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martedì 3 giugno 2014

E ora si fa sul serio!

Ilva, operaio morto dodici gli indagati

Giunge al capolinea l’inchiesta sull’infortunio verificatosi all’Ilva il 28 febbraio del 2013 nel quale perse la vita l’operaio Ciro Moccia, addetto alla manutenzione meccanica, e rimase ferito Antonio Liddi, lavoratore della ditta esterna, «Emmerre», impegnata nei lavori di ambientalizzazione delle cokerie.
Il procuratore aggiunto Pietro Argentino ha firmato il canonico avviso di conclusione delle indagini preliminari, facendolo notificare a 12 persone. Moccia perse la vita a fine turno, nei pressi della batteria numero 9 delle cokerie, chiusa perché in rifacimento in osservanza di quanto stabilito dall’Autorizzazione integrata ambientale. A cedere furono alcune lamiere sottili (pochi centimetri di spessore) poggiate dalla ditta incaricata dei lavori di ristrutturazione sulla passerella utilizzata per spostarsi lungo il piano dove avviene il «caricamento» dei forni, cioè l’immissione di carbon fossile. In quel luogo sfila, correndo su un binario, la macchina caricatrice. Moccia non avrebbe potuto né dovuto transitare in quel punto; le lamiere riparano i lavoratori della ditta di ristrutturazione dalla caduta di materiale e polvere. A Moccia sarebbe stato chiesto di effettuare la saldatura di una staffa sganciatasi dal binario sul quale scorre la caricatrice che serve le batterie ancora in esercizio: 7,8 e 10. Per raggiungere la maledetta staffa, l’operaio di origine campana, da dieci anni circa all’Ilva di Taranto, avrebbe compiuto il passo fatale.
Di cooperazione in omicidio colposo rispondono il direttore dello stabilimento siderurgico Antonio Lupoli, il delegato dell’area cokerie Vito Vitale, Carlo Diego, capo esercizio della cokeria, Marco Gratti, caporeparto manutenzione meccanica batterie, Gaetano Pierri, capoturno delle batterie, Nunzio Luccarelli, tecnico responsabile dei lavori per conto di Ilva, Martino Aquaro, responsabile delle attività di manutenzione carpenteria delle batterie, e poi Davide Mirra, Cosimo Lacarbonara, Vincenzo Procino, Francesco Valdevies e Salvatore Zecca, rispettivamente amministratore, capoturno, caposquadra, responsabile tecnico e della esecuzione dei lavori e responsabile del servizio di prevenzione e protezione della società «Emmerre», ditta dell’indotto nella quale lavorava Antonio Liddi, l’altro operaio coinvolto nell’incidente e rimasto ferito perchè precipitato sul corpo di Ciro Moccia.
Gli indagati, difesi dagli avvocati Egidio Albanese, Pasquale Annicchiarico, Antonio Raffo, Francesco D’Alessandro e Adriano Raffaelli hanno venti giorni di tempo per presentare memorie o chiedere di essere interrogati. Spetterà poi al procuratore aggiunto Pietro Argentino tirare le somme e chiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione. (GdM)

giovedì 28 marzo 2013

Morte bianca sempre più grigia

Morto all'Ilva, no all'incidente probatorio

Niente incidente probatorio nell'inchiesta sull'infortunio mortale avvenuto all'Ilva un me e fa. A perdere la vita, lo scorso 28 febbraio, fu l'operaio Ciro Moccia mentre rimase ferito il suo collega Antonio Liddi.
Nel registro degli indagati sono finiti il direttore dello stabilimento Antonio Lupoli, il delegato dell'area cokerie Vito Vitale, Carlo Diego capo esercizio della cokeria, Marco Gratti caporeparto manutenzione meccanica batterie, Gaetano Pierri capoturno delle batterie (tutti difesi dall'avvocato Egidio Albanese) e poi Davide Mirra, Cosimo Lacarbonara e Vincenzo Procino (tutti difesi dall'avv.Pasquale Annicchiarico), rispettivamente amministratore, capoturno e caposquadra della societa «Emmerre», impresa dell' in dotto nella quale lavorava Antonio Liddi, l'altro operaio coinvolto nell'incidente che probabilmente deve la vita al fatto di essere precipitato sul corpo del povero Ciro Moccia.
L'avvocato Annicchiarico aveva chiesto al gip Giuseppe Tommasino di svolgere un incidente probatorio per affi.dare «ad un pool di ingegneri di provata esperienza e competenza tecnica specifica» l'incarico di «ricostruirel'infortunio sullavoro che ha cagionato la morte di Moccia e le lesioni personali di Liddi, accertare le condizioni di manutenzione, sicurezza e accesso all'area oggetto dell'infortunio, individuare eventuali profili di colpa generica e specifica che possano aver contribuito a cagionare l'evento, nonchè l'eventuale persistenza di una situazione di pericolo attuale con l'indicazione delle prescrizioni necessarie ad assicurare la sicurezza dei luoghi di lavoro».
Il gip Giuseppe Tommasino ha pero dichiarato inammissibile la richiesta. alla quale si era opposto anche il pubblico ministero di turno Antonella De Luca. (GdM pag.4)