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lunedì 10 giugno 2013

'Na giungla de panoce, pomodori e...

Come ai tempi della celebre e provocatoria canzone dei Pitura Freska su Marghera, anche Taranto, attraverso i lavori e le proposte dei suoi giovani cittadini, sogna la riconversione dei suoi mostri fumanti (tecnicamente possibile ma culturalmente ed economicamente molto da costruire).
Lasciamoci trasportare da questo sogno accademico.
Benvenuti nella Città del Miracolo!


Riqualificazione dell'area industriale ILVA di Taranto in parco polifunzionale
Tesi di laurea in architettura di Alice Martemucci, Università La Sapienza, Roma 2013.
alice.martemucci@gmail.com



La Conferenza di Rio, svoltasi nel 1992, dichiarò l'emergere delle questioni ambientali come grande tema delle politiche nazionali e internazionali. In tale sede si affermava la necessità di un governo globale per le questioni ambientali planetarie (effetto serra, acidificazione, riduzione dello strato di ozono, tutela della biodiversità). Si richiedeva, inoltre, di integrare gli obiettivi di tutela delle risorse e della qualità ambientale sia nelle politiche territoriali ed economiche nazionali e locali, sia nelle strategie produttive dei gruppi economici. Dieci anni dopo,con la Conferenza di Johannesburg del 2002, sono stati quantificati gli effetti ambientali di un decennio di globalizzazione e analizzati tre risultati relativi all'efficacia delle politiche globali e nazionali, pubbliche e private; al bilancio dello stato delle risorse ambientali e dei rischi; al bilancio degli effetti diretti e indiretti della globalizzazione dei mercati.

Nell'arco dell'ultimo decennio i cambiamenti strutturali dell'economia, la diffusione di nuove tecnologie e lo sviluppo delle politiche ambientali hanno permesso di consolidare il processo di 'dematerializzazione' e di riduzione dell'intensità ambientale dello sviluppo economico avviatosi dalla metà degli anni ‘'70. Tutti i principali indicatori ambientali si sono disaccoppiati dagli indicatori economici. Su scala globale i consumi energetici sono aumentati del 10,5%, le emissioni di Co2 (da soli usi energetici) sono cresciute del 8%, le emissioni di anidride solforosa e di ossidi di azoto sono diminuiti, i consumi di ferro sono aumentati del 3% (mentre erano cresciuti del 11% nel decennio precedente).

Nei paesi sviluppati, e soprattutto in Europa, per molti aspetti si è realizzata una riduzione assoluta dei carichi ambientali pari al 4%. Le emissioni atmosferiche, dall'anidride solforosa, agli ossidi di azoto ai metalli pesanti e alle diossine, si sono in tal modo uniformemente e costantemente ridotte. I prelievi idrici, nella gran parte dei paesi europei, si sono ridotti o stabilizzati ed è diminuito il carico inquinante rilasciato nei corpi idrici, nelle acque sotterranee e in mare.

Nel corso di questo decennio, nella gran parte delle regioni dei paesi sviluppati è cambiata la qualità del problema o conflitto ambientale, Ciò grazie alla regolamentazione degli scarichi idrici e atmosferici e allo stesso smaltimento dei rifiuti. Fanno eccezione alcune aree e punti circoscritti come la città di Taranto con l’ILVA, il più grande centro siderurgico d'Europa, la raffineria AGIP, il cementificio Cementir.

Per questo motivo Taranto è una delle città europee più inquinate. L’Ilva di Taranto immette nell’atmosfera un quantitativo di diossina pari al’8,8% del totale europeo, ma non esiste in città alcun sistema di monitoraggio degli inquinanti. Infatti i dati relativi alle morti per neoplasie, a Taranto, sono più che raddoppiati dal 1971 al 1996. I risultati del Dipartimento di Prevenzione della Asl locale, per il quadriennio 1998-2001 nella provincia jonica, registrano circa 1.200 decessi annui, dati che, per le neoplasie polmonari, collocano Taranto fra le Aree del Sud-Italia a maggiore incidenza oltre la media nazionale.

Il 98% del benzo(a)pirene prodotto nell’area industriale, proviene dalle cokerie dell’Ilva. E’, infatti, impossibile pensare ad una compatibilità tra le cokerie ed una città che vive a ridosso dell’industria. A Taranto molte associazioni e comitati, da tempo sostengono la chiusura dell’area a caldo.

Quale può essere la soluzione? L’obiettivo è trasformare i circa 4.000.000 mq dell'area a caldo in un nuovo brano di città che veda valorizzate le proprie straordinarie risorse ambientali.

In quest'area, che si affaccia sul Mar Piccolo, si potrà dunque finalmente dare spazio ed impulso a quella risorsa turistica della Taras magno-greca e della Tarentum latina, visto che molti siti archeologici si affacciano proprio su quello specchio di acqua che potrebbe giovarsi di varie attrezzature: tempo libero,cultura, nautica. Fulcro del progetto è la creazione di un grande Parco delle energie rinnovabili che sarà caratterizzato da edifici di archeologia industriale recuperati a nuovi usi, spazi attrezzati per lo sport e il tempo libero, attività commerciali, terziarie.

Obiettivi:

1_ La misura dello spazio:

Obiettivo dell'intervento è quello di ristabilire una struttura allo spazio fra le cose, che ne consenta una diversa interpretazione, per conservare la memoria della fabbrica e costruire un nuovo ambiente per attività diverse.

2_ Il rapporto del parco con la città:

La fabbrica esclude la città dal suo perimetro. Le sue leggi sono diverse da quelle di un ambiente urbano, fatto di relazioni, di mediazioni, di lente trasformazioni. La fabbrica assoggetta i terreni alle sue esigenze, piega l'ambiente alle sue dimensioni. Il lavoro da fare per restituire il parco alla città consiste quindi nel ricucire lo strappo che ha causato la fabbrica.

3_Creazione di un complesso di parchi di varie tipologie:

-parchi ricreativi;

-parchi culturali;

-riserve naturali;

4_ Nuove proposte per attività culturali Il recupero dei complessi industriali può condurre all'utilizzo di locali adatti ad ospitare attività culturali e sociali.

TAVOLE DELLA TESI

martedì 18 settembre 2012

Architetti famosi per imbellettare l'Ilva?

...e se chiamassimo anche gli chef migliori per proporre bellissimi e gustosi piatti a base di cozze, formaggio e diossina?
Ancora una boutade vincente di Ferrante che si aggiudica la seconda "Medaglia d'Oro del Circo Taranto" consecutiva!
Ma dov'è Clini? Mica voleva vincere soltanto dicendo che a Taranto non ci sono studi approfonditi sulla mortalità? Quella battuta l'ha copiata da tutti gli amministratori precedenti!
Balduzzi poi... lasciamo stare!

Ilva, 400 milioni per il risanamento "Ma lasciateci produrre"
Presentato il piano dell'azienda, disposta a investire per rispettare le disposizioni della magistratura. Ieri l'alt dei custodi che hanno ordinato di spegnere parte degli impianti
di MARIO DILIBERTO
Sono arrivati in Procura presto e hanno consegnato il loro piano da 400 milioni di euro per il salvataggio dell'Ilva, chiedendo ai magistrati che hanno imposto lo spegnimento di parte degli impianti di lasciare la 'facoltà d'uso'. Il presidente Bruno Ferrante, accompagnato dai legali dell'azienda, ha depositato un cronoprogramma di interventi immediati di risanamento degli impianti dell'area a caldo sotto sequestro, diventati ancora più urgenti dopo la notizia di ieri della decisione dei custodi-amministratori giudiziali dello stabilimento siderurgico (Barbara Valenzano, Claudio Lofrumento, Emanuela Laterza) che hanno notificato un provvedimento all'azienda copn cui si dispone lo spegnimento delle batterie delle cokerie 3-4-5-6 e il rifacimento delle batterie 9-10-11, lo spegnimento delle torri dalla 1 alla 7, lo spegnimento completo degli altoforni da 1 e 5, il primo dei quali da avviare subito, lo spegnimento dell'acciaieria 1, il rifacimento dell'acciaieria 2 e il rifacimento completo del reparto Gestione rottami ferrosi. Si tratta di alcuni dei reparti sequestrati dal gip Patrizia Todisco il 25 luglio scorso. Il personale in esubero, dicono i custodi, deve essere collocato nella bonifica. Tensione tra i lavoratori, anche se per ora non c'è nessuna protesta, né sono stati indetti scioperi, così come accadde a fine luglio quando arrivò l'ordinanza del gip Patrizia Todisco che mise sotto sequestro mezza fabbrica, ma tuttavia c'è un clima teso.
Fonti sindacali affermano di voler meglio conoscere nei dettagli la direttiva dei custodi, forse durante l'incontro di oggi pomeriggio col presidente Ferrante, nel quale l'azienda presenterà il piano di interventi per 400 milioni di euro. Sarà assicurata l'informativa agli operai attraverso i delegati sindacali di fabbrica. I sindacati, pur prendendo atto dell'incisività della stretta impressa dai custodi e rilevando che c'è ormai una progressione di atti della magistratura in relazione all'attuazione del sequestro, evidenziano tuttavia che passare all'applicazione concreta delle misure contenute nella direttiva di ieri sera dei custodi giudiziali richiederà molto tempo. Solo per lo stop ai due altoforni - l'Ilva resterebbe solo con il 2 e il 4 perché il 3 è già dismesso da molti anni - occorreranno non meno di due mesi, considerato che gli altoforni fondono i minerali per produrre la ghisa, poi inviata alle acciaierie per la trasformazione in acciaio, ad una temperatura di almeno 1800 gradi e per "raffreddare" l'impianto e decelerarne la marcia operativa è necessario un lungo tempo tecnico.
Tutti gli impianti che rientrano nella nuova direttiva dei custodi richiedono molte settimane per essere disattivati, precisano ancora fonti sindacali, per cui la valutazione delle organizzazioni metalmeccaniche è che i tre custodi espressione della Procura abbiano voluto ulteriormente mettere alle strette l'Ilva. Un segnale molto forte, insomma. "L'azienda è con le spalle al muro, non può scappare. I custodi hanno detto chiaramente cosa faranno a partire da subito. Lo faranno, è chiaro, progressivamente e gradualmente ma lo faranno - rilevano i sindacalisti - l'unico modo che ha l'Ilva per sottrarsi a questa tenaglia è quella di mettere subito in cantiere il piano per risanare e mettere a norma il siderurgico partendo appunto dagli impianti inseriti nella direttiva dei custodi". La decisione , quindi viene interpretata come un atto di pressione oltre che un adempimento dovuto dopo la disposizione dei giorni scorsi del procuratore capo della Repubblica, Franco Sebastio che aveva ribadito che "all'Ilva è inibita qualsiasi attività produttiva" e gli impianti vanno utilizzati solo per essere risanati.
Altri interventi sono previsti sulle batterie delle cokerie e sui parchi minerali, dove si penserebbe anche alla costruzione di particolari cupole come quelle già esistenti in alcune centrali elettriche, coinvolgendo anche architetti famosi, per avere opere che, oltre ad essere utili ed efficaci, abbiano anche un impatto non invasivo.
L'orientamento dell'azienda sembrerebbe essere quello di coinvolgere un architetto di grido, un archistar, per realizzare una struttura esteticamente gradevole oltre che utile. Una struttura che possa diventare un elemento gradevole dello skyline della città. Ci sarebbe anche qualche nome che potrebbe essere coinvolto nel progetto: si parlerebbe di architetti del livello dello spagnolo Santiago Calatrava, della super-archistar italiana Renzo Piano o forse addirittura del britannico Norman Foster. Altri nomi potrebbero essere coinvolti. Il risultato dell'intervento di copertura dei parchi minerali potrebbero essere delle cupole, dei domè come vengono chiamate queste strutture, sul tipo di quelle realizzate in alcune centrali a carbone per evitare la dispersione di polveri. Strutture, per fare un esempio, come quelle del carbonile della centrale Enel di Torrevaldaliga nord.
Per cokerie e parco minerali si tratta in particolare di bloccare le emissioni diffuse di sostanze inquinanti e la diffusione delle polveri delle materie prime stoccate all'aperto.(Repubblica)

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GIALLO SU DATI ISS: "ILVA MORTALITA’+10%",

 “Sono ipotesi che hanno bisogno di verifica; ci sono margini di incertezza sul rapporto causa-effetto della mortalità per tumori a Taranto”.
Così il ministro dell’Ambiente, Clini, sui dati del progetto Sentieri dell’Istituto Superiore di Sanità, che indicherebbero un’aumento della mortalità del 10% nell’area di Taranto.
“Negli ultimi 30-40 anni-ha precisatola situazione ambientale di Taranto è migliorata”.E: Vogliamo risanare l’Ilva proteggere i cittadini,senza allarmismi 
(Studioromano)

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Ilva, Balduzzi: «Nuovi dati il 12 ottobre»
 Il ministro chiarisce il giallo: «Non credo che la magistratura abbia elementi diversi da quelli di cui disponiamo»

MILANO - I nuovi dati sulla mortalità nel sito dell'Ilva di Taranto saranno resi pubblici il 12 ottobre. È il ministro della Salute Renato Balduzzi a fare chiarezza su annunci e smentite di lunedì, a margine della presentazione del progetto "Sentieri" coordinato dall'Istituto Superiore di Sanità. «Stiamo attendendo conferme relative a tre profili - spiega il ministro -. La prima è che su un arco di 12 anni c'è una variazione dell'esposizione per alcune patologie. Inoltre stiamo elaborando i risultati di un monitoraggio biologico per valutare una criticità relativa ai prodotti caseari. Infine, saranno presentati i risultati di uno studio nazionale sull'inquinamento dei mitili. Tutti questi dati dovrebbero essere presentati il 12 ottobre». I NUMERI - «Non credo che la magistratura abbia elementi diversi da quelli di cui disponiamo e che sono frutto delle indagini di questi anni» ha aggiunto Balduzzi. Nell'area dell'Ilva, tra il 1995 e il 2002, si è registrato un aumento tra il 10% e il 15% della mortalità generale e per tutti i tumori, sia negli uomini che nelle donne. (Corsera)

sabato 6 febbraio 2010

Come si ammazza la qualità edilizia

Ecco il disegno di legge n. 1685 che cerca di aggirare la Sentenza Corte di Cassazione n. 19292/2009 che negava ai diplomati la progettazione strutturale ed architettonica.
La forte pressione di un collegio potente come quello dei Geometri ha probabilmente influito sulla proposta di questo lasciapassare che vuole sancire per legge una delle principali ragioni dello scempio edilizio italiano caratterizzato da bassissima qualità strutturale e progettuale.
Geometri

lunedì 21 dicembre 2009

Basta con le baraccopoli dei geometri!

I diplomati non devono progettare più!
Perderemo, finalmente, i panorami squallidi di case/scatole di scarpe sparsi per le nostre periferie e coste?
...ma siamo sicuri che i "laureati" punteranno alla qualità progettuale?

Competenze professionali Architetti/Ingegneri e Geometri
Sentenza Corte di Cassazione n. 19292/2009
Basta con le baraccopoli dei geometri!

mercoledì 12 agosto 2009

Costruiamo insieme la città


LABuat_laboratoriourbanoarchitetturataranto(http://labuat.wordpress.com) in collaborazione con il laboratorio controprogetto(www.controprogetto.it)

presenta il workshop

park-urka!

Progetto per un parco giochi temporaneo

Dieci giorni di incontri e riflessioni sulle trasformazioni dal basso, convivialità e costruzione partecipata di strutture temporanee per il gioco e l’arredo urbano.

Dall’1 al 10 settembre a Taranto, Largo San Gaetano città vecchia.

In allegato la locandina con il programma.

Info e iscrizioni +393271833402

Park-urka! È promosso dall’associazione LABuat e finanziato da Principi Attivi-Giovani idee per una Puglia migliore nell’ambito del programma regionale Bollenti Spiriti (http://bollentispiriti.regione.puglia.it)

venerdì 24 luglio 2009

E se imparassimo dai tailandesi?

Alloggi prefabbricati in bamboo, anche detti Butterfly Huts, costruiti per 24 orfani tailandesi


TYIN Tegnestue è un’organizzazione umanitaria nata per iniziativa della Facoltà di Scienze e Tecnologie dell’Università norvegese. Finanziata da oltre 60 aziende norvegesi, nonché da diversi contributi privati, l’organizzazione TYIN opera nel settore dell’architettura con l’obiettivo di aiutare le popolazioni in difficoltà.

Il progetto delle “Butterfly Huts” (“Capanne farfalla”, così anche denominate in virtù della particolare geometria del tetto che ricorda le ali di una farfalla) nasce in risposta alla necessità di fornire un numero maggiore di alloggi per i bambini Karen rifugiati a Noh Bo, un piccolo villaggio che sorge lungo il confine Thai-Burmese. Ultimate a febbraio di quest’anno, le sei capanne offrono oggi ospitalità a 24 orfani.
Costruite all’insegna della sostenibilità ambientale, le sei capanne si compongono di elementi prefabbricati ed assemblati in sito. Il bamboo utilizzato proviene dalle riserve locali (a pochi chilometri dall’area di intervento), e risulta intrecciato come nelle tradizionali abitazioni del luogo.
La forma “alata” del tetto aiuta la ventilazione naturale, e contribuisce inoltre alla raccolta di acqua piovana, utile nei periodi di siccità.
I problemi di umidità e di deterioramento sono stati risolti sollevando dal suolo le costruzioni, che poggiano su quattro vecchi pneumatici riutilizzati come piano di fondazione.
“Principi fondamentali quali economia dei materiali e prevenzione dell’umidità – dichiarano dall’associazione TYIN – gettano le basi per l’edilizia sostenibile del futuro”. (Archiportale)

martedì 28 aprile 2009

Un seminario sulla sostenibilità

“LE PROSPETTIVE DELL’EDILIZIA SOSTENIBILE IN PUGLIA”
29 APRILE 2009, Sala Conferenze Confindustria - Via Dario Lupo 65, Taranto


Ore 15:00 Registrazione dei partecipanti

Ore 15:30 Interventi e relazioni
Marco ANDRISANO - Presidente ANCE Taranto
Marco IELLI - Presidente Sezione Materiali da Costruzione di Confindustria Taranto
Rodolfo NOBILE - Presidente Ordine degli Ingegneri della provincia di Taranto
Sostenibilità ambientale e patrimonio edilizio esistente
Claudio DONATI - Presidente Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della provincia di Taranto
La sostenibilità come metodologia di applicazione di regolamenti comunali
Enzo LA GIOIA - Presidente Ordine degli Architetti della provincia di Taranto
Il Distretto Produttivo dell’Edilizia Sostenibile Pugliese
Salvatore MATARRESE - Presidente ANCE Puglia

Ore 17:30 Conclusioni
La Legge Regionale 13/2008 - Norme sull’abitare sostenibile
Angela BARBANENTE - Assessore Regionale all’Assetto del Territorio

lunedì 2 febbraio 2009

Il Porto dei tarantini?



Taranto cambia volto a partire dal suo porto. Almeno sulla carta (in verità l'ennesima...).
Il progetto punta alla connessione del bacino portuale storico e allo sviluppo del rapporto con il mare (waterfront) in funzione della ricettività e dell'attrattività.
Ci auguriamo che la fase definitiva della progettazione coinvolga attivamente la cittadinanza in modo da evitare la solita cattedrale nel deserto o peggio ancora, un ulteriore sepoltura alle buone intenzioni.

(Edilportale) É ufficiale, sarà il team guidato da Rosario Pavia e composto da Matteo di Venosa, Guendalina Salimei e Francesca Contuzzi (T-Studio) assieme a Cooprogetti Scrl,a progettare il Centro Servizi Polivalente per usi portuali del Molo San Cataldo nel Porto di Taranto. Il gruppo ha infatti vinto il primo premio dell’apposito concorso lanciato nel maggio 2008 dall’Autorità Portuale di Taranto, mentre secondo e terzo posto della competizione sono rispettivamente spettati alla cordata Abdr Architetti Associati - Studio Bios - BSA Bottega Studio Architetti - Ugo Bari e al team di Zuanier Associati.
La struttura polifunzionale proposta dal progetto vincitore è stata pensata per integrarsi il più possibile al nuovo assetto del fronte mare della città pugliese, anch’esso oggetto di progettazione da parte del team. “Il recupero del molo S. Cataldo come waterfront si pone l'obiettivo di reintegrare la città di Taranto al suo porto, attraverso un sistema di interconnessione pedonale che dal molo S. Eligio e Piazza Fontana si sviluppa fino all'estremità del molo S. Cataldo dove è collocata la statua del santo. L'operazione, resa possibile dallo spostamento del varco portuale est, si fonda sulla realizzazione di una lunga passeggiata paesaggistica che dalla città vecchia, mediante un ponte pedonale adiacente al Ponte di Porta Napoli, si sviluppa su un largo basamento che a quota + 3 m avvolge il lido, la calata 1 e il lato orientale del molo S. Cataldo”, spiegano i progettisti del team vincitore. Il basamento fungerebbe insomma da nodo centrale del nuovo waterfront, costituendo una nuova cerniera tra la città antica e la testata del porto, dotata di servizi per lo sport, la sosta, il tempo libero.

Concorso Molo San Cataldo_Taranto_Dossier Porto

venerdì 3 ottobre 2008

Ambiente è relazione interno-esterno

Cosa c'è del nostro patetico essere tarantini, cittadini e eterni aspiranti borghesi (piccoli) che stride nella logica di chi ci osserva da fuori?
Ci sarebbe tanto, ma una cosa è più evidente delle altre: il cortocircuito interno-esterno del nostro ambiente quotidiano.
Questo fenomeno fa sì che attraversiamo lo spazio di una delle più brutte e venefiche città italiane (e finiamola con 'sta capitale della Magna Grecia!) senza batter ciglio, in totale attegiamento di indifferenza, blasè.
Non ci stupisce la sporcizia per le strade, il disordine civile della condotta di automobilisti, passeggiacani, abusivi, sputacchioni ecc. che farebbero rizzare i capelli a chiunque provenga da luoghi vivibili.
Non ci preoccupiamo più di tanto delle contaminazioni da camera a gas rilevate nella nostra aria dall'Arpa o dalla diffusione tragica di mali di origine ambientale (tumori, asma, allergie, intolleranze, demenza).
Il nostro ambiente reale è quello delle quattro mura domestiche, dove ci coccoliamo di beni di consumo fino all'indebitamento, rimuoviamo le polveri con costanza maniacale, irroriamo profumi ed essenze, moltiplichiamo i filtri e le chiusure con l'esterno in modo da avvertire con maggior stupore il contrasto.
Rispondiamo solo di casa nostra!
E' lì che temiamo il giudizio di ospiti, amici e conoscenti perchè ne siamo responsabili direttamente.
L'esterno è pubblico, è di tutti, mica mio!
Se ho una casa in campagna, per esempio, ci costruisco tutti gli annessi (abusivi) per renderla una reggia, butto acqua potabile a vanvera per innaffiare le palme in modo che crescano rigogliose anche a Martina, scavo un buco qualsiasi e lo uso come pozzo nero a perdere, mi chiudo dietro un bel cancello scorrevole col telecomanto e mi recingo con un finto muretto a secco fatto con pietre africane e anima in cemento armato (così dura in eterno e non ci vanno dentro le schifosissime lucertole): la cosa importante e sollazzarsi e fare bella figura con gli amici. Fuori, a due passi: ruderi, incendi, strade bucate, cani randagi...
L'esterno insomma è altra cosa, non è mio! La mia città è una dimensione che si esaurisce sull'uscio di casa, non posso fare niente oltre quella soglia, al limite mi accontento di qualche angolo rimasto decente per organizzare una passeggiata ogni tanto (sperando che nel frattempo non ci abbiano costruito una casa o scaricato un camion di eternit!)

Ma quali sono le tendenze mondiali?
Beh, a parte la millenaria civiltà norditaliana e nordeuropea che restano pur nella loro concretezza il nostro irrisolvibile complesso del pene, in Giappone, il Paese dove da sempre la dimensione domestica è considerata un luogo a parte dall'esterno, sta scoprendo l'unità ambientale tra dentro e fuori e sperimenta qui in Italia, a due palmi dal nostro naso, la creazione dell'esterno nell'interno in vista di un mondo (non il nostro) nel quale sentirsi serenamente a casa!

Padiglione Giapponese a Venezia

Archiportale


Sono un architetto “scapigliato” e un professore emerito dell’Università di Tokio a rappresentare quest’anno il Giappone alla 11ª Biennale di Venezia.

Il primo, Junya Ishigami, ha lavorato per lo studio SANAA, ed è ben noto per i suoi avanguardistici progetti-installazione, al confine tra arte e architettura. Il secondo, Hideaki Ohba, è nato a Tokyo nel 1943, ed ha condotto ricerche in area botanica praticamente in tutto il mondo, dall’Himalaya al Deserto del Sahara.

Il lavoro coordinato dei due ha messo in luce alcune delle attuali tendenze speculative nell’architettura d’avanguardia giapponese. Anzitutto Ishigami ha scelto di ricorrere ad un “metodo alternativo” per presentare i suoi progetti. Bypassando le modalità espositive più tradizionali, dove i progetti vengono riprodotti attraverso modelli, immagini e disegni, l’architetto ha presentato i suoi lavori in scala 1:1.

Si tratta di piccole serre dalle pareti in vetro che circondano tutto il padiglione Giappone. La scelta di un volume di tal fatta non è una casualità: in omaggio al Crystal Palace, prima sede dell’Esposizione Internazionale, ed alla portata rivoluzionaria dei lavori che in esso erano esposti, Ishigami ha scelto di progettare delle serre in vetro. “Per pensare all’architettura del futuro è necessario guardare indietro”, ha asserito l’architetto.

Il lavoro di Ishigami è decisamente metafisico e rimarca la necessità di superare il tradizionale modo d’intendere come sinonimi, o quasi, i concetti di “costruzione” ed “architettura”. Il progettista gioca sull’idea di pieno e vuoto, interno ed esterno, interiore ed esteriore, reale ed apparente e su quanto possano essere labili i confini tra gli opposti.

Per fare questo, il progettista ha stabilito delle particolari condizioni. Anzitutto nel padiglione non ci sono barriere fisiche o sbalzi climatici che possano in qualche modo differenziare l’interno dall’esterno della mostra, evitando così che le sale vengano immediatamente percepite come “ambiente artificiale”.

La precarietà del confine “dentro-fuori”genera un’ambigua miscela di elementi ambientali, ulteriormente amplificata dalla varietà di vita vegetale presente nelle serre, accuratamente selezionata da Hideaki Ohba, che differisce da quella già presente attorno al padiglione e che, proprio per questo, genera un leggero disturbo nella percezione del paesaggio del parco.

Il risultato finale è che, paradossalmente, lo spazio interno alle serre, con il loro volume trasparente, come “pieno d’aria”, è avvertito dal visitatore a mò di spazio esterno, al contempo lo spazio esterno appare come “paesaggio interiore”, mentre l'interno del Padiglione, quasi vuoto, mette a nudo la struttura originaria dell’area espositiva.

Uno spazio doppio, ibrido, emozionale ed ossimorico, dove gli opposti coesistono. Questi i presupposti dell’architettura del futuro secondo il Giappone alla Biennale 2008.

mercoledì 1 ottobre 2008

Una finestra sui vicini... Un po' d'aria fresca!

Cosa succede nel mondo mentre la Regione Puglia autorizza lo scempio permanente degli stabilimenti balneari in odore di abusivismo sulle nostre coste?


Premiato agli Holcim European Awards 2008 tenutisi a Madrid il Piano Strategico “Scarcoasts” per la riqualificazione dei siti inquinati costieri del Mezzogiorno. Scarcoasts, ambizioso programma per la “riconversione dei paesaggi costieri sfigurati dell’Italia del Sud e la tutela della salute dei cittadini”, è stato ideato e sviluppato dallo studio salernitano Centola & Associati (che ha redatto le proposte per Napoli Est e Portovesme); dallo studio reggino Sud’Arch (per Saline Joniche); e dagli studi messinesi U.f.o., A.i.r. Engineering, AreaLab e Substanze (per Milazzo). Con 2.000.000 $ di montepremi la Holcim Foundation promuove il più importante premio mondiale per l’architettura sostenibile in collaborazione con 5 università internazionali. La seconda edizione ha visto la partecipazione di 5.000 progetti da 121 nazioni. In Italia esistono 13.000 “Siti Inquinati” e 53 “Siti di Interesse Nazionale” (mega-siti contaminati) inseriti nei programmi di bonifica del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
Gli oltre 170.000 ettari di aree costiere da recuperare rappresentano sia una sfida tecnico-scientifica che una formidabile opportunità per l’economia e la ricerca.
Al Sud ancora oggi si combattono malattie, malformazioni e morti in troppi luoghi: Priolo, Milazzo, Gela, Porto Torres, Portovesme, Sarroch, Taranto, Brindisi, Manfredonia, Saline Joniche e Napoli Est.

Centola & Associati, Sud’Arch, U.f.o., A.i.r. Engineering, AreaLab e Substanze hanno sviluppato 4 Masterplan, esemplificativi di metodologie, tecniche e potenzialità per proteggere la salute dei cittadini e per riconvertire gradualmente le attività imprenditoriali inquinanti in declino:
Napoli Est - Ridisegno del Fiume e del corridoio ecologico del Sebeto (50 Ettari)
Portovesme - Recupero del Lago di fanghi rossi (110 Ettari)

Milazzo - Reimpianto del Bosco mediterraneo costiero (130 Ettari)

Saline Joniche - Riuso del Bacino marino abbandonato (75 Ettari).
La Giuria Europea, presieduta da Harry Gugger, professore presso l’EPFL di Losanna e partner dello studio Herzog & De Meuron, della quale facevano parte, tra gli altri, Nathalie de Vries (Mvrdv), Jean-Philippe Vassal (Lacaton & Vassal) e Luis Fernández-Galiano (Arquitectura Viva) ha sottolineato l’impegno e il significativo messaggio politico di Scarcoasts: “Recuperare e rivitalizzare ampie aree costiere dell’Italia già deteriorate e contaminate dalle attività umane invece di consumare nuovo territorio per soddisfare i bisogni futuri della collettività. Il Piano Strategico si sviluppa su tre livelli principali:
1) l’eliminazione dei drammatici pericoli per la vita umana e per la natura causati da agenti chimici, polveri e metalli presenti nel sottosuolo, nell’aria e nell’acqua anche attraverso la riconversione delle industrie inquinanti e l’introduzione di nuove attività pulite;
2) l’incremento progressivo di occupazione coordinando i programmi di bonifica e stimolando l’introduzione di nuovi laboratori di ricerca ed imprese nei settori emergenti delle biotecnologie, biocombustibili, fitodepurazione e produzione di energia da fonti rinnovabili;
3) la realizzazione di infrastrutture etiche innovative e compatibili per il turismo e la cultura.

Il programma di rivitalizzazione proposto dal team italiano è un esempio unico di come ri-stabilire un equilibrio basato sullo sviluppo sostenibile di vaste aree rimarginando le ferite all’umanità ed alla natura causate da un pensiero orientato al breve periodo, da scelte politiche inadeguate ed attività industriali incontrollate. Si riconosce al piano strategico “Scarcoasts” una innovazione profonda, guidata da scopi sociali, originata dalla società civile e perfettamente trasferibile in contesti simili”.
Fonte: IMGpress

lunedì 19 maggio 2008

Rassegna stampa ecologica!

Un po' di articoli dal Corriere della Sera e del Mezzogiorno:

18 maggio 2008

- La "bella notizia" della settimana: festa della Mundizza a Corigliano d'Otranto per sensibilizzare sulla questione dei rifiuti ma soprattutto per imparare che la monnezza è risorsa. Purtroppo l'evento si è svolto domenica scorsa ma, quanto abbiamo da imparare da questi piccoli paesi dinamici!!!
- Inquinamento domestico, i rischi dell'"aria di casa"
- Gli architetti iniziano a ragionare in termini di temporaneità e riciclabilità della residenza: una professione che si avvia a conoscere ed affrontare le nuove esigenze sociali nel nome della sostenibilità? Riparliamone...
19 maggio 2008

- Un tarantino eccellente: Mario Barbuto, il presidente del Tribunale di Torino che ha tagliato drasticamente i tempi dei processi ricevendo anche riconoscimenti internazionali in controtendenza rispetto all'Italia. C'è ancora qualcuno che con serietà ed umiltà lavora silenziosamente per migliorare questo Paese e dimostrare che questa città è ancora madre-matrigna di grandi uomini.
INVITIAMOLO A TENERE UNA LECTIO A TARANTO!!!