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lunedì 9 novembre 2015

Quisquilie renziane e regalini a Riva & co.

Fisco, Ilva assolta da accusa di frode da 52 milioni. Il governo Renzi ha depenalizzato il reato

L’intento con cui vengono fatte le leggi spesso si vede dai loro effetti: l’“abuso del diritto” non è più reato, e per questo il processo ai danni dell’ex patron dell’Ilva, Emilio Riva (morto nell’aprile 2014), due ex manager del gruppo e un dirigente della Deutsche Bank per una presunta frode da 52 milioni di euro si è concluso mercoledì con l’assoluzione degli imputati. È l’effetto del combinato disposto di due decreti attuativi della delega fiscale approvati dal governo Renzi ed entrati in vigore il primo ottobre. Il motivo? Hanno depenalizzato l’abuso del diritto, il comportamento che racchiude tutte le operazioni che, pur nel rispetto formale delle norme, realizzano vantaggi fiscali indebiti per le imprese, ma con effetti anche sulla frode fiscale realizzata proprio mediante esso.
Nel febbraio dello scorso anno, oltre a Emilio Riva, erano stati mandati a processo Mario Turco Liveri e Agostino Alberti, rispettivamente responsabile finanziario e responsabile fiscale (nonché componente del cda) del gruppo Riva, e Angelo Mormina, per l’incarico avuto in qualità di managing director di Deutsche Bank (filiale di Londra). L’accusa nei loro confronti era di aver violato l’art. 3 della legge 74/2000 (“dichiarazione fraudolenta mediante altri artifici”), al fine di evadere le imposte sui redditi, sulla base di una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei a ostacolarne l’accertamento, indica elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi fittizi. In questo caso, l’accusa era di aver “creato” elementi passivi fittizi per poter poi pagare meno tasse.
Gli indagati, in sostanza, nella dichiarazione dei redditi per il 2007 “ponevano in essere una complessa operazione di finanza strutturata all’unico scopo di consentire alla consolidata Ilva Spa l’abbattimento del reddito, mediante l’utilizzazione di elementi passivi fittizi per 158 milioni di euro e conseguentemente per la consolidante Riva Fire Spa, una pari riduzione della base imponibile per un’evasione di imposta Ires pari a 52,4 milioni di euro”, si leggeva nel capo di imputazione. Ieri la prima sezione penale non ha fatto altro che accogliere la richiesta del pm Stefano Civardi formulata proprio alla luce delle modifiche apportate dalla riforma fiscale alla legge 74 del 2000: gli imputati hanno pagato le sanzioni amministrative (per Emilio Riva il reato si è estinto con la sua morte).
Cos’è successo? Il primo decreto fiscale ha depenalizzato l’abuso del diritto, mentre il secondo (che ha riformato i reati tributari) ha chiarito che questo non può essere associato alla frode prevista dall’art. 3 della legge del 74 del 2000. In esso sono state ricomprese le “operazioni simulate oggettivamente o soggettivamente” (art. 1), che però non integrano quelle previste dall’abuso d’ufficio. E per quest’ultimo restano solo le sanzioni amministrative. “Il fatto non è più previsto dalla legge come reato” è infatti la formula scritta nel dispositivo con cui al Tribunale di Milano si è chiuso il processo.
Nel febbraio scorso, il pm Francesco Greco, capo del pool reati finanziari della Procura di Milano si era detto preoccupato in relazione ai decreti fiscali per “il contrasto che si potrebbe creare tra frode fiscale e abuso del diritto, perché io non ho mai visto un caso di abuso del diritto che non fosse fraudolento”. Il contrasto è stato sanato così. Nell’aprile scorso, Confindustria ha esultato per il varo del decreto sull’abuso del diritto da parte del Consiglio dei ministri: “Finalmente l’Italia si dota di una norma generale anti-elusiva come richiedevamo da tempo”.
di Carlo Di Foggia e Valeria Pacelli da Il Fatto Quotidiano del 29 ottobre 2015

domenica 1 marzo 2015

Ecco cosa "non" cambia!

Ilva, il decreto diventa legge ecco cosa cambia da martedì

Contrariamente al Senato, alla Camera il Governo non porrà la fiducia sul decreto Ilva. Le commissioni e l'aula di Montecitorio non hanno infatti cambiato il testo arrivato da Palazzo Madama perchè sostanzialmente blindato e gli emendamenti che puntavano a cambiarlo in parti rilevanti sono stati respinti. Dalle 11 di martedì prossimo, quindi, ci saranno le dichiarazioni finali di voto. E tuttavia anche se Montecitorio non ha cambiato il testo, ora lo stesso è profondamente diverso da come lo aveva approvato il Consiglio dei ministri alla vigilia di Natale. E' stata anzitutto precisata la tempistica degli interventi dell'Autorizzazione integrata ambientale. Nel testo di Palazzo Chigi, la conclusione era lasciata ad un provvedimento del presidente del Consiglio. Adesso, invece, nel decreto si riconferma la data che c'era nel piano ambientale approvato dal Governo un anno fa: nell'Ilva, l'Aia andrà conclusa ad agosto del 2016. Invariata, invece, la conclusione dell'80 per cento delle prescrizioni: luglio prossimo.
Un'altra parte del decreto che è stata potenziata, riguarda le tutele dell'indotto, che a metà gennaio aveva avviato le sue proteste - tra cui il blocco dei trasportatori - temendo di perdere, o di vedere ridimensionati, i crediti maturati con l'ingresso dell'Ilva in amministrazione straordinaria dal 21 gennaio scorso. Adesso tutte le pmi, trasporto compreso, che all'Ilva hanno eseguito lavori di risanamento ambientale o di continuità produttiva, avranno accesso alla prededuzione dei crediti maturati. In altri termini, le pmi hanno una garanzia di riscossione per quanto fatturato all'Ilva nei mesi precedenti il 21 gennaio ma non ancora liquidato. Inoltre, per le stesse pmi c'è una sospensione del pagamento dei tributi sino al 15 settembre prossimo e sono sospese sino alla stessa data anche le procedure cautelari ed esecutive connesse, mentre è sospeso sino al 2017 il pagamento delle quote di capitale su mutui e finanziamenti contratti. Le pmi dell'indotto potranno anche accedere per nuove operazioni di finanziamento al Fondo di garanzia che, allo scopo, ha destinato un budget di 35 milioni.
Il decreto, inoltre, fa in modo che l'amministrazione straordinaria dell'Ilva abbia la provvista finanziaria per la gestione dell'azienda e l'attuazione del piano di risanamento.
Nel tempo all'Ilva dovrebbero affluire oltre 2 miliardi. I primi ad arrivare, a decreto convertito in legge, sono i 156 milioni accantonati da Fintecna e adesso sbloccati dai pareri preventivi di ministero Ambiente e Avvocatura dello Stato. I commissari potranno poi chiedere sino a 400 milioni di prestito garantito dallo Stato per investimenti e innovazione. Infine, per sbloccare il miliardo e 200 milioni sequestrato dalla Procura di Milano ai Riva, proprietari dell'Ilva, per presunti reati fiscali e valutari, si offre ai magistrati e alle banche della Svizzera la garanzia che questi soldi saranno impiegati nel risanamento. Del miliardo e 200 milioni, infatti, solo 150 milioni sono in Italia nel Fondo unico Giustizia, il resto, invece, è ancora in Svizzera. Predisposto un meccanismo che prevede che i commissari chiedano alla Procura di Milano lo svincolo delle somme sequestrate, l'emissione di obbligazioni da parte dell'amministrazione straordinaria dell'Ilva e la loro intestazione al Fondo unico Giustizia. Un meccanismo, questo, suggerito al Senato, quando lo ha ascoltato, dal procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco. (Rep)

lunedì 9 febbraio 2015

E i Riva ringraziano Renzi & co.

Ilva, due miliardi sequestrati ai Riva. “Ma bloccati all’estero dal decreto”

Due miliardi sequestrati alla famiglia Riva ma che non possono essere utilizzati per via di una norma del decreto legge Ilva che ha bloccato la procedura di rientro in Italia di gran parte dei fondi trovati dalla magistratura nei trust gestiti da istituti svizzeri. La circostanza è emersa durante una seduta della commissione d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, che ha ascoltato il coordinatore del dipartimento diritto penale dell’economia, affari civili societari, reati fallimentari della Procura di Milano, Francesco Greco. Il pm, si legge in un comunicato, ha illustrato lo stato attuale delle somme sequestrate al gruppo Riva che in tutto raggiungono i due miliardi di euro. Nello specifico sono stati bloccati 1,2 miliardi riconducibili a trust gestiti da istituti finanziari svizzeri; di questi, 125 milioni sono già in Italia, mentre per la somma residua sono in corso ormai da tempo le procedure per il rientro. Altri 700-800 milioni sono stati poi congelati in un procedimento penale nei confronti di Adriano Riva, che ha completato da poco la fase del giudizio di primo grado.
Secondo Greco le misure contenute nel decreto Ilva hanno bloccato la procedura di rientro in Italia di gran parte dei fondi, “creando un impasse che potrà essere risolto da una eventuale modifica in fase di conversione”. Soldi, questi, che dovranno essere utilizzati per la realizzazione delle prescrizioni ambientali contenute nell’Aia degli impianti Ilva di Taranto. “Al di là del momentaneo rallentamento del trasferimento dei fondi sequestrati”, Greco ha spiegato che in ogni caso quei soldi non potranno cambiare destinazione o “sparire”, grazie alla recente normativa sull’autoriciclaggio, che impedisce alle banche elvetiche lo spostamento delle somme. “Il problema riguarda, dunque, solo i tempi per la conclusione dell’operazione e non la disponibilità economica”.
Secondo il magistrato occorrerà, infine, un grande sforzo di trasparenza quando i soldi sequestrati arriveranno effettivamente a Taranto, vista la delicatezza degli interventi necessari e la consistenza dei fondi resi disponibili. “Noi come commissione parlamentare d’inchiesta – assicura il presidente, Alessandro Bratti (Pd) - vigileremo sulla attenta attuazione dell’Aia, con particolare riguardo alla gestione dei rifiuti e al relativo impatto sull’ambiente della città di Taranto”. (FQ)

giovedì 15 gennaio 2015

Magistrati concreti e politici azzeccagarbugli

Ilva di Taranto, in audizione al Senato i magistrati smontano il decreto del governo Renzi

Si è tenuta presso il Senato della Repubblica il 14 Gennaio 2015, in seduta congiunta l'audizione informale del procuratore capo di Taranto, Francesco Sebastio, del procuratore aggiunto di Milano, Francesco Greco, e del sostituto procuratore di Milano, Stefano Civardi, nell'ambito dell'esame del ddl n. 1733 (Decreto-legge ILVA).
L'audizione è durata oltre un'ora e mezzo, durante la quale i magistrati hanno esposto moltissime osservazioni alcune anche molto forti, quasi ad esternare un senso di sconforto nei confronti del legislatore (in questo caso il Governo) incapace di scrivere buone norme. Durante l'audizione il Procuratore di Milano Francesco Greco ha detto criticando il DL : "Non posso altro che auspicare il rispetto pieno dei criteri previsti dalla legge Marzano" ha poi aggiunto "noi siamo stanchi, di continuare nelle nomine di persone da parte del Mise o del Ministero dell'Industria in passato, che fanno sì che le gestioni di queste crisi diventino dei poltronifici" continua Greco dicendo "ho gestito crisi come quelle della Parmalat e Montedison, ci vuole gente preparata e capace, che stia a tempo pieno a lavorare, che non si prenda questo come uno dei cinquanta incarichi da svolgere";
In questo video i punti salienti degli interventi dei PM.



Greco: "Non riesco a capire perché si facciano leggi in questo modo, forse è un problema di gestione del potere";
Greco: "Una elargizione tout court dello Stato all'Ilva, ovvero una confisca preventiva di questo denaro senza una contropartita, potrebbe avere problemi di tipo costituzionale, rilievi in sede di Corte Europea e si potrebbe configurare una forma di aiuti di Stato"
Sebastio : "In merito alla questione dell'80%"; ad esempio, la prescrizione ricoprire i parchi minerari, vale come quella di mettere un cartello?";
Sebastio :" in merito alla norma sulla non punibilità del commissario dell'amministrazione straordinaria, non è chiara, non si capisce chi rientri in questa "impunibilità" quando si parla di soggetti delegati si intendono anche i direttori dello stabilimento che oggi sono imputati?";
Sebastio : riferendosi alla norma dell'80% relativa alle prescrizioni chiede" 80% e 20% ma dei lavori fatti o dei lavori appaltati?"; Infine ancora il procuratore di Milano, Greco pone la questione trasparenza, afferma infatti che sembra nessuno si sia posto il problema della trasparenza e che 2 miliardi di € sono la cifra più grossa mai spesa in italia, occorrerebbe una forma di controllo pubblico.
Hanno chiesto di poter lavorare meno dal punto di vista interpretativo delle norme, per cui i magistrati chiedono di rivedere il testo del decreto scritto dal Governo Renzi e di essere più specifici nella formulazione delle leggi. (Beppegrillo)

Vendola: se chiude l'Ilva non c'è futuro per la città di Taranto

“Se dovesse chiudere l’Ilva dubito che potremmo essere di fronte alla possibilità di dibattere del futuro di Taranto: oggi si può avere un’acciaieria sostenibile. La chiusura dell’Ilva sarebbe un colpo al sistema industriale nazionale”. Lo afferma il governatore della Puglia Nichi Vendola, in audizione in commissione Industria al Senato nell’ambito dell’esame del decreto sull'Ilva, citando l’esempio di Bagnoli.
“In questo momento ci sono 500 milioni cantierizzati per il porto – spiega Vendola – 200 milioni pronti per il nuovo grande ospedale di Taranto; è in corso di costituzione un registro tumori di Taranto. Il ciclo della salute insieme a quello delle bonifiche non è un ciclo del rapporto”.
«L'AIA VA FATTA AL 100%» - "Non è sopportabile la parcellizzazione. Solo l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) nella sua interezza può garantire" salute e ambiente altrimenti potrebbe anche aprirsi "il rischio di esporre il Paese a infrazioni comunitarie". Vendola chiede quindi di "cassare la norma dell’80%" sull'applicazione delle prescrizioni Aia. "Ci chiediamo perchè proprio l’80%? Siamo di fronte a una nuova proroga?", dice.
“Parliamo di interventi indispensabili”, osserva Vendola citando tra questi per esempio quelli sui “parchi minerali”, per la data che va dal 31 luglio 2015 in poi (primo step di una serie di prescrizioni). Se non si riesce a rispettare le prescrizioni e i tempi dell’Aia, spiega Vendola, “l'Ilva dovrebbe presentare adeguate motivazioni sui ritardi e poi rimettersi al giudizio dell’Autorità”, come il ministero dell’Ambiente. Poi per la Regione Puglia sarebbe il caso di “cassare anche l'impunibilità” del commissario (comma 6 art.2). Tra l’altro Vendola chiede di “riattribuire la vigilanza a un ente terzo, a un garante”. Da “cassare” anche la parte del decreto sulle discariche (art.4). Infine “serve una chiara demarcazione tra le risorse destinate alla riqualificazione dell’Ilva e le risorse per il rilancio e lo sviluppo dell’area di Taranto”.
SI DEVE RISPETTARE AMBIENTE ED OCCUPAZIONE - “E' l’ennesimo decreto. Riteniamo che la decretazione di urgenza non sia lo strumento più idoneo”, soprattutto perchè “i commissari hanno via via espropriato le procedure ordinarie senza tuttavia ottenere miglioramenti ambientali”. Vendola segnala comunque “alcuni aspetti che valutiamo positivamente” come l’introduzione del “nuovo protagonismo dello Stato”.
“Per la Regione qualsiasi salvaguardia del siderurgico più grande d’Europa deve rispettare due requisiti, che ci sia la tutela dei livelli di occupazione e che la produzione sia rispettosa dell’ambiente”, aggiunge Vendola. “Con la decretazione d’urgenza si è provocato un impoverimento dei procedimenti ordinari – osserva il governatore pugliese – e si è andati sempre più verso un regime monocratico: e non si può dire che a questo sia corrisposto un miglioramento ambientale, anzi”, prosegue, si è avuta richiesta di proroga e dilatazione dei tempi dell’Aia. “Riteniamo però necessario – rileva Vendola parlando del nuovo decreto Ilva – che accanto al livello di governance dello Stato ci sia anche una governance scientifica per la salute e l'ambiente, potenziando il Centro salute e ambiente istituito dalla Regione nel 2012, garantendo specifiche risorse. Bisogna poi potenziare l’organico Arpa, perchè se lo Stato ci chiede di fare una guerra, ebbene non la possiamo fare senza un esercito”; in proposito viene proposto un emendamento ad hov per autorizzare, “in deroga agli attuali vincoli, la copertura del 60% dei posti della dotazione organica generale dell’Agenzia, per raggiungere 498 unità a tempo indeterminato” per “garantire il completamento e lo sviluppo delle attività sul territorio tarantino”. (GdM)

Sindaco di Taranto: si chiarisca il problema dell'Aia all'80%

“Occorre chiarire cosa riguarda l'80% e stabilire un termine temporale per la realizzazione del restante 20%” dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale). Così il sindaco di Taranto Ippazio Stefano in audizione in commissione Industria sul nuovo decreto Ilva. “Serve più precisione nel dire quando avverranno gli interventi e quando arriveranno i finanziamenti per l’attuazione delle prescrizioni ambientali – osserva poi Stefano – se ci dicono che tra 15 giorni almeno questi arriveranno cominciamo a parlare di cose concrete. Noi non vogliamo gestire le risorse, vogliamo che sia il ministero. Noi programmiamo quello che vogliamo fare e chiediamo di essere controllati sull'utilizzo”.
Il sindaco critica poi la diminuzione di controllo da parte del territorio, e il venir meno del controllo all’Arpa: “Si toglie la possibilità di verificare come vanno le cose”. Poi dice che inizierà presto, “a giorni”, la bonifica del quartiere Tamburi: è “già stata preparata la tensostruttura dove verrà depositato il terreno prelevato, terreno inquinato. Abbiamo bisogno di riavvicinare i cittadini alle istituzioni”. (GdM)

mercoledì 14 gennaio 2015

La toppa peggio del buco

Ilva, Greco: “Decreto del governo mette a rischio rientro dei soldi dei Riva”

“Così come è stato approvato, il decreto legge sull’Ilva potrebbe bloccare il rientro dalla Svizzera di capitali per un miliardo e 200 milioni, che servirebbero per attuare le prescrizioni dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale, ndr) e rimettere in piedi l’azienda“. Lo ha sottolineato in audizione al Senato il procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco, titolare con i colleghi di diversi fascicoli sul siderurgico di Taranto, sollecitando il Parlamento a una modifica della norma che deve essere convertita in legge entro marzo. Il dl, ha spiegato il magistrato, “sembrerebbe aver abrogato” il comma 11-quinquies del precedente decreto 62/2013 (il primo decreto sull’Ilva, quello che stabiliva “Nuove disposizioni urgenti a tutela dell’ambiente, della salute e del lavoro nell’esercizio di imprese di interesse strategico nazionale”), che consentiva appunto il trasferimento delle risorse con adeguate garanzie. “Non siamo riusciti a capire in molti – ha sottolineato Greco – perché si fanno le leggi in questo modo, forse per un problema di gestione di potere”.
L’attuale normativa crea “problemi”, secondo il procuratore, con le autorità svizzere: “Ci hanno detto che non hanno difficoltà a far rientrare questi soldi, che sono scudati e dunque italiani. Ma pongono delle condizioni e vogliono delle garanzie”. In sostanza la Svizzera chiede alle autorità italiane che “non siano confiscati prima di una sentenza definitiva passata in giudicato“. Al contrario, l’inchiesta è ancora in corso. Di conseguenza “se l’Italia rivuole quei soldi – ha detto Greco – deve far rivivere quell’articolo, ovviamente con le modifiche legate alla previsione del passaggio da commissario straordinario all’amministrazione straordinaria”.
Il secondo problema sollevato dal pm riguarda invece il fatto che “un’elargizione dello Stato, ovvero una confisca preventiva di questo denaro senza una contropartita”, potrebbe “avere dei riflessi in termini costituzionali e anche con l’Ue” perché potrebbe “rappresentare una sorta di aiuto di Stato“. Ecco perché, ha concluso Greco, “deve essere riproposta la formula” abrogata, attraverso un emendamento in sede di conversione del decreto. Al Parlamento Greco suggerisce anche la soluzione: “La possibilità di un’emissione di un prestito obbligazionario con un rendimento pari a quello medio del Fondo unico giustizia che può essere fatto da Ilva spa o dalla newco, se si farà”, accompagnato dall’istituto del ‘patrimonio di destinazione’.” Una volta rientrate, ovviamente, le somme dovrebbero essere destinate ‘esclusivamente a pagare l’Aia’, ha concluso Greco.
Il procuratore capo di Taranto, Francesco Sebastio, anche lui audito dalle commissioni, ha invece chiesto di chiarire la norma sulla non punibilità del commissario dell’amministrazione straordinaria e quella in base alla quale per il commissario stesso e i suoi uomini sarà sufficiente realizzare l’80% delle prescrizioni dell’Aia. Il procuratore ha spiegato che occorre specificare meglio la norma di salvaguardia, cioè quella che garantisce una sostanziale impunità civile e penale, specificando se riguarda solo le azioni in attuazione del piano ambientale previsto dall’Autorizzazione integrata ambientale o anche quelle in omissione. Occorre poi spiegare la norma in base alla quale se entro il 31 luglio prossimo si sarà realizzato almeno l’80% delle prescrizioni il resto slitterà a data destinarsi. “Non c’è una data ulteriore di proroga e sarà il capo del governo a decidere quando dare la proroga. È un fatto un po’ strano, anche se decide l’organo legislativo”, ha detto Sebastio, che si è poi chiesto: “Ma cosa significa l’80% delle prescrizioni? È numerico o in termini economici? Coprire i parchi minerari vale come mettere il cartello ‘Attenzione ai carichi sospesì? Sarebbe utile chiarire questo punto”, ha concluso il procuratore.
Intanto, la direzione del polo siderurgico ha comunicato ai sindacati che, “a causa di un ridotto approvvigionamento delle materie prime”, gli altiforni rimarranno fermi per 48 ore a partire dalle 7 del mattino del 15 gennaio. (FQ)

Pm: perplessi da non punibilita' commissario

La norma che prevede la "non punibilità" delle condotte poste in essere dal nuovo commissario straordinario dell’Ilva per attuare il piano di risanamento, "lascia perplessi" e richiede un "chiarimento" da parte del Parlamento. Lo ha sostenuto il procuratore di Taranto Franco Sebastio in audizione al Senato davanti alle commissioni che stanno esaminando il decreto legge sull'azienda siderurgica.
Ancora oggi, ha spiegato Sebastio, la procura di Taranto è "fatta oggetto di segnalazioni, denunce, esposti in cui si sostiene che lo stabilimento continua a produrre gli stessi fatti di grave inquinamento che sono oggetto dell’attuale procedimento penale". I pm dunque, "hanno degli obblighi di legge", e per questo "abbiamo avviato un’indagine e stiamo valutando quale via seguire, naturalmente tenendo conto di ciò che emergeva dalle leggi precedenti".
Poi però è arrivato il nuovo decreto che prevede, appunto, la non punibilità delle condotte del commissario e dei "soggetti da lui funzionalmente delegati" in attuazione del piano di risanamento. "E le condotte in omissione del piano? – ha chiesto Sebastio – Se non si da sfogo a quel piano, non siamo in attuazione ma siamo in omissione e quindi che facciamo?". La norma, poi, riguarda il nuovo amministratore. "E quel che riguarda questi due anni precedenti, che noi stiamo valutando?".
Ecco perchè il procuratore ha chiesto che venga fatta chiarezza. "Le perplessità sono dovute probabilmente alla nostra pochezza intellettuale".
Ma "dire a futura memoria 'non sarai penalmente perseguibile per quello che commetterai in futurò, lascia un pò perplessi. Poi c'è la legge e a quella ovviamente il magistrato si attiene". Dunque "se ci fosse un chiarimento non ci dispiacerebbe e ci consentirebbe di muoverci meglio". Anche perchè la procura "da 3 anni opera tra l’incudine e il martello: siamo stati denunciati dagli attuali imputati e quelli che oggi presentano gli esposti, sui giornali ci fanno intendere che facciamo troppo poco e che se non ci muoviamo ci denunciano loro".
Un chiarimento che dovrebbe riguardare anche la percentuale delle prescrizioni previste dall’Aia che dovrebbero essere realizzate dal commissario straordinario. "Nel provvedimento si dice che se entro il 31 luglio si sarà realizzato l’80 per cento delle prescrizioni, allora il restante 20 per cento slitta a data da destinarsi e sarà il capo del governo a stabilire quando. Già questo fatto è un pò strano – ha sottolineato Sebastio – ma che significa 80 per cento delle prescrizioni? Numerico o in termini economici?".
"Cerchiamo dunque di operare in maniera soddisfacente per tutti – ha concluso Sebastio - anche perchè la chiarezza eviterebbe domani problemi con la Corte Costituzionale". (GdM)