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mercoledì 19 agosto 2015

Accadde al Museo

Eva Degl’Innocenti, un manager per il MARTA di Taranto

Toscana, 39 anni, archeologa. Da ieri è Eva Degl’Innocenti il manager del Museo Archeologico Nazionale MARTA di Taranto.
Scelta insieme agli altri 19 nuovi dirigenti museali dal Ministero per i Beni culturali, Eva Degl’Innocenti può vantare un solido curriculum, non solo accademico: dopo essere stata project manager del museo nazionale del Medioevo a Parigi, oggi è pronta ad affrontare questa nuova sfida italiana.
Il ministro Franceschini l’ha nominata per guidare il nuovo corso del Museo Archeologico di Taranto sulla base di una laurea, conseguita a Pisa, in Conservazione dei Beni Culturali, con indirizzo archeologico, e di una Specializzazione in Archeologia.
Eva Degl’Innocenti ha poi conseguito il dottorato di ricerca europeo presso l’Università degli studi di Siena in Storia, archeologia e archivi del Medioevo e dal 2013 dirige il Servizio dei beni culturali e del museo Coriosolis della Comunità dei Comuni Plancoët Plèlan in Bretagna. Dal 1995 al 2008 ha condotto scavi archeologici in Italia e in Tunisia ed è autrice di numerose pubblicazioni, oltre ad aver insegnato in diverse università italiane e francesi.
L’abbiamo contattata per conoscere meglio quale sarà il ruolo dei manager all’interno dei musei italiani e quali progetti abbia in mente per il MARTA.

Non più direttori ma manager. Cosa cambia davvero per i Musei?


Un direttore deve assicurare sicuramente la politica scientifica di ricerca e la conservazione, ma deve anche riuscire a valorizzare il museo mettendo in atto una vera e propria strategia di marketing.
Deve quindi avere competenze di tipo manageriale e una capacità di gestione non soltanto delle risorse umane, ma del museo come struttura e come sistema, anche economico, per far sì che il museo diventi un volano di sviluppo economico e turistico del territorio in cui si inserisce, in questo caso Taranto e la regione pugliese.

Il patrimonio artistico italiano è davvero enorme, eppure mai adeguatamente valorizzato come risorsa economica. Dal confronto con l’estero, secondo la sua esperienza, cosa manca ancora?


Manca questo approccio manageriale. Bisogna capire che un museo non può essere soltanto una struttura di tutela e conservazione, elementi che sono fondamentali, perché se non c’è la conservazione e la tutela non c’è ovviamente valorizzazione.
Ma l’aspetto della valorizzazione è altrettanto basilare: ci sono innanzitutto gli elementi legati alla fruizione di un museo, specie quando è pubblico e dunque è necessario assicurare la divulgazione e una democrazia culturale, un’accessibilità a un largo pubblico.
Ci deve essere, poi, anche un elemento pedagogico, quindi è necessario rendere comprensibile quello che si vuole comunicare.
Il museo deve diventare un luogo di legame sociale e di produzione culturale , quindi anche di creazione di eventi altri rispetto all’elemento caratterizzante – nel caso del MARTA l’archeologia – e soprattutto deve riuscire ad attirare pubblico. Un museo ha anche come principio quello di poter creare dei ricavi e non solo delle spese, deve quindi diventare un elemento di sviluppo territoriale ed economico.
Ecco perché un manager deve assicurare una gestione finanziaria e fare anche delle scelte di marketing, privilegiando alcune azioni rispetto ad altre. Per fare questo è necessario evidentemente una conoscenza approfondita anche delle tecniche di marketing, quindi ad esempio capire il pubblico di un museo e riuscire a conquistare il non-pubblico, che è una categoria importante in una strategia di marketing. Non-pubblico può essere ad esempio anche la popolazione locale, gli abitanti di una città.

In Italia per anni si è identificato il museo con la sola conservazione e tutela, pensando che l’elemento valorizzazione e marketing, così come la parte finanziaria, che prevede anche l’eventuale ricerca di fondi privati, fosse in realtà una negazione dell’elemento culturale.
Valorizzazione e tutela fanno invece parte di un tutt’uno, sono un elemento unico basato due aspetti fondamentali: conoscenza e ricerca. Se l’aspetto scientifico non è garantito, non si può parlare neanche di marketing.
Non si parla di trasformare un museo in un McDonald, ma di gestire una struttura culturale .
La mia esperienza francese me lo dimostra. In Francia non si è avuta difficoltà a capire che questi due aspetti non sono in contrasto tra loro, ma sono elementi che devono assolutamente unirsi in un connubio per assicurare una buona gestione di una struttura museale. Ci sono decenni e decenni di esperienza da questo punto di vista che permettono al Louvre, ad esempio, di essere il museo con più visitatori del mondo intero.

I musei italiani sembrano essere rimasti indietro quanto a tecnologia e innovazione. Quali novità pensa di introdurre a Taranto?

In un museo come quello di Taranto si potrebbero introdurre, per esempio, progetti di interattività, quindi utilizzare nuove tecnologie come gli schermi tattili, che permetterebbero di acquisire un altro pubblico molto importante come quello dei portatori di handicap, che spesso è completamente sconosciuto ai musei italiani e che invece è un pubblico molto attento e consistente. Non solo da un punto di vista di dovere morale, ma anche da un punto di vista di marketing, perché si tratta di un pubblico molto esigente, che trovando una struttura in grado di accoglierlo in modo adeguato, con un’offerta culturale soddisfacente, può creare itinerari turistici che generano poi sviluppo territoriale anche al di là del museo.
I musei hanno ricadute di guadagni anche indirette infatti, tramite le strutture alberghiere, le strutture di ristorazione, le strutture economiche della città e della regione.
Altro elemento importante può essere l’idea di creare percorsi per smartphone. Ci sono app interessantissime che si possono semplicemente scaricare e rendere accessibili a tutti, permettendo una buona pubblicità per il museo, dato che il visitatore può prepararsi alla visita già da casa e poi scegliere tra le opere che preferisce una volta giunto nella struttura.
Sempre attraverso questo strumento si potrebbe anche coinvolgere il territorio, dato che grazie alle tecnologie mobili si può arrivare a creare dei veri e propri itinerari culturali, che comprendano non solo il museo ma anche il suo territorio. Nel caso di Taranto, ad esempio, si potrebbero includere tutti i siti archeologici a cui i singoli reperti sono legati o un percorso attraverso l’intera città.
La terza idea potrebbe essere quella delle ricostruzioni 3D, che in archeologia sono fondamentali perché il pubblico ha difficoltà – come del resto gli stessi archeologici – a immaginare come fossero le strutture, conservate solo in parte. Dunque un approccio che potenzia la conoscenza anche visiva e permette al grande pubblico di capire quelle strutture architettoniche che altrimenti avrebbe difficoltà ad immaginare.

Una medievista per un museo archeologico che ospita per lo più reperti magno-greci e romani. Ci racconta il viaggio che l’ha portata a questo incarico prestigioso?


Già attraverso i miei studi universitari e attraverso la mia formazione di laurea e post-lauream, durante il dottorato, ho frequentato corsi di archeologia classica, anche di levatura internazionale. Tra l’altro nei miei scavi, ad esempio in Tunisia, abbiamo trovato una città anche romana, mentre ho partecipato a scavi anche a Roma, quindi ho come esperienza anche quella dell’archeologia classica.
In Francia dirigo un museo del territorio in cui l’archeologia gallo-romana è l’elemento più importante e me ne occupo ormai da cinque anni.
Inoltre, io non sarò una ricercatrice del museo di Taranto, quindi non dovrò fare questo tipo di lavoro. Anzi, quello che intendo fare è riuscire a creare una task force di ricercatori e di specialisti anche dei singoli materiali e dei singoli contesti che permettano di avere un avanzamento negli studi e un aggiornamento scientifico delle varie classi di materiali e dei vari contesti.
Questo è un approccio molto archeologico, perché nell’archeologia oggi ci sono i vari specialisti e non c’è più un unico archeologo onnisciente, ma si circonda dei professionisti e delle figure giuste per le varie tematiche e problematiche.
Ciò che intendo fare è quindi costituire un asse diretto molto importante con le Università, soprattutto pugliesi, fra cui quella del Salento, che secondo me è una delle Università di spicco del meridione italiano e anzi dell’intero Paese, e quindi riuscire ad avere degli stagisti che permettano un aggiornamento scientifico dei materiali.

Under 40 e donna. Si sente il simbolo di una nuova generazione che riesce finalmente a trovare spazi auterovoli?


Sono molto fiera del fatto che il nostro Paese permetta di avere incarichi manageriali molto importanti alle donne, prima destinati quasi esclusivamente agli uomini. Anche guardando alle statistiche nella riuscita universitaria, in effetti le donne ottengono anche più risultati dei colleghi uomini.
Penso che questa sia stata una possibilità che il Ministro ci ha dato e quindi lo ringrazio, perché mi sembra importante che anche le donne possano dimostrare il loro valore.
Per quanto riguarda la mia generazione, poi, credo che sia un messaggio di speranza. In questi giorni ho ricevuto chiamate da molti amici archeologi, anche pugliesi, per cui è stato un po’ un messaggio per una generazione che purtroppo, a causa della congiuntura economica non molto favorevole, si è demoralizzata, riducendosi a una ad una visione davvero pessimista.
Credo, invece, che questo segnale possa contribuire a ridare una prospettiva positiva e di rinascita della cultura e dell’archeologia in Italia.

Cosa risponde alle polemiche nate circa l’esterofila nella scelta di sette dei nuovi dirigenti museali?


Per quanto riguarda le polemiche non mi sento di entrare nel merito delle scelte della commissione, che rispetto perché formata da membri di grande levatura.
Non parlerei neanche di esterofilia, perché per me è più uno spirito internazionale e cosmopolita che per fortuna c’è.
Del resto, come amante dell’archeologia anche classica e direttrice del Museo di Taranto, la cultura greca ci insegna che il concetto di cosmopolitismo non è qualcosa di cui doversi vergognare, ma c’era anche nel mondo classico e fa parte della cultura italiana e che semmai va riconosciuto come elemento di sviluppo e non di arretratezza.
In più, io come italiana residente da sette anni in Francia, in un Paese straniero che mi ha accolta a braccia aperte e mi ha permesso di realizzare un bel progetto di valorizzazione museale, non potrei certo criticare una apertura verso dei cittadini stranieri che vengono a ricoprire una carica di questo tipo in Italia. (pinguinomag)

sabato 13 luglio 2013

Palazzo Pantaleo: il museo delle vergogne

Taranto, tangenti al Comune sette avvisi di garanzia per truffa e corruzione

Corruzione, truffa aggravata, ricettazione. Sono i reati ipotizzati dal sostituto procuratore Enrico Bruschi in una indagine, delegata al Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza, che rischia di provocare un vero e proprio terremoto a Palazzo di Città.
Sono sette gli avvisi di garanzia che il magistrato titolare dell’inchiesta ha dovuto firmare per consentire ai finanzieri guidati dal tenente colonnello Giuseppe Micelli di compiere al meglio la loro attività, pur correndo il rischio di scoprire parzialmente le carte.
Nel mirino sono finiti gli imprenditori Pietro Galiuto, 71 anni, e suo figlio Antonio, 42 anni, entrambi difesi dall’avvocato Gaetano Vitale. I due Galiuto sono titolari di di due aziende (Volpe e Geoga) che hanno svolto numerosi lavori pubblici per conto del Comune di Taranto, soprattutto in città vecchia. Nell’isola, infatti, le imprese in questione si sono occupate, tra l’altro, della ristrutturazione di palazzo Pantaleo, il contenitore culturale ubicato nei pressi della chiesa di San Domenico. L’edificio è stato restituito alla fruizione dei cittadini nel marzo scorso, dopo lavori per 3,6 milioni di euro, finanziati dai fondi Urbani II, con quota di partecipazione comunale, e diretti dall’architetto Enzo La Gioia, responsabile per il Comune dell’ufficio di Area Vasta.
Proprio La Gioia, difeso dall’avvocato Egidio Albanese, è uno degli altri cinque indagati: assieme all’ex presidente dell’ordine degli architetti di Taranto, sotto i riflettori delle Fiamme Gialle sono finiti il geometra Antonio Mancini, funzionari dell’ufficio comunale Risanamento Città vecchia già coinvolto nell’inchiesta sul tartarugaio, il funzionario dei lavori pubblici Marcello Traversa, e Francesco Scialpi.
L’inchiesta avrebbe preso le mosse da un dettagliato esposto presentato da un ex dipendente dei Galiuto e concernenti le modalità di realizzazione dei lavori oggetto di appalto, lavori riguardanti non solo Palazzo Pantaleo ma anche ulteriori interventi fatti in città vecchia. Lo scorso 4 luglio i finanzieri hanno eseguito una approfondita perquisizione negli uffici delle imprese dei Galiuto, procedendo inizialmente per l’ipotesi di reato di truffa aggravata ai danni dello Stato.
Nel corso della perquisizione, però, i militari avrebbero rinvenuto documentazione tale da far compiere un clamoroso salto di qualità all’inchiesta, accreditando l’ipotesi di corruzione poi formalizzata l’altro giorno, quando i finanzieri sono piombati nelle abitazioni e negli uffici dei funzionari pubblici, compiendo una ispezione finalizzata ad accertare se davvero, come sembrerebbe da alcune carte sequestrate nei giorni precedenti, gli imprenditori hanno corrotto i loro interlocutori e controllori tramite lavori eseguiti nelle rispettive proprietà, senza alcun corrispettivo. (GdM)

sabato 29 giugno 2013

A Taranto ancora loppa e diossina. A Follonica si riparte dal MAGMA

 Magma: la Toscana laboriosa in un nuovo museo

MAGMA – Follonica – photo Paolo Pisacane per Asteria Multimedia Srl

C’è un’Ilva che risorge dalle ceneri del passato e si reinventa in un museo futuribile: il MAGMA. Si tratta delle prime fonderie Ilva, nate a inizio ‘800 a Follonica, sulla costa della Maremma. Il 29 giugno 2013 Follonica riabbraccia così il suo antico forno fusorio, abbandonato dal 1960, ora completamente ristrutturato e allestito con un moderno museo interattivo.
Realizzato con fondi europei, grazie a un Piano di sviluppo urbano sostenibile (PIUSS) della Regione Toscana, il Museo delle Arti in Ghisa nella MAremma rappresenta il primo tassello del recupero del comprensorio Ilva, promosso dalla Città di Follonica.
Il progetto parte nel 2007 con un concorso di idee, vinto dagli architetti Barbara Catalani, Marco Del Francia e Fabio Ristori. L’allestimento viene quindi curato con la consulenza scientifica di Tiziano Arrigoni, Claudio Casini e Marica Pizzetti. La realizzazione comincia nel 2011 ad opera di Asteria Multimedia di Trento, insieme ad Arazzi di Grosseto e IMEL di Follonica.
L’inaugurazione ufficiale del MAGMA è fissata per sabato 29 giugno.(Artribune)

Visita il sito ufficiale: http://www.magmafollonica.it/

martedì 5 febbraio 2013

Attaccategli una dinamo o dategli riposo per sempre!

 Alfredo Majorano fu un grande entografo tarantino che raccolse le memorie orali e materiali della cultura ormai quasi completamente dispersa della sua città.
Il suo grande errore però fu quello di donare tutto al Comune di Taranto, con la clausola (mai rispettata, ma dove sono gli eredi?) che la sua collezione inestimabile venisse messa a disposizione di tutti, valorizzata ed esposta.
Se al momento della sepoltura avessero attaccato una dinamo al suo corpo defunto, oggi, forse, la città di Taranto sarebbe la prima in Europa per sostenibilità energetica. Saremmo liberi dalla dipendenza dai combustibili fossili!
Nel corso dei trent'anni dalla sua scomparsa, infatti, non è passata giunta che non abbia fatto rivoltare nel feretro il povero Majorano, offeso dalle infinite inaugurazioni di un museo che non è mai esistito, dileggiato dalla dispersione e dall'incuria che ha decimato la sua collezione, umiliato dall'ignoranza con cui i miserabili amministratori di ogni tempo e colore si sono riempita la bocca col suo nome a vuoto, ora per un obolo, ora per un bluff.
Di fronte all'ennesimo scempio, ci piacerebbe far partire questa petizione provocatoria: Seppelliamo tutti i resti della sua raccolta accanto a lui, diamo pace al nostro etnografo e alla sua memoria. Diamo riposo al suo corpo stremato dal subbuglio continuo. Facciamolo per dovere di concittadinanza, per pietà umana.

La firmereste?


MANCATA ALLEGAZIONE DELLO STATUTO/REGOLAMENTO DEL MUSEO.
MANCATA ALLEGAZIONE DEL PROGETTO ESECUTIVO.
MANCATA ALLEGAZIONE DEL PIANO DI GESTIONE ECONOMICO.
Sono queste le motivazioni che hanno escluso il Comune di Taranto dalla fase istruttoria e selettiva di cui al Bando pubblico per la “Riqualificazione e Valorizzazione del sistema museale” (Linea di intervento 4.2 – Azione 4.2.1 del PO FESR Puglia 2007/2013) per il MUSEO ETNOGRAFICO “ALFREDO MAIORANO” TARANTO. In definitiva non è stato rispettato il contenuto dell’ART. 7 DEL BANDO, discorso che ha coinvolto anche il Comune di Massafra per il MUSEO STORICO ARCHEOLOGICO DELLA CIVILTA’ DELL’OLIO E DEL VINO. Nel provvedimento regionale si legge che il comune massafrase non è stato ammesso perchè IL PROGETTO ESECUTIVO NON PRESENTA CARATTERE DI ESECUTIVITA’, e NEL PIANO DI GESTIONE NON E’ PRESENTE LA PREVISIONE DI DURATA DECENNALE.                                                                                                                             Le istanze ammissibili alla fase di valutazione, rese note con determinazione n.191 del 02/08/2012  del dirigente del Servizio Beni culturali, a seguito della fase di pre-istruttoria effettuata dal responsabile del procedimento, sono 144 fra cui troviamo il Comune di Palagiano per il MUSEO NARRACENTRO, il Comune di Lizzano per il MUSEO CIVICO DELLA PALEONTOLOGIA E DELL’UOMO, il Comune di Manduria per il MUSEO CIVICO, la Diocesi di Castellaneta per il MUSEO DIOCESANO DI CASTELLANETA, il Comune di Laterza per l’ISTITUZIONE ARCHIVIO, BIBLIOTECA, MUSEO CIVICO (A.B.M.C.), l’Arcidiocesi di Taranto per ,8 MUDI, MUSEO DIOCESANO DELL’ARTE SACRA DI TARANTO, la Parrocchia Basilica S.Martino Collegiata a Martina Franca‐ per il  MUSEO DELLA BASILICA SAN MARTINO,  il Comune di Pulsano per il MUSEO CIVICO DI PULSANO, il Comune di Ginosa per il MUSEO CIVICO DEL TERRITORIO “SANTA PARASCEVE”. (Informarepuglia)

giovedì 27 ottobre 2011

Beh, beh. Non esageriamo...

E dal pianeta Marta parte la rinascita culturale
Il Museo nazionale archeologico è diventato la calamita per turisti e appassionati di tutto il mondo

«La città che vogliamo», per usare uno slogan di una kermesse locale, a Taranto l’hanno capito quale potrebbe essere. Buttatisi idealmente alle spalle l’impianto siderurgico Ilva, l’Arsenale, oltre ad una serie di industrie che ormai hanno raggiunto il massimo di sopportazione dialettica, si avverte una palpabile voglia di rinascita culturale. Pronta a ripartire dall’asse via Duomo, che spacca in due la città vecchia, l’ex acropoli di una realtà che è stata capitale della Magna Grecia, prima di trovarsi a fare i conti con un Borgo - la «città nuova» - nato con l’Unità d’Italia. In mezzo, con il ponte girevole, il Castello Aragonese, avamposto militare e oggi nella nuova versione di acchiappaturisti del simbolo culturale della città, il Marta (da pronunciare con l’accento sulla a finale): il Museo nazionale archeologico. «Ma sarebbe da pazzi farsi la guerra, dopo decenni di buio totale nei cunicoli della cultura». E dicendolo, l’ammiraglio Francesco Ricci, anconetano innamoratosi di Taranto, fuoriesce proprio da uno dei mille cunicoli del Castello. Qui si continua a scavare, sotto la supervisione della sovrintendenza dei Beni architettonici, per un museo a cielo aperto, visitabile notte e giorno grazie ai marinai- guide turistiche. L’arte d’arrangiarsi fa miracoli: dall’inizio dei lavori, nel 2003, ad oggi, ci sono stati quasi 180mila visitatori, stesso numero degli abitanti di Taranto. L’estate scorsa è stato superato il Marta ed un po’ di sale sulla coda è arrivato perfino a Castel del Monte, il sito più visitato della Puglia. «Quest’anno abbiamo avuto 52 mila turisti, a casa di Federico II saranno stati qualcosina in più…», racconta, sorridendo, l’ammiraglio, il cui chiodo fisso resta la ricerca dei fondi: «C’era da pagare l’archeologo Federico Giletti, che è riuscito, aiutato da un team di ragazzi laureatisi in Beni culturali, qui a Taranto, ad individuare il blocco di pietra di carparo su cui è stato costruito il castello, oltre alla scoperta delle mura d’accesso per l’acropoli». Come dire, ci sono sotto i piedi tremila anni di storia e non si riesce a trovare un’anima pia tra gli imprenditori? Più di qualcuno ha invece riposto all’appello, come Franco Marangi - presidente del consorzio Interfidi - il quale ha garantito un altro anno di ricerche. Ma se il restauro del secondo piano dell’edificio militare, nato su progetto di Francesco di Giorgio Martini, porterà alla creazione di un museo dedicato al periodo medievale, l’arte classica che si respira, entrati al Marta, resta qualcosa di unico. Gli ori di Taranto o il sarcofago dell’atleta, per citare due pezzi forti, farebbero la fortuna di qualsiasi città nel mondo. Taranto ha i suoi tempi, dettati anche dalla riapertura del museo nel 2007, dopo dieci anni di chiusura. «Ma tra prestiti e mostre all’estero, non ci siamo fermati», ricorda Antonietta Dell’Aglio, direttrice del Marta. Nel 2010, il Cratere con Dioniso e menadi danzanti, del V secolo a. C., è stato richiesto dal Getty Museum di Malibu; così come il diadema in oro e smalti e l’orecchino a navicella in oro, all’Expo di Shangai hanno brillato davanti a 40mila visitatori al giorno. E per l’Expo di Milano? «Beh, il tema dell’alimentazione farebbe al caso nostro, esponendo tutta una serie di piatti di terra sigillata del IV secolo, o le anfore a staffa del periodo miceneo», osserva Dell’Aglio. Ma la partita si gioca fra Berlino e la Città dei due mari, dopo una guerra dei cent’anni prossima ad una svolta: la restituzione virtuale della Persefone del Pergamum Museum. «Scoperta a Taranto, fu subito portata a Berlino nel 1912; ma per il prossimo anno dovremmo averne una copia in polvere di marmo». Scippati e derubati i tarantini, nel corso dei secoli, anche dalla Chiesa, con qualche piccola eccezione. Vedi l’arcivescovo di Taranto, Lelio Brancaccio, che alla fine del Cinquecento fu quasi un «profeta amaro», come lo definisce Piero Massafra, fondatore, 25 anni fa, della casa editrice Scorpione. «Abbiamo pubblicato tutto il pubblicabile su Taranto, accompagnandola pagina dopo pagina, ma ho l’impressione che non tutti abbiamo compreso che il museo, così come il castello o altri poli culturali, non appartengono a un ente in particolare ma alla stessa città», dice Massafra, teorizzando una rete di impresa culturale. Della quale farebbe parte il Museo diocesano di arte sacra, nel cuore della città vecchia, inaugurato cinque mesi fa. Vi sono conservati mille anni di storia religiosa: dal tesoro del santo patrono Cataldo, alla sezione dedicata alle missioni pastorali dei vescovi. Confessa don Francesco Simone, direttore del Mudi: «Vorremmo che il museo si
Il Castello Aragonese visto da corso Due Mari
aprisse alla città, con mostre temporanee ed eventi: probabilmente il prossimo anno avremo qui il festival di Paisiello». Già, un appuntamento seguitissimo dai giovani, svoltosi nell’ex convento San Francesco, in via Duomo, sede dell’università. Si ritorna sempre lì, nell’acropoli, ma anche nella Taranto più recente, dove, sotto i palazzi anni 70, se scavi, trovi tombe a camera e cinte murarie. Solo che qui, in attesa di fare sistema, si spazza il superfluo con scopa e paletta: due settimane fa, i giovani di Ammazza che piazza, gruppo Facebook, hanno festeggiato e ballato sulle pietre di Archita.

mercoledì 24 febbraio 2010

Scajola strozza la cultura a Taranto

Taranto: a rischio i fondi per la ridtrutturazione del MarTa

“E’ a rischio il finanziamento di circa due milioni e 600.000 euro che la Regione Puglia aveva stanziato per la ristrutturazione del museo MarTa di Taranto” ha affermato L’Assessore provinciale ai Lavori pubblici e alla Programmazione territoriale Costanzo Carrieri.
Nel 2008 la Regione Puglia aveva dato il via libera al primo lotto del progetto di ristrutturazione e di funzionamento del museo di Taranto, ma i lavori non sono ancora potuti iniziare a causa della mancanza del nulla osta del Ministero dello Sviluppo Economico. “Il rischio – spiega l’esponente della giunta Florido – è quello di perdere i fondi in questione o che questi soldi vengano spesi per altri territori e altri scopi.
La classe dirigente della nostra provincia faccia dunque fronte comune per difendere le nostre aspettative di crescita economica, sociale e culturale.” Ancora una volta Taranto e la sua provincia vengono trattate con una certa superficialità; la politica ha il dovere di vigilare e rendere conto degli impegni assunti con i cittadini. “Siamo ancora in tempo per salvare questo finanziamento, ma bisogna far presto.” conclude Florido.(sudnews)

venerdì 6 marzo 2009

Cultura: la testa fuori dal buco

Un paio di suggerimenti ai nostri assessori "struzzi"
A Bitonto nasce la prima Galleria Nazionale di Puglia. Una ricca collezione e un palazzo storico donati allo Stato che ha realizzato un museo degno di questo nome.
E intanto Pierri fa marcire le tele del Carella, Palazzo d'Ayala, Palazzo Pantaleo, Carducci, la collezione Tursi, il premio Taranto, e con loro tre quarti di tessuto antico della città vecchia... Quanto è lontana Bitonto!
E se facessimo una colletta per far girare i nostri assessori a conoscere un pò di mondo? Bastassero tre anni di militare a Cuneo!

A Bari si attivano processi di identità transculturale di alto livello con confronti tra intellettuali su temi di assoluta attualità.
e qui?
Scusate, dimenticavamo i concerti di Nino d'Angelo e dei Camaleonti. Allora siamo "avanti"!

lunedì 29 dicembre 2008

A proposito di cultura e comunicazione

La provincia di Taranto occupa saldamente gli ultimi posto in Italia per cultura e comunicazione (e non solo).
Facciamo un esempio: domani si inaugura al Museo Archeologico Nazionale una mostra su un celebre pittore olandese che ha dipinto delle vedute di città italiane a fine Settecento.
E' un evento unico, presentato come epocale... a Roma!
Provate a cercare su tutti i siti istituzionali, su quello del Comune, della Provincia, della Soprintendenza, del turismo in Puglia, della Regione, del che vi pare e... NIENTE!!!
Si sono dimenticati i cittadini!!!
Nessuno ci dice quando comincia, se possiamo andare all'inaugurazione, quanto dura, che orari fa, se siamo graditi noi semplici cittadini tarantini o se dobbiamo entrare con la museruola e il guinzaglio!
Sembra una di quelle iniziative d'élite politico-amministrativa d'altri tempi, con le pellicce rispolverate dagli armadi di buona famiglia e gli amici degli amici che si spartiscono quattro chiacchiere e le tartine annunciando addirittura da Roma la mostra-evento!
Ma i tarantini li volete?
O fanno troppo chiasso con la loro ignoranza plebea e scroccona?
Forse è meglio spargere la voce il giorno dopo l'inaugurazione, quando se proprio vorranno, dovranno pagare il biglietto (5 euro) e fare numero per permettere di dire che qualche fesso ha pagato per entrare.
Grazie dell'attenzione
Finchè avremo questa attenzione culturale dovremo ringraziare il Sole 24ore che ha la decenza di metterci agli ultimi posti delle classifiche culturali invece che cancellarci con un NON PERVENUTI!

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno
Gli acquerelli di Louis Ducros tornano a Taranto: il 30 dicembre approderanno al Museo Nazionale Archeologico che ha ottenuto dal Rijksmuseum di Amsterdam di poter esporre i dipinti realizzati nel 1778 nel corso di un Grand Tour che coinvolse quattro nobiluomini olandesi e un inglese che attraversarono la Penisola passando per Roma, la Puglia, la Calabria e la Sicilia. Le tele tornano per tre mesi nei luoghi dove furono dipinte dopo essere state custodite per oltre due secoli nelle sale del principale museo olandese.
L’amministrazione comunale di Taranto è riuscita ad organizzare l’esposizione ad un anno esatto dalla riapertura del Museo Archeologico e l’ha presentata ieri a Roma.
«E' un evento importante, direi storico – spiega Angela Mignogna, assessore alla Cultura di Taranto – perchè siamo riusciti ad ottenere opere d’arte di grandissimo valore che testimoniano la vita e mostrano i paesaggi di una Puglia che non c'è più. È un passo avanti per il nostro museo che così si apre a manifestazioni non solo legate alla Magna Grecia».
Saranno esposti un’ottantina di acquerelli che raffigurano Taranto, Bari e Lecce, Brindisi e Canosa, Gallipoli e Manduria, Giovinazzo e Monopoli, Egnatia o Canne della Battaglia, che il pennello di Louis Ducros, pittore svizzero che a lungo dimorò a Roma, consegnò alla storia dell’arte al termine di un lungo viaggio alla ricerca delle testimonianze dell’arte greca e romana.

sabato 17 maggio 2008

Rassegna stampa

Ecco la sentenza della Corte di Cassazione (sez. 3, n. 38936 del 2005) che parla chiaramente di danno provocato alla città dalle polveri provenienti dai parchi minerali: «provato in atti che dallo spargimento di polveri nocive provenienti dai parchi minerari erano derivati, al territorio ingenti danni patrimoniali, e non, con pregiudizio concreto della qualità della vita della collettività, sotto il profilo dell’alterazione, del deterioramento o della distruzione, in tutto o in parte dell’ambiente e lesione del diritto di personalità ed all’immagine e per il discredito derivato alla sfera funzionale degli enti territoriali ed esponenziali, nonché alla loro onorabilità agli occhi di tutti coloro che da essi si ritengono rappresentati»
...
«lo Stato non può tollerare discredito derivato alla propria sfera funzionale e tanto meno alla sua onorabilità, pena la sua incredibilità agli occhi dei cittadini».