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martedì 11 marzo 2014

Con quelli nuovi si guadagna di più che a rendere funzionali quelli vecchi...


 Sanità, nuovi ospedali in Puglia sette anni per il San Cataldo di Taranto

Il progetto di San CataldoSette anni per la realizzazione dell'ospedale «San Cataldo» di Taranto e sei per la nuova struttura che sorgerà tra Monopoli e Fasano. Questi i tempi stimati dalla struttura tecnica dell'assessorato alle Politiche della salute della Regione Puglia resi noti dall'assessore regionale Elena Gentile che ha relazionato sui progetti ospedalieri e sullo stato dell'arte delle procedure nella seduta congiunta di III e V commissione. Un incontro - si sottolinea in una nota dell'ufficio stampa della Regione - alla vigilia della firma - domani a Roma - dell'Accordo di Programma Quadro «Benessere e Salute» che consentirà alla Puglia si attivare anche le risorse del Fondo Sviluppo e Coesione 2007-2013 per investimenti sanitari e socio-sanitari. L'accordo dà dunque il via libera al finanziamento dei primi due nuovi ospedali previsti dal Piano di Riordino della rete ospedaliera e dal Documento strategico degli investimenti in sanità, ma anche ad altri interventi riguardanti il Centro Grandi ustionati di Brindisi, gli Ospedali Riuniti di Foggia e il «Giovanni XXIII» di Bari. (CdM)

Per il nuovo ospedale di Taranto vi sono 207,5 milioni di euro messi a disposizione dalla delibera CIPE attingendo dal Fondo sviluppo e coesione. La progettazione preliminare della ASL è in fasi di avanzata elaborazione e sarà ultimata entro ottobre; è stata individuata in collaborazione con il Comune di Taranto l’area interessata sulla direttrice Talsano-Taranto per un totale di 22 ettari, per la quale tutti i sindaci dei comuni della provincia hanno espresso parere favorevole.  Si tratta di un’area priva di qualsiasi tipo di vincolo (idrogeologico, archeologico. etc), in posizione baricentrica e già dotata di una buona viabilità che sarà ulteriormente migliorata. In fase di definizione con gli uffici regionali  la procedura VIA. Il cronoprogramma prevede un timing di 7 anni per l’ultimazione della struttura, tenendo conto che dovranno essere evase le procedure di esproprio del terreno interessato che è ad uso agricolo con 57 proprietari. (martinanews)

Già qualche mese fa si sollevarono pesanti dubbi sull'operazione San Cataldo:

“Siamo da sempre concordi sulla necessità di non spalancare le porte a un’espansione edilizia selvaggia e sregolata, per evitare di deturpare oltremodo e inutilmente il territorio, nonché per eludere ogni tentativo di speculazione edilizia. In tal senso, la normativa messa a punto dall’assessore Barbanente rappresenta un ottimo pilastro sul quale fare leva per programmare con maggiore criterio e buon senso l’espansione edilizia dei centri urbani sul territorio regionale”.
Alla luce di tale premessa, Aldo Pugliese, segretario generale della UIL di Puglia, esprime “soddisfazione” rispetto alle tante voci contrarie allo sviluppo di Taranto nella zona Auchan-statale San Giorgio, tuttavia, allo stesso tempo, si dice “sorpreso che nessuno alzi nemmeno un dito per far notare che un simile fenomeno, se tutto procederà come previsto, si verificherà per la costruzione del nuovo ospedale San Cataldo di Taranto, la cui motivazione è ancora sconosciuta a chi è dotato di un minimo di razionalità”.
“Il San Cataldo – spiega Pugliese – sarà il più grande dei nuovi quattro ospedali che la Regione intende realizzare in Puglia. La realizzazione dello stesso è prevista in una zona di aperta campagna sulla direttrice Taranto-San Giorgio, che interessa 22 ettari di terreno utilizzati per una pregevole attività agricola e per nulla dotati di una viabilità di supporto degna di tal nome. Anche nel caso in cui tale viabilità venisse creata, i disagi per raggiungere l’ospedale non sparirebbero certo d’incanto, in virtù del fatto che si fa affidamento sulla Talsano-Avetrana, la cui esecuzione è tutt’altro che sicura”.
“Di certo c’è che – continua Pugliese – per quanto è dato sapere, vari soggetti, intanto, si stanno prodigando nell’acquisto dei terreni in questione, che dovrebbero essere oggetto di un imponente giro d’affari edilizi e di altro genere, esattamente sulla scorta di quanto si stava verificando con il fallimentare progetto del San Raffaele del Mediterraneo”.
“Invitiamo la Regione Puglia – conclude il Segretario Generale della UIL regionale – come già fatto in altri frangenti, a sospendere le procedure per la cantierizzazione dell’opera e, magari a prendere in esame, per dotare la città degli indispensabili nuovi posti letto e strutture sanitarie, il Moscati di Taranto, che già gode di un ottimo collegamento stradale in entrata e in uscita verso tutta la provincia ionica. Il Moscati, inoltre, è una struttura moderna, con ampi terreni brulli e disponibili nei dintorni, che consentirebbe così di realizzare economie importanti in fase di realizzazione, di non deturpare l’ambiente, di evitare espansioni esagerate del nucleo urbano e, infine, di abbreviare i tempi della stessa rispetto agli otto anni preventivati per il San Cataldo”. (Inchiostroverde)

giovedì 12 luglio 2012

Toto-ospedali

Maxiospedali, Taranto ok è polemica sul Brindisino

Sarà allocato in un’area di circa 22 ettari, alle porte di Taranto lungo la direttrice Taranto-San Giorgio Jonico e nelle immediate vicinanze dello svincolo con la statale 100, il nuovo ospedale da 700 posti letto che la Regione intende costruire nell’ambito del piano di edilizia sanitaria. Costerà circa 210 milioni di euro e sarà il primo dei 5 nuovi ospedali che la Regione intende edificare dopo aver raggiunto la firma all’accordo di programma quadro col governo. È quanto è emerso dalla riunione che ieri l’assessore alla Salute Ettore Attolini ha tenuto con il presidente della conferenza dei sindaci dell’area, Ezio Stefàno, e i sindaci dell’area interessata al progetto. Poiché occorreranno 4-5 anni per la realizzazione, è stato concordato di puntare molto sui progetti di riconversione degli ospedali chiusi o in corso di chiusura con la prima e la seconda fase del Piano di Riordino, oltre che alle attività della medicina del territorio.
... (GdM)

lunedì 2 luglio 2012

Quanto costano i tumori tarantini?

Nella Provincia di Taranto 3mila nuovi tumori all’anno

In riferimento alla relazione del Prof. Giorgio Assennato, Direttore Arpa Puglia, invitato al Simposio Internazionale dal tema: “Benzene, leucemia infantile, e tumori ematopoietici linforeticolarie”, svoltosi nei giorni scorsi a New York e riferito alla presentazione dei dati d’incidenza di tumori a Taranto, in particolare leucemie infantili, ci tengo a fare dovute precisazioni. Il professore Assennato ha citato un possibile danno da inquinamento valutato in 5 milioni di euro all’anno ma io, come più volte ho ribadito, deduco che i predetti 5 milioni siano molto sottostimati.
Accade che la valutazione viene estrapolata nella maniera che segue: nella provincia di Taranto abbiamo circa 3mila nuovi tumori all’anno e da come dicono anche i periti impegnati nella maxi – inchiesta condotta a Taranto dal GIP Todisco, e che riguarda i reati di disastro ambientale, inquinamento, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose, che vedono come indagati i massimi dirigenti ILVA, per cui si stima che ci sia una maggiore incidenza di tumori considerato in un aumento del 30% rispetto ad altri centri italiani io stimo che calcolando una variabile dal 10 al 30% di una maggiore incidenza di tumori dobbiamo giudicare all’incirca un costo approssimativo di questi tumori in eccesso di circa 50 mila euro all’anno per le cure del 1° anno e circa 20 mila euro all’anno negli gli anni successivi, includendo ovviamente: gli atti diagnostici, gli esami, le valutazioni cliniche eventuali interventi chirurgici, eventuali terapie citostatiche, eventuali radioterapie o quant’altro o complicanze ulteriori.
Stando a questi costi che sono sicuramente minimali se noi ipotizziamo una maggiore incidenza del 10% ci viene che noi ogni anno abbiamo circa 300 tumori e stando ai costi come descritti finora viene per cui il costo minimo stimato è di circa 15 milioni di euro a cui vanno aggiunti i costi degli anni successivi e considerando una media di sopravvivenza di circa 4 anni per ciascun tumore arriviamo ad un costo di circa 21 milioni di euro all’anno se i tumori sono in incremento a Taranto del 10%, e di 63 milioni di euro all’anno se invece questo incremento è dell’ordine del 30%. Non si esaurisce qui il problema perché ai predetti costi crudi della malattia dobbiamo aggiungere: i costi di perdita del lavoro e quindi il danno economico che questa persona ha subito, e quindi che la società anche subisce, per effetto della malattia, i costi maggiorati degli investimenti in strutture ospedaliere per far fronte alla maggiore quantità di pazienti che gravitano sul territorio, i costi di parenti ed eventuali accompagnatori di questi pazienti che tra sostegno al paziente in terapia e/o nella mobilità passiva affrontano un danno anche economico.
Inoltre, i costi diretti sulla salute non possono essere misurati solo in merito all’impatto ambientale e sanitario dell’inquinamento che si manifesta con i soli tumori perché ci sono tate altre malattie che hanno correlazione con l’ambiente in cui si vive e sono malattie che hanno a che fare con l’apparato respiratorio, l’apparato cardiocircolatorio, l’apparato nervoso e le tutta la varietà di disimmunopatie nonché alterazioni di tipo allergotossico. In tutto ciò si instaura il problema di danno cronico ambientale per il quale si perde la presenza e l’eterogeneità di economie diverse e non inquinanti sul territorio: l’agroalimentare, la zootecnia, la mitilicoltura, l’itticoltura etc etc. ecco perché credo che i danni economici indotti dall’inquinamento ambientale siano molto ma molto superiori rispetto a quelli resi manifesti dal prof Assennato. Egli si riferisce alla specificamente alla questione salute ma anche restando in quel parametro si assiste a costi nettamente superiori, ecco perché ribadisco di divulgare, in ordine agli insediamenti inquinanti sul territorio, come stanno realmente le cose”. (Patrizio Mazza, consigliere regionale IdV - Statoquotidiano)

venerdì 9 marzo 2012

Proprio di petto...

Vendola e l’Ilva

Nichi Vendola ha preso di petto la questione Ilva. Con la consegna della seconda perizia sulla più grande acciaieria d’Europa, accusata - ora anche dalle relazioni dei periti - di avvelenare Taranto e un bel pezzo di Puglia e in misura decisamente inquietante, il governatore è partito in quarta. Quando gli esperti hanno consegnato il primo dossier, ha detto che era ora di porsi il problema della bonifica.
Poi è venuto a Roma, per portare i veleni di Taranto sul tavolo di Monti. “Stiamo assediando il Palazzo del Governo per la questione Taranto, ministro dopo ministro perché lo Stato nella sua interezza si possa assumere la responsabilità di Taranto, che è una questione nazionale, e di una storia di inquinamento che è anche la storia di un’industria pubblica che ha segnato la vita e la carne di una città”.
In particolare, il fiero e combattivo Nichi ha incontrato il ministro della Salute, Renato Balduzzi, a cui ha chiesto più soldi per affrontare l’emergenza: “Un’addendum per Taranto perché quello che dicono le perizie epidemiologiche sono cose che meritano di essere approfondite anche sul piano dell’impegno per la prevenzione e la ricerca”. 10 milioni per il 2011 e il doppio per il 2012, queste sarebbero le risorse che Vendola chiede a Roma di sbloccare per migliorare “la storica inadeguatezza degli organici del sistema sanitario di Taranto”.
Sacrosante parole e lodevole missione, quella del governatore che ha approffittato anche della giornata Fiom per moltiplicare la forza delle proprie richieste all’esecutivo. Vendola è un politico a cui non manca il coraggio, a volte però anche la memoria andrebbe corroborata in modo adeguato. Leggendo le sue dichiarazioni vengono spontanee alcune considerazioni.
La prima: è vero, i presidi sanitari di Taranto sono clamorosamente inadeguati sotto molto profili, si è scoperto perfino che mancava un registro cittadino dei tumori, quindi non si potrà mai avere statistiche e numeri precisi per il passato. Non sapremo mai esattamente, in una parola, quante persone sono state uccise dai veleni. Ma dopo l’elezione di Vendola il registro ha continuato a mancare.
La seconda riguarda le perizie epidemiologiche che Vendola ha sfoderato davanti a Balduzzi per fargli capire la gravità della situazione. Bene, benissimo. Ma a noi risulta che nell’autunno del 2010, ossia un anno e mezzo fa, precisamente il 19 ottobre e il 10 novembre, la Federazione dei Verdi abbia chiesto a Vendola di “avviare un’indagine epidemiologica nell’area industriale di Taranto, Ilva compresa. Ad oggi, non ho avuto nessuna risposta e non ne comprendo la ragione”, scriveva nella seconda occasione il presidente Angelo Bonelli. Le due lettere, indirizzate personalmente al governatore, non hanno mai avuto nemmeno risposta dalla giunta di Nichi.
La terza riguarda l’Aia, l’autorizzazione integrata ambientale che nel luglio scorso il governo Berlusconi, tramite il ministro Prestigiacomo, ha emanato. Si tratta di una specie di decalogo di regole a cui deve attenersi l’Ilva, come tutti gli altri stabilimenti industriali, per volere della Comunità Europea. Quell’autorizzazione, applaudita da Regione, Provincia e Comune di Taranto, fu criticata da tutto il fronte ambientalista, che ne misero in luce tutte le contraddizioni e le criticità. Non furono ascoltati da nessuno, fino a che i periti del gup Todisco hanno letteralmente fatto a pezzi quel documento ufficiale, rivelando che si tratta di una “patente” industriale di manica non larga: larghissima. Tant’è che lo stesso Vendola, insieme al presidente della Provincia e al sindaco di Taranto, ha chiesto al governo di rivederla, facendo un’inversione a U. E rispetto a luglio scorso, mica 20 anni fa.
Richiesta accolta, ma mentre il governo ha comunicato ufficialmente che sarà rivista, il Tar di Lecce ne ha sospeso l’efficacia in alcune parti su ricorso della stessa Ilva. Ricapitolando: la commissione l’ha fatta, il governo l’ha timbrata, le istituzioni locali l’hanno applaudita, la società civile l’ha bocciata. E adesso, dopo che un giudice ha chiesto di vederci chiaro e sono saltate fuori le magagne, la tanto osannata Aia non ha più nè padri nè madri. Anzi, le istituzioni non la vogliono più e il governo la rivede. L’unica a cui va comunque riconosciuta coerenza è la fabbrica, alla quale non va bene la prima versione dell’autorizzazione e – a lume di ragione e di logica – tantomeno le andrà bene la versione beta, che dovrà per forza essere più severa dell’altra.
La quarta osservazione, per stare in tema di governa, riguarda il decreto sul benzoapirene che l’esecutivo Berlusconi ha approvato nello spazio di un amen, nell’agosto del 2010, cancellando una norma che era molto più severa e applaudita da tutta l’Europa. Rimuovendo il limite di 1 nanogrammo per metro cubo (1ng/m3), si è data praticamente la possibilità all’Ilva di alzare notevolmente la soglia di tolleranza per questo Ipa, idrocarburo policiclico aromatico, che è una delle sostanze più cancerogene e pericolose che respiriamo. Il decreto fu approvato in fretta e furia, con un’aula mezza vuota per il clima già vacanziero, e non risulta agli atti nessuna protesta o reazione della giunta Vendola.
La quinta riguarda i controlli sull’Ilva e la legge regionale entrata in vigore l’1 gennaio 2011. Un testo preparato per garantire che la terribile diossina resti nel limite di 0,4 nanogrammi per metro cubo. Vendola l’aveva presentata come la panacea di tutti i mali, perché avrebbe costretto lo stabilimento a osservare un limite di emissioni compatibile con la salute. Il problema, però, non è la legge, ma come farla rispettare. La novità della norma, enfatizzata da Vendola anche davanti ai microfoni di “Striscia la notizia”, era il “controllo a campionamento continuo” che avrebbe permesso di tenere sott’occhio le ciminiere e i fumi in modo permamente. In pratica, invece di presentarsi ogni tanto con gli strumenti per le misurazioni (e pare che all’interno dello stabilimento sia tutt’altro che semplice entrare anche per le autorità sanitarie) quindi invece di fare controlli a sorpresa, si trattava di impiantare stabilmente un sistema di vigilanza. Ma, entrata in vigore la legge, del controllo di cui sopra nessuna traccia. “Regione ed Ilva hanno inoltre condiviso e stabilito di avviare quanto prima un tavolo tecnico che verifichi, in tempi ragionevoli, la fattibilità del campionamento in continuo” ha fatto sapere poi la giunta. La parola “fattibilità”, quindi il concetto che in realtà tutto quello che c’era scritto era praticamente poco più che teoria, è spuntata solo dopo che la legge era stata pubblicizzata, annunciata e applaudita. Con l’aggravante, peraltro, che in altre parti del mondo – in Germania per esempio – lo fanno senza problemi e lo stesso producono acciaio, quindi non è un questione di tecnologia: è un problema di volerle fare, le cose. O di coscienza, per chi ce l’ha. (SM Righi - L'unità)

mercoledì 3 agosto 2011

Vendola-Travaglio, catfight sul Fatto

Dopo Bersani e D’Alema tocca al presidente della Regione Puglia. Argomento: Don Verzé

Dopo Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema tocca a Nichi Vendola incrociare le spade con Marco Travaglio. Il punto di scontro è un editoriale pubblicato ieri sul Fatto Quotidiano, nel quale il vicedirettore del quotidiano parlava della relazione tra il governatore della Puglia e Don Verzé, di recente finito nell’occhio del ciclone per il fallimento del San Raffaele. Scrive oggi Vendola:

Gentile Direttore, nel 2005 Taranto era una città agonizzante, con una classe dirigente impresentabile, con apparati burocratici spesso corrotti e incompetenti, con sistemi di potere diffusamente infiltrati dalla malavita. Il Comune, la Asl, lo Iacp (Istituto autonomo case popolari) erano autentici “buchi neri” e non solo dei rispettivi bilanci. Il più inquinato capoluogo del Sud era passato dalle gesta populiste di Giancarlo Cito alla finta modernità aziendale di Rossana Di Bello. Un disastro che porta Taranto al record del più importante dissesto finanziario dell’intera storia italiana. Sullo sfondo di queste miserie altre miserie, la povertà esplosiva di periferie in totale abbandono, l’ingorgo di ciminiere industriali mai monitorate e, per aria e nel mare, tonnellate di inquinanti di ogni tipo. Ecco Taranto. Una città appesa alle millanterie della peggiore destra italiana, ma anche una città malata, oppressa dai veleni e dalla paura, prigioniera della propria disperazione. Io ho impegnato l’azione della mia amministrazione su molti fronti: innanzitutto quello ambientale, imponendo all’Ilva una normativa drastica di riduzione delle diossine e dei furani, e poi una normativa anti-benzoapirene, portando i controlli a tappeto su tutto il territorio ionico.


Vendola va nel merito, parlando dell’accusa di “regalare soldi a Don Verzé”:
Noi non regaliamo un euro a nessuno. La struttura è pubblica, noi non abbiamo alcuna cointeressenza finanziaria col San Raffaele di Milano, il fatto che don Verzé sia amico di Berlusconi non cambia la classifica della qualità scientifica del polo milanese della salute. A me sta a cuore solo Taranto. Il San Raffaele è partner di una fondazione in cui la Regione Puglia è l’a t t o re centrale e controlla la cabina di regia di questo progetto: questa fondazione ha la gestione sperimentale dello start up e dei primi 3 anni di vita del futuro complesso sanitario. Finita la fase sperimentale la Regione decide come proseguire. NEL NUOVO ospedale ci sono gli stessi identici posti letto previsti dal piano di rientro per i due nosocomi attualmente funzionanti. I contratti che medici e infermieri stipuleranno saranno quelli del pubblico impiego.

E racconta di aver fermato il progetto dopo i fatti degli ultimi giorni:

Ovviamente noi, di fronte all’attuale crisi del San Raffaele di Milano, abbiamo sospeso la pubblicazione del bando per la progettazione, in attesa che la situazione si chiarisca. Se il San Raffaele fallisce noi cercheremo un nuovo partner e andremo avanti. Comunque andrà Taranto avrà il suo polo ospedaliero nuovo e sarà una grande opera pubblica. Lo dico ai miei critici in buona fede: le scelte sono tutte opinabili, chi ha responsabilità pubbliche deve ogni giorno assumere decisioni. Spesso si può sbagliare. Don Verzé è un diavolo di prete e non è lui il mio riferimento spirituale né intendo fare affari con lui (anche perché io non faccio affari). STO SOLO tentando di dare una grande chance a una città che ha troppo sofferto. Caro Direttore, approfitto della tua generosa ospitalità per una nota a margine. Da circa 30 mesi rispondo, quasi tutti i giorni, sulle brutte storie della sanità pugliese. Non mi sono mai nascosto dietro a un dito, non ho mai minimizzato la portata della “que – stione morale” anche nel centrosinistra. Ho sempre riconosciuto il mio errore di presunzione (chi lavora con me non può farsi neppure sfiorare da tentazioni diaboliche). Tuttavia, ho anche rivendicato la radicalità e la tempestività con cui ho reagito alle prime avvisaglie delle inchieste. Anzi, ho cercato di fare di più. Ho voluto una legge, l’unica che c’è in Italia, che scolpisce un percorso di formazione e selezione del management sanitario, lo affida a selezionatori indipendenti e di grande autorevolezza scientifica, lo sottrae al negoziato con i partiti. Se Dio vuole, abbiamo sfidato la cattiva politica.

Travaglio replica:
1. Non ho mai pensato, né dunque scritto, che Lei “faccia affari” con chicchessia. Temo però che faccia fare dei pessimi affari alla Regione che Lei presiede. Per esempio, regalando l’intero ciclo dello smaltimento rifiuti al gruppo Marcegaglia, ricambiato con giudizi più che lusinghieri sul quotidiano di Confindustr ia, il Sole 24 Ore. Per esempio, affidando ad Alberto Tedesco, titolare di un mostruoso conflitto d’interessi familiare, la Sanità regionale. E, per esempio, scegliendo a trattativa privata, senza gara, il San Raffaele di don Verzé come partner privato della Regione per costruire e gestire il nuovo mega-ospedale di Taranto. Le mie, dunque, sono critiche politiche, non penali, anche se sconfinano quasi tutte nella questione morale: anzi, meglio, nell’irrisolto problema dei rapporti fra politica e affari.
2. Vedo che Lei accenna a un Suo “errore di presunzione”, ma non nomina mai il senatore Tedesco, suo ex assessore alla Sanità, indagato (con richiesta d’ar resti domiciliari respinta dal Senato) per gravi reati che avrebbe commesso proprio nei due anni di presenza nella Sua prima giunta. Ancora non è chiaro perché Lei l’avesse nominato proprio alla Sanità quando Tedesco – ci ha raccontato lui stesso – Le aveva fatto presente che la sua famiglia possedeva aziende fornitrici della Sanità pugliese. Se è a quel caso che allude quando ammette l’“errore di presunzione”, Le fa onore l’autocritica, ma che c’entra la “p re s u n z i o n e ”? In quel caso Lei ha dato prova di una preoccupante insensibilità ai conflitti d’in – teressi, mettendosene in casa uno di proporzioni gigantesche, perfettamente in linea col suo ex partito (Rifondazione) che se n’è sempre bellamente infischiato del conflitto d’interessi di Berlusconi (e dunque di tutti gli altri). Poi, quando è scattata l’indagine per corruzione, Lei si vanta di aver “reagito con radicalità e tempestività”, caldeggiando e/o accettando le dimissioni dell’assessore inquisito (e ci mancherebbe altro). Ma Le pare normale mettere la volpe a guardia del pollaio e poi cacciarla quando – sai che sorpresa – viene beccata a mangiarsi le galline?
3. Anche sulla decisione di costruire un nuovo ospedale a Taranto, e per giunta di affidarlo al San Raffaele, le mie critiche sono squisitamente politiche, e anche un po’ morali, visti i rapporti di don Verzé prima con Craxi, poi con Berlusconi, e visto lo stato prefallimentare del San Raffaele. E vedo che, un po’ t a rd i va m e n t e , dopo le contestazioni dell’Idv, ora le obiezioni cominciano a muovergliele anche i Suoi alleati del Pd. Anzitutto, se il San Raffaele del Mediterraneo è una struttura pubblica (e, almeno per il finanziamento lo è, visto che la Regione spenderà 200 milioni di cui 60 già versati), s’imponeva una gara internazionale, visto l’importo dell’opera. Lei dice di aver scelto quasi due anni fa l’affidamento privato perché il San Raffaele è molto prestigioso e preferiva “un processo accelerato”: e allora perché del nuovo ospedale non è stata ancora neppure posta la prima pietra?
4. Apprendo che Lei considera don Verzé un “d i avo l o di prete”. L’ha scoperto di recente o lo pensava già l’an – no scorso quando, in piena campagna elettorale per la Sua rielezione a governatore, presentando assieme a Lei il mega-progetto San Raffaele del Mediterraneo, quel diavolo di prete ebbe a definirla pubblicamente dinanzi a molti pugliesi in trasferta a Milano “un uomo di grandissimo valore, di grandissima cultura, in grado di trasmettere idee e calore”, “dotato di un fondo di santità come Berlusconi” e invitò tutti a “eleggerlo ancora presidente della Regione Puglia almeno per altri 5-10 anni”, impegnandosi in caso di mancata elezione a “nominarlo comunque presidente del San Raffaele del Mediterraneo”?
5. L’utilità o meno del nuovo ospedale – ne convengo con Lei – è “opina bile” come ogni scelta politica. Ma continuo a domandarmi come spera, Lei, di ridurre il turismo sanitario dei malati tarantini fuori città o fuori regione sostituendo due vecchi ospedali da 680 posti letto in tutto con uno nuovo da 580 (come risulta a me) o dotato degli “identici posti letto” (come mi scrive Lei). Oltre ai due ospedali tarantini esistenti, il Suo piano prevede di chiuderne altri tre nella provincia di Taranto, 18 in tutto nell’intera regione. Forse la sanità pugliese, una delle più indebitate d’Italia, dovrebbe risparmiare quattrini, rinunciando al faraonico San Raffaele per ammodernare le strutture esistenti e migliorare i servizi: sbaglio o in Puglia il tempo di attesa medio per una mammografia o un esame cardiologico oscilla fra i due e i tre anni? Oltretutto la Sua giunta, presidente Vendola, ha appena alzato l’aliquota dell’addizionale Irpef fino al tetto massimo per coprire il buco sanitario: non era meglio colmarlo con i 200 milioni destinati a don Verzé, invece di tassare un’altra volta i pugliesi?
6. L’unica risposta in prosa della Sua poetica lettera, è l’annuncio di sospensione del bando per la progettazione del nuovo nosocomio alla luce del mega-buco di 1 miliardo di euro che ha portato il San Raffaele sull’orlo del fallimento. Perché – scrive Lei – “se il San Raffaele fallisce, cercheremo un nuovo partner”. Monsieur de Lapalisse, quello che un quarto d’o ra prima di morire era ancora vivo, non avrebbe potuto dire meglio. Il guaio è che lo stato di decozione del San Raffaele non è una scoperta dell’ultim’ora. Forse una gara pubblica avrebbe fatto emergere i buchi neri della fondazione di don Verzé & Berlusconi fin dall’inizio. Tantopiù che gli affari pugliesi del San Raffaele sono racchiusi in una fantomatica società “13 ma ggio”, che associa don Verzé a due imprenditori già finiti sotto inchiesta (quelli della nota cooperativa ciellina La Cascina) e che era presieduta fino a un mese fa da Mario Cal, il braccio destro di quel diavolo di prete, ora prematuramente scomparso perché si è sparato quando la Procura di Milano ha messo il naso nei conti. Ecco, invece di attendere l’eventuale fallimento della Fondazione per cercare un nuovo partner, non sarebbe il caso di fermare le bocce e rimettere tutto il progetto in discussione? Magari un sostenitore come Lei delle primarie potrebbe promuovere un bel referendum tra i pugliesi, per sapere direttamente da loro quale soluzione preferiscono.
7. Taccio sull’incredibile speculazione edilizia che si cela dietro il progetto del nuovo ospedale, con la Fintecna Immobiliare (ministero del Tesoro, Tremonti- Berlusconi) che baratta la variante urbanistica necessaria per costruirlo sulle sue aree in cambio della destinazione a edilizia residenziale, uffici e centri commerciali di terreni riservati a verde, parcheggi, ospedali. Ma pure questo è un problema, non trova?
8. A proposito dell’Ilva di Taranto: il 26 giugno l’Arpa Puglia (controllata dalla Regione) vi ha riscontrato il doppio delle emissioni consentite dalla legge regionale. Il picco è stato registrato a maggio con la presenza di diossine e furani nei fumi delle emissioni del camino del siderurgico, con un valore medio di 0,70 nanogrammi al metro cubo (contro 0,40 consentiti). Dove sarebbe dunque il mirabolante miglioramento ambientale da Lei vantato? È fantascienza o prosa amministrativa? Narrazione, poesia o che altro?
(Giornalettismo)

Vendola, 214 milioni al S. Raffaele



Il Governatore incrementa gli investimenti per l’ospedale di Taranto
Dopo il fallimento di Milano, la Regione Puglia annuncia il rilancio la fondazione di Don Verzè


Bari – A Milano il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Monte Tabor, schiacciato un miliardo di debiti, è al lavoro per ristrutturarsi attraverso quella che appare come una vera e propria operazione di smembramento, che manda in soffitta la creatura di don Luigi Verzè, incamerando in una newco le attività sanitarie in attivo e in una ‘bad company’ tutte le altre attività in perdita, e pertanto da dismettere. Intanto dal Brasile al Veneto, alla Sardegna molte strutture dell’impero in disfacimento si preparano a chiudere.
Mentre accade tutto questo, il Governatore Nichi Vendola ha annunciato il rilancio. In una affollata conferenza stampa ha dichiarato: “Elargiremo oltre 200 milioni di euro al San Raffaele”, per essere precisi, 214 milioni di euro che i contribuenti pugliesi devolveranno alla Fondazione San Raffaele del Mediterraneo, propagazione di quella di Milano, per realizzare l’omonimo ospedale a Taranto. Un ospedale che, pagato dal pubblico, di fatto avrà una gestione privata. Previsti 570 posti letto, numerose sale operatorie, e, a corollario, 250 appartamenti (realizzati da Fintecna) all’interno di aree rurali in deroga urbanistica.
L’anno scorso la Regione aveva già deliberato (e in parte liquidato) alla Fondazione 120 milioni. Oggi da 120 si sale a 214 milioni di euro, e di questi 4,2 saranno destinati al solo progetto tecnico.
Afferma Vendola, in conferenza stampa: “Questa scelta io la intendo confermare. La scelta che noi abbiamo fatto è quella di individuare l’Irccs (Istituto di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico) numero uno e l’università numero uno in Italia, ovvero il San Raffaele. Abbiamo già pronto il bando per la progettazione e vogliamo un concorso di idee fra le firme dell’architettura mondiale. Vogliamo investire sulla città e sui giovani”.
Secondo il medico Gino Strada, padre di Emergency “questa è soltanto una speculazione”.
Taranto, con l’Ilva, vanta un triste primato: secondo i dati Cnr, la mortalità generale oltrepassa del 17% la media regionale, già elevata. I casi di cancro registrano un aumento vertiginoso senza distinzioni d’età. Anche nel Salento i tumori aumentano a dismisura.
“Perché non si interviene sulle cause delle malattie” osserva Saverio De Florio, Presidente Associazione Malati cronici e Immunitari, “invece di affidare un ospedale ad un privato chiudendone due pubblici?”.
Lo abbiamo chiesto al Governatore Vendola, ma lui non ha inteso rispondere, limitandosi ad una breve occhiata d’intesa con l’Assessore al Bilancio, Michele Pelillo, e una strizzatina d’occhio al direttore generale Vito Santoro (procuratore speciale di don Verzè).
La Regione Puglia ha stabilito la chiusura di una ventina di ospedali ed il taglio di 2.200 posti letto. La prevenzione resta sulla carta, i medici si licenziano, le struttura pubbliche latitano o cadono a pezzi, gli infermieri si assottigliano. Un caso per tutti: quello degli Ospedali Riuniti di Foggia, un fiore all’occhiello della sanità pugliese, dove oggi l’organico al reparto Maternità, Terapia intensiva, è ridotto di quasi il 50% rispetto a quanto la legge prevede, causa i tagli ai fondi regionali destinati a questa struttura. In questo quadro “la Regione sovvenziona il privato, per fare quello che ritiene di non avere fondi per fare in proprio”.
L’articolo 7 dell’atto di fondazione del San Raffaele del Mediterraneo (redatto dal notaio Vincenzo Vinci) specifica: "La Asl di Taranto provvederà a conferire gratuitamente al patrimonio della Fondazione il diritto di superficie sulle aree sulle quali verrà edificato il nuovo ospedale, se e quando tale diritto sarà dalla stessa acquisito in attuazione degli impegni assunti nell’accordo di Programma, sottoscritto in data 22 gennaio 2010, tra la Regione Puglia, il Comune di Taranto, la ASL di Taranto, la Fondazione Centro San Raffaele del Monte Tabor e Fintecna Immobiliare S.r.l.". Chiediamo delucidazioni al Governatore, ma Vendola tace. In effetti, il Ministro del Tesoro promuove all’interno dello stesso affare, la costruzione di 250 lussuosi appartamenti. C’è qualche imbroglio?, chiediamo. L’assessore Pelillo nega: “Lo Stato può mai violare la legge?” afferma.
Il fatto che la Fondazione San Raffaele del Monte Tabor navighi in un mare di debiti -1 miliardo di euro, ufficialmente accertati-, e che il Vice di don Verzè, Mario Cal, si sia appena suicidato, sembra non preoccupare il Governatore e i suoi Assessori. Don Verzè aveva pubblicamente dichiarato che "Vendola è uno dei pochissimi politici italiani ad avere un fondo di santità", chiedendo ai pugliesi di votarlo e promettendo che qualora non lo avessero fatto lo avrebbe “assunto” lui, nominandolo Presidente dell’erigendo San Raffaele del Mediterraneo. E sul San Raffaele di Taranto la Regione non ha mai mancato di esporsi: prima uno http://www.blogger.com/img/blank.gifstanziamento di 60 milioni di euro, poi divenuti 120, dei quali il 50% già assegnati lo scorso anno, sempre in agosto, poi il rinvio dell’avvio della realizzazione dell’opera e poi la nomina, lo scorso 27 dicembre 2010 di un nuovo Presidente della Fondazione, Vittorio Dell’Atti in sostituzione di un Presidente con un chiaro conflitto d’interesse, l’avvocato Paolo Ciaccia, socio di studio legale di Michele Pelillo, Assessore al Bilancio della Regione Puglia, che sull’operazione san Raffaele aveva impostato la sua campagna elettorale. Tutto per far decollare un progetto che alla fine, si è stimato, costerà almeno il doppio, e che vede, nell’azionariato, Regione Puglia con il 51%, e la Fondazione San Raffaele Monte Tabor con il 49%, in un impianto costitutivo che prevede tutti i poteri e il controllo effettivo in carico al socio di minoranza, la Fondazione San Raffaele Monte Tabor, nessun potere di controllo per il socio di maggioranza, la Regione Puglia.
Taranto ha già due ospedali -il Moscati e il Ss. Annunziata- che, assieme, contano cento posti letto in più dell’erigendo San Raffaele (680 contro 580).(L'Indro)

giovedì 28 aprile 2011

San Raffaele del Mediterraneo, la sanità malata tra pubblico e privato



Venerdì 29 Aprile ore 18, alla Cooperativa Controra, via Acclavio 88, Taranto: Un altro punto di vista - Colloqui sul presente. 3° convegno.
Radio Popolare Salento, Associazione Arcinota, c.s. Cloro Rosso, Associazione Babele, Cooperativa Robert Owen e Associazione Labuat presentano:
"San Raffaele del Mediterraneo, la sanità malata tra pubblico e privato"
La Regione Puglia ha deciso di costruire a Taranto l’ospedale “San Raffaele del Mediterraneo”: sarà un progetto realizzato da una fondazione costituita dalla regione assieme al San Raffaele Monte Tabor di Don Luigi Verzè.
È un investimento per il quale la giunta ha già deliberato un finanziamento di 60 milioni di euro. La nascita del “San Raffaele del Mediterraneo” comporterà probabilmente la chiusura dei due ospedali pubblici tarantini, il Santissima Annunziata ed il Moscati.
Su tutto questo un gruppo di associazioni invitano a riflettere e a proporre.
Introduce e modera: Marcello Galati (Radio Popolare Salento).
Partecipano: Tonio D’angelo (Cittadinanza Attiva – medicina democratica), Mino Bellanova (segretario Prov. Funzione Pubblica CGIL), Silvana Stanzione (Coord. Reg. Tribunali di Diritti del Malato), Pasquale Convertino (Emergency Valle d’Itria) e Filomena Principale (Segr. CGIL). Venerdì 29 Aprile ore 18, Cooperativa CONTRORA, via Acclavio 88, Taranto. Ingresso libero.
EVENTO SU FACEBOOK:

venerdì 18 marzo 2011

Grazie Gino

Gino Strada contro don Verzè: l'ospedale a Taranto? Una schifezza

di GAETANO CAMPIONE

BITRITTO - Cambiare? Si può. Anzi, si deve. Il messaggio di Gino Strada, il chirurgo fondatore di Emergency e - forse - il pacifista italiano più famoso, è diretto, senza inutili giri di parole. Proprio come il personaggio, decisamente fuori dal coro, pronto a dire quello che pensa. Così approda a Bitritto, nel Palatour zeppo come se ci fosse una rockstar internazionale, il tour nazionale per presentare il programma «Il mondo che vogliamo» e il nuovo mensile «E», curato da Gianni Mura e Maso Notarianni. La Puglia di Emergency è una piccola isola felice: undici i gruppi impegnati nella Regione, 30mila gli euro raccolti per l’associazione nell’ultimo anno, un centinaio gli iscritti. Ma per ascoltare il verbo del guru, contro la crisi dei partiti tradizionali, della rappresentanza e della politica democratica, sono arrivati anche in pullman.

E Gino Strada non ha deluso le aspettative. Ha parlato di quello che definisce «un programma politico», ma ha toccato gli argomenti di cronaca più attuali, dalla crisi libica all’emergenza nucleare, senza dimenticare la sanità, in una regione scossa da scandali e buchi neri. La premessa è che viviamo in un mondo ingiusto, da cambiare ricorrendo ai diritti umani. «Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra come strumenti per risolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli Stati. Vogliamo un mondo basato sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo, su un'equa distribuzione delle risorse».

Inizia così il manifesto di Emergency. L’obiettivo? «Costringere gli italiani a cambiare, a riflettere, a impegnarsi in prima persona per il rispetto delle regole, a riscoprire parole dimenticate quali eguaglianza, giustizia e libertà». Altrimenti, non ci sarà futuro. Strada non ha certo le virtù di un diplomatico: «Il nostro paese ormai è una giungla».

Il suo sogno? «Costruire, nei prossimi 150 anni, l’Italia che vorremmo. Gli ultimi decenni della nostra Repubblica non sono stati certo brillanti». Il papà di Emergency ha le idee chiare sul nucleare: «C’è stato un referendum il cui risultato va rispettato. L’atomo è un giocattolo troppo pericoloso che non sappiamo controllare tecnologicamente». Il chirurgo-pensatore condanna qualsiasi «guerra umanitaria» e sulla Libia dice: « L’unica verità della guerra è la sofferenza umana. Speriamo in un rapido cessate il fuoco. Mi vergogno di essere cittadino di un Paese che continua a calpestare il principio costituzionale del ripudio della guerra».

Applausi. Tanti. Spontanei, fragorosi. Come quando Strada si scaglia contro don Verzè e il progetto di Taranto dell’ospedale San Raffaele del Mediterraneo: «È una schifezza, una inutile macchina mangia soldi».

18 marzo 2011

mercoledì 9 febbraio 2011

Problemi sanitari da inquinamento industriale a Taranto

COMUNICATO STAMPA

Un quotidiano locale ha pubblicato stralci di una relazione presentata da rappresentanti dell'Istituto Superiore di Sanità il 26 ottobre 2010 nell'audizione alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. Secondo il resoconto giornalistico, in tale realazione si ritiene sovrastimata la pericolosità del benzo(a)pirene sugli esseri umani. Lasciamo ad altri consessi l'analisi e il commento del documento integrale che al momento non risulta disponibile per i comuni mortali e che non ha la veste di "giudizio dell'ISS, oltre che disinteressato, pressocchè insindacabile".
Di segno opposto, rispetto al contenuto ed al rassicurante titolo del succitato articolo, è la dichiarazione della Dr.ssa Liliana La Sala - ancora oggi Direttore della Sicurezza ambientale e Prevenzione primaria della Direzione Generale Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute. La dichiarazione è riportata nel verbale del tavolo tecnico del 16 e 17 febbraio 2009, istituito all'interno della vertenza tra il Governo centrale e la Regione Puglia sulla legge regionale antidiossina del 2008. In quel verbale si legge: "Rileva (Ndr: la dr.ssa Liliana La Sala) che la situazione relativa alla contaminazione ambientale nell'aria di Taranto desta notevoli preoccupazioni per i suoi risvolti sanitari".

Indipendentemente da tentativi più o meno interessati che cercano di sminuire la pericolosità del BaP, quello che invece è rilevante è quello che ha stabilito in proposito l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Questo organismo, di indiscussa autorevolezza planetaria, nel 2008 ha considerato il BaP "sicuramente cancerogeno" di classe 1 mentre, prima degli approfondimenti fatti a livello mondiale, era stato considerato come "probabilmente cancerogeno", cioè di classe 2A.

Non possiamo non sottolineare la casuale ma singolare coincidenza tra la pubblicazione di quell'articolo, avvenuta ora e non il 27 ottobre 2010, e la programmata audizione di mercoledì 9 febbraio presso la Commissione ambiente regionale di Enti ed organismi interessati al Disegno di Legge della Giunta regionale n. 20 del 26 ottobre 2010 e alla Proposta di legge dei Consiglieri Cervellera e Ventricelli, proposte che vertono entrambe su norme a tutela della salute e dell'ambiente messi in pericolo dall'inquinamento di origine industriale. Abbastanza singolare, inoltre, ma indicativo dell'orientamento di coloro che sono ritenuti tra i maggiori responsabili di tale inquinamento, è il fatto che, in Consiglio Regionale, massima espressione democratica della Puglia, a sostenere la contrarietà aziendale nei confronti di queste proposte di legge sia stato non il massimo rappresentante dell'azienda ma un insigne avvocato forestiero che, forse influenzato da quanto accade a Milano e dintorni, attribuisce la gran parte dell'inquinamento nell'atmosfera di Taranto ai caminetti famigliari dei cittadini. Di fronte a tali lepidezze, i consiglieri tarantini presenti in Commissione ambiente avranno almeno sorriso?
I cittadini di Taranto devono invece sapere che una importante partita sulla riduzione dell'inquinamento industriale a Taranto si sta giocando, proprio in questi giorni, a Roma, Bari e Taranto sull'Autorizzazione Integrata Ambientale che ormai deve essere concessa o negata allo stabilimento di Taranto. E' una partita che dura dall'agosto 2007 e che ha abbondantemente superato i tempi supplementari. In questa partita gioca anche AltaMarea, che ha ereditato e continuato l'azione intrapresa, in qualità di "pubblico interessato", da cittadini ed associazioni di volontariato sanitario, ecologistico, sociale e civico della provincia di Taranto. Noi ce la metteremo tutta in difesa della salute e dell'ambiente dei nostri concittadini e valuteremo il comportamento di Regione, Provincia e Comuni di Taranto e Statte che dovrebbero anch'essi giocare all'attacco per far prevalere i diritti sacrosanti dei cittadini che essi rappresentano.

Taranto 9 febbraio 2011
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Altamarea
Coordinamento cittadini e associazioni

mercoledì 24 novembre 2010

Caso Taranto a Radio Radicale

Taranto: "Un consistente e allarmante nucleo di nuova shoah". Interviste a Saverio De Florio e Roberto L’Imperio. Saverio De Florio, presidente dell’associazione tarantina "Malati infiammatori cronici e immunitari", parla dei devastanti effetti dell’inquinamento ambientale sulla salute umana. L’avvocato Roberto l’Imperio della Fiab parla delle vicissitudini della sua famiglia, di malasanità e di un sistema clientelare che nega speranze e soffoca la società. L’avvocato l’Imperio afferma: "A Taranto conviviamo con l’omertà, con le omissioni e con la morte".

Ascolta le interviste:

domenica 10 ottobre 2010

Rifiuti e sanità: l’affare san Raffaele

Il giornalista Gianni Lannes ritorna a Grottaglie
Rifiuti e sanità: l’affare san Raffaele
La denuncia: Il san Raffaele di Milano prima inquina, poi fa affari sui tumori

“Le logiche di chi mette in pericolo salute e ambiente nella provincia jonica sono le stesse di chi vuole realizzare affari e speculare su sanità ed ecologia”: così la prof.ssa Etta Ragusa, da sette anni coordinatrice del Comitato “Vigiliamo per la discarica” di Grottaglie ed ispiratrice di “Rinascita civica”, ha introdotto ieri, 8 ottobre, nell’auditorium, gremito di gente, del Castello, l’incontro: “Rifiuti e sanità: l’affare san Raffaele”. Relatore, il giornalista Gianni Lannes, presenza familiare ai tanti cittadini che, da tutta la provincia, hanno partecipato alle tre ore di incontro con dibattito sugli intrecci tra interessi speculativi e costruzione di un nosocomio privato di don Verzè nella città di Taranto.
Un evento che inserisce un ulteriore tassello nel percorso di “Vigiliamo”: studio, denuncia, prontezza a rinunciare al quieto vivere, per mettere le professionalità al servizio del bene comune. Un incontro di politica, quella con la P maiuscola, che non parla difficile, ma che coagula le persone, perché pone al centro della discussione problemi che interessano tutti, senza distinzione di schieramento. Un’occasione per ribadire la solidarietà al gruppo “Attiva Lizzano”, la cui sede di recente è stata violata due volte in poche ore: ennesimo atto di intimidazione contro chi ha alzato la testa per vigilare su una discarica per rifiuti speciali … che “puzza”.
“Abbiamo le prove che la fondazione san Raffaele del monte Tabor di Milano ha trasferito rifiuti pericolosi in questa provincia” ha dichiarato Lannes. Alle sue spalle, come dannati di un girone infernale, le foto delle migliaia di fusti abbandonati da decenni nel raggio di pochi chilometri dalla città di Taranto. La fondazione che, nell’immaginario dei tarantini, porterà l’eccellenza della ricerca sul cancro in un’area che conta in media 40.000 malati di tumore l’anno, è la stessa che ha prodotto rifiuti radioattivi smaltiti nella nostra provincia dalla Smarin s.p.a. Uno strano intreccio che ha il sapore di conflitto di interessi. Protagonista, il milanese Giuseppe Grossi, nel consiglio d’amministrazione del san Raffaele e titolare della Smarin s.p.a., società che ha cessato le sue attività nel giugno scorso, un mese dopo la costituzione a Taranto, davanti a notaio, della “Fondazione san Raffaele del Mediterraneo”.
Con un “piccolo” anticipo di denaro pubblico, 120 milioni di euro, dunque, una “fondazione con scopo di lucro” - come ha ricordato lo stesso Lannes – “dà il la” al progetto di costruzione di un ospedale privato nel capoluogo jonico e sentenzia la morte della sanità pubblica nell’intera provincia. Dietro l’operazione, uno schieramento trasversale di interessi, che non interviene sulle cause dell’inquinamento, ma progetta palliativi a valle. E’ la logica dell’intreccio tra politica e poteri forti, alimentata dalla sfiducia nella possibilità di invertire la rotta e dalla disinformazione che genera opinioni errate nei cittadini.
All’inchiesta di Lannes hanno fatto eco gli interventi dei presenti, rappresentanti il meglio della società civile, “vent’anni avanti rispetto ai politici, ma anche a quell’opposizione di piazza che manifesta solo contro qualcuno, che ragiona ancora per massimi sistemi ideologici – nelle vibranti parole della prof.ssa Ragusa – e a cui sfugge che il tempo delle contrapposizioni deve finire, perché politica è risolvere i problemi per il bene di tutti”.
Tra i numerosi interventi, significativa la denuncia dell’avvocato Antonio Lupo che ha definito “olocausto”, ciò che accadrà al quartiere Tamburi a seguito della cancellazione, in dieci minuti la scorsa estate, dell’obbligo di limite benzoapirene nell’aria (D.L. 155). Altrettanto sentita, la testimonianza di un’operatrice della sanità, che ha denunciato un sistema nel quale i pazienti, per la politica, sono “numeri”, nel pubblico si è costretti a lavorare sotto organico e a pagare i debiti delle strutture private.
A nome del comitato Salute pubblica di Taranto ha parlato un suo rappresentante comunicando che nel capoluogo provinciale sono attivi per far emergere la verità sull’ ”affare” s. Raffaele e sul grave rischio che sia azzerata la sanità pubblica. Altri interventi e presenze significative quelli dei rappresentanti dei comitati tarantini Malattie da inquinamento e Fondo antidiossina, della sezione provinciale di Cittadinanza attiva, del comitato AttivaLizzano.
I presenti hanno, dunque, ribadito che le indagini coraggiose di Lannes saranno supportate dalla gente attraverso presenze vigili sul territorio. “Il mutamento parte da noi stessi, come ci insegna Gandhi. Dunque, su la testa”: nelle parole conclusive di Lannes, l’impegno per tutti ad essere sentinelle attente e coraggiose, nella costruzione del bene comune, l’obiettivo della politica. (L.R.)

mercoledì 23 giugno 2010

Alla faccia de "lu sole, lu mare e lu ventu"!

Crolla il mito del Salento. Dal boom dei tumori al business dei certificati verdi. L'inchiesta
Epidemiologia dei tumori in Puglia e nel Salento. La ricerca del Cnr (atmosfera e clima) sul Salento

Brindisi-Taranto, l'asse del male. Territori avvelenati, aria malata, terreni pieni di diossina. E popolazione che muore di tumori. Da quasi 20 anni ci sono dati incontrovertibili che documentano l'aumentata incidenza di malattie tumorali di origine ambientale nella provincia di Lecce. E ci sono dati Istat che indicano come e perché il Salento sia l'area più inquinata della Puglia. Un tasso di mortalità per tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni cresciuto vertiginosamente. Le aree interessate sono tutte nel Salento, da Lecce in giù. Maglie il paese più colpito (43 decessi nel 2004, 37 nel 2005), ma anche Gallipoli, Nardò, Tricase, Cutrofiano.

Dati che sforano la media regionale e che indicano, per tutto il Salento, un quadro di eccesso di mortalità attribuibile all'inquinamento ambientale di origine industriale. La provincia di Lecce, stranamente, è l'area a più alta incidenza di cancro della Puglia, secondo le statistiche Istat e le cifre dell'Osservatorio epidemiologico. Ma come? Non era Taranto la città più inquinata d'Europa a causa dell'Ilva e delle emissioni di diossina. E come mai i grandi colossi industriali si trovano a Brindisi (il Petrolchimico) e a Taranto (l'Ilva) e le gente muore di tumore a Lecce e provincia? La risposta è da cercare nel vento. Secondo lo studio dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Cnr, che ha indagato sugli agenti inquinanti presenti nell'atmosfera del territorio salentino, la causa è proprio nel vento. Che trasporta diossina da Taranto e altri tipi di agenti inquinanti dal petrolchimico di Brindisi.

E così il Salento del fotovoltaico, fiore all'occhiello dell'energia rinnovabile, non è altro che un centro di tumori per colpa di altre industrie. E non solo. Si scopre anche che è stato "colpito" dal business del certificati verdi. E che le 20 industrie di biomasse che vogliono costruire nella provincia di Lecce (portando olio da tutto il mondo e bruciandolo per produrre energia) hanno intenti niente affatto ecologici. Così come si scopre, grazie alla denuncia ad Affaritaliani.it di Giuseppe Serravezza, oncologo talentino, che ci sono interessi economici e le mani di aziende del nord, altre straniere e una siciliana, per sfruttare il territorio salentino per produrre energia, a discapito dell'ambiente e dei cittadini...



epidemiologia-tumori-salento


Rapporto_ISAC_Provincia_2007

lunedì 10 maggio 2010

I medici e il San Raffaele

LETTERA APERTA DEL CONSIGLIO DIRETTIVO DELL'ORDINE PROVINCIALE DEI MEDICI
CHIRURGHI E ODONTOIATRI SUL PROGETTO DI REALIZZAZIONE DELL'OSPEDALE “SAN
RAFFAELE DEL MEDITERRANEO” NELLA CITTÀ DI TARANTO
(documento approvato all'unanimità nella seduta consiliare del 27 ottobre
2009)

Onorevole Presidente, Onorevoli Assessori,

desideriamo in primo luogo ringraziarVi per l'opportunità di confronto con autorevoli esponenti del Governo e dell'Amministrazione regionale sul progetto di realizzazione a Taranto dell'ospedale San Raffaele del Mediterraneo.
Non possiamo tuttavia non rimarcare la tardività di questo confronto, e la sconcertante circostanza che persino il Consiglio Comunale, massima espressione della cittadinanza, non sia stato coinvolto se non nell'imminenza della fase attuativa del progetto.
È mancata del tutto altresì un'interlocuzione con gli attuali responsabili apicali degli stabilimenti ospedalieri che confluirebbero nella nuova struttura, quanto meno per verifica ed elaborazione dei dati statistici di partenza, oltre che per un doveroso coinvolgimento delle risorse interne che ogni azienda in crescita dovrebbe promuovere.
Probabilmente un dialogo più tempestivo avrebbe prodotto risultati migliori sia in termini di rilevazione dei bisogni e implementazione degli appropriati strumenti di intervento, sia soprattutto sul piano di una maggiore e più universale condivisione dell'iniziativa, evitando alla radice apparenti contrapposizioni talora sfociate, non certo per nostra intenzione, in aperte polemiche.

Vogliamo scuoterci di dosso l'immagine, da taluni inopportunamente enfatizzata, di partito del “no” acritico e pregiudiziale, magari in nome di un corporativismo che non appartiene né mai è appartenuto a questo Consiglio, mentre di sicuro siamo da sempre accanitamente sostenitori, e come tali riconosciuti dalla opinione pubblica di nostro riferimento, di una sanità universalistica e solidale, equa ed efficiente, nel pieno adempimento dei compiti istituzionali che la legge ci assegna.
Sarebbe stato anche utile, ed in tal senso avremmo potuto farci parte diligente per un'ampia e oggettiva rilevazione di dati, acquisire notizie sugli aspetti positivi o problematici di analoghe esperienze di sperimentazione pubblico-privato già in essere in altre realtà territoriali ad opera della medesima Fondazione, alla quale peraltro riconosciamo da sempre un'autorevolezza scientifica indiscutibile e di primissimo piano.

Dunque, il progetto “S. Raffaele” per la Città di Taranto.

Il documento, sottoposto da questo Consiglio ad attento esame, ci è parso di notevole spessore sul piano della puntuale rilevazione dei bisogni, ed è sicuramente encomiabile e condivisibile l'impostazione delle scelte strategiche a partire dalle esigenze di salute del territorio, ed ancor più apprezzabile la dichiarata disponibilità all'interlocuzione in itinere, alla quale volentieri aderiamo con spirito di costruttiva collaborazione.
Su quello che dovrebbe essere l'assetto organizzativo dell'erigenda struttura nutriamo tuttavia alcune perplessità, che nei punti fondamentali ci sforzeremo di seguito di chiarire con sintetica analisi, volutamente tralasciando aspetti sindacali, finanziari ed amministrativi che non rientrano nel nostro ambito di competenza.

Nell'ottica dichiarata di garanzia dei livelli professionali ed occupazionali attuali per il personale proveniente dal SS. Annunziata e dal Moscati, l'organizzazione dipartimentale, sebbene auspicabile sul piano dell'efficacia ed efficienza degli interventi, rischia di mortificare le aspettative di molti operatori, innescando con molta probabilità una fuga verso gli ospedali satelliti di energie lavorative che sicuramente potrebbero esprimersi con valore nell'ambito della nuova azienda.
In questo quadro, alcune strutture complesse o semplici, attualmente in funzione a pieno regime, parrebbero ridursi in futuro a semplici servizi ambulatoriali o, nella migliore delle ipotesi, a day hospital multi-specialistici allocati funzionalmente all'interno di macro-aree di complessità probabilmente troppo vasta per garantire una coerente regolazione dei processi assistenziali.
Sarebbe pertanto opportuno rivedere e progettare già in avvio, partendo anche qui da un'attenta analisi dei bisogni, il dimensionamento dei vari DH multi-specialistici, tra cui particolare interesse assumono, per la rilevanza sociale delle patologie trattate, le branche di Endocrinologia, Gastroenterologia, Reumatologia, Allergologia, Medicina del Lavoro, Dermatologia.

Manca del tutto nel progetto il riferimento alla struttura di Farmacia. Riteniamo, in questo confortati dalle dichiarazioni ad horas dei nostri autorevoli interlocutori, si sia trattato di una semplice, per quanto grave, svista in fase di stesura del piano. La struttura di Farmacia non solo incide pesantemente sugli aspetti economici della gestione, ma soprattutto entra nelle scelte di politica assistenziale dell'azienda, ed interagisce virtuosamente con tutte le strutture dipartimentali e con la medicina territoriale secondo le linee guida regionali di programmazione sanitaria e di contenimento della spesa.

L'intero processo andrebbe peraltro accompagnato sin d'ora ad un'analoga, tempestiva ed irrinunciabile progettazione riguardante l'offerta di assistenza sul territorio, atteso che la ineccepibile parametrazione del numero di posti letto per acuti impatterebbe, rebus sic stantibus, con la medesima oggettiva e talora insormontabile difficoltà (allo stato attuale all'origine di molti dei c.d. “ricoveri inappropriati”) che incontrano le strutture ospedaliere attualmente in esercizio a procedere a dimissione di pazienti ai quali non si è sicuri di garantire un'adeguata assistenza extra-ospedaliera e domiciliare, né è pensabile che a tale procedura si possa mettere mano dopo l'apertura del nuovo ospedale, con il rischio così di vanificare una mission aziendale cui la Regione dedica non poche risorse.
In questo processo andrebbe di pari passo ridisegnata anche una mappa strutturale e funzionale degli ospedali satelliti, per evitare il rischio di inutili duplicazioni o ancor peggio carenze assistenziali, atteso che ad essi dovrebbe afferire la quota di ricoveri in elezione di cui l'erigenda struttura, al di là dell'offerta in day hospital, non dovrebbe più farsi carico.
Qualche perplessità desta la scelta del sito di allocazione della nuova struttura, apparentemente decentrata rispetto ad un affollatissimo bacino di utenza, afferente alle zone di Taranto Est, Talsano-S.Vito-Lama, Leporano e Pulsano, questi ultimi caratterizzati da un cospicuo incremento residenziale nei mesi estivi.
Ferma restando l'opportunità della scelta di una zona periferica, stupisce che non si siano esperite soluzioni più baricentriche rispetto agli indici di residenzialità, sia relativamente alla facilità di raggiungimento da parte degli utenti, sia soprattutto per i tempi di percorrenza dei mezzi di soccorso nei casi in cui sia vitale raggiungere velocemente una struttura di Medicina e Chirurgia d'urgenza, tempi che per le zone anzidette sarebbero più che raddoppiati rispetto agli attuali, a meno di una radicale e contestuale rivisitazione del sistema viario.
Non convince l'idea, da taluni avanzata, di mantenere un presidio di Pronto Soccorso presso il SS. Annunziata, in quanto non è possibile ipotizzare una simile struttura senza un minimo di attività clinica ad essa direttamente collegata.
Più opportuna sembrerebbe una deroga alla normativa regionale che regolamenta la creazione di Dipartimenti di Pronto Soccorso presso le strutture accreditate, almeno le maggiori, attualmente insistenti in prossimità delle aree considerate.
Sempre in tema di allocazione della nuova struttura, stupisce che in merito non vi sia stato un preventivo coinvolgimento del Consiglio Comunale, massimo organo competente in materia, e dell'Amministrazione provinciale.
Andrebbe meglio chiarito, a nostro avviso, il capitolo riguardante gli aspetti formativi e di ricerca legati alla nuova struttura, con particolare riferimento ai rapporti con l'Università di Bari, atteso che da quanto è dato di comprendere proprio a quest'ultima sarebbe delegata ogni iniziativa e proposizione in tal senso.
È' invece da sottolineare come su questo terreno il costruendo Ospedale S. Raffaele potrà rappresentare per gli operatori e per gli utenti un'opportunità di crescita sicuramente appetibile, e sarà in grado di dispiegare tutte le proprie prerogative di attrattività, purché si scelga la strada della ricerca applicata alla pratica clinica e di una didattica, di qualunque livello, intimamente legata alle esigenze del territorio, cosa che dalle proposte formative enunciate non sembra trasparire.
Proprio nell'ambito di un percorso formativo e di ricerca sarebbe probabilmente più fruttuoso ipotizzare una virtuosa e collaborativa “concorrenza” con l'Ateneo barese, nella prospettiva di una sempre maggiore promozione di percorsi di qualità nell'assistenza e nella cura, analogamente a quanto già avviene in altre realtà in cui il S. Raffaele opera.
Inoltre, in previsione del travaso nella nuova struttura, sono stati correttamente previsti percorsi formativi finalizzati per gli operatori; in proposito è opportuno che Ordini e Collegi professionali, nell'ambito delle mansioni istituzionali ad essi assegnate per legge, siano considerati attori e non spettatori, come sinora è purtroppo accaduto, di questo processo. In tal senso, L'Ente scrivente offre sin d'ora la più ampia disponibilità a collaborare.

Eccede le nostre prerogative e l'intento di questo documento la discussione sull'opportunità di conferire ad un privato la gestione manageriale di quello che diventerà l'unico ospedale a proprietà pubblica della città.
Ci sentiamo tuttavia di raccomandare che tale gestione sia davvero improntata, come è nella tradizione del S. Raffaele, a criteri di managerialità e a scelte orientate alla qualità e alla soddisfazione dei bisogni, emarginando alla radice ingerenze e pressioni di natura clientelare, da qualunque parte provengano, che tanto hanno nuociuto alla sanità di questo territorio.
Con assoluta fiducia nella Vostra trasparente onestà d'intenti, preferiamo con estrema schiettezza esplicitare dubbi e riserve con spirito propositivo e costruttivo, come qui abbiamo cercato di fare, piuttosto che unirci ad un coro osannante nel quale non è difficile ipotizzare la presenza anche di chi affida le proprie personali mire ad una gattopardesca visione del cambiamento.
Resta l'amarezza, onorevole Presidente, onorevoli Assessori, di dover constatare come questa vicenda, pur con tutti gli aspetti positivi che in nuce contiene, sia emblematica, per Vostra stessa implicita ammissione, del fallimento delle scelte di politica sanitaria precedentemente operate per la città di Taranto.
Per molti di noi medici, per quei tantissimi che hanno quotidianamente lottato contro inefficienze e sprechi, sforzandosi di mantenere comunque un profilo alto della professione pur nella inadeguatezza del contesto in cui operavano, resta il rimpianto di non aver saputo o voluto far fronte comune, per tempo, contro una pur tangibile, progressiva discesa verso un degrado strutturale dal quale probabilmente non c'è altra via d'uscita, se non il ricorso ad una misura straordinaria come quella che il Governo regionale si assume ora la responsabilità di intraprendere in favore di questa città e a tutela della salute della sua comunità.

Cordialmente.
Per il Consiglio Direttivo dell'Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Taranto
Il Presidente: Cosimo Nume

venerdì 23 aprile 2010

Perchè non solo l'ACQUA deve essere PUBBLICA, anche la SANITA'!



PRIMA ASSEMBLEA PUBBLICA

IN DIFESA DELLA SANITA' PUBBLICA
ORE 17.30
Presso il circolo ricreativo dipendenti della difesa, via Cugini 2
TARANTO

Privatizzazione della sanità
e speculazione sulla salute pubblica

La Regione porta a termine i progetti di privatizzazione della sanità sostenuti dalla destra e dalla sinistra in modo trasversale e chiude gli ospedali pubblici.

L'operazione San Raffaele del mediterraneo sfrutta il bisogno e il diritto alla cura della nostra città per fare cassa a 360% : con i finanziamenti regionali costruiranno il nuovo ospedale, i macchinari ce li metteranno gli attuali ospedali pubblici, che chiuderanno, le convenzioni assicureranno una fonte di profitto sicura e garantita per chi specula sulle nostre malattie.



ASSEMBLEA PUBBLICA VENERDÌ 23 APRILE

Presso il circolo ricreativo dipendenti della difesa,
via Cugini 2, ore 17,30.

  • Per la difesa della sanità pubblica universalistica e gratuita.
  • Per costruire un comitato di difesa e controllo sulla sanità.
  • Per impedire le speculazioni ambientali e edilizie che fanno gola ai palazzinari e ai “principi” della sanità privata.
  • Per “scoprire” chi sono i protagonisti di questa operazione

La salute è un fondamentale diritto sancito dalla costituzione, ART 32, pietra angolare del livello di uguaglianza tra i cittadini. Pensare che si stia andando verso un sistema totalmente privato, il quale come ha già dimostrato sia in Italia che nel mondo, è sempre più interessato a fare profitti che non a trovare cure, è motivo di grave preoccupazione per tutti i liberi cittadini, in particolare i lavoratori. Per questi motivi è necessaria la partecipazione attiva di ognuno di noi.


Per info: 099 4721307- 4716012