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sabato 19 luglio 2014

E io pago!

Il decreto Ilva e l’esposto in procura

C’è stato un faccia a faccia tra il ministro dello Sviluppo economico e i sindacati: il Governo accelera sul fronte Ilva. C’è il via libera al decreto del presidente Giorgio Napolitano.
Di pari passo il Governo, nelle ultime ore, tenta di accelerare sulla delicata vicenda Ilva ed è arrivato il vertice tra il ministro Guidi e i sindacati. La strada della vendita del siderurgico sembra essere la più accreditata. Il ministro dello Sviluppo economico ha incontrato Palombella e Ghini per la Uilm (Unione italiana lavoratori metalmeccanici), Bentivoglio e Farina della Fim (Federazione italiana metalmeccanici), Landini e Rappa della Fiom (Federazione impiegati operai metallurgici). I sindacati prendono atto dell’impegno del Governo a intensificare i confronti, ma non basta.
Secondo quanto appreso, alla richiesta di Gnudi di 850 milioni di euro le banche si sarebbero riservate la decisione. Alcune fonti romane fanno sapere che gli istituti di credito avrebbero già posto precise condizioni e sarebbero pronte ad elargire soltanto un terzo rispetto a quanto chiesto dal commissario straordinario. Una cifra che i sindacati dei metalmeccanici non ritengono affatto congrua, né in grado di poter garantire un futuro allo stabilimento.
Senza dimenticare che tutto questo sarebbe poi vincolato alla presenza di una manifestazione d’interesse anche come semplice lettera d’intenti, da parte di un potenziale partner industriale oltre all’orientamento favorevole delle autorità antitrust in merito a una eventuale posizione dominante. Il riferimento è ovviamente a ArcelorMittal finora unico pretendente per l’ingresso nel capitale Ilva. Da quanto si è appreso al termine dell’incontro, alla richiesta formulata dal commissario straordinario le tre banche creditrici del siderurgico – Intesa San Paolo, Banca Popolare e UniCredit – hanno fatto sapere che potrebbero riunirsi entro la prossima settimana. Il denaro servirà per mettere in pratica le misure imposte dall’Aia (Autorizzazione integrata ambientale, ndr), pagare i fornitori e far fronte alla gestione ordinaria.
E intanto “Taranto Futura” ha presentato un esposto denuncia in procura. L’aiuto di Stato all’Ilva sarebbe fuori legge. Tra i motivi, le difficoltà finanziarie dell’azienda e le sue responsabilità nell’inquinamento ambientale. L’avvocato Nicola Russo, coordinatore del comitato cittadino “Taranto Futura”, ha dichiarato: “Si, non lo affermiamo noi come comitato, ma lo dice l’Unione europea con varie comunicazioni ufficiali. Con una comunicazione del 2008 dice che non è ammissibile un aiuto di Stato sotto forma di garanzia nei confronti dell’impresa siderurgica, se l’impresa è in difficoltà finanziaria. Con altre comunicazioni sottolinea, sempre sulla Gazzetta ufficiale, che non è possibile l’aiuto di Stato per chi è il responsabile d’inquinamento”. Ed è stato accertato, fa notare Russo, che a Taranto il responsabile dell’inquinamento è l’Ilva e quindi per questo non ha diritto a questo aiuto di Stato.
Russo ha poi rimarcato un aspetto: è importante far sapere che se l’Ilva continuerà nella crisi imprenditoriale, saranno i cittadini di fatto a pagare i premi che lo Stato ha permesso nei confronti dell’impresa siderurgica. E l’avvocato ha chiarito il concetto: “Noi abbiamo presentato a tal proposito la denuncia alla procura della Repubblica e presenteremo quanto prima anche un esposto alla Commissione europea per far valere questa anomala situazione del finanziamento tramite garanzia da parte dello Stato nei confronti dell’Ilva”. (opinione)

sabato 28 giugno 2014

Il cinismo dei banchieri e il capitalismo d'ufficio

«Se l’acciaio non conviene l’Ilva può anche chiudere»

Bini Smaghi:«L’Italia non competiva nella siderurgia»

«Se la siderurgia non è profittevole non deve essere tenuta in piedi. È un settore molto dipendente dal costo dell’energia e del lavoro, e l’Italia da questo punto di vista è poco competitiva ». Lorenzo Bini Smaghi, economista e banchiere per anni ai vertici della Bce, è stato ieri a Bari ospite della Fondazione Tatarella per presentare il suo libro «33 false verità sull’Europa». Quell’Europa con cui giornalmente fa i conti il Sud e adesso anche l’Ilva, dopo che uno studio della banca svizzera Ubs ha evidenziato che la chiusura dello stabilimento tarantino potrebbe risolvere il problema della sovracapacità siderurgica europea.
Le 33 false verità del suo libro mettono in luce un aspetto comune a tutti gli Stati della Ue: spesso l’Europa è lo scudo di protezione delle politiche nazionali. Ci fa qualche esempio concreto della «colpa di Strasburgo»? «A Strasburgo o Bruxelles vengono date le colpe di tutto quello che non funziona, a cominciare dalla disoccupazione e dalla bassa crescita. Si sente spesso dire che l’Europa ci ha tolto la sovranità, ma se si pensa a ciò che deve essere fatto per creare occupazione in Italia, in particolare eliminando gli ostacoli agli investimenti che derivano dall’eccesso di burocrazia, da una giustizia troppo lenta, da un mercato del lavoro inefficiente o dall’insufficiente ricerca e sviluppo, ci si accorge che gli strumenti sono tutti a disposizione degli Stati membri e non a Bruxelles».
Il Sud è spesso accusato, anche dai numeri, di non saper spendere i fondi europei. O, quando li spende, di spenderli male. Verità o bugia?
«I dati lo confermano. La Polonia spende il 100% dei fondi strutturali, noi meno della metà. La colpa, dunque, è solo nostra».
Quanto è importante, anche per la nostra vita di tutti i giorni, la discussione di queste ore sulla richiesta dell’Italia ai vertici europei di escludere dal deficit il cofinanziamento dei fondi Ue?
«La richiesta non ha molte possibilità di successo, perché comunque il debito è debito e si deve finanziare sui mercati, e il debito italiano è troppo alto e non scende. Per di più una parte rilevante dei fondi Ue viene usata in Italia per finanziare spesa corrente piuttosto che infrastrutture».
Cosa pensa dell’idea, che qualcuno sta avanzando, di avere due euro, uno per il Sud e uno per il Nord dell’Europa economica? «
Non ha alcun senso. Alla fine saremmo solo noi, forse con i greci. Gli altri Paesi, dalla Spagna al Portogallo, vogliono stare con i paesi piu avanzati, non con quelli con maggiori rigidità e che non vogliono fare le riforme».
Perché in Italia non è stato possibile colmare il divario (o anche solo ridurlo) fra le due aree a diversa velocità economica, Nord e Sud, come invece è riuscito o quasi alla Germania tra Este e Ovest?
«In Italia gli enormi trasferimenti a Sud non sono stati accompagnati da riforme adeguate e da uno sviluppo del settore privato. C’è troppa economia pubblica nel Mezzogiorno, mentre lo sviluppo si dovrebbe fare attirando investimenti privati. Poi c’è la malavita che è un ostacolo fortissimo a fare impresa nel Mezzogiorno ».
Passando all’attualità territoriale, in Puglia, con la vicenda Ilva, ci si sta rendendo sempre più conto di quanto ormai anche le vicende locali o nazionali debbano essere inquadrate in contesti internazionali. Uno studio di Ubs dice che la eventuale chiusura dell’Ilva farebbe superare il problema della sovracapacità produttiva della siderurgia europea. Come lo si spiega agli operai di Taranto?
«Il problema dell’Ilva va risolto creando nuova occupazione, attirando altri investimenti, non tenendo in piedi settori che non sono piu profittevoli. La siderurgia è un settore molto dipendente dal costo dell’energia e del lavoro, e l’Italia da questo punto di vista è poco competitiva ».
Vuol dire che l’Italia deve rinunciare alla siderurgia, ancor prima che Taranto all’Ilva? «Se l’Italia non vuole rinunciare alla siderurgia, deve creare le condizioni per renderla competitiva». Allargando il discorso, dall’alto della sua esperienza non solo nella Banca d’Italia e nella Bce ma anche nelle banche d’affari, da Morgan Stanley International a Société Générale, ci spiega fino a che punto può arrivare il cinismo degli analisti? È vero che hanno a che fare con i numeri, ma leggere che «chiudere l’Ilva potrebbe essere un problema per gli 11 mila dipendenti di Taranto ma se ne avvantaggerebbero i concorrenti» lascia di stucco la gente di strada.
«Questi rapporti sono tecnici e non prendono in conto considerazioni sociali, che invece sono responsabilità della politica. La politica deve partire dai dati di fatto, dare una prospettiva di sviluppo più ampia, che tenga conto anche dell’inclusione sociale. La responsabilità della politica è di creare le condizioni affinché nuove imprese vengano a insediarsi nelMezzogiorno e creino occupazione. In altre parti d’Europa ci sono riusciti».
Oggi lei è presidente di Snam. La Puglia è spesso indicata come crocevia per l’arrivo e lo smistamento di gas da una parte dell’Europa o del Mediterraneo, all’altra. Spesso le popolazioni locali del più piccolo paese si oppongono. Come si conciliano gli interessi nazionali e internazionali con quelli locali?
«Ci sono molti pregiudizi, purtroppo, sulle infrastrutture. Alla fine ne paghiamo le conseguenze tutti, in prezzi di energia più elevati degli altri, e dunque in minore potere d’acquisto dei cittadini e meno occupazione. Siamo tutti più poveri, per scelte locali basate su pregiudizi. Non credo che l’Italia se lo può permettere ». (CdM)

venerdì 27 giugno 2014

Mors tua...

L'acciaio europeo si salva se chiude l'Ilva

La banca svizzera Ubs chiede la chiusura dell'impianto siderurgico tarantino. "In Europa esiste una sovracapacità produttiva di acciaio; è giusto fare a meno dell'industria più obsoleta e pericolosa che ci sia in giro"
L’Europa scarica l’Ilva. Lo fa attraverso il potente - e pervasivo - sistema finanziario che governa le istituzioni politiche. Uno studio redatto dalla banca svizzera Ubs, il cui titolo è tutto un programma “Il futuro dell’Ilva, il destino dell’industria siderurgica europea”, non lascia spazio ad alcun dubbio. Nel vecchio continente esiste un problema di sovracapacità produttiva per quel che concerne l’acciaio. Un eccesso dell’offerta calcolato in 20 milioni di tonnellate annue. Ragion per cui è quantomai necessario tagliare. Da dove iniziare se non dall’impianto più vecchio e mal ridotto che esiste in giro. Quello che in tutti questi anni, con la complicità dello Stato (e non solo), ha determinato morte e malattie tra gli abitanti della terza città dell’Italia meridionale.
Della serie: per salvare la produzione d’acciaio in Europa è necessario che l’Ilva chiuda e la si faccia finita con un’industria obsoleta e sotto tutela giudiziaria. Ubs sconsiglia vivamente ArcelorMittal dall’acquisire le quote di maggioranza dell’impianto tarantino. Un investimento che nel giro di pochi anni, si legge nelle note a margine dello studio redatto dall’istituto di credito elvetico, si rivelerebbe fallimentare. Sembra non esistere alcuna soluzione di continuità tra la maggiore impresa italiana e il Paese: ambedue legate dallo stesso destino e sconfitte sul terreno dell’affidabilità e della serietà. Non è un caso che, proprio sulle politiche ambientali, l’Europa consideri l’Italia uno Stato canaglia. Non c’è che dire: il semestre dell’Unione a guida italiana meglio non poteva iniziare per don Matteo. (Cosmopolismedia)


mercoledì 16 aprile 2014

Metonimia di una città. Ilva=Taranto

Ilva, Bruxelles incalza Italia:Taranto fuorilegge

La Commissione Ue incalza l'Italia sullo stabilimento siderurgico di Taranto. Nel quadro della procedura di infrazione già aperta sull'Ilva, Bruxelles si appresta a inviare a Roma una nuova lettera di messa in mora 'complementarè per la violazione di alcuni articoli delle direttive sulle Emissioni industriali (che dal gennaio 2014 sostituisce la normativa Ue sulla prevenzione e la riduzione integrate dell'inquinamento Ippc) e Seveso. Secondo quanto si apprende, la nuova iniziativa della Commissione nasce dall'analisi dettagliata della risposta inviata a Bruxelles dall'Italia a dicembre 2013 in seguito alla prima lettera di messa in mora, risalente al settembre 2013.
I contenuti del documento atterrato sulle scrivanie dei tecnici della dg Ambiente, invece di fornire rassicurazioni, dimostrerebbero al contrario che l'Ilva di Taranto non sta attuando molte delle condizioni previste dall'autorizzazione integrata ambientale, e che lo stabilimento provoca ancora «inquinamento significativo». Inoltre, nonostante vi sia prova che la violazione delle condizioni previste dall'autorizzazione pongono questioni di pericolo immediato per la salute umana e importanti effetti negativi per l'ambiente, l'Italia non ha sospeso l'attività dello stabilimento. Ma lo stesso permesso Ippc «è inadeguato», secondo Bruxelles, poichè non prevede tutti i requisiti necessari in merito alle discariche nel sito dell'Ilva, alla gestione dei sottoprodotti e dei rifiuti, al trattamento delle acque reflue, alla protezione e al monitoraggio del suolo e delle acque sotterranee. Come se tutto questo non bastasse, l'Italia viene accusata anche di violazione della direttiva Seveso, poichè risulta che l'aggiornamento della relazione sulla sicurezza dello stabilimento, iniziata nel 2008, non è stata ancora conclusa, mentre secondo la normativa, il report deve essere rivisto, e dove essere necessariamente aggiornato, ogni cinque anni.
Nel settembre scorso, in occasione dell'apertura della procedura di infrazione, il commissario Ue all'Ambiente Janez Potocnik aveva evidenziato come il caso Ilva sia «un chiaro esempio del fallimento nell'adozione di misure adeguate per proteggere la salute umana e l'ambiente». Da allora ad oggi sono trascorsi più di sei mesi, ma vista da Bruxelles la situazione non sembra essere molto cambiata. A quanto si è appreso, la decisione sulla messa in mora complementare dell'Italia per il caso Ilva è stata presa oggi dall'esecutivo europeo e potrebbe essere ufficializzata domani.

venerdì 7 marzo 2014

Coerenza

Vi ricordate Antonia Battaglia?
Se no, cliccate qui per vedere i vecchi post su di lei: la tarantina che con Peacelink ha sollevato la questione Taranto al Parlamento europeo.
In merito alla sua candidatura alle europee con la lista “L’Altra Europa con Tsipras” ha definitivamente comunicato:

Ho ricevuto stamane una bellissima lettera da parte del Comitato per la Lista “L’Altra Europa con Tsipras”, nella quale mi si invita a non ritirare la mia candidatura e a non darla vinta a chi mi vorrebbe fuori da questa lista. La lettera, firmata da Argiris Panagopoulos in nome di Alexis Tsipras, Barbara Spinelli, Marco Revelli e Guido Viale, é stata una grande testimonianza di fiducia nei miei confronti. Ma è con grande rammarico che, mio malgrado, constato ancora che tra i candidati della circoscrizione Sud rimangono i nomi di due candidati appartenenti a SEL.  In una lettera invitata al Comitato con Alessandro Marescotti e Riccardo Rossi, quando ancora le candidature non erano state validate, avevamo posto una condizione *sine qua non*: che nella lista “L’Altra Europa con Tsipras” non ci fossero esponenti dei partiti politici ed in particolare di SEL, le cui posizioni su Taranto sono in contrasto con cio’ che rappresento. La mia dichiarazione del giorno 5 marzo riaffermava quanto già sostenuto al momento della presentazione del mio nome, fin dall’inizio. I miei principî morali ed etici e la netta consapevolezza di non voler portare avanti una campagna per Taranto e per il Sud tutto in Europa, accanto ad esponenti di un partito che ancora ieri ha continuato a disconoscere le proprie gravi responsabilità sulla questione ILVA, mi inducono a riaffermare con forza la mia scelta. Pertanto ho pregato il Comitato di voler provvedere a levare il mio nome dalla lista dei candidati della circoscrizione Sud. Auguro ad Alexis Tsipras tutto il successo che merita in Europa.

La questione dell'incompatibilità era già stata sollevata una settimana fa dal Fondo Antidiossina Taranto con una nota polemica nello stile classico dell'ambientalismo locale:

Nuove tensioni nel movimento ambientalista tarantino. Ad agitare il variegato fronte degli ecologisti è la possibile partecipazione alle prossime europee di Antonia Battaglia (Peacelink). Nei mesi scorsi la Battglia è stata fortemente impegnata per portare il caso dell’Ilva di Taranto all’attenzione della Commissione europea, riuscendo a far avviare una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto delle norme anti-inquinamento.
Lo strappo si è consumato tra l’esponente di Peacelink e Fabio Matacchiera.

sabato 15 febbraio 2014

La nuova legge Ilva/Terra dei fuochi

Ilva sfida Bruxelles
 
La legge n.6 del 6 febbraio 2014, cosiddetta “legge ILVA/Terra dei Fuochi”, approvata in Senato qualche giorno fa, é una norma che fa storia nella giurisprudenza italiana ed europea perché rappresenta un attacco al bilanciamento dei poteri sancito dalla Costituzione ed una contrapposizione netta al diritto comunitario europeo.
I risvolti di questa recente sanatoria sono molteplici, con importanti conseguenze a livello nazionale ed europeo, che vanno ben al di là della realtà locale di Taranto.
Il primo punto che desta preoccupazione riguarda la flagrante violazione della direttiva europea IPPC (Riduzione e Prevenzione Integrate dell’Inquinamento) e la sua applicazione nel diritto italiano perché, se la direttiva obbliga il governo alla messa a norma degli impianti inquinanti di Taranto attraverso il rispetto dell’AIA (autorizzazione intergrata ambientale), tuttavia con la legge n. 6 si autorizza l’ILVA a non attuare il 20% delle prescrizioni dell’AIA stessa e quindi della direttiva IPPC.
Il comma d dell’articolo 7 sancisce, infatti, che gli stabilimenti di Taranto potranno continuare a produrre anche solo avendo avviato l’adozione dell’80% del numero complessivo delle prescrizioni. In quel 20% di prescrizioni esentate a priori, l’ILVA ed il governo – che controlla e dirige ILVA attaverso la struttura di commissariamento- potranno includervi prescrizioni importanti quali la copertura del parco minerali o la riduzione delle emissioni non controllate della cokeria, che hanno degli effetti potenzialmente molto pericolosi sulla salute della popolazione, dimostrati negli studi scientifici e nelle perizie del Tribunale di Taranto.
Il governo ha deciso quindi di porsi al di là del rispetto della legge e della direttiva europea IPPC e di andare anche contro la sentenza della Corte Costituzionale di maggio scorso (n.85/20) che, nel sancire la persistenza del vincolo cautelare sulle aree ed impianti dello stabilimento ILVA posto sotto sequestro il 25 luglio 2012, ha riaffermato che “l’attività produttiva è ritenuta lecita alle condizioni previste dall’AIA riesaminata. … la cui inosservanza deve ritenersi illecita e quindi perseguibile ai sensi delle leggi vigenti”. ...

giovedì 19 dicembre 2013

La discarica delle vergogne







DISCARICA ILVA: ESPOSTO ALLA PROCURA DI TARANTO
OGGETTO: discarica Mater Gratiae dal satellite: Fondo Antidiossina ricorre alla Procura di Taranto e alla Commissione Europea


Il Fondo Antidiossina comunica che è stato appena depositato (ore 10.45), presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Taranto, un esposto indirizzato al Procuratore Dott. Franco Sebastio ed è stata inviata un' informativa alla Commissione Europea circa possibili e gravi criticità ambientali nei siti di discarica dell'Ilva.

Infatti, dallo studio attento e particolareggiato, effettuato sulle foto realizzate in tempi diversi, dai satelliti a cui fa riferimento Google e quelli a cui fa riferimento Microsoft, si evincerebbe che, all'interno della stessa discarica, già oggetto della Vs. attenzione, siano presenti nel terreno numerose depressioni e voragini (artificiali o naturali?) che potrebbero essere materia di indagini ed di approfondimenti, al fine di verificare se possano essere state utilizzate per il drenaggio e lo scarico di reflui industriali potenzialmente pericolosi ed in particolare per la gestione dei rifiuti liquidi, di fanghi e di percolati. Ci si chiede, pertanto, se tutto ciò possa aver causato un'immissione diretta di dette sostanze nel suolo e nel sottosuolo con il potenziale interessamento dei sistemi della falda acquifera superficiale e profonda che confluiscono direttamente nei vicini Mar Grande e Mar Piccolo di Taranto.
Si noti che:
1) Negli ingrandimenti delle foto allegate (scaricabili anche attraverso la visione dei seguenti link: http://it.bing.com/maps/ in visione panoramica e dettagliata per la Microsoft ehttps://www.google.com/maps/preview#!data=!1m4!1m3!1d9745!2d17.223514!3d40.5278346!2m1!1e3&fid=7 per Google che riguardano alcune aree della discarica in oggetto, si rileverebbero dei "punti critici" che sottoponiamo alla vostra attenzione per eventuali approfondimenti. Infatti, sembrerebbe che nel "punto "X", evidenziato nelle foto "A" e A/bis", sia stato realizzato uno scarico a cui, sembrerebbe abbiano avuto accesso dei mezzi pesanti gommati (sono visibili, infatti, i segni dei pneumatici che lasciano pensare all'utilizzo di tale punto, quale recapito finale di rifiuti liquidi o fanghi di colore bruno di cui ignoriamo la tipologia)
2) Nel punto "Y" delle foto "B" e "B/bis" si evincerebbe, invece, che più a sud nella discarica in oggetto sia stata creata un'area di convogliamento di fanghi che, ci chiediamo, se sia stata isolata con il suolo ed il sottosuolo. In particolare, facendo un raffronto tra le foto estratte dal satellite di Google, con quelle del satellite della Microsoft (temporalmente precedente), si evince che sia stata realizzata un'area "sospetta" che non ci pare rientrare in quella delle vasche di discarica destinate alla gestione operativa dei rifiuti
3) Nella foto C e C/bis, invece, si può notare un'altra area che potrebbe essere oggetto della Vs.attenzione. Si noti uno stoccaggio di materiale metallico, verosimilmente fusti: ci chiediamo se esso risulta essere stato realizzato per categorie omogenee, nel rispetto delle norme tecniche di deposito. E fatto ancor più interesante potrebbe essere quello di sapere se quei fusti contengano o abbiano contenuto sostanze pericolose.
Tutto quanto esposto potrebbe essere interpretato come violazione delle disposizioni normative di cui all'All.2 del Dlgs 3603 e degli artt.256 e 137 del decreto legislativo 152/2006 e s.m.i.
Si ricordi che le attività di smaltimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi in discariche non autorizzate, nonché di recupero di rifiuti e di gestione di sottoprodotti, qualificate dall’Autorità Giudiziaria quali “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”, hanno determinato il sequestro per equivalente della società Riva Fire, a causa delle gravi violazioni di cui agli artt. 208, 256 c. 1, 259 del D.Lgs. 152/06 e s.m.i. e art. 10 c. 3, e 14 del D.Lgs. n. 36/03-
E’ degno di nota il fatto che nelle vicinanze della predetta discarica si svolgono attività di coltivazione.
I dati oggetto dell'esposto del Fondo Antidiossina verranno comunicati, in data odierna, da Antonia Battaglia alla Commissione ed al Parlamento europei che svolgono indagini sulla questione nell'ambito dell'infrazione in corso.
L'infrazione lanciata dalla Commissione Europea, il 26 settembre 2013, ha aperto una procedura contro l’Italia per violazione di diritto europeo in materia ambientale sulla questione ILVA: la Commissione é nella fase di valutazione attenta dell'evoluzione della situazione a Taranto. La procedura di infrazione aperta dalla Commissione é nata in seguito alle denunce e all’azione di PeaceLink e del Fondo Antidiossina che hanno portato a Bruxelles la realtà di cio’ che accadeva e continua ad accadere a Taranto.

Taranto, 19 dicembre 2013
Fabio Matacchiera (presidente Fondo Antidiosina Taranto)
Antonia Battaglia

lunedì 16 dicembre 2013

Altri dati per la Commissione

Ilva, Commissione europea indaga su emissioni in mare

Nell’ambito della procedura di infrazione già avviata contro l’Italia il 26 settembre scorso per i mancati controlli sull'inquinamento prodotto dall’Ilva di Taranto, la Commissione europea sta compiendo accertamenti anche sulle emissioni in mare. Lo rende noto il comitato Legamjonici, che aveva informato la stessa Commissione Europea dell’esistenza di uno studio in grado di attribuire possibili responsabilità sulla contaminazione dei mitili del primo seno di Mar Piccolo anche all’Ilva di Taranto, integrando una denuncia già presentata sull'inquinamento del mare.
"Legamjonici – sottolinea in una nota la portavoce Daniela Spera – ha fatto notare alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea che l’Ilva di Taranto è fonte inquinante ancora attiva e che continua a contaminare i terreni circostanti e le acque. Per questa ragione abbiamo chiesto l’intervento immediato delle Autorità Europee".
Nella lettera di risposta, la Commissione europea fa presente che le informazioni trasmesse da Legamjonici "saranno prese in considerazione nell’ambito della procedura d’infrazione". Uno studio allegato dal comitato ambientalista, condotto dal Dipartimento di Ingegneria Civile Idraulica del Politecnico di Bari in merito alla circolazione degli inquinanti nel Mar Piccolo, spiega "che il flusso d’acqua degli scarichi Ilva in Mar Grande, combinato con l’effetto dell’idrovora che preleva l'acqua da Mar Piccolo, condiziona la circolazione idrica in tutto il bacino, determinando la possibilità che gli inquinanti scaricati nel canale arrivino, tramite l’effetto del vento e delle maree, in 15 giorni nel Mar Piccolo, contaminando quindi le cozze". (GdM)

martedì 26 novembre 2013

Comunicato stampa
PeaceLink e Fondo Antidiossina informano le istituzioni EU della grave situazione attuale di Taranto
 Antonia Battaglia, Alessandro Marescotti, Fabio Matacchiera (Peacelink e Fondo Antidiossina)

PeaceLink e Fondo Antidiossina informano le istituzioni EU della grave situazione attuale di Taranto
in allegato foto e video 
video: http://youtu.be/3kX5xH4jYag  (link)


In relazioni agli ultimi preoccupanti eventi di questi ultimi giorni, PeaceLink e Fondo Antidiossina hanno comunicato stamane alla Commissione Europea ed al Parlamento Europeo che la situazione all'ILVA di Taranto e di conseguenza in città resta particolarmente grave.
 Le alte concentrazioni di IPA registrate nelle ultime settimane e le imponenti colonne di fumi neri rilasciati nell'aria da fenomeni di slopping nella giornata di ieri sono state ampiamente documentate e dettagliate nelle relazioni inviate a Bruxelles.
PeaceLink e Fondo Antidiossina invitano le autorità italiane a prendere posizione rispetto a questi eventi fuori norma e preoccupanti, in particolare il Ministero della Salute il cui silenzio, in una vicenda che tocca direttamente la salute di tutti i cittadini di Taranto, rimane inspiegabile.
Invitiamo inoltre le istituzioni europee a considerare la piena gravità degli eventi che continuano a susseguirsi a Taranto e di cui cittadini e lavoratori pagano direttamente pesantissime conseguenze sulla propria salute.

sabato 19 ottobre 2013

Anche le teste...

Ilva: ambientalisti a Bruxelles, a Taranto è tutto contaminato

''La diossina, a Taranto, é stata trovata nel sangue e nel latte materno; la diossina a Taranto copre tutto e ha contaminato tutto''. Lo ha sottolineato Antonia Battaglia, in rappresentanza di Peacelink e Fondo Antidiossina Taranto, nel corso dell'audizione tenuta oggi al Parlamento Europeo sui danni provocati dall'inquinamento degli impianti Ilva. ''Negli anni scorsi - ha proseguito - abbiamo avuto le più alte concentrazioni di diossina d’Europa, molti dicono del mondo''.
Peacelink e Fondo antidiossina Taranto sono titolari della denuncia che il 26 settembre scorso ha portato la Commissione europea ad avviare la procedura di infrazione contro l'Italia a causa dei mancati controlli sull'Ilva. Durante l'audizione della rappresentante delle associazioni ambientaliste non era presente alcun europarlamentare italiano.
''La diossina a Taranto - ha aggiunto Battaglia riferendosi a Taranto - è ovunque, non ci sono essere umani o animali che siano stati risparmiati dai suoi effetti, effetti che stanno devastando ora, oggi, mentre parliamo, ciò che non era stato devastato fino ad ora ma che presto lo sarà, perché niente può sopravvivere restando in salute a quelle concentrazioni di inquinamento''. Battaglia ha fatto presente che Taranto ancora oggi attende ''il campionamento in continuo dei dati ambientali e non ne abbiamo alcuna informazione, semplicemente perché il campionamento non é stato realizzato''. Ed è ''qui - ha detto - che le autorità italiane non sono intervenute in nostro favore, ed é qui e per questa ragione che oggi Taranto ha un’altissima percentuale di malati di cancro, di malattie infantile, di patologie neurologiche e cardiovascolari''.
Ma la diossina, ha proseguito la rappresentante delle associazioni ambientaliste, ''non è il nostro solo nemico a Taranto perché le emissioni nell’ambiente di altri agenti inquinanti altrettanto pericolosi giocano un ruolo fondamentale. E le emissioni liberano IPA, PCB, furani, benzene, benzoapirene, berillio, PM10, tra gli altri. I bambini di Taranto hanno il piombo nel sangue, la polvere minerale nei polmoni e il PM10 ha attaccato le loro cellule. I bambini di Taranto - ha chiosato - al momento non hanno futuro''.
''Le autorità italiane hanno sempre saputo ma fingono ancora di non vedere. Al momento, continuano a garantire all'Ilva di poter produrre come ha sempre fatto negli ultimi 20 anni. Sono qui oggi per portarvi la testimonianza del fatto che a Taranto la situazione non è cambiata, e che tutte le presunte misure prese dalle istituzioni non sono state efficaci e anche se lo fossero state, essere non sono state messe in opera''. E' un'altro dei passaggi chiave del discorso pronunciato oggi da Battaglia  al Parlamento Europeo, che ha aggiunto: ''Noi non vogliamo morire per la produzione, lo abbiamo fatto per decenni, è ora di cambiare e abbiamo bisogno del vostro aiuto. Per favore, non lasciate che il mio appello cada nel vuoto''.
Prosegue indagine Ue, entro novembre risposta Italia
Prosegue a Bruxelles la procedura d'infrazione avviata sul caso dell'Ilva di Taranto e la Commissione Ue si aspetta una replica delle autorità italiane ''entro fine novembre''. Lo ha riferito oggi un funzionario dell'esecutivo comunitario durante l'audizione alla commissione Petizioni dell'Europarlamento. ''Abbiamo avviato una procedura d'infrazione perché siamo molto preoccupati per i livelli delle emissioni delle produzioni siderurgiche'', ha osservato il funzionario, che ha chiesto al nostro Paese l'attuazione di ''misure efficaci'' per garantire la tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini. La presidente della commissione Petizioni, Erminia Mazzoni (Pdl), ha sottolineato che gli eurodeputati discutono del problema Ilva da oltre sei anni, mentre l'esecutivo comunitario ha deciso di agire contro l'Italia soltanto il mese scorso. ''Sei anni sono troppi, è necessario accelerare le procedure per salvaguardare la salute e l'ambiente: i cittadini di Taranto non possono, e non devono, aspettare ancora'', ha affermato la Mazzoni. (Ansa)

mercoledì 16 ottobre 2013

PeaceLink e Fondo Antidiossina invitate al Parlamento Europeo

Comunicato stampa

PeaceLink e Fondo Anti Diossina parteciperanno domani 17 ottobre ai lavori della Commissione Petizioni del Parlamento Europeo, dove si terrà una discussione sull'inquinamento da diossina nell'area industriale di Taranto.
In rappresentanza delle due associazioni invitate a relazionare a Bruxelles, Antonia Battaglia terrà un discorso sulla situazione sanitaria ed ambientale di Taranto e sull'Ilva.
Un dossier, che dettaglia la realtà di Taranto e la grande sfida che pesa sulla città, sarà consegnato ai deputati presenti in aula e agli addetti ai lavori del Parlamento.
PeaceLink e Fondo Antidiossina apprezzano moltissimo l'attenzione delle Istituzioni Europee verso la situazione di Taranto.
Le due associazioni continuano peraltro il proprio lavoro con la Commissione Europea, che ha portato al lancio della procedura di infrazione del 26 settembre scorso.
Sul sito di PeaceLink  verra' diffuso domani l'appello al Parlamento Europeo di PeaceLink e Fondo Antidiossina. Inoltre saranno fornite altre informazioni piu' dettagliate sull'iniziativa che in serata domani si colcludera' con una diretta su web-tv a cui partecipera' Antonia Battaglia.(www.peacelink.it)

venerdì 27 settembre 2013

Solidarietà tarantina

La donna, tre figli, tarantina che vive in Lussemburgo aveva segnalato la questione alle autorità comunitarie
Come è nata la decisione di scrivere alla commissione?
"In realtà non sapevamo con chi parlare e così ho cercato i numeri su Internet. Ho telefonato e mi hanno passato la persona competente Il 26 aprile del 2013 con Alessandro Marescotti e Fabio Mattacchiera abbiamo scritto una lettera al commissario all'Ambiente. Abbiamo raccontato di quello che stava accadendo a Taranto, di come la situazione nel capoluogo ionico fosse diventata oramai insostenibile".
E così lo avete convinto ad approfondire il caso.
"Si, perché abbiamo mandato dati scientifici, ci siano attenuti ai fatti, senza alcun accenno polemico. Così è cominciato il carteggio. Ho iniziato a fare pressing con le telefonate, mandando e mail alle quali ho allegato documenti, dati, come quelli epidemiologici o quelli contenuti nello studio Sentieri ed ancora ho inviato iprovvedimenti della magistratura. Così è nata la discussione con il Gabinetto del presidente della commissione. A maggio siamo stati ricevuti per la prima volta. E l'incontro, con nostra sorpresa, è durato due ore e mezzo. In quell'occasioneabbiamo mostrato un video, portato altre carte. Da allora ho cominciato a tradurre centinaia di documenti e li ho inviati a Bruxelles via e-mail".
I tempi dell'Europa sono stati più veloci di quelli dell'Italia.
"Si.
In questi decenni abbiamo parlato con tutte le istituzioni, ma le azioni sono quelle che contano".
E ora cosa vi aspettate ?
"Ci aspettiamo maggiore attenzione da parte delle istituzioni. Saremo contenti se il governo si rendesse realmente conto di quella che è diventata la situazione a Taranto dove c'è emergenza non solo ambientale, ma anche sanitaria. Ecco è questo quello che ora, con la decisione della commissione europea, ci aspettiamo dal nostro paese".

giovedì 26 settembre 2013

Tarantini vale nulla, italiani vale poco, europei per fortuna vale qualcosa!

La Commissione europea ha deciso oggi a Bruxelles di inviare all'Italia una lettera di messa in mora, primo stadio della procedura d'infrazione comunitaria, per non aver garantito finora che l'Ilva di Taranto rispetti le prescrizioni dell'Ue relative alle emissioni industriali, con gravi conseguenze per la salute umana e l'ambiente. L'Italia è inoltre inadempiente anche rispetto alla direttiva sulla responsabilità ambientale, che sancisce il principio "chi inquina paga". Le prescrizioni non rispettate (o rospettate solo parzialmente) erano contenute nell'autorizzazione integrata ambientale (Aia), che applica la direttiva Ue sulla prevenzione e riduzione integrate dell'inquinamento ("direttiva Ippc") proveniente dalle attività industriali ad alto potenziale inquinante.
La Commissione ha agito in seguito a diverse denunce provenienti da cittadini e Ong, e in particolare Peace Link e il Fondo Antidiossina, che nel maggio scorso, incontrando il commissario all'Ambiente Janez Potocnik, avevano denunciato la non ottemperanza da parte dell'Ilva di 35 prescrizioni dell'Aia su 90.
Il governo italiano ha ora due mesi per rispondere a Bruxelles. Secondo la Commissione, "la maggior parte dei problemi deriva dalla mancata riduzione degli elevati livelli di emissioni non controllate generate durante il processo di produzione dell'acciaio". In un comunicato, l'Esecutivo Ue aggiunge che "le prove di laboratorio evidenziano un forte inquinamento dell'aria, del suolo, delle acque di superficie e delle falde acquifere, sia sul sito dell'Ilva, sia nelle zone abitate adiacenti della città di Taranto. In particolare, l'inquinamento del quartiere cittadino di Tamburi è riconducibile alle attività dell'acciaieria".
Oltre a queste violazioni della direttiva Ippc, alla Commissione "risulta che le autorità italiane non hanno garantito che l'operatore dello stabilimento Ilva di Taranto adottasse le misure correttive necessarie e sostenesse i costi di tali misure per rimediare ai danni già causati", come avrebbe dovuto fare in applicazione della direttiva Ue sulla responsabilità per danno ambientale.
La Commissione, "pur ritenendo un segnale positivo i recenti impegni assunti dalle autorità italiane per rimediare alla situazione, chiede tuttavia all'Italia di rispettare gli obblighi cui è tenuta ai sensi della direttiva Ippc e della direttiva sulla responsabilità ambientale", ed "è pronta ad aiutare le autorità italiane nei loro sforzi per risolvere queste questioni gravi", conclude la nota di Bruxelles. (tmnews)

martedì 24 settembre 2013

Tra un po' proteggeranno per legge anche il cane di Riva...

Il decreto sul commissariamento Ilva: si estende anche alle controllate dei Riva

fonte
Spunta la soluzione tecnica del governo sul caos Ilva-Riva: il commissariamento dell'Ilva esteso alle "controllate o collegate", con l'eventuale nomina di fino a 3 subcommissari. E' quanto prevede la bozza del decreto che il Governo ha approntato per sbloccare la produzione dopo il sequestro ai Riva, secondo quanto riporta l'agenzia Ansa. Sarà possibile consentire utilizzo e gestione di beni, azioni e liquidità sotto sequestro preventivo. Con un dl in 5 articoli, per norme da far entrare in vigore "il giorno stesso della pubblicazione", e applicabili anche "ai sequestri già disposti" prima di quella data, il Governo punta a varare una soluzione al caso Riva disponendo che - sono le parole con cui il ministro Flavio Zanonato ha ieri indicato il senso della norma - "se avviene un sequestro deve avvenire tutelando l'attività produttiva".
Il primo articolo estende il decreto del commissariamento Ilva dello scorso 4 giugno a tutte le società controllate o collegate. Il secondo ne estende il regime, prevede la nomina di "fino a tre subcommissari" per le società alle quali viene esteso il commissariamento, e la tenuta di una "contabilità speciale riguardante i beni oggetto di sequestro". Commissario e subcommissari, è inoltre previsto, "sono immessi nella titolarità e nel possesso delle azioni, delle quote sociali, dei cespiti aziendali e della liquidità delle società" sotto commissariamento, "e le amministrano al fine di perseguire l'esercizio delle attività d'impresa". A Commissari e subcommissari anche il compito di redigere e approvare i bilanci della spa Ilva e delle sue controllate, prevede il terzo articolo.
Mentre il quarto tocca il nodo dei beni sotto sequestro preventivo, compresi titoli, quote azionarie e liquidità, anche se in deposito; e indica che "l'organo di nomina giudiziale ne consente l'utilizzo e la gestione agli organi societari esercitando i necessari poteri di vigilanza". La liquidazione dei beni sequestrati e la destinazione dei ricavi al fondo unico di Giustizia è una ipotesi prevista nel caso in cui "l'attività di impresa non sia concretamente e oggettivamente perseguibile". L'ultimo articolo dispone l'immediata entrata in vigore delle norme. Il dl va inquadrato come "ulteriori disposizioni urgenti a tutela di imprese di interesse strategico nazionale".
Mentre il governo si dà da fare, lo stesso accade in Europa. Domani la Commissione dovrebbe aprire la procedura di infrazione contro l'Italia sul caso Ilva: il Belpaese non ha rispettato gli obblighi indicati dall'Aia (autorizzazione integrata ambientale) per le emissioni inquinanti e non ha imposto all'azienda il rispetto della direttiva sulla responsabilità civile per danno all'ambiente. (Rep)

domenica 22 settembre 2013

Un titolo ambiguo...



Pare brutto, nel 2013, pensare di "buttare via" tutti quei soldi per migliorare (manco risolvere) la compatibilità ambientale? Costavano meno quattro tarantini tumorati e una fetta d'Italia trasformata in discarica per sempre?
E come "scongiuriamo" l'infrazione, col certificato medico taroccato come gli studenti che si assentano nel giorno delle interrogazioni?
Ah, che brutta cosa il giornalismo ambiguo (e manco troppo...)!

L'ilva produrrà acciaio pulito. Ma a che prezzo?
A Taranto si produrrà acciaio pulito. Quando non si sa. Nel frattempo, gli scarichi dell’Ilva finiscono sotto la lente della Commissione europea che, salvo dietrofront dell’ultimo minuto, giovedì prossimo aprirà una procedura di infrazione in materia ambientale contro l’Italia. Contraddizioni, ennesime, di una vicenda, quella dello stabilimento siderurgico più grande d’Italia, che è ben lontana da una soluzione.
Circa 2 milioni di tonnellate annue, sulle otto in totale concesse dalla nuova Aia, potrebbero essere prodotte con una tecnologia che non avrà più bisogno dell’agglomerato e delle cokerie. Il vantaggio è quello di un drastico abbattimento dell’inquinamento e un incremento della produttività degli altoforni. Saranno usati pallets di ferro preridotto e metano al posto del carbon coke. Inoltre, verrebbero ridimensionati i parchi minerali e lo spolverio, purtroppo tipico di queste aree, subirebbe una riduzione complessiva dovuta anche al fatto che il preridotto si presenta in forma spugnosa.
“Una sfida - ha detto il sub commissario Edo Ronchi - non solo per risanare la fabbrica, ma anche per produrre acciaio in modo pulito”. E annuncia un accordo con un pool di banche da 2,4 miliardi di euro per finanziare i lavori dell’Autorizzazione integrata ambientale. Un miliardo e 800 milioni per la stessa Aia in tre anni, il resto, invece, per manutenzioni e innovazioni impiantistiche.
LA SIDERURGIA ECOLOGICA IN EUROPA
Taranto, quindi, come la siderurgia austriaca. Il siderurgico di Linz è stato in grado, nel tempo, di adeguare le sue tecniche produttive alle migliori disponibili al momento diventando punto di riferimento normativo a livello europeo in materia ambientale. Inoltre, è riuscito a mantenere competitiva la propria produzione nei confronti della concorrenza degli operatori dei paesi emergenti. La città austriaca ospita un’acciaieria che produce più della metà dell’acciaio che si produce a Taranto. Eppure Linz è la seconda città dell’Austria per salubrità dell’aria.
O come a Dortmund, conosciuta come la città dell’acciaio e della birra nella Ruhr più profonda e industrializzata. Ma al giorno d’oggi non ci sono più minatori all’opera e gli altiforni sono ormai raffreddati da tempo. Restano in città le ex fabbriche diventate musei e luoghi di ritrovo culturale. E ancora Duisburg ed Essen, completamente riconvertite e ora fiori all’occhiello della cultura tedesca.
Metz, in Francia, Bilbao, in Spagna, Heerhungowaard, in Olanda. Tutte città riconvertite all’acciaio pulito. Tutte, tranne Taranto, dove invece si è ad un punto di non ritorno: o la salute o il lavoro.
VIOLATI I LIMITI, ITALIA A RISCHIO INFRAZIONE
“L’Ilva ha violato i limiti di vari permessi ambientali concessi dalle autorità italiane, e l'Italia non ha monitorato a sufficienza queste violazioni e non ha preso misure adeguate”, spiega una fonte della Commissione Ue. Al ministero dell’Ambiente, che è in costante contatto con la Commissione sui vari temi ambientali, al momento non è ancora arrivata nessuna comunicazione ufficiale. Però, secondo quanto apprende l’agenzia Ansa, già nelle prossime ore il ministro Orlando invierà una lettera al commissario all’ambiente Janez Potocnik, con tutti gli aggiornamenti inerenti la salvaguardia ambientale dell’Ilva, resi possibili dal commissariamento dell’azienda.
Dal marzo 2012 è attivo un fitto carteggio tra la Commissione e l’Italia finalizzato all’acquisizione, da parte di Bruxelles, delle informazioni necessarie a valutare la situazione. Le risposte italiane date finora non sono però bastate a rassicurare la Commissione sul rispetto delle norme europee in materia di ambiente. Tanto che la proposta di avvio della procedura d’infrazione ha superato la fase istruttoria ed è pronta per essere esaminata dal collegio dei commissari. Si lavora per scongiurarla. (panorama)

sabato 21 settembre 2013

Roba da vantarsene!

Ma se ai Riva gli arrivasse una multa per eccesso di velocità, toglierebbero i limiti in tutta Italia?
O forse, sposterebbero gli autovelox dove non rileverebbero nulla (come è stato fatto per le centraline ai Tamburi...).
www.formiche.net

Ilva: Zanonato, a giorni decreto per sblocco attività Riva

"Il decreto conto che sia fatto all'inizio della prossima settimana, quindi nei prossimi giorni". Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, interpellato sullo stop delle attivita' del Gruppo Riva dopo il decreto di sequestro disposto dai magistrati. Il ministro ha spiegato che per rendere coerente la norma con il sistema giuridico dovra' essere valutata dal ministero di Giustizia: "Facciamo un decreto - ha detto ancora Zanonato - il decreto poi verra' convertito in legge dalla Camera con le eventuali modifiche che le Camere vorranno apportare" . (AGI)

Ilva, Ue: possibile procedura  di infrazione contro l'Italia

A meno di novità che potrebbero emergere nei contatti tra Bruxelles e Roma, giovedì la Commissione Ue dovrebbe aprire una procedura di infrazione contro l'Italia per gli scarichi dell'Ilva e la violazione da parte del gruppo siderurgico di altre norme ambientali. La Commissione intende censurare l'Italia perché non ha controllato in misura sufficiente le violazioni commesse dall'Ilva e, di conseguenza, non ha preso le misure necessarie.
Nelle prossime ore il ministro dell'Ambiente Orlando invierà una lettere al commissario Potocnik, con tutti gli aggiornamenti inerenti la salvaguardia ambientale dell'Ilva, resi possibili dal commissariamento dell'azienda. A quanto si apprende Orlando e Potocnik si incontreranno a New York la prossima settimana.
Il ministro dell'Ambiente e il commissario Ue Potocnik dovrebbero incontrarsi durante la sessione dell'assemblea generale dell'Onu dedicata al clima. Fonti del ministero dell'Ambiente fanno inoltre sapere che al momento non sono ancora pervenute comunicazioni ufficiali da Bruxelles e che con la Commissione Ue sono in corso contatti continui.
"E' stata un'altra giornata di lavoro intenso sulla questione Riva. Per la prima volta dopo il sequestro, azionisti, management dell'azienda e custode si sono incontrati nel mio ufficio al Mise per capire come far ripartire al più presto la produzione degli impianti sequestrati. Ci sono due questioni principali da risolvere". È la dichiarazione postata dal ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, sul suo profilo Facebook.
"Il custode deve capire come recuperare - e successivamente impiegare - le risorse sequestrate e al momento conservate nel Fondo Unico di Giustizia. Questi fondi - spiega Zanonato - servono per il funzionamento di base delle aziende, in primis per il pagamento degli stipendi e dei fornitori. Poi bisogna chiarire, in modo inequivocabile, che un'azienda o un impianto produttivo, quando vengono sequestrati, devono continuare nella loro produzione. Bloccare l'operatività di un'azienda, anche per un breve periodo, significa farle perdere clienti, fatturato, quote di mercato, con conseguenze gravissime sul fronte occupazionale. Per questo, insieme al ministero della Giustizia, stiamo predisponendo una norma, da portare in Cdm nei prossimi giorni, che consenta al giudice di disporre il sequestro di un'impresa senza pregiudicarne l'operatività".
"Sarà una norma importante per tutte le aziende. Lavoriamo - scrive ancora Zanonato - con la piena consapevolezza che bisogna superare tante difficoltà nel minor tempo possibile. Il futuro di tanti lavoratori e delle loro famiglie è a rischio. Proprio per questo, insieme ai miei collaboratori, continueremo a mettercela tutta". (RAI)

martedì 16 luglio 2013

Antonia Battaglia. Omen nomen!

Ilva Taranto. Destinati a morire di 'ambiente'. Parla Antonia Battaglia di Peacelink
 
Mentre  la lettera di Enrico Bondi inviata al governatore della Puglia fa ancora discutere a Taranto si continua ad assistere alla lenta morte di una città, il cui futuro è stato inesorabilmente segnato dall'assoluto isolamento in cui versa, grazie soprattutto alle mancate politiche.
Abbiamo incontrato Antonia Battaglia esponente di Peacelink e del Fondo Antidiossina che da anni si batte contro lo stato ambientale che, prima l'Italsider e poi l'Ilva, hanno drammaticamente provocato su questo territorio. Giovedì scorso avete per la seconda volta relazionato in Commissione Europea le ultime notizie sulla gravità della situazione dell'Ilva ...
Sì esatto, va precisato che oltre alla recente relazione siamo da qualche mese costantemente in contatto sia con la Commissione Europea che con il Parlamento Europeo, ai quali  comunichiamo tutti gli aggiornamenti sulle questioni legate all'Ilva e sulla gravità della situazione ambientale che registriamo quotidianamente nella città di Taranto. (LEGGI LA RELAZIONE)
In sostanza cosa emerge dalle ultime relazioni...
Dopo il sequestro dello scorso anno disposto dal gip Patrizia Todisco e dopo il recente  decreto 61, meglio conosciuto come “salva Ilva bis” che dopo aver incassato il sì della Camera, la situazione non solo è rimasta immutata, bensì è addirittura peggiorata. Quello che l'Aia, l'Autorizzazione integrata ambientale, ha prodotto in questi mesi in termini di prescrizioni non è mai stato rispettato proprio nei suoi punti piu' importanti. Nessun sistema di monitoraggio previsto dall'AIA, ad esempio, è ancora stato installato. E di questo ne tengono conto anche le nostre relazioni in cui si esprime lo stesso parere del garante e della magistratura.
Per quali motivi vi siete rivolti all'istituzione europea?
Quando ci siamo resi conto che questa strada alternativa poteva rappresentare una speranza. La promessa di cooperazione con il governo italiano e quindi con l'Aia, infatti,  andava nettamente contro le nostre aspettative. Insomma il cerchio si stava chiudendo attorno alla città nel disinteresse generale delle istituzioni, tant'è che la situazione sanitaria epidemiologica a Taranto non è solo peggiorata, ma con il varo dell'Ilva bis, rischiamo di perdere definitivamente anche il nostro unico interlocutore diretto, ovvero l'Aia con il suo garante, che comunque rappresenta un organo di controllo importante. Ma non solo. Anche  il sequestro avvenuto il 24 maggio pari  a 8,1 miliardi di euro sequestrati alla famiglia Riva su disposizione del gip Todisco, rischia di essere dissequestrato con un nulla di fatto.
Abbiamo già relazionato il 15 maggio e l'11 luglio scorso direttamente con il gabinetto di Janez Potočnik, il Commissario Europeo per l'ambiente e poi direttamente con Karl Falkenberg, Direttore generale della Direzione Generale Commissione Europea Ambiente. A loro trasmettiamo  tutti i dati aggiornati in tempo reale, come l'aumento dei tumori, l'incremento della malattie infantili pediatriche e non ultimo il ritrovamento di tracce di diossina anche nell'acqua e non soltanto nelle emissioni atmosferiche com'era già stato appurato.
Intanto però all'Ilva si continua a produrre...
Sì. L'ilva, nel frattempo, continua a produrre a ritmi molto più serrati di prima e sappiamo con certezza che qualsiasi controllo viene automaticamente eluso. Perfino le 94 prescrizioni di cui si parla nella relazione dell'Aia e che avrebbero dovuto porre dei successivi divieti non sono mai state osservate come quando la loro attuazione comportava un costo, un investimento, come riporta l'ultimo rapporto del garante datato 2 luglio 2013.
La cosa grave è che  gli operai,  non solo sono costretti a lavorare in un ambiente altamente inquinato e lesivo per le loro vite,    come attesta l'ordinanza del Gip Todisco, ma vivono la loro condizione come un costante ricatto in cui l'occupazione diventa l'unica fonte di sostentamento da preservare a tutti i costi visto che molti sono  padri di famiglia monoreddito.
Cosa ne pensi delle recenti dichiarazioni di Enrico Bondi, che parla di morti a Taranto causate dal fumo e dall'alcol?
Sono parole offensive e oltraggiose per la città e per i suoi abitanti. Nel quartiere Tamburi bisogna tenere le finestre sempre chiuse perchè spesso respirare quell'aria provoca malesseri continui. Forse Bondi non sa neppure che proprio nel cimitero di Taranto il sindaco ha emesso un'ordinanza che obbliga gli addetti allo scavo e alla tumulazione dei defunti di indossare delle tute integrali, poichè il terreno è talmente impregnato di inquinanti che smuoverlo può produrre gravi effetti. 
Mi sembra di capire che le speranze siano davvero poche, almeno in Italia. Esiste qualche soluzione fattiva?
Direi siamo senza speranze. Tuttavia abbiamo degli esempi dall'estero dove stabilimenti industriali sono stati messi in sicurezza dal punto di vista ambientale con investimenti importanti. Insomma se la politica agisse di conseguenza anche in Italia l'Ilva potrebbe innescare una procedura di produzione cancellando l'impatto inquinante  come accade in molti parti del mondo dove la politica ambientale è al centro delle agenda politica.
In Italia, c'è da aggiungere, che dell'ambiente interessa ben poco. E non interessa neppure quando i numeri dei morti emergono con le loro cause. E al danno ambientale, si aggiunge anche quello sanitario, sociale,  e umano che spesso vengono irrimediabilmente colpiti.
A Taranto su un raggio di 20 E PIU' chilometri da dove sorge lo stabilimento è una zona da considerarsi contaminata. Ci sono tutte le condizioni per poter parlare di un vero e proprio disastro ambientale. Insomma, la città sta morendo. E tutto ciò avviene nel silenzio assordante delle istituzioni. C'è solo da sperare, e questo è il nostro auspicio, che  la commissione europea possa continuare ad investigare e porti avanti una procedura d'infrazione contro l'Italia. (Dazebao)

lunedì 15 luglio 2013

Le infrazioni di Bruxelles sono efficaci come l'ambulanza ad Hiroshima...


Ilva: Bruxelles chiede nuovi documenti all'Italia
L'Ilva di Taranto resta sotto la lente di Bruxelles. Mentre la Commissione Ue sta finendo di valutare i documenti ricevuti a metà giugno da Roma (nel contesto di una procedura di informazione), l'8 luglio ha inviato all'Italia nuove richieste, col termine di tre settimane per rispondere. Lo riferiscono fonti europee all'ANSA.

venerdì 12 luglio 2013

L'Europa e l'Orrido polite..

Comunicato stampa Peacelink e per Fondo Antidiossina

Siamo appena tornati da Bruxelles, reduci da un proficuo incontro con la Commissione Europea a cui abbiamo fornito ulteriori aggiornamenti sulla gravita' del caso Ilva di Taranto. In quanto interlocutori della Commissione Europea, abbiamo avuto nuovi incontri, tra i quali quello con il Direttore Generale dell'Ambiente Karl Falkenberg. Con noi era presente anche l'onorevole Monica Frassoni, particolarmente attenta alle questioni ambientali europee.
Questa importante missione si iscrive nel solco nella nostra cooperazione con la Commissione Europea, al fine di trovare una soluzione equa e viabile per il caso Ilva, a supporto della legalitaà e del rispetto delle norme europee.
Abbiamo portato dentro i palazzi della Commissione Europea le immagini impressionanti delle emissioni notturne e diurne e degli scarichi in mare dell'Ilva, abbiamo mostrato le foto raccapriccianti dei necrofori che, nel cimitero di Taranto, sono costretti a proteggersi dalle sostanze inquinanti che hanno intriso i terreni, indossando le tute di protezione integrale
"Inaccettabile": cosi' il Direttore Generale Karl Falkenberg ha commentando le immagini.
Abbiamo esposto - tra l'altro - anche le informazioni del dossier aggiornato che alleghiamo a questo comunicato. Forte è stata la sottolineatura delle ragioni di legalita' e le informazioni scientifiche per cui la magistratura è intervenuta.
 I cittadini di Taranto hanno diritto ad essere tutelati con una rigorosa, celere ed efficace attuazione delle direttive europee.
 Abbiamo evidenziato la grottesca situazione per cui le autorita' italiane non hanno ancora attuato il principio di "chi inquina paga" previsto dalla direttiva 35 del 2004 e richiamato dalla direttiva 75 del 2010.
Il governo italiano, invece di imporre l'attuazione dell'Aia, sta apprestando una seconda legge di aiuto all'Ilva, allo scopo di evitare la tempistica delle attuali prescrizioni. Abbiamo evidenziato alla Commissione Europea la grave azione del governo che, invece di imporre il rispetto delle prescrizioni ad un'azienda inadempiente, pensa al contrario di modificarle, tramite una nuova legge per garantire all'azienda di inquinare come prima.
Appena arrivati in Italia abbiamo scoperto che sarebbe stato stilato un piano industriale da 1,8 miliardi di euro: una cifra assolutamente insufficiente.
La sola copertura dei parchi minerali costa 1 miliardo di euro a cui va aggiunta l'impermeabilizzazione e la bonifica del terreno sottostante e della messa in sicurezza della falda.
Se con una nuova legge il governo intende aggirare le attuali prescrizioni autorizzative, è chiaro che si potrebbe gererare un contenzioso di enorme e imprevedibile portata, in quanto la sentenza della Corte Costituzionale condizionava la prosecuzione dell'attivita' produttiva dell'Ilva alla attuazione puntuale e integrale di tutte le prescrizioni dell'Aia.
Mentre noi eravamo a Bruxelles, contemporaneamente Lidia Giannotti e Fulvia Gravame, in rappresentanza di PeaceLink, erano convocate al Senato della Repubblica in audizione, sempre sul caso Ilva, per la conversione in leggedell'attuale decreto.
Nonostante l'estate, siamo mobilitati per vigilare e per svolgere un ruolo di cittadinanza attiva, per dare voce alle ragioni della salute e della legalita'

Per Peacelink e per Fondo Antidiossina, Antonia Battaglia, Alessandro Marescotti, Fabio Matacchiera

ILVA Taranto - Dossier 2 Commission e Europea