Visualizzazione post con etichetta Filippo Sgubbi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Filippo Sgubbi. Mostra tutti i post

venerdì 29 maggio 2015

Siamo sicuri che l'Ilva annebbia solo i polmoni?

depositphotos
Sono normali gli avvocati della città dell'Ilva?


Processo Ilva, l'avvocato di Riva: "Non posso difenderlo, sono parte offesa anche io"

Non può rappresentare Nicola Riva perché in quanto cittadino di Taranto è parte offesa nello stesso procedimento, "perché respiro la stessa aria, perché, in base a quello che contestano i pubblici ministeri, siamo tutti sotto la spada di Damocle dell'inquinamento". Colpo di scena a Taranto, nell'udienza preliminare a 52 persone per il disastro ambientale provocato dall'Ilva. L'avvocato Pasquale Annichiarico, legale dell'ex amministratore dell'impianto siderurgico, nel corso della sua arringa ha chiesto al gup Vilma Gilli di astenersi. Nicola Riva è accusato di concorso in associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, all'avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro, corruzione, falso e abuso d'ufficio.
A parere del legale anche il gup e i pm che operano a Taranto assumono lo status "di persona offesa o danneggiata dal reato". Annicchiarico avrebbe poi attaccato gli stessi pubblici ministeri che "hanno portato avanti le tesi accusatorie con grande animosità. Magistrati a cui - ha aggiunto - si è ingrossata la giugulare per la determinazione con cui hanno parlato di imputati che con le loro condotte avrebbero seminato malattie e morte". Tutti coloro "che abitano e operano in questa città sono parti lese, anche i giudici - ha osservato il legale - e avvocati. Per questo non possiamo fare questo processo qui". E ne ha chiesto il trasferimento a Potenza.
Sulla sua richiesta il giudice si esprimerà il primo luglio, quando valuterà la possibile istanza di patteggiamento dell'Ilva in amministrazione straordinaria (che attende ancora l'ok dal ministero dello Sviluppo economico). Previste anche le arringhe difensive dell'avvocato Raffo per conto di Francesco Manna, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Puglia (che risponde di favoreggiamento), dell'avvocato Loiacono che assiste Riva Fire, e quella dei legali dell'Ilva in amministrazione straordinaria, imputate ai sensi della legge 231 del 2001 che punisce la responsabilità amministrativa delle imprese.
Gli avvocati Filippo Sgubbi e Angelo Loreto, per conto della struttura commissariale, hanno chiesto e ottenuto un ulteriore rinvio in quanto il ministero dello Sviluppo economico non si è ancora pronunciato sulla ipotesi di patteggiamento. Peraltro la comunicazione inviata dai legali non indica esplicitamente una richiesta di autorizzazione e non è indirizzata direttamente al ministro Guidi, ma alla direzione generale per la vigilanza sugli enti, il sistema cooperativo e le gestioni commissariali dello stesso Mise e all'amministrazione straordinaria delle grandi imprese in stato di insolvenza.
Nella nota si fa riferimento a "colloqui intercorsi" sulla "evoluzione del procedimento penale" e si trasmette una bozza dell'istanza di patteggiamento. L'istanza, indirizzata alla procura di Taranto, "consentirebbe alla società - osservano i legali - di essere estromessa dal processo 'Ambiente svenduto', che proseguirebbe unicamente nei confronti delle persone fisiche imputate". La struttura commissariale e i legali sono a "disposizione per illustrare in dettaglio i contenuti dei menzionati documenti ed i vari profili di natura legale - si sottolinea nella comunicazione - che vogliate approfondire". La bozza di patteggiamento prevederebbe una multa di tre milioni, l'interdizione per otto mesi dell'Ilva e la confisca di 2 miliardi di euro (quale profitto del reato) con il coinvolgimento dei beni di Riva Fire. (Rep)

martedì 12 maggio 2015

Santo subito!

Taranto, processo Ilva: chiesta la condanna a due anni per don Gerardo

Il procuratore aggiunto di Taranto Pietro Argentino, nel giudizio abbreviato che si celebra per alcuni imputati nell'ambito dell'udienza preliminare dell'inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva, ha chiesto due anni di reclusione (con l'esclusione delle attenuanti generiche) per don Marco Gerardo, all'epoca dei fatti segretario personale dell'ex arcivescovo Benigno Luigi Papa, accusato di favoreggiamento nei confronti dell'ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva Girolamo Archinà.
Le accuse al sacerdote ruotano attorno alla vicenda della presunta tangente di diecimila euro che l'Ilva avrebbe pagato all'allora consulente della Procura Lorenzo Liberti per 'ammorbidire' una perizia sulle emissioni del Siderurgico. Archinà sostiene di aver dato i soldi alla Curia e le dichiarazioni di don Marco, secondo la procura, configurerebbero il reato di favoreggiamento.
La giornata - Nella palestra del comando provinciale dei vigili del fuoco di Taranto si sono concluse le arringhe odierne nell'udienza preliminare, dinanzi al gup del tribunale di Taranto Vilma Gilli, dell'inchiesta sul presunto disastro ambientale provocato dall'Ilva. Sono state fissate per il 28 maggio prossimo, invece, le ultime arringhe del collegio difensivo. In quella sede parleranno l'avv. Pasquale Annicchiarico per Nicola Riva, gli avvocati Filippo Sgubbi e Angelo Loreto per l'Ilva in amministrazione straordinaria (che attendono dal ministero per lo Sviluppo Economico l'autorizzazione a proporre istanza di patteggiamento) e l'avv. Loiacono per Riva Fire. Ultimata la discussione, il giudice Gilli fisserà l'udienza per eventuali repliche, la decisione sulle richieste di rinvio a giudizio avanzate dalla Procura e la sentenza per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato.(Quot)

venerdì 24 aprile 2015

Patti chiari?

L'Ilva ammette il disastro ambientale: "Pronti a patteggiare"

L'Ilva in amministrazione controllata ed affidata ai commissari del governo vuole patteggiare al processo "Ambiente svenduto" sul disastro ambientale consumato ai piedi del siderurgico più grande d'Europa. Una decisione clamorosa che tuttavia è coerente con le decisioni dei governi degli ultimi anni, che per far fronte alla situazione ambientale emersa dall'inchiesta, hanno fatto ricorso per sette volte a decreti d'urgenza e aggiornato l'Aia, l'autorizzazione integrata ambientale.
Questa mattina all'udienza preliminare a carico di 52 imputati, di cui 3 società, per il disastro ambientale di Taranto, il professor Filippo Sgubbi e l'avvocato Angelo Loreto hanno chiesto al gup Vilma Gilli un rinvio in attesa che il ministero per lo Sviluppo economico autorizzi il patteggiamento della pena. Ilva spa, ora Ilva as, è accusata in base alla legge 321 sulla responsabilità delle aziende di associazione per delinquere, reati ambientali come inquinamento, reati contro la pubblica amministrazione come corruzione in atti giudiziari e due omicidi colposi per la morte di due lavoratori nel 2012.
Nel caso in cui il Mise autorizzi i legali a patteggiare, nelle prossime udienze accusa e difesa definiranno l'entità della sanzione amministrativa e pecuniaria da sottoporre al giudice. La richiesta di patteggiamento conferma la tesi che la procura sostiene dall'inizio dell'inchiesta: l'Ilva ha inquinato per anni risparmiando sugli investimenti ambientali e sulla manutenzione degli impianti.
Chiedendo il patteggiamento per la società Ilva, per la quale la Procura ha chiesto al gup il rinvio a giudizio, i commissari - si apprende da fonti vicine all'azienda - da un lato riconoscono le responsabilità della pregressa gestione dell'azienda e dall'altro evitano il processo. E' una opportunità che l'Ilva vuole cogliere, si afferma, anche per distinguere meglio la "vecchia" Ilva, per intendersi quella gestita dai Riva, Fabio e Nicola, coinvolti in questo processo insieme ad altri con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale, dalla "nuova" Ilva, quella affidata dal Governo ai commissari pubblici, ovvero Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi. Una mossa di discontinuità, dunque, ma anche di non conflitto verso la Procura di Taranto, visto che, si sottolinea, sia pure in ambiti e con ruoli diversi, i magistrati e i commissari rappresentano lo Stato.
L'evoluzione del patteggiamento prevede ora - questa almeno la traccia su cui si sta lavorando - che Ilva da un lato e vertici della Procura dall'altro (segnatamente il procuratore Franco Sebastio e l'aggiunto Pietro Argentino) presentino al gup in una delle prossime udienze un pacchetto concordato. Essendo l'Ilva una società, risponde in base alla legge 231 del 2011 sulla responsabilità delle imprese, e quindi la pena prevista in questi casi è una sanzione pecuniaria commisurata al capitale della società. Pena la cui entità non sarà comunque modesta. Previste anche sanzioni accessorie come la sospensione dell'esercizio dell'impresa, ma su quest'aspetto specifico si sta lavorando per trasformare quest'aspetto nella nomina di figure tecniche che controllino la situazione per conto dell'autorità giudiziaria. (Rep)

Patteggiamento Ilva, un punto di svolta

La richiesta avanzata dai legali dell’Ilva Spa, di patteggiare la pena nell’ambito dell’udienza preliminare per l’inchiesta “Ambiente svenduto”, può tracciare uno spartiacque. Se la richiesta presentata al Ministero per lo sviluppo economico venisse accolta anche dalla procura jonica, ciò potrebbe portare a una sanzione pecuniaria di alcuni miliardi di euro da destinare alla trasformazione del siderurgico e alla realizzazione delle misure contenute nell’Aia. Per questo, la richiesta dell’Ilva non costituisce solo un’ammissione di responsabilità di fronte a reati molto gravi quali disastro ambientale, omissione dolosa di cautele sul luogo di lavoro e, soprattutto, avvelenamento di sostanze alimentari. Non costituisce solo un decisivo passo avanti nell’accertamento delle condotte penali. Potrebbe portare anche allo stanziamento di fondi concreti per intervenire sul siderurgico. Il tutto, ovviamente, dipende dall’entità della somma che nel caso verrà sancita quale pena.
Da un punto di vista più strettamente penale, la richiesta di patteggiamento avanzata dalla struttura commissariale che ora controlla l’Ilva segna anche un passaggio rilevante nella storia del procedimento “Ambiente svenduto”. Con tale mossa, che riguarda solo la società imputata in quanto azienda, si separano i percorsi tra quella che vorrebbe essere la nuova Ilva e le responsabilità individuali dei dirigenti del Gruppo Riva. Per loro (i figli del patron dell’acciaio, i dirigenti ufficiali e quelli “ombra” dello stabilimento, così come per gli altri imputati) il procedimento continua in attesa del pronunciamento del gup.
Tale bivio rischia di aprire una forbice processuale. I reati contestati nel procedimento “Ambiente svenduto” sono molto gravi. Lo è in particolare l’avvelenamento di sostanze alimentari, che se associato a un comportamento coscientemente doloso, e alla morte di più persone, quale conseguenza di una propria attività inquinante, può arrivare addirittura alla richiesta dell’ergastolo. Tuttavia, nei grandi processi ambientali degli ultimi anni non si è mai arrivati a una sentenza del genere. Il rischio invece è che di fronte a processi lunghissimi, che coinvolgono molti imputati, e pool di avvocati con diverse strategie, i tre gradi di giudizio oltrepassino i tempi della prescrizione.
Alla lunga, anche il processo “Ambiente svenduto” potrebbe risolversi in un nulla di fatto. Per questo, la richiesta di patteggiamento avanzata dalla struttura commissariale che attualmente controlla il siderurgico rappresenta una pagina importante. Comunque la si voglia interpretare, pone un punto fermo in una città in cui, fino a pochi anni fa, veniva deliberatamente negata anche la minima possibilità di inquinamento. (CdM)