Visualizzazione post con etichetta class action. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta class action. Mostra tutti i post

venerdì 12 luglio 2013

La rivolta dei pollicini

Immobili deprezzati, 140 in causa

Sono 140 le cause intraprese nei confronti dell’Ilva, dell’ex presidente Emilio Riva e dell’ex direttore Luigi Capogrosso (coinvolti nell’inchiesta per disastro ambientale), per chiedere il risarcimento per il  deprezzamento commerciale subito dal proprio immobile a causa dell’inquinamento. Lo rendono noto i consiglieri comunali di Taranto Aldo Renna (movimento Condemi) e Giovanni Ungaro (indipendente). Le cause, dicono, "sono ormai giunte nella fase finale. Da lunedì della prossima settimana, infatti, il Collegio dei Periti nominato dal Giudice istruttore, composto da tre esperti, inizierà il sopralluogo sugli immobili del rione Tamburi delle persone in causa, al fine dell’accertamento dei danni".
I due consiglieri criticano il sindaco di Taranto Ippazio Stefano per "quel che non ha fatto per la proprietà pubblica dal 2005 ad oggi, rimandando di anno in anno e di avvocato in avvocato". La questione si sta "concludendo" grazie a "140 umili cittadini che ogni giorno lottano, per il sostentamento della propria famiglia, ma soprattutto – dicono i consiglieri - per sopravvivere e convivere con l’inquinamento, che perdura imperioso e cinico, e nessuna legge sembra fermare se non l'azione della Magistratura".(GdM)

venerdì 12 aprile 2013

La Favo per la città delle fave

Ilva, malati di tumore pronti a chiedere i danni

La Favo, Federazione italiana delle associazioni di volontariato in oncologia, cui aderiscono oltre 500 associazioni sparse sul territorio nazionale, 25mila volontari (nella maggior parte dei casi malati o ex malati) e 700mila iscritti, si è schierata accanto alle vittime dell'inquinamento che intendono fare causa all'Ilva di Taranto per ottenere un risarcimento. "Gli accertamenti effettuati dalla magistratura di Taranto - è scritto in un comunicato - consentono adesso alle persone affette da patologie, ove le stesse siano ragionevolmente correlate alla grave situazione di degrado ambientale causata dall'Ilva, di agire in giudizio per richiedere il risarcimento dei danni tutti subiti".
A Taranto l'avvocato Marcello Stefanì, referente di Favo Puglia, ha stipulato una convenzione con lo studio legale dell'avvocato Fabrizio Giusti. La convenzione prevede incontri preliminari gratuiti per valutare la possibilità di introdurre l'azione risarcitoria ed attività professionale gratuita durante la causa (se si perde la causa gli avvocati non percepiranno alcun compenso). A carico del cliente restano soltanto le spese vive, come le notifiche, le marche da bollo, l'iscrizione al ruolo ed eventuali consulenze medico-legali.
La convenzione è dedicata in particolar modo ai malati oncologici o persone affette da malattie respiratorie ragionevolmente collegabili per tipologia o per prossimità ambientale alle emissioni nocive e inquinanti dello stabilimento siderurgico di Taranto; a lavoratori e pensionati dell'Ilva
che hanno contratto malattie a causa delle condizioni di lavoro e familiari di persone decedute per malattie collegabili all'inquinamento. (Rep)

sabato 19 gennaio 2013

Prove di class action

«Si sequestrino le quote dei Riva nell’Alitalia»

La procura sequestri i beni della famiglia Riva. A chiederlo sono i familiari di due uomini, uno dei quali ex operaio Ilva, deceduti per malattie che potrebbero essere collegate alle emissioni inquinanti della fabbrica. L'esposto, a firma dell'avvocato Giuseppe Lecce, chiede il sequestro conservativo dei beni mobili ed immobili che fanno capo “ai legali rappresentanti dell’Ilva S.p.A., ivi comprese le quote societarie, in misura pari al 10,62% del capitale sociale, detenute dal Gruppo Riva tramite la società Riva Fire S.p.A. (…) nell’Alitalia-Compagnia Aerea Italiana Spa”. Nei mesi scorsi i familiari dei uomini hanno depositato una querela ipotizzando il reato di omicidio colposo nei confronti dei vertici dello stabilimento siderurgico.
“In questa fase – ha spiegato l'avvocato Lecce – sollecitiamo alla Procura il sequestro conservativo delle quote Alitalia e dei beni mobili e immobili dei legali rappresentanti dell'Ilva in relazione alle garanzie che l'azienda deve fornire per i risarcimenti. È un atto che potrebbe chiedere anche autonomamente la Procura per i danni all'erario e le spese sostenute. Viste le lungaggini della complessa attività di indagini preliminari e il comportamento processuale degli indagati, per i quali la Cassazione ha confermato le misure cautelari, riteniamo ci siano tutti i presupposti necessari per l'adozione della misura cautelare reale”.

sabato 22 settembre 2012

Arriva, arriva...

Perchè non lanciare una campagna di adesione pubblica?

Ilva, una «class action» e azione penale «Casi di omicidio come Thyssenkrupp»

 È la richiesta di una decina di cittadini contro Riva L'avvocato Lecce: «Qui casi di decessi consapevoli»  «Così come accaduto per il processo Thyssenkrupp, culminato con le sentenze di condanna per i vertici aziendali, chiederemo alla Procura di Taranto di valutare l'opportunità di contestare, oltre alle lesioni colpose, al danneggiamento e al getto pericoloso di cose, anche il reato di omicidio volontario con dolo eventuale a carico dei rappresentanti legali dell'Ilva finiti sotto inchiesta». Lo ha detto l'avvocato Giuseppe Lecce presentando la «class action» nei confronti della proprietà del siderurgico per il risarcimento di «danni materiali, fisiologici, biologici ed esistenziali» chiedendo il sequestro conservativo di beni immobili e mobili facenti capo ai legali rappresentanti dell'azienda».
L'AFFONDO - Ma non è tutto. Il legale, che rappresenta una decina di cittadini di Taranto, presenterà nei prossimi giorni denunce in sede penale. «Nelle motivazioni del tribunale del riesame - rileva - vi è un passaggio molto interessante dal quale emerge in modo inequivocabile come i legali rappresentanti dell'Ilva fossero pienamente consapevoli che l'attività produttiva nel suo complesso e la sua organizzazione di mezzi e tecniche fosse esercitata in piena violazione delle leggi in materia di sicurezza ed inquinamento». «Secondo noi - aggiunge il legale - l'Ilva avrebbe coscientemente risparmiato sulla sicurezza degli impianti omettendo di apprestare o predisporre dispositivi tali da contenere entro i limiti previsti l'emissione di gas, fumi, polveri ed esalazioni e quindi ha inquinato con la consapevolezza che tale attività industriale avrebbe potuto cagionare la morte sia dei lavoratori che dell'intera collettività».
L'INIZITIVA - I cittadini interessati hanno contratto malattie o sono familiari di persone decedute per patologie legate all'inquinamento. Ma anche diportisti e commercianti, come il titolare di un vivaio, che si trova nell'area di passaggio del nastro trasportatori dell'Ilva, che ritengono di aver subito danni materiali. Il legale ha reso noto che già oggi invierà tramite fax al tribunale di Taranto l'esposto per l'azione collettiva, «strumento - ha sottolineato - che consente pretese risarcitorie nei confronti di aziende e multinazionali, in questo caso l'Ilva, atteso che si tratta di illeciti plurioffensivi che sono stati compiuti nei confronti di più soggetti». (CdM)

giovedì 13 settembre 2012

E ora si farà sul serio!

Non solo “class action”: Raccolta di storie per la costituzione di parte civile e azioni civili in possibile processo contro Ilva per disastro ambientale e doloso ed avvelenamento
di Francesca Rana


Abbiamo imparato a strizzare l’occhiolino al termine “class action” quando il cinema ha raccontato la vera storia della vera “Erin Brockovich”, coraggiosa paladina delle crociate contro grandi inquinatori, al fianco delle vittime. Da Erin in poi, nessuno si sognerebbe di mollare una battaglia contro i crimini ambientali dolosi, contro chi inquina sapendo di avvelenare.
In Italia, non esiste la class action di americana concezione, simile in alcuni paesi europei. E, per avvicinarsi il più possibile, bisogna scegliere altre strade. Taranto sta tribolando per l’iter giudiziario che ha portato al sequestro preventivo dell’area a caldo dell’Ilva, alla nomina di custodi giudiziari, ad arresti domiciliari dei vertici, ed all’attesa di un possibile rinvio a giudizio per disastro ambientale doloso ed avvelenamento.
Incidente probatorio con perizie chimica ed epidemiologica, indagini preliminari, ordinanze del Gip, Patrizia Todisco, la posizione della Procura, il riesame, l’esecuzione con cronoprogramma del sequestro. Ora, i tarantini aspettando l’evoluzione.... (continua a leggere)

lunedì 4 gennaio 2010

Class action contro l'Ilva? Niente: morite e basta!

Arriva la class action. Boccia: ma non per l'Ilva di Taranto

L'anno nuovo ha portato grandi novità per i consumatori italiani. Dal primo gennaio, infatti, possono esercitare la class action, ossia l’azione collettiva a tutela dei propri diritti per danni o inadempienze contrattuali da parte delle aziende. Si tratta di una innovazione introdotta dalla Legge Sviluppo per tutelare i consumatori e gli utenti, sostituendo così integralmente l’analoga disciplina, prevista dalla legge finanziaria per il 2008, ma mai entrata in vigore perchè ritenuta carente sia sotto l’aspetto procedurale che sostanziale.
«Anche in Italia diventa finalmente operativo uno strumento di civiltà, essenziale per la tutela dei consumatori, già attivo in altri paesi sviluppati», ha detto Claudio Scajola, Ministro dello Sviluppo Economico, ricordando che «da ora è più semplice, concreto ed effettivo l’esercizio dell’azione collettiva, poichè questa può essere avviata anche da singoli consumatori o utenti, anzichè solo dalle loro associazioni, e viene semplificato il meccanismo di liquidazione del danno». In sostanza la nuova disciplina consente a consumatori o utenti, i quali abbiano patito danni derivanti da prodotti difettosi o pericolosi, oppure da comportamenti commerciali scorretti o contrari alle norme sulla concorrenza, di unire le proprie forze per ottenere il risarcimento in ipotesi in cui il ricorso al giudice sarebbe troppo oneroso per un singolo individuo: ad esempio quando la controparte è molto più forte sul piano economico, e può quindi avvalersi in giudizio di strumenti di difesa più efficaci; ovvero quando i comportamenti illeciti di quest’ultima, pur avendo grande rilevanza nel loro complesso, arrecano al singolo un pregiudizio di lieve entità.
Con le nuove norme, in vigore dal 1° gennaio 2010, tutti coloro che si trovino nella stessa situazione di chi ha promosso la causa, nelle ipotesi suddette, potranno aderire all’azione, facendo valere i propri diritti, anche attraverso il promotore e senza bisogno di ricorrere autonomamente ad un avvocato. Il procedimento, si legge in una nota, sarà snello e consentirà di avere una sentenza immediatamente esecutiva e non una mera sentenza di principio che poi costringe ad instaurare un successivo giudizio. Per assicurare una piena tutela dei consumatori che aderiscono, è previsto il preventivo esame da parte del giudice per verificare l'adeguatezza di chi ha instaurato il giudizio a curare l'interesse della classe, cioè del gruppo di consumatori o utenti che versino nella medesima situazione, e per accertare l’assenza di conflitti di interesse.
Inoltre, è assicurata la piena trasparenza e pubblicità di tutte le fasi del procedimento, compresa la pubblicità sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico. È anche prevista la notifica al pubblico ministero, garantendo così la possibilità di una presenza imparziale nella fase preliminare, preordinata a valutare adeguatezza ed assenza di conflitti d’interesse. È pure contemplata, prosegue la nota, l’eventuale sospensione del giudizio quando sui fatti rilevanti è in corso un’istruttoria davanti a un’autorità indipendente, ovvero un giudizio dinnanzi al giudice amministrativo. Si è predisposta così una procedura economica, snella e veloce, trasparente, garantita ed efficace. Sono interessati dal provvedimento gli illeciti commessi successivamente alla entrata in vigore della Legge Sviluppo, cioè successivamente al 15 agosto 2009.

Attenendosi ai principi generali, in base ai quali di norma le nuove leggi si applicano solo per l’avvenire, nell’attuale quadro economico finanziario si è così inteso mantenere immutato per il passato il quadro di riferimento, evitando di interferire con le eventuali strategie aziendali relative alla gestione dei contenziosi, nella consapevolezza che una tale scelta avrebbe potuto indurre potenziali ricadute anche sulla stabilità delle imprese e sui relativi livelli occupazionali.

BOCCIA, E' INCOMPLETA, SCAJOLA SPIEGHI PERCHE'
«Come sempre, il governo vende slogan e titoli. La class action in Italia è una parente povera delle richieste collettive di risarcimento che caratterizzano le economie dei principali Paesi occidentali. Scajola ci spieghi perchè il governo Berlusconi non ha introdotto la class action sui prodotti finanziari e sulle vicende riguardanti l'inquinamento ambientale dei grandi siti industriali». E' quanto dice il parlamentare del Pd Francesco Boccia.
«Nonostante la propaganda del primo gennaio fatta dal ministro – sottolinea – , gli italiani devono sapere che il governo ha preferito tutelare ancora una volta gli operatori finanziari pregiudicati e i siti industriali inquinanti. In altre parole, ancora oggi un risparmiatore Parmalat (non a caso lo conferma lo stesso sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia, smentendo il suo ministro) non potrebbe utilizzare la class action, come non potrebbero utilizzarla i tanti cittadini che vivono a ridosso dei maggiori siti inquinanti d’Italia. Il caso dell’Ilva di Taranto è il più emblematico ed è quello che meglio chiarisce le bugie di Scajola». (GdM)

domenica 6 dicembre 2009

Class action per il risarcimento dei danni alla salute!

SMOG: DOPO LA DENUNCIA DEL CODACONS PARTONO GLI AVVISI DI GARANZIA. I CITTADINI POSSONO CHIEDERE IL RISARCIMENTO DEI DANNI DA INQUINAMENTO. ECCO COME.

Come avrete letto sui giornali o sentito in tv, la Procura di Milano ha emesso degli avvisi di garanzia nei confronti del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, del Sindaco di Milano, Letizia Moratti, e del Presidente della Provincia, Guido Podestà.
L’inchiesta nasce proprio da un esposto del Codacons, che denunciava – dati alla mano - il superamento costante delle soglie di inquinamento atmosferico a Milano come in altre città d’Italia.
E i dati da noi forniti sono a dir poco allarmanti: una media di 8.220 morti l’anno è da attribuirsi agli effetti a lungo termine delle concentrazioni di PM10 superiori ai 20 µg/m3.
In due anni sono stati 53.514 i casi di accesso ai Pronto soccorso avvenuti per malattie e disturbi correlabili all’inquinamento.
E’ evidente come di smog ci si ammali e, a volte, si muoia.
Per questo ho deciso di lanciare oggi la raccolta di adesioni ad una class action per danni da inquinamento che l’ufficio legale del Codacons sta studiando.
Chiunque abbia contratto patologie legate all’eccessivo smog della propria città, può utilizzare il modulo di seguito pubblicato per manifestare la volontà di aderire all’azione legale e chiedere i danni agli enti locali responsabili.
Sono proprio comuni, province e regioni a dover tutelare la salute dei cittadini dai rischi connessi all’inquinamento atmosferico, adottando tutte quelle misure in grado tutelare la popolazione.
Ecco dunque il modello per aderire alla futura class action e chiedere il risarcimento dei danni da smog, clicca qui per compilarlo

venerdì 2 gennaio 2009

Class action: Scajola salva tutti!

Da Cirio a Parmalat, dall'Ilva ai rifiuti, il "genio" del ministro sforna dal cilindro una legge per fare...niente!
La possibilità che hanno i cittadini di unirsi e ottenere giustizia varrà solo per i reati commessi dal 30 giugno 2008.
E prima?
Tutti i ladri, i truffatori, gli amici degli amici... tutti a fare festa da Scajola!


(MSE) CLASS ACTION: MSE, DEPOSITATO EMENDAMENTO AL DDL SVILUPPO Il Governo ha depositato questa mattina un emendamento, in tema di class action, al Disegno di Legge Sviluppo attualmente in discussione al Senato (AS 1195). L’intervento rappresenta un adeguato punto di equilibrio tra l’esigenza di efficace tutela dei consumatori e quella di garanzia per le imprese. Più nel dettaglio, le linee fondamentali del provvedimento prevedono: 1) l’estensione della legittimazione ad agire a tutti i cittadini – consumatori, sia direttamente sia mediante un’associazione a cui si dà mandato; 2) la possibilità di utilizzare l’azione anche per la tutela delle situazioni di danno seriale, causato da pratiche commerciali scorrette o comportamenti non concorrenziali; 3) la razionalizzazione e la semplificazione del relativo procedimento giudiziario, anche in riferimento alla fase di liquidazione del danno; 4) Il rafforzamento delle forme di pubblicità dell’azione proposta; 5) l’azione può essere esercitata solo con riguardo agli illeciti compiuti successivamente al 30 giugno 2008, data di entrata in vigore della prima versione della normativa predisposta nella precedente legislatura. Tale termine, inoltre, è finalizzato a consentire agli uffici giudiziari di attuare le misure organizzative necessarie per la gestione del contenzioso. L’emendamento depositato era stato già annunciato in sede di proroga al 30 giugno 2009 del termine di entrata in vigore della legge, contenuta nel decreto legge 112 del 2008. Roma, 23 dicembre 2008