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domenica 18 ottobre 2015

C'è poco di che gioire...

Criminalità e reati ambientali, a Taranto la maglia nera

I mali di Taranto? Legalità, reati ambientali e innovazione tecnologica. E’ quanto rileva ICity Rate 2015, l’indagine annuale realizzata da Forum Pa che stila la classifica delle città italiane sul fronte della smartness, analizzando 106 Comuni capoluogo sulla base di 150 indicatori statistici.
Nella speciale classifica la città dei due mari si piazza all’87o posto. Ad incidere maggiormente gli indicatori riguardanti la “legalità”. Taranto è maglia nera per ciò che attiene gli eco reati. Pesante anche il dato riguardante gli amministratori minacciati (104o posto) ed i giornalisti minacciati (91o posto). Incoraggiante il dato riguardante gli appalti. La percentuale di bandi assegnati con il criterio del massimo ribasso è inferiore rispetto a buona parte degli altri comuni capoluogo italiani: Taranto si piazza al 29esimo posto. Poco confortanti anche i dati relativi all’economia. Il capoluogo ionico si piazza negli ultimi posti della graduatoria per quanto riguarda gli indicatori di produttività, imprenditorialità, concentrazione di soggetti di ricerca e sviluppo. In tema di ambiente non tutti gli indicatori sono negativi, visto che Taranto resta al palo per disponibilità verde (104), raccolta differenziata (94), imprese green (90), fotovoltaico municipale (102), iniziative di conferimento dei rifiuti (87).
Per quanto riguarda la qualità dell’aria la nostra città si piazza al 47esimo posto. E’ importante sottolineare come, in questo caso, il dato sia il frutto del calcolo del numero di giorni di superamento del limite di protezione della salute umana previsto per il Pm10. Taranto ottiene invece un buon piazzamento (27) nel controllo dell’aria (centraline fisse di monitoraggio della qualità dell’aria per 100mila abitanti) e nella dispersione della rete idrica (37). (Tasera)

giovedì 16 gennaio 2014

Bocciato il sindaco che non c'è

“Governance pool 2013″ – Stefàno ultimo: la zavorra è l’immobilismo


La radiografia annuale sui sindaci d’Italia realizzata dal quotidiano economico Sole 24 Ore quest’anno è semplice da leggere: si salva chi non si nasconde, chi ha il coraggio di decidere e spiegare le proprie scelte. Nel sondaggio condotto dalla Ipr Marketing, il sindaco di Taranto è all’ultimo posto, centunesimo in classifica, gradino che divide con la sua collega di Alessandria. Su di lui solo il 40% degli intervistati si è espresso a favore e dal giorno dell’elezione, in rapporto, ha perso il 29,7% dei consensi. Non è una questione geografica: il sindaco di Bari, Michele Emiliano, è sul podio, al secondo posto. I baresi gli danno ancora il 66 per cento dei consensi, più in alto di lui solo Alessandro Cattaneo di Pavia con il 68 per cento. L’ex magistrato pugliese è premiato da una politica che a volte può piacere, altre no, ma è chiara ed ha la capacità di non sottrarsi al confronto. Stesso vale per Cattaneo. I due hanno in comune l’abilità di comunicare le loro scelte e quelle delle loro amministrazioni, tanto che il primo cittadino di Pavia e quello di Bari sono ospiti abituali dei principali talk-show italiani.
Il risultato non piacevole del sindaco di Taranto non va personalizzato e va diviso in due. Ezio Stefàno esce da una lunga malattia che lo ha tenuto lontano dalla scena cittadina e politica nel momento più delicato del suo mandato e paga, come tutti gli altri amministratori, il clima generale di sfiducia generato dall’anti-politica. A farlo arrivare in fondo alla classifica, però, non sono le vicende personali che meritano rispetto e silenzio ma il non aver preso decisione sui grandi temi della città: l’ambiente, il futuro post-acciaio e il divario tra il Borgo cittadino tenuto come un salotto e la periferia semi-abbandonata.
Eppure, aiutato da un’onda di fiducia nel futuro arrivata dopo oltre 3 anni di dissesto del Comune, il medico di sinistra eletto nel 2007, ben voluto anche dall’area conservatrice della città, aveva fatto sperare in un cambiamento radicale. La sensazione di immobilismo pesa nella classifica anche più dell’avviso di garanzia che gli è arrivato il 30 ottobre 2013 nell’ambito dell’inchiesta sui fatti Ilva, “Ambiente svenduto”, per abuso e omissioni in atti d’ufficio (per la Procura non ha adoperato tutte le misure necessarie per tutelare la salute dei cittadini). Il sindaco di Taranto non è certo l’unico ad aver ricevuto un atto giudiziario tra i 102 sindaci finiti sotto la lente della società di indagini statistiche Ipr Marketing e, nonostante questo, molti indagati occupano posti in cima alla graduatoria.
La soluzione sta nel dar retta a chi chiede ai sindaci il rapporto di “uno-a-uno”: una spiegazione pubblica per ogni decisione importante, medicina amarognola ma salutare. (CdG)

lunedì 2 dicembre 2013

Lotte nel fango

QUALITA’ DELLA VITA, LA PUGLIA MIGLIORA DI POCO: TARANTO NON E’ PIU’ MAGLIA NERA MA RESTA IN FONDO

http://www.haisentito.it/foto/swamp-soccer_802_2.html

Taranto recupera qualche posizione ma resta, comunque, indietro rispetto al vivibile nord. Questo è solo uno dei dati della annuale classifica sulla qualità della vita del Sole 24 Ore. In generale è tutta la Puglia, con le sue Province a non essere piazzata bene.
 Qualche città recupera ma nessuna riesce a risalire almeno a metà classifica. Bari, ad esempio, recupera tre posizioni rispetto al 2012 ma si piazza al 97esimo posto su 107. Più marcato il miglioramento di Taranto che lascia la maglia nera conquistata lo scorso anno a Napoli e risale di qualche posizione. Lecce è la provincia meglio piazzata al 90esimo posto, seguita da Brindisi al 92.
E tuttavia, quest’ultima, rispetto al 2012 sale di 12 posizioni. E ancora Foggia si piazza al 99esimo mentre Taranto (seppur in miglioramento) resta alla 104esima posizione. Ovviamente in testa alla classifica restano le città più ricche del nord Italia.
Al primo posto Trento, seconda Bolzano e terza  -new entry sul podio – Bologna che scala la classifica guadagnano diverse posizioni. I parametri presi in considerazione sono fissi e si dividono in sei macroaree che spaziano dal tenore di vita alla sicurezza, dai servizi al lavoro.(puglia24)

martedì 29 ottobre 2013

Santa Ilva nella casa del Sole (24 ore)


Taranto agli ultimi posti in Ecosistema Urbano. Legambiente: la causa è l’assenza di una seria politica ambientale da parte dell’Amministrazione Comunale, l’Ilva -in questo caso- non c’entra…


Nella classifica finale del XX Rapporto Ecosistema Urbano, prodotto da Legambiente e dal Sole 24 Ore, Taranto si piazza al 34° posto nella sezione dedicata alle Città Medie su un totale di 44 città monitorate. L'anno scorso era al 40° posto.
Per Legambiente i dati complessivi forniti da Ecosistema Urbano parlano, purtroppo, da soli: a Taranto non ci sono politiche innovative in campo ambientale, né attenzione all'uso di energie alternative, il verde a disposizione dei cittadini è irrisorio (e la sua manutenzione, scorretta e spesso caratterizzata da potature "selvagge" è stata da noi più volte denunciata), la raccolta differenziata ferma a dati inaccettabili (solo a Lama, secondo le ultime rilevazioni, finalmente si è invertita la tendenza), le politiche relative alla mobilità alternativa all'uso del mezzo privato inesistenti (la stessa pista ciclabile in Viale Magna Grecia, così come la realizzazione del parcheggio a Cimino, in mancanza di assi di penetrazione diretti verso il centro riservati alle biciclette ed agli autobus, risultano di scarsa utilità), le aree pedonali estremamente circoscritte (e la pedonalizzazione di Piazza Carmine, pur positiva, poco ha aggiunto in termini di estensione).
Manca insomma un'idea di futuro diverso, un progetto di una "altra Taranto" e gli atti concreti che ne dovrebbero e potrebbero conseguire.
Non si può continuare così: è già tardi.

Un discorso a parte meritano gli indici per la qualità dell'aria. Al netto dei dati non disponibili per l'ozono, Taranto è al 7° posto (su 44) per il PM10 ed al 19° posto per il Biossido di Azoto NO2 (media dei valori registrati dalle centraline urbane presenti sul territorio comunale).
I dati confortanti sulla qualità dell'aria di Taranto per il 2012 vanno però letti con particolare cautela. Va infatti considerato che, relativamente alla qualità dell'aria nelle città italiane, Ecosistema Urbano prende in considerazione soltanto i principali macroinquinanti - PM10, NO2, ozono - legati a un complesso di fattori quali traffico, processi industriali, riscaldamento e tralascia i microinquinanti (tra essi diossine, IPA, ecc) prevalentemente emessi nell'ambito dei processi industriali.
In particolare il dato positivo del PM10 va considerato con attenzione.
Innanzitutto se la città di Taranto, invece che affacciata sul mare, fosse situata in Pianura Padana, dove le condizioni climatiche e geografiche non permettono la circolazione dell'aria, avrebbe risultati ben diversi. Inoltre vanno considerati la presumibile modifica delle pratiche operative dell'Ilva, conseguenti alla presenza per molti mesi dei custodi giudiziari in azienda, e per i parchi minerali, l'arretramento – sia pure contenuto – e la diminuzione dell'altezza dei cumuli. Nel 2013 i dati saranno ulteriormente condizionati, in positivo, dalla riduzione della produzione seguita alle vicende giudiziarie ed alla nuova AIA, dal fermo di alcuni impianti (altiforni e batterie) e dall'applicazione delle misure previste per i wind days, sempre in conseguenza della nuova AIA entrata in vigore nell' ottobre 2012.
Se da una parte questi dati sono un concreto segnale di speranza in merito alla possibilità che lo stabilimento Ilva tarantino, dopo i lavori previsti dall'AIA, diventi compatibile con la città, va comunque ricordato che altri inquinanti di produzione industriale rendono più patogene le polveri tarantine. Infatti per ogni incremento di 10 microgrammi di PM a Taranto c'è un aumento dello 0.69 % di mortalità contro lo 0.31 % di altre città italiane (secondo lo studio MISA) e lo 0.33% di altre città europee (studio SENTIERI). Va ricordato infine che recentemente la IARC (agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato il particolato come sicuramente cancerogeno (classe 1) per l'uomo.
Soprattutto, questi dati devono costituire un punto di non ritorno, un traguardo che può e deve essere migliorato e dal quale non è pensabile alcun arretramento a valori anche lontanamente vicini a quelli registrati fino a non troppo tempo fa.

A mantenere Taranto nei bassifondi della classifica sono quindi specialmente alcuni indici; la nostra città:
• è ultima per la mobilità alternativa, che valuta i seguenti indicatori: presenza di autobus a chiamata, controlli varchi ZTL, presenza di mobility manager, car sharing, piano spostamenti casa-lavoro, pedibus/bicibus – con un dato pari a Zero, fermo al 2010;
• è penultima (a pari "merito" con altre tre città) per verde urbano pubblico con soli 1,70 metri quadri per abitante;
• è penultima (a pari "merito" con altre 2 città) per kilowatt da Solare Fotovoltaico installati su edifici comunali in rapporto ad ogni mille abitanti (con lo Zero %)
• è penultima (a pari "merito" con altre 12 città) per metri quadrati da Solare Termico installati su edifici comunali in rapporto ad ogni mille abitanti (con lo Zero %)
• è terzultima (a pari "merito" con altre 21 città) con un volume pari a Zero per Teleriscaldamento per abitante
• è quartultima per la raccolta differenziata di rifiuti con un misero 8,1% di rifiuti differenziati sul totale dei rifiuti prodotti;
• è quintultima nella capacità di risposta dell'Amministrazione Comunale con il 38% di schede non inviate e risposte non fornite rispetto ai parametri considerati.
Quest'ultimo punto, oltre a dimostrare una evidente scarsa attenzione del Comune di Taranto, genera una serie di ultimi posti nella classifica, causati dalla mancanza di dati comunicati, per:
• Zone a traffico limitato, misurate in estensione per abitante delle aree destinate a ZTL
• Isole pedonali, misurate in estensione per abitante della superficie stradale pedonalizzata
• Piste ciclabili, misurate in metri equivalenti di piste ciclabili ogni 100 abitanti (ultima in compagnia di Brindisi)
• Indice di ciclabilità, calcolato in base alla presenza di biciplan, ufficio biciclette, cicloparcheggi di interscambio, bici stazione, sensi unici eccetto biciclette, bike sharing (ultima in compagnia di altre 4 città)
D'altro canto, anche in presenza di comunicazione di dati, per questi indici la posizione di Taranto non sarebbe comunque cambiata in modo rilevante vista l'esiguità di aree pedonali, ZTL e piste ciclabili.

Vanno un po' meglio, per la nostra città, altri indici.
Il dato più interessante, in positivo, risulta il 5° posto raggiunto per l'offerta di Trasporto pubblico, cioè la percorrenza annua per abitante del trasporto pubblico.: :


Ecco gli altri dati. Taranto si piazza (sempre su 44 città considerate):
• al 28° posto per capacità di depurazione delle acque
• al 27° posto per Politiche energetiche
• al 27° posto per Consumi elettrici domestici
• al 26° posto per Pianificazione e partecipazione ambientale
• al 22° posto per dispersione dell'acqua nella rete
• al 22° posto per i passeggeri del trasporto pubblico
• al 21° posto per Aree Verdi totali
• al 21° posto per Incidentalità stradale
• al 19° posto per Produzione di rifiuti urbani
• al 18° posto per Eco Management
• al 18° posto per Certificazioni Ambientali
• al 16° posto per consumi idrici domestici
• al 5° posto, ma insieme ad altre 8 città, per tasso di motorizzazione relativo alle auto
• al 4° posto, ma insieme a altre 6 città, per tasso di motorizzazione relativo alle moto                      

lunedì 28 gennaio 2013

L'abitudine alle brutture che genera il degrado: le (ir)responsabilità degli amministratori

E' stata oramai archiviata  da politici e amministratori locali, come se fosse questione risolta, la brutta pagella data a Taranto a novembre scorso dal Sole 24 ore che  la posizionava  in coda alla classifica sulla qualità della vita e faceva del capoluogo jonico la città italiana in cui si vive peggio.


Ma a rinfrescare la memoria, del cattivo amministratore come quella del più attivo cittadino, è il paesaggio tarantino.

Non quello incantevole di un dolce tramonto su morbide e selvatiche colline di intatta macchia mediterranea...

A rinfrescare la memoria è il paesaggio fatiscente di un quartiere periferico, come "Paolo VI", dove è possibile respirare e "vivere" a pieni polmoni l'aria inquinata che fuoriesce dal complesso industriale, oltre che l'incuria e la negligenza di tanti, tra cui amministratori locali e dirigenti pubblici.



Da mesi il quartiere è lasciato allo sbando: cumuli di erbacce, di "carcasse" di alberi sradicati e rami recisi, sono stati abbandonati tra marciapiedi e strade. tra i responsabili c'è certamente l'Amiu.
Nel sito dell'Azienda municipalizzata, si legge che le operazioni di rassetto per la riqualificazione del territorio sono state ultimate il 12 novembre. Ma da quella data in poi, nonostante le diverse sollecitazioni arrivate a voce agli stessi operatori Amiu dagli abitanti del quartiere, sui  rifiuti da loro stessi depositati per strada, e poi abbandonati, nessuna risposta nè tanto meno un'azione concreta volta alla pulizia e disinfestazione del quartiere è pervenuta a noi abitanti.
Perchè oramai le zone del quartiere interessate dal degrado necessitano di una disinfestazione, resasi indispensabile dal momento in cui ai cumuli di erbacce "è stato permesso" che si aggiungessero rifiuti ingombranti e pericolosi come l' amianto.
Esistono inoltre altre zone, strade e piazzali, addibite a discariche, vicine alle abitazioni, dove oltrettutto sono presenti i cartelli con tanto di scritta "divieto di discarica".

Se, come scritto sempre nel sito dell'Amiu,  l’obiettivo della stessa Azienda fosse stato quello di "dare continuità a quanto si è realizzato, attraverso un programma di ordinaria e costante manutenzione e di diserbo dei luoghi rassettati", ci si domanda come mai non si è dato seguito a quanto disposto.
Perchè le zone in questione non sono state più ripulite?
E ci si domanda inoltre come verranno smaltiti e trattati i rifiuti classificati come speciali?
Verrà effettuato uno smaltimento adeguato per ogni tipo di rifiuto trovato nelle discariche abusive?
Ed inoltre chi controlla che le essenziali e più elementari regole di igiene urbana vengano rispettate?
A tal proposito si porta alla luce un fatto che si ripropone ogni anno.
Soprattutto in questo periodo, ma non solo, in cui si avvicina la tradizionale giornata di San Giuseppe, i bambini sono soliti frequentare queste vere e proprie discariche - con tutti i danni per la loro salute che ne posso conseguire - per raccogliere materiale in legno (tavole, resti di armadi, sedie..) al fine di realizzare il Falò per la notte del 19 marzo. Per questa ragione, gli stessi bambini svuotano interi cassonetti dell'indifferenziata che utilizzeranno poi per la raccolta del materiale da bruciare.

I rifiuti così gettati per strada, si accumulano  a quelli già presenti (come ben rappresentato nelle immagini qui sotto riportate) procurando all'ambiente ed al quartiere un danno di immagine e di decoro, nonchè un danno per la salute pubblica e l'igiene.

C'è evidentemente una "tendenza in atto ad abituarsi alle brutture" come dimostrano anche i bambini del quartiere che nel loro intento di imitare i grandi non fanno altro che ripetere gli errori di chi invece di tutelare l'ambiente lo "distrugge".

lunedì 26 novembre 2012

ULTIMI!!!

Facile fare del giornalismo incollanumeri. Più difficile è fare inchiesta.
Specialmente se dietro le testate si celano i poteri che hanno influenzato l'intero sistema Italia negli ultimi 50 anni ed oltre.
Taranto ultima. Il sogno infranto. I tarantini sfigati ed incapaci. I politici locali ladri e le imprese spregiudicate. Quante dita puntate sul "qualunque". Eppure era tutto "annunciato"!
I disastri servono ad imparare per non ripetere gli errori commessi.
I disastri italiani, invece, fanno sorridere chi tiene le corde dei burattini.
Perché?

Taranto ultima per qualità della vita
"Storia di un declino annunciato"

La ricerca del Sole 24 Ore sulla qualità della vita boccia anche Bari, Brindisi e Foggia: quattro province pugliesi nelle ultime otto posizioni in classifica

Nell'anno dell'emergenza Ilva, Taranto è l'ultima città d'Italia per qualità della vita. In compagnia di Bari, Brindisi e Foggia, quattro province pugliesi nelle ultime otto posizioni in classifica della ricerca del Sole 24 Ore sulla qualità della vita nelle province italiane. Per il capoluogo ionico, che scalza dall'ultimo posto la vicina Foggia, è la "storia di un declino annunciato".
La ricerca - svolta ancora sulle 107 province invece che sulle 110 attuali - si articola su sei settori (tenore di vita, affari e lavoro, servizi ambiente e salute, popolazione, ordine pubblico, tempo libero) costruiti a loro volta su sei indicatori (per un totale di 36), che danno luogo a sei graduatorie di tappa e quindi alla classifica finale.
In fondo alla classifica c'è Taranto che raggiunge il proprio risultato migliore solo nell'Ordine pubblico (54esimo posto grazie all'incidenza modesta di scippi, borseggi e rapine e di truffe) mentre si ferma al 94esimo posto in Tenore di vita e in Servizi-Ambiente-Salute e al 95esimo nella voce Affari e lavoro per registrare i risultati peggiori nel Tempo libero e nella Popolazione (rispettivamente al posto 104 e 103 della classifica).
Taranto risulta anche fortemente deficitaria sotto il profilo dei giovani, visto che la loro quota sul totale degli abitanti è scesa del 6 per cento  in dieci anni e la citta è al 105esimo in Italia per l'imprenditorialità dei 18-29enni. Taranto inoltre non si piazza tra le prime quindici posizioni in nessunodei 36 parametri alla base dell'indagine
Taranto non resta però sola nel crollo: Bari scende di due posizioni rispetto al 2011 andando a occupare il 100esimo gradino, mentre Brindisi precipita di ben 16 posizioni crollando dall'88esimo al 104esimo posto. Tra le ultime l'unica che sale, ma è una magra consolazione, è Foggia che passa dall'ultima posizione al 101esimo posto. Cade anche Lecce, la più lontana dal fondo classifica: si ferma al 91esimo posto; l'anno scorso era all'85esimo. (Repubblica)

Taranto, storia di un declino annunciato

This is the end, si potrebbe scrivere di Taranto al cospetto di un giudizio così drastico che l'ha fatta rotolare all'ultimo posto della graduatoria sulla Qualità della vita. Mai come in questo caso, però, la sua fine (apparente) coincide con il suo inizio (reale). Tutte le iniziazioni vanno celebrate da un officiante, come insegna la grecità di cui Taranto è imbevuta.
Tra i tanti cantori della città adagiata sul mare viola dei greci, non si può non citare Guido Piovene, lo scrittore vicentino autore a metà degli anni 50 di un celeberrimo «Viaggio in Italia»: «Questo porticciolo orientale, questa popolazione di pesci e di molluschi, è uno dei miei migliori ricordi italiani; e così nell'insieme il ricordo di Taranto, città di mare tersa e lieve, tanto che passeggiandovi sembra di respirare a tempo di musica».
Quella che conobbe Piovene era la città arsenale, la città dei due mari ritagliata su misura da una natura generosa sfruttata per le operazioni belliche della Marina militare. Scriveva Piovene: «Taranto marinara giunse in tempo di guerra a impiegare 15mila operai. Con un'attività ridotta, con l'arsenale declinante, la disoccupazione si presenta grave». Due affermazioni dello scrittore vicentino hanno attraversato gli ultimi 57 anni per riproporsi come un mantra nella Taranto contemporanea: il respiro della città, avvelenato dalle emissioni dei quattro poli industriali (Ilva, Eni, Cementir e quel che rimane dell'Arsenale), che allo stesso tempo hanno riversato nel mar Piccolo quantità così imponenti di metalli pesanti e mercurio da costringere le autorità sanitarie a vietare tassativamente la coltura delle cozze in quella zona; e la mancanza di lavoro, la condizione di minorità che insieme all'inquinamento sta in cima ai pensieri di ogni famiglia, di ogni ragazzo, di ogni donna tarantina.
L'ultima posizione è aggravata dalla pessima performance generale delle province pugliesi, che hanno monopolizzato la coda della graduatoria nazionale: quattro di loro si trovano negli ultimi otto posti, un po' meglio fa la sola Lecce, 91ª. Un quadro che dovrebbe impensierire Nichi Vendola e la sua squadra di fedelissimi da sette anni alla guida della Regione.
Taranto, come sempre, fa da detonatore. Vieni «in quell'angolo di mondo che più di ogni altro allieta», come scriveva il poeta romano Orazio, scegli un ristorante a caso fra la città nuova dalle linee umbertine e la città vecchia dalle suggestioni arabe, scegli un gruppo di commensali e ritrovi, una dopo l'altra, le ansie di una città che nel Novecento ha rappresentato per il Sud la certezza di un futuro manifatturiero. Chi ha un parente stretto ammalato. Chi è senza lavoro. Chi ha i figli disoccupati.(Sole24h)

domenica 5 dicembre 2010

"I peggio"...

Nella classifica di Greenpeace dei grandi 'produttori' di CO2 in Italia, la Puglia mantiene il primato per le emissioni: ospita infatti tre delle prime quattro aziende in classifica. La centrale Enel a carbone di Brindisi sud - per Greenpeace - mantiene il primato dei grandi inquinatori italiani con 13 mln di tonnellate (Mt) di CO2 emesse nel 2009, superando ampiamente le quote e i limiti di 10,4 Mt di CO2 imposti dalla Direttiva europea sulle emissioni. Al secondo posto la Centrale Edison di Taranto, al terzo la raffineria Saras di Sarroch e al quarto l'Ilva di Taranto. (ANSA)

mercoledì 9 giugno 2010

La statistica inclemente

Ipres, preoccupa la situazione dei giovani in Puglia

In Puglia si confermano i dati preoccupanti sulla condizione dei giovani e delle donne che rappresentano i soggetti più esposti alle difficoltà di accesso e di permanenza nel mercato del lavoro. Il dato è contenuto nell’annuario statistico 'Puglia in Cifre 2009', presentato oggi all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro dall’Istituto Pugliese di Ricerche Economiche e Sociali. I dati relativi al 2009 evidenziano una dura flessione dell’occupazione in Puglia, facendo registrare una contrazione di 50.000 rispetto al 2008 (-3,8 per cento), a fronte di un calo nazionale di circa 380.000 occupati (-1,6). Le ore di Cassa Integrazione hanno registrato un’impennata (+ 458,4 nel primo bimestre 2010 rispetto allo stesso periodo del 2008).
Nell’opera si sottolinea poi l’aumento degli 'inattivi' e il forte divario tra il mercato del lavoro regionale rispetto a quello dell’Unione Europea.

La tredicesima edizione dell’annuario, tra l’altro, presenta molte innovazioni: la presenza della Bat per quanto riguarda l'analisi e la riclassificazione dei dati e un’indagine censuaria presso tutti i 258 comuni pugliesi. Il capitolo territorio e ambiente propone considerazioni sugli indicatori ambientali: Brindisi risulta la città più virtuosa quanto a concentrazione di biossido di azoto NO2 nell’aria (in media 19 microgrammi per metro cubo, a fronte anche di un dato medio italiano pari a 37) e polveri sottili (24 PM10 in microgranmmi per mc, a fronte anche di un dato medio italiano pari a 34). Foggia, ad esempio, rappresenta la città con minore quota di produzione di rifiuti urbani per abitante (kg/ab/anno), 480 rispetto anche alla media italiana di 610.

Nel capitolo «popolazione e società» sono analizzati i movimenti anagrafici della popolazione autoctona e straniera della regione. I dati sulla popolazione straniera confermano come nel complesso la Puglia tenda timidamente a mutare i connotati di una semplice regione di passaggio, divenendo, sempre più, una terra di insediamento (ancorchè sia ancora molto lontana dai modelli stanziali della Lombardia, Emilia Romagna e Lazio). Interessanti – è detto nell’annuario – sono le indicazioni che provengono dal tasso di fecondità con la Puglia che detiene un primato negativo: di poco superiore a 1,2 figli per donna, al di sotto del tasso nazionale e relativo al Mezzogiorno.

Nel capitolo «welfare e istruzione» è analizzata l’offerta dei servizi socio-assistenziali, determinata dalle politiche sociali regionali, che appare influenzata dall’avanzare del processo di de-istituzionalizzazione (soprattutto dei servizi riservati ai minori e agli anziani) e dall’attivazione di nuovi servizi. Il territorio regionale dispone di una dotazione significativa di infrastrutture ma emergono alcune criticità, come lo squilibrio interprovinciale nella distribuzione territoriale delle strutture, la carenza di strutture a ciclo diurno a carattere comunitario, un’evoluzione ancora molto lenta verso servizi innovativi per le persone non autosufficienti.

Nel capitolo dedicato al tema della finanza locale è analizzata la composizione delle entrate e delle spese: con riferimento alle singole province pugliesi si registrano, rispetto ai valori medi regionali, scostamenti anche significativi dell’incidenza percentuale dei singoli titoli. Quanto alla classificazione funzionale delle spese correnti, l'analisi mostra come la funzione che a livello regionale assorbe la maggior parte delle spese è quella di amministrazione, gestione e controllo, seguita dalle funzioni di gestione del territorio e dell’ambiente, del settore sociale, della viabilità e trasporti, dell’istruzione pubblica. Il grado di pressione finanziaria risulta più elevato nella provincia di Foggia; mentre la pressione tributaria fa registrare il valore maggiore nella provincia di Taranto. Con riferimento agli indici di autonomia, si distinguono i risultati relativi all’autonomia impositiva, che risulta maggiore nella provincia tarantina, e a quella finanziaria, che invece premia la provincia di Bari. Inoltre, il grado di indebitamento procapite si attesta per la provincia di Taranto su un valore decisamente superiore al dato medio regionale. Nel capitolo dedicato all’economia regionale ci si sofferma anche sui modelli evolutivi della programmazione urbanistica e commerciale, evidenziano a tal riguardo le crescenti difficoltà nella redazione degli strumenti di programmazione comunale. (GdM)

venerdì 4 giugno 2010

Collezionisti di monnezza!

Rapporto Ecomafie, Puglia in vetta per ciclo illegale di rifiuti

Francesco Tarantini di Legambiente Puglia
Bari – SONO stati presentati questa mattina a Bari in conferenza stampa i dati pugliesi del Rapporto Ecomafia 2010, da Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia, alla presenza di Lorenzo Nicastro, Assessore alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia. Sul fronte del ciclo illegale dei rifiuti, la Puglia mantiene saldamente il secondo posto con 735 infrazioni accertate (il 14,1% del totale nazionale), 583 persone denunciate, 12 arrestate e 486 sequestri. Nella classifica del ciclo illegale dei rifiuti delle province pugliesi quelle più colpite sono Bari con 272 infrazioni accertate seguita da Lecce con 193 e Brindisi con 117. Inoltre, la Puglia rimane la porta d’ingresso o uscita per i traffici internazionali di rifiuti.
Quest’anno nel Rapporto è stato inserito un capitolo sulle “navi a perdere” ossia tutte quelle navi che sono affondate in modo sospetto e che potevano trasportare rifiuti tossici per le quali la Legambiente ha chiesto alla Commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti di farsi promotrice di un’indagine conoscitiva. Nell’elenco delle “navi a perdere” per la Puglia è presente la Eden V che finì spiaggiata al largo del Gargano nel 1988 e la Alessandro I che affondò al largo di Molfetta nel 1991.
Nella classifica generale dell’illegalità ambientale 2009 in Italia, la Puglia si mantiene al quarto posto con 2.674 infrazioni accertate, 2.211 persone denunciate, 15 arrestate e 1.614 sequestri effettuati. Nella classifica provinciale nazionale dell’illegalità ambientale troviamo Bari al 5° posto con 902 infrazioni accertate, Foggia al 10° con 577, Lecce al 13° con 536, Taranto al 19° con 429 e Brindisi al 37° con 230. Rispetto al 2008, in Puglia, in generale, aumentano le infrazioni accertate e le persone denunciate mentre per il numero dei sequestri effettuati è la seconda regione in Italia.“I numeri confermano –dichiara Francesco Tarantini, Presidente Legambiente Puglia– la risposta sempre più efficace alle aggressioni ambientali data dalle forze dell’ordine e dalla magistratura contro chi pensa di lucrare a danno della salute dei cittadini e del territorio. A questo si aggiunge che la Puglia è l’unica regione in Italia che ha promosso un accordo di programma finalizzato a creare una sinergia fra le forze dell’ordine, ARPA e CNR per rafforzare e potenziare l’attività di controllo e monitoraggio del territorio attraverso mezzi tecnologicamente avanzati per contrastare la criminalità ambientale”.
Aumentano gli arresti (+ 43%, da 221 nel 2008 agli attuali 316) e gli illeciti accertati (28.576 oggi, 25.776 lo scorso anno) pari a 78 reati al giorno, cioè più di 3 l’ora. Aumentano del 33,4% le persone denunciate (da 21.336 a 28.472) e dell’11% i sequestri effettuati (da 9.676 a 10.737).
Nello specifico, si registra una decisa impennata di infrazioni accertate nel ciclo dei rifiuti (da 3.911 nel 2008 a 5.217 nel 2009), e un leggero calo nel ciclo del cemento (da 7.499 a 7.463), crescono i reati contro la fauna (+58%) e i diversi reati contro l’ambiente marino e costiero.
In Puglia, dal 2002 ad oggi, ci sono state ben 30 inchieste contro attività organizzate per il traffico illecito dei rifiuti, cioè il 19,6% circa delle inchieste su tutto il territorio nazionale.

Quello delle discariche abusive è un fenomeno ancora molto diffuso in Puglia, come dimostrano le numerose operazioni delle forze dell’ordine riportate nel Rapporto. La Puglia è oggetto anche di traffici interregionali di rifiuti come dimostrano le inchieste “Spiderman”, “Acciaio Sporco” e “Leucopetra” delle procure di Lanciano, Lamezia Terme e Reggio Calabria.
La Puglia non è immune neanche dalle agromafie un business che si traduce in 150 reati al giorno, che in Italia fatturano 50 miliardi di euro l’anno (dati CIA) e comprendono furti di attrezzature e mezzi agricoli, usura, abigeato, macellazioni clandestine e commercio di carni prive di controlli sanitari, caporalato, percezioni indebite di finanziamenti a danno della comunità Europea, danneggiamento alle colture, saccheggio del patrimonio boschivo.
Da segnalare l’operazione della Polizia di Stato del gennaio 2010, denominata “Count Down” che ha portato al sequestro di beni per un valore totale di circa 3 milioni di euro. In particolare, tra Tito e Venosa (PT) e Andria e Minervino Murge (BAT), sono stati sequestrati terreni, fabbricati, veicoli, mezzi agricoli, animali e diversi conti corrente.
Ci sono poi le inchieste legate alla diffusione delle rinnovabili sul territorio pugliese. Lo scorso 1 giugno, ad esempio, è stato sequestrato il parco fotovoltaico da 1 megawatt a Gioia del Colle. della società Silfab spa di Padova.
Lo ha disposto il sostituto procuratore della Repubblica Francesca Romana Pirrelli, che ha iscritto nel registro degli indagati quattro persone della società, per mancanza dell’autorizzazione paesaggistica, deturpamento, violazione della Zps (Zona a protezione speciale) e falso.
L’inchiesta rientra nella più ampia indagine della Procura di Bari, che punta ad accertare la natura del business milionario attorno alle rinnovabili. L’ufficio requirente di Bari, infatti, ha indagini per associazione mafiosa, reati contro la Pubblica amministrazione e di tipo ambientale.
“L’azione di contrasto messa in campo dalle Forze dell’ordine, dalla magistratura, dalla Regione Puglia -conclude Tarantini- deve essere sostenuta concretamente dal Governo attraverso l’introduzione dei delitti contro l’ambiente nel Codice Penale e mantenendo l’uso delle intercettazioni telefoniche e ambientali nelle indagini sull’ecomafia”. (statoquotidiano)

venerdì 21 maggio 2010

Fotovoltaico avanza

Gli impianti fotovoltaici installati nel 2009 in Italia sono raddoppiati rispetto al 2008. Questo è il dato fornito dal Gestore Servizi Energetici (GSE) nel rapporto sui dati statistici fino al 31 dicembre 2009.
A questa data il parco impianti annovera 71.284 unità per una potenza installata di 1.142,3 MW. Rispetto all'anno precedente il 2009 ha visto il parco impianti più che duplicarsi sia in termini di numerosità che di potenza.
Il_Solare_2009

mercoledì 7 aprile 2010

Rifiuti, virtuosità e inceneritori tossici: due articoli da mettere in relazione

Perchè dove si incenerisce e si ampliano le discariche non si recuperano i rifiuti?

Un altro Termovalorizzatore in provincia di Taranto (Agoravox)

Le politiche ambientali (con alcune lodevoli eccezioni come quella del Consorzio Priula e delle recenti iniziative della Provincia di Roma) in Italia hanno due parole chiave (per usare un termine della Rete): ampliamento delle discariche e termovalorizzatori.
Un altro Termovalorizzatore in provincia di Taranto
Parlare di piani per la raccolta differenziata ai nostri amministratori è come parlare al diavolo dell’acqua santa. Non parliamo poi di business derivato dalla differenziata: quello neanche si sa che cosa sia. L’ultima iniziativa in Provincia di Taranto è stata la riapertura del termovalorizzatore dell’Azienda Multiservizi e Igiene Urbana (AMIU) di Taranto. Tutti sanno che Taranto è la città più martoriata d’Europa per l’inquinamento ambientale: Peacelink ha stimato che a Taranto sia concentrato il 90,3% delle emissioni nazionali di diossina nazionale, interi allevamenti sono stati chiusi per la presenza di diossina negli animali.
In questo contesto, cosa fa l’AMIU? Apre un termovalorizzatore. Ricordo ai più che il termovalorizzatore brucia rifiuti (trattati precedentemente) per generare energia elettrica. Sembrerebbe l’uovo di Colombo, se non fosse per delle “piccolissime” controindicazioni. La prima è relativa ad una legge chimica che si studia da tanto tempo, la legge di Lavoisier, che recita così: “In natura nulla si crea o si distrugge, ma tutto si trasforma”. La chimica stabilisce, infatti, la legge della conservazione della massa tra reagenti e prodotti. Tutto ciò che si brucia, quindi, non scompare, ma è soltanto trasformato. In cosa, si potrà chiedere il lettore, può essere trasformato il composto prodotto dai rifiuti? In polveri sottili ed ultrasottili. Due parole che tranquillizzerebbero, se non fosse per i loro effetti nocivi sulla salute (cancro, problemi respiratori, mortalità cardiopolmonare solo per citarne alcuni) che sono documentati da un’abbondante letteratura scientifica (gli scettici possono trovare una bibliografia alla fine dell’articolo dove regna imperioso il convegno organizzato nel 2006 dall’ARPA Emilia-Romagna. Esiste addirittura una branca che si occupa delle nanopatologie, ovvero delle patologie da polveri ultrasottili).
Questi studi dovrebbero far riflettere qualsiasi amministrazione, che dovrebbe tentare di investire in un processo virtuoso di riuso dei rifiuti invece che accettare un termovalorizzatore. Invece no, a Taranto decidono di riaccenderlo. Non si pongono un obiettivo, magari ambizioso, di fare una differenziata vera e raggiungere o superare la fatidica soglia del 65% di differenziata. Non si pongono l’obiettivo di creare occupazione con la raccolta differenziata, come avviene da altre parti, anche sollecitando la ricerca universitaria e di alta tecnologia associata all’ambiente. Niente di tutto questo. Si preferisce bruciare i rifiuti.
E pensare che la Regione Puglia è Regione Obiettivo 1, ovvero ha soldi dall’unione Europea tramite i progetti POR. Perchè non tentare di fare un progetto serio, usando i finanziamenti a disposizione della Regione Puglia, per far partire una seria differenziata, come nel Consorzio Priula? Dopo questo spunto di riflessione, ecco l’elenco promesso degli articoli scientifici:

[1] FRANCHINI M. ed altri, “Health effects of exposure to waste incinerator emissions: a review of epidemiological studies”, Ann Ist Super Sanità 2004;40(1):101-115
[2] GATTI A., “Nanopathology, The role of micro and nano particles in biomaterial induced pathology”, Progetto Europeo QLRT-2002-147 presentato al convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006
[3] COLACCI A., “Effetti cellulari e molecolari indotti da particelle ultrafini”, Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006
[4] DI VIRGILIO F., “Effetti delle polveri ultrafini e delle nanoparticelle a livello cellulare e molecolare” , Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006
[5] FORASTIERE F., “Evidenze epidemiologiche degli effetti sanitari derivanti dall’esposizioni a polveri ultrafini e nanoparticelle”, Atti del convegno “Polveri Ultrafini e Nanoparticelle” organizzato dall’ARPA Emilia Romagna, Ferrara 2006
[6] OBERDÖRSTER G. ed altri, “Nanotoxicology: An Emerging Discipline Evolving from Studies of Ultrafine Particles”, Environmental Health Perspectives, volume 113, numero 7, Luglio 2005


Raccolta differenziata. Bocciati i Comuni ionici

TARANTO – Tutti bocciati, ad eccezione di Monteparano. Tutti i Comuni dell’arco ionico non hanno raggiunto l’obiettivo fissato dalla Regione Puglia per il 2010. Entro quest’anno, infatti, i ventinove territori tarantini avrebbero dovuto raccogliere in maniera differenziata almeno il 55% dei rifiuti.Invece, solo il piccolo Comune di Monteparano ha rispettato i tempi e la percentuale. E’ del 55,173% la raccolta differenziata calcolata per il 2009. E per quest’anno sicuramente il dato continuerà a crescere. Tutti gli altri, invece, sono notevolmente al di sotto della percentuale fissata dalla Regione . Conseguenza? Tutti i Comuni che non hanno rispettato i tempi dovranno versare alla Regione un’ecotassa più alta. Era questa, infatti, la “punizione” pattuita per chi non si adegua.
Ma vediamo da vicino la classifica. Dopo Monteparano segue, seppur con notevole distacco, Statte. Il Comune più giovane della provincia ionica è riuscito meglio nell’impresa di educare i cittadini a differenziare i rifiuti. Campagne di sensibilizzazione ed iniziative hanno avuto il loro risultato. Solo un anno fa, la stessa Statte aveva una percentuale di differenziata che sfiorava il 4%. In un anno il valore si è moltiplicato in maniera esponenziale tanto da far presagire il raggiungimento per il 2015 del 60%. E’ questa infatti la successiva meta fissata dalla Regione.
La maglia nera la detiene, invece, il Comune di Torricella con solo il 1,494% di raccolta differenziata. Solo un piccolo passo in avanti rispetto al 2008, quando il dato, fornito dal sito regionale, era dello 0,785%. Lievemente superiore San Marzano e Lizzano, rispettivamente con il 2 ed il 2,5% salito di un solo punto percentuale in un anno. Dati che devono far riflettere le amministrazioni comunali chiamate ad organizzare i sistemi di raccolta differenziata, ma dati che devono far riflettere anche i cittadini perché, anche in presenza di isole ecologiche e cassonetti differenziati, non tutti, ancora, si adeguano. Raccogliere in maniera differenziata i rifiuti significa meno costi per le amministrazioni comunali costrette a versare le quote di smaltimento alle discariche e quindi anche meno costi per gli stessi contribuenti che, invece, proprio per colpa di queste percentuali ancora troppo basse si ritroveranno nuovi aumenti sulle bollette. L’Ecotassa più alta da versare alla Regione significa costi in più per le casse comunali, e come sempre, nuova pressione fiscale.
Martedì 06 Aprile 2010 15:18 Taranto Sera

giovedì 21 gennaio 2010

Taranto esempio nazionale di cittadinanza responsabile

Dieci buoni motivi per non buttarsi giù

L'articolo di copertina di Metro di oggi è un invito all'ottimismo. Metro ha trovato 10 buoni motivi per affrontare a testa alta il 2010.
- Benzina meno cara. Quattro centesimi: tanto risparmieremo sul carburante. Il governo che ieri si è impegnato con i consumatori a variare settimanalmente e non più quotidianamente i prezzi alla pompa e ad aumentare i self service.
- Disastri ambientali arrivano i processi. Taranto è un esempio per quanti stanno combattendo battaglie legali. Le associazioni di Taranto. L'hanno denunciato sul Web le emissioni nocive dell'Ilva. Ieri l'Ilva ha ammesso che l'impianto presenta inconvenienti tecnici, che saranno risolti in 30 giorni. Vittoria che segue quella delle associazioni delle vittime dell'amianto che hanno ottenuto l'apertura di importanti processi: a Padova è iniziato quello contro i vertici della Marina militare, a Torino è entrato nel vivo quello contro l'Eternit; a Mantova il tribunale ha condannato l'industriale Belleli, 97 anni a risarcire quattro vittime di amianto con 2,4 milioni euro.
- La crescita economica sarà più convinta. Il governo aggiornerà le stime della crescita 2010 indicando una cifra "intorno all'1%". La stima attuale si attesta allo 0,7%.
- Pendolari, arrivano i treni privati. Dal 13 dicembre la Tav è realtà da Milano a Salerno. Il 2010 sarà quello della inedita concorrenza nel sistema ferroviario italiano. Il primato dei treni di Trenitalia sarà insidiato dalla Ntv di Della Valle & Co. E dal mercato, possiamo aspettarci concorrenza e quindi migliori tariffe. Il varo delle nuove corse è previsto per gennaio 2011.
- Stime incoraggianti per i nuovi lavori. Emergeranno figure lavorative. Lo assicura il Governo britannico che punta sulla formazione di mestieri chiave: dal medico anticancro esperto in nanoparticelle alle guide turistiche dello spazio, dai poliziotti climatici contro i ladri di nuvole all'agricoltore verticale. Per non dimenticare i green job: da oggi al 2020 saranno creati 2,8 milioni di nuovi posti di lavoro nei settori ambientali.
- Fisco, meno burocrazia. Quattro milioni di contribuenti impazziranno un po' meno. L'Agenzia delle Entrate ha annunciato la semplificazione del modello "Iva base", versione "mini" per la dichiarazione Iva ordinaria.
- Aids, in netto calo i casi di contagio. Dal 2001 al 2009 il numero di persone nel mondo che hanno contratto l'Hiv è diminuito del 17%.
- Energie alternative. In Italia è boom vero. Il fotovoltaico italiano ha chiuso il 2009 al raddoppio rispetto a fine 2008, con oltre 900 megawatt di impianti titolari ad accedere ai sussidi del "conto energia", il meccanismo che garantisce la rivendita all'operatore elettrico della corrente così prodotta a un prezzo maggiorato.
- Vivere a emissioni zero. Ora è possibile. E' quello delle Egadi il primo arcipelago a basse emissioni di CO2. Il progetto ha ottenuto un finanziamento di 1,165 milioni di euro che servirà a rendere questo paradiso il primo luogo italiano praticamente a zero emissioni.
-E' ufficiale, correre fa bene al cervello. Si invecchierà meglio grazie a un rimedio antico quanto il mondo: una corsetta al giorno per un paio di giorni di seguito aiuta il cervello a rimanere giovane. Lo dice l'Università di Cambridge.
(fonte: Metro, 20 gennaio, pag.2)

lunedì 21 dicembre 2009

Dove si parla di sostenibilità siamo sempre ultimi!

Presentato il terzo rapporto di Euromobility sulla mobilità sostenibile in 50 città
Bologna sale sul podio per eco-mobilità
Seguono Firenze e Parma. Milano balza al quinto posto e batte Roma che arretra al diciottesimo. Al nono
posto, ma in discesa, arriva Bari, unica città del sud nella top ten. Quattro città emiliane fra le prime dieci.
Le più insostenibili? Taranto,Sassari e Catania. Nell’ultimo anno boom delle bici e delle auto a gas.

Classifica Mobilità sostenibile 50città09

Sud: sempre più ultimo in "classifica"?

sabato 19 dicembre 2009

101 volte ultimi!

Taranto 101esima (su 107 province), un vero motivo di vanto per Florido & co.!
Domani soliti articoli sui soliti quotidiani locali, e poi, dopodomani, tutti a fare le cartellate e a comprare spumanti per festeggiare il Natale e dimenticare, per l'ennesima volta, che siamo in una delle peggiori realtà provinciali d'Italia e d'Europa!
Auguri!