martedì 31 marzo 2009

Com'è piccolo il mondo...

Una serata sull'inceneritore

Affollata riunione nel salone della Parrocchia Madonna della Fiducia per parlare ed informare i cittadini sui rischi per la salute legati alle emissioni del costruendo inceneritore del Gerbido a Torino. L’associazione “Animo Nichelino” ha organizzato l’incontro per fare chiarezza su diverse questioni molto importanti e censurate dai comuni mezzi di informazione. I giornali scrivono: “l’inceneritore sarà sicuro”, “l’inceneritore elimina la discarica” e altre sciocchezze del tipo “con l’inceneritore, a Brescia hanno l’aria così pulita, che più pulita non si può”.
Sappiate che non è vero!
L’inceneritore di Brescia, considerato il migliore del mondo, produce una quantità di diossina paragonabile a quella emessa dall’Ilva di Taranto e ha bisogno di una discarica di servizio.
Alcuni bresciani che si ammalano di tumore vengono etichettati come alcolizzati, ma tra i membri della commissione del registro tumori c’è anche uno dei direttori dell’inceneritore…
Nessuno ne parla, ma ci sono prove e testimonianze scritte, che sono state illustrate durante l’incontro. I politici favorevoli all’incenerimento dei rifiuti sono stati invitati ad illustrare i loro argomenti, ma non si sono presentati. Si tratta di Antonio Saitta, Angela Massaglia e Stefano Esposito, che evidentemente temono il confronto con la popolazione e preferiscono parlare attraverso La Stampa, che censura i pareri contrari.

Tutti sanno che fanno male...

Ma poi si sprecano in chiacchiere e show per difenderli e aprirne di nuovi: cosa sono?
Ma gli inceneritori, naturalmente!
Vero, sindaco Stefàno e assessore Romeo?
A voi dedichiamo la lettera di una cittadina che riguarda le squallide affermazioni del candidato sindaco di Firenze... ma a noi ricordano tanto cose sentite anche qua!


Io sud(o)....e tu?

Nel momento storico in cui anche il colosso Usa investe sulle energie alternative e sui trasporti a basso impatto, i nostri "rappresentanti" continuano a fare il gioco delle tre scimmiette (a favore di chi?)....

Effetto serra? Non esiste. PDL all'attacco di Kyoto e Ue


I cambiamenti climatici non esistono. E se esistessero farebbero un gran bene. Parola di Pdl. Non è una barzelletta. E' una mozione che porta, tra le varie firme di esponenti della maggioranza, anche quelle di Dell'Utri, Nania e Poli Bortone. In polemica con la Commissione europea che dà "per scontata l'attribuzione della responsabilità del riscaldamento globale in atto da circa un secolo nell'atmosfera terrestre all'emissione dei gas serra antropogenici", i parlamentari del centrodestra professano senza esitazione la loro fede scettica. Sostengono che "una parte consistente e sempre più crescente di scienziati studiosi del clima non crede che la causa principale del peraltro modesto riscaldamento dell'atmosfera terrestre al suolo finora osservato (compreso fra 0,7 e 0,8 gradi centigradi) sia da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all'anidride carbonica di emissione antropica".
E se invece il mutamento climatico fosse veramente in atto? Niente paura - si legge nella mozione che verrà discussa giovedì in Senato - sarebbe una gran bella cosa: "Se pure vi fosse a seguito dell'aumento della concentrazione dell'anidride carbonica nell'atmosfera un aumento della temperatura terrestre al suolo, i conseguenti danni all'ambiente, all'economia e all'incolumità degli abitanti del pianeta sarebbero molto inferiori a quelli previsti nel citato Rapporto Stern e addirittura al contrario maggiori potrebbero essere i benefici".
Non è puro amore del paradosso. Nel mirino ci sono, ancora una volta, gli accordi di Kyoto e l'impegno dell'Unione europea ad arrivare agli obiettivi del 20 - 20 -20, cioè a far correre la macchina dell'industria europea per renderla in tempi rapidi più competitiva sul mercato internazionale aumentando l'efficienza e diminuendo la dipendenza dai combustibili fossili: "Gli obiettivi intermedi e le relative sanzioni introdotte dal cosiddetto Protocollo di Kyoto e dal cosiddetto Accordo 20-20-20 si muovono in antitesi alla dinamica degli investimenti in ricerca".
Al testo presentato dalla maggioranza verrà contrapposta una mozione dell'opposizione. "Quelle della maggioranza sono affermazioni che fanno a pugni con il consenso scientifico e politico maturato in tutta Europa sui mutamenti climatici e danno la misura della marginalità del governo italiano rispetto al modo in cui i principali paesi industrializzati stanno organizzandosi per rispondere alle due crisi che si intrecciano: la crisi economica e la crisi climatica", commenta Roberto Della Seta, capogruppo pd in commissione Ambiente.
di Antonio Cianciullo (31 marzo 2009)

Un convegno importante

Questa sera, ore 18.00 al Salone degli specchi del Palazzo di Città, Taranto.

Vulpio racconta EMMEGI a Taranto

Prendiamo le distanze dal partito politico che sostiene Carlo Vulpio perchè il Comitato per Taranto è assolutamente apartitico.
Di Vulpio apprezziamo la professionalità di giornalista scomodo che ha condotto inchieste importanti in tutta Italia, alcune delle quali riportate nel suo libro RobaNostra, presentato dal Comitato per Taranto (prima che scendesse in campo...).
Ecco le sue parole che trovate anche nell'articolo postato nei giorni scorsi sul blog.

lunedì 30 marzo 2009

L'ambiente in cattedra

Restituiteci il cip6!

Inceneritore: la moda primavera-estate 2009


Inceneritori e nanoparticelle

Convegno di Campodarsego (Pd), 25 gennaio 2009
Possiamo dire, senza tema di smentita, che ci troviamo sulla “linea del Piave”: retrocedere o fare finta di niente ancora non è più possibile senza essere considerati, giustamente, corresponsabili con i progetti criminali che qualcuno vuole fare subire agli italiani soprattutto ai bambini. La Dr. Patrizia Gentilini , oncologa, fondatrice dell’ISDE, lo ha detto a chiare lettere: i dati e studi scientifici sono già ampiamente stati fatti e dimostrano inequivocabilmente che NON SI PUO’ INCENERIRE SENZA UCCIDERE nel tempo molte vite umane soprattutto tra i bambini. Qualsiasi tipo di combustione, di qualsivoglia tipo di sostanza genera enormi quantità di fumi composti di particelle chimiche, le più diverse, in grado una volta respirate di localizzarsi nei diversi organi del corpo e fare sviluppare, nel tempo, neoplasie tissutali o del sangue come vari tipi di leucemie. Lo spazio per i dubbi non c’è più, c’è solo la possibilità di opporsi oppure fare finta di niente come gli struzzi in situazioni di pericolo!
Il latte vaccino a Brescia è pesantemente contaminato da diossine. Questo dato di fatto anziché fare promuovere uno studio esteso sul territorio circostante, al fine di stabilire la causa prima di una situazione così grave, ha portato all’incriminazione degli allevatori le cui vacche hanno prodotto latte alla diossina! Siamo ben oltre la già colpevole idiozia! Nessuna parola, né indagine sulla “bomba ecologica” più grande d’Italia, cioè il mega inceneritore (sempre chiamato termovalorizzatore, per la qual cosa tutti noi paghiamo multe salate alla EU che ci ha condannato per l’utilizzo di appellativo ingannevole!!!). E’ chiaro come il sole che la contaminazione della catena alimentare nelle campagne del bresciano va collegata principalmente alle pesantissime emissioni di fumi dell’incenerimento di oltre 200mila tonnellate l’anno di rifiuti ma per gli amministratori, ASL e ARPA il problema non è nemmeno preso in considerazione perché… ci sono i filtri!
Eppure è stato dimostrato scientificamente che un camino d’inceneritore emette sempre fumo cioè ceneri volatili che ricadono al suolo contaminando giorno dopo giorno, anno dopo anno, l’aria, l’acqua e i terreni circostanti in modo direttamente proporzionale alla massa di materia bruciata. Mettendo i filtri si riesce solo a “nascondere” il fumo, ma non si limitano in alcun modo le particelle che escono dal camino: queste infatti sono molto più piccole e totalmente invisibili e proprio per questo potenzialmente molto più pericolose. I nostri Amministratori, accecati dal denaro non vogliono ricordare la legge fisica basilare secondo la quale “ nulla si crea , nulla si distrugge ma tutto si trasforma”, peccato che la trasformazione data dall’incenerimento sia un incubo per la salute della gente! Infatti il Dr. Stefano Montanari e la moglie Dr.ssa Gatti con le loro ricerche scientifiche al microscopio elettronico, hanno dimostrato che gli inceneritori come tutta l’attività industriale altamente tecnologica produce in modo continuo NANOPARTICELLE, centinaia di volte più piccole del famoso PM10, unica particella considerata dalla legge, la cui concentrazione elevata porta agli inutili provvedimenti di chiusura del traffico veicolare. Ma proprio le dimensioni così ridotte delle nanoparticelle consentono loro di entrare direttamente nel sangue, senza alcuna possibilità di “filtraggio” da parte delle mucose e degli endoteli respiratori, entrando direttamente nella cellula, attraverso la membrana cellulare, senza danneggiarla, posizionandosi a ridosso del DNA del nucleo.
Ovvio che, prima o poi, il DNA subisce un danno e subisce una trasformazione anche in senso neoplastico: certo, non subito, magari dopo 10 o 20 anni! Ecco allora che altri studi epidemiologici effettuati proprio qui in Veneto dall’Istituto Oncologico Veneto (IOV), ma non solo, dimostrano la stretta correlazione tra l’aumento della comparsa di tumori (in particolare i sarcomi, che sono tumori”sentinella” dell’inquinamento dell’aria) nella popolazione con la prolungata esposizione alle emissioni d’inceneritori. Ma tutto tace… la televisione e i giornali non ne parlano per cui …non è vero!!! Non possiamo fare finta che tutto questo non esista: è duro da accettare ma, se siamo uomini e non “caporali” abbiamo il DOVERE ETICO di proteggere noi e i nostri figli da una minaccia che è già realtà, ma che possiamo evitare diventi ancora più grave. La nuova “politica energetica” di questo paese è ostaggio da sempre dei petrolieri ma con la legge dei CIP6 si è oltrepassata ogni misura di decenza.
La legge europea sulle energie rinnovabili era accettabile: prevedeva che ogni cittadino pagasse una percentuale della bolletta energetica (in Italia il 7%) per finanziare la costruzione di impianti di energia rinnovabile anche familiari. Ora la lobby dei petrolieri, solo in Italia, è riuscita a fare aggiungere, al testo, la famosa parolina “…e assimilabili”, riuscendo così a fare rientrare nelle fonti di energia rinnovabili anche i rifiuti urbani che, inceneriti, fanno produrre energia elettrica. Il famoso CDR ovvero combustibile derivato da rifiuti! In questo modo i 5 miliardi di euro l’anno che gli Italiani pagano per autofinanziarsi una conversione energetica ecocompatibile vanno per il 70% a finanziare gli inceneritori : mentre per gli impianti fotovoltaici, eolici etc. resta un misero 30% . Non solo ma questi squali si fanno pagare l’elettricità prodotta con l’incenerimento dei rifiuti tre volte il suo valore perché sarebbe elettricità prodotta con “energia rinnovabile”!
Il Dr. Montanari ha mostrato una foto del cadavere di un neonato di pochi giorni morto per una leucemia iperacuta, fulminante. La madre sana con gravidanza senza problemi: nel corpo del neonato sono stati rinvenuti presenza di metalli pesanti di vario tipo in elevata concentrazione. Come è stato possibile tutto ciò? Evidentemente, durante la gravidanza, il sangue della madre conteneva questi veleni e li ha passati a suo figlio. A lei, apparentemente nulla di patologico è accaduto ma su un essere di pochi chili è stato molto probabilmente fatale. Quante di queste morti dovremo ancora sopportare per comprendere che non possiamo accettare in silenzio la costruzione di centinaia di nuovi inceneritori (chiamati ovviamente cogeneratori a biomasse o termovalorizzatori etc.) in tutta Italia? L’obiettivo RIFIUTI ZERO è una realtà in molte grandi metropoli nel mondo: si può attuare, qui ed ora, con spesa minima evitando totalmente l’incenerimento ed eliminando la tassa sui rifiuti ai cittadini che virtuosamente aderiscono alla raccolta differenziata spinta: lo ha dimostrato dati alla mano l’imprenditrice veneta Carla Poli puntando molto sull’educazione ambientale delle nuove generazioni.
In Veneto è stata lanciata ieri l’iniziativa Rete Ambiente Veneto (R.A.V.) per collegare tutte le realtà dei Comitati sparsi ovunque nel territorio che si oppongono allo scempio del territorio e della loro salute. Nella grande maggioranza dei casi gli Amministratori locali sono collusi perché comprendono solo il linguaggio del denaro: resta solo la possibilità di una grande mobilitazione della gente che dal basso costringa i politici a ricordare che amministrano nel nome e per conto delle persone che li votano e non delle ditte costruttrici d’inceneritori! A noi l’iniziativa Politica, con la “P” maiuscola perché l’alternativa non c’è se non il deserto delle coscienze di gente che si è venduta l’anima !!!
Dr. Paolo Girotto, Presidente Radio Gamma 5
Disinformazione.it

Taranto scenderà in piazza per il lavoro!

Testo unico, verso la manifestazione nazionale di Taranto
di Danila Bellino

“Consulterò anche le parti sociali”, è questa la promessa del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, dopo aver approvato in consiglio dei ministri il nuovo testo unico in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro. Adesso che si apre l’iter legislativo e le correzioni apportate passeranno all’esame della Conferenza Stato e regioni e delle commissioni competenti di Camera e Senato, la speranza del ministro è in “un consenso larghissimo, non unanime, per le solite ragioni”. Per ora, “considero il testo ancora aperto”, ha puntualizzato Sacconi, “ma qualunque modifica è dentro la delega ed è coerente coi i principi contenuti nella delega”. Ma, se da una parte il ministro ha sottolineato “la scelta di continuità”, dall’altra ha polemizzato con il testo uscito dal governo Prodi, definendolo “frettoloso, perché fu approvato in campagna elettorale, a Parlamento sciolto, con molti dubbi formali e sostanziali, nascendo da un clima di contrapposizione fra tutte le organizzazioni sindacali da una parte e tutte le organizzazioni imprenditoriali dall’altra, e non solo Confindustria, come si sente dire”. Sull’importante nodo dell’arresto, introdotto dal precedente governo, il ministro ha chiarito che “l’arresto rimane non solo come sanzione alternativa all’ammenda nei casi in cui era già prevista, ma tutto l’impianto dell’arresto resta sostanzialmente quello precedente”. In alcuni casi in cui era prevista l’alternativa arresto-ammenda, “se la violazione è solo formale ci sarà solo la parte pecuniaria e non l’alternatività”, ha spiegato Sacconi. Le sanzioni pecuniarie sono lievitate, anche per un adeguamento ai livelli d’inflazione, ma gli aumenti previsti precedentemente dal Testo unico “erano irrazionali e caratterizzati da propaganda elettorale”, ha detto Sacconi, ribadendo che il nuovo criterio è più “ragionevole”.
Ma la prima doccia fredda è arrivata dal segretario della Cgil Guglielmo Epifani, che ha stigmatizzato le modifiche come “un grave errore che la Cgil non capisce e che il paese fatica a comprendere”. Le modifiche, secondo Epifani, andavano fatte dopo “aver sperimentato le norme almeno per due anni, per verificarne l’efficacia, ma il governo ha voluto modificare il decreto”. Di queste modifiche, ha dichiarato Epifani, “che toccano profondamente molti capitoli e non solo quello delle sanzioni, non se ne sentiva assolutamente il bisogno, e la condizione della sicurezza in Italia non sente la necessità di modifiche legislative continue che fanno mancare qualsiasi certezza della norma”. Critico anche Gianni Rinaldini della Fiom-Cgil, che ha parlato di “un provvedimento inaccettabile, perché sono attenuate le sanzioni nei confronti delle imprese e si riducono le forme di controllo e prevenzione”.
Scettiche anche le associazioni che raccolgono i familiari dei morti sul lavoro, “mi sembra che venga a mancare un elemento fondamentale”, ha detto Franca Caliolo, della Rete nazionale per la sicurezza sui luoghi di lavoro, e vedova di un operaio morto all’ILVA di Taranto, “il rafforzamento dell’ispettorato; se non c’è un maggior numero di ispettori e una loro specializzazione, in modo che non siano soltanto dei burocrati, non vedo a cosa serve un impianto di pene e sanzioni”. Già nei giorni scorsi, ha ricordatola Caliolo, “le dichiarazioni di Sacconi avevano fatto prevedere un ammorbidimento in questo senso, portando avanti le ragioni della crisi, della perdita dei posti di lavoro, degli ulteriori danni da arrecare alle imprese”. Con estremo senso della sintesi la Caliolo ha spiegato “se io sono ubriaca e mi metto al volante su una strada pedonale e ammazzo un pedone, è omicidio volontario, non vedo perché non debba essere così anche per le morti in fabbrica; quel testo andava completato e non tagliuzzato, modificato, perché se una legge è già approvata deve andare avanti”. Scetticismo viene espresso anche da Legami d’acciao, l’associazione che riunisce i familiari delle vittime e gli ex operai delle acciaierie Thyssenkrupp, “se guardiamo bene la legge era già nata da un estremo tentativo di mediazione fra molte posizioni e comunque dava fastidio al padronato”, ha dichiarato Ciro Argentino, ex operaio della ThyssenKrupp, aggiungendo che, “se mettiamo in conto poi che l’applicazione della legge non c’è stata da nessuna parte, allora capiamo perché si è cominciato a parlare di modifica, di chiarificazione della normativa, si è preferito annacquare la legge piuttosto che applicarla”. Il diciotto del prossimo mese, ha anticipato Argentino, “ci sarà una grande manifestazione a Taranto, proprio per invocare e rilanciare certe cose dette nel testo della legge, in difesa dei luoghi di lavoro e per stabilire un punto importante: non ci può essere una giustizia a doppio binario, quello del cittadino e quello dell’imprenditore, l’applicazione della giustizia deve essere uguale per tutti e noi speriamo che proprio il processo avviato contro la ThyssenKrupp lo dimostri finalmente anche in un paese come il nostro” (Articolo21)

domenica 29 marzo 2009

liberi dall'incubo!

Ecco un messaggio che circola in rete riguardo alla chiusura della Copersalento, socetà di trattamento e incenerimento dei rifiuti, accusata di dispensare diossina in tutto il territorio di Maglie.
Solito scenario: terreno contaminato, acqua tossica, pecore e animali abbattuti per diossina, latte, formaggio e prodotti agricoli invendibili perchè velenosi.
Ma qui l'epilogo è diverso, leggiamolo nelle parole dei cittadini:

Oggetto: ABBIAMO VINTO!!!!!!!!!!!!!!!!!!
E' FINITA, E' FINITA, E' FINITAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!
LA COPERSALENTO NON ESISTERA' PIU'!
CE L'ABBIAMO FATTA!
DOMENICA ALLE 11.00 SI TERRA' COMUNQUE LA MANIFESTAZIONE, NON MANCATE! SARA' ANCORA PIU' BELLO PARTECIPARE...
GRAZIE A TUTTI VOI... DI CUORE...

Salute e ambiente. Un libro di Laura Corradi

Mercoledì 8 Aprile, alle ore 19:00, si terrà a Taranto la presentazione del libro:

Salute e ambiente. Diversità e disuguaglianze sociali di Laura Corradi

Questo volume ha per oggetto le differenze e le disuguaglianze nella salute. Non solo quelle nella sanità, spesso alla ribalta delle cronache nel nostro paese proprio per la loro evidenza. Una iniquità di trattamento viene perpetrata infatti ai danni delle persone malate delle classi più svantaggiate in termini economici e di istruzione: coloro che entrano nel sistema sanitario pubblico senza raccomandazioni, senza l'esperienza necessaria, senza potere di negoziazione con l'istituzione sono più frequentemente vittime di negligenza e abusi.
Sarà presente l'autrice.

Il Comitato di quartiere "Città Vecchia" Taranto, si trova in Arco Paisiello G18 (nei pressi del nuovo ufficio postale). Info: 0994716012

Visualizza la mappa su Google Maps

Bel nome "Fenice" per un inceneritore...

E leggiamo in questa notizia quanto faccia bene a Melfi questa "Fenice"!

Un’ordinanza del sindaco di Melfi del 13 marzo scorso vieterebbe l’utilizzo dell’acqua presente nei pozzi siti all’interno del perimetro di Fenice e fino a valle. Lo rende noto Michele D’Anghela del comitato di Melfi contro l’inceneritore . “L’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente di Basilicata, che periodicamente fa i rilevamenti nella Zona, - riferisce D’Anghela - ha comunicato in data 3 marzo al sindaco di Melfi lo stato dell’inquinamento delle falde acquifere sotterranee, non solo nel perimetro del termodistruttore, ma anche a valle». «Solo successivamente, in data 12 marzo l’azienda Fenice ha comunicato al sindaco quanto già comunicato dall’Arpab». D’Anghela ha denunciato come mai Fenice “ non abbia fatto prima dell’Arpab i rilievi a cui chiediamo di pubblicare tutti i dati per rendere manifesta la situazione ambientale non solo di Fenice ma dell’intera zona?». L’appello di D’Anghela è rivolto anche a tutti i comuni dell’area nord di Basilicata che sono interessati dal fenomeno. «Devono a loro volta munirsi del rilevatore di inquinamento che c’è comunque ed è costante, così come ne è dotato il comune di Melfi. Chiediamo al sindaco Ernesto Navazio di convocare un consiglio comunale aperto con i sindaci dell’area nord, assieme all’Asl ed alla Regione per fare il punto sulla situazione critica e porre rimedio a questo grave problema». «Vogliamo sapere cosa succede al nostro ambiente” . Considerando anch e l’aumento del numero di tumori in Basilicata il problema della sorveglianza ambientale deve essere al primo posto in tutte le amministrazioni. Anche i cittadini sono chiamati a mobilitarsi per difendere la propria salute». La OLA si associa alla richiesta del Comitato di Melfi e chiede di far luce sulla grave situazione ambientale causata dall’inceneritore Fenice nell’area del Vulture-Melfese. (olambientalista)

CARLO VULPIO RACCONTA IL "PIZZO DI TARANTO"

Ecco pubblicato su Ultim'ora l'articolo di Carlo Vulpio di cui vi riportiamo il testo:

"Oggi vi raccontiamo una cosa che probabilmente, ancora per molto tempo, non leggerete su nessun giornale, che non ascolterete su nessuna televisione e su nessun canale radio. Vi parleremo di un fatto che, invece, una informazione libera e responsabile dovrebbe titolare a nove colonne sulle sue prime pagine o dovrebbe dare come prima notizia nei telegiornali e radiogiornali. Oggi noi vi parleremo di Taranto.
Taranto, si è scoperto qualche tempo fa, è la città più inquinata d'Europa per emissioni industriali.

Taranto produce il novantadue per cento della diossina italiana.
Taranto è ammorbata da sostanze cancerogene teratogene come gli idrocarburi policiclici aromatici come il mercurio, l'arsenico, il piombo, tutte sostanze che vengono dalle sue principali industrie che non sono industrie di poco conto, ma sono industrie che si chiamano Ilva, la più grande acciaieria d'Europa, si chiamano Eni e la sua raffineria, che si chiamano Cementir, laddove si produce cemento. Queste tre industrie, che sono le più grandi, oltre che ammorbare Taranto e a contribuire in maniera pesante all'aumento dei tumori, delle malattie leucemiche, quindi ad uccidere i tarantini come mosche, non pagano l'Ici al comune di Taranto fin dal 1993, anno in cui l'imposta comunale sugli immobili venne istituita per Legge.
L'Ilva, per esempio, ne paga solo una parte, circa tre milioni e mezzo, l'Eni non paga circa sette milioni di Ici ogni anno, la Edison, altra industria, non paga due milioni e duecentomila euro l'anno di Ici. Poi c'è la Cementir che non paga circa centomila euro l'anno, ma questa somma, rispetto alle altre, rischia soltanto di apparire una multa un pochino più salata. In quindici anni, fino al 2007, tutte queste industrie non hanno pagato complessivamente centosettantadue milioni di Ici fra imposte, interessi e sanzioni.
Questo significa che ogni tarantino ha pagato ottocentodieci euro a testa, quello che potremmo tranquillamente chiamare il “pizzo” che la città di Taranto ha pagato a questi, diciamo, nuovi Casalesi?
Le cose sconvolgenti sono due: la prima che questa Ici non verrà più pagata per il suo ammontare perché dieci anni, dal 1993 al 2002, sono coperti dalla prescrizione, cioè di questi 172 milioni, all'incirca 120 milioni, non potranno più entrare nelle casse del comune di Taranto.
La seconda cosa sconvolgente è che per la prima volta, dopo quarantotto anni, la nuova giunta comunale che si è insediata a Taranto diciotto mesi fa, anche per merito di un nuovo assessore, una signora che si chiama Fischetti ,che è un tecnico prestato alla politica proveniente dall'Agenzia delle entrate, ha disposto assieme al sindaco Stefàno un accertamento fiscale.
Ma ci viene da ridere, scusate, perché abbiamo scoperto che questa è la prima ispezione fiscale che ha subito l'acciaieria più grande d'Europa in cinquant'anni ed è la prima ispezione fiscale che hanno subito anche le altre industrie di cui stiamo parlando.
Noi abbiamo anche scoperto che questo è accaduto per una ragione molto semplice: fino all'anno scorso, il servizio dell'Ici è stato appaltato a una società di Taranto che si chiama Emmegi s.r.l., che sta per Mimmo Greco, titolare di questa società, che simpaticamente a Taranto chiamano il papa. Questa società ha riscosso per conto del comune l'Ici. Come mai non ha fatto nessun controllo? Questa è una bella domanda che tutti dovremmo porci, perché intanto l'Ici è una tassa che si autocertifica, quindi cosa facevano queste industrie? Autocertificavano l'Ici che passavano alla società che aveva appaltato il servizio e che questa, a sua volta, girava pari pari al comune di Taranto.
Mai nessun controllo e poi si scopre, per la prima volta, che vi è questo grande ammanco.
Un'altra cosa molto grave è che la città di Taranto è il comune che ha fatto registrare in tutta la storia d'Italia il più grande buco finanziario: ha dovuto dichiarare fallimento per l'astronomica cifra di un miliardo e duecento milioni di euro.
Voi capite bene come, andando a scovare fatti come questo, si capisce un po' meglio perché un comune fallisca.
Tutto questo è davvero allarmante, però noi abbiamo voluto dirvelo perché io, facendo il giornalista, ho scritto un'inchiesta su tutto questo, e sto aspettando, d'accordo col mio giornale, che l'inchiesta venga pubblicata. Non credo che ci saranno ragioni per non pubblicarla, però siccome l'interesse pubblico di questa cosa è molto alto e siccome questo servizio è già da tempo realizzato, è stata una bella idea quella di venire qui con Daniele, che in questo momento mi sta inquadrando e sta ascoltando le cose che io dico, sotto il cavallo della Rai, perché questo splendido esemplare di equino possa correre e sbizzarrirsi libero per i prati, come dovrebbe essere l'informazione pubblica, a cui tanto noi teniamo, compresi i nostri colleghi direttori dei telegiornali della Rai, Mediaset e di La7, che tutti quanti insieme potessimo un giorno raccontare al mondo com'è che Taranto, che è in Italia e in Europa, sia la città più inquinata d'Europa per emissioni industriali e com'è che soltanto a Taranto vi possa essere un quartiere come il Tamburi, chiamato il quartiere dei morti che camminano, perché l'esempio di un sobborgo industriale di una città sulla quale poi è sorta l'industria come neanche, forse, in Pakistan accade non è una mia battuta.
Sono sicuro che questa storia la ascolterete nei telegiornali, la vedrete sui giornali e la sentirete anche in radio."

venerdì 27 marzo 2009

Maglie più inquinata di Taranto?

Stiamo parlando della gara tra un inceneritore e una città che tra un po' ne avrà due... accanto alle industrie pesanti più inquinanti d'Italia.
Ma ci vogliamo tirare?
Certo, va rilevato e fatto rilevare ai nostri amministratori, come il nome Taranto sia diventato il moderno surrogato di Seveso quando c'è da nominare un disastro di diossina.
E poi vogliono ancora parlarci di turismo?
Cari amjinistratori, a tutti i livelli, pensate a regolare questo scempio ambientale, invece che aprire nuovi inceneritori!!!

da Sudnews
La Asl di Maglie, secondo i dati in suo possesso, dichiara che la diossina presente nel latte e nelle carni prodotti in zona è superiore a quella della città di Taranto e questo per l'anno 2008. Un dato allarmante che conferma i dubbi sulla questione sollevati nei giorni scorsi. E' da ritenersi che la causa siano i fumi iqnuinanti prodotti dalla Copersalento (un inceneritore di cdr) ma questo va confermato dalle analisi che sono ancora in corso

giovedì 26 marzo 2009

Che differenza tra vescovo e arcivescovo...!

L'inceneritore nasce senza benedizione
ACERRA (Napoli)
Benedire il termovalorizzatore di Acerra va contro quanto ha predicato in questi anni. E allora monsignor Giovanni Rinaldi, vescovo di Acerra, ha fatto sapere che non sarà con il premier Silvio Berlusconi che questa mattina premerà simbolicamente il bottone che «accende» la struttura per i rifiuti. «Non me la sento», ha detto nei giorni scorsi riferendosi alla sua contrarietà all’inceneritore manifestata negli ultimi anni partecipando alle manifestazioni popolari. Le motivazioni della decisione sono contenute in un documento del Consiglio pastorale della diocesi. Una sorta di lettera aperta dove si denuncia che il termovalorizzatore brucerà immondizia indifferenziata con pericoli ambientali e sanitari e si lancia l’idea di un monitoraggio: «I cosiddetti impianti di Cdr (ecoballe, ndr) si sono limitati a imballare l’immondizia dopo una sommaria quanto inopportuna tritovagliatura, il tutto destinato a un impianto di incenerimento di Acerra progettato per bruciare il “tal quale”» e quindi tecnologicamente superato.

«Berlusconi aiuta le imprese. Quelle funebri», si legge su uno striscione issato nel centro storico della cittadina, ieri attraversato da un corteo di protesta di disoccupati, Cobas, movimento antidiscarica a Chiaiano e movimento Rifiuti Zero. Durante la manifestazione un ordigno incendiario è stato lanciato contro una banca, danneggiando lo sportello bancomat e una vetrina. Oggi si replica. Ad attendere il Cavaliere e i quattrocento invitati alla cerimonia (gli inviti sono stati realizzati tutti su carta riciclata e prodotta in Campania) ci sarà un «corteo funebre» con centinaia di manifestanti che indosseranno maschere da scheletro. «Si tratta di una bomba ecologica - spiegano i manifestanti parlando del termovalorizzatore - che va ad aggravare una strage che è già in corso». L’impianto, i cui lavori sono iniziati il 17 agosto 2004, brucerà in una prima fase 750 tonnellate di spazzatura al giorno e duemila a regime. Costruito su tre linee, il termovalorizzatore ha una capacità di smaltimento e recupero energetico di circa 600 mila tonnellate l’anno di rifiuti urbani non pericolosi.
E a gestirlo, per i prossimi 15 anni, sarà la A2A, la società lombarda che già gestisce quelli di Milano e Brescia. Quando l’impianto entrerà in funzione, ha assicurato il sottosegretario Guido Bertolaso, non si vedrà il fumo uscire dal camino, perché le tecnologie con cui è stato realizzato riducono al minimo le emissioni. E perché tutto vada alla perfezione, ieri sera Bertolaso ha accompagnato il Cavaliere in un sopralluogo alla struttura. «Se si è voluto che Acerra ospitasse uno degli inceneritori più grandi d’Europa - sostiene il vescovo - si prosegua a pensare in grande assegnando a questo territorio un ruolo non marginale». E parla di «dannazione della esclusione», «un’appendice maleodorante di Napoli». Ieri sulla Gazzetta Ufficiale è stata pubblicata l’ultima ordinanza che permette il conferimento ad Acerra di «rifiuti imballati e non imballati» e «ovunque stoccati», provenienti cioè dagli impianti di selezione e trattamento di tutta la regione.
ANTONIO DE LORENZO La Stampa

Diossina, discariche e biogas: attacco all'ambiente!


Ve lo ricordate "RIVA ASSASSINO"?

Ecco la sentenza di assoluzione:

Taranto: Riva assassino

Contribuisci al Piano Paesaggistico Pugliese

La struttura tecnica che si occupa della redazione del Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia ha immaginato un osservatorio del paesaggio costruito attraverso le segnalazioni dei suoi valori e del suo degrado prodotte dagli abitanti e dalle loro associazioni.

Ciascun abitante, ciascuna comunità, grande o piccola, di abitanti, può segnalare nell’osservatorio luoghi, famosi o ignorati, storici o contemporanei, che considera preziosi perché sono capaci di migliorare la qualità delle esperienze di vita di tutti. Oppure può segnalare luoghi, o oggetti, che ritiene responsabili di un degrado della qualità del territorio e per i quali è necessario progettare azioni di miglioramento e riqualificazione.

Ciascun abitante è consapevole che il paesaggio è prodotto da un insieme di azioni e di comportamenti, pubblici e privati, piccoli o grandi, che contribuiscono a trasformare, in meglio o in peggio, la qualità dell’ambiente di vita delle persone. Qui abbiamo deciso di chiamare pratiche queste azioni e questi comportamenti. Ciascuno può segnalare queste pratiche, evidenti a molti o sconosciute, buone o cattive, localizzando su una mappa il territorio su cui hanno effetto.

L’osservatorio raccoglie segnalazioni localizzate rispetto a quattro temi di interesse:

Bene del Paesaggio

I beni del paesaggio, che sono luoghi, o oggetti, o insiemi di oggetti che il segnalatore ritiene preziosi per la qualità del paesaggio, e per i quali ritiene necessaria una azione di tutela e valorizzazione.

Anteprima scheda di segnalazione “Bene del Paesaggio” Anteprima scheda di segnalazione “Bene del Paesaggio”

Offesa al Paesaggio

Le offese al (o detrattori del) paesaggio, che sono luoghi, o oggetti, o insiemi di oggetti che il segnalatore ritiene responsabili di un degrado della qualità del paesaggio e per il quale ritiene necessaria una azione di riqualificazione.

Anteprima scheda di segnalazione “Offesa al Paesaggio”

Anteprima scheda di segnalazione “Offesa al Paesaggio”

Buona Pratica del PesaggioLe buone pratiche del paesaggio, che sono azioni, o politiche pubbliche, o progetti, che portano un miglioramento nella qualità del paesaggio e possono servire come riferimento per altre azioni simili.

Anteprima scheda di segnalazione “Buona Pratica del Paesaggio”

Anteprima scheda di segnalazione “Buona pratica del Paesaggio”

Cattiva Pratica del PaesaggioLe cattive pratiche del paesaggio, che sono azioni, o politiche pubbliche, o progetti, che avviano o determinano un degrado della qualità del paesaggio oppure risultano inefficaci rispetto agli obiettivi che si sono proposte.

Anteprima scheda di segnalazione “Cattiva pratica del Paesaggio”

Anteprima scheda di segnalazione “Cattiva pratica del Paesaggio”

Otnarat: taranto a futuro inverso!

Bari - Presentazione dell'evento 'Progetto Memoria' realizzato attraverso il bando lanciato dall'Apulia Film Commission

Venerdì 27 (alle 11.30) al teatro Kismet di Bari conferenza stampa di presentazione dell’evento conclusivo di “Progetto Memoria”, realizzato attraverso il concorso per la produzione di cortometraggi sulla Memoria pugliese lanciato dall’Apulia Film Commission con i fondi della Regione Puglia e del Ministero dello sviluppo economico.
a partire dalla 19.30 e fino alle 23, nel foyer del teatro Kismet (ingresso libero) saranno proiettati i cortometraggi su diverse postazioni per facilitare una visione singola e di qualità, cui seguirà una festa con le musiche selezionate dal dj Carlo Chicco.
Nei due giorni successivi, sabato 28 e domenica 29, sarà possibile visionare i cortometraggi attraverso video installazioni.
Questi i titoli dei 7 cortometraggi finanziati: “Kalif” – docufiction di Raffaele Fusaro, scritto da Nicola Cipriani, Pantaleo Di Gennaro (produzione esecutiva Get e Zoomotion Sounds & Pictures Factory in collaborazione con Giugnozerocinque); “Salento terra di popoli” – documentario di Paola Manno, scritto da Lianca Aymerich D’Agata (produzione esecutiva Autres Regards e Dérives); “Giardini di luce” - documentario sperimentale di Lucia e Davide Pepe, scritto da Lucia Pepe (produzione esecutiva Sattva Films); “Danze di palloni e di coltelli” – docuficion - di Chiara Idrusa Scrimieri, scritto da Chiara Idrusa Scrimieri, Leonardo Donadei, Alessandro Coppola (produzione esecutiva Idrusa); “Di chi sei figlio” – docufiction di Corrado Punzi, scritto da Corrado Punzi e Michele Innocente (produzione esecutiva Fluid Video Crew); “Otnarat – Taranto a futuro inverso” – docufiction di Nico Angiuli, scritto da Nico Angiuli, Roberto Dell’Orco, Michele Loiacono – (produzione esecutiva In Iride Sfoggio s.r.l.); “Vituccio, terra e canti” – documentario di Matteo Greco, scritto da Paolo Pisanelli – (produzione esecutiva Big Sur).

Rifiuti: penultimi!

Ambiente: citta' inquinate e indietro su rifiuti
I primi dati del V rapporto sulla qualità ambientale delle aree metropolitane


Sono stati anticipati alcuni dati contenuti nel “V Rapporto sulla Qualità ambientale nelle aree metropolitane” elaborato da Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), durante la presentazione di Ecopolis 2009 e dell’11a Conferenza nazionale delle Agenzie ambientali che si terranno dall’1 al 3 aprile a Roma negli spazi della Nuova Fiera.
Complessivamente l’ambiente delle città italiane non è idoneo per una buona qualità della vita dei suoi cittadini. I primi dati messi a disposizione rilevano una qualità dell’aria preoccupante per la salute dei nostri polmoni, e una raccolta differenziata che non decolla; lievi miglioramenti invece per quanto attiene il consumo idrico.
Su 33 città italiane soltanto 4 sono riuscite a contenere il numero di superamenti giornalieri nei 35 giorni previsti dalla legge per le polveri sottili. La raccolta differenziata è effettuato in modo troppo disomogeneo sul territorio. Al sud la situazione più critica: Palermo, Taranto e Messina sono le città con i livelli più bassi di raccolta differenziata, con percentuali rispettivamente pari al 6,2%, 4,5% e 2,3%.
In controtendenza Bari che, nel 2007, raccoglie in modo differenziato il 12,1% della produzione totale di rifiuti urbani a fronte di un valore pari al 18,3% osservato nel 2006. Meglio per quanto riguarda i consumi idrici con il passaggio da 67,04 a 65,5 metri cubi il consumo pro-capite medio annuo di acqua nelle aree esaminate. I dati sono frutto del lavoro delle Agenzie regionali e provinciali per la protezione dell’ambiente che si confronteranno sugli strumenti da mettere a disposizione di cittadini ed amministratori locali, per rendere le città realmente sostenibili.
«La Conferenza nazionale di quest’anno - ha dichiarato Vincenzo Grimaldi commissario dell’Ispra - sarà dedicata al tema dell’ambiente urbano, sia per gli aspetti caratterizzanti il suo stato di salute, in stretta relazione con la qualità della vita dei cittadini, sia per la pressione che esercita sugli ecosistemi circostanti. Non solo. Ampio spazio sarà dato anche alle possibili integrazioni tra le politiche ambientali e quelle per la salute dei cittadini, passando dall’epidemiologia all’illustrazione dei rischi sanitari emergenti a causa di fattori ambientali. Gestire il rischio sanitario dovuto a fattori ambientali è un’impresa complessa. Se da un lato è fondamentale assicurare un adeguato livello di conoscenza delle relazioni di causalità tra esposizione e patologie, dall’altro è necessario pianificare correttamente le azioni di vigilanza e di intervento» ha concluso Grimaldi.(Greenport)

martedì 24 marzo 2009

Modificata la legge diossina

Ognuno dice che ha vinto.
Speriamo bene...

Quarantaquattro voti dell'Aula consiliare della Puglia per approvare all'unanimita' il disegno di legge del governo regionale che modifica i termini temporali (individuati nella legge n. 44 del 19 dicembre del 2008) per l'applicazione dell'accordo sui valori limite di diossina (2 nanogrammi e 1/2 di diossina al metro cubo) emessa dallo stabilimento Ilva di Taranto, a partire dal 30 giugno del 2009 anziche' dal 1 aprile e a partire dal 31 dicembre del 2010 (0,4 nanogrammi al metro cubo).
Il ddl che mantiene fede agli impegni assunti in sede di protocollo integrativo dell'Accordo di programma ''Area industriale di Taranto e Statte'' dell'11 aprile del 2008, firmato a Roma il 19 febbraio di quest'anno rappresenta un caso di forte sinergia istituzionale tra Ministero, sindacati, Ilva, Regione, Provincia e Comune.
''Eccellente la qualita' legislativa di questo Consiglio che, prima ancora del Parlamento europeo e di altre nazioni, ha saputo legiferare in questa materia - ha detto l'assessore competente Michele Losappio a conclusione del dibattito in Aula - basti ricordare che appena il 10 marzo scorso, il Parlamento europeo, su iniziativa di alcuni parlamentari tra cui Marcello Vernola e Enzo Lavarra, ha approvato un emendamento, il cosiddetto emendamento Ilva, che fissa i limiti stringenti per gli impianti di combustione per Taranto e Brindisi. E questo, voglio sottolinearlo, lo hanno fatto dopo l'intervento legislativo del consiglio regionale pugliese''.
''L'impalcatura della legge del dicembre del 2008 e' stata completamente recepita - ha aggiunto ancora Losappio - e i limiti sono stati lasciati cosi' come erano stati da noi individuati. Anzi, per la prima volta e senza precedenti in Italia, e' previsto anche un monitoraggio di controllo, a carico del gestore, e realizzato da Arpa e Ispra (istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale)''. (ASCA)
La Puglia è giunta prima del Parlamento Europeo al varo di una legge che limita sul territorio le emissioni di diossina...
Il 10 marzo scorso – ha quindi detto Losappio - il Parlamento europeo, su iniziativa di alcuni parlamentari, tra cui Marcello Vernola e Enzo Lavarra, ha approvato un emendamento, il cosiddetto “emendamento Ilva”, che fissa limiti stringenti per gli impianti di comustione per Taranto e Brindisi. “E questo – ha detto Losappio – il Parlamento europeo lo ha fatto dopo la legge antidiossina varata dal consiglio regionale pugliese”.
Un’atmosfera favorevole evidenziata in precedenza anche da consiglieri di opposizione come Ignazio Zullo, Nicola Tagliente, Donato Salinari, Giammarco Surico e Pietro Lospinuso. Quest’ultimo, come aveva fatto anche il capogruppo di Fi, Rocco Palese, ha evidenziato più volte il fatto che le modifiche esaminate oggi dal consiglio erano state già richieste dal centrodestra a dicembre, in sede di approvazione della legge regionale antidiossina. Nel corso del dibattito, toni polemici sono emersi solo da parte del consigliere regionale Sergio Silvestris (An), che in un primo momento ha definito Losappio “un assessore da operetta”, precisando in un secondo momento che si riferiva ad atteggiamenti assunti nella seduta di dicembre dedicata all’argomento affrontato oggi nell’aula consiliare. Per la maggioranza sono intervenuti i consiglieri Pietro Mita, Paolo Costantino, Donato Pentassuglia e Arcangelo Sannicandro. Tutti hanno espresso “soddisfazione” per il risultato raggiunto in materia ambientale. (la Gazzetta del Mezzogiorno)

La diossina colpisce ancora...

Ma lì il sindaco chiude tutto!

Acqua e nucleare...

Continua il nostro sostegno per Gaza

Ecco due comunicazioni riguardanti le attività che a livello di cittadini e associazioni si stanno promuovendo in Italia per dare aiuto alle popolazioni oppresse di Gaza.

Dopo un breve periodo di rodaggio, finalmente siamo riusciti a mettere a regime il blog di Urgenza Sanitaria Gaza. Sara’ tenuto in costante aggiornamento da Marcello Sordo, attualmente impegnato con l’associazione all’ospedale Al Awda di Jabaliya, a nord di Gaza City.
Se siete alla ricerca di testimonianze dirette sulla situazione quotidiana nella Striscia, iscrivetevi come lettori fissi a www.usg2009.blogspot.com


Appello per una presenza permanente e internazionale a Rafah
Non lasciamo morire Gaza

Dopo il massacro della popolazione di Gaza da parte dell’esercito israeliano, iniziato il 27 dicembre 2008, il mondo si è commosso per la sorte dei Palestinesi. Ma il territorio resta chiuso, quasi ermeticamente, i convogli umanitari si accumulano alle frontiere ed un’infima parte è autorizzata ad entrare. Ugualmente, cittadini di diversi Paesi, compresi numerosi Palestinesi, sono bloccati in Egitto.
Noi, cittadini del mondo, ci opponiamo a questo blocco illegale ed assassino, tollerato, per non dire incoraggiato, dalla maggioranza dei governi. Ancora una volta, sembra che solo la società civile sia capace di mobilitarsi per esigere l’applicazione del diritto internazionale ed il rispetto della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ( 10 dicembre1948).*
Per questi motivi, facciamo appello ad ogni individuo o gruppo (associazione, organizzazione,partito, ecc.) affinchè partecipi, nella misura dei suoi mezzi, a stabilire una presenza permanente e internazionale sul posto di frontiera di Rafah, per fare pressione sul governo egiziano, ma anche sulla «comunità internazionale», fino all’apertura definitiva della frontiera fra Gaza e l’Egitto, ermettendo la libera circolazione delle merci e delle persone.
PER LIBERARE GAZA, PER ROMPERE L’ASSEDIO, PER LA LIBERA CIRCOLAZIONE
* Articolo 13 : 1. Ogni persona ha il diritto di circolare liberamente e di scegliere la propria residenza all’interno di uno Stato.
2. Ogni persona ha il diritto di lasciare ogni Paese, compreso il proprio, e di tornare nel suo Paese.

E' importante che l'appello raccolga il maggior numero possibile di firme, di organizzazioni o di personalità. L'indirizzo a cui mandare le adesioni è assediamolassedio@libero.it e l'elenco verrà aggiornato sul sito del Forum Palestina.

lunedì 23 marzo 2009

Il WWF contro l'inceneritore AMIU

IL RIFIUTO DEL PROBLEMA: Obiettivo Rifiuti Zero

Il WWF di Taranto è fortemente preoccupato per l’annuncio dell’AMIU circa la rimessa in funzione dell’impianto di incenerimento dei rifiuti e ne esprime la propria contrarietà.
Nel prendere atto degli sforzi che l’Azienda sta facendo per cominciare a porre le basi per un virtuoso sistema di smaltimento dei rifiuti, il WWF ritiene che sia palesemente errata la strada che prevede, anche se, come dichiarato, l’utilizzo dell’inceneritore o termovalorizzatore ne rappresenterebbe solo l’ultimo stadio .
E’ ormai noto che l’inceneritore, oltre a comportare costi notevoli che ricadono sulla collettività, rappresenta un moltiplicatore di rifiuti, di cui, ancor peggio, aumenta la pericolosità e le difficoltà di smaltimento. I materiali di risulta sono infatti classificati come rifiuti speciali, e come tali richiedono adeguati trattamenti: ceneri, carboni attivi, fanghi, concentrano cloro, fluoro, zolfo, metalli tossici, ossidi di azoto, ecc. e contengono composti pericolosi, generatisi nel processo di combustione, si tratta quindi di inquinanti come diossine, furani, PCB, fenoli, ecc., non presenti in origine nei rifiuti, estremamente persistenti e bioaccumulanti, che numerose statistiche mostrano aver causato danni sanitari molto rilevanti. Pertanto questi materiali vanno riposti in discariche per rifiuti pericolosi.
L’inceneritore quindi, oltre ad essere uno strumento economicamente non conveniente, non evita la discarica, ma anzi richiede il ricorso a discariche speciali, la cui localizzazione e gestione presenta difficoltà notevolmente superiori rispetto a quelle per rifiuti urbani.
Né esso può essere considerato un mezzo per raggiungere gli obiettivi del protocollo di Kyoto: i rifiuti non sono una fonte rinnovabile di energia e la loro combustione non abbassa le emissioni totali di CO2.
E’ evidente che non esiste nessuna soluzione tecnica che possa efficacemente far fronte allo smaltimento del quantitativo di rifiuti prodotto attualmente, a causa di un modello sociale che riduce il ciclo di vita delle cose con la pratica dell’”usa e getta”.
L’eccessiva produzione di rifiuti e l’eccessivo consumo di risorse non rinnovabili sono le due facce insostenibili dello sviluppo delle società industrializzate. La consapevolezza che le risorse ambientali non sono illimitate e che non può essere illimitata neppure la possibilità di accumulare rifiuti deve indurci ad affrontare con un approccio unitario queste sfide fondamentali.
Le frequenti situazioni di emergenze che caratterizzano soprattutto le aree dell’Italia meridionale sono il segno tangibile di politiche sbagliate, che mirano più ad accontentare l’industria dell’incenerimento, economicamente vantaggiosa per pochi soggetti, che a porre le basi per una corretta gestione dei rifiuti.
Nessuna seria soluzione può prescindere da una forte politica di riduzione dei rifiuti all’origine. Affrontare a monte il problema significa entrare con spirito critico nella logica che ha portato il nostro sistema economico all’aberrante esaltazione dello spreco di materiali ed energia, considerandolo addirittura una misura del benessere.
Siamo convinti che i fondi utilizzati per il ripristino dell’impianto andavano spesi per avviare una massiccia campagna in favore di quella tanto auspicata raccolta differenziata “porta a porta”, che ormai contraddistingue le economie dei Paesi più evoluti.
Né siamo convinti che l’inceneritore avrà una funzione da ultimo stadio, proprio in virtù delle cospicue risorse economiche investite, anzi esso costituirà una barriera nei confronti degli sforzi di riduzione e riciclaggio.
E’ ormai giunto il tempo che il nostro territorio si liberi di industrie che inquinano e provocano morte; ben vengano gli imprenditori capaci di cogliere le opportunità offerte dalla rivisitazione delle economie, provocata dalla crisi finanziaria mondiale, con la creazione di attività industriali innovative e rispettose dell’ambiente.

WWF TARANTO ONLUS

A Maglie hanno capito che bruciare i rifiuti fa male!

E qui ci dicono che "fa bene"! (a chi?)

La drammatica conferma del ritrovamento di diossina nel latte raccolto nell'hinterland magliese convalida l'ipotesi che l'uso indiscriminato di Cdr (combustibile da rifiuti) negli inceneritori conduca inevitabilmente all'inquinamento del territorio circostante nel raggio di decine di km, con conseguenze negative sui prodotti ortofrutticoli, sul latte e sui suoi derivati e, naturalmente, sugli esseri viventi che si cibano di quei prodotti, siano essi uomini o animali.
Il segnale di arresto delle attività della Coopersalento di Maglie avanzato dalla Provincia di Lecce giunge dopo l'annuncio che, nell'aria, il valore accertato dall'Arpa, relativo alla presenza delle diossine, superava i limiti di legge. L'estate scorsa, era stato riscontrato che la tossicità delle diossine prodotte era 420 volte superiore ai parametri previsti dalla normativa e perciò era stato stabilito che l'azienda non avrebbe più utilizzato il combustibile da rifiuti. Ma evidentemente qualcosa non ha funzionato perché, malgrado ciò, in seguito all'effettuazione delle analisi, i valori accertati dall'Arpa, riguardante la presenza delle diossine nell'aria, qualche giorno fa, era otto volte superiore a quello massimo previsto.
Fin qui la cronaca, ma quali ulteriori pericoli possono nascondersi dietro questa drammatica scoperta? O meglio, considerato che la diossina viaggiando coi fumi si espande uniformemente su tutto il territorio, compresi gli alberi, l'erba e gli arbusti, non è logico ritenere che possa essere stata assorbita e filtrata dal terreno fino a raggiungere le falde acquifere sottostanti? Del resto, non sarebbe il primo caso. Nell'aprile del 2008, il quotidiano "La Repubblica " riportava in un articolo che, a Taranto, oltre al ritrovamento di diossina nel latte, era stata anche riscontrata diossina nell'acqua di un pozzo artesiano che successivamente venne chiuso. Nell'articolo, si avanzava l'ipotesi che la diossina potesse essere stata indirizzata nel pozzo dalle piogge; ciò giustificava estesi e ripetuti controlli e non impediva di considerare la gravità della situazione.
Ora, chi ci assicura che non sia avvenuto lo stesso anche nella zona di Maglie? Non si tratta di fare dell'allarmismo ingiustificato; il problema è se sia lecito o meno chiedere alle autorità di usare il necessario principio di cautela a cui si deve ispirare l'azione di qualsiasi amministratore pubblico o gestore di Enti importantissimi, come l'Acquedotto Pugliese, che in varie zone attinge acqua dai pozzi artesiani salentini. Per questo motivo, riteniamo che l'analisi delle acque profonde di falda in un'area di almeno 30 km di raggio, a partire da Maglie, sia da considerare un atto dovuto, sicuramente auspicabile.
Franco Candido, comitato "No-acquarossa", Melendugno

Il nostro comunicato nelle pagine dei giornali

Clicca qui per leggere il comunicato stampa integrale inviato ai media.


Cdr e diossina il salento li rifiuta! Il comune di Taranto assenteista per l'acqua!





Qualche autorevole parere sugli inceneritori...

... non le chiacchiere dei nostri "campioni" locali!

Riceviamo da un lettore e pubblichiamo volentieri questo intervento di Patrizia Gentilini sui grandissimi pericoli degli inceneritori con il suo commento:

A Taranto non è abbastanza imponente l'impronta ecologica della città...
Si parla anche di termovalorizzatori. Per chi è paziente e motivato può guardare l'intero video, altrimenti dal 40° minuto in poi ci si può rendere conto di quello
che sta vivendo la città...
Peccato che le pecore sono morte altrimenti anche loro sarebbero
state in grado di fare un' adeguata Valutazione di Impatto Ambientale.

Quando l'amore per la propria terra smuove l'Italia...

TAV E INFORMAZIONE: CRONACA DI UNA QUERELLE

Ricordate Paolo Rumiz a novembre del 2005?
Il giorno stesso, indignati, gli scrivemmo.
Una decina di giorni più tardi, tornammo a scrivergli.
Qualcosa, l'anno dopo, successe... (era il 7 agosto 2006).
Il 28 agosto, ringraziammo Rumiz e con lui il direttore de la Repubblica.
Il giorno dopo la Repubblica pubblicò la nostra lettera, sotto il titolo “Il viaggio di Rumiz e la Tav del Mugello”.
Quella lettera sollecitò l'attenzione di Alessandro Sortino delle Iene: ci telefonò per essere aiutato a capire, a documentarsi e a confezionare quel dirompente servizio sulla TAV che andò poi in onda il 24 ottobre 2006 mettendo in piena luce, anche sugli schermi video, l'esemplare intreccio di interessi, sviste, errori, omissioni e furberie che ha permesso di depredare le falde dell'Appennino e l'erario pubblico. Quel servizio non sembra più essere reperibile sul sito delle Iene, ma qualcuno ha provveduto a trasferirlo su You Tube, suddiviso in parte 1, parte 2 e parte 3.
Il mese successivo, Alessandro Sortino ritornò sull'argomento: quella trasmissione aveva provocato qualche conseguenza. ...
Oggi, questo nuovo pezzo di Paolo Rumiz sulle pagine nazionali de la Repubblica.
Ci fa piacere, inutile sottolinearlo. Ma quanto sarebbe stato più utile, ahinoi!, raccontare queste stesse cose - invece che alla fine di una Vajont strisciante, a valle di un processo penale ormai concluso - già in quel novembre 2005, quando tanti dei fatti descritti erano lì ormai da un pezzo....
Quanto sarebbe importante che giornalisti, scrittori e intellettuali di questa Italia violata da colossali interessi bipartizan intervenissero prima che i crimini ambientali si consumino, quando le cassandre come noi mettono documentatamente in guardia ma nessuno ascolta....

Una curiosità del "malgoverno"

...e a noi "niente"!

Il caso - VOTO IN PARLAMENTO
E Reggio Calabria diventa «metropoli»
Assente nella legge del '70, «promossa» dal centrodestra

V aglielo a spiegare ai cittadini di Verona, Taranto, Padova o Brescia, perché Reggio Calabria debba entrare tra le «aree metropolitane» e le loro città, più grandi, no. Vaglielo a spiegare soprattutto ai sindaci leghisti, già in fibrillazione coi loro elettori per i soldi dati a Catania e a Palermo. Eppure è così: nella scia d'un voto in commissione passato grazie a un emendamento voluto da An, il capoluogo calabrese farà parte del gruppetto delle elette. Pur non entrando in neppure una delle classifiche dei maggiori sistemi urbani italiani.
...definire cosa sia un'area metropolitana è più complesso. La legge parla di comuni che assumono le «funzioni di competenza provinciale » quando «hanno precipuo carattere sovracomunale» e queste funzioni (pianificazione territoriale, viabilità, traffico e trasporti, tutela dei beni culturali e dell'ambiente, difesa del suolo, smaltimento dei rifiuti) «debbono, per ragioni di economicità ed efficienza, essere svolte in forma coordinata nell'area metropolitana».
Leggi l'articolo completo di Gianantonio Stella

domenica 22 marzo 2009

Come si cambia.....

Noi cittadini ambientalisti (e non) saremo pure "olifrenici", ma abbiamo una buona memoria.

Ad esempio, un anno e mezzo fa il vicepresidente dell'Amiu affermava:














mentre il Dott. De Giorgi concludeva il suo commento all'incontro col Prof. Montanari affermando che:

"Chi pensa di arrivare a "rifiuti zero" bruciando i rifiuti, pensa ancora di trovarsi di fronte ad un popolo bue che si puo’ confondere mantenendolo nella disinformazione e distraendolo con le stupidità di questa campagna elettorale. Ma il bene comune oggi la gente sa cos’è e saprà sempre di più come difenderlo."

Già.

Come si cambia... (leggete qua sotto)

Diossina, CDR e Inceneritori

Per chi ancora avesse dei dubbi...chissà se ad Amiu, Comune & Co fischiano le orecchie....

CHIUDE LA COOPERSALENTO: TROPPE DIOSSINE NELL’ARIA

La notizia giunge con una nota diramata dalla Provincia di Lecce. La Coopersalento di Maglie chiude. Almeno per ora. Il valore accertato dall’Arpa, relativo alla presenza delle diossine nell’aria, in questi giorni era otto volte superiore a quello massimo previsto per legge. “Con provvedimento odierno, firmato dal dirigente del Servizio rifiuti della Provincia di Lecce Dario Corsini - si legge - si è provveduto alla chiusura, con decorrenza immediata, dell’impianto della Copersalento”.

Nel luglio scorso, l’Arpa aveva riscontrato che la tossicità delle diossine prodotte era 420 volte superiore al limite. In quella occasione Provincia di Lecce, Comune di Maglie e Arpa ribadirono la necessità di avere da parte dell’ azienda un piano operativo che avrebbe consentito di svolgere i controlli sulle emissioni così da assicurare ai cittadini circa l’impatto ambientale sull’attività aziendale. Poi, si tenne un altro incontro presso gli uffici provinciali di via Botti a Lecce, al fine di valutare la situazione che si era venuta a creare nel sansificio di Maglie, a seguito dei risultati sui controlli dell’Arpa. Vi parteciparono l’assessore provinciale all’Ambiente Gianni Scognamillo, il dirigente provinciale del Servizio Rifiuti, scarichi ed emissioni Dario Corsini, il sindaco di Maglie Antonio Fitto, i responsabili dell’Arpa Blonda e Calabrese, ed i rappresentanti dell’azienda.

Nell’ambito dell’incontro emersero le azioni da intraprendere anche se fino ad allora era stato impossibile svolgere i successivi controlli di verifica dell’impianto da parte dell’Arpa e che, comunque, l’azienda aveva avanzato la richiesta di riprendere l’attività escludendo l’utilizzo del “Cdr” (combustibile da rifiuti), al fine di testare in sicurezza la turbina T2, causa dell’interruzione dell’attività di queste settimane. E nel confronto con le parti fu più volte ribadito che gli enti preposti ai controlli non permetteranno l’ordinaria ripresa se non saranno garantite condizioni di assoluta sicurezza.

Da quel momento la Provincia aveva vietato alla Copersalento la prosecuzione dell’attività con l’utilizzo del “Cdr” (combustibile da rifiuto). L’azienda si era impegnata all’utilizzo esclusivo di cippato di legno vergine e in parte di nocciolino di sansa. Nonostante ciò, dopo le analisi effettuate, così come richiesto dalla Provincia, il valore accertato dall’Arpa, relativo alla presenza delle diossine nell’aria, in questi giorni era otto volte superiore a quello massimo previsto per legge.

“Abbiamo sempre vigilato e siamo stati in prima linea al fine di tutelare la comunità salentina – afferma l’assessore provinciale all’Ambiente Gianni Scognamillo - ma purtroppo con oggi trovano conferma i dati riscontrati già a luglio scorso. Tante sono state le difficoltà in tutti questi mesi nel fare le verifiche necessarie sull’impianto. Grave è la responsabilità dell’azienda nel non aver attivato nessuna iniziativa concreta per mettere a norma l’impianto”.

13 marzo 2009

Inceneritore AMIU: comunicato stampa

Attraverso un famigerato comunicato stampa che è circolato nei giorni scorsi all’interno di un limitato gruppo di contatti, abbiamo appreso che il Comune di Taranto, in accordo con l’AMIU, intendeva presentare ufficialmente alla città la riapertura dell’inceneritore AMIU, camuffandolo in un imballaggio tecnico-retorico che va sotto il nome accattivante di “chiusura del ciclo dei rifiuti”.
Dal punto di vista metodologico, per una giunta che si vanta di sostenere la partecipazione, è apparso sospetto il fatto che i cittadini venissero messi al corrente di un dato di tale importanza per la loro salute, solo a cose fatte e senza che vi fosse stata una preventiva comunicazione e pubblicizzazione dell’evento (i siti istituzionali del Comune e dell’AMIU non ne accennano minimamente). Già questo, ai sensi delle direttive europee circa la trasparenza in materia ambientale, costituisce un grave atto di occultazione e di omissione di informazione nei riguardi del pubblico interessato.
Dal punto di vista etico non si capisce con quale onestà e coerenza le persone che hanno elogiato questo vecchio impianto, già riadattato prima ancora di ottenere le autorizzazioni, si posero alla testa di una manifestazione, quella di Altamarea del 29 novembre scorso, peraltro non organizzata da loro, che nacque dalla legittima aspirazione di tutti i tarantini ad un ambiente sano. La piattaforma, cui tutti i partecipanti aderirono, citava espressamente la contrarietà alla riapertura dell’inceneritore, che avrebbe apportato un incremento di sostanze tossiche su tutto il territorio jonico.
Come non sottolineare quanto un simile comportamento, unito ad una crescente, pericolosa, inerzia in campo ambientale, allontani sempre più da questi amministratori il favore di una cittadinanza che aveva creduto nella loro responsabilità ed onestà, scegliendoli quali guida di una città che già troppo aveva dato alle logiche dello sfruttamento e devastazione del territorio?
Scendendo, invece, sul piano tecnico, come cittadini, non essendo mai stati interpellati in una pubblica discussione in merito, ci sentiamo di osservare e sottolineare tutte le incoerenze di un’azione che, nella migliore delle ipotesi, è solo un ennesimo, inappropriato quanto squallido, modo di fare cassa a spese della salute pubblica.
In primo luogo il “fantasma” della “chiusura del ciclo dei rifiuti”, arricchito da pannelli solari e compostaggi vari, suona come la solita scusa che in tutta Italia viene sventolata per autorizzare queste nefandezze ambientali: Taranto è purtroppo una città di rifiuti che annovera oltre settanta discariche e l’unico inceneritore attivo di Puglia, quello di Massafra. Qui si brucia solo parte dei nostri rifiuti ma in compenso si accolgono quelli di tutta la Puglia, della Campania, e di tante belle e pulite regioni del nord.
Non si coglie la ragione dell’apertura di un altro inceneritore a poche centinaia di metri da quello, su un area già pesantemente offesa da miasmi e inquinamento industriale. Un area di grande valore paesaggistico, a ridosso del nascente parco delle gravine, costellata di sontuose, antiche masserie che non potranno mai più essere convertite in agriturismi e centri culturali e ricettivi, così come accade per le loro omologhe salentine. Per non parlare di coltivazioni e allevamenti già colpiti dal dramma diossina.
In secondo luogo, nella città con il più basso livello di raccolta differenziata d’Italia, suona come una vera e propria presa in giro collettiva la proposta di realizzare un ciclo virtuoso dei rifiuti partendo… dalla fine! Non si può offendere l’intelligenza dei cittadini sostenendo che prima si bruciano i rifiuti e poi si riciclano. Qui, per fare una metafora, non abbiamo neanche l’antipasto e ci propongono di passare direttamente alla frutta (marcia)! Il vero ciclo dei rifiuti si realizza attraverso una reale raccolta differenziata porta a porta (non le eterne sperimentazioni annunciate da anni per prendere tempo) e, soprattutto, attraverso una corretta politica di incentivi allo sviluppo di un bacino industriale, atto al riuso e al riciclaggio dei materiali recuperati. Un inceneritore come quello che Taranto ha già attivo è in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti di una città come Berlino, con un bacino di sei milioni di abitanti e qui, invece, se ne vuole aprire un altro?
In terzo luogo, tecnicamente, stiamo parlando di un impianto a griglia la cui concezione è vecchia di oltre 35 anni e che lo stesso Nello De Gregorio, oggi entusiasta vicepresidente dell’AMIU, definì nocivo ed antieconomico, rispetto ad un sistema di raccolta differenziata serio (come si cambia… diceva una celebre canzone).
Sicuramente, fior di tecnici verranno a raccontarci la favola dell’inceneritore pulito che è la stessa che raccontano ancora oggi a Brescia dove ormai il latte alla diossina viene diluito con il latte tedesco. Ma la cosa essenziale, che nessun tecnico potrà negare, è che le emissioni, sebbene al minimo, sono sempre estremamente nocive soprattutto in un’area critica dove già la percentuale di malattie e decessi per inquinamento è doppia rispetto alla norma! Inoltre la legge italiana non considera l’impatto delle nanoparticelle, che sono la vera peste nera di questi impianti, causa di danni gravissimi alla salute, e delle ceneri da smaltire in discariche speciali. Infine come non sottolineare, proprio alla luce dei fatti di Roma, come la pericolosità di questi impianti risieda anche e soprattutto nella gestione e manutenzione? In una città dove gli enti pubblici sono allo sbando e la forza degli interessi privati prevale sul bene collettivo, chi garantisce sul funzionamento a regime di questa struttura (si veda il caso di Roma)? E’ possibile pensare di aggravare lo scenario delle possibili speculazioni invece di concentrare le forze verso prospettive sostenibili e sane?
In quarto luogo, economicamente, l’apertura di un inceneritore prevede necessariamente un tempo estremamente lungo di ammortamento e quindi di attività a pieno regime: se i nostri amministratori puntano al recupero e al riciclaggio, cosa bruceremo in questo impianto in futuro? Sicuramente non i nostri rifiuti ma quelli raccolti da tutti i comuni più appestati d’Italia!
L’assessore Romeo continua a sostenere che l’incontro in Municipio, consisteva in una consultazione e non in una presentazione ufficiale. Ci permettiamo di smentire con estremo rammarico e profonda delusione chi vuole offendere e prendere in giro la cittadinanza: il bando di gara per la gestione dell’inceneritore è stato già pubblicato da più di tre mesi sul sito dell’AMIU! Ed è anche scaduto!
Non si possono consultare i cittadini senza informarli, convocarli e, soprattutto, sapendo già quale sarà l’esito della consultazione!
In tutto questo marasma di cattiva informazione creata ad arte, vogliamo aggiungere qualche nota a chi ha attaccato direttamente la cittadinanza partecipativa, che si oppone a questo ennesimo impianto tossico. Si tratta di un certo Roberto De Giorgi che,pur essendo nel libro paga dell’AMIU come consulente, si spende come “ambientalista” della Rete Jonica Ambientale, per appoggiare questa scellerata riapertura, accusando addirittura i cittadini di atteggiamenti “olifrenici”. Se già appare quantomeno strano che un ambientalista usi termini introvabili sui dizionari per farsi capire dalla cittadinanza (il che la dice lunga sulle tristi sorti della comunicazione e della condivisione della cosa pubblica), pur immaginando il senso etimologico, vogliamo rigettare un’accusa così stravagante lasciandola cadere nella retorica incomprensibilità che la caratterizza. Alla luce della viva reazione di tutte le associazioni che hanno marciato il 29 novembre contro l’inceneritore AMIU e soprattutto dopo l’acceso dibattito di giovedì scorso a Palazzo di Città, che ha visto i cittadini e le associazioni ambientaliste unite nel condannare duramente questa scelta, non possiamo che rilevare, per rispondere a tono, che la posizione del sig. De Giorgi è palesemente quanto erroneamente olofrastica, con buona pace del nostro che, come noi, andrà a sfogliarsi il primo dizionario sottomano.
Il Comitato per Taranto, l’AIL e tutti i cittadini indignati per questo ulteriore danno alla collettività, delusi per la cattiva gestione di una delega così rilevante per la salute di tutti, si opporranno con tutti i mezzi alla riapertura di questo vecchio inceneritore, superfluo e, nonostante le false garanzie, altamente inquinante.
Nell’offrire la nostra disponibilità a collaborare verso l’introduzione in questa città di pratiche sostenibili e redditizie , chiediamo inoltre che sia convocato ufficialmente al più presto un nuovo incontro con gli amministratori del Comune di Taranto.

Comitato per Taranto
AIL
Meetup Amici di Beppe Grillo