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mercoledì 12 agosto 2015

Basta benedizioni?

«Industria feroce con la città». Don Filippo parla dell’enciclica di Papa Francesco e richiama l’attenzione sul disastro jonico 

«L’ingiusto conflitto che si vive a Taranto tra difesa del lavoro e difesa dell’ambiente» è un esempio da cui partire per la nuova esperienza di fede calibrata sul rispetto della terra. Il vescovo Filippo Santoro parla a Radio Vaticana. Lo spunto viene dal cammino indicato da Papa Fracesco con la sua enciclica “Laudato si’”. Un quadro in cui Don Filippo ha nuovamente acceso i riflettori sulla condizione della sua città. Epicentro di un disastro ambientale che deve rapportarsi con la necessità di salvaguardare i posti di lavoro.
«Non possiamo pensare alla nostra fede trascurando la cura della casa comune, come sottolinea il Papa. La conversione ecologica - ha spiegato il vescovo - è proprio un cammino che ci interpella tutti. Innanzitutto, interpella noi, qui, nella situazione di Taranto - ha ricordato l’arcivescovo - con l’Ilva e con la grande problematica del conflitto ingiusto tra difesa dell’ambiente e difesa del lavoro. Se ti trovi in un contesto come questo, come Chiesa non puoi non considerare la sfida che questa problematica ti offre».
Anzitutto, ha spiega l’esponente della Cei, «per i malati e per i morti che ci sono stati a causa dell’inquinamento e poi anche per il dramma che comporta vedere un territorio così bello inquinato e contaminato: una terra che ha una vocazione agricola, turistica, artigianale, culturale, invasa in maniera così forte, così feroce, da un tipo di modello di sviluppo che è quello industriale».
Questa, ha sottolineato l’arcivescovo tarantino «è l’economia che uccide, l’economia che invece di favorire lo sviluppo della persona, delle famiglie, della società, diventa l’idolo, diventa il lucro, diventa il profitto. In questo senso, è proprio salutare il richiamo che ci fa il Papa».
Così la proclamazione da parte di Papa Francesco di una «giornata per la custodia del “Creato”, dopo la pubblicazione dell'enciclica “Laudato si’”», indica la volontà di Jorge Mario Bergoglio, ha spiegato Santoro, di «mettere l’attenzione sul tema dell’ambiente come un elemento non secondario della nostra esperienza di fede». Un cammino che monsignor Filippo Santoro ha voluto ribadire come arcivescovo di Taranto ma anche in qualità di presidente della commissione per i problemi sociali e il lavoro della Cei, la conferenza Episcopale italiana. (Quot)









 

sabato 25 luglio 2015

Il pastore e la pecorella smarrita

«Ilva, la salute viene prima di tutto» 

L’arcivescovo della diocesi di Taranto, monsignor Filippo Santoro, si è insediato in città nel gennaio del 2012. Sei mesi dopo, è scoppiato il caso Ilva. Se c’è una memoria storica di questi tre anni, questa è certamente la sua.
Eccellenza,Taranto è ancora divisa tra chi chiede il rispetto del diritto alla salute e chi difende il diritto al lavoro. Sono posizioni così inconciliabili?
Il governo ha degli orientamenti economici da mantenere e salvare, perché per l’Italia la produzione dell’acciaio è strategicamente importante e c’è un problema lavorativo che coinvolge migliaia e migliaia di persone. La magistratura è interessata a rispondere a delle precise denunce sulla violazione della salute. Come diocesi siamo sempre stati rispettosi per l’intervento della magistratura, perché siamo per la difesa della vita, della salute e dell’ambiente. Tre mesi prima che scoppiasse il caso Ilva, ad aprile 2012, alla presenza di Emilio Riva, allora patron dello stabilimento, durante il precetto pasquale in fabbrica, dissi che venivo a celebrare per essere vicino ai lavoratori ma che avevo negli occhi gli ammalati di cancro dell’ospedale Moscati e mi straziava il cuore il dolore di tanti bambini.
Secondo lei, come se ne esce?
Io apprezzo l’intervento della magistratura, che ha fatto diventare nazionale il caso Taranto ed esigo che il governo passi dalle promesse ai fatti nella questione dell’adeguamento degli impianti di Ilva, della bonifica del territorio e della difesa delle condizioni di sicurezza sul luogo di lavoro.
Quali sono i suoi timori?
Il timore è quello della rassegnazione della gente, che pensa che alla fine non si risolverà nulla.
E le speranze?
La posizione chiara della magistratura per me è un segno di speranza, perché difficilmente una denuncia così forte può essere elusa. Ed anche l’impegno economico promesso dal governo mi fa ben sperare.
Prima c’era Riva, oggi c’è lo Stato. È cambiato il rapporto tra la fabbrica e i cittadini di Taranto?
Qualche segnale positivo è stato dato, per esempio dal commissario per le bonifiche Vera Corbelli, ma non basta. Sarebbe auspicabile che i progressi nel rendere sicuri gli impianti fossero resi noti. La gente non va informata solo quando succedono disastri. Per molte persone, giustamente o ingiustamente, non c’è differenza tra il comportamento dei Riva e l’attuale gestione dello Stato. Certo, sono processi lenti, ma dall’Ilva devono dare segni chiari che la salute della gente è la prima delle preoccupazioni dell’attuale dirigenza. Nello spirito dell’ultima Enciclica di Papa Francesco, è importante ribadire che il primo degli interessi non deve essere quello produttivo ma l’attenzione alle persone, alla comunità ed agli stessi lavoratori.
E vede germogli di rinascita?
La ricostruzione umana ed urbanistica della Città vecchia di Taranto, che sostengo anche con il restauro di edifici della Curia di valore storico. Sperando che serva di esempio per il Comune, che latita.
Giovedì i 47 rinvii a giudizio. Si fatica a leggere certi
nomi tutti insieme…
Da questa vicenda viene fuori tutta la fragilità di una politica che esige una riscossa della società nelle sue componenti più sane, migliori, per un riscatto sociale, ambientale e culturale.
Tra i condannati, con rito abbreviato, anche un sacerdote diocesano, don Marco Gerardo. La città si aspetta provvedimenti…
La fondata speranza, come abbiamo detto in una
nota ufficiale, è che ci sia una valutazione positiva in sede di Appello, approfondendo tutti gli elementi. È chiaro che nell’ipotesi di una condanna, ci regoleremo di conseguenza. Quella di don Marco, comunque, è una posizione che non ha direttamente a che fare con l’inquinamento ambientale (è stato condannato per favoreggiamento verso Archinà, uomo delle pubbliche relazioni dell’Ilva,
ndr).
Taranto può essere anche altro dall’Ilva?
Certo. Occorre che sia rivalutata la sua vocazione turistica, agricola ed artigianale. È necessario un investimento forte su questi altri settori. Un corpo malato o si amputa o si cura. L’amputazione è un ricorso estremo che aprirebbe gravissimi problemi sociali.(Avvenire)

lunedì 20 luglio 2015

Oggi sfilata di Stato!


Chiesa della Resurrezione, Podgorica

Mentre il GUP sta per esprimersi sull'inchiesta Ambiente Svenduto, la pressione dello Stato si fa concreta a pochi passi dal tribunale

Giornata di lavoro - Le attività poste in essere dal Commissario Straordinario per le bonifiche di Taranto sul SIN e sull'area di crisi ambientale

Lunedì 20 luglio 2015, ore 15.30, via Duomo, Città Vecchia - Taranto. 
Programma della giornata:
Saluti
  • Dott. Umberto Guidato, Prefetto di Taranto
  • Dott. lppazio Stefàno, Sindaco di Taranto
  • Prof. Antonio Felice Uricchio, Rettore dell'Università degli Studi di Bari Aldo Moro

Presentazione dei lavori
  • Dott.ssa Vera Corbelli, Commissario Straordinario di Governo per la bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Ta­ranto

La strategia di governo nella riqualificazione del territorio nell'area di crisi ambientale
  • Prof. Claudio De Vincenti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Segretario del Consiglio dei Ministri
  • On.le Graziano Del Rio, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.
  • On.le Ministro Galletti, Ministro dell 'Ambiente e del Territo­rio e del Mare

La risoluzione della problematica CEMERAD
  • On.le Alessandro Bratti, Presidente Commissione parlamen­tare d'inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti- Componente della VII/ Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici)

La programmazione regionale riparte da Taranto
  • On.le Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia
La rigenerazione sociale
  • Monsignor Filippo Santoro, Arcivescovo Diocesi di Taranto
  • Dott. Franco Sebastio, Procuratore Capo Taranto
Questo pomeriggio si terrà a Taranto la “Giornata di lavoro: le attività poste in essere dal Commissario Straordinario per le bonifiche di Taranto sul SIN e sull’area di crisi ambientale, ai fini della bonifica e della riqualificazione del sistema fisico, ambientale e culturale”.
Il convegno, aperto a tutta la cittadinanza, avrà luogo presso l’Aula Magna del Convento San Francesco (ex Caserma Rossarol) in via Duomo a Taranto, sede Dipartimento Jonico in "Sistemi Giuridici ed Economici del Mediterraneo: società, ambiente, culture" dell’Università degli Studi di Bari.

Il convegno, promosso dal Commissario Straordinario per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, è stato reso possibile dall’Università degli Studi di Bari.

La Dott.ssa Vera Corbelli, Commissario Straordinario di Governo per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto, ha dichiarato «il convegno vuole rappresentare una importante occasione per far conoscere a tutta la cittadinanza gli interventi e le azioni già poste in essere nella Area SIN e quanto programmato per la cosiddetta Area Vasta-“area ad elevato rischio di crisi ambientale” che comprende i comuni di Taranto, Crispiano, Massafra, Montemesola e Statte».

«Soprattutto la “Giornata di lavoro” – ha poi detto la Dott.ssa Vera Corbelli – ¬sarà un momento di partecipazione e condivisione in cui tutta la popolazione potrà non solo far proprio il progetto di rigenerazione del territorio in atto, ma acquisirà la consapevolezza che questa azione nasce “a Taranto per Taranto”, perché questa splendida città e il suo territorio possono rigenerarsi non solo perché il governo centrale quello regionale si stanno impegnando in tal senso, ma soprattutto perché i cittadini si sentono parte integrante di questo progetto».
«Sono convinta, infatti, che la vera forza di un popolo – ha concluso la Dott.ssa Vera Corbelli – si misura nella capacità di rialzarsi anche attraverso strategie unitarie che sappiano coniugare tecnica, economia e società e, nel contempo, nella capacità di rintracciare l’identità cittadina ripartendo dalla storia del proprio territorio».

Dopo i saluti del Dott. Umberto Guidato, Prefetto di Taranto, del Dott. Ippazio Stefàno, Sindaco di Taranto, e del Prof. Antonio Felice Uricchio, Rettore UNIBA, i lavori saranno presentati dalla Dott.ssa Vera Corbelli, Commissario Straordinario di Governo per gli interventi urgenti di bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione di Taranto.
I lavori saranno aperti dagli interventi su “La strategia di governo nella riqualificazione del territorio nell’area di crisi ambientale” tenuti dal Prof. Claudio De Vincenti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Segretario del Consiglio dei Ministri, e dall’On.le Graziano Del Rio, Ministro delle Infrastrutture e dei trasporti.
Su “La risoluzione della problematica CEMERAD” interverrà l’On.le Alessandro Bratti, Presidente Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti — Componente della VIII Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici).
Su “La programmazione regionale riparte da Taranto” interverrà il Dott. Michele Emiliano, Presidente della Regione Puglia, mentre su “La rigenerazione sociale” interverranno Monsignor Filippo Santoro, Arcivescovo Metropolita della Diocesi di Taranto, e il Dott. Franco Sebastio, Procuratore Capo Taranto.
Ai lavori, moderati dal Dottor Walter Baldacconi, Direttore Studio100TV, saranno presenti il Questore, l’Ammiraglio Comando Marina Sud, il Comandante Provinciale Carabinieri, il Comandante Guardia di Finanza, il Comandante Capitaneria di Porto, il Comandante Provinciale Vigili del Fuoco, il Rettore POLIBA, il Direttore CNR-DTA, il Presidente Provincia Taranto, il Commissario straordinario dell’Autorità Portuale, il Direttore Generale ARPA, Sindaci dei Comuni dell’Area di Crisi Ambientale, il Presidente Confindustria Taranto, il Presidente ANCE, il Presidente Camera di Commercio Taranto, il Provveditore agli Studi, i Presidenti degli Ordini Professionali, il Presidente ASI, rappresentanti delle Associazioni ambientaliste, delle Organizzazioni sindacali e delle Associazioni culturali. (PL)

domenica 5 luglio 2015

Parole sante

Taranto, l'Ilva ferma lo spegnimento dell'altoforno 2. L'arcivescovo: "Ma nessuna bonifica"

Dopo il decreto legge del governo che ha scongiurato in extremis lo spegnimento dell'altoforno 2, in seguito al sequestro senza facoltà d'uso disposto dalla Procura di Taranto dopo l'incidente mortale delle settimane scorse, l'Ilva riprende la sua attività. Il direttore dello stabilimento di Taranto, Ruggero Cola, ha ricevuto dall'azienda una disposizione che lo invita a sospendere le manovre preliminari di fermata dell'altoforno 2, che erano cominciate nei giorni scorsi, e a riportare l'impianto al suo normale assetto di marcia.
La disposizione è stata fatta sia alla luce del decreto sia in considerazione della specifica posizione del direttore dello stabilimento, che è uno dei dieci indagati dalla Procura con l'accusa di omicidio colposo per la morte di Alessandro Morricella, il 35enne dipendente del siderurgico rimasto gravemente ustionato l'8 giugno da una fiammata e poi morto il 12 giugno nel Policlinico di Bari. Se non fosse intervenuto il decreto legge che stoppa gli effetti del sequestro, l'altoforno 2 dell'Ilva sarebbe stato fermato. La Procura aveva detto no anche a un rinvio di dieci giorni chiesto dall'Ilva e lunedì, quindi, avrebbe avuto termine il cronoprogramma disposto dall'azienda e comunicato al custode giudiziario dell'impianto, Barbara Valenzano, nominato dal pm Antonella De Luca, titolare dell'inchiesta.
Sulla questione è intervenuto il neopresidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, secondo cui "non si può più andare avanti a colpi di chiusure e riaperture. È una via crucis insopportabile". "Lancio un appello - ha detto - E' arrivato il momento che si stabilisca un clima di fiducia e un rapporto di collaborazione leale fra magistratura e governo". E per il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, a "essere chiamati in causa" sono anche i magistrati, i quali devono "cogliere e prevedere le conseguenze delle decisioni giudiziarie: il loro impatto sull'economia e sulla società non può più essere considerato un tabù".
Il decreto numero 92 stabilisce che "l'esercizio dell'attività di impresa degli stabilimenti di interesse strategico nazionale non è impedito dal provvedimento di sequestro quando lo stesso si riferisca a ipotesi di reato inerenti la sicurezza dei lavoratori". Nella stessa giornata in cui il decreto è andato in Gazzetta ufficiale, gli avvocati dell'Ilva lo hanno trasmesso con una lettera alla Procura di Taranto. Fonti aziendali dicono che la stessa Procura avrebbe chiesto l'invio di una lettera insieme col testo del provvedimento.
Ma se l'impianto non si ferma più, questo però non vuol dire che l'Ilva a Taranto ha risolto i suoi problemi. Mentre ambientalisti ed esponenti del M5S attaccano duramente le ultime decisioni del governo e annunciano iniziative in proposito, esponenti dello stesso Governo, sindacati e mondo dell'impresa ritengono che il decreto legge fosse invece un passo necessario per non compromettere sia l'attività dell'acciaieria sia la continuità del risanamento. Il punto è, osservano a Taranto sindacati, Confindustria Taranto, sindaco e arcivescovo, che il risanamento adesso va accelerato e i fondi previsti per l'Ilva spesi nel risanamento della fabbrica.
"Abbiamo sacrificato salute, figli e mariti al Paese - commenta l'arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, che è anche presidente della commissione Cei problemi del lavoro - e ancora non abbiamo visto un passo avanti nella direzione del risanamento degli impianti e tantomeno interventi a risarcimento della città e della provincia". Il decreto richiama quanto già previsto dall'articolo 1 del decreto numero 207 del 3 dicembre 2012, convertito nella legge 231 del 24 dicembre 2012 (la prima legge sull'Ilva) a proposito appunto di stabilimento di interesse strategico nazionale.
Quello del 2012 è il provvedimento che gip e Procura di Taranto impugnarono anche alla Corte costituzionale nei primi mesi del 2013, ma la Consulta ad aprile dello stesso anno respinse le eccezioni di incostituzionalità sollevate dai magistrati tarantini dichiarando legittima la norma del parlamento. Spiegando ora la nuova norma, il decreto fa riferimento al "necessario bilanciamento fra le esigenze di continuità dell'attività produttiva, di salvaguardia dell'occupazione, della sicurezza sul luogo di lavoro, della salute e dell'ambiente salubre, nonché delle finalità di giustizia". (RepBa)

mercoledì 20 maggio 2015

Un decreto al giorno toglie l'inquinamento di torno?

Ilva: incontro a Palazzo Chigi, insediamento tavolo su Taranto

Si è tenuto questo pomeriggio a Palazzo Chigi un incontro propedeutico all’insediamento del Tavolo interistituzionale permanente per l’Area di Taranto che avverrà a stretto giro, subito dopo l’emanazione di un Dpcm ad hoc.
Con la riunione odierna si è messa in moto la macchina interistituzionale che dovrà coordinare, in una strategia comune, gli interventi ad ampio spettro destinati alla riqualificazione integrale del territorio, per il suo rilancio ambientale e produttivo.
Durante il confronto – presieduto dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti affiancato dal segretario Generale Paolo Aquilanti – è stato tracciato il quadro delle linee di intervento per la ripartenza dell’Area di Taranto e per la risoluzione delle problematiche esistenti: dal rilancio industriale al recupero della città vecchia e dell’Arsenale, dalla riqualificazione del patrimonio scolastico al Porto, dalle bonifiche alle infrastrutture. Uno degli obiettivi su cui il governo punta con forza, si legge in una nota di Palazzo Chigi, è poi quello di valorizzare la funzione logistica di Taranto come elemento centrale dei collegamenti euro-mediterranei.
"Le risorse per affrontare questa sfida – ha osservato De Vincenti – ci sono. Il tema è quello di una loro utilizzazione ottimale". Il Tavolo interistituzionale, così come previsto dal decreto legge che ne determina la costituzione, avrà "il compito di coordinare e concertare tutte le azioni in essere nonchè definire strategie comuni utili allo sviluppo compatibile e sostenibile del territorio" e porterà alla firma di un "Contratto Istituzionale di Sviluppo".
All’appuntamento odierno – al quale è stato invitato anche l'Arcivescovo di Taranto Monsignor Filippo Santoro – hanno preso parte la Regione Puglia (con la Vice Presidente Angela Barbanente), la Provincia di Taranto (con il Presidente Martino Tamburrano), il Comune di Taranto (con il Sindaco Ippazio Stefàno), il Comune di Statte (con il Sindaco Angelo Miccoli), il Commissario Straordinario del Porto di Taranto Sergio Prete, il Commissario Straordinario per gli interventi di bonifica Vera Corbelli, l’Ammiraglio di Squadra Ermenegildo Ugazzi del Comando Marina Sud di Taranto, il Presidente della Camera di Commercio di Taranto Luigi Sportelli. Presenti anche alti dirigenti dei Ministeri dell’Ambiente, dei Beni Culturali, della Difesa, delle Infrastrutture, dello Sviluppo Economico, della Struttura di Missione, del Dipartimento per le Politiche di Coesione, dell’Agenzia per la Coesione Territoriale e di Invitalia. (GdM)

sabato 31 gennaio 2015

Amen

Ilva, impianti fermi per carenza di merci. Il Vescovo tra i manifestanti: "Intervenga il governo"

Lunedì numerosi impianti dell'Ilva si fermano a causa della mancanza di materie prime determinata dalla protesta dell'indotto. Così dopo il Treno Nastri 1, fermato nei giorni scorsi, dalle 7 del 2 febbraio si ferma anche il Treno Nastri 2 sino a data da destinarsi. In quest'impianto 150 lavoratori saranno inattivi tra ferie e solidarietà e 76 al lavoro per varie attività. Nell'area degli impianti marittimi, dove cioè ci sono gli sporgenti e le gru per lo scarico delle materie prime della produzione (minerali di ferro e fossili) e dei prodotti finiti, a Ima est dal terzo turno di domani sino al 3 febbraio, 100 lavoratori inattivi per quest'impianto. Sempre per gli impianti marittimi dell'Ilva, a Ima ovest dal terzo turno di oggi 121 assenti e 50 presenti.
La situazione è drammatica e l'arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, questa mattina è andato nello stabilimento di Taranto per incontrare gli autotrasportatori che hanno nuovamente fermato i tir davanti alla portineria imprese dello stabilimento e proseguono la protesta. Al pari degli altri lavoratori dell'indotto lamentano il ritardo nei pagamenti delle spettanze da parte dell'Ilva e ritengono insufficienti le assicurazioni del governo sui crediti vantati prima dell'ingresso dell'azienda in amministrazione straordinaria.
Gli emendamenti presentati al decreto per Taranto, secondo Sna Casartigiani, "rimangono iniqui e non danno alle imprese certezza dei propri crediti". I rappresentanti della categoria chiedono "che le imprese di autotrasporto vengano classificate 'creditori strategici', che si facciano atti volti a garantire il recupero dell'Iva anticipata allo Stato per fatture non ancora riscosse" e sollecitano "l'immissione di pagamenti di acconti per l'eventuale nuove attività in 30 giorni". Per questo è stato chiesto dalle sigle di Autotrasporto un incontro al ministro dello Sviluppo economico e al presidente del consiglio. Le imprese, è stato spiegato all'arcivescovo, sono allo stremo e senza liquidità non potranno garantire nemmeno il pagamento del carburante.
"A Roma chiedo con forza, ancora una volta, di fare tutto il possibile perché la situazione venga risolta in tempi celeri, garantendo gli stipendi pregressi e certezze per il futuro". Lo ha detto l'arcivescovo di Taranto, mons.Filippo Santoro, durante la visita al presidio degli autotrasportatori dell'indotto Ilva davanti alla portineria C dello stabilimento.
"Non c'è dubbio - ha spiegato il presule - che la nostra sia una comunità ferita, oltraggiata, e che tante prove abbia già dovuto affrontare. Io, fratelli, oggi più che mai, mi sento di dirvi che non è più il tempo di piangere. Sono qui per portare solidarietà a chi chiede pane ed un futuro dignitoso per la propria famiglia". (RepBA)

giovedì 29 gennaio 2015

Parole e tregua con Indottolo


Rassicurazioni sì, crediti ancora no tra Ilva e indotto la tregua è armata

Disponibilità, collaborazione, impegni, ma ancora nulla di garantito per le imprese dell’indotto in credito con Ilva per fatture scadute da sei mesi. Ieri due dei tre commissari straordinari della società, Enrico Laghi e Corrado Carrubba, hanno esaminato la situazione del sistema degli appalti con i rappresentanti di Confindustria Taranto. Era assente Piero Gnudi per un’indisposizione. «Ilva – dice il presidente degli industriali Vincenzo Cesareo, facendo il punto dopo l’incontro - ha assicurato il pagamento dei crediti che matureranno dal 21 gennaio in poi. Lo farà con mezzi propri derivanti dall’attività industriale, con le risorse di Fintecna e con eventuali nuove aperture di credito del sistema bancario». Fin qui si tratta di una conferma di quanto anticipato da Gnudi nella lettera del 23 gennaio indirizzata alle imprese con la sollecitazione a ritornare al lavoro, in base ai contratti sottoscritti, e non far scattare così l’accusa di inadempienza.
Ma la partita che maggiormente interessa la vasta platea delle ditte appaltatrici che hanno lavorato negli ultimi mesi per tenere in funzione gli impianti Ilva a Taranto è il volume dei crediti pregressi, quelli accumulati per 150 milioni negli ultimi sei mesi e il cui mancato pagamento sta mettendo in ginocchio tutto il sistema. Per questi, anche ieri pomeriggio, non è arrivata alcuna garanzia dai commissari. C’è la procedura concorsuale dell’amministrazione straordinaria che impone le sue norme. Si dovrà procedere all’accertamento della massa passiva riconoscendo i singoli crediti. Si lavora sull’ipotesi di presentare emendamenti al settimo decreto, che sta per essere convertito in legge, per introdurre soluzioni che agevolino il riconoscimento dei debiti accumulati da Ilva e consentire il loro pagamento. «L’azienda ci è sembrata aperta a ricercare la soluzione migliore per risolvere il problema – è sempre il commento di Vincenzo Cesareo – il rapporto con Confindustria è buono nonostante il confronto su un tema sensibile, si sono detti grati perché il nostro sistema ha continuato a lavorare in tutti questi mesi anche senza essere pagato. Noi aspettiamo, in ogni caso, che entro breve tempo sia individuata la via d’uscita da questa situazione». Ilva ha poi chiesto a Confindustria di allentare le tensioni e riaprire la possibilità di collaborare, interrompendo la protesta e facendo rientrare i lavoratori in fabbrica. Su questo punto Confindustria non ha potuto fornire garanzie perché l’eventuale adesione a questo invito verrà fuori da un dibattito interno. Per tornare al lavoro le imprese appaltatrici dovrebbero assicurare con risorse proprie per due-tre mesi, il tempo necessario al governo di perfezionare il provvedimento per Ilva, le attività all’interno del centro siderurgico. In sostanza la marcia degli impianti, la loro manutenzione e altri servizi dovrebbero essere ancora a spese dell’indotto. In serata Ilva ha diramato un comunicato. «I commissari – è scritto - hanno ribadito l’auspicio di un rapido rasserenamento delle criticità legate alle forniture e alle tensioni nell’indotto. Come già emerso nelle settimane scorse nel corso dell’audizione al Senato del commissario straordinario Piero Gnudi, la procedura di amministrazione straordinaria garantisce i pagamenti legati alle nuove forniture anche nella prospettiva delle risorse finanziarie che, si prevede, potranno essere disponibili. Per quanto riguarda il pregresso, i commissari hanno assicurato tutta la loro disponibilità a identificare soluzioni che garantiscano l’indotto locale». Hanno inoltre confermato il pagamento degli stipendi di gennaio e l’impegno ad accelerare lo sblocco delle risorse Fintecna e dei capitali sequestrati alla famiglia Riva.
In mattinata i due commissari avevano incontrato il prefetto Umberto Guidato, il sindaco Ezio Stefàno e l’arcivescovo Filippo Santoro. In piazza Municipio non ci sono state reazioni da parte dei lavoratori verso i commissari i quali non hanno voluto fare alcuna dichiarazione dicendo soltanto che «noi stiamo lavorando». In serata, dopo Confindustria, hanno avuto un confronto con i custodi giudiziari. Nella tarda serata, infine, è cominciato il confronto tra i rappresentanti sindacali dei metalmeccanici ionici e i dirigenti aziendali, che hanno riconfermato il ricorso ai contratti di solidarietà. (CdM)

mercoledì 26 marzo 2014

Troppo avvelenato il clima di Taranto per svolgerevi il processo!

I riva boys gongolano per il bidone dell'arcivescovo!

In tutto questo articolo semidemenziale per la costruzione pro-Riva della vicenda, sottolineamo (in grassetto in fondo) la grande battuta conclusiva. Una sintesi felice di realtà e macchinazione contro la giustizia espressa dalla frase: "E alla prima udienza gli avvocati di Riva potrebbero chiedere il trasferimento del giudizio in altra cittá. Troppo avvelenato e teso, per loro, il clima di Taranto per consentire un regolare ed equilibrato svolgimento del processo."
Chissà chi l'ha avvelenato!


Ilva, il vescovo frena gli ambientalisti: non sarò al vostro corteo

L'annuncio era stato dato con enfasi: l'arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, sará in testa al corteo degli ambientalisti il prossimo 6 aprile ed é favorevole alla chiusura dell'area a caldo dell'Ilva. Ma l'annuncio, fatto dagli organizzatori della manifestazione, si é in realtá rivelato una forzatura, anzi del tutto infondato, e la stessa diocesi, con una nota, ha rimesso subito in chiaro le cose. Santoro interverrá al convegno degli ambientalisti che si terrá il giorno prima della marcia ma non parteciperá al corteo.
In quanto all'area a caldo, il vescovo non si é mai espresso in termini cosí netti ma ha sempre chiesto investimenti e tecnologie in grado di ridurre le emissioni inquinanti.
Si sono piú volte parlati, in questi mesi, vescovo e ambientalisti. Il vescovo ha anche voluto che un loro rappresentante intervenisse al convegno da lui promosso a novembre scorso con i ministri Orlando e Lorenzin. In una cittá che resta divisa sulle sorti dell'acciaieria (meglio chiuderla perché continuerá ad inquinare o provare a risanarla e rilanciarla?), Santoro prova a unire, spronando Governo e azienda a darsi da fare, ma la strada é in salita e alle difficoltá oggettive ora si aggiunge il tentativo di alcuni di condurlo su posizioni radicali. Che peró il vescovo stoppa subito. "Rincresce precisare che l'organizzazione abbia data per certa la presenza di monsignor Santoro al corteo del 6 aprile, prima ancora che lo stesso Santoro sciogliesse il riserbo in merito alla pertinenza della sua partecipazione" precisa la diocesi in una nota. E aggiunge: "Il luogo adeguato per manifestare la sua posizione è il convegno e lì il vescovo ci sarà, esponendo le ragioni della sua presenza, mentre non parteciperà al corteo del 6 aprile".
Sull'Ilva, poi, viene ricordato come il vescovo di Taranto abbia "più volte chiesto interventi precisi e immediati per dare risposte alla popolazione, cominciando dalla copertura dei parchi minerali". Allo stesso tempo, si sottolinea, Santoro "ha chiesto di intervenire nel campo dell'innovazione tecnologica per trasformare il processo produttivo tramite l'adozione delle migliori tecnologie esistenti che consentirebbero di eliminare le cokerie e l'agglomerato" e di impiegare "tutte le risorse necessarie per tutelare la salute dei lavoratori".

La linea del vescovo sta dunque nell'equilibrio tra salute, ambiente e lavoro, che é poi anche la linea tracciata dalle tre leggi varate sull'Ilva nell'ultimo anno e mezzo, nonché alla base del piano ambientale, approvato nei giorni scorsi dal Governo, e di quello industriale che dovrebbe essere pronto a metá aprile. E quando parla di eliminare cokerie e agglomerato con le tecnologie migliori, il vescovo sembra propendere piú per la sperimentazione che l'Ilva sta facendo - l'uso del preridotto di ferro e del gas al posto, rispettivamente, dell'agglomerato di minerali e del carbon coke - che per la chiusura tout court dell'intera area a caldo che comprende anche gli altiforni. Ma il mondo ambientalista tarantino si ritrova su questa linea solo in parte avendo altre organizzazioni scelto posizioni piú oltranziste. Come quella, per esempio, di chiedere all'Unione Europea di aprire ufficialmente la procedura di infrazione contro l'Italia per le violazioni ambientali dell'Ilva, procedura per ora solo annunciata.
Ed é in questo clima che arriva la manifestazione del 6 aprile con un corteo che si concluderá proprio davanti all'Ilva per ricordare quello del 7 aprile 2013, quando fu indetta un'altra mobilitazione per chiedere due cose: alla Corte Costituzionale di dichiarare incostituzionale la legge sull'Ilva, la 231 del 2012, cosí come avevano chiesto i magistrati di Taranto; e ai tarantini di votare sì alla chiusura dello stabilimento (totale o dell'area a caldo) nel referendum consultivo cittadino che si sarebbe svolto una settimana dopo. Ma la Consulta si espresse diversamente: il 9 aprile bocció la tesi dei giudici e disse che la legge era nel solco della Costituzione. Mentre il 14 aprile il referendum si rivelò un flop perchè non raggiunse neppure il quorum.
Un anno dopo, quindi, la protesta si riaccende. Nel frattempo, le leggi sull'Ilva sono diventate tre, lo sforzo di risanare il siderurgico, pur fra mille problemi, soprattutto finanziari, è in atto, e c'é un processo, quello per disastro ambientale, che é ai nastri di partenza. Il 19 giugno il giudice per l'udienza preliminare Wilma Gilli avvierá infatti il procedimento che la porterá a decidere sulle 53 richieste di rinvio a giudizio avanzate recentemente dalla Procura nei confronti delle persone e delle societá coinvolte nell'inchiesta. E alla prima udienza gli avvocati di Riva potrebbero chiedere il trasferimento del giudizio in altra cittá. Troppo avvelenato e teso, per loro, il clima di Taranto per consentire un regolare ed equilibrato svolgimento del processo. (Sole24h)

martedì 18 marzo 2014

Primavera: fiorisce la città!

Torna la primavera. I cittadini fioriscono nelle piazze e fanno sentire la loro voce. la città riprende a parlare del suo presente per costruire il futuro.Partecipiamo!!!


domenica 9 marzo 2014

Tra il dire e il fare

Brucia palazzo abbandonato tra San Cataldo e vico Seminario (foto di Angelo Cannata - 9 marzo 2014)


Il crollo delle persone


Persone e mattoni di città vecchia si tengono assieme come parte dello stesso destino. Crollano i muri e «crollano le persone» ha detto l'arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, che ha deciso di ascoltare sabato mattina in Episcopio la gente del «borgo antico», i problemi che affronta, l'emergenza sociale che quotidianamente vive. Santoro ha risposto alle «richieste d'aiuto» dei cittadini invitando anche la politica ad ascoltare: così è nata l'assemblea pubblica che «vuole essere solo una premessa», perché per una rinascita della città vecchia non bastano i «progetti calati dall'alto». Uno dopo l'altro hanno preso la parola gli abitanti di quei vicoli stretti e umidi, senza nascondersi, vincendo la timidezza, portando al microfono un grido disperato rivolto a chi amministra la loro anima e anche la loro vita. C'era il sindaco Stefàno a incassare. «L'isola, perché noi la chiamiamo così – spiega una signora – non è un ghetto: siamo bravissimi cittadini, non di serie B ma cittadini di serie AAA, come i frigoriferi». Manca il lavoro: «Il pescatore è come un disoccupato che ogni giorno fa i conti con la miseria». Mancano i giochi per i bambini, una edicola, il poliambulatorio. «Si sono portati via addirittura una fontana». Il tessuto sociale si sfalda e in quelle crepe ci finisce nascosta la droga. Lo spaccio e l'illegalità non sono però il comune denominatore per chi abita la città vecchia, perché lì ci sono persone che lavorano e sanno come «guadagnarsi qualcosa» onestamente. C'è chi conserva la dignità anche quando deve chiedere un sostegno per il figlio che ha bisogno di cure fuori dall'Italia e poi si allontana tra le lacrime per un dolore che non riesce a sopportare. Ci sono due alunne della scuola Galilei che raccontano le difficoltà di quella struttura: «Facciamo palestra in classe, con una palla di carta».

Parlano anche le associazioni, parla Angelo Cannata delle Sciaje: «Rappresentiamo una parte di città che non vuole tacere ma che si sta mettendo in gioco restando a Taranto. Non basta soltanto ascoltare la voce di città vecchia, occorre fare rete. Non si possono risolvere i problemi andando a chiedere un favore al politico di turno, è una ingiustizia: quello che viene chiamato favore è un diritto». L'ultimo a intervenire è Stefàno: «I problemi di competenza dell'Amministrazione comunale avranno una risposta: i giochi per i bambini e la fontana». Soluzioni minime a portata di mano, che sanno di promesse ma che risolvono poco e nulla, mentre crollano i muri e crollano le persone. (progettoalchimie)

martedì 25 febbraio 2014

In due sotto la sottana ovvero "Il vescovo, L'Orlando e il biscotto"


Ecco l'ultima "notiziona" dal ministero dell'ambiente che ieri è passato dalle inoperose mani dell'Orlando Curioso al noto biscotto del mattino, con un notevole cambiamento percepito di peso sul sedile posteriore dell'auto blu (ovviamente non ecologica):



"Questo pomeriggio al Senato il neo ministro Gian Luca Galletti ha incontrato l'arcivescovo monsignor Filippo Santoro, insieme all'ex ministro Andrea Orlando, attuale Guardasigilli. Al centro del colloquio l'interesse e l'impegno con cui monsignor Santoro ha in questi mesi seguito e incoraggiato il lavoro svolto dal governo sullo stabilimento Ilva, per cercare di coniugare la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto insieme alla tutela dell'ambiente e la salvaguardia dei posti di lavoro." (Minambiente)

Ed ecco come i giornalai amici dei Riva hanno stirato il panetto per confezionare una pizza fumante di propaganda popolare.
L'arcivescovo indossa l'armatura (quale?) per diventare un mitico templare che combatte (contro chi) per Taranto (o per l'Ilva? non si capisce).
Chissà a dirlo ai crociati nel medioevo che partivano per risolvere il "caso Terrasanta" che cosa gli avrebbero risposto.
Crociati o incrociati, di sicuro possiamo dire, senza bisogno di comunicati ufficiali che si saranno detti un sacco di paroloni vuoti e promesse che puzzano tanto di quei peccati mortali, già premeditati prima ancora di compierli.
Più che una crociata, sembra di rivivere qualche passo del Tasso: Il vescovo, L'Orlando e il biscotto

La crociata dell'arcivescovo di Taranto per risolvere il "caso Ilva"

Non ha perso affatto tempo l'arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, per sottolineare al nuovo Governo l'urgenza (e la complessitá) del caso Ilva e la necessitá di avviare il risanamento ambientale. Ieri, proprio mentre il premier Matteo Renzi e i ministri erano al Senato per il primo dei due voti di fiducia, Santoro, che era a Roma, ha colto l'occasione per incontrare a Palazzo Madama il nuovo ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, presente anche il Guardasigilli, Andrea Orlando, che la delega all'Ambiente aveva nell'esecutivo Letta. Dell'incontro, con relativa pubblicazione di foto, é stata data notizia dal ministero dell'Ambiente sul sito istituzionale. "Al centro del colloquio - fa sapere il ministero - l'interesse e l'impegno con cui monsignor Santoro ha in questi mesi seguito e incoraggiato il lavoro svolto dal governo sullo stabilimento Ilva per cercare di coniugare la salute dei lavoratori e dei cittadini di Taranto insieme alla tutela dell'ambiente e la salvaguardia dei posti di lavoro".Consapevole della crisi che attraversa Taranto, ma anche delle forti divisioni che il tema difesa del lavoro-tutela della salute provoca in cittá, ovvero tra chi pensa che l'acciaieria vada chiusa e chi, invece, no, non é la prima volta che l'arcivescovo cerca e ottiene il confronto col Governo. In diverse occasioni, infatti, ha incontrato Corrado Clini, ministro dell'Ambiente nel Governo Monti; a novembre, poi, ha fatto venire a Taranto, per un convegno dell'Arcidiocesi, i ministri Orlando e Lorenzin; ieri, infine, ha avuto un primo incontro con Galletti presente lo stesso Orlando. Il quale, proprio nel convegno di novembre, piú volte disse di essere d'accordo con la posizione del vescovo sull'ambiente e sull'Ilva. E di Taranto, Santoro ha parlato anche a Papa Francesco invitandolo per una visita. Il Papa gli ha risposto: "Voglio venire a Taranto".
Non tocca alla Chiesa risolvere il problema di Taranto - ha sottolineato in questi mesi Santoro -. Tocca alla Chiesa favorire il confronto, la condivisione di un percorso possibile, il superamento delle divisioni, sapendo che dobbiamo certo rivendicare un ambiente salubre e la difesa della salute dei tarantini, ma al tempo stesso non distruggere il lavoro". L'arcivescovo, di origini pugliesi ma venuto poco piú di due anni fa a Taranto dal Brasile, si é quindi dato questa "missione". Dialogo, attivismo, presenza sui problemi, sono la cifra del suo modo di agire. Cosí come al Governo ricorda che il risanamento ambientale della cittá non puó attendere, allo stesso tempo dice al commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, e al sub commissario, Edo Ronchi - che ha incontrato -, che solo l'avvio effettivo delle coperture dei parchi minerali del siderurgico puó dare fiducia ai tarantini e rendere manifesto e concreto il cambiamento. E quando si fa osservare al vescovo che spesso sembra voler supplire alle assenze delle istituzioni locali con il suo pressing continuo, lui sorride. Non gli sfugge certo che sia il sindaco di Taranto, Ezio Stefáno, che il governatore della Puglia, Nichi Vendola, sull'Ilva sono molto contestati - nonché alle prese con due avvisi di garanzia nell'ambito dell'inchiesta giudiziaria -, "ma il mio compito - sottolinea - é solo quello di dar voce al dramma di questa cittá facendola ascoltare a chi puó e deve intervenire" (Sole24h)

A proposito di galletti.. Oltre al danno, col nuovo ministro, secondo il Fatto Quotidiano, c'è da aspettarsi pure la beffa, Nucleare!

Ambiente: brutte nuove dal nuovo governo

Il nuovo governo. Un governo peggiore di altri. Almeno dal punto di vista dell’ambiente. Che poi è ciò che più conta. Vediamo perché. Nello specifico, all’Ambiente, un casiniano favorevole al nucleare. Questa di mettere al dicastero ambientale un personaggio che, anziché favorevole, sia contrario alla difesa dell’ambiente, è oramai una peculiarità tutta italiana. Da Matteoli, favorevole alle grandi opere ed alla caccia, a Clini, favorevole anch’egli al nucleare e distintosi nella vicenda dell’Ilva di Taranto, a questo Gian Luca Galletti, appunto dichiaratamente a favore dell’atomo. Al Ministero dei Beni Culturali non aveva operato male Massimo Bray, per quel poco che gli hanno lasciato fare. Segato. Al suo posto il sempiterno Franceschini cui bisognava pur trovare una poltrona. Chi si illudeva poi che ci potesse essere maggiore attenzione al nostro dissestato territorio, penso si possa mettere il cuore in pace. Con Giuliano Poletti, presidente di Legacoop al Ministero del Lavoro, siamo certi che le grandi opere continueranno ad essere viste per quelle che sono. Non già un disastro, ma un’occasione di lavoro. Maurizio Lupi alle Infrastrutture garantisce continuità sul fronte Tav, Orte – Mestre e chissà cos’altro, se questi qui (Dio ce ne scampi) rimarranno davvero al governo fino al 2018. La Guidi – formatasi in Confindustria – allo Sviluppo Economico sembra essere in perfetta sintonia. La Pinotti alla Difesa, già favorevole alle nostre “missioni di pace” ed all’acquisto degli F35, completa il quadro a tinte fosche. Non c’entra nulla, ma c’è qualcosa di più demagogico delle quote rosa? (FQ)

lunedì 3 febbraio 2014

Bella favola. Non c'è più nulla da dire?

Il vescovo e il campione

Si torna da Taranto di volta in volta arrabbiati, speranzosi, spaventati. Questa volta ne sono tornato desolato: forse colpa mia, forse di Taranto. Come dopo una buriana, che lascia tronchi e lamiere e rottami, e gente che non ce la fa a rimettersi a riparare, se ne sta abbattuta e si guarda in cagnesco. Per non tornarmene del tutto a mani vuote, ho parlato con due personalità cittadine: uno è l’arcivescovo, Filippo Santoro, 66 anni, l’altro è stato campione di arti marziali, Mario Amodio, 35 anni. L’arcivescovo è pugliese, tornò due anni fa dal Brasile. Ne ha ogni tanto nostalgia, delle sfide grandiose di povertà, crescita, giovinezza, magagne. In dicembre ha incontrato papa Francesco, gli ha raccontato Taranto, i bambini del reparto di ematologia al quartiere intitolato a Paolo VI, il primo precetto all’Ilva, l’accoglienza che ricevette all’Altoforno 5, il più grande, nel settembre del 2012, dopo i primi sequestri, e il convegno che la curia, con un certo piglio politico, ha promosso a novembre per mettere assieme ministri e istituzioni, associazioni e persone locali. Il Papa sapeva della vicissitudine della città, ha detto che desidera venire, “sarebbe bello che fosse quest’anno, lasciami fare i conti con l’agenda”. L’agenda è fitta ma il desiderio è certo, dice. “Uno stile latinoamericano farebbe bene anche qui. Del resto l’esortazione apostolica Evangelii gaudium riprende molto della Conferenza dei vescovi di America Latina del 2007 ad Aparecida, in Brasile, dove l’arcivescovo Bergoglio aveva guidato la redazione finale del testo sull’evangelizzazione. Lì avevamo trascorso un mese indimenticabile, impegnati a un dialogo che senza spacciare soluzioni pronte non lasciasse le persone sole”.
Il vescovado è in un bel palazzo storico della città vecchia, adiacente alla cattedrale dedicata a San Cataldo, benché nel Borgo Nuovo sia sorta negli anni ’60 una Concattedrale, progettata da Giò Ponti, che forse preludeva all’abbandono di Taranto Vecchia: l’Italsider a un capo, l’avventurosa concattedrale dall’altro, e l’isola diroccata in mezzo, lasciata all’attaccamento di poveri e topi. Santoro dice di volerle bene, di stare dalla parte dei giovani che vogliono riaffezionare i cittadini a Taranto Vecchia, “e non solo il Venerdì Santo, nella notte del sacro e della vita”.
“In un liceo di Grottaglie dopo che ho parlato delle favelas, dei poveri senza casa, un ragazzo in gamba mi domanda: ‘Ma il cristianesimo non potrebbe essere una nostra invenzione per alleviare l’angoscia della morte?’ Gli dico: se hai fame ti piace un panino, e la capisci bene la differenza da un panino virtuale. Pensi che sarei rimasto 28 anni in Brasile per un panino virtuale? Per me decise don Giussani: ‘Andresti volentieri in Brasile?’ Dissi di sì, subito”. Alla vigilia di Natale Santoro ha incontrato Bondi e Ronchi, commissari per l’Ilva, e ha raccomandato loro gli impegni che ritiene “prioritari”: “rispettare e, possibilmente, accelerare i tempi di attuazione del Riesame dell'Aia, cominciando dalla copertura dei parchi minerali. Procedere con le bonifiche senza tralasciare la messa in sicurezza della falda, bloccata dai numerosi ricorsi al Tar, che ha dato ragione all'azienda benché la Conferenza nazionale dei servizi abbia certificato un inquinamento allarmante. Trasformare il processo produttivo tramite l'adozione delle migliori tecnologie esistenti che consentirebbero di eliminare le cokerie e l'agglomerato”, eccetera. “Il mio invito a tutti è: Almeno parlatevi, capitevi. E la legge che c’è, almeno applicatela”.
Poi, nella notte fra l’11 e il 12 gennaio i custodi giudiziari e i carabinieri del Noe hanno compiuto un’ispezione senza preavviso nell’Ilva e hanno trovato gli impianti (quelli che dovrebbero funzionare a ritmo ridotto) “tirati al massimo. Anomale accensioni delle torce dell’acciaieria non per sicurezza o emergenza ma unicamente per la combustione di gas di scarto... Emissioni diffuse in assenza di impianti per l’abbattimento delle polveri e dei fumi derivanti dal taglio dei materiali ferrosi o dalla gestione dei materiali incandescenti come nella discarica Paiole”...
Mario Amodio lo incontro in un circolo operaio, mi ci accompagna Fulvio Colucci, che ausculta storie umane e se le lega al dito. Mario ha 35 anni, il 2007, l’anno di Aparecida, fu per lui l’anno di Viareggio, dove vinse il campionato mondiale di Kick-boxing. “Mio padre era disegnatore tecnico di tubazioni, andò in America da trasfertista, ebbe un riconoscimento all’Empire State Building. Siamo stati 8 anni a New York e uno in Virginia”.
Mario è esile, ha lineamenti fini, ha lavorato all’Ilva da quando aveva 18 anni con ditte di appalto metalmeccaniche, nel 2004 è diventato dipendente diretto, prima aiutante tubista poi carpentiere, nell’officina generale. Nel 2005 gli hanno diagnosticato la sclerosi multipla. Nel 2008 un carcinoma alla lingua (“Prima ero capace di toccarmi il naso, con la lingua”). Intervento al Gemelli, recidiva nel 2009. Nel 2011 un carcinoma all’esofago, asportato con laringe e tiroide. “Fino al giugno del 2011 ho continuato a lavorare. Ho cambiato corpo, perduto le sensazioni di una volta. Ma volevo tornare a mangiare. Sono come un vaso scoperchiato, che trabocca appena mi piego. Rischio di soffocare per una doccia. Pesavo 55-56 kg, era la mia categoria; ora 40. Per la sclerosi non faccio più controlli perché è diventata la cosa meno importante. Le flebo antinfiammatorie mi buttano giù terribilmente. Nel 2012 mi hanno operato di nuovo per un linfonodo, poi una radioterapia molto pesante. Ti brucia tutto. La mia risorsa vera è mia moglie, Felicetta. A 18 anni mi sono innamorato, per un anno ho smesso la palestra per andarle dietro dappertutto, avevo paura di perderla, a 23 ci siamo sposati. Ho una pensione di inabilità al lavoro, 850 euro. Sono in causa con l’Inail, dopo l’operazione del 2011, per il riconoscimento della causa di lavoro. Sono assicurato, perché devo fare causa e perdere tanti anni?
Avevo cominciato col karate a 11 anni, per me era il migliore, la precisione: col kickboxing puoi far male, c’è meno controllo. Prima pensavo solo allo sport, era la mia vita. Uscivo dall’Ilva con la polvere minerale in gola e sulla pelle, in palestra sudavo nero, anche dopo la doccia, sembravo uno che non si lava. Si ammalano in tanti, i più non lo dicono: occorre confidenza per dire cose così, e si tiene caro il lavoro. N., per esempio, è stato operato a Pisa alla tiroide, ora ha un nuovo problema: gli hanno detto subito che c’entrava l’inquinamento industriale. Anche lui prima pensava che dipendesse dal fisico della persona, o da una predisposizione… Un esorcismo, si spera sempre –non che succeda a un altro, ma che non succeda a sé”. I casi resi noti di tiroide alla carpenteria (280 operai) sono 6, 3 di patologie nodulari, 2 di tumori papillari e 1 midollare.
Mario la voce non ce l’ha più. Mi dice queste cose, e molte altre, attraverso un mediocre laringofono appoggiato alla gola. “Uno l’ho buttato via per rabbia, poi mi sono sentito perso. L’ho ricaricato tutta la notte. Ce n’è uno al titanio, costa 800 euro, l’Asl ne dà 250”.
L’arcivescovo e il campione: mi sembra che qualcosa li riguardi, loro sapranno che cosa. Per giunta, a Mario era stato riconosciuto per 3 volte, ogni volta per due anni, l’accompagnamento. Ora, per uno scherzo improvviso, gliel’hanno tolto. Alla visita, gli hanno anche chiesto: “Lei lavora?”(Adriano Sofri - Repubblica)

giovedì 28 novembre 2013

Sacri crismi o crimini?

Ilva, commemorazione per operaio morto un anno fa

Giovedì 28 novembre, in occasione del primo anniversario della morte di Francesco Zaccaria, il 29enne operaio dell'Ilva rimasto intrappolato all'interno della cabina di una gru caduta in mare al passaggio di un tornado, si svolgerà una cerimonia commemorativa.

Alle ore 10.15 si muoverà dalla capitaneria di porto un'imbarcazione con i familiari dell'operaio, accompagnata dall'arcivescovo di Taranto Filippo Santoro e dal cappellano dell'Ilva, padre Nicola Preziuso.
Raggiunto il luogo in cui cadde la gru, alle ore 10.45, ci sarà la benedizione e il lancio di una corona da parte della famiglia Zaccaria. Il 29enne fu recuperato tre giorni dopo l'incidente dai sommozzatori dei Vigili del fuoco all'interno della cabina della gru, ricoperta da un grosso strato di fango, a 24 metri di profondità.(Rassegna)

venerdì 8 novembre 2013

Il nostro bilancio sull'esito del Convegno diocesano


" Il bilancio è positivo innanzitutto per la concertazione che si è realizzata". Parla il promotore del Convegno Ambiente Salute e Lavoro che si è tenuto ieri a Taranto e che ha visto anche la partecipazione dei Ministri Lorenzin e Orlando. Parla Monsignor Santoro che col convegno ha voluto dare una svolta :  seguire un'altra direzione rispetto a quella passata. 
Seppur apprezzando lo sforzo della Chiesa di unire in un sol tavolo soggetti differenti, constatiamo che, NON tutti e in particolare i Ministri Orlando e Lorenzin hanno mostrato  di essere "uniti da un'unica preoccupazione: quella di offrire speranza alle varie persone toccate dall’inquinamento in maniera molto grave, quella di offrire speranza ai molti lavoratori che rischiano di perdere la loro occupazione".
Se confidassimo nell'operato dei ministeri ieri intervenuti potremmo dire al vescovo Santoro che "la speranza è morta". Hanno infatti ancora una volta fatto intendere che quella fabbrica non si tocca, nè tanto meno la sua produzione. Priorità dunque al lavoro inquinante, priorità alla produzione che uccide, priorità al loro "dio denaro". Hanno mostrato con le loro posizioni la loro indifferenza, il peso morto della storia, quella italiana.
 Anche le parole della Lorenzin non destano alcuna sorpresa, dichiarando che se il livello di screening a Taranto è troppo basso non è a causa della mancanza di risorse e personale: sono stati infatti stanziati 10 mila euro....  La risposta alla Lorenzin non tende ad arrivare: il direttore dell'Asl Taranto 1, Fabrizio Scattaglia, fa sapere: quelle risorse sono già state impiegate e  per la situazione della città servono ulteriori stanziamenti.


Ci hanno "offerto speranza" le parole dei ministri? Semmai l'hanno spenta come la spengono ogni volta che "aprono bocca" o addirittura applicano senza un minimo di concertazione le loro leggi Salva Ilva.


Per fortuna non si vive di sola speranza, qui a Taranto viviamo di resistenza.
 

Cronaca di un convegno


Ilva, Vendola non va dal vescovo Santoro

di Sandra Amurri.
La Chiesa a Taranto illumina il buio della politica e cammina sulle gambe di chi è rassegnato, abbandonato dalle Istituzioni e si trova solo a fare i conti con la malattia, la morte, l’ansia di un lavoro che non c’è o che teme di perdere . E diventa promotrice del convegno “Ambiente, Salute, Lavoro, un cammino possibile per il Bene Comune” a cui ieri hanno partecipato i ministri dell’Ambiente Andrea Orlando e della Salute Lorenzin. Mentre, seppure invitati “calorosamente” come sottolineato dal vescovo Filippo Santoro, il presidente della Regione Vendola, il sindaco Ippazio Stefàno e il direttore dell’Arpa Assennato, indagati, hanno deciso di sottrarsi al confronto. “Una scelta personale, ognuno risponde per sé”, è stato il laconico commento del vescovo, che dopo tanto tempo in Brasile da un anno e mezzo è nella città ferita in cui chi lo ha preceduto non ha disdegnato “opere di bene” dal Gruppo Riva in cambio dell’indifferenza di fronte a quella che la dottoressa Annamaria Moschetti ha definito una “strage di uomini, donne e bambini”. “Non posso chiedere scusa alla città per conto altrui, sapete il peccato è debito di chi lo compie” spiega il vescovo “di certo io mi sto muovendo in un’altra direzione da quella passata. Vogliamo provocare gli amministratori con le nostre domande per avere risposte”. Domande che non piacciono al ministro Lorenzin che, dopo un intervento accompagnato dai fischi, si è affrettata a uscire infilandosi, scortata, nell’auto blu. Niente conferenza stampa come auspicato dal vescovo, a cui ha partecipato solo il ministro Orlando: “Il problema dell’Ilva, oggi, dopo connivenze di ogni genere, si presenta più difficile ma non impossibile da risolvere. L’Aia può accogliere suggerimenti, correzioni e vi invito a segnalare ritardi negli interventi di risanamento” ribadisce. “La discarica Mater Gratiae va prima bonificata” dice rassicurando chi, a ragione, dalla platea esprime forte preoccupazione per l’autorizzazione data al suo utilizzo. “Nulla è scontato, di certo il commissariamento dell’Ilva rappresenta un passo rivoluzionario che segna una strada percorribile anche per altre realtà” spiega il ministro. Intervento apprezzato quello di Orlando, seppure con tante riserve di chi, in tutti questi anni ha ricevuto solo promesse disattese a scapito della salute e della tutela dell’ambiente. Parla di risanamento il ministro, da attuare anche “con un’aggressione dei beni della famiglia Riva” che, precisa “non è così semplice come appare”. IL MINISTRO della Salute Lorenzin, invece, non raccoglie l’invito del vescovo di creare una rete di laboratori per la prevenzione delle malattie derivanti dall’inquinamento con l’esenzione del ticket: “stiamo vivendo un’emergenza sanitaria… essere una società avanzata significa far convivere lavoro e salute”, si limita a dire. La platea ascolta sgomenta e fischia. Mentre strappa applausi il vescovo Santoro quando dice: “Sono arrivato a Taranto prima di papa Francesco a Roma, ma oggi sono travolto dal suo entusiasmo e mi sento più forte. Taranto è ferita e avverto su di me una grande responsabilità che mi impedisce di restare indifferente di fronte a chi deve risanare questa ferita e non lo fa. Cari ministri, vi prego di farvi portatori della sofferenza dei bambini dell’oncologi – co, di chi ha perso i propri cari perché voglio pensare a Taranto come a un luogo dove si possa rinascere, additata come esempio di ripresa anche di una classe politica nazionale e regionale che torni vicina a chi soffre. Vogliamo una parola chiara per sapere se siamo condannati o se c’è via di salvezza per la salute dei tarantini, per i lavoratori e soprattutto per i più poveri. Il telegramma che ci ha inviato papa Francesco sarà la nostra Magna Carta: prodigarsi per una soluzione che metta al centro uno stile di vita sostenibile”, e conclude: “Le nostre processioni non hanno mai avuto un soldo da Riva”. (IL FATTO QUOTIDIANO)

martedì 5 novembre 2013

Un firma per monitorare l'endometriosi

Ambientalisti Taranto per istituzione registro casi endometriosi

Nel convegno sui temi della salute, dell'ambiente e del lavoro che si terra' giovedi' a Taranto su iniziativa dell'arcivescovo Filippo Santoro, presenti i ministri dell'Ambiente, Andrea Orlando, e della Salute, Beatrice Lorenzin, il movimento ambientalista tarantino chiedera' fra l'altro l'istituzione di un "Registro regionale pugliese per l'Endometriosi". La richiesta e' sostenuta dall'Isde, l'associazione medici per l'ambiente, e dall'Ordine dei medici di Taranto.
  "Si parla di un 10% di donne tarantine toccate da questa malattia - e' stato affermato oggi in una conferenza stampa dal movimento "Taranto Lider" - ma noi crediamo che i casi siano di piu'". Tre milioni in tutta Italia sono le donne colpite da una patologia importante che investe l'apparato riproduttivo femminile, causando danni psico-fisici, forti dolori e infertilita'. Dati e studi recenti dimostrerebbero quanto l'inquinamento da sostanze tossiche, in particolare da diossine e Pcb, possa incidere sull'insorgenza di questa patologia.
  "Questo significa che sarebbe possibile fare prevenzione primaria - spiega "Taranto Lider" - se solo avessimo dati epidemiologici attendibili anche in Puglia, una regione che presenta numerose aree caratterizzate da livelli critici di inquinamento." La richiesta di "Taranto Lider" e' sostenuta anche dall'associazione "Passeggino Rosso", un movimento di donne di Brindisi nato per richiamare l'attenzione sui problemi che colpiscono la salute dei bambini e delle donne.
  L'istituzione del Registro regionale per la raccolta e l'analisi dei dati clinici e sociali riferiti alla malattia dell'endometriosi avra' il fine di stabilire appropriate strategie di intervento, di monitorare l'andamento e la ricorrenza della malattia, nonche' di rilevare le problematiche connesse e le eventuali complicanze, e infine di mettere in atto strategie di prevenzione primaria nelle zone a rischio.
  "Le donne che hanno contratto questa malattia - aggiunge D'Amato - dovranno usufruire in Puglia dell'esenzione del ticket sanitario e delle agevolazioni per le analisi e per le cure". Il comitato "Taranto Lider" ha anche lanciato una petizione on line con quale si rivolge direttamente al governatore della Puglia, Nichi Vendola, per chiedere "una legge per la tutela delle donne affette da endometriosi". Ad ottobre del 2012 questa malattia e' stata inserita nelle nuove tabelle dell'Inps come causa di invalidita' civile.
  L'endometrio e' un tessuto presente all'interno dell'utero e quando si sviluppa anche in altre parti del corpo e non solo all'interno dell'utero, si parla di endometriosi, e' stato spiegato oggi. Precisato anche che interessa soprattutto le donne di 30-40 anni e che si verifica piu' spesso nelle donne che non hanno mai avuto figli. I sintomi si possono raggruppare in due gruppi fondamentali: dolore e infertilita'. E l'infertilita' puo' essere causata anche da fattori biochimici.(AGI).

mercoledì 5 giugno 2013

Come ti risollevo uno stabilimento ma non una città

Il Governo commissaria l'Ilva, ed è una notizia oramai sulla bocca di tutt*.
Ne parlano politici, professori universitari e come è giusto cittadin* e ambientalist* di Taranto e perfino il vescovo Monsignor Santoro e "ne avevamo proprio bisogno di conoscere la sua opinione".... ironicamente s'intende!

Ne parla in positivo e c'era da aspettarselo: "Il commissariamento dell'Ilva "è sicuramente una scelta di responsabilità" (TMNews) - ma i commenti su "questa" che sarebbe "per loro" una scelta di responsabilità" in rete e non solo, sono tanti.



Tra le eccezioni:

il deputato leccese del M5S  Diego De Lorenzis intervenuto il 4.06 alla Camera dei deputati sul caso Ilva. Ha dichiarato: “L’acciaio di tutto il mondo non vale la vita di un solo bambino!”. Chiede a nome di tutto il Movimento la chiusura dell'area a caldo, "incompatibile con la salute".

Come si può pensare di bonificare lo stabilimento Ilva di Taranto e tutte le parti circostanti inquinate, e contemporaneamente mantenere attiva la fonte inquinante, appunto l'area a caldo?
Il Ministro Zanonato dovrebbe chiarirci tutte queste perplessità. Perchè ancora non lo ha spiegato. Si è limitato semplicemente a dire che l'Ilva va salvata, bonificata ma deve continuare a produrre perchè "Non è un’azienda decotta, è un’azienda che produce reddito e funziona bene..... Continuare la produzione è la condizione per mantenere l’occupazione”(ilfattoquotidiano.it)
E come se non bastasse cosa fa? nomina commissario un uomo di fiducia della famiglia Riva: Enrico Bondi....

Il movimento 5 stelle  intanto fa sapere che intende dialogare con i tarantin*: lo farà  in Piazza della Vittoria, questo sabato 8 Giugno alle ore 18: "i portavoce del MoVimento  5 Stelle parteciperanno all’incontro per ascoltare ed accogliere le istanze  e le proposte della cittadinanza al fine di presentare dei provvedimenti concreti in Parlamento" (potete leggere l'intero comunicato qui)






Interessante il post di Alessandro Marescotti sul suo personale blog de Il fatto quotidiano che racconta come si è giocata e si sta tuttora giocando la "partita Taranto-Riva" e che riassume in tre mosse.
L'ultima mossa, quella decisiva è quella dettata dal governo PD_PDL, il governo Letta: dopo il sequestro dei profitti da parte della magistratura (aggirando  cosi’ i vincoli della legge 231/2012) che tocca tutti i capitali del Gruppo Riva ad eccezione dell’Ilva di Taranto, il governo risolleva i Riva grazie ad decreto con il decreto pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale.
"Ed ecco la terza risurrezione dell’Ilva" scrive Marescotti: "Il governo Letta prevede invece che cinque esperti possano riconfigurare il percorso attuativo dell’Aia (articolo 1 comma 5) in quanto è previsto un nuovo “piano” che deve “prevedere le azioni ed i tempi necessari” per la realizzazione dell’Aia.
Ma come è possibile? Questo piano era già contenuto nell’Aia! L’Aia era gia’ completa di cronoprogramma e di ogni specifica tecnica: doveva essere solo rispettata. Gli esperti sono già presenti nell’Ispra e nell’Arpa, non ve ne è bisogno di altri. E’ il massimo della confusione e della sovrapposizione di competenze. Siamo in presenza di un papocchio che contiene la sorpresa di un grimaldello nascosto: l’Aia da rigida diventa adattabile in funzione dei “tempi necessari” alla realizzazione del “piano industriale”.
La presenza di questi tre esperti nel decreto è pertanto sospetta dato che già l’Aia era stata scritta da una commissione di esperti e veniva considerata “blindata” dalla legge 231/2012: dura lex sed lex.
Ora invece l’Aia può essere riscritta in corso di realizzazione grazie agli “esperti”.
E’ come dire: costa troppo un ponte con quattro piloni? Lo facciamo in economia con tre. E gli esperti certificano.
Il nuovo decreto che salva l’Ilva dal collasso scongela i capitali sequestrati e nomina Bondi commissario dell’Ilva. Le guance di Monti sarebbero arrossite.
E cosi’ l’amministratore delegato dell’Ilva, dimessosi da pochi giorni, ritorna in azienda con il cappello di servitore dello Stato dopo esserne uscito con il cappello di servitore dell’azienda.
Ilva ha debiti con le banche che vanno onorati prima della sua chiusura e quindi deve continuare a produrre.
Le banche non transigono, un fallimento dell’Ilva trascinerebbe nella polvere un intero sistema creditizio ed è per questo che sono scesi in campo i poteri forti. (...)
Infine ecco la questione decisiva: i prezzi delle materie prime salgono e l’offerta dell’acciaio è superiore rispetto alla domanda di mercato. Inoltre il mercato nazionale è fermo con la crisi dell’edilizia che è il primo cliente dell’acciaio grezzo. E le prospettive che rimangono aperte sono individuabili nell’Asia in crescita in cui la fa ormai da padrone l’acciaio cinese. Le abile manine che modificano le leggi quando la magistratura fa scacco matto potranno ancora cambiare – senza alcun arrossir di guance – le regole del gioco durante la partita, ma non possono cambiare l’esito di questa storia che sarà comunque scritto dall’economia globale.
Quanto potrà durare l’agonia di questi signori della “old economy”?
E quanti morti e feriti costerà alla fine questa disperata battaglia di retroguardia dei signori della politica?" Per leggere l'articolo per intero cliccare qui

Tra le eccezioni comparirebbero anche nomi di rappresentanti politici di SEL che si schierano "ora" contro le decisioni governative: preferiamo non citarli. Non sono "credibili" quei personaggi che se un giorno appaiono proni a Riva un altro gli si mettono contro.
A tal proposito, trascriviamo, per chi l'avesse dimenticata, una vecchia celebre frase del governatore pugliese che c'è rimasta nel cuore...: "«Chiesi ad Emilio Riva, nel mio primo incontro con lui, se fosse credente, perché al centro della nostra conversazione ci sarebbe stato il diritto alla vita. Credo che dalla durezza di quei primi incontri sia nata la stima reciproca che c’è oggi. La stessa che mi ha fatto scendere in campo contro il referendum per la chiusura del ‘polmone produttivo’ della Puglia».

Come si cambia
per non morire... 
come si cambia per ricominciare.....

(sulla ambigua posizione di Vendola si consiglia la lettura di 
Vendolaparoleopereomissioni  
e VendolapronoRiva )









martedì 30 aprile 2013

Emilio Riva, l'arrestato più permaloso d'Italia!

Emilio Riva querela Aldo Busi
di Alessandra Cristofari

Emilio Riva ha citato in giudizio Aldo Busi per le dichiarazioni rilasciate nel corso della puntata “La Crosta” di Servizio Pubblico, andata in onda il 30 novembre 2012. Ecco cosa ha detto lo scrittore sullo stabilimento di Taranto che ha tanto fatto infuriare l’ex presidente della società Ilva Spa.

EMILIO RIVA-ILVA-ALDO BUSI-4
LA DENUNCIA - Sul sito altriabusi.it è possibile leggere l’atto di citazione che l’ex Presidente dell’Ilva Emilio Riva ha trasmesso tramite il suo avvocato Francesco Flascassovitti nei confronti di Aldo Busi e delle dichiarazioni rilasciate nel corso di una puntata di Servizio Pubblico. “In data 30 novembre 2012, il sig. Busi dichiarava: “Che cos’è questo imprenditore italiano che si chiama Riva. Un imprenditore che in 17 anni guadagna 3 miliardi e mezzo di euro e non investe nemmeno un euro negli impianti. Che cosa fa? Dove sono andati? Bisognerebbe trovarli questi soldi e confiscarli come si confiscano i beni ai mafiosi, darli a questi uomini e queste donne che hanno lavorato”.
RIVA ARRABBIATO - L’avvocato di Riva riconosce che Busi non nomina espressamente l’ex Presidente ma “È evidente che si riferisca a lui”  ma “la giurisprudenza di legittimità è costante nell’affermare che in tema di diffamazione ‘non è necessario che la persona cui l’offesa è diretta sia nominativamente designata, essendo sufficiente che essa sia individuata in maniera inequivoca anche attraverso il riferimento a fatti e circostanze”. Insomma, Riva si è sentito diffamato dalle espressioni di Busi che giudica “gravemente offensive”. L’ex Presidente fa sapere che non risponde a verità il mancato investimento negli impianti: “Nel corso degli anni l’Ilva ha investito 4 miliardi per ammodernare e mettere in sicurezza lo Stabilimento di Taranto”. Inoltre, ritiene “priva del requisito di continenza” l’affermazione della ridistribuzione del denaro tra i lavoratori, per di più la definizione ‘beni mafiosi’ “configura una plateale violazione dei principi di moderazione, misura e proporzione nelle modalità espressive”. Per la “vasta eco” del programma di Michele Santoro, le dichiarazioni di Aldo Busi, per Riva, hanno un prezzo: 500 mila euro. Busi deve presentarsi all’udienza del 30 settembre alle ore 9:00 avanti il Tribunale Civile di Varese. Qui è possibile rivedere l’intervento di Busi al minuto 1:09:04.
guarda la puntata di Servizio Pubblico:

(Photo Credit/Screenshot-Servizio Pubblico)

martedì 30 ottobre 2012

Giovane operaio morto a Taranto

Un giovane operaio muore in circostanze dubbie sulle quali pesa ancora una volta il sospetto del patto scellerato tra industriali e stato con la complicità dei sindacati. Ancora una volta la sicurezza è stata svenduta per trenta denari. Ancora una volta non sono i trapassati e le loro famiglie disgraziate ad apparire nelle notizie, a fare da monito per non ripetere più queste tragedie.
Sotto i riflettori, uno stuolo di politici miserabili, di faccendieri e parolieri sgomitano per bagliori di notorietà. Urlano con violenza tutto il loro potere per schiacciare i sussurri della piccola gente che muore nell'ombra. Urlano, poetizzano e sbraitano tra loro, sperando di coprire con il frastuono il fetore delle loro coscienze. Non ci riusciranno. Mai!
 

Ilva, muore un operaio di 29 anni sciopero immediato e sit-in in Prefettura

Un operaio addetto al movimento ferroviario è morto intorno alle 8,45 in un incidente nell'area portuale dell'Ilva di Taranto. La tragedia è avvenuta al quinto sporgente del porto. La vittima è Claudio Marsella, di 29 anni, originario di Mesagne ma residente a Oria e dipendente diretto dell'Ilva. Il ragazzo probabilmente caduto dalla piattaforma della motrice urtando il torace contro i respingenti di un vagone durante le operazioni di aggancio di un carro ferroviario, riportando lesioni al torace. In un primo momento si era pensato che fosse rimasto schiacciato.
A soccorrere l'uomo sono stai alcuni compagni di lavoro, ma le sue condizioni erano già gravi, e Marsella è deceduto all'arrivo in ospedale. Uno sciopero immediato nello stabilimento è stato proclamato dai sindacati dopo che si è diffusa la notizia della morte: blocco delle attività dalle 11 di oggi fino alle 7 di domani 31 ottobre. E due ore di sciopero domani sono state proclamate in tutti gli stabilimenti del Gruppo in Italia. I lavoratori hanno anche improvvisato un sit-in sotto la sede della prefettura di Taranto: si tratta dei dipendenti che aderiscono al Comitato di "Cittadini e lavoratori liberi e pensanti", di cui fanno parte numerosi dipendenti dell'Ilva. I lavoratori chiedono di incontrare il prefetto, Claudio Sammartino, per discutere delle problematiche della sicurezza all'interno dello stabilimento siderurgico dopo l'incidente.
La direzione aziendale dell'Ilva ha espresso "piena vicinanza ai parenti della vittima" e ha deciso di sospendere le attività dello stabilimento, relative al primo turno, in segno di cordoglio. "Grande è il cordoglio per la perdita di una giovane vita - si legge in una nota della Fiom che ha annunciato che si costituirà parte civile nel caso venissero accertate responsabilità - e, sebbene episodi così gravi non avvenissero da 4 anni, è il caso di non dimenticare che, prima di Claudio Marsella, altri 42 lavoratori sono morti in Ilva dal 1992 ad oggi".
Nel 2008 lo stabilimento fu scosso da un'altra morte: quella di Jan Zygmunt Paurovicz, operaio polacco di 54 anni. Per la sua morte sono state rinviate a giudizio otto persone. L'uomo, che era assunto da un'azienda esterna, precipitò da un ponteggio costruito nell'altoforno 4. Mancavano solo pochi minuti alla fine del suo turno, quando un movimento falso lo fece precipitare sul fondo dell' altoforno. Anche in quell'occasione furono i compagni di lavoro a prestare i primi soccorsi, pochi secondi dopo l'incidente. Ma le ferite alla testa non gli diedero scampo.

Immediata una valanga di reazioni.
"Ogni vittima del lavoro è un lutto inaccettabile - ha detto il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini - in questo caso lo è di più perché aggiunge una tragedia umana ad una situazione di tensione che coinvolge tutte le maestranze e la comunità tarantina, che avrebbe invece bisogno di sicurezza sul lavoro e la certezza di vivere in un ambiente sano". "Una vita spezzata a 29 anni, l'ennesimo tributo di sangue versato in una Italia in cui il lavoro e i lavoratori sono marginalizzati". "La tragedia capitata a Claudio Marsella, morto di lavoro all'Ilva mi addolora e pone una volta di più in evidenza l'urgenza di coniugare il diritto alla salute e il diritto al lavoro, che sono parte di un unico inviolabile diritto, quello alla vita": è il commento del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola all'incidente mortale sul lavoro avvenuto questa mattina nello stabilimento siderurgico di Taranto. "Mi auguro - aggiunge il governatore - che la proprietà dell'azienda non abbia bisogno di ulteriori eventi traumatici, che sia l'intervento della magistratura, o una legge regionale, o un altro incidente, per comprendere che è arrivato il momento di rispettare le prescrizioni e consentire così ai suoi lavoratori e alla città di Taranto di vivere in condizioni degne di un paese moderno".
Anche il sindaco di Taranto, Ippazio Stefano esprime cordoglio per la morte del giovane lavoratore dell'Ilva: "Ancora una volta la città piange la perdita di un lavoratore. Una maggiore sicurezza sul lavoro, che renda più facile la tutela della vita e della salute dei lavoratori, è senza dubbio - osserva - la sfida che la modernità deve vincere, nella speranza di non dover più pagare tributi di vite umane, perché lavoro, sicurezza e salute possano coesistere".
"Bisogna fare con urgenza la massima chiarezza sulle dinamiche dell'incidente e sulle relative responsabilità" che in questi casi "non sono mai vaghe o non accertabili", afferma dalla Cgil, il segretario confederale Elena Lattuada. "Vogliamo esprimere il nostro cordoglio e la nostra vicinanza alla famiglia e ai colleghi di lavoro del giovanissimo operaio morto oggi, insieme a tutto il nostro appoggio alle iniziative che si svolgeranno oggi e nei prossimi giorni nello stabilimento".
"La Fiom Cgil, ove dovessero emergere responsabilità di ordine penale, si costituirà parte civile. La gravità dell'accaduto richiama tutti all'impegno di tenere sempre alta la guardia sulle condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro e all'Ilva in particolare". Lo sottolineano in una nota la segreteria nazionale e quella provinciale della Fiom Cgil. Per l'organizzazione sindacale, "l'unico vero e tangibile impegno che l'Ilva può mettere in atto, in questa fase di grande incertezza e di attesa per il futuro, è quello di accelerare la fase di risanamento degli impianti, per risarcire i lavoratori e la popolazione tarantina per il disastro ambientale e sanitario causato".
Si aggiunge il pensiero del primo cittadino di Bari, Michele Emiliano: "Bisogna esigere dall'azienda che vi siano condizioni di sicurezza tali da impedire il verificarsi di fatti così drammatici".
"La notizia della morte di questo nostro giovane fratello, Claudio, torna a sconvolgerci e ad aggravare oltremodo l'orizzonte drammatico del fronte lavoro nella nostra Taranto. Mai vorremmo scrivere simili messaggi di cordoglio e celebrare questi funerali". Lo scrive in una nota l'arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro. Ancora una volta, osserva, "corre l'obbligo di ribadire con forza la sacralità della vita, la sua difesa ad ogni costo e che la sicurezza sul posto di lavoro rimane una priorità irrinunciabile". "Rimane il nodo alla gola - conclude l'arcivescovo - per una vita che è falciata e sentiamo una profonda e ingiusta ferita per ciò che è accaduto".(LaRepubblica)

...e pian piano la verità viene fuori...

Ilva: Usb proclama sciopero immediato dopo morte operaio

(ASCA) - A fronte della morte del giovane operaio avvenuta questa mattina nel reparto Movimento Ferroviari dello stabilimento Ilva di Taranto, il Coordinamento regionale dell'Usb Lavoro Privato Puglia, unitamente all'Usb dell'Ilva, ha proclamato lo ''sciopero immediato di tutti i dipendenti dello stabilimento Ilva di Taranto, a partire dalle ore 11.00 di oggi, 30 ottobre, fino alle ore 7.00 di domani, 31 ottobre''.
Lo sciopero, spiega una nota dell'Usb, e' stato indetto per rivendicare la sicurezza nel reparto MOF e per la tutela dell'incolumita' e della sicurezza di tutti i Lavoratori dell'Ilva.
''Alle postazioni del Mof i manovratori operano da soli, e se un lavoratore ha problemi nessuno e' in grado di rilevarli ed intervenire tempestivamente - denuncia Francesco Rizzo, dell'Usb Ilva - Queste modalita' lavorative sono state sancite da un vergognoso accordo, siglato due anni fa da Fim Fiom e Uilm, in cambio di poche centinaia di euro''.
''Dunque, sia nel caso in cui l'operaio morto abbia avuto un malore, sia nel caso di un incidente, come sembra emergere dai primi accertamenti, si tratta sempre di una giovane vita sacrificata in nome del profitto'', conclude Rizzo.