sabato 29 gennaio 2011

Campagna benzoapirene: sostieni Peacelink, sostieni Taranto!


Martedì 1 febbraio ci sarà l'audizione di una delegazione di PeaceLink perché attualmente non vi è più nessun limite ad un pericoloso cancerogeno come il benzo(a)pirene, che mette a rischio soprattutto i bambini. Questo è il messaggio da scrivere ai componenti della Commissione.

fonte: Peacelink


Questa è la lettera proposta da Peacelink, da scrivere ed inviare con un'email per invitare i parlamentari della Commissione Bicamerale per l'Infanzia ad essere presenti all'audizione e ad impegnarsi per cambiare la normativa vigente:


"Gentile Deputato, gentile Senatore, so del Suo impegno quale componente della Commissione e della Sua sensibilità verso i temi della salute. Martedì 1 febbraio l'Associazione PeaceLink sarà in Commissione per un'audizione. E' stata abrogata una normativa avanzata che prevedeva controlli e interventi in caso di superamento nelle città di oltre 150.000 abitanti dei livelli di guardia di benzo(a)pirene (sostanza, altamente cancerogena di origine industriale o derivante dall'uso di carburanti e nociva in particolare per bambini, ammalati e anziani). L'art. 9, comma 2, del recente dlgs 155/2010 non impone più - fino al 2013 - piani regionali e interventi (e come corollario l'importanza e efficacia dei controlli). Allego l'appello delle associazioni pediatriche italiane e della Società italiana Aerosol e un articolo riguardante la normativa. Spero che Le sia possibile partecipare.

http://www.tarantosociale.org/tarantosociale/docs/3450.pdf

http://www.iasaerosol.it/allegati/appello.pdf

http://www.peacelink.it/ecologia/a/32474.html

Ringraziando per l'attenzione che vorrà dedicare a questo importante tema, anche in futuro, attendo un Suo riscontro e saluto cordialmente."


Note:

La commissione, dove trovare le email per scrivere
http://www.camera.it/436?shadow_organo_parlamentare=1538

In contemporanea, il 1° febbraio si terrà la Commissione ambiente della Camera per votare la risoluzione Zamparutti-Bratti.


giovedì 27 gennaio 2011

I RISULTATI SONO CONFERMATI

Comunicato stampa-27 gennaio 2011

Coordinamento di cittadini di Taranto e provincia in Mobilitazione

I RISULTATI SONO CONFERMATI


Ringraziamo il dott. Stante, per la puntuale e dettagliata analisi di laboratorio svolta a titolo gratuito, rendendo un nobile servizio ai cittadini di Taranto. Ribadiamo che quanto da noi dichiarato nella conferenza stampa del 20 gennaio 2011, relativamente alla natura del liquame raccolto, corrisponde esattamente a quanto giustamente precisato dal dott. Stante nelle recenti dichiarazioni rese alla stampa ossia che si tratta di 'percolato di discarica' (CER 19.07.03, non pericoloso) diverso da quello di cui alla voce 19.07.02 (pericoloso). Ricordiamo che abbiamo tenuto a sottolineare una violazione del protocollo d’intesa che prevede la perfetta chiusura stagna dei mezzi di trasporto al fine di scongiurare eventuali emissioni odorigene o perdite di percolato. L’articolo che fa riferimento alla tipologia di 'percolato pericoloso' (G.d.M. 20/01/2011-P.G.) e che annunciava la nostra conferenza stampa non è da attribuirsi a dichiarazioni fatte dai portavoce nominati in quell’occasione dal Coordinamento di cittadini contro discariche ed inceneritori. I codici sopramenzionati definiscono nello specifico la tipologia di percolato e non la tipologia di rifiuto per cui confrontare quei codici con quelli contenuti nel protocollo d'intesa è del tutto inappropriato. I portavoce in sede di conferenza stampa hanno sempre tenuto a riportare fedelmente quanto contenuto nel documento rilasciato dal laboratorio di analisi. Le successive valutazioni estemporanee di giornalisti (T.oggi 26/01/2011-G.L.), evidentemente, nella migliore delle ipotesi, poco informati, sono da rigettare e da ritenersi focolaio di fraintendimenti o tentativi di diffamazione nei confronti del nostro movimento.

Coordinamento di cittadini di Taranto e provincia in Mobilitazione

Rifiuti e Mafia: le tesi discordanti che dividono Legambiente Puglia dalla Commissione parlamentare d'inchiesta

In rassegna stampa:
Rifiuti e Mafia: le tesi discordanti tra Legambiente Puglia e la Commissione parlamentare d'inchiesta;
Discarica Vergine: dopo la tempestiva decisione del Tar di Lecce di riaprire la discarica, reagiscono la comunità di Lizzano e il sindaco (da cui arrivano 8 richieste indirizzate alla Regione Puglia);
Il comunicato del Coordinamento cittadini di Taranto e Provincia in mobilitazione contro le discariche e inceneritori;













venerdì 21 gennaio 2011

La ragione dalla parte dei cittadini di Taranto e Provincia in mobilitazione



Prima la decisione presa dal Tar con cui ha disposto la sospensione dell'attività della discarica Vergine per dieci giorni, poi la presentazione dei dati delle analisi effettuate sui liquami fuoriusciti da camion provenienti dalla Campania in data 11 gennaio 2011 che dimostrano che quei liquami altro non sono che "percolato" - (codice CER 19.07.03, ‘percolato di discarica’) e che il protocollo d’intesa sottoscritto tra Regione Puglia e Regione Campania è stato ancora una volta violato, oggi la notizia dei 7 avvisi di garanzia notificati dalla Procura di Taranto , di cui uno indirizzato al legale rappresentante di Italcave il 43enne tarantino Giovanni de Marzo (l'accusa è quella di aver stoccato presso la discarica in questione oltre 4mila tonnellate di coke da petrolio, avente percentuale di zolfo superiori ed una percentuale di materie volatili superiori al 14% eccedenti i limiti di legge e dunque da considerarsi rifiuto pericoloso): tutti i risultati fin qui conseguiti danno dunque ragione ai "cittadini di Taranto e Provincia in mobilitazione".






Dopo questi importanti e significativi risultati, la mobilitazione non si ferma ma continua: questa sera alle ore 17.30
musica -volantinaggio - foto, buona informazione, gioia e ribellione:

In piazza contro la Monnezza!
l'appuntamento è in Piazza Maria Immacolata a Taranto.
Parole d'ordine del movimento sono "No alle discariche e agli inceneritori" -
"Si ai rifiuti Zero".

Traffico illecito di pet-coke: ad Italcave avviso di garanzia




















giovedì 20 gennaio 2011

RIFIUTI ZERO! Non ci fermeremo!

COMUNICATO STAMPA

20 GENNAIO 2011

Cittadini di Taranto e provincia in mobilitazione

Oggi 20 gennaio 2011 in occasione della conferenza stampa del coordinamento provinciale dei cittadini in mobilitazione, è emerso che il protocollo d’intesa sottoscritto tra Regione Puglia e Regione Campania viene costantemente violato poiché dalle analisi effettuate sui liquami fuoriusciti da camion provenienti dalla Campania in data 11 gennaio 2011, è emerso che tali liquidi rispondono alle caratteristiche di percolato (codice CER 19.07.03, ‘percolato di discarica’) confermando che i mezzi che trasportano i rifiuti speciali indicati nel protocollo (codici CER 19.12.12 e 19.05.01) non sono sigillati e non viaggiano in condizioni di sicurezza pubblica. I buoni propositi sul potenziamento dei controlli e delle misure si sicurezza, sciorinati nel corso del recente ‘tavolo tecnico’, non ci convincono. Confermiamo dunque i nostri legittimi dubbi sulle disposizioni date dall’ente Regione Puglia agli organi preposti relativamente al controllo dei mezzi sia a monte che a valle.

Nel corso del sit-in i cittadini in mobilitazione hanno fermato i tir per monitorarli e protestare, ancora una volta, contro le politiche sbagliate delle emergenze rifiuti. Dopo circa un'ora, gli organi preposti al controllo hanno disposto il rientro dei camion nella regione di provenienza, pare per "motivi di ordine pubblico".

I Cittadini di Taranto e provincia in mobilitazione chiedono nuovamente che le Istituzioni pongano fine allo scambio di lettere e rimpallo si responsabilità. Facciano, invece, atti istituzionali concreti per tutelare le comunità e prendano una posizione chiara sulle scelte relative alla gestione dei rifiuti in provincia.

Chiediamo, cioè, controlli stringenti e reali su tutti i camion che portano rifiuti nel nostro territorio. Chiediamo che venga annullata ogni autorizzazione a nuove volumetrie. Chiediamo chiarezza su cosa è contenuto nella tre discariche per rifiuti speciali (Italcave, Ecolevante e Vergine) presenti in provincia. Chiediamo di arrivare alla chiusura delle discariche private e degli inceneritori presenti sul territorio attraverso l'attuazione di serie politiche di raccolta differenziata e riciclo.

Continueremo a opporci strenuamente, invece, ad ogni politica che continui a consentire che la provincia di Taranto sia trasformata nella pattumiera d'Italia.

Cittadini di Taranto e provincia in mobilitazione

Discarica Vergine: SOSPESA!

Nicastro: "Regione sospende attività discarica Vergine di Taranto

La Regione oggi ha diffidato la società Vergine Spa e ha sospeso l’attività per dieci giorni in una delle più importanti discariche del Tarantino. Lo ha comunicato l’assessore Nicastro questa sera nel corso di una conferenza stampa “La Regione – ha spiegato - in qualità di Autorità Competente, diffida la Società VERGINE SpA al ripristino delle regolari condizioni di esercizio della discarica in località Palombara di Taranto e sospende l’Autorizzazione Integrata Ambientale”. L’AIA è stata sospesa al fine di adeguare l’attività della discarica. “E’ stata una misura cautelare – ha specificato Nicastro – con finalità di tutela dell’ambiente e della salute”. La Vergine è uno degli impianti che possono accogliere rifiuti speciali, non RSU, tra i quali quelli campani. Nessun carico proveniente dalla Campania è però stato finora indirizzato lì. Il direttore d’area ing. Antonello Antonicelli ha parlato di “ipotesi di cattiva gestione dei rifiuti, con la mancata copertura giornaliera per evitare odori e la creazione di un “dreno” non autorizzato per raccogliere acqua piovana sul fondo, con la possibilità della rottura del telo impermeabilizzante di fondo. Inoltre non è ancora entrato del tutto in funzione l’impianto per il biogas”. Immediatamente dunque, dopo un approfondito incontro, che si è tenuto presso l’Assessorato all’Ecologia, in cui sono stati approfonditi i rilievi emersi durante i sopralluoghi effettuati da ARPA e Polizia Provinciale presso la discarica, il Servizio Ecologia – Ufficio Inquinamento e Grandi Impianti della Regione Puglia ha disposto la sospensione dell’autorizzazione integrata ambientale per un periodo di 10 giorni, intimando al Gestore il ripristino delle regolari condizioni di esercizio della discarica che consentano la migliore tutela delle matrici ambientali e della salute dei cittadini. Il provvedimento è maturato a seguito di accertamenti effettuati presso la discarica da parte dell’ARPA – Dipartimento Taranto e dalla Polizia Provinciale di Taranto in cui sono state riscontrate inosservanze di prescrizioni normative ed autorizzative. Inoltre, lo stesso Dipartimento Provinciale ARPA ha evidenziato la presenza di odorigeni in agro di Lizzano associati ad una non corretta gestione della discarica. La riattivazione dell’esercizio dell’impianto sarà, comunque, subordinata alla valutazione positiva da parte della Regione e degli Enti di Controllo della relazione che il Gestore dovrà presentare illustrando le misure di ripristino adottate che garantiscano la migliore tutela delle matrici ambientali e della salute dei cittadini. Vista la natura delle infrazioni accertate la Regione, quindi, ha esercitato nelle forme di legge previste il proprio ruolo di autorità competente per garantire la massima tutela dell’ambiente e della salute dei cittadini.
Fonte: Regione Puglia

Rifiuti, parliamone!

Questa sera, giovedì 20 gennaio, alle 20.50 saranno in diretta su Blu Star, Etta Ragusa e Antonio Lupo di "Vigiliamo per la discarica", per esporre un punto di vista tecnico ed informato su rifiuti, discariche e Autorizzazioni integrate ambientali.

Miasmi tarantini in tv!

Venerdì 21 gennaio alle ore 12.25 su RAI 3, nella trasmissione FUORI TG, vi segnaliamo un servizio sull'inquinamento a Taranto

NUOVO SIT-IN!

OGGI, GIOVEDì 20, ALLE 14 TUTT* SOTTO ALLA DISCARICA ITALCAVE: CONFERENZA STAMPA DEL MOVIMENTO E SUCCESSIVO SIT-IN CONTRO LA SVENDITA DELLA PROVINCIA DI TARANTO...PIù SIAMO, MEGLIO STIAMO, PIù RESISTIAMO.

mercoledì 19 gennaio 2011

CHIUSURA!

Oggi tutta Taranto era satura di una strana puzza: un misto di zolfo, oli minerali e quel particolare "aroma" di discarica ben conosciuto a Statte, Lizzano, San Marzano, Grottaglie, ecc...ORA BASTA!

Come i Lizzanesi chiedevano ieri: CHIUSURA IMMEDIATA DELLE DISCARICHE PER RIFIUTI SPECIALI! RIFIUTI ZERO!

Taranto: riattivato il secondo inceneritore

Non bastavano le industrie pesanti, non bastavano le 4 discariche di rifiuti speciali (1 di rifiuti pericolosi) nel raggio di 30 chilometri, non bastava l'inceneritore a Massafra(Ta).
Riattivato l'inceneritore "pubblico" dell'Amiu, con una aggiustatina di 200 mila euro (fonte la gazzetta di Taranto in allegato) che si vanno a sommare ai 600 mila euro spesi per farlo ripartire la prima volta, (prima dello sforamento dell'anno appena passato).
Sabato, al convegno sulla salute, incalzato dalle domande dei cittadini, l'assessore all'ambiente del Comune di Taranto lamentava una mancanza di fondi per far partire la raccolta differenziata (parliamo di quella stradale e non il porta a porta) in un rione e non in tutta la città.
Con 800mila euro quanta raccolta differenziata porta a porta si poteva organizzare?
Non c'è rispetto per questo territorio!!!
E quegli ignoranti della Gazzetta parlano di energia (ovviamente copiando acriticamente i comunicati stampa dell'AMIU)!!!
Complimenti alla "combriccola" di Stefàno, Romeo, De Gregorio e Pucci, grazie per tutta la diossina, i rifiuti speciali e le nanoparticelle cancerogene che ci donate con le vostre falsità! Vergognatevi!!!

Vogliamo Vivere!


Lettera aperta al Presidente Nichi Vendola


8/01/11

Caro Presidente Vendola,

forse non ci conosce ancora. Siamo un’associazione di volontari che si interessa di salvaguardare l’ambiente, il proprio territorio e la salute. Abbiamo letto la Sua lettera al Presidente della provincia jonica. Vuole sapere anche cosa pensiamo e come viviamo noi, cittadini di Lizzano? Sa, noi siamo lontani da decisioni politiche, riunioni di maggioranza, rimpasti, rilascio di deroghe e autorizzazioni e da tutto quello che succede dentro e fuori i Palazzi di Governo. L’unica cosa che possiamo farLe sapere è qual è la nostra vita…

Lizzano si trova a 1 km dalla discarica di rifiuti speciali Vergine, la seconda per volumetrie in Europa (la prima è Italcave a Statte). Per quasi 40 anni quella vasta zona è stata utilizzata come discarica incontrollata, mai bonificata. Tante persone in questi 40 anni hanno visto tir maleodoranti giungere da tutta l’Italia e scaricare di tutto nella devastazione delle cave dove un tempo c’erano solo ulivi.

La discarica è stata già coinvolta in inchieste giudiziarie che hanno fatto emergere traffici illeciti di rifiuti speciali da tutt’Italia (“El Dorado” nel 2003, “Spiderman” e “Ragnatela” nel 2010).

Eppure continua ad operare indisturbata. Eppure continua ad operare con deroghe, con autorizzazioni più o meno provvisorie, nonostante il progetto stesso approvato con l’AIA non corrisponda affatto a ciò che è stato poi realizzato.

Da qualche anno, il nostro paese è attanagliato ancora più che nel passato, dalla dispersione in aria di sostanze inquinanti ed emissioni dallo sgradevole odore proveniente dalla discarica, così come ha accertato l’Arpa, ma anche assolutamente inodori ed ugualmente irritanti per l’organismo. Esalazioni che ci costringono a barricarci in casa, a svegliarci nella notte perché non riusciamo a respirare, a mettere il nastro adesivo attorno alle finestre, a chiudere i comignoli dei camini, a tappare in cucina le prese d’aria per il gas, ad accompagnare i bambini a scuola con la sciarpa attorcigliata fino al naso.

Siamo disperati perché ci sentiamo abbandonati dalle Istituzioni che dovrebbero proteggerci e beffati dall’invocazione di solidarietà verso altre popolazioni che versano in condizioni analoghe alle nostre.

Siamo indignati perché vediamo quotidianamente anteporre al nostro diritto alla salute, i profitti economici di pochi, in una logica soverchiante da cui usciamo inesorabilmente sconfitti; sentiamo in pericolo tutte le attività produttive su cui regge il nostro territorio (turismo, produzioni agricole, edilizia etc.).

Quale sarà il futuro della nostra terra?

Viviamo quotidianamente la frustrazione e l’impotenza di fronte a un problema enorme, dilaniati dal dubbio che l’aria che respiriamo quotidianamente sia tossica.

Perché l’asma dei bambini a Lizzano è del 30% quando la media nazionale è del 6% (studio del Mario Negri di Milano)?

Perché molti di loro, dopo una serata di tramontana, hanno laringiti?

Perché vengono prescritti molti antistaminici?

Perché c’è un inspiegabile aumento della frequenza di disturbi all’apparato polmonare, intestinale, delle mucose e della epidermide?

Perché ci sono molte donne giovani che soffrono di problemi alla tiroide? Perché alcuni bambini nascono già con queste complicazioni?

Perché a Lizzano vi sono casi di malattie legate all’inquinamento come asma, neoplasie, tiroidismo, leucemia ecc…?

Perché i ginecologi consigliano alle future mamme di trascorrere le gravidanze lontano da Lizzano?

Perché qui sempre più gente muore di morte non naturale?

Perché nessuno ci aiuta?

Le abbiamo inviato a luglio 800 esposti. Quanto ancora dovremmo urlare affinché qualcuno ci ascolti? Quanto ancora dovremo stare male?

Perché Lizzano, a 5 km da uno splendido mare, terra dell’uva e del vino, degli ulivi, della dieta mediterranea per eccellenza, del turismo… si ritrova con un territorio maleodorante e minacciato dalla vicina discarica?

Perché nella sola provincia di Taranto (già massacrata dall’Ilva, dall’Eni, dalla Cementir, dagli inceneritori) ci sono 3 discariche di rifiuti speciali che insieme contano oltre 10 milioni di metri cubi quando in tutta la Regione Lombardia, la più industrializzata d’Italia, ce ne sono 750 mila?

Vogliamo la chiusura della discarica.

Vogliamo indagini diagnostiche ed epidemiologiche sulla salute delle popolazioni limitrofe, sulle falde, sulle acque superficiali, carotaggi sulle discariche aperte e anche su quelle chiuse.

Vogliamo la bonifica delle vecchie discariche incontrollate e la messa in sicurezza di quelle esaurite e chiuse.

Vogliamo l’avvio di impianti di riciclaggio e la promozione di tecnologie alternative all'inceneritore, quindi impianti di recupero e riuso di materiali primi secondi (rifiuti differenziati).

Vogliamo un nuovo modello di gestione dei rifiuti che si orienti verso la strategia dei RIFIUTI ZERO.

Vogliamo respirare, vogliamo poter stare all’aria aperta, vogliamo gustare i frutti della nostra terra, vogliamo che chi amiamo stia bene, vogliamo vivere.

Caro Presidente, ora basta con le emergenze… le nostre però!


AttivaLizzano

sabato 15 gennaio 2011

Effetti panici...

Le cozze tarantine pagano lo scotto della psicosi diossina

Quaranta quintali di novellame proveniente da Taranto e diretto in Sardegna bloccato a Civitavecchia. Un’ordinazione di altri 10-15 quintali di frutti di mare tarantini rifiutata dalla Calabria. Altri ordini bloccati dalla grande distribuzione. Sotto scacco una importante produzione che – fa notare la Confcommercio tarantina - ammonta a circa 50mila tonnellate in 24 mesi.
Il rischio di paralisi del mercato ittico è, dunque, l’effetto immediato dell’allarme lanciato l’altro ieri dagli ambientalisti del «Fondo Antidiossina » e di «Peacelink» che hanno parlato di valori di presenza di diossina e «pcb» ben al di sopra della norma neimitili (ostriche, cozze pelose e cozze San Giacomo) prelevati nei fondali del Mar Piccolo. In un’area inderdetta, però, alla pesca ed alla mitilicoltura.
A nulla sono valsi i «distinguo» e le precisazioni degli ambientalisti stessi: le loro analisi riguardano qualcosa che nulla ha a che fare con ciò che, allevato a norma, finisce sulle nostre tavole, vale a dire le cozze certificate degli allevamenti. E a poco sembrano anche essere servite le rassicurazioni fornite dagli addetti al settore, dal Dipartimento di prevenzione dell’Asl all’Arpa, sui controlli finora eff ettuati.
Cozze sicure, dunque, ribadiscono le autorità sanitarie e ribadiscono pure i mitilicoltori. Quanto a ostriche, cozze pelose e cozze San Giacomo, quelle in commercio provengono da Francia, Portogallo, Grecia e dall’Adriatico, sotto scorta fino a destinazione dove vengono analizzate prima di essere commercializzate.
«Il 99% di questi frutti di mare (cozze San Giacomo, pelose ed ostriche) venduti sul mercato di Taranto e provincia ha provenienza non locale perché a Taranto non esiste, aggiungiamo purtroppo, una produzione locale significativa», dicono dalla Confcommercio. Ma, tra tante preoccupazioni, una notizia confortante c’è. «Le cozze San Giacomo, che nascono e crescono solo in acque pulite e che, pertanto, sono un indice di salubrità, stanno rinascendo nel Mar Piccolo. Fauna e flora del Mar Piccolo si stanno ripopolando», dice Cosimo D’Andria (Confcommercio mitilicoltori).
Intanto Regione Puglia ed Ilva avvieranno quanto prima un tavolo tecnico che verifichi, in tempi ragionevoli, la fattibilità del campionamento in continuo delle diossine emesse dallo stabilimento. È questo l’esito di un incontro che il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha tenuto con Fabio Riva, vice presidente dell’acciaieria.
Durante l’incontro – informa una nota – si è discusso, tra le altre cose, del campionamento in continuo delle diossine. La Società ha comunicato l’avvio dell’esercizio dell’impianto a carboni attivi che consentirà il raggiungimento del valore di 0.4 (nanogrammi/normal metro cubo) previsto dalla legge regionale. La Società ha garantito che l’Arpa Puglia potrà «in qualsiasi momento e senza alcun preavviso effettuare operazioni di campionamento e monitoraggio della diossina». (GdM)

venerdì 14 gennaio 2011

Irregolarità alla discarica Vergine. Un inizio?

COMUNICATO STAMPA AttivaLizzano 14 GENNAIO 2011

In data 12 Gennaio 2011 abbiamo appreso, per il tramite della stampa locale, che la Polizia Provinciale ha finalmente effettuato i primi sopralluoghi nella Discarica Vergine S.p.a., rilevando "irregolarità nella gestione di smaltimento dei rifiuti speciali".
La circostanza conferma pertanto la fondatezza dei timori precedentemente e ripetutamente espressi dalla cittadinanza lizzanese, ed ignorati per più di un anno dalle pubbliche autorità sino alle note attività di protesta poi tradotte nella mobilitazione popolare di cittadini, comitati e associazioni della provincia.
Per quanto non sia nei nostri intenti sottostimare la buona volontà manifestata dagli organi
competenti, non possiamo tuttavia esimerci dal richiedere maggiori assicurazioni circa l'eventualità che i controlli sugli inquinanti siano stati condotti in forma approfondita, considerata tra l'altro la tardività degli stessi ed il contestuale aggravamento delle condizioni di disagio fisico e psico-sociale manifestate dalla popolazione nei vari ambiti della propria vita: domestici, lavorativi e di svago.

Ci riferiamo in particolare all'inspiegabile aumento della frequenza dei disturbi, malori e stati
patologici ad andamento cronico-recidivante a carico per lo più dell'apparato polmonare, intestinale, delle mucose e della epidermide, infine delle ghiandole tiroidee, non necessariamente correlati alla presenza in aria delle sole esalazioni maleodoranti avvertibili e, pertanto, segnalate dai residenti prossimi alla zona di conferimento. Ci riferiamo al vissuto di frustrazione e di impotenza della popolazione costretta a respirare le esalazioni e attanagliata dal dubbio che quell’aria potrebbe essere tossica; alla disperazione del sentirsi abbandonata dalle Istituzioni competenti di fronte a problemi così grandi; allo sconforto del sentirsi beffata dall’invocazione di solidarietà verso altre popolazioni che versano in condizioni analoghe. Ci riferiamo, inoltre, al vissuto di rabbia di una popolazione che vede costantemente anteporre il proprio diritto alla salute ai profitti economici di pochi, in una logica soverchiante del mors tua, vita mea da cui esce inesorabilmente sconfitta; alla tragedia di chi sente in pericolo tutte le attività produttive su cui regge il proprio territorio(turismo, produzioni agricole, edilizia etc.).

Non si tratta, dunque, di semplici preoccupazioni ambientalistiche, come qualche politico vuol far credere per sminuire la portata del problema. Si tratta, invece, di una condizione di rischio totale a livello psico-socio-sanitario ed economico. E’ a rischio la salute nella sua accezione più ampia, vale a dire bio-psico-sociale, e la convivenza civile. La perdita di fiducia nel futuro e nelle Istituzioni e l’assenza di speranza nel poter andare avanti genera inevitabilmente l’anomia, il sentimento di essere in una società priva di regole che può portare a degenerazioni pericolose e violente per la convivenza civile.

In riferimento a tali problemi e alla evidente e preoccupante anomalia di carattere sanitario, ancora tutta da chiarire e normalizzare, sollecitiamo il coordinamento unitario dei vari livelli delle pubbliche amministrazioni al fine di condurre gli accertamenti con gli specifici strumenti detenuti da ognuna di esse, compresi quelli medici ed epidemiologici.
Non ci è in proposito possibile fare a meno di notare il deplorevole rimpallo e le ripetute fughe nello sterile ed inconcludente tentativo di esimersi dalle proprie responsabilità facendo unicamente appello a quelle degli altri.
Auspichiamo in proposito di definire le relative o supplementari pertinenze economiche che
possano finalmente consentire di “verificare problemi e anomalie e apportare le giuste soluzioni”, inclusa la chiusura definitiva e coatta dei siti giudicati irregolari e/o pericolosi per la salute.
Seppure non contrari alla proposta testè avanzata dalla presidenza provinciale di riaprire in ambito regionale le procedure Autorizzative Integrate Ambientali, sulla scorta di quanto anticipato e dichiarato nel corso del Consiglio Provinciale del 10 Gennaio 2011 e nel sit-in effettuato l’11 Gennaio 2011 davanti al Municipio di Lizzano, richiediamo tuttavia al Presidente e alla Giunta
Provinciale e al Sindaco del Comune di Lizzano, unitamente alla sua Giunta, di non attendere
l'apertura e l'esito dei procedimenti di rivisitazione delle AIA, e di utilizzare i riscontri di
irregolarità disponibili poiché la popolazione ha mostrato inequivocabilmente di attendere l'effettiva messa in opera delle prescrizioni previste per la tutela della salute.
Laddove siano già state riscontrate violazioni delle condizioni irrinunciabili, richiediamo di
procedere, come previsto dalle norme per la tutela della salute pubblica, alla sospensione dell'attività, in previsione della revoca definitiva delle autorizzazioni concesse, infine alla chiusura degli impianti non senza la puntuale quantificazione del danno arrecato alla Comunità in tutti questi anni.
Alla data attuale, infatti, nessuna amministrazione si è preoccupata di verificare il danno alle
persone, in assenza delle indagini epidemiologiche, e al territorio in assenza di rilievi geologici
come i carotaggi indirizzati alle falde acquifere, così come nessuna amministrazione ha mai
mostrato di aver compreso né di saper quantificare la portata di particolari esternalità negative quali il danno all'attività turistica causato dall'attività di conferimento rifiuti provenienti da ogni dove.
Chiediamo pertanto che le amministrazioni locali e gli organi preposti al controllo, ognuno per le propria parte di responsabilità e competenza e per i poteri istituzionali conferiti, si attivino affinché si ponga la parola FINE alla questione Discariche Ioniche e si avvii un percorso virtuoso che non deroghi al principio di prossimità di conferimento dei rifiuti speciali industriali di altri territori e, attraverso la raccolta differenziata porta a porta, conduca all'unico traguardo possibile per i rifiuti solidi urbani: RIFIUTI ZERO.

Soltanto così sarà possibile tutelare realmente il diritto alla salute, prevenire le malattie e i problemi di salute mentale, evitare degenerazioni pericolose per la convivenza e investire realmente nello sviluppo economico del nostro territorio entro una logica del vita tua, vita mea.

AttivaLizzano continua e continuerà ad essere vigile e attenta alle problematiche del territorio.
Mò basta!

Per la Nostra Terra.
Coordinamento AttivaLizzano.

mercoledì 12 gennaio 2011

Cozze... oro "nero"?

Un paio di riflessioni introduttive sulla notizia riportata in questo post:
I molluschi analizzati non sono le cozze che vengono commercializzate (di allevamento) ma si tratta di esemplari cosiddetti "di fondo" (spontanei) che crescono sui fondali pietrosi.
La precisazione è importantissima perchè è ASSOLUTAMENTE necessario prevenire fobie e reazioni paniche che potrebbero gravemente danneggiare uno dei settori superstiti dell'antica economina tarantina legata al mare e alla sua peculiarità geomorfologica.
Va comunque detto che forse un'azione risarcitoria da parte di quei settori che quotidianamente subiscono danno dalla grande industria (allevamento, pesca, mitilicoltura, agricoltura...) andava messa in atto già da diverso tempo in sinergia con la campagna di sensibilizzazione e di analisi che le associazioni ambientaliste vanno attuando. Se non altro per dimostrare che il ricatto occupazionale agisce negativamente non solo sulla salute, ma anche su quella stessa economia urbana che si vorrebbe tutelare stendendo un velo di impunità sulle industrie inquinanti...
Ci voleva molto ad aspettarsi che le analisi compiute fino ad oggi su terreni, formaggi, carne, latte animale, latte materno, sangue umano, sarebbero arrivate ai prodotti ittici? E magari presto ci diranno che anche l'agricoltura ne risente (scoprendo per l'ennesima volta l'acqua calda)?
Il Comitato per Taranto è da sempre stato contrario alle guerre tra "poveri", cioè tra quelli che subiscono, in un modo o nell'altro la pressione negativa delle industrie pesanti. In diverse occasioni i suoi membri, nelle assemblee pubbliche, misero in guardia da allarmismi e giornalismi su base sensazionalistico-emotiva che avrebbero avuto il solo effetto di danneggiare la città. E già da tempo le cozze giravano sotto banco...
Ma purtroppo, come nella consolidata tradizione individualistica tarantina, ogni sparuto gruppo persegue la sua strada con i propri metodi e se molti abbracciano il dialogo e il coordinamento, alcuni preferiscono i "botti"...
Sta poi alla cittadinanza e a chi crede nel diritto di tutti alla propria salute ed al proprio lavoro, rimboccarsi le maniche e incollare ogni volta i cocci...
Buona lettura... cum magno grano salis... e con un tubetto di colla in mano!


Diossina, nuove analisi a Taranto su alimenti di largo consumo
Giovedì 13 gennaio 2011, alle ore 11.45, il Fondo Antidiossina Taranto Onlus e l'Associazione PeaceLink presenteranno i primi dati



Giovedì 13 gennaio 2011, alle ore 11.45, il Fondo Antidiossina Taranto Onlus e l'Associazione Peacelink terranno una prima e brevissima conferenza stampa presso l'Istituto Scolastico Professionale "F.S. Cabrini", sito in Via Dante 119 a Taranto.
Verrà introdotto un argomento che verrà meglio approfondito a distanza di alcuni giorni ed in un successivo appuntamento.
Data l'assoluta delicatezza ed importanza di questo incontro con voi giornalisti,
relativo ad alcuni risultati delle analisi sulle diossine e pcb (dioxine like) effettuate su organismi di largo consumo nella nostra provincia, Vi preghiamo di non mancare e di essere puntuali.
Oltre al sottoscritto, parteciperà il Presidente dell'Assocciazione PeaceLink, prof. Alessandro Marescotti begin_of_the_skype_highlighting end_of_the_skype_highlighting.
Taranto, 12 gennaio 2010, Prof. Fabio Matacchiera (Fondo Antidiossina Taranto Onlus)

martedì 11 gennaio 2011

Ilva/diossina: a che punto è la situazione presidente Vendola?

Leggo questo comunicato stampa sul sito di Peacelink. Lo scrive Alessandro Marescotti il 6 gennaio scorso.
L’Ilva non mantiene gli impegni. Non ha presentato il piano di campionamento continuo per la diossina. I cittadini e le istituzioni non sapranno mai quanta diossina emette la notte e quando l’Arpa non può controllare. E’ dal febbraio dello scorso anno che l’Arpa non fa un controllo sul camino E312 dell’Ilva. Quindi non abbiamo alcuna misurazione indipendente che certifichi che l’Ilva stia sotto i limiti previsti per la diossina dalla legge regionale. 6 gennaio 2011 – Alessandro Marescotti (Presidente di Peacelink)
Se la “questione Ilva” in questi ultimi anni è entrata nell’agenda politica (almeno regionale) ed è riuscita ad ottenere spazi (limitati) sui mezzi di informazione lo si deve particolarmente a lui, Alessandro Marescotti, e a quanti in Peacelink e nelle altre associazioni aderenti al coordinamento AltaMarea si battono quotidianamente perché a Taranto, in Puglia, sia garantito il diritto alla salute, ad un ambiente pulito.

Controllo l’email stamattina, un amico mi ha girato l’inchiesta pubblicata oggi, 11 gennaio 2011, da Repubblica.it. Mi colpisce la frase “l’emergenza diossina è finalmente sotto controllo”. Nel corpo del testo il presidente dell’Arpa, Giorgio Assennato chiarisce: “il risultato è stato raggiunto e oggi i limiti fissati dalla Regione Puglia sulla diossina vengono rispettati”.
Incredula, (“come? un fatto così clamoroso e non ne ho saputo niente? Mi sto proprio atrofizzando…”, penso) sono andata a visitare il sito di Peacelink e ho trovato, appunto, quel comunicato.
A questo punto non ci capisco più molto. Mi chiedo a che gioco stiamo giocando?
Ricordo a me stessa che la legge regionale pugliese antidiossina (44/2008), prevede (e me la vado a rileggere)
1. entro il 31 dicembre 2010, appena trascorso, l’abbattimento delle emissioni di diossina fino al valore di 0,4 nanogrammi a metro cubo di tossicità equivalente (art. 2 Valori limite di emissione nell’atmosfera).
Se è vero, come dice Peacelink, che l’Arpa non effettua controlli dal febbraio 2010 (da un anno!) su quali basi si può affermare che il limite è rispettato?
La legge regionale prevede inoltre
2. il diritto/dovere da parte delle istituzioni di effettuare un monitoraggio in continuo, 24 ore su 24, dei fumi e degli inquinanti emessi dall’acciaieria. Testualmente: Entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore delle presenti disposizioni, i gestori di impianti di cui all’articolo 1, già esistenti e in esercizio, devono elaborare un piano per il campionamento in continuo dei gas di scarico e presentarlo all’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Puglia (ARPA Puglia) per la relativa validazione e definizione di idonea tempistica per l’adozione dello stesso.
La legge è del dicembre 2008, a oltre due anni dall’entrata in vigore l’Ilva non ha ancora presentato il piano per il campionamento in continuo e quindi l’Arpa non ha potuto effettuare alcun controllo h24.
“Prima di effettuare un monitoraggio – dice nel documentario “La Svolta. Donne contro l’Ilva”, Luigi Oliva del Comitato per Taranto – l’Arpa deve avvisare l’azienda. E’ come l’autovelox preannunciato. Se io so in quale punto dell’autostrada c’è l’autovelox, in qualche modo cercherò di rallentare”.
Cerco ancora sul sito di Peacelink e trovo un articolo pubblicato appena sei giorni fa, il 5 gennaio 2011, sul Corriere del Giorno di Taranto. Proprio Giorgio Assennato, presidente dell’Arpa Puglia, ribadiva “resta irrisolto il nodo relativo al campionamento in continuo delle emissioni del camino E312”.
Allora? La diossina è stata abbattuta entro i limiti previsti dalla normativa oppure no?
Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia, che tanto tenacemente ha voluto e ottenuto la legge antidiossina, ai microfoni della trasmissione di Italia1, “Le Iene”, il 28 ottobre scorso, diceva chiaramente: “Se entro il 31 dicembre 2010 non avranno certificato che con il campionamento in continuo le emissioni di diossine siano al 0,04 ng/m3, l’Ilva chiude. La norma è chiara”.
A che punto è oggi la situazione presidente Vendola?
Valentina D'Amico

RIFIUTI ZERO!

lunedì 10 gennaio 2011

L'Italia riscopre Taranto (per poi dimenticarla presto...)


Salute-lavoro, baratto assurdo l'amara lezione di Taranto
A lungo tra le città più inquinate d'Europa per colpa della più estesa acciaieria del continente. L'emergenza diossina è finalmente sotto controllo. La conta dei danni però è ancora tutta da fare e resta l'allarme per il benzopirene. "Per anni hanno cercato di eludere il problema" dal nostro inviato ANTONIO CIANCIULLO

TARANTO - Le chiamano "colline ecologiche" ma di ecologico hanno ben poco. Ingannano l'occhio, non il naso, non la pelle di chi vive a Tamburi, il quartiere assediato dalle ciminiere dell'Ilva, la più estesa acciaieria d'Europa. Per decenni nuvole di polvere carica di diossina hanno scavalcato questo esile diaframma di terra che separa la fabbrica dalle case seminando un tappeto rosso e nero sulle strade, sui giardini, sui balconi. Per decenni a Tamburi si sono stesi i panni solo quando non soffiava la tramontana, altrimenti bisognava rilavarli appena asciutti. Per decenni si è accettato di convivere con un vulcano artificiale che aveva preso in ostaggio Taranto dando 13 mila posti di lavoro in cambio della salute di tutti.

IL SONDAGGIO 1



Sembrava una battaglia persa quella contro la "testa del drago", la ciminiera da 220 metri che sputa gli inquinanti prodotti da una città d'acciaio più grande della città di pietra: 1.500 ettari di fabbrica che nel 1961 si sono fatti largo spazzando via antiche masserie e greggi, stravolgendo il profilo di questo angolo di Puglia e continuando a divorare terra, fino a fermarsi
proprio sul limite dell'acquedotto romano. Ma il Capodanno del 2011, quando arriviamo in città "inviati" dalle migliaia di lettori di Repubblica.it che attraverso il primo sondaggio mensile del sito ci hanno chiesto di occuparci di questa realtà poco conosciuta, scopriamo una sorpresa: l'attacco feroce della diossina si sta placando, le emissioni rientrano nei limiti e ora l'attenzione si sposta sulla necessità di saldare i conti con il passato. Bisogna misurare i danni prodotti in decenni di inquinamento selvaggio e bonificare le aree più contaminate.

GUARDA LA VIDEOINCHIESTA 3


"Oggi la situazione non è più da emergenza, ma quanta diossina abbiamo respirato in mezzo secolo di emissioni non lo sa nessuno perché mancavano i rilevamenti con i numeri esatti", spiega Gino D'Isabella, segretario della Cgil di Taranto. "Però era tanta. E per molti anni la nostra città è rimasta in cima alle classifiche sull'inquinamento perché per molti anni la direzione dell'azienda, nata come Italsider e acquisita nel 1995 dal gruppo Riva, ha cercato di eludere il problema. Un problema che sarebbe stato ben diverso se nel 1961 fosse stato accolto il parere della commissione tecnica che suggerì di costruire la fabbrica dieci chilometri più in là. Purtroppo le classi dirigenti dell'epoca scelsero in base alla proprietà dei terreni, non alla logica".
Quando finalmente si è cominciato a misurare la diossina si è scoperto che le quantità in gioco erano decine di volte superiori ai valori di riferimento indicati dall'Unione Europea ed è cominciata una battaglia durissima che ha visto come protagonisti da una parte la Regione Puglia e i comitati dei cittadini, che chiedevano il limite più cautelativo (0,4 nanogrammi per metro cubo), dall'altra l'Ilva e il ministero dell'Ambiente che avanzavano dubbi sugli obiettivi proposti da Nichi Vendola.
"E' stato un confronto molto acceso", ricorda Giorgio Assennato, direttore dell'Arpa Puglia. "E per arrivare a produrre i dati che hanno messo fine alla questione abbiamo dovuto far ricorso alle casse pubbliche perché a differenza di altre grandi aziende siderurgiche, l'Ilva non ha voluto pagare i rilevamenti al di fuori della fabbrica: sono state analisi lunghe e costose condotte a spese dei contribuenti. Ma il risultato è stato raggiunto e oggi i limiti fissati dalla Regione Puglia sulla diossina vengono rispettati. Il problema riguarda piuttosto il benzopirene, un composto cancerogeno su cui c'è ancora molto lavoro da fare: da alcuni rilievi risulta che la concentrazione a Tamburi è 5 volte più alta che nel centro di Taranto, cioè nel punto in cui nelle altre città si registra il picco".
Dati ufficiali sull'aumento delle malattie collegabili a queste emissioni non esistono. L'assessore all'ambiente della città, Sebastiano Romeo, osserva però che nel suo studio di medico l'aumento dei tumori e delle malattie respiratorie è "drammatico e consistente". E la responsabile del circolo Legambiente di Taranto, Lunetta Franco, aggiunge: "I dati non saranno stati ancora accorpati ufficialmente, ma a Tamburi si calcola che un bambino fumi più di due sigarette al giorno dal momento in cui nasce. Una situazione del genere può essere considerata accettabile?".
"Negli ultimi due anni le emissioni di diossina sono state abbattute del 90 per cento e anche quelle delle polveri sono crollate", replica Adolfo Buffo, della direzione Ilva. "Abbiamo investito un miliardo di euro solo per l'innovazione in campo ambientale e un impegno del genere ha dato i suoi frutti".
Ma il decreto ferragostano con cui il governo ha rimandato al 31 dicembre 2012 la scadenza per il tetto più cautelativo per il benzopirene (1 nanogrammo per metro cubo) ha riacceso le polemiche nella città che si trova in prima linea sul fronte della lotta contro questo cancerogeno. E i Verdi hanno lanciato una class action chiedendo danni per 3 miliardi di euro per le vittime dell'inquinamento a Taranto: "Ormai la diossina è nel terreno, è entrata nella catena alimentare e continua a mietere vittime".

LA PROVINCIA NON E' IN SALDO! RIFIUTI ZERO!


OGGI, 10 GENNAIO ALLE ORE 16, TUTTI PRESENTI AL CONSIGLIO PROVINCIALE (VIA ANFITEATRO) SUI RIFIUTI: FAREMO SPECIFICHE DOMANDE. IN MANCANZA DI UNA RISPOSTA IMMEDIATA NUOVA MOBILITAZIONE, NUOVO PRESIDIO, NUOVO BLOCCO DEI TIR!! DOBBIAMO ESSERE PRESENTI IN MASSA, E' FONDAMENTALE.

FABIO MATACCHIERA A FABIO RIVA

sabato 8 gennaio 2011

Acciaio potabile?

Braccio di ferro Regione-Ilva stop all'uso di acqua potabile
Fino al 2006 lo stabilimento siderurgico più grande d'Europa succhiava qualcosa come 800 litri al secondo, scesi a 600 litri, ridotti poi da un paio d'anni a 250 litri. L´assessore ai lavori pubblici Fabiano Amati contro lo spreco della risorsa utilizzata per raffreddare l'acciaio

La Regione vuole impedire che l'Ilva di Taranto continui a usare l'acqua potabile prelevata dal Sinni per raffreddare l'acciaio. Nella "Puglia sitibonda", è uno spreco che va avanti da un bel po': fino al 2006 lo stabilimento siderurgico più grande d'Europa succhiava qualcosa come 800 litri al secondo, scesi a 600 litri, ridotti poi da un paio d'anni a 250 litri. "Io voglio evitare che quell'acqua sia utilizzata a scopi industriali" dice l'assessore ai Lavori pubblici della giunta Vendola, Fabiano Amati. Parole di buon senso che, però, a quanto pare non riescono a convincere l'Ilva. La discussione va avanti da almeno tre mesi, ma inutilmente. Va in scena un braccio di ferro che per il momento si combatte a colpi di missive, tra l'arrabbiato e l'ironico.
Emilio Riva, il patron del maxi impianto tarantino, non apre bocca (né tantomeno si arma di una stilografica). Attraverso qualcuno dei suoi collaboratori si era limitato a far sapere che quella era una buona idea. Ma niente di più. Collaboratori che, come racconta Amati in una lettera indirizzata allo stesso Riva, "avevano dichiarato correttamente di non poter assumere alcuna decisione perché esorbitante rispetto alle proprie competenze". Ecco perché già "mi ero permesso di rivolgermi a lei con una garbata (suppongo) e riservata richiesta d'incontro, che invece ha voluto negarmi. Come se la questione posta riguardasse la sostituzione di un rubinetto e non coinvolgesse il diritto dei cittadini a vivere meglio".
Amati adesso ci riprova: scrive per la seconda volta a Riva "nella speranza di risolvere questa spiacevole vicenda". Il titolare dei Lavori pubblici spiega come stanno le cose: Ilva potrebbe servirsi non dell'acqua potabile, ma di quella "riciclata" dal depuratore Bellavista in quel di Taranto, "purché contribuisca alle spese di gestione dell'impianto", affidato alle cure di Acquedotto pugliese. Se fosse così, "non sarebbe più obbligata a corrispondere all'Eipli (ente per l'irrigazione) e alla Regione Basilicata la somma di circa 2 milioni 500mila euro (una specie di inevitabile "dazio" da pagare per la tutela dell'ambiente, ndr)". A quel punto "parte del risparmio ottenuto potrebbe destinarlo per contribuire a tenere in piedi il Bellavista". Ad un costo che per Ilva sarebbe di poco superiore al milione di euro.
Appare un'offerta impossibile da rifiutare, eppure non c'è traccia di assenso da parte del gruppo industriale. Soprattutto, incalza Amati, i 250 litri recuperati - "una risorsa preziosa che andrebbe adoperata con parsimonia e solo per dare da bere" - potrebbero essere invasati nella diga Pappadai tirata su sempre nel Tarantino e "per la cui realizzazione abbiamo speso diversi miliardi, ma che rischia di diventare una nuova cattedrale nel deserto". Sì, insomma, ancora non funziona.
L'assessore confessa: "Ero indignato, ma ora sono dispiaciuto. Considero quanto la mancanza di prospettiva nella riflessione degli uomini sia in grado di infliggere danni non stimabili, perché manca l'unità di misura utile a determinarne il prezzo".

41 anni di speranze...

Si getta dalla torre e muore operaio suicida all'Ilva
L'uomo, che soffriva di depressione, si è lanciato dall'impianto dell'Altoforno 2 dopo avere avvisato i colleghi di non sentirsi bene. Alla base del gesto forse incomprensioni familiari

Un operaio di 41 anni si è tolto la vita la scorsa notte lanciandosi dalla scalinata di una torre dell'impianto Pca dell'Altoforno 2 dello stabilimento Ilva di Taranto. L'uomo lascia la moglie e due figli minorenni. Alla base del gesto ci sarebbero incomprensioni familiari.
L'uomo, a quanto si è appreso, ha prima telefonato ad un collega dicendogli di non sentirsi bene, poi ha inviato con il suo cellulare un sms al suo capoturno con frasi dello stesso tenore. L'operaio è poi salito su una scala metallica esterna e si è lanciato nel vuoto, proprio mentre il capoturno lo stava raggiungendo. Gli operatori del 118 intervenuti poco dopo non hanno potuto fare altro che constatare la morte. Sul posto sono intervenuti anche gli agenti di polizia e gli ispettori del lavoro.
Il pm del tribunale di Taranto, Enrico Bruschi, ha deciso di non disporre l'autopsia sul corpo dell'uomo morto dopo un volo di venti metri. L'operaio ha riportato un trauma cranico commotivo, una ferita al mento e traumi da schiacciamento. A quanto si è saputo, il quarantunenne soffriva di depressione e nei giorni scorsi aveva avuto un colloquio con un neurologo per iniziare una cura.
(La Repubblica)

Giudici credibili?

Anche il Comitato per Taranto si era costituito parte civile nel processo Ecolevante.
In occasione delle decisioni del Tribunale che respigono le richieste di danno che provengono dalle associazioni, pubblichiamo e sottoscriviamo il seguente comunicato stampa di Vigiliamo per la Discarica:

Se ammettere la costituzione di parte civile di comitati e associazioni ambientaliste è un optional

Due processi. Entrambi dinanzi allo stesso Tribunale di Taranto.

I processi sono: quello contro il presidente e un funzionario dello stabilimento dell’ILVA s.p.a., conclusosi con sentenza n. 408 del 20.4.2007; e quello contro il legale rappresentante della Ecolevante s.p.a. e l’ex dirigente del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto, tuttora in corso.

Nel processo “contro l’Ilva”, le eccezioni di inammissibilità delle costituzioni di parte civile della sezione tarantina della UIL e di Legambiente, sollevate dalle difese degli imputati, sono respinte dal Tribunale. Tali eccezioni delle difese degli imputati sono fondate, tra l’altro, anche sulle nuove disposizioni del decreto legislativo n. 152/2006 (il cosiddetto “codice dell’ambiente”), che attribuiscono al Ministero dell’ambiente la titolarità esclusiva dell’azione per il risarcimento dei danni ambientali.

Ma il Tribunale di Taranto, nel respingere le eccezioni di inammissibilità delle costituzioni di parte civile della UIL/TA e di Legambiente/Puglia, ha cura di motivare che, ai sensi dell’art. 303 lett. f) del codice dell’ambiente, la parte sesta del presente decreto [cioè quella che attribuisce solo al Ministero per l’ambiente il diritto di agire in giudizio ndr] non si applica al danno causato da un’emissione, un evento o un incidente verificatisi prima della data [29 aprile 2006 ndr] di entrata in vigore della parte sesta del presente decreto”.

Nel processo “contro l’Ecolevante”, invece, il Tribunale di Taranto dichiara inammissibili le numerosissime costituzioni di parte civile intervenute. E ciò viene motivato dando per scontato che la titolarità dell’azione per il risarcimento dei danni ambientali spetta al Ministero dell’ambiente, ma senza che il Tribunale abbia cura di valutare se il caso alla sua attenzione non sia invece compreso tra quegli “eventi o incidenti verificatisi prima dell’entrata in vigore della parte sesta del presente decreto, in relazione ai quali, come sopra detto, non valgono le nuove norme che attribuiscono al Ministero dell’ambiente la titolarità esclusiva per l’azione di risarcimento dei danni ambientali.

Ma che i danni ambientali di cui al processo “contro Ecolevante” siano stati “causati” da “eventi” verificatisi prima del 29 aprile 2006, data di entrata in vigore della parte sesta del cosiddetto “codice dell’ambiente”, non può esserci alcun dubbio. Infatti, l’”evento” fondamentale contestato nei capi di imputazione di questo processo, causativo del danno ambientale, è proprio la determinazione n. 173 del 5 novembre 2005 (!) del dirigente pro tempore del settore ecologia e ambiente della Provincia di Taranto, con cui si approva il progetto e si autorizza all’esercizio la discarica Ecolevante (cosiddetto terzo lotto), i cui lavori, peraltro, cominciarono pochi giorni dopo.



Vigiliamo per la discarica, 8 gennaio 2011