COMUNICATO STAMPA
Per i rifiuti campani, e non solo:
Il comitato Vigiliamo per la discarica pretende adeguate verifiche e controlli sui rifiuti provenienti dalla Campania (e non solo) che sono smaltiti nelle discariche joniche.
Per i rifiuti campani, si tratterebbe di quelli classificati con i codici Cer (Catalogo europeo rifiuti) 190501 (parte di rifiuti urbani e simili non compostata), 190503 (compost fuori specifica) e 191212 (altri rifiuti, compresi materiali misti, prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui al codice 19.12.11*, contenenti sostanze pericolose).
In relazione a questi rifiuti, le cronache giudiziarie provenienti dalla Campania suggeriscono di prestare la massima attenzione. Ad esempio il codice 191212 è stato spesso utilizzato per classificare rifiuti che avrebbero dovuto essere classificati come pericolosi, sulla base della elevata concentrazione di sostanze pericolose in essi contenute.
Perciò è indispensabile che il conferimento dei rifiuti sia accompagnato da analisi e certificazioni effettuate da laboratori onesti e competenti, e che sia adeguatamente verificata, anche prima del conferimento in discarica, la conformità dei rifiuti alle classificazioni effettuate dal produttore e/o trasportatore.
E’ pertanto assolutamente necessario accendere un grandissimo faro sui laboratori di analisi che rilasciano le certificazioni e le attestazioni che escludono la pericolosità di questi rifiuti. Ed è altrettanto necessario e urgente accendere un faro ancora più grande sui controlli che dovranno essere effettuati, all’arrivo, dall’ARPA Puglia e da tutte le altre autorità che si è ritenuto di investire e chiamare in causa su questa nuova attività impattante così pesantemente ancora una volta sulla Provincia di Taranto.
Ma questa attenzione pretendiamo che sia estesa a tutti i rifiuti che vengono conferiti nelle discariche joniche e specialmente per quei rifiuti con “voci a specchio”, come quelli classificati col codice 191212, e cioè per quei rifiuti, pericolosi per definizione, che solo per effetto delle analisi e delle certificazioni rilasciate dai laboratori, possono essere classificati come non pericolosi sulla base di una limitata concentrazione di sostanze pericolose.
Vogliamo sensibilizzare l’opinione pubblica sul grave impatto determinato dalla presenza di queste tipologie di discariche, sciaguratamente volute dai nostri irresponsabili amministratori! Lanciamo un allarme che riguarda non solo le 50.000 tonnellate di rifiuti campani, ma tutti gli altri rifiuti speciali che sono stati e saranno smaltiti nelle discariche joniche!
Nella sola discarica Ecolevante è stata conferita, fino al 2008, come risulta dai MUD (Modello Unico di dichiarazione ambientale) depositati presso la Camera di commercio, l’impressionante quantità di ben 439.006,800 (quattrocentotrentanovemilasei,ottocento) tonnellate di rifiuti col codice 19.12.12.
Su questi rifiuti con “voci a specchio” ci sono stati i controlli? E, in caso di risposta affermativa, come e con quali frequenze sono stati effettuati? Invitiamo le Autorità preposte a pubblicare questi controlli!
Al di là, pertanto, del clamore mediatico suscitato dal sia pur pesante impatto determinato dalle 50.000 tonnellate di rifiuti campani, ribadiamo che è altrettanto indispensabile e urgente effettuare controlli anche per i rifiuti non campani, i quali, come riportano continuamente le cronache giudiziarie nazionali (e mai quelle provinciali), non sono meno degni di controlli approfonditi e seri.
Vigiliamo per la Discarica
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venerdì 10 dicembre 2010
mercoledì 2 giugno 2010
Il mare scaricato
La questione dei depuratori e della salubrità delle nostre coste è affrontata dall'associazione Codici per la fascia litoranea di Pulsano.
Ecco un documento utilissimo per capire e chiedere alle istituzioni un intervento urgente.
L'associazione Codici manifesterà il disagio dei cittadini sabato mattina in data 5 giugno in piazza della Vittoria a Taranto
Depuratori e Scarichi Sulla Litoranea Di Pulsano_20100411_SintesiPoliziaProviciale[1]
Ecco un documento utilissimo per capire e chiedere alle istituzioni un intervento urgente.
L'associazione Codici manifesterà il disagio dei cittadini sabato mattina in data 5 giugno in piazza della Vittoria a Taranto
Depuratori e Scarichi Sulla Litoranea Di Pulsano_20100411_SintesiPoliziaProviciale[1]
Argomenti
Codici,
depuratore,
litorale,
mare,
pulsano,
scarico abusivo
martedì 9 febbraio 2010
Buongiorno, Codici!
INQUINAMENTO, TARANTO: PER L’ILVA NESSUNA AUTORIZZAZIONE RILASCIATA IN CONFORMITA’ ALLA DIRETTIVA IPPC
IPPC Integrated Pollution Prevention and Control
IN ITALIA CI SONO TROPPE NEGLIGENZE SOCONDO LA COMMISSIONE EUROPEA
CODICI: CHE L’ILVA APPLICHI IN TOTO LA DIRETTIVA PER LA PIENA REGOLARITA’ DELLO STABILIMENTO
A livello nazionale ed europeo, il nome della città di Taranto è sempre più legato alla questione ‘ Ilva ed Inquinamento’. Un binomio che ha riempito le pagine dei giornali locali , che ha fatto nascere diverse associazioni scese in campo per dare un senso al nostro territorio e alla salute dei cittadini.
Rimbombano ancora nelle nostre menti, i dati degli scorsi anni presenti nel registro INES: a Taranto ognuno dei duecentomila abitanti, ogni anno, si respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Il 7% dell’inquinamento è di fonte civile, il restante 93%, è di origine industriale e soprattutto a Taranto si produce l'8,8% di diossina di quella europea e il 92% di diossina del totale nazionale. Tuttavia, numerosi passi in avanti si sono fatti: primo fra tutti l'inaugurazione dell'impianto Urea, che avrebbe consentito di ridurre del 50% le emissioni di diossina e furani prodotte dallo stabilimento siderurgico. E poi ancora un risultato impensabile da raggiungere fino a qualche tempo fa: l’applicazione del secondo step della legge antidiossina. Sì, infatti, l'Ilva dovrà adeguarsi a scendere sotto i limiti europei entro la fine del 2010, precisamente al limite di 0,4 nanogrammi per metro cubo.
Ma qualcosa manca ancora ed è proprio la Commissione Europea a sostenerlo: si tratta dell’attuazione conforme della direttiva IPPC.
Che cos'è l'IPPC?
L'IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) è una nuova strategia in favore dell’ambiente, comune a tutta l’Unione Europea, per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento industriale degli stabilimenti soggetti ad autorizzazione.
I principi generali alla base dell'IPPC sono i seguenti:
• prevenire l’inquinamento utilizzando le migliori tecniche disponibili;
• evitare fenomeni di inquinamento significativi;
• evitare la produzione di rifiuti o, ove ciò non sia possibile, favorirne il recupero o l’eliminazione;
• favorire un utilizzo efficace dell’energia;
• organizzare il monitoraggio in modo integrato;
• prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze;
• favorire un adeguato ripristino del sito al momento della cessazione definitiva dell’attività.
E’attraverso il D.Lgs. 18/02/2005 n. 59 avente per oggetto la prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento che l’IPPC trova la sua applicazione.
Secondo la Commissione Europea, in tal senso, in Italia ci sono ancora troppe negligenze e carenze nell’attuazione della direttiva IPPC. Già nel maggio 2008, era stata aperta una procedura d'infrazione contro l'Italia per violazione della direttiva in diversi impianti. L’Ilva, rientrando pienamente nei requisiti per l’applicazione di tale direttiva, deve colmare alcune carenze. Infatti, malgrado la sua applicazione, ancora nessuna autorizzazione è stata rilasciata come l'articolo 5, paragrafo 1 della direttiva stessa impone, per la piena conformità dello stabilimento.
Pertanto, Codici appoggia l’UE e chiede che la direttiva IPPC venga applicata in TOTO dallo stabilimento siderurgico tarantino in difesa e tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.
IPPC Integrated Pollution Prevention and Control
IN ITALIA CI SONO TROPPE NEGLIGENZE SOCONDO LA COMMISSIONE EUROPEA
CODICI: CHE L’ILVA APPLICHI IN TOTO LA DIRETTIVA PER LA PIENA REGOLARITA’ DELLO STABILIMENTO
A livello nazionale ed europeo, il nome della città di Taranto è sempre più legato alla questione ‘ Ilva ed Inquinamento’. Un binomio che ha riempito le pagine dei giornali locali , che ha fatto nascere diverse associazioni scese in campo per dare un senso al nostro territorio e alla salute dei cittadini.
Rimbombano ancora nelle nostre menti, i dati degli scorsi anni presenti nel registro INES: a Taranto ognuno dei duecentomila abitanti, ogni anno, si respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Il 7% dell’inquinamento è di fonte civile, il restante 93%, è di origine industriale e soprattutto a Taranto si produce l'8,8% di diossina di quella europea e il 92% di diossina del totale nazionale. Tuttavia, numerosi passi in avanti si sono fatti: primo fra tutti l'inaugurazione dell'impianto Urea, che avrebbe consentito di ridurre del 50% le emissioni di diossina e furani prodotte dallo stabilimento siderurgico. E poi ancora un risultato impensabile da raggiungere fino a qualche tempo fa: l’applicazione del secondo step della legge antidiossina. Sì, infatti, l'Ilva dovrà adeguarsi a scendere sotto i limiti europei entro la fine del 2010, precisamente al limite di 0,4 nanogrammi per metro cubo.
Ma qualcosa manca ancora ed è proprio la Commissione Europea a sostenerlo: si tratta dell’attuazione conforme della direttiva IPPC.
Che cos'è l'IPPC?
L'IPPC (Integrated Pollution Prevention and Control) è una nuova strategia in favore dell’ambiente, comune a tutta l’Unione Europea, per la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento industriale degli stabilimenti soggetti ad autorizzazione.
I principi generali alla base dell'IPPC sono i seguenti:
• prevenire l’inquinamento utilizzando le migliori tecniche disponibili;
• evitare fenomeni di inquinamento significativi;
• evitare la produzione di rifiuti o, ove ciò non sia possibile, favorirne il recupero o l’eliminazione;
• favorire un utilizzo efficace dell’energia;
• organizzare il monitoraggio in modo integrato;
• prevenire gli incidenti e limitarne le conseguenze;
• favorire un adeguato ripristino del sito al momento della cessazione definitiva dell’attività.
E’attraverso il D.Lgs. 18/02/2005 n. 59 avente per oggetto la prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento che l’IPPC trova la sua applicazione.
Secondo la Commissione Europea, in tal senso, in Italia ci sono ancora troppe negligenze e carenze nell’attuazione della direttiva IPPC. Già nel maggio 2008, era stata aperta una procedura d'infrazione contro l'Italia per violazione della direttiva in diversi impianti. L’Ilva, rientrando pienamente nei requisiti per l’applicazione di tale direttiva, deve colmare alcune carenze. Infatti, malgrado la sua applicazione, ancora nessuna autorizzazione è stata rilasciata come l'articolo 5, paragrafo 1 della direttiva stessa impone, per la piena conformità dello stabilimento.
Pertanto, Codici appoggia l’UE e chiede che la direttiva IPPC venga applicata in TOTO dallo stabilimento siderurgico tarantino in difesa e tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.
Argomenti
aia,
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ILVA
lunedì 6 luglio 2009
Depuratore di che?
LITORANEA DEI MICENEI, DEPURATORE: UNA QUESTIONE ANCORA APERTA
CODICI DIFFIDA LA REGIONE PUGLIA : SI INVITA A PROCEDERE CON GLI STRUMENTI PREVISTI DELLE CRISI URGENTI
Nonostante le numerose manifestazioni dei comitati spontanei sorti nei Comuni di
Leporano e Pulsano e l’attività sino ad ora compiuta da CODICI, le Autorità a livello locale e regionale non sembrano voler prendere in seria considerazione l’ atavica questione degli scarichi a mare del vetusto depuratore consortile di Leporano e Pulsano.
La Regione puglia sul finire degli anni novanta stanziò una somma di fondi pubblici per la realizzazione del nuovo depuratore per i Comuni di Leporano e Pulsano al fine di eliminare il vecchio depuratore, realizzato circa trenta anni fa e concepito per far fronte ad un fabbisogno pressoché pari alla metà di quello attuale. L’entità dei fondi stanziati allora dal governo regionale è tale da far ritenere il depuratore di Leporano-Pulsano, il più costoso mai realizzato sul territorio regionale.
Nonostante la “generosa” elargizione di fondi pubblici, a distanza di circa venti anni il nuovo depuratore non è ancora a regime né pare sia mai stato collaudato, ma in modo ancora più incredibile, il nuovo depuratore sarebbe stato realizzato senza il recapito finale degli scarichi. Questo fatto impedirebbe al nuovo depuratore di andare definitivamente a regime. Il risultato di tutto questo? Cittadini ormai stanchi di una situazione che dura da troppo tempo ma non di combattere questa lunga battaglia, ed una zona di costa tutt’altro che incontaminata.
Per questo, il CODICI ha già inviato una richiesta di accesso agli atti sia nei confronti dei Comuni interessati, nonché all’Arpa per acquisire la documentazione ufficiale in merito allo scarico a mare ed al tasso di inquinamento contenuto nei reflui fognari. Nello scorso mese di maggio i rappresentanti del comitato spontaneo e gli associati di Codici hanno ottenuto un incontro ufficiale presso l’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Puglia, alla presenza dell’Assessore Introna e del Commissario straordinario per l’Emergenza Ambientale la Dr.ssa Iannarelli.
Questi ultimi si sono impegnati a trattare la fattispecie con il criterio dell’urgenza mentre il Comune di Pulsano, nella persona del suo Sindaco in carica, si è impegnato a consegnare alla Regione Puglia il progetto definitivo per la realizzazione della variante di collegamento del recapito finale del depuratore di Leporano e Pulsano con il canale maestro che a sua volta confluisce nella condotta sottomarina di Taranto. Nel corso di detto incontro, è emerso altresì, in via ufficiosa, che l’intervento necessario per la messa in funzione del nuovo depuratore sarebbe potuto avvenire, attraverso la strada dell’urgenza, anche nello stretto termine di 1 mese.
Il Sindaco Ecclesia ha dato atto che il progetto definitivo richiamato era stato inoltrato, già in data 12 maggio alla Regione Puglia ma purtroppo, ancora oggi, nonostante la consegna del progetto definitivo, non si registrano e tantomeno si conoscono provvedimenti adottati dalla Regione stessa.
“Codici Taranto si augura che la Regione Puglia, atteso anche l’invio del progetto definitivo del recapito finale con il canale maestro da parte del Comune di Pulsano, si attivi ed avvii con responsabilità civica un percorso risolutivo del problema passando dall’adozione di soluzioni temporanee del problema per garantire una sicura balneazione della costa di mare interessata.” – afferma il Legale dello Sportello di Taranto, l’Avv. Luca Di Franco.
Pertanto, CODICI Taranto ha inoltrato alla Regione Puglia un atto di significazione e
diffida per sollecitare una risposta definitiva all’ infelice vicenda che le popolazioni locali e turistiche sono costrette a subire da diversi lustri, invitando la Regione stessa ad assumere iniziative tampone per risolvere il problema nel primo immediato con soluzioni anche temporanee ed a procedere con gli strumenti previsti per la risoluzione delle crisi urgenti.
Taranto, 3 luglio 2009, Ufficio Stampa CODICI PUGLIA, Referente CODICI TARANTO
Valentina Napolitano, tel. 0997369187/ 3400584131, codici.taranto@codici.org
CODICI DIFFIDA LA REGIONE PUGLIA : SI INVITA A PROCEDERE CON GLI STRUMENTI PREVISTI DELLE CRISI URGENTI
Nonostante le numerose manifestazioni dei comitati spontanei sorti nei Comuni di
Leporano e Pulsano e l’attività sino ad ora compiuta da CODICI, le Autorità a livello locale e regionale non sembrano voler prendere in seria considerazione l’ atavica questione degli scarichi a mare del vetusto depuratore consortile di Leporano e Pulsano.
La Regione puglia sul finire degli anni novanta stanziò una somma di fondi pubblici per la realizzazione del nuovo depuratore per i Comuni di Leporano e Pulsano al fine di eliminare il vecchio depuratore, realizzato circa trenta anni fa e concepito per far fronte ad un fabbisogno pressoché pari alla metà di quello attuale. L’entità dei fondi stanziati allora dal governo regionale è tale da far ritenere il depuratore di Leporano-Pulsano, il più costoso mai realizzato sul territorio regionale.
Nonostante la “generosa” elargizione di fondi pubblici, a distanza di circa venti anni il nuovo depuratore non è ancora a regime né pare sia mai stato collaudato, ma in modo ancora più incredibile, il nuovo depuratore sarebbe stato realizzato senza il recapito finale degli scarichi. Questo fatto impedirebbe al nuovo depuratore di andare definitivamente a regime. Il risultato di tutto questo? Cittadini ormai stanchi di una situazione che dura da troppo tempo ma non di combattere questa lunga battaglia, ed una zona di costa tutt’altro che incontaminata.
Per questo, il CODICI ha già inviato una richiesta di accesso agli atti sia nei confronti dei Comuni interessati, nonché all’Arpa per acquisire la documentazione ufficiale in merito allo scarico a mare ed al tasso di inquinamento contenuto nei reflui fognari. Nello scorso mese di maggio i rappresentanti del comitato spontaneo e gli associati di Codici hanno ottenuto un incontro ufficiale presso l’Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione Puglia, alla presenza dell’Assessore Introna e del Commissario straordinario per l’Emergenza Ambientale la Dr.ssa Iannarelli.
Questi ultimi si sono impegnati a trattare la fattispecie con il criterio dell’urgenza mentre il Comune di Pulsano, nella persona del suo Sindaco in carica, si è impegnato a consegnare alla Regione Puglia il progetto definitivo per la realizzazione della variante di collegamento del recapito finale del depuratore di Leporano e Pulsano con il canale maestro che a sua volta confluisce nella condotta sottomarina di Taranto. Nel corso di detto incontro, è emerso altresì, in via ufficiosa, che l’intervento necessario per la messa in funzione del nuovo depuratore sarebbe potuto avvenire, attraverso la strada dell’urgenza, anche nello stretto termine di 1 mese.
Il Sindaco Ecclesia ha dato atto che il progetto definitivo richiamato era stato inoltrato, già in data 12 maggio alla Regione Puglia ma purtroppo, ancora oggi, nonostante la consegna del progetto definitivo, non si registrano e tantomeno si conoscono provvedimenti adottati dalla Regione stessa.
“Codici Taranto si augura che la Regione Puglia, atteso anche l’invio del progetto definitivo del recapito finale con il canale maestro da parte del Comune di Pulsano, si attivi ed avvii con responsabilità civica un percorso risolutivo del problema passando dall’adozione di soluzioni temporanee del problema per garantire una sicura balneazione della costa di mare interessata.” – afferma il Legale dello Sportello di Taranto, l’Avv. Luca Di Franco.
Pertanto, CODICI Taranto ha inoltrato alla Regione Puglia un atto di significazione e
diffida per sollecitare una risposta definitiva all’ infelice vicenda che le popolazioni locali e turistiche sono costrette a subire da diversi lustri, invitando la Regione stessa ad assumere iniziative tampone per risolvere il problema nel primo immediato con soluzioni anche temporanee ed a procedere con gli strumenti previsti per la risoluzione delle crisi urgenti.
Taranto, 3 luglio 2009, Ufficio Stampa CODICI PUGLIA, Referente CODICI TARANTO
Valentina Napolitano, tel. 0997369187/ 3400584131, codici.taranto@codici.org
sabato 14 febbraio 2009
giovedì 22 gennaio 2009
Class action contro le tariffe dell'Aquedotto!
L'associazione Codici ha annunciato "un’azione inibitoria e una class action" contro l'aumento delle tariffe dell’acqua deciso dall’Acquedotto Pugliese e ha chiesto l’accesso agli atti dell’accordo raggiunto nei giorni scorsi tra Aqp e Ato sulla questione delle tariffe e del blocco degli investimenti.
"La vicenda tra Ato e Aqp – è detto in una nota – continua e sembra essere sempre meno chiara". "l'Ato chiedeva all’Acquedotto di restituire circa 83 milioni incassati con gli aumenti tariffari fino al 2005 delle bollette pagate dai cittadini. Tali aumenti sarebbero dovuti esser utilizzati per investimenti che Aqp non ha mai fatto".
"Nei giorni scorsi si è giunti ad un accordo che parla di adeguamento della tariffa dell’acqua all’inflazione programmata e sblocco dell’iter per gli investimenti aggiuntivi dell’Acquedotto Pugliese".
Secondo il segretario nazionale del'associazione, Ivano Giacomelli, "si tratta di una situazione paradossale in quanto tutto è frutto di una negoziazione che vede i cittadini ancora vittime: l'ipotizzata fatturazione di 83 milioni di euro incassati con aumenti tariffari illegittimi, dato il mancato adempimento degli investimenti programmati, non sono di interesse dell’Ato ma dei cittadini che hanno pagato un surplus per un servizio di cui non hanno mai usufruito"
"La vicenda tra Ato e Aqp – è detto in una nota – continua e sembra essere sempre meno chiara". "l'Ato chiedeva all’Acquedotto di restituire circa 83 milioni incassati con gli aumenti tariffari fino al 2005 delle bollette pagate dai cittadini. Tali aumenti sarebbero dovuti esser utilizzati per investimenti che Aqp non ha mai fatto".
"Nei giorni scorsi si è giunti ad un accordo che parla di adeguamento della tariffa dell’acqua all’inflazione programmata e sblocco dell’iter per gli investimenti aggiuntivi dell’Acquedotto Pugliese".
Secondo il segretario nazionale del'associazione, Ivano Giacomelli, "si tratta di una situazione paradossale in quanto tutto è frutto di una negoziazione che vede i cittadini ancora vittime: l'ipotizzata fatturazione di 83 milioni di euro incassati con aumenti tariffari illegittimi, dato il mancato adempimento degli investimenti programmati, non sono di interesse dell’Ato ma dei cittadini che hanno pagato un surplus per un servizio di cui non hanno mai usufruito"
Argomenti
acqua,
acquedotto pugliese,
aqp,
Codici,
crisi idrica
venerdì 12 dicembre 2008
Codici diffida la ASL di Taranto
Non sono stati resi pubblici gli esiti di gara e le procedure di abbattimento
Nonostante sia iniziata la mattanza delle 1600 pecore di Taranto, il CODICI continua la sua battaglia e vuole fare luce sull’intera vicenda.
L’Associazione, dopo aver appreso dagli organi di stampa dell’avvenuta procedura di sequestro conservativo, nonché di abbattimento di 1600 capi ovini contaminati dalla diossina, diffida la Asl di Taranto per non avere reso pubblici gli esiti di gara e le procedure di abbattimento.
« Denunciamo lo sprezzante atteggiamento della Asl di Taranto - dichiara la Dott.ssa Valentina Coppola, Resp. Agroalimentare CODICI - . La Asl, infatti, ci ha chiesto di effettuare accesso agli atti per ottenere notizie che dovevano essere già rese pubbliche».
Inoltre, - commenta il Segretario Nazionale del CODICI, Ivano Giacomelli- la procedura di abbattimento in oggetto ha comportato un esborso di spese da parte della Regione Puglia, esborso che graverà sulle tasche dei cittadini pugliesi, e che poteva essere evitata, destinando gli animali a scopi sociali, come le fattorie didattiche e la pet therapy.
«La vicenda è stata sentita molto dai cittadini», continua la dott.ssa Coppola, «in tre giorni sono state raccolte 1500 firme da persone che condividevano l’inutilità di questa mattanza, la diossina non è un morbo e, pertanto, non può essere trasmesso per contatto, non si è voluta tentare una soluzione migliore ad un problema causato dalla cattiva gestione pubblica». (Dioariodelweb)
Nonostante sia iniziata la mattanza delle 1600 pecore di Taranto, il CODICI continua la sua battaglia e vuole fare luce sull’intera vicenda.
L’Associazione, dopo aver appreso dagli organi di stampa dell’avvenuta procedura di sequestro conservativo, nonché di abbattimento di 1600 capi ovini contaminati dalla diossina, diffida la Asl di Taranto per non avere reso pubblici gli esiti di gara e le procedure di abbattimento.
« Denunciamo lo sprezzante atteggiamento della Asl di Taranto - dichiara la Dott.ssa Valentina Coppola, Resp. Agroalimentare CODICI - . La Asl, infatti, ci ha chiesto di effettuare accesso agli atti per ottenere notizie che dovevano essere già rese pubbliche».
Inoltre, - commenta il Segretario Nazionale del CODICI, Ivano Giacomelli- la procedura di abbattimento in oggetto ha comportato un esborso di spese da parte della Regione Puglia, esborso che graverà sulle tasche dei cittadini pugliesi, e che poteva essere evitata, destinando gli animali a scopi sociali, come le fattorie didattiche e la pet therapy.
«La vicenda è stata sentita molto dai cittadini», continua la dott.ssa Coppola, «in tre giorni sono state raccolte 1500 firme da persone che condividevano l’inutilità di questa mattanza, la diossina non è un morbo e, pertanto, non può essere trasmesso per contatto, non si è voluta tentare una soluzione migliore ad un problema causato dalla cattiva gestione pubblica». (Dioariodelweb)
giovedì 11 dicembre 2008
Una petizione per salvare le pecore
La petizione. promossa da Codici, chiede:
Piuttosto che sopprimerli che si utilizzino questi animali per altre funzioni non alimentari, come ad esempio per le fattorie didattiche dove possono essere introdotte al solo scopo di mostrare ai bambini, che ne hanno sempre meno la possibilità, questi splendidi animali.
Firma la petizione
Piuttosto che sopprimerli che si utilizzino questi animali per altre funzioni non alimentari, come ad esempio per le fattorie didattiche dove possono essere introdotte al solo scopo di mostrare ai bambini, che ne hanno sempre meno la possibilità, questi splendidi animali.
Firma la petizione
mercoledì 29 ottobre 2008
Diossina di stato!
ILVA: CODICI, QUESTIONE DIOSSINA ARRIVA IN SENATO
''In Senato e' stata presentata un'interrogazione parlamentare sul caso Taranto, definendola come ''una questione troppo seria per ammettere leggerezze o disattenzioni''. La situazione attuale e' insostenibile e contrasta con il diritto alla salute dei cittadini pugliesi''. E' quanto afferma in un comunicato Valentina Coppola, Resp. Ambiente del Codici (Centro per i Diritti del Cittadino), affermando anche ''non tollereremo altre lungaggini a discapito della vita di bambini e dell'ambiente tarantino''. ''A Taranto, circa 200 grammi di diossina sono emessi nell'aria ogni anno, e l'area sospettata di contaminazione e' quella ricadente in un raggio di almeno 10 chilometri dal polo industriale dell'Ilva, il cui presidente Emilio Riva - conclude la nota di Codici - ha inviato una lettera al Governatore Vendola, al ministero e a tutti gli enti locali, chiedendo loro di accelerare le autorizzazioni necessarie a realizzare l'impianto Urea, quello che permetterebbe di limitare le emissioni inquinanti''. L'utilizzo della tecnologia Urea permetterebbe secondo Ilva la diminuzione degli attuali 7 nanogrammi al metro cubo di diossina emessi a 3-3,5 ossia il 50% in meno.(ANSA)
Contatta il centro CODICI di Taranto:
Dott.ssa Alessandra De Giorgi
Ufficio stampa Taranto
Cell 349.86.92.18.6
Ed ecco invece l'interrogazione di Della Seta "alla" Ministro Prestigiacomo
''In Senato e' stata presentata un'interrogazione parlamentare sul caso Taranto, definendola come ''una questione troppo seria per ammettere leggerezze o disattenzioni''. La situazione attuale e' insostenibile e contrasta con il diritto alla salute dei cittadini pugliesi''. E' quanto afferma in un comunicato Valentina Coppola, Resp. Ambiente del Codici (Centro per i Diritti del Cittadino), affermando anche ''non tollereremo altre lungaggini a discapito della vita di bambini e dell'ambiente tarantino''. ''A Taranto, circa 200 grammi di diossina sono emessi nell'aria ogni anno, e l'area sospettata di contaminazione e' quella ricadente in un raggio di almeno 10 chilometri dal polo industriale dell'Ilva, il cui presidente Emilio Riva - conclude la nota di Codici - ha inviato una lettera al Governatore Vendola, al ministero e a tutti gli enti locali, chiedendo loro di accelerare le autorizzazioni necessarie a realizzare l'impianto Urea, quello che permetterebbe di limitare le emissioni inquinanti''. L'utilizzo della tecnologia Urea permetterebbe secondo Ilva la diminuzione degli attuali 7 nanogrammi al metro cubo di diossina emessi a 3-3,5 ossia il 50% in meno.(ANSA)
Contatta il centro CODICI di Taranto:
Dott.ssa Alessandra De Giorgi
Ufficio stampa Taranto
Cell 349.86.92.18.6
Ed ecco invece l'interrogazione di Della Seta "alla" Ministro Prestigiacomo
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