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sabato 15 novembre 2014

"Intempestivamente"

Ilva, Gnudi incalza le banche: «Prestito in tempi brevi» 

Il commissario Piero Gnudi prova a stringere i tempi. Per incassare la seconda tranche del prestito ponte. E garantire un’altra boccata di ossigeno alla sua gestione della grande fabbrica. Le banche, invece, prendono altro tempo. Così il confronto tra il commissario di Governo, spedito al timone del colosso dell’acciaio, e i plenipotenziari degli istituti bancari si rivela un’altra tappa di avvicinamento. Un faccia a faccia che fonti vicino a Gnudi non esitano a definire come «un incontro sereno, andato tutto sommato bene» alla luce delle richiesta avanzate agli uomini delle banche. Perché la seconda fase del prestito ponte, da 125 milioni di euro, è di fondamentale importanza per poter proseguire i lavori dei cantieri Aia e per pagare gli stipendi di novembre, con annesse tredicesime.
In una parola, serve come l’aria per continuare a vivere ed evitare il tracollo. Per questo Gnudi, avrebbe insistito a lungo nell’illustrare la necessità che quei 125 milioni di euro. E avrebbe chiesto al pool di banche impegnato nel salvataggio dell'Ilva, Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banco Popolare, di erogare la seconda tranche del prestito in «tempi brevi» anche in assenza di un’offerta vincolante da parte dei possibili acquirenti. L’assenza, per ora, di un’offerta vincolante, dal punto di vista delle banche, infatti, alzerebbe il rischio del prestito erogato e di conseguenza il via libera allo sdoganamento di altri 125 milioni. È necessaria, quindi, una nuova valutazione degli istituti di credito per essere autorizzata e deliberata la seconda iniezione di liquidità. Verosimilmente entro la prossima settimana le banche dovrebbero dare una risposta.
Al momento i due maggiori pretendenti a subentrare ai Riva nella proprietà del colosso dell’acciaio, sono il gruppo Arcelor Mittal in cordata con il gruppo Marcegaglia e il gruppo siderurgico cremonese Arvedi. Nei giorni scorsi, peraltro, l'amministratore delegato di cassa depositi e prestiti Giovanni Gorno Tempini aveva manifestato l'interesse di Cdp ad un settore «strategico per il paese» come l'acciaio. Affermazioni che sembrano aver rimesso in moto i giochi sul gruppo. Fatto sta che per l’Ilva si stanno vivendo giorni per l’ennesima volta decisivi. Con la febbrile attività del commissario straordinario.
Su un altro binaro, invece, viaggia l’impegno di Vera Corbelli, commissario per le bonifiche, che ieri ha incontrato il sindaco Ippazio Stefàno. Il vertice è servito a fare il punto della situazione riguardo lo stato delle attività previste dal protocollo d’intesa del 26 luglio di due anni fa.
Piena sintonia si è riscontrata sulla decisione di intraprendere un confronto costante per una strategia più complessiva dell’area di Taranto «Ho apprezzato la visita del Commissario e l’attenzione che riserva alla città. Abbiamo trovato pieno accordo - ha spiegato Stefàno - sull’idea di avviare una strategia d’azione complessiva sulle problematiche legate all’ambientalizzazione per trasformare un’area di criticità in un’area di soluzioni». E a proposito di incontri le segreterie provinciali di Cgil, Cisl, Fiom e Fim, hanno giudicato intempestiva la proposta di un vertice avanzata dal presidente di Confindutria Vicenzo Cesario, con al centro la crisi Ilva.
«Tale appuntamento - si legge nella nota firmata da Giusepppe Massafra, Daniela Fumarola, Donato Stefanelli e Mimmo Panarelli - risulta intempestivo considerando che abbiamo avuto un incontro con il commissario straordinario Piero Gnudi, per discutere degli scenari che si prospettano intorno alla vicenda. Ed è stata evidenziata la necessità di individuare un luogo di confronto nel territorio per discutere di tali questioni. Riteniamo, però, che debba essere un luogo istituzionale, in stretta connessione con l’attività di governo nazionale. Per questo - concludono i segretari delle organizzazioni sindacali - va considerata l’ opportunità di ripristinare all’interno della consulta provinciale la funzione di raccordo e di elaborazione, per affrontare i temi dello sviluppo a Taranto».(Quot)

martedì 23 settembre 2014

Lacchè, parenti e sindacati nel minestrone Ilva

Ilva, licenziamento del fratello di Archinà Cgil chiede reintegro

«Presenteremo una denuncia in sede penale e coinvolgeremo tutte le istituzioni, non solo il prefetto e i parlamentari, ma anche il premier Renzi che parla tanto dell’art. 18. Il lavoratore che era stato licenziato va reintegrato subito». Lo ha detto il segretario generale della Fiom Cgil di Taranto Donato Stefanelli nel corso di una conferenza stampa in cui è stata raccontata la storia di Roberto Archinà, dipendente dell’azienda Enetec dell’appalto Ilva nonchè Rsu della Fiom Cgil, che non è ancora rientrato al lavoro nonostante un provvedimento favorevole del Tribunale di Taranto, risalente al 29 luglio scorso, che ha annullato il licenziamento considerato illegittimo "poichè palesemente discriminatorio".
Il lavoratore è fratello di Girolamo Archinà, ex responsabile delle relazioni istituzionali dell’Ilva, arrestato nell’ambito dell’inchiesta sull'Ilva denominata 'Ambiente svendutò.  
 "Licenziato per il cognome che porto? Non so", ha detto ai giornalisti Roberto Archinà. All’incontro con i giornalisti hanno partecipato, oltre allo stesso Archinà e a Stefanelli, anche il segretario generale della Cgil di Taranto Giuseppe Massafra e il legale della Cgil, Massimiliano Del Vecchio, che ha seguito personalmente la vicenda. Il licenziamento era stato motivato dall’azienda «per soppressione della posizione lavorativa di elettricista da lui ricoperta nell’ambito di una riorganizzazione aziendale a causa di una grave crisi di liquidità». Ma dalle informazioni raccolte nel corso della causa civile è emerso – ha riferito l’organizzazione sindacale - che «già da quattro anni prima, l’Archinà svolgeva, oltre alle mansioni di elettricista, anche le mansioni di assistente di cantiere, aiuto magazziniere e aiuto carpentiere non connesse con quelle soppresse». Il lavoratore, che è stato rieletto nelle Rsu, non è stato reintegrato, ma continua a percepire lo stipendio. Il sindacato denuncia la mancanza di tutele per i lavoratori grazie agli attacchi all’art. 18 e parla in maniera esplicita di un caso di mobbing. (GdM)

sabato 13 settembre 2014

Passato di striscio

Ilva, Renzi contestato a Taranto

Un tour attraverso i nodi della Puglia per il premier Matteo Renzi. Il presidente del consiglio inizia la sua visita a Peschici, tra le popolazioni colpite dal nubifragio, prosegue poi in direzione di Taranto per affrontare la questione dell'Ilva, si ferma a Bari per la cerimonia di apertura della 78esima edizione della Fiera del Levante e infine fa tappa a Mola di Bari per l'inaugurazione dello stabilimento Sitael del gruppo Mermec.

TARANTO: IL NODO ILVA - Renzi contestato a Taranto.  Un sit-in di una ventina tra operai e ambientalisti ha contestato il presidente del consiglio al suo arrivo nella prefettura di Taranto, durante l'incontro sul caso Ilva. I manifestanti hanno urlato "buffone, buffone" all'indirizzo del premier e scandito lo slogan "Taranto libera". Alcuni agenti in assetto antisommossa si sono schierati davanti alla Prefettura di Taranto per tenere sotto controllo il presidio. Non sono mancati momenti di tensione perché alcuni dei manifestanti, che chiedevano di partecipare all'incontro, hanno cercato di superare lo sbarramento delle forze dell'ordine. Numerosi gli striscioni contro l'inquinamento e l'emergenza sanitaria a Taranto.
"L'Ilva è una questione nazionale e noi vogliamo dimostrare che si può fare impresa, industria, rispettando la salute", ha detto il premier al termine dell'incontro con i sindacati confederali e dei metalmeccanici, Confindustria, Camera di Commercio e il sindaco della città Ezio Stefano. All'incontro hanno partecipato il viceministro allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti ed il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Luca Lotti. "La scommessa dell'Ilva, di questo Governo di tutte le persone perbene - ha aggiunto Renzi - è che si possa fare produzione  industriale nel rispetto dell'ambiente". "In queste ore si è sbloccato il prestito ponte - ha ricordato - sono stati pagati gli stipendi, ma il prestito ponte è un'operazione transitoria. Venendo in Puglia per la Fiera del Levante penso che fosse doveroso venire a Taranto - ha detto ancora Renzi - penso che da molto tempo un Presidente del Consiglio non venisse qui e penso che sarei stato un vigliacco se non fossi venuto a Taranto. Qui abbiamo questioni molto importanti ed assumo l'impegno di venire entro la fine dell'anno per rifare il punto della situazione".
 "Non so da quand'è che non venisse un presidente del consiglio qua. Io però - ha detto Renzi - penso e credo che quando vieni alla Fiera del Levante, quando vieni cioè a parlare del futuro dell'Italia, del futuro del Mezzogiorno, del futuro della Puglia, un passaggio a Taranto fosse il minimo, fosse doveroso. Sarei stato un vigliacco se non fossi venuto qua oggi". "E' evidente che ci sono tante questioni aperte, a 360 gradi. Questa partita, la partita di Ilva, - ha concluso - appartiene al futuro e non solo al passato".

SINDACATI SODDISFATTI - Soddisfatti i rappresentanti sindacali dei lavoratori dell'ilva dopo l'incontro col presidente del Consiglio. "Ci fa piacere che Renzi abbia preso un impegno concreto da subito - ha commentato Mimmo Panarelli della Fim-Cisl - Ci ha fatto capire che non è qui di passaggio, ma la sua presenza è simbolica a rappresentare l'impegno del governo. Ci ha detto che tornerà prima di Natale". "Abbiamo sottolineato - ha riferito ancora - come per noi sia importante che il governo continui a tenere aperte le trattative con più interlocutori e non solo con Arcelormittal, perché è fondamentale che il siderurgico non sia ceduto per poi funzionare a metà. Il nuovo acquirente deve garantire continuità occupazionale e produttiva".
"Siamo fiduciosi dopo l'incontro - ha commentato Donato Stefanelli della Fiom-Cgil - abbiamo ribadito al premier che se la siderurgia è strategica per l'Italia, bisogna ricordare che l'ambientalizzazione è la priorità, oltre ad essere una occasione di sviluppo tecnologico ed occupazionale. A nostro avviso è necessario implementare su olva l'investimento pubblico attraverso il fondo strategico nazionale".
Anche all'uscita dall'incontro in prefettura a Taranto, il presidente Renzi è stato contestato da alcune decine di cittadini e lavoratori che gridavano slogan ambientalisti e mostravano cartelli con le scritte: "Matteo incontra l'Ilva ma non i pediatri" o "ricorda di non fare ai nostri figli ciò che non vorresti fosse fatto ai tuoi". Ci sono stati anche momenti di tensione durante l'incontro, quando alcuni dei contestatori hanno cercato di entrare in prefettura, chiedendo di partecipare al tavolo.

L'INCONTRO CON I PEDIATRI - "Mi dispiace molto di non aver potuto parlare oggi con i pediatri che volevano incontrarmi. Mi sono fatto dare il numero di telefono della pediatra che aveva scritto la lettera e mi è stato detto che era a 45 minuti da qui e non c'era tempo per vedersi. La chiamerò, non è stata una mancanza di rispetto", ha precisato Renzi andando via da Taranto.Il premier aveva delegato Davide Faraone, responsabile Welfare e Scuola del Partito Democratico, a interloquire con Annamaria Moschetti dell'Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata, il Neonatologo responsabile della Terapia Intensiva Neonatale dell'ospedale Santissima Annunziata di Taranto, Oronzo Forleo, e il presidente Associazione Onlus 'Delfini e Neonatì per la neonatologia, Dora Tagliente. "Rimaniamo in attesa di poterla incontrare personalmente al più presto - aveva scritto nella lettera Anna Maria Moschetti - per presentare le gravi ed eccezionali problematiche sanitarie ed ambientali in cui versa la città di Taranto".

BARI - Intanto a Bari un gruppo di studenti ha messo in scena una particolare protesta a suon di gelati contro il premier. (RepBA)

venerdì 18 aprile 2014

Parte civile?

Ilva, Cgil e Fiom saranno parte civile

Le segreterie nazionali e le segreterie provinciali di Taranto di Fiom e Cgil si costituiranno parte civile all’udienza preliminare che inizierà il 19 giugno prossimo a Taranto, legata all’inchiesta per disastro ambientale a carico dell’Ilva. La procura ionica ha chiesto il rinvio a giudizio per 50 persone fisiche e tre società.
"Dopo vent'anni di denunce – sottolinea in una nota il segretario provinciale della Fiom Donato Stefanelli, che annuncia la decisione delle organizzazioni sindacali di costituirsi in giudizio – questo è un atto naturale e coerente. Sono tantissimi i casi che come Fiom con l’avvocato Massimiliano Del Vecchio abbiamo condotto nelle aule del Tribunale con diagnosi mediche o perizie epidemiologiche che certificavano quanto le lavorazioni all’interno del siderurgico avessero pesato su carcinomi o mesoteliomi di centinaia di operai dell’Ilva".
"Sono cause – ricorda – che abbiamo mosso contro l'azienda anche dieci, dodici e in alcuni casi vent'anni anni fa". Fiom e Cgil preannunciano, inoltre, la disponibilità "per ogni tipo di consulenza, anche legale, in materia di tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini, nonchè la disponibilità dei propri uffici legali per il patrocinio delle controversie presso le più opportune sedi giudiziarie". (GdM)

venerdì 31 gennaio 2014

Riva non vuole pagare, ma lo Stato, lo Stato...

Ilva, 3579 lavoratori ancora in solidarietà ma i sindacati non firmano

Sono circa 3.579 i dipendenti dell’Ilva per i quali dovrebbe essere rinnovato il contratto di solidarietà che scade a marzo, ma nonostante la riduzione di 150 unità rispetto ai primi calcoli, i sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm hanno deciso di non firmare l’accordo con l'azienda fino a quando non avranno risposte dalla Regione Puglia sull'integrazione salariale. E' quanto emerso dall’incontro tra i dirigenti dell’azienda Domenico Liurgo ed Enrico Martino e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali che si è svolto questo pomeriggio.
Restano le perplessità sulla copertura finanziaria degli ammortizzatori sociali. Con la legge di stabilità l’integrazione salariale da parte dello Stato è stata ridotta, passando dal 20% al 10% per i lavoratori con contratto di solidarietà a cui è riconosciuta una retribuzione pari al 60% dello stipendio. Per questo, nei giorni scorsi, la Fim Cisl di Taranto-Brindisi ha chiesto alla Regione Puglia di promuovere, così come stanno facendo altre Regioni italiane, una legge tale da consentire il recupero del taglio del 10%. Ora sarà presentata una richiesta unitaria da parte di tutti i sindacati.
“Abbiamo contenuto i numeri dei contratti di solidarietà soprattutto nelle aree Manutenzioni e servizi dell’Ilva. L’intesa con l’azienda c'è, ma ora attendiamo risposte dal presidente della Regione Vendola e dall’assessore al Lavoro Caroli per l’integrazione salariale”, ha spiegato il segretario generale della Fim Cisl di Taranto Mimmo Panarelli, che ha partecipato, insieme ai segretari di Fiom (Donato Stefanelli) e Uilm (Antonio Talò) e al coordinatore dell’Usb (Francesco Rizzo), all’incontro con l’azienda per discutere del rinnovo dei contratti di solidarietà (che scade a metà marzo) per i dipendenti dello stabilimento tarantino. E' stato trovato un accordo per il coinvolgimento di un numero massimo di 3579 lavoratori.
“Ma si tratta – aggiunge Panarelli – della peggiore delle ipotesi. Sono numeri, tra virgolette, gonfiati, proprio perchè non vogliamo avere altre sorprese. Voglio ricordare che nel 2013 era stato indicato il numero di 3749 dipendenti, ma contemporaneamente sono stati interessati 1100 lavoratori nel numero massimo. Meglio avere la coperta un pò più larga”. Il segretario della Fim Cisl fa presente, a proposito dei dipendenti dell’area a caldo inseriti nei contratti di solidarietà, che “comunque l’Afo 5 si fermerà a settembre e l'Acciaeria 1 a luglio e c'è l’intenzione di tenere attiva una linea dell’impianto”.
«L'azienda non intende integrare» - E' il governo che «deve farsi carico» dell’integrazione salariale al contratto di solidarietà, ridotta del 10% con la recente Legge di Stabilità restituendo «ciò che ha tolto» attraverso il «rifinanziamento integrale». Lo sottolinea il segretario provinciale di Taranto della Fiom Cgil Donato Stefanelli riferendosi al rinnovo dei contratti di solidarietà, che scadono a metà marzo, per i lavoratori dello stabilimento Ilva di Taranto.
Nel corso dell’incontro di ieri tra azienda e sindacati è stato fissato in 3579 il numero massimo di lavoratori coinvolti, ma non è stato firmato alcun accordo. Quanto all’integrazione salariale, il segretario della Fiom fa presente che «la Direzione Aziendale, in proposito, ha dichiarato che non intende farsene carico per la mancanza di soldi, tacendo su quanto accaduto in Ilva a Taranto dove recentemente, sebbene in gestione commissariale, sono stati discrezionalmente erogati i premi di fine anno spendendo centinaia di migliaia di euro, in continuità con una delle peggiori pratiche del passato».
I sindacati metalmeccanici hanno chiesto alla Regione Puglia di intervenire per garantire l’integrazione del 10% eliminata dalla legge di stabilità. (GdM)

sabato 20 aprile 2013

Riva ancora senza "tesssoro" se la prende con Bonelli e ignora l'AIA

Inammissibile per mancanza di fondamento giuridico: con questa motivazione il gip del Tribunale di Taranto Parizia Todisco ha detto ancora di 'nò al dissequestro dei prodotti finiti e semilavorati dell’Ilva (un milione e 700 mila tonnellate, valore commerciale secondo l’ azienda di un miliardo di euro, ma non più di 800 milioni per i custodi giudiziari) bloccati dal 26 novembre dello scorso anno. Il diniego si riferisce all’istanza presentata dai legali dell’ Ilva il 10 aprile scorso, all’indomani della sentenza della Corte Costituzionale che ha giudicato in parte inammissibili e in parte non fondate le questioni di legittimità sulla legge 231/2012 'salva Ilvà sollevate dallo stesso gip e dal Tribunale di Taranto.
Il giudice, nel provvedimento fatto notificare ai legali dell’azienda a Milano, rileva che non è ancora pervenuta dalla Consulta copia della sentenza del 9 aprile scorso con la quale è stata confermata la costituzionalità della legge 231. Fino ad oggi c'è solo un comunicato dell’ufficio stampa della Consulta, pubblicato sempre il 9 aprile sul sito web della Corte Costituzionale, che ufficializza la decisione.
Analogo rilievo era stato fatto dalla Procura di Taranto, alla quale l’istanza di dissequestro dei prodotti era stata inizialmente presentata allegando il comunicato della Consulta: i pm si erano dichiarati incompetenti trasmettendo la richiesta dell’Ilva al giudice per le indagini preliminari. Quella del 10 aprile era una nuova istanz: una simile era stata già presentata nei mesi scorsi alla Procura, che aveva espresso parere negativo trasmettendo gli atti al gip Patrizia Todisco. Quest’ultima, ravvisando presunti elementi di incostituzionalità della legge 231, aveva sospeso il giudizio, rinviando gli atti alla Consulta, che ha poi deciso il 9 aprile. (GdM)


L'ex presidente dell'Ilva Emilio Riva, attualmente agli arresti domiciliari nell'ambito dell'inchiesta per disastro ambientale della procura di Taranto, ha citato in giudizio il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, consigliere comunale a Taranto, chiedendo i danni per dichiarazioni ritenute lesive. Bonelli terrà una conferenza stampa per spiegare le sue ragioni. Intanto, il Comitato ambientalista 'Donne per Taranto' solidarizza con il leader ecologista. (Rep)

giovedì 15 novembre 2012

I sindacati fanno la "vocina" grossa?

Ilva, «no» dei sindacati alla cassa integrazione

Un dialogo tra sordi l’incontro di ieri pomeriggio tra il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante e i segretari generali dei sindacati metalmeccanici: Stefanelli (Fiom Cgil), Panarelli (Fim Cisl) e Talò (Uilm). L’azienda è rimasta ferma sulle sue posizioni: non potrà spendere un centesimo nel risanamento - è stato all’ingrosso il ragionamento imbastito da Ferrante - se non ci sarà il dissequestro degli impianti da parte della magistratura. Solo la produzione permetterà di applicare le prescrizioni contemplate dall’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale.
Se questo non sarà - è l’orientamento dell’Ilva - l’azienda sarà costretta a fermarsi e a rimettere la palla nel campo della magistratura. L’Ilva, attraverso il presidente, ha confermato che investire, per rendere eco-compatibili gli impianti, obbligherà il Gruppo Riva ha chiedere prestiti bancari e, in questo momento, l’Ilva, sempre secondo la valutazione fatta da Ferrante ed esposta ai segretari sindacali, non è considerata in una situazione ottimale per accedere a finanziamenti vista la crisi.
A questo «gioco» i sindacati non ci stanno e lo hanno confermato ieri. «Abbiamo chiesto - dichiara il segretario della Uilm Antonio Talò - che sia congelato tutto il pacchetto di provvedimenti sull’occupazione: dalla cassa integrazione agli eventuali contratti di solidarietà. Prima l’Ilva dovrà mostrare ai sindacati il piano industriale e, insieme, dovremo discuterlo. Successivamente si potrà ragionare sugli esuberi nell’area a freddo e nell’area a caldo». «Da parte di Clini - ha aggiunto Talò - ci aspettiamo l’accettazione del piano. Altrimenti, se salta tutto, la procura e i custodi giudiziari porteranno a termine lo spegnimento e così finirà ogni incertezza. Non si può, come ha fatto il presidente dell’Ilva, prima dire che i quasi mille esuberi nell’area “a caldo”, conseguenza della chiusura dell’altoforno 1 e di alcune batterie della cokeria, saranno ricollocati in azienda e poi agitare lo spettro degli esuberi. Ed è ancor più grave dire che, per questi lavoratori, al contrario dei quasi 2mila dell’area a caldo in cassa integrazione dal 19 novembre, il destino dovrà essere deciso dai custodi giudiziari in quanto gestori dell’area a caldo. Noi chiederemo notizie alla magistratura - ha concluso Talò - ma la responsabilità del futuro occupazionale resta di Riva».
«Sono deluso e amareggiato dall’esito dell’incontro» ha dichiarato Vincenzo Castronuovo, segretario di settore Ilva della Fim Cisl. «Ferrante non può dire che il quadro è cambiato perché il tribunale del Riesame gli dava la possibilità di tenere gli impianti in marcia. A questo punto perché continuano a produrre? A questo punto conviene accelerare la chiusura da parte dei giudici. Noi abbiamo confermato la nostra posizione: i sindacati parleranno di cassa integrazione solo dopo aver conosciuto approfonditamente il piano industriale».
Simili i toni di delusione usati nella nota stampa dal segretario generale della Fiom Cgil, Donato Stefanelli. «L’Ilva presenterà il piano industriale a valle dell’acco glimento dell’istanza di dissequestro degli impianti da parte della procura. Per quel che ci riguarda il piano industriale prescinde alle vicende giudiziarie poiché differisce sia agli aspetti ambientali e sanitari, sia alle prospettive di rilancio industriale dello stabilimento di Taranto. Siamo indisponibili a trattare sulla cassa integrazione in assenza di un piano strategico complessivo. Viste le ripercussioni della vicenda Ilva sull’industria italiana si rende sempre più urgente la convocazione del tavolo negoziale sulla siderurgia da parte del Governo Monti». (GdM)

sabato 13 ottobre 2012

Numeri in campo

Ilva, Fiom Cgil Taranto: 2.234 sì in referendum a nostra piattaforma

(Adnkronos) - Sono stati 2.234 i si' alla piattaforma rivendicativa della Fiom nel referendum proposto dal sindacato dei metalmeccaniici della Cgil nei giorni scorsi nello stabilimento siderurgico Ilva di Taranto.
Un risultato che secondo Donato Stefanelli, segretario generale della Fiom di Taranto, da' ''forza e legittimita''' alla proposta e ''pone i lavoratori dell'Ilva e la proprieta' per la prima volta uno di fronte all'altro con pari dignita' e con una proposta seria e credibile che non parla solo di dati occupazionali, ma anche di salute e integrita' fisica per chi e' dentro e per chi e' fuori la fabbrica. Abbiamo avuto solo tre giorni di tempo - aggiunge - per contattare e spiegare ai lavoratori la nostra proposta, eppure questa nuova coscienza di se' e del proprio ruolo ha portato ben 2.275 dipendenti Ilva a fermarsi a riflettere su una ipotesi di dialogo con l'azienda basato sulle proposte e non sulla protesta tout court'', spiega Stefanelli.
''In un contesto difficile e di vera e propria emergenza e con una forza lavoro frastagliata a causa di una turnistica molto articolata, gli oltre 2000 che hanno detto si' alla Fiom, sono un dato incontrovertibile. E' dato oggettivo - continua - di cui non si potra' non tenere conto nella fase successiva di questa delicata e intricata vicenda'', dice ancora il segretario della Fiom di Taranto. Lunedi' la piattaforma verra' presentata ufficialmente e la Fiom si aspetta ''una convocazione piu' che istruttoria da parte dell'azienda che dovra' riguardare nuovamente tutti e non solo la Fiom'', sottolinea Stefanelli nel tentativo di ricomporre il tavolo con Fim e Uilm. ''I lavoratori hanno lanciato un segnale chiaro - evidenzia Stefanelli - e, decretando il 98,71% di consensi per il si' alla piattaforma Fiom, rivendicano un piano di risanamento degli impianti, investimenti, riutilizzo delle maestranze nei lavori di messa a norma e ambientalizzazione, piani formativi per i lavoratori al fine di conoscere le nuove tecnologie e i nuovi processi, vigilanza e maggiore prevenzione sanitaria che tuteli i lavoratori dai rischi per la salute e una autorizzazione integrata ambientale adeguata e rispettosa dei dati epidemiologici emersi con cosi' tanta crudelta'''. ''Il risultato va molto oltre il dato organizzativo della Fiom in Ilva - dice Stefanelli - ma siamo anche consapevoli che c'e' molto da lavorare per far crescere la partecipazione dei lavoratori, insieme alla determinazione di voler percorre il cammino per mettere al centro dell'azione sindacale la condizione lavorativa all'interno di quello stabilimento. La piattaforma lunedi' mattina arrivera' sul tavolo della Presidenza e della Direzione Ilva''. ''I lavoratori - termina il segretario della Fiom tarantina - saranno informati e coinvolti nell'andamento di tutto questo percorso per decidere insieme, qualora la situazione lo dovesse richiedere, anche forme di mobilitazione consapevole e non al buio. Una trattativa che si preannuncia complessa, ma e' una battaglia che come sindacato abbiamo tutto il dovere e la voglia di sostenere''.

martedì 14 agosto 2012

Violenze e intimidazioni

Ilva, Taranto spaccata in due. «amici» e «nemici» del gip 

Due fronti sempre più contrapposti. Dentro e fuori la fabbrica. Nel sindacato. Nella città. Nello stesso management dell’Ilva.
Sì, nel giorno in cui il governo Monti rompe gli indugi e si schiera apertamente contro gli ultimi provvedimenti della dottoressa Patrizia Todisco (il giudice per le indagini preliminari del Tribunale che ha sequestrato l’area a caldo del siderurgico jonico), a far notizia sono due immagini diametralmente opposte. Due immagini che fotografano nitidamente quel che sta accadendo a Taranto alla vigilia di un Ferragosto che si annuncia a dir poco infuocato: da un lato quella degli operai e delegati di Fim e Uilm che in mattinata, dalle 10 alle 12, sono usciti dalla fabbrica per bloccare il traffico sulla statale 100 e per ribadire il loro dissenso nei confronti della magistratura e della dottoressa Todisco; dall’altra quella del migliaio di persone (operai e pensionati dell’Ilva, ambientalisti, aderenti al movimento 5 Stelle, Cobas, frange di Sel, di Rifondazione comunista e semplici cittadini) che alle 4 e mezzo del pomeriggio si sono radunati in piazza della Vittoria per urlare a squarciagola che «Patrizia Todisco non è sola» e che «per l’Ilva e per Taranto è arrivato il momento della verità».

Sì, nel giorno in cui da Roma arriva la conferma che venerdì saranno qui a Taranto i ministri Corrado Passera (Sviluppo economico) e Corrado Clini (Ambiente), queste due immagini raccontano tantissimo. Innanzitutto ci confermano che il fronte sindacale si è letteralmente frantumato e che la Fiom, cui ieri l’azienda ha negato di riunire i lavoratori in assemblea, non ha più alcuna intenzione di seguire Fim e Uilm «in iniziative che sono dichiaratamente contro la magistratura».

Surreale, a questo proposito, la situazione che si è determinata a mezzogiorno davanti ai cancelli della Direzione Ilva, dove il presidente Bruno Ferrante aveva convocato i vertici sindacali di Fim, Fiom e Uilm per un incontro preliminare a quelli che si sono poi svolti nel primo pomeriggio a Bari.
Ebbene, nonostante la convocazione, i cancelli sono rimasti sbarrati ai rappresentanti sindacali sino alle 12.30. Motivo? Perché nel piazzale interno, situato di fronte ai cancelli, qualcuno (incaricato chissà da chi?) aveva pensato di sistemare delle pale meccaniche. A che scopo? In segno di protesta nei confronti dei custodi giudiziari nominati dalla dottoressa Todisco, i quali sin dal primo mattino si erano recati in fabbrica per prendere visione di tutta la documentazione archiviata proprio negli uffici di Direzione.


Un’iniziativa, quest’ultima, che spiega anche i contrasti, ormai evidenti, all’interno dello stesso management, dove più di un dirigente non condivide la «linea morbida» dell’ex prefetto di Milano Ferrante.

Durissime, in questo senso, le dichiarazioni che in tarda mattinata ha rilasciato alla Gazzetta il segretario provinciale e regionale della Fiom-Cgil, Donato Stefanelli. «Queste persone - ha detto riferendosi a chi ha sistemato le pale meccaniche sul piazzale - devono essere trattate come tutti quegli operai che in questi anni di fronte a una minima infrazione sono stati colpiti da duri provvedimenti disciplinari. La legge sia uguale per tutti. Se in azienda ci sono soggetti che fanno riferimento al vecchio regime, è bene che comprendano che l’impunità è finita, che il rispetto delle regole c’è anche per loro».
Ma altrettanto dure, anzi persino più dure, sono le parole che Stefanelli ha pronunciato all’indirizzo dei vertici di Fim e Uilm, sindacati, soprattutto la Uilm, che negli ultimi anni sono diventati largamente maggioritari in Ilva: «Non spetta a noi commentare gli atti della magistratura. Non spetta a noi dire se sono coerenti o quant’altro. Non spetta a noi occuparcene. Lo facciano gli organi competenti: il Csm, il governo, chi lo deve fare. Perché noi rifuggiano dall’utilizzare i lavoratori come testa d’ariete contro la magistratura. Ed è il motivo per il quale ci siamo dissociati da questa iniziativa irresponsabile che stamattina (ieri mattina per chi legge, ndr) Fim e Uilm hanno organizzato. Perchè non ci dimentichiamo che queste cose le ha fatte l’Ilva di ieri. Non ci dimentichiamo del famoso 30 di marzo, quando l’Ilva schierò per le strade di Taranto i lavoratori contro la magistratura nel giorno dell’incidente probatorio. Oggi (ieri) loro hanno fatto la stessa cosa. È un atteggiamento irresponsabile e servile».
Per la Fiom, al contrario, è innanzitutto l’Ilva che deve dire che cosa intende fare. «Noi - ha detto ancora Stefanelli - abbiamo chiesto a Ferrante di presentarci un “Piano di interventi e di risanamento”. E su questo vogliamo che sia aperto un tavolo negoziale. Perché i lavoratori ed il sindacato non possono diventare soggetti passivi. Perché se Ferrante interloquisce con la magistratura o con il governo, noi non possiamo diventare spettatori. Abbiamo il diritto di essere protagonisti, perché gli interventi che l’Ilva dovrà eseguire non sono fini a se stessi, ma riguardano le condizioni di lavoro degli operai dell’Ilva».
Parole, quelle di Stefanelli, che segnano un solco nei rapporti con Fim e Uilm, i cui vertici, però, non si smuovono di un millimetro. E infatti, per oggi alle 10, i rispettivi segretari provinciali, Mimmo Panarelli e Antonio Talò, hanno deciso di organizzare un altro sciopero di due ore con conseguente blocco stradale.

Quella di oggi, con tutta probabilità, sarà la prova generale di quel che accadrà venerdì, quando, in occasione dell’arrivo a Taranto dei ministri Passera e Clini, a manifestare saranno anche i cittadini che ieri si sono riuniti in piazza della Vittoria.
La loro è un’iniziativa per tanti versi spontanea, ma che con il trascorrere delle ore sta assumendo i caratteri di una vera e propria nuova formazione politica, con tanto di portavoce: il 42enne operaio Ilva Cataldo Ranieri. Per venerdì hanno giurato che si faranno sentire e che «assedieranno i ministri ovunque essi si riuniscano».
Il loro programma è chiarissimo. Innanzitutto sostengono l’azione della magistratura e poi hanno una spasmodica e giustificata voglia di «verità» in una città che per troppi anni ha seppellito nel silenzio generale decine di morti ammazzati dall’inquinamento. Ed è anche per questo che ieri hanno invocato l’arrivo a Taranto del ministro della Salute, Renato Balduzzi. Ma è anche per questo che in tanti qui a Taranto temono che quello di venerdì 17 agosto sarà un giorno «caldissimo».