Visualizzazione post con etichetta gas. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta gas. Mostra tutti i post

domenica 20 dicembre 2015

Mai sola..

L’Eni si riaccende…

Foto e post su Facebook di Alessio Leone. Noi ci siamo permessi di prelevare la segnalazione dal social e ve la proponiamo, così per ricordare a tutti, semmai ce ne fosse bisogno, che l’impatto inquinante sulla città da parte delle grandi industrie c’è. A prescindere dai dati e dalle polemiche.
“ENI di Taranto, foto delle ore 18.40 del 20.12.2015. Fiaccole d’emergenza accese per oltre tre quarti d’ora all’ENI di Taranto. La cugina silenziosa dell’ILVA, parente subdola del rottame assassino che produce acciaio, morte, malattie, povertà e disperazione, anch’essa protetta a suon di decreti e provvedimenti legislativi ad hoc, non perde mai occasione di mostrarci i propri orrori. La S.S. 106 è pervasa, intrisa di aria irrespirabile, frutto dell’immissione in atmosfera di derivati di raffinazione bruciati in emergenza, probabilmente per la solita, annosa motivazione, ossia in classico, generico black-out, da dare in pasto alle autorità che, puntualmente, devono prenderlo per buono. Ammesso che sua Maestà ENI ritenga opportuno dare giustificazioni di un evento anomalo ad autorità locali i cui poteri sono stati schiacciati dai lasciapassare vari che lo Stato ha gentilmente donato, avocando a se ogni determinazione di politica energetica nazionale.
ENI, come ILVA è “strategica”; ciò basta a giustificare tutto e ad accogliere con o senza sdegno, gioia, convinzione, informazione anche il prossimo scempio che stanno per ultimare nella nostra terra, e mi riferisco, ovviamente, a TEMPA ROSSA!!!” (CdT)

lunedì 1 giugno 2015

Parfum de Tarent!

Forte odore di gas nei quartieri di Taranto. Decine di segnalazioni

Un forte odore di gas da questa mattina si avverte in diversi quartieri della città di Taranto. Decine le segnalazioni ai vigili del fuoco e al locale distaccamento dell’Arpa (Agenzia regionale per la protezione ambientale) tramite il sistema Odortel, che consente di comunicare in tempo reale il disturbo percepito contattando il centralino telefonico.
Il problema, come accaduto in numerose altre occasioni, sarebbe da addebitare all’H2S (idrogeno solforato), ma bisognerà attendere l’acquisizione dei dati al minuto registrati dalle centraline all’interno del perimetro della Raffineria Eni per comprendere l’origine e la natura delle emissioni. Alcuni cittadini hanno lamentato anche irritazioni agli occhi e bruciori alla gola. (GdM)

mercoledì 17 dicembre 2014

Battibecchi tra vicini


L’Eni all’Ilva: paghi o gas sospeso

Dal 29 dicembre Ilva rischia di ritrovarsi senza fornitura di gas. In una lettera datata 1° dicembre l’Eni, fornitore della più grande acciaieria d’Europa, ha segnalato al committente che da quella data si troverà costretta a sospendere l’erogazione del metano perché scadrà il servizio di emergenza con il quale il colosso di San Donato in questi ultimi tre mesi ha provveduto ad approvvigionare l’impianto di Taranto. Significherebbe l’immediata chiusura dell’area a caldo perché gli altiforni non avrebbero la materia prima per bruciare il rottame ferroso necessario per produrre l’acciaio liquido. Di più: comporterebbe il blocco delle cokerie e l’azzeramento della produzione con contestuale demolizione della struttura e almeno due anni di lavori per farla tornare a regime.
Nel ginepraio Ilva, oggetto di un possibile decreto del Consiglio dei ministri (l’ipotesi è che sia “calendarizzato” il giorno prima di Natale, il 24 dicembre) per permettere all’acciaieria di entrare in amministrazione straordinaria, ora subentra anche la corsa contro il tempo per evitare che si arresti l’attività d’impresa. D’altronde il rapporto tra Eni ed Ilva è di vecchia data e si è incrinato parallelamente alle difficoltà di cassa dello stabilimento di proprietà dei Riva (e degli Amenduni). Si è avvitato nei fatti a luglio scorso quando Eni ha chiesto ad Ilva una garanzia fidejussoria di circa 250 milioni di euro (i costi del consumo annuale di gas dello stabilimento) per rinnovare il contratto per il 2015. Constatata l’impossibilità da parte della commissariata Ilva di fornire tutte le credenziali di affidabilità creditizia «non è stato possibile per Eni formulare una proposta commerciale di fornitura di gas a decorrere dal 1° ottobre 2014», recita una nota del gruppo presieduto da Emma Marcegaglia. Pertanto Ilva si è trovata costretta ad aderire a un regime di fornitura di «default» che consente 90 giorni di tempo per fornire le garanzie e nell’attesa continuare a ricevere la materia prima.
Questa fase - cominciata il primo ottobre scorso e in scadenza appunto il 29 dicembre - la stessa Eni è stata individuata dall’Autorità per l’energia elettrica come fornitrice di emergenza dell’acciaieria. Ecco perché qualche giorno fa l’amministratore delegato del Cane a sei zampe, Claudio Descalzi, ha incontrato il ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi, ricordandole anche la questione energetica dell’impianto tarantino finora rimasta sottesa. Un dossier arrivato anche a Palazzo Chigi che starebbe lavorando anche su questo per consentire alla «newco» che uscirà dallo spacchettamento di Ilva a seguito della procedura di amministrazione straordinaria (per ora possibile solo per i grandi gruppi in stato di insolvenza) di firmare un nuovo contratto commerciale con un gestore energetico.
Tema che di certo non è sfuggito al commissario dimissionario, Piero Gnudi, che oggi sarà ascoltato in Commissione congiunta Attività produttive e Ambiente alla Camera.
Un passaggio necessario soprattutto per le opere di risanamento ambientale dell’Ilva, le quali prevedono (per legge) investimenti per 1,8 miliardi di euro e che hanno scoraggiato molti possibili acquirenti che in questi mesi avrebbero potuto manifestare un interesse per lo stabilimento siderurgico. Il paradosso ora è che in caso di blocco della fornitura di gas (e di chiusura dell’area a caldo) potrebbero persino non essere più necessarie quelle risorse. Perché si dovrebbe ripensare daccapo l’Ilva, smantellare l’esistente e ripartire.(CdS)

giovedì 24 aprile 2014

La vigilia della Liberazione...

Ilva: fuoriuscita gas, stop temporaneo acciaieria 2 Taranto

Fuoriuscita di gas da un impianto dell'Ilva di Taranto. Non ci sono feriti, ne' gravi conseguenze. La fuoriuscita, secondo fonti sindacali, sarebbe avvenuta dall'impianto Dbs 2, attiguo all'acciaieria 2, dove avviene lo stoccaggio delle bramme. Secondo fonti aziendali non ci sarebbe stata alcuna esplosione in quanto la perdita sarebbe stata generata da una valvola difettosa che e' stata subito individuata e messa in sicurezza. Fonti aziendali aggiungono che l'attivita' dell'acciaieria 2 e' stata temporaneamente fermata e trasferita sull'acciaieria 1. Lo stop dell'acciaieria 2 durera' il tempo necessario al ripristino della valvola e al ritorno della condizione di normalita'. (AGI) Ta1/Tib

giovedì 10 ottobre 2013

Raddoppiare il problema per sperare in una soluzione? Anche questo ci tocca sentire!

Ogni tanto rispunta uno dei tanti filo-Rigassificatori.
Beati i poveri di realtà... tra il mondo dei sogni e quello delle lobby!
Nel mix di lamento e saccenza, ci viene da aggiungere un consiglio all'autore: quando si cita un testo, un documento o una tesi, vanno specificati titolo e autore! 

Viaggio all’Ilva, perché Taranto non poteva non sapere

La diversificazione mancata, le gravi colpe dei Riva e della città, l'occasione persa British Gas



TARANTO - Nel 1957 Guido Piovene pubblicava «Viaggio in Italia». Un reportage che ha raccontato, chilometro dopo chilometro, il paesaggio in cambiamento prima del boom industriale. Almeno così lo chiamano i libri di scuola. Le prime tappe di una storia che avrebbe cambiato in modo radicale grandi aree della penisola. Della sua sosta nella città dei due mari scriveva:
Ma il meglio della vita di Taranto vecchia è all’aperto, sulla banchina, tra la muraglia delle case e il Mar Piccolo. È uno dei posti più vivaci dell’Italia del Sud, e non saprei trovarne di paragonabili; sembra illustrare una novella orientale, di quelle dove i pesci parlano e sputano anelli preziosi. Forse perché la merce si espone e si vende con i vecchi metodi, vi è qui una vera comunione tra il porto, la gente che grida e i fondi marini. (…) Questo porticciolo orientale, questa popolazione di pesci e molluschi, è uno dei migliori ricordi italiani; è così nell’insieme il ricordo di Taranto, città di mare tersa e lieve, tanto che passeggiandovi sembra di respirare a tempo di musica.
Chissà come sarebbe stato per quel lucido scrittore del ‘900 immaginare la Taranto della sua vecchiaia e quella di oggi. Chiusa tra l’Ilva, l’Eni, i cementifici, l’Arsenale e una marea di piccole discariche abusive che di fatto uniscono il centro con le estremità della città. Fino a Statte da un lato e il quartiere Paolo VI dall’altro. Basta prendere l’auto, fare un giro e imboccare vie a caso per rendersi conto dell’abbandono diffuso. Un esempio? Nel 2012 la piazza del mercato del quartiere Tamburi cede e trascina nella voragine un furgone. Tre feriti. Sotto c’e una delle gallerie Ilva che fanno scorrere l’acqua di raffreddamento tra il mar Piccolo e quello Grande.

In molti hanno puntato il dito sull’azienda. Ma proprio in questi giorni il perito del tribunale ha messo per scritto il suo lavoro. Sette anni prima del crollo c’era stata una serie di avvisaglie. Invece di un intervento immediato c’è stata la totale assenza di manutenzione tra il 2005 e il 2012, la mancanza del «collaudo tecnico amministrativo» che il comune di Taranto avrebbe dovuto compiere entro qualche mese dalla fine dei lavori avvenuti a gennaio 2005 e, soprattutto, la condotta della fase progettuale e realizzativa dei lavori caratterizzata da «tante e tali leggerezze», si legge su un quotidiano locale, «che hanno annullato il principio delle condizioni di sicurezza posta a base di ogni processo di questo genere». Senza manutenzione adeguata qualunque città sprofonda.
Così anche Piovene, prima di morire nel 1974 e 17 anni dopo il celebre libro, ha potuto assistere all’inaugurazione del IV centro siderurgico Italsider da parte di Giuseppe Saragat. E letto delle norme varate nel 1971 passate alla storia come legge anti smog. Nei propri occhi, lo scrittore ha potuto racchiudere prima le speranze di ricchezza e poi l’ansia di un declino fatto di malattie per le donne e gli uomini e di degrado per l’ambiente. La sua vista si è fermata al 1974. I tarantini hanno invece continuato a guardare negli occhi la decadenza delle propria terra. A volte le colpe sono arrivate da vicino, dalle amministrazioni locali, altre volte da lontano. Da Roma.
«Il Comune di Taranto», si legge in una interessante tesi dell’università di Perugia sulla politica industriale della città pugliese attraverso le vicende Ilva, «inizia realmente a percepire il problema ambientale stimolato anche dall’emergere di un nuovo associazionismo attivo nella città. A gennaio del 1971, la Giunta Comunale nega la licenza edilizia per i lavori d’ampliamento, a marzo dello stesso anno il Comitato dei Ministri per il Mezzogiorno invita il Comune alla concessione della licenza, concessione che arriva a ottobre dello stesso anno. In precario».
Ma si sa che in Italia non c’è niente di più definitivo del precario. Il presidente del Consiglio all’epoca dei fatti è Emilio Colombo. I governi successivi però non fanno passi indietro. L’acciaieria è strategica. Vengono concessi tre dei cinque sporgenti per l’attracco delle navi che scaricano materia prima e imbarcano prodotti finiti. Gli occupati complessivi nell’impianto passano in quel decennio da 6.000 a 13.000. Nel frattempo, il mondo sta cominciando a cambiare. Cadono i muri e inizia quella che oggi chiamiamo globalizzazione.

Taranto invece resta la stessa. Il polo siderurgico è in affanno e l’unica soluzione che la politica immagina è privatizzare. Ma non su modello inglese. Sembra quasi che si sia cercato un solo obiettivo: salvaguardare l’occupazione. Arriva così la famiglia dei Riva. E un’intera provincia si affida loro sperando che possano riportare i bei tempi andati (che in realtà forse non sono mai esistiti). I Riva fanno un percorso molto diverso, quello che oggi tutti conoscono grazie alle inchieste giudiziarie. La città e l’intera provincia sembrano invece non fare nulla.
Nel 2008, quando la devastazione ambientale è ormai palese, il 75% del Pil di tutta l’area di Taranto proviene ancora dall’Ilva. E il 76% di tutte le merci in entrata e in uscita dal porto hanno come destinatario e mittente l’acciaieria. Nessuna diversificazione. Si andava incontro a un muro fatto di polveri inquinanti e tumori. E nessuno ha pensato che una volta esploso il bubbone non sarebbe stato possibile semplicemente spegnere la fabbrica. A molti forse sarebbe piaciuta una nuova Bagnoli. A molti piacerebbe tutt’oggi. Statalismo a go go. Soldi a pioggia (la criminalità ringrazierebbe). E nessuna responsabilità.

Così si è arrivati al bivio attuale: o la salute o il lavoro. Lo stesso spartiacque su cui i sindacati e i politici oggi sbraitano. Ma è chiaro che chi vive a Tamburi, il quartiere a pochi metri dall’Ilva, questo bivio non lo vuole. Nessuno dovrebbe trovarsi con una scelta tale. Oggi l’Ilva sta cercando di rimettersi al passo con i tempi. Servono quasi due miliardi di euro. E, in aggiunta, un piano industriale in grado di mantenere la competitività. L’ipotesi è un graduale addio al carbone. Una non facile, ma interessante, riconversione allo shale gas. Quindi eliminare le cokerie. «Al posto del carbone fossile», ha dichiarato al Sole24Ore Carlo Mapelli, consulente di Ilva per l’applicazione dell’Aia, «si vuole utilizzare il gas naturale come materia prima del processo dal quale si ricavano monossido di carbonio e idrogeno, ottenendo così un nuovo materiale, che prende il nome di pre-ridotto».
Ad oggi nel mondo se ne producono circa 5 milioni di tonnellate al mese (più 13% rispetto al allo stesso mese del 2012), soprattutto in Iran, India, Messico e Arabia Saudita. Dove c’è tanto gas. Del senno di poi ne sono piene le fosse. Ma se Taranto avesse costruito il rigassificatore, probabilmente oggi la conversione sarebbe più facile. Gas naturale liquido a disposizione e a buon prezzo. Certo l’opera sarebbe stata complessa. Avrebbe imposto dragaggi di fondali da tempo inquinati. La trasformazione dei fanghi in rifiuti. Qualcosa di imponente. Meglio così non fare nulla. Tanto non si può nemmeno contare su quello di Brindisi.
Dopo undici anni di attesa, inchieste e malaffare, British Gas ha abbandonato il progetto e la Puglia. Così oggi non c’è il gas. Ma i fondali restano inquinati. Le cozze del mar piccolo vengono in parte buttate via perché crescono a contatto di diossina e policlorobifenili e diventano loro malgrado il simbolo di Taranto. Di come le cose si tirano per lungo. Si è arrivati così alla terza stagione di fila compromessa. Già nel 2011 appariva chiaro che la produzione del primo seno del mar Piccolo non fosse più possibile e che quindi si sarebbe dovuto provvedere a spostare la mitilicoltura nel mar Grande. Ma tra pareri (Marina Militare, Porto, Acquedotto di Puglia) e rilascio di concessioni e regolarizzazione degli abusivi sono trascorsi 18 mesi preziosi. Forse adesso avverrà il trasloco e così potrà partire la bonifica di quel tratto di mare quasi chiuso. Progetto previsto dalla legge 171 del 2012. Chi pensa che a Taranto ci sia solo l’Ilva si sbaglia. C’è anche Taranto da riformare.
(Articolo e Foto di Sergio Paleologo - Linkiesta)

lunedì 15 luglio 2013

La città iridescente

Vel…Eni senza autore

“Un fenomeno esiguo, contenuto e che non ha provocato alcuna emergenza ambientale”. Inizia così la terza nota ufficiale in quattro giorni, evento mai accaduto sino ad oggi, prodotta dall’area comunicazione dell’Eni dopo quanto accaduto nei giorni 8, 9 e 10 luglio scorsi. Dunque, nonostante gli esiti finali delle analisi svolte da ARPA Puglia non siano ancora stati resi noti, l’Eni esclude che l’ambiente abbia risentito delle ingenti emissioni nell’aria emesse dalle torce dovute al blocco degli impianti a causa del blackout energetico di lunedì scorso e di quelle dovute alla ripartenza degli impianti nella giornata di mercoledì 10. Non solo. Perché nella nota diramata nella tarda serata di sabato si legge anche altro. L’esclusione che si sia verificata un’emergenza ambientale sarebbe emersa “al termine del completamento dell’intervento di tutela ambientale dello specchio di mare antistante lo scarico di raffineria effettuato dalla società Ecotaras. Il report redatto dalla società, dichiara un recupero finale pari a soli 100 litri di acqua con presenza minima di idrocarburi, assolutamente distanti quindi da quantità che possano destare preoccupazioni di tutela ambientale del mare o essere posti in correlazione ai miasmi avvertiti in città”.
Dunque, nessuna emergenza, è tutto nella norma. Sarà. Ma la cosa davvero “strana” è un’altra. Perché scorrendo la nota dell’Eni si legge quanto segue: “I risultati delle analisi confermano che non è attribuibile alla raffineria quanto è stato descritto da più parti come un grosso sversamento in mare e causa dei cattivi odori in città”. Dunque, non solo non siamo in presenza di alcuna emergenza ambientale; ma addirittura si esclude che la raffineria abbia responsabilità per quanto concerne sia l’emissione delle “sostanze odorigene” che lo sversamento in mare di liquido contenente idrocarburi. Strano, molto strano davvero. Perché martedì 9 luglio, all’indomani dello “sversamento” in acqua di liquido sospetto, era stata la stessa Eni attraverso una nota ufficiale ad attribuirsi ogni responsabilità: “La concomitanza delle avverse condizioni meteo e del blocco elettrico non ha consentito di escludere un effetto di trascinamento di tracce di acque oleose, causando un fenomeno di iridescenza. Dalle verifiche odierne (nella mattina del 9) non è stata rilevata, infatti, traccia di idrocarburi al di fuori dell’area di contenimento”.
Ora. Il fenomeno di “iridescenza” in natura si ha quando “la superficie di un oggetto osservato in luce bianca appare in colori cangianti. Ciò accade quando sull’oggetto è presente un sottile strato di sostanza con indice di rifrazione diverso da quello dell’oggetto: si creano allora due sistemi di onde riflesse tra i quali si ha interferenza, con formazione di frange colorate”. Per intenderci, vi è iridescenza quando c’è un velo d’olio sull’acqua: ovvero proprio quelle acque oleose di cui parla l’Eni stessa. E visto che sempre l’azienda afferma che “l’intervento di tutela ambientale (da parte dell’Ecotaras e della Capitaneria di Porto) dello specchio di mare” è avvenuto “antistante lo scarico di raffineria”, risulta davvero difficile credere che lo sversamento in acqua non sia da attribuire all’Eni. Non solo. Perché nella nota dello scorso 9 luglio, è sempre l’azienda a parlare della presenza di idrocarburi in acqua: “Dalle verifiche odierne (nella mattina del 9) non è stata rilevata, infatti, traccia di idrocarburi al di fuori dell’area di contenimento”. Si dia il caso che gli “idrocarburi liquidi” sono costituenti del petrolio (grezzo) e del benzene, che è un costituente naturale del petrolio (il quale a sua volta è composto da idrocarburi).
Ora: non bisogna di certo essere scienziati o esperti ambientali per dedurre che lo sversamento in mare avvenuto lo scorso 8 luglio sia da addebitare all’Eni e a quanto accaduto lo scorso 8 luglio. Così come appare davvero paradossale che l’azienda continui a negare ogni addebito in merito alla diffusione in aria/ambiente di emissioni che da sempre ARPA Puglia addebita alle sue attività ed alla fermata e/o ripartenza di impianti presenti all’interno della raffineria stessa. Intanto, la stessa Eni ha annunciato che “dopo la definizione delle indagini in corso da parte della Procura della Repubblica, Eni è disponibile ad un confronto con le istituzioni ed il territorio”. Ricordiamo infatti che la Procura ha avviato un’indagine contro ignoti per “getto pericoloso di cose”. Questo perché il reato ex articolo 674 del Codice penale (appunto “getto pericoloso di cose”) confermato anche dalla Corte di Cassazione con sentenza del 17 novembre 2011, n.42387, ha sottolineato che “l’evento di reato prescinde dal superamento di eventuali limiti di legge, essendo sufficiente il superamento del limite della normale tollerabilità (ex articolo 844 c.c.)”. Cosa che ad esempio per l’idrogeno solforato è già avvenuta, come abbiamo dimostrato nei giorni scorsi. Ciò detto, ribadiamo ancora una volta un concetto che molti ancora oggi fingono di non conoscere: la fissazione di un limite normativo (sia esso “valore soglia” o “valore limite”) non pone affatto la certezza della tutela della salute umana.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 15.07.2013)

Molestie olfattive, meteorismi industriali e altre metafore in convegno!

Il 15 luglio p.v., alle ore 16.00, si terrà a Taranto presso l’ex caserma Rossarol (via Duomo, 276 – Taranto), la presentazione del Progetto:

“Costruire con i Tarantini Comunità per fronteggiare le molestie olfattive”

promosso dall’Università degli Studi di Bari e  ARPA Puglia.
Tale incontro ha l’obiettivo di dare una risposta concreta alle segnalazioni di odori sgradevoli e dannosi da parte dei cittadini di Taranto consentendo nel  contempo di ottenere informazioni scientificamente fondate sulla provenienza e la consistenza di tali emissioni odorigene.
In tale sperimentazione verranno coinvolti i cittadini interessati alla problematica.

Saluti delle Autorità:
1.      Ippazio Stefano, Sindaco di Taranto
2.      Corrado Petrocelli, Rettore Università degli Studi di Bari ‘A. Moro’
3.      Antonio Felice Uricchio, Direttore del Dipartimento Jonico in Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo, Società Ambiente e Culture, Università degli Studi di Bari ‘A. Moro’
4.      Giorgio Assennato, Direttore Generale ARPA Puglia

Interventi:
I.                   Gianluigi De Gennaro, Università degli Studi di Bari ‘A. Moro’
II.                Roberto Giua, ARPA Puglia
III.             Michele Conversano, Direttore Dipartimento di Prevenzione, ASL Taranto, Presidente Società Italiana di Igiene
 
Servizio INFO Unità Comunicazione ed Informazione
Direzione Generale ARPA Puglia

lunedì 17 giugno 2013

Eau de Enì!


Un forte odore di gas stamani si è avvertito distintamente in diversi quartieri di Taranto. Decine le segnalazioni ai vigili del fuoco e del locale distaccamento dell’Arpa (Agenzia regionale protezione ambientale). Molti cittadini hanno lamentato irritazioni agli occhi e bruciori alla gola. I tecnici dell’Arpa sono al lavoro per capire se, come accaduto nelle scorse settimane, possa trattarsi di odori legati alla diffusione di acido solfidrico proveniente dalla Raffineria Eni. (StatoQuotidiano)

giovedì 9 febbraio 2012

Ovviamente colpa dell'ENI


E ci volevano le analisi dell'ARPA per capire che la puzza e la "cacca" di Rondinella vengono dall'ENI?
Quella è una raffineria di petrolio, mica una fabbrica di confetti!!!
E ora?
Niente, come al solito.

giovedì 26 gennaio 2012

ENI, non è solo puzza: FA MALE!!!

Ecco la relazione tecnica diffusa dall'ARPA Puglia con le rilevazioni dei gas emessi dall'ENI il 17 gennaio che hanno soffocato la città di Taranto per ore.
Le centraline hanno rilevato concentrazioni enormemente superiori ai limiti tollerabili di:

1) ACIDO SOLFIDRICO (H2S) (un veleno ad ampio spettro, ossia può danneggiare diversi sistemi del corpo. Ad alte concentrazioni paralizza il nervo olfattivo rendendo impossibile la percezione del suo sgradevole odore e può causare incoscienza nell'arco di pochi minuti. Agisce come l'acido cianidrico inibendo la respirazione mitocondriale.Un'esposizione a bassi livelli produce irritazione agli occhi ed alla gola, tosse, accelerazione del respiro e formazione di fluido nelle vie respiratorie. A lungo termine può comportare affaticamento, perdita dell'appetito, mal di testa, disturbi della memoria e confusione. - Wikipedia);

2) ANIDRIDE SOLFOROSA (S02)(Il biossido di zolfo è un forte irritante delle vie respiratorie; un’esposizione prolungata a concentrazioni anche minime (alcune parti per miliardo, ppb) può comportare faringiti, affaticamento e disturbi a carico dell'apparato sensoriale (occhi, naso, etc.).È inoltre accertata una sinergia dannosa in caso di esposizione combinata con il particolato, sinergia che genera anche ozono; il particolato è infatti in grado di trasportare ilbiossido di zolfo nelle parti più profonde del polmone, aumentando di conseguenza ildanno anche in presenza di concentrazioni più ridotte di anidride solforosa. - Wikipedia)

C'è ancora bisogno di aspettare altro per fare qualcosa?


ARPA PUGLIA - TARANTO - ENI - Relazione_odori_17-1-2012

I link diretti ai documenti:
Relazione Sostanze Odorigene - 17 gennaio 2012
Allegati Relazione Sostanze Odorigene - 17 gennaio 2012
Direzioni vento H2S - 17 gennaio 2012
Rosa dell'inquinamento SO2 - 17 gennaio 2012
Rosa dell'inquinamento H2S - 17 gennaio 2012

martedì 27 settembre 2011

E se non fanno qualcosa loro, chi sennò?

Fuga di gas tossici a Taranto, malori tra medici e personale dell'Asl

I dipendenti del Sert al lavoro nei locali dell'ex ospedale Testa sono rimasti intossicati dopo l'ennesivo episodio avvenuto nella sede di fronte alla raffineria dell'Eni e a poche centinaia di metri dall'Ilva. Lì dove i tecnici avevano rilevato livelli fuori norma di sostanze inquinanti
Alcuni dipendenti del Dipartimento dipendenze patologiche e del Servizio tossicodipendenze dell'Asl di Taranto, al lavoro nei locali dell'ex ospedale Testa, sono rimasti intossicati a causa di una fuga di gas sprigionatasi dagli stabilimenti della zona industriale. Non è la prima volta che succede, e i lavoratori ora protestano affinché la sede del Sert venga spostata.
La struttura dell'ospedale 'Testa', dove lavorano medici, psicologi, assistenti sociali e infermieri del Sert, si trova sulla statale 106 Taranto-Reggio Calabria, quasi di fronte alla raffineria Eni e a poche centinaia di metri di distanza dall'Ilva.
I dipendenti hanno accusato piccoli malori, irritazioni agli occhi, mal di testa e nausea, giudicati guaribili in pochi giorni dai sanitari del pronto soccorso dell'ospedale 'Santissima Annunziata'. Già in passato i tecnici dell'Arpa avevano rilevato in quella zona un livello fuori dalla norma di sostanze inquinanti. (Repubblica)

domenica 7 agosto 2011

La città della libertà (d'inquinare)

Paura in città: petrolio in Mar Grande Torna la puzza di gas


Quella di ieri è stata una nuova giornata di aggressioni ambientali per il territorio ionico. In mattinata lo sversamento di un modesto quantitativo di greggio nel tratto di mare occupato dal parco boe della Raffineria Eni. Nel tardo pomeriggio, una nuova ondata di puzza di gas ha investito soprattutto la Città Vecchia e la zona del Borgo che si affaccia sul Canale Navigabile.
Il primo problema si è presentato intorno alle 10.30. quando l’Eni ha segnalato alla Capitaneria di Porto un trasudamento alle giunture delle tubazioni sottomarine. L’imprevisto ha originato in superficie un fenomeno tecnicamente definito “iridescenza”. Il tutto sarebbe avvenuto durante le operazioni di scarico del greggio.
Sul posto sono intervenuti, oltre alla Capitaneria di Porto, l’azienda Ecotaras, che ha posto delle boe galleggianti di contenimento per delimitare l’area interessata, la cooperativa Sommozzatori e una squadra di Vigili del Fuoco. L’intervento per fronteggiare l’emergenza è proseguito per tutta la giornata.
Come se non bastasse, poco prima delle 19, in città è tornato l’allarme legato alla puzza di gas. Un film che i tarantini hanno già vissuto sia domenica che lunedì scorsi. Il centralino dei Vigili del Fuoco è andato ancora una volta in tilt. Tante le chiamate di cittadini spaventati dall’odore nauseabondo che ha ammorbato l’aria per oltre mezz’ora.
Contattata dal Corriere, la dottoressa Maria Spartera di Arpa Puglia, ha spiegato che la puzza è stata sicuramente causata da idrocarburi.
Due le ipotesi indicate dall’esperta: «Il degasaggio delle stive effettuato da una petroliera, oppure il cattivo odore potrebbe essere legato ai vapori del greggio sversato in mare durante la mattinata. Può essere, infatti, che tali vapori siano stati trasportati dal vento verso la città durante le ore successive alla perdita».
Dubbi che si spera vengano sciolti al più presto perchè la cittadinanza abbia gli opportuni chiarimenti. Infine, una notizia che viene da San Pietro in Casale, in provincia di Bologna. Venerdì scorso, sull’autostrada Bologna-Padova, è stato scongiurato un disastro ambientale per l’incendio scoppiato su un camion di rifiuti speciali provenienti dall’Ilva di Taranto e diretto ad una ditta del Nord Italia per lo smaltimento. I Vigili del Fuoco, accorsi sul posto insieme agli uomini dell’Arpa e della Protezione Civile hanno lavorato fino a notte inoltrata per spegnere il fuoco, trasferire il materiale pericoloso e bonificare la zona.
(Alessandra Congedo CdG)

sabato 26 febbraio 2011

Questo è il nostro vergognoso Consiglio Comunale



Da TarantOggi del 25 febbraio 2011
ADESSO NE BASTANO 13: metanodotto, oggi si torni in aula

Se non si trattasse di qualcosa che tocca da vicino ogni singolo cittadino di Taranto, ci sarebbe davvero da ridere di fronte alla sufficienza con la quale il Consiglio Comunale sta affrontando la questione metanodotto. Mentre l’Eni tace sul proprio disegno industriale, nascondendolo di fatto alla città, in aula viene meno il numero legale proprio in coincidenza con la trattazione dell’odg n. 16.
Quest’ultimo, presentato dalla consigliera Filomena Vitale, proponeva al Consiglio la revoca, in autotutela, della delibera 18 dell’ uno marzo 2010, qualora la realizzazione del metanodotto dovesse servire al trasporto di gas metano per l’alimentazione di una centrale a ciclo combinato da 240 MW all’interno della raffineria Eni. L’iniziativa del consigliere era mirata a far prendere una posizione chiara al Consiglio sulla volontà della società quasi di triplicare l’attuale produzione energetica. L’ambiente pagherebbe, ancora una volta, il conto finale.
Sarebbe inevitabile, infatti, un aumento proporzionale delle emissioni di Co2 e di
ossido di carbonio. E’ soprattutto quest’ultimo inquinante a destare preoccupazione in quanto inciderebbe negativamente sulla già precaria salubrità dell’aria ionica. Ebbene, dopo aver discusso del piano Pirp (approvato nell’ultima occasione disponibile per non perdere i finanziamenti) e di altri argomenti poco utili alla soluzione dei gravi problemi ionici (dal riconoscimento delle bande tarantine nell’ambito dei festeggiamenti per l’unità d’Italia al conferimento della cittadinanza onoraria a Mons. Benigno Luigi Papa), è venuto meno il numero legale.
L’assenza della maggioranza dei consiglieri ha costretto il presidente Gina Lupo a sciogliere l’assise. Questa volta, però, rispetto alle altre riunioni del Consiglio Comunale, lo stesso presidente ha predisposto la convocazione immediata per il giorno seguente qualora tutti gli odg non fossero stati affrontanti. E’ per questo che, dunque, nel testo di convocazione dell’appuntamento di ieri, si legge quanto segue: “Ove nel giorno stabilito per la prima convocazione non si raggiunga o venga a mancare in corso di seduta il numero legale, il Consiglio Comunale tornerà a riunirsi in seduta di seconda convocazione il giorno 25/02/2011 con inizio alle 12,30”.
Nessun dubbio quindi: i consiglieri hanno subito la possibilità di rimediare. C’è però un’altra novità: trattandosi di una seconda convocazione, ai sensi del Testo Unico degli enti locali, basterà la presenza di un terzo dei consiglieri per dichiarare valida la seduta ed avviare i lavori. Nel caso del Consiglio Comunale di Taranto, dunque, possono essere anche in tredici a presentarsi in aula oggi e discutere la proposta di Filomena Vitale. Basterebbe il voto di sette consiglieri per dire no ad un progetto che non avrebbe alcuna ricaduta positiva per la città.

sabato 14 agosto 2010

La città che puzza!

Taranto, c'è puzza di gas Allarme e paura in città

Il timore di una fuga di gas nocivo dalla zona industriale ha diffuso ieri molta preoccupazione tra i cittadini del borgo. Per tutta la mattinata si è sentito un forte odore nelle vie del centro cittadino, in particolare in via Berardi, via Oberdan, via Dante e nella centralissima via Di Palma. I cittadini hanno segnalato immediatamente la puzza a vigili del fuoco, polizia, carabinieri e anche alle redazioni giornalistiche. È stata allertata l’Arpa, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale che ha effettuato una serie di rilievi al fine di accertare se si fosse in presenza o meno di una fuga di gas dagli impianti della zona industriale. I risultati dei rilievi effettuati saranno resi noti nei prossimi giorni.
Dalle prime voci raccolte sembra si debba escludere un legame diretto alle attività delle industrie, ma la cosa sarà accertata nei prossimi giorni. Anche in internet, sul popolare social network Facebook, la notizia è corsa rapidamente. I commenti erano improntati alla massima preoccupazione proprio perché le telefonate alle forze dell’ordine e ai vigili del fuoco denunciavano, oltre all’odore di gas, anche situazioni di malessere. legate alla puzza persistente.
Non è il primo caso a Taranto. Anzi, a partire dagli inizi dell’anno ci sono state ripetute segnalazioni sia alle forze dell’ordine, sia ai vigili del fuoco, sia agli organi di vigilanza. In molte circostanze si è parlato di generica fuga di gas senza, però, venire a capo di nulla. Senza cioè capire fino in fondo se si trattava realmente del cattivo funzionamento di qualche impianto industriale o se il cattivo odore fosse da ascrivere ad altre caus e. La questione non è irrilevante, specie perché da tempo i tarantini invocano il moniotraggio continuo, 24 ore su 24, delle emissioni industriali per comprendere scientificamente, e dati alla mano, la reale entità dell’inquinamento e il peso che esso ha sulla città.
Fino ad ora, però, non è stato possibile coronare quello che rimane un «sogno» e così tutto è rimasto nel limbo delle ipotesi o è stato affidato alal buona volontà e alal coscienza delle eco-sentinelle i cittadini che, soprattutto attraverso i social network come Facebook, hanno diffuso immagini e video relativi a episodi di cattivo funzionamento degli impianti industriali e alle conseguenti emissioni inquinanti. Così resta la puzza di gas, ancora «misteriosa» a segnare la cronaca della vigilia di Ferragosto. Sarebbe stato bello parlare, una volta tanto, di un caso rapidamente accertato o, forse, sarebbe meglio dire «svelato ». Non sarà il giallo dell’estate da leggere sotto l’ombrellone. Ma un po’ gli somiglia.

giovedì 29 aprile 2010

Convegno profumato

ARPA Puglia organizza il workshop dal titolo:
L’IMPATTO ODORIGENO. STATO DELL’ARTE E POSSIBILI SVILUPPI TECNICO-SCIENTIFICI E NORMATIVI
venerdì 7 maggio 2010, Aula Conferenze ex Ospedale Testa, C.da Rondinella - Taranto

venerdì 9 aprile 2010