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venerdì 29 novembre 2013

Alla corte di "re" Archinà

LE INTERCETTAZIONI. DALL’AMICIZIA CON CLINI ALLE RACCOMANDAZIONI DI VENDOLA: COSÌ FUNZIONAVA IL SISTEMA ILVA

Nessuno può dirsi innocente di fronte ai veleni dell’Ilva. Nel triangolo Taranto- Roma-Milano, tutto e tutti hanno avuto un prezzo. Non necessariamente economico. Tutto e tutti ne sono irrimediabilmente rimasti sporcati e dunque prigionieri. Nei trentuno faldoni di atti e nelle 50mila intercettazioni telefoniche dell’inchiesta della Procura di Taranto depositati in questi giorni e di cui Repubblica è in possesso, è la prova documentale che il Sistema Riva e il capitalismo di relazioni di cui è stato espressione hanno appestato, insieme all’aria, all’acqua, al suolo di Taranto, il tessuto connettivo della politica, della pubblica amministrazione, dei controlli a tutela dell’ambiente e della salute. A Girolamo Archinà, il Rasputin dei Riva, l’ex onnipotente capo delle relazioni esterne Ilva da qualche giorno tornato libero dopo un anno e mezzo di carcere, si sono genuflessi nel tempo segretari di partito, ministri della Repubblica, arcivescovi, sindacalisti, giornalisti. Ascoltarne la voce chioccia al telefono mentre blandisce, lusinga, minaccia i suoi interlocutori, dà la misura di quanto estesa, profonda e antica fosse la rete che ha consentito di collocare l’acciaieria in uno stato di eccezione permanente.
A DESTRA E A SINISTRA
Il cuore e il portafoglio dei Riva battono a destra. Da sempre. Dagli anni 2004-2006. È di 575mila euro il finanziamento a Forza Italia, di 10mila quello a Maurizio Gasparri e di 35mila quello all’ex governatore della Puglia e poi ministro Raffaele Fitto. Uomo cui la famiglia è particolarmente grata per aver ritirato, il giorno prima della (unica) sentenza di condanna, la costituzione di parte civile della Regione nei confronti dell’Ilva, consentendo un risparmio di qualche milione di euro. Ma il capitalismo di relazioni impone di scommettere anche sui cavalli di altra sponda.
«Bersani? Si sentono tutte le settimane», assicura Archinà a chi lo avvisa di un interesse dell’allora segretario del Pd ad un contatto con la famiglia Riva (che per altro ne ha finanziato la campagna elettorale del 2006 con 98 mila euro). Quel Pd, il cui deputato Ludovico Vico eletto a Taranto, è telecomandato come un uomo azienda. E anche con il governatore della Regione, Nichi Vendola, che pure sarà l’unico alla fine a battezzare due leggi contro i fumi dell’Ilva, è un salamelecco di “auguri sinceri” per le feste comandate, attestati di stima. Non solo nella telefonata ormai nota in cui si ghigna della protervia nell’azzittire un giornalista petulante e per la quale Vendola ha fatto pubblicamente ammenda. Ma anche in un’altra conversazione in cui Archinà si offre di fare da “mezzano” per un incontro tra il governatore e l’allora presidente di Confindustria Marcegaglia («Così diamo uno scossone al centro-destra»), cogliendo l’occasione per sollecitare un intervento «caro ai Riva» sulle nomine all’autorità portuale di Taranto. Non esattamente il core business dell’acciaieria.
«Apriamo gli occhi sull’autorità portuale di Taranto», dice Archinà a Vendola. Che risponde: «L’ammiraglio va bene. Non è un ladro. E’ una persona sobria e seria. Siccome è di destra, ho detto al ministro: “È uno vostro, ma è una persona per bene. Niente da eccepire». Ma il problema di Archinà non è «l’ammiraglio». È impedire la nomina di tale Russo, «sponsorizzato dal traditore Michele Conte». «Lei lo sa — insiste con il governatore — che Conte è passato coordinatore cittadino del Pdl?». Vendola conviene: «Michele Conte, mamma mia. Uno raccomandato da tutti. Dalle organizzazioni per la liberazione della Palestina ai gruppi comunisti estremisti. Noi abbiamo il potere di fare bene, ma il ministro ha quello di fare le scelte. Comunque grazie di questa informazione».

“IL NOSTRO AMICO CORRADO”
Non c’è ente locale o ministero dove Archinà e i Riva non possano arrivare. Dovenon si inciampi in «un amico». Come all’Ambiente, dove Corrado Clini, allora direttore generale e futuro ministro del governo Monti, architetto dell’Aia che assicurerà la sopravvivenza dell’acciaieria, viene rappresentato come uomo a disposizione. «Stamattina ho visto per altri motivi il nostro amico Corrado — confida ad Archinà tale Ivo Allegrini del Cnr — Nel casino che adesso praticamente sta investendo il ministero dell’Ambiente, ho praticamente un’opportunità. A Corrado hanno dato la delega che danno pure ad altri direttori generali no! Allora mi ha detto: “Fatemi una nota del casino che sta succedendo giù a Taranto, poiché nel limite del possibile io cerco di rimettere le cose in sesto». Una solerzia che troverebbe spiegazione — per quanto si ascolta in una seconda telefonata tra Allegrini e Archinà — in qualcosa che «sta a cuore a Clini in Brasile» e per la quale «è necessario un passaggio con i Riva».
QUEL LIBRO CON RAVASI
Già, nel Sistema Riva niente si fa per niente. Anche con gli uomini di Chiesa. Come quando don Marco dell’Arcivescovado di Taranto bussa a quattrini per la presentazione di un libro cui presenzierà Monsignor Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio per i Beni culturali. «Su cosa mi devo sbilanciare?», chiede Archinà. «La sponsorizzazione totale costerà 25mila — fa di conto don Marco — E l’impresa Garibaldi ha detto che vuole contribuire per 7-8 mila. Va bene?». Naturalmente va bene. Come vanno bene i sette assegni da 15mila euro l’uno staccati alla Curia e all’Arcivescovo Monsignor Benigno Papa per rendere più liete le feste comandate e far tacere sui veleni dell’acciaieria.
IL RAGAZZO BRUNO DI AVETRANA
Del resto, per i Riva comprarsi le indulgenze sembra facile quasi quanto scegliersi i sindacalisti. E per giunta, Archinà non deve neppure chiedere. «Senti Girolamo — gli spiega al telefono Daniela Fumarola della Cisl — siccome io sto lavorando sul nuovo gruppo dirigente della Fim, mi fai sapere qualcosa rispetto al ragazzo, al delegato nostro alla Rsu, aspetta come si chiama.. quello di Avetrana.. ora mi salta il nome.. un ragazzo bruno con gli occhi neri, è giovane.. Io ce l’ho sempre a mente perché è una cosa che ti devo chiedere e ora mi è sfuggito il suo cognome. Praticamente io devo fornire indicazioni anche alla segreteria nazionale suchi puntare per il dopo Lazzaro».
UN REGALO DI GOVERNO
Non deve sorprendere, allora, che anche dati per politicamente e industrialmente morti, i Riva continuino a incassare i dividendi del loro sistema di relazioni. Ancora oggi e con un nuovo governo. È diventata recentemente legge dello Stato il decreto voluto dai ministro del governo Monti, Balduzzi (sanità) e Clini (Ambiente) sulla valutazione del danno sanitario per i cittadini di Taranto. Norme che, di fatto, di qui al 2017, lasceranno che i cittadini di Taranto, soprattutto gli abitanti del quartiere Tamburi, continuino ad ammalarsi di cancro senza che questo obblighi l’Ilva a modificare il proprio livello di emissioni. Il governo ha infatti accettato di congelare la valutazione del possibile danno sanitario alla popolazione basandosi sulle rilevazioni dei veleni liberati dall’Ilva in questa fase di produzione limitata. Peccato che, già da oggi, l’azienda sia autorizzata ad aumentare la sua produzione fino a 8 milioni di tonnellate di acciaio. Dice Giorgio Assennato, direttore generale dell’Arpa Puglia, «Il Rompicoglioni», come lo aveva battezzato Fabio Riva: «È un omicidio di Stato. Identico, nella sostanza, a quello già autorizzato dal ministro Prestigiacomo nel 2011». Contro la legge, Assennato e la Regione hanno presentato ricorso. E non sono gli unici a pensarla così. Un dirigente del ministero dell’Ambiente, in una recente riunione con l’Arpa, ha riassunto così il senso dell’ultimo regalo ai Riva: «È come quell’uomo che si getta dalla cima di un grattacielo alto cento metri e che, arrivato al sesto piano, dice: “Fino a qui, tutto bene”».(giacomosalerno)

martedì 5 novembre 2013

Corrado, Stefania..."Non c'è problema!"

«Ilva, 5mila euro finiti alla fondazione del ministro Prestigiacomo»

  Con il deposito di tutti gli atti dell’inchiesta «Ambiente svenduto» sull’Ilva di Taranto è possibile comprendere appieno il sistema nel quale la famiglia Riva si è mossa per ottenere le autorizzazioni all’esercizio dello stabilimento siderurgico ed evitare provvedimenti punitivi da parte delle varie autorità preposte ai controlli. È il 9 giugno del 2010 quando Ivo Allegrini, ex direttore del Cnr Lazio e componente del Centro Studi Ilva, chiama il potente responsabile delle relazioni esterne della fabbrica Girolamo Archinà (arrestato il 26 novembre 2012 e tutt’ora ai domiciliari) per discutere della bocciatura delle nomine dei direttori generali presso il ministero dell’Ambiente, guidato allora da Stefania Prestigiacomo.
Allegrini dice ad Archinà - così si legge in una informativa del Gruppo di Taranto della Guardia di Finanza - di aver incontrato, in mattinata, il «loro amico Corrado» («io stamattina ho visto per altri motivi il nostro amico Corrado»), il quale lo avrebbe informato che gli sarebbe stata conferita un’ulteriore delega di direttore generale («gli hanno dato la delega che danno pure ad altri direttori generali, no!»), ed in relazione a ciò gli avrebbe chiesto un report relativo allo stabilimento di Taranto («allora mi ha detto: “Fatemi una nota di tutto quello che praticamente, del casino che sta succedendo giù a Taranto no!»), riferendosi, evidentemente, alle problematiche inerenti al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale per il siderurgico, palesando, inoltre, che era suo intendimento rimettere le «cose in sesto», in considerazione del fatto che, a suo parere, negli ultimi mesi nessuno aveva fatto nulla in merito («perché nel limite del possibile io, insomma, cerco di rimettere le cose in sesto perché mi rendo conto che qui nessuno ha fatto un cazzo per diversi mesi nel passato...»).
   Ricevuta tale notizia, Archinà, dimostrando - sempre secondo i militari delle Fiamme Gialle - di aver ben compreso chi fosse il «nostro amico Corrado», cui faceva riferimento Allegrini come la «Gazzetta» rivelò nell’agosto 2012, chiedeva se quella persona avesse ricevuto la delega specifica anche in relazione alle procedure Aia, al che Allegrini ribadiva che Corrado aveva avuto la delega di tutti i direttori generali, facendo, in ciò, chiaramente intendere che si trattava di una delega ampia che gli consentiva anche di occuparsi delle procedure connesse al rilascio dell’Aia. A tal proposito Allegrini, avendo promesso a Corrado che entro il successivo venerdì gli avrebbe consegnato personalmente il «report sulla situazione di Taranto», si accordava con Archinà perché predisponesse l’appunto per grandi linee ed in maniera stringata per poi consegnarlo personalmente all’amico Corrado.
   Secondo la Guardia di Finanza si può «affermare con buon grado di attendibilità che “il nostro amico Corrado”, al quale fanno riferimento il prof. Ivo Allegrini e Girolamo Archinà è da individuarsi nella persona del dott. Corrado Clini, all’epoca dei fatti direttore generale presso il Ministero dell’Ambiente». I magistrati hanno, però, ritenuto di non approfondire ulteriormente la vicenda, non acquisendo i tabulati di Allegrini, per verificare eventuali telefonate con Clini, né interrogandolo. Lo stesso Clini, d’altronde, alla «Gazzetta» dieci giorni fa ha smentito di essere «mai stato uomo Ilva».
   Nessun accertamento ulteriore, inoltre, è stato compiuto su un altro caso scottante che emerge dalla lettura delle carte, ovvero il contributo di 4-5mila euro chiesto a Fabio Riva dall'avvocato Luigi Pelaggi, capo della segreteria tecnica del ministero dell'Ambiente (indagato per concorso in abuso e rivelazione di segreto d'ufficio) per l'organizzazione di un convegno che la fondazione Liberamente - fondata dall’allora ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo con i ministri Mariastella Gelmini e Franco Frattini - organizzò il 10 luglio del 2010 a Siracusa. I finanzieri scrivono che Pelaggi, per conto del ministro Prestigiacomo, chiese a Fabio Riva un contributo di 4/5.000 euro per la sponsorizzazione di tale evento («io farò poi una piccola noticina, diciamo sugli obiettivi della fondazione, perché lei mi ha pregato di divulgarla con chi abbiamo avuto contatto... e per quanto riguarda i contributi se uno voglia aderire sono 4 o 5.000 euro»), specificando che per esaudire i desiderata del ministro, che gli aveva chiesto di contattare tutti coloro con i quali erano stati intrattenuti dei contatti, era costretto a fare circa cinquanta telefonate («però mi diceva "fammi questa cortesia Luigi...” e infatti ecco lunedì di ponte me lo ha infelicitato, nel senso che mi devo fare una cinquantina di telefonate…»). Naturalmente Fabio Riva assicurò il contributo, tranquillizzando il suo interlocutore («non c'è… non c'è problema!» ). (GdM)

mercoledì 19 novembre 2008

CNR: Consulenti Nazionali dei Ricchi?

Il dott. Ivo Allegrini, direttore dell'Istituto sull' Inquinamento Atmosferico-CNR ha già fatto parlare di sé perché dall'alto della sua carica si metteva a discutere "oggettivamente" sul caso Taranto, con l'aiuto di un compiacente giornale locale, buttando acqua sul fuoco e "sdrammatizzando" in nome di accertamenti e analisi da fare chissà quando chissà come.
Senza affaticarsi troppo in ricerche varie si scopre che lo stesso Ivo Allegrini è nel libro paga dell'Ilva come consulente della difesa in un noto processo a carico di Riva & co. come rivelato su Tarantosociale.

Oggi, dopo anni, finalmente si scoprono anche gli altarini del CNR stesso: gli accertamenti e le analisi ci sono ma... siccome li ha commissionati e pagati l'Ilva, sebbene il CNR sia un ente pubblico (in teoria al servizio dei cittadini) ... non si possono rivelare!
A parte l'ambiguità sfacciata (che una volta si chiamava conflitto di interesse) di un ente che sta dalla parte del controllore e intasca soldi dal controllato, ci è sorto un dubbio:
ma se fosse tutto a posto, ci sarebbe bisogno di tenere segrete queste analisi?