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venerdì 29 marzo 2013

Se son rose...

 
Biografia
“Le rose d’acciaio” è il nome del nostro nuovo progetto. Siamo Roberta Natalini, attrice di Torre Santa Susanna, Maurizio Distante, giornalista, Silvana Padula, videomaker, e Daniele Errico, fotografo, da Latiano.
Lo scorso 16 ottobre abbiamo cominciato un viaggio tra parole, sguardi, lacrime e sorrisi. Speranze, forse.
Taranto e l’Ilva visti dagli occhi delle donne che di Taranto e dell’Ilva sa nno tanto: operaie, madri, mogli, sorelle, fidanzate e figlie.
Il lavoro che abbiamo davanti è mastodontico. Non siamo tarantini e sappiamo quanto delicato sia l’argomento. L’impegno e la passione che ci guidano, però, sapranno colmare tutte le nostre lacune. Riempiremo con professionalità e attaccamento tutti i vuoti che abbiamo e, soprattutto, daremo voce a quelle donne che, molto spesso, non ce l’hanno. Il nostro primo intendimento è proprio quello, metterci la faccia, più facce se necessario, per mostrare la complessità di un mondo al maschile, in cui, però, l’elemento donna è essenziale, fondamentale. Cercheremo di ascoltare e far sentire tutte le campane, di abbracciare il maggior numero di sensibilità possibili, senza inquinare le testimonianze raccolte col nostro giudizio.
È dura, lo sappiamo. Per questo vi chiediamo di starci accanto, di aiutarci anche solo con la vostra presenza.
Useremo questa pagina per aggiornarvi su progressi, appuntamenti e sviluppi della nostra vicenda umana. Fatelo anche voi, ci darete la forze di andare avanti.


Roberta, Maurizio, Silvana, Daniele

http://www.facebook.com/LeRoseDacciaio
lerosedacciaio@libero.it

martedì 31 luglio 2012

Una più del diavolo

L’Ilva e i lenzuoli delle donne. Per Taranto c’è una terza via: vivere 

Quando mise in bocca a Cassandra queste parole (tra uccidere e morire c’è una terza via: vivere) lo fece pensando alla guerra. Le donne dello Scamandro, lontane dal palazzo reale dove la natura era bandita, e con essa la vita, sapevano che era necessario, pena la fine dell’umanità, “combattere il male prima, quando ancora non si chiama guerra”. Una visione, questa, mai abbastanza valorizzata e praticata nella quale, negata la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti, non si nega invece il motivo del conflitto, ma lo si pone al centro, affinché lo si riconosca, lo si dipani e quindi si costruisca l’alternativa.
Uso questa intuizione preziosa della studiosa tedesca per provare a ragionare sul drammatico caso di Taranto, città che da decenni vive l’atroce contrapposizione tra diritto al lavoro e diritto alla salute, identico dilemma vissuto anche in altri luoghi della penisola, (solo per citare i casi più noti nel tempo): l’Acna di Cengio, le acciaierie di Cornigliano, l’amianto di Casale Monferrato, il progetto Dal Molin, l’alta velocità in Val Susa, il terzo valico in Liguria.
In ognuno di questi casi lavorare ha significato (e significa) contemporaneamente garantirsi un salario ma anche avvelenarsi, e avvelenare la comunità circostante: parlo della diossina all’Acna, delle polveri cancerogene a Genova, dell’asbestosi a Casale, dell’avvelenamento delle falde acquifere a Vicenza, di nuovo dell’amianto per la Val Susa, delle polveri sottili per il terzo valico, tralasciando per brevità molte altre negatività per la salute e i gravi danni ambientali irreversibili in tutte queste situazioni.
Al contrario di altri paesi europei, nei quali lavorare sì, ma non a costo di morire e far morire del medesimo lavoro malsano che sfama, è diventata una priorità senza ombre da molti anni, in Italia siamo ancora alla tragedia della, (in apparenza), insanabile contraddizione tra lavoro e salute, quindi tra lavoro e vita. La parola ‘riconversione’ è ancora un tabù.
Non è un mistero che, oltre e accanto alla scellerata e cinica politica industriale di molti imprenditori, ai quali non importa nulla della salute di chi lavora, ci sono state anche responsabilità sindacali nel non avere in modo limpido e puntuale costruito una cultura del lavoro e dei diritti che connettesse indissolubilmente, senza contrapporre, lavoro e salute: a Genova, per esempio, è noto che negli anni ’80 c’era tensione tra ecologisti e settori sindacali sulla questione delle acciaierie di Cornigliano.
Il lavoro non si tocca, dicevano, l’ambiente viene dopo. Rigettare il discorso ecologista contrapponendo il diritto al lavoro a qualunque altra priorità arriva a dei punti di tragico paradosso: recentemente un sindacalista genovese ha dichiarato, parlando di Taranto, che anche la cioccolata in dosi massicce fa male, minimizzando così la tragedia di vivere immersi nelle polveri nere respirate ogni giorno. Il lavoro, qualunque lavoro e a tutti i costi, la monetizzazione della salute: una forma grottesca di mors tua vita mea, che non vede come sia follia chiudere gli occhi davanti alla inciviltà di una produzione industriale non sicura e malsana.
Come non fare un parallelo con la miope e perversa concezione della vita fine a se stessa e senza qualità? Penso ai temi etici quali l’autodeterminazione nelle scelte riproduttive e di fine vita, che sono state le donne a porre al centro stimolando una riflessione sui limiti e la qualità di quella che dai fondamentalisti di ogni religione viene pensata come vita purchessia, senza definizioni.
‘Vita’ quella di Eluana Englaro, ‘vita’ quella appena concepita, da contrapporre alla donna che la porta in grembo, con la creazione della soggettività dell’embrione portatore di diritti.
E’ stato il movimento delle donne a porre come centrale la necessità di partire dall’esperienza concreta dei corpi per ragionare sui temi etici della vita, della morte e del limite e anche sull’intreccio tra diritto al lavoro e diritto alla salute sono state, (e sono ancora), delle donne a dire parole di verità svelando contraddizioni e aprendo fecondi conflitti.
Donne erano quelle che, negli anni ’80 a Genova, nel quartiere di Cornigliano, non senza fatica e dovendo superare l’ostilità di molti uomini, (spesso i loro stessi compagni, mariti e figli), fondarono il Comitato salute e ambiente.
Iniziarono mostrando i lenzuoli stesi ai davanzali anneriti dalla polvere dell’acciaieria, la stessa che finiva dritta nei polmoni delle loro bambine e bambini, così come oggi le donne di Taranto mostrano la micidiale materia nera che raccolgono in casa, mentre raccontano di vietare ai figli e figlie di giocare nel cortile nelle giornate di vento. Sono maestre le genovesi della scuola Villa Sanguineti, la materna che il progetto Tav del Terzo valico prevede di chiudere perché ne intralcia il percorso: nel caso in cui non la si cancelli i piccoli e il resto della popolazione dovranno ingoiare per anni idrocarburi e polveri sottili a causa dei lavori e del passaggio costante di camion. Sono state le donne di Vicenza a sfilare in silenzio con dei bastoni per le vie della bella città veneta nella quale si sta sviluppando il mostruoso insediamento del secondo aeroporto militare, mormorando il nome del fiume che lentamente morirà nel cemento. Ancora donne le parenti dei morti d’amianto a chiedere che non si ripeta mai più lo scempio velenoso e silenzioso sui corpi di altri esseri umani. Come può essere onesto, compatibile e giusto un lavoro che ammala e uccide?
Sono davvero civiltà e progresso, questi, nei quali o si lavora o si inquina, e si crea contrapposizione tra lavoro e salute, mettendo contro due diritti inalienabili? (Monica Lanfranco - Il fatto quotidiano)

lunedì 26 settembre 2011

Vota per "La svolta"


La Svolta. Donne contro l’Ilva, il documentario di denuncia sull'Ilva di Taranto, è stato selezionato per la seconda edizione del Via Emilia doc festival, primo festival italiano online del cinema documentario.
VOTA “La Svolta. Donne contro l’Ilva”
Dal 15 settembre al 15 novembre “La Svolta. Donne contro l’Ilva”, insieme agli altri 28 selezionati, potrà essere visto e votato sul sito del festival: http://www.viaemiliadocfest.tv/index.php

Il titolo più votato sarà premiato con il “Premio del Pubblico Web 2011″, mentre una giuria qualificata designerà il vincitore assegnandogli il “Premio della Giuria ViaEmiliaDocFest 2011″.

martedì 16 agosto 2011

Stefàno: un altro regalo alle industrie

Il Comune rende pubblici SOTO FERRAGOSTO documenti così importanti come quelli sugli incidenti rilevanti delle industrie. Bravo Stefàno!
Così riduciamo al minimo le "seccature" della cittadinanza, visto che la gran parte saranno in ferie durante i 30 giorni di tempo consentiti per presentare le osservazioni...
E così le industrie (non i cittadini), ancora una volta, saranno contente di questo sindaco "amico" loro!

Invitiamo chi potesse a leggere e correggere questi documenti.


COMUNE DI TARANTO, DIREZIONE AFFARI GENERALI ED ISTITUZIONALI, Gabinetto Sindaco
AVVISO PUBBLICO


In ottemperanza alle disposizioni normative di cui al Decreto del Ministro dell'Ambiente e della Tutela del territorio e del mare n.139 del 24 luglio 2009 - che disciplina le forme di consultazione della popolazione sui piani di emergenza esterni alle industrie a rischio di incidente rilevante - ed ai contenuti della nota della Prefettura di Taranto, datata 10 agosto 2011 sull'argomento in parola, si porta a conoscenza che è in corso l' “Aggiornamento del Piano di emergenza esterno alle industrie a rischio di incidente rilevante ex art.20 D. Lgs 17.8.1999 n.334, e sue modificazioni ed integrazioni “.
Tale aggiornamento comporta l'espletamento di una campagna informativa preventiva per la popolazione e le attività produttive prossime alle aree a rischio di incidente rilevante.
Nella provincia di Taranto gli stabilimenti ricadenti nel regime di applicazione dell'art.8 del citato D. Lgs. n. 334/99, sono:

1. ENI s.p.a. Divisione Refining & Marketing – Raffineria di Taranto – S.S.106 Jonica Taranto
2. ILVA s.p.a. - Stabilimento Siderurgico di Taranto – S.S. Appia km. 68 – Taranto.

Per gli stabilimenti innnazi citati,essendo limitrofi, la Pianificazione di Emergenza Esterna, soggetta a periodica revisione, è stata redatta in maniera unitaria per le due attività, come da documento dell'Ufficio Territoriale del Governo – Area protezione civile, difesa civile e coordinamento del soccorso pubblico, allegato alla predetta nota prefettizia del 10 agosto 2011.
Gli atti sopra riportati potranno essere visionati, per la durata di trenta giorni, dagli interessati presso la Segreteria del Comando di Polizia Municipale del Comune di Taranto ubicato nel Piazzale Pedonale Dante - zona Bestat - dal lunedì al venerdì dei giorni feriali dalle ore 9,00 alle ore 12,00 e dalle ore 16,00 alle ore 18,00.
Il presente avviso sarà pubblicato sul sito web del Comune di Taranto per un periodo di 30 giorni: nella sezione Bandi Concorsi Avvisi e nell'Albo Pretorio Informatico nel quale sarà pubblicato, come allegato, anche il Piano di Emergenza Esterno della Prefettura di Taranto .
Le eventuali osservazioni, richieste e proposte dovranno essere prodotte, dai cittadini e dalle associazioni interessate, in forma scritta e presentate mediante consegna a mano o con lettera raccomandata con avviso di ricevimento al Comune di Taranto – Palazzo di Città - o avvalendosi di posta elettronica certificata al sottonotato indirizzo di posta elettronica certificata:
protocollo.comunetaranto@pec.rupar.puglia
Delle osservazioni ricevute si terrà conto ai fini della revisione e dell'aggiornamento del testo definitivo del citato Piano di Emergenza Esterno.
Taranto,11 agosto 2011

IL SINDACO dott. Ippazio Stefano


E questa è una proposta di mail di osservazioni tratta dalla pagina facebook "piano di emergenza esterno -area industriale di TARANTO"


IL SOTTOSCRITTO __________-- RESIDENTE A ________-- C.F. _______-
IN RELAZIONE AL PIANO DI EMERGENZA ESTERNO E A QUANTO PREVISTO DALL'ART 20 DEL dL: 334 DEL 1999, DICHIARA CHE NECESSITA DI ULTERIORI INFORMAZIONI IN QUANTO IL SUDDETTO RISULTA POCO CHIARO, IN PARTICOLARE RELATIVAMENTE ALL'INDICAZIONE DEI TERRITORI OGGETTO DELLE POSSIBILI EMERGENZE RELATIVAMENTE A DANNI A COSE PERSONE E AMBIENTE COSI' COME PREVISTO PER LEGGE ...
INOLTRE NON SONO ELENCATI TUTTI GLI ELEMENTI DI RISCHIO PRESENTI NELLE ARRE INDUSTRIALI CONSIDERATE ...
IL SOTTOSCRITTO ___________-
E MAIL______-@______--

giovedì 14 luglio 2011

Filmare l'apocalisse quotidiana

Dal Blog di Carlo Vulpio
... a cui, per l'importanza di questa documentazione che sfonda il muro di omertà degli operai, evitiamo di sottolineare la caduta di efficacia per la difesa di un indifendibile "battitore a pagnotta" come Sgarbi e la visione forse troppo fuori scala rispetto ai problemi in gioco dei "vendolini" della domenica con la manifestazione facile...

Non è “La morte a Venezia”, ma il film tragico e verissimo “La morte di Taranto” per avvelenamento e asfissia. Scongiurare questo finale si può, ma occorre incamminarsi lungo una nuova Via Francigena, con una “marcia” su Bari, su Roma e su Bruxelles
14 luglio 2011

Come vi avevamo promesso, eccovi alcuni filmati girati all’interno del più grande centro siderurgico d’Europa, l’Ilva.
Questa è solo una “selezione”. Operai e dipendenti dell’Ilva che hanno ripreso queste immagini lo hanno fatto anche perché non sanno più a che santo votarsi e soprattutto perché non credono alle menzogne e allo scaricabarile di:
- presidente di giunta e assemblea regionale, Vendola e Introna;
- presidente di provincia di Taranto: Florido;
- sindaco di Taranto: Stefàno;
- Arpa (agenzia di protezione ambientale regionale);
- polizia provinciale e Asl;
- assessori regionali, provinciali, comunali coinvolti, ognuno per il proprio ruolo e per la propria responsabilità, a tutti i livelli decisionali;
- professionisti dell’ambientalismo d’accatto;
- sindacalisti “di lotta e di pagnotta”, che, se l’Ilva non ci fosse, non ci sarebbero nemmeno loro, perché dovrebbero andare davvero a lavorare;
- “società civile” a senso unico, che si mobilita solo se se ci sono di mezzo le parolette “magiche” Berlusconi e berlusconismo, ma fa la ritrosa quando deve prendersela con “gli altri”, cioè quelli che confezionano leggi truffa sulle emissioni di diossina, chiudono ospedali e riducono la sanità a luogo privilegiato di clientele e di assalto criminale alle risorse, costruiscono discariche sui pozzi di acqua potabile, scempiano il paesaggio consentendo il business mafioso dell’eolico e del fotovoltaico – fonti energetiche utili solo se non “industriali”, vero Legambiente, Sorgenia e gruppetti di disturbo vendoliani?
(Questi ultimi, che campano di politica, sono andati in trasferta anche a Polignano a Mare per provocare e insultare Vittorio Sgarbi, reo di difendere l’ambiente e il paesaggio, e com’è loro costume hanno filmato e diffuso solo ciò che conveniva loro far vedere, cancellando le immagini della provocazione e della contestazione vigliacca cominciata ben prima che Sgarbi salisse sul palco).
Ecco, tutti quelli che vi capitasse di riconoscere in questo elenco non sono credibili. Anzi, sono i vostri veri avvversari. Oltre che nemici degli operai e dei dipendenti dell’Ilva che hanno prodotto questi documenti “dall’interno”. Questi video e queste foto, vogliamo rassicurare anche la dirigenza del siderurgico – che se non crede a noi può chiedere ai carabinieri del Noe – non sono “datati”, né “vecchi”. Ma attualissimi. Il fatto che siano ritratti operai che indossano tute verdi, in dotazione da alcuni anni, non vuol dire nulla. Gli operai sono risparmiosi e prima di indossare le tute nuove hanno pensato bene di finire di usare le vecchie.
Nonostante tutto questo però, il ministero dell’Ambiente concede l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale, e ne concede una ancora più “permissiva” di quella abbozzata nel 2009.
Invece di marciare su Bari, e poi su Roma, e poi su Bruxelles, lungo una nuova Via Francigena che scongiuri la morte per avvelenamento e per asfissia di Taranto, i soli che si muovono sono i prezzolati che vanno a Polignano a Mare per occultare, con gli insulti, lo stupro del paesaggio difeso dalla Costituzione italiana. E tutti gli altri, a destra e magari anche a sinistra, dove sono?







mercoledì 6 luglio 2011

Domattina le donne contro l'Ilva su Rai 3!

Domani mattina, giovedì 7 luglio alle ore 11.00, nella trasmissione "Cominciamo Bene Estate" si parla di Ilva e della disastrosa situazione ambientale a Taranto. Ospite in studio: Rosella Balestra del Comitato Donne Per Taranto.
Nel corso della trasmissione saranno mandati in onda alcuni spezzoni del documentario "La Svolta. Donne contro l'Ilva".

sabato 5 febbraio 2011

All'Ilva?tutto va ben, Madama La Marchesa




Tutto va ben Madama La Marchesa! rispondevano non proprio placidamente i servitori Battista, Martin, Jean,Giuseppe alla Madama La Marchesa che preoccupata chiedeva loro che c'era di nuovo e cosa avrebbe dovuto trovarsi al castel al suo ritorno....

Dietro quel "tutto va ben" si celavano tante sorprese: la morte del suo bel cavallino - l'incendio della sua scuderia che provocò la morte del cavallo.... e così via.... Insomma non andava bene niente!

E' questo il testo di una vecchia canzone francese scritta da Paul Misraki che è entrata nel linguaggio comune, ma che è stata oramai acquisita soprattutto da politici, amministratori pubblici, industriali...che ogni giorno ci raggirano con le loro belle parole....

Ma davanti a noi, appare chiaro ed evidente il disastro che si cela dietro a questi fiumi di parole: dai fiumi ai fumi e sono quelli dell'Ilva che ci avvertono ogni giorno che niente va bene!
Ed allora tutti quegli onorevoli che ad agosto hanno permesso che il decreto sul benzo(a)pirene , meglio conosciuto come "Salva Ilva" venisse approvato lunedì dalla commissione ambiente - dovrebbero vergognarsi. Stanno permettendo attraverso un decreto che di fatto, rimuove la norma che a partire del 1999 proibiva il superamento di un nanogrammo a metro cubo - che le grandi industrie, prime fra tutte l'Ilva possa compromettere maggiormente il territorio tarantino con le emissioni del potente cancerogeno.

I signor Onorevoli sono tutti complici delle sofferenze che procureranno a questa città e alla sua gente!: ma a parte ciò, come direbbero loro,tutto va ben, va tutto ben.

Tutto va ben, Madama la Marchesa va la proponiamo nella versione italiana. Buon Ascolto!

martedì 11 gennaio 2011

Ilva/diossina: a che punto è la situazione presidente Vendola?

Leggo questo comunicato stampa sul sito di Peacelink. Lo scrive Alessandro Marescotti il 6 gennaio scorso.
L’Ilva non mantiene gli impegni. Non ha presentato il piano di campionamento continuo per la diossina. I cittadini e le istituzioni non sapranno mai quanta diossina emette la notte e quando l’Arpa non può controllare. E’ dal febbraio dello scorso anno che l’Arpa non fa un controllo sul camino E312 dell’Ilva. Quindi non abbiamo alcuna misurazione indipendente che certifichi che l’Ilva stia sotto i limiti previsti per la diossina dalla legge regionale. 6 gennaio 2011 – Alessandro Marescotti (Presidente di Peacelink)
Se la “questione Ilva” in questi ultimi anni è entrata nell’agenda politica (almeno regionale) ed è riuscita ad ottenere spazi (limitati) sui mezzi di informazione lo si deve particolarmente a lui, Alessandro Marescotti, e a quanti in Peacelink e nelle altre associazioni aderenti al coordinamento AltaMarea si battono quotidianamente perché a Taranto, in Puglia, sia garantito il diritto alla salute, ad un ambiente pulito.

Controllo l’email stamattina, un amico mi ha girato l’inchiesta pubblicata oggi, 11 gennaio 2011, da Repubblica.it. Mi colpisce la frase “l’emergenza diossina è finalmente sotto controllo”. Nel corpo del testo il presidente dell’Arpa, Giorgio Assennato chiarisce: “il risultato è stato raggiunto e oggi i limiti fissati dalla Regione Puglia sulla diossina vengono rispettati”.
Incredula, (“come? un fatto così clamoroso e non ne ho saputo niente? Mi sto proprio atrofizzando…”, penso) sono andata a visitare il sito di Peacelink e ho trovato, appunto, quel comunicato.
A questo punto non ci capisco più molto. Mi chiedo a che gioco stiamo giocando?
Ricordo a me stessa che la legge regionale pugliese antidiossina (44/2008), prevede (e me la vado a rileggere)
1. entro il 31 dicembre 2010, appena trascorso, l’abbattimento delle emissioni di diossina fino al valore di 0,4 nanogrammi a metro cubo di tossicità equivalente (art. 2 Valori limite di emissione nell’atmosfera).
Se è vero, come dice Peacelink, che l’Arpa non effettua controlli dal febbraio 2010 (da un anno!) su quali basi si può affermare che il limite è rispettato?
La legge regionale prevede inoltre
2. il diritto/dovere da parte delle istituzioni di effettuare un monitoraggio in continuo, 24 ore su 24, dei fumi e degli inquinanti emessi dall’acciaieria. Testualmente: Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore delle presenti disposizioni, i gestori di impianti di cui all’articolo 1, già esistenti e in esercizio, devono elaborare un piano per il campionamento in continuo dei gas di scarico e presentarlo all’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Puglia (ARPA Puglia) per la relativa validazione e definizione di idonea tempistica per l’adozione dello stesso.
La legge è del dicembre 2008, a oltre due anni dall’entrata in vigore l’Ilva non ha ancora presentato il piano per il campionamento in continuo e quindi l’Arpa non ha potuto effettuare alcun controllo h24.
“Prima di effettuare un monitoraggio – dice nel documentario “La Svolta. Donne contro l’Ilva”, Luigi Oliva del Comitato per Taranto – l’Arpa deve avvisare l’azienda. E’ come l’autovelox preannunciato. Se io so in quale punto dell’autostrada c’è l’autovelox, in qualche modo cercherò di rallentare”.
Cerco ancora sul sito di Peacelink e trovo un articolo pubblicato appena sei giorni fa, il 5 gennaio 2011, sul Corriere del Giorno di Taranto. Proprio Giorgio Assennato, presidente dell’Arpa Puglia, ribadiva “resta irrisolto il nodo relativo al campionamento in continuo delle emissioni del camino E312”.
Allora? La diossina è stata abbattuta entro i limiti previsti dalla normativa oppure no?
Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, che tanto tenacemente ha voluto e ottenuto la legge antidiossina, ai microfoni della trasmissione di Italia1, “Le Iene”, il 28 ottobre scorso, diceva chiaramente: “Se entro il 31 dicembre 2010 non avranno certificato che con il campionamento in continuo le emissioni di diossine siano al 0,04 ng/m3, l’Ilva chiude. La norma è chiara”.
A che punto è oggi la situazione presidente Vendola?
Valentina D'Amico

venerdì 3 settembre 2010

Taranto alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia

Il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola parteciperà alla 67^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Sabato 4 settembre 2010 alle ore 20,30 presso la Villa degli Autori Cena di Gala organizzata dall’Apulia Film Commission in collaborazione con la Sezione Festivaliera delle Giornate degli Autori.

Seguirà la proiezione del documentario “La svolta. Donne contro l’Ilva” di Valentina D’Amico. Alla cena parteciperanno produttori, autori, attori e addetti ai lavori dell’industria cinematografica internazionale. (Connect)

venerdì 4 giugno 2010

Cokerie e IPA

COMUNICATO STAMPA DI ALTAMAREA
I dati Arpa dimostrano la provenienza del benzo(a)pirene dalla cokeria: la sveglia di Altamarea ha funzionato

I dati diffusi da Arpa Puglia confermano pienamente la nostra ipotesi.
Secondo i calcoli dell’Agenzia Regionale Protezione Ambiente “il bilancio emissivo per l’anno 2009 conferma il predominante apporto dello stabilimento siderurgico alle emissioni in atmosfera di IPA nell’area di Taranto, in misura tale che nessuna delle sorgenti puntuali o areali considerate diverse dall’ILVA raggiunge, comunque, lo 0,1% del totale, mentre molte sorgenti risultano di vari ordini di grandezza inferiori”.
L’Ilva, secondo le valutazioni dell’Arpa, sarebbe la fonte del 99,74% degli Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), all’interno dei quali il componente più cancerogeno è il benzo(a)pirene.
Dai dati dell’Arpa emerge il ruolo emissivo assolutamente prevalente della cokeria che, nell’ambito delle emissioni Ilva, arriva al 98,5% degli IPA.
Scrive Arpa: “All’interno delle sorgenti di IPA dello stabilimento siderurgico, la più rilevante risulta la cokeria, con percentuali rispettivamente del 79,7% (per gli IPA totali) e del 98,5% (per il benzo(a)pirene)”.
L’incidenza del traffico è solo dello 0,02% nel quartiere Tamburi.
Quindi abbiamo avuto pienamente ragione nel sottolineare che l’intervento andava fatto sulla cokeria.
La mobilitazione di Altamarea ha oggi un riconoscimento scientifico autorevole.
Il 21 dicembre 2009 avevamo chiesto al Sindaco di sollecitare la ricerca di questi dati. Se avesse agito subito, a gennaio saremmo stati della condizione di agire sulla base dei dati 2008 individuando le sorgenti emissive. E’ stato perso tempo prezioso e chiediamo ora di non perderne più.
Anche grazie alla nostra “sveglia” oggi Taranto ha i dati delle sorgenti del benzo(a)pirene: sono informazioni da cui la politica non potrà più prescindere.
Rileviamo che l’Arpa ha classificato il benzo(a)pirene il categoria 2 A per lo IARC (cancerogeno probabile per l’uomo) mentre dal 2008 è diventato di categoria 1 (cancerogeno): il livello più pericoloso in assoluto.
Una relazione tecnica richiesta dalla Commissione Europea (EEA – Agenzia Europea per l’Ambiente) evidenzia che “anche in regime di BAT (Migliori Tecnologie Disponibili) i livelli di benzo(a)pirene intorno alle cokerie saranno superiori a 5 nanogrammi a metro cubo.
Sembrerebbe irrealistico assumere che siano possibili riduzioni significative di emissioni da questi impianti oltre le Bat, a meno di non prendere in considerazione la chiusura”.
Questa è una traduzione di un brano tratto dal rapporto: "Economic Evaluation of Air Quality Targets for PAHs" (scaricabile all'indirizzo ec.europa.eu/environment/enveco/air/pdf/pah_xsummary.pdf), pag. V: "Even under best available techniques (BAT), B[a]P levels around a number of coking plants would exceed 5 ng.m-3. It seems unrealistic to assume that significant reductions in emissions from these plant are
possible beyond BAT, unless closure is considered".
Queste considerazioni devono essere lette con grande attenzione da tutti coloro che escludono a priori l’ipotesi della chiusura della cokeria.
Altamarea farà massima pressione sulla Regione perché tuteli la salute dei cittadini e sul sindaco perché INTERVENGA NEL CASO di azione non risolutiva da parte della Regione.
Altamarea richiede nuovamente alla Regione Puglia di adottare il “piano di azione” e il “piano di risanamento” per la qualità dell’aria, come richiesto nella diffida già notificata.
--
Altamarea, Coordinamento cittadini e associazioni

lunedì 24 maggio 2010

Donne contro l'Ilva: il film

Da un lato, la più grande acciaieria d’Europa che con l’aumento annuale dei profitti vanta il primato nazionale di morti sul lavoro e d’inquinamento ambientale.

Dall’altro, donne combattive (lavoratrici, mogli, madri) che vogliono spezzare il bastone dell’arroganza, dell’impunità che mortifica la propria dignità, uccide i propri mariti e figli, che mina la propria salute. Donne che si ribellano contro quella che a Taranto è stata sempre considerata una salvezza, oggi il peggiore dei mali. L’Ilva.

Venerdì 28 maggio 2010 - ore 21.00 - Taranto, presso il Cantiere Maggese, in via Cava 90-Largo San Gaetano,proiezione del documentario "La Svolta. Donne contro l'Ilva"di Valentina D'Amico. Per info: http://lasvoltadonnecontroilva.wordpress.com