Le lunghe notti tossiche dell'Ilva dopo otto leggi ad aziendam e un carosello di sequestri, commissari, poltrone e ballerine: come prima più di prima!
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giovedì 16 luglio 2015
mercoledì 8 aprile 2015
E giriamolo!
Ilva, film Fondo Antidiossina su inquinamento
Domani il primo ciak delle riprese del film 'Oltre le Nubi' che sarà girato a Taranto su iniziativa del Fondo antidiossina onlus. Avrà come direttore della fotografia e delle riprese Blasco Giurato (ha curato immagini e luci del film premio Oscar Nuovo Cinema Paradiso). Il cortometraggio parla dell'emergenza ambientale e sanitaria a Taranto provocata dalla grande industria, a cominciare dall'Ilva e nasce da un'idea dell'ambientalista Fabio Matacchiera e della giornalista Annagrazia Angolano. (ANSA)domenica 21 dicembre 2014
Sotto la crosta dell'indifferenza
Crisi, matrimoni in calo, malattie: ma in città cova il cambiamento
Il prof minacciato
Taranto è colpita al cuore, ma è ancora viva. Taranto è bellissima, anche se in pochi lo sanno. Andare in giro con il professore di educazione fisica Fabio Matacchiera, ambientalista per passione, apre gli occhi e rende inquieti. Da quando ha denunciato il livello di diossina che avvelena persino le cozze del Mar Piccolo, controlla ogni ombra. «Una sera, mentre stavo scendendo in garage, mi hanno avvicinato in due. Uno mi ha puntato la pistola al costato. Ha detto: “O la pianti o ti ammazziamo e ti buttiamo a mare!”». Ha avuto la scorta sotto casa per un anno e mezzo. È stato querelato 12 volte, 12 volte ha vinto. Continua a muoversi circospetto, e come non capirlo, del resto... Fabio Matacchiera si ostina a girare video notturni per controllare i fumi che escono dalle ciminiere: «Sappiamo pochissimo di quanto è stato fatto per mettere in sicurezza gli impianti. Siamo a metà dei tre anni di Aia, l’amministrazione integrata ambientale . Del miliardo e 200 milioni di investimenti previsti, ne sarebbero stati spesi un terzo. Mancano ancora le coperture dei parchi minerari e dell’area gestione rottami ferrosi». Ogni auto che passa, un batticuore. Non si può filmare l’acciaieria, neppure a distanza. «Io amo questa città - dice Matacchiera - mia madre mi ha insegnato il rispetto. Dobbiamo guarire. Dobbiamo inventarci un’altra Taranto». Di sera il quartiere Tamburi, quello delle polveri rosse, è spettrale. Neanche i cani randagi vanno in giro per strada.
La pediatra infuriata
Taranto è la capitale italiana della guerra fra poveri. Operai, ammalati, disoccupati, pescatori: tutti costretti a scegliere ogni giorno fra lavoro e salute. «Me lo dicono in tanti», spiega la pediatra Anna Maria Moschetti. «Morire giovani è messo in conto. La gente vede uscire il fumo da sempre. Ha perso la speranza». Non lei, non la dottoressa dei bambini. Lavorava a Torino, ma è tornata per combattere: «Perché è difficile non provare nostalgia per un posto bello come questo». Gira come presidente della commissione ambientale dell’ordine dei medici di Taranto. Vuole portare alla luce alcuni dati che sarebbero sotto gli occhi di tutti, se solo volessimo prestarci attenzione. «L’Arpa Puglia ha fatto uno studio approfondito per capire cosa succederà nel 2016, se davvero saranno eseguiti tutti i lavori di ammodernamento dell’acciaieria». Ed ecco il migliore dei mondi possibili. «Il rischio di inquinamento ritenuto “non accettabile” riguarderà 12 mila persone invece che 22.500. Ha senso? Spendere moltissimi soldi per lavori che non salveranno tutti?».
Orgoglio e nuove idee
Vanno in giro, l’ambientalista e la pediatra. Incontrano i ragazzi di «Ammazza che piazza», specializzati nel recupero di pezzi abbandonati di città. Uno di loro si chiama Alessandro, 25 anni. È nato in un palazzo di via Federico di Palma, nel centro di Taranto. «Il mio balcone era quello là - dice - da anni vedevo questo enorme spazio in disgrazia totale. Era il dopolavoro della Marina, con il teatro». Ora è un centro sociale, si chiama «Officine Tarantine». Hanno costruito quattro laboratori: studio, sartoria, riparazione-biciclette, forno. Molti ragazzi lavorano qui. «Il 2012 per me è stato l’anno dei 14 funerali - spiega Alessandro - parenti, genitori di amici, amici. Insieme ad altri, abbiamo deciso che dovevamo fare qualcosa». A Taranto ci si deve ingegnare. Nascono idee. Marco De Bartolomeo lavora per un gemellaggio con la città greca di Sparta: «Indietro nel futuro». Sogna che Taranto diventi una città di combattenti, ritrovi l’orgoglio. Chi guarda il mare, vede tutte queste prospettive. Ma dietro, c’è la città vecchia che sta agonizzando. Alle spalle, il gigante dell’acciaio. Il processo, con 52 imputati e Fabio Riva ancora latitante, chiarirà quello che è stato.
Uno scatto di emozioni
Francesco Schiavone è un fotografo di matrimoni. Il suo slogan è: «Niente pose». Sottotitolo: «Le storie d’amore non dovrebbero mai iniziare fingendo». È una metafora perfetta. Guardarsi in faccia. Riconoscersi. Volersi bene. «È un Natale duro - dice - di crisi fortissima. I matrimoni sono in calo da quattro anni, l’incertezza non porta sogni. Dobbiamo trovare un modo per salvaguardare il lavoro e l’ambiente». Le sue foto ritraggono donne splendide ed emozionate, padri commossi, mariti sudati. Pierpaolo Pasolini, dopo essere venuto a Taranto, nel 1959 aveva scritto: «Viverci è come vivere all’interno di un’ostrica aperta. Qui Taranto nuova, lì, gremita, Taranto vecchia, intorno i due mari, e i lungomari». Poteva essere una perla, che ne sarà di Taranto? (LaStampa)
Sono orgogliosa di vivere a Taranto
Nei giorni scorsi si è tenuta a Taranto, a palazzo Pantaleo, nei pressi della città vecchia, il primo workshop della Resto al Sud Academy, progetto che offre gratuitamente la possibilità a sei ragazzi (Maria Alagni, Irene Sapienza, Andrea Saluti, Alice Strano, Daniele D’Innocenzo e Marina Finaldi) provenienti dai quartieri del sud Italia, quali (Tamburi Taranto; Librino Catania; Zen Palermo; Sulcis Carbonia; progetto c.a.s.e. L’aquila e Scampia Napoli) di contribuire a far “rinascere” i loro territori attraverso i Social Media.A dare inizio alle lezioni è stato Mirko Pallera co-founder della Ninja Marketing, con una lezione sulla Digital strategy, per aiutare i ragazzi a muovere i primi passi nel mondo digitale.
Il giorno seguente è salito in cattedra Marco Agosti esecutive Producer di Tiscali, con una lezione sulla realizzazione di un’impresa digitale.
A coordinare l’Academy è Roberto Zarriello, docente di Social media e coach dei ragazzi.
Nella seconda giornata del workshop è intervenuto Francesco Pugliese amministratore delegato di Conad, principale partner del progetto, grazie al cui sostegno è stato resa possibile l’iniziativa.
Ad intervenire per dare il loro augurio ai giovani protagonisti, sono stati anche Michele Emiliano magistrato e segretario regionale del partito democratico; Francesco Cosa assessore alle politiche giovanili; mentre il ministro agli affari regionali, Maria Carmela Lanzetta, attraverso una lettera pubblicata sul sito restoalsud.it, ha mandato un messaggio di auguri ai ragazzi.
Credo che il fatto di aver scelto Taranto come prima tappa dell’academy ha reso onore a questa città; ha dato modo ai partecipanti di notare e rendersi conto che, anche essendo la “città dell’Ilva”, ha molto altro da offrire; per esempio il fantastico panorama sul mare, l’arte di prestigiosi palazzi d’epoca, i monumenti, le stupende chiese nell’antico borgo.
Personalmente ho imparato tanto in questi due giorni; ma ascoltare gli apprezzamenti fatti sulla mia città, senza fare i soliti riferimenti all’inquinamento dell’Ilva, alle morti, e alla situazione lavorativa non buona, mi ha resa orgogliosa di essere tarantina e mi ha convinta ancor più che voglio restare qui al sud.
Mi ha spinta verso l’obiettivo prefissato, a cui fa riferimento la resto al sud Academy, quello di far riscattare le nostre bellissime città senza dover scappare via, senza aver paura di fare un passo, e senza rischiare la propria vita. (restoalsud)
mercoledì 23 luglio 2014
Tutto come sempre
Video shock - Nuova informativa al Procuratore di Taranto
Quasi giornalmente, operai dell'Ilva continuano a far pervenire al Fondo Antidiossina, foto e video molto eloquenti che mostrano episodi gravissimi di inquinamento. Questa volta, però, l'obiettivo della telecamera è più a fuoco che mai e riprende scene raccapriccianti a pochi metri dall'accaduto. Per questo abbiamo deciso di informare ancora una volta il dott. Franco Sebastio, Procuratore di Taranto,
Sappiamo anche che i custodi giudiziari, guidati dall'ing. Barbara Valenzano, hanno più volte informato il Procuratore circa il ripetersi di eventi simili a questo che continuano a verificarsi all'interno dello stabilimento Ilva, con puntuale e dettagliata documentazione.
Va ricordato che gli impianti inquinanti sono tuttora sottoposti a
sequestro preventivo che, per legge, deve servire ad evitare il
protrarsi delle conseguenze dannose o pericolose del reato e ad impedire
che possano essere commessi ulteriori illeciti. Inoltre, come già più
volte sottolineato, la Corte Costituzionale, con sentenza n. 85/2013, ha
confermato la persistenza del sequestro, sia pure concedendo
all’azienda la facoltà d'uso degli impianti, e ha affermato che la
stessa facoltà d’'uso può essere revocata dalla autorità giudiziaria,
qualora le prescrizioni non siano puntualmente, scrupolosamente e
costantemente osservate.
La stessa Corte Costituzionale ha specificato che, se non vengono osservate le puntuali previsioni del nuovo provvedimento autorizzativo (Aia), l’Autorità Giudiziaria, nell’ambito delle proprie competenze, deve adottare tutte le misure idonee necessarie a sanzionare, anche in itinere, le relative inadempienze”.
Taranto, li, 23 luglio 2014
Prof. Fabio Matacchiera
(resp. Legale Fondo Antidiossina Taranto Onlus)
www.fondoantidiossina.it
Onlus FONDO ANTIDIOSSINA
Registrata presso l’Agenzia delle Entrate ed Anagrafe Tributaria del Ministero delle Finanze (26/01/2010
La stessa Corte Costituzionale ha specificato che, se non vengono osservate le puntuali previsioni del nuovo provvedimento autorizzativo (Aia), l’Autorità Giudiziaria, nell’ambito delle proprie competenze, deve adottare tutte le misure idonee necessarie a sanzionare, anche in itinere, le relative inadempienze”.
Taranto, li, 23 luglio 2014
Prof. Fabio Matacchiera
(resp. Legale Fondo Antidiossina Taranto Onlus)
www.fondoantidiossina.it
Onlus FONDO ANTIDIOSSINA
Registrata presso l’Agenzia delle Entrate ed Anagrafe Tributaria del Ministero delle Finanze (26/01/2010
venerdì 30 maggio 2014
Il buon latte di mamma Ilva?
Taranto, “nel latte materno diossine fino al 1500%. Pericoloso per la salute”
Nei campioni di latte materno della città dell’Ilva, Taranto, “sono stati rilevati superamenti dei valori di azione di diossine Pcdd e Pcdf (policlorodibenzodiossine e policlorodibenzofurani) e di Pcb Dioxine like (Policlorobifenili, diossine e simili), su materia grassa, a partire dal 700% fino al 1500% stabiliti per latte crudo e prodotti lattiero caseari”. Il presidente del Fondo Antidiossina Fabio Matacchiera introduce così le conclusioni dell’analisi da parte di centri accreditati di una decina di campioni di latte di mamme “con età superiore ai 33 anni”.Sui dati dell’associazioni e sul metodo con cui l’indagine è stata condotta, però, interviene il presidente della Società italiana di igiene e medicina preventiva nonché direttore del dipartimento di prevenzione della Asl di Taranto, Michele Conversano che giudica “sconvolgente” fare un “confronto tra latte materno, latte crudo e prodotti lattiero-caseari” perché “il latte materno non è un alimento come il latte di capra o il formaggio“. Non solo: “Il latte materno – prosegue – ha un valore per cui l’Oms e tutte le organizzazioni mondiali hanno sempre raccomandato che l’allattamento al seno è sempre da preferire a qualsiasi altra alimentazione, qualunque sia il livello di contaminazione del latte materno”. “Noi – aggiunge – abbiamo proposto all’Istituto superiore della sanità, che lo ha approvato, uno studio scientifico sulla ricerca di diossina nel latte materno di 300 donne per valutare la contaminazione nel tempo”. “Il lavoro fatto dalle associazioni – conclude – è meraviglioso nel denunciare il caso ma bisogna essere molto cauti perché sull’allattamento al seno si va a toccare un tasto molto delicato. Il problema è psicologico: non si può toccare la mamma in quel momento”.
Matacchiera rileva che ”anche i tenori massimi sono stati tutti abbondantemente superati fino al 660%. In tutti i campioni di latte delle neomamme di Taranto fatti analizzare dalla Onlus Fondo Antidiossina, sono state riscontrate significative concentrazioni” delle diossine citate, tutte “con valori molto al di sopra dei 6 picogrammi per grammo“, che è il “limite per il latte per adulti”. La media che riscontriamo, infatti, si attesta su valori superiori ai 20-22 picogrammi e fino a valori di 39,992 picogrammi”. Matacchiera ha poi precisato che “la normativa prevede il divieto di commercializzazione e la distruzione di quell’alimento poiché considerato pericoloso per la salute”. Ma secondo il presidente della Società italiana di igiene e medicina preventiva, che è stato anche consulente della procura di Taranto in indagini sull’Ilva, ”anche a coloro che hanno allattato sotto Chernobyl o dopo l’incidente di Bophal, l’Oms ha detto che si deve sempre allattare al seno qualunque sia la contaminazione. Che ci sia a Taranto una contaminazione lo denunciamo noi da 20 anni e, purtroppo, lo sappiamo tutti, ma che si possano provocare delle reazioni naturali nelle donne tarantine che stanno allattando e che stanno ora pensando di avvelenare i loro bambini non è possibile, nessuno se lo può permettere”.
A una delle mamme di Taranto che si è sottoposta all’indagine pilota, spiega Matacchiera, “alcuni mesi dopo il parto è stata diagnosticata una forma grave di tumore che ha reso necessario un intervento chirurgico invasivo al seno”. Il latte analizzato era di una donna di 42 anni che presentava valori molto prossimi a 40 picogrammi su grammo di policlorodibenzodiossine, policlorodibenzofurani, pcb e diossine. “Anche alla neonata – ha aggiunto Matacchiera – venivano riscontrati problemi di salute molto gravi. Attribuire le cause di quanto sopra descritto alla presenza significativa di quei congeneri nell’organismo umano, può essere sicuramente un po’ azzardato. Rimane tuttavia la certezza che per un adulto consumare del latte con concentrazioni dei congeneri indicati superiori a 6 picogrammi su materia grassa risulta pericoloso per la sua salute”. E’ normale adesso che “ci si chieda – ha concluso l’ambientalista – che pericolo possa rappresentare per una piccola creatura bere il latte della mamma con concentrazioni di 40 picogrammi. Inoltre, è consequenziale che la preoccupazione cresca al pensiero che il latte per il neonato (a differenza dell’adulto che ne consuma molto poco), rappresenta l’unica fonte di alimentazione intensiva per molti mesi”.
giovedì 24 aprile 2014
La notte porta.... fumi (normali per l'Ilva)
Abbiamo fissato tre momenti della quotidianità tarantina degli ultimi anni:
Ve li riassumiamo prima di postarli:
Ed ora ecco l'opera in tre atti:
1. Ripresa video nella notte tra 21 e 22 aprile, realizzata da Fabio Matacchiera del Fondo Antidiossina Taranto
2. Comunicato stampa Ilva in risposta al video
"In merito al video diffuso in rete dal Fondo Antidiossina, si precisa che:
3. Esposto alla Procura presentato da Peacelink pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 24 aprile 2014
(l'esposto si riferisce ad altre segnalazioni, ma è funzionale e coordinato all'opera in tre atti!)
Ve li riassumiamo prima di postarli:
- Ripresa video notturna (come per molti cacciatori, a Taranto, si sa, la notte l'Ilva concede le migliori prede fotocinematografiche aprendo filtri e bocchettoni ai colori sfiammanti e sloppanti di combustioni e colate tossiche) diffusa in rete sui principali canali di informazione (e non perdiamo occasione di ringraziare le volenterose "sentinelle ambientali" che si inerpicano sui poggi e i palazzi del rione Tamburi/Croce per cogliere l'attimo, per niente fuggente purtroppo);
- Dal tempo della gestione commissariale, si registrano le reazioni della dirigenza Ilva che invia comunicati stampa per dare risposte e precisazioni tese a sminuire il fenomeno, a scaricare responsabilità, a sancirne la temporaneità in vista di favolosi (mitologici) miglioramenti tecnici (prima dell'Era dei Commissari l'Ilva preferiva elargire doni a giornalisti, prelati, professori per fare controinformazione e mettere a tacere il disappunto);
- Invio e diffusione di esposti alle forze dell'ordine da parte delle associazioni e dei cittadini a supporto delle denunce inviate ai media, consapevoli che ogni attimo di questo scempio vada fissato su carte ufficiali e cogenti.
Ed ora ecco l'opera in tre atti:
1. Ripresa video nella notte tra 21 e 22 aprile, realizzata da Fabio Matacchiera del Fondo Antidiossina Taranto
2. Comunicato stampa Ilva in risposta al video
"In merito al video diffuso in rete dal Fondo Antidiossina, si precisa che:
- Nella notte tra il 21 e il 22 aprile 2014 non si sono manifestati fenomeni di emissioni anomale dal tetto dell’Acciaieria 1.
- I bagliori visibili nel video sono collegati alle normali attività di svuotamento paiole dell’area Gestione Rottami Ferrosi (GFR).In merito a ciò si evidenzia che non sono stati ancora rilasciati dagli enti competenti i permessi per la realizzazione del sistema a cappe mobili previsto per tali attività. Questo sistema sarebbe utile nella gestione del periodo transitorio, necessario per la futura realizzazione di un nuovo sistema di granulazione automatico della scoria, per il quale ILVA ha inoltrato un’istanza di modifica al ministero per la prescrizione relativa al GRF. Una volta realizzati questi sistemi il fenomeno dei bagliori e delle emissioni dall’area GRF sarà sostanzialmente eliminato.
- In merito alle accensioni delle torce dell’Acciaieria 1 si evidenzia che, nel periodo oggetto del video, non sono avvenuti fenomeni anomali di accensione ma si sono avute le normali accensioni per soffiaggi e prescorifiche.
3. Esposto alla Procura presentato da Peacelink pubblicato sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 24 aprile 2014
(l'esposto si riferisce ad altre segnalazioni, ma è funzionale e coordinato all'opera in tre atti!)
mercoledì 2 aprile 2014
Il miracolo della moltiplicazione delle discariche a Mater Gratiae
NUOVO ESPSOTO ALLA PROCURA E AI CARABINIERI DI LECCE. DISCARICHE SOSPETTE IN ILVA. NUOVI PARTICOLARI DAL SATELLITE
Consegnato nuovo esposto: che la Procura di Taranto ed il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri facciano luce su siti sospetti in Ilva di Taranto. Nuovi particolari dal satellite
Con l'ausilio del satellite di Google, abbiamo focalizzato, ancora una volta, l'attenzione sui siti adibiti a discariche nelle aree adiacenti alla “Mater Gratiae”. Abbiamo rilevato, attraverso la visualizzazione delle immagini fino al massimo ingrandimento possibile, che sarebbero riconoscibili altri “siti sospetti” nei quali sarebbero stati effettuati lavori di scavo e di colmata, presumibilmente non autorizzati.
Sottoponiamo all'attenzione di questa Procura, allo stesso Procuratore, Dott. Franco Sebastio ed al Comandante del Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Lecce, Nicola Candido l'acquisizione di queste nuove immagini satellitari e di questi altri particolari, chiedendo approfondimenti ed accertamenti, al fine di capire se siano stati commessi degli illeciti, sia dal punto di vista amministrativo, che dal punto di vista ambientale da parte della azienda Ilva s.p.a.
Inoltre, chiediamo se vi sia l'effettiva idoneità all’esercizio di tutte le discariche ubicate all’interno dell’insediamento Ilva di Taranto, nonché sulla loro corretta conduzione e gestione. Discariche che, per quanto ci consta, non risulterebbero tutte provviste di autorizzazione, come quella denominata “Mater Gratiae”, autorizzata con decreto D.L. 101/2013 e convertito in Legge 125/13.
Come è noto, nei mesi scorsi, questa onlus ha già inoltrato alla Procura della Repubblica di Taranto alcuni esposti che evidenziavano possibili irregolarità circa le autorizzazioni delle suddette discariche e la gestione dei rifiuti che vi confluivano e che tuttora confluiscono dal ciclo produttivo del siderurgico.
Anche se, come sopra specificato, il Governo solo recentemente ha autorizzato con una norma “ad hoc” per la costruzione e la gestione della discarica Mater Gratiae (in esercizio dal 2004), occorre sottolineare che la stessa azienda ha fatto confluire per un decennio i propri rifiuti in questa area che risultava priva di autorizzazione, con possibili violazioni del Codice dell’Ambiente e delle disposizioni normative specifiche di cui al D.Lgs. 36/2003.
Allo stato attuale, con riferimento alla discarica Mater Gratiae e alle numerose discariche insistenti nella medesima area (almeno sette) ad essa adiacenti ed insistenti in area Ilva, poniamo i seguenti quesiti:
1) Le autorità competenti hanno mai accertato la conformità delle modalità di costruzione della Mater Gratiae da parte dell’ILVA s.p.a., a partire almeno dal 2004 e fino alla data di emanazione del D.L. 101/2013 che ha autorizzato all’art. 12 la costruzione e gestione della stessa discarica?
2) Le autorità competenti al rilascio delle autorizzazioni (Ministero Ambiente, Regione, Provincia, Comune) e le autorità di controllo (ARPA, ISPRA, ASL) hanno mai accertato l’esistenza e la conformità delle ulteriori sette discariche (oltre che della Mater Gratiae autorizzata con decreto) le quali, invece, potrebbero non avere i nessari titoli autorizzativi? Sono mai stati accertati i criteri, secondo cui le stesse siano state realizzate e gestite e si è mai provveduto ad indagare se essere fossero esaurite o in normale esercizio? Sono stati mai effettuati dei controlli analitici su percolati e tenuta delle stesse?
3) Le predette autorità hanno mai accertato se l’utilizzo delle scorie deferrizzate fosse conforme alle disposizioni di legge, ovvero se fosse possibile escludere un peggioramento delle condizioni ambientali dell’area e confermare la compatibilità sanitaria ambientale delle attività di recupero di tali rifiuti? Tali scorie, classificate come rifiuti, subiscono effettivamente un trattamento di deferrizzazione? O vengono messe tal quali in opera per costituire gli argini ed il fondo discarica? Ove risultassero deferrizzate, ci si chiede: è autorizzatato il trattamento delle scorie? Non ci risulta che detta attività di trattamento delle scorie sia stata autorizzata nell’ambito delle procedure amministrative AIA.
4) Le autorità ambientali e sanitarie hanno mai definito una metodologia in grado di quantificare eventuali fenomeni di contaminazione sia del suolo che delle acque, al fine di stimare il conseguente danno sanitario ed ambientale?
5) ARPA Puglia, per quanto di propria competenza, ha mai provveduto ad effettuare il monitoraggio dei pozzi spia della discarica 2B non pericolosi ed anche 2C pericolosi, negli anni 2009, 2010, 2011, 2012 e 2013? Sono stati mai riscontrati superamenti dei valori relativi delle CSC (concentrazioni soglia di contaminazione) nei suoli e nelle acque di falda? E se sì, per quali parametri? Sono mai scattati gli obblighi di cui all’art. 244 del D.Lgs. n. 152 del 2006? Nel caso in cui dovessero essere stati registrati superamenti del CSC, le Autorità Competenti (Regione, Provincia, Comune) hanno mai posto in essere le procedure operative ed amministrative finalizzate al raggiungimento della eventuale bonifica del sito contaminato secondo quanto disposto dall’art.242? Dalle nostre ricerche e dai nostri approfondimenti, risulta che la Regione Puglia con atto formale (det. dirigenziale della Regione Puglia n. 160/2010), ha dichiarato compatibile la discarica dal punto di vista ambientale, autorizzandone di fatto la successiva costruzione (iniziando dal 2004).
Per quanto concerne la caratterizzazione chimico analitica delle scorie utilizzate per la costruzione della discarica, è stata mai effettuata una specifica valutazione?
Evidenziamo, altresì, che tali valutazioni non risultano essere state effettuate nell’ambito dell’AIA 2011, in particolare non risulta che lo stoccaggio delle scorie sia stato autorizzato (pag. 946 provvedimento AIA 2011). Si evidenzia, inoltre, che il riesame AIA 2012 non ha autorizzato la gestione di rifiuti nello stabilimento in oggetto, fatto ritenuto non conforme da ARPA Puglia e formalmente espresso in più occasioni dalla stessa.
N.b.: Tali criticità non risulterebbero peraltro neanche sanate nell’ambito del Piano Ambientale redatto dai tre Esperti (Genon, Lupo, Bisceglia), bensì gli stessi hanno rinviato nuovamente alle procedure autorizzative ordinarie, ossia alle attività istruttorie AIA!
Taranto, li 2 aprile 2014
Prof. Fabio Matacchiera
(pres. onlus "Fondo Antidiossina Taranto")
venerdì 7 marzo 2014
Coerenza
Vi ricordate Antonia Battaglia?
Se no, cliccate qui per vedere i vecchi post su di lei: la tarantina che con Peacelink ha sollevato la questione Taranto al Parlamento europeo.
In merito alla sua candidatura alle europee con la lista “L’Altra Europa con Tsipras” ha definitivamente comunicato:
Ho ricevuto stamane una bellissima lettera da parte del Comitato per la Lista “L’Altra Europa con Tsipras”, nella quale mi si invita a non ritirare la mia candidatura e a non darla vinta a chi mi vorrebbe fuori da questa lista. La lettera, firmata da Argiris Panagopoulos in nome di Alexis Tsipras, Barbara Spinelli, Marco Revelli e Guido Viale, é stata una grande testimonianza di fiducia nei miei confronti. Ma è con grande rammarico che, mio malgrado, constato ancora che tra i candidati della circoscrizione Sud rimangono i nomi di due candidati appartenenti a SEL. In una lettera invitata al Comitato con Alessandro Marescotti e Riccardo Rossi, quando ancora le candidature non erano state validate, avevamo posto una condizione *sine qua non*: che nella lista “L’Altra Europa con Tsipras” non ci fossero esponenti dei partiti politici ed in particolare di SEL, le cui posizioni su Taranto sono in contrasto con cio’ che rappresento. La mia dichiarazione del giorno 5 marzo riaffermava quanto già sostenuto al momento della presentazione del mio nome, fin dall’inizio. I miei principî morali ed etici e la netta consapevolezza di non voler portare avanti una campagna per Taranto e per il Sud tutto in Europa, accanto ad esponenti di un partito che ancora ieri ha continuato a disconoscere le proprie gravi responsabilità sulla questione ILVA, mi inducono a riaffermare con forza la mia scelta. Pertanto ho pregato il Comitato di voler provvedere a levare il mio nome dalla lista dei candidati della circoscrizione Sud. Auguro ad Alexis Tsipras tutto il successo che merita in Europa.
La questione dell'incompatibilità era già stata sollevata una settimana fa dal Fondo Antidiossina Taranto con una nota polemica nello stile classico dell'ambientalismo locale:
Nuove tensioni nel movimento ambientalista tarantino. Ad agitare il variegato fronte degli ecologisti è la possibile partecipazione alle prossime europee di Antonia Battaglia (Peacelink). Nei mesi scorsi la Battglia è stata fortemente impegnata per portare il caso dell’Ilva di Taranto all’attenzione della Commissione europea, riuscendo a far avviare una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto delle norme anti-inquinamento.
Lo strappo si è consumato tra l’esponente di Peacelink e Fabio Matacchiera.
Se no, cliccate qui per vedere i vecchi post su di lei: la tarantina che con Peacelink ha sollevato la questione Taranto al Parlamento europeo.
In merito alla sua candidatura alle europee con la lista “L’Altra Europa con Tsipras” ha definitivamente comunicato:
Ho ricevuto stamane una bellissima lettera da parte del Comitato per la Lista “L’Altra Europa con Tsipras”, nella quale mi si invita a non ritirare la mia candidatura e a non darla vinta a chi mi vorrebbe fuori da questa lista. La lettera, firmata da Argiris Panagopoulos in nome di Alexis Tsipras, Barbara Spinelli, Marco Revelli e Guido Viale, é stata una grande testimonianza di fiducia nei miei confronti. Ma è con grande rammarico che, mio malgrado, constato ancora che tra i candidati della circoscrizione Sud rimangono i nomi di due candidati appartenenti a SEL. In una lettera invitata al Comitato con Alessandro Marescotti e Riccardo Rossi, quando ancora le candidature non erano state validate, avevamo posto una condizione *sine qua non*: che nella lista “L’Altra Europa con Tsipras” non ci fossero esponenti dei partiti politici ed in particolare di SEL, le cui posizioni su Taranto sono in contrasto con cio’ che rappresento. La mia dichiarazione del giorno 5 marzo riaffermava quanto già sostenuto al momento della presentazione del mio nome, fin dall’inizio. I miei principî morali ed etici e la netta consapevolezza di non voler portare avanti una campagna per Taranto e per il Sud tutto in Europa, accanto ad esponenti di un partito che ancora ieri ha continuato a disconoscere le proprie gravi responsabilità sulla questione ILVA, mi inducono a riaffermare con forza la mia scelta. Pertanto ho pregato il Comitato di voler provvedere a levare il mio nome dalla lista dei candidati della circoscrizione Sud. Auguro ad Alexis Tsipras tutto il successo che merita in Europa.
La questione dell'incompatibilità era già stata sollevata una settimana fa dal Fondo Antidiossina Taranto con una nota polemica nello stile classico dell'ambientalismo locale:
Nuove tensioni nel movimento ambientalista tarantino. Ad agitare il variegato fronte degli ecologisti è la possibile partecipazione alle prossime europee di Antonia Battaglia (Peacelink). Nei mesi scorsi la Battglia è stata fortemente impegnata per portare il caso dell’Ilva di Taranto all’attenzione della Commissione europea, riuscendo a far avviare una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto delle norme anti-inquinamento.
Lo strappo si è consumato tra l’esponente di Peacelink e Fabio Matacchiera.
lunedì 3 febbraio 2014
Uova, masserie e diossina
Diossina, un nuovo allarme
Il Fondo Antidiossina, presidente Matacchiera, ha inviato ad un laboratorio di Analisi e ricerca applicata di Altavilla Vicentina, R&C Lab s.r.l., un campione di uova comprate in tre masserie nei territori di Crispiano e Martina Franca. I risultati di tali analisi anticipati da Matacchiera, lo scorso 8 gennaio, hanno ricevuto conferma. Autorevole conferma.
“Veniamo a sapere adesso – afferma Fabio Matacchiera, in conferenza stampa, insieme al prof. Franco Scherma-, che anche la Asl di Taranto, negli anni scorsi, aveva rilevato diverse criticità con vistosi superamenti non solo dei valori di azione (valori che, superati, impongono le necessarie misure di monitoraggio e bonifica), ma anche, fin oltre il 200%, dei valori limite (valori che impongono la distruzione dei prodotti alimentari). Le uova delle galline allevate a terra, acquistate di recente dal Fondo Antidiossina, presso alcune masserie situate in prossimità di Martina Franca, e successivamente inviate al centro specializzato per tali analisi, hanno evidenziato valori critici con riferimento ai limiti di azione. Tali esiti risultano estremamente interessanti proprio perché in essi spiccano le voci relative alle diossine, ai furani e al pcb, in entità di gran lunga superiore ai valori di fondo che normalmente si attestano nel range 0,2- 0,5 pg/gr, contro i circa 0,5 – 0,9 pg/gr ritrovati dal Fondo Antidiossina.
Le uova prelevate dalle tre masserie presentano quantitativi abbastanza lontani dai valori limite, ma non troppo lontani dai valori di azione. Interessante anche constatare che i valori più elevati di diossine e pcb si riscontrano nelle uova della masseria più vicina all’area industriale. Infatti, nelle uova prelevate nella masseria a nord di Martina Franca, i valori di diossine e pcb sono risultati inferiori a quelli rilevati nelle altre più vicine a Taranto”. “La Asl di Taranto e precisamente il Dipartimento di Prevenzione – ha proseguito Matacchiera – è tornata a fare i controlli dopo averli interrotti dal 2009. Benché in tale occasione fossero stati rilevati valori oltre la norma. L’impegno, dopo tale anno, è stato prevalentemente indirizzato alla grande produzione trascurando le masserie considerata la loro scarsa incidenza di immissione di uova sul mercato. Le uova delle galline allevate a terra nelle masserie di Crispiano e Martina Franca sono risultate in molti casi positive alla presenza di questi pericolosi elementi, tanto che la stessa ASL ne sconsigliò il consumo con apposita ordinanza del 4 gennaio 2013 firmata dai dirigenti del Dipartimento, dott. Teodoro Ripa e dott. Vito De Chirico”. Ormai la situazione impone l’urgenza di un monitoraggio continuo con attenzione anche alle piccole realtà produttive. D’altra parte una recente Raccomandazione della Commissione Europea del 3 dicembre scorso afferma che: È ora opportuno raccomandare che la presenza di diossine, PCB diossina-simili e PCB non diossina-simili nelle uova da allevamento all’aperto, nelle uova biologiche, nel fegato di agnelli e pecore, nel granchio guantato (Eriocheir Sinensis), nelle erbe aromatiche essiccate e nelle argille vendute come integratore alimentare sia soggetta a un monitoraggio rafforzato. Il problema rimane quello del reperimento delle risorse. Per i controlli prima e per le bonifiche dopo. Controlli e bonifiche che disvelano il grande bluff del governo italiano che da un lato dichiara la portata strategica dell’Ilva e dall’altra nasconde quel che rimane dell’attenzione per lo stabilimento siderurgico nelle pieghe di un decreto preoccupato prioritariamente, sia pure legittimamente, della “Terra dei fuochi”. La scandalosa sequela dei decreti salva Ilva sembra non fermarsi mai. (CdG)
Il Fondo Antidiossina, presidente Matacchiera, ha inviato ad un laboratorio di Analisi e ricerca applicata di Altavilla Vicentina, R&C Lab s.r.l., un campione di uova comprate in tre masserie nei territori di Crispiano e Martina Franca. I risultati di tali analisi anticipati da Matacchiera, lo scorso 8 gennaio, hanno ricevuto conferma. Autorevole conferma.
“Veniamo a sapere adesso – afferma Fabio Matacchiera, in conferenza stampa, insieme al prof. Franco Scherma-, che anche la Asl di Taranto, negli anni scorsi, aveva rilevato diverse criticità con vistosi superamenti non solo dei valori di azione (valori che, superati, impongono le necessarie misure di monitoraggio e bonifica), ma anche, fin oltre il 200%, dei valori limite (valori che impongono la distruzione dei prodotti alimentari). Le uova delle galline allevate a terra, acquistate di recente dal Fondo Antidiossina, presso alcune masserie situate in prossimità di Martina Franca, e successivamente inviate al centro specializzato per tali analisi, hanno evidenziato valori critici con riferimento ai limiti di azione. Tali esiti risultano estremamente interessanti proprio perché in essi spiccano le voci relative alle diossine, ai furani e al pcb, in entità di gran lunga superiore ai valori di fondo che normalmente si attestano nel range 0,2- 0,5 pg/gr, contro i circa 0,5 – 0,9 pg/gr ritrovati dal Fondo Antidiossina.
Le uova prelevate dalle tre masserie presentano quantitativi abbastanza lontani dai valori limite, ma non troppo lontani dai valori di azione. Interessante anche constatare che i valori più elevati di diossine e pcb si riscontrano nelle uova della masseria più vicina all’area industriale. Infatti, nelle uova prelevate nella masseria a nord di Martina Franca, i valori di diossine e pcb sono risultati inferiori a quelli rilevati nelle altre più vicine a Taranto”. “La Asl di Taranto e precisamente il Dipartimento di Prevenzione – ha proseguito Matacchiera – è tornata a fare i controlli dopo averli interrotti dal 2009. Benché in tale occasione fossero stati rilevati valori oltre la norma. L’impegno, dopo tale anno, è stato prevalentemente indirizzato alla grande produzione trascurando le masserie considerata la loro scarsa incidenza di immissione di uova sul mercato. Le uova delle galline allevate a terra nelle masserie di Crispiano e Martina Franca sono risultate in molti casi positive alla presenza di questi pericolosi elementi, tanto che la stessa ASL ne sconsigliò il consumo con apposita ordinanza del 4 gennaio 2013 firmata dai dirigenti del Dipartimento, dott. Teodoro Ripa e dott. Vito De Chirico”. Ormai la situazione impone l’urgenza di un monitoraggio continuo con attenzione anche alle piccole realtà produttive. D’altra parte una recente Raccomandazione della Commissione Europea del 3 dicembre scorso afferma che: È ora opportuno raccomandare che la presenza di diossine, PCB diossina-simili e PCB non diossina-simili nelle uova da allevamento all’aperto, nelle uova biologiche, nel fegato di agnelli e pecore, nel granchio guantato (Eriocheir Sinensis), nelle erbe aromatiche essiccate e nelle argille vendute come integratore alimentare sia soggetta a un monitoraggio rafforzato. Il problema rimane quello del reperimento delle risorse. Per i controlli prima e per le bonifiche dopo. Controlli e bonifiche che disvelano il grande bluff del governo italiano che da un lato dichiara la portata strategica dell’Ilva e dall’altra nasconde quel che rimane dell’attenzione per lo stabilimento siderurgico nelle pieghe di un decreto preoccupato prioritariamente, sia pure legittimamente, della “Terra dei fuochi”. La scandalosa sequela dei decreti salva Ilva sembra non fermarsi mai. (CdG)
mercoledì 8 gennaio 2014
L'Amarcord delle uova alla diossina
Tempo fa Peacelink commentò e diffuse i risultati di una indagine dall'Asl di Taranto, dipartimento di prevenzione, sugli alti valori di diossina riscontrati anche nelle uova di Taranto. Provenivano da un allevamento a 14 km dallo stabilimento Ilva. Era scoppiata la solita polemica, che poi è sfumata.
L'assessore alla sanità di allora Tommaso Fiore infatti cercò di rassicurare la popolazione dichiarando che l'allevatore in questione altro non era che "un privato dedito alla produzione di uova destinate ad
autoconsumo e non di un allevamento certificato con produzione destinata
alla vendita al pubblico". Ed aveva concluso dicendo che "La presenza di diossina nelle uova
oggetto di campionamento è certamente correlabile al contatto con il
terreno per probabile contaminazione dello stesso e, pertanto, in caso
di allevamento in batteria di galline ovaiole, non sussiste in alcun
modo tale pericolo."
Insomma il caso era stato risolto. Ma evidentemente non lo era, risolto, per Fabio Matacchiera presidente del Fondo antidiossina onlus. Perchè?
perchè i risultati delle analisi fatte compiere su numerose uova di galline
ruspanti prelevate presso alcune masserie situate in prossimità di
Martina Franca (TA) seppur presentando valori sotto il
"limite di azione", confermano "criticità per valori
abbastanza elevati di diossine, furani e pcb e per questo è
necessario un controllo costante da parte delle Autorità
sanitarie"
Le analisi sono state eseguite dal Centro specializzato R&C Lab s.r.l. di Altavilla Vicentina. L'obiettivo spiega Matacchiera era quello di ”ricavare dei dati prettamente conoscitivi” risultati “estremamente interessanti”. La stessa Onlus, nel gennaio 2011, “fu la prima – ricorda Matacchiera – a lanciare l’allarme cozze alla diossina del Mar Piccolo, che ha comportato tutta una serie di restrizioni riguardanti l’allevamento e la commercializzazione di quei mitili in alcune aree del mare di Taranto”.
E c'è sempre il Fondo
Antidiossina dietro agli esami sul latte materno di alcune mamme di Taranto: da quelle analisi venne riscontrato, "in
alcuni casi, anche la presenza rilevante di diossine e pcb
(dioxin like), fino al valore impressionante di 39,90 pg/gr lipo
(40 picogrammi/grammo su materia grassa)".
Sulle analisi sulle uova, Matacchiera ci tiene a chiarire "che le quantità di
pcb e le stesse diossine e furani ritrovate in detti campioni
rappresentano una criticità che merita ulteriori
approfondimenti, pur ribadendo che le analisi del Fondo
Antidiossina sono solo di tipo conoscitivo e che quelle
ufficiali spettano agli organi sanitari preposti".
Le
concentrazioni di inquinanti si attestano sul "50% del valore
'limite di azione' che è di 1,75 pg/gr, secondo le nuove
normative".
Matacchiera chiede pertanto alle "Autorità preposte di
accertare le origini di queste sostanze e la loro provenienza
che si accumulano anche nelle uova e negli animali, raggiungendo
livelli che non possono far fare sonni tranquilli agli
allevatori e agli stessi consumatori". Nè si "può escludere -
conclude - che in altre aree limitrofe del martinese, distanti
anche oltre i 20 km dal polo industriale jonico, queste sostanze
si siano accumulate o si possano accumulare nel prossimo futuro
nella sostanza organica animale in quantità maggiori, tali da
raggiungere e superare i limiti di legge".
Chissà cosa risponderà oggi l'assessore regionale alla Sanità. Ci rassicurerà senz'altro, e noi ci faremo rassicurare. Un vecchio film, già visto. Amarcord delle uova alla diossina.
giovedì 19 dicembre 2013
La discarica delle vergogne
DISCARICA ILVA: ESPOSTO ALLA PROCURA DI TARANTO
OGGETTO: discarica Mater Gratiae dal satellite: Fondo Antidiossina ricorre alla Procura di Taranto e alla Commissione Europea
Il Fondo Antidiossina comunica che è stato appena depositato (ore 10.45), presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Taranto, un esposto indirizzato al Procuratore Dott. Franco Sebastio ed è stata inviata un' informativa alla Commissione Europea circa possibili e gravi criticità ambientali nei siti di discarica dell'Ilva.
Infatti, dallo studio attento e particolareggiato, effettuato sulle foto realizzate in tempi diversi, dai satelliti a cui fa riferimento Google e quelli a cui fa riferimento Microsoft, si evincerebbe che, all'interno della stessa discarica, già oggetto della Vs. attenzione, siano presenti nel terreno numerose depressioni e voragini (artificiali o naturali?) che potrebbero essere materia di indagini ed di approfondimenti, al fine di verificare se possano essere state utilizzate per il drenaggio e lo scarico di reflui industriali potenzialmente pericolosi ed in particolare per la gestione dei rifiuti liquidi, di fanghi e di percolati. Ci si chiede, pertanto, se tutto ciò possa aver causato un'immissione diretta di dette sostanze nel suolo e nel sottosuolo con il potenziale interessamento dei sistemi della falda acquifera superficiale e profonda che confluiscono direttamente nei vicini Mar Grande e Mar Piccolo di Taranto.
Si noti che:
1) Negli ingrandimenti delle foto allegate (scaricabili anche attraverso la visione dei seguenti link: http://it.bing.com/maps/ in visione panoramica e dettagliata per la Microsoft ehttps://www.google.com/maps/preview#!data=!1m4!1m3!1d9745!2d17.223514!3d40.5278346!2m1!1e3&fid=7 per Google che riguardano alcune aree della discarica in oggetto, si rileverebbero dei "punti critici" che sottoponiamo alla vostra attenzione per eventuali approfondimenti. Infatti, sembrerebbe che nel "punto "X", evidenziato nelle foto "A" e A/bis", sia stato realizzato uno scarico a cui, sembrerebbe abbiano avuto accesso dei mezzi pesanti gommati (sono visibili, infatti, i segni dei pneumatici che lasciano pensare all'utilizzo di tale punto, quale recapito finale di rifiuti liquidi o fanghi di colore bruno di cui ignoriamo la tipologia)
2) Nel punto "Y" delle foto "B" e "B/bis" si evincerebbe, invece, che più a sud nella discarica in oggetto sia stata creata un'area di convogliamento di fanghi che, ci chiediamo, se sia stata isolata con il suolo ed il sottosuolo. In particolare, facendo un raffronto tra le foto estratte dal satellite di Google, con quelle del satellite della Microsoft (temporalmente precedente), si evince che sia stata realizzata un'area "sospetta" che non ci pare rientrare in quella delle vasche di discarica destinate alla gestione operativa dei rifiuti
3) Nella foto C e C/bis, invece, si può notare un'altra area che potrebbe essere oggetto della Vs.attenzione. Si noti uno stoccaggio di materiale metallico, verosimilmente fusti: ci chiediamo se esso risulta essere stato realizzato per categorie omogenee, nel rispetto delle norme tecniche di deposito. E fatto ancor più interesante potrebbe essere quello di sapere se quei fusti contengano o abbiano contenuto sostanze pericolose.
Tutto quanto esposto potrebbe essere interpretato come violazione delle disposizioni normative di cui all'All.2 del Dlgs 3603 e degli artt.256 e 137 del decreto legislativo 152/2006 e s.m.i.
Si ricordi che le attività di smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi in discariche non autorizzate, nonché di recupero di rifiuti e di gestione di sottoprodotti, qualificate dall’Autorità Giudiziaria quali “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”, hanno determinato il sequestro per equivalente della società Riva Fire, a causa delle gravi violazioni di cui agli artt. 208, 256 c. 1, 259 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. e art. 10 c. 3, e 14 del D.Lgs. n. 36/03-
E’ degno di nota il fatto che nelle vicinanze della predetta discarica si svolgono attività di coltivazione.
I dati oggetto dell'esposto del Fondo Antidiossina verranno comunicati, in data odierna, da Antonia Battaglia alla Commissione ed al Parlamento europei che svolgono indagini sulla questione nell'ambito dell'infrazione in corso.
L'infrazione lanciata dalla Commissione Europea, il 26 settembre 2013, ha aperto una procedura contro l’Italia per violazione di diritto europeo in materia ambientale sulla questione ILVA: la Commissione é nella fase di valutazione attenta dell'evoluzione della situazione a Taranto. La procedura di infrazione aperta dalla Commissione é nata in seguito alle denunce e all’azione di PeaceLink e del Fondo Antidiossina che hanno portato a Bruxelles la realtà di cio’ che accadeva e continua ad accadere a Taranto.
Taranto, 19 dicembre 2013
Fabio Matacchiera (presidente Fondo Antidiosina Taranto)
Antonia Battaglia
giovedì 12 dicembre 2013
Ronchi di berlusconiana memoria: contraddire l'evidenza a testa bassa!
Comunicato stampa
Fondo Antidiossina e PeaceLink commentano la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DL 136 ''Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali e a favorire lo sviluppo delle aree interessate''.
Rendono noto inoltre che il 18 dicembre si svolgera' a Roma al Ministero dell'Ambiente la Conferenza dei Servizi per la messa in sicurezza della falda nell'area sotto il parco monerali dell'Ilva.
---
Con questo comunicato stampa, PeaceLink e Fondo Antidiossina intendono lanciare un grido di allarme riguardo la preoccupante situazione sanitaria, amministrativa ed ambientale di Taranto, conseguentemente ai gravi e ripetuti incidenti di slopping, di emissioni pericolose verificatesi in questi giorni in modo particolarmente intenso.
Ieri il nuovo decreto legge sull'Ilva e' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale; e' il Decreto decreto legge 136 riguardante "Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali e a favorire lo sviluppo delle aree interessate".
La gravità della situazione va di pari passo con le azioni inutili del governo, che con questa decisione politica di fatto estende i poteri del Commissario e della sua struttura prorogando i termini di attuazione di eventuali messe a norma e di azioni di bonifica ed annullando l'Autorizzazione Integrata Ambientale.
Il testo del decreto é ritenuto dalle due associazioni inaccettabile e impossibile da giustificare dinanzi al protrarsi di una situazione di assoluta emergenza.
Tale decreto, finalizzato esclusivamente a garantire la produzione dell'ILVA, annulla l'ordinanza del GIP Patrizia Todisco che il 5 novembre 2013 ha ribadito come, nell'interesse pubblico, i fondi posti sotto sequestro dovessero garantire il principio di precauzione e non andare a confluire nelle casse dell'attuale gestione commissariale il cui solo scopo è assicurare la continuità produttiva in grave ed evidente violazione delle decisioni della magistratura e delle leggi europee.
I vari profili di inadempimento messi in luce dal GIP, l'inesistenza di un piano industriale corroborati dal nuovo decreto vanno nel senso totalmente opposto all'attuazione di una politica che voglia risolvere la questione Taranto.
Non risulta inoltre chiaramente definito il regime autorizzativo in cui opera lo stabilimento ILVA di Taranto, per quanto attiene all'AIA e alle autorizzazioni che al momento sembrano mancare. Il Commissario, supportato dal Governo, non ritiene cogenti le norme previste dall'AIA e continua ad operare in flagrante violazione del diritto in materia.
La pratica di rimuovere e garantire la normativa vigente é una pratica anti-costituzionale. La giurisprudenza europea in materia di ambiente e di diritti umani prevede delle norme ineludibili come ad esempio l'articolo 2 della Convenzione dei Diritti Umani ( di cui la Repubblica Italiana é firmataria) che prevede la difesa del diritto primario alla vita, come la direttiva europea IPPC.
Il principio del "chi inquina paga" viene posto, anch'esso, in grave pericolo visto che il Commissariamento attuale dell'ILVA insieme al Governo svuotano le casse ILVA annullando in sequestri, al solo fine di garantire la produzione in totale violazione di numerose norme. Una nuova comunicazione alle istituzioni europee, in merito al nuovo decreto, é stata effettuata stamane.
La situazione di Taranto é arrivata ad un punto di non ritorno, il grido di allarme che questo comunicato ed i video allegati intendono lanciare, costituisce un'accusa precisa a tutti i governanti.
Per quanto riguarda la conferenza dei servizi indetta dal Ministero dell'Ambiente, la cosa che preoccupa le associazioni e' l'intento del governo che non mira a bonificare il sottosuolo.
Se venisse cementificata la vasta area sotto il parco minerali, senza bonificare il terreno inquinato, verrebbero tombati e non rimossi gli inquinanti che hanno impregnato il sottosuolo.
Una pratica del genere condannerebbe l'area ad uno stato di compromissione perenne del sottosuolo, mentre nel frattempo rimane irrisolta la questione della raccolta e del trattamento delle acque meteoriche che finiscono nella falda dopo aver dilavato i terreni inquinati dell'Ilva.
Per PeaceLink e Fondo Antidiossina Taranto: Antonia Battaglia, Alessandro Marescotti, Fabio Matacchiera
Ronchi: il decreto accelera il risanamento
«Spero che i suoi critici, ora che è pubblicato, leggano attentamente questo decreto che rende disponibili, in modo legittimo e logico quindi anche costituzionale, risorse finanziarie necessarie al risanamento ambientale dell’Ilva». Lo ha dichiarato il sub-commissario Ilva Edo Ronchi, in occasione della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DL 136 “Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali e a favorire lo sviluppo delle aree interessate”.
Ronchi sottolinea anche che il decreto «accelera le procedure chiarendo che le coperture enormi dei parchi che si devono realizzare, sono volumi tecnici e quindi non devono attendere modifiche urbanistiche e dei piani regolatori per essere realizzate, che, inoltre, accelera le procedure per l’utilizzo delle aree interne non contaminate e che accelera i tempi per le valutazioni di assoggettabilità e di VIA, senza minimamente toccare le tutele ambientali» .
Per quanto riguarda il transitorio, fino all’approvazione del piano ambientale, il decreto chiarisce cosa deve fare il commissario, spiega Ronchi, e quali risultati deve garantire (almeno l’avvio del 70% delle misure AIA e assicurando che, per quanto dovuto all’ILVA, i parametri che misurano la qualità dell’aria esterna siano a norma). «Per le sanzioni del Prefetto, il decreto chiarisce –sottolinea Ronchi- che per le violazioni compiute prima del Commissariamento, paga il titolare o l’azionista di maggioranza, dopo paga l’Ilva commissariata nei casi delle violazioni previste». Per quanto riguarda il rinvio di circa 60 giorni del piano ambientale, conclude Ronchi «esso è reso necessario anche per includervi tutte le misure necessarie per completare l’Aia , producendo così un’accelerazione complessiva (prima si doveva attendere un’altra Aia per acque, rifiuti, rischi d’incidente e energia), fermo restando il termine finale di 36 mesi fissato dal precedente decreto che non cambia».
Sullo stesso argomento interviene anche l’on. Michele Pelillo. «Sono d’accordo – scrive – con Legambiente sul fatto che la proroga per l’adozione del piano ambientale e, di conseguenza, del piano industriale per l’Ilva di Taranto susciti perplessità. Proveremo, in sede di conversione del provvedimento in legge, ad accorciare questo lasso di tempo. Chiederemo al ministro Orlando, comunque, di anticipare i tempi del piano ambientale rispetto a qualunque nuovo termine».
Del decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale «valorizziamo – aggiunge Pelillo – però anche gli straordinari aspetti positivi. Il documento persegue due obiettivi importanti, la copertura finanziaria dei lavori di ambientalizzazione e la semplificazione (oltre che l’accorciamento dei tempi) delle procedure autorizzative per l’avvio dei cantieri. Con questo provvedimento i commissari sono nella facoltà di chiedere ai giudici di usare i soldi dei Riva sequestrati dalla procura di Milano: un miliardo e ottocento milioni di euro. Il decreto legge, inoltre, abbrevia e semplifica l’iter burocratico delle autorizzazioni, con una compressione dei tempi e uno snellimento delle procedure. Dopo 50 anni di niente, lo Stato – attraverso l’azione del governo e del Parlamento – ci sta dando la possibilità, per la prima volta, di accettare la sfida, la scommessa di trovare l’agognato punto di equilibrio tra l’esigenza della produzione industriale e il diritto alla salute e alla vita dei tarantini. E’ una scommessa che non possiamo non accettare, non perché siamo sicuri di vincerla, ma perché è doveroso provarci. Non possiamo arrenderci senza nemmeno provarci. Per provare a vincerla, impariamo subito ad apprezzare il nuovo atteggiamento dello Stato e a realizzare una maggiore unità di intenti». (CdM)
Fondo Antidiossina e PeaceLink commentano la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DL 136 ''Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali e a favorire lo sviluppo delle aree interessate''.
Rendono noto inoltre che il 18 dicembre si svolgera' a Roma al Ministero dell'Ambiente la Conferenza dei Servizi per la messa in sicurezza della falda nell'area sotto il parco monerali dell'Ilva.
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Con questo comunicato stampa, PeaceLink e Fondo Antidiossina intendono lanciare un grido di allarme riguardo la preoccupante situazione sanitaria, amministrativa ed ambientale di Taranto, conseguentemente ai gravi e ripetuti incidenti di slopping, di emissioni pericolose verificatesi in questi giorni in modo particolarmente intenso.
Ieri il nuovo decreto legge sull'Ilva e' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale; e' il Decreto decreto legge 136 riguardante "Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali e a favorire lo sviluppo delle aree interessate".
La gravità della situazione va di pari passo con le azioni inutili del governo, che con questa decisione politica di fatto estende i poteri del Commissario e della sua struttura prorogando i termini di attuazione di eventuali messe a norma e di azioni di bonifica ed annullando l'Autorizzazione Integrata Ambientale.
Il testo del decreto é ritenuto dalle due associazioni inaccettabile e impossibile da giustificare dinanzi al protrarsi di una situazione di assoluta emergenza.
Tale decreto, finalizzato esclusivamente a garantire la produzione dell'ILVA, annulla l'ordinanza del GIP Patrizia Todisco che il 5 novembre 2013 ha ribadito come, nell'interesse pubblico, i fondi posti sotto sequestro dovessero garantire il principio di precauzione e non andare a confluire nelle casse dell'attuale gestione commissariale il cui solo scopo è assicurare la continuità produttiva in grave ed evidente violazione delle decisioni della magistratura e delle leggi europee.
I vari profili di inadempimento messi in luce dal GIP, l'inesistenza di un piano industriale corroborati dal nuovo decreto vanno nel senso totalmente opposto all'attuazione di una politica che voglia risolvere la questione Taranto.
Non risulta inoltre chiaramente definito il regime autorizzativo in cui opera lo stabilimento ILVA di Taranto, per quanto attiene all'AIA e alle autorizzazioni che al momento sembrano mancare. Il Commissario, supportato dal Governo, non ritiene cogenti le norme previste dall'AIA e continua ad operare in flagrante violazione del diritto in materia.
La pratica di rimuovere e garantire la normativa vigente é una pratica anti-costituzionale. La giurisprudenza europea in materia di ambiente e di diritti umani prevede delle norme ineludibili come ad esempio l'articolo 2 della Convenzione dei Diritti Umani ( di cui la Repubblica Italiana é firmataria) che prevede la difesa del diritto primario alla vita, come la direttiva europea IPPC.
Il principio del "chi inquina paga" viene posto, anch'esso, in grave pericolo visto che il Commissariamento attuale dell'ILVA insieme al Governo svuotano le casse ILVA annullando in sequestri, al solo fine di garantire la produzione in totale violazione di numerose norme. Una nuova comunicazione alle istituzioni europee, in merito al nuovo decreto, é stata effettuata stamane.
La situazione di Taranto é arrivata ad un punto di non ritorno, il grido di allarme che questo comunicato ed i video allegati intendono lanciare, costituisce un'accusa precisa a tutti i governanti.
Per quanto riguarda la conferenza dei servizi indetta dal Ministero dell'Ambiente, la cosa che preoccupa le associazioni e' l'intento del governo che non mira a bonificare il sottosuolo.
Se venisse cementificata la vasta area sotto il parco minerali, senza bonificare il terreno inquinato, verrebbero tombati e non rimossi gli inquinanti che hanno impregnato il sottosuolo.
Una pratica del genere condannerebbe l'area ad uno stato di compromissione perenne del sottosuolo, mentre nel frattempo rimane irrisolta la questione della raccolta e del trattamento delle acque meteoriche che finiscono nella falda dopo aver dilavato i terreni inquinati dell'Ilva.
Per PeaceLink e Fondo Antidiossina Taranto: Antonia Battaglia, Alessandro Marescotti, Fabio Matacchiera
Ronchi: il decreto accelera il risanamento
«Spero che i suoi critici, ora che è pubblicato, leggano attentamente questo decreto che rende disponibili, in modo legittimo e logico quindi anche costituzionale, risorse finanziarie necessarie al risanamento ambientale dell’Ilva». Lo ha dichiarato il sub-commissario Ilva Edo Ronchi, in occasione della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DL 136 “Disposizioni urgenti dirette a fronteggiare emergenze ambientali e industriali e a favorire lo sviluppo delle aree interessate”.
Ronchi sottolinea anche che il decreto «accelera le procedure chiarendo che le coperture enormi dei parchi che si devono realizzare, sono volumi tecnici e quindi non devono attendere modifiche urbanistiche e dei piani regolatori per essere realizzate, che, inoltre, accelera le procedure per l’utilizzo delle aree interne non contaminate e che accelera i tempi per le valutazioni di assoggettabilità e di VIA, senza minimamente toccare le tutele ambientali» .
Per quanto riguarda il transitorio, fino all’approvazione del piano ambientale, il decreto chiarisce cosa deve fare il commissario, spiega Ronchi, e quali risultati deve garantire (almeno l’avvio del 70% delle misure AIA e assicurando che, per quanto dovuto all’ILVA, i parametri che misurano la qualità dell’aria esterna siano a norma). «Per le sanzioni del Prefetto, il decreto chiarisce –sottolinea Ronchi- che per le violazioni compiute prima del Commissariamento, paga il titolare o l’azionista di maggioranza, dopo paga l’Ilva commissariata nei casi delle violazioni previste». Per quanto riguarda il rinvio di circa 60 giorni del piano ambientale, conclude Ronchi «esso è reso necessario anche per includervi tutte le misure necessarie per completare l’Aia , producendo così un’accelerazione complessiva (prima si doveva attendere un’altra Aia per acque, rifiuti, rischi d’incidente e energia), fermo restando il termine finale di 36 mesi fissato dal precedente decreto che non cambia».
Sullo stesso argomento interviene anche l’on. Michele Pelillo. «Sono d’accordo – scrive – con Legambiente sul fatto che la proroga per l’adozione del piano ambientale e, di conseguenza, del piano industriale per l’Ilva di Taranto susciti perplessità. Proveremo, in sede di conversione del provvedimento in legge, ad accorciare questo lasso di tempo. Chiederemo al ministro Orlando, comunque, di anticipare i tempi del piano ambientale rispetto a qualunque nuovo termine».
Del decreto, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale «valorizziamo – aggiunge Pelillo – però anche gli straordinari aspetti positivi. Il documento persegue due obiettivi importanti, la copertura finanziaria dei lavori di ambientalizzazione e la semplificazione (oltre che l’accorciamento dei tempi) delle procedure autorizzative per l’avvio dei cantieri. Con questo provvedimento i commissari sono nella facoltà di chiedere ai giudici di usare i soldi dei Riva sequestrati dalla procura di Milano: un miliardo e ottocento milioni di euro. Il decreto legge, inoltre, abbrevia e semplifica l’iter burocratico delle autorizzazioni, con una compressione dei tempi e uno snellimento delle procedure. Dopo 50 anni di niente, lo Stato – attraverso l’azione del governo e del Parlamento – ci sta dando la possibilità, per la prima volta, di accettare la sfida, la scommessa di trovare l’agognato punto di equilibrio tra l’esigenza della produzione industriale e il diritto alla salute e alla vita dei tarantini. E’ una scommessa che non possiamo non accettare, non perché siamo sicuri di vincerla, ma perché è doveroso provarci. Non possiamo arrenderci senza nemmeno provarci. Per provare a vincerla, impariamo subito ad apprezzare il nuovo atteggiamento dello Stato e a realizzare una maggiore unità di intenti». (CdM)
lunedì 9 dicembre 2013
Storie di monnezza e monnezze d'uomini
Ilva, pressing sulla commissione rifiuti
Un percorso studiato per mostrare i “gioielli” della fabbrica ed evitare i reparti inquinanti, una relazione che mettesse in evidenza gli investimenti realizzati in campo ambientale e qualche parlamentare amico per svolgere le pressioni giuste.
Nella fitta rete tessuta da Girolamo Archinà, l’ex public relation dell’Ilva sotto inchiesta nell’ambito di Ambiente svenduto, finì anche la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Dal 13 al 15 settembre del 2010, l’organo parlamentare arrivò in missione a Taranto. L’attività dello stabilimento siderurgico fu uno dei motivi della visita.
La circostanza mise in fibrillazione l’apparato dell’Ilva. Ma Archinà sembrava avere una soluzione per tutto. Il 10 settembre, telefona all’on. Pietro Franzoso (Pdl), tragicamente deceduto a novembre del 2011. Franzoso oltre ad essere un parlamentare della provincia di Taranto, è componente della Commissione rifiuti con funzioni di segretario. L’incontro tra i due avviene durante la cerimonia di inaugurazione della Fiera del Levante a Bari. Per quanto informale, la riunione sembra sortire gli effetti desiderati tanto che il giorno dopo Archinà istruisce il direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso (anch’egli indagato), sui comportamenti da tenere con la Commissione. «Mi sono visto con… la persona qui (è evidente che si tratta dell’on. Franzoso – scrivono gli inquirenti)… dovremmo porre più attenzione ad alcuni interventi impiantistici che attengono l’ecologia, tipo l’impianto urea, piuttosto che un altro impianto e poi porre l’attenzione ai flussi che vanno verso l’esterno… tipo… come abbiamo fatto con la questione Pcb».
Capogrosso prende nota ed il giorno prima della visita, relaziona a Fabio Riva (anch’egli sotto inchiesta) il quale ordina «mi raccomando mettiamo tutto in ordine». Capogrosso lo tranquillizza forte delle indicazioni avute da Archinà: «avremmo messo giù un percorso… che adesso mettiamo su carta… perchè dall’informazione di Archinà noi volevamo far vedere l’impianto di Urea con la relativa gestione delle polveri… poi l’impianto di bricchette quelle di Ambruoso, che passiamo li davanti».
Nella conversazione viene fuori il nome dell’on. Gaetano Pecorella, presidente della Commissione. «Ah Pecorella, quello della Franzoni», esclama Fabio Riva che forse lo confonde con l’avv. Carlo Taormina.
Ma è proprio su Pecorella che si svolge il pressing maggiore perchè, a conclusione dei lavori rilascia una dichiarazione alla stampa affermando che i costi delle bonifiche debbano gravare sui responsabili dell’inquinamento. A complicare ulteriormente le cose interviene anche il noto ambientalista Fabio Matacchiera che in quei giorni denuncia l’incompatibilità dell’on. Franzoso in seno alla Commissione perchè la moglie è l’amministratrice della Iris di Torricella (comune di residenza di Franzoso), una delle maggiori aziende dell’appalto Ilva.
Archinà quindi tenta di correre ai ripari ne parla prima con Capogrosso e poi con lo stesso Franzoso. «Il discorso che stamattina gli devo fare avere alla persona – dice a Capogrosso – il discorso se il concetto che dice il Presidente che varrebbe… è il privato che deve bonificare, allora perchè è intervenuta la Regione per bonificare le aree di Matra e Cemerad?»
Gli stessi dubbi vengono riportati al parlamentare di Torricella. Archinà gli suggerisce di «aiutare il presidente Pecorella ad essere oggettivo» ed a tal fine Archina e Franzoso concordano sul fatto che sia necessaria una precisazione sulla questione. (Tursi - CdG)
Un percorso studiato per mostrare i “gioielli” della fabbrica ed evitare i reparti inquinanti, una relazione che mettesse in evidenza gli investimenti realizzati in campo ambientale e qualche parlamentare amico per svolgere le pressioni giuste.
Nella fitta rete tessuta da Girolamo Archinà, l’ex public relation dell’Ilva sotto inchiesta nell’ambito di Ambiente svenduto, finì anche la Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Dal 13 al 15 settembre del 2010, l’organo parlamentare arrivò in missione a Taranto. L’attività dello stabilimento siderurgico fu uno dei motivi della visita.
La circostanza mise in fibrillazione l’apparato dell’Ilva. Ma Archinà sembrava avere una soluzione per tutto. Il 10 settembre, telefona all’on. Pietro Franzoso (Pdl), tragicamente deceduto a novembre del 2011. Franzoso oltre ad essere un parlamentare della provincia di Taranto, è componente della Commissione rifiuti con funzioni di segretario. L’incontro tra i due avviene durante la cerimonia di inaugurazione della Fiera del Levante a Bari. Per quanto informale, la riunione sembra sortire gli effetti desiderati tanto che il giorno dopo Archinà istruisce il direttore dello stabilimento, Luigi Capogrosso (anch’egli indagato), sui comportamenti da tenere con la Commissione. «Mi sono visto con… la persona qui (è evidente che si tratta dell’on. Franzoso – scrivono gli inquirenti)… dovremmo porre più attenzione ad alcuni interventi impiantistici che attengono l’ecologia, tipo l’impianto urea, piuttosto che un altro impianto e poi porre l’attenzione ai flussi che vanno verso l’esterno… tipo… come abbiamo fatto con la questione Pcb».
Capogrosso prende nota ed il giorno prima della visita, relaziona a Fabio Riva (anch’egli sotto inchiesta) il quale ordina «mi raccomando mettiamo tutto in ordine». Capogrosso lo tranquillizza forte delle indicazioni avute da Archinà: «avremmo messo giù un percorso… che adesso mettiamo su carta… perchè dall’informazione di Archinà noi volevamo far vedere l’impianto di Urea con la relativa gestione delle polveri… poi l’impianto di bricchette quelle di Ambruoso, che passiamo li davanti».
Nella conversazione viene fuori il nome dell’on. Gaetano Pecorella, presidente della Commissione. «Ah Pecorella, quello della Franzoni», esclama Fabio Riva che forse lo confonde con l’avv. Carlo Taormina.
Ma è proprio su Pecorella che si svolge il pressing maggiore perchè, a conclusione dei lavori rilascia una dichiarazione alla stampa affermando che i costi delle bonifiche debbano gravare sui responsabili dell’inquinamento. A complicare ulteriormente le cose interviene anche il noto ambientalista Fabio Matacchiera che in quei giorni denuncia l’incompatibilità dell’on. Franzoso in seno alla Commissione perchè la moglie è l’amministratrice della Iris di Torricella (comune di residenza di Franzoso), una delle maggiori aziende dell’appalto Ilva.
Archinà quindi tenta di correre ai ripari ne parla prima con Capogrosso e poi con lo stesso Franzoso. «Il discorso che stamattina gli devo fare avere alla persona – dice a Capogrosso – il discorso se il concetto che dice il Presidente che varrebbe… è il privato che deve bonificare, allora perchè è intervenuta la Regione per bonificare le aree di Matra e Cemerad?»
Gli stessi dubbi vengono riportati al parlamentare di Torricella. Archinà gli suggerisce di «aiutare il presidente Pecorella ad essere oggettivo» ed a tal fine Archina e Franzoso concordano sul fatto che sia necessaria una precisazione sulla questione. (Tursi - CdG)
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domenica 29 settembre 2013
La città degli eroi e delle imprese impossibili.
Taranto può essere salvata con la forza della volontà e un impegno eccezionale.
Ha trainato a nuoto a Taranto assieme a Giuseppe D'Andria un'imbarcazione di 26 tonnellate con un centinaio di bambini a bordo per protestare contro l'inquinamento industriale
Alessandro Marescotti
Fabio Matacchiera per sollevare l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale sull’inquinamento, ha trainato a nuoto a Taranto un'imbarcazione di 26 tonnellate con un centinaio di bambini a bordo.
Sulla barca campeggiava la scritta "GRAZIE TODISCO", a sostegno del
GIP Patrizia Todisco e della magistratura tarantina che sta indagando
sul disastro ambientale di Taranto. In un altro cartello c'era scritto:
"BASTA ASPETTARE, VOGLIAMO CAMBIARE":
L’impresa era sembrata in un primo momento al limite dell’impossibile.
Fabio Matacchiera ha nuotato
febbricitante ma è riuscito a farcela assieme al suo compagno di nuoto
Giuseppe D'Andria. Hanno fatto tutto senza pinne, attraversando il
canale navigabile e passando sotto il ponte girevole sostenuti dagli
applausi scroscianti della folla.
Fabio Matacchiera fondò nel lontano 1991 l’associazione Caretta Caretta per la difesa del mare di Taranto. E con quel gruppo di volontari a Taranto vi fu un primo risveglio della coscienza popolare; e della volontà di lottare contro l’inquinamento. Fabio Matacchiera andò agli scarichi dell’acciaieria, quando era ancora in mano pubblica, per documentare le condizioni di degrado e di contaminazione provocata dalle acque reflue. Prelevò i campioni nerastri e puzzolenti dei fondali, li fece analizzare, mise sotto accusa non solo gli inquinatori ma anche gli organi di controllo di allora.
Poi arrivò l’Ilva dei Riva, della gestione privata. Fabio Matacchiera attaccò anche la nuova gestione. Denunciò inoltre l’inquinamento provocato da una serie di altri soggetti che avevano avuto responsabilità nell’inquinamento del bellissimo mare di Taranto. Fu massacrato. Piovvero su di lui querele a non finire. Uscì di scena amareggiato, sfiduciato nella possibilità che la città potesse rialzarsi. Seguirono gli anni bui del disinteresse; e della rassegnazione. Era la fine degli anni Novanta e Taranto sembrava essere entrata nel tunnel della rassegnazione definitiva.
Quando, nel 2005, emerse lo scandalo della contaminazione; da diossina, Fabio Matacchiera aveva ormai messo a posto tutti i processi contro di lui: vincendoli. Poteva finalmente ritornare in campo.
Lo ha fatto creando un Fondo Antidiossina per
analizzare il latte materno, le cozze, le lumache. Grazie al suo impegno
e alla analisi da lui promosse, si è scoperto che a Taranto anche le
cozze del primo seno del mar Piccolo, un tempo meravigliose, sono
contaminate da diossina.
Nel 2011 – con la sua denuncia – è emerso che non potevano essere consumate. Fra il Fondo Antidiossina e PeaceLink nel tempo si è creata un’alleanza che è arrivata fino Bruxelles, nell’impresa di sollecitare la Commissione Europea ad avviare un processo di investigazione sul caso Ilva. Pochi giorni fa l'UE ha avviato una procedura di infrazione, dopo duecentosettanta lettere scritte da Antonia Battaglia, esperta di relazioni internazionali e attivista sia di PeaceLink che del Fondo Antidiossina. Oggi Fabio Matacchiera in mare ha nuotato trainando senza sosta le sue 26 tonnellate. Come a dire: nulla è impossibile e Taranto può essere salvata con la forza della volontà e un impegno eccezionale. (Peacelink)
Ha trainato a nuoto a Taranto assieme a Giuseppe D'Andria un'imbarcazione di 26 tonnellate con un centinaio di bambini a bordo per protestare contro l'inquinamento industriale
Alessandro Marescotti
Fabio Matacchiera per sollevare l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e internazionale sull’inquinamento, ha trainato a nuoto a Taranto un'imbarcazione di 26 tonnellate con un centinaio di bambini a bordo.
Sulla barca campeggiava la scritta "GRAZIE TODISCO", a sostegno del
GIP Patrizia Todisco e della magistratura tarantina che sta indagando
sul disastro ambientale di Taranto. In un altro cartello c'era scritto:
"BASTA ASPETTARE, VOGLIAMO CAMBIARE":Fabio Matacchiera fondò nel lontano 1991 l’associazione Caretta Caretta per la difesa del mare di Taranto. E con quel gruppo di volontari a Taranto vi fu un primo risveglio della coscienza popolare; e della volontà di lottare contro l’inquinamento. Fabio Matacchiera andò agli scarichi dell’acciaieria, quando era ancora in mano pubblica, per documentare le condizioni di degrado e di contaminazione provocata dalle acque reflue. Prelevò i campioni nerastri e puzzolenti dei fondali, li fece analizzare, mise sotto accusa non solo gli inquinatori ma anche gli organi di controllo di allora.
Poi arrivò l’Ilva dei Riva, della gestione privata. Fabio Matacchiera attaccò anche la nuova gestione. Denunciò inoltre l’inquinamento provocato da una serie di altri soggetti che avevano avuto responsabilità nell’inquinamento del bellissimo mare di Taranto. Fu massacrato. Piovvero su di lui querele a non finire. Uscì di scena amareggiato, sfiduciato nella possibilità che la città potesse rialzarsi. Seguirono gli anni bui del disinteresse; e della rassegnazione. Era la fine degli anni Novanta e Taranto sembrava essere entrata nel tunnel della rassegnazione definitiva.
Quando, nel 2005, emerse lo scandalo della contaminazione; da diossina, Fabio Matacchiera aveva ormai messo a posto tutti i processi contro di lui: vincendoli. Poteva finalmente ritornare in campo.
Lo ha fatto creando un Fondo Antidiossina per
analizzare il latte materno, le cozze, le lumache. Grazie al suo impegno
e alla analisi da lui promosse, si è scoperto che a Taranto anche le
cozze del primo seno del mar Piccolo, un tempo meravigliose, sono
contaminate da diossina. Nel 2011 – con la sua denuncia – è emerso che non potevano essere consumate. Fra il Fondo Antidiossina e PeaceLink nel tempo si è creata un’alleanza che è arrivata fino Bruxelles, nell’impresa di sollecitare la Commissione Europea ad avviare un processo di investigazione sul caso Ilva. Pochi giorni fa l'UE ha avviato una procedura di infrazione, dopo duecentosettanta lettere scritte da Antonia Battaglia, esperta di relazioni internazionali e attivista sia di PeaceLink che del Fondo Antidiossina. Oggi Fabio Matacchiera in mare ha nuotato trainando senza sosta le sue 26 tonnellate. Come a dire: nulla è impossibile e Taranto può essere salvata con la forza della volontà e un impegno eccezionale. (Peacelink)
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sabato 18 maggio 2013
Cosa ci aspettiamo dall'Europa?
Procedura di infrazione. Questo è il massimo che può fare l'Europa.
Ovvero tassare l'Italia per le inadempienze, aggiungendo una nuova tassa a quelle che già l'Italia ha versato per Ilva e co.
Il bilancio dell'operazione non può che essere a carico dei cittadini, costretti a pagare due volte: per l'inquinamento (in ambiente e salute) e per le tasse (i fondi per l'infrazione distolti da voci di spesa nazionali più utili).
Serve davvero questo teatrino?
I conti ancora sbagliati dell'Ilva
Ovvero tassare l'Italia per le inadempienze, aggiungendo una nuova tassa a quelle che già l'Italia ha versato per Ilva e co.
Il bilancio dell'operazione non può che essere a carico dei cittadini, costretti a pagare due volte: per l'inquinamento (in ambiente e salute) e per le tasse (i fondi per l'infrazione distolti da voci di spesa nazionali più utili).
Serve davvero questo teatrino?
I conti ancora sbagliati dell'Ilva
Denunciate le inadempienze ambientali a Taranto. Il governo ammette a
denti stretti. Rischio proceduta di infrazione europea. La solita
vecchia storia degli impegni presi e non rispettati.
I conti della salute, in casa Ilva, non tornano. Rivela una delegazione Ong di Taranto, volata a Bruxelles per informare i servizi della Direzione generale Ambiente della Commissione Ue sulla situazione degli impianti, che il gruppo siderurgico non ha rispettato 35 delle 94 prescrizioni impartite dalle autorità comunitarie per la piena messa in sicurezza degli impianti pugliesi. Il 9 maggio l’azienda ha dichiarato che le inottemperanze sarebbero solo nove. L’Ong ha cifre diverse. Oltretutto, fa notare, le prescrizioni contenute nell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) erano legate a un calendario ormai ampiamente scaduto. Se non saranno applicate, l’Italia sarà colpita da una procedura di infrazione Ue.
Le violazioni, secondo quanto riferito a TmNews dalla delegazione guidata da Alessandro Marescotti di Peacelink e da Fabio Matacchiera del Fondo antidiossina, contengono alcune circostanze particolarmente importanti, ad esempio quelle (nn. 40, 51, 58, 65 e 67) riguardanti il confinamento, mai effettuato, delle polveri tossiche che fuoriescono non filtrare dalla base (e non dalle ciminiere) di certe installazioni. Numerose altre prescrizioni non attuate riguardano le centraline e i sistemi di monitoraggio delle emissioni di vario tipo dagli impianti e dai camini, e il 'biomonitoraggio' su organismi e terreni e sul latte materno nell'area circostante.
Un dramma? Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, ritiene si possa aggirare: basta rimodulare le scadenze non rispettate dall'azienda, dandole più tempo. "Come aveva chiesto l'Ilva - ha detto l’esponente del governo -, stiamo valutando la riconsiderazione della tempistica di alcuni di questi interventi, mentre altri sono stati realizzati o sono in corso di realizzazione", pur essendo scaduti i termini: "Ci sono interventi di grande rilievo nell'organizzazione della produzione e di consistenza tecnologica tale che dobbiamo trovare i tempi giusti per ottenere questi risultati".
Si immagina, insomma, che sia sufficiente “una messa a punto della tempistica" di quanto era già previsto dall'Aia. "Stiamo vedendo come applicare (le prescrizioni, ndr), stiamo sollecitando interventi e stiamo seguendo il piano di investimenti che l'Ilva si è impegnata ad approvare" ha proseguito il sottosegretario, aggiungendo testualmente che le prescrizioni non ancora attuate "sono in corso di rispetto".
E nel caso che l 'Azienda non ottemperi alle prescrizioni, neanche se sono riscadenzate? "La legge è molto chiara nel prevedere eventuali sanzioni", ha risposto De Vincenti.
L’Europa ha cercato di mettere a posto ciò che l’Italia aveva trascurato per anni, a un costo micidiale per gli uomini e l’ambiente. Ancora una volta, a quanto pare, non è bastato. Abbiamo preso impegni che non abbiamo potuto (o non potevamo) rispettare. Adesso chiediamo di rinegoziarli pagando ancora con la nostra credibilità. Scommettiamo che fra mesi e mesi saremo ancora qui a parlarne? (Lastampa)
I conti della salute, in casa Ilva, non tornano. Rivela una delegazione Ong di Taranto, volata a Bruxelles per informare i servizi della Direzione generale Ambiente della Commissione Ue sulla situazione degli impianti, che il gruppo siderurgico non ha rispettato 35 delle 94 prescrizioni impartite dalle autorità comunitarie per la piena messa in sicurezza degli impianti pugliesi. Il 9 maggio l’azienda ha dichiarato che le inottemperanze sarebbero solo nove. L’Ong ha cifre diverse. Oltretutto, fa notare, le prescrizioni contenute nell'Autorizzazione integrata ambientale (Aia) erano legate a un calendario ormai ampiamente scaduto. Se non saranno applicate, l’Italia sarà colpita da una procedura di infrazione Ue.
Le violazioni, secondo quanto riferito a TmNews dalla delegazione guidata da Alessandro Marescotti di Peacelink e da Fabio Matacchiera del Fondo antidiossina, contengono alcune circostanze particolarmente importanti, ad esempio quelle (nn. 40, 51, 58, 65 e 67) riguardanti il confinamento, mai effettuato, delle polveri tossiche che fuoriescono non filtrare dalla base (e non dalle ciminiere) di certe installazioni. Numerose altre prescrizioni non attuate riguardano le centraline e i sistemi di monitoraggio delle emissioni di vario tipo dagli impianti e dai camini, e il 'biomonitoraggio' su organismi e terreni e sul latte materno nell'area circostante.
Un dramma? Il sottosegretario allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, ritiene si possa aggirare: basta rimodulare le scadenze non rispettate dall'azienda, dandole più tempo. "Come aveva chiesto l'Ilva - ha detto l’esponente del governo -, stiamo valutando la riconsiderazione della tempistica di alcuni di questi interventi, mentre altri sono stati realizzati o sono in corso di realizzazione", pur essendo scaduti i termini: "Ci sono interventi di grande rilievo nell'organizzazione della produzione e di consistenza tecnologica tale che dobbiamo trovare i tempi giusti per ottenere questi risultati".
Si immagina, insomma, che sia sufficiente “una messa a punto della tempistica" di quanto era già previsto dall'Aia. "Stiamo vedendo come applicare (le prescrizioni, ndr), stiamo sollecitando interventi e stiamo seguendo il piano di investimenti che l'Ilva si è impegnata ad approvare" ha proseguito il sottosegretario, aggiungendo testualmente che le prescrizioni non ancora attuate "sono in corso di rispetto".
E nel caso che l 'Azienda non ottemperi alle prescrizioni, neanche se sono riscadenzate? "La legge è molto chiara nel prevedere eventuali sanzioni", ha risposto De Vincenti.
L’Europa ha cercato di mettere a posto ciò che l’Italia aveva trascurato per anni, a un costo micidiale per gli uomini e l’ambiente. Ancora una volta, a quanto pare, non è bastato. Abbiamo preso impegni che non abbiamo potuto (o non potevamo) rispettare. Adesso chiediamo di rinegoziarli pagando ancora con la nostra credibilità. Scommettiamo che fra mesi e mesi saremo ancora qui a parlarne? (Lastampa)
lunedì 8 aprile 2013
Un in più!
Presenza di piombo nel sangue dei bambini di Taranto (comune di Statte)
Allo scopo di avere un
indizio sulla esposizione al piombo dei bambini che vivono nell’area
industriale di Taranto è stata valutata la piombemia di nove bambini tra
i 3 e i 6 anni di età residenti a Statte. I bambini avevano valori che
andavano tra 22 e i 36 microgrammi/dl di piombo nel sangue.
E
la prima volta che viene effettuato un simile controllo sul sangue dei
bambini residenti vicino all'area industriale di Taranto.
Pur
trattandosi di un campione non significativo della popolazione generale
e di numerosità ridotta e pur non potendosi pertanto generalizzare i
dati alla intera popolazione infantile stattese e tarantina, non ci si
può esimere dal fare le seguenti considerazioni:
- tali valori non possono che
destare preoccupazione per la possibile esposizione di questi bambini a
fonti di piombo presenti in ambiente che necessitano con la massima
premura di essere individuate ed eliminate secondo quanto indicato dal
Centers for Disease Control and Prevention nel 2012 (1);
- poiché la piombemia è un
affidabile indicatore di esposizione e potrebbe indicare una
esposizione recente (settimane precedenti) (2) come affermato dalla OMS
(3), si sottolinea che i bambini potrebbero essere esposti attualmente
ad una sorgente agente nel territorio;
- a fronte del fatto che non
esistono valori sicuri di piombemia per l’infanzia e che qualunque
livello è associato a possibili esiti neuropsichici (4) non si può non
osservare come tali valori siano di livello tale da destare
preoccupazione ed a richiedere interventi urgenti a tutela della salute
infantile ed uno screening sulla popolazione generale infantile.
In una prossima conferenza stampa daremo tutti i dettagli di queste analisi.
Dott.ssa Annamaria Moschetti
Responsabile per “Ambiente e Salute Infantile”
Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata
Dott. Piero Minardi
Pediatra di famiglia Statte (TA)
Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata
--- NOTE --
(2) Lead exposure
Annette
Prüss-Üstün, Lorna Fewtrell,Philip J. Landrigan and José Luis
Ayuso-Mateos In “EXPOSURE TO LEAD: A MAJOR PUBLIC HEALTH CONCERN WHO
2010”
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piombo
venerdì 15 febbraio 2013
Ma quale shock... sono 50 anni che va avanti!!!
Ilva, ecco il video shock sui fumi
Il presidente del Fondo Antidiossina onlus di Taranto, Fabio Matacchiera, ha mostrato e consegnato al Garante per l'applicazione dell'Aia, Vitaliano Esposito (che oggi ha incontrato singolarmente i rappresentanti delle associazioni ambientaliste), un dvd contenente un ''video-shock realizzato soltanto alcune ore prima, esattamente durante la notte appena trascorsa, in cui si rileva chiaramente - sottolinea Matacchiera in una nota - la imponente diffusione di polveri e di fumi che continuano a fuoriuscire copiosi dall' area Ilva di Taranto, invadendo la città e, soprattutto, i quartieri limitrofi allo stabilimento''.
Lo stesso Matacchiera ha preannunciato che tale filmato - pubblicato su Youtube - sarà consegnato alla Procura accompagnato ad un esposto. ''Pur ritenendo apprezzabile - commenta il presidente dell'associazione - l'importanza riconosciuta, con tale convocazione, al ruolo degli ambientalisti, non ho esitato a riferire al dott. Esposito che la sua posizione di 'garante' rischia seriamente di trasformarsi in quella di mero testimone di una grave situazione immutata nel tempo, relativa al pericoloso impatto sull'ambiente che continua a perpetuarsi da parte della grande acciaieria Ilva e che sta causando anche un disastro sanitario senza precedenti agli abitanti della citta' di Taranto''.(Tgcom24)
Ecco il report sul giornale dell'incontro tra il prescelto parafulmine, il garante-cariatide ripescato dal bidone degli avanzi istituzionali e il jet-set tarantino in veste da parata, cui solo i Liberi e Pensanti si sono fermamente opposti.
Ed il video della chiacchierata col rappresentante del WWF, Fabio Millarte (tra uno squillo di cellulare e l'altro...). Appunti,... appunti...
PS. ma qualcuno ha spiegato a Esposito la differenza tra un portale e un sito internet?
Ed ecco il comunicato postuno di Legamijonici
COMUNICATO STAMPA 16/02/2013
LEGAMJONICI AL GARANTE DEL GOVERNO:‘’SUSSISTONO LE CONDIZIONI PER REVOCARE L’AIA’’
Il comitato ha tuttavia incontrato il garante del governo Vitaliano Esposito per ribadire quanto di seguito esposto:
Il Governo non è mai intervenuto a tutela della salute pubblica ma solo a garanzia dell’attività produttiva della proprietà, ignorando gli interessi della collettività.
Gli organi competenti inoltre possiedono già tutti gli elementi sufficienti per applicare l’articolo 29-decies della normativa AIA, tra l’altro previsto dallo stesso decreto ‘Salva-Ilva’. Tale articolo specifica al punto 9 che in caso di inosservanza delle prescrizioni e di reiterate violazioni che determinano situazioni di pericolo e di danno per l’ambiente, sussistono le condizioni per revocare l’autorizzazione all’esercizio dell’attività produttiva.
L’Ilva infatti oltre a non aver rispettato i tempi previsti dalle prescrizioni contenute nella prima fase dell’applicazione dell’AIA, rappresenta ancora un reale ed attuale pericolo per la salute pubblica. Ciò è stato dimostrato dalle perizie disposte dal gip Todisco e confermato successivamente dal Ministro della Salute Balduzzi con l’ufficializzazione dei risultati emersi dallo studio Sentieri.
Sebbene la normativa preveda in primis sanzioni pecuniarie, il comitato ha fatto presente al garante del governo che tali provvedimenti sarebbero non risolutivi e del tutto inefficaci al fine di salvaguardare il diritto alla vita e alla salute dei cittadini di Taranto.
E’ pertanto volontà di questo comitato raccogliere informazioni e vigilare al fine di impedire che ulteriori irregolarità ai danni della cittadinanza possano essere compiute, nel silenzio generale o nel caos della disinformazione, con il consenso degli organi istituzionali.
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lunedì 17 dicembre 2012
Collezione di esposti
Ilva Taranto. Emergenza amianto. Nuovo esposto alla Procura della Repubblica
Oggi è stato presentato da Fabio Matacchiera, presidente della onlus Fondo Antidiossina Taranto, un nuovo esposto alla Procura della Repubblica per presunto pericolo da amianto nell'area Ilva e nella discarica denominata Mater Gratiae.Il nuovo esposto depositato scaturisce dall`acquisizione e dalla visione di un «video-shock» che è stato diffuso lo scorso 15 dicembre c.a., attraverso la pagina web del quotidiano Il Fatto. Dalla visione del video, si può notare che, nella discarica Mater Gratiae, in gestione all`Ilva, confluiscono materiali di tutti i generi, compresi sacconi «big bag» che si presentano spesso lacerati e presumibilmente pieni di amianto, così come si evince dalla etichettatura («a») sovraimpressa, prevista per legge, secondo il codice C.E.R. "Le nostre preoccupazioni ed i nostri allarmi - aggiunge Matacchiera - sarebbero confermati da una nuova documentazione fotografica e video". (Dazebao)
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domenica 16 dicembre 2012
Quanto amianto!
Allarme amianto all’Ilva. Spuntano sacchi ‘sospetti’ per rimuovere il materiale
Tute bianche e sacchi con l’etichetta “A – contiene amianto“. Il video, girato da un operaio il 2 dicembre, pochi giorni dopo la spaventosa tromba d’aria che si è abbattuta su Taranto, mostra le operazioni per rimuovere il pericoloso minerale. La denuncia arriva dall’associazione “Fondo Antidiossina” che, dopo i crolli del camino delle batterie 1 e 2 del siderurgico causati dal tifone, sta raccogliendo numerose segnalazioni sulla presenza della sostanza tossica. “Riceviamo avvisi sull’allerta amianto in diversi reparti dell’Ilva come, per esempio, nel reparto colata continua (CCO5) e nei pressi della ciminiera di 80 metri di altezza che si sarebbe totalmente frantumata al suolo – segnalano dall’onlus – Non ci risulta, tuttavia, che siano stati presi adeguati provvedimenti dopo la caduta del camino, presumibilmente coibentato da tonnellate di minerale, né tantomeno che siano state fatte verifiche sulla stabilità delle decine di ciminiere che svettano in cielo e che potrebbero aver subìto seri danni, tanto da poter essere considerate non stabili o pericolanti, dopo il passaggio del tornado”. Secondo il Fondo Antidiossina, “qualche ditta esterna ha iniziato la bonifica (così ci segnalano) probabilmente impossibile, per la straordinaria diffusione delle polveri nel raggio di centinaia di metri” (Ilfattoquotidiano)
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martedì 11 dicembre 2012
Le fibre dei Riva
ESPOSTO ALLA MAGISTRATURA E COMUNICATO STAMPA
TROMBA D'ARIA: CHE LA MAGISTRATURA SEQUESTRI SUBITO LA DISCARICA "MATER GRATIAE" DELL'ILVA
La discarica "Mater Gratiae", stracolma di rifiuti contenenti amianto
(abbiamo prove inconfutabili), potrebbe essere stata investita dal
tornado.
Alle ore 19,00 di ieri, 10 dicembre 2012, presso gli uffici della Digos della Questura di Taranto, ho depositato un esposto, indirizzato alla Procura di Taranto, relativo ad un presun
to pericolo sanitario per i quale si chiedono accertamenti e se ne verifichi la fondatezza.
Si ricordi che, già nella settimana scorsa, abbiamo reso noto informazioni rilevanti, scaturite da segnalazioni pervenuteci da parte di operai dell'Ilva, in merito alla presenza di alcuni operatori (presso impianto "colata continua" CCO5) intenti a raccogliere frammenti di materiale contenente presumibilmente aminato. Si ricordi, altresì, che il nostro allarme fu confermato, a distanza di sole 24 ore, attraverso un video ( http:// tv.ilfattoquotidiano.it/2012/ 12/03/allarme-amianto-nellilva/ 213118/
) che è stato diffuso successivamente da una redazione giornalistica
online. In quel video si distingueva del personale specializzato
"incappucciato" e con tute integrali, impegnato nella raccolta di
frammenti contenenti amianto proprio presso gli impianti della CCO5.
Inoltre, sempre nel video, si riuscivano a distinguere alcuni sacconi
con la etichettatura "a" di aminato.
Nei giorni scorsi, invece, ci sono pervenute altre informazioni che riguarderebbero un altro presunto pericolo, per il quale si è provveduto ad informare le autorità giudiziarie con l'esposto di cui sopra e con il quale si chiedono approfondimenti e verifiche urgenti per accertarne la fondatezza e l'entità.
Il passaggio del tornado del 28 novembre scorso, oltre ad aver causato danni ingentissimi alle cose materiali di tantissimi cittadini e della stessa acciaieria, potrebbe aver causato un danno sanitario ancora più rilevante se si confermasse che sulla sua traiettoria abbia trovato, così come sembra, la zona adibita a discarica del siderurgico, denominata "Mater Gratiae" che, come è noto, è ubicata all'interno della stessa area industriale, sempre di proprietà Ilva s.p.a.
La discarica in questione è anche a pochissima distanza dal popolatissimo Comune di Statte, anch'esso particolarmente colpito dal tornado, come ormai tutti tristemente sappiamo. La violenza spaventosa della tromba d'aria ed il suo raggio di azione, riferiscono alcuni operai, potrebbero aver interessato anche quella zona in cui sarebbero confluiiti, negli anni, migliaia di tonnellate rifiuti industriali di vario tipo, tra questi scorie dell' acciaieria e tantissimo amianto accantonato, semiseppellito, disperso anche in sacconi lacerati che con il vento e la turbolenza potrebbero aver disperso fibre di amianto anche a molta distanza.
FONDO ANTIDIOSSINA TARANTO
TROMBA D'ARIA: CHE LA MAGISTRATURA SEQUESTRI SUBITO LA DISCARICA "MATER GRATIAE" DELL'ILVA
La discarica "Mater Gratiae", stracolma di rifiuti contenenti amianto
(abbiamo prove inconfutabili), potrebbe essere stata investita dal
tornado.Alle ore 19,00 di ieri, 10 dicembre 2012, presso gli uffici della Digos della Questura di Taranto, ho depositato un esposto, indirizzato alla Procura di Taranto, relativo ad un presun
to pericolo sanitario per i quale si chiedono accertamenti e se ne verifichi la fondatezza.
Si ricordi che, già nella settimana scorsa, abbiamo reso noto informazioni rilevanti, scaturite da segnalazioni pervenuteci da parte di operai dell'Ilva, in merito alla presenza di alcuni operatori (presso impianto "colata continua" CCO5) intenti a raccogliere frammenti di materiale contenente presumibilmente aminato. Si ricordi, altresì, che il nostro allarme fu confermato, a distanza di sole 24 ore, attraverso un video ( http://
Nei giorni scorsi, invece, ci sono pervenute altre informazioni che riguarderebbero un altro presunto pericolo, per il quale si è provveduto ad informare le autorità giudiziarie con l'esposto di cui sopra e con il quale si chiedono approfondimenti e verifiche urgenti per accertarne la fondatezza e l'entità.
Il passaggio del tornado del 28 novembre scorso, oltre ad aver causato danni ingentissimi alle cose materiali di tantissimi cittadini e della stessa acciaieria, potrebbe aver causato un danno sanitario ancora più rilevante se si confermasse che sulla sua traiettoria abbia trovato, così come sembra, la zona adibita a discarica del siderurgico, denominata "Mater Gratiae" che, come è noto, è ubicata all'interno della stessa area industriale, sempre di proprietà Ilva s.p.a.
La discarica in questione è anche a pochissima distanza dal popolatissimo Comune di Statte, anch'esso particolarmente colpito dal tornado, come ormai tutti tristemente sappiamo. La violenza spaventosa della tromba d'aria ed il suo raggio di azione, riferiscono alcuni operai, potrebbero aver interessato anche quella zona in cui sarebbero confluiiti, negli anni, migliaia di tonnellate rifiuti industriali di vario tipo, tra questi scorie dell' acciaieria e tantissimo amianto accantonato, semiseppellito, disperso anche in sacconi lacerati che con il vento e la turbolenza potrebbero aver disperso fibre di amianto anche a molta distanza.
FONDO ANTIDIOSSINA TARANTO
Taranto, li 11 dicembre 2012
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