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mercoledì 16 dicembre 2015

Giusto qualche spicciolo

«Ilva, servono tre miliardi o l’azienda è spacciata»

«Per l’Ilva servono 3 miliardi o l’azienda è spacciata». Va giù duro il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, intervenendo al convegno della Fiom che, sull’onda della conferenza sul clima di Parigi, cerca la strada «Per una siderurgia pulita, dal declino allo sviluppo», invitando al dibattito tutti gli attori. Governo compreso, che invece è risultato assente.Per Gozzi, che è sempre stato contrario all’amministrazione straordinaria attuata dal governo, tra piano ambientale, manutenzioni e recupero di competitività, è necessaria «una magnitudo di tre miliardi», ma a suo avviso è difficile che ci sia una cordata italiana o straniera interessata a sostenere un investimento di questo tipo. L’Aia, infatti, sarebbe troppo stringente rispetto alle norme degli altri Paesi e l’unico in grado di intervenire sarebbe il governo, tramite Cassa Deposito e Prestiti. Un punto, quest’ultimo, su cui Gozzi e il leader della Fiom, Maurizio Landini, sono pienamente d’accordo. «Noi continuiamo a pensare - dice Landini - che ci  sia bisogno di un ruolo del pubblico, non solo un’idea di  privatizzazione. Sia per garantire la qualità degli  investimenti che devono essere fatti sia per garantire una  prospettiva, per non svendere, per non trovarci di fronte  anche a problemi occupazionali o a ridimensionamenti molto  seri. L’unica ipotesi, secondo il numero uno di Federacciai è che si colga la norma prevista dall’ultimo decreto Ilva, in base al quale chi propone un piano industriale può chiedere una modifica dell’Aia.
Landini, invece, considera l’ultimo decreto Ilva un passo indietro del governo, che una volta bloccati in Svizzera gli 1,2 miliardi per evasione fiscale sequestrati ai Riva, soldi che dovevano essere utilizzati per l’ambientalizzazione, rischia di dover cedere l’impianto ai privati in sei mesi. Ecco perché il leader della Fiom, con i segretari di Fim e Uilm ha mandato una lettera al governo per chiedere un confronto urgente sull’Ilva e sulla politica siderurgica italiana, altrimenti promette di portare la mobilitazione sotto palazzo Chigi. Landini, infine, intende coinvolgere anche le associazioni datoriali nella battaglia contro la riduzione degli ammortizzatori sociali «perché se si rende più facile licenziare che accedere agli ammortizzatori, le aziende licenzieranno».
Dopo Rosario Rappa, ora alla segreteria nazionale, Mauro Faticanti, responsabile della siderurgia della Fiom chiarisce che rispetto al primo decreto salva Ilva «eravamo d’accordo con il principio della partecipazione pubblico-privata per il rilancio strategico dell’azienda, ma siamo contrari ad una newco con soggetti privati che rischia di regalare l’azienda risanata con fondi pubblici a un privato. Non accetteremo ridimensionamenti produttivi e del personale: Taranto è una polveriera che può esplodere», avverte.
Dalle relazioni di Riccardo Colombo di «Sbilanciamoci», Domenico Capodilupo, esperto di politiche ambientali, ed Enrico Gibellieri di «IndustriAll», la federazione europea dei sindacati dell'industria, si evince che, nelle previsioni più pessimistiche, in Europa la siderurgia perderà 350mila posti di lavoro, perché la Cina da sola produce la metà dell’acciaio del mercato globale e da due anni lo esporta a prezzi competitivi. In questa situazione di sovraccapacità produttiva, quindi, secondo Gozzi è difficile che qualcuno (anche Arcelor Mittal) possa investire 3 miliardi. Men che meno si troverebbero investitori se si convertisse lo stabilimento di Taranto al preridotto, come ipotizzato dal governatore della Puglia, Michele Emiliano, nel suo intervento al Cop 21 d Parigi sulla decarbonizzazione della regione.
Vincenzo Vestita, delegato Fiom dell’Ilva di Taranto ritiene che non sia possibile convertire totalmente l’impianto a ciclo integrale, su cui anche la gestione del Commissario Bondi ha fatto delle sperimentazioni. «Noi come Fiom non siamo contrari a nessun tipo di soluzione che riesca a contemplare produzione e ambientalizzazione, ma attualmente - sottolinea - non c’è alcun esempio nel mondo di uno stabilimento della complessità di Taranto che produca acciaio da preridotto e ci devono dimostrare la fattibilità tecnica». Ci sarà pure una ragione se su 1.650 miliardi di tonnellate di acciaio sfornate nel globo, solo 73 milioni di tonnellate sono prodotte da preridotto. (GdM)

lunedì 9 novembre 2015

Un vuoto di strategie pieno di inquinanti

Ilva, un vuoto di strategie tra ritardi inaccettabili, promesse non mantenute e nodi ineludibili

Siamo ancora in attesa che il Ministro dell'Ambiente presenti alle Camere la relazione sull'attuazione dell'AIA e sulle risultanze dei controlli ambientali effettuati, prevista per i primi di settembre in base all'ultimo decreto Ilva. E' un ritardo che si aggiunge, a fronte delle disponibilità previste dalla Legge di Stabilità, all'assenza di provvedimenti volti al potenziamento degli organici del dipartimento di Taranto di ARPA Puglia e, quindi della sua attività di monitoraggio e controllo sugli stabilimenti industriali presenti nel territorio jonico, a partire dal siderurgico.
Provvedimenti promessi in sede di approvazione dell'ultimo decreto Ilva e scomparsi dall'agenda politica del governo e dei parlamentari.
E' un fatto vergognoso e inaccettabile: la garanzia che il quadro delle emissioni sia sotto controllo, importante in assoluto e irrinunciabile nella situazione in cui si trova oggi Taranto, può darla solo un'efficace azione di monitoraggio e controllo che richiede, com'è ovvio, uomini e mezzi. Che a Taranto, invece e notoriamente, non sono presenti in modo adeguato. Perché non si fa nulla? Perché le promesse non vengono mantenute? Non ci sono scuse plausibili ma solo un comportamento che legittima i sospetti sulla effettiva volontà di controllare pienamente quello che accade sul territorio jonico in termini di impatto ambientale.
Ma qual è la strategia del governo, al di là di roboanti proclami?
A vedere gli interventi messi in campo finora e i ritardi cumulati sembra esserci molta confusione e un prendere tempo che pare ignorare il punto fondamentale che ripetiamo da anni: l'Ilva, o si risana in tempi rapidi e si rende davvero compatibile con la città, o non può che, presto o tardi, chiudere. Se non si persegue concretamente una strategia industriale ecocompatibile, di fatto si continua a farla sopravvivere in modo artificiale con costi altissimi ma senza gettare nessuna base per il futuro. Ma davvero si pensa, senza avere un piano industriale, di individuare un partner siderurgico nella newco perennemente annunciata?
Davvero si pensa di poter raggiungere la produzione autorizzata di 8 milioni di tonnellate conservando l'attuale assetto produttivo, per cui, anche ad impianti risanati, come ha indicato ARPA Puglia nella sua Valutazione del Danno sanitario, si lascerebbero 12.000 abitanti del quartiere Tamburi esposti a un rischio inaccettabile per gli standard dell'Organizzazione Mondiale della Sanità? Se si vuole continuare a produrre acciaio a Taranto bisogna intraprendere altre strade: una passa dal risanamento degli attuali impianti ma con una produzione drasticamente ridotta. L'altra strada percorribile passa da un profondo ammodernamento tecnologico del processo produttivo e dall'introduzione di nuove tecnologie meno inquinanti che rendano lo stabilimento siderurgico all'avanguardia in termini di impatto ambientale. Ma la sperimentazione sul metano e sul ferro preridotto intrapresa dal precedente commissario Bondi, che avevamo visto con favore perché capace di abbattere anche del 90% le emissioni dei principali più pericolosi inquinanti, è stata accantonata.
Sono nodi ineludibili che non si sciolgono da soli e che si sovrappongono alla necessità che vengano rispettati i tempi stabiliti per la piena realizzazione degli interventi previsti dall'A.I.A. Tempi che non si può continuare a dilazionare senza, di fatto, venir meno a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale in termini di diritto alla salute e al lavoro.
Noi siamo fortemente preoccupati
sullo stato di attuazione degli interventi e scettici sul rispetto di un termine, quello del 4 agosto 2016, che, considerata l'entità degli interventi da effettuare, ci appare sempre più difficile da rispettare visto che dallo stesso ci separano solo 9 mesi.
Per questo, di fronte alla possibilità assegnata dalla legge di Stabilità in esame al Senato ai Commissari straordinari dell'Ilva di accedere a  finanziamenti assistiti dalla garanzia dello Stato (quali anticipazioni nell'attesa che divengano effettivamente disponibili le risorse sequestrate in Svizzera ai Riva dalla magistratura milanese)  per attuare gli interventi previsti dal Piano ambientale  abbiamo scritto all'Organo Commissariale dell'Ilva chiedendo di sapere a quali specifici interventi tali finanziamenti saranno destinati, per quali singoli importi e con quali tempi di realizzazione previsti, tenuto conto  il termine previsto per la  ultimazione di quanto previsto  dell'A.I.A. è stato più volte e già ampiamente prorogato rispetto alla scadenza originaria. (Legambiente Taranto)

sabato 7 novembre 2015

Relazione molto (v)ispra

Relazione Ispra criptica sul raggiungimento dell’80% di prescrizioni AIA 

È stata finalmente pubblicata, sul sito delministero dell'Ambiente, la relazione sull'ispezione (la terza del 2015, la decima dal 2012) effettuata dai tecnici di ISPRA ed ARPA Puglia nei giorni 28-29-30 e 31 luglio presso l'Ilva di Taranto, atta a stabilire lo stato di attuazione delle prescrizioni previste dall'AIA (autorizzazione integrata ambientale) del 2012 poi rivista ed integrata (con lo slittamento nel tempo dell'attuazione di diverse ed importanti prescrizioni) dal Piano Ambientale redatto dagli esperti nominati dai commissari straordinari.

L'ispezione era fondamentale ai fini di conoscere se l'azienda fosse riuscita ad attuare l'80% delle prescrizioni, come previsto dalla legge. Cosa che la relazione dell'ISRPA non chiarisce né dichiara. Ma all'inizio del verbale si specifica che “tutte quelle prescrizioni la cui scadenza era stata fissata in data anteriore o uguale a luglio 2015 sono da ricondurre per la verifica di attuazione alla data del 31 luglio 2015, fatto salvo il rispetto del termine ultimo di adeguamento fissato al mese di agosto 2016”. Come a dire che il limite temporale del 31 luglio 2015 non fosse poi così prescrittivo come invece previsto dalla legge.

Inoltre, l'istituto tiene a precisare che le prescrizioni ritenute inseribili nel quadro degli interventi da attuare entro il 31 luglio 2015 sono in tutto 52 (e non 96 quante in realtà sono le prescrizioni per quanto concerne i lavori sugli impianti e per ridurre le emissioni di inquinanti cancerogeni in atmosfera): questo perché diverse prescrizioni sono state accorpate tra loro, come si evince dall'elenco nel verbale d'ispezione.

Dunque, l'ISPRA non si esprime chiaramente nel verbale sulla percentuale delle prescrizioni attuate. Certo è che scorrendo le 56 pagine del documento, la stragrande maggioranza delle prescrizioni risulta attuata. Resta, come sempre, il problema sugli impianti più importanti che poi sono anche gli interventi più rilevanti in fatto di impatto ambientale e sanitario sui lavoratori e la popolazione. Non è un caso del resto se 6 batterie di cokerie su 10 risultano essere ancora inattive, così come l'altoforno 5 spento nella scorsa primavera (il più grande d'Europa e che pesa sulla produzione del siderurgico tarantino per quasi il 45%). Ma è oramai lapalissiano sin dal lontano 2012, che senza le ingenti risorse finanziarie necessarie quegli interventi rischiano di restare lettera morta ancora a lungo. Non è un caso allora se il governo, conscio del fatto che continuare ad aspettare che la Svizzera liberi le risorse sequestrate al gruppo Riva (pari a 1,2 miliardi di euro e conservate nelle casse della banca Ubs) rischia di trasformarsi in una drammatica tela di Penelope, abbia deciso di inserire nella legge di Stabilità un intervento pari a 800 milioni di euro (prestito che dovrebbe essere garantito da un pool di banche e soggetti privati ancora non decifrati) che si vanno a sommare ai 400 milioni di euro elargiti, ancora non tutti, nella scorsa primavera. 

Copertura dei parchi minerali ancora in attesa

Tornando alle prescrizioni AIA, non risulta attuata quella che da sempre viene visto come l'intervento più importante (non a caso è la prescrizione n. 1): la copertura totale dei parchi minerari primari. Secondo la nuova scadenza prevista dal Piano Ambientale, l'intervento dovrà concludersi entro il settembre del 2016. L'iter burocratico e progettuale è iniziato tre anni fa, mentre nel novembre del 2013 la progettazione esecutiva e la costruzione dell’opera fu affidata dall'azienda alla società Cimolai: da allora si è aperta la conferenza dei servizi sull'intervento (che ha visto coinvolto anche il Comune di Taranto, visto che la realizzazione degli edifici di ben 80 metri sono stati trasformati in “volumi tecnici” onde evitare di andare a mettere mani nel piano regolatore del Comune fermo agli anni '70), profondamente delicato per una serie di aspetti. Tra cui, quello più importante, risulta essere senz'altro lo stato d'arte della falda sottostante: perché è chiaro che prima di ogni eventuale intervento, bisogna andare a bonificare sin nelle viscere quel terreno dove per decenni si sono infiltrate tonnellate e tonnellate di minerale. Non è un caso se, come si evince dal verbale ISPRA, attualmente sono in corso attività in contraddittorio tra ILVA ed ARPA Puglia per la validazione dei dati relativi al piano di caratterizzazione dei siti a seguito di una nota del Ministero del ministero dell'Ambiente (la n. 6479 del 10/03/15 di trasmissione del D.M.0031 del 24/02/2015 di approvazione degli interventi di copertura dei parchi primari Minerale e Fossile). Al momento dunque risulta ottemperata soltanto l’avvenuta consegna dei progetti entro i termini stabiliti.

Altrettanto importante risulta essere la prescrizione n. 5, quella relativa all'installazione delle così dette benne ecologiche presso gli sporgenti del porto di Taranto utilizzati dall'Ilva, per evitare le emissioni di polveri derivanti dalla movimentazione di materiali trasportati via mare come il minerale che viene prelevato dalla stiva delle navi, con l’utilizzo di sistemi di scarico automatico o scaricatori continui coperti. L'Ilva ha installato 15 benne ecologiche: sugli sporgenti sono però ancora presenti alcune vecchie benne, per le quali però c'è un ordine tassativo di divieto di utilizzo da parte dell'azienda. ARPA Puglia ha però segnalato che non risulta correttamente compilato l'elenco per l'individuazione delle benne ecologiche e pertanto ritiene che la modalità gestionale adottata non si possa ritenere sufficiente a garantire l'utilizzo esclusivo delle benne ecologiche ai fini della completa ottemperanza della prescrizione che ne prevede il regolare ed esclusivo impiego. “A tal fine sarà richiesto ad ILVA la definizione di una più stringente procedura di garanzia dell’utilizzo delle benne ecologiche. Risulta ottemperata la prescrizione relativa all’installazione delle benne ecologiche” scrivono nel verbale i tecnici ISPRA.

Altra decisiva ed importante prescrizione che risulta ancora non attuata, è la n. 6, che prevede l’intervento denominato “Interventi chiusura nastri e cadute”, mediante la chiusura completa (su tutti e quattro i lati) di tutti i nastri trasportatori di materiali sfusi, con sistema di captazione e convogliamento delle emissioni in corrispondenza dei punti di caduta (compresi salti nastro). Attualmente, secondo i dati forniti dall'azienda, è stata raggiunta “una percentuale di chiusura sui quattro lati dei nastri pari a circa 32,6 km che rappresenta il 55,2% del totale della lunghezza (interasse) dei nastri da coprire, pari a circa 59 km”. I tecnici ISPRA evidenziano però che la documentazione consegnata da ILVA (che si affida ad una società esterna) non risulta “coerente tra dichiarazioni tabellari e rappresentazioni grafiche (si veda ad esempio il nastro n. 326 dichiarato completato in relazione, incompleto nella planimetria. Anche il nastro 327 è dichiarato chiuso da ILVA, ma è stato verificato in ispezione come aperto)”. Inoltre dall'analisi dei tabulati riportati nel “Report Prescrizione 6 Nastri”, considerando anche i nastri dichiarati "fuori servizio" tra quelli utili ai fini del conteggio per il calcolo della percentuale, l'intervento di chiusura dei nastri risulta “completato per una percentuale inferiore a quella in scadenza (ovvero il 55% del totale). La presenza delle incongruenze suddette rende non verificabile l’attuazione della prescrizione, anche in ragione dell’esiguità del margine dichiarato, per cui la prescrizione non risulta attuata”. 

Afo 1 tutto a posto?

Discorso a parte quello riguardante la prescrizione 16a, ovvero i lavori riguardanti l'altoforno 1 (fermato nel dicembre del 2012 e riavviato lo scorso 1 agosto) che è stato fatto ripartire, ma sul quale sono ancora in corso dei lavori. I tecnici ISPRA nel verbale segnalano infatti che “dall'analisi dei documenti trasmessi, si riscontra la mancata consegna dei contratti, ed eventuali varianti, dei lavori commissionati necessari a definire la totalità dei lavori effettuati e la relativa conformità/adeguatezza. Sono inoltre presenti criticità nel sistema di chiusura della Stock House, per le parti di impianto ove è stato realizzato col sistema a bandelle mobili, in corrispondenza delle parti prospicienti i nastri trasportatori. Tali criticità sono oggetto di approfondimento con il gestore per la loro risoluzione operativa”. In questo caso però, nella tabella relativa alla prescrizione i tecnici segnalano che “non risulta che sia stata completato l’iter di valutazione da parte dell’Autorità Competente. La prescrizione parrebbe non rientrare tra quelle in scadenza al 31/07/2015”.

Altra nota dolente la prescrizione 16h, quella relativa alla costruzione di edifici di copertura attraverso la realizzazione di cappe mobili per l'area di scarico paiole GRF (gestione rottami ferrosi). Come evidenziato dai tecnici ISPRA nel verbale, il rilascio del permesso a costruire il sistema di cappe mobili, è arrivato nel mese di giugno 2015: ora è in fase di assegnazione l’ordine per la gestione delle terre e rocce da scavo che si produrranno con la realizzazione degli interventi. In riscontro alla richiesta formulata in sede di ispezione, lo scorso 2 settembre è stato trasmesso il cronoprogramma degli interventi in area di scarico paiole GRF ed aggiornamento del cronoprogramma degli interventi in area Impianto Rottame Ferroso (IRF) rispetto a quello fornito lo scorso 11 maggio: per l’area GRF è in corso la progettazione e la realizzazione dell'impianto elettrico (20%) e dell'evacuazione delle scorie e del livellamento dell'area (43%). Il montaggio delle cappe mobili, pertanto, risulta ancora non completato.

E le cokerie?

In corso d'opera risultano essere i lavori anche per le batterie 7-8 della cokeria, che in realtà dovevano essersi già conclusi: secondo le previsioni fornite dall'azienda e dall'ISPRA, la costruzione dei componenti del sistema 'Proven' che sarà fornito dalla ditta tedesca Uhde avverrà nel primo trimestre del 2016. Così come si attende ancora che venga smantellato l'altoforno 3 oramai in dismissione e non utilizzato da anni (prescrizione 18): è infatti in fase di assegnazione dei lavori dopo le offerte presentate da diverse aziende. ... (siderweb)

martedì 6 ottobre 2015

Ancora dal teatrino della mendicanza

L'industria piange come un neonato per succhiare ancora soldi pubblici. E da dietro l'eco dei sindacati che hanno come unico scopo quello di farla restare in vita a tutti i costi

Ilva perde 50 milioni al mese. L'azienda: pareggio in due anni Perdite per decine di milioni di euro ogni mese che non si arrestano.

Una oscillazione che si attesta attorno ai 40-50 milioni di euro al mese. La situazione dell’Ilva di Taranto è tutt’altro che rosea.
Gli interventi sono finora incapaci di invertire la rotta e anche gli stipendi dei prossimi mesi sarebbero a rischio, benché l’azienda - la scorsa settimana - abbia per ora accantonato l’ipotesi di non retribuire puntualmente i circa 12mila dipendenti dello stabilimento tarantino.
Le cifre circolate in questi ultimi mesi parlano di 150 milioni di euro di perdite nel trimestre estivo, fino a settembre.
Ma le perdite che si stanno accumulando in questi mesi non avrebbero colto di sorpresa la gestione commissariale. Così come la riduzione della produzione. Il piano dei commissari straordinari per Ilva in amministrazione straordinario prevede infatti il ritorno in pareggio entro due anni. (Quot)

Acciaio precario

Il Segretario Generale della Fim-Cisl Taranto-Brindisi, Cosimo Panarelli torna a parlare della crisi dell’Ilva: “Le notizie poco confortanti che si susseguono mandano in confusione i dipendenti dello stabilimento e delle ditte dell’appalto, questi ultimi anello debole del sistema siderurgico. Si teme per la tenuta occupazionale”
“Questo silenzio assordante che viviamo da diversi mesi non aiuta. Ci chiediamo come mai alcuni provvedimenti (tipo la costituzione della New Company), propedeutici al superamento dell’Amministrazione Straordinaria, tardano a realizzarsi. Nel frattempo le notizie poco confortanti che si susseguono mandano in confusione i dipendenti dello stabilimento e delle ditte dell’appalto, questi ultimi anello debole del sistema siderurgico. Si teme per la tenuta occupazionale”. E’ quanto dichiara il Segretario Generale della Fim-Cisl Taranto-Brindisi, Cosimo Panarelli in merito alla crisi del colosso siderurgico jonico. “Questa situazione di stallo venutasi a creare  - spiega - non solo rallenta il processo di ambientalizzazione (con l’adeguamento rispetto alle prescrizioni fissate dall’AIA), ma di fatto sta determinando una forte e preoccupante perdita di competitività sul mercato nazionale ed internazionale. Ad oggi, oltre ai ritardi nell’attuazione dell’AIA, si registra un ulteriore calo della produzione di acciaio, passata dalle iniziali 17 mila tonnellate giornaliere previste, alle attuali 13 mila tonnellate giornaliere. Di contro – secondo i dati di Federacciai – assistiamo ad un forte incremento in Italia di importazione dell’acciaio, di oltre il 36 percento, di cui 32 percento import extra Ue e 4,2 percento import Ue. Questo dato allarmante compromette la credibilità dello stabilimento ionico, allontanando i clienti di riferimento”.
Il sindacalista chiede al Governo centrale “di dare seguito concretamente agli impegni assunti, affinché le parole dei mesi passati trovino attuazione. Ulteriori ritardi potrebbero rivelarsi deleteri circa il futuro produttivo dello stabilimento siderurgico tarantino, autentico traino per l’economia del territorio oltre alla nota strategicità ricoperta per l’intera filiera del manifatturiero. Prima si torna a vendere il proprio prodotto, prima si potrà rendere appetibile lo stabilimento, aprendo quindi le porte ad un acquirente”.
“Il clima d’incertezza presente tra le aziende dell’appalto è ancora vivo, rispetto ai mesi precedenti dell’anno. Dopo una flebile boccata d’ossigeno, oggi, ritornano le difficoltà legate ai ritardi accumulati nei pagamenti dei lavori effettuati. Una situazione che stenta a decollare e per la quale ogni palliativo è ormai superfluo. Occorre – conclude Panarelli -  una soluzione definitiva utile a portare maggiore serenità tra quanti operano nel settore. Per  queste ragioni è più che mai necessario ricercare con la massima urgenza soluzione utili a mantenere in vita l’intero apparato industriale ionico. Appello che rivolgeremo anche al Governatore della Puglia, Michele Emiliano, durante l’incontro di questo pomeriggio in Regione”. (Cosmopolismedia)

venerdì 25 settembre 2015

A data da destinarsi

AIA Ilva: i documenti di Ispra fermi ad aprile

Sul sito del Ministero dell'ambiente sono di aprile gli ultimi documenti pubblicati
Non è ben chiaro ciò che accade sul sito del Ministero dell'Ambiente in merito alla documentazione su Ilva e di conseguenza relativa all'AIA. Abbiamo però una certezza, siamo alla fine del mese di settembre e la documentazione ufficiale di Ispra, in merito allo stato di attuazione delle prescrizioni a seguito dei controlli trimestrali, è ferma ad aprile. Gli ultimi documenti pubblicati che ci dicono a che punto sono i lavori dell'AIA Ilva fanno riferimento all'esito dell'ispezione effettuata da Ispra e Arpa il 14 e 15 aprile.
Ma che fine hanno fatto quindi le considerazioni di Ispra in merito al famoso 80% delle prescrizioni AIA che doveva essere realizzato entro luglio 2015? Non lo sappiamo e chissà quando lo sapremo.
Per essere sempre sicuri ed aggiornati su quanto Ispra vuole comunicarci ci premuriamo di conservare le schermate video in merito a quanto accade sul sito del Ministero, questo semplicemente perchè ci siamo accorti che alcuni documenti che sono, diciamo, "in ritardo" alcune volte vengono pubblicati con date non effettivamente corrispondenti alla data di pubblicazione, in altri casi, proprio come sta accadendo con questi ultimi documenti, si preferisce omettere la data. Succede quindi che navigando sulla pagina che elenca tutti i documenti relativi all'AIA Ilva, a piè di pagina troviamo gli ultimi pubblicati in ordine cronologico, in questo caso i documenti del gestore Ilva in merito alle relazioni trimestrali, mentre per quanto riguarda quelli di Ispra relativi alle ispezioni si deve risalire la pagina perchè questi sono pubblicati senza data e quindi non sono in ordine temporale. Nell'era dell'open source e della politica all'insegna dell'amministrazione trasparente tutto ciò non ha una spiegazione.
Se poi denunciamo anche, che la documentazione pubblicata non è in formato testo ma  vengono fornite, anche se in pdf, come immagini di documenti realizzate allo scanner, e dove pertanto non è possibile fare una ricerca nel testo di parole specifiche, cosa che semplificherebbe un lavoro se si deve consultare un documento che contiene centinaia di pagine, allora è probabile che ci appaia l'Enterprise con Mr. Spock che ci saluta dall'oblò e ci fa cenno che stiamo chiedendo davvero troppo. Pertanto torniamo sulla terra e ci rassegnamo a vivere nel medioevo digitale espresso dai siti web delle istituzioni italiane che per essere realizzati e "aggiornati" richiedono notevoli risorse economiche del contribuente.
In realtà, però, questa settimana qualcosa è accaduto. Sul sito del Ministero è comparso il verbale del sopralluogo in Ilva da parte di Ispra ed Arpa effettuato dal 28 al 31 luglio 2015. Documento inviato al Ministero solo il 14 settembre, come da timbro protocollo. Qualcosa si muove anche se in realtà con questo documento vengono verbalizzati solo gli impianti visitati e la documentazione richiesta, ma non si apprende l'esito del controllo e di conseguenza neanche lo stato di attuazione delle prescrizioni AIA.
Quando sarà possibile, quindi, prendere visione della documentazione in questione? Abbiamo scritto ad Ispra e al Ministero dell'Ambiente tramite posta elettronica certificata, ma per non sbagliare e per essere sicuri che la nostra richiesta sia presa in considerazione abbiamo anche informato la Procura della Repubblica di Taranto.
Ad oggi, con il mese di ottobre alle porte, Ispra, sull'AIA Ilva, ci informa sullo stato dei lavori aggiornati ad aprile.
Non ci rimane, quindi, che aggiornarci sullo stato dei lavori AIA Ilva per mezzo delle fotografie che gli operai ci fanno pervenire dall'interno della fabbrica e che Puglia Press (in questo articolo) ha pubblicato proprio in questi giorni.
Immagini eloquenti: le solite emissioni non convogliate a cielo aperto e nei reparti pronte per essere respirate dagli operai, cappe di aspirazione inesistenti sulle siviere dei reparti di colata continua ma che il dimenticato Ronchi ci narrava fossero esistenti, cappe mobili al GRF che nessuno ha mai visto montate, coperture dei parchi minerali ammirate solo in slide e rendering in televisione, ricordiamo le slide, abbiamo dimenticato la faccia di chi ce le mostrava.
Rimuoviamo i brutti ricordi e badiamo alla sostanza, a Taranto è una regola per la sopravvivenza. (Peacelink)

In allegato l'ultimo documento disponibile di Ispra  in merito allo stato di attuazione dell'AIA Ilva, aggiornato ad aprile, e il verbale del sopralluogo di luglio.

Allegati

martedì 18 agosto 2015

Re Giorgio temporeggia in attesa che sfornino il coke

Assennato: "Ilva, resta tantissimo da fare"

DIRETTORE Assennato a che punto è l'ambientalizzazione dell'Ilva?
"Per la verità qualcosa è stato fatto ma tantissimo rimane da fare e bisogna ammettere che sono le cose più importanti, costose e difficili da realizzare come la copertura dei parchi minerali ed il completamento della copertura dei nastri trasportatori. Si tratta nel primo caso di coprire un'area gigantesca con piramidi di polveri ferrose alte decine di metri. Un'opera costosissima e difficile anche da progettare. Nel secondo caso va completata la copertura dei binari che trasportano le materie prime dal porto fino agli impianti del siderurgico. E' una ferrovia di diverse decine di chilometri. Secondo la prima previsione, nell'ottanta per cento rientrava poco più della metà dei lavori di copertura ma non sappiamo a che punto sono realmente ".
Quando si faranno questi lavori?
"La verità è che nessuno lo sa. La scadenza diciamo naturale, secondo l'Autorizzazione integrata ambientale sarebbe stata l'anno prossimo ma l'ultima legge ha affidato ad un decreto del presidente del Consiglio il cronoprogramma del 20 per cento rimanente di lavori dopo il completamento dell'ottanta per cento".
Lei ed il suo ufficio tempo fa avete avanzato dubbi perfino sul raggiungimento dell'ottanta per cento dei lavori Aia. La soglia di legge è stato raggiunta?
"Al momento non siamo in grado di dirlo. E' il ministero che deve dirlo dopo aver stabilito i criteri. Noi a luglio dicemmo che non c'era chiarezza nella comunicazione fra Ilva e ministero per l'Ambiente e pubblicammo le comunicazioni. Noi abbiamo fatto la nostra parte collaborando con Ispra e ministero ed abbiamo fatto l'ispezione nel siderurgico prima di fine luglio. Dai nostri calcoli mancava qualcosa ".
Veniamo all'altoforno 1, lei ha criticato fortemente la comunicazione dell'Ilva.
"E lo ribadisco. La politica della propaganda è autolesionistica. Non fa bene all'Ilva e neanche alla città di Taranto. Questi proclami sono assurdi e suicidi, generano anticorpi".
Fra i diffidenti c'è anche il presidente Emiliano.
"Certo. Sul web giravano delle foto con una nube rossastra. Siamo andati a controllare e fortunatamente possiamo dire che si è trattato di un falso allarme: era semplicemente vapore fotografato con la luce del primo mattino".
Ilva dice che l'altoforno 1 appena riaperto inquinerà di meno.
"Sicuramente ci sono stati miglioramenti perché i lavori sono stati fatti ma è presto per stime e bilanci. Come dice il presidente Emiliano, ovviamente la riapertura dell'altoforno comporta aumento di emissioni. Infatti durante i controlli di Ferragosto abbiamo trovato qualche problema sulle polveri però bisogna anche ammettere che il sistema non è calibrato, è stato appena installato e va calibrato. Peraltro gli autocontrolli non sono sanzionabili. Il monitoraggio dell'altoforno 1 e dei suoi camini è una delle nostre priorità. Fra tre mesi è prevista una nuova visita ispettiva e faremo nuovi campionamenti, questa volta più precisi e con valore legale. Significa che se ci sono sforamenti, l'Ilva subirà sanzioni ".
Quanto può incidere sull'ambiente la riapertura dell'altoforno 1.
"È molto difficile che l'apertura di un altoforno possa incidere sull'ambiente. Lo diciamo da sempre: il 99 per cento del rischio cancerogeno deriva dalle cokerie, non dagli altoforni. Quando riapriranno le batterie delle cokerie capiremo veramente come sta la situazione ". (RepBa)

martedì 11 agosto 2015

A carte scoperte!


Dopo l'ottavo decreto che consente all'Ilva di camminare anche sui morti si è persa ogni forma di pudore: la parte più beceramente industrialista del PD, di cui Mucchetti è sempre stato esponente di spicco, è scesa in campo con le armi sguainate per difendere il mostro ad ogni costo. 
Nei loro discorsi (tipo: "Il commissariamento dell’Ilva deve portare al salvataggio del centro siderurgico di Taranto nel rispetto dei vincoli ambientali") resta solo qualche vaga postilla, più retorica o interpuntiva che altro, all'ambiente. I cittadini sono spariti dal loro panorama fatto di tonnellate di materia varia e soldi. 
Gli esseri umani sono trasfigurati nell'immagine dei posti di lavoro che dovrebbero andare ad occupare, con le loro famiglie, con la loro facile sostituibilità, una volta ammalati o deceduti. 
Anche la magistratura finisce sul banco degli imputati, giudicata da una Commissione di chissà quali esperti... di nomina politica!
La falange oplitica dell'oligarchia industriale e finanziaria ha trovato i suoi arieti da mandare sotto a testa bassa! 
Eccovi questa bella disquisizione sul preridotto.
Una specie di concerto d'arpa sull'incendio che divampa.

Restituite a Taranto l’industria dell’acciaio

Caro direttore, il tuo giornale ha avuto il merito di riproporre per primo la questione meridionale come banco di prova del governo, con l’intervista al ministro Guidi e l’intervento (molto concreto) dell’ad di Invitalia, Domenico Arcuri.
Senatore Pd e presidente della Commissione Industria del Senato e domenica, con il fondo di Luca Ricolfi, ha sostenuto l’appello (giustissimo) del premier, Matteo Renzi, contro la cultura del piagnisteo. A mio parere, va ora aggiunto che, proprio per non ricadere nel “genericissimo”, questo banco di prova potrà funzionare nel tempo se superiamo, adesso, la prova del fuoco costituita dall’Ilva.
Il commissariamento dell’Ilva deve portare al salvataggio del centro siderurgico di Taranto nel rispetto dei vincoli ambientali. Diversamente, il fallimento dell’azienda avrebbe conseguenze sociali ed economiche tali da azzerare la credibilità di ogni altra politica per il Mezzogiorno se è vero che, come dice il governo, chiudere l’Ilva costerebbe 8 miliardi. Vengo al dunque.
L’Ilva, si sa, raggiunge il pareggio operativo con una produzione giornaliera di 21.500 tonnellate di acciaio. Naturalmente, a pieno regime, l’Ilva può produrre di più e guadagnare, anche parecchio. Ma questo è il traguardo del futuro, non il punto di partenza di oggi. L’azienda ha spento l’altoforno principale, l’AFO5, per fine campagna, tenendo in funzione due degli altri tre altoforni (AFO2, AFO4). Questa scelta riduce la produzione a 12.000 tonnellate al giorno, determinando, dati i costi fissi, perdite operative di un centinaio di milioni di euro. Non crocifiggo nessuno per questo. Sarebbe errato e ingeneroso. Ogni congiuntura ha le sue ragioni. Ma non possiamo nemmeno dimenticare che, quando a metà 2014 si decise di “cambiare passo” lasciando cadere il piano industriale dell’allora commissario Bondi, l’Ilva perdeva 35 milioni al mese. Nella seconda metà dell’anno scorso, all’apparente recupero del conto economico anche grazie a introiti non operativi, corrispose l’aumento dei debiti fino al punto di rendere inevitabile il ricorso all’amministrazione straordinaria. Ora, per fermare l’emorragia in attesa della ripartenza di AFO5, bisogna aumentare la produttività degli impianti attivi senza aggravare l’impatto ambientale. Un’operazione che può funzionare se si caricano con preridotto gli altri altiforni nella misura del 20% del potenziale. Sento dire che l’azienda avrebbe fatto o avrebbe in animo di fare un ordine d’acquisto di 800 mila tonnellate di questo semilavorato. Sarebbe assai interessante. Con l’utilizzo del 20% di preridotto in carica, il professor Mapelli, di nuovo consulente dell’Ilva, calcolò a suo tempo un incremento della produttività dell’11% e un decremento del 15% delle emissioni di CO 2, delle polveri sottili e degli idrocarburi aromatici. Quando a Taranto si potrà arrivare all’utilizzo del solo preridotto con soli forni elettrici, a parità di produttività gli idrocarburi aromatici spariranno del tutto dalle emissioni, le polveri sottili scenderanno al 5% dei livelli attuali e la CO2 sarà un terzo di quella attuale.
Tutto questo è rimasto lettera morta perché il piano industriale, centrato sull’innovazione del preridotto, è stato contrastato da Federacciai, che lo bollò ex cathedra come non sostenibile sul piano economico. Non mi interessa, in questa sede, aprire processi al passato, per quanto prossimo. Basterà ricordare che, tre-quattro mesi dopo, lo stesso presidente di Federacciai propose di produrre il preridotto a Piombino per contrastare il pretende algerino all’acciaieria toscana. Del resto, oggi guardano al preridotto alcune delle maggiori acciaierie del Nord per contrastare, con l’innovazione, la scarsità e la crescente onerosità del rottame, la loro materia prima. Il fatto è che i costi del preridotto stanno scendendo sui mercati internazionali, come era previsto da Bondi, purtroppo inascoltato.
L’Ilva dovrebbe guardare all’innovazione del preridotto non solo per obiettivi congiunturali, ma anche per avere un processo produttivo più snello e flessibile, non più basato solo sul carbone. L’Ilva del 2015 produce ancora gli acciai dell’Ilva pubblica (in venti anni è stata introdotto una sola vera novità di prodotto), mentre i concorrenti europei hanno sviluppato almeno 6 nuove categorie di acciaio (ciascuna categoria composta da 6 a 10 specialità) che hanno conquistato i mercati della meccanica, del settore automobilistico/veicoli commerciali e delle condutture.
Lo sviluppo di nuovi prodotti e l’incremento di produttività degli impianti possono realizzarsi solo se gli operatori si troveranno senza incombenze e pressioni di natura ecologica, che deconcentrano i gestori e compromettono la produttività. Siamo sicuri che, quando AFO5 tornerà a produrre, allora automaticamente Ilva supererà il break-even? Pongo la domanda perché, secondo i tecnici, esistono altri colli di bottiglia a valle degli altiforni. Come potrebbe migliorare il rapporto con la città e pure con la magistratura? La magistratura di Taranto ha commesso anche errori materiali e giuridici clamorosi come è emerso nei lavori della Commissione Industria del Senato, oltre che in Cassazione, ma resta un interlocutore stimabile e utile alla società, in ogni caso decisivo. Ora, se l’azienda si impegnasse ad affrontare la sorgente di gran parte dei pericoli ambientali che ne frenano l’attività, il clima, e non mi riferisco a quello atmosferico, potrebbe migliorare. Questa sorgente di pericolo si chiama carbone: carbone e la sua trasformazione in coke. Ricordiamoci che l’Ilva deve gestire a ridosso della città 10 grandi cokerie. È prudente immaginare che non sorgano altri conflitti senza un progetto di graduale superamento del carbone? (Sole24h)

giovedì 6 agosto 2015

Con l'Altoforno 1 riparte la polvere, i rischi e il solito circo di rassicurazioni e ricatti

Abbiamo messo in grassetto alcune chicche che ci riportano indietro di almeno dieci anni ai "bei vecchi tempi" della buonanima di Padrone Emilio. Roba "tipo abbiamo tutte le autorizzazioni" "abbiamo completato la totalità degli adeguamenti" oppure, più esilarante di tutte: "quello della sicurezza sul lavoro e' un tema culturale per azienda e lavoratori, sul quale Ilva, da sempre, manifesta grande attenzione". Talmente tanta attenzione che ci sono più morti e feriti che in guerra! Bentornata ferriera. Tutti a testa bassa, zitti e sotto, torniamo a vivere al ritmo della sirena!

Ilva: disco rosso dei custodi giudiziari ma Afo 1 oggi riparte

Oggi e' il giorno della ripartenza dell'altoforno 1 all'Ilva di Taranto. Il riavvio dell'impianto, dopo due anni e mezzo di fermata per i lavori dell'Autorizzazione integrata ambientale, e' previsto nel pomeriggio con la prima colata di ghisa nella nottata.
  L'altola' dei custodi giudiziari del sequestro dell'area a caldo, per i quali la ripartenza dell'altoforno 1 non e' autorizzata, non dovrebbe bloccare le manovre di riaccensione.
  L'Ilva, infatti, conferma il riavvio. E si afferma inoltre che la comunicazione fatta dai custodi giudiziari Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento e' solo informativa nei confronti dell'autorita' giudiziaria - procuratore della Repubblica di Taranto, Franco Sebastio, e gip Patrizia Todisco - e non prescrittiva. I custodi sono stati nominati dallo stesso gip Todisco a luglio 2012 quando tutta l'area a caldo fu sequestrata a causa dell'inquinamento.
  I custodi, nella comunicazione fatta all'autorita' giudiziaria per l'altoforno 1, pongono un problema relativo alla copertura della struttura che ospita l'impianto. La questione deriva dal sopralluogo nell'Ilva fatto dai tecnici di Ispra e Arpa Puglia a fine luglio per accertare la realizzazione delle prescrizioni dell'Aia. In sostanza, dicono i custodi, alcune coperture, fatte con "pannellature in materiale flessibile, se non correttamente riposizionate a seguito della loro apertura, voluta o accidentale, non garantiscono la completa chiusura dell'edificio". Aspetto, questo, che i custodi giudiziari reputano di "particolare criticita' per quelle aperture prospicienti, all'interno dell'edificio, a nastri trasportatori di materiale pulverulento non chiusi". In altri termini, i custodi - sulla base dei rilievi di Ispra e Arpa Puglia - ritengono che le coperture, cosi' come sono state installate, non assicurano il blocco delle emissioni polverose. Quindi, affermano i custodi, "le attivita' di avviamento dell'altoforno 1 non risultano attualmente autorizzate dall'autorita' competente". Sul punto specifico, l'Ilva - rendono noto i custodi traendolo dal verbale ispettivo dell'Aia - ha assicurato che terra' subito sotto controllo le coperture e "verifichera' la possibilita' di rendere le stesse piu' stabili dandone comunicazione ad Ispra ed Arpa Puglia". Mentre per quanto riguarda il fatto che le attivita' di riavvio dell'altoforno 1 non siano autorizzate, fonti Ilva dicono che le autorizzazioni sono state chieste 60 giorni fa ed ottenute in seguito e che gli stessi tecnici di Ispra e Arpa Puglia, nel corso del loro ultimo sopralluogo, preliminare anche alla riaccensione dell'impianto, hanno acquisito i verbali di collaudo.
  E' da aggiungere che martedi' sera, nel corso di un vertice in Prefettura, presenti le istituzioni locali, l'Arpa, lo Spesal dell'Asl, il comando provinciale dei Vigili del fuoco ed altre autorita' di controllo, l'Ilva ha ufficialmente comunicato che la ripartenza dell'altoforno 1 avverra' nel pomeriggio del 6 agosto, nonche' spiegato tutte le fasi tecniche successive. Nella riaccensione, ha comunicato l'azienda, potranno verificarsi anche fenomeni emissivi dal tetto dell'impianto, ma si tratta, per l'Ilva, di aspetti transitori e inevitabili e connessi proprio con la ripartenza.
  "Con il riavvio dell'altoforno 1 e il conseguente riavvio dell'acciaieria 1, la capacita' produttiva dello stabilimento Ilva di Taranto raggiungera' il 60% circa del proprio valore massimo" ribadisce il direttore generale dell'Ilva, Massimo Rosini. In particolare, si arrivera' a "circa 17 mila tonnellate al giorno e 6 milioni di tonnellate su base annua con un impatto positivo occupazionale di circa 3-400 persone".
  Questo e', infatti, il numero degli addetti che torna in produzione con la rimessa in marcia dell'impianto. "L'altoforno 1 - aggiunge Rosini - e' fermo da dicembre 2012 e riparte con la totalita' degli adeguamenti ambientali completati".
  Affrontando poi il tema della sicurezza dell'impianto, il dg Ilva sostiene che "quello della sicurezza sul lavoro e' un tema culturale per azienda e lavoratori, sul quale Ilva, da sempre, manifesta grande attenzione e sul quale si sta seguendo con impegno la strada del miglioramento delle performance". Rosini quindi chiarisce che "il riavvio dell'altoforno 1 sara' effettuato utilizzando una procedura consolidata a livello internazionale, con l'obiettivo di minimizzare gli impatti ambientali e di sicurezza che contraddistinguono l'avvio di un altoforno". "Sul tema della sicurezza - conclude il dg dell'Ilva - l'azienda si e' avvalsa della collaborazione diretta di consulenti tecnici indipendenti, a cominciare dalla societa' multinazionale Paul Wurth, e con la consulenza anche da parte di diversi docenti universitari". (AGI) .

Comunicato stampa Ilva :

Attivate le procedure per il ri-avviamento dell'Altoforno 1

L’impianto riparte con la totalità degli adeguamenti ambientali completati

martedì 4 agosto 2015

Aaaaaaaah, ora si che si respirerà aria pulita!

Taranto, l'Ilva riapre il super altoforno: 300 operai torneranno al lavoro

Entro la fine della settimana, Ilva potrebbe tornare a essere il gigante d’acciaio. L’azienda è pronta a riaprire l’altoforno 1, il più grande d’Europa, chiuso dal 2012 per motivi ambientali. I commissari ritengono di aver concluso i lavori di ambientalizzazione che prevedevano, fra le altre cose, il montaggio di un particolare filtro sui camini in grado di limitare le emissioni.
Questo significa far rientrare al lavoro dalla solidarietà 300 lavoratori, oltre ad almeno 200 dell’indotto. Il piano è stato presentato dall’azienda ai sindacati, che hanno annunciato, dice Francesco Bardinella (Fiom) «un incontro oggi in prefettura con Inail, Spesal, vigili del fuoco e ministero dell’Ambiente per la presentazione dei lavori effettuati».
Poi incontreranno i custodi giudiziali (l’intera area a caldo dell’Ilva è ancora sotto sequestro e può lavorare grazie a uno degli otto decreti firmati ad hoc in questi anni dai governi sul siderurgico) e, dopo aver illustrato il piano e le nuove funzionalità dell’altoforno, chiederanno di partire: sulla carta il via libera alla produzione dovrebbe arrivare entro la fine della settimana, fra il 6 e il 7, ma in queste ore gli operai sono già partiti per azionare il gigante.
L’obiettivo dei commissari Piero Gnudi, Enrico Laghi e Corrado Carrubba è di uscire dalla fase di stanca nella quale oggi l’azienda si trova (Ilva è al minimo storico di produzione, anche sotto le cinque milioni di tonnellate all’anno), per avere per prima cosa un rilancio di tipo commerciale. Il vero buco nero dell’azienda si chiama mercato: alcune grandi commesse, prima fra tutte quelle che arrivano dalla Fiat, si sono perse per strada.
I vertici stanno cercando di rientrare nel mercato delle auto – e già ci sono contatti di primo piano con case automobilistiche – ma per farlo è necessario che tornino a essere garantiti due elementi che hanno fatto grande Ilva: certezza nei tempi di consegna e grande qualità del prodotto.
«È necessario però che gli impianti riprendano a marciare», fanno sapere dall’azienda, dove davvero sono convinti di avere le carte in regola per farlo. Ci vorranno almeno due settimane, però, per sapere quale saranno le valutazioni dei tecnici Arpa e Ispra dopo i sopralluoghi avvenuti in queste ore all’interno della fabbrica per verificare se, così come prevede la legge, sono stati rispettati l’80 per cento degli interventi previsti dall’Aia.
Arpa aveva avanzato nella scorsa settimana qualche dubbio, mentre dall’azienda – dove ricordano che comunque la decisione finale toccherà al ministero - traspare una certa serenità.
Diverso è il discorso con la Procura. In queste ore sono stati presentati nuovi documenti per riottenere definitivamente l’uso dell’altoforno 2, sequestrato dopo l’incidente mortale ad Alessandro Morricella e in funzione soltanto grazie alla nuova legge. Ma il discorso è di rapporti: Gnudi e gli altri commissari continuano a essere convinti che c’è bisogno di una collaborazione con gli uffici diretti dal procuratore, Franco Sebastio, «perché giochiamo nella stessa squadra».
L’incontro avvenuto la scorsa settimana dopo il decreto dovrebbe aver contribuito a rasserenare i rapporti. Ma la Procura di Taranto, certo, non fa sconti a nessuno. E allora una delle preoccupazioni legate alla riapertura dell’altoforno 1 è certamente l’innalzamento delle emissioni inquinanti, sotto controllo da un po’ anche perché la produzione è crollata.
Ora invece il rischio è concreto: Ilva assicura che il nuovo impianto è assolutamente ecocompatibile, ma i custodi e i tecnici vigileranno. È già stata avviata un’inchiesta bis che riguarda principalmente la vecchia gestione commissariale e che mira a verificare se anche dopo il passaggio di mano della famiglia Riva il siderurgico abbia continuato a inquinare.
Infine una buona notizia per gli operai: l’azienda ha rassicurato i sindacati che a luglio la solidarietà sarà pagata al 70 per cento. Promettendo anche che ci sarà la possibilità di recuperare quanto non è stato versato nel primo semestre. (RepBa)
 

sabato 1 agosto 2015

Che dirà l'ARPA?

Ambiente: l’ILVA non rispetta il DL 1/2015

«Il piano ambientale dell’, che prevedeva che entro la data del 31 luglio 2015 prevista dal DL 1/2015 doveva aver attuato l’80% dalle prescrizioni ambientali previste dall’AIA, non è stato rispettato».
Lo dichiara il coportavoce nazionale dei Angelo Bonelli. «Questa nostra valutazione, avviene dopo un continuo monitoraggio anche degli atti di ISPRA e ARPA. Ora attendiamo – continua il leader dei Verdi – la certificazione finale di ISPRA e ARPA Puglia ma siamo convinti che confermeranno quanto da noi affermato e nonostante i numerosi che hanno ridotto del 20% il numero delle prescrizioni da attuare, ILVA non supera il 65% delle prescrizioni ambientali».
«ILVA dichiara di aver raggiunto 80% delle prescrizioni ambientali frammentando una prescrizione in una, due o tre. È un’inammissibile furbata – denuncia l’esponente ecologista – perché le prescrizioni sono previste come uniche dal Piano ambientale ai fini della valutazione finale sul numero delle  prescrizioni per il raggiungimento dell’80%. Ricordo che la valutazione del danno sanitario su Taranto – continua il verde – ha stimato che con le prescrizioni AIA completamente attuate – e non è il caso attuale – considerati i numerosi decreti, sarebbero a rischio tumore 12.500 cittadini di Taranto. Non smetteremo mai di gridare – conclude Bonelli –  contro la nuova Shoah che si sta realizzando contro la popolazione tarantina; bisogna aprire la strada a un nuovo sviluppo che dica basta all’economia dei veleni per dire Sì all’economia della vita come hanno fatto a Bilbao o Pittsburgh».
Scheda:
Dal nostro monitoraggio – scrive Bonelli – non risultano attuate le prescrizioni più significative come: 1) la chiusura completa di nastri trasportatori e cadute materiali; 2) installazione del sistema a cappe mobili nell’area Grf (Gestione rottami ferrosi); 3) lo smantellamento dell’altoforno; 4) con bonifica e ripristino ambientale dell’area; 5) l’installazione di nuovi filtri di aspirazione a tessuto nell’area dell’agglomerato; 6) prescrizione n. 70.b: installazione di un nuovo filtro a tessuto a servizio dei convertitori ACC/1.
7) captazione dei fumi dal tetto dell’acciaieria; 8) copertura parchi primari; 9) copertura parchi Grf; 10) smantellamento, demolizione e bonifica Alto forno 3; 11) prescrizione n.16. h-70.c.: installazione di sistemi a cappe mobili area Grf.
12) Alla luce di quanto accaduto ad Afo 2 con la drammatica morte di Alessandro Morricella la prescrizione UA18 «inerente il livello di conformità del sistema di gestione per la prevenzione degli incidenti rilevanti (data da ILVA come “attuata”) non può ritenersi attuata.
13) la corretta gestione delle acque meteoriche/di processo/scarichi idrici industriali e dei rifiuti;
14) prescrizione n. 16.a: fermata Afo/1 e riavvio dell’impianto previo adeguamenti (condensazione vapori loppa, depolverazione campo di colata, depolverazione stock house;
A queste prescrizioni ne vanno aggiunte altre quindici.
Angelo Bonelli

venerdì 31 luglio 2015

Atto II

Veleni dell'Ilva, nuova inchiesta: "Ha continuato a inquinare"

Mentre trecento operai torneranno al lavoro da domani, e il ministero dovrà decidere nelle prossime ore se davvero l'azienda ha realizzato almeno l'80 per cento delle prescrizioni ambientali, il fronte giudiziario Ilva non sembra essersi interrotto. Il rinvio a giudizio nella maxi inchiesta "Ambiente svenduto" è solo un pezzo del lavoro dei pm tarantini. Il procuratore Franco Sebastio, l'aggiunto Piero Argentino e i sostituti Mariano Buccoliero e Giovanna Cannarile conducono da mesi un'inchiesta bis molto delicata con due obiettivi: il primo, capire se la nuova Ilva, quella post Riva, continui a inquinare.
L'altro filone mira invece ad accertare eventuali complicità del ministero dell'Ambiente, sin qui rimaste inesplorate. La prima parte della nuova indagine prende il via da alcuni esposti che nei mesi scorsi segnalavano nel cielo di Taranto le solite nuvole nere e fenomeni di slopping (fiammate improvvise) dall'area a caldo riaperta solo grazie all'intervento del governo. Le segnalazioni si fermano ad alcuni mesi fa: oggi le emissioni sono molto limitate perché assai limitata è la produzione. Il livello si dovrebbe alzare da domani, quando ritornerà a funzionare l'Altoforno 1 con un nuovo filtro anti-polveri. Gli esposti avrebbero già trovato riscontri in alcuni accertamenti effettuati dal Noe dei carabinieri nei mesi scorsi.
La seconda parte dell'inchiesta bis riguarda invece la questione discariche. Una vicenda molto complessa dal punto di vista tecnico e che può "valere" 500 milioni di euro. Il siderurgico ha necessità di stoccare rifiuti, pericolosi e non. E, per risparmiare, preferisce farlo in autonomia. Perché ciò accada sono necessarie, però, delle autorizzazioni speciali che la vecchia Aia (Autorizzazione integrata ambientale) non contempla. Interviene allora un'autorizzazione regionale che, però, è scaduta nel 2013 e non è stata rinnovata dall'allora governatore Vendola. A quel punto il governo ha autorizzato le discariche con un decreto legge. Tutto questo mentre l'ex commissario ambientale Edo Ronchi entrava in collisione con il comitato di esperti nominato da Palazzo Chigi per predisporre un piano sull'Ilva, che di fatto veniva stravolto. Risultato: Ilva stocca i rifiuti autonomamente, e la Procura ora vuole capire se tutto ciò è regolare. E soprattutto ricostruire l'iter che ha portato a quelle autorizzazioni.
E a proposito di permessi, sono in corso le ispezioni per valutare se sono state realizzate l'80 per cento delle prescrizioni ambientali con scadenza 31 luglio come prevede la legge. Infine, da segnalare una lettera di solidarietà firmata dal mondo scientifico, e rilanciata anche dalla Fiom, al professor Giorgio Assennato, direttore di Arpa Puglia, rinviato a giudizio con l'accusa di non aver ammesso di aver subito pressioni da Vendola: tra i firmatari c'è anche Francesco Forastiere, l'autore della perizia disposta dai giudici di Taranto che ha permesso di inchiodare Ilva. (RepBa)

giovedì 30 luglio 2015

Echi di amianto (non troppo) lontano




Da circa 20 giorni si sta provvedendo alla demolizione della Batteria 10.
All'interno delle batteria c'è presenza di amianto.
Nei dintorni operano centinaia di lavoratori.
L'impianto è a ridosso di un quartieredensamente.
Non sappiamo però se l'amianto è stato trattato per essere rimosso e se sono state utilizzate tutte le procedure previste dalla legge.
Della questione sono al corrente i custodi, l'ARPA TA e lo SPESAL. (fonte: Cittadini e lavoratori liberi e pensanti)

mercoledì 29 luglio 2015

Punti di vista concreti

La farsa dell'80% sulle opere di bonifica realizzati

Alla fine tra sovracapacità, fiscal compact e reiterazione della politica di austerità espansiva Ilva soccomberà. E' strategica soltanto per i giochetti del politicume che considera la vita delle persone una banale esternalità

 Un recente studio dell’Ocse  dal titolo,  “Contano le politiche ambientali per la crescita della Produttività ? “ (Do Enviromental  Policies Matter for Productivity Growth ) mi ha fatto  ricordare le parole dette anni fa   dal segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan. Costui rovesciò il tradizionale motto “ciò che è buono per l’impresa è buono per la società “ invitando a praticare e pensare che “ ciò che è buono per la società è buono per l’impresa “. Il caso, oggi, Ilva di Taranto come ieri dell’Eni, a Marghera, ci  attestano  il rovesciamento  delle  parole di Annan. Una società rispettosa, e responsabile dei propri beni comuni, considera l’ambiente indispensabile  per lo sviluppo dell’impresa, la quale ha tutto l’interesse a contribuire alla realizzazione di queste condizioni. Il problema italiano è quello di una classe dirigente e di un prevalere di una politica economica di tipo conservativo, dove le politiche ambientali sono considerate come costi.  In un articolo dello scorso gennaio sull’Economist dal titolo Green Tape si legge che molte attività di rilevanza ambientale non sono valutate come fattori di aumento della produttività,  ma come costi. La vicenda di Ilva a Taranto è agghiacciante perché nel dibattito e nelle scelte si opera consapevolmente una censura nei confronti degli effetti sanitari prodotti dall’impianto siderurgico. Una fabbrica concepita e realizzata negli anni del miracolo, quando non appariva assurdo produrre acciaio dentro un’area urbana di circa 200 mila abitanti. Ilva è il passato,  appartiene al mondo della produzione di massa e dei mercati di massa. Tutta la vicenda dell’ex siderurgico dei Riva appare contrassegnata da pressappochismo, veduta corta, irresponsabilità, incapacità di scelte che salvaguardino la vita e nel contempo la occupazione. Il primo dato d’incertezza, e al contempo di rilevante importanza, riguarda i costi d’intervento per l’attuazione delle 94  prescrizioni dell’Aia. Le cifre variano dagli 8 mld dei custodi giudiziari ai 3,3 mld degli indiani di Arcelor Mittal,  agli 1,6 mld del Piano Ambientale. Io credo che la stima dei costi sia fortemente aleatoria perché riguarda la copertura dei parchi minerari, dei nastri trasportatori, dall'installazione dei sistemi di controllo automatico delle emissioni, della  bonifica dei terreni e la realizzazione di due nuove discariche. Un esempio di difficoltà di calcolo dei costi  è rappresentato dalla copertura dei parchi,  che preliminarmente prevede interventi di bonifica dell’area sotto il parco stesso. Come? Messa in sicurezza del terreno sul quale si accumulano i minerali ferrosi e, solo successivamente, la copertura.
Incertezza ulteriore esiste sulle disponibilità immediate di risorse ! Allo stato attuale sono disponibili i 156 milioni di Fintecna, il credito fornito dalle banche pari a 250 mln e un prestito di 86 mln con garanzie dello Stato. L’uso dei 1172 milioni sequestrati ai Riva e detenuti nelle casse di UBS  possono essere utilizzati solo a seguito del pronunciamento del Consiglio di Stato sul ricorso dei Riva contro il progetto del Ministero della Economia  che prevede l’emissione di un  prestito  obbligazionario  sottoscritto da Equitalia Giustizia .  Equitalia è stata autorizzata dal gip di Milano a richiedere alla magistratura svizzera i fondi dei Riva. In sintesi si attende il pronunciamento della magistratura di Zurigo sui fondi dei Riva detenuti presso UBS di Lugano e quella del Consiglio di Stato sulla emissione del prestito obbligazionario. Le obbligazioni, che possono essere emesse ora, coprono un valore di 120 milioni di euro che corrispondono ai fondi presenti presso il Fondo Giustizia . A questa serie d’incertezze si aggiunga la resistenza di eventuali gruppi stranieri nell’essere coinvolti  in Ilva a causa dei rischi connessi ai procedimenti giudiziari in atto e alle incertezze finanziarie. Ci sono richieste di risarcimento per 20 mld di euro da parte delle 280 parti lese a cui si aggiungono i 10 mld di euro di danni richiesti dal Ministero dell’Ambiente e dal Comune di Taranto.
Sul versante  delle prescrizioni Aia da attuarsi per l’80% entro il prossimo 31 luglio e la restante parte entro agosto 2016, corre l’obbligo fare chiarezza. Tali interventi sono certamente importanti ma non sono quelli  che determinano un impatto rilevante nell’abbattimento degli inquinanti. Nel mondo il settore siderurgico è affetto da sovracapacità produttiva. L’Ancelor francese è stata assorbita attraverso un’offerta pubblica di acquisto della Mittel. I tedeschi delocalizzano in Cina e i licenziamenti continuano nella Rhur anche negli impianti modello di Kredfeld e Bochum. La siderurgia europea potrà esistere solo utilizzando improbabili strumenti di difesa verso la concorrenza asiatica. Difesa attuata, per esempio,  dagli USA dopo la fusione Nippon Steel e Sumitomo Metal Industries e consistenti in tasse sui tubi di acciaio. Il rilancio dell’azienda comunque richiede oltre al finanziamento delle prescrizioni Aia di almeno un miliardo di euro per il rilancio dell’attività produttiva. Architetture finanziarie veicolate da società di servizi che hanno come azionista anche la Cassa Depositi e Prestiti gestita ora dall’ex uomo di Goldman Sachs. Lo stesso che affitterà gli asset di Ilva scaricati delle passività che andranno nella bad company. Alla fine tra sovracapacità, fiscal compact e reiterazione della politica di austerità espansiva Ilva soccomberà. 
Ilva è strategica per i giochetti del politicume che considera la vita delle persone una banale esternalità. Strategica in un paese che non ha la materia prima, cioè il minerale di ferro, e che l’81% della energia che produce deriva da importazioni ? Il tondino, il laminato che importi non è diverso dal minerale di ferro e dal kwh che produci con fonti importate per quattro quinti!!!  Restano i problemi legati alla occupazione? Bene. Li gestisci con provvedimenti istitutivi di cassa integrazione speciale. Nel frattempo guardi lontano con la valorizzazione delle vocazioni del territorio evitando di vendere le patacche tipo “Contratto di Sviluppo Urbano”, attraverso inesistenti risorse da attingere parzialmente alla programmazione comunitaria 2014/2020. Il mio auspicio è che il popolo italiano non debba mai vedere un indennizzo record ai Riva per la dabbenaggine e la mala fede di una classe dirigente dalla vista corta, e che considera la vita una variabile dipendente dalla economia . (Erasmo Venosi - Cosmopolismedia)

mercoledì 22 luglio 2015

La sai l'ultima barzelletta del Circo Clini?

Il Circo Clini torna in tutto il suo splendore.
Dopo aver difeso strenuamente gli interessi dei Riva con le prime leggi ad hoc
Dopo aver scimiottato un'AIA per adeguarla all'impresa a scapito della sua effettiva funzione che è quella di tutelare le comunità e l'ambiente
Dopo i guai giudiziari
Ecco che il grande mattatore dei tendoni a strisce torna per convincere la platea che, udite udite:

I RIVA AVREBBERO SPESO OLTRE 3 MILIARDI DI EURO PER RISANARE L'ILVA!!!


Clini: «Ilva, che errore la statalizzazione»

Gentile direttore,
il sempre più triste epilogo dell’Ilva è sotto gli occhi di tutti e rivela, a pochissimi anni di distanza, quanto certe scelte si siano rivelate sbagliate e certi indirizzi fossero invece giusti e lungimiranti.
Mi sia consentito, dopo tante imprecisioni e inesattezze, furore ideologico e strabismi di ogni genere, ripercorrere questa vicenda, che la dice lunga sull’Italia.
Il 26 ottobre 2012 avevo rilasciato l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) con un piano di interventi da attuare entro tre anni, ancorato rigidamente alle più aggiornate regole europee.
Il 15 novembre 2012 l'Ilva aveva accettato il piano e i relativi impegni finanziari, stimati in circa 3 miliardi di euro, senza l’erogazione di un solo centesimo di fondi pubblici: un fatto senza precedenti nella storia delle relazioni tra Ilva e Amministrazione, e certamente non un regalo per l’impresa.
IL SEQUESTRO DELL'AREA A FREDDO. Appena una settimana dopo, però, era stata sequestrata dal gip di Taranto l’area a freddo dello stabilimento e dei prodotti finiti. Il sequestro ha bloccato 1 miliardo di euro di prodotti già piazzati sul mercato, che l’azienda aveva ufficialmente destinato ai primi investimenti per il risanamento ambientale (vedi richiesta di dissequestro da parte del presidente Ferrante).
Per far ripartire il risanamento, siamo stati costretti a emanare una legge, approvata quasi all’unanimità dal parlamento (231/2012) che ha recepito l’Aia e consentito la ripresa produttiva ai fini del risanamento ambientale.
Ciò nonostante il gip di Taranto ha mantenuto il blocco dei prodotti dello stabilimento e disapplicato di fatto la legge, sostenendo che fosse incostituzionale. Il 9 aprile 2013 la Corte Costituzionale ha stabilito che le legge rispettava la carta costituzionale.
I RITARDI NEL RISANAMENTO. Nei sei mesi tra il novembre 2012 e l’aprile 2013 il programma di risanamento ha subito forti ritardi, l’impresa non ha potuto destinare risorse adeguate al risanamento ed ha progressivamente perso mercato e clienti.
Nonostante questa situazione ero riuscito a far confermare dall'Ilva l’impegno sottoscritto il 15 novembre.
L’azienda, come consente la legge, da parte sua – per effetto della situazione creata dal sequestro dei prodotti finiti e dalla ridotta disponibilità di risorse per gli investimenti - aveva proposto una diversa scansione degli interventi di risanamento ambientale pur rimanendo nell’ambito dei tre anni previsti per il loro completamento. La richiesta dell'Ilva doveva essere approvata dalle autorità di controllo entro tempi certi stabiliti dalla legge.
IL PARADOSSO DEL COMMA 22. Ma le autorità di controllo, forse condizionate dalle iniziative del gip, non avevano dato risposte e nello stesso tempo avevano avviato le contestazioni all’Ilva per il mancato rispetto dei tempi che l'Ilva stessa aveva richiesto di rimodulare.
In altri termini, mentre il governo era impegnato a garantire che non si fermassero gli impegni ambientali dell’Ilva, le autorità di controllo da una parte disattendevano il rispetto dei tempi per rispondere all’impresa sull’aggiornamento del programma e insieme contestavano all’impresa il fatto che non rispettasse quello stesso programma. Un caso da manuale del “paradosso del comma 22”.
Tra il febbraio e l’aprile 2013 sono dovuto intervenire personalmente più volte sulle autorità di controllo affinché rispettassero la legge: dovevano rispondere all’azienda e dovevano consentire quella flessibilità prevista dalla legge all’azienda.
UNA OCCASIONE PERSA. Ma il tira e molla era finalizzato a sottrarre l’Ilva alla proprietà e far intervenire direttamente il pubblico, con l’illusione che una nuova “statalizzazione” avrebbe salvato la capacità produttiva. E da questa situazione è scattato il commissariamento.
Un errore, perché l'Ilva è stata deresponsabilizzata rispetto ai suoi impegni, e lo Stato ha dovuto assumersi oneri finanziari che l’accordo sottoscritto dall’impresa il 15 novembre 2012 non prevedeva.
Se fosse stata seguita la strada “normale” tracciata il 15 novembre 2012 oggi l'Ilva sarebbe il più grande cantiere d’Europa per la trasformazione sostenibile di un impianto siderurgico.
Una grande occasione persa per legare la crescita dell’industria italiana alla protezione dell’ambiente e un pessimo segnale per gli investitori interessati all’Italia.

venerdì 10 luglio 2015

L'ARPA suona ora per evitare rumori dopo!




Si avvicina la fine di luglio entro cui l'Ilva dovrà certificare - e poi essere sottoposta a verifica dagli enti ispettivi - l'attuazione o meno dell'80 per cento delle prescrizioni dell'Autorizzazione integrata ambientale, ovvero gli investimenti e le pratiche operative finalizzate a ridurre l'inquinamento del siderurgico di Taranto, e già monta un caso. Oggi l'Arpa Puglia, uno degli enti delegati al controllo, in una lettera inviata al ministero dell'Ambiente, all'Ispra - a capo della struttura dei controlli - e alla Regione Puglia, pone una serie di paletti e indica, a suo avviso, quali sono le prescrizioni Aia che a fine mese l'Ilva deve dimostrare di aver rispettato se si vuole davvero considerare raggiunto l'obiettivo dell'80 per cento (il restante 20 per cento l'azienda, stando al piano ambientale del 2013, dovrà attuarlo entro agosto 2016). (Sole24H)

Oggetto: Stabilimento siderurgico ILV A S.p.A. in Amministrazione Straordinaria. Definizione elenco prescrizioni del "Piano Ambientale" di cui al DPCM 14/03/2014 in scadenza ai 31/07/2015, ai sensi di quanto disposto dall'articolo 2 comma 5 del Decreto Legge n.l del 05/01/2015 convertito con modificazioni tramite Legge n.20 del 04/03/2015.

Facendo seguito alla comunicazione email del 03/07/2015 con la quale l'ing. Alfredo Pini infonnava la Scrivente Agenzia sull'esistenza di alcune note trasmesse da ILVA s.p.a. in A.S. (cfr. prott. DIR. l45/2015 del 08/05/2015 e DIR. 40/2015/CS del 23/06/2015) in merito alla proposta dell'elenco delle prescrizioni in scadenza al 31/07/2015 da considerare validi ai fini dell'adempimento dell' 80%, nonché della nota prot DVA-2015-0015584 del 12/06/2015 con cui il MATTM "ha ritenuto utile defìnire in termini essenziali i criteri necessari ad una corretta applicazione della norma", ed ai fini di agevolare la condivisione operativa prevista, e necessaria, tra Codesto Istituto e la Scrivente Agenzia per l'espletamento dell'attività di verifica e controllo in ambito A.I.A., si ritiene opportuno fornire specifiche considerazioni ai fini della verifica di ottemperanza su quanto disposto all'articolo 2, comma 5, del Decreto Legge n. l del 05/0112015 convertito con modificazioni tramite Legge n.20 del 04/03/2015 ossia che "Il piano di cui al D.P.C.M 14 marzo 2014 si intende attuato se entro il 31 luglio 2015 sia stato realizzato, almeno nella misura dell'80 per cento, il numero di prescrizioni in scadenza a quella data".
Prendendo, quindi, atto delle indicazioni fomite dal MATTM nella predetta nota, e ritenendo non essere stata ancora asseverata dall'Autorità Competente la proposta presentata dai Commissari straordinari di ILVA S.p.a. in A.S. con nota DIR.40/2015/CS del 23/06/2015, si ritiene di poter suggerire che: 
  • la proposta di ILVA di "spacchettare" alcune prescrizioni, previste invece come uniche da Piano Ambientale, ai fini del computo numerico delle prescrizioni per il raggiungimento dell'80% non è ammissibile. (cfr. ID23 n° prescrizione 16.m_avvio installazione, ID24 n° prescrizione  16.m_completa installazione sistema PROVEN);
  • la proposta di IL VA di stralciare dall'elenco del 23/06/2015 alcune prescrizioni fondamentali inerenti interventi di natura tecnico-strutturali, quale ad esempio la bonifica e demolizione dell'impianto AF03, è discutibile;
  • la verifica dello stato di attuazione degli interventi definiti da ILVA come "attuati" dovrà considerare l'effettiva realizzazione definitiva degli stessi comprensiva delle opere accessorie inerenti la corretta gestione delle acque meteoriche/di processo/scarichi idrici industriali e dei rifiuti;
  • la verifica dello stato di adempimento delle prescrizioni definite da ILVA come "in corso" alla datadel 23/06/2015 è ritenuta essenziale alla verifica del raggiungìmento della soglia dell'80%.
Nel corso dell'attività ispettiva del 31/07/2015 sarà verificato lo stato di adempimento di tutte le prescrizioni.
A tal proposito, si ritiene, quindi, doveroso prevedere come requisito minimo e necessario all'ottemperanza del disposto all'articolo 2, comma 5, della L. n.20/2015, la verifica di adempimento di alcune delle seguenti fondamentali prescrizioni, quali:
  • prescrizione n. 6: chiusura completa dei nastri e cadute;
  • prescrizione n.16.a: fermata AFO/1 e ravvio dell' impianto previo adeguamenti (condensazione vapori loppa, depolverazione campo di colata, depolverazione stock house);
  • prescrizione n.l6.h- 70.c: installazione sistemi a cappe mobili area GRF;
  • prescrizione n.l8: smantellamento AF03 e bonifica/ripristino ambientale;
  • prescrizione n.54: installazione di nuovi filtri a tessuto AGL;
  • prescrizione n.70.b: installazione di un nuovo filtro a tessuto a servizio dei convertitori ACC/1.
Si propone, altresì, di verificare la prescrizione UA18 inerente il livello di conformità del Sistema di
Gestione per la prevenzione degli incidenti rilevanti (data da ILVA come "attuata"), in considerazione degli ultimi eventi occorsi.
Cordiali saluti

giovedì 18 giugno 2015

Battaglia a Bruxelles!

Peacelink ha incontrato oggi la Commissione Europea sulla questione Ilva di Taranto.

Antonia Battaglia è stata ricevuta dal Capo di Gabinetto del Commissario all’Ambiente Karmenu Vella e da altri esponenti del Gabinetto e della Direzione Generale Ambiente, per una riunione che ha toccato i temi principali sullo stato di attuazione delle prescrizioni AIA, sulla qualità dell’aria e sulle relative rilevazioni di Peacelink, sulle discariche interne allo stabilimento e sulla generale responsabilità ambientale dell’Ilva.
Peacelink, autrice della denuncia presso la Commissione Europea, da più di due anni lavora con le Istituzioni Europee stesse, fornendo materiale scientifico, legale, audiovisivo sugli sviluppi della situazione a Taranto. In seguito alla denuncia di Peacelink, infatti, la Commissione Europea ha lanciato una procedura d’infrazione contro l’Italia e un susseguente parere motivato per la questione delle emissioni in fuoriuscita dallo stabilimento siderurgico.
Durante la riunione di oggi, Antonia Battaglia ha evidenziato i ritardi sullo stato di attuazione delle prescrizioni AIA e ha dettagliato la questione delle rilevazioni degli inquinanti in aria, sulla base degli studi compiuti da Peacelink, Alessandro Marescotti e Luciano Manna, e delle denunce delle diverse eco-sentinelle che collaborano con l’Associazione.
Peacelink ha reiterato con grande vigore che non c’è tempo da perdere e che non è accettabile, ai fini della protezione della salute umana e dell’ambiente, concedere altri mesi alle Autorità Italiane per la realizzazione di un programma AIA che è stato fino a ora disatteso e posposto, con effetti molto gravi per i lavoratori e la città di Taranto.
In una riunione molto franca con gli esponenti delle Istituzioni Europee, Battaglia ha posto l’accento sul non rispetto delle direttive europee e sulla politica di rinvio dell’attuazione delle prescrizioni primarie, così come sulla endemica mancanza di fondi per realizzare i lavori previsti.
“Di cosa stiamo parlando? Anche se l’ILVA dovesse mettere in opera una parte delle prescrizioni per la nuova data stabilita (2016), esse avrebbero solo il potere di limitare i danni per la popolazione, ma non di cancellarli. Il danno che l’Ilva ha causato e continua a causare è molto vasto e richiederebbe una chiara presa di decisione a monte da parte del Governo sulla opportunità di produrre cambiando radicalmente lo stabilimento ed il suo ciclo produttivo, con investimenti fantasmagorici, oppure di chiudere definitivamente una fabbrica che continuare a causare eventi di inquinamento gravi” – ha detto Battaglia.
Peacelink ha chiesto alla Commissione di avanzare in modo spedito verso il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia.
La Commissione Europea ha rassicurato circa la sua costante e continua attività di monitoraggio sia a sia a livello tecnico che politico.
 Per Peacelink, Antonia Battaglia, Alessandro Marescotti, Luciano Manna

venerdì 3 aprile 2015

Galletti: un marchio di garanzia!

Ilva: Galletti, 80% vincoli ambiente rispettati entro agosto

"L'80% delle prescrizioni Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr) dovrà essere adottato entro l'agosto 2015 e ci impegniamo per questo''. Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, a margine della messa pasquale celebrata oggi nello stabilimento siderurgico tarantino. ''Che sia chiaro: la legge - ha aggiunto - stabilisce che tutto il piano ambientale dovrà essere realizzato entro il 4 agosto 2016. E' una sfida molto ambiziosa e vedremo se riusciremo ad arrivare a quella scadenza avendo completato tutti gli interventi. La novità è che il piano ambientale parte''. Il ministro ha fatto presente che ''c'è una tabella con le prescrizioni e che il piano ambientale prevede anche la copertura dei parchi minerali''.
Per finanziare il piano ambientale saranno usati i soldi dei Riva. ''Con l'ultimo decreto abbiamo individuato delle fonti di finanziamento importanti: 150 milioni da Fintecna che sono già arrivati, altri 400 milioni garantiti dallo Stato e poi ci sono un miliardo e duecento milioni che vanno a finanziare il piano di ambientalizzazione, che sono quelli che stiamo sequestrando ai Riva'' ha sottolineato Galletti. In merito al ricorso del gruppo Riva contro il sequestro, il ministro auspica che non ci siano ''condizionamenti o ritardi''. ''Mi auguro e credo - ha spiegato - di no. Noi abbiamo fatto una legge e siamo supportati da pareri legali molto forti. Noi andiamo avanti. Abbiamo firmato insieme al ministro (dell'Economia, ndr) Padoan e insieme al ministro (dello Sviluppo Economico, ndr) Guidi l'atto, il decreto, che avvia questa operazione. Quindi, l'emissione del prestito obbligazionario e l'arrivo dei soldi''.
Galletti ha tenuto a spiegare di essere andato a Taranto per dire alla città e ai lavoratori dell'Ilva ''che il governo c'è. Taranto ha bisogno dell'Ilva e l'Ilva ha bisogno di un piano di ambientalizzazione che la metta in sicurezza''. In occasione della visita erano presenti anche i commissari straordinari dell'Ilva Piero Gnudi, Corrado Carruba ed Enrico Laghi. ''Questa - ha aggiunto Galletti - è la grande sfida che abbiamo davanti: conciliare l'industria col rispetto dell'ambiente. Ce l'abbiamo a Taranto e in tante altre parti d'Italia. Oggi i cittadini non sono più disposti a scambiare il valore del lavoro con il rispetto dell'ambiente. Questi due valori devono andare di pari passo e devono trovare una convivenza l'uno con l'altro''.
Il ministro ha visitato alcuni impianti produttivi. ''La situazione è molto difficile come tutti sanno. Il fatto che si sia individuata una soluzione non solo sull'Ilva, ma anche per tanti altri problemi ambientali che esistono a Taranto vuole dire che il governo ha intenzione di risolvere questi problemi. Bisogna farlo con tanti sacrifici purtroppo, anche ricorrendo agli ammortizzatori sociali per i lavoratori'' ha dichiarato Galletti. ''Il nostro obiettivo sin dall'inizio - ha precisato il ministro - è stato uno solo: quello di salvaguardare la produzione industriale insieme all'ambiente. Sono le due facce della stessa medaglia. Non ci può essere un'impresa che non rispetti l'ambiente e Taranto, lo ripeto, ha bisogno dell'impresa Ilva''.
''Noi abbiamo accolto il desiderio e la disponibilità del ministro dell'Ambiente, Galletti, a partecipare alla messa. Io ho dato il mio messaggio. Evidentemente si nota l'interesse del governo. Anch'io però ho detto che alle promesse devono seguire i fatti'' ha rilevato l'arcivescovo di Taranto, mons. Filippo Santoro, parlando con i giornalisti dopo la messa pasquale celebrata all'interno dello stabilimento tarantino. ''Perciò - ha aggiunto - ora siamo in una posizione di speranza ragionevole, continueremo con la vicinanza ai lavoratori e questa messa serve come segno tangibile e poi servirà una vigilanza attenta sui fatti e sugli interventi che sono stati promessi''.
Sono diversi gli impianti dell'area a caldo dell'Ilva che attualmente non sono in attività per i lavori di ristrutturazione previsti dall'Aia (Autorizzazione integrata ambientale). In seguito alla fermata dell'Altoforno 5, il più grande d'Europa, e dell'Acciaieria 1, è aumentata anche la platea dei lavoratori in contratto di solidarietà. Il picco massimo è previsto a giugno e saranno 3.178 i dipendenti coinvolti. Per questo Galletti ha parlato di ''sacrifici necessari per ambientalizzare la fabbrica salvaguardando al contempo la produzione''. (ANSA)