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giovedì 27 febbraio 2014

Torna a casa, Fabio!

Ilva, disposta consegna di Fabio Riva all’Italia da autorità giudiziaria UK

Le autorità britanniche hanno disposto la consegna all’Italia di Fabio Riva, figlio del patron dell’Ilva di Taranto coinvolto nell’inchiesta per disastro ambientale. La comunicazione, secondo l’agenzia Ansa, sarà ufficializzata a breve e non corrisponde necessariamente al rientro di Riva, visto che quest’ultimo può fare appello.
Il 15 gennaio scorso si era conclusa presso la Westminster Magistrates Court di Londra, l’udienza, durata in tutto quattro giorni, sulla richiesta di estradizione da parte della magistratura italiana nei confronti di Fabio Riva, vice presidente di Riva Fire, indagato nell’inchiesta per disastro ambientale a carico dell’Ilva di Taranto e destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Taranto Patrizia Todisco.
I legali di Fabio Riva faranno appello. Secondo l’ avvocato Nerio Diodà, “al momento non cambia nulla” e Fabio Riva potrà restare a Londra fino a che i magistrati britannici “non si pronunceranno sull’appello” della difesa. Il sì all’estradizione riguarda il mandato d’arresto europeo emesso dai magistrati di Taranto in relazione all’inchiesta per disastro ambientale sull’Ilva.
Il 18 febbraio scorso il tribunale del Riesame di Milano aveva confermato le ordinanze di custodia cautelare firmate dal gip Fabrizio d’Arcangelo ed eseguite lo scorso 22 gennaio nell’ambito di un filone dell’inchiesta dei pm di Milano, Stefano Civardi e Mauro Clerici, nella quale si ipotizzano i reati di associazione per delinquere e truffa a carico di Fabio Riva e altre quattro persone.
Secondo l’indagine, con al centro una presunta truffa sull’erogazione di contributi pubblici a sostegno delle esportazioni, l’Ilva avrebbe ottenuto indebitamente fondi per 100 milioni di euro. I provvedimenti di arresto riguardano Agostino Alberti, dirigente di Riva Fire, Alfredo Lomonaco e Barbara Lomonaco di Ilva Sa (società svizzera del gruppo Ilva), Adriana Lamsweerde di Eufintrade e anche Fabio Riva. Nei confronti del figlio del patron dell’Ilva è stata chiesta l’estradizione in quanto vive da qualche tempo a Londra. Il 22 gennaio era stato emesso un mandato d’arresto europeo dall’autorità giudiziaria di Milano. (FQ)

mercoledì 13 novembre 2013

Bella gente in giro...

Ilva, la Cassazione: «Per Archinà niente carcere, resta ai domiciliari»

Girolamo Archinà, l'ex responsabile delle relazioni istituzionali dell'Ilva, indagato nel filone di inchiesta secondario denominato "Ambiente svenduto" e nato dall'indagine madre sul disastro ambientale causato dal polo siderurgico di Taranto, non tornerà in carcere ma rimarrà agli arresti domiciliari concessigli per motivi di salute. Lo ha deciso la Sesta sezione penale della Cassazione. I supremi giudici hanno infatti dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal pm contro l'ordinanza con la quale, lo scorso 14 maggio, il Tribunale del riesame tarantino aveva disposto i domiciliari per Archinà. L'ex pr èaccusato di corruzione perché avrebbe consegnato in una stazione di servizio una bustarella con 10mila euro per ammorbidire la relazione che il consulente della procura Lorenzo Liberti avrebbe dovuto scrivere sulle fonti dell'inquinamento atmosferico a Taranto. Archinà è accusato anche di aver tenuto contatti con politici e amministratori di Comune, Provincia e Regione, dirigenti e giornalisti, per favorire la politica aziendale dell'Ilva. (Quotidiano)

Ilva, la Cassazione conferma la libertà per l'ex direttore generale della Provincia

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla Procura di Taranto contro il provvedimento con il quale il Tribunale del Riesame il 23 maggio scorso aveva annullato l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari emessa otto giorni prima dal gip Patrizia Todisco nei confronti dell'ex direttore generale della Provincia di Taranto Vincenzo Specchia, di 60 anni, attuale segretario Generale del Comune di Lecce, coinvolto nell'inchiesta sull'Ilva chiamata 'Ambiente svendutò. Nel provvedimento si contestava a Specchia, difeso dall'avv. Andrea Sambati, un tentativo di concussione per costrizione nei confronti dell'ex dirigente del settore Ecologia, sollecitato a firmare autorizzazioni per una discarica all'interno dello stabilimento Ilva. Nell'ambito della stessa operazione fu arrestato anche il presidente della Provincia di Taranto, Giovanni Florido. «La decisione della Cassazione - sottolinea Specchia in una nota - conferma la bontà della sentenza del Tribunale del Riesame, che è andata ben oltre la revoca degli arresti domiciliari sancendo l'annullamento dell'ordinanza del Gip, dottoressa Todisco. Ho grande fiducia nella giustizia che presto sarà chiamata a decidere sull'eventuale rinvio a giudizio, un'ipotesi che allo stato attuale mi sembra, assolutamente improbabile». (Quotidiano)

lunedì 29 ottobre 2012

Criminali riconosciuti!

Ilva, restano ai domiciliari Emilio e Nicola Riva e Luigi Capogrosso

Restano agli arresti domiciliari il patron dell'Ilva, Emilio Riva, 86 anni, suo figlio Nicola, 56 anni, ex presidente del cda e l'ex direttore dello stabilimento tarantino, Luigi Capogrosso, 57 anni. Lo ha stabilito il tribunale del Riesame di Taranto, (giudici De Tomasi, Ruberto e Incalza).
Per i giudici restano invariati i pericoli di inquinamento probatorio e reiterazione del reato da parte dei tre indagati, con riferimento alla "commissione sistematica ed ininterrotta dei fatti criminosi per i quali si procede e della capacità di Ilva spa di far avvicinare da propri dipendenti funzionari pubblici". Per il Riesame l`ex direttore Capogrosso, nonostante abbia lasciato l`incarico in Ilva, potrebbe ancora inquinare le prove del futuro processo avvicinando potenziali testimoni.
Anche i due Riva, si legge nelle cinque pagine del provvedimento, hanno fatto pressioni "anche tramite gravi illeciti" per incidere sui procedimenti amministrativi e giudiziari in corso "essendo manifesta la volontà dei predetti di adoperare ogni mezzo per smarcarsi dalle gravi accuse mosse nei loro confronti".
I Riva, scrivono i giudici, potrebbero "organizzare ulteriori attività illecite" anche presso altri contesti industriali.
A sostegno di questa tesi, nel provvedimento sono menzionati i diversi precedenti penali di Emilio e Nicola Riva, "quale ulteriore concreto elemento sintomatico della comprovata capacità a delinquere, avendo costoro dimostrato totale indifferenza verso l'incolumità pubblica e individuale". (rainews)

domenica 2 settembre 2012

Seconda pietra miliare

Decisione del Tribunale del Riesame sulle ordinanze del G.I.P. Patrizia Todisco del 25 Luglio 2012 su sequestro aree a caldo Ilva e arresti domiciliari di dirigenti Ilva. Riesame Ilva 20 Agosto

lunedì 20 agosto 2012

Interpretazioni in libertà

I giudici sull'Ilva: "Fermare l'inquinamento
ma gli impianti potranno funzionare"

Il tribunale del Riesame ha ribadito lo stop degli impianti senza facoltà d'uso, imponendo "l'interruzione della catena dei reati": saranno i custodi nominati dal gip e dalla procura ad attuare le prescrizioni. "Le motivazioni confermerebbero che gli impianti vanno chiusi non definitivamente ma solo in funzione degli specifici interventi di bonifica"

TARANTO - Fermare immediatamente le emissioni degli inquinanti. Ma l'impianto dell'Ilva potrà continuare a funzionare. Dovranno essere i custodi, a prendere la gestione dell'impianto e adeguarlo alle migliori tecnologie possibili, come impone l'Unione europea, pensando allo
spegnimento solo come a "una delle scelte tecniche possibili". Lo scrive il tribunale del Riesame nelle 124 pagine depositate stamattina con le quali conferma il sequestro dell'impianto senza facoltà d'uso, nelle quali traccia però una strada per salvaguardare diritto alla
salute e diritto al lavoro".  "Non si tratta certo - scrivono i giudici Antonio Morelli, Rita Romano e Benedetto Ruberto - di operare compromessi fra questi ultimi e i primari interessi alla vita, salute
e integrità ambientali, quanto piuttosto individuare quelle soluzioni che, nel giungere alla cessazione delle emissioni inquinanti, consentano di pregiudicare il meno possibile gli ulteriori interessiin gioco".

Come si può fare? ""Semplificando e schematizzando la questione, va detto che non è compito del tribunale stabilire se e come occorra intervenire nel ciclo produttivo o, semplicemente, se
occorra fermare gli impianti trattandosi di decisione che dovrà necessariamente essere assunta sulla base delle risoluzioni tecniche dei custodi - si legge nell'ordinanza . Al momento lo spegnimento degli impianti rappresenta solo una delle scelte tecniche possibili (...) In nessuna parte della perizia e, del resto, in nessuna parte del provvedimento del gip si legge che l'unica strada perseguibile al fine di raggiungere la cessazione delle emissioni inquinanti, unico obiettivo che il sequestro si prefigge, sia quello della chiusura dello stabilimento e della cessazione dell'attività produttiva. Al contrario si desume la possibilità che l'impianto siderurgico possa funzionare ove siano attuate determinate misure tecniche che abbiano lo scopo di eliminare ogni situazione di pericolo per i lavoratori e la cittadinanza (...) Il sequestro di un enorme e complesso stabilimento industriale quale il siderurgico di Taranto non è meramente tecnica e fine a se stessa visto che dalla sua soluzione discendono importanti ricadute concrete che vanno a intaccare contrapposti interessi, pure costituzionalmente rilevanti, quali quello della tutela dell'impresa produttiva e della tutela dell'occupazione di mano d'opera".

Per questo motivo, quindi, il Riesame ha ordinato di fermare "il blocco delle specifiche lavorazioni e lo spegnimento degli impianti" chiesto dalla Todisco, mentre al contrario "i custodi dovranno valutare e adottare tutte le possibili scelte operative e quelle concretamente idonee a salvaguardare l'integrità e la sicurezza  degli impianti e a consentire, in ipotesi, la ripresa dell'operatività".

Sulla questione è intervenuto il ministro dell'Ambiente Corrado Clini: "Le motivazioni del tribunale del riesame sul sequestro dello stabilimento Ilva di Taranto confermerebbe che gli impianti vanno chiusi non definitivamente ma solo in funzione degli specifici interventi di bonifica". "Da quello che ho letto", ha spiegato Clini, il riesame conferma "l'approccio che anche noi abbiamo sempre suggerito: la fermata degli impianti è in funzione degli interventi di risanamento".

Oggi, inoltre, so riunirà presso la sede del ministero dell'Ambiente, la commissione Ippc-Aia, per definire il piano di lavoro al fine di giungere alla revisione dell'autorizzazione integrata ambientale per l'Ilva di Taranto entro il 30 settembre prossimo. "Alla riunione - si legge in una nota del ministero dell'Ambiente - parteciperanno anche i rappresentanti del ministero dello Sviluppo economico, del ministero della Salute, dell'Ispra, della Regione Puglia oltre che dell'Ilva. La nuova autorizzazione, come ha avuto modo di spiegare Clini nel corso del vertice di Taranto di venerdì, avrà come riferimento anche le prescrizioni formulate dal gip per la riduzione dell'impatto ambientale delle produzioni".