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sabato 11 luglio 2015

Tanto per fare due conti


Taranto, una città lacerata

Michele Emiliano ha riunito ieri a Taranto, per la prima volta, la giunta appena nominata. Il neopresidente ha voluto fare del confronto con la seconda città della regione, cioè il luogo in cui maggiormente si concentrano le sfide del governo del territorio, una sorta di bussola per l’inizio dei lavori della sua giunta. Nel lungo incontro con i rappresentanti delle associazioni locali sono emerse due concetti chiave: “complessità” e “fair play”. Taranto costituisce un groviglio di problemi talmente complessi che per dipanarli non basta la buona volontà: occorre una strategia politica precisa. E, soprattutto, occorre che il confronto anche duro tra le sue parti, e tra la città nel suo insieme e i vari livelli del governo, rimanga leale. La breve contestazione che c’è stata prima dell’inizio della seduta testimonia come tra le pieghe della città si siano accumulate ferite, lacerazioni, incomprensioni sempre pronte ad arroventarsi.
Nel programma elettorale con cui Emiliano ha vinto le elezioni, Taranto veniva citata esplicitamente due volte. La prima a proposito dell’Ilva: “O si ambientalizza e si bonifica oppure si dovrà chiudere, perché la salute dei cittadini viene prima di tutto.” Tale concetto è stato ribadito anche ieri. In questa sfida non ci sono solo i piani politici, economici e giudiziari che si intersecano fra loro. C’è anche la necessità di preservare la salute dei cittadini. Qualunque sia il futuro dello stabilimento, la Regione è comunque chiamata a gestire una partita sanitaria di primo piano, dal momento che molte malattie raggiungeranno il loro picco nel prossimo decennio. Quindi, o si fa di Taranto un laboratorio fuori dell’ordinario (dal punto vista medico e scientifico), o la partita da affrontare seguirà un piano inclinato. Nel programma elettorale, Taranto compariva anche nelle pagine riservate al turismo e alla cultura. La nuova maggioranza si è impegnata a sostenere la candidatura di Taranto a Capitale italiana della cultura nel 2016-17. Sarebbe un traguardo importante, a patto che si parta da una valutazione obiettiva degli errori precedenti commessi: primo fra tutti, il modo fallimentare in cui è stata condotta la candidatura della città a capitale della cultura europea per il 2019.
Ma non sono queste le uniche sfide che la città di Taranto racchiude. Se ne possono elencare almeno altre due. La prima è la crisi del porto che, oltre a essere grave in sé, riduce le possibilità di pensare ad alternative liberate dalla monocultura siderurgica. Non solo: è evidente il ritardo del governo nazionale nel sostenere i porti meridionali davanti alla ridefinizione geopolitica del Mediterraneo. Pertanto, per fare da contrappeso, la Regione è chiamata a tracciare da subito la propria azione. L’altra sfida riguarda la città-groviera. Il recente crollo all’interno di un palazzo del Borgo, al di là dell’esplosione della bombola del gas che l’ha determinato, fotografa lo stato reale del tessuto abitativo. Non appare spopolata e in preda al degrado solo la città vecchia, lo sono anche molte zone del centro. Taranto è una città slabbrata, che va ricomposta e rimessa insieme. In questo, è il paradigma di una sfida più ampia, che riguarda l’intera regione. (Alessandro Leogrande - CdM)

sabato 7 marzo 2015

Dopo l'arsenico è la volta del piombo.

Le analisi per la piombemia

Un'infermiera incaricata dal Fondo Antidiossina onlus di Taranto questa mattina si è recata a domicilio da venti volontari residenti nel rione Tamburi di Taranto, il più vicino allo stabilimento Ilva, per prelevare campioni di sangue da sottoporre ad analisi per la piombemia.
L'obiettivo è quello di rilevare l'eventuale presenza in eccesso del metallo. I primi prelievi hanno riguardato cittadini che abitano in via Manzoni, via Troilo e via De Vincentis. Tra questi anche alcuni componenti della famiglia Corisi, simbolo di Taranto contro l'inquinamento.
Durante la campagna di monitoraggio il Fondo Antodiossina ha intenzione di fare almeno 100 prelievi a domicilio. Le analisi saranno effettuate in Germania.(Quotidiano)

lunedì 3 febbraio 2014

Uova, masserie e diossina

Diossina, un nuovo allarme

Il Fondo Antidiossina, presidente Matacchiera, ha inviato ad un laboratorio di Analisi e ricerca applicata di Altavilla Vicentina, R&C Lab s.r.l., un campione di uova comprate in tre masserie nei territori di Crispiano e Martina Franca. I risultati di tali analisi anticipati da Matacchiera, lo scorso 8 gennaio, hanno ricevuto conferma. Autorevole conferma.
“Veniamo a sapere adesso – afferma Fabio Matacchiera, in conferenza stampa, insieme al prof. Franco Scherma-, che anche la Asl di Taranto, negli anni scorsi, aveva rilevato diverse criticità con vistosi superamenti non solo dei valori di azione (valori che, superati, impongono le necessarie misure di monitoraggio e bonifica), ma anche, fin oltre il 200%, dei valori limite (valori che impongono la distruzione dei prodotti alimentari). Le uova delle galline allevate a terra, acquistate di recente dal Fondo Antidiossina, presso alcune masserie situate in prossimità di Martina Franca, e successivamente inviate al centro specializzato per tali analisi, hanno evidenziato valori critici con riferimento ai limiti di azione. Tali esiti risultano estremamente interessanti proprio perché in essi spiccano le voci relative alle diossine, ai furani e al pcb, in entità di gran lunga superiore ai valori di fondo che normalmente si attestano nel range 0,2- 0,5 pg/gr, contro i circa 0,5 – 0,9 pg/gr ritrovati dal Fondo Antidiossina.
Le uova prelevate dalle tre masserie presentano quantitativi abbastanza lontani dai valori limite, ma non troppo lontani dai valori di azione. Interessante anche constatare che i valori più elevati di diossine e pcb si riscontrano nelle uova della masseria più vicina all’area industriale. Infatti, nelle uova prelevate nella masseria a nord di Martina Franca, i valori di diossine e pcb sono risultati inferiori a quelli rilevati nelle altre più vicine a Taranto”. “La Asl di Taranto e precisamente il Dipartimento di Prevenzione – ha proseguito Matacchiera – è tornata a fare i controlli dopo averli interrotti dal 2009. Benché in tale occasione fossero stati rilevati valori oltre la norma. L’impegno, dopo tale anno, è stato prevalentemente indirizzato alla grande produzione trascurando le masserie considerata la loro scarsa incidenza di immissione di uova sul mercato. Le uova delle galline allevate a terra nelle masserie di Crispiano e Martina Franca sono risultate in molti casi positive alla presenza di questi pericolosi elementi, tanto che la stessa ASL ne sconsigliò il consumo con apposita ordinanza del 4 gennaio 2013 firmata dai dirigenti del Dipartimento, dott. Teodoro Ripa e dott. Vito De Chirico”. Ormai la situazione impone l’urgenza di un monitoraggio continuo con attenzione anche alle piccole realtà produttive. D’altra parte una recente Raccomandazione della Commissione Europea del 3 dicembre scorso afferma che: È ora opportuno raccomandare che la presenza di diossine, PCB diossina-simili e PCB non diossina-simili nelle uova da allevamento all’aperto, nelle uova biologiche, nel fegato di agnelli e pecore, nel granchio guantato (Eriocheir Sinensis), nelle erbe aromatiche essiccate e nelle argille vendute come integratore alimentare sia soggetta a un monitoraggio rafforzato. Il problema rimane quello del reperimento delle risorse. Per i controlli prima e per le bonifiche dopo. Controlli e bonifiche che disvelano il grande bluff del governo italiano che da un lato dichiara la portata strategica dell’Ilva e dall’altra nasconde quel che rimane dell’attenzione per lo stabilimento siderurgico nelle pieghe di un decreto preoccupato prioritariamente, sia pure legittimamente, della “Terra dei fuochi”. La scandalosa sequela dei decreti salva Ilva sembra non fermarsi mai. (CdG)

giovedì 16 gennaio 2014

Ma pagherà?

Che l'Ilva abbia sempre pagato qualcosa per le analisi, questo è un dato sicuro.
Più che altro pagava per i risultati delle analisi.
Ora come saranno queste nuove analisi "sponsorizzate"? 

Ilva, l'azienda pagherà le analisi a Taranto

Sarà l'Ilva ad accollarsi il costo di tutte le analisi e i campionamenti che, al fine del controllo dei livelli di inquinamento, saranno effettuati all'interno dello stabilimento siderurgico di Taranto. Lo annuncia il relatore al decreto legge 136, Alessandro Bratti del Pd. Sinora, infatti, i controlli relativi a terreni e camini erano, come costi, in parte a carico dell'Ilva e in parte a carico dell'Arpa Puglia, l'Agenzia regionale per la protezine ambientale. "Ho accolto un nuovo emendamento - spiega Bratti - che ora pone gli oneri delle analisi tutte a carico dell'Ilva".
I nuovi emendamenti, precisa Bratti, sono scaturiti dal lavoro fatto dal comitato ristretto formato da nove deputati in rappresentanza delle diverse forze politiche. Il comitato sta facendo una verifica e selezione di tutti i nuovi emendamenti presentati al testo all'arrivo in aula: si tratta di circa 240 proposte. Un'altra puntualizzazione fatta al decreto è che gli screening disposti per la popolazione residente nelle due aree cui il provvedimento si rivolge - i comuni di Taranto e Statte per l'Ilva e quelli campani per la Terra dei Fuochi - dovranno riguardare anche la prevenzione. "Ci sembra importante - osserva Bratti - introdurre anche azioni che aiutino a prevenire l'insorgenza delle malattie e non solo a controllare lo stato e l'avanzamento delle patologie insorte".
Gli screning verranno coordinati dall'Istituto superiore di sanità e resta confermata la dote finanziaria di 50 mln complessivi tra 2014 e 2015 per le due aree. "Ma una divisione delle risorse non è stata fatta" puntualizza Bratti. Confermata infine nel decreto tutta la parte relativa all'aumento di capitale dell'Ilva a carico della proprietà Riva con l'obbligo però di finalizzarla al risanamento del siderurgico. Il meccanismo individuato prevede che il commissario dell'Ilva, Enrico Bondi, abbia il potere di aumentare il capitale della società avanzando ai proprietari la relativa proposta. In caso di rifiuto di quest'ultimi, il commissario - recita il decreto - potrà rivolgersi a investitori terzi ma anche chiedere all'autorità giudiziaria lo svincolo delle somme sequestrate sempre ai Riva anche per reati diversi da quelli di natura ambientale. Si tratta di 1,9 miliardi di euro bloccati mesi fa dalla Procura di Milano per reati fiscali e valutari. (RepBa)

giovedì 28 novembre 2013

Tempi biblici nonostante la puzza sotto il naso

L’ARPA certifica:  la puzza proviene dalla discarica “Vergine”!

E’ stato diffuso, qualche giorno fa, il monitoraggio dell’ARPA relativo alla discarica per rifiuti speciali non pericolosi denominata “Vergine S.p.A.” situata a circa due chilometri dal centro abitato di Lizzano. Il monitoraggio si riferisce al periodo compreso tra il 17 giugno ed il 23 luglio 2013 ed è stato effettuato attraverso due centraline poste, una nei pressi della scuola elementare “A. Frank”, l’altra nei pressi della discarica che hanno monitorato essenzialmente l’acido solfidrico. I controlli furono chiesti  a gran voce agli inizi del marzo scorso dai genitori degli alunni delle scuole elementari di Lizzano poiché  i cattivi odori, avvertibili soprattutto durante le ore notturne in tutto il centro abitato lizzanese che  si riteneva provenissero dalla discarica “Vergine”, si concentravano nelle aule, arrecando soprattutto nei bambini, evidenti disturbi alla loro salute: bruciore agli occhi, alla gola, nausea, vomito.
Nacque allora un comitato spontaneo per la salvaguardia del diritto alla salute, composto dai genitori degli alunni, da cittadini, dall’Associazione AttivaLizzano. A seguito di ciò, durante un incontro sul tema  che si tenne nell’aula consiliare di Lizzano, alla presenza del Sindaco Dario Macripò, del Dirigente scolastico Filippo Coppola, dell’Assessore provinciale all’Ambiente Giampiero Mancarelli e della Dirigente dell’ARPA Maria Spartera, fu promesso alla cittadinanza che sarebbe stato effettuato un monitoraggio dell’aria per individuare la provenienza della puzza.
Il monitoraggio ha ulteriormente accertato con strumenti scientifici ciò che i nostri nasi e il buon senso ci avevano sempre suggerito. A Lizzano la puzza c’è, fa male, e proviene dalla discarica “Vergine S.p.A.”.
I risultati del monitoraggio rappresentano un importante passo avanti per i cittadini di Lizzano e mettono in luce, in modo evidente, la faziosità di quanti in questi anni hanno sostenuto che la puzza provenisse da altre fonti.
Infatti dalla relazione risulta che: “alla luce delle osservazioni riportate, si può affermare che i risultati ottenuti confermano le indicazioni già avute in passato riguardo all’influenza delle attività di discarica rispetto alle segnalazioni di molestia olfattiva presso l’abitato di Lizzano”.
E ciò malgrado che: “ in merito ai dati di conferimento dei rifiuti in discarica trasmessi dal gestore, si è rilevata una riduzione dei quantitativi conferiti nell’anno 2012 e nei mesi precedenti di alcune tipologie di rifiuti caratterizzati da un odore "molesto" e che possono liberare nell' aria composti odorigeni.
Ed inoltre l’ARPA afferma che: “ le concentrazioni rilevate durante il monitoraggio, e l’odore associato, sebbene non siano causa di effetti tossici in senso stretto, possono essere responsabili di disturbi reversibili alla salute e, comunque, di effetti negativi per la qualità della vita della popolazione esposta”.
A fronte di tali risultati nessuna istituzione può sottrarsi alle proprie responsabilità e pertanto chiediamo al Comune di Lizzano, al Comune di Taranto, alla Provincia e alla Regione Puglia di porre fine all’attività di questo ecomostro.

  AttivaLizzano

lunedì 8 aprile 2013

Un in più!

Presenza di piombo nel sangue dei bambini di Taranto (comune di Statte) 

Allo scopo di avere un indizio sulla esposizione al piombo dei bambini che vivono nell’area industriale di Taranto è stata valutata la piombemia di nove bambini tra i 3 e i 6  anni di età residenti a Statte. I bambini avevano valori che andavano tra 22 e i 36 microgrammi/dl di piombo nel sangue.
E la prima volta che viene effettuato un simile controllo sul sangue dei bambini residenti vicino all'area industriale di Taranto.
Pur trattandosi di un campione non significativo della popolazione generale e di numerosità ridotta e pur non potendosi pertanto generalizzare i dati alla intera popolazione infantile stattese e tarantina, non ci si può esimere dal fare le seguenti considerazioni:
- tali valori non possono che destare preoccupazione per la possibile esposizione di questi bambini a fonti di piombo presenti in ambiente che necessitano con la massima premura di essere individuate ed eliminate secondo quanto indicato dal  Centers for Disease Control and Prevention nel 2012   (1);
- poiché la piombemia è un affidabile indicatore di esposizione e potrebbe indicare una  esposizione recente (settimane precedenti) (2) come affermato dalla OMS (3), si sottolinea che i bambini potrebbero essere  esposti attualmente ad una sorgente agente nel territorio; 
- a fronte del fatto che non esistono  valori sicuri di piombemia per l’infanzia e che qualunque livello è associato a possibili  esiti neuropsichici (4) non si può non osservare come tali valori siano di livello tale da destare preoccupazione ed a richiedere interventi urgenti a tutela della salute infantile ed uno screening sulla popolazione generale infantile.

In una prossima conferenza stampa daremo tutti i dettagli di queste analisi.
    Dott.ssa Annamaria Moschetti  
Responsabile per  “Ambiente  e Salute Infantile” 
Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata 
    Dott. Piero Minardi 
Pediatra di famiglia Statte (TA) 
Associazione Culturale Pediatri  Puglia e Basilicata 

--- NOTE --
(2)  Lead exposure
Annette Prüss-Üstün, Lorna Fewtrell,Philip J. Landrigan and José Luis Ayuso-Mateos In “EXPOSURE TO LEAD: A MAJOR PUBLIC HEALTH CONCERN WHO 2010”

venerdì 26 ottobre 2012

Bari per i tarantini

ESAMI CLINICI GRATUITI PRESSO IL POLICLINICO DI BARI PER VOLONTARI TARANTINI ABITANTI NEI QUARTIERI A RISCHIO INQUINAMENTO E PER GLI OPERAI CHE LAVORANO NELL’INDUSTRIA.

            Questa mattina i rappresentanti  delle associazioni ambientaliste, Fabio Matacchiera per “Fondo Antidiossina Taranto Onlus”, Alessandro Marescotti per “Peacelink” e Rosella Balestra per “Donne per Taranto” hanno incontrato il Prof. Rosario Polizzi, Direttore della Cattedra di Fisiopatologia Chirurgica presso l’Università di Bari, per mettere a punto una strategia operativa finalizzata al coinvolgimento di un certo numero di cittadini di Taranto che desiderano, volontariamente e gratuitamente, sottoporsi ad esami clinici, al fine di rilevare eventuali patologie emergenti.
            Le suddette indagini diagnostiche saranno effettuate da alcuni medici del Policlinico di Bari, guidati dallo stesso Prof. Rosario Polizzi,  dando ai volontari tarantini una corsia preferenziale per accelerare le procedure necessarie.
            Gli esami di base saranno eseguiti attraverso analisi del sangue, delle urine e attraverso radiografie toraciche ed ecocardiogrammi.  La ricerca coinvolgerà inizialmente i bambini dei quartieri limitrofi alle industrie e gli operai che nelle industrie lavorano.
            Con questa iniziativa, desideriamo sottolineare  che non si vuole assolutamente scavalcare, né sostituire, il lavoro dei medici tarantini, ma soltanto agevolare, riducendo anche i tempi di attesa, tutti coloro che desiderano verificare il proprio stato di salute.
            L’unica spesa a carico dei volontari rimarrebbe quella per il raggiungimento del Policlinico di Bari.
            Coloro che sono interessati, potranno contattare (ore pomeridiane e serali) la segretaria del Fondo Antidiossina Taranto Onlus (Prof.ssa Silvia Abeille, cell 339.6823195,  fisso 0997310103)

giovedì 25 ottobre 2012

Dubbi sensati

Appello operaio Ilva. «Analisi per mio figlio»

«Io non sacrificherò mio figlio». Il giovane operaio dell’acciaieria 2 guarda in faccia il direttore dell’Arpa Giorgio Assennato. Alla scuola elementare «Deledda», quartiere Tamburi, si fa silenzio. Il lavoratore dell’Ilva ai Tamburi vive; al mattino, accompagna il figlio a scuola.
Rifiuta il destino di moderno Abramo, il richiamo a sacrificare il figlio Isacco sull’altare del profitto avvelenato. Sa che non c’è Dio a impedire il sacrificio se non quello dell’amore. La «Deledda» è a 300 metri dal parco minerali, a poco più di un chilometro dalle cokerie. Eppure il quartiere-fabbrica ha una disperata vitalità, la senti nelle voci dei genitori che si levano a chiedere: perché?
«Mi guardo allo specchio e dico: veramente ho potuto uccidere tante persone col mio lavoro?». Per questo vuole: «Analisi, subito, per mio figlio e per tutti i bambini della “Deledda”. Controlli che ci facciano capire come stanno in salute».
Sono 400 circa, i bambini delle elementari. «Ci attiveremo subito con il Dipartimento di prevenzione dell’Asl» assicura l’assessore all’Ambiente, Vincenzo Baio, ieri all’assemblea della «Deledda» in rappresentanza del sindaco Stefàno. «L’idea - spiega Giorgio Assennato - è quella di creare una struttura per la salute materna e infantile, coinvolgendo i pediatri di base. La struttura rientrerebbe nel centro “Ambiente e Salute” che l’Arpa aprirà all’ospedale Testa con gli otto milioni di euro messi a disposizione dalla Regione».
Si tornava alla scuola «Deledda» ieri. E c’erano genitori delle scuole vicine: «De Carolis» e «Vico». Si tornava dopo altre assemblee, dopo le richieste di intervento per eliminare i rischi derivanti dall’inquinamento: passati, presenti e futuri.
Nel tumultuoso incontro, non privo di contestazioni rivolte al direttore dell’Arpa per i dati sulla mortalità e le malattie resi noti dal ministro della Salute Balduzzi, la dirigente tarantina dell’Arpa, Maria Spartera, comunica un’iniziativa che l’Agenzia per l’ambiente avvierà la prossima settimana: oltre al monitoraggio esterno alla scuola «Deledda» partirà quello interno, installando nel cortile il laboratorio mobile dell’Arpa. L’Istituto superiore di Sanità, rispondendo all’Arpa, esclude un «apprezzabile rischio sanitario» derivante dalle polveri raccolte sul tetto della scuola dai deposimetri dell’Agenzia regionale.
L’assessore Baio, planimetria alla mano, esclude qualsiasi vicinanza delle tubature Ilva sotterranee per il passaggio delle acque di raffreddamento degli impianti e quindi qualsiasi rischio di crollo per la scuola. «Ho disposto la rimozione - aggiunge - di un serbatoio di eternit dal terrazzo e il progetto per la scala antincendio». La scuola «Deledda» simbolo di un cambiamento. La strada è lunga, lo sanno anzitutto i genitori, cittadini del quartiere-fabbrica. Ma indietro non si torna.
L’inquinamento, purtroppo, non ferma la mattanza. Altre duecento pecore e capre abbattute ieri. Ancora una volta erano risultate avvelenate da diossine e pcb, «segnate», come castigo biblico, nel loro latte e nelle loro carni.

venerdì 8 giugno 2012

Faremo il monumento al mitilo ignoto?

Alimenti: da distruggere cozze di parte mar piccolo a Taranto Dovranno essere distrutte entro fine luglio le cozze allevate nel primo seno del Mar Piccolo di Taranto. Lo ha deciso oggi a Bari un vertice del Tavolo tecnico convocato dalla Regione e al quale ha preso parte anche il sindaco di Taranto, Ezio Stefano. Al vertice, che ha visto anche la presenza dei rappresentanti della Asl di Taranto, si è preso atto che i risultati delle analisi fornite lunedi' scorso dall'istituto zooprofiliattico di Teramo hanno evidenziato un aumento dei valori di diossina e di Pcb nelle acque del primo seno del mar Piccolo di Taranto, sino a 7,5 picogrammi per grammo. Le analisi, quindi, rispetto a quelle effettuate nei mesi scorsi che invece avevano dato valori nella norma, hanno fatto emergere dati che impongono la distruzione. Per la seconda volta consecutiva- la prima volta fu nell'estate scorsa- i mitili del primo seno dovranno essere distrutte. Quest'area del mar Piccolo è gia' interdetta alla commercializzazione del prodotto. Nel tavolo tecnico di oggi a Bari e' stato altresi' deciso che il novellame attualmente in allevamento nel primo seno del mar Piccolo, dovra' essere trasferito entro il prossimo 28 febbraio in nuove aree del mar Grande gia' individuate e da sottoporre a classificazione sanitaria. Secondo stime dei mitilicoltori, la produzione che sara' avviata al macero prossimamente e che era già pronta per essere commercializzata, ha un valore di circa quattro milioni di euro. Il primo seno e' solo una delle aree dell'allevamento dei mitili a Taranto. Nessun problema di inquinamento e di commercializzazione per quelli allevati in tutte le altre aree.(AGI)

giovedì 9 febbraio 2012

Ovviamente colpa dell'ENI


E ci volevano le analisi dell'ARPA per capire che la puzza e la "cacca" di Rondinella vengono dall'ENI?
Quella è una raffineria di petrolio, mica una fabbrica di confetti!!!
E ora?
Niente, come al solito.

martedì 28 giugno 2011

Ilva sgamata!

Analisi a sorpresa all'Ilva. "Diossina, valori raddoppiati"
I controlli effettuati dall'Arpa sui camini dello stabilimento siderurgico di Taranto. L'azienda rischia pesanti multe e anche la chiusura

Quasi il doppio delle emissioni consentite. "L'Ilva è fuori legge". L'Arpa ha pubblicato ieri i dati sulla seconda campagna per la rilevazione di diossine e furani nei fumi delle emissioni del camino dello stabilimento siderurgico di Taranto. Si tratta dei controlli a sorpresa previsti dalla legge regionale sulle emissioni delle diossine già effettuati a febbraio del 2011. "Il valore medio - spiega il direttore generale dell'Arpa Giorgio Assennato - è risultato pari a 0,70 nanogrammi al metro cubo quando il limite stabilito dalla norma pugliese è invece di 0,40". Il dato è stato inoltre ribassato del 35 per cento, sempre così previsto dalla norma che parla genericamente di "un'incertezza della misura".
I campionamenti sono stati effettuati il 16, 18 e 19 maggio scorsi e "le operazioni di prelievo e le analisi di laboratorio - spiega l'Agenzia regionale per l'ambiente - sono state condotte anche in questo caso con il contraddittorio dei tecnici Ilva". Si tratta del secondo campionamento effettuato dall'inizio dell'anno e anche questa volta i valori - seppure dimezzati rispetto a quelli pre legge anti diossine - sono ancora superiori alla norma. Se dovesse verificarsi lo stesso dato anche nel terzo e ultimo campionamento a sorpresa l'Ilva rischierebbe le sanzioni previste dalla legge che vanno da multe salatissime sino alla chiusura.
Proprio in queste ore si sta giocando un'altra partita importantissima perhttp://www.blogger.com/img/blank.gif il futuro del siderurgico: la concessione dell'Aia, l'Autorizzazione integrata ambientale che concede il Ministero, la carta cioè che detterebbe all'Ilva le condizioni per continuare a lavorare. La commissione ha preparato un documento con una serie di prescrizioni che dovrebbe essere ratificato il 4 luglio. Il condizionale è d'obbligo. Il ministero ha convocato per il giorno precedente un incontro per discutere le obiezioni fatte dall'azienda. Una mossa che potrebbe ulteriormente dilatare i tempi e che ha provocato la reazione rabbiosa di sindacati e associazioni ambientaliste. "La Regione deve chiedere di invalidare la riunione - tuona il segretario generale della Uil di Puglia e di Bari, Aldo Pugliese - Non si può dare il via libera all'ennesimo colpo di mano a danno della salute dei cittadini tarantini: il governo Vendola ha il dovere di intervenire in tempi brevissimi".
(La Repubblica)

lunedì 27 giugno 2011

L'Arpa inchioda l'Ilva: diossina fuori dai limiti!!

Monitoraggio di diossine all’ILVA di Taranto: risultati del campionamento di maggio 2011

Taranto, 27 giugno 2011 – Nei giorni 16, 18 e 19 maggio scorsi, ARPA Puglia ha realizzato la seconda campagna per la rilevazione di diossine e furani nei fumi delle emissioni del camino E312, afferente all’impianto di agglomerazione dello stabilimento ILVA S.p.A. di Taranto, realizzata - come la precedente campagna del febbraio 2011 - senza preavvisare l’azienda.
Tutte le operazioni di prelievo e di analisi di laboratorio sono state condotte, anche in questo caso, con il contraddittorio dei tecnici Ilva.
Il valore medio di diossine e furani misurato nei tre giorni di monitoraggio, al netto dell’incertezza di misura (pari al 35% come stabilito dalla LR 44/2008 e sue modifiche), è risultato pari a 0,70 ng ITE/Nmc.
(Arpa Puglia)

martedì 24 maggio 2011

La delibera regionale sulle acque di falda inquinate

Inquinamento Delle Falde in Puglia Monitoraggio GU N77!18!05 11

sabato 15 gennaio 2011

Effetti panici...

Le cozze tarantine pagano lo scotto della psicosi diossina

Quaranta quintali di novellame proveniente da Taranto e diretto in Sardegna bloccato a Civitavecchia. Un’ordinazione di altri 10-15 quintali di frutti di mare tarantini rifiutata dalla Calabria. Altri ordini bloccati dalla grande distribuzione. Sotto scacco una importante produzione che – fa notare la Confcommercio tarantina - ammonta a circa 50mila tonnellate in 24 mesi.
Il rischio di paralisi del mercato ittico è, dunque, l’effetto immediato dell’allarme lanciato l’altro ieri dagli ambientalisti del «Fondo Antidiossina » e di «Peacelink» che hanno parlato di valori di presenza di diossina e «pcb» ben al di sopra della norma neimitili (ostriche, cozze pelose e cozze San Giacomo) prelevati nei fondali del Mar Piccolo. In un’area inderdetta, però, alla pesca ed alla mitilicoltura.
A nulla sono valsi i «distinguo» e le precisazioni degli ambientalisti stessi: le loro analisi riguardano qualcosa che nulla ha a che fare con ciò che, allevato a norma, finisce sulle nostre tavole, vale a dire le cozze certificate degli allevamenti. E a poco sembrano anche essere servite le rassicurazioni fornite dagli addetti al settore, dal Dipartimento di prevenzione dell’Asl all’Arpa, sui controlli finora eff ettuati.
Cozze sicure, dunque, ribadiscono le autorità sanitarie e ribadiscono pure i mitilicoltori. Quanto a ostriche, cozze pelose e cozze San Giacomo, quelle in commercio provengono da Francia, Portogallo, Grecia e dall’Adriatico, sotto scorta fino a destinazione dove vengono analizzate prima di essere commercializzate.
«Il 99% di questi frutti di mare (cozze San Giacomo, pelose ed ostriche) venduti sul mercato di Taranto e provincia ha provenienza non locale perché a Taranto non esiste, aggiungiamo purtroppo, una produzione locale significativa», dicono dalla Confcommercio. Ma, tra tante preoccupazioni, una notizia confortante c’è. «Le cozze San Giacomo, che nascono e crescono solo in acque pulite e che, pertanto, sono un indice di salubrità, stanno rinascendo nel Mar Piccolo. Fauna e flora del Mar Piccolo si stanno ripopolando», dice Cosimo D’Andria (Confcommercio mitilicoltori).
Intanto Regione Puglia ed Ilva avvieranno quanto prima un tavolo tecnico che verifichi, in tempi ragionevoli, la fattibilità del campionamento in continuo delle diossine emesse dallo stabilimento. È questo l’esito di un incontro che il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola ha tenuto con Fabio Riva, vice presidente dell’acciaieria.
Durante l’incontro – informa una nota – si è discusso, tra le altre cose, del campionamento in continuo delle diossine. La Società ha comunicato l’avvio dell’esercizio dell’impianto a carboni attivi che consentirà il raggiungimento del valore di 0.4 (nanogrammi/normal metro cubo) previsto dalla legge regionale. La Società ha garantito che l’Arpa Puglia potrà «in qualsiasi momento e senza alcun preavviso effettuare operazioni di campionamento e monitoraggio della diossina». (GdM)

sabato 24 luglio 2010

L'Arpa studia l'area verde inquinata

L'Arpa della Puglia sta seguendola vicenda della zona verde inquinata del rione Tamburi di Taranto, a ridosso dell’Ilva, sulla quale il sindaco, Ippazio Stefano, nelle scorse settimane, ha vietato ai bambini di giocare. L’ordinanza vieta il calpestio delle aree verdi del triangolo tra via Deledda, via Galeso e via Lisippo, che sono risultate contaminate da idrocarburi e metalli pesanti.
Le osservazioni dell’Arpa si conosceranno all’inizio di agosto. I dati sull'inquinamento emergono dalla relazione tecnica del progetto per il risanamento del rione Tamburi commissionata dal Comune ad un gruppo di tecnici. Nello studio si afferma che “i risultati dell’analisi di rischio hanno evidenziato un rischio totale non accettabile per le sostanze cancerogene” in relazione allo 'scenario bambinì”.
Il pericolo per i bimbi è riferito a due inquinanti in particolare: i Pcb (policlorobifenili) e il Berillio. I più piccoli potrebbero infatti inconsapevolmente ingerirli o anche, nel caso dei Pcb, venire contaminati per via del solo contatto dermico. Altamarea, un coordinamento di cittadini e associazioni locali, ha scritto al direttore generale dell’Arpa, Giorgio Assennato, affinchè chiarisca la provenienza delle sostanze che hanno inquinato il suolo. E all’associazione Assennato risponderà nei primi giorni di agosto, soffermandosi in particolare sulla procedura tecnico-scientifica seguita da consulenti del Comune che hanno suggerito di bonificare l’area inquinata e di imporre il divieto di calpestio per i bambini.
Proprio attorno all’area industriale, per una fascia di circa 20 chilometri, la Regione Puglia a causa del forte inquinamento da diossina, ha vietato il pascolo. Il dipartimento di prevenzione della Asl di Taranto ha invece disposto di recente l'abbattimento di altri mille capi di bestiame (che si aggiungono agli altri 1.200 già abbattuti nei mesi passati) nelle cui carni è stata trovata una concentrazione di diossina superiore ai limiti di legge. (GdM)

mercoledì 30 giugno 2010

Le "falsità" dell'Ilva

Da Youtube:

"I cittadini di taranto sono costantemente bombardati da notizie propinate come dati di fatto: incidenza tumori, tassi di mortalità, emissioni di sostanze pericolose FALSE o talvolta totalmente fuori luogo"
ECCO una delle tante MENZOGNE dette da DE BIASE, RESPONSABILE delle relazioni industriali dell'ILVA, nel convegno della CISL

giovedì 24 giugno 2010

Lumache alla diossina!

COMUNICATO STAMPA DEL FONDO ANTIDIOSSINA TARANTO

PRIMI DATI ALLARMANTI SU ORGANISMI PRELEVATI NELL’AREA LIMITROFA ALLO STABILIMENTO ILVA DI TARANTO.
(Analisi effettuate dall’Università del Salento commissionate dal Fondo Antidiossina Taranto)

Il Fondo Antidiossina Taranto Onlus ha ritenuto importante monitorare i terreni vicini l’area industriale Ilva di Taranto, commissionando all’Università del Salento le analisi per i pcb, diossine e metalli pesanti sulle lumache (specie Helix aperta, Helix aspersa ed Helix lucorum), raccolte a più riprese e nei mesi scorsi in un terreno agricolo situato tra Statte ed il quartiere Tamburi. Questi organismi, molto diffusi nelle nostre zone, sono caratterizzati da un elevato apporto nutrizionale e, come è noto, sono considerati una prelibatezza culinaria. Le indagini sono ancora in corso, ma emerge subito, già dai i primi risultati, che questi organismi risultano fortemente contaminati da diossine, pcb e metalli pesanti, sicuramente derivanti dall’ambiente circostante, a tal punto che si debba ritenere che ci siano tutti i presupposti perché le autorità locali approfondiscano immediatamente questa grave situazione e considerino anche la possibilità di emettere un’ordinanza che vieti la raccolta e la vendita di questi organismi, così come è già avvenuto per gli ovini e caprini ai quali è stato vietato il pascolo nei terreni distanti meno di 20 km dall’area industriale.
L’iniziativa di analizzare le lumache per verificare lo stato di contaminazione delle aree in questione è stata decisa dal Presidente del Fondo Antidiossina Taranto Onlus, Prof. Fabio Matacchiera, (sembra, infatti, che sia la prima volta, così come riportato nella letteratura scientifica, che vengano utilizzati questi organismi, ai fini di valutazione circa la dispersione di microinquinanti nell’ambiente ed, in particolare, nel terreno e sulla vegetazione). La stessa Università del Salento ha accolto molto favorevolmente l’idea del presidente del Fondo, tanto che l’obiettivo del lavoro è diventato anche quello di verificare l’utilizzo di queste specie di organismi come approccio e strumento per il bio-monitoraggio ambientale.
Da questa prima indagine è risultato che le specie più contaminate da diossine, pcb e metalli pesanti sono quelle più ricercate per il loro valore nutrizionale e cioè la Helix aperta (comunemente note come lumache). Le stesse sono in grado di ingerire quantità elevate di terra, e, per le loro caratteristiche naturali, hanno sviluppato una marcata attitudine alla sopravvivenza, anche in scenari ambientali compromessi. Per tale specie sono stati evidenziati valori di metalli pesanti quali Pb, Ni, Cr.tot nell’ordine di 1 mg/Kg (su peso umido), mentre il valore del Ferro raggiunge picchi di addirittura di 500 mg/Kg (su peso umido). Le indagini su questi organismi continueranno successivamente, al fine di studiare l’andamento delle concentrazioni di questi inquinanti nei diversi periodi dell’anno ed i campionamenti saranno estesi a distanze maggiori dalla zona industriale.
Leggermente meno critica è la contaminazione della specie Helix lucorum, meno ricercate dai consumatori, con valori di metalli pesanti che sono circa un terzo di quelli riscontrati nella varietà “aperta”. Va precisato, inoltre, che a differenza delle lumache (Helix aperta), queste specie vivono anche nei periodi estivi in superficie, e non hanno la tendenza ad ingerire la terra in cui si rifugiano solo per poco tempo.
Per questo tipo di indagine sui contenuti di metalli pesanti, pcb e diossine, si è ritenuto che questi piccoli organismi “pascolanti” che si cibano di vegetali, brucando il fogliame delle coltivazioni, siano comparati ed assimilati alla categoria degli erbivori, proprio per il tipo di alimentazione e di contatto che hanno con l’ambiente circostante.
Le analisi di laboratorio sulle lumache, effettuate presso l’Università del Salento, hanno evidenziato, oltre ad alte quantità di metalli pesanti, un’alta contaminazione da diossine e pcb, sostanze tristemente note, in grado di apportare gravissimi danni irreversibili all’organismo umano.
In particolare per le lumache stattesi/tamburine è spiccato il seguente dato allarmante:

PCDD/F(policlorodibenzodiossine/furani)+PCB(policlorobifenile)= 27,65 pg WHO-TE/g grasso
Pg = picogrammi
WHO = (World Health Organization)
TE = TEQ (Toxic equivalent)

Per capire quanto possano essere elevate queste concentrazioni, basta fare riferimento alla normativa europea vigente, sancita dal REGOLAMENTO (CE) N. 1881/2006 (della Commissione 19 dicembre 2006) e N. 199/2006 (della Commissione 3 febbraio 2006) che specificatamente definiscono i limiti per le diossine, pcb e metalli pesanti negli alimenti:

DIOSSINE+PCB(policlorodibenzodiossine/furani+ policlorobifenile)

— bovini e ovini 4,5 pg/ WHO-TE/g grasso
— pollame 4,0 pg/ WHO-TE/g grasso
— suini 1,5 pg/ WHO-TE/g grasso

(non essendoci dei limiti specifici per l’alimento “lumache”, sono stati considerati i valori sui tessuti degli erbivori).
Sempre secondo questo regolamento, e considerando sempre i limiti vigenti sui tessuti degli erbivori, si riscontrano superamenti anche per il Piombo (limite 0,1 mg/Kg) e Cadmio (limite 0,050 mg/Kg).

mercoledì 23 giugno 2010

Alla faccia de "lu sole, lu mare e lu ventu"!

Crolla il mito del Salento. Dal boom dei tumori al business dei certificati verdi. L'inchiesta
Epidemiologia dei tumori in Puglia e nel Salento. La ricerca del Cnr (atmosfera e clima) sul Salento

Brindisi-Taranto, l'asse del male. Territori avvelenati, aria malata, terreni pieni di diossina. E popolazione che muore di tumori. Da quasi 20 anni ci sono dati incontrovertibili che documentano l'aumentata incidenza di malattie tumorali di origine ambientale nella provincia di Lecce. E ci sono dati Istat che indicano come e perché il Salento sia l'area più inquinata della Puglia. Un tasso di mortalità per tumori maligni di trachea, bronchi e polmoni cresciuto vertiginosamente. Le aree interessate sono tutte nel Salento, da Lecce in giù. Maglie il paese più colpito (43 decessi nel 2004, 37 nel 2005), ma anche Gallipoli, Nardò, Tricase, Cutrofiano.

Dati che sforano la media regionale e che indicano, per tutto il Salento, un quadro di eccesso di mortalità attribuibile all'inquinamento ambientale di origine industriale. La provincia di Lecce, stranamente, è l'area a più alta incidenza di cancro della Puglia, secondo le statistiche Istat e le cifre dell'Osservatorio epidemiologico. Ma come? Non era Taranto la città più inquinata d'Europa a causa dell'Ilva e delle emissioni di diossina. E come mai i grandi colossi industriali si trovano a Brindisi (il Petrolchimico) e a Taranto (l'Ilva) e le gente muore di tumore a Lecce e provincia? La risposta è da cercare nel vento. Secondo lo studio dell'Istituto di Scienze dell'Atmosfera e del Clima del Cnr, che ha indagato sugli agenti inquinanti presenti nell'atmosfera del territorio salentino, la causa è proprio nel vento. Che trasporta diossina da Taranto e altri tipi di agenti inquinanti dal petrolchimico di Brindisi.

E così il Salento del fotovoltaico, fiore all'occhiello dell'energia rinnovabile, non è altro che un centro di tumori per colpa di altre industrie. E non solo. Si scopre anche che è stato "colpito" dal business del certificati verdi. E che le 20 industrie di biomasse che vogliono costruire nella provincia di Lecce (portando olio da tutto il mondo e bruciandolo per produrre energia) hanno intenti niente affatto ecologici. Così come si scopre, grazie alla denuncia ad Affaritaliani.it di Giuseppe Serravezza, oncologo talentino, che ci sono interessi economici e le mani di aziende del nord, altre straniere e una siciliana, per sfruttare il territorio salentino per produrre energia, a discapito dell'ambiente e dei cittadini...



epidemiologia-tumori-salento


Rapporto_ISAC_Provincia_2007