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venerdì 10 aprile 2015

Dati alla mano

Presentato Registro Tumori. Vendola:orgogliosi di questo strumento unico

 “Dobbiamo conoscere le malattie che si sviluppano sul nostro territorio perché  quelle malattie ci raccontano della qualità della vita, del modello di sviluppo di quel territorio e quindi il registro tumori è il disvelatore delle cose che accadono in quel territorio. Conoscere quindi le malattie dei territori significa poter far meglio le politiche che possono portare benessere alla popolazione di quel territorio”.
Così il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola intervenendo questa mattina in conferenza stampa per la presentazione dei dati 2014 del Registro Tumori Puglia. Insieme con il Presidente, l’Assessore alla salute Donato Pentassuglia, il Presidente del Comitato Tecnico Scientifico del Registro Tumori Puglia, Giorgio Assennato, la coordinatrice del registro, Lucia Bisceglia e il Direttore Scientifico dell’IRCCS Oncologico Giovanni Paolo II di Bari, Attilio Guarini. 
“Lo sviluppo delle conoscenze epidemiologiche del proprio territorio – ha aggiunto Vendola - è fondamentale per capire dove fare investimenti importanti per rimuovere le cause che producono lo sviluppo, in questo caso dei tumori. Il registro tumori è lo strumento fondamentale per orientare le politiche della salute. Siamo orgogliosi di questo strumento e della sua unicità nel panorama nazionale e pensiamo che questo incoraggi anche la fioritura di attività di ricerca oltre che di assistenza sempre più evoluta”.(...)
Per Vendola “il decisore politico non può fare politica della salute se non aggiorna continuamente la propria capacità cognitiva della condizione epidemiologica del suo territorio”. 
“Noi oggi  abbiamo il vanto in Puglia di aver messo in campo il primo registro dei tumori di carattere regionale. Questo significa che le diverse Asl raccolgono dati che vengono elaborati con criteri omogenei nell'istituto oncologico Giovanni Paolo II ed è la costruzione di un vero e proprio network della ricerca. Questo è assolutamente fondamentale, perché  poter vedere quanto l’inquinamento industriale, l’inquinamento del territorio rurale, i problemi legati allo smog, quanto sono incidenti nello sviluppo delle patologie tumorali è molto importante. Si tratta di rendere l’organizzazione sanitaria sempre più capace di guardare in profondità il territorio". 
“E’ un lavoro straordinario quello che è stato fatto. Il professor Assennato ricorderà l’impazienza del Presidente della Regione nell’indicare questo come obiettivo particolare. Particolare perché - ha spiegato Vendola - non è la somma di diversi registri tumori come in altre regioni, registri tumori costruiti cioè  con metodologie tra di loro differenziati e quindi non comparabili. Ma è 
un registro tumori regionale che consente confronti territoriali omogenei avendo, tutti gli attori interessati, costruito un network di ricerca, unificato le metodologie di raccolte dati e unificata la loro elaborazione. Questa è la differenza con gli altri registri tumori. Non è una vanteria sciocca, è stato un obiettivo perseguito affrontando tutta la complessità del raccordo e della interconnessione tra i diversi territori”.
Ricordiamo che il Registro Tumori Puglia è stato istituito con DGR 1500/2008, unico in Italia a nascere prevedendo una copertura regionale, con un centro di coordinamento presso l’IRCCS Oncologico di Bari e sei sezioni periferiche nelle ASL pugliesi che utilizzano procedure standardizzate ed omogenee in linea con i documenti di riferimento degli enti di accreditamento nazionali e internazionali.
Note sul rapporto Registro tumori Puglia
Il rapporto di attività 2014 del Registro Tumori Puglia illustra il completamento di un processo, avviato dal Governo regionale nel 2008, di costruzione di un fondamentale strumento di conoscenza in un ambito così delicato e sensibile quale quello delle malattie oncologiche, risultato di una sfida complessa e articolata, per la varietà delle diverse realtà territoriali dal punto dei vista delle procedure, dei flussi informativi, delle esperienze condotte negli anni. In questo percorso, già dal 2013, sono stati raggiunti importanti obiettivi, come l’accreditamento delle sedi di Taranto, Lecce e BT del Registro Tumori Puglia, che hanno portato la Giunta pugliese a stabilire, unica in Italia, che l’attività di registrazione e codifica rappresenta nella nostra regione un compito ordinario e istituzionale di tutte le aziende ed enti del Sistema Sanitario Regionale.
Si tratta di un’esperienza inedita nel panorama italiano, un registro a copertura regionale che consente confronti territoriali attraverso l’impiego di strumenti e metodi omogenei nelle sei aziende territoriali.
Le informazioni contenute nel rapporto sono di fondamentale utilità per la definizione delle strategie di programmazione del modello di offerta di salute, affinché sia il più possibile adeguato ai bisogni espressi dalle comunità: il rapporto evidenzia eterogeneità territoriali importanti nell’incidenza di alcune forme neoplastiche, e situazioni di particolare criticità, la cui puntuale caratterizzazione ha già consentito l’attivazione di importanti iniziative per migliorare i percorsi di prevenzione e di tutela della salute della popolazione pugliese.
Report 2014

domenica 18 gennaio 2015

In pompa magna

Centro salute ambiente a Taranto, screening su 300 bambini delle scuole

“Il Centro salute ambiente può diventare un modello per tutta Italia. Credo sia molto avanzata un’attività di screening sulle patologie più rilevanti che hanno a che fare anche con l’inquinamento della città di Taranto". Lo ha detto il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola partecipando a Taranto, insieme all’assessore regionale alla Salute, Donato Pentassuglia e al nuovo direttore generale dell’Asl Taranto 1, Fausto Rossi, alla presentazione dei primi dati della struttura tarantina e alle implicazioni del decreto sulla 'Terra dei fuochi.
Il centro, partito con una dotazione finanziaria di 13 milioni di euro, integrata un mese fa con altri 4,2 milioni e l'estensione delle attività ai territori di Brindisi e Lecce, è stato avviato lo scorso primo settembre per valutare la correlazione tra esposizioni ambientali attraverso tutte le matrici e gli effetti sulla salute umana. La struttura ha avviato attività di monitoraggio e ricerca e le relative dotazioni strutturali e infrastrutturali.
“Il Registro tumori – ha aggiunto Vendola – è uno dei più evoluti, avanzati e meglio accreditati di tutto il nostro paese. Insomma, non è tutto fermo a Taranto, si va avanti con un lavoro durissimo, in profondità, con il coinvolgimento degli operatori sanitari, dei cittadini, delle associazioni, del Tribunale dei diritti del malato. Credo che Taranto abbia energie e risorse straordinarie che vanno finalmente liberate. Non si può dire solamente tutto il male, qualche volta bisogna dire anche tutto il bene di questa città”.
SONO CINQUE LE MACRO AREE - Sono cinque le macro aree d’intervento sulle quali è incentrata la pianificazione del Centro salute e ambiente di Taranto, che vede una integrazione delle strutture di Arpa e Asl per “dare una risposta immediata e condivisa alle tematiche di ambiente e salute”. Lo ha spiegato Lucia Bisceglia della Regione Puglia nel corso di una conferenza alla quale hanno partecipato il governatore, Nichi Vendola, l’assessore regionale alla Salute, Donato Pentassuglia, il nuova manager dell’Asl Taranto 1, Fausto Rossi, il dirigente di Arpa Taranto, Roberto Giua e il responsabile del Dipartimento di prevenzione dell’Asl, Michele Conversano.
La prima macro area è dedicata al monitoraggio ambientale con il potenziamento delle capacità di controllo e conoscenza degli effetti dell’inquinamento atmosferico, la seconda è destinata alla valutazione dell’esposizione agli inquinanti che impattano sulla popolazione Taranto. La terza macro-area è dedicata alla sorveglianza sanitaria con percorsi per migliorare la prevenzione e l’assistenza, la quarta è destinata alla sorveglianza epidemiologica per valutare gli attuali effetti sanitari associati all’inquinamento atmosferico e la quinta riguarda la comunicazione e la formazione del personale.
“L'Asl – ha precisato c – ha già avviato iniziative di condivisione con medici di medicina generale che verranno strutturate in un secondo momento. Sono ben venti le linee di intervento attivate fino ad oggi, a cui si aggiungono quelle per i territori di Brindisi e di Lecce essenzialmente legate al monitoraggio ambientale e alla sorveglianza epidemiologica”.

sabato 5 luglio 2014

Il grande traguardo del sindaco pediatra: più bambini morti!

E adesso? Preparerà un'altra letterina?
Intanto fa l'imbronciato, picchia i pugni a terra e cerca su google qualche nome di fantaesperti da buttare nella mischia !
 Solito teatrino...


Sindaco di Taranto «Tumori infantili dati inaccettabili»

«I dati sui tumori infantili, aggiornati dallo studio Sentieri e diffusi dall’Istituto superiore di sanità, sono inaccettabili. Se la morte di centenari provoca tristezza, quella di bambini causa un senso di inquietudine ed angoscia. La nostra dignità non va calpestata». Lo ha detto, ieri mattina, il sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, durante una conferenza stampa indetta sul progetto «Tempa Rossa» e poi monopolizzata sui dati choc sull’incremento dei decessi in età pediatrica. Quel + 21 per cento scuote Stefàno, forse da pediatra prima ancora che da sindaco di una delle città più inquinate d’Italia. E, forse, d’Europa.
Di fronte a questi dati, la risposta del primo cittadino non si fa attendere. Non è dirompente. Non assume il contorno perentorio dell’ultimatum al Governo, non ha la forma drastica dell’or - dinanza sindacale (magari per la chiusura dell’area a caldo) ma ha comunque un significato politico. Da non trascurare e soprattutto da rilevare, da evidenziare, rispetto ad un passato che ha visto il sindaco non abbandonare mai il binario dei rapporti basati sul galateo istituzionale. Nessuno fraintenda, Stefàno usa ancora toni rispettosi verso Regione e Governo ma, questa volta, senza fronzoli dice anche che «per la nostra situazione, per il dramma che vive Taranto,. in tanti a parole si sono dichiarati vicini e solidali. In tanti, si sono commossi ma di concretezza, in questi anni, ne ho vista davvero poca. Molto poca. E, di fronte a questi dati, non si può più star fermi. Voglio capire, sapere, qual è la situazione attuale e quali rischi corre la popolazione e lo voglio sapere subito e con evidenza scientifica. Nel frattempo - prosegue - so (e questo mi rattrista) che i nostri bambini vivono meno di quelli pugliesi. Ed allora, per questo in queste ore sto scrivendo al Governo ed alla Regione».
E cosa chiede al ministero dell’Ambiente ed alla giunta Vendola? Al Governo Renzi, il sindaco Stefàno chiede di «nominare un’authority, una commissione di esperti nazionali, che dicano se il lavoro fin qui realizzato dal ministero va nella giusta direzione. È giusto far sì che si esprimano su questa nostra drammatica vicenda scienziati di fama internazionale. Propongo di affidarci al professor Lucio Luzzatto, genetista di fama mondiale che, rientrato recentemente da Londra, sta collaborando con la Regione Toscana per u n’indagine molto importante. Facciamo ricorso alle nostre eccellenze ».
Il ricercatore a cui fa cenno Stefàno è, peraltro, un oncologo e genetista di fama mondiale ed è direttore scientifico dell’Istituto toscano tumori di Firenze. Tra le sue pubblicazioni più recenti, si ricordano "Capire il cancro. Conoscerlo, curarlo, guarire" (Rizzoli, 2008). Ed allora, Stefàno chiede al presidente Renzi ed ai ministri Galletti (Ambiente) e Lorenzin (Salute) di nominare questa commissione di esperti e di aggiornare il più possibile questi dati considerato che «quelli di Sentieri si riferiscono a qualche anno fa essendo i bambini, purtoppo, ormai morti e quindi hanno seguito tutto l’iter della patologia». Ed ancora, il sindaco di Taranto chiede alla Regione Puglia, scrivendo all’assessore regionale alla Sanità, Donato Pentassuglia, ponendo l’accento sulle liste d’attesa «che continuano ad essere ancora troppo lunghe. Ho un elenco molto lungo di persone colpite da tumori che sono costrette ad aspettare quasi un anno per una visita. E vengono dal sindaco per chiedere una raccomandazione ma questo è assurdo così come è inconcepibile non avere avuto ancora, a sette anni dalla mia richiesta, Chirurgia toracica a Taranto». (GdM)

giovedì 3 luglio 2014

La lotteria dei malanni. Fortuna che l'aria è pulitissima ora!

Taranto, 21% in più di mortalità infantile rispetto a media

Nella Terra dei Fuochi e a Taranto si muore di più che nel resto delle rispettive regioni, ci si ammala e si viene ricoverati più spesso a causa dei tumori. A rendere pubblici i dati è l’Istituto Superiore di Sanità, che ha appena pubblicato sul proprio sito l’aggiornamento dello studio epidemiologico Sentieri. Un dossier che ilfattoquotidiano.it aveva anticipato nei giorni scorsi, rivelando anche le difficoltà di trovare finanziamenti per completare il lavoro.
A Taranto la mortalità infantile registrata per tutte le cause è maggiore del 21% rispetto alla media regionale. Confermati anche gli eccessi di mortalità per gli adulti trovati dalle precedenti edizioni della ricerca. Secondo lo studio nell’area sottoposta a rilevamenti c’è un eccesso di incidenza di tutti i tumori nella fascia 0-14 anni pari al 54%, mentre nel primo anno di vita l’eccesso di mortalità per tutte le cause è del 20%. Per alcune malattie di origine perinatale, iniziate cioè durante la gravidanza, l’aumento della mortalità è invece del 45%. “Lo studio conferma le criticità del profilo sanitario della popolazione di Taranto emerse in precedenti indagini – scrive l’Iss -. Le analisi effettuate utilizzando i tre indicatori sanitari sono coerenti nel segnalare eccessi di rischio per le patologie per le quali è verosimile presupporre un contributo eziologico delle contaminazioni ambientali che caratterizzano l’area in esame, come causa o concausa, quali: tumore del polmone, mesotelioma della pleura, malattie dell’apparato respiratorio nel loro complesso, malattie respiratorie acute, malattie respiratorie croniche”.
Nella Terra dei Fuochi c’è un eccesso di mortalità rispetto al resto della regione del 10% per gli uomini e del 13% per le donne nei comuni in provincia di Napoli, mentre per quelli in provincia di Caserta è rispettivamente del 4 e del 6%. Lo studio, spiega il sito dell’Iss, si basa sui dati di 55 comuni, e ha riscontrato anche un eccesso di ricoveri ospedalieri per diversi tipi di tumore. “In particolare è stato individuato il gruppo di patologie per le quali sussiste un eccesso di rischio in entrambi i generi per tutti i tre indicatori utilizzati (mortalità, ricoveri, incidenza tumorali) – si legge -, è costituito da: “tumori maligni dello stomaco, del fegato, del polmone, della vescica, del pancreas (tranne che nell’incidenza fra le donne), della laringe (tranne che nella mortalità fra le donne), del rene (tranne che nell’incidenza fra gli uomini), linfoma non Hodgkin (tranne che nella mortalità fra gli uomini)”.
Il tumore della mammella è in eccesso in tutti i 3 indicatori. In provincia di Caserta eccessi in entrambi i generi per i due esiti disponibili (mortalità e ricoveri ospedalieri) riguardano i tumori maligni dello stomaco e del fegato; i tumori del polmone, della vescica e della laringe risultano in eccesso tra i soli uomini”. L’analisi non ha invece trovato un eccesso di mortalità tra i bambini, mentre il tasso di ricoveri nel primo anno di età per i tumori è risultato maggiore del 51% nella provincia di Napoli e del 68% in quella di Caserta. “Per quanto riguarda la fascia di età 0-14 anni si osserva un eccesso di ospedalizzazione per leucemie in provincia di Caserta – spiega l’Iss -. Nella provincia di Napoli, servita dal Registro Tumori, si è osservato un eccesso di incidenza per tumori del sistema nervoso centrale nel primo anno di vita e nelle classi d’età 0-14″. (FQ)

Nota stampa dell'Istituto Superiore di Sanità


Aggiornato lo studio SENTIERI per la cosiddetta "Terra dei fuochi"(TdF) e per il SIN (Sito d’Interesse Nazionale) di Taranto
Componenti del Gruppo di lavoro ISS per l’aggiornamento dello Studio:
- Loredana Musmeci, Pietro Comba, Lucia Fazzo, Ivano Iavarone (Dipartimento Ambiente e connessa Prevenzione Primaria)
- Stefania Salmaso, Susanna Conti, Valerio Manno, Giada Minelli (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute)

Sintesi dei risultati




Lo studio sulla cosiddetta "Terra dei Fuochi”"individuata in 55 comuni nelle province di Napoli e Caserta) e sui comuni del SIN di Taranto (Taranto e Statte), affidato dal Parlamento all’Istituto Superiore di Sanità con la Legge n°6 del 6 febbraio 2014, avviatosi a febbraio e conclusosi a maggio, nei tempi previsti dal legislatore, è stato realizzato con lo scopo di rilevare eventuali eccessi di mortalità, incidenza oncologica e morbosità stimata attraverso i dati di ospedalizzazione, riferibili all’esposizione a contaminanti ambientali.

Studio e metodologia

giovedì 10 aprile 2014

In casa del malato

E’ iniziata ieri la XVIII Riunione Scientifica Annuale AIRTUM che durerà sino a domani.


E’ proprio Taranto quest’anno ad aprire i lavori della XVIII riunione scientifica annuale dell’Associazione Italiana Registri Tumori (AIRTUM). Un evento scientifico a carattere nazionale della durata di tre giorni, che conta la presenza di tantissimi medici, ricercatori e personale sanitario proveniente da ogni parte d’Italia, e che funge da aggiornamento professionale per quanti ne hanno preso parte. Il convegno prevede una serie di interventi da parte di studiosi di grande valore nazionale e internazionale. La scelta di tenere l’incontro a Taranto rappresenta un riconoscimento dei risultati raggiunti dall’intera Rete del Registro Tumori Puglia che in pochi anni ha visto la presenza del registro tumori in tutte le ASL locali, portando così quelli di Taranto e Lecce all’accreditamento. Si parla di ‘numeri’, e a Taranto fa molto male sentire parlare di numeri, perché dietro quei numeri ci sono reparti di oncologia strapieni, ci sono bambini. C’era il bivio ‘lavoro-salute’: c’era, perché i tarantini non possono più scegliere. Lo dicono i numeri, quelli del cancro. Lo dice anche Pietro Comba, dell’Istituto Superiore di Sanità di Roma, che quella di Taranto è una situazione reale di emergenza ambientale e sanitaria, e questo lo sappiamo già da diversi anni, perché gli studi scientifici su ambiente e salute, a Taranto hanno una lunga storia, e questa è una città nella quale alcune patologie, sia tumorali (come tumore ai polmoni o della pleura) che non tumorali (patologie delle vie aeree), hanno un’incidenza e in alcuni casi una mortalità più elevata rispetto alla popolazione della Puglia nel suo complesso: “questo è spiegato dalla quantità e qualità delle immissioni del polo industriale. Il quadro è abbastanza ben definito dal punto di vista scientifico” spiega Comba, ricordando la legge numero 6 del 6 febbraio 2014, con la quale il Parlamento ha approvato un intervento straordinario proprio per la popolazione tarantina, il quale prevede una facilitazione dei percorsi diagnostici e terapeutici delle malattie che possono essere causate dalla contaminazione ambientale, e l’Istituto Superiore di Sanità con la Regione Puglia, in particolare con il dipartimento di prevenzione della ASL di Taranto, così come spiega Comba, hanno insieme un mese di tempo, per mettere a punto il piano di questo intervento. Quando si parla di disastro ambientale, soprattutto in una città come Taranto, che importanza assume un registro tumori? Sicuramente, sempre a dire di Comba, la finalità principale è quella di misurare il carico di patologia tumorale di queste aree, rifacendosi allo storico esempio di Chernobyl, e sottolineando che i registri hanno contribuito a chiarire nel tempo, a seconda della durata e della latenza della malattia, in che misura determinate emergenze ambientali hanno causato casi di tumori. Insomma, una risorsa fondamentale il registro tumori a detta della comunità scientifica che ieri mattina presso l’ex Caserma Rossarol, ora sede del Polo Universitario Ionico, ha aperto i lavori con un seminario satellite dal titolo ‘Ambiente e salute: uso dei dati dei Registri Tumori’ al quale nel pomeriggio è seguito un convegno presieduto dalle autorità Istituzionali e rappresentanze mediche del territorio. Il seminario, introdotto da una lettura a cura del presidente AIOM Cascinu, ha visto l’intervento dei due epidemiologi incaricati dal Giudice Patrizia Todisco, per i rilievi scientifici afferenti il caso Ilva, ovvero Annibale Biggeri e Francesco Forastiere, i quali hanno parlato rispettivamente, di aspetti metodologici nell’analisi del profilo di salute dei residenti nei siti d’interesse nazionale per l bonifica, e lo studio di coorte residenziale nella valutazione dei rischi ambientali. Nel suo discorso di apertura Cascinu, afferma che bisogna ragionare su cosa investire in termini di screening, ribadendo l’importanza fondamentale del registro tumori, per comprendere al meglio le fasce d’età colpite, quale tipo di tumore è più frequente, il tutto per capire come meglio agire in termini di prevenzione e di screening; ma soprattutto, per definire se l’attesa di vita in una determinata area, è stabilità da fattori biologici o fattori ambientali. Francesco Forastiere, del dipartimento di epidemiologia SSR Lazio, spiega nella sua esposizione su cosa si basano gli studi di coorte di popolazione, ovvero sulla ricostruzione della storia anagrafica di tutti gli individui residenti, il loro successivo follow-up, la verifica di mortalità, ricoveri ospedalieri, incidenza dei tumori, e il computo dei tassi assoluti e relativi di frequenza di malattia e di mortalità. Da quanto spiega, nell’area di Taranto, dal 1995 al 2002, su un numero di mortalità di circa 7000 uomini, 2029 sono deceduti a causa di un tumore. Per quanto riguarda le recenti pubblicazioni, sono stati resi noti per Taranto e provincia, i dati relativi al triennio 2006-2008, dai quali si apprende che in questo lasso di

©Elena Ricci©Elena Ricci

tempo, sono stati circa 8800 i nuovi casi di tumore che hanno interessato gli uomini per il 55% e le donne per il 45%. Tra i tumori più frequenti negli uomini risultano quelli del polmone, della prostata , vescica, colon e retto e fegato; mentre per le donne, il tumore della mammella, del colon e del retto, tiroide, corpo dell’utero e ovaio. In termini di mortalità, sempre in riferimento al triennio 2006-2008, i numeri parlano di 4.112 decessi, dei quali 2.339 sono uomini e 1.713 donne. I dati fino al 2008, confrontati con quelli nazionali, mostrano tassi di incidenza inferiori rispetto alla media nazionale. Se consideriamo però la patologia tumorale a livello polmonare e vescicale nel sesso maschile, l’impatto risulta superiore alla media sia a livello nazionale che a livello meridionale, a differenza dell’impatto relativo al sesso femminile, che risulta nettamente inferiore. Tutto questo, come si apprende dalla sintesi dei risultati pubblicata sul rapporto tumori della provincia di Taranto, a conferma di possibili nessi causali tra la patologia e l’aver lavorato nel settore industriale. Ulteriore conferma a quanto detto, è anche la bassa incidenza, sempre per quanto riguarda Taranto e provincia, di tumori legati ad abitudini alimentari. Superiore invece, nell’area meridionale, i tumori della mammella, collo, utero e ovaio. L’incidenza elevata di queste forme tumorali è dovuta anche al ritardo con il quale nell’area di Taranto si stanno consolidando le misure di prevenzione. Infine, sempre da un analisi dei dati, posti a confronto con i restanti registri del sud Italia, emerge tramite il la distribuzione del TSD (tasso standardizzato diretto) che la maggiore incidenza di tumori è concentrata nel comune di Taranto, rispetto ai comuni della provincia. Ovviamente l’incidenza dei tumori è un argomento che riguarda tutta Italia, e che abbraccia fattori di diversa natura. Taranto è una città che sente particolarmente il problema, soffocata dai fumi dell’Ilva, fattore che se non unico, perlomeno è il principale.


I numeri del cancro in Italia
2013

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Rapporto AIRTUM 2013 -Tumori multipli

Indice contenuti/Contents
Indice del volume

Registro Tumori: i numeri della vergogna 

Emergenza ambientale e sanitaria. Tutto certificato, con numeri, dati e statistiche. Non si tratta di isolati allarmismi ma di un quadro scientifico tracciato durante la “XVIII Riunione Scientifica annuale dell’Associazione Italiana Registri Tumori per l’anno 2014”. Convegno tenutosi a Taranto, non a caso. Rimbomba nella sede dell’Università in Città Vecchia la voce scientifica del rapporto 2013 che si focalizza nel triennio 2006-2008: in provincia di Taranto ci sono stati 8.762 nuovi casi di tumore, esclusi quelli alla pelle e alla vescica non maligni, dei quali 4 mila 866 tra i maschi pari al 55% del totale e 3 mila 945 tra le femmine, pari al 45%. E se nei Comuni della Provincia le cifre sono lievemente superiori al resto del Mezzogiorno ma inferiori rispetto ad alcune regioni settentrionali, il buco nero si concentra nella città di Taranto. In particolare, la lente d’ingrandimento dell’Airtum si focalizza su alcune zone: Borgo, Città Vecchia e Tamburi. I tassi di incidenza specifici per età assumono un valore massimo nei soggetti con età compresa tra 75 e 84 anni nei maschi e oltre i 75 anni nelle donne, con tassi superiori a 3 casi ogni 100 abitanti tra gli uomini e 1,5 tra le donne. I tumori in età pediatrica costituiscono lo 0,7% di tutti i tumori rilevati nel territorio. I tumori più frequenti nel sesso maschile sono stati quelli del polmone (16,6%), prostata (16,1%), vescica (13,3%) colon (11,1%) e fegato (4,9%). Nelle donne, in questa triste classifica al primo posto c’è il tumore della mammella (28,7%), colon (12,6%), tiroide (7,8%), corpo dell’utero (5,3%) e ovaio (3,6%). Sulla base di questi dati, si stima che il rischio di ammalarsi di cancro nel corso della vita, per i residenti nell’Asl di Taranto, sia pari al 30,5% tra gli uomini e al 22,5% tra le donne. Traducendo, un uomo su tre e una donna su cinque. I decessi per tumore maligno nel triennio 2006-2008 sono stati invece 4 mila 112, dei quali 2 mila 339 (58%) tra gli uomini e mille 713 tra le donne. La causa più frequente tra i maschi è il tumore al polmone con un tasso di mortalità del 29,3% per causa oncologica. Subito dopo prostata (8,2%) e colon (7,6%). Tra le donne, invece, il cancro alla mammella è la causa di mortalità principale con il 17,3% e successivamente colon (11,4%) e fegato/polmone (7,4%). Le conclusioni dell’Asl ribadiscono come, considerando i dati di tutti i registri tumori italiani, il numero dei nuovi casi nella provincia di Taranto è risultato inferiore all’atteso del 7% per gli uomini e del 5% per le donne. Un risultato in tendenza con il “minor rischio” riscontrato a livello meridionale. Va anche sottolineata la relativa bassa incidenza di alcuni tumori più comunemente correlabili con le attitudini alimentari, come i tumori allo stomaco. Solo per determinati tumori – tiroide, mesotelioma, vescica nel sesso maschile e leucemia nel sesso femminile – sono stati evidenziati tassi significativamente superiori rispetto alla media nazionale. Queste considerazioni, come già sottolineato, si basano sui numeri della Provincia. Taranto città, purtroppo, è un caso a parte. Negativo, purtroppo, ma non sorprende. Questa la lista nera in cui Taranto ha una maggiore incidenza: fegato, polmone, mesotelioma, melanoma cutaneo, mammella, cervice uterina e rene per entrambi i sessi, vescica negli uomini e linfoma non hodgkin nelle donne.
A.Pignatelli- Segnourbano

sabato 5 aprile 2014

E parliamone!


Tumori, un convegno importante a Taranto

Il Registro Tumori ASL Taranto – sezione provinciale del Registro Tumori Puglia – è stato scelto dall’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) quale Registro incaricato di organizzare la XVIII Riunione Scientifica annuale per l’anno 2014. La Riunione Scientifica, che si svolgerà a Taranto il prossimo 9-11 aprile, vedrà riuniti una serie di relatori di valore nazionale e internazionale, i quali discuteranno i temi di interesse finalizzati all’accrescimento scientifico degli operatori dei circa 40 Registri Tumori accreditati nazionali.
L’evento scientifico, oltre a rappresentare un’importante occasione di formazione per il personale sanitario nazionale e regionale impegnati, rappresenta un degno riconoscimento dei risultati raggiunti dall’intera Rete del Registro Tumori Puglia che in pochi anni ha visto sviluppare l’attività di registrazione in tutte le AA.SS.LL. regionali portando già all’accreditamento quelli di Taranto e Lecce. Nella giornata inaugurale il convegno sarà preceduto da un seminario satellite dal titolo: “Ambiente e salute: uso dei dati dei Registri Tumori”. Il Convegno si aprirà alle 14.30 con il Saluto delle Autorità.
Faranno seguito una Lettura Magistrale del dott. Pietro Comba dell’ISS :”I Registri Tumori nelle emergenze ambientali” e una tavola rotonda su “Ambiente e Tumori: esperienze a confronto” cui parteciperanno il dott. Forastiere e il dott. Biggeri. I lavori proseguiranno fino alla mattinata dell’11 aprile 2014. Il lavori del Convegno potranno essere seguiti in diretta streaming dal sito dell’AIRTUM: http://www.registri-tumori.it/cms/.
UN LUNGO PERCORSO
Un lungo percorso quello del registro tumori di Taranto. Era il 18 marzo del 2010 quando nella “Sala Riunioni” della ASL se ne parlò per la prima volta: quel giorno avvenne la presentazione dello “Start up” del Registro Tumori di Puglia. Da quel giorno, passerà oltre un anno prima di tornare a sentire parlare del registro tumori di Taranto. Era il 18 luglio del 2011, quando nel Salone degli Specchi di Palazzo di Città, fu convocata una conferenza stampa per la presentazione dei “Dati preliminari incidenza anno 2006” del Registro Tumori di Taranto. Quel giorno si intuì che dal registro tumori sarebbe arrivata la conferma di una situazione sanitaria tutt’altro che rosea e per troppo tempo taciuta. Il dr. Sante Minerba, direttore S.C. Statistica Epidemiologia – Registro Tumori dell’ASL/TA, affermò che per Taranto e Provincia nel 2006 furono riscontrati oltre 3 mila casi di tumore. Di questi, 501 cutanei e 2802 agli organi interni. Le patologie più diffuse erano le neoplasie polmonari, alla prostata e alla mammella.
Poi, un anno e mezzo dopo, il 21 dicembre del 2012, furono resi noti i dati inediti del registro dei tumori di Puglia, gestito in partnership tra le provincie di Brindisi, Taranto, Lecce e BAT. Il compito di presentarli toccò a Giorgio Assennato (direttore generale di ARPA Puglia), nella veste di presidente del comitato tecnico del Registro tumori di Puglia. La scelta ricadde sulla città di Lecce, nella sede del Comune durante un Consiglio comunale. Non a Taranto. Strano, perché il registro tumori di Puglia contiene anche e soprattutto i dati di Taranto relativi al triennio 2006-2007-2008. Una scelta probabilmente tutta politica, visto che in quei giorni Taranto era in fibrillazione per le vicende dell’Ilva e l’imminente approvazione da parte del governo della prima legge ‘salva Ilva’. Sia come sia, questo giornale pubblicò quei dati, con relative tabelle. Che caddero nel solito cassetto del dimenticatoio.
In realtà soltanto il 27 marzo 2013 furono accreditate ufficialmente a livello nazionale le sezioni di Lecce e Taranto del Registro Tumori Puglia: la notizia venne annunciata dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, dall’assessore alla Sanità e al Welfare Elena Gentile e il direttore generale di ARPA Puglia e dal presidente del Comitato Tecnico-Scientifico del Registro, Giorgio Assennato. Ovviamente a Bari. Per onor di cronaca, è bene ricordare che l’accreditamento avvenne nel corso della XVII riunione annuale dell’Associazione Italiana dei Registri Tumori a Bolzano. All’accreditamento possono accedere solo i registri che abbiano completato i dati di incidenza delle malattie neoplastiche per tre anni consecutivi. Il percorso di accreditamento fu lungo e tortuoso, con la Commissione di Valutazione che sottopose ad un lungo esame tutti i dati raccolti sia per Taranto che per Lecce, prima di rilasciare il suo ok definitivo.
Poi, il 3 giugno 2013, durante una riunione convocata a Bari dal governatore della Puglia Nichi Vendola sulla vicenda Ilva, il dott. Sante Minerba direttore dell’Unità Operativa di Statistica ed Epidemiologia della ASL/TA, illustrò alcune slide inerenti il registro tumori di Taranto (quelle pubblicate da questo giornale e da inchiostroverde.it quasi sei mesi prima). I dati del registro, riguardanti il triennio 2006-2007-2008, evidenziano un dato scientificamente certo ed inconfutabile: il SIN di Taranto (che comprende il capoluogo e Statte) presenta dati di incidenza superiori, per alcune tipologie di tumori, sia negli uomini che nelle donne, se confrontati con i dai del resto d’Italia e con quelli del Sud Italia e delle Isole.
Negli uomini nel SIN di Taranto si registra un’incidenza superiore rispetto resto della provincia ionica, per i tumori di testa e collo (+32%), colon e retto (+23%), fegato (+39%), pancreas (+38%), polmone (+58%), melanoma cutaneo (+89%), mesotelioma (+296%), prostata (+15%), rene e vie urinarie (+93%), vescica (+30%), linfoma non Hodgkin (+45%), per un totale di +30% sul totale dei casi osservati. Nelle donne invece, si registra per lo stomaco un clamoroso +108%, +13% per colon e retto, +84% per il fegato, +50% per il polmone, +32% per melanoma cutaneo, +27% per la mammella, +69% per il corpo dell’utero, per un +20% sul totale dei casi osservati (esclusi cute e tumori non maligni del SNC). Queste percentuali sono da riferirsi al numero atteso di confronto. Per esempio: se per il mesotelioma l’atteso sarebbero 3 casi, noi osserviamo nel SIN di Taranto 12-13 casi per il triennio, il che equivale a circa un 300% di eccesso. Se si confrontano i dati della provincia con il resto d’Italia e il Sud/Isole i dati di incidenza sono leggermente inferiori rispetto a quelli osservati dal confronto SIN-resto della provincia ionica, ma pur sempre significativi. Il dato totale dei casi riscontrati negli uomini è di 5928. 4777 le donne: per un totale di 10.705 casi. Probabilmente, durante il convegno della prossima settimana, saranno presentate alcune slide del registro tumori di Taranto.
Intanto, resta un “mistero” il perché il registro tumori di Taranto sia stato finanziato dalla Regione Puglia soltanto a partire dal 2010, quando la sua nascita in Italia è datata 1973 e quando tantissimi studi effettuati negli anni ’80 e ’90 da medici tarantini della ASL e non, ed altri studi epidemiologici, segnalavano la drammatica situazione sanitaria della città dei Due Mari. Basti pensare che tra il 1998 ed il 2001, fu effettuata una raccolta dati di notevole importanza, ma il Ministero dell’Ambiente non finanziò più i progetti che aveva approvato e quel lavoro andò perduto. Così come un altro “mistero” resta il perché ancora oggi non sia stato presentato alla città da parte di Regione e ASL i dati ufficiali del triennio 2006-2007-2008.
Ciò detto, il lavoro di raccolta dati continua. Quelli del 2009 sono quasi completi (mancano le cartelle provenienti da fuori Regione), mentre in questi mesi si è al lavoro su quelli del 2010. L’obiettivo è quello di completare entrambi gli anni entro l’anno corrente. A tal proposito, cogliamo l’occasione per ringraziare ancora una volta coloro i quali lavorano da anni con grande ostinazione e passione, ed in silenzio, alla realizzazione del registro tumori di Taranto: persone a cui l’intera comunità tarantina dovrà sempre essere riconoscente. Antonia Mincuzzi (Dirigente Medico S.C. Statistica Epidemiologia ASL TA Settore Registro Tumori e Studi Epidemiologici coordinatore attività del Registro Codificatore), Simona Carone (Biologa), Margherita Tanzarella (Operatore) e Giuseppe Leone (Dirigente Amm.vo S.C. Statistica Epidemiologia ASL TA Informatico Supporto Informatico). Il tutto sotto la supervisione di Sante Minerba (Direttore Medico S.C. Statistica Epidemiologia ASL TA Resp.le Registro, Codificatore): e nell’ultima settimana si è aggiunta anche un’altra unità. Anche questa è la Taranto migliore da salvare e da cui ripartire.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 05.04.2014)

domenica 23 febbraio 2014

"Lu Salentu" tra due fuochi?

Ambiente, c’è un dossier contro Ilva e Cerano



Trenta giorni di tempo. Poi partiranno le carte bollate. La Provincia di Lecce, assistita dall’avvocato Francesca Conte, tenta il tutto per tutto per arginare danno ambientale e incidenza dei tumori sul territorio. Nelle ultime ore sono partite diffide e more per stoppare l’attività mortifera degli stabilimenti industriali di Cerano e Taranto. Palazzo dei Celestini ha scritto a Regione, Ares (agenzia per la sanità), Arpa (agenzia per l’ambiente), Enel e Ministero dell’Ambiente. Senza adeguati interventi, tra un mese il dossier preparato dal legale arriverà al tavolo dei giudici amministrativi.
«E non solo su quelli», scrive l’avvocato.
A Regione, Ares e Arpa, Antonio Gabellone (che ha controfirmato i documenti) chiede, se non di realizzare, quanto meno di muoversi per arrivare prima possibile a: redigere e pubblicare uno studio epidemiologico specifico, che metta in correlazione l’insorgenza delle malattie nella popolazione con le condizioni ed i fattori che le determinano; aggiornare il Registro tumori, fermo al triennio 2003-06; valutare il rischio sanitario attribuibile alle emissioni provenienti dal polo industriale di Brindisi.
Ad Enel si chiede, entro trenta giorni, di adottare misure per arginare le nefaste conseguenze della sua attività sulla salute dei cittadini leccesi. Al Ministero si chiede l’applicazione dell’articolo 309 del Testo unico ambientale: considerato il danno che colpisce la provincia di Lecce, il dicastero intervenga per limitare le emissioni inquinanti della centrale a carbone e dell’acciaieria con misure di prevenzione, ripristino o risarcimento.
Il dossier preparato dallo studio legale Conte cita ricerche e consulenze richieste in passato da Regione e Provincia. Già nel 2006 l’Arpa aveva stabilito come il territorio leccese fosse interessato dalla ricaduta degli inquinanti emessi dal polo industriale di Brindisi: la popolazione della provincia di Lecce risultò addirittura la più colpita nella regione dalle malattie dell’apparato respiratorio e da neoplasie.
La Provincia, sulla scorta di quei dati chiese alla ricercatrice del Cnr, Cristina Mangia, di realizzare uno studio che rispondesse a tre quesiti: quali sostanze inquinanti sono emesse in aria e acqua dagli insediamenti di industriali di Cerano e Taranto? Questi elementi cadono sul territorio leccese? Con quali conseguenze sulla salute? Le conclusioni della ricercatrice fanno rabbrividire. Non solo in acqua e aria finisce di tutto (monossido di carbonio e tra gli altri anche arsenico, mercurio, nickel, rame, benzene) e in quantità spropositate, ma è indubbia la ricaduta in provincia di Lecce dei contaminanti emessi dagli impianti di Taranto e Brindisi e la loro pericolosità (indipendentemente dai livelli-soglia) per la salute umana.
Dalla documentazione inviata nelle scorse ore a Regione, agenzie, ministero ed Enel emerge l’assenza di adeguati e approfonditi studi sull’impatto di tali inquinanti sulla salute dei cittadini leccesi. Servirebbe un monitoraggio costante e di lungo periodo sulla caduta degli inquinanti. Quanto alle conseguenze sulla salute, a Lecce è stato istituito un registro provinciale dei tumori nel 1996: sono stati accertati 1.813 casi di tumore. Attualmente risulta appena avviata la registrazione dei casi relativi al triennio 2007-09, mentre non esiste una valutazione del danno sanitario per quanto riguarda lo stabilimento Enel.

domenica 8 settembre 2013

048 per chi non chiama fuori Taranto!

Invece di intervenire con decisione per proteggere la popolazione di Taranto, dopo anni di ritardo e di silenzio sulle atroci conseguenze dell'inquinamento e dei gravi reati di cui è accusata la dirigenza dell’Ilva, descritte dalle perizie disposte dal Tribunale di Taranto e dallo studio S.E.N.T.I.E.R.I. dell’Istituto Superiore di Sanità, cosa fa una parte della classe politica? Riflette e lavora sulla base di tutti i dati disponibili?
GLI ASSISTITI ASL CON IL CODICE DI ESENZIONE 048
Tra i dati disponibili, uno riguarda il numero di quanti a Taranto usufruiscono di una esenzione dal pagamento dei ticket sanitari identificata con il codice 048, per accertate patologie neoplastiche maligne: si tratta di 8916 residenti, colpiti da queste malattie. E’ un dato sul quale ha richiesto attenzione PeaceLink e su cui riflette il Presidente dell'Ordine dei medici di Taranto in questa intervista:
SE QUESTA E’ SOBRIETA’
Alcuni pensano che quel numero non meriti attenzione e che sarebbe meglio tacere. Rilasciano però dichiarazioni che sembrano voler sollevare un polverone di cui Taranto e le  inquinatissime città italiane non hanno proprio bisogno. Da leggere, al link che segue e notando il tono usato, l'invito alla "sobrietà" dell’assessore regionale alla Sanità pugliese, che riprende le dichiarazioni di un parlamentare del partito Democratico (inviti incomprensibili, se non verranno spiegati, dal momento che il numero diffuso è ufficiale, autentico, non smentito da nessuno): “Basta strumentalizzazioni o screditamenti di una intera città e della sua classe dirigente”… "occorre allontanare gli sciacalli che utilizzano la dolorosa vicenda dei tarantini per farsi propaganda”: 

venerdì 6 settembre 2013

Di Colombo o del colombo?... titolisti in difficoltà!

Ilva: Peacelink, dato su tumori come uovo di colombo

''Il dato sugli ammalati di tumore a Taranto era come l'uovo di colombo, tanto è vero che i medici per l'ambiente di La Spezia il giorno dopo che abbiamo fatto la comunicazione hanno fatto la nostra stessa indagine a La Spezia ed è stata diffusa in tutta Italia''. Lo ha detto il presidente di Peacelink Taranto Alessandro Marescotti, spiegando il significato del dato sulle persone che a Taranto hanno l'esenzione del ticket (contraddistinto dal codice 048) per malattie tumorali, circa 9mila. ''Ci stiamo occupando, anche se siamo un'associazione pacifista, ecologista, di questioni che riguardano la sanità e stiamo - ha aggiunto - un po' sconfinando dalla nostra 'mission'. Però noi riteniamo che così come si deve lottare contro un bombardamento chimico in una parte del mondo si debba lottare anche contro l'inquinamento chimico che determina malattie e morte. Vogliamo che faccia parte della nostra mission di intervenire, lì dove c'è dolore, sofferenza, file, angoscia: è questa la ragione che ci ha spinto a diffondere i dati, non una ragione di visibilità''. Il presidente dell'associazione ecologista ha poi precisato che le cifre ufficiali forniti finora dalle autorità preposte rappresentano il dato di incidenza e non quello di prevalenza. ''Mi ha scritto un medico ematologo per evidenziare il fatto che questi dati - ha affermato ancora Marescotti - riguardano solo cittadini vivi e non i morti di cancro, altrimenti lo scenario sarebbe, in termini di grandezza numerica, davvero terrificante. E' vero che quello degli 048 è un numero grezzo che impedisce ulteriori valutazioni, ma lo specialista ha precisato che si tratta di un dato concreto, che conta le persone, con una documentazione di storia di cancro. L'ematologo ci ha detto che se avesse avuto a disposizione le cartelle cliniche di questi 8916 pazienti, si sarebbe posto questi quesiti: quanti di questi sono lavoratori del Siderurgico o di altre lavorazioni industriali? A che età si sono ammalati? Quali sono i codici di classificazione per malattie? Quanti di questi malati sono stati curati fuori provincia e fuori regione? Quel dato, ha concluso l'ematologo, dovrebbe già produrre già delle risposte e delle azioni, anzichè reazioni divergenti''.(ANSA).

giovedì 5 settembre 2013

Parliamone perchè se ne deve parlare!

Come abbiamo già avuto modo di scrivere e di dibattere attraverso uno scambio di email con il direttore dell'Arpa Puglia, il Comitato per Taranto ha sottolineato, fin dal primo momento, il valore comunicativo e l'immediatezza dei dati presentati da Peacelink, riguardanti i trattamenti per neoplasie registrati dall'ASL.
Spostare la questione sulla scientificità epidemiologica (peraltro da noi mai tenuta in considerazione) rappresenta l'ennesima modalità adottata da decenni a questa parte per contestare le iniziative dei gruppi di cittadini che non vogliono sostituirsi ai tecnici, ma sottoporre questioni cui la scienza e la politica (entrambe finanziate a spese della cittadinanza) sono chiamate a rispondere.
La gran parte dei casi sollevati dalle associazioni ambientaliste tarantine (mercurio, formaggio, sangue, latte materno, mitili, per dirne alcune..) si sono poi rivelate la cartina tornasole di una realtà devastata dall'impatto industriale che gli amministratori e, a volte, i tecnici, hanno sistematicamente, colpevolmente finto di ignorare o di sottovalutare.
Per questa ragione il Comitato per Taranto sostiene la conferenza stampa di chiarimento e confronto aperto proposta da Peacelink riguardo alla questione del conteggio delle neoplasie su base ASL.



Domani, Venerdì 6 settembre, Ore 11, presso la  Libreria Gilgamesh, Via Oberdan 45, Taranto

PeaceLink indice una conferenza stampa per fornire informazioni e spiegazioni esaustive ai giornalisti a conferma del numero complessivo di malati di tumore a Taranto messo in dubbio da qualche politico.
Chiunque abbia dubbi potra' fare domande e otterra' accurate risposte.
E' gradita la presenza di tutte le associazioni e le persone che vogliano testimoniare la loro solidarieta' a PeaceLink, pesantemente attaccata per aver diffuso un dato vero che - questo e' il punto scottante - non era mai stato comunicato dai decisori politici alla citta'.
Il dato comunicato da PeaceLink non e' contenuto nel Registro Tumori, registro che studia i nuovi casi di tumore ma non il conteggio del totale dei soggetti vivi trattati per neoplasie.
Poiche' sono stati avanzati dubbi sull'operato di PeaceLink, sono invitati alla conferenza stampa l'assessore Nardoni, il parlamentare Pelillo e qualunque altro politico a fornire - in un pubblico contraddittorio davanti alla stampa - i loro dati nel caso in cui ritenessero imprecisi quelli della Asl che PeaceLink ha diffuso.
Se i politici hanno dati migliori e documentate obiezioni, vengano pure e ci smentiscano. Se pero' non hanno dati migliori abbiano il buon senso di non criticare i nostri dati, peraltro di fonte Asl.

Alessandro Marescotti, www.peacelink.it

martedì 3 settembre 2013

Diritto di replica

Pubblichiamo integralmente la risposta del prof. Assennato al post di ieri, dal titolo: La comunicazione, l'emotività popolare e il sonno della ragione.
Per rispetto del diritto di replica, non anteporremo la nostra controreplica, ma la sintetizzeremo in fondo al post.


Gentili signori del Comitato per Taranto, gentile prof. Marescotti, 

ARPA Puglia non ha rilasciato alcun comunicato sui dati comunicati dal  prof. Marescotti, non avendo istituzionalmente ruolo per farlo Il sottoscritto, soltanto perché “tempestato” di richieste da giornalisti di tutta Italia, ha ritenuto di esprimere la sua opinione, come presidente del comitato scientifico del registro tumori Puglia.
Nelle interviste ho citato un testo prodotto tempo fa da una ASL veneta , la USSL 7 della provincia di Treviso, in cui si evidenziano i seri limiti nell’uso di dati amministrativi come i codici delle esenzioni ticket) nella stima della prevalenza o addirittura dell’incidenza ( e quindi del rischio della popolazione) . Ribadisco
che, secondo me, l’intento del prof. Marescotti era quello di mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media sull’eccesso di tumori a Taranto, che è documentato in modo molto serio anche in riferimento alla parziale attribuibilità alle emissioni del complesso siderurgico. Mentre dal punto di vista conoscitivo, i nuovi dati non aggiungono nulla all’evidenza epidemiologica ( già sufficientemente consolidata) costituiscono uno strumento legittimo di comunicazione su cui non ho proprio nulla da dire ( salvo il fatto di
dover impiegare poi molto tempo per rispondere alle richieste dei media, cosa a cui comunque non mi sottraggo). Ribadisco quindi di condividere in toto il testo dei colleghi veneti sull’uso dei dati delle esenzioni ticket come surrogati di dati di incidenza dei tumori, e riaffermo che Taranto per fortuna ha un ottimo registro tumori con dati aggiornati sino al 2009 ( come per quasi tutti i registri tumori italiani). Si rifletta anche sul fatto che evidentemente l’eccesso di tumori ( soprattutto solidi) riflette esposizioni remote (anche oltre 20 anni fa) ed è quindi purtroppo ragionevole ritenere che l’eccesso riscontrato dal registro ( e da Sentieri per la mortalità) sino al 2009 è destinato a durare nel tempo, almeno finchè ( ceteris paribus) non sarà possibile aspettarsi una riduzione per effetto dei recentissimi miglioramenti ambientali.
Tutto ciò ovviamente ha poco a che fare con la valutazione dell’impatto sanitario delle emissioni attuali o di quelle previste nella nuova AIA, oggetto del nostro lavoro ( con ASL ed Ares) di VDS.
In ogni caso, spero vogliate apprezzare l’onestà intellettuale di chi non nasconde mai le proprie opinioni, ancorandole sempre alla più rigorosa evidenza scientifica, per fortuna disponibile a Taranto e tale da non aver bisogno dell’integrazione di ulteriori dati dal minimo contenuto informativo, gestiti peraltro in modo indiscutibilmente eccellente sul piano comunicativo.

Cordiali saluti, Giorgio Assennato

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Vorremmo lasciare che questo piccolo dibattito continuasse nella coscienza di chi ha letto entrambi i post.
Per questo aggiungiamo solo una breve controreplica partendo da quanto di positivo vi emerge.
Innanzitutto ringraziamo il prof. Assennato per la pronta risposta e per quella che appare come una sincera professione di fede scientifica (ce lo auguriamo). Abbiamo anche in quest'occasione già sottolineato come l'ARPA goda ancora della fiducia di tanta cittadinanza, al punto da sperare che i suoi tecnici possano essere messi nelle condizioni di fare di più e meglio. Di più perchè la condizione di Taranto lo richiede con estrema urgenza. Meglio perchè ormai non si tratta più solo di mero controllo (che non sempre in passato ha potuto realizzarsi con la dovuta scientificità) ma di capire che c'è una corresponsabilità etica e professionale nel non mettere in campo tutto quello che è possibile per impedire ai poteri forti e agli interessi di pochi di danneggiare e uccidere.
Per tornare sulla questione dell'articolo e chiuderla. L'espediente del comunicato di peacelink è servito solo a sollevare la questione della comunicazione e la sua prevalenza persino sul dato scientifico in un'epoca di esasperata emotività virtuale.
Ne abbiamo escluso fin dall'inizio l'attendibilità epidemiologica (non occorreva Treviso..) ma volevamo mettere in guardia l'Arpa dal tecnicismo e dalla sterilità manipolabile in cui ci sembra Assennato sia cascato.
Ora sappiamo anche che i tumori cresceranno, per effetto di condizioni ambientali subite per decenni e che saranno più famiglie che li vedranno sorgere in case dove ancora non si sono visti. 
Il male di questa città gode di ottima salute!
Ma cosa sappiamo, ad esempio, degli effetti cumulativi che il potenziamento della Cementir, del raddoppio della raffineria ENI e di Tempa Rossa, l'eventuale incremento del traffico portuale, le nuove discariche imposte per legge, e altre attività potranno produrre insieme a quest'Ilva che viene presentata come un futuro paradiso di fiori ed uccellini? (ammesso che qualcuno ci creda..)
L'Arpa ha tutto il necessario per capirlo? O si celerà dietro la scusa statale dell' "abbiamo fatto il possibile con gli strumenti che avevamo"? Sosterrà (sul piano delle evidenze scientifiche) le ragioni risarcitorie o semplicemente di  trattamenti adeguati mosse da chi chiede consapevolezza e dignità?

 

lunedì 2 settembre 2013

La comunicazione, l'emotività popolare e il sonno della ragione

Tutto come da copione.
Partono le smentite al comunicato di Peacelink.
E, per l'ennesima volta, vaglielo a spiegare ad Assennato, che da anni non riesce proprio a parlare la lingua della gente, che la comunicazione è alla base dell'emotività popolare.
Eppure basterebbe che ricordasse l'effetto di un milione di posti di lavoro semplicemente promessi nella storia politica dell'ultimo ventennio italiano...
In ogni caso l'ARPA sottovaluta e minimizza sempre quelle iniziative che bolla come "agit-prop" (lo fece per il formaggio alla diossina, per il latte materno, per il sangue, per le cozze, e per gli allarmi di pediatri e altri medici...). Ogni volta,  da buon organo di stato, anzi di regione, getta acqua di rigore metodologico sul fuoco delle medie alla trilussa, quelle, per capirci, alla portata della gente della strada!
Sicuramente la Rivoluzione Francese non scoppiò per l'infelice battuta di Maria Antonietta, ma non abbiamo dubbi che con essa la regina si giocò la fiducia del suo popolo e ... anche la testa!
Non possiamo non convenire sul fatto che l'ennesima bomba mediatica di Peacelink, per quanto antiepidemiologica in senso scientifico, sia aritmeticamente vera e quindi reale per la gente di strada. Colpisce nel segno e accomuna in poche righe tanta gente che ha il malato o il morto in casa e si chiede perchè nessuno faccia nulla. Anzi, a volte si cerca di rispondere al dolore diffuso e alle iniziative dal basso con qualche punto statistico di media e qualche promessa sulla "componente prevenibile": un linguaggio che stride come la minigonna al funerale!
Non è un caso che mentre tutti i giornali  (compreso il Sole 24h, sempre pronto a chiudere un'occhio - anzi due - per smorzare i toni e remare a favore di padron Riva) non possono fare a meno di pubblicarla, l'Ilva fa mandare in giro una smentita da parte del suo epidemiologo di fiducia, Carlo La Vecchia (clicca qui per sapere chi è) nelle pagine di un altro giornale amico.
Evidentemente anche l'Ilva si è accorta del missile sparato sulla sua immagine, già disastrata.
In fondo quello che chiede Peacelink, portando la voce di tanta cittadinanza, è di fare monitoraggi continui e seri e di realizzare una costante campagna epidemiologica che metta in relazione i dati ambientali (statici e dinamici) con le patologie in atto nel territorio...
Forse Assennato in questo caso era un po' assonnato per non accorgersi che la gente chiede dall'ARPA più controllo e autorità. Un potenziamento che lui stesso ha sempre chiesto a condizione di imparare a prendere il toro per le corna e a saper parlare alla gente.
O forse dobbiamo lasciarci sedurre dal sospetto che siamo troppo vicini alle elezioni regionali perchè l'agenzia resista alla tentazione populistica del "grazie a noi ora le cose vanno già molto meglio"?
Già ci ha provato l'Arcivescovo a cavalcare il sogno della speranza con il suo linguaggio ultrapopulistico da favela sudamericana, quando ha detto che le sue donne delle pulizie hanno notato che invece di tutta quella polvere nera che una volta si raccoglieva spazzando i balconi, oggi se ne trova meno e marrone (più chiara...).
Ma, allora, l'ARPA, cos'è? Un ente di controllo e accertamento o un ufficio di propaganda?
E perchè ad esempio, avendo a disposizione gli stessi dati e strumenti, non ha fatto lei, per tempo, le analisi contenute nella perizia epidemiologica commissionata dalla Todisco? (peraltro, anche quella, pubblicamente in alcuni aspetti criticata dallo stesso Assennato)
Continuiamo a riporre un po' di fiducia in questa istituzione che in tante altre occasioni ha mostrato imparzialità e autorevolezza. Ma ci aspettiamo che apra (almeno lei che - in teoria - non dovrebbe preoccuparsi delle cabine elettorali) un canale di confronto di dipo divulgativo e partecipativo con la cittadinanza.
E' questo che fa la differenza, non solo la metodologia!


Tumori, Arpa: "I dati di Peacelink non hanno valore epidemiologico"

"Indicare il numero degli ammalati di tumore basandosi solo sul dato del codice 048 può portare a valutazioni distorte o fuorvianti. Quel codice è utilizzato per certificazioni che hanno finalità amministrative, ma non ha alcun valore epidemiologico". Così il direttore generale dell'Arpa Puglia, Giorgio Assennato, commenta i dati diffusi ieri dall'associazione ambientalista Peacelink, da fonte Asl, secondo cui a Taranto ci sono attualmente 8.916 malati di cancro, con una incidenza maggiore nel distretto sanitario a ridosso dell'Ilva e dell'area industriale. Le cifre sono state ricavate sulla base degli utenti che hanno l'esenzione dal ticket per malattie tumorali, indicato per l'appunto con il codice 048.
"Sappiamo che a Taranto c'è un eccesso di tumori polmonari - aggiunge Assennato - così come una parte può avere origini remote e un'altra più recente. Semmai quei dati legati al codice 048 possono rappresentare un ulteriore elemento di valutazione per il registro tumori, ma con il solo codice 048 non è possibile fare valutazioni epidemiologiche".
"Questo dato - continua Assennato - avrebbe valore se fosse stato presentato con una relazione, con un'analisi approfondita, e invece è una semplice comunicazione. Eppoi, a che anno si riferisce? Non lo sappiamo. Inoltre, questo dato avrebbe senso se avesse evidenziato il valore storico in raffronto con quello attuale dei quartieri più vicini all'Ilva, nonché comparato questo stesso valore col resto della città di Taranto e col resto della Puglia. Questo lavoro non è stato fatto. Non abbiamo alcuna contezza del trend temporale in aumento o del trend spaziale in eccesso sul resto della Puglia".
Assennato, inoltre, afferma che il 25 per cento della popolazione mondiale muore per tumore e che l'inquinamento è solo una delle cause che lo determina. "Facendo un esempio - prosegue il direttore generale dell'Arpa Puglia - i tumori polmonari hanno un'incidenza bassa a livello globale ma a Taranto è un pò più alta perché Taranto ha ovviamente una situazione particolare. Noi - sottolinea Assennato - stiamo anche lavorando per incidere sulla componente prevenibile abbassando i fattori di rischio". Assennato si dice quindi "stupito" dal clamore provocato dalle affermazioni di Peacelink e conclude: "Peacelink svolge bene la sua funzione di comunicazione, ma la comunicazione non può essere a livello di agit-prop. Su una materia così delicata occorrono analisi serie e rigorose". (Rep)



Ilva, Peacelink: a Taranto cancro per 1 su 18. Il medico La Vecchia: «Dati in linea con l'Italia»

Sono 8.916, secondo fonti dell'Asl, le persone che hanno l'esenzione dal ticket per malattie tumorali (contraddistinta dal «codice 048») nella città di Taranto. Lo rende noto Peacelink, sottolineando che nel distretto sanitario 3, che comprende i quartieri più vicini all'Ilva (Tamburi, Paolo VI, Città vecchia e parte del Borgo), c'è un malato di cancro ogni 18 abitanti. «Per la precisione - spiega in una nota il presidente dell'associazione ambientalista, Alessandro Marescotti - sono 4.328 malati su 78mila abitanti. Questo significa che se venti persone si riuniscono in una stanza nel quartiere Tamburi almeno una ha un tumore». Nei restanti quartieri, quelli più lontani dalle industrie, c'è «un malato di cancro ogni 26. Infatti nel distretto sanitario 4 che comprende il resto della città - aggiunge Marescotti - vi sono 4.588 malati di tumore su 120mila abitanti. Questa è la situazione attuale».
LA PREVALENZA - Marescotti conclude con una critica al sindaco della città, Ippazio Stefàno, un medico, per non aver compiuto una ricerca di questo tipo, e con un appello all'Ordine dei medici per un approfondimento su questi dati. Ma quanto vale, rispetto alla media italiana, un dato di questo tipo? Le cifre di Taranto indicano che cinque persone su 100, vicino all'Ilva, o quattro su 100 negli altri quartieri, hanno o hanno avuto un cancro, un dato chiamato prevalenza.
«DATO ABBASTANZA RAGIONEVOLE» - «Dipende tutto da come viene effettuato il calcolo - spiega a corriere.it Carlo La Vecchia responsabile del dipartimento di epidemiologia dell'Istituto Mario Negri e docente dell'Università degli Studi di Milano - Che in Italia una persona su 20 abbia, o abbia avuto un tumore, mi sembra un dato abbastanza ragionevole. I tumori nuovi in Italia sono nell'ordine di 350-400 mila ogni anno (incidenza, ndr), e la sopravvivenza ormai è superiore al 50%. La prima variabile di cui tener conto è quella dell'età, dove la popolazione è più anziana, come per esempio in Liguria, si ha un tasso di prevalenza maggiore».
NON SONO NUOVI CASI - Si tratta, quindi, di un dato soltanto informativo. La Vecchia, infatti, ribadisce: «Quella di Taranto è una prevalenza intorno al 25%, e probabilmente è analoga anche altrove: in Italia sarebbe intorno ai 3 milioni di persone». Il valore del numero di malati, quindi, non è quello dei nuovi casi. «Il problema dell'Ilva resta comunque quello che i tumori attuali non possono essere attribuiti alle esposizioni attuali - sottolinea La Vecchia - Sia che siano associati alle esposizioni ambientali sia che non lo siano, quei valori vanno riferiti al passato. Sempre con due cautele da far presente: l'età e l' eventuale indice di deprivazione» collegato al contesto in cui vivono i malati.(CdS)




domenica 1 settembre 2013

Epidemiologia trilussiana

Comunicato stampa: Taranto, area industriale: ogni 18 abitanti uno ha il cancro

PeaceLink e' entrata in possesso dei dati attuali degli ammalati della citta' Taranto: sono 8916.
Tante risultano le persone che hanno l'esenzione dal ticket per malattie tumorali, ossia il "codice 048".
Nel distretto sanitario 3, che comprende i quartieri più vicini all'area industriale (quartiere Tamburi, Paolo VI, Citta' Vecchia e parte del Borgo), c'e' un malato di cancro ogni 18 abitanti.
Per la precisione 4328 malati su 78mila abitanti.
Questo significa che se venti persone si riuniscono in una stanza nel quartiere Tamburi almeno una ha un tumore.
Nei restanti quartieri, quelli più lontani dalle industrie, c'e' un malato di cancro ogni 26. Infatti nel distretto sanitario 4 che comprende il resto della citta' vi sono 4588 malati di tumore su 120mila abitanti.
Questa e' situazione attuale.
Ovviamente tali dati non possono calcolare tutti coloro che potrebbero avere un tumore latente o non diagnosticato.
Il sindaco di Taranto - che e' un medico - avrebbe potuto compiere questa ricerca. Perche' non lo ha fatto?
Facciamo appello all'ordine dei medici perche' venga compiuto un opportuno approfondimento su questi dati in modo da individuate le categorie di persone più esposte.
E' venuto i momento di avere dati istantanei su tutte le malattie gravi, le diagnosi e i ricoveri.
Disporre di un dato istantaneo e conoscerne la sua evoluzione temporale e' un primo passo per compiere ulteriori indagini più affinate da un punto di vista epidemiologico.
Avere un situazione aggiornata e' possibile con i sistemi informatici in rete.
Occorre in particolare conoscere il dato aggiornato della mortalita' quartiere per quartiere, in modo che la magistratura possa intervenire li' dove le autorita' politico-amministrative non lo facessero.
Purtroppo invece conosciamo solo dati vecchi di anni e i politici di governo ripetono come un mantra che la situazione sta migliorando.
Se avessimo dati istantanei non si potrebbe più ignorare il dolore che la citta' vive.

Alessandro Marescotti, Presidente di PeaceLink

venerdì 9 agosto 2013

E Registro Tumori di Puglia fu!

Con deliberazione della Giunta Regionale n. 1197 dell'1/7/2013 è stato istituito il Registro dei Tumori per la Regione Puglia. La pubblicazione è sul Bollettino Ufficiale della Regione n. 108 del 6/8/2013.


giovedì 28 marzo 2013

Registro tumori. Luci ed ombre del neonato

Il registro tumori e realtà

"Sono state accreditate ufficialmente a livello nazionale le sezioni di Lecce e Taranto del Registro Turnori Puglia": questa la notizia annunciata ieri dal presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, dall'assessore alla Sanita e al Welfare Elena Gentile e il direttore generale di ARPA Puglia e dal presidente del Comitato Tecnico-Scientifico del Registro, Giorgio Assennato. Ovviamente, il tutto si e svolto rigorosamente a Bari. L'accreditamento delle prime due sezioni del Registro Tumori Puglia e avvenuto nel corso della XVII riunione annuale dell'Associazione Italia-na dei Registri Tumori che si e svolta giorni addietro a Bolzano. All'accreditamento possono accedere solo i registri che abbiano completato i dati di incidenza delle malattie neoplastiche per tre anni consecutivi.
Il percorso di accreditamento ha vista la Commissione di Valutazione sottoporre ad un lungo esame i registri leccese e tarantino, guidati il prima dalla dr.ssa Anna Melcarne (responsabile della UO Registro Tumori della ASL di Lecce) con il dr. Fabrizio Quarta (direttore della UO di Statistica ed Epidemiologia della ASL di Lecce) e il secondo dal dr. Sante Minerba (direttore della UO di Statistica ed Epidemiologia della ASL di Taranto). Grande la soddisfazione espressa dai presenti, ma silenzio "tombale" sui dati. Ma qui e giusto fare un passo indietro, ritornando al 21 dicembre dello scorso anno. Quan-do i dati inediti del registro dei tumori di Puglia, gestito in partner-ship tra le quattro provincie di Brindisi, Taranto, Lecce e BAT, furono illustrati a sorpresa da Giorgio Assennato, nella duplice veste di direttore di ARP A Puglia e presidente del comitato tecnico del Registro tumori di puglia. L'evento, atteso da anni in questa citta, si svolse pero a Lecce, durante il consiglio comunale. Una scelta del tutto incomprensibile. Anche perche quel giorno furono illustrate le tabelle del registro tu-mori di Taranto per gli anni 2006-2007-2008.
Quei dati, ancora una volta, testimoniarono la realta di una citta e di una provincia vittima della malattia del secolo. Bastava guardare le due tabelle di tutti i tumori, sia per gli uomini che per le donne: in entrambi i casi, la provincia di Taranto registra il triste record di incidenza. Ma ieri tutto questo non e stato detto.
Cio detto, sentiamo il dovere morale di ringraziare coloro i quali hanno lavorato con grande ostinazione e passione per oltre due anni: persone a cui l'intera comunita tarantina dovra sempre essere riconoscente. Antonia Mincuzzi (Dirigente Medico S.C. Statistica Epidemiologia ASL TA Settore Registro Tumori e Studi Epidemiologici coordinatore attivita del Registro Codificatore), Simona Carone (Biologa, con contratto di collaborazione con l'IRCCS Oncologico di Bari Rilevatore e codificatore), Margherita Tanzarella (Operatore con contratto di collaborazione con l'IRCCS Oncologico di Bari Rilevatore e collaboratore nelle attivita di codifica) e Giuseppe Leone (Dirigente Amm.vo S.C. Statistica Epidemiologia ASL TA Informatico Supporto Informatico. Il tutto sotto la supervisione di Sante Minerba (Direttore Medica S.C. Statistica Epidemiologia ASLTA Resp.le Registro, Codificatore).
lnfine, consentiteci una nota di "servizio". "TarantoOggi" era entrata in possesso di questa notizia domenica 17 marzo. Ma per il grande rispetto verso illavoro svolto dal personale della ASL e per confermare la nostra massima correttezza, ab-biamo acconsentito a non dare in anteprima la notizia sul giornale e ai nostri lettori. Nei giorni seguenti, ci era stato dato l'ok per intervistare il dott. Minerba, pubblicando la no-tizia sotto forma di intervista. Abbiamo piu volte provato a metterci in contatto con quest' ultimo, ma non ci e mai stata data risposta, pur sa-pendo che chiamavamo per realizzare la su citata intervista. Dopo di che ci e stato detto che l'intervista non poteva piu essere realizzata per due motivi: il primo, che l'ufficialita della notizia doveva esse re data dal presidente Vendola perche il registro tumori di Taranto rientra in quello regionale. Al che avevamo intuito che l'ufficialita sarebbe avvenuta a Bari e non a Taranto, come puntualmente accaduto. Secondo motivo, il "timore" che questo giornale potesse nel pezzo dell'intervista attaccare l'ARPA o la Regione (come peraltro e spesso e volentieri accaduto) proprio nel momento in cui pare che i rapporti tra ASL Taranto, ARPA Puglia e Regione si sono finalmente "pacificati". Lasciamo a voi lettori tirare le conclusioni di quanto accade ancora oggi in questa citta su temi cosi delicati. (G. Leone - Tarantoggi)

domenica 16 dicembre 2012

Il tumore in prima pagina

Taranto, Ilva e inquinamento La denuncia del medico «Possibili 1500 tumori l'anno»

«Le persone hanno paura. Purtroppo a Taranto sono stati persi dieci anni. E’ dal 2000 che noi sappiamo che c’è un incremento della mortalità del 30% per la neoplasia del polmone e del 15% per altre neoplasie. Questi sono dati noti a tutti. E’ ignoto, invece, il motivo per cui non è stato fatto niente dal 2000 al 2010. Oggi occorrerebbe un piano speciale per l’oncologia a Taranto: non solo di prevenzione primaria e secondaria, ma anche di diagnosi precoce e di cura. Gli effetti di quello che è stato, noi li vedremo per i prossimi venti anni. Si tratta, quindi, di potenziare assolutamente le risorse terapeutiche della città perché altrimenti non riusciremo a far fronte a questa emergenza. Nei calcoli di statistica epidemiologica, il numero delle neoplasie attese a Taranto è di 1300 in una condizione normale. Verosimilmente, però, Taranto, per i noti problemi, ha u n’incidenza di neoplasie attese di 1500 nuovi casi all’anno».
E’ un grido d’allarme severo quello lanciato ieri dal direttore dell’Unità operativa di Radioterapia oncologica dell’ospedale Moscati, Giovanni Silvano, in occasione del congresso organizzato per «celebrare» i dieci anni di attività del reparto a Taranto.

Dottor Silvano, cosa è successo in questi dieci anni? «Quando dieci anni fa sono arrivato a Taranto, si parlava di u n’attesa di 1309 nuovi casi all’anno di interesse radioterapico e della necessità di tre acceleratori lineari per soddisfare queste esigenze. Dai 300 pazienti radiati nel 2002 siamo arrivati a 900 pazienti radiati nel 2011. E’ chiaro che ancora mancano 300 pazienti e abbiamo delle liste d’attesa, non lunghissime ma nemmeno trascurabili. E’ dunque assolutamente indispensabile un terzo acceleratore lineare che ci permetta sia di ridurre le liste d’attesa, sia di fornire tecnologie e trattamenti adeguati. 

Continua...

mercoledì 31 ottobre 2012

Cosa sappiamo dei bimbi di Taranto?

Caso Ilva. Pediatri oncologici: “Siamo preoccupati. Servono indagini più approfondite” 
L’Aieop chiede l’istituzione di un Registro oncologico pediatrico nazionale e più risorse per approfondire il quadro ed elaborare soluzioni, anche in riferimento all’allarme nella zona di Taranto. In Italia l’incidenza dei tumori infantili negli anni ‘80-‘90 avrebbe registrato un incremento medio annuo del 2%. 

 “Una fotografia esatta dell’incidenza dei tumori infantili in Italia sarà possibile solo con l’istituzione di un Registro Oncologico Pediatrico Nazionale. I numeri delle neoplasie in questa fascia d’età nella città di Taranto non sono completi. Vi sono dati, in attesa di conferma, peraltro riconosciuti dal mondo scientifico, che evidenziano una elevata incidenza di casi di leucemie e altri tumori caratteristici dell’età pediatrica, soprattutto nel primo anno di vita. È comprensibile la preoccupazione dei cittadini dopo la presentazione del progetto ‘Sentieri’ sui siti inquinati, che necessita però di un’ulteriore validazione scientifica”.
Ad affermarlo Fulvio Porta, presidente dell’Aieop (Associazione Italiana Ematologia Oncologia Pediatrica), che ritiene indispensabile realizzare indagini con modalità appropriate sull’incidenza dei tumori in età pediatrica e adolescenziale, soprattutto nei 44 siti già oggetto del progetto “Sentieri” (tra cui Taranto).

“È necessario – spiega Porta - stanziare risorse e creare una rete che riunisca tutte le Istituzioni che hanno competenza su questa problematica: Istituto Superiore di Sanità, Airtum (Associazione Italiana Registri Tumori) e Aie (Associazione Italiana Epidemiologi), in collaborazione con Fiagop (Federazione Italiana Associazioni Genitori di Oncologia Pediatrica) e Isde (Società Italiana dei Medici per l’Ambiente)”. In Italia circa 1500 bambini ogni anno sono colpiti da una neoplasia.

Porta ha quindi annunciato che per le aree attualmente monitorate, che corrispondono a circa il 47% della popolazione infantile italiana, Aieop e Airtum stanno completando un rapporto che sarà reso pubblico entro la fine dell’anno. “L’incidenza dei tumori infantili negli anni ‘80 e ‘90 è significativamente aumentata con un incremento medio annuo del 2%. Secondo il nuovo rapporto in pubblicazione, a partire dal 1997 l’incremento annuo osservato nei 10 anni precedenti si è stabilizzato, pur rimanendo elevata l’incidenza (circa 170 nuovi casi/anno/milione di bambini a fronte dei 140 nei principali Paesi Europei). In base ai dati dei Registri Tumori, l’Italia si colloca fra le popolazioni con un aumento dei tassi di incidenza più elevato per le neoplasie in generale e, in particolare, per linfoma di Hodgkin, neuroblastoma e tumori renali. Ricordiamo però che oggi fortunatamente il 70% dei piccoli guarisce”.

“A breve – ha affermato Roberto Rondelli, coordinatore del Gruppo di Lavoro Epidemiologia e Biostatistica dell’Aieop - verranno inoltre presentati i risultati dello studio SETIL sull’eziologia delle leucemie e altri tumori infantili, condotto dal 1998 e coordinato da Corrado Magnani, che ha esaminato l’eventuale relazione tra elevata incidenza dei tumori infantili e fattori ambientali (onde elettromagnetiche, abitudini domestiche, pesticidi)”.

“È importante – ha concluso Giuseppe Masera, uno dei fondatori dell’Aieop - rispondere subito alla forte preoccupazione, soprattutto dei genitori, per la elevata incidenza dei tumori pediatrici, in particolare nel primo anno di vita. È urgente attivare la rete indicata dal Presidente Fulvio Porta”. (Quotidianosanità)

mercoledì 3 ottobre 2012

Attenzione ai numeri che Clini è suscettibile!

Penate un po' che robaccia fotografica gira per il web! 


E anche questo gira ora:

Ilva, ''a Taranto tumori a +50%''


(Adnkronos Salute) - Sembra farsi sempre più allarmante la situazione sanitaria a Taranto. I dati sui ricoveri ospedalieri per patologie oncologiche della Asl di Taranto, ancora inediti, sembrano infatti confermare un amaro e preoccupante trend: nel primo semestre 2012, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, si è infatti registrato un aumento del 50%. Non solo. Sempre in merito alle patologie tumorali, si registra un'impennata del 60% per i day hospital e una crescita del 40% per quanto riguarda gli accessi ambulatoriali. A fornire i dati è Rossella Moscogiuri, responsabile controllo spesa farmaceutica dell'Asl tarantina.
"A Taranto - spiega Moscagiuri - registriamo un'alta percentuale di patologie respiratorie, così come una più alta spesa farmaceutica rispetto alla media nazionale. Abbiamo avviato uno studio comparativo con altre Asl del Veneto, della Toscana e dell'Abruzzo, da cui avremo un quadro più completo". Dai primi dati emersi da questa indagine è risultato, ad esempio, che a Taranto il 3,3% della popolazione soffre di bpco, grave malattia respiratoria, contro l'1,8% di Verona e il 2,3% registrato nella Asl di Teramo. Proprio sul fronte dei farmaci antitumorali, nella Asl di Taranto sale la spesa nel primo semestre 2012 con un aumento pari a circa 1 milione di euro , Complessivamente, sempre secondo i dati preliminari elaborati da Rossella Moscogiuri, si e' avuto un incremento di spesa di circa 1,5 milioni di euro per i medicinali innovativi per la cura di varie patologie: tra questi, i farmaci anticancro incidono per circa il 60%.

mercoledì 19 settembre 2012

Sentieri nascosti?

Ilva, i dati choc sui tumori "+ 306% di mesoteliomi"


Dati choc, quelli presentati dal presidente dei Verdi, Angelo Bonelli, e dal presidente di Peacelink Taranto, Alessandro Marescotti in merito a uno studio 2003-2008 del progetto 'Sentieri' sull'incidenza dei tumori nel Tarantino.
Per i tumori del fegato e dei polmoni lo studio ha rilevato un +24 per cento, per i linfomi +38 per cento, per i mesoteliomi +306 per cento. Si tratta di un progetto curato dall’Istituto Superiore di Sanità sui siti inquinati italiani.
Bonelli parte all'attacco del governo:  "Noi siamo stati in grado di fornire i dati sulla mortalità a Taranto del progetto Sentieri, relativi al periodo 2003-2008, cosa che non è riuscito a fare il Governo tenendoli nascosti. C’è e viene confermato un aumento della mortalità nell’area di Taranto derivante dal forte inquinamento industriale. Il dato molto grave - ha aggiunto Bonelli - è che si è voluta sottacere una verità ai cittadini di Taranto, probabilmente per condizionare fatti che in realtà non possono essere più condizionati perché l’Autorità giudiziaria è abbastanza determinata ad andare avanti".
"Dai dati relativi al periodo 2003/2008 si rileva un aumento del 10% dei decessi nei Comuni di Taranto e Statte per tutte le cause e del 12% per tutti i tumori", aggiungono Bonelli e Marescotti. (quotidiano.net)


Ilva: a Taranto mortalita' in aumento del 10-15% tra 1995-2002

Nella zona di Taranto, vicino il sito dell'Ilva, si rileva un eccesso tra il 10% e il 15% della mortalita' generale e per tutti i tumori sia nelle donne che negli uomini. E' quanto emerge dal progetto 'Sentieri' lo studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento, presentato oggi alla presenza del ministro della Salute, Renato Balduzzi e il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, che ha analizzato con una metodologia omogenea la mortalita' per 63 gruppi di cause nel periodo 1995-2002 nelle popolazioni residenti in 44 Siti di Interesse Nazionale per le bonifiche (SIN), tra i quali il polo siderurgico di Taranto, per un totale di circa 6.000.000 cittadini in 298 Comuni.
Secondo lo studio pubblicato nel 2011 a Taranto emerge un eccesso dei decessi per tumore della pleura, che permane, sebbene ridotto, dopo correzione per ID e un eccesso compreso tra il 50%(uomini) e il 40%(donne) di decessi per malattie respiratorie acute, anche quando si tiene conto dell'ID, associato a un aumento di circa il 10% nella mortalita' per tutte le malattie dell'apparato respiratorio. Si evidenzia inoltre un eccesso di circa il 15% tra gli uomini e 40% nelle donne della mortalita' per malattie dell'apparato digerente, anche quando si tiene conto dell'ID e un incremento di circa il 5% dei decessi per malattie del sistema circolatorio soprattutto tra gli uomini.
I risultati di 'Sentieri' presentano inoltre un eccesso per la mortalita' per condizioni morbose di origine perinatale (0-1 anno), con evidenza limitata di associazione con la residenza in prossimita' di raffinerie/poli petrolchimici e discariche, e un eccesso di circa il 15% per la mortalita' legata alle malformazioni congenite, che non consente pero' di escludere l'assenza di rischio (IC 90%include il valore 100).
Lo studio mostra, dunque, un quadro della mortalita' per la popolazione residente nel sito di Taranto che testimonia la presenza di ''un ambiente di vita insalubre. Questo quadro e' in linea con quanto emerso nei precedenti studi descrittivi sulla mortalita' condotti nell'area, ma anche con dati di incidenza e morbosita'. Il sostanziale corpo di evidenza relativo alla dimostrazione di un ambiente sfavorevole e' dovuto alla generale convergenza dei dati di monitoraggio ambientale e biologico, dei dati relativi al tipo e all'entita' delle emissioni industriali e, parallelamente, alla disponibilita' di risultati di studi epidemiologici di tipo analitico, descrittivo geografico, e di indagini epidemiologiche multicentriche e di valutazione di impatto sanitario''. (ASCA)

lunedì 17 settembre 2012

Anche il Corriere se ne accorge?

TARANTO - Ilva è grande due volte la città vecchia di Taranto. Ha un'attività incessante. Registriamo le immagini del servizio nel mese di agosto, proprio contestualmente al divieto di attività da parte della Procura di Taranto che pochi giorni prima ha sequestrato gli impianti inquinanti. Il procuratore Franco Sebastio infatti è stato costretto a chiarire: «Il sequestro degli impianti a caldo dell'Ilva impone l'eliminazione delle emissioni inquinanti e pericolose e inibisce qualunque attività produttiva degli impianti».

LO SLOPPING - Ma le ciminiere sono sempre lì a sputare fumi. Rosa, rossi, arancioni. Il colore è indefinito ma all'alba è ben visibile. Copre come una cappa tutta l'industria e le zone circostanti. Il fenomeno si chiama slopping (letteralmente: rovesciare, traboccare, fuoriuscire). Dal cielo cadono frammenti di minerali che ricoprono tutto sotto forma di una polvere sottilissima. Al sole brilla, sembra argento o oro rosa. E' metallo. Si deposita ovunque. Soprattutto nelle aree più vicine alle ciminiere: il cimitero, le scuole e un intero quartiere residenziale: Tamburi. Entra nei polmoni. Li distrugge.

L'INCREMENTO DI TUMORI - In questo quartiere attorno al quale è stata costruita l'Ilva, in ogni appartamento c'è almeno un malato di tumore. «E' solo la punta dell'iceberg» dice il dottor Patrizio Mazza, primario di Ematologia all'ospedale S. Annunziata di Taranto. I dati in suo possesso parlano di un incremento dei tumori di circa il 30% rispetto alla media nazionale. I più colpiti, secondo il professore, sono i bambini. «I bambini iniziano con malattie che coinvolgono il sistema respiratorio o il sistema immunitario ma sono solo il preludio per patologie maggiori che si scopriranno con il tempo». Non a caso la perizia tecnica ordinata dal tribunale parla di «emissioni che sono causa di malattia e morte».
Una situazione che va avanti dagli anni '60 ma che ha provocato scandalo solo negli ultimi tempi. Da quando, cioè, si fece analizzare un pezzo di formaggio prodotto nelle fattorie adiacenti e si scoprì che era zeppo di diossina. Alcune associazioni di ambientalisti hanno calcolato che il 92% della diossina prodotta in Italia proviene dall'Ilva. Secondo le tabelle dell'Ines (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) l'Ilva sfora tutti i limiti di emissioni nell'aria e nell'acqua.

I MOSTRI - Diossina e benzo(a)pirene (un letale idrocarburo policiclico aromatico) sono i due mostri contro i quali una parte della popolazione combatte. L'altra parte chiude gli occhi preferendo tutelare il posto di lavoro. «Se ci danno una casa più lontana e un lavoro più lontano andiamo via, altrimenti meglio morire qui che morire di fame altrove» dice il personale della scuola media De Carolis, proprio a ridosso di una delle ciminiere più tristemente note. E' quella che ricopre di "rosa" anche il cimitero.

IL CIMITERO ROSA - Le tombe un tempo erano di marmo bianco. Ora sono tutte colorate. Non per un effetto romantico ma per il minerale ferroso che con il vento si deposita sopra. Ma anche al cimitero di Brunone sono in pochi a volerne parlare. «Il posto di lavoro è sacro». Un operaio ci fa vedere i cumuli di polvere ferrosa che si raggranellano fuori le finestre degli uffici o sulle panchine. Quando c'è vento sono costretti a chiudere tutto o a girare con le mascherine. In fabbrica sono in tanti quelli che sanno di questo disastro. Compreso il sindacato che molti operai accusano di essere sovvenzionato dall'azienda. «E' quanto di più falso ci possa essere - controbatte Luigi D'Isabella della Cgil regionale -. L'Ilva elargisce 600 mila euro l'anno ma non sono soldi che arrivano a noi direttamente ma ad una fondazione, "Vivere solidali" (che però è gestita dagli stessi sindacati, ndr), che si occupa delle attività dopolavoristiche degli operai. Tra l'altro, proprio in seguito a tali polemiche, stiamo discutendo se sia il caso di investire diversamente questi soldi».

IL MOBBING - Eppure chi negli anni si è permesso di protestare è stato allontanato. O meglio, confinato. Come nel caso di Massimo Battista. Lavorava nei reparti Acciaieria 1 e 2. Poi quando iniziò a denunciare lo slopping hanno provato a licenziarlo. Tre volte. Non ci sono riusciti. Dal 2007 lo hanno "inviato" in una casupola sul mare di proprietà aziendale (che la gestisce tramite la suddetta fondazione) «a contare le barche che passano». Proviamo a chiedergli della famigerata palazzina Laf. E' uno stabile vuoto, senza nemmeno una sedia, in cui vennero rinchiusi per otto ore 60 operai che protestavano per le fuoriuscite inquinanti. Battista racconta che è solo uno dei casi venuti alla luce, uno di quelli in cui la magistratura ha messo le mani condannando 11 dirigenti per mobbing. «Ma nell'azienda si vede di peggio, c'è solo da togliere i paraocchi». (Finte prima parte)
Antonio Crispino - Corsera