno pascolato attorno all'area industriale. E questo pone dei legittimi interrogativi sulle 72 analisi effettuate fra il 2002 e il 2007.
Interpellato in merito, il Direttore della Direzione Generale della Sicurezza degli Alimenti e della Nutrizione, il dott. Silvio Borrello, ha dichiarato di non disporre a Roma dei 72 rapporti di prova. Ha aggiunto che tali rapporti di prova li ha la Regione Puglia.
Cercando sul sito Internet della Regione Puglia, forse per nostra incapacità, non siamo riusciti a trovare i 72 rapporti di prova.
Tali rapporti di prova sono importanti da consultare pubblicamente, uno per uno, alimento per alimento, in quanto contengono le misurazioni di tutte le diossine e i PCB di ogni singola analisi e le metodiche con cui le analisi stesse sono state svolte in laboratorio.
I rapporti di prova sono in altri termini i "certificati" delle analisi da cui risulta con esattezza quanti picogrammi sono stati rintracciati in ogni congenere di diossine e PCB.
Pertanto chiediamo di sapere in che pagina web del sito della Regione essi sono eventualmente pubblicati.
Nel caso non lo fossero, chiediamo che siano pubblicati nel più breve tempo possibile.
Vogliamo inoltre essere informati con quale tipo di spettrometro di massa sono state effettuate le analisi. In particolare vorremmo sapere quale modello esattamente possedesse nel 2002 l'IZS di Foggia a cui sono state commissionate tali analisi, tutte risultate "conformi". Vogliamo cioè conoscerne le specifiche tecniche dello spettromentro di massa ad alta risoluzione eventualmente utilizzato dall'IZS di Foggia. Infine vorremmo sapere chi ha coordinato per la Regione Puglia l'intera operazione dei prelievi e quali di essi hanno interessato (eventualmente) le aree e le masserie confinanti con i perimetri degli stabilimenti industriali.
Ciò al fine di avere piena contezza di una vicenda che ha - dal 2002 al 2007 - portato a delineare per Taranto un quadro "tranquillizzante" quando tranquillizzante non era.
In attesa di una risposta, porgiamo i nostri più cordiali saluti

Paola D'Andria
Presidente dell'AIL Taranto
ail.taranto@ail.it
cell. 3480852012

Oggi la città incontra i tecnici

Questo pomeriggio si terrà l'incontro con i tecnici dei due comuni di Taranto e Statte alle ore 17.30 presso l'Assessorato all'Ambiente del Comune di Taranto, in Piazzale Bestat, per discutere del documento congiunto da presentare al Ministero dell'Ambiente relativamente alle osservazioni e richieste di cittadini, associazioni ed enti locali sulla procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale all'Ilva di Taranto.

mercoledì 29 ottobre 2008

Diossina di stato!

ILVA: CODICI, QUESTIONE DIOSSINA ARRIVA IN SENATO

''In Senato e' stata presentata un'interrogazione parlamentare sul caso Taranto, definendola come ''una questione troppo seria per ammettere leggerezze o disattenzioni''. La situazione attuale e' insostenibile e contrasta con il diritto alla salute dei cittadini pugliesi''. E' quanto afferma in un comunicato Valentina Coppola, Resp. Ambiente del Codici (Centro per i Diritti del Cittadino), affermando anche ''non tollereremo altre lungaggini a discapito della vita di bambini e dell'ambiente tarantino''. ''A Taranto, circa 200 grammi di diossina sono emessi nell'aria ogni anno, e l'area sospettata di contaminazione e' quella ricadente in un raggio di almeno 10 chilometri dal polo industriale dell'Ilva, il cui presidente Emilio Riva - conclude la nota di Codici - ha inviato una lettera al Governatore Vendola, al ministero e a tutti gli enti locali, chiedendo loro di accelerare le autorizzazioni necessarie a realizzare l'impianto Urea, quello che permetterebbe di limitare le emissioni inquinanti''. L'utilizzo della tecnologia Urea permetterebbe secondo Ilva la diminuzione degli attuali 7 nanogrammi al metro cubo di diossina emessi a 3-3,5 ossia il 50% in meno.(ANSA)

Contatta il centro CODICI di Taranto:
Dott.ssa Alessandra De Giorgi
Ufficio stampa Taranto
Cell 349.86.92.18.6



Ed ecco invece l'interrogazione di Della Seta "alla" Ministro Prestigiacomo


Prestigiacomo: vieni a ballare in Puglia!

Come parla bene Boccia... certo che se l'anno scorso il suo partito avesse solo sfogliato le migliaia di pagine di dossier sul disastro ambientale di Taranto invece di chiedere insieme a Forza Italia (Ludovico Vico e Pietro Franzoso) una deroga al protocollo di Kyoto per Taranto!
Intanto gustiamoci la risposta "alla" Ministro!

“Invece di baloccarsi con le parole il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacono faccia una cosa sensata: prenda l'aereo, anche quello di Stato così frequentemente utilizzato dai membri di questo governo per cose non istituzionali, e venga a Taranto a vedere come vive la gente al quartiere Tamburi. Poi passi dall'ospedale dove sono ricoverati i bambini ammalati di tumore. Fino a quel momento eviti gli sproloqui come quello pubblicato oggi su Repubblica dove gli italiani hanno letto, increduli, che un rappresentante del governo ha scoperto che le emissioni di diossina c'erano anche durante il governo Prodi”. Così Francesco Boccia, deputato del Pd che a Taranto ha vissuto due anni da liquidatore del dissesto della città in uno dei momenti più drammatici della storia della città. “Complimenti davvero - ha detto Boccia -, sono quarant'anni che a Taranto si respira diossina. A differenza della Prestigiacomo, così attenta a rimuovere i tecnici che si occupano del dossier Taranto, il governo Prodi e la Regione Puglia hanno costretto l'Ilva a ridimensionare la mole enorme delle emissioni. Il ministro, invece di giocare al puerile gioco dello scaricabarile dica ora al Parlamento che cosa sta facendo concretamente per costringere l'imprenditore Riva, entrato così benevolmente a far parte della cordata d'imprenditori patrioti che hanno rilevato Alitalia, a spendere gli stessi soldi che ha investito nell'ex compagnia di bandiera per far abbassare la diossina a Taranto, senza nascondersi dietro le autorizzazioni che riguardano potenziamenti e ristrutturazioni degli impianti".
"Attività che vanno fatte, ma che possono tranquillamente essere precedute da pesanti interventi unilaterali dell'azienda per la Città e per i Tamburi. Sarebbe anche auspicabile - ha concluso Boccia -, che la stessa severità che il premier dimostra contro chi imbratta i muri, tanto da annunciare per venerdì un decreto che ripristina il reato, fosse mostrata nei confronti di chi inquina l'aria dei cittadini: se una persona ha la marmitta dell'auto rotta paga la multa; se l'Ilva rende Taranto la città più inquinata dell'Europa occidentale, invece, non accade nulla. È altresì opportuno constatare lo sconcertante silenzio dei telegiornali della tv di Stato che, a parte qualche eccezione, tacciono sul disastro ambientale che si sta consumando a Taranto. La commissione di vigilanza Rai invece che occuparsi solo di poltrone una volta tanto affronti anche il nodo del dovere d'informare con onestà i cittadini italiani”. (il Velino)

Ecco l'annuncio AIA Ilva!

Ecco il trafiletto con cui si è proceduto a dare pubblico avviso relativo alla procedura AIA (autorizzazione Integrata Ambientale) Ilva.
Un cimelio!

Siamo nelle mani di un contrattista dell'UKE!


Ha solo 32 anni Dario Ticali, nato nel 1975.
E' Contrattista di ricerca dell'UKE

Cos'è l'UKE?
La Libera Università degli Studi di Enna "Kore", in breve "Università Kore di Enna" (in sigla UKE) è stata istituita con Decreto del Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca 15 settembre 2004 ed autorizzata a rilasciare titoli accademici aventi valore legale con Decreto ministeriale 5 maggio 2005.

In pratica, l'UKE è una università piccolina e soprattutto privata nel cuore della Sicilia, patria del ministro Prestigiacomo. Lì, secondo quanto risulta dal web, colui che guida la commissione che deciderà il destino di una milionata di persone sarebbe "un contrattista", un precario, non un professore ordinario o associato, cioè le cariche prestigiose e titolate di cui una università può vantarsi.

Di cosa si è occupato Dario Ticali?
secondo il suo curriculum in rete, di pavimentazioni stradali, di ceneri vulcaniche sugli aeroporti, di viabilità, trasporti, mobilità...
Competenza appropriata a presiedere la commissione che dovrà valutare l'Autorizzazione Integrata Ambientale per l'Ilva di Taranto?
Speriamo...

Mentre speriamo, ecco cosa dice a riguardo:


Sul sito Unikore i contatti per parlare con l'ing Ticali

PS. e se fosse il portiere Buffon che ha preso la laurea serale al CEPU? Scherziamo, ovviamente

Ilva: in regione Archinà spara su tutti...

Ma certo, loro sono a norma di legge...
è colpa di chi si ammala o peggio ancora delle pecore ignoranti se si intossicano anche al di sotto dei limiti di legge nazionali (che sono 10.000 volte superiori a quelli di un inceneritore...)

ILVA TARANTO: AUDIZIONE IN COMMISSIONE AMBIENTE REGIONE PUGLIA

(AGI) - Bari, 29 ott. - “I risultati si cominciano a vedere - ha aggiunto - per la prima volta la concentrazione di PM10 e’ inferiore a 40. Del tutto dismesso e demolito l’agglomerato n.1, resta solo il camino, ma e’ inattivo. Il n.2 e’ servito da un elettrofiltro moderno (50 miliardi di investimento), che ha ridotto di 50 volte le emissioni. Parlare di aumento sarebbe quanto mai azzardato, semmai riduzione, anche se lieve. I camini sono collegati on line con Arpa Puglia e segnalano in tempo reale le emissioni”. L’Ilva ha smentito che il caso doloroso di cancro di un ragazzo di 13 anni sia diretta conseguenza della diossina. “Non è deontologicamente corretto - per Archinà - associare ad una patologia gravissima una causa specifica. Si tratta di una dichiarazione da procurato allarme, della quale dovrebbe occuparsi la Procura della Repubblica”. La conclusione al presidente Mita: “abbiamo iniziato un lavoro complesso, che intercetta un grande interesse istituzionale sull’argomento. Anche il Senato e’ stato coinvolto sulla problematica. In seguito la commissione ascoltera’ il governo regionale e l’Arpa. Pensiamo che anche la citta’ di Taranto non possa non essere ascoltata, attraverso il suo primo cittadino, e sentiremo l’osservatorio epidemiologico. Siamo aperti peraltro ad ulteriori coinvolgimenti in itinere”.

Cibo intossicato: la Procura indaga

Ilva, inchiesta procura Taranto su allarme diossina (Velino)
Roma, 29 ott (Velino) - L’allarme diossina che ha colpito alcuni allevamenti di bestiame nella zona circostante agli impianti dell’Ilva è al centro di un’inchiesta avviata dalla procura della Repubblica di Taranto. Il pm Mariano Buccoliero ha nominato un pool di tre periti per chiarire provenienza, cause e responsabilità dei veleni che hanno già portato le autorità sanitarie a imporre un vincolo su otto allevamenti compresi in un’area di circa venti chilometri di diametro il cui centro coincide con gli stabilimenti siderurgici. Avvelenamento di sostanze alimentari è il reato ipotizzato dagli inquirenti. Al momento nell’inchiesta non figurano indagati e il fascicolo riguarda “ignoti identificabili”. In pratica, dovrà essere il lavoro degli esperti nominati dal pm Buccoliero e dal procuratore di Taranto Franco Sebastio a stabilire l’origine, e di conseguenza identificare eventuali responsabili, delle nubi di diossina che negli ultimi mesi (le prime denunce risalgono ad agosto) si sono depositate su pascoli, animali e foraggi. In questo caso, le conseguenze sarebbero pesantissime: il reato per il quale procede la Procura prevede una pena “non inferiore” a quindici anni di reclusione. Che diventerebbero ergastolo se l’avvelenamento dovesse provocare la morte di qualcuno. I periti del pm saranno affiancati da quelli del centro di prevenzione della Asl di Taranto. “Controlleremo il latte - spiega il dirigente del centro sanitario, Michele Conversano - e in caso di positività anche il foraggio”.

In attesa dei risultati si fanno i conti con le prime conseguenze della contaminazione. Fino a ora sono più di 1.300 i capi di bestiame per i quali è stata decisa la soppressione per avvelenamento. Per abbatterli è però necessario individuare un macello che garantisca il corretto smaltimento delle carcasse. Nei giorni scorsi intanto si è svolto un vertica tra l’agenzia ambientale della Regione Puglia, i tecnici della Asl di Taranto e esperti dell’istituto zooprofilattico di Teramo che hanno certificato l’ultimo caso, in ordine di tempo, di positività alle sostanze tossiche. Si tratta di una capra di un allevamento che dista poco più di dieci chilometri dagli impianti dell’Ilva.

Stefàno sbotta!


Roma, 29 ott (Velino) - “Dal ministero dell’Ambiente non abbiamo ricevuto nessuna autorizzazione utile al nostro via libera all’impianto per rendere meno inquinante l’Ilva di Taranto. Il voler scaricare su di noi la responsabilità di questo impasse non mi pare dal ministro Stefania Prestigiacomo un atteggiamento che definirei istituzionale”. Così al VELINO il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno che proprio non ci sta a essere messo nel mirino sulla questione dell’inquinamento prodotto dall’impianto: “Quelle autorizzazioni ci servono e a breve. Da mesi le sollecitiamo come sono tornato a fare ancora una volta nelle ultime ore. Il ministro venga a Taranto a vedere com’è la situazione: noi abbiamo sopportato con grande dignità i sacrifici che ci sono stati chiesti sul fronte degli insediamenti produttivi, ma francamente fra l’ambiente e l’occupazione io non ho dubbi, scelgo l’ambiente”, dice il primo cittadino di Taranto che questa mattina è tornato a scrivere anche ai vertici dell’Ilva che nelle ultime ore lo avevano rassicurato sui lavori volti all’ambientalizzazione dell’impianto: “Non ci sono preclusioni ideologiche nei loro confronti, ma io sottolineo la necessità di non fermarsi ai risultati attesi dall’impianto che dovrebbe abbattere del 50 per cento le emissioni (che all’Ilva sono a livelli stratosferici), ma di puntare sulle migliori tecnologie disponibili, anche se costano”.

“Sono convinto – prosegue Stefàno – che questa sia una battaglia per la vita e che dunque tutti debbano fare la propria parte: in fondo si tratta solo di una questione di denaro. Se non sarà possibile ridurre l’inquinamento all’Ilva si dovrà pensare ad una chiusura dello stabilimento, almeno dell’area a caldo”, afferma il sindaco di Taranto che ha attivato tutte le procedure volte all’adozione del regolamento che consentirà di celebrare sulla questione un referendum cittadino. “Il Tar di Lecce ha prescritto 90 giorni perché il comune adotti questo provvedimento e credo che il referendum potrà essere indetto prima della primavera per scongiurare la coincidenza con altri appuntamenti elettorali”, dice il sindaco di Taranto che sul referendum in sé nutre più di un dubbio. “Il referendum è una delega che si scarica sui cittadini e per le istituzioni che vogliano fino in fondo fare il proprio dovere è una sconfitta. E’ come recitare la parte di Ponzio Pilato, mentre riteniamo che il comune debba adoperarsi in ogni modo perché la questione venga risolta”, aggiunge il sindaco che ribadisce: “L’ambiente è la questione centrale per Taranto. Tutti hanno maturato una sensibilità su questo tema e di questo va dato merito anche ai comitati, come quello che ha promosso la consultazione. Il dibattito su questo tema è molto forte e in città gli umori sono diversi, ma guai a pensare che il referendum creerà uno scontro tra guelfi e ghibellini”.

Referendum a parte, è prioritario per il primo cittadino di Taranto verificare se esista la volontà di risolvere la questione dell’inquinamento dell’Ilva che non può essere derubricata a motivo di scontro ideologico tra istituzioni. “Posso essere d’accordo con il ministro dell’Ambiente che qualcuno si sia ricordato della questione solo oggi. Ma non mi pare che l’accusa possa essere rivolta a me. Da quando mi sono insediato nel 2007 non è passato un giorno senza che l’amministrazione si mobilitasse sull’Ilva a tutto campo e cioè con un’interlocuzione costante con i lavoratori, con le associazioni ambientaliste, ma anche con l’azienda”. E senza paura di essere accusati di fare il doppio gioco “se si pensa che ho dato mandato agli uffici di verificare se sia stata corretta da un punto di vista legale la decisone dell’amministrazione precedente di ritirarsi in primo grado come parte civile nel processo a carico dei vertici dell’Ilva (da pochi giorni è giunta in appello la condanna per il patron Emilio Riva e per il direttore dello stabilimento, ndr). Certamente non avrei mai fatto una cosa del genere se all’epoca fossi stato sindaco”, sottolinea Stefàno.

“Personalmente sono a posto in scienza e coscienza”, sottolinea Stefàno rispetto alle accuse mosse dal ministro Prestigiacomo che ha messo nel mirino il governatore Nicky Vendola reo di aver “custodito gelosamente da più di tre anni e mezzo sentimenti anti-diossina” che però non hanno avuto alcun riscontro nei propri atti di governo della regione. “L’accusa non mi sfiora e spiego perché: mi sono laureato in medicina nel 1970 con un tesi sull’aumento dei tumori in città a dieci anni dall’avvio delle attività all’Ilva. Dati che sono stati ripetuti a anni di distanza e che sono stati utilizzati dal Cnr di Pisa che ha recentemente pubblicato uno studio sulla mortalità nella nostra città negli ultimi 30 anni. E ancora. Grazie anche alla mia attività da assessore all’ambiente nel 1991 la città è stata dichiarata a rischio ambientale per non parlare della mia battaglia per l’istituzione del registro tumori in regione. Quanto al lavoro svolto su questo tema da senatore della Repubblica è tutto agli atti. Per me sull’Ilva non esiste spazio per l’ideologia – tuona il sindaco di Taranto - : da amministratore continuo a fare quello che posso e che devo su tutti i fronti e sulla base di dati scientifici come quelli che saranno in grado di fornire i professionisti che lavorano in importanti istituzioni sanitarie nazionali che hanno aderito al mio appello mettendosi a disposizione della città”.

Quando bisogna essere disponibili, Florido e Conserva ci sono...

... peccato che non dimostrino con la popolazione la stessa ossequiosa disponibilità che hanno con i potenti!

La Provincia conferma la sua disponibilità al ministero guidato da Stefania Prestigiacomo

“Si faccia il più presto possibile uno studio epidemiologico per indagare e scoprire, con metodo scientifico, le reali correlazioni tra impatto ambientale e insorgenza delle patologie che interessano i cittadini della nostra provincia. Per quanto ci riguarda, abbiamo già manifestato la disponibilità, che confermiamo, a sostenerne i costi”.
Inizia così l’intervento dell’assessore provinciale all’Ambiente, Michele Conserva che fa il punto della situazione.
“Abbiamo scritto al ministero dell’Ambiente – aggiunge Conserva – per confermare il nostro impegno. Di questo studio, com’è noto, si parla da tanto tempo, noi siamo pronti a finanziarlo, insieme ad altri enti, mettendo a disposizione 100mila euro.
Il Ministero dell’Ambiente, assumendo la documentazione dell’Ispesl e dell’Asl di Taranto, nonché le osservazioni del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità, ha già informato i diversi soggetti interessati di voler effettuare nuove indagini per l’individuazione delle criticità presenti in materia di salute pubblica.
Secondo il ministero guidato da Stefania Prestigiacomo, anche le imprese, interessate al rilascio delle autorizzazioni, dovrebbero contribuire al finanziamento del progetto.
Ed ecco perché riteniamo di straordinaria importanza il percorso pubblico attivato l’11 aprile scorso dall’Accordo di Programma per l’area industriale di Taranto e Statte. Peraltro, con l’annunciata nuova nomina dei componenti ministeriali della Commissione tecnica incaricata, ci auguriamo che possano trovare il giusto completamento le istruttorie già attivate per realizzare rapidamente la necessaria e tassativa valutazione di insieme relativa all’Impatto Ambientale delle realtà industriali ioniche.
Noi stiamo offrendo il nostro contributo anche in questa senso, con la partecipazione dell’assessorato all’Ambiente della Provincia di Taranto nella persona dell’ingegner Domenico Lovascio.
Stiamo insomma procedendo con serietà – conclude Michele Conserva – per ottenere nel più breve tempo possibile i risultati sperati. Conoscere per intervenire con rapidità ed efficacia, quindi, nell’interesse della comunità ionica e per tutelare la salute dei cittadini. Siamo dell’avviso che su questi temi il dibattito ideologico serve a poco, molto più importante è la discussione di merito supportata dati certi e scientificamente rilevanti”.

Legambiente:Taranto priorità nazionale

... alla buon ora!!!

Ilva di Taranto capofila delle industrie inquinanti in Italia. Urgono interventi di risanamento a tutela della popolazione e dell´ambiente.

La città di Taranto, per la felicità dei suoi abitanti, si distingue per una singolare particolarità. Quella del primato italiano nelle emissioni in atmosfera di Idrocarburi Policiclici Aromatici (Ipa), di diossina, di piombo, di mercurio, di benzene, emissioni quasi tutte concentrate nell'impianto Ilva.Aria irrespirabile e dannosa per l´ambiente e per la salute delle persone condannate a subire gli effetti nefasti di una produzione tipica dell´archeologia industriale.

"La questione di Taranto - ha dichiarato Stefano Ciafani, il responsabile scientifico di Legambiente che ieri insieme a Francesco Tarantini Presidente di Legambiente Puglia e Lunetta Franco Presidente di Legambiente Taranto, ha incontrato il Presidente della Regione Vendola e l'Assessore regionale all'Ecologia Losappio - sarà assolutamente prioritaria nelle azioni di Legambiente contro l´inquinamento atmosferico. Abbiamo apprezzato l´impegno della Regione e dell´Arpa nel voler affrontare con nuovi mezzi la grave questione e abbiamo offerto il nostro contributo concreto per raggiungere una giusta soluzione. Il primo punto da affrontare in tal senso - ha sottolineato Ciafani -, riguarda l´abbassamento della concentrazione di diossina, previsto per l´impianto di Taranto fino a 3,5 nanogrammi per metro cubo, mentre per la Ferriera di Servola di Trieste, per esempio, il limite massimo consentito sarebbe di 0,4 ng/mc di diossine. Differenza senza senso e che non si giustifica in nessuna maniera. Ci auguriamo quindi un intervento concreto da parte del Ministero dell´Ambiente per imporre all´Ilva, in tempi brevi, l´ammodernamento impiantistico con le tecnologie già disponibili sul mercato". (Paese Nuovo)

Scordatevi ambiente e salute: agli industriali italiani servono soldi!!!

Ambiente, un nuovo paradigma per l´industria del futuro
di Lucia Venturi

In un periodo di vacche magre il primo a rimetterci è l’ambiente. Lo fa notare oggi Giovanni Sartori in un editoriale sul Corriere della sera, riassumendo quello che sta avvenendo rispetto agli impegni sul protocollo di Kyoto e sul pacchetto clima energia dell’Unione europea. Una storia già vista, potremmo sottolineare, ma questa volta il rischio è che a rimetterci non sia solo l’ambiente o la credibilità del nostro paese in uno scenario internazionale. Il rischio è che a perderci potrebbe essere l’intera economia del paese, che finita (quando sarà) la crisi economica planetaria si ritroverà con le pezze sia sull’ambiente sia sul sistema industriale e quindi sull’intero sistema economico e sociale. In altre parole si sarà giocato insieme all’idea di futuro anche il futuro stesso.

I segnali sono tanti e non riguardano solo le immediate conseguenze della crisi finanziaria sull’economia reale, con cassa integrazione per centinaia di lavoratori e chiusura definitiva di stabilimenti. Comprendono anche quelle situazioni che già erano in difficoltà prima ancora della crisi e lo erano proprio per una incompatibilità- ormai portata all’estremo- tra i processi obsoleti e l’impatto generato sull’ambiente.

E’ stato così per il polo petrolchimico di Porto Marghera, che rischia la definitiva chiusura con effetto domino su tutti gli altri distretti della chimica italiana, è così per le acciaierie Ilva di Taranto, dove la necessaria ambientalizzazione dello stabilimento, sta producendo (per ora) poco più che uno scontro tra competenze regionali e nazionali.

Ma più che sbagliato sarebbe esiziale riportare il dibattito sulla contrapposizione tra ambiente e sviluppo, come fa oggi Jaoquin Navarro Valls, sulle pagine di Repubblica, ovvero su una visione novecentesca del problema. «Per poter inquinare bisogna prima produrre» dice Valls e aggiunge: «affinché la questione ecologica diventi un criterio etico fondamentale di una seria e moderna politica industriale è necessario che vi sia un sovrabbondante sviluppo». Come dire se non c’è sviluppo non ci sono fondi per pensare all’ambiente, in una logica in cui pensare alle questioni ecologiche equivale (semmai) solo a ripulire ciò che si è sporcato.
Appunto una logica del secolo scorso... (leggi l'articolo)

Un altro TG3 alla diossina!

...e se fosse un sopralluogo a Rondinella?

Ma no, è una burla. E' vergognoso prendersi gioco di un ministro che ha così a cuore la nostra città da ... scrivere una lettera a La Repubblica!


"Ma quei veleni dell´Ilva ci sono sempre stati"
I problemi ci sono, interveniamo per ridurre radicalmente le emissioni nocive
STEFANIA PRESTIGIACOMO

Gentile Direttore,
ho letto con grandissimo stupore quanto apparso sul suo giornale sulla vicenda dell´Ilva. E credo di avere il diritto di dire come stanno le cose.
1) È davvero singolare che il "caso" Ilva scoppi adesso, quando, grazie alle sperimentazioni avviate, è stato rilevato un abbassamento significativo delle emissioni. Un dato che è stato confermato dall´Arpa Regionale, al di là della querelle normativa che l´Agenzia ha avviato col Ministero. A leggere articoli e annesse dichiarazioni sembrerebbe, invece, che le emissioni dell´Ilva siano cominciate nella primavera scorsa, più o meno all´epoca del cambio di governo. Non si comprenderebbe altrimenti perché tutto ciò che c´era da fare non è stato fatto nei due anni del governo Prodi (e della presidenza Vendola) visto che tali emissioni c´erano già, e a livelli anche maggiori di quelli attuali. Ma forse l´inquinamento fa male quando governa Berlusconi, mentre quando governa Prodi i camini emettono delicati effluvi alla lavanda.
2) I componenti della Commissione AIA sono stati sostituiti perché una legge dello Stato ha modificato la composizione dell´organismo che non avrebbe dovuto occuparsi solo dell´Ilva ma dei 200 maggiori impianti industriali italiani. Il condizionale in questo caso è d´obbligo visto che i componenti di quell´organismo si sono dimostrati inefficienti. Infatti la barricadera commissione nominata dal governo Prodi, rimasta in carica dall´ottobre 2007 all´agosto 2008, ha emesso in totale ben 4 pareri, e tutti e quattro l´ultimo giorno in cui è stata in carica, due mesi fa, a scioglimento già annunciato, lasciando un arretrato di 160 richieste. Nei 10 mesi di "intensa" attività la Commissione Aia non ha bocciato l´Ilva, non ha difeso l´ambiente, non era anti o pro diossina. Semplicemente non ha deciso. Ha perpetuato insomma un metodo invalso nel recente passato secondo cui il pubblico che doveva dire sì o no semplicemente non rispondeva, paralizzava. Vendola appreso della "decapitazione" dell´Aia (per usare la sua terminologia) avrebbe dovuto rallegrarsi per la sostituzione di una commissione inefficiente e non in grado di tutelare l´ambiente. Invece si è inquietato. Verrebbe da pensare che per qualche ragione il presidente della Puglia preferisse avere l´Ilva con la pistola dell´AIA alla tempia, piuttosto che un quadro di certezze e prescrizioni precise.
3) Non risulta inoltre che alla riunione svoltasi al ministero il 16 ottobre (e non il 15) fossero presenti rappresentanti dell´Azienda, come sostiene il direttore dell´Arpa regionale. Anche questo dato è facilmente verificabile consultando il foglio delle presenze a quella riunione.
4) Sull´area di Taranto inoltre è stato firmato all´inizio del 2008 (quindi da Vendola e da Pecoraro Scanio, oltre che da imprese ed enti locali) un accordo di programma proprio su questi temi con prescrizioni che l´Ilva sta rispettando. Quell´intesa prevede fra l´altro che l´Ilva realizzi un impianto in grado, intanto, di dimezzare le emissioni. Ma il comune non ha rilasciato l´autorizzazione a realizzarlo perché ricade su un sito inquinato. Ci voleva un via libera del Ministero dell´Ambiente che, nella precedente gestione, non è arrivato. Ora noi l´abbiamo dato. Il Comune darà finalmente l´autorizzazione? O anche in questo caso si preferisce tenere tutto fermo, facendo nel frattempo allarmate denunce?
5) Vendola "minaccia" una legge regionale ad hoc. Ma perché non la fa questa legge, e soprattutto perché non l´ha già fatta? Chi glielo ha impedito fino a questo momento?
Caro direttore, siamo un paese strano. Con un presidente della Regione che da più di tre anni e mezzo governa la Puglia e per tre anni, supponiamo, ha avuto sentimenti "anti-diossina" gelosamente custoditi nel cuore. E dire che aveva il potere e per due anni un ministro dell´ambiente in piena sintonia politica. Avrebbe potuto fare leggi e sfracelli. Invece niente. Caro Direttore, noi siamo consapevoli della complessità dei problemi e stiamo intervenendo con impegno e responsabilità per ridurre radicalmente le emissioni nocive senza, possibilmente, costringere alla chiusura un´impresa che dà lavoro a mezza Taranto. Ma io sono arrivata 6 mesi fa. I "veleni" e Vendola c´erano già. Da anni.

martedì 28 ottobre 2008

Interrogazione parlamentare ILVA

Ilva, se tra i tecnici dell'Ambiente volano gli stracci
Occhi puntati sul ministero dell’Ambiente che entro il 31 marzo del 2009 dovrà rilasciare l’autorizzazione integrata ambientale per consentire all’Ilva di Taranto di proseguire l’attività. La regione minaccia di dare parere negativo alla procedura (oltre che di emanare una legge che fissi livelli di emissione sensibilmente più bassi di quelli attuali), ma la battaglia di Taranto è stata finora soprattutto tra tecnici: e in attesa delle decisioni di marzo che stabilirà se sia accettabile la richiesta presentata dall’azienda per lo stabilimento con una capacità di produzione di acciaio pari 15 milioni di tonnellate all’anno, il braccio di ferro istituzionale continua. Ad aprire le ostilità era stato qualche mese fa il ministero dell’Ambiente che in una lettera aveva bollato come inutilizzabili i dati forniti dall’Agenzia regionale per l’Ambiente, l’Arpa Puglia. “Le campagne di monitoraggio effettuate non possono essere ritenute valide ai fini dell’individuazione di specifiche criticità ambientali e quindi della possibilità di imporre limiti più restrittivi rispetto a quelli definiti dalle norme o raggiungibili con le migliori tecniche disponibili”. La spiegazione fornita dal ministero dell’Ambiente è riassumibile così: il monitoraggio effettuato nel 2005 e nel 2006 non risponde ai requisiti del codice dell’Ambiente, il decreto legislativo 152 del 2007. Contro-risposta dell’Arpa: a fronte di una evidenza scientifica così univoca (si cita uno studio internazionale del ministero della Salute), appare persino “eticamente discutibile negare la criticità ambientale sulla base degli storici ritardi di un ente di controllo (la stessa Arpa Puglia, ndr) che non è stato sinora in grado di rispettare in modo formale una normativa (nella fattispecie il D.Lgs. 152/2007) che, tra l’altro, non è esplicitamente indicata nelle procedure Aia”.

Ma il braccio di ferro tra il ministero dell’Ambiente e l’Arpa Puglia non finisce qui, perché l’agenzia regionale rilancia anche sui tempi del cronoprogramma presentato dall’Ilva nell’ambito della realizzazione di tutte le opere di ambientalizzazione la cui conclusione è prevista per il 2014. Un piano non ancora noto nel dettaglio “ma hanno cominciato con molta calma rispetto ai tempi dei precedenti accordi” - annotano i tecnici dell’agenzia regionale - che prevede la costruzione di un impianto (quello, per inciso, che prevede l'aggiunta di "urea" al processo produttivo) che deluderà le aspettative. In occasione della terza campagna di monitoraggio delle emissioni l’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente aveva relazionato in questi termini al ministro dell’Ambiente: “Le rilevazioni effettuate (…) contestualmente all’applicazione da parte del gestore dell’impianto di un’aggiunta di urea al materiale alimentato alle due linee, hanno evidenziato concentrazioni Pcdd/f mediamente più basse rispetto a quelle rilevate nelle due campagne precedenti. Tali concentrazioni tuttavia rimangono più alte rispetto ai valori conseguibili dopo l’adozione delle Bat e adottati quali valori limite alle emissioni in altri paesi europei e nella stessa Italia”.

Neanche l’urea dunque (che in natura si trova nel sangue oltre che nella pipì ma che sintetizzata industrialmente viene utilizzata anche come componente principale di un additivo utilizzato per abbattere le emissioni inquinanti di ossidi di azoto) riuscirà ad abbattere completamente le emissioni dell’Ilva: si potrà arrivare a dimezzare le emissioni (da 7,5 a 3,5 nanogrammi per metro cubo), ma resterà moltissima strada da fare per lo stabilimento, al secondo posto tra quelli maggiormente inquinanti in Italia e che da solo produce circa il 90 per cento del totale della diossina prodotta a livello nazionale, oltre che quasi il 9 per cento del totale delle emissioni prodotte in sede europea. Queste le stime dell’inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti (Ines). Ma la strada da fare per l’Italia è tanta anche per quel che riguarda le norme sui limiti di emissione: il nostro Paese ha fissato questo limite a 100 nanogrammi per metro cubo, un’enormità rispetto a quello adottato in Germania in cui si è scesi a 0,1. In Europa il limite indicato dal 1996 è 0,4, mentre il Protocollo di Aarhus, recepito anche dall'Italia, impone ai Paesi membri di adottare le migliori tecnologie per portare le emissioni a 0,4-0,2 nanogrammi. Ma l’obbligo sarà vigente solo nel 2014. Nel frattempo la diossina avrà continuato ad accumularsi con buona pace dei tarantini e dei tecnici dell’agenzia regionale per la protezione dell’ambiente che suggeriscono: a Servola, Trieste è bastato un decreto del dirigente regionale Ambiente e lavori pubblici per risolvere il problema delle emissioni alle acciaierie Lucchini. Un provvedimento che ha imposto al siderurgico, pena la chiusura, di rispettare i limiti europei: in due anni il miracolo con la diossina abbattuta fino a 0,1 nanogrammi.

Intanto l'Ilva sbarca in Parlamento con un'interrogazione al ministro dell'Ambiente dei senatori del Pd Roberta Della Seta, capogruppo nella commissione Ambiente di Palazzo Madama e Gianrico Carofiglio. La richiesta è quella di avviare “immediatamente” un'indagine sui reali livelli di inquinamento addebitabili all'Ilva. “Taranto – spiegano - ha due impianti, l'Ilva e la centrale elettrica ex-Edison, che si collocano al secondo e terzo posto nella 'classifica' degli impianti industriali italiani che, con le loro emissioni di anidride carbonica, contribuiscono maggiormente all'aumento dell'effetto serra”. Le emissioni dell'Ilva verificate e aggiornate al luglio di quest’anno (e riferite al 2007) raggiungono infatti i 10.620.000 di tonnellate di CO2 è la società dovrà acquistare quote di emissioni pari a 1.630.000 per stare in regola con i meccanismi Ets (Emission trading system). In ogni caso domani la la quinta commissione permanente (ambiente, assetto ed uso del territorio), del consiglio regionale della Puglia si riunirà per ascoltare un rappresentante dell'Ilva di Taranto, il direttore dell'Arpa Puglia e l'assessore all'Ecologia, proprio sull'aumento dei valori di diossina dal camino E312 dello stabilimento.

... e intanto la famiglia Riva "scarica" colpe sul ministero dell'Ambiente

Altro colpo di scena all’ombra dell’Ilva di Taranto. Il presidente della società Emilio Riva ha preso carta e penna per chiedere al ministero dell’Ambiente di accelerare le autorizzazioni che consentirebbero di installare un impianto in grado di ridurre del 50 per cento le emissioni da diossina. Autorizzazioni, secondo il patron dell’Ilva, che languirebbero a Roma nonostante l’impegno della società in questo senso. “Del resto – scrive nella missiva riportata oggi nella pagine regionali di Repubblica - non c’è alcun ostacolo al rilascio di queste autorizzazioni: il piano di caratterizzazione, da tempo eseguito e consegnato al ministero, ha evidenziato che i terreni non sono contaminati e le analisi dell’Arpa confermano pienamente questa situazione”. La motivazione che spinge i vertici del colosso a sollecitare l’intervento del ministero dell’Ambiente (l’unico titolare al rilascio di autorizzazioni nel sito di interesse nazionale nel cui perimetro ricade l’Ilva) è evidente. L’amministrazione regionale è sul piede di guerra e ha minacciato di adottare una legge che imponga limiti di emissioni tali da determinare, in caso di mancato adeguamento, la chiusura dello stabilimento che – per inciso – dà lavoro a oltre 13 mila persone più quelli impiegate nell’indotto.

E’ necessario mettere immediatamente in funzione l’impianto ad urea che attraverso un procedimento tecnico sarebbe in grado di far scende la diossina da 7,5 a 3,5 nanogrammi a metro cubo”, dice al VELINO l’assessore regionale all’Ecologia Michele Losappio che però sottolinea: “La diossina dovrà scendere ancora e se sarà necessario faremo una legge regionale ad hoc che stabilisca che gli impianti pugliesi possano emettere fsotto al nanogrammo per metro cubo di diossina nonostante il Codice dell’ambiente consenta livelli di emissioni diversi. Vedremo a quel punto se il governo avrà il coraggio di sollevare un conflitto costituzionale”. Il limite fissato dall'Europa si aggira infatti sui 0,4 nanogrami per metro cubo mentre quello adottato in Italia è di 100 nanogrammi. Circostanza questa che non ha comunque impedito all'agenzia regionale per l'Ambiente, l'Arpa Puglia, in una relazione datata 29 luglio, di fornire una serie di indicazioni tecnico/normative da applicare agli impianti, come il monitoraggio periodico delle diossine dell'impianto di agglomerazione, l'installazione sul camino E312 (il camino dell'impianto di agglomerazione) di un sistema di campionamento continuo dei microinquinanti e un limite massimo pari a quello fissato dall'Europa, controllo delle ricadute al suolo, un abbassamento del limite massimo di polveri totali (Pts) del camino stesso dagli 80 ai 30 mg/Nm3. Del resto ricorda Losappio ripercorrendo la vicenda che si trascina ormai da anni “ora esistono dati certificati che non ammettono interpretazioni”. Ma guai a parlare di Ilva come pretesto di battaglia politica. “In passato Vendola ha scritto al ministro Pecoraro Scanio per denunciare tutta la vicenda e per sollecitare il governo alla modifica del Codice dell’Ambiente. E per tutta risposta, invece della modifica delle norme ci ha proposto un accordo di programma con l’azienda”. E la Prestigiacomo?. “Ci ha dato una risposta molto fredda: la modifica del codice non spetterebbe al governo ma al parlamento”.

In base all’accordo del 2006 la società si è fatta carico di impegni per 500 milioni di euro volti all’impiego delle migliori tecnologie quanto alla questione degli abbattimenti delle emissioni. “Alcune cose sono state già fatte come nel caso della copertura dei nastri di trasporto o la riduzione dei cumuli di carbone: ma francamente siamo perplessi sui tempi di attivazione dell’impianto per il dimezzamento delle diossine e più in generale del cronoprogramma che fissa al 2014 la conclusione delle opere di ambientalizzazione”. La partita dunque si sposta a Roma dove nei prossimi giorni dovrebbe tornare a riunirsi il gruppo istruttore che dovrà concedere entro il 31 marzo del 2009 l’Autorizzazione integrata ambientale, che serve allo stabilimento per proseguire l’attività. Un gruppo di lavoro coordinato da Bonaventura La Macchia e gestito da Massimo Conigliaro entrambi membri del comitato Ipcc. Sperando – sottolinea l’assessore all’Ecologia della regione Puglia - che nella prossima riunione giungano segnali positivi per il via libera alle autorizzazioni all’impianto all’urea sollecitate dalla società della famiglia Riva. “Soprattutto speriamo che i nostri interlocutori non ribadiscano l’impostazione che hanno avuto durante la prima riunione e cioè quella di metà ottobre: l’Ilva inquina, anche moltissimo, ma non secondo il Codice dell’Ambiente”.

Domani a Bari si parla di ILVA

Domani, mercoledi' 29 ottobre, la quinta commissione permanente (ambiente, assetto ed uso del territorio), del consiglio regionale della Puglia si riunira', dibattendo l'audizione di un rappresentante dell'ILVA di Taranto del direttore dell'ARPA Puglia e dell'assessore all'ambiente, sull'aumento dei valori di diossina dal camino E312 dello stabilimento ILVA di Taranto e la deliberazione della Giunta regionale n.1531 del 2/9/2008: ''Presa d'atto dello schema di Documento regionale di assetto generale (DRAG) - Indirizzi, criteri e orientamenti per la formazione, il dimensionamento e il contenuto dei Piani territoriali di coordinamento provinciale (PTCP) - Legge regionale n.20/2001, art.4, comma 3, lett. b) e art.5, comma 10 bis''.

I campioni del cash

Da Armani a Berlusconi. Da Micheli a Caltagirone. In questo momento hanno la cassaforte piena. Ecco a cosa puntano
Vittorio Malagutti su L'Espresso

Cash is king in recession, raccontano i grandi gestori di patrimoni con l'aria di chi cerca uno spiraglio di luce nel buio dell'economia mondiale. Traduzione: se le Borse hanno perso la bussola e le banche chiudono i rubinetti del credito, l'unico salvagente è la liquidità. Lo sanno bene imprenditori e finanzieri. Ai tempi della bolla, era conveniente crescere a suon di acquisizioni pagate a debito, perché il denaro girava alla grande e costava poco. Ora invece vince il cash. Chi ha le casse piene di contante può investire senza piegarsi ai tassi stellari imposti dai banchieri, a loro volta in difficoltà. Meglio ancora. Dopo il crollo delle scorse settimane, molte società quotano a prezzi d'occasione sui mercati azionari. Grandi affari in vista, allora, ma solo a patto di disporre di un'adeguata riserva di liquidità. È lo scenario ideale per i colpi di mano in Borsa. A Roma, forse esagerando, Silvio Berlusconi ha lanciato l'allarme sul rischio di un assalto straniero alle aziende strategiche per il sistema Italia (banche, energia, telecomunicazioni). Sarà. Ma anche dalle nostre parti non mancano certo gli imprenditori che dispongono di un arsenale ben fornito di contante.

In prima fila c'è lo stesso Berlusconi, questa volta nei panni di proprietario della Fininvest. La holding di famiglia, guidata dalla figlia Marina, può contare su fondi liquidi per almeno un miliardo, a cui vanno aggiunte ulteriori disponibilità per centinaia di milioni in cassa alle sette società finanziarie che tirano le fila del gruppo. Poi ci sono i petrolieri come i Moratti e i Garrone, che prosperano sugli utili d'oro garantiti dal boom del prezzo del greggio. A cui, per i Moratti, vanno aggiunti i proventi del recente (maggio 2006) sbarco in Borsa che ha fruttato oltre 1,5 miliardi. Nelle posizioni di vertice di un'ideale classifica dei superliquidi troviamo anche un simbolo del made in Italy come
Giorgio Armani. La sua holding, a fine 2007, aveva oltre 300 milioni in cassa. Altri nomi di peso sono usciti allo scoperto su Alitalia.
Emilio Riva, forse il più liquido di tutti, è stato tra i primi a rispondere all'appello berlusconiano, mettendo sul piatto un centinaio di milioni per il salvataggio della compagnia aerea. Una novità per un tipo come lui, da sempre allergico alle cordate e agli investimenti puramente finanziari. Negli ultimi anni l'industriale siderurgico milanese, uno dei big mondiali del settore con la sua Ilva, è riuscito ad aumentare le sue già cospicue fortune grazie alla crescita dei prezzi dell'acciaio. L'anno scorso il suo gruppo ha realizzato profitti lordi per quasi 2 miliardi su 10 miliardi di giro d'affari.
Riva non corre da solo.
...

ILVA: Il grande capo inizia ad abbassare la testa...

Qualcosa si muove? Non basta!
L'ILVA invia una lettera dove ci sono più critiche e solite promesse che realtà di cantieri all'opera...
Noi siamo ancora qui e aspettiamo che i nostri amministratori si battano per la nostra vita (lavoro, salute, ambiente)!
... e intanto la cassa integrazione preannuncia la battaglia all'ultimo ricatto.







Quando l'ambientalismo è interessato...


Continuano le tribolazioni per il buon vecchio Nello, peregrino delle assemblee ambientaliste prima di trovare una ben più comoda poltrona...e scopriamo che, in tempo di vacche magre, l'Amiu può permettersi lauti compensi!
...e si torna a parlare di incenerimento...respirate, tarantini, respirate!
...e producete monnezza, ché (per alcuni) è oro!

Acqua e riciclaggio



lunedì 27 ottobre 2008





COMUNICATO STAMPA di

MEDICINA DEMOCRATICA-MOVIMENTO DI LOTTA PER LA SALUTE
DAL CONGRESSO NAZIONALE
TENUTOSI A BRINDISI DAL 17 AL 19 OTTOBRE 2008
un forte richiamo alla mobilitazione a sostegno delle lotte democratiche per la tutela della Salute
A Taranto sono morte per inquinamento più persone che con le Torri Gemelle… la strage continua.
Taranto è un'emergenza nazionale e, in questo momento,
diciamo:"SIAMO TUTTI TARANTINI"
in ricordo perenne di Giulio A. Maccacaro,Luigi Caretto, Nicola Lovecchio, Gabriele Bortolozzo, Roberto Negri, Augusto Puccetti, Lorenzo Tomatis, Vladimiro Scatturin, Ettore Ribaldi


Il comunicato stampa integrale può essere letto cliccando QUI

Cacciatori di CO2 o i soliti sparaballe?


Pino De Luca, Aprileonline

Mattina presto, rullo dei notiziari televisivi, appuntamento con il TgNorba delle 7.30. Il direttore Magistà comunica: "è stato scoperto il modo di catturare la CO2 e c'è già chi pensa a studi di fattibilità per mettere l'anidride carbonica in contenitori da seppellire nel mare". Gazzetta del Mezzogiorno del 22 ottobre 2008: pag. 4, Accordo Eni-ENEL per un progetto pilota a Brindisi.
Sono un lettore di Scientific American abbastanza assiduo e, dal 1968, della sua edizione italiana, Le Scienze. Ultimamente ho acquisito un'opera straordinaria: i DVD che ne conservano i quaranta anni su supporto più piccolo e facilmente consultabile. La memoria non mi inganna, ho già letto di queste cose. Un rapido accesso al motore di ricerca ai due DVD di Le Scienze (a dimostrazione della mia non faziosità, rendo onore all'ENEL che ha fatto da sponsor) e ritrovo tutto.

Il primo articolo è di Aprile 2000 e il secondo del Settembre 2005. Belli e problematici come gli articoli degli scienziati sanno essere, gente che rifugge da quello che Rita Bortone (Quotidiano del 22-10-2008) ha brillantemente definito "pensiero sbrigativo". In entrambi i casi si ragiona di possibilità e di rischi. E in entrambi i casi si racconta del fatto che queste operazioni tecnologicamente possibili devono essere "ragionate" anche con le popolazioni interessate oltre che dalle aziende.
Sono un positivista, materialista storico e scientifico e pertanto pongo enorme fiducia nelle capacità della scienza e della tecnologia.
Ma sono anche integralmente umano e non posso evitarmi alcune domande.

La prima di metodo:
possibile che Eni ed Enel ritengano sufficiente accordarsi tra loro per "sperimentare" una attività di così grande portata senza che le rappresentanze democratiche delle popolazioni ne siano informate?

Le altre di merito:
l'impianto di Brindisi dovrebbe sequestrare 2,5 Tonnellate/h di CO2 facendo qualche conto, sarebbero circa 60 tonnellate/giorno ovvero 21900 tonnellate/anno.
Il gas nella sua forma "supercritica" dovrebbe essere stoccato a Cortemaggiore fra un anno, iniettando 8000 tonnellate l'anno, ma se solo Brindisi ne produce 21900 le restanti 13900 dove saranno poste?

Sembra che avremo a Brindisi una conduttura di CO2 dichiarata "densa", lo sanno gli abitanti che cosa è la CO2 densa e che cosa accade se si apre la conduttura?

Per ultimo vorrei capire una cosa:
Una centrale da 1000 Mw adattata per massimizzare il sequestro di CO2 ne produce sei milioni di tonnellate l'anno. Ovvero l'impianto di sequestro di cui parliamo è nulla rispetto alle produzioni ad esempio della Centrale di Cerano. A che serve allora tutto questo ambaradan? È un programma di sperimentazione o è qualcosa d'altro? Devo sospettare che saranno riempiti dei bidoni da affondare?

Sono curioso, lo so, e anche senza il minimo potere. Le cose le scrivo per tempo in modo da avere la coscienza a posto e dire che avevo avvisato per tempo. Non cambierà nulla. È già successo con i rifiuti della Campania. Per chi non lo avesse colto, c'è una linea di "ecoballe" che viene incenerita a Massafra dal "termovalorizzatore" della Marcegallia Family, con il timbro di compatibilità della Regione Puglia, e il contributo da CIP6 di ciascuno di noi.
Ormai la linea del fronte è stabilita: tirare una retta da Brindisi a Taranto e da lì fino a Leuca fare di questo splendido pezzo di Puglia, che si voleva chiamare Grande Salento, una piattaforma per la produzione energetica, dell'industria pesante e dello smaltimento dei rifiuti di gran parte del Mezzogiorno. Solo i ciechi e i complici continuano a non vederlo, solo gli illusi come il sottoscritto pensano ancora che sia possibile almeno contrastarlo, alcuni sperano e operano per contrattarlo.

Io mi ostino a pensare che il modo migliore per ridurre i Gas-serra sia quello di evitare di produrli, e se proprio si deve, per "catturare" la CO2 non credo vi sia, ad oggi, modo più efficiente che quello di piantare degli alberi, magari pagando il premio di cattura ai contadini che ritrasformano in boschi le loro terre incolte, magari curando le coste del Salento malate di cemento. Tutte cose semplici, poco costose e quindi poco interessanti.

Alex Zanotelli

Eccovi l'intervento di Alex Zanotelli al Convegno di Medicina Democratica di Brindisi.

Prima parte:


Seconda parte: